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AltraCitt Settembre 2011 n.3

Periodico di libera informazione

S

ettembre, l’aria rinfresca, o almeno dovrebbe e AltraCittà torna con un nuovo numero dalla copertina verde. La scelta di questo colore perché finalmente, dopo anni di colpevole disinteresse si è tornati ad investire con forza sullo sviluppo delle energie alternative, risorsa per lungo tempo snobbata se non ridicolizzata. Tema centrale abbiamo detto che, proprio per la sua importanza e attualità, trova spazio nelle tre pagine dedicate all’inchiesta del mese. Un approfondimento sull’energia che, oltre le questioni scientifiche, mette in evidenza la centralità del ruolo della politica affinché si possa sviluppare una nuova cultura energetica. Per quanto riguarda il nostro territorio abbiamo interpellato l’ambientalista Corrado Colizza. I Castelli Romani, hanno buone potenzialità di sviluppo, soprattutto nel campo del fotovoltaico e del mini eolico. Ma, l’impegno della politica e delle istituzioni sono alla base del buon esito di molti degli argomenti che andiamo a trattare in questo numero. Abbiamo ospitato la testimonianza di un cittadino che lamenta

segue a pagina.2

Web Radio

Radio Libera Tutti: un gruppo giovane e una piazza aperta nell’etere dei Castelli Romani pag. 14

Musica

Intervista con Nando Citarella: musicista, attore e studioso della cultura popolare di fama internazionale pag. 12-13

Energie Alternative

La crisi del sistema globale e le risorse dei Castelli Romani pag. 8-10


Editoriale Fiera la periodica mancanza dell’acqua nei rubinetti delle case di Albano che, insieme ai livelli di agenti inquinanti, innalzati anno dopo anno per legge e il tentativo di privatizzare il servizio, ci pongono, a referendum appena concluso, di fronte ad un problema molto serio: la confusione che regna nella politica locale, spesso costretta ad iter burocratici snervanti, ma a volta anche a scelte controverse. È il caso del mercato coperto di Grottaferrata, un disco volante, un costoso oggetto di design, la cui apertura viene rimandata di mese in mese, e intanto si sfrutta come auditorium per iniziative musicali. Parliamo delle stesse difficoltà della politica locale ad avviare progetti importanti e meritori come la raccolta differenziata ad Albano, dove una serie di vincoli hanno reso difficile individuare tempestivamente un’area per realizzare l’isola ecologica. Registriamo la dura testimonianza di un artista di livello internazionale come Nando Citarella, che in una lunga intervista ha evidenziato la sua amarezza e le difficoltà di dialogo con le istituzioni per organizzare eventi culturali sul territorio, mentre a livello nazionale si approva una legge strana, spiazzante, che mette il calmiere allo sconto sui libri. Per fortuna però, abbiamo anche la nostra buona notizia: una voce nell’etere castellano, una radio di grande spessore come Radio Libera Tutti, una realtà che, a due anni dalla nascita, continua a coinvolgere i giovani intorno al suo progetto. Lo stesso spirito che anima il nostro giovane giornale anche in momenti durissimi come questo; noi serriamo le fila e cerchiamo di rendere ancora disponibile ai lettori le notizie dell’altraCittà. Davide Dalmiglio

Distribuzione vini&Co. Si selezionano rappresentanti Cell. 339 3638736 / 3385052420

Anno I, n. 1 giugno/luglio 2011 Aut. Tribunale di Velletri 8/2011 del 26/4/2011 Direttore Responsabile: Laura Tangherlini Direttore Editoriale: Davide Dalmiglio Segreteria di redazione: Claudia Fortini Viale San Nilo, 10 – 00046 Grottaferrata (Rm) Cell. 3279162893 e-mail: segreteriacir@gmail.com Editore: Ass. culturale Coordinamento CastellinRete Via di Capocroce, 17 – 00046 Grottaferrata (Rm) Grafica e Stampa: Creative Comunication, Antonio Prizio Via campi D’Annibale, 48 – 00046 Grottaferrata (Rm) Tel: 06 88652048, email: info@creativeitaly.com

Hanno collaborato: Davide Dalmiglio Marco Fortini Mauro Biani Federica Albano Valerio Crisostomi Pierluca Palla Sara Trovalusci Mario De Girolamo Antonio Caruso

Foto di Copertina: Alessandro Ingretolli

visitate il nostro sito www.altracitta.eu


Inventario

Inventario

Cartavetra

La caduta dei leoni Nei momenti di crisi, quando tutto va in pezzi, la prima preoccupazione è di mettersi in salvo, evitare di essere stritolati dall’inesorabile ingranaggio della recessione. Nei paesi più evoluti, quelli che ancora conservano uno stato sociale, l’attenzione va principalmente alle categorie più a rischio: i poveri, i disoccupati e le famiglie numerose, ma nessuno pensa mai ai benestanti caduti in disgrazia. È ovvio, il welfare è una mitologia tutta comunista, rafforzata dall’odio di classe e dall’invidia. Se non vuoi rischiare, se non hai gli attributi, se non sei disposto a vendere tua madre, non sarai mai nessuno nella vita, resterai una pecora nel regno dei leoni. Eppure, a volte, nel crepuscolo di un party, anche i leoni piangono; il denaro non può comprare tutto, soprattutto quando comincia a scarseggiare. Lo sa bene il nostro Presidente del Consiglio, ingiustamente accusato di aver favorito la prostituzione e di essere caduto vittima di uno squallido ricatto da parte di un imprenditore senza scrupoli. Ma Silvio Berlusconi è un uomo di cuore, che, testimone Alessandro Sallusti, non resta insensibile alle sventure dei leoni, cerca di aiutare come può. È quello che è successo con la famiglia di Giampaolo Tarantini: “ho solo aiutato una famiglia in difficoltà” ha spiegato il Presidente, per poi specificare che questi poveretti “a causa dei magistrati sono passati dal benessere alla miseria”. È una questione seria, molte le famiglie di leoni precipitate sul pianeta terra dopo anni negli strati alti dell’atmosfera; sapere che c’è qualcuno pronto ad aiutarli è di grande conforto per tutta la nazione, in ansia per la loro sorte. Il problema che si pone è come regolare il flusso sempre maggiore di suppliche che i leoni vorrebbero inviare al magnate illuminato Silvio Berlusconi. Certo non si possono mandare lettere, mail o fare telefonate all’ufficio della Presidenza del Consiglio, ne tantomeno affollare i cancelli di Arcore, è necessario trovare altre strade. Nelle principali città italiane si stanno costituendo dei “Club dei Precipitati” che raccolgono le richieste leonine per il Presidente. Un altro sistema ingegnoso è iscriversi al sito di imminente apertura www. Ricchindisgrazia.it, grazie al quale sarà possibile riempire un questionario dove ogni voce ha una sua graduatoria a punti. Purtroppo il Presidente-benefattore non riuscirà ad accontentare tutti ma cercherà di soddisfare più persone possibili. Certo, per aspirare ad un assegno mensile, aiuta essere intimi del Presidente, magari culo e camicia in uno stesso processo.

