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Tigre di carta Sei alle poste. Aspetti che venga il tuo turno. Non puoi sfuggire a questa visita obbligata con moduli e facce rese opache dalla marcia lenta e appiccicaticcia del tempo. È primavera, la senti addosso questa stagione troppo fugace per saziarti ma abbastanza lunga per farti godere; guardi fuori dalle grandi vetrate e vedi il sole che ti ammicca, querulo e giocoso. Forse sarebbe il giorno giusto per prenderti qualche ora di riposo, il capo non avrà nulla da ridire, in ufficio non sentiranno la tua mancanza. Potrebbe essere il momento di stendersi nell’erba di un parco qualsiasi, a guardare gli universitari vagamente impegnati e sorridere sentendo la morbidezza degli steli, la leggerezza delle tue vesti, il pizzicore dei pollini. Invece no, ti tocca ed è giusto sia così: la tua infanzia è finita quando hai imparato a compilare i moduli per pagare le bollette. L’età adulta non è come l’hanno raccontata per farla piacere. Nulla di male, dopo ti ritaglierai davvero quei venti minuti per leggere il romanzo che da troppo tempo giace, elegante nel suo vestito in polvere, sul tuo comodino. Guardi chi, come te, è condannato a questo supplizio e


ti chiedi se anche loro stiano facendo gli stessi pensieri licenziosi che ora t’imprigionano: seduti in file preordinate, accartocciati sui loro smartphone o a fissare il progredire lento e inesorabile dei numeri sul display. Ce l’hai il tuo numerino? Come no? L’avevi lì, nella mano sinistra, ricordi? Prima di agitarti cercalo bene, eccolo, l’avevi mesto in tasca. Visto? Tutto bene, puoi tornare a immergerti nel lago placido e screziato delle tue fantasie. Perduto e annegato come sei in queste acque degne della miglior istantanea delle vacanze pasquali non ti accorgi di una mano che rintocca solennemente sulla tua spalla. - Mi scusi. – Una voce tremula, sottile ma traboccante d’echi. Ti giri e ti trovi a pochi centimetri da un viso raggrinzito e ammiccante: è un’anziana signora, ma non è anziana il primo termine che ti salta alla mente. - C’è da aspettare gli anni, qui, siamo troppi! Troppi! – la signora sbuffa e quella cartina geografica che è il suo viso, con letti di fiumi ormai secchi, promontori, vaste pianure e due grandi oceani cupi come occhi, trema tutta. - Che poi ci sono gli orari di punta, sciocca io che vengo sempre alla stessa ora. Se fossi arrivata mezz’ora prima ora sarei già passata dal droghiere a fare le mie cose.- Sorride, le colline delle sue labbra diventano una falce di luna girata all’insù. Ci mancava anche la signora attacca-bottone a strapparti dalle tue contemplazioni idilliache, lo pensi, non mentirti. Sorridi anche tu, cortese, anche se di quel che ha detto hai sentito meno della metà.


- Lo vede quel signore lì in piedi, alla Sua destra? – Fai per voltarti ma un lievissimo buffetto sulla spalla da quella stessa mano che ti ha chiamato ti porta, come uno scolaro ripreso, ad abbassare il capo. - Non guardi così sfacciatamente! Non siamo al mercato, mi scusi eh! Beh, l’ha visto? – Fai un cenno affermativo con la testa, del resto non è altro che tempo già perso quello che rischi di perdere ascoltando le chiacchiere di questa nonnina seria, contornata da un’aura vaga di complicità. - Bene, credo sia quasi arrivato il turno del signore là, stia a vedere che combina.Curioso strizzi gli occhi e li aggrappi disperatamente alla giacca verde scuro di quell’uomo distinto, tutto erto nella sua altezza nella media, cinquantenne con cappello, baffi folti occhi in terra Il ritratto del silenzio perfetto. Cinquanta, il cinquanta viene chiamato e nessuno muove un muscolo: l’uomo con il cappello guarda il suo bigliettino, sorride di sghimbescio e rimane immobile mentre la povera operatrice allo sportello ripete, annoiata, il numero incriminato e incriminante. Qualche secondo di tensione, annusi l’aria e senti l’assenza, la vedi negli occhi che saettano in ogni dove per trovare il misterioso possessore del bigliettino fortunato che, in realtà, è ben visibile poco lontano da te, a sorridere e guardare i volti straniti della piccola folla in attesa. Poi, come fosse carta velina e brezza lieve, l’uomo scivola non visto tra le persone in piedi e sedute, così camminando eccolo che apre le porte, getta un ultimo sguardo


sereno da sotto il cappello, tutto per i suoi spettatori inconsapevoli e già non c’è più. Rimani muto e così fa’ la signora seduta dietro te, un nuovo numero viene apostrofato, il momento topico è passato e veloce si scioglie in tanti altri attimi ordinari. Prendi coraggio, ruoti appena appena la testa e bisbigli: - Scusi ma perché lo fa?La vecchietta scrolla le spalle, sorridendo come sanno sorridere solo le madri divenute nonne. - Scommetto che se lo chiedono anche quei santi che lavorano agli sportelli: viene qui ogni giorno ad orari diversi, ha avuto fortuna lei a vederlo, e ripete sempre questo tram tram. Prende il suo biglietto e, appena chiamano il numero due o tre volte, se ne va.- Sì ma, perché? Lei lo sa, signora?- le chiedi, leggermente innervosito. La donnina ti guarda e ti accorgi solo ora di come indossi degli occhiali spessi, allacciati al collo da una catenina di presunto oro e perline. Ti osserva come dubbiosa, leggermente infastidita e lo sai, sai che sta scavando con quegli occhietti ciechi dentro anfratti di te che vagamente hai intravisto, nel sonno. - Perché perché perché. Perché tutta questa ansia di sapere, mi viene da chiederle! Sono tutti fatti così ormai, lei non è certo un’eccezione, tutti terrorizzati dalla possibilità che ci sia qualcosa che non si possa spiegare e allora giù, a domandarsi cause, effetti, implicazioni. Ma possibile? Qui non si tratta di curiosità, si tratta di fede! È la fede che se ne va via, colpa di questi smarteponn, degli


