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AltraCitt Febbraio 2012 n. 8

Periodico di libera informazione

A

priamo il 2012 con il numero 7 della rivista, un numero ricco di approfondimenti. Il cuore del giornale, le pagine centrali, come ormai di consuetudine, sono dedicate ad un inchiesta molto delicata: la prostituzione nel territorio dei Castelli Romani e le donne vittime di tratta. Spesso si parla a sproposito di prostituzione senza conoscere realmente questo mondo. Gli ipocriti abbracciano una visione romantica e libertina della ragazza moderna che si vende per piacere: “Si paga gli studi al college” recita molta

sta concezione della prostituta ha poco a che vedere con la libertà sessuale (e non solo) di sensi di colpa dei clienti. Per sgombrare il campo fermezza che la maggior parte di queste ragazze subiprosegue pag. 2

Politica

Frascati: nel mirino della giustizia, ai domiciliari due dipendenti comunali pag. 4

Riforme

Lucciole ai castelli

Albo dei giornalisti: con le nuove norme i pubblicisti rischiano l’estinzione

Inchiesta su sfruttamento della prostituzione e vittime di tratta nel nostro territorio.

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pag. 8-10


Editoriale Fiera scono violenze, minacce personali e alle famiglie, sono costrette a prostituirsi. Per evitare di scadere anche noi nel luogo comune abbiamo interpellato Giuseppe Moretti, psicologo clinico e coordinatore per quattro anni dell’Unità di Strada a Frascati; un progetto che si occupa appunto di prostituzione e donne vittime di tratta. Lo scenario che Moretti ci descrive dovrebbe invitare a riflettere. Il giornale ovviamente tocca anche molti altri argomenti: alcuni più legati alla realtà del territorio, come l’arresto shock di due funzionari del Comune di Frascati, invischiati in una falsificazione di documenti nella compravendita di terreni nella zona denominata “Anagnina 1”. Pubblichiamo anche una lunga intervista al Sindaco di Albano Nicola Marini incentrata sui recenti disagi causati dalla nuova viabilità cittadina e un articolo che prende spunto da un’indagine di Legambiente sul rischio idrogeologico nel territorio. In tempi di liberalizzazioni ci siamo voluti concentrare su un argomento che, come giornalisti, ci interessa da vicino, ovvero l’incertezza che riguarda l’albo dei giornalisti pubblicisti. Per chiudere non manca mai la pagina musicale in cui incontriamo artisti locali, emergenti, spesso con una proposta molto particolare, come il Poeta cimiteriale di cui troverete l’intervista. Davide Dalmiglio

Distribuzione vini&Co. Si selezionano rappresentanti Cell. 339 3638736 / 3385052420 2

Anno I, n. 7 Gennaio 2011 Aut. Tribunale di Velletri 8/2011 del 26/4/2011 Direttore Responsabile: Laura Tangherlini Direttore Editoriale: Davide Dalmiglio Segreteria di redazione: Andrea Vanni Viale San Nilo, 10 – 00046 Grottaferrata (Rm) Cell. 327 9162893 e-mail: segreteriacir@gmail.com Editore: Ass. culturale Coordinamento CastellinRete Via di Capocroce, 17 - 00046 Grottaferrata (Rm) Grafica e Stampa: Creative Communication di Antonio Prizio e Inkiostra di Ingretolli Mario & Co. Via San Michele, 4/B - 00046 Grottaferrata (Rm) Tel: 06 9456253 e-mail: info@creativeitaly.com

Hanno collaborato: Davide Dalmiglio Federica Albano Katia De Benedictis Fabrizio Manzetti Rodolfo Baroni Sara Trovalusci Giuseppe Moretti

visitate il nostro sito www.altracitta.eu


Inventario

Cartavetra

L’Italia in Fiamme Gialle Conclusa la stagione berlusconiana, l’età d’oro della democrazia italiana, è cominciata l’inevitabile resa dei conti. Nell’eterna lotta fra il bene e il male ha prevalso il male: il Comunismo. All’alba del nuovo anno si è scatenata l’inevitabile rappresaglia rossa; le truppe bolsceviche, perfettamente riconoscibili dal grigio delle divise, identico per tonalità ai colbacchi dell’armata rossa, sono entrate in forza a Cortina, con le torce gialle al vento, per una retata contro i ricchi italiani. L’operazione ovviamente ha avuto anche dei danni collaterali, insieme ai ricchi sono stati fermati anche poveri cittadini indigenti o pericolosamente vicini alla soglia di povertà, colpevoli soltanto di possedere beni di extra lusso. Molti gli incidenti nelle attività commerciali, dove si sono verificate esplosioni improvvise dei registratori di cassa, surriscaldati perché progettati per stampare un massimo di 10 scontrini al giorno. Per fortuna c’è ancora una parte sana del paese che si è giustamente indignata per questo tentativo di rastrellamento da reddito. Alta si è levata la voce del deputato Pdl Daniela Santanchè che si è dichiarata: “assolutamente contraria a questi metodi da polizia fiscale”. Gli ha fatto eco l’onorevole Fabrizio Cicchitto: “Operazione mediatica, chiaramente ispirata ad una concezione ideologica del controllo fiscale”. Purtroppo il blitz ha scatenato il panico in tutta Italia, la parte sana del paese, fino ad ora giustamente dispensata da pagare le tasse, si è data alla fuga abbandonando i beni in mano nemica, divorati dalle fiamme gialle. I profughi si sono raccolti in lunghe colonne cercando riparo nelle campagne, sulle coste o sui valichi montani. Anche il signor Paci, macellaio di 47 anni, è stato buttato giù dal letto da moglie e figli e spinto in strada con quel poco che è riuscito a prendere. Ora sono incolonnati sul Grande raccordo anulare, circondati da uno strepitio isterico di clacson. Avanza con il suo Suv scuro con sempre minor convinzione. Si chiede per quale diavolo di motivo è in ciabatte dentro la sua auto. Cerca di fare mente locale ma non trova un solo motivo valido. L’ultimo scontrino l’ha battuto poche ore prima all’ultimo cliente entrato in negozio. Accosta la macchina in corsia di emergenza. La moglie lo bersaglia di domande ma lui spegne il motore. Si rilassa sullo schienale e si gode lo spettacolo: “Scontrino matto”, “L’uomo delle tasse”, lo schernivano quegli stessi volti, sfigurati dalla tensione, che ora cercano la fuga lontano.