Davide Dalmiglio

Pag 2

Editoriale.

Pag 3

Cartavetra.

Pag 4

Acqua potabile:Una sconosciuta nel rubinetto.

Pag 5

I l nuovo mercato coperto di Grottaferrata.

Pag 6

Albano: l’isola ecologica che (non) c’è.

Pag 8-10 Inchiesta sulle energie rinnovabili. Pag 11

Nuova legge sullo sconto dei libri.

Pag 12-13 Nando Citarella: la musica, il teatro e la danza. Pag 14

Radio Libera tutti ai Castelli Romani.

Pag 15

Eventi.


Acqua Potabile

Acqua Potabile, questa sconosciuta nei nostri rubinetti

Erogazione a singhiozzo, agenti inquinanti e bollette alle stelle

E

ra il primo aprile del 2002 (solo dopo avrei compreso appieno il significato di quella data!) Quando presi in affitto il mio bilocale ad Albano. Arrivavo dalla provincia di Napoli, denigrata per i mille – a volte giusti – motivi che tutti possono immaginare, ero felice di essere arrivato nella rigogliosa e florida provincia romana, piena di verde e foriera di mille aspettative. Avevo quasi archiviato in un angolo della mia testa i mille problemi e i disservizi a cui ero abituato nella mia “precedente vita” napoletana

e all’improvviso mi accorsi di aver fatto molto male! Quella fu un’estate caldissima e l’acqua mancò frequentemente, quanto frequentemente è difficile da ricordare, ma a farci gentilmente da promemoria ci pensa ogni anno l’ACEA (Azienda Comunale Energia ed Ambiente) che interrompe puntualmente la fornitura d’acqua. Siamo nel 2011 e quest’anno – almeno nel mio nuovo bilocale al centro storico di Albano – i giorni senz’acqua sono diminuiti, ma non del tutto scomparsi. L’ultimo è stato proprio il 3 settembre scorso… un sabato caldo e umido, in cui tutta la popolazione di Albano si è svegliata, ha aperto i rubinetti e ha atteso invano che ne uscisse qualcosa… e invece nulla! Ed io che avevo un’ospite che veniva dalla civilissima Milano, ho dovuto spiegare che, nel 2011 qua nella provincia romana, abbiamo problemi di approvvigionamento d’acqua! Nonostante le salatissime bollette che periodicamente ci vengono recapitate e calcolate con un meccanismo astruso. Ma cos’è l’ACEA? Se andiamo a visitare il loro sito scopriamo che si tratta di una SpA (Società per Azioni) che opera nel settore idrico, in quello dell’energia e dell’ambiente. E’ posseduta per il 51 per cento dal Comune di Roma, per il 22 per

cento da azionariato popolare, per il 15 per cento dall’onnipresente Francesco Gaetano Caltagirone e per il 12 per cento da Gdf Suez Spa. Dal primo gennaio 2005 gestisce anche il servizio idrico del comune di Albano, così come quello di molti altri comuni del Lazio, nell’ambito dell’ATO2; un acronimo che sta per Ambito Territoriale Ottimale; cioè un territorio su cui sono organizzati servizi pubblici integrati (come l’acqua e i rifiuti )e nel Lazio ce ne sono 5. In totale l’ATO2 raggruppa 112 comuni, 3.794.582 abitanti (più qualche pecora) ed una rete idrica lunga 11.239 km, cioè più o meno la distanza in linea d’aria che c’è tra Roma e Pising Cabaena in Indonesia! Si tratta sicuramente di un’attività complessa e impegnativa, ma che non giustifica la costante mancanza di acqua di ogni estate. Tant’è che i Sindaci dei Comuni aderenti all’ATO2 hanno deciso di chiedere nuovi investimenti all’ACEA e, di conseguenza, l’introduzione di una nuova tariffa, la “tariffa unica” che in alcuni casi comporterà aumenti non indifferenti. Per la precisione, ci saranno riduzioni per le famiglie che consumano fino a 100 metri cubi all’anno ed aumenti per tutti gli altri. Approfittiamo allora per ricordare a chi ci legge che la (poca) acqua che viene portata nelle nostre case, con una frequenza non degna di un paese come l’Italia, ha la peculiare caratteristica di essere potabile “per legge”. Infatti i livelli di sostanze inquinanti sono tali per cui l’acqua non potrebbe essere ritenuta potabile o utilizzabile per usi civili, ma il Ministero della Salute sin dal 2003 ha imposto delle deroghe per legge, innalzando i limiti all’interno dei quali l’acqua si può considerare potabile. Tali deroghe come si legge dal comunicato congiunto del Comune di Albano e ASL RM H del 7 luglio 2009 - riguardano il fluoro, l’arsenico e il vanadio. Basta girare su Internet per farsi un’idea, per esempio, dei valori dell’arsenico che, da soli, renderebbero sconsigliabile l’utilizzo della nostra acqua. Recenti analisi evidenziano valori a volte superiori anche del 70 per cento rispetto al limite legale pre-deroghe. In pratica, gli attuali valori compresi fra i 15 e i 17 microgrammi per litro (sono superiori al limite di 10 microgrammi per litro vigente nel 2001 (periodo pre-deroghe), ma grazie all’innalzamento di questo limite ad opera del Comune, finiscono per essere perfettamente legali. E’ chiaro che senza questo “stratagemma” probabilmente il Comune avrebbe dovuto bloccare l’approvvigionamento dell’acqua, quindi per alcuni versi risulterebbe anche una misura comprensibile se si fosse trattato di un intervento temporaneo teso a tamponare un’emergenza. In realtà in questo decennio nulla o poco è stato fatto. Per fortuna, almeno grazie alla vittoria del referendum del 12 e 13 giugno, si è dato un segnale forte della volontà dei cittadini rispetto alla privatizzazione dell’acqua. Per chi ancora nutre dubbi in proposito, suggeriamo di farsi una chiacchierata con i residenti di Latina che da qualche tempo stanno lottando contro le bollette e il (dis)servizio di Acqualatina. Il fatto che ci sia chi sta peggio di noi, però, non ci aiuta a trovare una soluzione per il problema dell’acqua ai castelli romani.