ipud, dell’internet e di tutte queste diavolerie, a volte utilissime per carità, che hanno tolto qualsiasi possibilità di attesa. Ecco, altra cosa, ma perché vuole saperlo subito, lei, il perché? Quando noi avevamo una domanda, prima di tutto dovevamo valutare se fosse il caso di farla, perché magari era una scemenza bella e buona e allora via a farci lavare la bocca con il sapone, poi, se la domanda era intelligente e posta come si deve, ci mandavano a cercare in biblioteca, a sollevare un polverone grande così, in silenzio, senza suonerie, per scoprire ciò che non sapevamo. O ce lo raccontavano i nonni e, se eravamo stati giudiziosi, ci davano magari qualche spiccio per comprarci i gelati al chiosco. – S’è innervosita e tu, di scatto, raccogli quell’improvviso sbotto di negatività e lo rifletti. - Signora, le ho chiesto perché, mica le ho chiesto la luna!- Luna un corno! Ma ce la fa a godersi un piccolo secondo di stranezza senza doverlo subito smontare?Basta, questo è il colmo. Non sei alle poste per farti fare la ramanzina da una sconosciuta chiacchierona, quasi inopportuna. Fai per alzarti ma noti come tutti i posti a sedere siano occupati, ti dispiacerebbe perdere la comodità che hai acquisito con tanta fatica e tanto anticipo; noti inoltre che la tua attesa si prospetta ancora lunga, dati i numeri che sembrano rimanere sempre gli stessi. Decidi quindi, per salvare quello straccio di buon umore che ti è rimasto, d’immobilizzarti così, seduto dove sei e fare orecchie da mercante a qualunque altra cosa che la vecchia signora avrà voglia di raccontarti.


Cosa importa poi del perché? Quello era un pazzo, come pazza è quella che ti siede dietro, come pazzo forse sei tu. Altro che piccole stranezze, non siamo in provincia, signora, ma nella Città dei Matti, buongiorno. Lei però non apre bocca, evidentemente sarà offesa e il suo malumore quasi ti lambisce le spalle, scivola attraverso le carni per aggrapparsi, saldamente e meticolosamente, sulla spina dorsale. Passa qualche minuto, qualche manciata di tempo ordinatamente vuoto, già stai per sprofondare nuovamente nelle tue fantasticherie di montagne verdi e di sogni infantili quando qualcosa, non sapresti nemmeno tu dire cosa, ti pizzica lo stomaco. Ti stai sentendo in colpa. Forse non è questo, ti dici, massaggiandoti orgogliosamente lì dove l’intestino dovrebbe stare di casa; forse quel panino non ti ha fatto bene, forse alle poste avresti potuto benissimo andare domani, o dopodomani. Questo t’infastidisce, non il respiro leggermente pesante e la malcelata tristezza che senti provenire, a scrosci lenti e regolari, dal sedile dietro al tuo. Ma sì dai, facciamole questo favore. Ti giri. - Mi scusi, signora, ho avuto un comportamento davvero pessimo. Dove eravamo rimasti?Il volto della signora, da rabbuiato qual era, ecco che subito torna a splendere, ravvivato da un brillare d’occhi tutto particolare. - Le stavo parlando di quel signore di prima, del ticket. –


- Sì, esattamente. Lei viene qui spesso, vero, signora?- Già.- c’è ancora dello sdegno nella sua voce, nulla che non possa essere spazzato via da una buona dose di cortesia. - Quindi è in queste occasioni che vede quell’uomo?- Sì!- l’anziana donna torna ad accalorarsi, ogni diffidenza è abbandonata alla deriva. - Certi giorni viene la mattina e io il pomeriggio, dunque non riusciamo a incrociarci. Altre volte, come oggi, capita che i nostri momenti liberi collimino, lui fa quel che deve fare, io pure, quindi andiamo a prenderci un caffè lì al Paradiso, il bar all’angolo, ha presente?Annuisci, sorridendo cortese. - Sa, io sono un poco una chiacchierona, più che altro sono curiosa. Dopo un bel po’ di volte che lo vidi comportarsi in quella maniera buffa, non potei trattenermi dallo scambiarci due parole, sa, per tenersi compagnia. Quel signore, le dico, è un vero galantuomo. – La signora alza gli occhi, uno scheletro di civetteria rotola nello sguardo, poi frantumandosi. - Inizialmente si parlava del più e del meno, del tempo, del governo e tutti questi altri argomenti classici di conversazione. Un bel giorno, sempre al Paradiso, davanti a due cappucci fatti come Dio comanda, anche se con il latte devo andarci pianino perché non lo digerisco, mi feci coraggio e gli chiesi il perché della pantomima che ogni giorno recita.Hai teso le orecchie, dal sentire sei passato all’ascolto, attivo e attento.