Inventario Pag 2 Editrile Pag 3 Cartavetra. Pag 4 Frascati: arrestati due funzionari del Comune Pag 5-6 Il nuovo “Piano traffico” ad Albano Pag 7 Il rischio idrogeologico del nostro territorio Pag 8-10 Inchiesta: la prostituzione ai Castelli Romani Pag 12 Albo dei giornalisti pubblicisti a rischio estinzione Pag 13 Gli sbandieratori di Marino Pag 14 Musica: Mauro Petrarca, Poeta cimiteriale Pag 15 Eventi

Davide Dalmiglio 3


Politica

Frascati nel mirino della giustizia contro l’abusivismo

L’amministrazione comunale di Frascati scossa dall’arresto di due funzionari

T

utto è iniziato nel 2009, quando il comune di Frascati ha venduto al comune di Roma dei terreni nella zona denominata “Anagnina1”, senza alcun motivo apparente e soprattutto ad un prezzo inferiore a quello della reale compravendita. Questi terreni, particolarmente appetibili per i costruttori, sarebbero poi, dopo una

chiara umanamente vicina”. Il sindaco di Frascati, Stefano Di Tommaso, si dice pronto a tutelare i cittadini di fronte a questi soprusi, ma l’opposizione frascatana non resta certo a guardare, replicando indignata: “questa giunta è legata alle precedenti, fino a quando non ci sarà una vera discontinuità con il passato, sono solo dichiarazioni di facciata” per non parlare delle presunte accuse di aver tenuto nascosto ai consiglieri comunali il decreto di sequestro notificato per circa un mese, a quanto pare estremamente delicato per gli equilibri della maggioranza politica. Fa eco a tutto questo Vincenzo Conte, esponente del Popolo della Libertà di Frascati, che, riflettendo sull’accaduto, dichiara: “Mi addolora da un punto di vista umano sapere dell’arresto dei due dipendenti comunali, ma questo vuol dire che le nostre doglianze nei consigli comunali avevano un loro fondamento. Ora la giunta Di Tommaso dovrà fare chiarezza perché sono certe anche delle responsabilità politiche sulla vicenda Anagnina 1”. Un caso spinoso, insomma, per l’amministrazione comunale di Frascati, a causa di questi “appetitosi” terreni affidati per decenni dal comune di Frascati, con una gara che ha attirato l’attenzione dei magistrati, a un consorzio che sarà a sua volta messo sotto controllo dal pool investigativo. La faccenda quindi non è ancora terminata e l’atmosfera sembra ancora convulsa, ma non possiamo che dimostrarci fiduciosi per il lavoro della magistratura, sperando che sia solo l’inizio della lotta all’ abusivismo e alla costruzione sfrenata nel territorio dei Castelli Romani.

Federica Albano

serie di procedimenti, causalmente finiti nelle mani di società private. La conclusione sembra arrivare all’alba di martedì 10 gennaio quando il nucleo investigativo dei Carabinieri di Frascati ha emanato un ordine cautelativo, nei confronti di un ex dirigente comunale e di una funzionaria dello stesso comune. Da tempo, infatti, il tribunale di Velletri portava avanti un’indagine riguardante illeciti contro la pubblica amministrazione, così i due dirigenti, che ora si trovano agli arresti domiciliari, sono stati accusati di falso ideologico e abuso d’ufficio. Nella fattispecie, pare che abbiano falsificato gli atti di vendita del terreno a favore di alcuni imprenditori indagati. Gli investigatori ritengono che gli indagati avrebbero redatto nel 2009 una determinazione di alienazione ideologicamente falsa sul terreno di Frascati ma nel territorio appartenente a Roma, in zona Anagnina, con una superficie edificabile di circa 205 mila metri quadrati, già sequestrato a giugno dai carabinieri. Queste aree, affidate per più di 60 anni ad un consorzio romano che aveva intenzione di valorizzarle, dovevano in realtà essere vittima dell’ennesima colata di cemento per la gioia di quei costruttori attirati più dall’ edificazione di palazzi e centri commerciali, che non dalla tutela del territorio. Un ottimo affare per questi imprenditori, considerando la vastità del terreno e la sua allettante posizione a ridosso del Grande Raccordo Anulare. Il comune di Frascati si costituirà come parte lesa nella ricerca dell’effettivo svolgimento dei fatti. Proprio per questo in una nota ufficiale di stampa, l’amministrazione comunale si dichiara “fiduciosa nell’operato della Magistratura e confida che nel corso del procedimento, sia l’ex dirigente che la funzionaria comunale, possano dimostrare la loro estraneità ad ogni ipotesi di reato, vedendo riaffermata la loro onestà. Agli stessi, l’Amministrazione Comunale si di4

Davide Dalmiglio

NUVOLE A VAPORE Un’opera prima come Nuvole a vapore, oggi assolutamente inconsueta nelpanorama non solo giovanile della nostra poesia. Un’opera che, a volerla etichettare, potremmo assegnare a un modo davvero indipendente di realismo onirico: una prova di scrittura, alla fine, che – come Pagliarani disse una volta della propria poesia – è, in tempi di irrefrenabili lamentazioni narcisistiche, “senza pietà di se stessa” Davide Dalmiglio Davide Dalmiglio, nato a Roma nel 1976, laureato in Teoria della letteratura presso l’Università La Sapienza, nel 2001-2002 ha frequentato il Laboratorio di scrittura per la narrativa, la sceneggiatura cinematografica e del fumetto, patrocinato dalla Regione Lazio, presso il Laboratorio di giornalismo e tecniche audiovisive; nel 2007 ha frequentato il Corso propedeutico di giornalismo, presso la casa editrice Avverbi, e ha collaborato a lungo col mensile la Città Tuscolana.

