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Anno 7 numero 46. Febbraio 2007. € 3,50

valori Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

GUEORGUI PINKHASSOV / MAGNUM PHOTOS

Fotoreportage > Aids in Africa

Dossier > Prezzi gonfiati, rimedi inutili, pandemie inesistenti. Ma i titoli volano

La salute truffata Rinnovabili > Fine corsa per il mercato drogato dell’energia e dei rifiuti Gas naturale > Dove va Gazprom mentre la Svezia punta a uscire dal petrolio Gens > La vera storia dei banchieri Rotschild Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P.


| editoriale |

La sfida

della memoria attiva di Andrea Di Stefano

Valori: nuove rubriche, un peso sempre maggiore all’economia etica e solidale, inchieste sul rapporto tra finanza e industria, un paniere che punta ogni mese a mettere a confronto alcuni prodotti di marche commercialmente promozionale e i corrispettivi del commercio equo e solidale. Per verificare assieme, e nella massima trasparenza possibile, che non sempre basandosi sul prezzo si riesce a comprendere il valore intrinseco di una merce. Perché anche se a noi della redazione di Valori interessano i beni, soprattutto quelli comuni, non rifiutiamo di ragionare di merci. In modo obiettivo e possibilmente trasparente, sviscerando quelle informazioni che ruotano intorno a merci, beni, persone, patrimoni economici e umani e che permettono di leggere una realtà complessa e ricca di elementi contraddittori. Perché solo analizzando è possibile mettere sotto accusa le pesantissime distorsioni prodotte dalla finanziarizzazione della vita. Per fare analisi e riflessioni è indispensabile avere memoria. Nel nostro piccolo cerchiamo di farlo ogni numero, anche grazie ai preziosi contributi di alcuni nostri collaboratori e per questo abbiamo deciso di proporre ai lettori di Valori due nuove rubriche, Gens e Globalvision. Con Gens vi proponiamo la storia dei grandi banchieri. Uomini che spesso, a volte troppo spesso, hanno condizionato la vita di milioni di persone senza doversi confrontare in alcun modo con le più banali regole della democrazia. Personaggi nella maggior parte dei casi assolutamente sconosciuti al grande pubblico, ma che è importante conoscere per capire molto del nostro attuale sistema finanziario. Perché il potere, ancor più quello economico e finanziario, affonda le sue radici in una lunga storia. Con Globalvision cerchiamo ogni mese di offrire gli spunti di un economista come Alberto Berrini, che osservando i fatti attraverso i grandi trend macroeconomici ci permetterà di rileggere in modo diverso le tante previsioni economiche che vengono sfornate ogni giorno da analisti dei mercati finanziari, tecnici che osservano l’economia per individuare trend utili alla massimizzazione dell’investimento di natura finanziario, l’esatto opposto di quanto crediamo che la finanza debba fare: investire per incrementare la crescita economica. Questo punto d’osservazione ci ha spinto a privilegiare l’attenzione nei confronti del tema della sostenibilità: non solo dal punto di vista economico ma anche per le scelte della vita di ogni giorno, nello spirito di individuare e promuovere le buone pratiche individuali e collettive. Emblematico, in proposito, il clamoroso tema degli incentivi alle false fonti energetiche rinnovabili: un gigantesco fattore di distorsione del mercato e soprattutto della democrazia dato che con i Cip6 i cittadini sono inondati di impianti di incenerimento dannosi per l’ambiente e la salute e costosissimi per le pubbliche amministrazioni quando esperienze consolidate, come quella del consorzio Priula del Trevigiano, hanno evidenziato la sostenibilità assoluta di sistemi di raccolta differenziata porta a porta in grado di raggiungere e superare il 75% dei rifiuti solidi urbani, riducendo ai minimi termini la frazione non ulteriormente riciclabile. N ANNO RICCO DI NOVITÀ PER

U ECOR

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valori febbraio 2007 mensile

www.valori.it

anno 7 numero 46 Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del 15.04.2005 editore

Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico, 1 - 20125 Milano promossa da Banca Etica soci

Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, TransFair Italia, Mag 2, Editrice Monti, Fiba Cisl Nazionale, Cooperativa Sermis, Ecor, Cnca, Fiba Cisl Brianza, Agemi, Publistampa, Federazione Trentina delle Cooperative, Rodrigo Vergara, Circom soc. coop. consiglio di amministrazione

Ugo Biggeri, Stefano Biondi, Pino Di Francesco Fabio Silva (presidente@valori.it), Sergio Slavazza

Malawi, 2004

bandabassotti

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fotoreportage. Aids in Africa

8 16

Le malattie una merce molto molto profittevole Le corporation crescono ma il settore è in crisi Aviaria poche certezze, molti guadagni Miliardi di utili assolutamente illeciti

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lavanderia

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economiaetica

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Incentiviamo le risorse rinnovabili? Petrolio, rifiuti, carbone Se la Rai accoglie la sfida di una tv veramente pubblica Il marchio che riconosce l’impresa che vuole essere sociale

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macroscopio

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economiasolidale

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Pensare senza auto per un vivere respirabile Da Torino a Messina l’Italia viaggia a idrogeno La sostenibile leggerezza del buon vecchio tram Radici di ferro per non dimenticare la storia

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Adescoop ˜ Agenzia dell’Economia Sociale s.c. Via Boscovich, 12 - 35136 Padova

utopieconcrete

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abbonamento annuale ˜ 10 numeri

internazionale

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Gazprom alla conquista del mondo Un futuro oltre il petrolio senza investire sul nucleare

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Giancarlo Roncaglioni (roncaglioni@valori.it) collegio dei sindaci

Giuseppe Chiacchio (presidente), Danilo Guberti, Mario Caizzone direttore editoriale

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Francesco Camagna (francesco@camagna.it) Simona Corvaia (simona.corvaia@fastwebnet.it) Adriana Collura (infografica) fotografie

Roberto Arcari, Ian Berry, Donatello Brogioni, Alberto Conti, Alberto Cristofari, Davide Lanzilao, Davide Monteleone, Stefano G.Pavesi, Chris SteelePerkins, Gueorgui Pinkhassov, Antonio Scattolon, Alessandro Tosatto (A3/Contrasto/Magnum Photos) stampa

Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento) distributore nazionale

Eurostampa srl (Torino) tel. 011 538166-7 comunicazione, sviluppo e abbonamenti

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Euro 30,00 ˜ scuole, enti non profit, privati Euro 40,00 ˜ enti pubblici, aziende Euro 60,00 ˜ sostenitore abbonamento biennale ˜ 20 numeri Euro 55,00 ˜ scuole, enti non profit, privati Euro 75,00 ˜ enti pubblici, aziende

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Chiradzulu. L’ospedale di un distretto in cui Msf (medici senza frontiere) ha un programma di sussidi. Attualmente i due terzi delle persone contagiate dall’Aids vivono nell’Africa sub-sahariana.

dossier. Big Pharma, la grande truffa

direzione generale

vicina per tradizione

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costruttiva

| sommario |

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LETTERE E CONTRIBUTI RELAZIONI ISTITUZIONALI E AMMINISTRAZIONE

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| bandabassotti |

Guerra

I veri costi dell’occupazione in Iraq di Andrea Di Stefano

LMENO DUEMILA MILIARDI DI DOLLARI, pari a 1550 miliardi di euro. Trecento anni di assistenza sanitaria negli Stati Uniti, venticinque anni di aiuti ai paesi in via di sviluppo, 201 anni di fondi per la lotta contro l’analfabetismo. Sono alcune delle incredibili cifre elaborate dal Premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz sulla guerra statunitense in Iraq. Secondo i dati ufficiali dell’amministrazione Bush i costi diretti dall’inizio del conflitto sono stati pari a 344 miliardi di dollari, destinati a diventare 514 miliardi entro la fine di quest’anno: in termini mensili i costi del conflitto sono passati dai 4,4 miliardi di dollari iniziali agli oltre 8,4 miliardi a fine del 2006. «Ma l’ufficio del budget del Congresso non considera tutta una serie di voci – sottolinea Stiglitz – Innanzitutto quelli futuri, cioè le pensioni e i sussidi d’invalidità che dovranno essere erogati ai reduci nei prossimi cinquant’anni. Poi non sono considerate le costosissime cure mediche che devono essere assicurate ai feriti più gravi e l’incremento degli incentivi che sono necessari per convincere i volontari ad arruolarsi». Alle voci relative più direttamente alla guerra si sommano poi quelle connesse alla dinamica economica: i riservisti che sono costretti a partire per il conflitto derminano una caduta di produttività e minori risorse a disposizione per le famiglie americane, senza considerare costi macroeconomici come l’andamento del prezzo del petrolio (per nulla ridotto da quando gli americani hanno invaso l’Iraq) all’elevatissima Secondo l’ultima analisi conflittualità internazionale di cui gli Usa sono del Premio Nobel Stiglitz i costi vittime per effetto della lunga occupazione del conflitto saranno pari di un paese sovrano senza alcuna motivazione valida ad oltre 1500 miliardi di euro: essendosi rilevata completamente infondata la tesi una somma che avrebbe potuto della presenza di armi di distruzione di massa. garantire il risanamento Secondo l’analisi condotta da Stiglitz con un quarto e mantenimento del servizio sanitario per i prossimi 300 anni dei costi complessivi del conflitto, che il Premio Nobel stima in duemila miliardi di dollari, sarebbe stato possibile risanare e garantire il servizio sanitario statunitense per i prossimi 75 anni. Senza considerare le opportunità offerte dall’investimento di queste colossali risorse in azioni di contrasto ai cambiamenti climatici. «Purtroppo tutti gli elementi dimostrano come l’amministrazione Bush abbia gestito con superficialità e incompetenza i costi del conflitto – continua Stiglitz –; nel 2003 un consigliere economico del presidente, Larry Lindsey, aveva stimato le spese per il conflitto in 100-200 miliardi di dollari. Venne immediatamente licenziato perché in quella fase il capo del Pentagono sosteneva che era possibile sostenere la guerra con soli 50-60 miliardi di dollari. C’erano indubbiamente persone disoneste ma anche molti incompetenti, come l’allora sottosegretario alla Difesa, Paul Wolfowitz (oggi alla guida della Banca Mondiale) che ha dimostrato di aver semplicemente valutato in modo superficiale e approssimativo le conseguenze economiche del conflitto. Volevano fare la guerra e si sono persuasi che n’era un gran bisogno. A qualsiasi costo». Nonostante questo baratro economico Bush non sembra intenzionato, almeno per ora, a cambiare nulla della sua strategia che prevede un incremento delle truppe sul campo.

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CISL

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| fotoreportage | GUEORGUI PINKHASSOV / MAGNUM PHOTOS

> Aids in Africa foto di Gueorgui Pinkhassov / Magnum Photos

L’Aids ha ormai i contorni di una catastrofe umanitaria. I due terzi delle persone infette si concentrano nella regione sub-sahariana. L’Onu ha ribadito il suo impegno nel garantire l’accesso alle cure. La Fondazione Gates finanzia la lotta all’aids, ma un’inchiesta svela che quei soldi sono il frutto dell’investimento in società che sfruttano e inquinano.

inquemila nuovi orfani al giorno. È la pesante eredità lasciata dall’Aids in Africa. Da quando ha fatto la sua comparsa nel mondo, all’inizio degli anni Ottanta, l’Aids ha causato più di trenta milioni di morti. Nel 2006 quattro milioni di persone si sono infettate, mentre quasi quaranta milioni vivono con l’infezione. Negli ultimi cinque anni 3 milioni di bambini sono stati contagiati durante la gestazione o attraverso l’allattamento al seno. La malattia, dunque, dopo 26 anni, non diminuisce e nemmeno si ferma. Le donne sono diventate un dato preoccupante: sono il 50% dei malati e la cifra raggiunge il 60% sul totale dei contagiati nel continente africano. È infatti l’Africa sub-sahariana, dove vive il 10 per cento della popolazione mondiale, ha pagare il prezzo più alto: lì si concentrano i due terzi delle persone infette. Il contagio ha ormai le caratteristiche di un’epidemia che assume sempre più i contorni di una catastrofe umanitaria. In occidente ci sono le cure. I farmaci antiretrovirali riescono a bloccare l’infezione, ma i Paesi in via di sviluppo non possono averli perché troppo costosi e non possono produrli. Lo scorso anno, l’Onu ha preso atto della situazione d’emergenza e ha formulato, insieme ad alcuni malati, una nuova Dichiarazione di impegno sull’Aids, dove si ribadisce che l’accesso alle cure contro l’Aids deve essere universale e che l’educazione alla prevenzione una priorità. Ma il punto più interessante riguarda proprio la produzione delle medicine. La dichiarazione dell’Onu, infatti, afferma nuovamente che il Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (Trips) dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) non dovrebbe ostacolare i paesi dal proteggere la propria salute pubblica attraverso la produzione di antiretrovirali generici ed altre medicine essenziali per combattere l’Aids e le infezioni ad esso correlate. L’altra sfida lanciata dall’Onu è legata alla trasparenza e alla responsabilità dei finanziamenti, donazioni comprese. Una decisione importante anche alla luce dell’inchiesta giornalistica che ha coinvolto recentemente Bill Gates che ha donato in opere di bene 30 miliardi di dollari attraverso la sua fondazione. Tra queste opere meritorie c’è proprio la lotta all’Aids. Però, secondo il “Los Angeles Times”, il patron di Microsoft investirebbe in aziende che inquinano e sfruttano. Una sorta di ossimoro finanziario: faccio del bene con i profitti che mi frutta l’industria del male. Tra le società in cui Gates investe ci sarebbero anche quelle farmaceutiche monopoliste che rifiutano di abbassare i prezzi dei medicinali contro l´Aids. Un sospetto di ipocrisia che riguarda anche altre grandi fondazioni americane. Allora perché creare una fondazione? Pare che gli sgravi fiscali siano interessanti.

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L’AUTORE Gueorgui Pinkhassov, è nato a Mosca nel 1952. Ha iniziato a interessarsi alla fotografia sui banchi di scuola, ha infatti studiato cinematografia al VGIK (Istituto superiore di cinematografia) di Mosca. Fra il 1971 e il 1980, ha lavorato per lo studio “Mosfil” come cineoperatore, sviluppando una forte creatività e continuando la sua personale ricerca fotografica. Un talento, notato dal regista Andrei Tarkoski, che lo coinvolgerà in vari progetti. Nel 1978, Pinkhassov si è associato all’Unione delle arti grafiche di Mosca, una condizione necessaria che gli permetterà di partecipare liberamente alle mostre. Nel 1985, arriva a Parigi. Tre anni più tardi lavorerà per Magnum, di cui è diventato membro nel 1994. Ha lavorato per molte testate giornalistiche, seguendo i fatti principali del suo tempo e della sua terra, tra cui il colpo di stato a Mosca. Ha realizzato fotoreportage in Lituania, Mongolia, Indonesia e Africa. La sua creatività fotografica gli permette di mettere a fuoco gli avvenimenti con uno sguardo inusuale, originale. Quelli di Pinkhassov sono scatti del mondo visti da prospettive differenti.

Blantyre. Un negozio di pompe funebri. A destra, il proprietario Weladi Ng’omba. Riceve 150 ordini di bare al mese e gli ordini sono in aumento. Il pezzo più caro costa 3.000 Kwachas (22 euro), quasi lo stipendio mensile per un lavoratore.

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> Aids in Africa

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A sinistra e in alto, Jiuwa village. Una famiglia di orfani sul portico davanti alla loro casa. Hanno perso i genitori per l’Aids e ora vivono con la zia Martha Molande (26 anni, nella foto grande, al centro). Sotto, funerale per una vittima di Aids nel distretto di Mpama.

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Chiradzulu. Reparto femminile e maschile nell’ospedale del distretto. In Africa il 60 per cento delle persone colpite dall’Aids è costituito da donne. I due terzi delle persone infette vivono nel continente africano.

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A sinistra e in alto, Njuli. Bambini in una Madrassa: l’orfanotrofio è finanziato dall’associazione musulmana del Malawi. Al centro, scuola primaria di Matendjere. Nel Malawi, a causa dell’epidemia di Hiv, ogni mese muoiono 500 insegnanti, la maggior parte delle classi sono in sovrannumero.

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dossier

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a cura di Giovanni Dognini, Roberto Festa, Mauro Meggiolaro e Paola Baiocchi

Le malattie: una merce molto molto profittevole >18 Le corporation crescono ma il mercato è in crisi >20 Tutti contro la Finanziaria >24 Aviaria poche certezze, molti guadagni >24 Miliardi di utili assolutamente illeciti >26

Chiradzulu. Una donna ricoverata all’ospedale.

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Big Pharma

Una truffa di enormi dimensioni Ecco a voi la grande manipolazione nei suoi mille rivoli: come le grandi aziende farmaceutiche guadagnano con la salute, truccando i prezzi dei farmaci e le pandemie vere e presunte

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| dossier | Big Pharma |

| dossier | Big Pharma |

Le malattie: una merce molto molto profittevole

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La salute è la seconda industria italiana che genera 7 euro di indotto ogni 10 investite contro i due prodotti ogni 10 impegnati nell’immobiliare | 18 | valori |

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i grandi scandali legati alle tangenti nella sanità pubblica, la partita ora si gioca su uno scacchiere più vasto e “l’attenzione” si è spostata verso il centro decisionale della Comunità europea. «Preoccupante è che l’Emea (European Agency for the Evaluation of Medicinal Products) l’ente regolatorio europeo, equivalente della Fda americana, sia finanziata al 70% dall’industria - spiega Luisella Grandori pediatra e coordinatrice di Nograziepagoio (www.nograziepagoio.it) - vuol dire che il controllato paga il controllore. È un segnale forte anche - continua Luisella Grandori - che l’Emea dipenda dal Direttorato Generale delle Imprese della Commissione europea, anziché da quello della Sanità, come ha rilevato Silvio Garattini, dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, in due lettere di richiamo». Nograziepagoio è un gruppo nato nel 2004, composto non solo da medici e infermieri, ma anche da ricercatori, farmacisti e psicologi che si attengono a un codice di comportamento molto severo: non accettano nessun regalo dall’industria del farmaco, nemmeno una biro. Per richiamare l’attenzione sul conflitto di interessi e dimostrare che è possibile un rapporto diverso tra medici e industria: «Ci sono modi anche molto ‘puliti’ di ricevere i soldi da una ditta –- dice Luisella Grandori – ma esistono prove che i regali di qualsiasi valore possono

FONTE: ASSOGENERICI

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PRESENZA DEI GENERICI NEI MERCATI FARMACEUTICI EUROPEI (DATI 2004) NAZIONE

Spagna Italia Francia Portogallo UK Germania Olanda Danimarca

% IN VALORE

% IN VOLUMI

4,5 1,7 5,9 6,2 17,9 19,0 21,4 13,4

7,0 3,3 11,7 4,0 39,2 32,7 47,7 37,9

influenzare, anche inconsapevolmente, il comportamento prescrittivo dei medici. I problemi aumentano quando si tratta del finanziamento della ricerca, che secondo me dovrebbe essere pubblico. Ma di chiunque sia il finanziamento – conclude Luisella Grandori – servono regole chiare che non vanno solo stabilite, vanno innanzi tutto fatte rispettare: i ricercatori devono dichiarare i compensi ricevuti, la proprietà dei dati deve essere dei ricercatori e i risultati devono essere pubblicati anche se negativi. Possono esistere interessi e pressioni diverse dalla salute, anche in ambito pubblico». Di gruppi come Nograziepagoio ne esistono diversi nel mondo, per esempio No Free Lunch negli Stati Uniti, paese che rappresenta un vero Far West della sanità rispetto al vecchio continente: non a caso sono in atto pressioni perché i medicinali approvati - sempre più rapidamente - dalla Food and Drug Administration vengano automaticamente riconosciuti dall’Europa e che si cambino le regole sulla pubblicità dei farmaci.

Commercio di malattie e Bugiardini Già nel 2004 il Parlamento Europeo aveva respinto la proposta della Commissione UE di attenuare le disposizioni che vietano la pubblicità

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www.attentiallebufale.it

I FARMACI GENERICI O EQUIVALENTI sono quei medicinali non più coperti da brevetto o da certificazione di protezione complementare che vengono commercializzati direttamente con il nome del principio attivo. Per essere immessi in commercio devono dimostrare all’Aifa la loro bioequivalenza al farmaco registrato: il principio attivo deve essere lo stesso e presente nella stessa dose, nella stessa forma farmaceutica, nella stessa forma di somministrazione e per le stesse indicazioni terapeutiche. Delle “riproduzioni perfette”, tranne che nel prezzo, inferiore per legge almeno del 20%, ma con differenze che possono raggiungere il 70%. Questa diminuzione trascina anche i prezzi del farmaco di marca (brand), che protegge le sue quote di mercato. Gli equivalenti sono ancora poco diffusi in Italia, dove l’industria farmaceutica è riuscita ad imporre che l’esclusiva potesse arrivare fino a 38 anni dalla data di deposito della domanda di brevetto. Questa anomalia scomparirà nel 2010, quando ci adegueremo al resto d’Europa, dove i generici sono molto più utilizzati e dove i SSN hanno preso parecchie iniziative per incentivarne l’uso.

di Paola Baiocchi

on oltre 155 miliardi di euro di valore aggiunto, nel 2003 la salute è stata la seconda industria italiana, l’11,9% del Pil, dopo le attività immobiliari. Ed è destinata in breve tempo a diventare la prima, dato l’aumento dell’aspettativa di vita e il potenziale economico offerto dall’industria della salute, che genera quasi 7 euro di indotto ogni 10 euro, rispetto alla ricchezza prodotta dall’immobiliare che è pari solo a 2 euro ogni 10 investite. Attorno ad un settore così strategico, dal punto di vista degli interessi economici e così delicato, perché riguarda direttamente la qualità della vita, si muovono pesanti condizionamenti che hanno segnato strutturalmente lo sviluppo italiano. Se fino allo scoppio di Tangentopoli i partiti politici avevano una certa autonomia rivendicativa nei rapporti con le industrie farmaceutiche, e l’Italia ha visto

un farmaco è attivo, “ Se trova la malattia che può guarire ”

GENERICO MA EQUIVALENTE

Chiradzulu. Dottori di Medici Senza Frontiere organizzono visite per i pazienti malati di Aids e distribuiscono i farmaci antiretrovirali.

Malawi, 2004

ai cittadini dei farmaci con obbligo di prescrizione. Ora la Commissione ci riprova e chiede una riforma dell’intera legislazione farmaceutica europea, convocando un Forum sui farmaci. Sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) l’ipotesi della propaganda direttamente al consumatore è caldamente sconsigliata perché nelle pubblicità non si evidenziano i rischi e alla promozione di campagne finanziate dall’industria spesso si associa il fenomeno del disease mongering, ossia il commercio di malattie. Proprio nell’ottobre 2006 l’Aifa ha chiesto la sospensione dello spot sulla vaccinazione antipneumococcica, comparso sulle reti Mediaset con la sigla della Federazione italiana dei medici pediatri, che promuoveva nei confronti delle famiglie un messaggio molto allarmistico, in contrasto con le indicazioni nazionali che raccomandano di vaccinare solo bambini di categorie a rischio, e che ha provocato un’ondata di richieste di vaccinazione. Siamo ancora lontani dalle martellanti campagne statunitensi, come quella lanciata nel 1998 dalla Glaxo per far conoscere una nuova sindrome chiamata Social Anxiety Disorder. Questo “disturbo da ansia sociale” era descritto come un insieme di sintomi tra cui la difficoltà di linguaggio in pubblico, la forte sudorazione e i rossori - che assomigliano molto alla timidezza - ma che si consigliava di curare con un antidepressivo, il Paxil (da Sappiamo cosa vuoi, di Martin Howard, Minimum Fax 2005) farmaco poi diventato famoso per la causa intrapresa da Eliot Spitzer, procuratore generale dello stato di New York, alla Glaxo, per aver nascosto che aumenta il rischio di comportamenti suicidi nei bambini e negli adolescenti. E forse in Italia non avrebbe avuto successo una promozione come quella della Eli Lilly che, in Florida nel 2002, ha distribuito nella caselle postali campioni di Prozac, perché esiste ancora una certa cautela verso i farmaci, frutto di un sistema di prevenzione pubblico. I dati delle vendite dei medicinali nei supermercati, sembrerebbero dimostrare che, per ora, si tende ad avere solo un piccolo pronto soccorso in casa. E poi oltre alla cautela c’è anche una certa diffidenza verso i farmaci e le loro controindicazioni contenute in quei foglietti esplicativi che, non a caso, si chiamano bugiardini.

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| dossier | Big Pharma |

Mi curo con le complementari Forse per questo motivo nel nostro paese ci sono circa 11 milioni di pazienti (dato Doxa 2005) che si curano con l’omeopatia e circa 8mila medici che la praticano (fonte Omeoindustria), nonostante la maggior parte del mondo scientifico consideri l’omeopatia un costoso placebo, soprattutto dopo la pubblicazione nel 2005 sulla rivista The Lancet di uno studio che giungeva a due conclusioni: una che i medici che praticano l’omeopatia devono dire ai loro pazienti che le cure non guariscono per proprietà intrinseche, ma solo chi ci crede e in alcuni casi. E la seconda che i medici devono riflettere sulla richiesta di attenzioni e di cure personalizzate, avanzate dai pazienti. La Regione Toscana su questo argomento ha iniziato una sperimentazione dal 1996: attualmente sono aperti circa una sessantina di ambulatori, dove dal 2005 si paga un ticket uguale a quello delle visite specialistiche per agopuntura, omeopatia, medicina tradizionale cinese e fitoterapia. Elio Rossi, medico omeopata e responsabile dell’ambulatorio di medicina complementare dell’Ospedale Campo di Marte di Lucca, ci parla del progetto intrapreso dalla Toscana: «La Regione è partita dalla constatazione del fenomeno e ha deciso di cercare di governarlo e di regolamentarlo per garantire il paziente dal rischio di abusi e per dare agli operatori dei punti fermi in tema di informazione, preparazione ed aggiornamento professionale. Per la Regione questo settore è interessante - continua Elio Rossi - per la riduzione di un certo consumo eccessivo di medicine. Ci si rivolge agli ambulatori di omeopatia soprattutto per le forme allergiche, asma, infezioni respiratorie recidivanti, poi disturbi legati alla menopausa e anche disturbi di carattere psicosoma-

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CLASSIFICA 2005

NOME SOCIETÀ/PAESE

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Pfizer (USA) GlaxoSmithKline (GB) Sanofi-Aventis (F) Novartis (CH) AstraZeneca (GB) Johnson&Johnson (USA) Merck (USA) Roche (CH) Wyeth (USA) Bristol-Myers Squibb (USA)

RICAVI IN MLD DI $ (2005)

PERFORMANCE AZIONI 2006

44,3 34,0 32,3 25,0 24,0 22,3 22,0 15,7 15,3 15,3

11,06% -8,88% -7,10% 1,74% -3,10% 12,43% 42,11% 12,17% 12,85% 20,53%

TABELLA 2

I DIECI FARMACI PIÙ VENDUTI NEL 2005 NOME

INDICAZIONI

Lipitor Plavix Nexium Seretide/Advair Zocor Norvasc Zyprexa Risperdal Prevacid Effexor

colesterolo alto malattie cardiache acidità di stomaco asma colesterolo alto ipertensione schizofrenia schizofrenia acidità di stomaco depressione

SITI INTERNET www.altroconsumo.it www.agenziafarmaco.it www.assogenerici.it www.taf.org

tico o di disagio psicologico come ansia, depressione, stati di panico». L’atteggiamento della Regione Toscana è prudente e classificando, di fatto, l’omeopatia come complementare alla medicina tradizionale, cerca di togliergli un po’ di quell’aura di fede religiosa che si trova in molti dei suoi praticanti, ma non ignora il fenomeno che anche dal punto di vista del mercato è ragguardevole: nel 2004 sono state vendute 22,6 milioni di confezioni, il 3% in più rispetto al 2003. In termini di valore, considerando i prezzi al pubblico, nel 2004 il mercato è stato di 219 milioni di euro.

Nuovi farmaci Buona parte della diffidenza verso i farmaci nasce, poi, dalle sempre più numerose notizie di medicinali ritirati dal commercio, per gli effetti collaterali anche mortali. Marco Bobbio, primario di cardiologia presso l’Ospedale di Cuneo ha scritto un libro intitolato Rischiare di guarire (Donzelli, 2005) dedicato alla sperimentazione: «Il messaggio del libro è che la ricerca è indispensabile per valutare l’efficacia e anche i rischi di un farmaco. Se il farmaco non venisse testato ed entrasse in commercio, ogni somministrazione sarebbe una ricerca incontrollata. In particolare - dice Marco Bobbio - gran parte dei farmaci vengono sperimentati in adulti, prevalentemente uomini o donne non in età feconda. Poi i risultati vengono estrapolati per le altre categorie di pazienti, come anziani, bambini e donne in età riproduttiva e talvolta queste estrapolazioni possono essere pericolose». Le estrapolazioni saranno pericolose, però chi se la sente di lasciar fare test clinici su bambini sani? Perché dopo la sperimentazione in vitro e sugli animali, la fase I della

FARMA&CO: STORIE ORDINARIE DI ORDINARIA CORRUZIONE

TABELLA 1

MCGRAW-HILL, APRILE 2005

LE MAGGIORI SOCIETÀ FARMACEUTICHE DEL MON DO PER VOLUME DI VENDITE

RICAVI IN MLD DI $

PRODUTTORE

12,9 5,9 5,7 5,6 5,3 5,0 4,7 4,0 4,0 3,8

Pfizer BMS e Sanofi Astrazeneca Glaxo Merck Pfizer Eli Lilly Johnson & Johnson Abbott e Takeda Wyeth

FONTE: HANKMCKINNELL’S, A CALL TO ACTION,

UN GRUPPO DI FISICI TEORICI DEL MAX PLANK di Gottinga in Germania, ricostruendo il percorso delle banconote da un dollaro, ha messo a punto un modello statistico degli spostamenti umani, utile nel caso delle pandemie: il viaggio delle banconote con l’effige di George Washington è molto simile a quello degli umani e, prevedere gli spostamenti delle persone, è cruciale per programmare le iniziative da prendere per contenere la diffusione dei virus ad alta trasmissibilità, come quelli influenzali. Ma da dove hanno preso i dati sulla “trasmissione” dei dollari i ricercatori tedeschi? Dal sito www.wheresgeorge.com, in cui da anni chiunque lo voglia può inviare il numero di serie delle banconote appena spese, insieme al codice di avviamento postale della località dove li ha lasciati. Chi inserisce i dati è mosso dalla curiosità di vedere che fine fanno i propri soldi e quali sono gli imperscrutabili percorsi del destino, ma per i ricercatori il sito si è rivelato una formidabile fonte di documentazione, che li ha messi in grado di elaborare uno strumento statistico sulla diffusione delle malattie infettive su larga scala, più preciso di quelli precedenti, basati sui registri dei voli aerei. Studiare i voli ha infatti dei limiti in paesi come l’Italia, dove la maggior parte degli spostamenti si effettua in auto o treno; ma il nuovo modello, pubblicato sulla rivista Nature e basato sulla circolazione delle banconote, funziona su qualunque scala, indipendentemente dal mezzo di trasporto utilizzato. Quando l’Europa era falcidiata dalla peste ci si ingegnava su come bonificare il danaro, per evitare che veicolasse il contagio; eppure all’epoca l’epidemia viaggiava alla media di due chilometri al giorno. Oggi in poche ore un virus può arrivare dalla parte opposta del mondo dove ha avuto origine ma, come allora, seguire i soldi serve a capire i percorsi dei virus.

