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UMBRIA

Caff RePORT periodicO di informazione

Direttore Responsabile Mario Timio

Marzo 2011

Editoriale

e formazione politico - culturale Anno I - n. 3

150 ANNI DI STORIA, AUGURI ITALIA!

POLITICA AL MICROSCOPIO E’ calato il sipario sull’evento “controcorrente” più graffiante degli ultimi anni: la presentazione nella Sala dei Notari di Perugia del libro “Poliarchia e bene comune” - Chiesa, economia e politica per la crescita dell’Umbria. Nella prestigiosa sede perugina dove nel tempo si sono svolte le manifestazioni più autocelebrative e autoreferenziali della politica umbra, si è rotto un mito: è stata criticata, senza mezzi termini, la semisecolare egemonia istituzionale che ha prodotto un modello socio-politico non esaltante, con perdita dei grandi appuntamenti con la storia, in primis la mancata opportunità del passaggio da una monarchia a una poliarchia sociale e alla società aperta. Una monarchia che ha preteso il monopolio sulla cura del bene comune degli umbri. Chi ha rotto questa realtà è stato il Prof. Ernesto Galli delle Loggia, facendo riferimento ad alcuni co-autori del libro presentato. L’egemonismo politico ha condotto ad una situazione socio-economica di basso livello con un Pil che in Umbria è il più basso del centro-nord. Con una struttura produttiva incentrata sui servizi, sull’edilizia e sull’agricoltura. Una popolazione giovanile di elevato livello di scolarità ma che stenta a trovare lavoro peggio che in altre regioni vicine come la Toscana e le Marche. Una Regione dove è vigente un’elevata domanda di lavoro a bassa qualificazione testimoniata anche dalla quantità di stranieri, la più elevata in Italia. Una Regione dove circa due terzi della segue a pag. 7

Mondo giovani Speciale Ministro Giorgia Meloni

Il problema dei giovani rappresenta oggi una delle maggiori preoccupazioni per il nostro Paese.

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Dove va la sanità in Umbria Direttori Generali e Primari: ruoli da rivisitare Voi credete che tutti gli scandali in sanità sarebbero accaduti se non esistesse uno stretto legame tra politica e medicina (...)

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Arte

da scoprire

Itinerari verso

opere inedite L’Umbria è una regione fatta come il gioco dell’oca: un percorso obbligato con tante caselle. Queste sono le parole dello storico e critico d’arte, Cesare Brandi (...) segue a pag. 5

Politica

in rosa

Emancipazione femminile

tra ostacoli e autosabotaggio Pur essendo una donna che ha fatto dell’impegno sindacale una direttrice importante della propria vita, ho spesso guardato con diffidenza a molte manifestazioni legate all’8 marzo (...)

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Fatti

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Opinioni

RIFORME E INVESTIMENTI PER “ossigenare” UNA REGIONE ASFITTICA A cura di Carlo Timio

A

vere la ricetta a portata di mano per fronteggiare la pesante situazione socio-economica dell’Umbria non è facile. Tuttavia il parlamentare umbro Rocco Girlanda sembra avere in tasca la soluzione giusta. Onorevole, quali sono oggi le tematiche più pressanti che interessano l’Umbria, sia in termini economici che finanziari e sociali? “Il problema principale, a mio avviso, è quello del lavoro e della necessità di aggiornamento ed evoluzione del mercato locale, soprattutto in riferimento all’inserimento dei giovani, alla gestione dell’alta percentuale di popolazione e forza lavoro non italiana, ma anche della dipendenza del mercato del lavoro locale da certi settori dell’economia, per i quali occorre maggiore diversificazione e innovazione negli investimenti e nelle prospettive.” Come può risollevarsi l’Umbria dalla pesante crisi economica che ancora attanaglia il sistema imprenditoriale locale, costringendo numerose aziende a chiudere i battenti? “E’ una domanda da 100 milioni di dollari! Scherzi a parte, credo che il Pdl abbia da tempo avanzato proposte programmatiche importanti e soprattutto sostenibili, che mi sembra siano state ascoltate e recepite molto poco dall’attuale maggioranza regionale. Il tema è così ampio che è difficile semplificare e ridurre tutto a modelli sintetici, tuttavia è necessario in primo luogo ridurre il peso del settore pubblico e l’asfitticità di quel sistema clientelare che è alla base del declino di gran parte dell’imprenditoria locale che, ripeto nuovamente, l’opposizione del Pdl in Regione ha più volte segnalato.” Quali sono gli strumenti che il Pdl adotta per cercare di radicarsi ulteriormente sul territorio umbro? “La crescita del Pdl in Umbria è indubbia, continua e manifesta: basta guardare i dati delle ultime elezioni per prenderne atto, nonché la crescita delle amministrazioni locali governate bene e con impegno da maggioranze di centrodestra. Mai come ora, probabilmente, l’Umbria può

inoltre affermare di avere un filo così diretto con il governo centrale, così come una tale capillarità di uomini ed iniziative sul territorio, in un contesto storicamente ostile al centrodestra.” Tra le sue proposte di legge in Parlamento figura anche quella concernente i requisiti per l’erogazione dei contributi in favore dell’editoria. In cosa consiste? “Le mie proposte di legge sul settore dell’editoria riguardano modifiche di

commi di articoli di attuali disposizioni legislative, tali da interessare aspetti economici e gestionali delle imprese editrici. Si tratta di provvedimenti che mirano a tutelare le imprese ed i lavoratori, sulla linea di quanto ha anche ultimamente ricordato e garantito il sottosegretario Paolo Bonaiuti nel corso dell’ultimo congresso di Mediacoop a Roma.” Dopo la fiducia ottenuta da Berlusconi, che scenario si delinea per la tenuta del governo nei prossimi anni? “La legislatura finirà nella primavera del 2013: su questo non ho dubbi. Ci sono stati tentativi di far crollare questa maggioranza in diversi modi, ma ha sempre resistito agli attacchi, uscendone anzi

Caff RePORT vincitrice ed aumentando di consistenza di giorno in giorno. Il governo continuerà il suo percorso riformatore, non essendoci peraltro nel panorama nazionale altre scelte sostenibili e capaci di guidare il Paese.” Quali sono state le iniziative più significative della fondazione Italia Usa da quando ne è diventato presidente? Quali possono essere le ricadute economiche, sociali e culturali che il suo incarico può apportare al territorio umbro? “La fondazione Italia Usa ha organizzato iniziative di alto livello, a mio avviso, quale la duplice edizione del premio “America” alla Camera dei Deputati, convegni sui temi molto importanti di respiro nazionale ed internazionale, come

il federalismo, il concetto strategico della Nato o - prossimamente - i progressi della scienza nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali e le sue applicazioni. In Umbria abbiamo donato un centro informatico al carcere di Perugia e, nella mia veste di membro della commissione giustizia, mi sono impegnato affinché fossero destinati alla struttura carceraria dei contributi a seguito del sisma del 15 dicembre 2009 o per la realizzazione di aree verdi per i detenuti. A Gubbio, la mia città, nel gennaio 2010 abbiamo presentato per la prima volta in Italia il dvd con le immagini inedite della vita e della campagna elettorale del presidente americano Barack Obama, e abbiamo in programma altre iniziative per i prossimi mesi.”