Vincitore Premio Carver 2011 Il Contropremio dell'Editoria Italiana Premio Internazionale Città Di Penne 2010


Viabilita’

Albano: piano traffico, Corso Matteotti a senso unico

Aspettando la tangenziale intervista al Sindaco Nicola Marini

U

no dei problemi maggiori e all’apparenza insormontabile della cittadina di Albano è il traffico: file di macchine rumorose che alitano fumi velenosi dai tubi di scappamento, ingolfate nelle piccole vie del nostro paese, automobilisti nevrotici che inventano parcheggi improbabili pur di scendere dalla vettura, ingorghi del sabato sera per i quali sembra non esserci rimedio. E traffico vuol dire anche smog, vuol dire pedoni investiti da nuvole di fumo tossico mentre passeggiano su Corso Matteotti, lenzuola bianche da stendere in casa se abiti al centro, malesseri e problemi alla salute per i cittadini. Ridurre l’inquinamento è un’urgenza, un bisogno che da anni i cittadini gridano a gran voce, una bandiera e una promessa in tempo di elezioni di diverse giunte comunali. L’apertura parziale della tangenziale infatti non basta. Dalla scorsa estate la viabilità di Albano ha subito delle importanti modifiche tra cui la chiusura di un senso di marcia(da Roma verso Ariccia) del Corso Matteotti per quasi tutto il giorno. I pedoni si godono così un Corso meno affollato mentre altri si lamentano: c’è chi infatti giudica insensata l’idea di questa deviazione del traffico verso Via Cardinale Alfieri che produce un nuovo ingorgo e nuovi punti critici, i commercianti hanno manifestato inoltre contro un provvedimento che sembra essere dannoso per le vendite. Abbiamo rivolto al sindaco Nicola Marini alcune domande per avere chiarimenti su un cambiamento così importante che da una parte ha riscosso l’assenso dei cittadini, dall’altra ha causato proteste e malumori. Dalla scorsa estate, la viabilità del nostro Comune ha subito notevoli cambiamenti, soprattutto per una parziale chiusura del Corso Matteotti che, in orari prestabiliti, diventa percorribile in un unico senso. Può spiegarci il senso di questo cambiamento? L’inquinamento ed il traffico sul corso principale di Albano erano diventati insostenibili. Avevamo la necessità di dare una risposta immediata e concreta, fermo restando le peculiarità di come è costruita Albano e che quindi non ci permettevano di attuare stravolgimenti sostanziali. Ma ovviamente, il progetto di viabilità non è completo e non potrà esserlo fino a quando non sarà completato il secondo stralcio della tangenziale (previsto per la prossima primavera, a quanto ci hanno fatto sapere dalla Regione). Abbiamo comunque deciso di non restare fermi e di attuare da subito delle misure per il bene della cittadinanza, prima con una fase sperimentale durante l’estate, poi con il test dell’apertura delle scuole e successivamente con degli aggiustamenti di orari che potessero andare incontro alle esigenze di famiglie e pendolari. La chiusura del Corso Matteotti ha causato un flusso maggiore nelle

zone di Piazza Mazzini e di Via Cardinale Altieri (strada meno larga e vicina ad un parco pubblico e ad un asilo); non pensa che questo costituisca un nuovo problema? Ovviamente la deviazione del traffico va ad incidere su altre strade, ma

la Polizia Municipale ha monitorato costantemente i cambiamenti, certificando una diminuzione del tempo di percorrenza da piazza Mazzini a Borgo Garibaldi. Il che vuol dire che la quantità di macchine prima presenti su corso Matteotti, ora impiegano meno tempo ad attraversare Albano percorrendo via Cardinale Altieri. Nell’ultimo mese gli orari di chiusura del Corso hanno subito un aggiustamento; perché? si tratta di un tentativo di smaltire gli ingorghi della mattina? Il cambiamento degli orari di chiusura deriva proprio dal monitoraggio fatto dalla Polizia Municipale, perché se è vero che il tempo medio di percorrenza di Albano è diminuito, è vero anche che si sono riscontrati due picchi (uno la mattina e uno nel tardo pomeriggio) che rendevano il traffico meno fluido. Per facilitare, quindi, i genitori che accompagnano i ragazzi a scuola ed il rientro dei pendolari, abbiamo deciso di aprire corso Matteotti fino alle 10.00 e riaprirlo la sera alle 18.00 durante la settimana, e alle 20.00 il sabato e i giorni festivi, in modo da salvaguardare comunque quei cittadini che durante le feste popolano a piedi Albano e non possono essere sommersi dallo smog. 5


Viabilita’ A metà settembre un gruppo di commercianti ha manifestato contro la chiusura del Corso, lamentando un possibile calo delle vendite; lei pensa che vi sia realmente questo pericolo o si è trattato anche di una protesta strumentalizzata dall’opposizione? Come si è risposto a questa protesta? Manifestare è più che legittimo, quindi non entro nel merito dell’azione. Piuttosto noto, leggendo i giornali quotidianamente, come credo facciano questi commercianti, che la crisi non è soltanto di Albano, ma è mondiale. E non è legata alla chiusura o meno del traffico, se anche città come

gamento del centro storico con navette gratuite. Senza parlare dei nuovi parcheggi messi a disposizione della cittadinanza, come quelli di campo Boario o il cantiere aperto da qualche mese vicino alla Asl che garantirà circa 180 posti auto. Sulla strumentalizzazione, poi, basta vedere chi c’era in prima fila: solo consiglieri di opposizione. Ma nonostante questo noi abbiamo avuto degli incontri con questi commercianti e, mi pare, con la riduzione dell’orario di chiusura siamo andanti incontro anche alle loro richieste. Certo, potrei soffermarmi sulle modalità e sulla scarsa educazione con cui si è svolta quella riunione, ma spero ormai sia acqua passata e gli animi, decisamente troppo agitati, si siano calmati vista la disponibilità che l’amministrazione ha sempre dato al dialogo e al confronto. Si pensa a una totale chiusura del Corso in futuro? Oggi, con la tangenziale incompleta, non siamo in grado di dare una risposta certa in un senso o nell’altro. Ma ovviamente il nostro programma elettorale parla di isole pedonali e noi, coerentemente con quanto affermato, andremo in quella direzione, perché quella che abbiamo è l’idea di una città non a misura d’auto ma di famiglia e di giovani.