FONTE: IMS HEALTH/FORBES

COME SI DIFFONDE UN VIRUS? SEGUITE I SOLDI

FONTE: PHARMACEUTICAL EXECUTIVE / YAHOO.FINANCE

| dossier | Big Pharma |

LE MAGGIORI DIECI SOCIETÀ FARMACEUTICHE NEL 1975 1 Roche 2 Hoechst/Russel (ora parte di Sanofi-Aventis) 3 Merck 4 Ciba/Geigy (ora parte di Novartis) 5 Eli Lilly 6 American Home Products (ora Wyeth) 7 Warner-Lambert (ora parte di Pfizer) 8 Sandoz (ora parte di Novartis) 9 Pfizer 10 Boehringer-Ingelheim

La Gilead, finanziata dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, ha sollecitato le prostitute a non usare i preservativi durante il test sperimentazione di un nuovo farmaco, si svolge su volontari sani per verificare la sua tollerabilità, il dosaggio, il comportamento in un individuo, senza che la malattia “interferisca” con la sua azione. Torna in mente allora The Constant Gardener, tratto dal romanzo di Le Carrè, dove si racconta della sperimentazione di un farmaco dagli effetti mortali, fatta in Africa su cavie umane inconsapevoli. Oppure la recente inchiesta televisiva di France 2 sulla sperimentazione ora sospesa, in Ghana, Camerun, Nigeria e Cambogia che ha esposto i soggetti al rischio di contrarre l’Aids. La ricerca della Gilead, finanziata dalla fondazione Bill e Melinda Gates per 6,5 milioni di euro, attraverso l’Ong americana Family Health International, ha condotto un test su 1200 eterosessuali molto esposti all’HIV, soprattutto prostitute a cui è stato detto espressamente di non usare preservativi, per verificare l’efficacia e l’innocuità del Viread. Testare i nuovi farmaci sui più poveri del mondo è meno costoso e non è sottoposto a controlli etici, dice nel suo libro The body hunters (Cacciatori di corpi) la giornalista americana Sonia Shah. Ma anche nel primo mondo si trova chi è disposto a fare da cavia, e confessa apertamente di farlo per soldi e non per dare un servizio alla scienza: è il caso degli studenti lombardi che fanno da frontalieri verso i centri di ricerca svizzeri, attirati dal compenso. E anche in Italia si può diventare un volontario sano, cercando sul sito degli ospedali di Verona il modulo per l’iscrizione ai test, che si svolgono nel Centro ricerche cliniche, una struttura pubblica, nato su iniziativa della Glaxo, che a Verona ha la sua sede dal 1932. «Da parte del mondo scientifico - continua Marco Bobbio - c’è la preoccupazione che alcune sperimentazioni condotte su farmaci con

“FARMA&CO” DI MARCIA ANGELL, medico ed ex-direttore della rivista medica di Boston New England Journal of Medicine è un libro che demistifica parecchi dei luoghi comuni con cui Big Pharma giustifica se stessa, i suoi fatturati stratosferici e il costo dei farmaci. Dal 1980, scrive la Angell, i fatturati delle industrie farmaceutiche americane sono triplicati, grazie all’introduzione di alcune leggi “ad personam”. Una di queste è il Bayh-Dole Act, dal nome dei due senatori promotori, uno democratico e uno repubblicano; fino ad allora le scoperte della ricerca, finanziata con denaro pubblico, restavano di pubblico dominio. A partire dal Bayh-Dole Act l’industria farmaceutica non ha più avuto bisogno di contare sulla ricerca fatta in proprio per mettere a punto nuovi farmaci, ma ha raccolto i frutti del lavoro svolto da università e piccole società biotech. La scoperta delle cure anti Aids è un esempio di questo profitto privato, generato da ricerche finanziate dal pubblico: sia l’individuazione del retrovirus responsabile dell’Aids, sia la scoperta dell’utilità della molecola AZT, sono avvenute in istituti di ricerca finanziati dal pubblico. L’AZT era stata sintetizzata precedentemente alla Michigan Cancer Foundation e acquistata, per un possibile utilizzo contro l’herpes, dalla Burroghs Wellcome che, dopo i sei anni di ricerca pubblica, si affretta a brevettarla per il trattamento dell’Aids. Il Bayh-Dole Act ha orientato la ricerca verso settori dalla rendita commerciale immediata, spingendo i ricercatori ad inseguire, a qualsiasi costo, il nuovo blockbuster che deve sostituire i farmaci di cui si avvicina la scadenza, nella maggior parte cure contro il colesterolo, l’ipertensione o altre malattie tipiche del benessere, per cui gioverebbe di più cambiare gli stili di vita. A noi invece impone di riflettere se sia giusto che i risultati della ricerca siano privati e che a deciderlo, a discapito di tutto il mondo, sia una legge degli Stati Uniti.

un profilo di beneficio dubbio o modesto o con un rischio elevato, vengano sperimentati in paesi dove questi controlli etici sono meno stringenti. Per questo si chiede trasparenza: la comunità scientifica è insorta contro le industre che impongono, nei contratti stipulati con i ricercatori, una clausola in base alla quale lo sponsor ha il diritto di non rendere pubblici i risultati ottenuti nel corso di una ricerca: ora, per le grosse ricerche, questa imposizione non è più accettata». Allora cosa fare? Una risposta definitiva allo sfruttamento illecito della ricerca potrebbe arrivare solo da un innalzamento etico e morale di chi se ne occupa, e difficilmente può essere delegato a chi ha visioni di solo interesse economico. Per costruire un’immagine diversa della ricerca l’Aifa ha lanciato un bando per finanziare ricerche indipendenti soprattutto su tre filoni: le malattie orfane, cioè le malattie rare su cui di solito l’industria non investe, perché non danno grandi profitti. Il secondo filone sono studi di confronto tra farmaci, perché l’in-

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| dossier | Big Pharma |

Generici in crescita Uno studio dell’Università cattolica belga di Lovanio valuta che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano risparmierebbe 263,5 milioni di euro l’anno (il 31% della spesa totale per i farmaci) se venisse incoraggiato il commercio dei generici o equivalenti (vedi box: Generico, ma equivalente). La Finanziaria del 2001 ha segnato la loro entrata sul mercato in Italia, ostacolata fino all’ultimo dalle case farmaceutiche detentrici dei brevetti miliardari. La Roche, pochi giorni prima dal varo della legge, ha fatto circolare la notizia che la Cuf (la Commissione Uni-

ca del Farmaco) aveva sospeso dal commercio alcuni medicinali a base di nimesulide, perché non equivalenti all’Aulin. La notizia è falsa, ma ha generato confusione e una diffidenza che ancora i generici pagano. Anzi, che paghiamo noi: infatti il SSN rimborsa solo il costo del prodotto meno caro. Quando in farmacia compriamo delle pastiglie brand e ne esiste l’equivalente, la differenza la versiamo noi al farmacista e questo è uno dei nodi della questione. Perché nonostante il farmacista sia tenuto dal decreto legge 87 del 27/5/2005 ad informare il paziente che esiste la versione equivalente del medicinale prescritto (a meno che il medico nella ricetta non abbia annotato la non sostituibilità) in farmacia è piuttosto insolito sentirsi consigliare il prodotto meno caro. Tanto che il pretore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, ha suggerito di inserire delle sanzioni per i farmacisti che non propongono i generici, ipotizzando il reato di interruzione di servizio pubblico. Per una specie di legge del contrappasso il procuratore Guariniello

si sta attualmente occupando di un’inchiesta sugli equivalenti, nata sulla scia dell’indagine sul doping e la Juventus, che ha occupato i quotidiani con titoli di questo tenore: “Farmaci generici fasulli. Primi stop alle vendite”. L’indagine riguarda alcune richieste di autorizzazione al commercio di equivalenti, presentate all’Aifa con documentazioni inventate. «Siamo fiduciosi che l’operato della magistratura faccia chiarezza - ci ha dichiarato Roberto Teruzzi, presidente di Assogenerici - e GUEORGUI PINKHASSOV / MAGNUM PHOTOS

dustria preferisce la comparazione con il placebo; il terzo filone è quello della farmacovigilanza, cioè l’osservazione sul lungo periodo di un nuovo farmaco dopo la sua entrata in commercio. Il bando è finanziato da un fondo costituito dal 5% delle spese promozionali delle aziende farmaceutiche, che nel 2005 è stato di 34 milioni di euro.

Le corporation crescono ma il settore è in crisi

intanto registriamo la crescita del mercato degli off patent, con un effetto di contenimento della spesa sanitaria». Il rapporto 2006 dell’Aifa sull’uso dei farmaci in Italia conferma che a fronte dell’aumento delle prescrizioni, la crescita dei costi è contenuta (+0,4) dalla diminuzione dei prezzi dei farmaci (-5,2%) e anche dalla scadenza della copertura brevettuale di importanti molecole, che ha modificato significativamente lo scenario dei farmaci equivalenti, che attualmente rappresentano il 25% in termini di prescrizioni e il 13,1% della spesa, con un aumento rispetto al 2005 dell’8%. Il mercato degli equivalenti vede da una parte le manovre della case farmaceutiche che cercano di vanificare il riconoscimento di equivalenza, aggiungendo al prodotto registrato un sale o trasformando una pomata in gel. Oppure provvedono a produrre generici in proprio o a rilevare aziende produttrici. Come ha fatto la Novartis che ha acquisito la Hexal, leader in questo segmento o la Glaxo che ha riconvertito in questa direzione la sua divisione Allen.

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Chiradzulu. Una paziente in cura nell’ospedale. Le patologie pneumopolmonari sono molto presenti e causa di mortalità.

Malawi, 2004

Più profitti ma pesano le scadenze dei brevetti, la concorrenza dei generici e la regolamentazione dei prezzi. Dopo i risultati deludenti degli scorsi anni, le grandi compagnie farmaceutiche hanno chiuso il 2006 con rendimenti positivi, spesso a due cifre (vedi TABELLA 1 ). I primi dieci produttori al mondo hanno registrato una performance media vicina di Mauro Meggiolaro al 10%. Meglio di tutti ha fatto Merck: +42% in dodici mesi. Settima società farmaceutica al mondo, l’americana Merck sembra essere uscita dalla depressione seguita allo scandalo Vioxx, un farmaco antinfiammatorio che è stato ritirato dal commercio nel 2004 perché provocava eventi cardiaci e cerebrovascolari. Il successo di Merck è dovuto in particolare a due nuovi medicinali: Gardasil, primo vaccino contro il cancro alla cervice e Januvia, una pillola per il trattamento del diabete. Sono stati lanciati a metà del 2006 e in breve tempo sono diventati i nuovi blockbuster della compagnia: farmaci da più di un miliardo di dollari di vendite all’anno. Non se la sono cavata male neanche Pfizer (+11%), prima società farmaceutica al mondo, e Johnson & Johnson (+12,4%), al sesto posto. «C’è un’atmosfera rilassata grazie al nuovo piano Medicare (approvato nel gennaio del 2006, NdR) che ha aumentato le vendite grazie alle maggiori commesse del governo americano», ha spiegato alla CNN James McKean, analista finanziario di Atlantic Equities. «In più, proprio in questi anni, i baby boomers, figli del boom delle nascite del dopoguerra, stanno andando in pensione. Presto avranno bisogno di un grande quantitativo di farmaci per curare le ma-

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IG PHARMA TORNA A SPERARE.

I primi dieci produttori al mondo hanno registrato una crescita media vicina al 10%

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lattie legate alla vecchiaia». Siamo alla vigilia di una nuova sbornia dopo la quaresima iniziata nel 2000? Pochi sono pronti a scommetterci. In particolare dopo il “caso Pfizer”, scoppiato lo scorso dicembre, che sembra essere emblematico di tutti i malesseri del settore.

La pillola non va giù Dopo aver mandato a casa il direttore generale a luglio, a fine novembre Pfizer ha annunciato il licenziamento di 2.000 venditori negli Stati Uniti. Il mercato ha salutato la notizia con un balzo del titolo in borsa: tutti si aspettavano una ristrutturazione aziendale, un taglio dei costi per rilanciare i profitti. E invece, il 2 dicembre, è arrivata la doccia fredda. I venditori non servivano più perché Pfizer aveva deciso di interrompere i test clinici sul Torcetrapib, un farmaco che aumenta i livelli plasmatici di colesterolo HDL, il “colesterolo buono”. La frequenza di morti tra i pazienti partecipanti ai primi test sperimentali si era rivelata troppo elevata. «Il più grande progresso della medicina cardiovascolare degli ultimi anni», come l’aveva definito due giorni prima il direttore della ricerca John La Mattina, è finito nella spazzatura. In poche ore gli investitori, che speravano nel lancio imminente di un nuovo blockbuster, hanno venduto l’equivalente di un ottavo del valore di borsa del colosso americano. Come altre grandi compagnie farmaceutiche, Pfizer sta lottando da anni con tutti i mezzi per riuscire a immettere sul mercato nuovi prodotti. I brevetti che hanno fatto la fortuna dei big del pharma sono in scadenza e presto i farmaci generici eroderanno quote sempre maggiori di mercato ai best seller come il Li-

pitor, il Plavix, il Nexium, lo Zocor (vedi TABELLA 2 ). La casa di investimenti Lehman Brothers, ha stimato che, nei prossimi cinque anni, la scadenza dei brevetti potrebbe mettere a rischio, ogni anno, dal 2,5% al 10% delle vendite di farmaci solo negli Stati Uniti. È una corsa contro il tempo nella quale spesso si perdono di vista i veri bisogni di chi soffre per malattie gravi e croniche.

“Me too”: i farmaci fotocopia Per allungare la protezione dei brevetti e rendere difficile la vendita di farmaci equivalenti, le grandi compagnie hanno preso l’abitudine di apportare piccole modifiche ai loro

prodotti di maggiore successo, presentandoli ai consumatori sotto una nuova forma. È quello che ha fatto nel 2001 AstraZeneca con il Prilosec, che curava l’acidità di stomaco. Poco prima che scadesse il brevetto ha lanciato il Nexium, con lo stesso principio attivo ma una composizione chimica leggermente diversa. Stessa sorte è toccata, nel 2002, all’antiallergico Claritin della Schering-Plough. Oggi si chiama Clarinex e continua a mietere successi. I farmaci “fotocopia”, chiamati anche “me too” (letteralmente “anch’io”), si sono rivelati il più grande affare dell’industria negli ultimi anni. Molto spesso sono prodotti da aziende concorrenti per sfruttare mercati che si sono già dimostrati altamente redditizi e con possibilità di espansione. Non è un caso che, come cita Marcia Angell nel libro Farma&Co, dei 415 nuovi farmaci approvati nel quinquennio 1998-2002, solo 133 (il 32%) erano nuove entità molecolari, mentre gli altri erano semplicemente variazioni di vecchi medicinali. Scarsa innovazione, concorrenza dei generici, ricerche costose e spesso fallimentari. Sono questi i principali ingredienti della crisi che minaccia i grandi produttori. Come se non bastasse, nel 2007, il settore potrebbe subire la pressione del Congresso americano, controllato dai democratici. «I democratici potrebbero forzare le imprese farmaceutiche a negoziare i prezzi dei farmaci direttamente con il governo», spiega James McKean. Ciò porterebbe a una diminuzione dei prezzi che ora sono decisi esclusi-

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LIBRI

Enzo Soresi Il cervello anarchico Utet, 2006

Marco Bobbio e Stefano Cagliano Rischiare di guarire Donzelli, 2005

Tom Jefferson Attenti alle bufale Il pensiero scientifico editore, 2005

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| dossier | Big Pharma |

Tom Jefferson, epidemiologo, autore di “Attenti alle bufale”, uno studio sull’efficacia dei farmaci contro una possibile epidemia aviaria tra gli uomini. DAVIDE LANZILAO / CONTRASTO

Roma, 2005

| dossier | Big Pharma |

vamente dal mercato. È quello che sta succedendo, fatte le dovute proporzioni, in seguito all’approvazione della finanziaria italiana, che ha bloccato i prezzi dei medicinali da banco per tutto il 2007, tra le proteste di Federfarma (vedi BOX sulla Finanziaria). I profitti di Big Pharma sono in pericolo, mentre un numero sempre maggiore di soggetti sono pronti ad entrare nel mercato e a chiedere la loro parte di una torta che sta diventando sempre più grande.

Business da 600 miliardi di dollari In effetti i ricavi dalla vendita di farmaci sono in crescita costante. Ormai hanno raggiunto i 600 miliardi di dollari a livello globale. Entro il 2008, secondo le previsioni dell’Economist, potrebbero salire a 700 miliardi. Nei Paesi ricchi e in quelli a rapida industrializzazione la popolazione invecchia e soffre in proporzione crescente di malattie croniche. Per le case farmaceutiche è una manna che porta margini operativi (rapporto tra l’utile e le vendite) su-

periori al 25%, contro il 15% circa degli altri beni di consumo. A dividersi la torta sono migliaia di imprese in tutto il mondo, ma buona parte dei ricavi viene intascata da “Big Pharma”, una dozzina di multinazionali con sedi negli Stati Uniti e in Europa (vedi TABELLA 1 ). È un mercato relativamente frammentato, dove Pfizer, la società più grande, intasca poco meno del 10% dei ricavi totali, ma il processo di concentrazione è molto rapido: nel 1987 le dieci imprese più grandi rappresentavano appena il 12% delle vendite mondiali, oggi siamo arrivati al 50%. Cos’è successo nel frattempo? Le compagnie farmaceutiche si sono fuse o sono state acquisite dalla concorrenza per creare dei giganti a livello internazionale. Astra e Zeneca sono diventate Astrazeneca, Glaxo Wellcome e Smithkline Beecham si sono trasformati in GlaxoSmithKline, Ciba-Geigy e Sandoz hanno dato vita a Novartis, Pfizer ha acquisito Warner-Lambert e Pharmacia mentre, recentemente, Sanofi-Synthelabo (frutto del merger di Sanofi con Synthe-

labo) si è unito con Aventis (nata a sua volta dalla combinazione tra Hoechst e Rhone Poulenc). Il consolidamento è stato guidato da numerose esigenze: accrescere le economia di scala ripartendo su un maggiore capitale i costi della ricerca e della promozione commerciale, acquisire dai concorrenti farmaci blockbuster, espandersi in nuove aree geografiche, acquisire know how su nuove patologie. Basterà per rilanciare un settore agonizzante che vive di rendita sui successi del passato? Marcia Angell è convinta di no. Alla fine del suo libro propone un decalogo per “salvare l’industria farmaceutica”: più attenzione ai farmaci innovativi e meno ai “me too”, leggi più severe sui brevetti e sulla promozione dei medicinali, più trasparenza sui costi reali della ricerca (vedi BOX ), indipendenza degli informatori del farmaco dalle compagnie. Sono regole semplici che richiedono però rapidi cambiamenti strutturali. Senza i quali Big Pharma ci chiederà sempre più soldi per ottenere risultati sempre meno soddisfacenti.

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Aviaria: poche certezze, molti guadagni Brevettato dalla Gilead Science il farmaco contro l’aviaria ha prodotto decine di milioni di dollari: 12 milioni in royalties nel 2005 diventati 62,7 nel 2006. Un anno fa tutti i media parlarono di pandemia e della possibilità di milioni di decessi, ma al momento lo stato del contagio rimane molto elevato solo nelle popolazioni avicole di mezzo mondo, di Giovanni Dognini mentre per fortuna dal 2003 fino al dicembre 2006 si sono registrati solo 261 casi umani, 157 dei quali mortali. Sappiamo molte cose sul virus dell’influenza aviaria, l’H5N1, ma molte rimangono però incerte. In primo luogo non sappiamo se questo virus sarà in grado di fare il “salto di specie”, cioè se riuscirà a mutare tanto da poter essere trasmesso da uomo a uomo, come un normale virus influenzale, e non solo da uccello a uomo. Solo questa mutazione quindi potrebbe segnare l’avvio di una vera e propria pandemia, come lo furono la Spagnola nel 1918 e la meno famosa e meno letale Hong Kong del 1968. L’Organizzazione mondiale della sanità mantiene comunque un livello di allarme e di controllo alto sulla diffusione dell’H5N1, allarme ribadito anche dalla dottoressa Margaret Chan, appena eletta al vertice dell’Oms, che il 4 gennaio scorso ha dichiarato di considerare ancora l’influenza aviaria una minaccia globale. La preoccupazione delle autorità sanitarie internazionali è anche legata all’indeterminatezza delle cure. Solo i vaccini sono in grado di proteggerci dai virus, ma non si può ricavare il vaccino capace di contrastare l’H5N1 fin tanto che questo non muti in modo da diventare appunto trasmissibile da uomo a uomo. Rimangono allora come strutture difensive di primo impiego i farmaci antivirali. Sono essenzialmente due le medicine antivirus che l’Oms ha consigliato nei suoi programmi di intervento: l’oselta-

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HE FINE HA FATTO L’INFLUENZA AVIARIA?

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mivir (ovvero il Tamiflu) e il zanamivir (ossia il Relenza). L’Oms nella “sua guida rapida di intervento contro le infezioni da H5N1” consiglia in particolare l’utilizzo del primo dei due, l’oseltamivir, sia in persone affette dal virus sia in soggetti esposti al contagio. Il farmaco però non ha una utilità acclarata, in quanto servirebbe principalmente nelle prime 48 ore. T. Jefferson, E. Grasso e D. Frati, autori del libro Aviaria. Influenza dei polli? sostengono per esempio che sull’efficacia dell’oseltamivir, l’antivirale ad oggi più gettonato bisogna essere cauti. Questo farmaco funziona nei primissimi stadi dell’influenza bloccando l’uscita della busta (involucro virale) contenente la lettera (materiale genetico del virus) dalla cassetta postale (cellula dell’apparato respiratorio). Una volta che il virus è entrato nel corpo, il tempo di incubazione... è di due o tre giorni. L’oseltamivir-Tamiflu funziona solo se assunto prima del periodo di incubazione.” (pp. 23-24). Anche il dottor Nguyen Tuong Van del Centro per le malattie tropicali di Hanoi condivide un forte scetticismo sull’oseltamivir-Tamiflu, avendolo testato su di una quarantina di malati da H5N1. In verità i pochi casi umani di contagio impediscono una statistica sull’efficacia o meno di questo medicinale, mentre la sperimentazione continua anche sfruttando la somministrazione endovenosa. Una certezza però sia sul virus H5N1 sia sui farmaci antivirali c’è: qualcuno ci ha fatto un bel po’ di soldi. Brevettato dalla Gilead Science con il nome di Oseltamivir, è stato in seguito commercializzato dalla Hoffman-La Roche che ha preferito adottare il marchio più commerciale di Tamiflu; e per entrambe le ditte la psicosi aviaria è stata, economicamente parlando, una vera e propria manna. La Gilead Science, ditta farmaceutica statunitense, nel terzo trimestre del 2006

ha dichiarato che le royalties e i contratti di commercializzazione con le altre aziende hanno totalizzato 78 milioni di dollari, 52 milioni in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno prima. Facile indovinare il protagonista di questa performance: il Tamiflu. La Gilead infatti aveva ottenuto nel 2005 dalla concessione alla Hoffmann-La Roche 12 milioni di dollari in diritti, divenuti ben 62.7 nel 2006 quando l’allarme aviara era un fatto conclamato su scala planetaria. Nota a margine: dal 1997 al 2001 il presidente della Gilead è stato l’ex segretario alla difesa Usa Donald Rumsfeld, il quale una volta entrato al Pentagono aveva rinunciato a qualsiasi incarico, ma conservava a tutto il 2005 un pacchetto azionario compreso fra i 5 e i 25 milioni di dollari, pari ad una plusvalenza potenziale di un milione di dollari. Cifre ancora maggiori riguardano la casa madre svizzera del Tamiflu. La Roche nel primo semestre del 2006 ha aumentato le proprie vendite del 15% e il suo presidente, Franz B. Humer, ha dichiarato che il Tamiflu è stato uno dei fattori più importanti di questa crescita. Infatti la vendita dell’antivirale nei primi sei mesi dello scorso anno è cresciuta del 62%. La Roche ha progressivamente aumentato la capacità e si dichiara pronta a produrre 400 milioni di cicli di trattamento in un anno, anche concedendo sottolicenze ad altre ditte e paesi. Si calcola che nel 2005 questo farmaco abbia fruttato circa un miliardo di euro. L’offerta ha incontrato subito la domanda, in particolare quella pubblica. Governi e ministeri della sanità impreparati ad affrontare una psicosi così vasta, hanno risposto con piani di emergenza antipandemia che prevedono in primo luogo acquisti massicci di scorte di antivirali e opzioni di acquisto sul “vaccino che verrà”. Un esempio per tutti: il caso italiano. L’allora ministero della sanità Sirchia ha varato il

TUTTI CONTRO LA FINANZIARIA “PRENDANO LE CHIAVI DELLA MIA AZIENDA. A queste condizioni la nazionalizzino”. Commenta così Claudio Cavazza, presidente di Sigma Tau (seconda industria farmaceutica italiana), i provvedimenti sui farmaci approvati in finanziaria. “Sono già pronti mille licenziamenti” – rincara Sergio Dompé, presidente di Farmindustria. Non è da meno Big Pharma, presente nel nostro Paese con numerosi stabilimenti: “la manovra è stato un pugno nello stomaco”, ha dichiarato al Sole 24 Ore Angelos Papadimitriou, presidente e ad di GlaxoSmithKline. Ma cos’è successo? La finanziaria, approvata lo scorso dicembre, ha bloccato i prezzi dei medicinali da banco per tutto il 2007. I prezzi dei farmaci per i quali è prevista la ricetta medica potranno invece aumentare solo a una quota pari all’inflazione registrata nel 2006. “Mi risulta che questo tipo di tagli si sia ripetuto 14 volte negli ultimi 5 anni”, ricorda Ronald P. Spogli, ambasciatore USA in Italia. “Mi chiedo per quanto tempo ancora le industrie farmaceutiche accetteranno di operare in queste condizioni”. In effetti c’è già qualcuno che minaccia di fare le valigie. Come il presidente di Menarini, Alberto Aleotti, che vede l’Italia ormai “fuori dalla competitività internazionale”. Gli risponde Enrico Rossi, assessore alla sanità della Regione Toscana (dove ha sede la Menarini), che difende la finanziaria e contesta i dati divulgati da Farmindustria: “la spesa sanitaria in Italia è cresciuta del 10,3% tra il 2001 e il 2005, e non dell’1,7%, come sostiene l’associazione di categoria”. Anche il Sindacato Cobas dei lavoratori dell’industria farmaceutica (Slf) rifà i conti in modo diverso: “Non è vero che le iniziative di contenimento non fossero prevedibili, perchè sono chiaramente esplicitate e gradualmente applicate a partire dal novembre 2001 e dalle successive leggi finanziarie”. Però chi paga di più, per ora, sono i malati, che si trovano 10 euro in più su ogni visita specialistica (+55%) e sulle ricette successive. Nonostante le precisazioni, gli imprenditori del Pharma si sentono traditi. Il governo aveva promesso due miliardi di euro di investimenti in tre anni e ora si stimano due miliardi di ricavi in meno. In risposta Big Pharma ristruttura: Pfizer Italia ha avviato una riorganizzazione con la cessione di tre linee di produzione, la chiusura del centro di ricerca di Nerviano e l’eliminazione di due linee della rete degli informatori, cioè 440 informatori scientifici che passerebbero ad altri, attraverso la cessione di ramo d’azienda. Ma a cosa servono tutti questi soldi? La risposta che il settore ripete da anni come un mantra è una sola: “ricerca e sviluppo”. Le case farmaceutiche sostengono che i medicinali devono essere cari per coprire i costi altissimi della ricerca: 802 milioni di dollari per ogni farmaco immesso sul mercato. È questa la cifra calcolata dal Tufts Center e rilanciata dai media di tutto il mondo. Peccato che il Tufts Center, un centro studi americano sullo sviluppo dei farmaci, sia in larga parte finanziato da Big Pharma. Una ricerca indipendente commissionata da Public Citizen, associazione USA per la difesa dei consumatori, è arrivata a conclusioni ben diverse: produrre un farmaco nuovo costerebbe in realtà meno di 100 milioni di dollari. Chi ha ragione? È difficile dirlo. Anche perché, sulle spese di ricerca, le grandi compagnie preferiscono mantenere il massimo riserbo. Nei bilanci si danno informazioni generiche o dati aggregati nei quali, spesso, sono comprese anche le spese di marketing per i nuovi prodotti. Una cosa però è certa: grazie al Bayh-Dole Act, dal 1980 negli Stati Uniti buona parte della ricerca viene svolta all’interno delle università. Con i soldi dei cittadini. M.M. e P.B.

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| dossier | Big Pharma |

ne decine di milioni di euro di investimento. E i singoli cittadini? Beh anche per loro è stato commercializzato nelle farmacie il Tamiflu dagli inizi dello scorso anno. Basta avere una prescrizione medica e pagare 35 euro a confezione. Ovviamente in fascia C: non rimborsabile.

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GUEORGUI PINKHASSOV / MAGNUM PHOTOS

Piano pandemico italiano nell’aprile 2006, che in prima battuta prevedeva l’acquisto di scorte di farmaci antivirali (40 milioni di dosi) e contratti di prelazione fino al dicembre 2010 per l’acquisto di 36 milioni di dosi del futuro vaccino pandemico. Insomma il tutto per alcu-

Miliardi di utili assolutamente illeciti Lo scorso anno le principali aziende hanno rimborsato al Governo Usa oltre tre miliardi di dollari per manipolazioni.

L di Roberto Festa

O SCORSO 21 DICEMBRE

BRISTOL-MYERS SQUIBB, colosso farmaceutico inglese specializzato nella cura del cancro e dell’AIDS, ha pagato al governo americano una multa di 499 milioni di dollari. Esborso non indifferente, che ha permesso alla società di bloccare un’indagine federale su prezzi di medicinali gonfiati e pubblicità ingannevole per Ability, una pillola contro la schizofrenia. Qualche settimana prima era toccato a un’altra azienda del settore: in cambio di 36,9 milioni, il Governo americano lasciava cadere l’accusa contro la californiana InterMune per aver commercializzato un antibiotico senza l’autorizzazione della Food and Drug Administration. Il 10 settembre era stata la volta di un altro gruppo inglese, GlaxoSmithKline (specializzazione in malattie del sistema nervoso e respiratorio), colpevole di aver dato un’erronea rappresentazione dei prezzi di due farmaci antinausea, Zofran e Kytril. L’azienda pagava al governo federale 150 milioni di dollari, anche qui in cambio della rinuncia a un’azione legale.

Anno record

David Graham (in primo piano) e il Chairman della Merck, Raymond Gilmartin (dietro) al processo Vioxx nel novembre 2004.