- Bhè. – La nonnina abbassa lo sguardo che prima volava da te alle sue mani gonfie, le dita disadorne eccezion fatta che per una fede. Sta prendendo tempo, lo capisci, un poco la compatisci, la sensazione tuttavia si dipana, soverchiata dalla naturale curiosità per le storie ben raccontate. - Mi ha raccontato la sua storia. – riprende la donna, guardando fisso nel tuo sguardo storto. - È un uomo molto solo, non ha avuto ne il tempo ne il modo e men che meno l’occasione per farsi una famiglia. Vive un po’ fuori città, in quei palazzoni grigi e lavora da qualche parte che ora non ricordo. Però ricordo benissimo quando tirò fuori dalla tasca quel ticket che aveva preso poco prima alle poste.- Tace e riprende, forse da giovane è stata un’attrice. -Non era più un pezzettino di carta, no davvero, l’aveva fatto diventare un bellissimo origami, quei cosi giapponesi tutti piegati. Aveva la forma di donna, con tanto di gonna svasata. Mi raccontò che, tra una pausa lavorativa e l’altra, riempie il vuoto della sua esistenza così, facendo la fila in tutti quei posti dove c’è da ritirare il biglietto, banca, macelleria, panettieri, poste e se li porta a casa. Non si limita a questo tuttavia, nossignore, lui costruisce intere città di carta, con palazzi, uomini, animali e mobilio! Sta lì, piega e ripiega il suo foglietto ed ecco che, come per magia, ha creato un mondo nuovo, così bianco e così fragile. – Scrolli la testa, scandendo mentalmente parole rassicuranti sul fatto che nulla di ciò che ti è stato detto sia vero.


Come potrebbe esserlo, d’altronde? Altro che attrice, questa vecchietta ha raccontato troppe favole della buona notte ai suoi nipoti. Lei però continua a osservarti, ora leggermente dubbiosa. - Lei non mi crede, vero? – Ti affretti a rassicurarla, per evitare un’altra filippica sulla fede e sulla scienza. - Altro che San Tommaso, lei è peggio! Guardi, guardi qua.E sul tuo grembo, come alle medie nel passare i messaggi d’amore senza farsi scoprire, compare un minuscolo origami. È perfetto in ogni sua parte, il numero che un tempo stava scritto sul foglio dispiegato ora è un arabesco decorativo per il viso, il corpo di quell’umano in miniatura. Lo posi delicatamente sul palmo e lo rimiri, ammorbidendoti dalla tenerezza e dall’ammirazione: quel piccolo oggetto di artigianato velleitario raccoglie in sé tutti i dettami di una vita intera alla ricerca della perfezione, del silenzio, del candore. Occhieggi attorno a te, sperando di ritrovare quel signore con il cappello. - No, per oggi non tornerà.- mormora la donna e di nuovo il senso di colpa ti assale, un serpente che lento s’attorciglia alla bocca del tuo stomaco. La voce della Tua Signora delle Poste ti raggiunge come la risacca del mare, lenta, regolare ed affettuosa. - Mi crede, adesso? –


Io sarò -E questo è quanto.- borbotta la vecchina mentre tu, in uno stato di placida confusione, fissi con occhio d’animale da cortile l’origami che ancora ti giace in grembo. Una mano gonfia, solcata di vene scure che paiono correnti fredde e calde in mari australi, ti strappa la piccola gioia di dosso, riappropriandosene. -Scusi, le ha mai fatto vedere ciò che costruisce, con questi scontrini? Intere città, lei dice? Potrebbe mentire, magari nascondere qualcosa di più!- Hai preso la tangenziale del complottismo, direzione: il nonsenso. La Tua Signora delle Poste sghignazza a denti stretti, quella risatina ti frantuma da dentro, come fosse l’insulto più grande che tu abbia mai ricevuto. La sua storia ti ha stancato, non è vero? Ne hai abbastanza di questa stranezza, quest’umanità che non è più massa ma contenuto. Dì la verità, puoi. Non sopporti ciò che sfugge all’ordinario, non riesci a comprenderlo con il perimetro per il quale la tua mente si estende. Non ti piace non capire, preferisci non credere. -Guardi, posso giurarle su mio marito Lucio, che Iddio l’abbia in gloria, che non avrei nessun comodo a star qui a raccontarle balle. Ho da fare io, cosa crede? Quell’uomo


non è un artista, non è un megalomane. Passa il tempo così, come lei magari si sfoglia una rivista o va a farsi una nuotata. No, no, nulla di strano, nulla di cattivo. Di questi tempi i fattacci accadono ovunque, legittimo pensare male anche di un ninnolo di carta. – Prende fiato, misura il suo tempo. -Ma io le giuro, e quasi quasi spergiuro, di non mentire.Credi a ciò che vedi, non vedi, non credi. Lampante. Logico. Gelido. Qualcosa continua a bussare dentro la tua cassa toracica, scalando la tua gola, aggrappandosi alla lingua. Sai di dover dare fiducia a quella storia, di dover tornare fanciullo. Puoi abbandonare ogni ritrosia, nessuno ti giudicherà. Nessuno avrà di che lamentarsi, non ti verrà scalato dallo stipendio lo stupore che hai ancora negli occhi. Forse, ti dici, sarai felice. Rimani in silenzio tu così come tace lei; ogni tanto il vuoto si spezza grazie o per colpa dei costanti borbottii che la signora emette. Speri non siano formule magiche. D’un tratto, come scossa dalle fondamenta del suo corporoccaforte la signora sobbalza, lo percepiscono gli astanti e pure tu, e ti poggia con fare materno ed eccitato una mano sulla spalla, sempre la stessa. -Quanta fortuna ha lei, oggi! Guardi, guardi!Non sai dove, non sai come, giri e rigiri la testa mentre la vecchina ti bisbiglia con voce acidula ordini e direzioni. - A destra, guardi a destra, lo sportello numero sei. No, non là! Scusi ma ha dimenticato gli occhiali a casa? Lo vedo persino io che sono orba da anni! Ecco guardi, guar-