Caff RePORT

Politica

in

Rosa

IL CAMBIAMENTO E’ POSSIBILE, MA SERVE IMPEGNO POLITICO

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oglia di cambiamento. Questo è il motto cui mi ispiro in seguito alla mia recente nomina a Coordinatore Regionale di Giovane Italia. Una passione che nasce dall’università, dove frequentavo la Facoltà di Scienze Politiche. Mi sono avvicinata alla politica attivamente nel 2003 entrando in contatto con un gruppo di militanti in Forza Italia Giovani. Ho cominciato così un percorso di consapevolezza e di crescita che mi ha portato ad essere eletta nella Terza Circoscrizione del Comune di Perugia. Contemporaneamente sono stata nominata Coordinatore Comunale per Forza Italia Giovani. Ho portato avanti numerose iniziative sul territorio, fermamente convin-

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ta che fosse l’unico modo per cercare di sensibilizzare i giovani verso le problematiche socio-economiche della nostra Regione. Nel 2008 sono stata nominata Coordinatore Provinciale di Perugia per il movimento giovanile del PDL “Giovane Italia” e ho iniziato a girare il territorio spingendomi oltre il mio comune di appartenenza. Nel febbraio scorso mi è stato affidato l’incarico di Coordinatore Regionale della Giovane Italia. Con questo nuovo mandato ho intenzione di proseguire l’attività iniziata dal mio predecessore, continuando ad essere presente sul territorio, intensificando la rete con i giovani amministratori appartenenti al PDL ed incrementando il reclutamento di

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nuovi ragazzi. Il mio obiettivo è vedere questa Regione più attenta alle problematiche della mia generazione, in grado di dare maggiori opportunità, specialmente in termini di occupazione, servizi, centri di aggregazione ed infrastrutture. Per poter effettuare un vero cambiamento e non mantenere lo status quo, l’unico strumento che abbiamo a disposizione è il voto. Dalle ultime elezioni politiche emerge uno spostamento dei giovani verso il centro-destra ed è su questo dato che dobbiamo lavorare ancora di più. Occorre saper comunicare ai ragazzi che sono sempre stati i veri artefici del cambiamento, dal Risorgimento ad oggi, utilizzando un linguaggio chiaro e fruibile. Cambiare il colore della Regione è il nostro grande sogno, ma ciò sarà possibile solo avvicinandoci alla politica e apportando ciascuno il proprio contributo. Claudia Luciani

EMANCIPAZIONE FEMMINILE TRA OSTACOLI E AUTOSABOTAGGIO

ur essendo una donna che ha fatto dell’impegno sindacale una direttrice importante della propria vita, ho spesso guardato con diffidenza a molte manifestazioni legate all’8 marzo, soprattutto a quelle che poco hanno a che fare con il senso profondo di questa giornata. Atteggiamenti che dovrebbero attestare l’avvenuta emancipazione delle donne ma che invece sono espressione di un femminismo stereotipato e non più funzionale. A mio avviso, infatti, l’emancipazione femminile è prima ancora che un fatto esteriore un processo di conquista individuale che ogni donna può, se vuole, portare avanti con coerenza nel quotidiano. Sia ben chiaro: non nego, anzi, riconosco i molti ostacoli oggettivi che impediscono alle donne di emergere. Tuttavia ho la convinzione che il più grande ostacolo di una donna sia se stessa, attraverso infinite, sottili forme di autosabotaggio che ciascuna, spesso inconsciamente, mette in atto. Intendo dire che soprattutto nel momento della scelta importante, o dell’ascesa, la donna più dell’uomo non sceglie quello che è di reale vantaggio per lei. E’ come se si aggrovigliasse in situazioni – spesso affettive – che la imprigio-

nano, condizionandone le future possibilità di sviluppo. Autosabotaggio a cui, innegabilmente, si aggiungono come macigni ostacoli strutturali e culturali, che è compito della società e della politica – a tutti i livelli, compreso quello sindacale – individuare e rimuovere. L’emancipazione femminile è quindi a mio avviso un fatto primariamente – anche se non esclusivamente – interiore. In pratica, si tratta di guardarsi dentro con radicale onestà, avere il coraggio di togliere tutti i veli stratificati nella propria interiorità, analizzarsi nel profondo, per individuare quando, perché e in quali modi si attui l’autosabotaggio. Un viaggio/avventura dentro di sé nel quale ogni donna è profondamente sola e primariamente responsabile. Un’analisi che quando è confrontata con quel-

la di altre donne, porta ad evidenziare un fatto “curioso”: i meccanismi dell’autosabotaggio femminile hanno matrici comuni e sono incredibilmente simili. Non me ne vogliano i signori uomini se in quest’occasione non li cito. Non sono loro il vero problema delle donne. Gli uomini possono continuare a gestire piccoli e grandi poteri finché le donne lo consentono, e questo, in fondo in fondo, entrambi lo sanno bene. Tuttavia gli uomini possono fare molto per ostacolare o agevolare il percorso di crescita di una donna. Elena Tiracorrendo


Dove

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va la

Sanità

in

Umbria

Caff RePORT

DIRETTORI GENERALI E PRIMARI: RUOLI DA RIVISITARE

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oi credete che tutti gli scandali in sanità sarebbero accaduti se non esistesse uno stretto legame tra politica e medicina, o meglio, tra nomina dei Direttori Generali (DG) di ASL e influenze di parti politiche? E’ noto che l’incarico di DG viene conferito dalla Giunta Regionale sulla base di una scelta di carattere fiduciario. Nulla da obbiettare se la discrezionalità sovente non degenerasse in scandali di cui anche l’Umbria ha dato prova. La vicenda della ASL di Foligno sta a testimoniarlo. I cittadini, quelli a cui stanno a cuore la protezione e la cura della propria salute, al di là dei “giochetti” nelle stanze alte del potere, si chiedono se il connubio politica-sanità debba sempre generare mostri giudiziari, sbattuti disinvoltamente in prima pagina. No, basta recidere le maglie dello spoil system, quello cioè che regola l’attuale nomina dei DG. e tutto viene risolto. In che modo? Quello che sto per descrivere. Il Direttore Generale delle ASL viene ancora nominato dalla Giunta Regionale, dopo essere stato valutato, insieme ad altri concorrenti alla carica, da una commissione terza o neutra (Professori universitari, dirigenti d’azienda o equivalenti) che esaminato il curriculum vitae e professionale (così come viene realizzato oggi in alcune regioni tra le quali la Puglia e l’Emilia-Romagna), redige una graduatoria di merito. La graduatoria degli idonei viene consegnata alla Giunta che procede alla nomina del o dei DG solo nel rispetto della medesima, togliendo così qualsiasi forma di discrezionalità o di appartenenza po-

litica. Il DG viene valorizzato per la sua competenza e professionalità, poiché viene sostituito con il merit system lo spoil system che deve restare fuori dalla sanità, come confermato anche dall’ex Ministro della Salute. On. Livia Turco. Con effetto domino, dovrebbero essere attivate altre nomine all’interno dell’universo sanità, ad esempio i primari. La nomina a primario ospedaliero (o dirigente di struttura complessa) dovrebbe essere articolata seguendo sempre il principio che ciò che conta è la qualità professionale e non l’appartenenza partitica. La commissione esaminatrice costituita da tre dirigenti di struttura complessa, estratti a sorte da un elenco nazionale (come nel passato) garantisce la terzietà della medesima. La valutazione si basa sulla consistenza del curriculum vitae e professionale particolareggiato (come si fa attualmente per i concorsi a professori universitari ordinari e nella maggior parte degli ospedali europei e americani), seguita da un colloquio in cui si discute l’organizzazione della pregressa e futura attività professionale. La commissione stila una graduatoria di merito sulla scorta della propria valutazione, indicando il vincitore, il secondo e così via. Il Direttore Generale ratifi-

ca quanto stabilito dalla commissione, escludendo così ogni discrezionalità. E’ chiedere troppo per la nostra sanità? La risposta ai politici e segnatamente a Catiuscia Marini, governatrice della Regione Umbria e assessore ad interim alla Sanità. Lei potrebbe dare una scossa di discontinuità, applicando le norme concorsuali sopra esposte, ai prossimi incarichi per primario in vari ospedali umbri. Mario Timio


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Turismo

sostenibile

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TURISMO DEL BENESSERE IN CRESCITA