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Questi sono soltanto alcuni dei casi che hanno turbato negli ultimi mesi consumatori e malati negli Stati Uniti, e che hanno contribuito a riempire le casse dello Stato. Il 2006 è infatti risultato un anno record in fatto di risarcimenti pagati dalle aziende al governo federale. Grazie al False Claims Act (le legge che proibisce ogni dichiarazione ingannevole in termine di produzione, composizione, commercializzazione dei prodotti), il Tesoro ha incassato nell’ultimo anno 3,142 miliardi di dollari. In testa alla classifica delle aziende multate, ci sono quelle del settore farmaceutico. Il primo posto spetta alla svizzera Serono, costretta a pagare 704 milioni di dollari per aver commercializzato illegalmente Serostim, un ormone della crescita utilizzato soprattutto nei casi di AIDS. La Serono avrebbe esagerato gli effetti del medicinale sulla massa muscolare dei pazienti affetti da AIDS, e pagato tangenti a dottori e ospedali perché prescrivessero il Serostim. Poco più giù, nella lista, si incontra la ScheringPlough, costretta a pagare 435 milioni di dollari per aver illegalmente venduto e pubblicizzato il Temodar, un farmaco utilizzato nella cura dei tumori al cervello. Già nel

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passato, e per altri medicinali, la legge aveva preso di mira la Schering-Plough. Sono 4 i miliardi pagati complessivamente dalla società americana per bloccare indagini federali sulle sue operazioni commerciali.

Il caso Vioxx «Il meccanismo si è rotto», ha detto David Graham, il medico che ha testimoniato davanti alla Commissione del Congresso che indagava sulle anomalie del sistema sanitario americano. Graham è stato l’esperto che, due anni fa, si è più battuto contro Vioxx, l’antinfiammatorio della Merck, ritirato dal mercato nel settembre 2005 dopo cinque anni di produzione e dieci miliardi di dollari di introiti. Utilizzato al momento del ritiro da circa 2 milioni di persone negli Stati Uniti, il Vioxx moltiplicava la possibilità di eventi cardiaci e cerebrovascolari. Graham e altri scienziati hanno calcolato che il Vioxx abbia provocato fino a 144 mila incidenti cardiaci negli Stati Uniti: tra i 30 e i 50 mila sono stati mortali. I dirigenti della Merck - hanno mostrato una serie di documenti interni della società conoscevano la pericolosità del Vioxx già dal 1999, ma non hanno mai fatto nulla. Immediatamente dopo lo scandalo, in Borsa, la quotazione della società si è quasi dimezzata. Oltre 30 miliardi di dollari sono andati in fumo (oltre a quelli che la società dovrà pagare nei prossimi anni in risarcimenti); la Merck ha rischiato la chiusura. Oggi sopravvive, e detiene il dubbio privilegio di essere responsabile del “più grave disastro farmaceutico nella storia dell’umanità” (la definizione è ancora del dottor Graham). A fine 2005 la vicenda della Merck sembrava comunque preludere a un nuovo gigantesco scandalo. Il caso Enron era in fase di discussione processuale, il viluppo di interessi e scarsi controlli che aveva fatto crollare la multinazionale dell’energia pareva replicarsi, con esiti ancor più disastrosi, nel mondo del Big Pharma, delle grandi società farmaceutiche. Il crollo, alla fine, non c’è stato, anche se molte di queste società hanno conosciuto perdite in Borsa pari a più di due cifre. Il caso Merck ha però definitivamente svelato la povertà dei sistemi di controllo pubblico sulle medicine, oltre alla scarsa trasparenza dei test di ricerca e verifica dei nuovi prodotti. Il problema, alla fine,

è risultato ancora una volta quello del rapporto tra controllore e controllati, con i secondi che, in cambio del via libera alla commercializzazione, finanziano il primo. Ha scritto Richard Horton, direttore della rivista medica The Lancet: “Troppo spesso la Food and Drug Administration ha visto e continua a vedere l’industria farmaceutica come il suo cliente - una fonte di finanziamento - e non come un settore della società che ha bisogno di una forte supervisione”. Proprio per evitare il rischio di collusioni eccessive tra controllore e controllati, il direttore del National Institute of Health (che ha il compito di verificare metodi, scopi, risultati delle ricerche delle case farmaceutiche) ha proibito ogni rapporto di consulenza tra i suoi scienziati e le aziende, oltre a vietare che questi possiedano azioni delle stesse industrie farmaceutiche.

Maggiore trasparenza Nel gennaio 2006 è poi arrivato il primo vero passo importante dopo lo scandalo del Vioxx. La Food and Drug Administration ha imposto alle case farmaceutiche una più chiara e dettagliata esposizione dei componenti dei loro prodotti e dei possibili rischi collegati alla loro assunzione. Una misura che andava nel senso delle richieste che da anni le associazioni dei consumatori facevano alle amministrazioni americane (una norma in tal senso era stata quasi approvata dall’amministrazione di Jimmy Carter, per poi essere archiviata senza troppi sensi di colpa da Ronald Reagan). La maggiore trasparenza decisa dalla FDA si accompagnava però a un’altra decisione. Il governo di George Bush proibiva cioè che le richieste di risarcimento individuale o collettivo alle case farmaceutiche potessero essere presentate ai tribunali dei singoli Stati. L’amministrazione giustificava la misura con il fatto che la Food and Drug Administration, che distribuisce le licenze per la vendita dei farmaci, è un organismo federale, e quindi ogni causa intentata alle industrie deve essere discussa nelle corti federali. In realtà la norma appariva chiaramente dettata dalle stesse case farmaceutiche, terrorizzate da numero ed entità delle richieste di risarcimento presentate dagli americani negli ultimi anni presso le corti statali (soltanto Merck rischiava di pagare circa

30 miliardi di dollari in risarcimenti). I giudici dei tribunali statali sono tradizionalmente più sensibili alle richieste dei consumatori, mentre le corti federali sono state negli ultimi anni riempite di giudici conservatori nominati da George Bush. Una loro gestione delle tante richieste di risarcimento faceva presagire esiti più vicini agli interessi delle multinazionali della salute (che d’altra parte, nel loro complesso, avevano contribuito alla campagna di George Bush con 84 milioni di dollari). La cifra record di risarcimenti pagati nel 2006 grazie al False Claims Act mostra comunque che poco è cambiato nell’ultimo anno: scarsa informazione, truffe sui prezzi, difetti di produzione e manipolazione della richiesta restano componenti intrinseche al mercato farmaceutico americano. La sconfitta dei repubblicani alle elezioni del 6 novembre, con conseguente maggioranza democratica al Congresso, prelude però a qualche problema in più per le industrie del settore. Difficile immaginare una riforma organica del sistema, o almeno alcune riforme significative (come per esempio l’apertura all’importazione di medicinali dal Canada). Ma un Congresso democratico promette comunque di lanciare la prima vera indagine sulla salute pubblica degli ultimi decenni. Il democratico del Michigan John Dingell è stato eletto a capo della Commissione Energia e Commercio della Camera e ha già organizzato, a partire da febbraio, una serie di incontri centrati sul mercato nero dei farmaci per il cancro. Sempre alla Camera alcuni deputati di prima nomina Sherrod Brown, democratico dell’Ohio, e Bernie Sanders, indipendente del Vermont - hanno fatto della riforma sanitaria il perno della loro proposta agli elettori. Le industrie del Big Pharma preparano le contromosse, assumendo lobbisti democratici che fino a qualche settimana lavoravano per Ted Kennedy e Nancy Pelosi. Ma intanto qualcosa si muove, nel mondo fino a qualche mese fa intoccabile delle grandi multinazionali. Ha detto Sidney Wolf, di Public Citizen: «L’unica speranza è parlarne, discuterne. Le inchieste di oggi preludono alle riforme di domani».

Chiradzulu. A sinistra, l’ospedale distrettuale. A destra, una conferenza contro la trasmissione dell’Aids presso la corte distrettuale di Mombezi.

Malawi, 2004

Il nuovo congresso democratico promette di effettuare la prima vera indagine sulla salute pubblica

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Turkmenistan

Il tesoro di Nyazov di Paolo Fusi

L DITTATORE DEL TURKMENISTAN È MORTO. Niyazov si è lasciato alle spalle, oltre a parenti rissosi e sparpagliati per il pianeta a mangiarsi le fortune del Regno, a compagni politici che ora si scannano per la successione e ad un popolo prostrato dagli stenti, alcuni conti bancari, la maggior parte dei quali in Germania. Questi conti, quasi tutti presso la filiale di Francoforte della Deutsche Bank, sono cosiddetti “conti di Stato”, ovvero aperti in nome e per conto del Governo del Turkmenistan, sul quale vengono tuttora versate le provvigioni milionarie del commercio del gas. La prima domanda: chi ha diritto a prelevare quei quattrini? Ufficialmente il nuovo Governo, ma le banche tedesche fanno sapere che i soldi, una volta arrivati, vengono dirottati su sottoconti e conti terzi, intestati personalmente al dittatore o a suoi fiduciari. La giustizia tedesca è naturalmente pronta a dare informazioni sui trasferimenti (che da noi sarebbero illegali), se il Turkmenistan invierà una richiesta di rogatoria. Il che presuppone un’inchiesta penale contro il defunto, cosa che per il codice turkmeno è impossibile. Quanti soldi turkmeni sono nascosti in Germania? Presumibilmente tra i 10 ed i 15 milioni di Euro. I soldi spariti su conti terzi dovrebbero essere una cifra più esigua. Che ne sarà di loro? Le banche attenderanno un periodo, stabilito per contratto (si varia tra i 10 ed i 20 anni) e poi li incamereranno definitivamente. Oppure i fiduciari si faranno prendere dall’ingordigia e ne piluccheranno una parte. Se non sono fessi, preleveranno solo le loro commissioni, e poi continueranno a fare il gioco delle tre scimmiette. Tra dieci e quindici Sembra un’anomalia, invece si tratta di un fenomeno diffuso. Dopo le complesse milioni di euro sono vicissitudini legate ai tesori nascosti di dittatori come Abacha, Ferdinand Marcos, sui conti aperti Sukharno e via discorrendo, i fiduciari e le banche che difendono gli interessi dei governi in Germania totalitari hanno trovato un sistema semplice per proteggere i patrimoni illeciti dei propri di difficile accesso per il nuovo governo clienti. Dato che ogni Paese riconosciuto dalle Nazioni Unite ha diritto ad aprire conti statali per l’interscambio commerciale, basta usare questi per far sparire i soldi. Facciamo un esempio strampalato. L’Italia vuole incoraggiare il traffico di rifiuti tossici in Somalia ed in Eritrea – un’idea pazzesca, che non verrebbe mai in mente a nessuno – e quindi accetta di far pagare il Warlord di una delle province di laggiù, da parte dell’industria che “scarica”, su un conto per l’interscambio commerciale aperto presso una qualche filiale di una banca qualunque a Roma (ipotizziamo, sempre per scherzare, che siano Capitalia e Banca Intesa). Da quel conto, garantiti dallo Stato italiano, i soldi finiscono nei sottoconti giusti delle persone giuste nelle giurisdizioni giuste. Se un giorno mai qualcuno, a Mogadiscio o altrove, decidesse di far luce sui soldi dei dittatorelli locali, non avrebbe nessuna traccia dei soldi passati per l’Italia, e mai e poi mai potrebbe fare una rogatoria. Laggiù, intanto, la lotta per il potere è aperta, con grave scorno di Gazprom, Neftigas, Agip e Eni, che con Nyiazov avevano contratti solidissimi e di vitale importanza per l’Italia. Cosa accadrà adesso? Intendo dire: a parte sperare che non faccia freddo e che si riscaldi poco? Facciamo ancora un’illazione assurda: diciamo che il gruppo di brokeraggio petrolifero britannico RSJ, che lavora con il Turkmenistan, il Kazakistan ed altri Stati contermini, e che in Italia ha relazioni segretissime e sconvenienti (stiamo inventando tutto, si tratta solo di un esempio fantasioso), dopo il fallimento dell’operazione Iugas con Aldo Anghessa e Mario Scaramella ora abbia pronto un programma alternativo. Quale sarà la banca? Non dite Banca Popolare di Lodi, e non portate le teorie di Giulio Andreotti sul pensar male a vostro sostegno.

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GUERRA & PACE

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Incentiviamo le risorse rinnovabili? Petrolio e carbone >34 Se la Rai accoglie la sfida di una televisione pubblica >39 Il marchio che riconosce l’impresa sociale >41

economiaetica FINMECCANICA FA AFFARI D’ORO IN AFRICA

MAURIZIO CARANZA L’UOMO CHE CREÒ IL MODELLO VARESE LIGURE

DOPO I CEREALI LA MONSANTO PRODUCE LA BENZINA OGM

CORPORATE GOVERNANCE IN GERMANIA ALLA SBARRA

BP BACCHETTATA NEGLI USA, NON GARANTISCE PROCEDURE DI SICUREZZA

LA PFIZER FA PROFITTI E TAGLIA POSTI DI LAVORO

Una joint venture per vendere elicotteri in Africa. È quanto hanno realizzato AgustaWestland (Gruppo Finmeccanica) e Lybian Company for Aviation Industry. Questa mossa consentirà ai due colossi di beneficiare dei diritti commerciali per la vendita dei velivoli nel continente africano. L’accordo è stato perfezionato da un’ulteriore commessa a beneficio di l’AgustaWestland che ha ottenuto dalla Libia un ordine per 10 elicotteri A109EPower, per un totale di 80 milioni di euro. I velivoli serviranno alle forze armate libiche per pattugliare le coste. AgustaWestland ha ottenuto anche una fornitura per le forze armate britanniche: 658 milioni di euro per il supporto degli elicotteri EH101 e 1,4 miliardi di euro per la realizzazione di 70 nuovi elicotteri Future Lynx. Aermacchi, altra azienda del gruppo Finmeccanica, non è stata a guardare, siglando due contratti: il primo con la Nigeria per l’ammodernamento di 12 MB339A, per un totale di 84 milioni di dollari; secondo con la Malesia per un ammontare di 88 milioni di euro per 8 velivoli MB339CM. Infine Aermacchi ed Hellenic Aerospace Industry hanno firmato accordo di cooperazione per l’addestratore militare M346.

Se ne è andato in silenzio Maurizio Caranza, colui che ha portato ai fasti della Commissione europea il comune di Varese Ligure, paese, come altri a lungo marginale, dell’entroterra ligure di levante . Caranza divenne sindaco del suo paese e si trovò di fronte al dramma di un declino annunciato tanto sul piano anagrafico che su quello economico. Esplorò l’arco delle soluzioni possibili e delle esperienze da cui trarre frammenti di quelle soluzioni. Fu così che si avvicinò all’ambientalismo, convincendosi che la qualità ambientale, già evidente come fattore competitivo, nella accezione riferita a processi e prodotti, per le imprese operanti sul mercato globale, potesse diventare cruciale nella competizione tra sistemi territoriali. Iniziò a tutelare la biodiversità di Varese Ligure, a partire da quella connessa al comparto agroalimentare per arrivare alla floro-faunistica, e a lavorare per migliorare efficienza e prestazioni ambientali della sua piccola amministrazione. Capì che quel percorso alla eccellenza ambientale doveva essere validato, ad esempio attraverso uno di quegli strumenti che proprio in quegli anni ’90 la Unione europea andava proponendo al riguardo: la certificazione di qualità ambientale, in particolare la Emas (Audit e Schema di Gestione Ambientale), applicabile anche a scala territoriale, non solo d’impresa. Investì in tal senso e conseguì l’obiettivo in un Paese in cui questi concetti erano ignoti ai più. Varese Ligure divenne il primo comune certificato Emas, mentre la ST_Microelectronics di Pasquale Pistorio era stata la prima azienda. Fu così che fece nascere, divenendone presidente, “Qualeambiente”, l’associazione degli enti locali certificati per qualità ambientale.

La Monsanto, multinazionale leader nel settore delle biotecnologie, ha presentato una nuova generazione di cereali geneticamente modificati che possono rispondere alla domanda crescente di combustibile alternativo ricavato da materie vegetali, in particolare dai cereali. Piante geneticamente modificate, non sono solo più resistenti agli attacchi di parassiti e alla siccità, ma anche capaci di migliorare la loro resa nella coltivazione, tanto da produrre un’eccedenza da destinare oltre che al mercato alimentare anche a quello dei carburanti alternativi, primo fra tutti l’etanolo, additivo che brucia senza produrre le scorie inquinanti della benzina. La Monsanto ha, dunque, fiutato il corposo affare e sta orientando la propria ricerca sugli ogm al settore bioenergetico, tanto che i suoi ricercatori hanno già identificato gli ibridi del cereale che rendono più etanolo. L’industria delle biotecnologie, dopo aver fallito l’obiettivo di sfamare il mondo, ha imboccato questa nuova via.

L’accusa è di appropriazione indebita: avrebbe pagato parecchi viaggi di piacere in Brasile, India Corea, Spagna, Repubblica Ceca e Polonia con i fondi della casa automobilistica di cui era dirigente. A beneficiare dei regali erano perlopiù sindacalisti. La ragione di tanto viaggiare era mantenere la pace sociale. È iniziato a Braunschweig, nella Germania settentrionale, il processo a Peter Hartz, ex capo del personale della Volkswagen, nonché autore della riforma del mercato del lavoro che porta il suo nome. Eppure solo poco tempo fa posava sorridente con Gerard Schroeder. L’ex cancelliere infatti chiese proprio a Hartz di guidare una commissione per le riforme nel mercato del lavoro. Hartz con tutta probabilità chiederà il patteggiamento. Il clima in Germania non è dei migliori: secondo un recente sondaggio di Trasparency International, il 46 per cento dei tedeschi è convinto che la loro economia sia corrotta. E a questo non ha giovato lo scandalo che ha coinvolto Joseph Achermann, presidente di Deutsche Bank. Il processo a Peter Hartz sarà probabilmente l’occasione per introdurre dei cambiamenti alla corporate governance tedesca. Il Governo vorrebbe introdurre dei limiti al passaggio dal consiglio di gestione al consiglio di sorveglianza per evitare conflitti di interesse.

La divisione nordamericana della BP (British Petroleum) non rispetta gli standard di sicurezza. Nel 2005 un’esplosione in un impianto in Texas fece quindici vittime e 170 feriti. Quell’incidente costò all’azienda circa due miliardi di dollari in rimborsi e altri costi, a cui vanno aggiunti 1,6 miliardi messi a riserva per le spese legali. In un rapporto di 300 pagine James Baker, avvocato ed ex segretario di stato americano, messo alle corde il colosso britannico. Se prima dell’incidente in Texas la compagnia stava compiendo progressi sul fronte della sicurezza individuale dei dipendenti, lo stesso non si puo’ dire per la sicurezza nelle procedure. Baker e i suoi collaboratori hanno prescritto alla BP dieci raccomandazioni, tra cui anche la richiesta di istituire un nuovo ufficio di monitoraggio indipendente che riferisca al consiglio di amministrazione per i prossimi cinque anni. La compagnia inglese, che ha un conto aperto con gli Stati Uniti, che comprende un grave episodio di inquinamento in Alaska, ha ammesso la necessità di correre ai ripari. Durante una conferenza stampa l’amministratore delegato uscente John Browne ha assicurato che l’azienda è consapevole della sfida e dell’importanza di “procedere a miglioramenti”. Inoltre si è impegnato a mettere in pratica le raccomandazioni di Baker, anche se soltanto dopo averle considerate assieme alle conclusioni di un altro rapporto aziendale sulla sicurezza globale delle operazioni. E ha difeso la complessiva esperienza nella sicurezza della sua compagnia. Di fatto, però, Browne sarà sostituito a breve da Tony Hayward, reponsabile dell’esplorazione e produzione, che avrà tra i suoi principali compiti proprio quello di rilanciare la reputazione della compagnia petolifera negli Usa.

Pfizer, leader mondiale del settore farmaceutico, continua a guadagnare. Ma l’annuncio di un forte rialzo degli utili trimestrali, dovuti a proventi straordinari, si accompagna ad un’altra notizia: il taglio di 10mila posti di lavoro nel 2008 (il 10% della forza lavoro) con l’obiettivo di ridurre i costi operativi di 2 miliardi di dollari l’anno e la chiusura di tre stabilimenti nel Michigan e due impianti di produzione nel Nebraska e nello stato di New York. La riorganizzazione riguarderà anche gli stabilimenti europei in Francia, Germania e Italia. A Latina rischiano il posto almeno 500 persone. Un provvedimento che, secondo la società, sarebbe necessario alla luce della imminente scadenza dei diritti generati dal brevetto del Lipitor, la pillola contro il colesterolo che è il best seller mondiale dei farmaci. Ma tra le cause, secondo gli analisti, ci sarebbe anche la concorrenza dei farmaci generici che costerebbe alla Pfizer perdere il 41% del proprio fatturato. Nel 2006, Pfizer ha registrato profitti per 19,34 miliardi di dollari, 2,66 dollari per azione, contro gli 8,09 miliardi, 1,09 dollari per azione, del 2005. Il giro d’affari complessivo è cresciuto a 48,37 miliardi di dollari, rispetto ai 47,41 miliardi precedenti.

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| economiaetica | Cip6 |

Incentiviamo le risorse rinnovabili? Petrolio, rifiuti, carbone

I rifiuti solidi urbani che vengono raccolti nelle fosse dell’inceneritore dell’ASM di Brescia.

Brescia, 2003

A proposito di manipolazione del mercato. Senza il famigerato Cip6 alle assimilabili avremmo avuto a disposizione 30 miliardi di euro per sviluppare eolico, fotovoltaico e biomasse. Una battaglia “liberale” per eliminare le distorsioni del mercato dell’energia che creano danni alla salute prima che alle tasche dei cittadini.

Edison, Pirelli, Garrone e Moratti sono i gruppi che hanno ricevuto la maggior parte dei 3 miliardi di euro messi a disposizione dallo Stato | 34 | valori |

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CHRIS STEELE PERKINS/MAGNUM DAL LIBRO BRESCIA PHOTOS

dal 1992 ad oggi ha drenato oltre 30 miliardi di euro di denaro dei contribuenti (una media di 60 euro l’anno a famiglia) verso società che gestivano impianti che di rinnovabile e pulito avevano ben poco, per usare un eufemismo. Per quattordici anni inceneritori di rifiuti solidi urbani, centrali a carbone ed a scarti della lavorazione petrolifera, solo per fare qualche esempio hanno goduto di contributi elargiti in violazione di normative europee come la 2001/77 riguardante le energie rinnovabili. Esemplare fu la risposta che il 20 novembre 2003 il Commissario UE per i Trasporti e l’Energia Loyola De Palacio diede all’europarlamentare Monica Frassoni: “La Commissione conferma che, ai sensi della definizione dell’articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità, la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”. Sempre in quegli anni, il Commissario alla Concorrenza Mario Monti criticò i contributi agli inceneritori. Dietro a quel continuo flusso di milioni di euro che arrivava tramite le bollette della luce dei cittadini ad inceneritori e centrali a fonti assimilate, infatti si poteva intravedere una infrazione dei Trattati Istituti delle Comunità europee per “aiuti impropri di Stato”.- Infatti la direttiva 2001/77,sulle fonti rinnovabili elenca quelle fattispecie che “in via esclusiva” possono benefidi Matteo Incerti ciare di sovvenzioni, in uno scenario a liberalizzazione crescente del mercato dell’energia. La direttiva 2001/77 fu fatta proprio per rispondere a suo tempo ai giusti malumori di Monti, allora Commissario alla Concorrenza, che additava l’improprietà degli aiuti all’incenerimento, come i CIP6 in Italia e le NFFOs nel Regno Unito. Ma per meglio capire i numeri di questa vera e propria truffa energetica ed ambientale perpetrata negli ultimi quindici anni è necessario dare alcune cifre “simbolo” estrapolate da documenti ufficiali di ex municipalizzate o dati dell’Autorità dell’Energia. Guardiamo ad esempio i dati dell’Autorità dell’Energia riguardante la “Quota percentuale delle prime dieci società di produzione nella generazione di Cip6” negli anni 2003 e 2004.

I

NIZIA A CROLLARE IL MURO DELLE FALSE ENERGIE RINNOVABILI che, attraverso la voce “A3” delle nostre bollette della luce,

FONTI ASSIMILATE. Al primo posto nel 2003 e 2004 troviamo Edison che ha assorbito rispettivamente il 54,6% ed il 53,2% delle quote. Al secondo il gruppo Sarlux, legato alla famiglia Pirelli, che con le |

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| economiaetica | TABELLA 1

PRODUZIONE LORDA DI ENERGIA ELETTRICA [GWH]

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Brescia, 2003

sue centrali a scarti della lavorazione petrolifera ha ricevuto il 10,8 e 10,3% delle quote Cip6 delle fonti assimilate. Al terzo posto sempre un altro gruppo Petrolifero, la Erg della famiglia Garrone che ad esempio dalla centrale della controllata IsabEnergy di Priolo Gargallo (Siracusa) nel 2005 su un fatturato di 522 milioni di euro, almeno 300 derivavano da incentivi Cip6. In | 36 | valori |

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classifica troviamo anche il Gruppo Apienergia (5,3% di quote Cip6 nel 2004), con l’impianto di raffinerie a Falconara. Per loro almeno 150 milioni l’anno in sovvenzioni Cip6. In classifica troviamo poi Enipower e la multinazionale Foster Wheeler-MPE (Centro energia) con quote di mercato del 5,1% di Cip6. La Foster Wheeler ricordiamo costruisce anche inceneritori. Ha

proprio ragione Beppe Grillo quando sostiene che” Moratti e Garrone si pagano le campagne acquisti di Inter e Sampdoria anche con le bollette della luce di milanisti e genoani. Dov’è la calcio condicio?”.

FONTI PSEUDO RINNOVABILI. Dalle assimilate passiamo alla ‘classifica’ delle fonti pseudo rinnovabili. Dicesi pseudo perché le società che

FONTE: ELAB. AUTORITÀ PER ENERGIA ELETTRICA E GAS SU DICHIARAZIONI OPERATORI - GIUGNO 2006

Sotto, Antonio Tencati, docente di economia e gestione delle imprese alla Bocconi. A lato, la stazione di ricevimento degli RSU nel maxi inceneritore dell’ASM.

C’È UN PROVVEDIMENTO PASSATO NELLA FINANZIARIA che può rappresentare un piccolo terremoto e segnare una svolta sul futuro delle politiche energetiche e dello smaltimento dei rifiuti. È quello relativo alla modifica dei Cip62/92-Certificati Verdi. I contributi che tutti i cittadini pagano nelle bollette della luce (voce A3) che per i nuovi impianti realizzati dal 1 gennaio andranno solo alle vere energie rinnovabili: sole, vento, idrico, biomasse intese come piccole centrali a legno e scarti animali o biodegradabili. Il tutto in osservanza alla normativa 2001/77/CE che stabilisce che “la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile”. Dal 1992 ad oggi contro ogni legge dell’Unione Europea (tanto che sono avviate infrazioni comunitarie e nel 2001 l’allora Commissario Mario Monti tuonò contro questi incentivi) l’Italia ha finanziato con i soldi in teoria destinati alle rinnovabili ciò che rinnovabile non era. Carbone, inceneritori di rifiuti, raffinerie di scarti petroliferi. Un giro da 3,1 miliardi di euro, 60 euro a famiglia nelle bollette Enel. E queste società in Borsa volavano grazie a questi contributi godendo di un “mercato protetto”. Ora i finanziamenti rimarranno solo fino alla scadenza dei contratti per gli impianti già esistenti. I nuovi inceneritori non avrebbero, quindi, i contributi presi dalle bollette della luce di ogni cittadino e l’opzione potrebbe essere una sola, quella di alzare le tariffe dei rifiuti locali per sostenerne la costruzione e la gestione. La nuova norma che elimina i contributi alla combustione di plastiche ed altri rifiuti non biodegradabili ed altre false fonti rinnovabili per il professor Antonio Tencati, docente reggiano di Economia e Gestione delle imprese e dell’ambiente presso l’Università Bocconi di Milano «è una grande opportunità d’innovazione. Questo provvedimento - spiega Tencati è una grande occasione per riflettere sull’introduzione di politiche veramente innovative nel campo della gestione della filiera dei rifiuti. Avrà delle conseguenze - spiega - in termini di programmazione e definizione delle politiche, in quanto si potrà ragionare sulla sostenibilità di differenti opzioni e non più solo su quella dell’inceneritore». «Prima la politica era quella delle rendita tramite i contributi Cip6 presi dalle bollette dei cittadini - spiega Tencati - ora si dovrà passare per forza all’innovazione, è una vera svolta di liberalizzazione». In questa situazione differenziate spinte, riciclaggio, compostaggio saranno tutti vantaggiosi dal punto di vista economico rispetto all’incenerimento. Per Tencati «questa scelta farà riflettere sull’importanza di attivare l’industria del riciclo e del recupero per quanto riguarda la gestione del ciclo di vita dei rifiuti, ricordo che già dieci anni fa alla Bocconi spiegammo che nel ciclo di vita del rifiuti (in termine tecnico LCA ndr) il riciclo, le differenziate di qualità possibili solo con il porta a porta erano più conveniente rispetto ad altre opzioni». M. I.

