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ioni di dollari, diventando così l’opera più costosa della storia tra gli artisti viventi ............................................................................................................... Alto quasi un metro (91,4 cm), spiritoso e sbarazzino, un po’ kitsch e molto pop: stiamo parlando del coniglio dalle forme minimali e la superficie ‘specchiante’ di Jeff Koons, esposto per la prima volta nel 1986 alla Ileana Sonnabend’s Gallery di New York e recentissimamente passato da Christie’s sempre nella ‘Big Apple’, divenendo “l’opera d’artista vivente più costosa della storia”. Infatti, partendo da una stima di 50 milioni di dollari, essa è stata aggiudicata al gallerista Robert Mnuchin - padre del ministro del Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, presente all’asta - alla cifra di 91,1 milioni di dollari (80 milioni al martello più i diritti). Scultura più celebre della serie Statuary – rappresentativa, secondo l’artista, di una “visione panoramica della società” – Rabbit è stata definita dal presidente della sezione arte contemporanea e del dopoguerra di Christie’s, Alexander Rotter, “la scultura più importante della seconda metà del XX secolo [...], la fine della scultura [...] l’anti-Davide [di Michelangelo]”. Come mai, un tale successo? Quale la magia? Dalla simpatia straniante e dall’accattivante stilizzazione formale, questo simpatico coniglietto suscita, al tempo stesso, vicinanza e alterità. ‘Magnetizzato’ dalla leggera elasticità di un gonfiabile, lo spettatore rimane letteralmente spiazzato non appena s’accorge dell’inganno. Perché di meraviglioso inganno trattasi. La caratteristica tesa rotondità dei palloncini, le rugosità ai margini, il modo in cui la luce colpisce la superficie, tutto, lascerebbe pensare a un materiale flessibile e fluido, così leggero da poter rimbalzare o vibrare in aria: così valeva per ‘Flower and Bunny’ della serie degli ‘Inflatables’, i gonfiabili ‘readymade’ del 1979. Ma poi, improvvisamente, il meraviglioso scarto: per suggerire l’elasticità della materia plasmata dall’elio, stavolta Koons ha scelto uno dei materiali più rigidi e pesanti, l’acciaio inossidabile: ecco il gioco che strania e diverte, che respinge e attrae, il motivo forse del grandissimo successo del ‘Koons’ Rabbit’ e dei successivi ‘Balloons’. Già nel

La mostra di Jeff Koons all’Ashmolean Museum, tutte le opere hanno una caratteristica inconfondibile: non hanno spigoli, palloncini d’acciaio di cui lo spettatore vorrebbe toccare le superfici, fatte di materiali che permettono di specchiarsi

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Periodico italiano magazine luglio-agosto 2019  

Mensile di informazione e approfondimento. In copertina: Effetto wow. Le fake news create per attirare i lettori. La rivoluzione digitale h...

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