Roma e Milano sono costrette ogni giorno ad assistere alla chiusura degli esercizi commerciali. Credo piuttosto che una risposta vada ricercata nel rilancio turistico della città, nell’offerta culturale e commerciale, nei servizi, e su questo ci stiamo muovendo, garantendo appuntamenti durante tutto l’arco dell’anno e aumentando il trasporto pubblico locale e il colle-

Le faccio due domande da cittadina di Albano: non pensa che sarebbe meglio alternare i sensi di marcia di Via Alcide De Gasperi e Via Matteotti? non pensa che si eviterebbero nuove zone di ingolfamento con l’apertura al traffico di Via Risorgimento (zona Museo) dando ai bambini altri spazi verdi come Villa Ada e Villa Doria? Purtroppo no, non è possibile alternate i sensi di marcia dei due corsi di Albano. Via Alcide De Gasperi, infatti, soffre di un problema strutturale per la presenza di gallerie sotterranee che non le farebbero sopportare troppo traffico; e anche l’inversione di marcia di corso Matteotti sarebbe difficoltosa perché poi si andrebbe comunque a gravare sulla parte alta della città che non è strutturalmente adeguata ad una mole troppo pesante di traffico. Comunque, con il vicesindaco Sementilli stiamo studiando la possibilità, in attesa dell’apertura della tangenziale, di apportare alcune ulteriori modifiche per alleviare qualche disagio della cittadinanza in determinati orari. Il nuovo piano traffico di Albano ha migliorato la situazione dell’inquinamento atmosferico? Stando a quanto detto prima, e cioè una diminuzione media dei tempi di percorrenza, non posso che dedurre che anche l’inquinamento atmosferico ne ha risentito positivamente. E credo che siano i cittadini i primi a notarlo, cittadini che mi inviano mail di soddisfazione a riguardo e che credono, come noi, che una città più vivibile faccia bene anche al commercio. Sabato scorso sono andato un po’ a passeggio per le vie del centro ed è un vero piacere notare molte più persone di prima passeggiare tranquillamente per strada – in particolare nella parte stretta del corso – anche con le carrozzine, e senza affrontare tratti di corso velocemente e con la mano sulla bocca.

Sara Trovalusci 6


Ambiente

Legambiente: tutto il Lazio è a rischio idrogeologico

Le alluvioni del 2011 fanno tremare i già pericolanti Comuni del Centro Italia

S

ono ancora fresche nella memoria le immagini dell’alluvione in Liguria: appena due mesi fa diversi paesi della regione sono stati letteralmente sommersi da torrenti di acqua e detriti. Ma Genova e gli antichi borghi della Liguria sono stati solo l’ultima, in ordine cronologico, di una serie di calamità idrogeologiche che nel 2011 hanno messo in ginocchio il Belpaese. Già in Toscana, Sicilia e Calabria si è dovuto fare i conti con la violenza della natura, ma soprattutto con l’irresponsabilità della politica locale. Alla luce di tutto questo dunque, sarebbe da ingenui sorprendersi di fronte all’esito dell’indagine Ecosistema Rischio 2011, che ha evidenziato che nel Lazio il 98 per cento dei Comuni (372 su 378) è a rischio idrogeologico. Non c’è da stupirsi perché sappiamo che la terra sotto i piedi, in Italia, ha sempre tremato e, a causa della sua conformazione geologica, continuerà a farlo. Ma ciò che dovrebbe allarmare è la cattiva gestione del territorio e l’insufficienza di piani comunali di prevenzione e manutenzione. Nel dettaglio il “Monitoraggio sulle attività delle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico” (condotto da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile) ha radiografato le seguenti consistenze: numero di cittadini presenti in aree a rischio; urbanizzazione delle aree a “pericolo” di frane ed alluvioni; operosità per la prevenzione; pianificazione comunale d’emergenza, allertamento, attività di informazione, esercitazioni e lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico. Risultato? Quasi tutti i Comuni laziali sono a rischio idrogeologico. Ma non tutti hanno risposto al questionario Ecosistema Rischio, solo uno su cinque (17 per cento), tuttavia c’è da aspettarsi che, tra le cause del rifiuto alla compilazione del modulo, ci sia la ben nota coda di paglia. Tra i Comuni che hanno risposto (nell’elenco ce ne sono solo due dei Castelli Romani, Castel Gandolfo e Nemi, entrambi insufficienti), soltanto il 20 per cento svolge un lavoro complessivamente positivo di mitigazione del rischio idrogeologico, mentre la maggior parte ottiene voti compresi tra lo scarso e l’insufficiente. A livello nazionale “l’87 per cento dei Comuni interpellati”, si legge nel documento di Legambiente, “ha abitazioni in aree golenali e in aree a rischio frana, mentre il 24 per cento ha veri e propri quartieri in tali aree; nel 50 per cento dei casi ci sono industrie, nel 17 per cento strutture sensibili e nel 30 per cento strutture ricettive. Se è vero che nel 76 per cento dei Comuni si realizzano opere di messa in sicurezza e nel 52 per cento interventi di manutenzione, tuttavia solo nel 48 per cento il PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico) è stato recepito nel piano urbanistico”. Sono dati, quindi, che non possono rassicurare, soprattutto alla luce dell’ultimo censimento dell’Ordine dei geologi, che ha rilevato nella Regione Lazio ben 5.530 frane in 299 Comuni su 477. Complessivamente le aree in dissesto geomorfologico raggiungono una superficie di circa 1.309 km2 pari al 7,6 per cento della superficie regionale. Ma non solo, il dato più preoccupante è che il 5 per cento del territorio della Regione è interessato da frane che coinvolgono direttamente i centri abitati. Già nel numero precedente, AltraCittà ha pubblicato l’appello del Presidente di Italia Nostra, Enrico Del Vescovo, per fermare la cementificazione nel territorio dei Castelli. Il dissesto idrogeologico è un fenomeno naturale che si verifica quando il territorio non è più in equilibrio, e l’aggiunta di una situazione instabile sempre più spesso è causata dall’ecces-