FONTE: ELABORAZIONE AUTORITÀ PER L'ENERGIA ELETTRICA E IL GAS SU DATI GRTN-TERNA - SETTEMBRE 2006

UNA VERA LIBERALIZZAZIONE

2001

2002

2003

2004

2005

Solidi 31.730 Gas naturale 95.906 Prodotti petroliferi 75.009 Altri 14.147 Totale termoelettrico (A) 216.792 Idroelettrico da pompaggi (B) 7.115 Idroelettrico (da apporti naturali) 46.810 Eolico 1.179 Fotovoltaico 5 Geotermico 4.506 Biomassa e rifiuti 2.587 Totale rinnovabili (C) 55.087 Totale (A+B+C) 278.994

35.447 99.414 76.997 15.788 227.646 7.743 35.519 1.404 4 4.662 3.423 49.012 284.401

38.813 117.301 65.771 16.406 238.291 7.603 36.674 1.458 5 5.341 4.493 47.971 293.865

45.518 129.772 47.253 17.945 240.488 7.164 42.744 1.847 4 5.437 5.637 55.669 303.321

43.606 149.259 35.846 18.207 246.918 6.806 36.067 2.343 4 5.325 6.155 49.893 303.672

2001

2002

2003

2004

2005

Cip6 47.153 di cui assimilata 38.789 di cui rinnovabile 8.365 Mini idro (deliberazione n.62/02) 2.769 Eccedenze (deliberazione n.108/97) 3.603 Totale ritiri 53.525

49.765 41.183 8.583 2.897 1.347 54.009

50.361 40.723 9.638 2.411 1.140 53.912

52.382 42.227 10.155 3.064 1.218 56.664

50.296 40.463 9.833 0 966 51.262

TABELLA 2

RITIRI DI ENERGIA DEL GRTN [GWH]

TABELLA 3

DETTAGLIO RITIRI IN CONVENZIONE CIP6 [GWH] Comb. di processo o recuperi energia Combustibili fossili Totale Impianti esistenti Totale

2001

2002

2003

2004

2005

15.902 20.054 35.956 2.833 38.789

17.100 18.200 35.300 5.877 41.177

16.530 17.433 33.963 6.759 40.722

17.773 16.408 34.181 8.045 42.226

12.900 12.197 26.097 15.366 40.463

DIPONIBILITÀ DI CAPACITÀ LORDA PER I MAGGIORI GRUPPI [MW]

Enel

Edipower

Gruppo Edison

Endesa Italia

Gruppo Eni

Tirreno Power

2003 2004 2005 2003 2004 2005 2003 2004 2005 2003 2004 2005 2003 2004 2005 2003 2004 2005

TABELLA 4

TERMOELETTRICA

IDROELETTRICA

RINNOVABILE

27.808 27.956 28.020 7.129 7.820 7.870 4.483 4.677 5.702 4.803 5.384 5.465 2.792 4.312 5.121 2.898 2.844 2.428

14.092 14.318 14.363 739 740 740 1.036 1.167 1.120 1.003 1.015 0 0 0 0 50 73 63

1.076 931 991 30 0 0 197 245 264 11 0 1.017 25 21 18 22 0 0

vediamo in testa all’aggiudicazione dei Cip6 sono legate in gran parte alla produzione di energia attraverso incenerimento dei rifiuti e forme simili. Nel 2003 Asm Brescia, che ha il più grande inceneritore d’Italia e tra i più grandi d’Europa ha assorbito il 3,9% di quote Cip6, per passare poi all 4,8% nel 2004. Che cosa significa in sonanti euro lo spiega il professor Marino Ruzzenenti: «Nel 2004 |

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| comunicazione | economiaetica |

ILCICLONE BEPPE GRILLO SE IL MURO DEI CIP6 È INIZIATO A CADERE il merito è anche suo. Di Beppe Grillo, nemico pubblico numero uno delle false rinnovabili e degli inceneritori che non arretra di un millimetro ed annuncia nuove battaglie che partiranno da febbraio con il suo tour RESET ed il suo blog (www.beppegrillo.it). La richiesta di abolire i Cip6 pro assimilate e forni, Grillo l’ha sottoposta a Prodi proprio il 10 aprile sul suo blog e dallo spettacolo di Reggio Emilia. “Pedalare, Prodi, pedalare” scrisse. «Le cose iniziano a muoversi anche se temo che il dipendente Bersani si inventerà qualcosa - commenta oggi Grillo ma ora rivogliamo indietro i soldi che dal ‘92 ad oggi ex municipalizzate e petrolieri hanno percepito illegalmente tramite le nostre bollette della luce, cosa che continueranno a fare fino alla scadenza dei contratti per gli impianti esistenti», dice il comico genovese. Sul suo blog il più visitato in Europa, una petizione online alla Commissione ed al Governo per abolire i Cip6 è stata firmata da oltre 25.000 cittadini. Questo mentre tutti gli organi di stampa nazionali tacevano sul caso Cip6. Quando la “mano morta” di un funzionario ha cambiato il testo concordato in commissione al Senato dal blog è partito un video al vetriolo di super Beppe: «pillola rossa: inceneritori», visitato in pochi giorni da oltre 110.000 persone. «C’è un trappola!», ha avvertito Grillo in versione da battaglia. Dal blog sono partite migliaia di mail di gente comune prima all’indirizzo di Marini, poi di Prodi,Bersani, Pecoraro,Letta ed in copia ai Commissario europei all’ambiente,energia, concorrenza. «Gli inceneritori sono un incantesimo dannoso per la salute e pure anti economico - spiega Grillo - con i miei spettacoli, le manifestazioni in piazza, le azioni ed incontri dei Meet Up (la rete di fans del comico sul territorio oltre 30.000 aderenti organizzati via internet ndr) spieghiamo i pericoli per la salute con medici, scienziati, ora tutti parlano delle nanopolveri, smascheriamo l’inganno economico ed energetico che c’è dietro, la gente deve sapere che ci sono persone che fanno i capitalisti in borsa con le nostre bollette della luce». Ma non c’è solo denuncia. «Spieghiamo pure le alternative, la raccolta porta a porta, il trattamento biologico, insomma sbugiardiamo i dipendenti (politici ndr) piromani su tutta la linea». Un fiume in piena che Grillo non è certo intenzionato a fermare.

IL WALL STREET JOURNAL NEL 1993: INCENERITORI? UN DISASTRO ECONOMICO L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI? UN DISASTRO ECONOMICO. A sostenerlo in tempi non sospetti, era l’11 agosto 1993 il Wall Street Journal, quotidiano che non si può certo additare di “estremismo ambientalista”. A scovare e tradurre l’articolo è stato il professor Federico Valerio, responsabile del dipartimento di chimica ambientale dell’Istituto Tumori di Genova. Il Wsj sottolineava come ‘’gli organismi pubblici che hanno incoraggiato la costruzione di inceneritori hanno posto scarsa attenzione agli aspetti economici dell’incenerimento dei rifiuti. In sintesi, il bilancio economico di questo trattamento è terribile, in quanto costringe gli utenti ed i contribuenti a pagare migliaia di milioni di dollari all’anno in più , rispetto ai costi per il trattamento tradizionale dei rifiuti” (nel 1993 il metodo comparato era la discarica, oggi esistono tecniche migliori come il compostaggio della frazione organica e i trattamenti “a freddo” come il TMB ndr). “La crisi dei rifiuti - affermava il Wsj - era più fittizia che reale, realizzata ad arte per agevolare in vari modi i produttori di inceneritori. Ad esempio, nella costruzione d’impianti per la produzione di elettricità dai rifiuti, il settore pubblico si accolla i rischi finanziari dell’operazione, mentre le compagnie che forniscono e gestiscono gli impianti impongono alle municipalità norme contrattuali “capestro”, quali l’invio agli impianti di una costante quantità di rifiuti ad un prezzo prefissato”. Il Wsj poi spiegava come “il futuro economico degli inceneritori potrebbe peggiorare, per i seguenti motivi: 1) Gli inceneritori sono importanti fonti inquinanti. I maggiori costi per rendere ecologicamente compatibili i vecchi inceneritori costringeranno i Comuni a raddoppiare le tasse sui rifiuti. 2) Le compagnie elettriche ostacolano una legge federale che, per favorire gli inceneritori, le obbliga a comprare l’elettricità prodotta dagli inceneritori a costi superiori a quelli di mercato (…). 3) La Corte Suprema degli Stati Uniti deve decidere se le ceneri degli inceneritori sono, dal punto di vista legale, un rifiuto pericoloso”.

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Asm Brescia ha ricevuto 55,315 milioni di euro Cip6 pagati tramite le nostre bollette Enel voce A3». E la società volava in Borsa grazie a questo mercato protetto. Secondo quanto accordato dalla nuova normativa essendo un impianto operativo prima della legge godrà di contributi fino a scadenza dei contratti. In classifica troviamo poi sempre Apienergia, ed Actelios (del gruppo Falck che gestisce tra gli altri l’inceneritore di Granarolo (Bologna) in partnership con Hera con la Frullo Energia Ambiente Srl e quello di Trezzo d’Adda (Milano) con la società Prima Srl. Amsa nel 2003 ha ricevuto l’1,7%. E via andando… tra un inceneritore e l’altro alimentato come quelli di Hera, Enia e qualsiasi altra ex municipalizzata con i contributi in bolletta Enel. Per rendersi conto delle proporzioni di questo mercato “protetto” basta ricordare, come fa il professor Ruzzenenti «che nel 2005 alle assimilate sono andati 3.988,6 milioni di euro di danaro pubblico, contro 1.709,5 milioni incassati per fonti “rinnovabili”»- E tra queste “rinnovabili” Beppe Grillo durante ricordiamo che c’erano pure i rifiuti nonil suo spettacolo biodegrabili secondo una interpretazione al Teatro Sistina. Il comico genovese errata della normativa europea. con il suo blog è uno Ancora più eloquenti le tabelle qui a dei protagonisti della battaglia fianco (vedi TABELLA 2 ) che dimostrano come contro la truffa Cip6. dal 2001 al 2005 siano state le assimilate e Roma, 2004 le “rinnovabili” (tra queste anche le false) a ricevere la gran parte dei contributi. E queste società volavano in Borsa… Il bluff energetico delle false rinnovabili ed assimilate e dalla combustione da rifiuti lo si evince poi dalla tabella riguardante la produzione energetica suddivisa per settori fornita dal 1997 al 2005 (vedi TABELLA 1 ). Alla voce “Biomasse e rifiuti” dove vengono scambiate per biomasse ciò che biomasse non sono per le normative europee (la combustione cioè di rifiuti nonbiodegradabili come le plastiche) vediamo che l’energia prodotta, pur essendo più incentivati gli inceneritori, è quasi pari a quelle del Geotermico e tre volte l’eolico che però non era praticamente incentivato. Alla faccia della “termovalorizzazione”. Del resto basta ricordarsi che lo studio dell’Università Bocconi del 2005 ha dimostrato che il costo di 1 MWh prodotto da un medio impianto idroelettrico è pari a 66 euro che scende a 63 se viene prodotto all’eolico, sale a 121 se prodotto da biomasse e arriva a 280 se si tratta di fotovoltaico. L’incenerimento di rifiuti solidi urbani con “recupero energetico”, senza considerare il costo di gestione e trattamento dei rifiuti ed i danni alla salute umana causati dalle nanoparticelle, diossine e quant’altro, prima che arrivino all’inceneritore, è di 228 euro MWh. Solo gli aiuti impropri ricevuti tramite i Cip6 hanno fino ad oggi reso conveniente per gli investitori e Borsa l’incenerimento dei rifiuti. E la nostra vecchia cara Enel? Sui giornali in questi giorni hanno raccontato acquistando pagine e pagine che la gran parte dell’energia da loro prodotta era “rinnovabile”. Ma i dati della “disponibilità di capacità lorda” (vedi TABELLA 4 ) dimostrano che nel 2005 l’Enel ha avuto una disponibilità da energie rinnovabili addirittura inferiore rispetto a quella del 2003…

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Se la Rai accoglie la sfida di una tv veramente pubblica Contenuti digitali disponibili a tutti sotto la licenza Creative commons. Il nuovo contratto di servizio siglato dal Ministero delle Comunicazioni e la Rai contiene molti elementi di novità che rischiano di essere però vanificati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza dove prevalgono interessi ben diversi da quelli dei cittadini. L MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI E LA RAI hanno ris.tv e CRIS Italia, assieme ad altre organizzazioni, che appena rinnovato il contratto di servizio per i è sfociato poi in una campagna chiamata “Libera Rai prossimi tre anni (2007-2009). Il nuovo conin libero Stato” per “liberare” gli archivi del servizio ratratto contiene molte nodiotelevisivo pubblico, che ha ottenuto oltre 32000 firvità, ma la più rilevante - e me online in pochi mesi, e che è stato consegnato al di Jason Nardi per certi versi la più rivoluMinistro delle Comunicazioni Gentiloni. zionaria - è senza dubbio quella di mettere IL TESTO DELL’ARTICOLO 6: L’OFFERTA MULTIMEDIALE a disposizione della rete italiana tutti i Libertà di accesso contenuti prodotti dalla RAI stessa sotto lie creatività 1. La RAI si impegna a definire una strategia cenze come Creative Commons. Non soLe reti digitali pongono una nuova sfida al di valorizzazione della propria produzione editoriale e dei propri diritti audiovisivi sulle diverse lo: si parla anche di stimolare l’autoproduservizio pubblico radiotelevisivo: permetpiattaforme distributive, comprendenti l’offerta zione degli utenti, di forme di interazione tono a chiunque di avere accesso, nel modigitale terrestre, satellitare; IPTV, mobile e Internet. diretta sul sito www.rai.it e di migliorarne mento e dal luogo da lui scelto, alle infor2. La Rai si impegna ad incrementare e aggiornare l’accessibilità secondo le specifiche del mazioni ed alle opere creative che desidera il servizio offerto sul portale RAI.IT al fine di estendere l’attuale produzione di contenuti W3C (il Web Consortium riconosciuto intra quelle disponibili attraverso le reti digispecifici per Internet e dare adeguata visibilità ternazionalmente). tali. Questa possibilità offerta dalle nuove a tutta l’offerta di contenuti RAI, con particolare Tutto questo è contenuto nel nuovo artecnologie è un’occasione di crescita creariferimento all’offerta radio-televisiva. ticolo 6 (produzione multimediale), di cui tiva e culturale per l’Italia, per gli italiani e 3. La Rai si impegna, per quanto riguarda l’offerta riproduciamo qui accanto il testo. La dinon solo. E’ quindi un obiettivo culturale e di contenuti sul portale RAI.IT, a: scussione da parte della Commissione bisociale fondamentale quello di mettere a A] definire linee guida di pubblicazione sul portale camerale di Vigilanza Rai del Parlamento disposizione di tutti gli individui i conteRAI.IT in modo da facilitare e rendere coerente e accessibile la navigazione dell’utenza all’interno sta trasformando in una vera battaglia con nuti liberamente utilizzabili per fini non di tutti i siti che fanno capo a tale portale. le diverse lobbies che non vogliono che i commerciali. In particolare, la RAI si impegna a rispettare i criteri di accessibilità e usabilità, secondo i criteri cittadini italiani possano avere libero acLa Rai, infatti, dispone di uno straordicoerenti con quanto specificato dal consorzio cesso ai contenuti pagati negli anni con il nario patrimonio di contenuti. Dal 1954, internazioneW3C; canone. Difficile dire in che misura, ma oltre 50 anni di storia, di programmi, noB] rendere disponibili sul portale RAI.IT tutti i contenuti senza dubbio questa piccola grande rivolutizie, documentari, personaggi e opere radiotelevisivi prodotti dalla RAI a tutti gli utenti che si collegano ad Internet dal territorio nazionale, zione non è capitata per caso: è il frutto di d’autore che hanno formato e informato avendo cura di rendere disponibile i contenuti una serie di battaglie negli ultimi anni e in generazioni di italiani attraverso la televitrasmessi dalla televisione e dalla radio non appena termina la trasmissione di tali contenuti; particolare di un appello lanciato durante sione di Stato (quando monopolista) e il Terra Futura a Firenze nel 2006 da Arcoiservizio pubblico sono tuttora in buona

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| economiaetica |

| trasparenza | economiaetica |

parte “chiuse” nelle Teche Rai. Programmi andati in onda una o poche volte (o mai andati in onda), magari ad orari improbabili, che possono tornare di dominio pubblico. Una parte importante di questi contenuti può già essere messa a disposizione degli individui perché la Rai ne detiene pieni diritti di diffusione attraverso le reti digitali (o perché sono ormai nel pubblico dominio, o perché ha precedentemente acquisito dagli aventi diritto la facoltà di diffonderli e/o consentirne la modifica). L’OCSE, sulla scorta di quanto già disposto dalla direttiva Ue in tema di Informazione del Servizio Pubblico, ha recentemente riconosciuto l’importanza di mettere a disposizione di tutti gli individui contenuti pubblici. In Gran Bretagna, la BBC ha già percorso con successo la strada di mettere a disposizione dei cittadini britannici gratuitamente una parte dei propri archivi (attraverso licenze Creative Archives). Non è un caso che il “padre” delle licenze Creative Commons Lawrence Lessig abbia deciso di appoggiare interamente l’iniziativa con una lettera aperta pubblicata sul Sole 24Ore dell’11 gennaio. “La proposta,” scrive Lessig, “da una parte riempie di soddisfazione noi tutti che abbiamo lavorato per realizzare e mettere a disposizione del pubblico le licenze Creative Commons e, dall’altra, realizza gli obiettivi di una moderna istituzione pubblica d’informazione, offrendo un’occasione di crescitaa creativa, culturale ed economica per l’Italia.”

IL TESTO DELL’ARTICOLO 6

[SEGUE]

C]

negoziare l’acquisizione dei diritti per la diffusione sul web di tutti i contenuti trasmessi nell’ambito dell’offerta radiotelevisiva. A tal fine, la RAI si impegna a destinare all’acquisizione di tali diritti non meno del 7% di tutte le risorse finanziarie da essa impiegate per la produzione o acquisizione di contenuti trasmessi nell’ambito dell’offerta radio-televisiva;

D]

offrire una produzione di contenuti specifica per il portale RAI.IT;

vi (e quelli per vigilare sulla implementazione). Un esempio è quello di reimpostare per il futuro le politiche di procurement dei diritti d’autore, per far sì che non vi siano ostacoli legali alla diffusione con licenze libere dei contenuti prodotti dalla Rai stessa.

Limiti e aspetti controversi

Ci sono inoltre una serie di limiti nel nuovo contratto, che andrebbero superati, come quello della diffusione dei contenuti ristretta “agli utenti che si collegano ad Internet dal territorio nazionale”: un conG] offrire a tutti i siti web, che si impegnino trosenso al servizio pubblico universale e a rispettare l’integrità dei contenuti e la restrizione dell’accesso a tali contenuti nell’ambito un provvedimento che esclude una parte del territorio nazionale, la possibilità di distribuire importante di fruitori, quali i cittadini itatutti i contenuti presenti sul portale RAI.IT, nei limiti della propria disponibilità dei diritti su tali contenuti; liani residenti all’estero. Ma soprattutto, non molto rispettoso della privacy, dal moH] offrire agli utenti spazi di comunicazione e discussione all’interno del portale RAI.IT, mento che prevede l’identificazione della con adeguata visibilità, inclusa la possibilità provenienza del collegamento dell’utente. di commentare l’intera programmazione radio-televisiva RAI, e la possibilità di pubblicare Oppure il fatto che la Rai insista che il contenuti auto-prodotti dagli utenti stessi; canone venga esteso de facto come impoI] promuovere il portale RAI.IT attraverso tutti sta di proprietà a computer e telefonini i programmi radio-televisivi che offrano contenuti connessi a internet e non solo per i televisu detto portale in modo da incrementare il numero di utenti unici che visitano detto portale; sori, come paventa l’associazione Altroconsumo. Si basa su una legge non proL] sviluppare interfacce tecnologiche per la diffusione dei contenuti del portale RAI.IT su tutti i principali prio al passo con i tempi: il Regio decreto nuovi dispositivi di fruizione audiovisiva disponibili 246 del 1938 sulla “Disciplina degli abbosul mercato, incluso cellulari, pda, lettori audio namenti alle radioaudizioni”, che nel portatili, lettori video portatili, set-top-box IPTV e console da videogiochi collegati ad Internet; 1975 è stato aggiornato alla “diffusione radiofonica e televisiva”, mantenendo però M] sviluppare un’offerta specifica internazionale per le comunità di Italiani residenti all’estero invariato il carattere di tassa di possesso e per la promozione economico, culturale più che di abbonamento al servizio. e turistica del paese all’estero. La sostanza, comunque, è quella di una 4. La RAI è tenuta a trasmettere al Ministero grande svolta nel modo di concepire il rape all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per ciascun semestre, entro i successivi tre mesi, porto tra servizio pubblico e cittadinoUn vantaggio per tutti una dettagliata informativa circa il numero contribuente-utente, dove la televisione di Il denaro pubblico speso negli anni per dei contenuti pubblicati e del traffico giornaliero generato dall’utenza per ciascun sito del portale Stato non è più un feudo dei potentati di realizzare la preziosa collezione di conteRAI, con riferimento particolare agli utenti unici, turno e si distingue veramente – per quanuti della Rai, patrimonio culturale e meai tempi medi di fruizione, alle tecnologie impiegate per accedere e alla provenienza degli utenti". lità e tipologia dell’offerta – dall’emittenza moria collettiva di tutti gli Italiani, trova commerciale. Grazie all’apertura e alla “liinsomma la sua più nobile capitalizzazioberazione” dei contenuti, infatti, potranne nel mettere a disposizione di tutti gli inno essere i cittadini a scegliere e vigilare sulla qualità dividui quei contenuti. Al tempo stesso, il servizio della programmazione, costringendo la Rai a migliopubblico potrebbe avere un maggiore ritorno econorare il servizio. mico sfruttando la comunicazione pubblicitaria dei Le licenze Creative Commons sono nate per cosuoi oltre 350 siti internet, prima di tutto quelli delle gliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, teche (Rewind, Raiclick, Techerai) e offrendo servizi mettendo a disposizione un ventaglio di licenze che per esigenze commerciali specifiche. rendono facile la circolazione delle opere nelle reti diIl passaggio successivo è tutto fuorché scontato e gitali. Sono oggi disponibili online oltre 150 milioni le resistenze interne alla Rai non mancano: che si indi opere con licenze CC. In Italia, è il Politecnico di vesta realmente nella multimedialità (e nelle diverse Torino ad occuparsi dell’adattamento alla legislazione piattaforme: internet, Iptv, mobile) e si applichino italiana (www.creativecommons.it). concretamente e in tempi brevi gli strumenti attuatiE]

offrire all’utenza, nell’ambito della licenza nota come Creative Commons, la possibilità di scaricare via Internet tutti i contenuti radio-televisivi prodotti dalla RAI mediante proventi dei canoni di abbonamento;

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Il marchio che riconosce l’impresa che vuole essere sociale L’Ong toscana Ucodep ha vinto l’Oscar di Bilancio, l’unico premio nazionale riconosciuto dalla comunità economico-finanziaria che identifica le imprese, organizzazioni pubbbliche, assicurazioni, banche e associazioni non profit che siano riuscite ad realizzare la migliore comunicazione economica, sociale e ambientale.

N

ON CAPITA TUTTI I GIORNI DI VINCERE UN OSCAR, soprattutto

se è l’Oscar di Bilancio, che premia quelle che la FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) considera le migliori imprese per gestione e trasparenza amministrativa. A vincerlo per il settore di Jason Nardi non profit è stata l’Ong toscana Ucodep. Sul podio, accanto all’associazione aretina, le imprese private premiate sono state la SAI assicurazioni, la banca Monte dei Paschi di Siena, la FIAT SpA e l’azienda Indesit Company (per la governance societaria), mentre è andato al Comune di Brescia il premio per le amministrazioni pubbliche. “Questi bilanci,” afferma la FERPI, “eccellono per la capacità di comunicare identità e scopi dell’organizzazione, e illustrano anche le ragioni delle scelte sul campo effettuate da ciascun ente.” L’Oscar di Bilancio è, ad oggi, l’unico Premio Nazionale di questo genere riconosciuto dalla comunità economico-finanziaria del nostro Paese. Dal 1954 l’Oscar di Bilancio premia infatti le imprese, le organizzazioni pubbliche, le assicurazioni, le banche e le associazioni non profit che siano riuscite ad attuare la migliore comunicazione economica, sociale ed ambientale verso tutti i pubblici di riferimento. La motivazione del premio di Ucodep è lusinghiera: il bilancio sociale è “sorretto da un impianto metodologico che non ha pari nel non profit per chiarezza e rigore e che riesce ad offrire un eccellente esempio di rendicontazione e sostenibilità. Rendicontazione sociale ed economica raggiungono un ottimo livello di integrazione; inoltre, l’accurata riclassificazione di entrate e uscite offre un quadro di massima trasparenza su fonti di entrate e destinazione dei ricavi.” E questo nonostante la Ong di Arezzo sia un’organizzazione di medio-piccole dimensioni (con un bilancio intorno ai 5 milioni di euro), ma con una capacità gestionale che le ha permesso di conseguire la certificazione ISO 9001, di redigere un rapporto sociale e accreditarlo presso l’Istituto italiano della Donazione (che attesta la correttezza e la qualità operativa delle organizzazioni che fanno raccolta fondi) sino alla valutazione positiva dell’agenzia indipendente UN-GURU. Se qualità, efficienza e professionalità sono termini che si usano so-

prattutto nel mondo aziendale, Ucodep vi fa riferimento come impresa sociale, sia nelle attività di cooperazione internazionale all’estero, sia in quelle sul territorio toscano: dalle attività con le scuole, al servizio di mediazione culturale negli ospedali, dal commercio equo e solidale al centro di documentazione sull’immigrazione. Negli ultimi anni è aumentata la raccolta fondi da privati (aziende e cittadini), seppure le entrate principali derivino ancora per buona parte (71%) da enti pubblici. La tendenza è quella di «mantenere un equilibrio per non avere una dipendenza da un singolo finanziatore», spiega il direttore Pietro Nibbi. Nel sistema di qualità di Ucodep, ci sono parametri di rigore che l’organizzazione si è data, come l’utilizzo dei fondi per il funzionamento dell’organizzazione (le spese generali sono sotto il 12%) e il fatto che un donatore non deve superare il 20% del totale di bilancio (Mae e Ue sono entrambe intorno al 20%). «La cooperazione decentrata è uno dei tratti caratteristici della nostra azione, per cui lavoriamo a stretto contatto con gli enti locali». Quali sono gli aspetti critici? Secondo Daniela Tavanti, direttrice amministrativa, la crescita sostenuta di Ucodep è stata molto impegnativa e non sempre omogenea: «abbiamo sempre maggiori progetti, ma le sedi estere si stanno ancora strutturando e devono ancora consolidarsi negli uffici amministrativi e gestionali. La sfida più importante e difficile è quella di fidelizzare il personale all’estero, perché rimanga a lavorare con noi a lungo termine. Il meccanismo di comunicazione con l’estero è ancora da rafforzare, per far capire meglio cosa fa Ucodep nel complesso e far partecipare maggiormente tutti, dando forza al senso di appartenenza all’associazione». Per Ucodep, la trasparenza amministrativa e il bilancio sociale “rappresentano un investimento importante in termini di risorse per una migliore qualità e innovazione del nostro lavoro, delle idee e della sperimentazione. Non è solo la grande impresa che deve fare innovazione e avere responsabilità sociale», conclude Petrelli, «ma anche l’impresa sociale. Un pezzo rilevante dell’economia di questo paese viene dal terzo settore e dobbiamo essere convincenti sul nostro progetto di innovazione, reggendo il confronto con l’impresa privata».

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Cip 6

Fine di una droga illiberale di Walter Ganapini

ORSE LA PIÙ IMPORTANTE LIBERALIZZAZIONE ha preso corpo nell’ambito della Legge Finanziaria per il 2007 grazie all’eliminazione di quella che Mario Monti anni fa definiva, nella allora sua qualità di Commissario Europeo alla Concorrenza, “droga illiberale”: l’attribuzione degli incentivi alle fonti rinnovabili di energia (cosiddetti CIP6, derivati come quota dei pagamenti dei cittadini attraverso le bollette per i consumi elettrici) ai gestori di forni inceneritori di rifiuti muniti di appendice per la produzione di elettricità, con modesti rendimenti ed alte emissioni climalteranti. È ben noto a chi segua “Valori” come l’incenerimento rappresenti, assieme alla discarica, la più costosa ed impattante forma di smaltimento dei rifiuti, resa appetibile proprio dalla remunerazione ‘drogata’ sopra citata. Migliaia di miliardi di vecchie lire, negli anni, sono andati a beneficiare, seguendo criteri non evidentissimi, alcuni gestori (non tutti), spesso approdati in Borsa alla luce di detta ‘drogata’ redditività e secondo i meccanismi di privatizzazione non preceduti da adeguati percorsi di liberalizzazione tipici delle esperienze inglese, italiana e russa. Tutto denaro nostro che doveva promuovere il decollo del solare, dell’eolico, dell’energia da biomasse: denaro che, come spiega Alessandro Penati, ha invece ingrassato gli ‘Advisors’ e, come dice Franco Bernabè, quegli “imprenditori” nazionali che, a debito La più importante e non con risorse proprie, sono andati a caccia di ex-monopoli liberalizzazione contenuta nel giammai obsoleto mercato dei Servizi Pubblici Locali nella Finanziaria: porre fine pubblici per rigenerarli come monopoli privati. agli incentivi per le false Chi certo non è ingrassato, in questo clima di privatizzazioni rinnovabili che hanno d’arrembaggio, è stato il portafoglio dei cittadini-utenti, ciò che permesso di far restare invece dovrebbe essere obiettivo primo di ogni sana liberalizzazione. in vita sistemi costosi La forza degli interessi in gioco è stata tale che una “manina” correggesse il testo finale di legge, laddove manteneva in vita transitoriamente il privilegio solo per gli impianti realizzati ed operativi, estendendolo anche agli impianti genericamente autorizzati: “manina” simile a quella che aveva introdotto il più noto “errore” che dava il “liberi tutti” ad amministratori pubblici infedeli al ruolo, calabresi e non. La pressione pubblica ha aiutato l’On. Sodano, promotore della misura di liberalizzazione, ad esigere che entrambi gli “errori” fossero cancellati dal Consiglio dei Ministri poco prima di Capodanno, ripristinando la dizione virtuosa. Colpi di mano sono ancora possibili in sede di conversione in Legge dei Decreti Legge correttivi degli “errori”, ad esempio stando a quanto rumorosamente richiesto da non più compassati Masanielli torinesi; nel caso ciò accadesse, sarebbe bene rammentare che la Commissione Europea ha già annunciato procedura d’infrazione in materia, a partire dal tentativo del “focoso” ex ministro Altero Matteoli (che voleva un forno per Provincia almeno) di estendere la distorsione dei CIP 6 ai nuovi sistemi di incentivazione, i Certificati Verdi. Ad informazione di chi mai avesse avuto nozione della “droga illiberale” basti ricordare che ogni anno si trattava di almeno 3 miliardi di euro di soldi trasferiti senza alcun criterio e\o controllo.

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NOVAMONT

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Pensare senza auto per un vivere respirabile >46 La sostenibile leggerezza del buon vecchio tram>50 Radici di ferro per non dimenticare la storia >52

economiasolidale CIBO CASA E TRASPORTI IN ROSSO CON L’AMBIENTE

DALL’AMAZZONIA ALLA PIANURA PADANA L’EFFETTO SERRA RIGUARDA TUTTI

ARCHITETTURA E SOSTENIBILITÀ, TERRA FUTURA PREMIA LE TESI

IL RIMEDIO OMEOPATICO PIACE AGLI ITALIANI

“FATTORIE SOCIALI” UN MODELLO VINCENTE DI AGRICOLTURA ETICA E SOSTENIBILE

ALLA ZELATA 25 ANNI DI AGRICOLTURA BIODINAMICA

Cibo, casa e trasporti. Queste tre voci, secondo uno studio della Commissione europea, sono causa all’80 per cento, nella loro realizzazione e fornitura, dell’impatto ambientale in Europa. Lo studio si chiama Environmental Impact of Products (Eipro), Impatto ambientale dei prodotti, sottotitolo Analisi degli impatti ambientali del ciclo di vita riferiti ai consumi finali dell’Europa a 25. Centoquaranta pagine di rapporto, più 200 di allegati, una trentina di ricercatori al lavoro per due anni. L’obiettivo è individuare i prodotti che hanno il più alto impatto ambientale nel corso del loro ciclo di vita. Il cibo assorbe il 31 per cento di energia primaria usata nella Ue, l’edilizia il 23,6 per cento, i trasporti il 18,5 per cento. In cima alla classifica per l'impatto ambientale prodotto ci sono i veicoli a motore, al secondo i bar e i ristoranti e al terzo gli stabilimenti per l’imballaggio delle carni. A seguire gli impianti di riscaldamento (esclusi quelli elettrici), la macellazione e il trattamento del pollame, le abitazioni dei single, gli insaccati, il latte, le lavatrici domestiche e il formaggio.