I

dati più significativi e attendibili riguardanti il turismo del benessere nella nostra regione sono riportati in un’indagine promossa dalla Regione Umbria e portata a termine dal Centro Studi sul Turismo di Assisi. Il benessere è collegato direttamente alla definizione di salute data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948: “Stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. Oggi, anche a seguito delle trasformazioni occorse nella nostra società, si è giunti a una nuova concezione del benessere, basata su un equilibrio dinamico e nella capacità del soggetto di interagire con l’ambiente in modo positivo pur nel continuo evolversi della realtà circostante. A questa nuova concezione è dovuta l’introduzione dei due termini “fitness” e “wellness”, volti a promuovere il miglioramento della qualità della vita attraverso l’educazione a una regolare attività fisica, un’alimentazione equilibrata e un’approccio mentale positivo, integrando le varie componenti in un quadro armonico. La richiesta di soggiorni turistici “wellness” è in forte

espansione in tutta Italia e segnatamente in Umbria. Occorre dire che l’offerta è abbastanza variegata quanto a ricchezza di opzioni disponibili. Le strutture ricettive che dispongono di un vero e proprio centro benessere sono 29, distribuite su tutto il territorio regionale e sono costituite essenzialmente da alberghi (13) e country house (8). Il comprensorio in cui sono maggiormente localizzate è il Trasimeno, dove se ne trovano sei, seguito dal Tuderte con cinque e dal Perugino con quattro. In questo segmento le attrezzature più note (idromassaggio, sauna, bagno turco, docce emozionali, percorso Kneipp, poltrone/lettini per il relax) hanno un alto grado di penetrazione. Altre attrezzature, più di nicchia, (vasca nuvola, biosauna, ecc.) hanno una diffusione più limitata. Tutte le strutture offrono un’ampia gamma di trattamenti benessere e bellezza, proposti e tariffati sia singolarmente che strutturati in pacchetti. Data la specificità di questa offerta turistica, non sorprende lo scarso l’utilizzo di produzioni tipiche locali (vino e prodotti collegati, olio di oliva, tartufo ecc.). Infatti, solo

Arte

alcune strutture abbinano ai trattamenti benessere anche proposte gastronomiche bilanciate dal punto di vista dietetico. Particolarmente interessanti sono quelle strutture ricettive con centro olistico di benessere psico-fisico. Nell’ambito dei trattamenti offerti vengono praticate in alcune strutture le discipline olistiche ossia quelle filosofie, tecniche e terapie (moderne e/o derivanti da antiche tradizioni sia orientali che occidentali) che si occupano di salute e benessere naturale, di ricerca interiore e spirituale, rivolgendosi all’essere umano nella sua globalità, come insieme inscindibile di fisico, emozioni, mente e spirito. Walter Leti

da scoprire

ITINERARI VERSO OPERE INEDITE

Pietro Vannucci, “il Perugino” - Adorazione dei Magi

L

’Umbria è una regione fatta come il gioco dell’oca: un percorso obbligato con tante caselle. Queste sono le parole dello storico e critico d’arte, Cesare Brandi che, ha stimato che su 92 comuni umbri, almeno 60 possiedono un museo, un sito archeologico o un monumento aperto al pubblico per un totale di 150 punti di interesse storico e artistico. Ecco perché nelle statistiche riguardanti l’offerta culturale italiana, l’Umbria compare come una regione con una altissima percentuale di musei rispetto alla superficie e al numero di abitanti. Perché la nostra regione

oggi può vantare un ricchissimo patrimonio artistico? Diverse civiltà abitarono il nostro territorio fin dalle epoche più antiche: gli Umbri, gli Etruschi, i Romani, ognuna delle quali ha lasciato importanti testimonianze. Sopra questi antichi resti nei secoli del Medio Evo sono sorte cittadine arroccate, i famosi borghi umbri nelle cui piazze gli orgogliosi edifici del potere pubblico affiancano le chiese e le basiliche, poli importanti di spiritualità. Le vie della nostra regione sono state percorse da nomi illustri della storia dell’arte e il perché va ricercato nelle vicende storiche, politiche, culturali da cui l’arte è inscindibile. A riprova di quanto detto potremo citare l’esempio di Giotto che molto probabilmente non avrebbe mai lasciato nella Basilica di S. Francesco di Assisi una delle prove più alte della sua giovinezza artistica senza la spinta impressa all’arte umbra dalla spiritualità francescana che ha portato nella nostra regione molti altri artisti: Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Benozzo Goz-

zoli. Già dal Trecento l’Umbria fu caratterizzata dalla nascita di signorie locali (i Trinci a Foligno, gli Atti a Todi, i Monaldeschi ad Orvieto, i Baglioni a Perugia, i Vitelli a Città di Castello e i Gabrielli a Gubbio) che attirarono altri importanti artisti tra cui Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Piero della Francesca, Filippo Lippi, Luca Signorelli, commissionandogli importanti cicli di affreschi, tavole, pale d’altare. Le importanti manifestazioni artistiche del passato non devono farci dimenticare che l’Umbria è anche un’ importante meta per gli amanti dell’arte contemporanea: Alberto Burri, uno dei protagonisti dell’arte del Novecento, ha voluto che la sua Città di Castello ospitasse per sempre il corpus più importante della sua opera. La finalità di questa rubrica è quella di stimolare l’interesse e la conoscenza di opere d’arte e di favorirne la fruizione proprio nell’ambiente che le ha ispirate. Noemi Furiani


Palazzi

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TRACCE DI STORIA nei PALAZZI UMBRI

coprire le città umbre indagando i palazzi gentilizi e le famiglie protagoniste è l’idea che vogliamo suggerire per un percorso di lettura alternativo della storia locale. L’immagine di una città non è solo lo specchio dell’architettura della cittadinanza - rintracciabile nei palazzi pubblici o nelle cattedrali del culto - ma è anche manifestazione del desiderio di affermazione del prestigio di personalità interessate a scolpire nella memoria storica della città il nome della propria famiglia. Innalzare un palazzo privato in città è sempre stato il gesto più eloquente per sancire, in modo autorevole, la presenza e il potere di un casato, sempre tuttavia teso ad ingentilire e nobilitare la città con l’eleganza dell’opera. Il palazzo assumeva pertanto nel tempo un significato concreto e mitico, vivo e leggendario di cui oggi siamo testimoni. Numerosi sono i palazzi che ereditiamo oggi dalle famiglie potenti, molte delle quali estinte e spesso dimenticate, un

A

storici

tempo mercanti, banchieri, proprietari terrieri, amministratori della giustizia ed ecclesiastici. Oggi queste dimore sono spesso adibite ad ospitare musei, gallerie e biblioteche, continuando quindi a respirar il

Palazzo Cesaroni - Perugia

MAFIA A CHI?

l Tg3 Umbria dell’ora di pranzo di domenica 12 marzo, hanno mandato in onda un servizio su un incontro alla Sala dei Notari su Danilo Dolci e il tema della mafia, era presente tra gli oratori il magistrato di Palermo Ingroia, quello che a suo tempo (insieme al collega Scarpinato), disse che di fronte a voti popolari “irrazionali” (cioè a fronte del popolo che vota centrodestra e non centrosinistra), sarebbero dovute entrare in azione “misure cautelative” magari da parte della ue, volte a limitare la sciocchezza popolare cioè volte a ribaltare il voto. Oltre alle solite mandrie di studenti (c’era suo malgrado anche mio figlio), ivi convogliate da presidi e professori inani o collusi col risaputo e pluridicennale disegno egemonico di ben determinate forze politiche, il servizio televisivo ha concluso con l’immagine in primo piano di un distintivo recante il logo di Forza Italia però con la scritta Forza Mafia! La cosa mi ha fatto molta rabbia per due

motivi, uno per il fatto in sé. Ma il secondo motivo è la inspiegabile subalternità della nostra parte politica a queste reiterate falsificazioni e pianificate azioni di plagio degli studenti (appena due mesi fa è stata la Provincia ad organizzare un ciclo di “conferenze” e proiezioni con l’obbligo di presenza per studenti. Vi hanno proiettato anche il noto –ridicolo- film di Al Gore “Una scomoda verità”, quello sul -inesistente- cambiamento climatico per cause umane. Sono tre anni che fa un freddo cane, piove e nevica come non mai, altro che riscaldamento globale). Ho subito mandato, mentre pranzavo, un sms per avvisare il dirigenti umbri del PdL. Staremo a vedere. Ma già qualche anno fa, quando nel ruolo di responsabile della comunicazione di Forza Italia criticai con precisione la Rai regionale per un suo ennesimo atto di servilismo in favore del regime locale, ebbi i rimbrotti di più d’un dirigente (parlamentari e consiglieri regionali). Non a