Mario De Girolamo


Commercio

Il nuovo mercato coperto di Grottaferrata apre a Natale Durante l’estate la struttura ha ospitato la rassegna Music From All The World

D

urante la costruzione del nuovo mercato coperto di Grottaferrtata ci sono state molte polemiche, suscitate dall’eccessiva vicinanza della struttura con le mura dell’Abbazia di San Nilo. Finiti i lavori, l’amministrazione comunale ha deciso di aprire la struttura entro Natale e, nel frattempo, assegnare i rimanenti 6 stalli. La notizia, decisa in Comune qualche settimana fa, ha fatto ben sperare sulle sorti di questa opera pubblica che ha impegnato due anni di lavori e che, secondo quanto affermato dall’Assessore all’Urbanistica Andrea Castricini, « è costata un milione e novecentomila euro derivanti da mutui che la precedente amministrazione aveva acceso». Prima però, è opportuno fare un passo indietro per offrire una più ampia panoramica della situazione: la costruzione del nuovo mercato coperto venne voluta dall’amministrazione dell’allora Sindaco Viticchiè, sia per sfruttare al meglio l’area dei piazzali di viale San Nilo, sia per ragioni di sicurezza, non più garantita dalla vecchia struttura. Il progetto prevedeva 8 mesi di lavorazione, ma le modifiche in itinere hanno fatto slittare i tempi. Lo sa bene Alessandra Orlandi, direttrice dei lavori dal 1 gennaio 2011; subentrata all’architetto (e progettista dell’opera) Marco Rietti. La Dottoressa Orlandi, occupandosi anche di manutenzione, ha sicuramente avuto una sensibilità maggiore nell’intuire i costi che una simile struttura poteva richiedere, tanto che in un’intervista rilasciata durante l’inaugurazione del mercato coperto, ha spiegato che: «al fine di garantire un consistente risparmio energetico, l’illuminazione alogena che aveva una durata di circa 100 ore e un consumo di 6 KW, è stata sostituita con un sistema al led dalla durata di 80 mila ore. Questo ha notevolmente abbattuto i costi di manutenzione calcolando che il nuovo apparato di luci ha un consumo di appena 1 KW». Ovviamente, il cambio di amministrazione non ha giovato alla rapidità di apertura dello stabile, difatti, secondo l’Assessore al Commercio Giovanni Guerisoli: «l’amministrazione comunale ha dovuto gestire la parte terminale della costruzione e una serie di problematiche riscontrate durante la fase di costruzione. Il Comune ha deciso di scegliere le tipologie merceologiche, optando per due attività per ogni categoria, garantendo così un minimo di concorrenza». La lentezza di apertura dello stabile però, non ha impedito alla popolazione di fruire del servizio, seppur in maniera originale: «non essendo state completate le procedure per l’assegnazione di tutti gli stalli» continua Guerisoli «ci siamo posti l’obiettivo di rendere lo spazio vivibile per tutta la popolazione, scegliendo l’iniziativa Music From All The World che ha riscosso

grande successo tra la popolazione». È stato proprio questo successo a suggerire all’amministrazione di studiare analoghe modalità per rendere godibile l’area anche negli orari di chiusura del mercato. Uno spazio, quindi, a tutto tondo dove si cercherà di far convivere l’attività del mercato con il divertimento, il dovere con il piacere. Ovviamente l’impatto che

questo progetto avrà sulla popolazione è ancora incerto, anche l’assessore al commercio prende tempo prima di dare un giudizio, dichiarando diplomaticamente che: «non possiamo dare rilevanza al gossip generato nella fase finale della costruzione circa l’originalità del progetto, ma solo ad avvio iniziativa potremo effettivamente giudicare».

Federica Albano

La più antica birreria di Frascati Via Risorgimento, 4 Frascati Roberto 349.31.40.146 Paolo 331.42.43.268


Raccolta differenziata

Albano: l’isola ecologica che (non) c’è

Individuata una nuova area, finalmente può partire la raccolta porta a porta

N

o inceneritore, vogliamo differenziare. E’ questo lo slogan che, da anni ormai, accompagna a Albano Laziale le manifestazioni di piazza e i partecipati dibattiti sul tema. Dibattiti in cui i cittadini hanno espresso un forte dissenso nei confronti della possibilità di costruire un nuovo inceneritore a Roncigliano (sotto Cecchina). In alternativa si chiede all’amministrazione uno sforzo per varare

finalmente la raccolta differenziata porta a porta (PAP), soluzione già adottata da altri comuni nei Castelli Romani (Ariccia, Grottaferrata, Frascati, Nemi, Monte Compatri, Colonna e Rocca di Papa). La giunta del sindaco Nicola Marini, insediatasi nel 2010, ne aveva promesso da subito l’attuazione e già lo scorso anno, ad agosto, il Comune aveva avviato delle indagini preliminari e un censimento di una parte del paese, tramite una società che si occupa di sostenibilità e educazione ambientale, in vista di un’imminente avvio del progetto PAP. La raccolta differenziata, come sostenuto in un’assemblea pubblica tenuta a luglio al Comune di Albano e durante la quale aveva parlato l’assessore all’ambiente Claudio Fiorani, sarebbe dovuta partire intorno alla metà di novembre in alcune zone di Albano, per poi estendersi nelle frazioni di Cecchina e Pavona e infine nel centro storico; accompagnata da un ciclo di riunioni pubbliche educative. E’ trascorso un anno dal censimento, il programma è rimasto soltanto sulla carta e non si è tenuta nessun altra assemblea dello stesso genere; qualcosa deve aver inceppato il meccanismo.

Abbiamo chiesto spiegazioni a Claudio Fiorani che ci ha rassicurato circa il futuro del progetto. «Purtroppo - ci dice Fiorani - le problematiche che abbiamo incontrato nella realizzazione del centro di conferimento hanno rallentato l’intero programma». Il centro di conferimento rifiuti, detto anche “isola ecologica”, è assolutamente necessario come punto di arrivo di tutti i rifiuti differenziati. Senza isola insomma, nulla può partire. Ma allora perché spendere 9.000 euro per un censimento che non ha avuto conseguenze? Anche su questo Fiorani è stato chiaro: «L’area per l’isola ecologica era stata individuata, per questa ragione si decise di procedere con il piano del progetto, purtroppo si evidenziarono in quel momento problematiche vincolistiche non prevedibili a priori». Secondo l’assessore, quindi, si sono verificati problemi di natura tecnica che non hanno reso possibile proseguire il lavoro iniziato e mantenere le promesse. Nell’ultimo anno il progetto è andato silenziosamente avanti: una nuova isola ecologica è stata individuata al Km 2,200 di Via Cancelliera e si aspetta di cantierizzare la zona per renderla utilizzabile. Intanto è partito un piano di compostaggio domestico sul territorio che recentemente ha avuto un finanziamento e, grazie al quale, nei prossimi mesi verranno distribuite ad Albano 1200 compostiere, inoltre è già attiva la raccolta differenziata degli imballi per gli esercizi commerciali. L’attesa, per il completamento del progetto di raccolta differenziata, di certo è sentita negativamente dai cittadini, ma buone nuove ci giungono dal Comune tramite le parole dell’assessore Fiorani. il cambiamento non deve rimanere una promessa e ora che è stata individuata l’area adatta a realizzare l’isola ecologica, siamo fiduciosi che verranno fatti gli ultimi decisivi passi avanti.

