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Il Minotauro Problemi e ricerche di psicologia del profondo

ISSN 2037-4216 Anno XLV - n.1 Giugno 2018


Anno xlv – Vol. n. 1 GIUGNO 2018

IL MINOTAURO PROBLEMI E RICERCHE DI PSICOLOGIA DEL PROFONDO


IL MINOTAURO Rivista fondata in Roma nel 1973 da Francesco Paolo Ranzato www.rivistailminotauro.it ORGANO UFFICIALE DELLA SCUOLA DI PSICOTERAPIA ANALITICA AIÓN Via Palestro, 6, 40123, Bologna Tel: 348.2683688

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Iscrizione Registro Operatori Comunicazione n. 24236 Testata registrata al Tribunale di Bologna, aut. n. 8034 del 28 Gennaio 2010 DIRETTORE RESPONSABILE LUCA VALERIO FABJ COMITATO SCIENTIFICO Luca Valerio Fabj, Angelo Gabriele Gabriele Aiello, Elena Acquarini, Antonio Grassi, Francisco Javier Fiz Pérez, Roberto Filippini REDAZIONE Lorena Bubani, Chiara Canzan, Loris Di Bella, Isabel Elmi STAMPA: PressUP s.r.l. SERVIZIO ARRETRATI E ABBONAMENTI TEL. 051-99.13.920 - FAX 051-19.90.12.29 Martedì, Mercoledì, Giovedì dalle 10:00 alle13:30 e dalle 15:00 alle 18:30 Abbonamento Annuale - 2 numeri: € 15 Abbonamento Biennale - 4 numeri: € 28 Modalità di pagamento: Con carta di credito seguendo la procedura su www.rivistailminotauro.it Oppure con Bonifico su c/c bancario IBAN: IT 11 Y 05387 02419 000002119149 intestato a Gruppo Persiani Editore Srls, specificando nella causale nome, cognome, e “abbonamento alla rivista Il Minotauro”. Poste Italiane S.p.a. – Spedizione in abbonamento postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, CN/BO.


Sommario Articoli: Editoriale di Luca Valerio Fabj................................................................................................... 5 Il tempo dell’anima di Riccardo Gramantieri............................................................................................... 7 L’inconscio sullo schermo: il cinema secondo Jung di Giuseppe Ierace......................................................................................................24 Dall'uomo-macchina illuminista alla robotizzazione della società di Claudio Messori..................................................................................................... 36 Tempo dell'Io e tempo del Sé nell'ottica della teoria junghiana di Claudia Mazzanti................................................................................................. 89 Evidence Based, tra punti di forza e false sicurezze di Benedetto Tangocci................................................................................................108 Terrorismo psicologico nel mondo del lavoro. Il mobbing di Javier Fiz Perez e Camilla Prigiotti.....................................................................121 La psicologia positiva e il suo impianto nel contesto del lavoro di Javier Fiz Perez e Camilla Prigiotti ....................................................................141 Esperienze di incontro con i genitori adottivi di Rossana Dalla Stella ..........................................................................................163


IL PDM2 Editoriale di Luca Valerio Fabj

Recentemente è uscita l’edizione italiana del nuovo pdm2, il Manuale Diagnostico Psicodinamico dei disagi psichici internazionalmente riconosciuto. A parte il suo enorme valore scientifico e il suo indubbio pregio come vastissimo lavoro di ricerca, questo nuovo manuale rappresenta una grande possibilità di riconoscimento per la Psicoterapia Analitica e per la Psicologia Analitica. Questo non solo perché il suo curatore, il professor Lingiardi della Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è fra le altre cose un analista di formazione junghiana, ma, soprattutto, per la sua impostazione e per il suo palinsesto, che pongono al centro della diagnosi l’individuo e non uno sterile elenco statistico di sintomi. Con questo manuale, che dialoga ampiamente con il pensiero di Jung e lo include nella più ampia teoria psicoanalitica di carattere scientifico, la visione neopositivista della psicologia statistica subisce un durissimo colpo. L’uomo torna al centro della clinica con tutto il suo senso esistenziale e il suo significato dinamico. E con esso ritorna tutto l’ineludibile valore della diade terapeuta-paziente, con tutta la importanza scientifica del transfert e del contro-transfert come strumento diagnostico. Con la “novità” del pdm2 torna in auge, con tutti i crismi della Vera Scienza, la tradizione della teoria psicoanalitica. E ora, come sempre accade di fronte alla tradizione, è necessario che coloro che si occupano della psicodinamica ne siano all’altezza, ovvero dovremo dimostrare di esserne degni! Luca Valerio Fabj