Caff RePORT tempo della vita dell’urbe. Le famiglie Bernabei-Sperelli e Fiumi-Roncalli di Assisi, Bufalini e Lignani-Marchesani di Città di Castello, Trinci, Elmi Pandolfi e Giusti Orfini di Foligno, Della Porta e Ondedei Bentivogli di Gubbio, Faina e Monaldeschi di Orvieto, Ansidei, Baglioni, Baldeschi, Gallenga, Oddi e Pucci Boncambi di Perugia, Ancaiani e Collicola di Spoleto, Landi-Corradi e Benedettoni di Todi, Filetta e Mazzancolli di Terni, solo per citarne alcune, restano con i loro palazzi, protagoniste attive della scena cittadina. Palazzi che affondano l’impronta nell’eternità sempre orgogliosamente distinti e pronti con l’aiuto di sani “ritocchi di maquillage” a rivelarci la propria aristocratica e seducente bellezza. Intendo concludere ispirandomi a Aldo Rossi in “L’architettura della città”, là dove sottolinea che è proprio con il tempo che la città cresce su sé stessa, acquistando coscienza e memoria di sé, sinteticamente: la memoria è la coscienza della città. E l’architettura ne è la testimonianza rappresentativa. Si può quindi affermare che tanto è dire bella città quanto buona architettura. Giulio Siena caso quel ruolo non l’ho avuto più. Tale comportamento ultra tollerante dei nostri dirigenti non è giusto, l’Umbria e gli umbri hanno bisogno estremo di libertà, dall’asfissia burocratica e dal fisco, che non a caso sono i due bastioni istituzionali dove i partiti del centrosinistra realizzano clientelismo di massa. La scuola non può più essere strumento di propaganda politica (come nel Ventennio), appena mascherata da paroloni pretestuosi come “solidarietà”, “legalità”, “ambiente”. L’opposizione in Umbria deve diventare radicale e di sistema, investendo dalle fondamenta il modo come qui da noi è stato concepito e costruito “lo Stato”, cioè l’insieme delle istituzioni, dagli enti locali all’istruzione, ai mass media. Un insieme di istituzioni che di pubblico ormai hanno solo il nome, bensì sono solamente il braccio armato di poteri e cordate del tutto “privati”, del tutto estranei e contrari al bene comune, e fatalmente assai permeabili ai poteri illegali che imperversano sullo Stivale. Luigi Fressoia


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Andare

per

Borghi

GIANO DELL’UMBRIA tra divinita’ e storia

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el comprensorio spoletino, a ridosso dei Monti Martani, a 546 metri sul livello del mare, troviamo Giano dell’Umbria, un caratteristico Comune della provincia di Perugia, distante 24 km da Spoleto ed altrettanti da Foligno. Il suo nome evoca l’antichità più remota, quella legata al dio Ianus, (Giano in latino) al quale sarebbe stato dedicato un tempio sulla cima del Monte Martano. Questa divinità a due facce, tra le più importanti nella religione romana, latina e italica, rappresentava il dio delle porte e dei passaggi, presiedeva a tutti gli inizi, materiali ed immateriali. Di origine romana, l’insediamento si sviluppò intorno a un castello eretto nel decimo secolo, e successivamente, insieme ai castelli limitrofi, strinse un’alleanza con Spoleto. Verso la fine del XII secolo il borgo fece parte di una porzione di territorio che, nei documenti antichi, prende il nome di Normandia, per lo stazionamento dei Normanni che portarono un attacco al Ducato di Spoleto. Alterne vicende e continue diatribe lo condussero ad essere un libero Comune. Fu quindi assoggettato prima agli Atti di Todi e poi ai Trinci di Foligno che ne ebbero il controllo fino al 1439, per poi passare allo Stato pontificio. All’inizio del XIX secolo Giano fu dichiarato Comune autonomo e fu confermato tale dopo l’Unità d’Italia. Nel 1863 fu prima denominato Giano nell’Umbria, poi Giano dell’Umbria. All’interno delle mura, la piazza è incorniciata dal Palazzo del Municipio, dalla

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POLITICA AL MICROSCOPIO segue dalla prima

chiesa di S. Michele Arcangelo e dalla chiesa della Madonna delle Grazie (entrambe del XIII secolo, con all‘interno interessanti affreschi votivi); fuori le mura sorge la chiesa di S. Francesco. A 2,5 km dal centro abitato si può apprezzare l’abbazia di S. Felice, interessante esempio di architettura romanica. Tra le frazioni del comune di Giano, troviamo Bastardo, che fino al 1933 si chiamava Osteria del Bastardo, particolare toponimo derivato dalla natura illegittima di uno dei primi gestori dell’attività. Passeggiando tra i vicoli di Giano dell’Umbria si incontra un ufficio postale, una farmacia, oltre un bar, che prosegue la sua attività di luogo di incontro dei gianesi, ormai da generazioni. La gentile signora al bancone, con l’orgoglio di chi crede nelle tradizioni, ci racconta come in estate ogni sabato sera il borgo diventi un fresco e piacevole momento di aggregazione, una cena aperta a tutti in cui il semplice spirito di stare insieme attira famiglie e gruppi di ragazzi dall’Umbria, dal Lazio e non solo.

ricchezza proviene dal settore pubblico, con una minore presenza delle imprese private in rapporto a quelle pubbliche. Con una gestione del denaro pubblico volto ad elargire finanziamenti a pioggia per “accontentare” il maggior numero di abitanti in funzione elettorale. Ciò a discapito di scelte strategiche, che Galli della Loggia, nella sua impietosa ma lucida analisi, inserisce nel “dirigismo” celato tra le pieghe dello Statuto regionale che “istituzionalizza la concertazione a discrezione del Presidente”. Parole, tra l’altro, contestate platealmente da qualche notabile della maggioranza politica che non gradisce certi appunti. Il professore non è tenero neanche con l’attuale legge elettorale regionale che assegna al listino sei consiglieri su trenta. E poi si critica il vigente assetto elettorale nazionale. Egli si congeda suggerendo di stilare un centinaio di biografie di politici umbri per vedere come girano gli incarichi e dove mira il gioco degli interessi. Noi raccogliamo il suggerimento pronti a dare avvio alla ricerca che si coagula intorno a questo periodico. Chiedendo a Ernesto Galli della Loggia di ritornare più spesso in Umbria per dare la sveglia a chi nell’apatia democratica e in una addormentata autoreferenzialità si crogiola da tempo nel nulla.

Alessio Proietti

Mario Timio


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Mondo

giovani

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intervista ESCLUSIVA al ministro

SPERANZA PER I GIOVANI, LA RIVOLUZIONE DEL MERITO È COMINCIATA A cura di Carlo Timio

Il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni

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l problema dei giovani rappresenta oggi una delle maggiori preoccupazioni per il nostro Paese. Il ministero della Gioventù sta cercando di far fronte a questa problematica e di recente ha varato un piano strategico a sostegno delle nuove generazioni. Ministro, in cosa consiste il maxi piano “Diritto al futuro” da poco varato dal Governo? “ “Diritto al futuro” è un insieme di azioni del Ministero della Gioventù rivolte alle nuove generazioni, sui temi del lavoro, della casa, della formazione e dell’autoimpiego. Il pacchetto è parte integrante dell’opera più vasta svolta dal Governo Berlusconi in favore delle nuove generazioni raccontata nel volume “Il governo dei giovani” e nell’omonimo sito www.governodeigiovani.it, in continuo aggiornamento. “Diritto al futuro” è la fiducia in una generazione che non è fatta di “bamboccioni”, ma di giovani uomini e donne determinati a costruire il proprio futuro e quello dell’Italia. Gli investimenti consistono in 216 milioni messi in campo dal Ministro della Gioventù, che diventano 300 milioni grazie al cofinanziamento pubblico e privato, per consentire la creazione di