Sara Trovalusci

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Speciale apertura

Grottaferrata: nuova apertura di Inkiostra Il nuovo centro stampa più grande dei Castelli Romani

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Inkiostra in collaborazione con Creative communication,apre a Grottaferrata, il più grande centro di stampa digitale dei Castelli Romani. Un gruppo giovane ma ricco di esperienza, in grado di soddisfare Via San Michele 4b INO

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Inchiesta/Energie Rinnovabili

La crisi del sistema energetico globale

Dal pessimismo dei numeri al (cauto) ottimismo delle prospettive

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egli ultimi decenni differenti eventi hanno evidenziato chiaramente l’inadeguatezza del sistema energetico mondiale. La crisi petrolifera, benché attualmente legata più a fattori geopolitici che alla disponibilità della materia prima, ha comunque attirato l’attenzione verso l’esauribilità intrinseca dei combustibili fossili. Gli studi più recenti prevedono l’esaurimento oggettivo dei giacimenti conosciuti entro al massimo duecento anni. Tuttavia la fase di massima potenzialità estrattiva (detta picco di Hubbert) pare sia già stata raggiunta da quasi tutti i giacimenti; oltre tale soglia l’estrazione del petrolio risulterà via via più lenta e costosa portando in tempi brevi ad un esaurimento effettivo della risorsa. Contemporaneamente gli studi sul clima puntano il dito verso il riscaldamento globale indotto dall’economia energetica fondata sugli idrocarburi. La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è passata da 280 ppm (parti per milione) prima della rivoluzione industriale, a 380 ppm. Al ritmo attuale d’emissione di 40 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno la soglia di 500 ppm, considerata come soglia limite per la definitiva destabilizzazione del clima, potrebbe essere raggiunta già nel 2050. Di fronte a questo già preoccupante scenario si osserva poi il crescente incremento della domanda energetica: dal 1990 al 2008 la popolazione mondiale ha consumato il 40% in più di energia e il trend lascia facilmente prevedere il raddoppio del fabbisogno entro meno di 40 anni. Certamente, negli ultimi anni, si osserva un considerevole aumento della produzione di energia da fonti non inquinanti: tra il 2004 e il 2008 l’energia prodotta da fonti fossili è passata dall’85 per cento (di cui 37 per cento petrolio, 25 per cento carbone, 23 per cento gas naturale) all’81 per cento, quella nucleare è scesa dal 6 al 5.8 per cento mentre quella ottenuta da fonti rinnovabili è salita dal 9 per cento (di cui 4 per cento biomasse, 3 per cento idroelettrico, 2 per cento tra solare termico, fotovoltaico e eolico) a quasi il 13 per cento. Se guardiamo il dato assoluto però notiamo che tra il 2000 e il 2008, mentre l’energia prodotta tramite fonti rinnovabili è aumentata di 3155

terawattora (TWh), la domanda energetica complessiva è cresciuta di 26164 TWh. Ovvero, di anno in anno, l’aumento della produzione di energia pulita non compre nemmeno lontanamente l’incremento della domanda con il risultato che, nonostante l’impegno economico sulle rinnovabili, il consumo di petrolio continua ad aumentare. Su queste basi, numerosi scienziati hanno intravisto come unica strada percorribile un massiccio incremento del nucleare. Si tratta certamente di una tecnologia che non produce gas serra e contemporaneamente permette approvvigionamenti energetici in quantità elevatissime e per periodi probabilmente molto lunghi. Non entreremo nelle argomentazioni specifiche sulle complesse questioni della sicurezza degli impianti, dello smaltimento delle scorie e più in generale della quantificazione reale del rischio. Brevemente osserviamo però che, nei fatti, la produzione di energia nucleare già prima del terribile incidente di Fukushima ha iniziato a diminuire. Il rinnovato allarme sicurezza ha poi aggravato ulteriormente, e forse definitivamente, il fattore psicologico inducendo anche i paesi più coinvolti in questa tecnologia a ripensare i piani per il futuro (vedi le nuove strategie energetiche di Francia e Germania). Anche scartando l’opzione nucleare, restano tuttavia da valutare seriamente le obiezioni che i nuclearisti da sempre oppongono all’altra Foto di: Maria Aleandra Arzola prospettiva energetica, quella fornita cioè dalle energie rinnovabili. «Sono energie non concentrate, intermittenti e che richiedono che l’energia sia immagazzinata in modo massiccio ma maneggevole, in modo da poter soddisfare in permanenza la domanda.» dicevano non molto tempo fa (MicroMega 1/2009) gli autorevoli fisici europei Claude Guet e Giovanni Ciccotti. Pur riconoscendo che le energie rinnovabili «hanno certamente un potenziale considerevole», questi spostano l’accento sulla effettiva possibilità di far fronte alla complessa e capricciosa morfologia del fabbisogno energetico mondiale tramite delle fonti intrinsecamente poco elastiche come le rinnovabili. Il vento, il sole, la geotermia o l’idroelettrico sono infatti fonti inevitabilmente localizzate in aree determinate e non trasportabili come i combustibili