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IL TEMPO DELL’ANIMA Riccardo Gramantieri Gli scrittori che hanno tentato di descrivere poeticamente questa figura, non hanno mancato di porre in rilievo lo speciale rapporto dell’Anima con il tempo. Ricorderò le classiche descrizioni di Rider Haggard, in She e The Return of She, di Benoît nell’Atlantide, e soprattutto il romanzo di un giovane americano, Sloane: To Walk the Night. In tutte queste opere l’Anima è al di là del tempo così come noi lo sperimentiamo: è quindi o vecchissima, o un essere appartenente a un altro ordine di cose. C.G. Jung

INTRODUZIONE Gli archetipi si rappresentano con immagini primordiali. Carl Gustav Jung iniziò a definirli poco prima del confronto con Freud, e poi ne sviluppò gli aspetti teorici e clinici lungo tutta la vita, apportando modifiche a singole definizioni e concetti senza, in realtà, arrivare a sviluppare un modello definitivo per ognuno di essi. Non ci si soffermerà qui nelle definizioni dei tipi di archetipi ed immagini degli stessi, che sono concetti noti; si faranno invece alcune considerazioni solo sull’archetipo dell’Anima. James Hillman ci dice che essa è: «mediatrice dell’ignoto, funge da psicopompo verso l’ignoto e appare essa stessa come qualcosa di ignoto» (Hillman, 1985, p. 167). In Aion Jung scrive che: «l’Anima non è un’invenzione della coscienza, bensì un prodotto spontaneo dell’inconscio» (Jung, 1951, pp. 13-14); e nel Mysterium coniunctionis aggiunge che l’inconscio si presenta in forma personificata e la sua più frequente raffigurazione: «è il cosiddetto “tipo Anima”, che rappresenta l’inconscio collettivo in una forma unica o multipla; l’inconscio personale viene personificato dalla cosiddetta Ombra. Più di rado, invece, l’inconscio collettivo si presenta come un vecchio saggio» (Jung, 1955-56, p. 104). L’uomo contemporaneo, in balia della propria Anima, vive dunque una vita al di là di tutte le categorie, senza senso né regole. In questo modo la sua sarà una vita che non realizza pienamente se stessa e che, per questo motivo, spaventa «l’uomo ben integrato nella sua civiltà» (Jung, 1934-54, p. 27). Spaventa perché l’Anima non è semplicemente oscura (come è l’Ombra), ma è ambigua e può apparire sia come un angelo di luce che come un demone. Il confronto con l’Anima è pertanto una prova di coraggio: l’Anima rappresenta dei fatti psichici che non sono mai stati immediatamente riconoscibili e gestibili dall’uomo contemporaneo, ma che sono quasi sempre proiezioni al di fuori del suo campo psichico personale, e dunque del suo tempo. Diversamente dall’Ombra, che riflette l’inconscio personale, l’Anima appartiene allo psicoide, e dunque alla notte dei tempi: «all’uomo antico l’Anima apparve come dea o strega; l’uomo medievale, 7