10.000 posti di lavoro a tempo indeterminato per giovani genitori con contratti atipici; 10.000 mutui concessi a giovani coppie di precari; 100 milioni per l’impresa giovanile, il talento e l’innovazione tecnologica. 20.000 tra i migliori neolaureati d’Italia sono stati messi a contatto con il mondo produttivo; 30.000 giovani meritevoli potranno investire sul proprio futuro e completare la propria formazione grazie a un prestito garantito. Inoltre, oltre 68 milioni di spesa verranno coordinati con gli enti locali a favore delle giovani generazioni.” Con quali iniziative il suo Ministero riesce a portare avanti la causa dei giovani? “Sono tanti i fronti su cui ci siamo mossi per cercare di fare qualcosa di importante per la gioventù italiana: abbiamo lavorato soprattutto per dare proprio quell’opportunità di emergere che manca a tanti giovani. Sul piano dell’occupazione, oltre ai provvedimenti importanti compresi nel pacchetto denominato “Diritto al Futuro”, abbiamo messo in campo progetti volti alla promozione della cultura d’impresa, in collaborazione con il mondo universitario, per aiutare i ragazzi che hanno una buona idea imprenditoriale a superare la

difficile fase dello start up e a conquistarsi da sé il tanto agognato posto fisso. Finora sono 21 gli sportelli già attivi in altrettanti atenei italiani, dove si lavora a pieno regime per trasformare quelle idee in realtà imprenditoriali concrete. Per premiare la creatività dei giovani italiani, il Ministero della Gioventù ha poi indetto un bando chiamato “giovani protagonisti” che ha come obiettivo quello di promuovere progetti presentati da giovani fino a 35 anni, in modo da dare un sostegno concreto a coloro che in questo momento di crisi hanno la forza e il coraggio di mettere in gioco la propria creatività e la propria voglia di protagonismo giovanile. Abbiamo sottoscritto protocolli d’intesa con gli ordini professionali, come ad esempio quelli con notai e consulenti del lavoro per offrire ai giovani che si apprestano ad iniziare un cammino professionale, la collaborazione di chi, con tanti anni di esperienza alle spalle, può dare il supporto necessario a superare i primi gradini.” In che modo può essere d’aiuto ai giovani il sistema web nella ricerca di un lavoro? “A questo proposito, vorrei poi ricordare il portale dell’imprenditoria giovanile, www.giovaneimpresa.it: più di 1000 pagine web, oltre 200 documenti scaricabili tra modulistica, form e allegati, 130 schede attività, suddivise per tipologia, per ricevere in modo immediato tutte le informazioni necessarie per avviare la propria impresa, più 20 “webinar”, cioè seminari web sempre disponibili in video da visionare direttamente dal sito. O ancora il pamphlet che abbiamo titolato “Buon Lavoro” (e che è anche accessibile su internet all’indirizzo www.ipotesidilavoro.it). Questo libro è dedicato ai giovani che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro. Un vademecum, una guida facile e veloce per conoscere tutto quello che avreste voluto sapere sul lavoro ma nessuno vi ha mai detto. E men che meno ve lo ha detto


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Mondo

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giovani

DELLA GIOVENTU’ GIORGIA meloni quando per la prima volta avete cercato lavoro.” Ormai il “pezzo di carta” non garantisce più l’immediato acceso al mondo del lavoro. E’ ancora utile, in questo particolare momento storico, puntare sulla formazione universitaria, post universitaria e specialistica oppure suggerirebbe di dedicarsi alla precoce ricerca di un lavoro? “Certo, ma occorre a monte lavorare per fornire ai giovani un orientamento efficace, che ad oggi non garantiamo. E questo corto circuito nella comunicazione fa sì che i ragazzi, nella stragrande maggioranza dei casi, compiano al buio le scelte più rilevanti per il proprio futuro lavorativo, seguendo l’idea romantica di un mestiere che spesso è molto diverso da come lo immaginano e soprattutto rischia di non essere un mestiere appetibile per il mercato. Accade così che troppo spesso i ragazzi si iscrivano in massa a facoltà con pochissimi sbocchi professionali. Quali sono le facoltà che offrono maggiori garanzie di lavoro nell’immediato? “Se i ragazzi fossero meglio preparati e orientati all’accesso alle facoltà universitarie, saprebbero che oggi, a un anno dal conseguimento della laurea di secondo livello, il tasso di disoccupazione è del 33,3% per gli avvocati, e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 958 euro, o ancora del 30,0% per gli psicologi, e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 696 euro; contro lo 0,0% per infermieri e ostetriche, e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 1.637 euro, ed il 7,6% per gli ingegneri, e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 1.261 euro. Sono solo esempi, ma se queste informazioni fossero più conosciute di certo cambierebbe la disposizione dei giovani italiani. Questo è un tema – quello dell’informazione sul quale come ministero della Gioventù abbiamo cercato di lavorare molto, ma anche il governo nel suo insieme. Il ministro Sacconi ad esempio si è dedicato all’orientamento prevedendo fino al 2012 uno stanziamento di 4,5 milioni di euro, dei quali 2 milioni già erogati, per ristrutturare il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere (www.excelsior.unioncamere.net).”

Oggi la generazione di giovani, affannata dalla ricerca di un lavoro qualificante, non ha più valori, non crede negli ideali ed è fortemente scoraggiata. Come si può ricostruire un sistema valoriale capace di infondere quella fiducia per il futuro indispensabile per realizzare progetti a lungo termine? “Non condivido affatto questa visione della realtà giovanile, priva di fondamento e smentita anche dai fatti: questa, ad esempio, è una tra le generazione di ragazze e ragazzi italiani che, nonostante la difficoltà ad immaginare un futuro per se stessi, hanno maggiormente dedicato il proprio tempo e i propri sforzi agli altri, attraverso il volontariato. Si può dire che da parte dei ragazzi ci sia un certo timore per il domani, al quale fa però da contraltare la forza e l’impegno con cui giorno dopo giorno migliaia di giovani da nord a sud lavorano per costruirsi il proprio domani. Ma la tesi della crisi dei valori nelle nuove generazioni non ha nessun riscontro, a meno che, come del resto sembra essere una brutta abitudine dei media nazionali, non si voglia dar retta al singolo eclatante caso di cronaca nera, ignorando le migliaia e migliaia di storie positive dall’altra parte. Si sa che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, però se si vuole raccontare per davvero la realtà dei giovani italiani bisogna essere in grado di guardare al di là degli stereotipi.” Vuole lanciare un messaggio di ottimi-

smo e speranza alle nuove generazioni di giovani? “Voglio esortare i giovani italiani a tornare ad avere fiducia nell’Italia, un’Italia che sta lentamente ma progressivamente imparando di nuovo ad avere fiducia nei suoi figli migliori. La rivoluzione del merito è cominciata, grazie soprattutto ad un esecutivo capace di guardare oltre i tentativi di strenua difesa di rendite di posizione o privilegi acquisiti e duri a morire: mi riferisco, a titolo d’esempio, alle riforme della scuola e dell’università del ministro Mariastella Gelmini, e alla grande opera di ammodernamento della pubblica amministrazione voluta dal ministro Brunetta. La strada sarà ancora lunga, ma il cammino per il cambiamento è stato finalmente intrapreso.”