Inchiesta/Energie Rinnovabili fossili; la produzione di energia inoltre è soggetta a variazioni temporali imprevedibili. Per contro, la domanda di energia è essa stessa caratterizzata da forti variazioni sia nel corso della giornata che tra le diverse stagioni, senza contare la disomogeneità regionale dipendente dalle dinamiche economiche dei vari paesi. Conciliare la complessità della domanda con le caratteristiche tecniche delle varie fonti energetiche è certamente materia complessa e lo scenario cambia facilmente colore via via che si approfondisce l’analisi e si integrano nella trattazione i vari fattori sociali ed economici. Ad esempio, consideriamo il caso emblematico delle biomasse, cioè del combustibile ottenuto da cereali ed altri prodotti dell’agricoltura. Con la recente crisi petrolifera questo settore ha vissuto una rapida ascesa inducendo però un contemporaneo aumento del prezzo dei generi alimentari con costi sociali, dunque, estremamente elevati. Ma non sono solo le fonti rinnovabili a risentire della complessità della domanda energetica e del contesto economico in cui questa si inquadra. Il nucleare stesso, anche al netto di qualsiasi considerazione ecologica, non può essere considerato soluzione unica alla questione energetica. Abbiamo detto che l’energia ottenibile dall’atomo è certamente moltissima: in Francia (in cui il 74 per cento dell’energia prodotta è ottenuta dal nucleare) il costo della corrente effettivamente è molto inferiore a quello italiano. Per conseguenza, come è noto, l’Italia compra grandi quantità di energia elettrica proveniente dalle centrali nucleari francesi disposte lungo il confine. Eppure, contemporaneamente, l’Italia vende una quantità di corrente non trascurabile al vicino paese d’oltralpe (circa il 10 per cento di quella acquistata). Come è possibile? Il fatto è che le centrali nucleari forniscono energia elettrica ad un ritmo che, sostanzialmente, non può essere variato nel tempo (la corrente è ottenuta a partire dal calore sottratto per raffreddare il nucleo, non si può diminuire di molto il calore prodotto dal nucleo, dunque non si può smettere di sottrarre calore, dunque non si può interrompere la produzione di energia). Quindi, nelle fasi di picco di assorbimento (come quello diurno) la rete energetica francese fa ricorso, ad esempio, a quella italiana che, basata sui combustibili fossili, ha la possibilità di aumentare o diminuire la produzione in modo molto più agevole. In definitiva, molti sono i fattori di natura tecnica come economica e sociale da considerare per definire una road map praticabile per una riforma del sistema energetico. Ma una riflessione ampia e dettagliata

sembra ormai essere in atto: nel maggio 2011 è stato presentato dall’Intergovernmental panel on Climate Change (Ipcc) lo “Special Report on Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation” un primo imponente studio di 900 pagine redatto da una comunità di almeno 120 ricercatori. Il rapporto mette a confronto 164 scenari in materia di energia rinnovabile per concludere: “quasi l’80 per cento delle forniture di energia del mondo potrebbe essere coperta da fonti rinnovabili entro il 2050” ma solo a patto che venga messa in opera una gerarchia di strategie “specifiche per settore e sviluppate a livello locale, provinciale e nazionale nell’ambito di una cooperazione al livello regionale e internazionale”. Le energie rinnovabili si confermano quindi come la principale prospettiva energetica sostenibile, ma la praticabilità di una tale conversione è legata ad una varietà di politiche interdipendenti che tenga conto a ogni livello della complessità della domanda e della eterogeneità delle sorgenti rinnovabili di energia. Un ulteriore considerazione resta tuttavia necessaria. I dati riportati mostrano che qualsiasi sforzo tecnico e politico per convertire il sistema energetico globale rischia di essere vanificato da un aumento incontrollato della domanda. Quindi, una politica di riduzione dei consumi resta comunque alla base di ogni strategia energetica. Notiamo che, anche in questo campo, le semplificazioni non servono: non basta infatti tenere sotto controllo il consumo elettrico domestico, il costo energetico dei trasporti personali o della climatizzazione degli appartamenti. Ogni azione quotidiana rischia di racchiudere in sé dei costi energetici occulti e non considerati. A titolo di esempio, consideriamo che la produzione di un chilo di alluminio a partire dalle materie prime costa circa 14 kilowattora (kWh), se si parte da materiale riciclato il costo energetico scende a soli 0.7 kWh . Se usiamo questo dato per calcolare l’energia risparmiata riciclando una lattina otteniamo circa 0.2 kWh ovvero l’energia necessaria per tenere accesa una lampadina da 50 Watt per 4 ore. In conclusione, un riforma del sistema energetico in senso sostenibile non può essere distinta da un ripensamento del sistema economico basato sul consumismo e sul paradigma della crescita illimitata. Le rassicuranti conclusioni dell’Ipcc non ci esimono dunque dal prepararci ad un radicale e faticoso cambiamento delle abitudini quotidiane in risposta alle emergenze ecologiche ed energetiche con cui ci stiamo confrontando.

Pierluca Palla


Inchiesta/Energie Rinnovabili

Le potenzialità e le prospettive energetiche dei Colli Albani

Corrado Colizza:“Non giova produrre leggi innovative senza un aggiornamento dei tecnici”

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a questione energetica è senza dubbio uno dei temi cardine delle società industrializzate che coinvolge anche il nostro paese e, nello specifico, il territorio dei Castelli Romani. Ne abbiamo parlato con Corrado Colizza portavoce del “Gruppo di presenza Monsignor Grassi”, ambientalista e organizzatore di convegni annuali sul tema dell’energia.

Negli ultimi anni sono nate molte aziende giovani specializzate nella vendita e nell’istallazione di materiali innovativi. E’ vero che spetta al settore industriale produrre e mettere a disposizione le necessarie tecnologie ed i materiali adatti, ma ci sono degli ostacoli. Mi riferisco al ritardo mostrato da parte dei professionisti e delle imprese; al mancato aggiornamento e coinvolgimento del cittadino; alla scarsa convinzione operativa da parte del settore politico e amministrativo e da quello del credito. Fattori questi che sono stati evidenziati nei convegni annuali che si sono tenuti a Marino sull’argomento. Le istituzioni locali sono sensibili a questo tema, cosa si sta facendo in concreto? Se ci fosse un maggior convincimento nel settore pubblico ad adeguare i propri strumenti di programmazione ed attuativi alle normative di settore, ci sarebbero sicuramente miglioramenti per tutti. Non giova a nessuno, anzi diventa estremamente diseducativo, produrre leggi innovative che impongono, per esempio, nuove competenze alle amministrazioni locali e renderle vigenti senza aver espletato il necessario aggiornamento almeno dei tecnici pubblici. E’ chiaro che a livello dei singoli Comuni questi elementi critici si ritrovano in maniera più o meno evidente a seconda dei casi.

Negli ultimi anni si parla molto di energie alternative, quali sono le risorse e le potenzialità del territorio dei Castelli Romani? Il territorio dei Castelli Romani dal punto di vista delle energie rinnovabili conta naturalmente su quella solare; tra le tecnologie sviluppabili, seppur non in modo uniforme, possono rientrare l’eolica, per il mini eolico, e la geotermia a bassa entalpia (la quantità di energia scambiata). Secondo i dati della GSE (Gestione Servizi Energetici) su 16 comuni dell’area castellana sono registrati circa 790 impianti fotovoltaici, è il settore più sviluppato, dove si può crescere ancora secondo lei? Ad oggi, la prevalenza degli impianti fotovoltaici rispetto alle altre tecnologie deriva soprattutto dal fatto che il conto energia è nato con il fotovoltaico; in secondo luogo l’energia solare aveva avuto, negli anni 70 e 80, un tentativo di utilizzo nel settore termico. Credo comunque che sia necessario puntare sull’efficienza energetica nel campo edile, specie per quel che riguarda la riduzione della dispersione del calore, e nella pubblica illuminazione. D’altro canto l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili e l’efficienza energetica in tutti i settori, accompagnate da nuovi comportamenti personali più rispettosi delle risorse naturali, costituiscono gli assi portanti dello sviluppo sostenibile.