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L’INCONSCIO SULLO SCHERMO: IL CINEMA SECONDO JUNG Giuseppe Ierace «Il film obbedisce alle leggi della nostra mente, piuttosto che a quelle del mondo esterno», scriveva più d’un secolo fa Hugo Münsterberg (1863-1916), il fondatore della psicologia applicata che s’occupava anche d’arte ed estetica, aggiungendo come «avvenimenti talmente distanti l’uno dall’altro a cui ci sarebbe impossibile essere contemporaneamente presenti si fondono nel nostro campo visivo, allo stesso modo in cui sono contemporaneamente presenti nella nostra coscienza». Per molti versi, il cinema svolge una funzione psicoterapeutica, paragonabile a quella compiuta, più specificatamente, dalla procedura analitica, soprattutto nel riuscire a metterci a confronto con quei simboli indispensabili alla psiche per la sua evoluzione interiore e che: «Quando non vengono forniti dall’esterno, mediante il mito e i riti, - avverte Joseph J. Campbell (1904-1987), in The Hero with a Thousand Faces (1949) - si sviluppano autonomamente dentro di noi e si presentano a noi nel sogno». Andare al cinema, anche se da soli, per poi stare assieme ad altri, rientra in questo rituale, mentre il mito si costituisce poi, più lentamente, sullo schermo, nel buio della sala, favorendo l’identificazione con il protagonista delle vicende che vengono narrate. Le immagini archetipiche, ci ha insegnato Jung (Über die Archetypen des kollektiven Unbewussten, 1934), sono depositate nell’inconscio collettivo, quali «tipi arcaici o ancor meglio primigeni, cioè immagini comuni presenti fin dai tempi remoti», che in seguito confluiscono nel racconto favoloso dopo un qualche processo di metabolizzazione. L’archetipo è dunque più arcaico delle immagini mitiche e quando appare si mostra «in una forma più individuale, incomprensibile e ingenua», quanto non plausibile, in quel suo possedere forzatamente qualità necessarie alla realtà psichica. Un cinema insofferente verso ogni forma di medietà lo esalta in visioni fuori da ogni norma e suscettibili di molteplici interpretazioni, in quanto ciò che vediamo è pur sempre la nostra stessa immagine reiterata. L’eroe pertanto si riconosce subito in un contesto d’impianto leggendario, fondato su di un’epica ascrivibile all’età del narcisismo, i cui modelli non possono essere che il prodotto di un’estrema idealizzazione dei valori d’individualismo e d’indipendenza. Una volta definiti e collaudati, tali caratteri possono passare a connotare i personaggi di altri generi, purché questi ultimi si servano magari dei medesimi schemi narrativi, in un procedimento di ibridazione che perpetua antiche figure all’interno di nuovi scenari. 24


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DALL’UOMO-MACCHINA ILLUMINISTA ALLA ROBOTIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ Claudio Messori9 The necrophilous person is driven by the desire to transform the organic into the inorganic, to approach life mechanically, as if all living persons were things. All living processes, feelings, and thoughts are transformed into things.

E. Fromm10

DALL’UOMO NUOVO ILLUMINISTA ALLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE POSITIVISTA Il cambiamento rivoluzionario nel rapporto con la tecnica e con la tecnologia, di cui si è fatta promotrice e portatrice la civiltà occidentale con l’adozione del Paradigma illuminista (xviii secolo) e positivista (xix secolo), nella definizione del proprio impianto identitario, ha trasformato, in un arco di tempo di appena 300 anni, e trasformerà enormemente, le dinamiche e la struttura delle società sottoposte a questo cambiamento e vincolate alle leggi di mercato che lo governano. Da adesso in poi, tutta la vita politica, sociale culturale, economica e persino religiosa, ruota attorno al sapere tecnico e tecnologico. Questa è la peculiarità e il carattere distintivo del paradigma occidentale contemporaneo, che lo distingue da tutti gli altri modelli paradigmatici, al tempo stesso la sua forza e il suo limite. Dall’avvento della Rivoluzione Industriale 2.0 (seconda metà del xix secolo) ad oggi, il potere maturato dal tecnocentrismo è cresciuto esponenzialmente. Sull’onda dell’incalzante sviluppo, prima militare e poi civile, di tecniche e soluzioni tecnologiche sempre più versatili e performanti, la rivoluzione tecnologica, il cui cuore ha iniziato a pulsare nelle fabbriche, è riuscita ad imporre una nuova scala di valori sociali, dove il patrimonio di capacità, di possibilità e di tendenze filogenetiche ed epigenetiche, che conferiscono identità e dignità all’essere umano,11 viene vincolato e subordinato alle capacità, possibilità e tendenze che dipendono dall’apporto tecnologico. 9  Corresponding author: Claudio Messori - Independent Researcher. Address: Str. Villaggio Prinzera 1, Fraz. Boschi di Bardone, Terenzo 43040, Italy. Phone: +393282876077, e-mail: messori.claudio@gmail.com 10  Fromm E., 1964 The Heart of Man, Lantern Books, 2011, p. 37. 11  È grazie alla disponibilità filogenetica ed epigenetica di capacità, possibilità e tendenze che consentono il superamento della stereotipia comportamentale animale, che il genere Homo si contraddistingue come l'unica specie in grado di aumentare volutamente la propria capacità, possibilità, tendenza ad esistere. Lo sviluppo della coscienza e della conoscenza umana impiegate a questo scopo, non è presente in nessun’altra specie animale, ma caratterizza la nostra specie [Messori 2016].