Il 28 febbraio a Verona si terrà il convegno “Qualità dell’aria in Pianura Padana ed effetto serra”. Esistono interazioni fisiche ed economiche tra il controllo delle emissioni degli inquinanti atmosferici e la mitigazione dei gas serra. La conferenza presenterà lo stato dell’arte nella lotta all’inquinamento atmosferico negli ambiti urbani e nella mitigazione dell’effetto serra e rivolgerà una particolare attenzione alla definizione e attuazione di un campo comune d’azione. Il convegno è promosso dall’Alleanza per il Clima (www.climatealliance.it ), una rete composta da 1400 enti locali (comuni, province e regioni) italiani, austriaci e tedeschi, (140 sono i membri italiani), nata nel 1990 per la salvaguardia del clima. Gli enti appartenenti a questa onlus s’impegnano a realizzare un obiettivo molto ambizioso: la diminuzione del 50% delle emissioni di gas inquinanti entro il 2010. Vi fanno parte molti importanti comuni europei come Berlino, Monaco, Vienna, mentre in Italia le città più grandi come Milano e Roma non se la sono ancora sentite di prendersi questo impegno, nonostante siano attive da tempo delle collaborazioni con l’Alleanza. Aderiscono invece con buoni risultati Venezia, Firenze, Modena, Bolzano, Trento, Ferrara, le regioni Umbria e Abruzzo. I comuni, le province e le regioni innanzitutto lavorano su se stessi, sensibilizzando il proprio personale sui temi ecologici: incentivano i propri dipendenti a spostarsi con i mezzi pubblici, rinnovano il loro parco veicoli con auto ecologiche o ibride, prestano maggiore attenzione alle certificazioni energetiche del loro patrimonio edilizio. Poi si occupano di sensibilizzare la cittadinanza, un lavoro molto lungo e lento. L’organizzazione sostiene i popoli indigeni delle foreste pluviali perché il 25% dei cambiamenti climatici della terra sono dovuti alla distruzione delle foreste dell'Amazzonia.

L’Istituto nazionale di bioarchitettura bandisce, in collaborazione con “Terra futura” (Mostra – Convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità), la seconda edizione del concorso “Architettura e Sostenibilità”. Si tratta di un premio alle migliori tesi di laurea sui temi della bioarchitettura e dell’innovazione tecnologica finalizzata al miglioramento della qualità del costruito e dell’ambiente. La tesi deve essere stata discussa tra il 30 settembre 2003 e il 31 gennaio 2007. Il premio è stato realizzato in collaborazione con: la facoltà di Ingegneria dell’università di Firenze, facoltà di Ingegneria edile e architettura del Politecnico di Milano, facoltà di Architettura dell’università degli Studi di Napoli Federico II, Centro studi di progettazione edilizia ecocompatibile dell’Alma Mater Studiorum università di Bologna e facoltà di Architettura dell’università IUAV di Venezia. Per la seconda edizione si è estesa la partecipazione ad altre quattro università italiane: Roma, Parma, Catania, Reggio Calabria a cui si aggiunge e la facoltà di Architettura dell’università di Firenze. La cerimonia di premiazione delle tesi si terrà all’interno di “Terra Futura”, il 18 e 20 maggio alla Fortezza da Basso a Firenze.

Le case farmaceutiche non faranno i salti di gioia alla notizia che sta aumentando anche in Italia il ricorso alle cure omeopatiche. Lo rileva un rapporto realizzato dall’Osservatorio scienza e società di observa - Science in Society. Un italiano su tre ricorre saltuariamente ai prodotti omeopatici per curarsi. Uno su dieci, invece, lo fa con una certa assiduità. Uno dei motivi per cui gli italiani mostrano questo gradimento per i prodotti omeopatici, dipende dalla convinzione che questi rimedi abbiano meno effetti collaterali rispetto ai farmaci tradizionali. Una buona percentuale (20%) è convinta che abbiano maggiore efficacia nella cura delle malattie. Il consumatore di prodotti omeopatici in genere è donna, ha un grado di istruzione medio alto ed è residente nel nord Italia. Il minimo di consensi per l'omeopatia si riscontra tra i maschi con scarsa istruzione residenti al sud. L’omeopatia non esclude l’utilizzo di terapie farmacologiche tradizionali: solo due italiani su cento, infatti, dichiarano di usare esclusivamente prodotti omeopatici. Gli altri, invece, li abbinano o li alternano ai farmaci tradizionali.

Economia sociale e crescita dei più deboli, nella provincia di Roma è possibile grazie al progetto delle “Fattorie sociali” che favorisce l’integrazione dei più svantaggiati per creare valore, sociale ed economico. Coinvolte nel progetto, nato sulla scorta dell’esperienza olandese, sono per il momento 15 aziende agricole, che associano ai naturali obiettivi produttivi e commerciali finalità terapeutiche e riabilitative, con servizi e attività che coinvolgono i disabili. Le aziende agricole consentono l’inserimento sociale e lavorativo dei più deboli e permettendogli di svolgere un’attività remunerata alla portata delle effettive capacità lavorative. Portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti, anziani vengono coinvolti in attività agricole, di coltivazione, di allevamento o di trasformazione di prodotti agroalimentari. La ricerca e le sperimentazioni di questi ultimi decenni hanno ampiamente evidenziato che il rapporto con la natura e gli organismi viventi possono alleviare in modo significativo le condizioni di disagio di persone che si trovano a vivere una momentanea o permanente condizione di fragilità, oltre a facilitare l’inserimento lavorativo di individui con disabilità o portatori di disagio sociale. Inoltre, nelle “Fattorie sociali” ci si può dedicare all’assistenza e alla cura degli anziani e di degenti post-ospedalieri, si possono insediare asili nido, ludoteche, centri di produzione artistica e tutti quegli altri servizi che vengono definiti come “servizi di prossimità”. Un’ulteriore possibilità di sviluppo è legata alla commercializzazione dei prodotti alimentari, che non portano i segni di eventuali difficoltà delle persone che li hanno prodotti. Per favorire lo scambio di informazioni, esperienze e conoscenze tra le aziende e le cooperative è nato il forum delle “Fattorie sociali” per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.provinciabile.it .

Alla Zelata di Bereguardo, in provincia di Pavia, a marzo del 2007 saranno 25 anni che l’associazione biodinamica organizza corsi di agricoltura. Un punto di riferimento per quanti oggi praticano e insegnano la biodinamica in Italia. Il corso è articolato in un primo incontro intensivo di quattro giorni, dal 1 al 4 marzo, a cui seguirà un intermezzo di 6 mesi con esercitazioni a casa e un servizio di tutoraggio a distanza. Si passerà quindi ad un secondo corso intensivo, sempre di quattro giorni, nel mese di ottobre. I due cicli sono stati organizzati e studiati in modo da garantire a chi voglia frequentare anche un solo corso una solida base di conoscenza del metodo biodinamico. Sono previsti diversi appuntamenti nei fine settimana dedicati a tematiche di specializzazione e di approfondimento. Altra novità è l’attestato di frequenza e abilitazione con il riconoscimento delle competenze acquisite e relativi crediti formativi che verrà rilasciato dall’Associazione alla fine di ogni incontro. Il primo appuntamento del nuovo ciclo formativo avrà i seguenti docenti: Carlo Triarico, Giorgio Bortolussi, Marco Bernhard, Michele Lorenzetti. Lapo Cianferoni parlerà di marchio di qualità e dei nuovi indirizzi di mercato. Per informazioni: assbio@tin.it

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| economiasolidale | LE PISTE CICLABILI IN EUROPA [RAPPORTO METRI OGNI 100 ABITANTI] tra parentesi i km totali

200 METRI/100 ABITANTI

RIGA [13 km]

NAPOLI [0 km]

SARAGOZZA [28 km]

ROMA [86 km]

MILANO [72 km]

LONDRA [350 km]

BARCELLONA [128 km]

PRAGA [93 km]

PARIGI [270 km]

MADRID [284 km]

LIONE [164 km]

BERLINO [620 km]

BRISTOL [66 km]

VIENNA [1.000 km]

DRESDA [266 km]

GOTEBORG [370 km]

HEIDELBERG [118 km]

AARHUS [470 km]

STOCCOLMA [733 km]

TAMPERE [350 km]

0

HELSINKI [1.080 km]

50

TURKU [358 km]

100

COPENHAGEN [380 km]

150

stro Pecoraio Scanio ha firmato un decreto per istituire un tavolo nazionale per la mobilità sostenibile con rappresentati delle Regioni, delle associazioni ambientaliste e dei sindacati per raccogliere indicazioni su come orientare i finanziamenti - spiega Paolo Piacentini, della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente - Nella finanziaria sono già state definite le linee guida per ridurre il traffico urbano, aumentando il trasporto pubblico, favorendo il trasporto collettivo, inserendo mezzi ecologici”.

ALESSANDRO TOSATTO / CONTRASTO

Su due ruote

Pensare senza auto per un vivere respirabile Per dare una spallata all’inquinamento servono alternative all’automobile. Dalla bici ai car sharing e car pooling. Bisogna imboccare rapidamente strade alternative, ma l’Italia è ancora indietro.

A

LANCIARE L’ALLARME SUGLI EFFETTI CATASTROFICI DELL’INQUINAMENTO ci provano da anni gli ambientalisti di tutto il mon-

do, purtroppo con scarsi risultati. Qualsiasi studio scientifico sullo stato di salute della Terra prospetta un futuro nero. Il mese scorso la Commissiodi Elisabetta Tramonto ne europea ha pubblicato un rapporto sulle conseguenze dell’effetto serra che descrive uno scenario da film dell’orrore: migliaia di morti, inondazioni, desertificazione (vedi BOX ). Al coro si è unito anche Al Gore, storico rivale di George W.Bush, che, dopo la sconfitta alle elezioni del 2000, si è dedicato a raccogliere materiale sulla distruzione del pianeta causata dall’inquinamento, che si è trasformato nel film “Una scomoda verità”, nelle sale in questi giorni. Dopo tante e tali prospettive catastrofiche dovremmo essere talmente spaventati da fare qualcosa subito per invertire la rotta, qualcosa di drastico. Invece no. I pensieri sull’inquinamento mondiale svaniscano nel nulla appena sorge il bisogno di andare in uffi| 46 | valori |

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cio, al ristorante o in banca. Si chiude la porta di casa e si mette in moto l’auto. E proprio con questo semplice gesto (la chiave nella serratura, il motore che si accende…) diamo il via alla catastrofe climatica e ambientale. Il trasporto stradale, infatti, è una delle principali fonti dell’inquinamento atmosferico (vedi BOX ). È il fattore su cui bisognerebbe intervenire drasticamente. “Interventi spot come i blocchi della circolazione, le domeniche a piedi o le targhe alterne si sono rivelati inutili, i limiti di emissione di sostanze inquinanti continuano a essere superati – dichiara Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente – È necessario cambiare il concetto di mobilità. L’uso dell’automobile privata deve ridursi drasticamente, ma è necessario offrire delle alternative, che si chiamano car sharing, car pooling, abbonamenti alle città, ma anche piste ciclabili, un trasporto pubblico efficiente, tram, treni, auto elettriche e a idrogeno”. Dal rapporto di Legambiente e dell’Istituto Ambiente Italia “Ecosistema ur-

Una “domenica senza auto”, promossa dai comuni italiani per contrastare l’emergenza smog. Sotto, Andrea Poggio, Vicedirettore generale Legambiente. Per lui questi interventi si sono rivelati inutili: «I limiti di emissione di sostanze inquinanti continuano a essere superati».

bano 2006” emerge l’immagine di un trasporto pubblico inefficiente nella maggior parte delle città italiane, pochissime piste ciclabili, poche alternative all’uso dell’auto. “Servono fondi per sostituire i mezzi di trasporto pubblico più inquinanti, per organizzare le reti di car sharing, per costruire le piste ciclabili – continua Andrea Poggio – ma soprattutto serve una politica di sistema orientata verso una mobilità sostenibile”. La finanziaria 2007 ha stanziato 270 milioni di euro in tre anni da destinare a un fondo per la mobilità sostenibile. “Se potessi scegliere come utilizzare questi fondi, li impiegherei per diffondere una cultura della mobilità sostenibile, per avviare convenzioni con le aziende di trasporto locale per abbonamenti ai mezzi a prezzi accessibili, per sancire accordi con le aziende perché distribuiscano ai dipendenti oltre ai ticket restaurant, una sorta di ticket mobilità, da spendere in mezzi di trasporto sostenibile. Vedremo come il governo invece deciderà di utilizzarli”. “Lo scorso dicembre il mini-

Non serve andare lontano per trovare un esempio di mezzo di trasporto ecologico, basta tornare alla più classica bicicletta. Peccato che non siano molte le città in Italia che dedicano attenzione a questo modello di mobilità sostenibile. A dire il vero la situazione non è molto diversa in gran parte d’Europa. Paradossalmente sono i paesi più freddi ad aver coltivato una cultura delle due ruote, con gli oltre 700 km di piste ciclabili di Stoccolma, 1000 a Vienna e a Helsinki. In Italia la situazione è ben diversa. Nella classifica stilata da Legambiente nel rapporto “Ecosistema urbano Europa” Milano, Roma e Napoli sono agli ultimi posti (vedi GRAFICO ). “Dobbiamo imparare dai paesi del Nord Europa, dove è stata sviluppata una vera politica di mobilità ciclabile con infrastrutture nuove che tutelano i diritti del cittadino, come piste ciclabili e parcheggi per biciclette, ma anche una segnaletica ad hoc e interventi di vigilanza urbana. L’Italia è molto indietro da questo punto di vista. Si sta facendo qualcosa a Bolzano e a Ferrara”, spiega Andrea Poggio. A Milano l’assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente Edoardo Croci ha approvato l’ampliamento della rete di piste ciclabili dagli attuali 70 a 120 chilometri in tre anni. E per incentivare l’uso delle due ruote, Legambiente propone dei piani di mobilità integrata, con abbonamenti misti treno+bicicletta o metro+bici. A livello regionale l’associazione ambientalista ha stipulato degli accordi con le aziende di trasporto locale. “In Lombardia ad esempio abbiamo raggiunto un’intesa con Trenitalia, con cui per i treni regionali non è possibile stipulare accordi a livello nazionale, per un abbonamento treno+bici a 42 euro all’anno – spiega Andrea Poggio – così io, che vivo a Lodi e lavoro a Milano, posso tranquillamente muovermi senza prendere l’auto. Uso la |

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FONTE: RAPPORTO ECOSISTEMA URBANO EUROPA ELABORAZIONE LEGAMBIENTE SU DATI AMBIENTE ITALIA

| economiasolidale | mobilità sostenibile |


PIANETA TERRA MALATO TERMINALE

IN ITALIA CIRCOLANO 58 VETTURE OGNI 100 ABITANTI, ben al di sopra delle 49 della media europea. L’Agenzia europea per l’ambiente ha rilevato negli ultimi 10 anni un aumento del 18,9% dei gas a effetto serra emessi da auto, moto e camion. Secondo la banca dati europea Corinair il settore dei trasporti nel nostro paese contribuisce per il 59% alla produzione di monossido di carbonio (CO) totale, per il 46% agli ossidi di azoto (NOx), per il 33% ai composti organici volatili (COV) e per il 31% alla produzione di polveri sottili, PM10. Tutte sostanze altamente dannose per la salute dell’uomo, che provocano problemi all’apparato respiratorio, riproduttivo e all’epidermide. La qualità nell’aria nelle città italiane è pessima. Lo rivela il rapporto di Legambiente Ecosistema Urbano 2007. L’anno scorso i limiti delle famigerate polveri sottili, PM0, sono stati superati in 62 delle 79 città monitorate da Legambiente. 206 giorni di superamento a Palermo, 183 a Verona, 162 a Torino, 159 a Padova, 156 a Venezia, 152 a Milano, 125 a Roma (la legge dal 2005 fissa un limite giornaliero di 50 microgrammi di PM10, che può essere superato al massimo per 35 giorni all’anno). E.T.

bici fino alla stazione, poi la carico sul treno, quindi la riprendo a Milano per pedalare fino all’ufficio”.

Città a pagamento

La tassa sul traffico in vigore a Londra.

IN RETE www.icscarsharing.it www.mianocarsharing www.ecodallecitta.it www.cittamobile.it

Far pagare un pedaggio a chi entra in città in auto. È questo il metodo, scelto da alcuni centri urbani, in Europa e non solo, per scoraggiare l’uso della macchina. Oslo ha introdotto la tassa sull’inquinamento già nel 1990, oggi costa 2 euro. Singapore ci ha pensato addirittura 31 anni fa, nel 1975. Per entrare in auto a Londra si pagano 8 sterline al giorno, circa 12 euro. Stoccolma, dopo qualche mese di sperimentazione, ha pensato di interpellare i suoi abitanti e lo scorso settembre ha sottoposto a referendum l’introduzione del road pricing. Ha vinto il sì con il 53% dei voti. I risultati della fase di sperimentazione sono stati ottimi: in sei mesi il flusso di veicoli in entrata e in uscita dal centro è diminuito del 22%, le sostanze inquinanti nell’aria sono calate da un 8,5% a un 14% e nelle casse del Comune sono entrati 60 milioni di euro, usati per finanziare

nuovi progetti di mobilità sostenibile. In Italia l’unica città che ha deciso di introdurre la tassa sul traffico è Milano, scatenando dure polemiche. La fase sperimentale avrebbe dovuto iniziare questo mese, il 19 febbraio come aveva annunciato il sindaco Letizia Moratti, invece i tempi si stanno allungando più del previsto. “Abbiamo deciso di coinvolgere, nella progettazione del ticket d’ingresso alle città, la Provincia e la Regione Lombardia, con cui è iniziata una fase di concertazione – spiega l’assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente del Comune di Milano Edoardo Croci – dovremmo comunque riuscire ad avviare la sperimentazione entro la fine di quest’anno”. “La tassa sul traffico è uno strumento molto utile se inserito in una politica di mobilità sostenibile e se diventa un modo per orientare le scelte individuali verso soluzioni di trasporto differenti – commenta Andrea Poggio – Ma devono esistere queste soluzioni differenti. A Stoccolma insieme al road pricing sono state create sei nuove linee di trasporto pubblico e 200 nuovi bus. Milano dovrebbe fare altrettanto. I ticket d’ingresso dovrebbero poi essere affiancati a una sorta di abbonamento alla città, un insieme di convenzioni con le aziende di trasporto locale, taxi, car sharing, noleggio di auto e biciclette, che permettano di muoversi facilmente in città senza la macchina”.

Condividere per inquinare meno Se quattro persone si spostano con una sola automobile inquinano quattro volte meno rispetto a quanto farebbero usando ciascuno una macchina diversa. Su questo principio più che ovvio si basano alcune delle soluzioni di mobilità sostenibile introdotte negli ultimi anni. Come il car pooling, che permette di condividere un mezzo di trasporto privato tra un gruppo di persone che percorrono lo stesso tragitto. Tipico il caso dei colleghi di lavoro. Nelle aziende più piccole è un servizio organizzato autonomamente tra colleghi, nelle strutture più grandi

invece possono essere inseriti sistemi informatici ad hoc. Sempre con l’obiettivo di ridurre le auto in circolazione è nato il car sharing, una sorta di noleggio auto per un periodo ridotto, dedicato in particolare a chi usa saltuariamente la macchina e non vuole averne una propria. Quando si ha bisogno di un’auto basta prenotarla su un sito internet o telefonando a un call center e ritirarla presso un’area di sosta della propria città. Si può utilizzare l'auto per il tempo in cui realmente occorre, fino a un massimo di tre giorni, e si paga solo per il periodo effettivo di utilizzo, anche solo per un'ora. Per usufruire del servizio basta iscriversi a una delle associazioni che gestiscono attività di car sharing, presenti in molte città italiane, a Milano, Roma, Bari, Modena, Rimini, Reggio Emilia, Taranto, Venezia, ecc. (per informazioni consultare il sito www.icscarsharing.it). Il ministero dell'Ambiente ha da poco stanziato 10 milioni di euro per sviluppare nuove iniziative di car sharing. In Europa ci sono circa 150.000 associati, con oltre 5.000 veicoli disponibili in più di 600 città tra Svizzera, Germania, Austria, Olanda, Francia, Gran Bretagna e Scandinavia. “Sono queste le formule nuove di mobilità sostenibile, che rispondono all’esigenza di trasporto dei cittadini con un’alternativa diversa dal possesso di un’auto. Il car sharing è nato in Svizzera alla fine degli anni Ottanta in un assemblea di condominio. Su questo fronte l’Italia è ancora molto indietro - spiega Andrea Poggio – Nel 2001 a Milano Legambiente ha avviato il primo esperimento di car sharing in Italia, sorto spontaneamente nel circolo dell’associazione e poi divenuto una Srl. Oggi abbiamo 1000 associati, 16 aree di sosta e 36 auto. Il possesso di una macchina tra i nostri associati è sceso da 67% a 23%. Le auto sono tutte noleggiate, questo ci permette di avere sempre le vetture più nuove e meno inquinanti. Il 70% della flotta di Milano è almeno un euro 4, nel peggiore dei casi sono motori diesel con filtro anti particolato altrimenti auto ibride elettrico-benzina”.

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PM 10: COMBUSTIONE + ATTRITI

TUTTA COLPA DELLE AUTOMOBILI PM10 mg/km AUTO BENZINA 500

EURO 0 EURO 3 EURO 4

400 300 200 100 0 AUTO DIESEL 500 400 300 200 100 0 FURGONI SUV GRANDI 500 400 300 200 100 0 CAMION 500 400 300 200 100 0 MOTORINI <500cc 500 400

Da Torino a Messina l’Italia viaggia a idrogeno Per un vero e proprio mercato delle auto a idrogeno è ancora presto. Ma si moltiplicano le applicazione di questo carburante pulito.

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NA MACCHINA DAL CUI TUBO DI SCAPPAMENTO esca solo va-

pore acqueo. È la magia delle auto alimentate a idrogeno, che usano pile a combustibile (l’idrogeno può anche essere usato come combustibile in un motore a comdi Elisabetta Tramonto bustione, ma in tal caso emetterebbe ossidi di azoto, perdendo così la sua caratteristica di non inquinante). Sono auto elettriche a tutti gli effetti che, come batteria, usano una pila a combustibile, dove l’unione tra l’idrogeno e l’ossigeno dell’aria produce l’energia elettrica per far muovere l’auto. Esistono già da anni, ma solo a livello di prototipi. Molte

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case automobilistiche ne hanno sviluppato uno: Fiat, General Motors, Bmw, Honda, Toyota. Ma prima di poter acquistare un’auto a idrogeno ci vorrà ancora del tempo. «Una decina d’anni – precisa Gaetano Cacciola, direttore del Cnr-Itae di Messina - Si pensava di poter arrivare a un mercato delle auto a idrogeno tra il 2007 e il 2008, invece non è stato possibile. Bisognerà aspettare il 2015. Ci sono ancora troppi problemi». Le case automobilistiche hanno investito molto in ricerca sull’idrogeno e sul fronte tecnologico i risultati sono ottimi. «Le attuali auto a idrogeno hanno un rendimento migliore di un’auto elettrica, con un’autonomia superiore – spiega Gaetano

SUPERAMENTO DEL LIMITE GIORNALIERO DI PM10 µg/mc [max 35 volte] NEI CAPOLUOGHI 17% N.D. 20% < 35 SUPERAMENTI

300 200

67% > 35 SUPERAMENTI

IL RAPPORTO REALIZZATO DALLA COMMISSIONE EUROPEA pubblicato circa un mese fa sugli effetti dell’inquinamento e del surriscaldamento della Terra ha fatto scattare l’allarme. Non è certo il primo né l’ultimo studio a rivelare scenari catastrofici, ma evidentemente l’aver parlato di conseguenze economiche ha spaventato il governo italiano tanto che il ministro del Tesoro Padoa Schioppa ha istituito una nuova commissione ministeriale, dedicata alla contabilità ambientale. Lo scenario dipinto dallo studio della Commissione europea parla di migliaia di vittime, inondazioni, desertificazione in tutto il Vecchio Continente. Particolarmente colpite le aree meridionali, con l’Italia in prima fila. Mentre il Nord Europa dovrebbe avere un clima più mite e la possibilità di un’agricoltura più generosa. Due gli scenari prospettati dall’Ue: un innalzamento della temperatura di 2,2 gradi o di 3 gradi. In entrambi i casi, entro un decennio, circa 11.000 persone in più potrebbero morire ogni anno a causa del caldo, mentre l'innalzamento del livello del mare, fino a un metro, causerebbe danni per un valore di miliardi di euro: tra 4 e 6 miliardi nel 2020, oltre 40 nel 2080. In particolare Italia e Spagna andranno incontro a siccità, riduzione della fertilità del suolo, incendi. Ma a mettere in allarme il ministro dell’Economia è stato anche uno studio dell’economista Nicholas Stern, arrivato subito dopo il rapporto della Commissione europea, secondo il quale il 20% del Pil mondiale è a rischio a causa dei cambiamenti climatici. In Italia, in particolare, la mancata attuazione del protocollo di Kyoto potrebbe costare 2,5 miliardi di euro all’anno di sanzione, tra il 2008 e il 2012, per un totale di 12,8 miliardi di euro. Per non parlare del danno economico che i cambiamenti climatici provocheranno su turismo e agricoltura, che valgono il 12% e il 15% della ricchezza del nostro Paese. Nel luglio dell’anno scorso l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e l’Apat (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici) hanno pubblicato uno studio sul rapporto tra la concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria e gli effetti dannosi per l’uomo in 13 città italiane (Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania, Palermo), “Health impact of PM10 and ozone in 13 italian cities”. È emerso che se il valore medio annuo di polveri sottili fosse al massimo di 40 microgrammi si risparmierebbero 2.270 morti all’anno, se tale valore scendesse a 20 microgrammi (obiettivo stabilito inizialmente dalla direttiva europea per il 2010) le morti risparmiate salirebbero a 8.220. Secondo gli studi del CAFE (Clean Air For Europe) sui dati OMS, 370.000 persone muoiono prematuramente ogni anno per malattie legate E.T. all’inquinamento atmosferico.

100 0 FONTE: ECOSISTEMA URBANO 2007 ELABORAZIONE: LEGAMBIENTE

Cacciola - I costi però sono ancora troppo alti, circa quattro volte rispetto a quelli per un’auto tradizionale. Non c’è ancora una produzione industriale, in serie, che permetta di abbattere i costi. Poi c’è il problema dell’affidabilità, le auto a idrogeno durano ancora troppo poco, solo 4-5 anni e 10 mila chilometri. Infine deve essere creata una rete di distribuzione capillare dell’idrogeno. Inizialmente potrebbe essere prodotto con il metano, per poi arrivare a una produzione “pulita”, con energia eolica o solare». Il metodo ad oggi più economico, ma purtroppo inquinante, per estrarre l’idrogeno consiste nell’utilizzo dei combustibili fossili. Usare fonti rinnovabili è ancora molto costoso.

Idrogeno lungo la penisola Pur non essendo ancora una realtà accessibile al consumatore, il trasporto a idrogeno si sta diffondendo sempre più anche in Italia. Le case automobilistiche stanno avviando produzioni limitate di veicoli a idrogeno e concedono i prototipi alle amministrazioni locali o alle aziende di trasporto per testarne l’efficacia. A Modena è partito il progetto Hychain-Minitrans, finanziato dall’UE che coinvolge quattro regioni: Modena appunto, Rodano-Alpi in Francia, Castilla e Leon in Spagna e Nordreno Westfalia in Germania. In queste aree, nell’arco di cinque anni, circolerà una flotta di 158 veicoli alimentati a idrogeno: minibus, city cars, scooter, sedie a rotelle, |

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FINANZIARIA IN VERDE

RUOTE ALL’AMIDO DI MAIS

“QUESTA È LA FINANZIARIA PIÙ VERDE CHE SIA MAI STATA FATTA”, aveva annunciato il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Ecco le principali novità della manovra 2007 per la mobilità sostenibile: 800 euro di contributo per chi rottama un’automobile Euro 0 e 1 e compra una nuova Euro 4 e 5 che emetta non oltre 140 grammi di Co2 al km, in più esenzione del bollo per due anni. L’esenzione sale a tre anni se il nuovo veicolo è di cilindrata inferiore a 1.300 cc o se ad acquistarlo è una famiglia con almeno 6 componenti che non risultino intestatari di autovetture o autoveicoli. 80 euro e il rimborso dell’abbonamento annuale al trasporto pubblico locale per chi rottama vetture Euro 0 ed Euro 1 senza acquistare un veicolo nuovo. 1.500 euro di contributo per chi acquista una autovettura o un autocarro nuovo a doppia alimentazione con metano o Gpl, o con alimentazione elettrica o a idrogeno. Il contributo sale a 2.000 euro se il veicolo ha emissioni di Co2 inferiori a 120 grammi per Km. 5 anni di esenzione dal pagamento delle tasse di proprietà e un contributo di 80 euro per chi rottama un motociclo Euro 0 e ne acquista uno nuovo Euro 3. Il nuovo motociclo deve essere acquistato dal 1° dicembre 2006 al 31 dicembre 2007. Esclusi dal provvedimento i cinquantini. 2.000 euro di contributo per chi rottama un autocarro Euro 0 o 1 con peso complessivo non superiore a 3,5 tonnellate acquistando un autocarro Euro 4 o 5di peso complessivo non superiore a 3,5 tonnellate. Nuovi obiettivi nazionali per l’immissione sul mercato di biocarburanti: le nuove soglie sono fissate all’1% entro il 31 dicembre 2007, al 2,5% entro il 31 dicembre 2008 e al 5,75% entro il 31 dicembre 2010.

QUANDO SI PENSA ALL’INQUINAMENTO prodotto da un’automobile di solito si focalizza l’attenzione solo sul motore. Invece bisognerebbe considerare anche i pneumatici. L’attrito tra il battistrada e il suolo infatti provoca quella che viene chiamata resistenza al rotolamento. Più è alta, più carburante si consuma e quindi si inquina. Al contrario riducendo la resistenza al rotolamento si emette meno anidride carbonica. È su questo principio che si basa il progetto nato dalla collaborazione tra Goodyear, Bmw e l’azienda italiana specializzata in bioplastiche Novamont. Un progetto che l’anno scorso ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni di euro dalla Commissione europea nell’ambito del programma LIFE-Ambiente, su un budget totale di 12,4 milioni di euro. Obiettivo del progetto è creare dei pneumatici con una resistenza al rotolamento del 30% più bassa, grazie a un mix di progettazione tecnica e di scelta dei materiali, sempre naturali. Il nuovo pneumatico infatti conterrà una miscela a base di amido di mais, ottenuta con un processo simile a quello usato dall’industria alimentare. Una miscela studiata per ridurre la resistenza al rotolamento, limitando quindi i consumi di carburante e le emissioni di anidride carbonica, e per rendere i pneumatici più resistenti (tanto che le auto Bmw di nuova produzione, che hanno in dotazione questi pneumatici, non avranno la ruota di scorta). Il tutto senza dimenticare l’ambiente. La miscela a base di amido di mais infatti sostituisce in parte due sostanze usate per rinforzare la parte esterna del pneumatico, il nerofumo e la silice, che sono altamente inquinanti. In questo modo si riduce anche l’impatto ambientale. E.T.