di, la vede quella donna? Come quale donna, La Maddalena del mercoledì! Ah, già, lei non sa. Bene, vede un vestito rosso fasciante, un corpo da signora fatto come Dio comanda, dei capelli rossi? Caspita, come fa a non accorgersene? Mai passata inosservata così, una bella donna come quella.T’innervosisci, di nuovo. Ormai hai capito che genere di signora sia la tua Guida, decidi dunque di lasciarti impartire comandi. Finalmente la riconosci tra la gran quantit�� di persone che continuano ad affollare l’angusto locale. È effettivamente una bellissima signora, attempata tuttavia, un non so che di triste nell’andatura e nei vestiti, così curati, come chi passa ore a scegliere quali scarpe indosserà il giorno dopo per andare a fare la spesa. Sempre gli stessi quattro o cinque piatti pronti, molti libri e altrettanti film visti in solitudine. Magari, una bottiglia di Chianti. -Non è un fiore?- mormora la signora, ti accorgi di un che di sognante nel suo tono. Ricorda quando era giovane lei, probabilmente. Delle vesti attillate, dei sospiri nel buio del cinema. Per un secondo un tremore ti assale, senti di aver paura d’invecchiare. -Sì, ecco, la vedo.- bisbigli, c’è un che di complice in te, di primo acchito nemmeno riesci a percepirti. -Lei è la Maddalena.- esclama trionfante la tua anziana parolaia. Annuisci, condiscendente. Siamo arrivati alle apparizioni evangeliche, oltre questa follia non si potrà andare.


L’anziana donna prende a parlare, la tua mente però non la segue. Perseguita invece l’immagine della bella, forse bellissima donna che ora parlotta a denti stretti con la ragazza dello sportello. Dalla tua torretta d’osservazione, che altro non è se non una sedia ne comoda ne scomoda in mezzo ad altre, riesci a vedere come il suo viso si contorca dalla sofferenza e dalla rabbia. -Non ve l’hanno ancora recapitato! Siete degli incompetenti!- sbraita ora la Maddalena, tutta la stanza affonda rovinosamente in un penoso silenzio. -Signora, le giuro, siamo desolati.- balbetta l’addetta a risolvere questo inghippo, fronteggiando la più imbestialita tra le gorgoni. -Abbiamo ben presente la richiesta, le abbiamo detto che, se dovesse essere recapitato qui ciò che dice, sarà nostra premura informarla immediatamente.-Cazzate! Tutte cazzate!-Signora, la prego.-La prego io! Sono allo stremo della pazienza, le ho detto che sarebbe dovuto arrivare mesi e mesi fa.-E io le avrò detto mille volte che quando sarà nella nostra filiale le sarà immediatamente – con che foga l’operatrice scandisce quell’immediatamente. – recapitato a casa.-Lei si permette di fare la voce grossa con me? Eh?- da alterata la voce della Maddalena si è fatta uno stridio d’uccello in gabbia. -Signora, la smetta, non mi sembra il caso di farne una tragedia.E una tragedia è ciò che si sta consumando in quella sede


delle Poste Italiane, una tragedia greca in pieno stile sofocleo, la presenza della tua anziana guida dietro te si è quasi liquefatta, tanto è assorbita dalla scena. -Questa mancanza di rispetto del tempo altrui è schifosa! Esporrò nuovamente le mie lamentele alla direzione, soprattutto per ciò che la riguarda, signorina...- la Maddalena si sporge in avanti, forse a cercare il nome della sua seviziata. Non lo trova, si stizzisce ritraendosi. -Possiamo trovare un modo per soddisfare pienamente i suoi bisogni, pazienti, signora, sia ragionevole.- ora il tono dell’addetta allo sportello numero sei è tra il tremulo e l’esasperato. Alla Maddalena però degli altri non importa: si gira, una piroetta che ha il sapore di una danza ed esce dal locale, con la grandiosità e la maleducazione delle grandi dive. La calma pian piano carezza i corpi di tutti, facendo sì che questi si distendano. Distogli lo sguardo dal palcoscenico momentaneo e, con la coda dell’occhio, noti la ragazza torturata che sfugge dalla sua postazione di lavoro e si tuffa verso una porta ben chiusa, probabilmente l’ufficio del direttore al quale la Maddalena esporrà le sue lagnanze. Ti chiedi come possano accadere tante storie in un sol luogo, in un solo giorno. Forse davvero la Fortuna ti arride, o sei solo nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Dipende dai tuoi programmi per la giornata. Ruoti leggermente il capo verso la vecchina che, in un certo senso, ti accompagna; hai quasi paura di far rumore con le tue giunture, i tuoi capelli, il tuo respiro poco più