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TECNO-SCIENTISMO PROGRESSIVO: DALL’EUGENICA ALLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE [Eugenics] must be introduced into the national conscience, like a new religion. It has, indeed, strong claims to become an orthodox religious tenet of the future, for eugenics co-operate with the workings of nature by securing that humanity shall be represented by the fittest races. What nature does blindly, slowly, and ruthlessly, man may do providently, quickly, and kindly. F. Galton36

L’affermarsi del pensiero positivista va di pari passo con la transizione dalla prima alla Seconda Rivoluzione Industriale. Grazie all’azione esercitata dalle due anime dell’Illuminismo, Naturofila e Tecnofila, sul processo di integrazione uomo-macchina 2.0, e sotto le suggestioni offerte dalla teoria darwinista dell’evoluzione, il ceto borghese europeo della seconda metà dell’Ottocento non interpreta più la realtà secondo le tradizionali categorie metafisiche dell’immutabilità e della necessità, dell’innatismo e della fissità, ma piuttosto del dinamismo e del progresso (scientifico, tecnologico e industriale). L’Evoluzionismo, nuovo dogma ottocentesco della metafisica applicata per scopi pratici, descrive il movimento della storia e, soprattutto, interpreta questo movimento universale finalisticamente, ossia come orientato ad un approdo positivo (la condizione di felicità universale) assimilando in questo senso la concezione progressiva della storia introdotta con la promessa giudaico-cristiano del Regno dei Cieli, poi reinterpretata in senso materialista dall’Illuminismo. In questo contesto, sia culturale che sociale, si afferma quella corrente di pensiero che chiamiamo “Tecno-scientismo progressivo”. Sul piano culturale, il Tecno-scientismo progressivo radicalizza i motivi di convergenza tra Scientismo (Francia, seconda metà del xix secolo) e Social-darwinismo (Inghilterra, seconda metà del xix secolo), tra la fede nel potere della scienza come metafisica di certezze indubitabili-assolute e della tecnologia come prova tangibile della sua efficacia, e la convinzione che l’evoluzione lineare, progressiva e ascendente applicata da Darwin ai sistemi biologici possa essere applicata anche ai sistemi sociali (v. darwinismo sociale, v. Herbert Spencer): la realtà esprime uno sviluppo universale, costante, progressivo e necessario, verso forme sempre più evolute di vita, dal semplice al complesso, dall’omogeneo all’eterogeneo, dall’inferiore al superiore. Sul piano sociale, il Tecno-scientismo progressivo accoglie in pieno le istanze più radicali, in odore di messianismo colonialista conquistatore e razzista, 36  Galton F., 1904 Eugenics: its definition, Scope, And Aims, “The American Journal Of Sociology”, Vol x, N 1. http://galton.org/essays/1900-1911/galton-1904-am-journ-soc-eugenics-scopeaims.htm

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LA CAUSA EUGENETICA E L’ACADEMIC-INDUSTRIAL-MILITARY IRON TRIANGLE A part of eugenic politics would finally land us in an extensive use of the lethal chamber. A great many people would have to be put out of existence simply because it wastes other people’s time to look after them. G.B. Shaw47

Tra la fine del xix secolo e la Seconda Guerra Mondiale la causa eugenetica (eugenics cause) fece molti accoliti: gente comune, uomini politici, uomini di legge, stimati scienziati, accreditati ricercatori, imprenditori, facoltosi uomini d’affari, illustri psicologi, economisti, religiosi, sociologi, antropologi. Farne un elenco completo sarebbe impossibile e superfluo, perché il consenso verso di essa non era l’eccezione ma la regola.48 Tuttavia, ai fini del presente lavoro, è utile accennare almeno ad alcuni dei molti intrecci significativi (che tendono a sopravvivere alla dipartita dei loro attori) tra mondo accademico, industriale e militare, l’academic-industrial-military iron triangle, intercorsi nei Paesi occidentali, e in particolare negli Stati Uniti d’America, prima della Seconda Guerra Mondiale, a sostegno della causa eugenetica. Tra gli anni Venti e Quaranta del xx secolo alcuni investitori americani, banchieri olandesi e imprenditori tedeschi diedero vita ad un giro d’affari milionario, la “New York-Rotterdam-Berlin Connection”, che finanziò l’ascesa al potere di Adolf Hitler, continuando a fare affari con il Terzo Reich durante tutta la Seconda Guerra Mondiale. Gli attori di questa business adventure furono: la famiglia tedesca dei Thyssen (magnati dell’acciaio); la società americana di investimenti Harriman & Co., con sede a New York City, fondata nel 1920 (di proprietà della famiglia Harriman e gestita da Averell Harriman, figlio maggiore di Harriman, magnate americano delle ferrovie, e da Edward Roland Harriman, il secondogenito); la August Thyssen Bank con sede a Berlino, di proprietà della famiglia Thyssen; la olandese Bank voor Handel en Scheepvaart con sede a Rotterdam, controllata dalla famiglia Thyssen; la americana Union Banking Corporation (ubc, con sede a New York City, nello stesso palazzo dove aveva sede la W.A. 47  George Bernard Shaw, Lecture to the Eugenics Education Society, Reported in The Daily Express, March 4, 1910. 48  «Care for the race, even if the individual must suffer – this must be the keynote of our future. This was the guiding principle which underlay all the discussions of the Second International Congress of Eugenics in 1921. Not quantity but quality must be the aim in the development of each nation, to make men fit to maintain their places in the struggle for existence. We must be concerned above all with racial values; every race must seek out and develop and improve its own racial characteristics. Racial consciousness is not pride of race, but proper respect for the Purity of race is today found in but one nation – the Scandinavian.» [Henry Fairfiled Obsborn (1857-1935)].