“Non c’è vento favorevole per chi non sa dove andare” Seneca (4 D. C. -65 D. C.) filosofo e politico


Speciale Elezioni Amministrative

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gubbio UN CANDIDATO PER RISOLLEVARE UNA CITTÀ IN CERCA DI RILANCIO L’amore e l’attaccamento per la nostra città, Gubbio, che merita quanto di meglio si riesca a sperare, mi spronano ad impegnarmi con costanza e passione al fine di contribuire in modo propositivo, costruttivo e concreto al desiderio di cambiamento che ci anima. La vita amministrativa della città ha, a mio avviso, bisogno di programmi concreti, metodiche e tempistica di realizzazione degli stessi chiare e condivise, verificabili quotidianamente da tutti noi nella loro evoluzione. La difesa del patrimonio delle risorse umane e culturali della nostra tradizione sono fondamentali tanto quanto lo è fugare la preoccupazione di molti giovani e meno giovani per il futuro, non solo quello economico. È necessario condividere unanimemente la certezza di una città più moderna e viva che offra maggiori opportunità per tutti. Sono necessari forza nelle proposte e concrete capacità di realizzazione. Il passato più recente ci rimanda la consapevolezza di un profondo e condiviso malessere, per l’apatia di chi ha esercitato l’attività politica senza progettualità, senza una idea chiara di sviluppo per la collettività, senza preoccuparsi dell’isolamento e del degrado che accomuna centro storico e frazioni né tanto meno delle prospettive occupazionali e di crescita. Tutto questo mentre altre realtà, non lontane dalla nostra, pur consapevoli delle proprie difficoltà, sono progredite divenendo sempre più laboriose. Messe da parte le contrapposizioni ideologiche, la scelta va orientata tra chi vuole cambiare o meno il volto di Gubbio: riformatori e conservatori. Serve un ricambio generazionale che ci aiuti ad affrontare con consapevolezza la sfida ed a superare la sfiducia diffusa della gente nei confronti dell’amministrazione comunale generata da promesse irrealizzabili e da un assetto amministrativo della città immutabile ormai da troppi anni. Sono necessarie poche cose ed un percorso di realizzazione che sia finalmente chiaro e partecipato da tutti. C’è la necessità di una passione civica consapevole, forte e disinteressata ed è per questo motivo che ho accettato, per la seconda volta in prima persona, di dare il mio contributo con impegno e responsabilità per portare Gubbio al passo con l’Italia e l’Europa unita che vive, lavora e cresce. Diciamo insieme basta alla continuità e proviamo ad impegnarci per una nuova possibilità. Io ci sono. Nicola Aloia

assisi IL SINDACO CLAUDIO RICCI SI RIPRESENTA PER COMPLETARE UN PROGRAMMA AMBIZIOSO Claudio Ricci, ricandidato a sindaco al Comune di Assisi, si presenta con un palmares di iniziative fatte nel suo quinquennio da primo cittadino. E’ egli stesso ad elencare ciò che è stato fatto per Assisi, ma è sorprendente come il suo impegno sia proteso verso il secondo mandato con iniziative all’altezza di un sindaco, a dir poco, iperattivo. Ricci spiega che le opere e i servizi nelle frazioni e zone di montagna (progetto di valorizzazione del Monte Subasio) sono aumentati del 30 per cento; sono stati potenziati i servizi autobus dai paesi limitrofi per Assisi/S. Maria degli Angeli. Si cerca un raccordo tra le varie forze dell’ordine e si installano più sistemi video per la sicurezza. Viene data enfasi al sociale e alle famiglie (più case con bassi affitti), con maggiore sostegno agli asili privati, con la costruzione di una seconda casa di riposo e con la valorizzazione e l’ampliamento dei servizi ospedalieri. I posti di lavoro aumenteranno con il nuovo piano regolatore, ma anche con l’allargamento del microcredito alle famiglie e alle imprese, con il potenziamento delle iniziative turistiche, valorizzando il Centro studi sul turismo come struttura tecnica del Comune, con la realizzazione di un nuovo Istituto alberghiero. Per il Centro storico il sindaco prevede di concludere i parcheggi e i percorsi meccanizzati e di assegnare un posto auto gratuito a ogni famiglia. è dietro l’angolo il completamento del restauro dei beni culturali e il piano di utilizzo dei palazzi storici. A S. Maria degli Angeli progetta di completare la riqualificazione urbana e la nuova viabilità, di realizzare un Pala/eventi congressi, un nuovo palazzetto dello sport e uno spazio verde, nonché di potenziare la sede universitaria, con Master e lauree specialistiche. Molto qualificanti sono i progetti culturali in una città come Assisi, che fa della cultura il suo vessillo (collaborazioni con le istituzioni religiose, sviluppo dell’Ufficio Onu e Unesco, ricandidatura di Assisi alla presidenza delle città italiane Patrimonio dell’Umanità). Il tutto, e questo è l’aspetto più gradito ai cittadini, senza nessun aumento di tasse, con l’istituzione dell’Ufficio ricerca risorse, sponsor e marketing.


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Parola

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Territorio

Un Cashmere “made in Umbria” sensibile al sociale B

adiali Cashmere. Un’azienda a conduzione familiare, con sede a Foligno, sempre più radicata sul territorio umbro. E’ da poco terminato il 2010, anno in cui l’azienda ha festeggiato i suoi primi 25 anni di attività. In questa occasione è stato acquistato un nuovo stabilimento tra Foligno e Spello, utilizzato sia come magazzino che come negozio monomarca. La vera forza dell’azienda sta nella gestione tutta familiare, in cui il padre, Walter Mazzocchio si occupa della direzione finanziaria, e i figli Leonardo e Igino rispettivamente della direzione commerciale e della produzione. La genuinità del marchio rappresenta un altro punto di forza. Tutta la produzione infatti avviene in Umbria, ed è certificata e in regola con

le vigenti norme ISO 9000 e SA 8000. La tracciabilità si sviluppa attraverso alcuni passaggi in sede riguardanti la campionatura, il controllo di qualità, il trattamento della materia prima (follatura), lo stiro, l’imballo e le spedizioni. La prima fase della produzione avviene in aziende terziste, tutte situate nel raggio di 20 km. E da circa un anno, si possono trovare nei punti vendita anche camicie da uomo esclusivamente Made in Italy. Nel 2010 l’azienda ha registrato un incremento del fatturato del 30% rispetto all’anno precedente, mentre gli ordini per la stagione autunno/inverno 2011-2012 prevedono un ulteriore balzo in avanti del 20%. E non finisce qua. Le prospettive future sono dietro l’angolo. Entro il prossimo

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giugno è in programma l’apertura di un nuovo outlet a Nocera Umbra, una città in crescita dopo il terremoto, desiderosa di tornare alla normalità. E non è tutto. Entro il 2012 infatti verranno aperti altri outlet monomarca in Italia. Per la precisione si tratta di 3 nuovi negozi, di cui uno a Capri in collaborazione con una nuova azienda di abbigliamento. Oggi una parte della distribuzione è destinata a note aziende marchigiane, produttrici di scarpe, con la formula private label. Ma i maggiori clienti sono nella Grossa distribuzione organizzata tutti in Italia, mentre all’estero il canale preferenziale è la Francia. Altra inedita caratteristica dell’azienda è l’attenzione verso il mondo del sociale. Nel 2010 l’azienda ha aderito al “progetto “IN/OUT” della casa di reclusione di Spoleto, fornendo materiale tessile per istruire i detenuti nella rifinitura di capi di maglieria. Inoltre la ditta “Badiali” è da quattro stagioni sponsor del Foligno calcio e da quest’anno, attraverso una collaborazione con la Quintana, per la prima volta, donerà le divise con il marchio “Badiali” al rione Ammanniti. Per pubblicizzare le promozioni, l’azienda utilizza le attuali tecnologie, come facebook, dimostrando di essere al passo con i tempi.


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Territorio

CITTA’ DI CASTELLO: I SITI DEL DEGRADO PERENNE

ono sempre più perplessi i tifernati sulla questione ex Fat (Fattoria Autonoma Tabacchi): la misura è ormai colma. Fino a quando dovremmo assistere ai balzelli più o meno recenti o antichi su quell’area ritenuta il cuore pulsante del Centro Storico? Abbiamo passato un intera estate a tremare in casa a causa delle ruspe che hanno abbattuto l’ultima testimonianza di un potere tuttora resistente (i capannoni “del tabacco”). Sembrava

Area Ex Fat - Città di Castello

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imminente un rifiorire di quell’area che racchiude la storia rinascimentale di Città di Castello. Il “Contratto di quartiere II” era decollato verso una meta che avrebbe ridato linfa e vigore ad una città che ha il cuore malato (il suo centro storico), conseguenza di un modo di amministrare la cosa pubblica che si è completamente dimenticata dei cittadini, che non prende mai decisioni nette per paura di scontentare gli uni o gli altri. Forte è la diatriba tra chi vuole occupare tale area ancora con il cemento (sperando di trarne vantaggi economici personali) e la stragrande maggioranza dei residenti che sognano tutta un area verde-archeologica a supporto dei più grandi monumenti storici della città, oltre che al recupero del vecchio Ospedale. Finita l’estate si sono spenti i motori, i camion hanno abbandonato l’area, al posto degli operai si sono rivisti i tecnici