forte di un sospiro. L’anziana tua guida è seduta come l’ultima volta che l’hai osservata, nulla nel suo volto è cambiato se non un piccolo sorriso malizioso. -Oggi ha un po’ esagerato, da una signora così elegante mai mi sarei aspettata del turpiloquio. Che vuol farci, del resto è disperata, come tutte le donne innamorate.Taci. -Ah, l’amore!- questo è l’incipit della perorazione fresca fresca di pensiero che la donna anziana si prepara a pronunciare. Che altro hai da fare? Ascoltala. -È proprio vero che il nostro cervello è sempre lì a lavorare, a rimuginare, a congetturare. Ogni momento! Da quando nasci a quando t’innamori. – sospira. -Poi all’improvviso, cessa. Qualcosa ci spinge, cosa sia non lo so, ma ci tira ci sbatte ci butta giù per terra. È come un demonio che prende la tua anima in affitto e se la porta a spasso giù, nell’Inferno. Ma il Diavolo in persona dev’essere un galantuomo, anche se dimentica sempre di fare i coperchi dopo un gran lavorio sulle pentole. L’amore, l’amore, di qualunque categoria esso sia, ti straccia e strazia, è una ferita che non si rimargina mai.Qualcosa t’incanta del suo fervore, forse il pensiero fugace e sottile di quante nozioni si accumulino in età avanzata e tu, tu così tronfio di ciò che fino ad ora hai avuto la forza e il coraggio di costruire, così sazio di ciò che conosci, ti senti a un tratto mancare. Quanta strada ancora da percorrere. -Il mio Lucio, oh il mio Lucio, Signore abbi pietà della sua


anima buona. Un grand’uomo, il mio marito. Brontolone sì, ma quando qualcosa veniva a mancare in casa, lui subito correva ai ripari. Quando alla Silvia venne quel brutto febbrone da cavallo, ed era solo un frugoletto, povero angelo, il caro Lucio ricordo corse in strada a cercare una farmacia di turno, era notte fonda del 1 maggio, può immaginare lei la rarità di trovarne qualcuna che svolgesse il suo esercizio. Odio le feste, tutto chiuso, sono una limitazione! E cosa si festeggia, cosa? Degli spettri di ricorrenze che, al giorno d’oggi, nessuno sente più come proprie.-Signora, secondo me invece...-Andò a svegliare il nostro farmacista di fiducia, dopo aver perlustrato tutta la Città da Nord a Sud. Povero Signor Granata; ricordo che venne a visitare la Silvia ancora in camicia da notte. Ero così preoccupata che mi scordai di ridere.Annuisci, sorridi, tentenni nell’esalare quelle parole che ti battono pesantemente in testa. -Sì ma, la Maddalena?La signora ti scocca un’occhiata irritata. -Sì, sì, la Maddalena, ci stavo per arrivare eh, quanta fretta, come al solito.Socchiudi gli occhi e la voce del tuo Virgilio personale ti scorta. -La donna che hai appena visto è la Maddalena del Mercoledì.Viene qui sempre in quel giorno, che poi sarebbe oggi, quanta fortuna ha lei. Saranno due o tre mesi che s’impegna a scatenare questa baraonda. Ha già mandato tre o quattro lettere di reclamo al direttore, il Signor


Fugazzi, un brav’uomo che fa di tutto per sfuggire alle rogne.-Viene spesso vestita di rosso, qualche volta preferisce il nero, molti dicono sia ricchissima. Quei molti mentono, è una donna come altre: femminile, aggressiva ma, sfortunatamente, innamorata. -Perché sfortunatamente? Scusi se la interrompo.-Perché l’amore è la sfortuna di ogni donna, la miglior sfortuna che possa capitare. Sa quanti tangheri ci sono, di questi tempi, che non aspettano altro se non incappare nelle grazie di una donna per bene e farla divenire una Messalina.-Mh.- è l’unico suono che riesci a produrre. -Bon. La Maddalena è, o forse era, date le circostanze, l’amante di un italiano la cui famiglia aveva fatto fortuna in America, uno di quelli ricchi, non il primo ciula che passa per strada, s’intende. Lui le aveva affittato una bella casetta vicino alla Stazione, quelle costruite quando ancora era tutta da tirarsi su, di gran valore, un pergolato di glicini che solo il profumo fa perdere la testa! Le pagava alimenti, spese personali, divertimento. L’andava a trovare una o due volte al mese, sa com’è, in America c’ha moglie e figli, quel disgraziato.-Alla Maddalena quella vita da nababbo non dispiaceva affatto. Tuttavia si chiedeva perché non mollasse la moglie americana, una donnetta tutta perbenismo, e non venisse a vivere con lei, per guardarsi invecchiare senza rancore. L’Imprenditore però tergiversava, procrastinava, tentennava. Un bel giorno la Maddalena, stanca di essere