Lei conosce bene la realtà di Marino, come si è attivato il comune? Tra il 2005 e 2006 il Comune a provveduto all’inserimento nel Regolamento Edilizio Comunale degli articoli per il risparmio energetico, idrico e l’utilizzo del solare, che hanno dato luogo all’istallazione di 145 impianti fotovoltaici nell’ultimo triennio. Ha partecipato ai bandi ministeriali per dotare gli edifici scolastici degli impianti termici e fotovoltaici. Ha dato l’incarico per la redazione del Piano energetico comunale. Forse non sarà la realtà più avanzata che c’è ma sicuramente non è neanche l’ultima. La sensibilizzazione sul tema dell’energia è un altro elemento fondamentale, cosa si è fatto in questa direzione e cosa si può ancora fare? Certo il punto sul quale puntare resta la sensibilizzazione. Abbiano parlato degli impianti che in maggior parte riguardano le nuove costruzioni, ma quanti gli interventi di ristrutturazione che hanno soddisfatto il risparmio termico per i tetti, le pareti e le finestre? E quanti per il recupero delle acque meteoriche? Nelle conversazioni scolastiche sul tema energetico vale l’esempio che raffigura l’edificio scolastico ad uno scola pasta. Le pareti di un edificio riescono appena a mantenere una temperatura tra i 20 ed i 22 gradi, rispetto ad una caldaia che resta accesa dalle 7 di mattina in poi. In questo senso aspettiamo la possibile ricaduta locale del Piano di Azione italiano per l’Efficienza energetica.

Davide Dalmiglio


Libri

Dal primo settembre una nuova legge sullo sconto dei libri

Le più penalizzate dal provvedimento sono le librerie online

I

l giorno 11 luglio 2011 è stata approvato il disegno di legge, proposto dall’Onorevole Ricardo Levi del Partito Democratico, già coautore nel 2007 del ddl Levi-Prodi che definiva blog e forum come prodotti editoriali, e da un gruppo parlamentare misto a maggioranza PD che impone ai libri un sconto massimo del 15%. Gli editori (ma non i librai) hanno però la possibilità di fare campagne promozionali limitate a un mese e non a dicembre. Ci sono anche casi nei quali questo tetto massimo può essere sforato, e sono le fiere del libro e le offerte per organizzazioni no-profit, centri di formazione, istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche e università. I libri usati, i fuori catalogo e i libri pubblicati da più di venti mesi e invenduti da sei mesi sono invece esclusi da questa forma di sconto bloccato. La reazione di editori, librai e lettori è stata immediata. A decine hanno sottoscritto una petizione rivolta al Presidente della Repubblica contestando una legge che limita l’iniziativa commerciale penalizzando piccole e medie librerie e per finire gli stessi lettori, sia i cosiddetti lettori forti che leggono almeno un libro al mese che i potenziali lettori che trovando dei prezzi di copertina molto alti, una prima edizione cartonata costa in media 20 euro, non vengono sollecitati se non alla lettura perlomeno nemmeno all’acquisto. La legge Levi, anzi, è stata da subito percepita e definita dalla stampa “legge anti-amazon”, poiché sembra un provvedimento che abbia come obiettivo i grandi negozi online come Amazon, Ibs e BOL, che proponevano sconti fissi dal 30% fino al 60%. “E’ evidente che per poter scontare un prodotto (un libro) appena uscito (dalla tipografia, in questo caso) deve esserci stato un aumento a monte.” ha commentato Daniela di Sora, a capo della casa editrice Voland. “I lettori guardino per favore di quanto sono aumentati i prezzi dei libri in questi anni.” Levi, in una lettera al direttore dell’Istituto Bruno Leoni, ha spiegato che in realtà bloccare gli sconti è un modo per indurre gli editori a cambiare la propria politica dei prezzi, operando non attraverso lo strumento indiretto e per tanti versi ambiguo degli sconti, ma agendo direttamente e trasparentemente sui prezzi di copertina, cioè riducen-

doli a proprio piacimento e senza alcun limite. Oltre ai prezzi alti, la situazione in Italia è piuttosto particolare poiché il mercato dei libri è dominato da pochi grandi gruppi editoriali che includono anche società di distribuzione e catene di librerie. Il gruppo editoriale Mauri Spagnol che comprende Longanesi, Vallardi, Salani, Corbaccio, Guanda, Garzanti, TEA, Editrice Nord, Chiarelettere, Bollati Boringhieri e Fazi, insieme al gruppo Giunti controlla la società di distribuzione Messaggerie, oltre a IBS, e alle catene Mel Bookstore e Il Libraccio. Feltrinelli ha formato una holding che comprende varie case editrici, come Kowalski, Apogeo e Gribaudo, oltre alla maggioranza della società di distribuzione PDE, alla neonata Lsi 150, una società di servizi logistici per l’editoria che opererà anche per altre realtà editoriali e l’intera catena di librerie Feltrinelli e dei Ricordi MediaStore. Infine nel gruppo Mondadori troviamo, appunto, Mondadori, e poi Einaudi, Frassinelli, Le Monnier, Sperling & Kupfer, Electa e Piemme, la catena di librerie Mondadori, la Mondadori Distribuzione, le collane di libri da edicola come i Gialli e Urania, un folto numero di periodici e Mondolibri, che vende libri per corrispondenza. In questo senso la legge Levi non sembra regolamentare un mercato così fortemente oligopolista. Nel testo della legge, inoltre, non viene fatta menzione del settore digitale, che nella prima metà dell’anno ha avuto una forte crescita e proprio grazie ai grandi sconti operati da case editrici e negozi online e che sarà parte integrante del futuro dell’editoria non solo italiana. Alla fine il punto su cui convergono e si dichiarano tutti d’accordo è uno: far leggere di più gli italiani. Da tempo un insieme di case editrici indipendenti tra cui Donzelli, minimum fax, nottetempo e Voland, si sono riunite sotto il nome di Mulini a vento e attraverso il blog leggesulprezzodellibro.wordpress.com promuovono una legge sul libro che tenesse conto della situazioni delle leggi e dei mercati degli altri paesi europei. Se questa legge farà aumentare le vendite e farà leggere di più sarà stata una legge utile, altrimenti sarà stata l’ennesima occasione sprecata a discapito di lettori e professionisti dell’editoria.