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TECNO-SCIENTISMO PROGRESSIVO 4.0: VERSO LA ROBOTIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ That is to say, if we humans are simply parts of systems - our skins not boundaries but permeable membranes, our actions measured as behavior rather than by introspection - the autonomous, sufficient “self ” begins to seem an illusion. N. Wiener57

Per l’academic-industrial-military iron triangle, due guerre mondiali, i programmi di igiene razziale, le armi chimiche e batteriologiche, lo sviluppo delle armi di terra, di aria e di mare, l’impiego delle armi nucleari su Hiroshima e Nagasaki e milioni di vittime civili, hanno rappresentato un’opportunità per la messa a punto di strategie e di tecniche persuasive e dissuasive e di soluzioni tecnologiche, che hanno avuto enormi ripercussioni sia sul futuro del settore militare che in ambito civile. Un’opportunità che non è indietreggiata di fronte alla possibilità di impossessarsi di informazioni di interesse scientifico, ottenute con metodi criminali condotti con inaudita crudeltà. Come quelli che contraddistinguono la pagina di storia (1936-1945) scritta dalla Unità 731. Stanziata dall’esercito giapponese nel 1936 a Ping Han, presso Harbin, nello Stato fantoccio di Manchukuo (Manciuria, Cina nordorientale), l’Unità 731 era un centro militare segreto di ricerca e di sviluppo della guerra chimica e batteriologica, affidato al comando di un laureato in medicina, Shiro Ishii, dove i medici e altri laureati giapponesi vivisezionarono, infettarono con agenti batteriologici, sottoposero a trapianti, a mutilazioni e ad altre torture concepite come esperimenti, oltre tremila soggetti ritenuti adatti ad essere trattati come cavie umane, prevalentemente cinesi (donne e bambini inclusi), ma anche mongoli, coreani, russi e alcuni inglesi e americani. Alla fine della guerra, il comandante dell’Unità 731, Shiro Ishii, e la maggior parte dei suoi collaboratori vennero protetti dai servizi segreti americani e, in cambio dei risultati delle ricerche (coperte da segreto militare) condotte dall’Unità ottennero l’immunità. Nessuno di loro venne perseguito da un tribunale, né militare né civile, tutt’altro. Alcuni di loro vennero cooptati dall’industria farmaceutica e medica giapponese, come la Takeda Pharmaceutical Company, la Hayakawa Medical Company, la S.J. Company. La Green Cross, un’impresa farmaceutica fondata da Naito Ryoichi, Futagi Hideo e Kitano Masaji, membri dello staff di laureati di Ishii, ottenne un grande successo dopo la guerra. Altri entrarono nel mondo accademico, nella Tokyo University, Kyoto University, Osaka University, Kanazawa University, Showa University of Pharmacology, Nagoya Prefecture Medical University, Osaka Municipal University’s 57  Dalla introduzione a Men, Machines, and the World About, di Norbert Wiener, a cura dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE). http://21stcenturywiener.org/wp-content/uploads/2013/11/Men-Machines-and-the-World-About-by-N.-Wiener.pdf