LA SICUREZZA COME BALUARDO DI LIBERTÀ

’insicurezza a Perugia è un fatto oggettivo da almeno dieci anni. Se ne parla dal centro storico, dal Bellocchio, dalla Pallotta o da altri quartieri. La cosa grave è, però, che per anni si è negato il fenomeno e si è confusa la tolleranza con l’assuefazione a fenomeni di criminalità e degrado. Colpa senz’altro di amministratori offuscati da ideologismi, di una cultura “buonista” di certi intellettuali, di scelte urbanistiche, commerciali e sociali di portata devastante. I due esempi più evidenti sono proprio il Centro storico e le zone intorno alla Stazione. Oggi non resta che agire con determinazione per invertire questa tendenza. La cartina di tornasole è il fenomeno della droga. Ricordate quelli che a Palazzo dei Priori dicevano che il fenomeno era irrilevante per la città perché i morti per overdose erano residenti altrove? A quei signori dovremmo ricordare che in questa città si battono i record di morti per overdose, si vendono circa mille siringhe al giorno, si trova droga a buon mercato, proprio perché si è diffusa la convinzio-

ne che “ognuno possa fare come gli pare” e questo non può essere. Certamente il fenomeno è complesso ed interessa soggetti istituzionali diversi, ma anche scelte complessive in campo urbanistico, abitativo e di partecipazione sociale. Quel che più conta, e che manca, è una guida certa e determinata che sappia “delimitare” la città che si vuole per il futuro. Il Governo nazionale ha dimostrato attenzione sul punto nei confronti della nostra città: con il Patto per la sicurezza, con i fondi per la videosorveglianza, con il progetto di una caserma dei Carabinieri nel centro cittadino, così come è stato fatto a Ponte S. Giovanni o al Bellocchio con la della Guardia di Finanza. Non tutto però cade dal cielo e gli Enti locali, oggi, giocano un ruolo determinate in questa sfida: dalle scelte abitative e urbanistiche, a quelle sociali e di partecipazione, di illuminazione e di polizia urbana, anche grazie agli strumenti in materia di ordine pubblico previsti dal cosiddetto “Decreto Maroni”. Il centrodestra a Perugia ha con costanza ribadito, in ogni sua scelta e proposta, la

Caff RePORT delle belle arti che hanno di fatto dato lo stop al tutto per il ritrovamento ancora di reperti “romanici” e che di fatto hanno stravolto i progetti faticosamente messi in piedi. L’amministrazione comunale si è affrettata a rassicurare i vecchi proprietari concedendo aree equivalenti fuori città per far tornare loro i conti, ma rimane ancora tutto fermo. Già, questioni politiche più interessi economici, e intanto “Tifernum” si presenta al mondo come una città immersa nel degrado più assoluto dove i “governanti” sono ormai sull’aventino in attesa di nuove elezioni che si prospettano ricche di sorprese e forse allora se sorprese ci saranno forse qualcosa di diverso sorgerà anche qui. Città di Castello può e deve cambiare questa classe dirigente incapace di dialogare, di capire, di vedere il collasso della propria città. I cittadini hanno quindi in mano la possibilità di riprendersi il controllo della città per farla diventare finalmente pulita, illuminata a dovere, esente dal traffico e dalla sosta selvaggia, adeguatamente controllata e sicura. Michele Minelli (Città di Castello) priorità di interventi in questa direzione. Non da ultimo l’ha fatto con un pacchetto di misure che modificano il Regolamento di Polizia urbana, in discussione in questi giorni in Comune, su importanti questioni: vendita delle siringhe, uso di droga, accattonaggio, nomadismo, vandalismo, prostituzione e molto altro. La spinta deve venire, con ancora maggior vigore, dalla città intera perché la sicurezza non è un capriccio “borghese” ma la libertà, prima di tutto, per i più deboli di vivere la propria vita e la propria città. E’ proprio questo che la sinistra continua a non capire in questa città. Emanuele Prisco (Perugia)


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LA CHIESA ACCANTO ALLA GIOVENTU’

laudo all’iniziativa presa da Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia e Città della Pieve, di recarsi nelle discoteche per tentare di parlare con i giovani. Così facendo fa sentire che la Chiesa e il mondo degli adulti non li giudicano, anzi vogliono essere vicini a loro, cercando di parlare la loro lingua nei loro luoghi. Noi politici abbiamo la presunzione di dibattere, in aula, questioni importanti come l’uso di droga: senza conoscere a fondo la realtà delle scuole medie e superiori, senza aver parlato con esperti. Spesso per demagogia c’è chi difende le droghe leggere, ignorando quali siano i veri danni psichici e fisici di queste sostanze. Ciò può indurre i giovani a pensare di essere legittimati a usare droghe. Considero qualunque tipo di droga causa e sintomo di un disagio profondo. La fuga dalla realtà o la sua distorsione, anche temporanea, è una sconfitta generazionale a cui non possiamo rassegnarci. Occorre offrire modelli positivi e positive forme di emulazione da seguire. Dovrem-

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mo recarci nelle scuole con esperti psicoterapeutici e parlare di temi di droga. Insegniamo ai giovani a essere imprenditori di se stessi. Oggi la grave crisi giovanile impone ai politici una duplice riflessione: la prima è il parziale fallimento se si pensa solo al proprio ruolo e non al bene comune dei giovani; la seconda è l’avere coraggio di scendere in campo tentando di invertire l’approccio politico con l’ obiettivo di stare accanto alle nuove generazioni, lasciando da parte gli ideologismi toutcourt. In ogni caso l’errore più grande che si sta commettendo è ricordarsi dei giovani ad intermittenza, avvicinandoli solo quando c’è bisogno del loro voto. Con questa iniziativa l’Arcivescovo ha aperto una porta al dialogo con i giovani, insegnandoci a scendere dalla cattedra. Oggi la vera sfida politica, che prescinde dalla democratica alternanza di maggioranze e opposizioni, è quella di contribuire alla ricostruzione di un tessuto lacerato. “Mucillagine” è stata definita la comunità nazionale da alcuni sociologi, ma sarebbe

Acqua e Urbanizzazione: DA avversita’ A opportunita’

a Giornata Mondiale dell’Acqua del 2011, tenutasi di recente, rappresenta un’opportunità per attivarsi nei confronti di problemi quali i rifiuti e le risorse idriche in ambienti urbani. I lavori vertevano essenzialmente su tre tematiche. La sfida dell’urbanizzazione. Oggi nel pianeta un abitante su due vive in un contesto urbano e le città crescono a ritmi incessanti. L’urbanizzazione non interessa soltanto la crescita delle metropoli nel sud del mondo (si prevede che nel 2050 nasceranno 50 nuove metropoli), ma riguarda anche la crescita inesorabile delle città piccole e secondarie. Gestire una città è molto complicato: sono necessari approcci differenti a seconda del tipo di contesto urbano. Tra le sfide che una città deve affrontare vanno citate la crescita dell’ineguaglianza sociale, l’esclusione e l’emarginazione di alcune parti di popolazione urbana, il degrado urbano e ambientale.