il divertimento mensile dell’uomo del quale invece era innamorata, si decise ad affrontarlo.Pausa. Sorridi con tenerezza, che attrice la tua vecchina, che superba, sincera attrice. -Perché non mi prendi come moglie? Gli disse la Maddalena. Lei si ricorda che lui la guardò con tanto amore, quasi il cuore le scoppiava nel petto. Per tutto il fine settimana che passarono insieme, lei continuava a ripetere la stessa domanda, lui a guardarla negli occhi sciogliendosi per lei. La Maddalena accompagnò il suo Imprenditore all’aeroporto, insistendo tenace su quel quesito che l’avrebbe salvata da altre notti insonni. Poco prima di vederlo sparire, afferrato dalla folla di viaggiatori e dai soliti controlli innervosenti, il suo diletto le sussurrò qualcosa all’orecchio. Poi scomparve.-Tornò a casa al settimo cielo, sapendo che sì, lui l’avrebbe sposata eccome, magari avrebbero avuto anche una bella bambina. Ecco perché viene sempre in posta al mercoledì, perché aspetta la prova finale che l’Imprenditore tornerà Italia e dissiperà quella sua vita fatta di attese.Scrolli la testa, non stai capendo, e sì che hai ascoltato attentamente parola per parola. -Mi scusi.- indugi, avanzi. –Cosa le disse l’Imprenditore all’aeroporto da farle credere con sicurezza che l’avrebbe sposata?La tua vecchietta esplode in una garrula risata. -Si ricordi una cosa, lei. Si tenga ben stretto l’udito! Fac-


cia sempre attenzione a ciò che le viene detto; la parola è tutto ciò che ci rimane di oggettivo e forse certo per comprendere chi amiamo, e anche chi odiamo. Sia sempre sincero.-Ho capito, ho capito.- sbotti, al massimo della curiosità. -Sa cosa le disse, quel casanova d’oltreoceano?-No che non lo so, non me l’ha ancora detto!-Le disse: “Se son rose, fioriranno.”Ancora non capisci. -E lei capì: “Le tue rose arriveranno.” Lei ha sempre sognato di adornare la chiesa dove sarebbero divenuti marito e moglie con rose bianche, rose tra i capelli, rose nei bouquet. Più volte gli aveva comunicato questo desiderio e lui, lui finalmente l’avrebbe esaudito. Sarebbe bastato solo un pizzico di pazienza e sarebbe finalmente divenuta la donna rispettabile che da sempre sognava di essere. Può ora immaginare la gioia immensa della nostra povera Maddalena, da che aspettava ogni mese il suo Imprenditore, prese ad aspettare le sue rose bianche.Senti il suo sguardo sulla nuca, non ti volti. -Ma le rose non arrivavano, così come il suo Imprenditore smise di venirla a trovare. Disperata e impaziente, si convinse che le rose sarebbero arrivate per Posta proprio dall’America, per rendere il tutto ancora più romantico, più umano. -Non ci saranno rose, povera Maddalena. Ho provato a dirglielo ma lei si rifiuta di credermi. Mi da della pazza, non capisce che la mia faccia non s’è fatta così raggrinzita in un manicomio. È la vita ad averla resa così, e la vita è


fatta di cose belle e cose brutte.Ancora in silenzio ti ritrovi, a galleggiare nel caos calmo che t’aveva colto prima, per l’uomo degli origami. Passato qualche lentissimo minuto, ritrovi la parola. -Quindi lui non verrà?La Tua Signora delle Poste sbuffa. -Chi lo sa, magari un giorno la Maddalena capirà da sola, allora lui sarà nuovamente suo.Occhieggi fuori dalle grandi vetrate ed eccola, vedi la donna resa ingenua dall’amore; ha indossato gli occhiali da sole e così immobile com’è parrebbe strappata da un qualche quadro di Hopper. Ti scopri a stringere le tue mani l’una con l’altra, come a convincerti che la solitudine sia solo un’attitudine mentale. Sai bene anche tu, tuttavia, come non si scelga di essere soli. Lo si è.


Fuoco Scrolli la testa: ti pervade una rabbia sotterranea ma non per questo meno soffocante. -Lei mi racconta storie, signora.-Certo che le racconto storie!- il tono di voce dell’anziana è calmo, gentile e lievemente irrisorio. –Cosa sarebbero queste, altrimenti?-Sembrerebbero campate per aria.-Creda un poco quel che le piace.- Non hai voglia di girarti ma sai, come se la tua guida di oggi fosse tue compagna da ere ed ere, che lei sta scrollando le spalle. Il rumore della collanina per gli occhiali che sbatte contro le stanghette di questi ultimi fa da colonna sonora alla tua incredulità. -Va bene, per quello degli origami posso anche crederle... Ma per la Maddalena!- Di lontano odi la tua voce, s’è fatta lievemente stridula, s’è alzata di un tono, il tuo cuore è sceso un poco più in basso, come fosse scivolato giù. -La Maddalena.- ribadisci il nome di quella creatura come a volerlo rendere più reale. Proprio non riesci a dare alla donna in rosso un dolore che le sia proprio, qualcosa che la nobiliti e la faccia assurgere al mondo di noi esseri umani? No? - Non posso crederle, signora, mi dispiace. Ci sono troppe