Antonio Caruso


Musica & Spettacolo

Nando Citarella: la musica, il teatro e la danza

Un artista poliedrico e originale che ha saputo rielaborare la cultura popolare

A

bbiamo incontrato Nando Citarella, artista infaticabile e eclettico. Basta dare uno sguardo alla sua biografia per restare impressionati dalla qualità e varietà delle sue esperienze lavorative. Cantante, musicista, attore, esperto e studioso delle tradizioni popolari e della musica mediterranea, negli anni ha lavorato con artisti come Eduardo De Filippo, Dario Fo, Linsday Kemp, Roberto De Simone e Ugo Gregoretti.

Dentro casa c’era sempre qualcuno che suonava. Non è stato facile, dai 5 ai 21 anni mi sono mantenuto facendo il fornaio, lavoro massacrante e sottopagato, e il meccanico, ma nel frattempo andavo a cercare altre cose. Avevo anche pensato di arruolarmi in finanza o in polizia perché ancora oggi nella nostra terra, nonostante ci sia una creatività molto forte, le cose sono due: – O la divisa o l’altra cosa – ovvero la camorra. Sei un artista molto eclettico e che ha sperimentato molto in diversi campi, in tempi di ultra specializzazione delle discipline artistiche da dove nasce questa tua forte curiosità? Intanto curiosità è sinonimo di conoscenza, mio padre diceva che se non sei curioso non impari. Un po’ come i bambini che scoprono il mondo, se tu perdi la curiosità ti senti arrivato; Eduardo De Filippo diceva – Chi è arrivato è morto –. Se la coltivi, ti fermi a riflettere sulle tue attitudini, su cosa approfondire, scavare e su cosa, non buttare, ma abbandonare.

Ha inciso come solista e in collaborazione con i Tamburi del Vesuvio circa 18 dischi; organizza spettacoli in tutta Europa di musica e danza; ha partecipato come cantante lirico a diversi film diretti da registi quali: Mario Monicelli, Luigi Magni, Cristina Comencini e Franco Zeffirelli; è stato docente presso l’università di Tor Vergata e ha collaborato con diversi conservatori sia in Italia che all’estero. In questa intervista Nando Citarella ha toccato molti temi, dalla sua concezione dell’arte come sintesi fra tecnica ed esperienza, fino alle difficoltà e l’amarezza nel rapporto con le amministrazioni locali, a prescindere dal colore politico, per promuovere la cultura sul territorio dei Castelli Romani. Il tuo primo approccio al mondo dell’arte? Io ho cominciato facendo il mimo, mi piaceva moltissimo il fascino del linguaggio dei gesti anche se già suonavo, perché nella mia famiglia c’erano dei musicisti di musica tradizionale.

Nella tua lunga carriera, quali esperienze hai abbandonato lungo la strada? Le cose che impari, ad esempio spinto dalla curiosità per alcuni anni mi sono imbarcato sui pescherecci per conoscere i canti dei marinai. Io sono convinto che ogni persona ha la libertà di decidere se fare o meno una cosa, anche se è ovvio che la vita a volte ti impone delle scelte. Bisogna accettare dei compromessi ma tu sei sempre libero di dire – Si – e nel momento che decidi devi dare il massimo. I miei maestri mi hanno sempre detto – La faccia è sempre la tua – alla gente non interessa quanto guadagni, quando stai sul palco sei tu che rispecchi quello che la gente vuole. Edoardo diceva sempre – Come tu stai sul palco la gente sta in sala –. Negli ultimi tempi è tornato di moda un forte interesse per la musica popolare, eppure molti artisti ripropongono le canzoni così come si suonavano cento anni fa, senza portare nessuna novità. Il tuo lavoro al contrario è molto interessante perché c’è una forte rielaborazione. Intanto sicuramente rielaborare vuol dire studiare, Dario Fo ci ha insegnato che l’improvvisazione avviene attraverso la preparazione. Tu non puoi improvvisare se non lo sai fare. La maggior parte dei gruppi che oggi fanno musica popolare non hanno né la curiosità di vivere in prima persona le esperienze, né la voglia di studiare. Oggi se cerchi un canto popolare vai su internet e lo trovi, ma non è la stessa cosa. Io, ad esempio, avendo avuto la possibilità di entrare sin da piccolo in contatto con l’aspetto tradizionale della musica, avevo bisogno di


Musica & Spettacolo lavorare di più su gli strumenti che ti dà la tecnica. Lo studio non ti protegge dalle cadute ma è anche vero che quando hai la tecnica sai come cadere senza farti male. Per mantenere un livello molto alto devi avere la preparazione, perché quando sei stanco ti puoi affidare alla tecnica, che se da un lato ti aiuta, dall’altro ti chiede continuamente di studiare e, lo studio, è proprio quella curiosità di cui parlavamo prima.

precedente, quando avevano “girato al contrario” il programma che gli avevo presentato, ma in sostanza era lo stesso. L’organizzazione è stata affidata ad un altro, al quadruplo della cifra. Tutto quello che sto dicendo è scritto e documentato dal 2003 ad oggi.Vorrei precisare che racconto queste cose con un senso di tristezza e delusione che provo nei confronti delle amministrazioni. Qualcuno potrebbe pensare che sono invidioso ma io grazie a Dio

Hai lavorato molto nel mondo dello spettacolo, quali sono le potenzialità del nostro territorio, qual è l’interesse dei cittadini nei confronti del teatro? Nel 2003 feci un’indagine fra amici che hanno compagnie teatrali. Abbiamo scoperto che a Grottaferrata c’è un 39 per cento della popolazione che ha gli abbonamenti nei teatri di Roma; solo al Teatro Quirino ci sono più di 70 abbonati residenti a Grottaferrata, al Teatro Valle 11. Fra tutti i teatri abbiamo contato circa 200 persone. Questo vuol dire che se tu fai una struttura adeguata, con una programmazione di qualità, a Grottaferrata, hai un potenziale di almeno 150 persone, una bella percentuale rispetto alla popolazione. Poi naturalmente il pubblico si può ampliare. Hai mai fatto degli studi sulla tradizione popolare nel territorio dei Castelli Romani? Sul territorio non c’è molto, a parte alcune cose legate ai pastori abruzzesi che stanno verso Rocca Priora o Monte porzio, perché era una zona di passaggio di transumanza, oppure gli Ottavari di Artena. Anche a Velletri e Cave, ci sono dei suonatori, pochi ma ci sono. Alcuni anni fa, dal 1997 al 2000 hai diretto un festival molto bello qui a Grottaferrata: Interethnos. In quell’occasione avevamo pensato e realizzato un progetto legato alle radici musicali del blues, ma purtroppo quell’esperienza non ha avuto seguito. Come mai, che tipo di problemi ci sono stati? Recentemente – durante la giunta Ghelfi – avevo presentato un progetto per trasformare i locali della vecchia biblioteca in un centro di formazione teatrale con la presidenza onoraria di Dario Fo. Parliamo di un premio Nobel che fa lustro e attira molte persone. Sarebbe venuto a fare lo spettacolo di apertura. Il progetto era piaciuto a tutti ma poi, come sempre, non se ne è fatto più niente. Non hai in cantiere nessun nuovo progetto nei Castelli Romani? Ultimamente mi hanno chiamato dal comune di Grottaferrata perchè da settembre volevano organizzare delle serate, io gli ho proposto di fare il concerto finale dedicato ai centocinquanta anni della repubblica e alle canzoni che hanno fatto l’Italia. Gli ho dato il progetto ma non mi hanno fatto sapere più niente. Gli ho scritto una lettera in cui li avvertivo di non fare come la volta