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TEMPO DELL’IO E TEMPO DEL SÉ NELL’OTTICA DELLA TEORIA JUNGHIANA Claudia Mazzanti ...Il dissolversi della nostra forma temporale nell’eternità non è una perdita di senso, anzi, il dito mignolo impara a riconoscere la sua appartenenza alla mano... C.G. Jung

INTRODUZIONE «Lo spinoso problema della relazione tra l’uomo eterno, il Sé, e l’uomo terreno, nello spazio e nel tempo»73 è un tema che Jung affronta portando anche esperienze personali. Si potrebbe intendere il pensiero junghiano, leggendo soprattutto quei testi frutto del cosiddetto periodo della “malattia creativa” esperienziale-empirica nel quale egli stesso si immerge dalla seconda metà della vita in poi, come un tentativo di portare l’uomo e se stesso oltre i condizionamenti spazio-temporali della natura in cui la psiche sembra sfuggire, almeno in parte, alla condizione mortale caratterizzata da limiti spazio-temporali. Mi riferisco, in particolare, alla concezione di relatività del vissuto spazio-temporale caratterizzante la psiche inconscia, come si evince dai sogni, dalle visioni o anche da stati deliranti sotto effetto di stupefacenti, o anche per crisi psicotiche; in altre parole in quegli stati in cui vi è un più o meno marcato abaissement du niveau mental. 73  C.G. Jung, Ricordi, sogni e riflessioni, Ed. Bur, pag.380.

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EVIDENCE BASED: TRA PUNTI DI FORZA E FALSE SICUREZZE Benedetto Tangocci La libertà è innanzitutto il diritto alla disuguaglianza. N.A. Berdjaev

Come è noto, negli ultimi anni si è affermato nella pratica medica il ricorso a metodi considerati evidence based, definiti dal medico canadese David Lawrence Sackett, in un celebre articolo sul “British Medical Journal” (Sackett, Rosenberg, Gray, Haynes, & Richardson, 1996), «the conscientious, explicit, and judicious use of current best evidence in making decisions about the care of individual patients» (p. 71). Il metodo si prefigge l’obiettivo di superare i limiti dell’esperienza professionale dei singoli medici indirizzando la scelta terapeutica verso interventi basati sui risultati delle ricerche pubblicate sulla letteratura scientifica, favorendo, nell’ordine, quelli emersi da revisioni sistematiche, metanalisi, studi randomizzati, studi correlazionali, fino ai meno attendibili casi descrittivi o le opinioni di esperti. Attualmente le principali società mediche ne riconoscono i principi e, quantomeno in linea di principio, l’accettazione della medicina evidence based può considerarsi universale. Sebbene negli anni non siano mancate anche reazioni negative che spaziano, come ci ricorda l’Enciclopedia Britannica (Fitzpatrick, 2013), dai timori riguardo l’erosione della libertà professionale, che si ridurrebbe al seguire un cookbook; ai rischi che il metodo sia guidato dall’interesse di gruppi di potere, piuttosto che dal benessere dei pazienti; ai dubbi sulla flessibilità del metodo e sulla diretta trasferibilità dei risultati di ricerche cliniche, basate sulla media di una popolazione, ad uno specifico paziente che non vi è necessariamente assimilabile. Per non rischiare, tuttavia, di accogliere o rigettare acriticamente un metodo, che in tal caso resterebbe una mera etichetta, occorre analizzarlo in ogni sua fase, sia a livello teorico che pratico, coglierne i punti di forza e riconoscerne i limiti, così che diventi uno strumento realmente utile al ricercatore e all’operatore sanitario per decidere con coscienziosità nel proprio operato. Ripercorriamo perciò rapidamente il procedimento, iniziando dalle basi, per soffermarsi poi con attenzione critica su alcuni aspetti solitamente poco osservati. Notoriamente, la ricerca in biologia e in medicina si scontra con la problematica della varietà della risposta individuale (che può essere scarsa in casi come l’assunzione di un potente veleno, ma diventa ampia nei casi di un intervento terapeutico) e con la difficoltà di isolamento di tutti i fattori potenzialmente intervenienti. Per questa ragione l’osservazione di un singolo caso clinico è scarsamente predittiva dell’estensibili108


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TERRORISMO PSICOLOGICO NEL MONDO DEL LAVORO. IL MOBBING Javier Fiz Perez* e Camilla Prigiotti** *Docente Università Europea di Roma. **Psicologo.