sivo carico antropico che non si è mai curato dei delicati equilibri naturali. Cementificazione, abusivismo edilizio, disboscamento e abbandono delle aree naturali: queste sono le cause che contribuiscono maggiormente a far vacillare l’equilibrio idrogeologico del paese. Come ci ha detto Enrico Del Vescovo, il nostro “territorio vive una situazione di emergenza, conseguenza di uno sfruttamento indiscriminato del territorio”. Ed è proprio quello

che ha sintetizzato l’indagine Ecosistema Rischio 2011: una fotografia preoccupante di molti Comuni che vivono col rischio di una catastrofe ambientale. Comuni che sono lo specchio di un paese in grave ritardo nella prevenzione geologica, nonostante sia ormai evidente che l’Italia sia un paese ad altissimo rischio frane e alluvioni. Ma uno spiraglio c’è, ed è ora che le amministrazioni comincino a operare seriamente. “Dobbiamo lavorare”, ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice nazionale di Legambiente, “per affermare una nuova cultura del rischio che renda le persone capaci di evitare comportamenti pericolosi di fronte a fenomeni naturali non più eccezionali ma intensificati dagli effetti dei cambiamenti del clima. Sul fronte del territorio poi”, ha aggiunto Muroni, “è fondamentale dare maggior efficacia ai vincoli che vietano di costruire nelle aree esposte al pericolo, programmare e realizzare gli abbattimenti dei fabbricati abusivi, delocalizzare le strutture a rischio e investire in interventi di qualità per la sicurezza”. Bisogna puntare, quindi, sui finanziamenti per interventi di delocalizzazione e consolidamento, ad oggi quasi inesistenti. Siamo in una congiuntura economica fortemente negativa, ma quei pochi soldi rimasti nelle casse, devono esser spesi in prevenzione, altrimenti alluvioni come quelle in Liguria, Toscana e Sicilia, ma anche nello scorso ottobre a Roma (situazione certamente straordinaria con 130 mm di pioggia in 3 ore, ma dove l’impianto è andato in crisi per mancanza di manutenzione), saranno sempre più all’ordine del giorno.

Fabrizio Manzetti 7


Lucciole ai castelli

La realtà dello sfruttamento nella prostituzione

La tratta di esseri umani nel territorio dei Castelli Romani

N

ormalmente la questione della prostituzione finisce sotto i riflettori della cronaca e dell’informazione, solamente quando vengono adottati da parte delle istituzioni dei nuovi provvedimenti volti al cosiddetto “restauro del decoro urbano”. Ne consegue che la percezione pubblica del problema, già in gran parte impregnata dalle categorie del luogo comune e dell’ignoranza, viene ulteriormente distorta e rinforzata nei suoi aspetti più discutibili. Conviene allora chiarire che la prostituzione è in realtà un fenomeno strettamente collegato al crimine di tratta di esseri umani. Con quest’ultimo termine si intende ogni comportamento che faciliti l’ingresso illegale di persone nel territorio di un paese, nonché il loro transito, soggiorno o uscita dallo stesso. Lo scopo è quello dello sfruttamento sessuale ai fini di lucro tramite la coercizione, in particolare la violenza, le minacce, l’inganno o l’abuso di autorità, o qualsiasi altra forma di pressione tale per cui alla persona sfruttata non sia data altra scelta accettabile o reale se non quella di subire la violenza e lo sfruttamento. Le attuali politiche per il contrasto alla prostituzione, sono state oggetto di critiche da parte di molte associazioni ed enti sociali che si occupano di interventi in questo settore. In particolare dalla fine del 2008, è in vigore un noto decreto della capitale che prevede l’erogazione di una multa fino a 500 euro sia al cliente che alla prostituta. Uno degli effetti contestati è stato quello di spingere le vittime di tratta ad esercitare “al chiuso”, provocando quindi una ulteriore sommersione del fenomeno e conseguentemente maggiori rischi per chi è già in condizione di schiavitù. Un’altra conseguenza è stato il sensibile spostamento del mercato del sesso nelle zone meno soggette ai controlli, in particolare al di fuori dei confini di Roma. I consigli comu8

nali castellani hanno posto in essere alcuni provvedimenti per limitare la temuta migrazione nei propri territori, improntati chiaramente anch’essi al semplice allontanamento dalla vista del problema. In linea più generale va anche considerato che l’introduzione del reato di clandestinità contribuisce ad aggravare le condizioni di sfruttamento e precarietà delle vittime, dato che il rischio di essere allontanate dal nostro paese le dissuade dal cercare aiuto presso i servizi sociali. Nel territorio dei Castelli Romani la forte presenza dello sfruttamento sessuale è testimoniato dalle frequenti azioni di polizia finalizzate al suo contrasto. Alla fine dello scorso mese di Dicembre, in seguito all’operazione denominata “Wendy”, i carabinieri del Nucleo Operativo di Frascati hanno arrestato 9 persone con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, estorsione e spaccio di stupefacenti. Con il coordinamento della procura di Velletri, i militari hanno ricostruito le modalità dello sfruttamento nella zona dei Pratoni del Vivaro e dei comuni di Rocca Papa e di Rocca Priora, individuando i vari sfruttatori e favoreggiatori di diverse donne e transessuali dediti alla prostituzione, che versavano soldi in cambio della “protezione” e della “concessione” di un posto sulla strada. L’Associazione Tuscolana Solidarietà, è impegnata nel nostro territorio in progetti di intervento a favore delle persone vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. L’unità di strada della Associazione raggiunge direttamente sulla strada le donne ed i transessuali che si prostituiscono, permettendo di avere un punto di osservazione privilegiato del fenomeno. La costante opera di monitoraggio ha permesso di rilevare il numero di persone che si prostituiscono sulle nostre strade, la loro