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| economiasolidale | tricicli, che avranno a bordo una mini-bombola di idrogeno ad alta pressione (fino a 700 atmosfere), brevettata Air Liquide, l’azienda quotata alla Borsa di Parigi, leader mondiale nei gas industriali e medicinali e coordinatore del progetto Hychain. Entro la fine di quest’anno saranno pronte le infrastrutture per la distribuzione dell’idrogeno e i veicoli a pile a combustibile, che saranno su strada nel 2008. L’UE ha stanziato per il progetto 17 milioni di euro, su un totale di 37,6 milioni. A Torino durante le olimpiadi invernali del 2006 per la prima volta in Italia un autobus a idrogeno ha trasportato passeggeri: “City Class Fuel Cell” ha un autonomia di 16 ore e una velocità massima di 60 km/h. Dopo Torino, sperimentazioni di bus a idrogeno sono state effettuate in molte altre città, a Roma, Genova, Messina. In Toscana c’è una piccola flotta di quattro auto bifuel Multipla Fiat in grado di funzionare sia a idrogeno sia a metano. L’assessore all’ambiente Martino Artusa ne ha chiesto l’omologazione al ministro dei trasporti. Venezia sta pensando a vaporetti alimentati a idrogeno per ridurre l’inquinamento, il rumore e il moto ondoso. Lo scorso dicembre la Regione Veneto ha stanziato 8,7 milioni di euro per realizzare a Porto Marghera una serie di progetti di ricerca e sperimentazione sull’utilizzo dell’idrogeno, all’interno dell’accordo programmatico del 2005 tra Regione Veneto e Ministero dell’Ambiente. La Toscana è una delle regioni più attive sul fronte idrogeno. Ha aderito alla Piattaforma europea e ha in programma la creazione di una rete di distributori di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. La prima stazione di servizio Multienergy, dove si può fare rifornimento di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, è già operativa a Collesalvetti sull’autostrada Firenze-Pisa-Livorno. È autosufficiente in quanto sfrutta fonti rinnovabili: un impianto eolico, uno fotovoltaico e la cogenerazione.

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La sostenibile leggerezza del buon vecchio tram

Il bus a idrogeno utilizzato a Reykjavik e quello di Torino, battezzato alle olimpiadi invernali del 2006. Qui a fianco, uno dei primi tram di Trieste.

GLOSSARIO CAR POOLING Condivisione di un mezzo di trasporto privato da parte di più persone che percorrono lo stesso tragitto. Ad esempio i lavoratori di aziende situate nella medesima zona possono utilizzare una sola auto con più persone a bordo, riducendo l’inquinamento ma anche i costi. Nelle aziende più piccole il servizio è organizzato autonomamente dai colleghi, nelle strutture più grandi è gestito tramite sistemi informatici ad hoc. CAR SHARING Una sorta di noleggio auto in città a tempo. Si può prenotare una macchina in un call center operativo 24 ore su 24 o sul sito internet e ritirarla in qualsiasi ora del giorno e della notte in un’area parcheggio, utilizzandola e quindi pagando solo per il tempo in cui realmente occorre, anche solo per un’ora. GAS SERRA Sono chiamati così quei gas come anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), presenti nell’atmosfera in concentrazioni ridotte, che permettono alle radiazioni solari di entrare ma non lasciano uscire le radiazioni infrarosse provenienti dalla

superficie della Terra. In questo modo regolano la temperatura terrestre, che altrimenti sarebbe circa 33 gradi più bassa, e consentono la vita sul nostro pianeta. Le emissioni provocate da automobili, riscaldamento e altre attività umane però hanno aumentato la concentrazione di questi gas provocando un aumento della temperatura terrestre con effetti catastrofici sul clima e sull’ambiente.

MOBILITY MANAGER Figura professionale introdotta dal decreto Ronchi del 1998 in un pacchetto di iniziative per ridurre lo smog. Le strutture produttive commerciali e amministrative con più di 300 addetti e le imprese con più di 800 addetti devono nominare un mobility manager, incaricato di coordinare forme di mobilità sostenibili, come il car pooling.

INQUINAMENTO ATMOSFERICO Presenza nell’atmosfera di sostanze che causano effetti dannosi sull’essere umano, sugli animali e sulla vegetazione. Le principali sostanze inquinanti sono: NOx (ossidi di azoto), CO (monossido di carbonio), CO2 (anidride carbonica) e PM10 (polveri inalabili minori di 10 micron), provocati soprattutto dal traffico; SO2 (ossidi di zolfo), imputabili alle centrali termoelettriche; NH3 (ammoniaca) e CH4 (metano), emessi principalmente dall’agricoltura e dagli allevamenti; COV, i composti organici volatili, che provengono soprattutto dall’uso dei solventi (verniciature, sintesi di produzioni chimiche, industria della stampa).

PILE A COMBUSTIBILE Un dispositivo che permette di ottenere energia elettrica dall’unione di idrogeno e ossigeno. È alla base del funzionamento delle auto a idrogeno. ROAD PRICING TASSA SUL TRAFFICO Una tariffa applicata in alcune città come Oslo, Melbourne, Singapore, Londra, a chi entra nel centro urbano con l’automobile. Ha l’obiettivo di disincentivare l’uso dell’auto, per ridurre il traffico e l’inquinamento. ZTL Zona a traffico limitato. Area in cui l’accesso e la circolazione delle auto sono limitate a ore prestabilite o a particolari categorie di utenti e di veicoli.

Il comune di Firenze ha lanciato un bando per ripristinare la linea per Scandicci che era in uso sino agli anni Venti. E TRAMVIE HANNO TRIONFATO tra Ottocento e Novecento come prolungamento delle ferrovie nelle aree urbane e suburbane, inaugurando la mobilità collettiva a costi contenuti ed ecocompatibile, anche se quest’ultima era una di Paola Baiocchi caratteristica all’epoca non presa in considerazione. Del vasto sistema di tramvie in uso in Italia fino a prima della seconda guerra mondiale, restano le reti urbane di Milano, Torino, Roma, Napoli e gli impianti di Genova e Trieste, più molti tratti di “archeologia industriale” che documentano la vittoria della gomma sulla rotaia. Però qualche timido segnale si avverte: per prima Messina nel 2003 ha inaugurato un nuovo impianto; il tram è in costruzione a Sassari, mentre Verona, Firenze e Bergamo hanno aggiudicato le gare, Palermo ha in progetto un’ambiziosa rete e Cagliari e Napoli hanno importanti programmi di riqualificazione tramviaria.

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Molti di questi progetti sono nati dalla legge 211 del 26/02/1992, che prevedeva contributi a fondo perduto in conto capitale del 60%, per sistemi di trasporto a guida vincolata, tramvie e metropolitane. La legge, ora non rifinanziata, ha dato risultati inferiori alle aspettative, anche per le (solite!) procedure complicate e per problemi nell’interpretazione. Firenze è riuscita ad utilizzare la 211: il Comune ha lanciato nel 2002 un bando per la ricerca di un soggetto privato, ricorrendo alla finanza di progetto (project financing). Ha vinto la gara la Rapt, cioè l’azienda pubblica che gestisce i trasporti di Parigi e dell’Ile de France. Si è costituita così la Tram di Firenze spa, che realizzerà e poi gestirà l’intera rete fiorentina. I lavori sono cominciati per ripristinare la linea per Scandicci, in uso fino agli anni ’20. Costo complessivo 292 milioni di euro, di cui 152 coperti da finanziamenti pubblici.

Cargo tram e dual mode Ma il tram è economico e sostenibile anche per la mobilità delle merci e per la raccolta dei rifiuti. Lo dimostrano diverse esperienze di cargo tram, in uso in diverse città straniere e allo studio anche in Italia, a Milano e Napoli. A Dresda, dal 2000, la Volkswagen rifornisce just in time una fabbrica localizzata in un’area centrale della città e priva di magazzino, tramite due tram che trasportano le materie prime da un centro di smistamento esterno alla città. Il servizio è effettuato da un operatore terzo su una linea di 4 km, percorribile in 18 minuti. In totale i due tram trasportano 60 tonnellate di merci, in nove viaggi al giorno. A Zurigo l’esperienza dei cargo tram, invece, è pubblica e serve per la raccol-

ta dei rifiuti ingombranti: rimessa in esercizio una motrice degli anni ’50 e due carri merci a due assi, vengono ritirati i rifiuti ingombranti, lasciati in piazzole lungo il percorso. Opera anche un secondo tram E-tram, perché una volta al mese raccoglie il materiale elettrico ed elettronico. Il servizio è gratuito, meno costoso rispetto alla raccolta con mezzi stradali e più veloce, perché viaggia in sede protetta. I limiti dei cargo tram sono nell’avere dei percorsi limitati e dover quindi prevedere un secondo mezzo di consegna delle merci, vista la polverizzazione sul territorio del nostro sistema produttivo e commerciale. Una soluzione è offerta da un mezzo che viaggia sia su strada che su rotaia, il dual mode, un mezzo ibrido che viaggia a 50 km/h sia su strada che su binari ferro-tramviari con alimentazione elettrica.

IN RETE www.cittaelettriche.it www.locus-felicieditore.it www.megatrail.com

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Radici di ferro per non dimenticare la storia

IL PROGETTO “Radici di ferro. Le Ferriere di Dongo: dinamiche sociali tra fabbrica e territorio” è un progetto ideato e realizzato dall’Associazione Culturale Spazio99 e promosso da Comunità Montana Alto Lario Occidentale, Comune di Dongo e Casti Group (attuale proprietà delle Acciaierie e Ferriere Lombarde di Dongo), con cui s’intende celebrare il centenario della costituzione delle Acciaierie e Ferriere Lombarde (A.F.L.) di proprietà della famiglia Falck, avvenuta il 26 gennaio 1906 sul territorio di Dongo.

Dongo, che nell’immaginario collettivo riporta alla memoria la cattura di Mussolini, è stata la patria di uno dei primi insediamenti industriali e operai della storia economica del nostro Paee. Una “specificità identitaria” che ha condizionato lo sviluppo della comunità e delle sue regole di convinvenza democratica e civile.

I di Alessia Vinci

N QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO non c’erano solo i personaggi di manzoniana memoria. In quelle valli incastrate nelle montagne è nata una delle realtà industriali e operaie più importanti del nostro Paese. “Radici di ferro” ha l’obiettivo di restituire e rendere consapevoli, a partire proprio dalla comunità locale, i suoi ultimi 100 anni di vicende storiche, sociali e culturali, rivisitati e riletti alla luce dei cambiamenti e delle dinamiche indotte dalla presenza della fabbrica; presenza che ha profondamente influenzato la comunità e l’ambiente circostante. Si tratta di una comunità, quella dell’Alto Lago, con un’identità radicata e centenaria. Vi sono tracce d’insediamenti proto-industriali per la fusione e la lavorazione dei minerali ferrosi estratti dalle miniere della zona già a partire dal 1465. Si può, quindi, affermare che per diversi fattori e condizioni, il territorio e la Comunità dell’Alto Lago, hanno maturato una “specificità identitaria” legata alla produzione del ferro. È altresì certo che dalle Ferriere di Dongo inizia con i Falck un capitolo importante e centrale della storia industriale d’Italia. Lo sviluppo imprenditoriale intervenuto in maniera significativa a partire dal 1906 ha determinato relazioni e strutture sociali in cui il rapporto tra fabbrica, territorio e comunità è divenuto nel tempo indissolubile. Una realtà imprescindibile, radicata nel ferro, che il territorio restituisce sottoforma di strutture simboliche che la specifica marginalità periferica dell’Alto Lago ha preservato. Secondo Hildebert Isnard “Il simbolismo è più ricco nelle società tradizionali che in quelle industriali” (H.Isnard, Lo spazio Geografico, Franco Angeli): ciò non è vero per Dongo. Parafrasando lo stesso Isnard nel territorio donghese, la società tradizionale, radicata tra montagne e lago, tra contrabbando e campagna, ha generato le condizioni necessarie affinché si realizzasse compiutamente una società industriale: per darne una testimonianza statistica, nei primi anni ’60 nelle A.F.L. di Dongo lavoravano oltre 2200 persone. Ciò è avvenuto con notevoli modificazioni di cui le tracce simboliche sono presenti e disponibili, sino ad oggi mai analizzate e restituite nella loro complessità. Complessità che il progetto “Radici di ferro” ha l’obiettivo e l’ambizione di restituire. indagando ed interpretando i cambiamenti socio-culturali prodotti ed indotti dalla presenza delle A.F.L. sul territorio e delineando la storia di una comunità che, allo stesso tempo, si interfaccia con avvenimenti culturali e storici più ampi. Continuando a citare Isnard “Lo spazio (geografico n.d.r.) è una costruzione della società, nella quale essa non solo si esprime ma anche attraverso la quale si realizza. La società partecipa per intero all’opera di formazione dello spazio…Vi impiega tutti i mezzi d’azione che il suo stato di civiltà mette a sua disposizione: la forza lavoro dei suoi uomini, l’ingegnosità delle sue invenzioni, il sostegno della sua fede, delle sue speranze, delle sue ambizioni. Lo spazio geo-

Curatore del progetto, video ed interviste: Paolo Massimiliano Gagliardi Ricerca storica: Valter Merazzi Ricerca Psico-sociale: Alberta Contarello del Dipartimento di Psicologia Generale Università di Padova Fotografie: Paolo Mazzo Responsabile e ideatore del progetto: Alberto Zappa Coordinatrice del progetto: Alessandra Bellandi

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Alcune delle suggestive immagini raccolte dall’archivio che testimoniano della realtà industriale della zona.

PAOLO MAZZO

PAOLO MAZZO

Grazie a un complesso progetto voluto dal sindacato il territorio Donghese ripensa il suo passato industriale

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La ricerca visiva mira a valorizzare le memorie storiche sia orali che documentali mettendole a disposizione degli altri ambiti d’indagine.

grafico è nel pieno senso della parola, un prodotto sociale perché risulta dal lavoro che la società organizza per raggiungere i suoi obiettivi. Ma una società si definisce essenzialmente per il sistema di relazioni che costituisce la sua realtà profonda. Ed è questo sistema di relazioni che si proietta nell’organizzazione dello spazio”. In coerenza con questa definizione teorica di spazio geografico “Radici di Ferro” si sviluppa attraverso tre ambiti d’indagine differenti ma comunicanti: una ricerca storica, un’indagine psico-sociale ed una ricerca visiva, che sapranno primariamente valorizzare la storia orale, proprio per verificare questo impatto delle A.F.L. sulla popolazione, e per restituire alle genti, in ultima istanza, quel valore testimoniale e quel ruolo identitario che assumono in una società ricca di strutture simboliche. Saranno perciò le persone intervistate a costituire in primo luogo i risultati del nostro progetto. In tale quadro generale la ricerca visiva valorizzerà le memorie storiche sia orali che documentali mettendoli a disposizione degli altri ambiti d’indagine. La ricerca storica dovrà ricostruire le tappe principali che hanno scandito l’evolversi del rapporto fabbrica e territorio, individuando gli avvenimenti rilevanti che nel corso del secolo hanno determinato le principali modificazioni sociali, culturali e produttive che hanno interessato la comunità locale. Modificazioni che la ricerca psico-sociale cercherà di interpretare mediante l’ausilio degli strumenti della psicologia sociale. “Radici di ferro” si concretizzerà nella realizzazione di una pubblicazione - che raccoglierà i risultati delle tre indagini effettuate (testo e foto) - nella produzione di un DVD - che conterrà un documentario e le videointerviste - e nell’allestimento di una mostra fotografica itinerante sul territorio che restituirà alla comunità tutta la memoria visiva del lavoro realizzato coniugando la ricerca iconografica tra memoria ed attualità.

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Turismo

Una gigantesca industria distruttiva di Massimiliano Pontillo

È

TEMPO DI SETTIMANE BIANCHE, PER CHI PUÒ PERMETTERSI QUESTO LUSSO! Anche senza un centimetro di neve.

Il turismo è un’invenzione recente, scoperta nel XIX secolo ma rivelatasi estremamente proficua: 750 milioni di arrivi internazionali, 500 miliardi di dollari spesi, 1 occupato su 12 nel mondo: questi sono gli ultimi numeri della prima industria del pianeta. Un settore in netta crescita che certamente genera guadagni e benefici per le popolazioni nei luoghi di destinazione. Ma anche impatti negativi, almeno su tre versanti interconnessi: l’ambiente naturale, gli aspetti socio-culturali e quelli legati all’economia e allo sviluppo. Si pensi alla distruzione delle coste per far posto agli insediamenti turistici, allo sfruttamento del lavoro minorile, al traffico illegale di specie protette per il mercato dei souvenir, alla perdita d’identità culturale delle popolazioni nei luoghi ricettivi e a molte altre cose. Lo stretto legame di dipendenza tra l’attività turistica e le risorse sulle quali questa vive rende necessaria una riflessione sui modi di vivere e proporre il turismo. Riuscire a far convivere lo sfruttamento turistico con il patrimonio di natura, paesaggi e tradizioni rappresenta una scommessa molto impegnativa: è una scelta di campo che implica un comportamento consapevole e corretto nei confronti di ambiente, società e culture dei paesi visitati, non solo da parte di chi viaggia ma anche di chi organizza il viaggio. Secondo l’Organizzazione Mondiale per il Turismo, “lo sviluppo turistico sostenibile soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro”. Questo processo dovrebbe portare alla gestione integrata delle risorse, “in modo che tutte le necessità, economiche, sociali ed estetiche possano essere La prospettiva soddisfatte mantenendo al tempo stesso l’integrità culturale, i processi del viaggio socialmente ecologici essenziali, la diversità biologica e le condizioni di base per la vita”. e ambientalmente Il turismo, infatti, per poter essere sostenibile deve necessariamente responsabile è una grande perseguire la responsabilità, a tutti i livelli; e un turismo in cui tutti opportunità per l’Italia i soggetti coinvolti svolgano il proprio ruolo con responsabilità, nel rispetto reciproco, non può che essere sostenibile. Utopia? Forse, ma “qualunque viaggio, per lungo e difficile che sia, inizia con un passo”, parafrasando il famoso detto di Lao Tze. Oggi in Italia, il turismo, specie quello ambientale, ha una grande opportunità di crescita. Non solo quantitativa ma qualitativa. Negli ultimi anni si sta registrando, oltre a un incremento numerico, un crescente interesse per la conoscenza delle realtà socio-territoriali locali: la vacanza si sta trasformando progressivamente da momento di puro divertimento e rigenerazione, a momento di incontro e crescita culturale. Si tratterà quindi di conciliare e integrare l’offerta tradizionale con altre attività connesse: non solo dunque il paesaggio come contemplazione ma anche come cultura. Anche noi, come turisti “rispettosi”, abbiamo la possibilità di fare qualcosa. Possiamo esercitare il nostro potere decisionale, indirizzando le nostre scelte verso soluzioni più compatibili con l’ambiente e la gente del luogo. Questo implica in prima istanza la necessità di essere informati, di riflettere sui nostri reali bisogni e aspettative, per poter scegliere il tipo di vacanza e di destinazione più adatti alle nostre esigenze. Il passo successivo riguarda l’organizzazione del viaggio, la scelta del Tour Operator (consiglio quasi sempre il CTS, soprattutto per i più giovani) o delle sistemazioni e dei mezzi di trasporto, se siamo viaggiatori indipendenti. Infine, durante il viaggio, il modo in cui ci rapportiamo con la gente, quello che mangiamo, ciò che acquistiamo, come ci comportiamo: tutto questo può contribuire a fare di noi dei viaggiatori responsabili.

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Gazprom alla conquista del mondo >58 Un futuro senza investire sul nucleare >62

internazionale LIBERALIZZARE LA PESCA È UN DANNO IN TUTTI I SENSI

ORFANI E AIDS UN CONVEGNO ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA

I CINESI POSSONO FAR FUORI I SATELLITI NEMICI

UCCISE L’ULTIMO ORSO DEI PIRENEI, ASSOLTO

GLI AEREI AMERICANI DECOLLANO DA GIBUTI

EUROPA PIÙ LONTANA PER LA TURCHIA DOPO L’OMICIDIO DEL GIORNALISTA DINK

Si chiama “Trading Away Our Oceans” ed è il rapporto di Greenpeace sul settore della pesca. Secondo il rapporto dell’associazione ambientalista, se il settore venisse liberalizzato gli stock ittici sarebbero in grave pericolo. La conclusione si basa sui dati ufficiali forniti da fonti governative e confermata dall’esperienze di alcuni Paesi, come: Mauritania, Senegal e Argentina. La liberalizzazione porterebbe da una parte a un impoverimento dell’ambiente marino, dall’altra a uno scadimento dei livelli di sicurezza alimentare, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. I dubbi sono confermati anche sul piano economico. In Argentina, ad esempio, sono stati bruciati almeno 3,5 milioni di dollari di possibili guadagni sfruttando in maniera eccessiva le risorse ittiche. Greenpeace chiede ai governi di rispettare le norme già esistenti, come quelle stabilite dalle Nazioni Unite, e di promuovere nuove regole che garantiscano una gestione sostenibile degli oceani, fornendo al tempo stesso ai Paesi in via di sviluppo la capacità di regolamentare la propria attività di pesca.

“Aids in Africa: 5000 nuovi orfani al giorno. Quale futuro per loro?”. È il titolo del convegno, organizzato dall’associazione “Amici di Monsignor Emilio Patriarca onlus”, che si terrà Il 10 febbraio (inizio 14 e 30) presso l’Aula Magna dell’università dell’Insubria a Varese. L’incontro è anche l’occasione per parlare dei progetti che l’associazione ha avviato da alcuni anni in diverse zone della diocesi di Monze (Zambia). Il convegno sarà presieduto da monsignor Peppino Maffi, rettore dei seminari di Milano e presidente dell’associazione. Marco Astuti, docente all’università dell’Insubria e vicepresidente esecutivo dell’associazione, terrà una relazione dal titolo “Orfani e bambini a rischio in Zambia”, che darà un quadro d’insieme della situazione nella fascia sub-sahariana e analizzerà in particolare la situazione nello Zambia. Padre Carlo Casalone, vicedirettore della rivista “Aggiornamenti sociali”, illustrerà la posizione delle chiese africane sul problema delll’Aids. Jean-Leonard Touadi, editorialista congolese della rivista “Nigrizia” e assessore alle Politiche giovanili - rapporti con le università e sicurezza del comune di Roma, porterà la testimonianza di come gli orfani vivono intimamente la loro situazione, che cosa pensano, che futuro hanno in mente e che futuro concretamente li aspetta. Seguirà l’intervento di Caterina Astuti, membro dell’associazione, che rifletterà su come si possono aiutare a vivere gli orfani prospettandogli un futuro decoroso, con uno sguardo sulle adozioni e il sostegno a distanza. A Paolo Cherubino, preside della facoltà di Medicina dell’università dell’Insubria, il compito di illustrare i contributi che le università e gli ospedali italiani possono dare nella lotta all’Aids.

La Cina ha un’arma che può eliminare i satelliti nemici. Pechino ha condotto a termine con successo un test per la distruzione di un satellite meteorologico che non veniva più utilizzato, ma funzionante. Feng Yun (vento e nuvole), così si chiamava il satellite, è stato raggiunto a circa 800 chilometri d’altezza da una sfera d'acciaio sparata da un missile balistico. Il bersaglio è stato centrato e distrutto con la forza dell’impatto, senza far uso di esplosivi. Solo negli anni Ottanta, Stati Uniti e Unione Sovietica avevano condotto test di questo genere. L’esperimento cinese, che non è stato confermato ufficialmente da Pechino, potrebbe scatenare una nuova corsa agli armamenti nello spazio, perché il test significa che i cinesi sono tecnicamente in grado di colpire i satelliti spia americani. È chiaro che la Cina abbia ripreso la corsa agli armamenti. Questo test arriva infatti dopo che Pechino ha inviato degli astronauti in orbita nello spazio. Questa ulteriore mossa potrebbe anche spingere Washington ad un negoziato sul bando agli armamenti nello spazio. Il presidente americano George Bush nel recente passato aveva ignorato gli appelli che chiedevano un bando internazionale per questi test.

Rene Marqueze, 64 anni, cacciatore, ha sempre invocato la legittima difesa e il giudice gli ha dato ragione. Il 1 novembre di tre anni fa uccise “Cannelle” l’ultima orsa dei Pirenei durante una battuta di caccia. Sotto inchiesta dal 7 dicembre 2004, doveva rispondere del reato di distruzione di una specie protetta. L’ultimo esemplare di orsa autoctona dei Pirenei era stato ucciso nel corso di una battuta di caccia, organizzata dai cacciatori del piccolo comune di Urdos. Il cacciatore Marqueze durante le udienze ha sempre detto di essersi dovuto difendere, perché caricato più volte da Cannelle, che era in compagnia del suo cucciolo. A peggiorare la situazione c’era anche il luogo dell’incontro: un sentiero stretto e in forte pendenza durante la battuta. Jean-Fran˛ois Blanco, avvocato delle associazioni ambientaliste francesi, ha annunciato che ricorrerà in appello contro la sentenza di non luogo a procedere emessa dal giudice Jean-Luc Puyo. L’ordinanza ha scatenato la reazione degli ambientalisti che parlano apertamente dei cacciatori come “elettorato protetto”, a differenza delgi orsi che ormai non lo sono più.

La Repubblica di Gibuti è oramai una base degli americani a tutti gli effetti. Da lì partono gli aerei per bombardare la Somalia e le sue Corti islamiche. Sempre a Gibuti si è insediato il comando della Combined Joint Task Force (Cjtf) Horn of Africa. Il Quartier generale è a Camp Lemonier, una vecchia base della Legione Straniera, vicina all'aeroporto. Complessivamente la task force può contare su circa duemila uomini. L’area è di fondamentale importanza strategica perché permette di controllare: Eritrea, Etiopia, Kenia, Somalia, Sudan, Yemen. Una posizione che permette di controllare anche l’accesso al Mar Rosso e quindi al Mediterraneo dall’Oceano Indiano e l’area a ridosso della penisola araba. Il compito di questa Task Force americana, secondo il sito internet www.globalsecurity.org, è quello di individuare, interrompere e in ultima analisi sconfiggere i gruppi terroristici transnazionali che operano nella regione. La base è stata utilizzata anche per dare assistenza ai Paesi alleati, come l'Etiopia, i cui reparti speciali antiterrorismo sono stati addestrati a Camp United, una base vicino a Dire Dawa. I legami tra la base Usa e l’Etiopia sono strategici, soprattutto nell’attività di intelligence.

La stampa continua a pagare un alto prezzo in nome della libertà. Dopo la giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa quattro mesi fa, è toccato a Hrant Dink, giornalista e scrittore turco-armeno. L’uomo è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un killer non identificato, all’esterno della redazione del giornale Agos a Istanbul. I suoi colleghi parlano senza mezzi termini di omicidio politico. Dink era stato condannato lo scorso anno con l’accusa di aver insultato l’identità turca. Era stato processato in base alle leggi turche sulla libertà di espressione, per dichiarazioni polemiche sul genocidio armeno nel corso della Prima Guerra Mondiale, che Ankara e molti turchi negano sia avvenuto. Una corte d’appello turca aveva emesso una sentenza di condanna di sei mesi di reclusione, pena sospesa, contro Dink, per aver citato in un articolo il concetto da nazionalista armeno di purezza etnica senza sangue turco. Il tribunale si era espresso su un commento contrario ad un articolo del revisionato codice penale della Turchia che consente agli inquirenti di perseguire scrittori e insegnanti che “insultino l’identità turca”. L’omicidio di Hrant Dink è destinato a innescare tensioni politiche per due motivi: il voto dei nazionalisti è stato inseguito da tutti i partiti in vista delle elezioni presidenziali di maggio e quelle parlamentari di novembre; la Turchia aspira a diventare membro Ue, e quanto è accaduto non la sdogana agli occhi degli altri Paesi membri.

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| internazionale | Sotto, il quartier generale a Mosca di Gazprom, colosso del settore energia. A sinistra, Prikaspiyskaya, Uralsk. Area estrattiva, sotto una coltre di giaccio.

GAZPROM DALL’URSS ALLA FEDERAZIONE RUSSA LE ORIGINI DI GAZPROM combaciano con la nascita del Ministero sovietico per il Gas, creato nel 1965, quando l’Urss fu tra i primi a investire in modo constitente nella produzione dell’oro blu. Nel 1989 Viktor Cernomyrdin viene nominato alla guida di Gazprom da Mikhail Gorbaciov. Nel 1993 la società viene ristrutturata e ribattezzata RAO Gazprom, per poi cambiare ancora il nome nel 1998 in OAO Gazprom. Nel 2005 lo stato diventa il principale proprietario di Gazprom, con il 51% delle azioni. Attualmente l’amministratore delegato è Alexeï Miller, collega di Medvedev e Putin a San Pietroburgo. Gazprom detiene un sesto delle riserve mondiali di metano. La società è proprietaria di Gazprombank (pronta a sbarcare in Borsa); attraverso la filiale dei media controlla il canale NTV (l’ex televisione di Vladimir Goussinski) e il giornale Izvestia. Gazprom ha inoltre rilevato Sibneft a Roman Abramovich e OMZ, società di costruzione.

GLI OLEODOTTI DAL MAR CASPIO ALL’EUROPA Russia

Gazprom alla conquista del mondo

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IAN BERRY / MAGNUM PHOTOS

Ungheria Italia

Mar Nero

Croazia

[IN %]

100 100 100 100

scorso anno sono passate per la Bielorussia circa 79 milioni di tonnellate di solo greggio Druzhba [amicizia] russo. Per Mosca però rimettere in discussioDruzhba Nord Druzhba Sud ne i contratti è diventato lo strumento per Sistema Russo-Azero riaffermare a diversi livelli la propria egemoSistema Mitteleuropeo nia: innanzitutto con le Repubbliche ex soAdria [progetto] vietiche, dove mantiene una sorta di influenza, e poi soprattutto con l’Occidente che si è scoperto dipendente dal gigante energetico russo. Ogni frizione con i paesi di transito ha infatti delle ricadute immediate sugli acquirenti finali, anche considerato che il gas che attraversa l’Ucraina è per l’80% deAzerbaigian stinato ai paesi europei. Una realtà che Mosca ha ben presente: «In politica estera – ha affermato Serguei Ivanov, ex ministro degli esteri russo - petrolio e gas contano quanto armi nucleari per la difesa degli interessi nazionali». L’Europa ha realizzato la propria condizione al primo braccio di ferro tra Mosca e l’Ucraina, quando si è resa conto si essere sprovvista di una politica comune sull’energia. Ma il presidente russo aveva pianificato nei più minimi dettagli la strategia da percorrere per ricreare l’“impero”, basato su fondamenta stabili, costruite passo dopo passo, dal giorno dell’arrivo al potere.

87 81

Dopo gli oligarchi

73 66

63

61

FRANCIA

ITALIA

11

10

BELGIO

26

SVIZZERA

27

PAESI BASSI

28 ESTONIA

GERMANIA

POLONIA

SLOVENIA

UNGHERIA

TURCHIA

45

AUSTRIA

REPUBBLICA CECA

GRECIA

50

SLOVACCHIA

Ma il Cremlino non esce come vincitore assoluto da questi negoziati. Putin ha dovuto infatti incassare l’aumento dei dazi sul transito di petrolio e gas russi negli oleodotti bielorussi e ucraini. Minsk, ad esempio, ha portato a 45 dollari la tassa per ogni tonnellata che attraversa il paese. Un incremento significativo tenuto presente che lo

Ucraina

PART DE GAZPROM DANS LA CONSOMMATION TOTALE DE GAZ

LITUANIA

Cremlino vincitore assoluto

Slovacchia Rep. Ceca

Germania

Le operazioni di vendita sono gestite da un intermediario. Il Cremlino in questa partita ricopre un ruolo chiave

LETTONIA

gli accordi ereditati dal periodo sovietico che permettevano all’Ucraina di pagare 50 dollari 1000 m3 di metano. La crisi si è chiusa a 95 dollari. Ora le operazioni di vendita vengono gestite da un intermediario, la società RossOukrEnergo, che acquista il gas russo a 230 dollari, lo miscela con gas proveniente dal Turkmenistan del valore di 50 dollari e con quello dell’Uzbekistan e Kazakistan. Il prodotto finale arriva a Kiev al prezzo concordato con Mosca. Anche nel ruolo chiave di RossOukrEnergo c’entra il Cremlino. Registrata in Svizzera e fondata nel 2003, la società domina le vendite di gas di provenienza dall’Asia Centrale. Il 50 % di RossOukrEnergo è controllata da Gazprom, attraverso la filiale bancaria Gazprombank. L’altra metà è nelle mani di Centragas, proprietà di privati russi e ucraini.