Al giorno d’oggi l’Italia è uno dei pochi paesi europei in cui non si è arrivati a formulare una normativa sulla regolamentazione del “mobbing”; l’inail, in seguito ad una sentenza del tar del Lazio, è giunto ad affermare di non riconoscere questo fenomeno come una “malattia lavorativa” assieme, di conseguenza, a tutte quelle patologie derivanti da azioni mobbizanti. Il presente articolo si preoccupa di dimostrare come, complice la crisi, il mobbing sia un fenomeno in forte crescita in cui sono innumerevoli le richieste di terapia e sostegno psicologico legati al disagio in ambito organizzativo. I blocchi del turn-over e i tagli di personale provocano un aumento di carico di lavoro e performance di livello superiore: è questa la prima causa di patologia legata allo stress lavorativo. L’inail attualmente riconosce la patologia da “costrittività organizzativa” solo nel 13% dei casi; nel momento in cui poi si dovesse andare per vie legali contro il datore di lavoro o, eventualmente l’ex datore, la situazione non sarebbe delle migliori: mentre in diversi paesi d’Europa, in particolar modo la Scandinavia e la Germania, le leggi per prevenire il fenomeno del mobbing esistono da anni, in Italia purtroppo non è mai stata fatta alcuna norma nazionale. In tribunale questi avvenimenti vengono fatti rientrare nelle leggi contro la discriminazione o più spesso in altri articoli: dal danno biologico o morale e quello che obbliga il datore di lavoro a garantire l’integrità psicofisica dei dipendenti. In mancanza di una legge invece, la magistratura dovrebbe interpretare caso per caso, avvalendosi della giurisprudenza e delle sentenze della Cassazione: la più importante nel 2006, ha stabilito che non sia risarcibile il mobbing in sé, cioè tutti quei soprusi o le pressioni morali causate dalle vessazioni, ma solo le sue conseguenze, viste come un danno provato alla salute. LA DEFINIZIONE DI MOBBING “Assalire con violenza” è la traduzione letteraria del termine “mobbing”, usato per la prima volta in ambito etologico da Konrad Lorenz (1963), in riferimento a quel particolare comportamento aggressivo di alcune specie di uccelli nei confronti dei potenziali aggressori del proprio nido. In seguito, il medico svedese Heinemann (1972), coniò il termine mobbing in relazione a tutti quegli atteggiamenti devianti, messi in atto da un gruppo di adolescenti nei confronti del 121


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LA PSICOLOGIA POSITIVA E IL SUO IMPATTO NEL CONTESTO DEL LAVORO. Javier Fiz Perez* e Camilla Prigiotti** *Docente Università Europea di Roma. **Psicologo.

Il seguente articolo tenta di dimostrare come una metodologia per far fronte a tutti quei soprusi, pressioni morali e vessazioni, che al giorno d’oggi trovano largo spazio in contesti organizzativi, potrebbe essere l’adozione di un approccio psicologico di tipo scientifico, volto ad accompagnare la persona e la comunità lavorativa ad uno stato di benessere fisico e psicologico attraverso le emozioni, le esperienze e i tratti individuali: si tratta di quella che viene chiamata “Psicologia Positiva”. L’AVVENTO DELLA PSICOLOGIA POSITIVA Nella storia, gran parte di professionisti nell’ambito del sociale si sono soffermati sul “cosa non andasse bene” nell’uomo e, di conseguenza, sul come si potesse intervenire su di esso per correggerlo, o meglio, al fine di poterlo curare ( Cowen, 1999) e ciò ha fatto sì che venissero fatti grandi passi avanti nel trattamento delle malattie mentali. Seligman (1994) sostiene che fu proprio questo l’input per spostare l’attenzione dai due obbiettivi principali della psicologia, ovvero il rendere la vita delle persone migliori e il valorizzare i talenti. Nel secondo dopoguerra invece, affermerà che la visione dell’uomo sarà letta in chiave ancor più negativa, in cui il focus attentivo sarà rivolto alle sofferenze e a tutti quei fattori che potrebbero avere un effetto negativo su un qualsiasi ambito di vita degli individui (Laudadio, Mancuso 2015). Nel 1999 lo stesso autore sosterrà l’idea che la psicologia non possa esclusivamente focalizzarsi sull’analisi del danno e delle debolezze dell’uomo, cercando di interessarsi ai punti di forza delle persone: il “trattamento psicologico” non si dovrà ridurre ad analizzare il cosa c’è di sbagliato, cercando invece di seguire una nuova via orientata alla costruzione di ciò che è giusto. O’Hanlon (1994) sottolinea la distinzione esistente tra le varie “ondate” nel percorso di sviluppo della concezione attribuita all’intervento psicosociale: la prima ondata, corrispondente ad un modello clinico, pone l’attenzione sulla patologia attraverso un approccio psicodinamico, la seconda ondata è centrata sulle disfunzioni e sui deficit dell’uomo, di derivazione clinica, e fa sì che il problema risieda nella persona, secondo un approccio cognitivo-comportamentale. Infine, nella terza ondata l’attenzione è rivolta alla ricerca di una soluzione all’interno della sfera esperienziale del soggetto, contribuendo alla costruzione di una storia personale positiva, puntando sulle risorse dello stesso. 141