falle nella sua storia!-San Tommaso sei!-No, Signora, penso razionalmente e basta. L’amante non l’ha mai più chiamata? Lei non l’ha cercato? Non conosce il suo indirizzo? Come può aspettarsi qualcuno di ricevere dei fiori per posta? Bisogna essere proprio stupidi.Sbuffa, la tua nonnina. -O innamorati.-No! Anche nell’amore si arriva al pensiero logico, soprattutto quando si soffre. Lo saprà benissimo anche lei; non mi dica che, passato lo strazio per suo marito, lei non sia riuscita a formulare un pensiero logico. La consapevolezza della morte, la certezza che lui non sarebbe tornato mai più.Senti un gemito sorgere dalle tue spalle, un lamento ferino. -Lei mi sta mancando di rispetto.-E lei lo manca a me raccontandomi queste cazzate.-Non sia scurrile.-Oh beh, certo, non sia scurrile, non abbia curiosità, creda. A cosa devo credere? A una donna che da due mesi viene alle poste alla ricerca di un mazzo di fiori che non arriverà? Sinceramente, signora, mi dispiace dover essere così insensibile ma non posso tollerare oltre tutto questo.Nessun suono, nessun rumore. Ti avvolge una nebbiolina ovattata, dalla fredda consapevolezza e dalla spietata ricerca di verità il disagio ti punge, armato di brividi e senso di colpa. A lungo tacete, tu e la Tua Signora delle Poste. Guardi


distrattamente il display, scorgi i numeri rotolare pericolosamente verso quello che ti è stato assegnato. Tasti la tasca tremando appena, sì, c’è ancora il biglietto, appallottolato ma c’è. -Signora?- hai deciso di porre fine a questa lite nel più civile dei modi, avendo tu peccato di supposta inciviltà. Del resto, cosa ti costa? È una donna anziana, molto avrà riso e sofferto. Tornando a casa avresti sentito la soddisfazione nelle gambe, oltre ad un lieve cerchio alla testa. Avresti fatto il tuo dovere di cittadino, di essere umano. Rispetta gli avi. Però, non sai perché, le persone che hanno superato la settantina e ritengono di possedere la chiave universale per qualsiasi porta ti disturbano. Quando camminano lenti, le braccia dietro la schiena, quando fissano i cantieri, quando si lamentano dei loro malanni. Quando raccontano storie e tu non avresti tempo da perdere. Come sei antisociale, vero? -Signora?- riprovi, come quando chi ami non risponde al telefono, ai baci e alle domande. -Se ne vada.- Le parole che ti raggiungono arrivano come una stilettata lì, tra le costole. Ti farà sanguinare, forse non morire. -Davvero, mi dispiace, sinceramente. Non so che mi sia preso, mi deve credere...-Non si toccano i morti. Non i miei morti.- troppa enfasi sul possessivo, tanto dolore nelle restanti parole. Non osi girarti.


-Non ha qualche altra storia da raccontare?-Non a lei. Sparisca dalla mia vista.Ecco, fantastico, oltre ad avere la coscienza sporca ora non hai neppure un posto dove sedere. Come un bimbo ladro di caramelle ti alzi, il capo appena appena chino; raccogli qualche sguardo infastidito, qualcuno divertito, occhiate che cozzano sui tuoi abiti ordinariamente scelti con cura, sulle tue convinzioni, su ciò che ti attende fuori da quel luogo. In poche parole, non li senti. Sei in piedi tra molte persone sedute, qualche altra nella tua stessa situazione cerca un posto vacante con occhio rapace. Che fare? Guardi la lunga distesa di crani piegati in avanti, di tenui luminescenze dei telefoni: hai bisogno di un posto che sia lontano dalla Tua Signora Tradita. Come un marinaio in vedetta, il tuo cuore sorge nel giubilo di trovarne uno. Provi a farti spazio tra la miriade di corpi, dando non poco fastidio, sollevando non pochi grugniti innervositi. Eccola, la piccola isola felice, la scorgi di lontano ed è il tuo miraggio. Una sedia linda, libera tra le altre già prese. Un pensiero laterale e sommesso ti sfiora: perché quegli altri se ne stanno con le gambe indolenzite quando, in bella vista, ci sarebbe un luogo che cesserebbe i loro tormenti? Hai raccolto armi e bagagli e già ti allontani, quando la voce della Tua Signora ti raggiunge, gelandoti. -Per pietà, non si sieda in quel posto!Sbuffi e ti volgi verso di lei: s’è fatta più piccina, raggrumata nel suo cappottone di velluto così poco consono alla


primavera che alle porte bussa insistente. Non è una donna ma un fantoccio. -Cosa c’è adesso?- Hai provato a essere gentile, la tua mente ha ripetuto almeno una quindicina di volte la frase prima di lasciarla sfuggire. Purtroppo il risultato non è stato consono ai propositi. -Senta- la donnina fa un gran sospiro prima di riprendere. –Non lo sto dicendo per lei, fosse solo per i miei scrupoli la lascerei andare in quel posto purché stia lontano dalla mia vista. Qui però c’è in ballo molto più che lei solo. Faccia il bravo, torni a sedere.Docile e al limite dello stremo ti afflosci, uno stelo reciso, sulla sedia davanti alla sua. -Mi può spiegare perché non dovrei andare a sedermi là?-È meglio così-Oh Dio!- tutta la frustrazione che provi trasmigra in quelle cinque lettere. – Mi dica! È riservato ai disabili?-No.-Allora è rotto.-No, no.- Risatina. -E allora cosa c’è!- il fastidio straborda dai tuoi occhi e lo senti quasi colare sulle guance. Ti tasti la pelle e no, non stai piangendo di rabbia. Non ancora. Stai su quella tua sedia come fossi un gufo, la testa torta al massimo per osservare negli occhi l’anziana. Ciò che vedi sono occhi divertiti, forse anche infastiditi. -So che non le interessano le mie storie...Fai per spiegare e spiegarti ma lei, imperiosa, alza il tono di voce.