FONTE: LA REPUBBLICA - STANDARD & POOR’S CREDIT WEEK

l’avviso il resto del mondo sono gli analisti del nuovo “impero russo”, rifondato con la regia del presidente Vladirmir Putin. È in questa chiave che occorre leggere le espansioni del gigante di Cristina Artoni degli idrocarburi Gazprom e le ormai sempre più frequenti crisi al limite dello scontro con le repubbliche ex sovietiche. Dopo il braccio di ferro con l’Ucraina, Mosca è partita all’attacco di Minsk con la minaccia di chiudere i rubinetti del metano nel caso il governo bielorusso non accettasse di rinegoziare le tariffe del contratto con Gazprom. Torto collo il presidente Alexandre Lukashenko ha dovuto cedere per non lasciare il proprio paese a secco in pieno inverno. Le due parti si sono accordate per il raddoppio del prezzo del gas russo: 100 dollari per 1000 m3. Mosca si era seduta al tavolo negoziale con la cifra di 200 dollari. Una concessione che in cambio ha garantito a Gazprom, in preda a progetti di espansione, l’acquisto del 50% di Beltrangas, la rete di gasdotti bielorussi. Lo scontro con Kiev risale invece al dicembre del 2005, quando colpo su colpo la diplomazia russa ha messo in discussione

FINLANDIA

F

ORSE LA GUERRA FREDDA NON È DEL TUTTO FINITA. A mettere sul-

Bielorussia Polonia

FONTE: LA REPUBBLICA

GUEORGUI PINKHASSOV / MAGNUM PHOTOS

Kazakhstan, 2000

2

Un progetto geopolitico studiato con un’equipe di ex membri del KGB, stessa scuola di provenienza di Putin e tuttora al suo fianco. Dagli anni novanta il presidente russo si è ispirato ai metodi del sindaco di San Pietroburgo, Anatoli Sobtchak, per mettere in piedi una rete basata sul rafforzamento delle attività commerciali del paese. Il Cremlino ha voluto mettere fine allo strapotere degli oligarchi che erano emersi nell’era Eltsin e piazzare uomini fidati alla testa delle grandi imprese controllate dallo Stato. Putin, inoltre, ha assicurato allo stesso |

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| internazionale |

Intreccio potere-affari L’apparato statale e il mondo degli affari sono legati a doppio filo: undici membri dell’entourage presidenziale dirigono sei imprese pubbliche e contemporaneamente sono presenti in altri dodici consigli di amministrazione. Ora che la struttura statale è composta, l’asso nella manica di Mosca per far bilanciare il proprio peso nel mondo multipolare si chiama Gazprom. Le riserve russe, stimate in 48.000 miliardi di metri cubi, accreditano il paese ad essere il principale esportatore di gas metano del pianeta. Se aggiungiamo a quelle di Medioriente-Iran, Qatar, Arabia Saudita, Iraq e Emirati Arabi Uniti, arriviamo a disegnare il 70% delle riserve mondiali di gas e petrolio. Invece Europa, Stati Uniti, Cina e India ossia i principali consumatori di carburanti fossili sono sprovivisti di riserve significative. Per l’Unione Europea la situazione è peggiorata poi con l’allargaI PRINCIPALI PRODUTTORI NEL 1994

E NEL 2005

[IN %]

ARABIA SAUDITA

13,1

ARABIA SAUDITA

STATI UNITI

12,8

RUSSIA

RUSSIA

9,4

IRAN MESSICO CINA

STATI UNITI

5,4

8,9

IRAN

4,6

5,1

MESSICO CINA

4,2

12,9 11,5

4,6

FEDERAZIONE RUSSA Popolazione: 145,5 milioni Speranza di vita: 66 anni Tasso di alfabetizzazione: 99,6% Crescita demografica: –0,6% Crescita economica: 7,3% l’anno

GLI UOMINI DEL NUOVO CREMLINO TRA BUSINESS E POLITICA Dmitri Medvedev Ex collega di Putin e suo possibile successore Funzione di governo: primo vice premier Nelle imprese statali: presidente nella direzione di Gazprom Igor Setchine Sarebbe secondo indiscrezioni un ex membro del KGB Funzione di governo: segretario generale aggiunto del presidente Nelle imprese statali: presidente di Rosneft (per produzione seconda società petrolifera russa)

Viktor Khristenko Funzione di governo: ministro dell’Industria e Energia Nelle imprese statali: presidente di Transneft (monopolio degli oleodotti) Igor Chouvalov Funzione di governo: consigliere del presidente Nelle imprese statali: presidente

I PRIMI CONSUMATORI NEL 1994 STATI UNITI

Alexeï Koudrine Funzione di governo: ministro delle Finanze Nelle imprese statali: presidente di Alrosa (monopolio della produzione di diamanti)

Leonid Reiman Funzione di governo: ministro alle Telecomunicazioni Nelle imprese statali: presidente di Sviazinvest (potente holding di telecomunicazioni) Viktor Ivanov Funzione di governo: segretario generale aggiunto del presidente Nelle imprese statali: presidente di Almaz-Antey (fornitore di sistemi di difesa aerea)

E NEL 2005 26,3

GIAPPONE

di Sovkomflot (la più grande società russa di trasporto marittimo)

Sergueï Prikhodko Funzione di governo: segretario generale aggiunto del presidente Nelle imprese statali: presidente del direttivo di TVEL (uno dei più importanti produttori mondiali di combustibile nucleare)

Alexandre Joukov Consigliere di Putin Funzione di governo: vice premier Nelle imprese statali: presidente Ferrovie russe

8,2

7,9

4,4

GIAPPONE

RUSSIA

4,3

INDIA 3,2

4,2

EAU

NORVEGIA 3,6

2,2 INDIA 38,2

mento perchè anche i nuovi partner si sono rivelati dipendenti al 100% dalle importazioni di gas russo. Suo malgrado Bruxelles deve fare i conti con Mosca per garantirsi i rifornimenti senza contare troppo sui paesi di transito. Il primo progetto avanzato dai russi prevede così la costruzione di nuovi gasdotti, escludendo la possibilità di trasportare il metano via nave, a causa dei prezzi molto elevati. Mosca e Berlino hanno così siglato un accordo per la creazione del gasdotto nord europeo sotto il cappello di Gazprom, BASF e E.ON., che arriverà in Germania direttamente dal Mar Baltico. Un’intesa trovata con l’ex cancelliere Gerhard Schroeder che una volta persa la poltrona è stato nominato per volere di Putin alla testa degli azionisti del| 60 | valori |

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RESTO DEL MONDO

9,7

IRAN

10,2

IRAQ

9,6

IRAQ

9,3

RESTO DEL MONDO

3,2 LIBIA

1,8 LIBIA

la North European Gas Pipeline Company (NEGPC). Nel progetto spicca Gazprom con il 51% delle quote mentre il consorzio tedesco ne possiede 24,5% ciascuno. Gazprom prevede di concludere la prima tranche del gasdotto nel 2010 e di trasportare fino a 55 miliardi di m3 nel 2013. La nuova via permetterà alla Russia di aumentare di un terzo il volume di approvigionamento di gas in Europa. Bruxelles ha accolto con entusiasmo la possibilità di un nuovo gasdotto, anche perchè proprio nel 2010 il continente rischia di essere prossimo alla crisi: i giacimenti di gas del Mare del Nord con cui ora viene alimentata l’Europa si stanno lentamente prosciugando, in Norvegia e in Gran Bretagna le estrazioni diminuiscono sempre più. La pipeline

RESTO DEL MONDO

8,7 7,1

3,5 RUSSIA

2,4 RUSSIA 40,0

11,5

VENEZUELA 5,3

3,2 NIGERIA

2,5 MESSICO 40,0

ARABIA SAUDITA

VENEZUELA 5,1

2,6 COREA DEL SUD

14,7

ARABIA SAUDITA

EAU

2,7 CANADA

3,5

STATI UNITI

KUWAIT

2,6 BRASILE

RESTO DEL MONDO

6,5

[IN %]

10,4

6,8

2,7 COREA DEL SUD

EAU

17,0

IRAN

6,7

2,6 CANADA

35,4

STATI UNITI

E NEL 2006

EAU

CANADA

RESTO DEL MONDO

LE MAGGIORI RISERVE NEL 1994

KUWAIT

VENEZUELA 3,7

CANADA 3,4

Kazakhstan, 2000

3,1 RUSSIA

VENEZUELA 3,9

2,4 BRASILE

Prikaspiyskaya. Aksai. Impianto di perforazione per l’estrazione del gas che lavora a temperature che scendono sotto lo zero.

3,1 GERMANIA

NORVEGIA 4,0 3,7

25,4

CINA

2,8 MESSICO

3,7

[IN %]

STATI UNITI

CINA GERMANIA

4,4

Risorse principali: petrolio (terzo al mondo), metano (primo), ferro, potassio, diamanti, carbone. Tasso di disoccupazione: 7,6% Pop. sotto la soglia di povertà: 17,8%

IAN BERRY / MAGNUM PHOTOS

entourage un ruolo all’interno del governo, di modo da ottenere un nuovo patto di ferro tra i due poteri: politico ed economico. I gioielli del nuovo capitalismo di Stato sono rappresentati da: Gazprom, gigante del gaz metano, con un volume di affari per 225 miliardi di dollari, cifra che supera quello di Wal-Mart e Royal Dutch Shell; Rosneft, compagnia petrolifera pronta all’esame della Borsa per 10 miliardi di dollari; le Ferrovie russe, con un milione e 200 mila dipendenti. Tutti gli amministratori di queste società appartengono alla rete dei fedeli del presidente russo (vedi riquadro). Dmitri Medvedev, uno dei possibili candidati a succedere a Putin, attualmente presidente di Gazprom, è nello stesso tempo vice Primo ministro. Igor Setchine, ex membro del KGB, presidente di Rosneft, è anche vice segretario generale del presidente. Secondo uno degli ex consiglieri economici del Cremlino, Andrei Illarionov, ora apertamente critico con il presidente, la classe dirigente russa si è trasformata in un’impresa.

2,6 NIGERIA 27,2

RESTO DEL MONDO

38,2

del Baltico avrà un grande centro di stoccaggio in Belgio e delle diramazioni verso la Svizzera e Finlandia. Ma l’espansione ad ovest di Gazprom non si limita al nord. Il secondo progetto, che passa sotto il nome di Blue Stream vede alleati Russia, Turchia e Italia. Il gasdotto è stato ideato per alimentare tutte le regioni del sud e centro Europa, attraversando la Grecia ed eseguendo diverse ramificazioni, tra cui in un secondo tempo quella verso il sud Italia. Il tratto turco è già stato completato mentre sul proseguimento verso il nostro paese è sorta nel 2005 ben più di un’ombra. Nell’affare sono infatti spuntati gli interessi personali dell’allora premier Silvio Berlusconi attraverso la partecipazione della Central Energy Italian

gas Holding AG (CEIGH). La società appariva controllata per il 33,33% da azioni dell’impresa Mentasti-Granelli (l’omonimo proprietario è un caro amico di Berlusconi) e per il resto da filiali di Gazprom. Dopo lo scandalo c’è stata la sospensione dell’operazione verso la tranche italiana. Al momento Eni e la società turca Botas proseguono invece la costruzione della pipeline dalla Turchia alla Grecia con una capacità di approvvigionamento per 8 miliardi di m3 all’anno. Mosca in questa conquista di sempre maggiori fette di mercato in Europa ha acquisito un tale potere da essere in grado di dettare le condizioni. Un esempio ne sono le recenti pressioni delle autorità russe sulla multinazionale anglo-olandese Royal Dutch Shell per cedere le proprie azioni che le garantivano la maggioranza, nel Sakhalin-II. Il progetto prevedeva il trasporto per nave dal 2008 del metano liquido dall’isola di Sakhalin, nell’estremo oriente russo. Shell, che possedeva il 55% delle quote ne cederà il 30% ai gigante dell’energia russo. Il Cremlino aveva apertamente minacciato la multinazionale di perseguirla per inquinamento dell’ambiente se non avesse ceduto. Gazprom acquisterà sempre per Sakhalin-II altre quote dai gruppi Mitsui e Mitsubishi, di modo da diventare socio di maggioranza. Tra due anni dalle navi russe verranno quindi consegnati rifornimenti di metano a Stati Uniti, Messico, Corea e Giappone. Ma non è che l’inizio: anche altri accordi potrebbero essere presto messi in discussione dal Cremlino. Nel mirino ci sono già le multinazionali BP, Exxon, Mobil e Total.

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| internazionale | Svezia |

Un futuro oltre il petrolio senza investire sul nucleare Making Sweden an oil free society è l’ambizioso progetto del governo di Stoccolma

per diventare indipendente dall’oro nero. Entro il 2020 quella svedese sarà la prima economia al mondo a vivere senza petrolio. Trasporto, grande industria e riscaldamento i settori che avranno la priorità.

U

N FUTURO SENZA PETROLIO PUÒ ESISTERE. La strada è lunga e piena di difficoltà. Ma perseguibile e la Sve-

DAVIDE MONTELEONE / CONTRASTO

zia lo sta dimostrando con coraggio. Dopo che nel 2005 l’uragano Katrina ha danneggiato la capacità di estrazione e raffinazione del petrolio del Golfo del Messico e il prezzo del barile è schizzato alle stelle, il Paese scandinavo ha deciso di dire definitivamente basta al petrolio. Con un’ambizioso progetto dal titolo "Making Sweden an oil free society", il primo ministro di Riccardo Sacco svedese, Goeran Persson, ha annunciato che Stoccolma diventerà «completamente indipendente dall’oro nero entro il 2020», accelerando così il passaggio dall’era dei combustibili fossili a quella delle fonti energetiche rinnovabili. Sfruttando, cioè, le biomasse, l’energia prodotta dalle onde e dalle maree e il vento. Se tutto va come previsto, la Svezia sarà la prima economia al mondo a vivere senza il petrolio. E tutto questo, non costruendo impianti nucleari di nuova generazione. Il governo ha redatto il rivoluzionario documento, avvalendosi di una commissione composta da industriali, accademici, agricoltori, ricerspecificato che si vogliono sostituire tutti i combustibili foscatori di case automobilistiche, associazioni ambientaliste sili, prima che il cambiamento del clima distrugga le ecoe dipendenti pubblici. Gruppo di lavoro creato ad hoc per nomie». L’impegno svedese, infatti, è prima di tutto, una ritrovare la strada d’uscita alla dipendenza dal greggio. sposta al mutamento globale dell’ambiente. Risposta che Gli ultimi uragani che hanno messo in ginocchio gli mette la Svezia al comando del gruppo dei Paesi verdi. Stati Uniti sono stati solamente una goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno. In Svezia, infatti, il percorECONOMICHE. Oltre alla salvaguardia ambientale, il piano è so per l’epocale cambiamento è stato intrapreso fin dagli dettato anche dalla necessità di slegare l’economia svedese anni ‘70, quando il costo del greggio ha toccato livelli redal destino fluttuante degli approvvigionamenti di petrocord, mai più raggiunti in seguito. Da allora, Stoccolma lio. Gli scambi e la bolletta energetica sono troppo soggetha sempre cercato di limitare l’uso del petrolio (l’energia ti all’instabilità della situazione mediorientale e alla creprodotta attraverso l’olio combustibile è passata dal 77% scente domanda dei Paesi di nuova industrializzazione. del 1970 al 32% del 2003), attraverso la costruzione di imInoltre, il Comitato per l’energia del "Royal Academy of pianti nucleari e il crescente utilizzo delle fonti alternatiScience" di Stoccolma, ha messo in guardia il Paese dal fatve. Per Stoccolma, ci sono una serie di buone ragioni per to che «le forniture mondiali di petrolio, ora ai livelli masIl parco scientifico farlo. «Ragioni di cui tutta la popolazione», sottolinea Pesimi, diminuiranno entro poco tempo. Situazione che farà di Kista è il maggiore ter Kisch, economista svedese esperto di sviluppo sostescattare una recessione economica globale, causata proprio parco scientifico d’Europa e il secondo nibile, «è ben consapevole». dagli elevati costi del greggio». Perseguire politicamente al mondo dopo l’approvvigionamento energetico alternativo, inoltre, vuol l’agglomerato tecnologico di Silicon dire anche business. Il Paese, infatti, conta di diventare un AMBIENTALI. Nell’annunciare la nuova strategia energetica, Valley in California. modello a livello internazionale e di esportare tecnologie il ministro dello Sviluppo Sostenibile, Mona Sahlin, «ha Stoccolma, 2001 | 62 | valori |

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sui mercati delle soluzioni energetiche rinnovabili. «Un settore in cui», specifica Kisch, «le compagnie scandinave sono già ben posizionate». In quest’ottica, quindi, considerando la crescente fame di energia del mondo, il new deal svedese si configura come un investimento pionieristico.

GEOPOLITICHE. Con la crescente influenza della Russia, infine, l’opzione rinnovabili mette al sicuro lo Stato nordico dall’uso politico che il Cremlino, tramite la Gazprom, sta facendo dei suoi giacimenti di gas. «Un uso che», precisa Kisch, «preoccupa non poco l’attuale governo di centrodestra».

Luci e ombre Insomma, la scelta svedese è oggettivamente intelligente e il piano ambizioso. Ma non è tutto oro quel che luccica. Nello specificare gli obiettivi concreti, infatti, Stoccolma ha abbassato un po’ il tiro e nel progetto ha parlato di «riduzione della totale dipendenza dal petrolio solamente in quelle aree dove il raggiungimento di questo risultato richiederebbe un tempo molto più lungo di

14 anni». Ovvero trasporto, grande industria e riscaldamento. E lì ha concentrato i suoi sforzi. Dal 2020, la società svedese dovrebbe «ottenere un uso dell’energia più efficiente del 20%», non sarebbe «usato il greggio per riscaldare gli edifici e il trasporto su strada dovrebbe ridurre il consumo di benzina e nafta tra il 40 e il 50%». In più, l’industria dovrebbe «tagliare l’utilizzo di petrolio tra il 35 e il 40%». Difficile, dunque, ammettere realisticamente che nel 2020, la Svezia non userà più il petrolio. Di tracce ce ne saranno. Ma sempre meno e l’approccio sistemico dell’esecutivo scandinavo ne valorizza gli sforzi. Un impegno da cui, soprattutto l’Italia, dopo aver staccato nel 2006 un assegno da 48 miliardi per la sua bolletta energetica (10 in più del 2005: la fattura più salata di tutti i tempi), dovrebbe trarre esempio. Per realizzare la sua strategia, la Svezia attuerà le seguenti misure. «Sgravi fiscali per la conversione degli impianti dal petrolio, incremento dell’energia alternativa, introduzione di un maggior numero di misure per i combustibili rinnovabili, investimenti più cospicui nello sviluppo di una società rinnovabile e prosecuzione degli investi|

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«guida auto ibride o ad etanolo». Mercato in cui il governo svedese si sta già impegnando, lavorando di concerto con le università, i centri di ricerca e i produttori di autoveicoli (Saab, Volvo e Scania) per creare macchine e camion che bruciano combustibili biologici. Un altro segreto della Svezia è la larga diffusione della coscienza ecologica, presente, oltre che nelle istituzioni, anche in tutte le parti sociali. Dalle industrie alle banche. Le grosse cartiere e i mulini usano la corteccia degli alberi per produrre energia. La Volvo è all’avanguardia nella scelta di soluzioni di sviluppo sostenibile che sono state replicate in altre parti del mondo (non vengono utilizzate alcune sostanze ritenute dannose per l’ambiente nella costruzione delle automobili). E la Seb, uno dei principali istituti di credito scandinavi, offre finanziamenti a tassi inferiori di un punto e mezzo a chi compra un’auto a basso impatto ambientale. I fornitori nazionali di energia, infine, sono obbligati a fornirne una quota rinnovabile. Le compagnie petrolifere, infatti, devono attrezzare le nuove stazioni di rifornimento con colonnine per i nuovi combustibili. Sinergie, nel comparto delle quattro ruote, a cui si aggiunge anche la possibilità, per chi acquista un’auto a bioetanolo o a biogas, di parcheggiare gratuitamente in 20 città e di entrare senza pagare il pedaggio nell’area di Stoccolma a traffico limitato. I risultati sono ottimi: negli ultimi mesi la quota di auto ecologiche immatricolate è balzata al 13% del mercato locale. Un vero fenomeno. Ci sono due sole zone d’ombra nel nuovo corso energetico svedese. Interrogativi a cui, per il momento, è difficile dare una risposta. Quale sarà, cioè, il ruolo che l’energia nucleare giocherà nell’economia scandinava e i livelli complessivi d’investimento, che devono ancora essere discussi e approvati. Quasi tutta l’energia elettrica del Paese proviene da centrali idroelettriche e da impianti nucleari (per il 52%). Per quanto nel 1980 un referendum abbia stabilito di rinunciare all’energia nucleare entro il 2005, in Svezia sono attivi ancora cinque reattori su dodici. Per il timore di perdere la relativa competitività internazionale, la loro chiusura è appena stata posticipata dal Parlamento al 2010. Inoltre, «l’energia che proviene da questi reattori, ulteriormente potenziati», sottolinea Kisch, «è ancora un business. Le grandi industrie, come quella della carta e dell’acciaio, hanno bisogno di energia elettrica a basso costo, considerando anche il fatto che il mercato energetico locale non è stato ancora del tutto liberalizzato». È stato valutato che le attuali centrali resteranno in funzione fino al 2050, ma da qui in avanti, i combustibili biologici saranno preferiti all’atomo.

In Svezia sono ancora attivi cinque reattori nucleari, che forniscono il 52 per cento dell’energia elettrica. Il referendum del 1980 imponeva la dismissione delle centrali nucleari entro il 2005. Il Governo ha prorogato questo termine fino al 2010.

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menti nel teleriscaldamento (in genere geotermico o a biomassa)». Kisch ricorda che «nel potenziare le sue fonti alternative (è uno dei punti di forza che consentirà alla Svezia di avere successo), il Paese parte già avvantaggiato rispetto a tutte le altre economie avanzate. Nel 2003, l’utilizzo di fonti rinnovabili ha contribuito al 23% della produzione energetica nazionale, contro una media europea del 6 %. E l’impiego dell’energia geotermica e dei biocombustibili nel riscaldamento degli edifici ha già ampiamente rimpiazzato quello dei combustibili fossili. Il settore, infatti, si è completamente trasformato negli ultimi 10 anni, anche grazie alle tasse verdi con cui il governo ha incoraggiato i proprietari di case ad abbandonare la vecchia caldaia a cherosene. Per convertirla ci vogliono solamente 2100 euro». Per il riscaldamento domestico viene largamente utilizzato anche il calore residuo degli impianti industriali. Emissioni che, se per le aziende sono rifiuti, per i cittadini diventano energia a buon mercato.

Il nucleare è ancora un business

SVEZIA Superficie: 450,000 km2 terzo paese più esteso in Europa Occidentale Foreste: 53% Montagne: 11% Aree coltivate: 8% Popolazione: 9 milioni di abitanti Pil 2005: +2,7% Pil pro capite: 29.800$

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Questo grande Paese (449.964 km quadrati) a bassissima densità di popolazione, è ricoperto per buona parte da foreste con un eccellente patrimonio di risorse naturali (legname, acqua e ferro). La Svezia, quindi, può già fare affidamento sull’energia idroelettrica. Fonte che, assieme ai biocarburanti prodotti dalle immense distese boschive, fornirà, secondo il piano di Stoccolma, il grosso dell’energia. Il programma ha calcolato che, nelle migliori previsioni, «la fornitura di biocarburanti potrà salire da 108 Twh a 150 nel 2020 e 228 nel 2050». Obiettivo da raggiungere con una sorta di rivoluzione agricola che comporterà «il miglior utilizzo della terra esistente e delle foreste». Ventitre milioni di ettari, ora, ampiamente inutilizzate. Ma la porzione di boschi usata per questi scopi, infatti, potrebbe salire «a 200.000 ettari nel 2020 e a 1.150.000 nel 2050». Nel programma, poi, ci sono incentivi fiscali per chi

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I Rothschild

La storia dei banchieri più potenti del mondo

Qui a fianco, James Rothschild. Sotto, i coniugi Rotschild con la regina Elisabetta a Meautry. A destra, i cinque fratelli a capo della dinastia: in alto Amschel; sotto, Nathan e Solomon, James e Carl.

di Andrea Montella

Datemi la possibilità di emettere la moneta di un Paese “ e non m’importerà più di chi scrive le sue leggi ”

Nathan Rothschild

EL XVIII SECOLO, IN GERMANIA, UN UOMO ORIGINARIO DI HANNOVER, città della Bassa Sassonia, si trasferì a Francoforte e vi aprì un conio di monete, con ufficio contabile e sull’entrata appose la sua insegna, un’aquila romana su uno scudo rosso. Quell’uomo era Amschel Moses Bauer. Più che per il nome del proprietario, la sua ditta divenne famosa per l’insegna apposta: uno “Scudo Rosso”, in tedesco Das rothe Schild. La casa natale della Alla sua morte ereditò l’attività il figlio Mayer Amschel Bauer che, tra le prime cose, cambiò il suo cognome in famiglia a Francoforte. Rothschild e poi modificò radicalmente la sua attività: non prestò più i soldi solo ai privati, ma a governi e monarchi. In questo modo i prestiti erano di entità maggiore e godevano delle assicurazioni fornite dalle tasse pagate dai cittadini delle varie nazioni. Oltre a far pratica negli affari, Mayer Rothschild faceva figli in abbondanza: dal suo matrimonio nacquero cinque maschi, che crescendo vennero iniziati ai segreti connessi al mondo del denaro e della finanza speculativa, con una particolare predilezione per quella tecnica che gli esperti chiamano “riserva frazionale bancaria” che serve a moltiplicare la moneta emessa. (vedi BOX ). Per meglio capire come funzionava il mondo e come trarne profitto Rothschild inviò, in ogni capitale che contava uno dei suoi figli, aprendovi filiali della banca di famiglia. Il figlio maggiore di Mayer, Amschel, rimase nella città natale, Francoforte; Salomon il secondogenito venne inviato a Vienna; Nathan il terzogenito, considerato il più abile, nel 1798 a Londra; il quarto della dinastia, Karl, andò a Napoli; il quinto, Jabob, chiamato anche James, fu spedito a Parigi. I Rothschild erano entrati nelle grazie e in affari con il monarca più ricco d’Europa, il principe Guglielmo di Hesse-Cassel, nipote dello zar e del re di Svezia. Con l’arrivo di Napoleone, Guglielmo fu costretto all’esilio, riuscì comunque ad inviare alla filiale dei Rothschild a Londra, 550mila sterline, una cifra enorme, da investire in titoli consolidati, obbligazioni e titoli di Stato inglesi. Ma Nathan Rothschild utilizzò il denaro per sé. Era chiaro per il banchiere che le guerre napoleoniche potevano essere sfruttate investendo nel settore bellico, essendo questi investimenti i più remunerativi. Quando Guglielmo di RISERVA FRAZIONARIA Hesse-Cassel tornò nella sua Wilhelmshöhe, nel 1815 poco tempo prima della sconfitta di Napoleone a Waterloo, pretese dai Rothschild la LA RISERVA FRAZIONARIA È UN MOLTIPLICATORE DEL CREDITO: in Europa la riserva frazionaria è allo 0% per le seguenti passività: depositi con durata prestabilita restituzione del denaro a loro affidato. I banchieri lo assecondarono e superiore a due anni; depositi rimborsabili con preavviso superiore a due anni; pronti contro termine; titoli di debito emessi con durata prestabilita superiore a due anni. gli restituirono la somma, maggiorata dell’8 per cento come se gli inÈ al 2% per ogni altra passività prevista dal regolamento 1745/2003 della BCE. vestimenti fossero stati fatti secondo le direttive del principe, ma taQuando la riserva è pari al 2% la banca può prestare fino al 98% del capitale depositato, cioè 98 centesimi per ogni euro versato. La somma di tutti i prestiti cendo degli ingenti profitti realizzati con i suoi soldi nelle speculaziogenerati da un primo nuovo deposito risulterà un multiplo del primo deposito, ma di valore inferiore. ni derivanti dalle guerre di quel periodo. Grazie a queste raffinatezze Si parla pertanto di moltiplicatore monetario che agisce a livello di sistema finanziarie Nathan Rothschild poté accrescere il capitale di 20 mila bancario e non, come molti erroneamente credono, a livello di singola banca: a fronte di una percentuale di riserva al 2%, il sistema bancario può arrivare a prestare fino sterline affidatogli dal padre sino a giungere i 50 milioni di sterline.I a 50 volte il deposito iniziale. L’espansione del credito assicura tassi di crescita per un periodo anche decennale, ma inevitabilmente porta o a crisi di sovrapproduzione Rothschild, con le banche che si muovevano in sinergia e che utilizo di insolvenza delle imprese alla scadenza dei debiti, a cui segue un eccesso di moneta zavano le tecniche di riserva frazionale bancaria, in pochi decenni diprestata che continua a circolare, non corrisposta da una ricchezza reale, causa a sua volta di inflazione e calo della domanda. Il sistema funziona perché i clienti vennero la famiglia più ricca del mondo. E grazie ai debiti contratti delle banche non chiedono mai tutti contemporaneamente la restituzione del denaro versato; se lo facessero le banche sarebbero insolventi e andrebbero in bancarotta. con loro dalla dissoluta nobiltà d’Europa, ne inglobarono non solo i patrimoni, ma anche il potere politico. Erano così potenti che la Ban-

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Finanza, oro, materie prime, informazione, ogni guerra è stata ed è un’occasione di profitto. Il mondo è il loro carrello della spesa