lavoro da 31 anni ad alto livello, però quello che ho sempre desiderato è di creare una realtà, un punto fermo qui sul territorio. Perché il desiderio di tutti è di mettere delle radici.

Davide Dalmiglio


Radio

Radio Libera Tutti: informazione e musica nei Castelli Romani

Intervista con Ruggero Spataro, presidente dell’associazione Libera Tutti

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er molti italiani il 9 maggio è una data importante, che riporta alla memoria la scomparsa di due uomini che hanno combattuto per cambiare questo paese in nome della libertà e della giustizia. Stiamo parlando di Giuseppe (Peppino) Impastato e Aldo Moro. Questa data è importante anche come inizio di una nuova importante realtà nel territorio dei Castelli Romani. Il 9 maggio del 2009, infatti, è nata ufficialmente “Radio Libera Tutti” grazie al grande impegno dell’associazione culturale “Libera Tutti”. Una radio autofinanziata giovane e innovativa che alterna programmi di informazione ad altri musicali, con particolare attenzione alle band emergenti. L’ironia è il filo conduttore che caratterizza le trasmissioni. I lunedì, mercoledì e venerdì la radio offre un’ora della sua programmazione con “RLT Corner”, un programma grazie al quale chiunque può diventare speaker radiofonico e far ascoltare il proprio pensiero. Sono passati poco più di 2 anni dalla prima messa in onda (durante la quale sono state trasmesse le registrazioni originali del programma “Onda Pazza” di Radio Aut, la radio fondata proprio da Peppino Impastato) e Radio Libera Tutti è in continua evoluzione; ai suoi microfoni sono intervenute personalità di spicco come Giovanni Impastato, Marco Travaglio, Eugenio Scalfari e molti altri. L’associazione ha vinto il premio “Giovani Illustri” per aver lavorato attivamente nel sociale. Abbiamo quindi voluto sentire Ruggero Spataro, presidente dell’associazione “Libera Tutti” Ruggero, la vostra radio che tipo di informazione promuove? La nostra radio promuove un’informazione libera, senza censurare o monitorare dall’alto le notizie che i nostri speaker propongono ai loro ascoltatori durante la programmazione. Radio Libera Tutti ha appena compiuto 2 anni, che bilancio fai di questa esperienza ? Il bilancio è estremamente positivo, siamo cresciuti molto in tutti i campi; dagli ascolti alla qualità delle trasmissioni, sino al bilancio economico che è positivo. Aumentano gli eventi e le richieste di collaborazione e il palinsesto è sempre più ricco di dirette.  Avete riscontrato molte difficoltà per arrivare a questo traguardo? Ad oggi troviamo ancora diverse difficoltà, ma per fortuna siamo in molti e collaboriamo tutti per superarle. Ci sono stati momenti difficili, ma, procedendo a piccoli passi, siamo sempre riusciti a trovare un equilibrio. In questo periodo di attività che riscontro di pubblico avete trovato? Il pubblico è buono, nella media alta delle web radio Italiane. Certo, va analizzato in base alla poca diffusione di questa tecnologia nel nostro territorio e in base agli orari, ci sono ovviamente orari dove il riscontro

è necessariamente migliore o peggiore. Il dato particolare è la poca localizzazione del nostro pubblico: ad esempio ci sono alcune zone come Rieti o Milano, dove sappiamo di avere lo stesso numero di ascoltatori che abbiamo qui a Roma. Siete soddisfatti della vostra programmazione attuale? Siamo soddisfatti per come è ora, ma cercheremo di ampliarla. Il nostro è un progetto che prevede la partecipazione di tutti, per cui finché ci sono “buchi” nel palinsesto, sono tutti i benvenuti. In futuro avete in progetto di passare su onde radio?  Abbiamo l’idea di progettare un passaggio della radio alla tecnologia digitale, ma comunque senza rinunciare mai al web. Questo passaggio probabilmente avverrà in maniera lenta e graduale, perché, per sviluppare un progetto di questo tipo è necessario creare un capitale di investimento che, ora come ora, non abbiamo.

Valerio Crisostomi Davide Dal miglio

NUVOLE A VAPORE Un’opera prima come Nuvole a vapore, oggi assolutamente inconsueta nelpanorama non solo giovanile della nostra poesia. Un’opera che, a volerla etichettare, potremmo assegnare a un modo davvero indipendente di realismo onirico: una prova di scrittura, alla fine, che – come Pagliarani disse una volta della propria poesia – è, in tempi di irrefrenabili lamentazioni narcisistiche, “senza pietà di se stessa” Davide Dal Miglio Davide Dalmiglio, nato a Roma nel 1976, laureato in Teoria della letteratura presso l’Università La Sapienza, nel 2001-2002 ha frequentato il Laboratorio di scrittura per la narrativa, la sceneggiatura cinematografica e del fumetto, patrocinato dalla Regione Lazio, presso il Laboratorio di giornalismo e tecniche audiovisive; nel 2007 ha frequentato il Corso propedeutico di giornalismo, presso la casa editrice Avverbi, e ha collaborato a lungo col mensile la Città Tuscolana.

Vincitore Premio Carver 2011 Il Contropremio dell'Editoria Italiana Premio Internazionale Città Di Penne 2010


Di Antonio Prizio Via San Michele, 4B 00046 - Grottaferrata (RM) 06.94 56 253 - 348.21 37348 www.creativeitaly.com info@creativeitaly.com

Di Mario Ingretolli & C. Via San Michele, 4B 00046 - Grottaferrata (RM) 06.94 56 253 - 348.2139 026 - 331.67 98 234 www.inkiostra.net - info@inkiostra.net


AltraCittà N°3