La sfida delle risorse idriche nei contesti urbani. Il governo di una città costituisce un fattore critico rispetto alla gestione delle risorse idriche, in particolare ai servizi igienico-sanitari. Gli investimenti nelle infrastrutture non sono andati di pari passo con l’urbanizzazione. Non è stata dedicata l’attenzione necessaria ai servizi idrici e allo smaltimento dei rifiuti. Per una gestione sostenibile delle acque è necessario che le città vengano pianificate tenendo conto dell’intero bacino fluviale e la mancanza di controllo dei rifiuti urbani porta ad un inquinamento crescente delle risorse idriche, che determina a sua volta il degrado ambientale e costi sempre più alti per il trattamento delle acque, effetti negativi sull’agricoltura e sulle esportazioni. Le opportunità per la gestione delle acque urbane. L’urbanizzazione di fatto presenta delle

“Una nazione si corrompe quando si corrompe il suo linguaggio” Octavio Paz (1914-1998) diplomatico e scrittore messicano

più giusto parlare di stato gassoso se riferissimo l’analisi ai suoi componenti più giovani. Occorre offrire a questa generazione la certezza culturale di far parte di un destino comune, insieme agli strumenti utili per realizzare delle esistenze piene di dignità. Le ragazze e i ragazzi italiani non vogliono gli “aiutini” pubblici, né la droga libera, ma desiderano essere messi in condizione di dare il proprio contributo al progresso dell’uomo e dell’Italia. Maria Rosi opportunità per la gestione delle acque. Le città generano ricchezza e lavoro, sono una fucina di innovazioni e creatività e offrono buone possibilità per il miglioramento delle condizioni di sussistenza. Le città presentano un gran numero di economie di scala e l’opportunità’ di sviluppo delle infrastrutture, inclusa la gestione dei servizi idrici, fognari e igienico-sanitari. Le città del futuro godranno di una gestione urbana integrata. Per quanto riguarda l’acqua questo potrà significare l’adozione di tecnologie più efficaci per il trattamento delle acque e un aumento del riutilizzo delle acque stesse. Simona Gallese


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I Padri

del pensiero liberale

FRIEDRICH VON HAYEK

conomista e filosofo austriaco, Friedrich Von Hayek (Vienna 1899 – Friburgo 1992) è stato uno dei più grandi sostenitori del liberismo. Studia all’Università di Vienna, e dopo aver collaborato per un periodo con alcuni economisti negli Stati Uniti, rientra in Austria dove diventa Segretario della Società nazionale degli economisti. Fonda con Von Mises l’Istituto austriaco per la ricerca sul ciclo economico, con lo scopo di ricercare le cause della recessione economica del 1929. Sbarca poi in Inghilterra, dove gli viene affidata una cattedra in economia e statistica alla London School of Economics. In quel periodo comincia a pubblicare importanti opere, tra cui Prezzi e produzione, che lo rendono conosciuto in tutto il mondo come giovane antagonista delle teorie Keynesiane. Critica i sistemi economico-sociali socialisti, improntati sulla pianificazione, ritenendoli inefficienti, restrittivi per le libertà individuali e inconciliabili con il funzionamento di una democrazia liberale. Ma dato lo spirito del tempo, i suoi proclami contro lo

statalismo sembrano una voce nel deserto. Esponente di spicco della Scuola Austriaca, nel 1947, per difendere il patrimonio culturale e storico del liberalismo, Hayek, insieme ad altri studiosi quali Mises, Popper, Milton Friedman e Ludwig Erhard, fonda la Mont Pélerin Society. Nel 1974 viene insignito del Premio Nobel per l’economia e le scienza sociali. Affronta le problematiche derivate dalla diffusione, nel secondo dopo guerra, di un’economia pianificata. In quei sistemi lo stato assistenziale esautora l’indirizzo del parlamento a causa dello strapotere delle burocrazie e dei partiti politici. La sua sembra una profezia. Infatti, con il crollo economico, sociale politico dei paesi del “socialismo reale”, le sue idee tornano alla ribalta. Dispensa critiche anche contro le democrazie occidentali, sostenendo che il malessere della società non può essere risolto emanando semplicisticamente leggi. E ritiene che lo stato sociale nei paesi democratici sia la conseguenza di un interventismo statale che fonda gli ideali di “giustizia sociale”

Etica

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con lo “stato d polizia”. Il mercato, del resto, non può essere lo strumento della politica e tanto meno di un fine etico coma la “giustizia sociale” o il “bene comune”. E l’interventismo statale, concependo gli individui come strumenti, non può avere una giustificazione etica, ma nemmeno economica. “La via della schiavitù” rimane il suo libro più conosciuto, oltre ad essere una pietra miliare nella storia del liberalismo. C. T.

Bioetica

TESTAMENTO BIOLOGICO PURCHE’ NON SIA EUTANASIA A proposito del testamento biologico o Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), in corso di discussione alla Camera dopo l’approvazione in Senato, si ritiene opportuno esplicitare alcune considerazioni. Si concorda con il dato scientifico che

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alimentazione e idratazione-quando proporzionate e adeguate alle condizioni cliniche-sono atti di sostegno vitale, la cui interruzione costituisce causa diretta di morte, peraltro molto dolorosa. E’ essenziale per la dignità e la deontologia del medico mantenere sempre il dovere di prendersi cura del paziente che in ogni condizione clinica non deve essere oggetto di abbandono o accanimento terapeutico, anche sulla scorta di autorevoli fonti scientifiche e giuridiche. Si ribadisce che le DAT non possono costituire un testamento vincolante per il medico curante il quale, anche in virtù del suo rapporto

di fiducia con il paziente, avrà sempre a cuore il rispetto dell’alleanza terapeutica, soprattutto sulla scorta di volontà espresse da lui o dal suo fiduciario. E necessario allora che l’impianto generale della proposta di legge che rappresenta di per sé una base accettabile, non debba subire significativi stravolgimenti alla Camera. Anche se l’estensione della legge ai malati incapaci di intendere e di volere (oltre a quelli in stato vegetativo) e l’intervento di una commissione in caso di conflitto tra medico, malato e famiglia possono rappresentare due articoli spinosi. Quello a cui si tende è comunque evitare di introdurre nella legislazione italiana qualsiasi forma di eutanasia. Nel complesso le DAT, anche secondo il parere di Eugenia Roccella, sottosegretario al ministero della Salute, sono positive poiché rappresentano una legge di libertà: libertà del paziente a rifiutare trattamenti su cui non abbia espresso assenso; libertà del medico obbligato a fornire una terapia solo se convinto in scienza e coscienza.


Arti

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Mestieri

STRATEGIE PER SOSTENERE L’ARTIGIANATO

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“Per essere certi di venir accolti con favore dagli uomini, è meglio offrire loro cibo per lo stomaco che per la mente” Albert Einstein (1879-1955) fisico e filosofo

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utti ne parlano, ma nessuno lo sostiene. E’ l’artigianato. Con tutta la sua manualità, le sue tradizioni e i suoi segreti professionali. Un’attività lavorativa da riscoprire e da sostenere. A Perugia, nell’ottobre del 2009 è nata l’Associazione “Botteghe artigiane del centro storico”. La località scelta non è casuale, infatti il Centro storico è il contenitore ideale per questo tipo di attività, è la sua ragion d’essere. Proprio perché intorno all’acropoli c’è turismo e ci sono persone in cerca dei noti prodotti umbri. L’ “unità fa la

forza”. Questo è lo slogan identificativo di 13 artigiani che si sono associati con la convinzione di rappresentare un valore aggiunto per la città e con la speranza di combattere congiuntamente le problematiche che oggi stanno strozzando l’economia del centro. Primo fra tutti il degrado. L’Associazione punta a promuovere e sviluppare le attività artigianali e artistiche attraverso una strategia finalizzata a creare una sorta di distretto dell’artigianato concentrato dentro le mura della città. Attraverso una sinergia con il Comune, la Regione e la Camera di commercio,

umbria

Caff RePORT Direttore Responsabile: Mario Timio Editore: Maria Rosi Registrazione: Tribunale di Perugia, n. 61 del 15/12/2010 Tipografia: Ella Perugia Sede: Via Birago, 10/A, 06121 Perugia

le botteghe artigiane mirano a far sì che anche l’artigianato venga inserito nel biglietto da visita di Perugia. A tal fine, in una situazione di work in progress, gli artigiani si stano impegnando per ottenere uno spazio dove fare mostre e dove promuovere l’artigianato artistico. Altro obiettivo è quello di avere più indicazione per tutta la città in direzione dei laboratori artistici di artigianato. E premono per inserire tali botteghe in circuiti regionali, nazionali e internazionali attraverso la partecipazione a fiere. Anche la Banca di Credito Cooperativo di Mantignana ha sposato la causa dell’artigianato, contribuendo alla realizzazione di un logo, un sito web, un video e una brochure, che diventerebbero il biglietto da visita dell’Associazione. In un ottica di lungo periodo, si cerca di coinvolgere le scuole, l’Accademia delle belle arti, l’industria e altri istituti per creare una nuova generazione di artigiani e aumentare quindi il numero di botteghe presenti a Perugia.


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