Lucciole ai castelli

nazionalità, le condizioni di disagio psicosociale in cui versano e la capacità del territorio e delle istituzioni di accogliere le loro richieste e necessità. Le strade abituali della prostituzione nel nostro territorio sono via Pratoni del Vivaro, via dei Laghi e via Latina. L’unità di strada effettua il proprio intervento anche nella zona dei Monti Prenestini come in via Maremmana II, via Polense, via Prenestina ed altre strade limitrofe. In un arco di lavoro di tre anni (2007-2010) sono state incontrate circa 400 persone che si prostituiscono e sono stati effettuati migliaia di contatti. Le nazionalità maggiormente rappresentate dalle ragazze sfruttate sono quella nigeriana seguita da quella rumena, in misura minore provengono da altri paesi. I transessuali sono principalmente sudamericani. La fascia di età maggiormente rappresentativa è quella compresa tra i 21 ed i 29 anni, ma alcune ragazze risultano essere minorenni o comunque molto giovani. Il flusso in arrivo delle persone trafficate e che si prostituiscono è testimoniato dalla costanza con cui avvengono i primi incontri con loro, cosa particolarmente evidente per le ragazze nigeriane e rumene. Le condizioni di vita delle ragazze sono particolarmente dure e sulla strada sono soggette ad aggressioni e gravi violenze. A volte si verificano contese ed assalti tra di loro, al fine di accaparrarsi un posto o per questioni legati ai guadagni. Spesso non hanno la minima idea di come possano fare per tutelare la propria salute, né di come usufruire dei servizi sanitari.

A questo fa da contraltare un sistema di servizi sociali che fa fatica a fornire loro la necessaria assistenza, a causa di numerose problematiche come la cronica mancanza di fondi, l’insuf-

Not for sale: human trafficking; Ira Gelb ficiente preparazione specifica, la barriere di tipo linguisticoculturali e la reciproca diffidenza.

Giuseppe Moretti (Psicologo clinico)

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Lucciole ai castelli

Frascati: il difficile lavoro delle Unità di strada

Un progetto concreto per contrastare lo sfruttamento della prostituzione

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a diversi anni la Associazione Tuscolana Solidarietà in collaborazione con la Caritas Diocesana di Frascati, diretta da Don Baldassarre Pernice, ha attivato un servizio chiamato Unità di strada nell’ambito del Progetto “Prendere il Volo”, per contrastare lo sfruttamento della prostituzione ed aiutare le donne vittima di tratta costrette a prostituirsi sulle nostre strade. È un lavoro delicato portato avanti da professionisti: psicologi, mediatori culturali ed operatori sociali che intervengono sul campo, sulle strade dei Castelli Romani dove lavorano le ragaz-

pagare per occupare un tale posto sulla strada. Spesso vengono minacciate anche le loro famiglie nei paesi di origine. Cambiano le condizioni a seconda del paese di origine? Certamente. Lo sfruttamento ed il soggiogamento è generalmente in stretta relazione con la possibilità della donna di far valere i propri diritti. Quindi per esempio una ragazza romena, che dopo l’entrata del suo paese nella comunità europea può fare più liberamente una denuncia senza correre il rischio di essere espulsa dall’Italia, a differenza di una ragazza extracomunitaria sarà meno restia nel cercare aiuto. Altri fattori come il grado di scolarizzazione, la povertà oggettiva e l’isolamento sociale, i quali variano a seconda della comunità di appartenenza, influenzano decisamente le condizioni di vita e lo stato di schiavitù. Se una donna vittima di tratta vuole liberarsi, come potete aiutarla? L’opera di contatto dell’Unità di Strada è finalizzata ad accogliere globalmente la persona che si prostituisce dal punto di vista psicologico e sociale, per creare un aggancio e per poter poi affrontare la possibilità e la volontà di uscire dal circuito dello sfruttamento. L’articolo 18 della nostra legislazione prevede la possibilità di denunciare lo sfruttamento e di essere accolte in circuiti di protezione dedicati. La nostra équipe quindi, informa le persone che si prostituiscono dei diritti di cui godono le vittime di tratta di esseri umani.

ze sfruttate. Abbiamo incontrato Giuseppe Moretti, psicologo clinico e coordinatore della équipe di Unità di strada con un’esperienza di quattro anni, per approfondire i risultati e le difficoltà del lavoro svolto in questi anni. Cos’è l’Unità di strada, quando nasce a Frascati? L’unità di strada dell’Associazione Tuscolana Solidarietà è impegnata sin dalla primavera del 2005 nell’opera di contatto diretto con le persone che si prostituiscono, nel territorio dei Castelli Romani e dei Monti Prenestini, e nel monitoraggio del fenomeno della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. L’Unità di strada persegue l’obiettivo di raggiungere sul territorio, direttamente nelle zone di prostituzione, quelle persone che non hanno altrimenti la possibilità di accedere e godere dei basilari diritti di cittadinanza, come l’assistenza sanitaria, sociale e legale, e non da ultimo essere semplicemente ascoltati ed accolti nei loro più intimi bisogni. Le ragazze che incontrate sono tutte vittime di tratta, o ci sono differenze fra di loro? Esistono alcuni indicatori specifici che durante il contatto con le ragazze ci aiutano ad individuare le potenziali vittime di tratta. Quasi la totalità delle persone che noi incontriamo presentano queste caratteristiche, essendo soggette in vari modi a coercizioni e violenze, come per esempio dover estinguere un “debito” contratto per entrare illegalmente nel nostro paese o dover 10

l’Unità di strada ha funzionato fino ad ora grazie a dei finanziamenti erogati dal ministero delle pari opportunità e dalla provincia di Roma; quest’anno il servizio è stato finanziato? L’esiguità dei fondi erogati in questa annualità per il Progetto “Prendere il Volo”, non ha permesso di finanziare l’attività dell’Unità di Strada. Se l’Unità di strada dovesse terminare il suo lavoro chi potrebbe aiutare queste ragazze? Nel territorio di Roma e Provincia operano poche altre unità di strada per il contrasto allo sfruttamento della prostituzione, di cui pochissime finanziate da progetti. E’ evidente che per la scarsità dei fondi, l’amministrazione tenta di far coprire l’intero territorio di competenza con le minori spese possibili. Ne consegue che il lavoro di contatto ed ascolto con le ragazze è divenuto estremamente sporadico e frammentario, e gli sforzi profusi in questi anni per acquistare la loro fiducia rischiano purtroppo di vanificarsi. E’ vero che negli ultimi anni avete incontrato un numero crescente di ragazze italiane che sono tornate sulla strada? In casi molto sporadici abbiamo contattato delle anziane signore italiane che per stato di necessità hanno ricominciato dopo molti anni a prostituirsi in strada. In un caso abbiamo anche incontrato una giovanisima donna italiana in stato di marcata indigenza e disagio. E’ evidente che la difficoltosa situazione sociale ed economica del nostro paese, colpisce in maniera più marcata le classi sociali più povere.