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ESPERIENZE DI INCONTRO CON I GENITORI ADOTTIVI Rossana Dalla Stella NOTE INTRODUTTIVE Quando si lavora con i genitori, in qualsiasi contesto e in ogni caso, ci si muove in uno spazio che raccoglie in sé una continua fluttuazione di livelli e rappresentazioni, riguardanti ora la genitorialità, ora la coppia, i suoi singoli componenti, in un complesso scambio di relazioni intessute contemporaneamente sul versante interno-esterno. Il conduttore si trova allora a confrontarsi con la dimensione del bambino confuso e sofferente, esposto alla scena primaria, tuttavia sollecitato ad immedesimarsi con il genitore impotente ad attivare la funzione riparativa. Nel prendersi cura dei genitori risulta perciò fondamentale rimanere in contatto con i sentimenti indotti da questi ultimi al fine di non ricorrere ad atteggiamenti difensivi che impedirebbero di cogliere pienamente la complessità emozionale agita nella relazione fantastica-reale sviluppata tra adulti e bambini. Il presente elaborato è volto a dare riscontro alle tematiche di natura comune, messe in luce durante gli incontri con i genitori adottivi, ponendo particolare attenzione alle funzioni che si possono attivare all’interno del gruppo, promuovendo in esso una modalità d’ascolto osservativa su base partecipe. GRUPPI DI GENITORI ADOTTIVI Lavorando, da due anni, a cadenza mensile con gruppi di genitori adottivi, spaziando, con i componenti di essi, su vari temi emersi tramite il metodo delle libere associazioni, raccogliendo, infine, materiale ampio e altresì denso di complessità, ho scelto successivamente, all’apertura di un nuovo percorso formativo, di muovermi dentro una cornice maggiormente definita. Per quanto rimangano costanti e presenti le finalità di sostegno rispetto alla nascita e alla costruzione della nuova famiglia, sono mutate le condizioni entro le quali il gruppo viene affiancato dalla figura dell’esperto. La prima fase temporale di lavoro è stata caratterizzata da una modalità d’intervento poco strutturata che aveva il vantaggio di consentire ai genitori di raccontare liberamente fatti avvenuti e di concentrarsi, a partire da essi, sull’esperienza compiuta sotto il profilo emotivo. Nello stesso tempo il limite cui è andato incontro tale stile di conduzione è stato quello di disperdere, e talora confondere, il livello di approfondimento riservato a ciascun tema e alla specificità del problema esposto dal singolo genitore o dalla coppia. Al contrario, il lavoro con il secondo gruppo di genitori adottivi realizzato con coppie che avevano accolto il bambino non più di un anno prima, nonchè l’età 163


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Il tempo dell’anima di Riccardo Gramantieri L’inconscio sullo schermo: il cinema secondo Jung di Giuseppe Ierace Dall’uomo-macchina illuminista alla robotizzazione della società di Claudio Messori Tempo dell’Io e tempo del Sé nell’ottica della teoria junghiana di Claudia Mazzanti Evidence Based, tra punti di forza e false sicurezze di Benedetto Tangocci Terrorismo psicologico nel mondo del lavoro. Il mobbing di Javier Fiz Perez e Camilla Prigiotti La psicologia positiva e il suo impianto nel contesto del lavoro di Javier Fiz Perez e Camilla Prigiotti Esperienze di incontro con i genitori adottivi di Rossana Dalla Stella

€ 15.90 Editore

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Il Minotauro Giugno 2018  

Il Nuovo numero de Il Minotauro - Giugno 2018 è già ordinabile online! Ecco alcuni articoli che potrebbero interessarti: Il tempo dell’ani...

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