-Questa però è bene che la sappia: quel sedile porta sfortuna!Involontariamente il palmo della tua mano scatta e va a sbattere leggermente contro la fronte, producendo un rumore schioccante e comico. -Mi creda. Più di una volta sono accadute delle tragedie quando questo posto è stato occupato. Ha per caso letto sui giornali di quelle persone che hanno fatto pasticci con i computer delle Poste?-Sì, ricordo vagamente.-E quando per un giorno intero nessuno tra i motorini dei postini riuscì a partire? Il patatrac che ne derivò?Annuisci. -E anche quando vi fu quella brutta rapina con tanto di sparatoria, dove morì un pensionato?- la vecchina tiene la sua orazione con fare calmo e distaccato, forse spettro del risentimento di prima. Muovi meccanicamente il capo avanti, indietro, avanti, indietro. Non sei affatto naturale, così. -Beh – la Tua Signora Riconciliata da qualche colpetto di tosse sporadico, denso e pieno. -È successo tutto quando qualcuno provò a sedersi qui. Mi creda, lo sanno tutti quelli che frequentano questa filiale. ‘Sta sedia è peggio di un gatto nero che t’attraversi la strada. Fossi il lei, aspetterei o qui o in piedi. Che numero ha? Magari tra poco la chiameranno.Prorompi in un lamento seccato che arriva dall’ultimo briciolo di razionalità che ti rimane, raccogli il tuo cappotto e non ti sovviene di guardarti intorno, molti sono gli occhi


che ti spruzzano addosso risentimento sporadico, forse proprio per l’intenzione di occupare il posto sventurato. -Ok, ok. Ho capito, signora. Preferirei stare in piedi.- Prendi tempo, raccogli la giacca e l’appallottoli tra le braccia. –Lei è definitivamente pazza. Si faccia curare, la scongiuro.L’hai detto, ti sei tolto un peso. Prima di udire le recriminazioni di una vecchia visionaria piccata scivoli via, ti senti come idrosolubile, le gambe molli, le palpebre dense e pesanti. T’afflosci contro un muro casuale che sia però il più vicino possibile agli sportelli; pigro rivolgi lo sguardo al display. 98. Guardi ancora. 98. Stringi il foglietto che si rannicchia nella tua tasca. Realizzi. Corri. Caracolli trafelato, benché tu abbia percorso appena pochi metri ma prodotto adrenalina come mai in vita tua, davanti a un’annoiata addetta. La guardi come un anacoreta osserverebbe un’apparizione mariana: estatico. Sbrighi le tue faccende prima del previsto, ritiri con lentezza i tuoi carteggi, gustando ogni secondo che ti separa dalla libertà. -Ho visto che la Signora Adele le ha attaccato bottone.Ti manca il fiato, guardi il viso leggermente acneico della ragazza quasi donna davanti a te, dietro lo sportello. -Cosa, scusi?-


-Adele, la signora anziana con gli occhiali, ve la siete intesa alla grande.-Mh, sì, indubbiamente.- hai quasi finito di ordinare tutti i tuoi averi temporanei sottobraccio, nella borsa rigida, nelle tasche. Vorresti soltanto un poco di silenzi ma la forse signorina invece la pensa diversamente. -Sa che quella donna è stata una scrittrice d’alto calibro? Ha prodotto una quantità di libri che a pensarci manca quasi il respiro. Ha ottenuto riconoscimenti, menzioni speciali, ha fatto viaggi e ha scritto, scritto sino a che l’Alzheimer non le ha strappato ogni capacità di raccontare. Magari l’avrà innervosita, quella signora. La scusi; ora che non ha più nulla da fare e ancora molto da raccontare viene qui spesso, scandaglia tra le facce dei clienti sinché non ne trova una che le interessi abbastanza, si siede e inizia a raccontare. Povera donna, le piace passare il tempo così.Indietreggi, sputacchi un ringraziamento stentato ma fin troppo ostentato e ti scapicolli verso l’uscita, barcollando appena. Fuori da lì l’aria da primavera neonata e la brezza insidiosa ti fanno ringiovanire di qualche anno. Frughi nella tracolla e trovi le sigarette. Accendi, aspiri, espiri fumo e respiro. La boccata di nicotina ha fittiziamente disteso i tuoi nervi, ora puoi guardare attraverso la grande vetrata; ti senti come se qualcosa ti avesse catapultato a forza nella vita dopo un coma lungo e senza sogni. È lì, la Tua Signora delle Poste: s’è piegata verso una per-


sona seduta alla sua destra, che riconosci essere donna, probabilmente giovane, solo grazie alla voluminosa massa di capelli ricci e selvatici. Le loro teste sono tanto vicine da farle sembrare due scolarette nel momento della ricreazione; provi un senso di esclusione, come quando alle medie, nell’ora di ginnastica, non eri mai scelto ma assegnato a una delle due squadre. Socchiudi gli occhi, confondendoti nella loro immagine ciarliera. La ragazza si scosta appena dall’anziana e si volge verso te, piantando negli occhi tuoi le lame del suo sguardo. Una frazione breve di tempo e la giovane donna torna a volgersi verso la Non Più Tua Signora delle Poste. Quei due capi, uno candido e l’altro ricciuto si stagliano, fragili e complici, sulle vite degli altri. Eleonora C.

Maggio 2014 Progetto grafico e copertina di Andrea S.



Per Te Che Aspetti - Eleonora C.