Davide Dalmiglio


Inkiostra

Grottaferrata: nuova apertura di Inkiostra

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Riforme

Albo dei giornalisti: pubblicisti a rischio d’estinzione

Sono 80 mila i pubblicisti che potrebbero perdere la qualifica professionale

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n tempi di riforme è sempre possibile che tremi la terra sotto i piedi di qualcuno. I cambiamenti, seppur positivi, il più delle volte tendono a destabilizzare equilibri che già a stento riescono a mantenersi da soli. Così anche la lontana ipotesi che qualcosa di assodato si trasformi in qualcos’altro, è sempre guardato con diffidenza. Con la manovra “Salva Italia” di Monti in materia degli ordini professionali, questa volta anche l’ordine dei giornalisti ha sentito il pavimento dondolare, e si è diffuso velocemente un

panico generale nella categoria. In realtà ad essere chiamati in causa sono stati unicamente i pubblicisti in quanto è stato ipotizzata la totale soppressione della categoria. In realtà più che di un cambiamento si sarebbe trattato di una vera e propria mortificazione della categoria, che avrebbe visto l’estinzione di più di 80,000 pubblicisti iscritti all’albo. Ma prima di capire perché, è necessario sciogliere qualsiasi equivoco sulla figura del pubblicista. Ai sensi dell’art. 1 legge n. 69/1963, i pubblicisti sono coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi, e si distinguono dai professionisti che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista. I primi sono dunque giornalisti a tempo parziale, gli altri invece a tempo indeterminato. Una distinzione palesata con la sentenza n° 256 della Corte di Cassazione del 2 aprile del 1971. Questa norma vecchia di più di quarant’anni, fu ritenuta necessaria per formalizzare la posizione di un numero infinito di persone che abitualmente prestavano la loro opera presso le testate giornalistiche 12

pur facendo altri lavori. Altra differenza sostanziale tra le due categorie è che gli uni possono iscriversi all’albo dopo due anni di praticantato, durante i quali devono dimostrare di aver scritto dai 60 agli 80 articoli retribuiti per una o più testate regolarmente registrate e senza sostenere un esame di Stato, mentre i professionisti dopo il praticantato di 18 mesi devono essere abilitati con un esame di idoneità professionale. E proprio da qui nasce tutto il polverone che si è sollevato in poco più di un mese. L’Italia infatti, entro il 13 agosto 2012 dovrà adeguarsi alla disciplina europea che prevede un esame di stato per poter accedere a qualsiasi albo professionale, non riconoscendo più come valido quello dei giornalisti pubblicisti che accedono al loro albo senza sostenere alcun esame, ma soltanto svolgendo i mesi previsti di praticantato. La riforma degli ordini professionali varata dal governo Monti, (art. 10, legge 183/2011 – “Riforma degli Ordini professionali”, parzialmente modificato nell’art. 33 del d.l. 201/2011, convertito con l. 22/12/2011 n. 214 – “Soppressione limitazioni esercizio di attività professionali”), sembra prevedere dunque, l’abolizione dell’albo dei pubblicisti, senza più contemplare nell’ordine alcuna distinzione. Immediatamente a rassicurare la categoria è intervenuto Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, sostenendo che: “La legge in vigore prevede l’abrogazione delle norme esistenti solo nelle parti che sono in conflitto con le lettere da a) a g) dell’articolo 3 comma 5. Il primo capoverso del comma 5, dunque, non è richiamato: era questo che faceva riferimento all’esame di Stato ed è questo che aveva indotto i colleghi pubblicisti a una ribellione sacrosanta, che ho cercato di rappresentare al presidente Monti, pubblicamente nel corso della conferenza stampa e, sia pur brevemente, in privato. Sia chiaro - ha aggiunto Iacopino - , non so come finirà. So che non accetterò la mortificazione di questa professione con la penalizzazione dei colleghi pubblicisti”. Il presidente in occasione della conferenza stampa di fine anno il 29 dicembre 2011, ha offerto simbolicamente la tessera da giornalista allo stesso Monti, che ha apprezzato e ringraziato, sostenendo che non gli sfugge l’importanza della stampa indipendente per la vita del Paese. Anche Antonella Cardone, giornalista iscritta all’albo dei professionisti, e membro del Consiglio nazionale, ha voluto fare le sue rassicurazioni, informando che l’Ordine dei Giornalisti si occuperò del caso dei giornalisti pubblicisti nelle sedute del 18, 19 e 20 gennaio. In attesa di scoprire come andrà a finire, riportiamo di seguito il vademecum che la stessa Cardone ha formulato per preparare tutti i pubblicisti o spiranti tali ai futuri cambiamenti.

Katia De Benedictis


Associazioni

A scuola con gli Sbandieratori

Partirà a breve nelle scuole di Marino, il progetto “Sbandierart”

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Marino, ormai da alcuni anni, gli sbandieratori e i tamburini sono diventati una realtà consolidata, come parte integrante del tessuto sociale. Strettamente legata alle origini storico-culturali del territorio, la loro attività è una fusione perfetta di divertimento, passione e tradizione, che attrae i giovani fin dalla più tenera età. Non è raro infatti vedere, nelle vie del centro, bambini che si cimentano in lanci di piccole bandiere create da loro stessi, tentando di imitare i ragazzi più grandi. Per offrire la possibilità di espressione anche a loro e ad un numero sempre maggiore di ragazzi, da più di un anno, è nata nel cuore della cittadina, un’associazione culturale che si dedica esclusivamente a questo tipo di attività. Con il nome di “Lo Scudo di Lepanto”, chiaro riferimento al reperto tuttora esposto nella Basilica di San Barnaba, questa associazione è costituita da giovani appassionati, che mettono a disposizione

la loro competenza per insegnare questa disciplina a tutti coloro che intendono praticarla. Per permettere anche ai più piccoli un approccio con le bandiere ed i tamburi è stato ideato un progetto, chiamato Sbandierart, fortemente voluto dalla Dottoressa Nocenzi, Direttrice della Biblioteca Comunale di Marino, indirizzato alle scuole. A breve, alcune quinte delle elementari della Carissimi e della Sandro Pertini, potranno incontrare gli sbandieratori in un contesto studiato apposta per loro. Gli alunni, accompagnati dalle loro maestre all’interno di Villa Desideri, dove risiede la Biblioteca, saranno coinvolti in giochi ludico-esperenziali che li aiuteranno ad apprendere i valori socio-culturali insiti nella simbologia della bandiera, ripercor-

rendo la storia e il percorso evolutivo della figura dello Sbandieratore. I bambini avranno inoltre l’opportunità di cimentarsi nei movimenti base della bandiera e di familiarizzare con i ritmi del tamburo. Iniziative come questa sono sicuramente una ricchezza per il territorio, visto che aiutano a preservare le tradizioni e i costumi locali, che altrimenti, per distrazione o per pigrizia, rischierebbero di essere dimenticati. Gli sbandieratori de “Lo Scudo di Lepanto”, hanno in serbo molte altre iniziative volte a consolidare lo stretto legame con il passato e anche per questo in futuro sentiremo spesso parlare di loro.

Katia De Benedictis 13


Musica

Il cimitero e il cantautore del macabro Intervista con Mauro Petrarca: Poeta Cimiteriale

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auro Petrarca ha composto ed eseguito nel 2005 le musiche per un cortometraggio a tinte horror “ L’amore ritrovato”, tratto da un racconto di Alda Teodorani ; è stato ospite del Joe D’amato Horror Festival nel 2008; nello stesso anno ha partecipato, come Poeta Cimiteriale, al talent-show X Factor. Essendo un cantautore molto particolare, che tratta in modo originale tematiche come la morte e la malinconia, ho voluto incontrarlo per parlare del suo “

chiamavano per avere come ospite un “personggio strano” o per il tuo straordinario modo di parlare di certi argomenti in musica? Le esperienze post-televisive vertevano su una tematica specifica: la morte. Sono stati anni interessanti, nei quali ho approfondito una forma di poesia in musica semi-estemporanea. I componimenti nascevano da commissioni, ma passavano sempre attraverso il filtro della mia ispirazione. Oggi sto raccogliendo tutti quegli scritti, composti principalmente per programmi di Radio2Rai e Radio24-IlSole24Ore, in un libercolo che spero di poter pubblicare presto: “Testamento di un poeta cimiteriale”. Rispetto ai lavori precedenti, il tema principale de “Il canzoniere macabro” si è modificato: i riferimenti alla morte sono diminuiti, ed i testi sono forse più malinconici. È un nuovo Mauro Petrarca, o semplicemente un aspetto che prima non era emerso completamente? La pubblicazione del cd “Canzoniere crepuscolare” (Fermenti Vivi - Edel, 2009) ha segnato l’inizio di un modo mio più raffinato di comporre, o forse più attento ad una certa tradizione poetica. Quella appunto dei cosiddetti Crepuscolari, poeti italiani di fine ottocento. Credo che ogni progetto mostri una parte diversa di me, anche se in fondo sono e rimango un artista decadente. Ironico, surreale, grottesco e tanto altro, ma pur sempre decadente. Qual è il tuo rapporto con la morte? Credi che ci aspetti qualcosa o che sia la fine di tutto? Purtroppo temo sia la fine di tutto. Ma sinceramente non ho idee troppo chiare e personali a riguardo, per me è stato solo l’argomento adatto per sfogare le mie ansie creative. Del resto, tutta la poesia significativa, passa attraverso una visione della morte, non c’è nulla di nuovo nella mia scelta.

Canzoniere Macabro”, disco di debutto, delle sue apparizioni televisive, nonché del suo nuovo lavoro “Canzoniere Grottesco”. Dal vivo, Mauro Petrarca propone un Recital Macabro, che unisce musica, teatro e cantato/recitato molto particolare. Io ho avuto il piacere di vedere il suo spettacolo alla libreria Altroquando, in concomitanza con un incontro sul cinema di zombi e vampiri, al quale hanno partecipato Luigi Cozzi (regista), Stefano Piani (sceneggiatore), Antonio Tentori (sceneggiatore), Francesca Lenzi (scrittrice), Edoardo Margheriti (regista). Molti ti hanno conosciuto grazie ad X Factor, ci racconti come è andata? Secondo te i giurati erano pronti ad un cantautore un po’ fuori dagli schemi come te? Non mi sono curato molto del programma e dei giurati. Volevo mostrare ad un pubblico largo e generalista il mio personaggio, anche perchè ho sempre pensato di essere molto più “pop” di quanto possa sembrare. Non erano pronti e suppongo non lo siano neanche ora, ma ad ognuno il proprio ruolo. Dopo X Factor, hai partecipato ad altri programmi tv e radiofonici. Ti 14

Quanto è autobiografico il cd, quanto racconta di te, e quanto di altre persone che ti sono accanto? Racconta molto, ed è sempre autobiografico. Anche se non lo dà molto a vedere. Nei miei testi ci sono io e ci sono le persone importanti della mia vita. E’ sempre comunque una questione di filtri, di ricorsi a metafore e allegorie. La lirica trasforma davvero le cose, tanto da entrare in un ambito poetico visionario che poco ricorda la realtà. Ma, di base, c’è una solida struttura che è il racconto della realtà, della mia realtà. Stai lavorando ad un nuovo disco? Si, è ormai ultimato, nella fase dei provini. Non so quando diventerà un prodotto discografico vero e proprio. Si intitola “Canzoniere grottesco” ed è un’opera poetico-musicale fatta di nonsense, calembour, assurdità e citazioni deviate. La musica si rifà in minima parte ad una certa elettronica anni ‘80, quella discomusic che ha segnato la mia adolescenza e da cui ho sempre preso le distanze. Fino ad ora. Per fare alcuni esempi di soli titoli di mie canzoni grottesche: “Il fu Mattia Pasquale”, “L’idraulico aulico”, “Poterino, un piccolo uomo di potere”, “Tangentopolino”, “Questa non è farina del nostro Isacco”...

Rodolfo Baroni


Eventi

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