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potere assoluto. Ne è una riprova la composizione della Federal Reserve: Rothschild di Londra e Berlino, Warburg di Amburgo e Amsterdam, Lehman Brother di Parigi, Banca Kuhln Loeb di New York, Banche Israel Moses Seif, Goldman Sachs di New York, Chase Manhattan (Rockefeller) di New York. Anche Himmler e Hitler avevano sperimentato la potenza, sia palese che sotterranea di questi banchieri quando, dopo l’arresto da parte delle SS di Louis Rothschild all’aeroporto di Vienna il 10 marzo 1938, furono costretti ad accettare le condizioni dei Rothschild per la sua liberazione. Herr Baron fu confortato, durante la sua breve prigionia, da una cella con un orologio e un enorme vaso Luigi XV, coperte di velluto arancione e cuscini multicolori, pranzi ordinati alla cucina di un albergo e un apparecchio radioricevente Siemens ultimo modello. Alla liberazione del barone Rothschild contribuirono due fattori: i ca di Francia, fondata da Napoleone nel 1800, fu sempre al loro fianprestiti nazionali lanciati nel 1937 dal Reich e controfirmati dai banco nella seconda metà dell’Ottocento. chieri “fratelli” come i Mendelsohn, Bleichröder, Arnhold, Dreyfuss, I Rothschild aumentarono il loro potere concedendo prestiti a setStrauss, Warburg, Aufhaüser e Beherns; la stretta correlazione tra la sotori monopolistici di svariate industrie, andando contro le regole della cietà segreta bavarese Thule, fondamentale nella nascita del nazismo, libera concorrenza e favorendo politiche di aumento dei prezzi. Furono e la loggia degli Illuminati. I Rothschild nel combattere il marxismo loro a finanziare Cecil Rhodes, permettendogli di diventare il monopogià avevano speso molti soldi nel tentativo di far sorgere lista dei terreni auriferi e diamantiferi del Sudafrica. Negli forme di pseudosocialismo, capace di bloccare l’espansioUsa finanziarono la nascita del monopolio ferroviario. In BIBLIOGRAFIA ne di questa cultura che minava i loro interessi e la loro Palestina furono fondamentali nell’aiutare la “colonizzavisione del mondo. zione “ di quelle terre: nel 1882 il barone Edmond ne preFrederic Morton I favolosi Rothschild Grazie ai finanziamenti dei Rothschild e di Cecil Rhose in mano l’amministrazione, che funzionava nella più Jolly Rizzoli, 1966 des nacque la Società Fabiana che proponeva un modelclassica tradizione coloniale. I tentativi di ribellione dei coGuy de Rothschild lo di socialismo dirigistico ed autoritario e di cui uno dei loni vennero repressi con l’uso della gendarmeria. Gli sconBuon viso alla fortuna De Agostini, 1984 suoi membri più autorevoli e carismatici, George Bernard tri del 1887-88 furono i più violenti: furono espulsi tutti coAnka Muhlstein Shaw dava di quel modello sociale la più esaustiva spieloro che non si sottomettevano alla volontà del barone. James de Rotschild gazione politico-programmatica: “Il socialismo non perOltre a controllare il petrolio russo di Baku, attraverso Biografie Bompiani,’83 metterebbe a nessuno di vivere in povertà. Chiunque verla National Bank di Cleveland, una delle banche di loro Egon Corti I Rothschild rebbe nutrito a forza, vestito, alloggiato, istruito e proprietà, finanziarono John D. Rockefeller con lo scopo di Dall’Oglio, 1974 collocato in un posto di lavoro, gli piaccia o meno. Se si monopolizzare il settore della raffinazione del petrolio. Walter Hagen dovesse scoprire che una persona non vale umanamente Quindi possiamo dire che è grazie a quell’investimento che Operazione Bernhard tutti questi sforzi, probabilmente si troverebbe un modo è potuta sorgere prima la Standard Oil e in seguito la Exxon. Garzanti, 1956 indolore per toglierla di mezzo”. Il potere di questi banchieri è più che enorme: è un

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economiaefinanza

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altrevoci I FIORI DELVUOTO SBOCCIANO NEL LONTANO GIAPPONE

L’ERA DEL PETROLIO HA FINITO LA BENZINA

UNA VITA SPESA CONTRO LA GUERRA

I SIGNORI DEL CLIMA SIAMO TUTTI NOI

UN LIBRO IN CASA È COME UN ANTIFURTO

ILSOGNO AMERICANO AI TEMPI DELLA ENRON

Nel momento in cui il dibattito sociopolitico nel Vecchio Continente si arrovella intorno alla ricerca di radici comuni, la filosofia giapponese potrebbe essere d’aiuto all’Europa, soprattutto se la si guardasse dal punto di vista del metodo. Figlia dei vicini di casa, Corea e Cina, la cultura giapponese ha saputo rielaborare sapientemente quanto appreso dalle altre nazioni, anche nemiche. Cio’ che noi interpreteremmo come sudditanza e sottomissione, i nipponici lo trasformano in indipendenza, facendo proprio e trasformando in forme originali tutto ciò che proviene dal mondo esterno, purché connotato da elementi di novità. È avvenuto in campo economico, militare, scientifico e, perché no, anche religioso (il buddismo viene introdotto dalla Corea e rielaborato in una forma originalissima). Il Giappone, che è il vero estremo oriente, al di là del quale c’è solo l’oceano, è in divenire per definizione. Come le sue coste, scosse dai terremoti e flagellate dai tifoni sono “un prototipo di morfologia dell’instabilità. Non stupisce che il sentimento della transitorietà, dell’impermanenza, dell’incosistenza dei fenomeni - primariamente della condizione umana -sia un elemento caratteristico e fondativi dell’identità culturale dei giapponesi. Ciò che per le altre culture è piuttosto l’esito di speculazioni intellettuali e di intuizioni spirituali, per i giapponesi è atavica esperienza di vita quotidiana…”.

L’era del petrolio è finita. La curva di Hubbert sta velocemente raggiungendo il suo picco, poi inizierà la discesa fino a quando si metterà la parola fine sulla risorsa che tiene in piedi l’intera economia mondiale. La Svezia ha dichiarato che entro il 2020 abbandonerà la produzione basata sull’oro nero, a ruota, anche se più timidamente, la stanno seguendo altri Paesi del nordeuropa. Cosa fare? Jeremy Leggett, famoso insider dell’industria petrolifera, denuncia con forza ciò che le multinazionali del petrolio si rifiutano di dire: il petrolio entro dieci anni finirà. Svela le collusioni tra governi e corporation, sbugiarda la scienza dell’estrazione che sta sprecando la risorsa, mette in guardia sul disastro ambientale in atto, aggravato dal ritorno del carbone, utilizzato massicciamente in Cina. L’uragano che ha sconvolto New Orleans è solo un assaggio. Tecnologia, fonti alternative rinnovabili e sostenibili sono già a portata di mano. Adottarle si puo’, politica permettendo.

Seymour Melman (1917 -1984) ha scritto questo libro quasi fosse una summa dell’impegno di un’intera esistenza. Esperto di economia militare e riconversione industriale a produzioni civili, Melman analizza la potenza militare Usa e il suo sviluppo a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti da soli producono la metà della spesa militare mondiale. Come scrive nella bella prefazione Marcus Raskin (già consigliere alla Casa Bianca di John Kennedy), l’autore prima di altri, e a differenza dei keynesiani, aveva capito che la spesa militare non è un sostegno alla società, bensì un meccanismo che impoverisce. Vivere in un’economia di guerra permanente porta al declino di settori vitali e indispensabili per la tenuta della società, come la pubblica istruzione e la sanità. Accanto ai conflitti nel mondo, c’è, dunque, un’altra guerra combattuta dai manager di Stato contro i cittadini che lavorano per vivere.

Fra settant’anni l’Europa del sud sarà desertificata e per fare una vacanza al mare bisognerà trasferirsi al nord, dove il clima sarà più temperato. In soli 200 anni, dicono i climatologi, abbiamo sconvolto il ciclo di decine di milioni di anni. Alcune specie animali, come il rospo dorato, si sono già estinte. Una specie pregiata, come il corallo della Grande barriera corallina, sta perdendo la sua pigmentazione e presto si frantumerà. Le immagini satellitari mostrano che a partire dal 1979 i ghiacci estivi della calotta artica si stanno ritirando. La causa è il cambiamento climatico in atto. Una situazione che ha tra i principali imputati l’emissione massiccia nell’atmosfera dei gas serra, che accellerano il surriscaldamento del pianeta. Nessun essere umano si puo’ chiamare fuori, perché l’innalzamento della temperatura colpisce tutti indistintamente. Siamo noi i signori del clima e siamo noi con i nostri comportamenti e con le nostre scelte ad avere in mano le sorti della civiltà umana.

Avere una certa quantità di libri in casa, evita la visita dei ladri. Esiste un coefficiente , il “Lime” (libri per metro quadro), in base al quale si puo’ calcolare quante volte vi svaligeranno la casa. La formula per calcolarlo è la seguente: superficie dell’appartamento diviso il numero di libri. Le abitazioni con una densità maggiore di 2,5 libri per metro quadro presentano un indice di furti inferiore alla media nazionale. Questo ha affermato il professor Hugo Viro, al convegno “La tradizione che si rinnova”, dove l’oggetto principale è il libro e il suo salvataggio da una fine sicura. Minacciato, oltre che dalla polvere, anche dallo filesharing, per salvare il libro, secondo Viro, bisogna saperne apprezzare i molteplici utilizzi. I libri possono diventare così preziosi ed economici antifurto (vedi sopra), sostituti di sedie, ombrelli d’emergenza, armi e barbecue nel caso di vecchie enciclopedie e collane improbabili, volumi che al macero sarebbero rifiutati. Anche in cucina il libro ha il suo perché: due pagine saltate in padella, con coste di volume. E il pranzo è servito.

Un diario americano. Una riflessione a metà tra l’esperienza letteraria e il saggio politico. Giulio Sapelli, professore di Storia economica e analisi culturale delle organizzazioni alla Statale di Milano, è a New York per fare una ricerca sulla nuova classe agiata nordamericana. Dal suo piccolo appartamento nei palazzi dietro Washington Square deve decodificare il nuovo tempo che attraversa l’America e il ridemensionamento del suo sogno. Gli scandali finanziari, Enron su tutti, hanno reso chiaro agli occhi del mondo che la democrazia degli azionisti non esiste più o, forse, non è mai esistita. Tutto è cambiato, persino l’aria che si respira nelle hall dei grandi alberghi non è più la stessa. Sapelli incontra e racconta la New York di alto rango, ma anche la gente comune: muratori, studenti, bancari, poliziotti, bibliotecari, quella forza lavoro precaria e abbondante (perché il lavoro lì abbonda) che rende efficiente la società nordamericana. Una riflessione intima e collettiva al tempo stesso.

GIUSEPPE JISO FORZANI I FIORI DEL VUOTO

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narrativa

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UN BORDELLO DUE DESTINI E UN AMORE INFINITO I RAGIONEVOLI DUBBI SULLA GIUSTIZIA DELL’AVVOCATO GUERRIERI

Nel 1813 in un bordello di Konigsberg, vengono al mondo due bambini: Henrietta e Hercule. Un destino comune che subito prende una piega Era un libro atteso da molti. La terza puntata diversa per i due piccoli. dell’avvocato barese Guido Guerrieri è arrivata Henrietta è bella e sana. Occhi nelle librerie e ha fatto subito centro. color nocciola e capelli di seta, Gli estimatori di Gianrico Carofiglio, scrittore è venuta al mondo come di rango prestato alla magistratura, non sono conviene a una dama d’alto rimasti delusi. “Ragionevoli dubbi” riprende rango. Avvolta in un caldo un discorso sulla giustizia e il valore della legge panno di lino, riposa nelle interrotto con “Ad occhi chiusi”. braccia della madre. Hercule Un uomo è in carcere con un’accusa è un concentrato di deformità: pesante per traffico di droga. Lui si dichiara testa enorme, gambe da nano, innocente, nonostante contro di lui ci siano labbro leporino. Sua madre, circostanze gravi, precise e concordanti. una ragazza slava raccolta E poi lo sventurato ha confessato. per strada da una maitresse, C’è però anche la possibilità che quell’uomo è morta per dargli la vita. sia stato fregato proprio dall’avvocato Hercule però ha un dono che l’ha difeso nel processo di primo grado. speciale: riesce a leggere Un caso controverso, incastrato a metà i pensieri altrui. Una qualità tra una questione di diritto penale e una di etica che lo rende unico e al tempo professionale. Già, perché la regola non scritta stesso lo espone alla vuole che un avvocato non butti a mare superstizione della gente un proprio collega. Cose non scritte, ma che e alla persecuzione della Chiesa valgono in tutti i tribunali. Questioni corporative. che vede nella sua deformità Come se non bastasse quell’imputato è un tizio il segno del maligno. scomodo: Fabio Raybàn, picchiatore fascista Hercule sopporterà ai tempi del movimento studentesco. Uno poco tutto questo grazie alla forza simpatico alla gente, figuriamoci a un giudice. dell’amore profondo Lui si proclama innocente ad oltranza che lo lega a Henrietta. e i dubbbi che si insinuano nella testa del suo difensore a ben vedere sono tutti ragionevoli. GIANRICO CAROFIGLIO RAGIONEVOLI DUBBI

CARL JOHAN VALLGREN STORIA DI UN AMORE STRAORDINARIO

Tea, 2006

Sellerio, 2006

Bollati Boringhieri, 2006

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MANDELA IL RITRATTO DI UN GRANDE UOMO

OLTRE IL FANGO VIVE LA CITTÀ

L’OBIETTIVO NEL CARCERE PIÙ FAMOSO D’ITALIA

COMMERCIO EQUO SPIEGATO AI BAMBINI

L’alluvione di Firenze è un ricordo entrato a far parte della memoria collettiva. Lo stesso regista Marco Tullio Giordana, nel film capolavoro “La meglio gioventù”, lo ha inserito come uno dei momenti importanti della storia d’Italia del Secondo Dopoguerra. L’intero Paese si mobilitò per correre in aiuto della città simbolo del rinascimento italiano. La sciagura e la distruzione che non avevano portato le armi, la portarono seicentomila tonnellate di fango e nafta bagnata che precipitarono su una città medievale, custode di incommensurabili tesori d’arte. Dopo due giorni, l’acqua aveva devastato e offeso lo splendore artistico di Firenze. Questo libro, a distanza di quarant’anni, con le sue 120 foto, racconta ciò che successe. La raccolta fotografica è frutto della collaborazione tra i Vigili del Fuoco e la “Fratelli Alinari”, che hanno ricostruito insieme un appassionante resoconto, selezionando le tante immagini dell’alluvione presenti nei loro archivi.

San Vittore è il carcere più conosciuto in Italia. Per la prima volta un libro fotografico ha provato a raccontarlo da dentro. Una raccolta che comprende 66 fotografie in bianco e nero, realizzate nell’arco di dodici anni, prima in quelle rare occasioni, celebrazioni e spettacoli, in cui le porte si aprivano, e poi in diversi servizi per i giornali, compreso “Magazine 2”, il notiziario dei detenuti. Foto che testimoniano avvenimenti significativi di San Vittore, ma anche situazioni psicologiche e ambientazioni particolari della detenzione. Le foto sono state esposte in una mostra all’interno del carcere milanese e al binario 21 della Stazione Centrale, altro luogo simbolo. Da lì, infatti, dopo esser passati dal carcere, partivano i deportati ebrei e politici alla volta dei campi di sterminio. Roby Schirer è stato presidente dell’associazione dei fotoreporter.

A CURA DI J. T. HILL WALTER EVANS - ARGENTO E CARBONE

M. D’ASCENZO, P.F. LISTRI, G. MAZZINI OLTRE IL FANGO - FIRENZE 1966

ROBY SCHIRER SAN VITTORE, CUSTODISCILI

«Ciao Bambini! Io mi chiamo Eq e vengo dal pianeta Eq46. Sono venuto sulla vostra terra per scoprire tante cose nuove. Perché non venite con me? Scrivete qui sotto il vostro nome. Fate un click sul pulsante della storia che volete vedere e partiremo insieme». A quel punto comincia il gioco e la conoscenza. Volete sentire la storia del caffè del commercio equo e solidale? Juan, un simpatico contadino del Chiapas, vi racconterà cosa accade nella comunità messicana di Tzeltal che raccoglie oltre 600 famiglie che vivono dignitosamente grazie al commercio equo. Un chicco di caffè parlerà della sua esperienza, della disponibilità di Juan e della protervia di alcuni signori occidentali, dai vestiti eleganti, che pretendevano di imporre il prezzo contro la volontà dei contadini. Nei testi sono contenuti i link sulle parole chiave, che rimandano ad un glossario: prezzo giusto, botteghe, multinazionali, borsa del caffè. Allo stesso modo si puo’ conoscere la storia di altri prodotti come cacao e cotone.

Alinari, 2006

Alinari, 2006

WALTER EVANS E LA GRANDE DEPRESSIONE AMERICANA

Nelson Mandela è stato rinchiuso in un carcere per quasi tutta la vita, perché chiedeva diritti e dignità per il suo popolo. La sua lotta, però, alla fine ha avuto la meglio: gli è valsa un Premio Nobel e ha rappresentato, non solo per i neri d’Africa, un esempio di riscatto e di giustizia. Mandela, una volta scarcerato, è diventato presidente del Sudafrica, ma anziché abbandonarsi alla vendetta, ha predicato il perdono purché ci fosse l’affermazione e l’assunzione di responsabilità da parte del passato regime. Mandela sa che il prezzo del perdono va calcolato sul costo della verità. Il racconto di questo viaggio verso la libertà viene affidato alle immagini, ai documenti e alle oltre sessanta interviste realizzate appositamente per questo volume. I grandi leader del mondo, gli amici e i conoscenti - da Bill Clinton a Tony Blair, da Bono degli U2 al Presidente Thabo Mbeki- hanno contribuito con le loro singole storie a realizzare questo ritratto. La prefazione è di Kofi Annan, l’introduzione è del reverendo Desmond Tutu.

il 29 ottobre del 1929, un colossale crack investì la borsa di New York. Gli Stati Uniti d’America entrarono in una profonda crisi che interessò trasversalmente tutti gli strati sociali e tutte le professioni. Milioni di individui furono ridotti sul lastrico e iniziò così quella che tutto il mondo ricorderà come “La grande depressione”. Con la crisi arrivò una disoccupazione spaventosa: 14 milioni di disoccupati, un livello mai toccato prima dagli Stati Uniti. Per tre anni, dal 1935 al 1937, il fotogiornalista Walker Evans (1903 - 1975) ha percorso in lungo e in largo gli Usa, raccogliendo le immagini di questa drammatica situazione economica e sociale. Il suo obbiettivo ha ritratto paesaggi, case, scuole e le architetture in genere, muti testimoni della miseria. Con le sue immagini riuscì a monitorare le condizioni di vita degli americani, persone i cui volti non potevano nascondere la tragedia della miseria. Ritratti di uomini e donne segnati dalla depressione, ma anche immagini delle abitazioni o dei luoghi senza abitanti, nelle quali tuttavia si avverte sempre la presenza umana, la vita e la cultura americane. Significative anche le fotografie di vetrine, negozi e insegne pubblicitarie, realizzate per evidenziare il contrasto tra una società consumistica e ricca e un mondo circostante misero e desolato. Evans riuscì a mettere mirabilmente in stretta relazione la popolazione con i loro ambienti, con la comunità e con il riflesso della situazione nazionale.

A CURA DI MAURO A. MANDELA IL RITRATTO DI UN UOMO

GIOCA CON UNA GIOSTRA E TROVA ACQUA PULITA Una giostra di quelle che si trovano nei parchi: sei sedili, un anello di metallo per spingere e i bambini che con la loro energia la fanno girare. Un’immagine spensierata, comune all’infanzia di ognuno di noi, che puo’ diventare preziosa se applicata al bisogno di acqua di alcuni paesi flagellati dalla siccità. Il movimento circolare di queste giostre puo’ infatti essere usato per aspirare acqua pulita dalle profondità della terra. Il progetto, che trasforma le giostrine per bambini in pompe per l’acqua potabile, si chiama “Playpump Water System”. Una soluzione che puo’ essere praticata nei piccoli villaggi del Sud del Mondo, dove gli abitanti sono costretti a fare molti chilometri per poter avere pochi litri d’acqua, in genere non potabile e contaminata perché presa in superficie. Ogni giorno muoiono decine di migliaia di persone a causa della mancanza d’acqua o dell’inquinamento selvaggio. Inoltre in questo modo le donne - in genere sono loro a fare rifornimento per tutta la famiglia e a sobbarcarsi distanze di parecchi chilometri - potrebbero dedicarsi al lavoro nei campi. Ognuna di queste installazioni è in grado infatti di fornire alla comunità circa 2500 litri al giorno. Il costo di una Playpump è di circa 14 mila dollari. WWW.PLAYPUMPS.ORG

multimedia

DIECI GIOVANI REGISTI FILMANO L’ITALIA

LA SVOLTA DEL PCI RACCONTATA DA MORETTI

“Checosamanca” è il titolo di un esperimento collettivo diventato film, o meglio documentario artistico sui nuovi tempi del Bel Paese. Dieci tra i migliori giovani registi italiani (all’inizio erano 65), reclutati nelle scuole di cinema e nei centri di formazione, hanno provato a raccontare l’Italia del presente, le nuove tensioni politiche e sociali, la confusione che c’è tra la gente, il senso di disagio generato dai cambiamenti. Eskimosa, la casa di produzione cinematografica della Feltrinelli, e RaiCinema hanno dovuto vagliare 72 storie. Alla fine ne sono state scelte sette. Il materiale è stato trasformato in un lungometraggio, arricchito da un brano dei Marlene Kuntz, che cantano “La libertà” di Giorgio Gaber. Il montaggio è stato affidato all’esperta Esmeralda Calabria, che ha vinto il David di Donatello, il Nastro d’Argento e il Ciack d’Oro 2006 per Romanzo criminale. I registi sono stati chiamati al montaggio per dare suggerimenti e migliorare la narrazione, ma nessuno di loro ha voluto essere “il regista”.

Due registi, uno italiano e l’altro belga, raccontano la storia della della sinistra italiana. Il 12 novembre del 1989, due giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, Achille Occhetto annuncia a Bologna la necessità di trasformare il partito “in una cosa più grande e anche più bella”: è la “svolta della Bolognina”. Si scatena una crisi d’identità profonda e dopo discussioni, analisi, fratture, accuse e revisioni, nel 1991 si arriverà allo scioglimento del Pci. La cinepresa di Moretti varca la soglia delle sezioni del partito più calde, da Torino a Palermo, per testimoniare quel travaglio. Hugues Le Paige, regista e produttore belga, arriva in Toscana nel 1982 per girare un reportage sul “caso Pci e sul suo successo”. Incontrerà Fabiana, Carlo, Claudio, Vincenzo. Un’impiegata, un operaio, un vigile, un artigiano. La sua cinepresa li seguirà ai funerali di Berlinguer, le loro lacrime segneranno l’inizio di un lungo legame. Oltre al dvd anche un libro con i testi di Nanni Moretti e Marcelle Padovani.

Edizioni della Meridiana, 2005 WWW.COMMERCIOALTERNATIVO.IT

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AUTORI VARI CHECOSAMANCA

HUGUES LE PAIGE NANNI MORETTI LA COSA. IL FARE POLITICA, CRONACHE DELLA TOSCANA ROSSA

Eskimosa RaiCinema, 2006

Contrasto Due, 2006

Feltrinelli, 2007 | 70 | valori |

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FEBBRAIO 2007

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200 MILIONI DI BAMBINI RITARDATI PER LA FAME LE API DISERTANO I CAMPI OGM, LO DICE UNA RICERCA CANADESE

Il destino di oltre 200 milioni di bambini nel mondo è già determinato negativamente prima dei cinque anni di vita. L’allarme è stato lanciato da uno studio della rivista Lancet. A causare questa situazione sarebbero le condizioni esistenziali disagiate: carenze nutrizionali, esposizione a sostanze tossiche e nocive contenute nell’acqua, come piombo e arsenico, malattie infettive come l’Aids e la tubercolosi, a cui si deve aggiungere la scarsa attività relazionale nella famiglia di origine. Questi bambini, dunque, non possono stimolare la loro mente e di conseguenza sviluppare pienamente tutte le potenzialità cognitive necessarie per affrontare la vita. Saranno così condannati a diventare studenti svantaggiati e adulti con uno scarso peso nel mondo del lavoro. Al primo posto di questa classifica ci sono i bimbi dell’Asia del Sud (89 milioni di piccoli a rischio) e dell’Africa Sub-sahariana che è la regione con la più alta percentuale di bambini svantaggiati. Seguono altri dieci Paesi: Etiopia, India, Nigeria, Cina, Bangladesh, Indonesia, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Tanzania, con 145 milioni di bambini svantaggiati.

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ANNO 7 N.47

Gli ogm non piacciono nemmeno alle api. La scoperta arriva dal Canada, precisamente dal dipartimento di biologia e scienze Simon Fraser University British Columbia, che ha studiato il comportamento di questi insetti nei campi coltivati con colza geneticamente modificata. I risultati dello studio rivelano che si è verificata una forte riduzione del numero di api presenti e una sensibile diminuzione dell’attività di impollinazione. Segnali che secondo gli esperti sarebbero un vero e proprio campanello d’allarme. La ricerca preoccupa perché da sempre le api sono considerate una sorta di sensore biologico utilizzato per valutare la qualità degli agrosistemi. La loro diffidenza nei confronti degli Ogm è un segnale che arriva dalla natura e pertanto non va ignorato o sminuito. Il ragionamento degli ambientalisti è logico: se le api hanno la capacità di distinguere tra loro le piante geneticamente modificate da quelle normali, ciò significa che le due colture non sono equivalenti. Insomma, gli ogm non piacciono nemmeno alle api. La Coldiretti, da sempre contraria agli organismi geneticamente modificati, ribadisce e difende la scelta dell’agricoltura italiana che a proposito di ogm ha sostenuto e sostiene, anche in sede europea, il principio di precauzione. Una posizione condivisa anche da governo e regioni.

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FEBBRAIO

2007

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LA GUERRA DEI FORMATI BLU RAY HD DVD È FINITA

STUDIARE CON I RIFIUTI AIUTA L’AMBIENTE

GUERRIGLIA MARKETING PER I DIRITTI UMANI

La competizione tra il formato Blu Ray - che adotta un laser blu-violetto con una lunghezza d’onda inferiore a quella dei normali dvd e che perciò gli consente di codificare i dati in spazi più contenuti e il formato Hd dvd sembra la storia di una guerra già combattuta in passato sul fronte dei videoregistratori dai formati Betamax e Vhs. Mentre allora il Vhs vinse e il rivale scomparve, questa volta i due contendenti saranno destinati a convivere senza problemi grazie alla LG e alla Warner Bros. Le due società hanno, infatti, imposto la pace tra i formati Blu-ray e Hd dvd, grazie allo sviluppo di un player laser blu dual-standard e a un nuovo tipo di dischi compatibili con entrambi i formati. La novità troverà il suo momento di ufficializzazione al Consumer Electronics Show di Las Vegas e i nuovi dispositivi saranno commercializzati nel corso del 2007. Il player progettato dalla società coreana sarà, dunque, in grado di leggere dischi Blu-ray a singolo e doppio layer, dischi Hd Dvd e Dvd. La Warner Bros, invece, presenterà un nuovo tipo di supporto, battezzato Total Hd. In realtà il nuovo prodotto è in grado di integrare su un solo disco ben tre formati diversi, ma per il momento sarà limitato ai due standard più diffusi.

Se si abituano i bambini a differenziare la spazzatura, si aiutano anche gli adulti presenti e futuri. Con questa convinzione gli assessorati all’Ambiente di due piccoli comuni dell’Appennino tosco emiliano, Carpineti e Castelnuovo Monti, hanno stanziato 8 mila euro per un progetto rivolto alle scuole materne, elementari, medie e superiori. Il progetto è stato chiamato “Differenziamo una montagna di rifiuti” e ha un costo complessivo di circa 20 mila euro. I ragazzi coinvolti nell’iniziativa sono circa 250. Le attività comprendono: animazione e laboratori vari, con la partecipazione di educatori ambientali e tecnici esperti in materia. Verranno coinvolte anche le famiglie degli alunni con interviste su stili di vita e abitudini in materia di rifiuti. Per gli studenti delle scuole medie e superiori si affronteranno argomenti che vanno dalle abitudini di consumo nella società contemporanea, fino alle tecniche di recupero dei materiali e le loro possibilità di riutilizzo nel settore agricolo.

Il primo esperimento si deve ad Amnesty International Svizzera. Complice un’agenzia di grafici e fotografi, nelle principali città svizzere sono stati apposti ai pali delle fermate del bus e nelle vetrate delle stazioni di attesa alcune immagini di detenuti. Sullo sfondo dell’immagine erano state ricreate linee prospettiche identiche a quelle della strada in cui era posizionato il cartellone, con un gioco prospettico coinvolgente in stile “guerriglia marketing”. Il claim dell’iniziativa “Non qui, ma ora” ribadiva il concetto esaltato dall’effetto ottico. Così l’immagine di un detenuto di Guantanamo costretto a inginocchiarsi e deprivato della sensorialità con una maschera insonorizzante sembrava apparire dietro una vetrina di Lugano. Complice l’agenzia Saatchi, Amnesty propone in Polonia una campagna ancora in stile “guerriglia” mostrando il volto di prigionieri politici per motivi d’opinione in Bielorussia. I ritratti sono stati apposti lungo le strade polacche a degli alberi e uno spesso strato di nastro adesivo è stato passato sopra alla bocca del soggetto fotografato, per fissare il poster all’albero e ribadire la violazione del diritto di espressione.

POST-IT CITY, LUOGHI COLLETTIVI IMPREVISTI PER UNA MOSTRA A BARCELLONA Post-It City è un progetto internazionale sulla reinvenzione e il riutilizzo di luoghi della città. Il materiale sarà oggetto di una mostra a Barcellona il prossimo luglio per il la quale è stata avviata una raccolta di materiale anche in Rete. Dai “terrain vague” in attesa di progettualità alle zone residuali analizzate dall’architetto paesaggista Gilles Clemen, la città offre nelle sue aree centrali come in quelle periferiche numerose opportunità di reinvenzione. Giovanni La Varra, architetto milanese, è tra i protagonisti di questa innovativa analisi del contesto urbano. CIta come esempio di reinvenzione dello spazio urbano il gesto di Mathias Rust, il diciannovenne studente di Berlino che nel 1987 permise con il suo atterraggio aereo a sorpresa sulla Piazza Rossa di Mosca il licenziamento di numerosi generali da parte di Gorbaciov. Precedendo simbolicamente il crollo del Muro di Berlino con un gesto ingenuo quanto eclatante, lo studente creo una “situazione” innovativa nel contesto della Piazza, reinventandone la funzione con l’atterraggio del piccolo Cessna da lui pilotato.«Una piazza può essere un aeroporto come un terreno abbandonato può essere accogliente- spiega La Varra- perchè lo spazio pubblico è prima di tutto oggi un insieme di comportamenti che si cristallizzano in un luogo che non ha necessariamente una natura giuridica pubblica anche se ha l a capacità di offrire, ai suoi potenziali abitanti, lo sfondo per una condivisione collettiva, anche se temporanea».

future

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CITTÀ TRASPARENTI PER IL CONTROLLO

QOOB LANCIA ILWEB 2.0 PER UTENTI ITALIANI

Il tema della tracciabilità è sempre più di primo piano sia sotto il profilo del marketing e della comunicazione sia sotto quello artistico e della sicurezza privacy personali. Le sperimentazione di biomapping di Christian Nold sono state esperienze importanti nella definizione del rapporto tra individuo, percorso, città ed emozioni. Il concetto di “tracciabilità”, che coniuga ora più esperienze di net-attivismo, è centrale anche sotto il profilo della privacy. Negli Usa il tracking è autorizzato da leggi federali che consentono di localizzare la posizione di qualsiasi cellulare durante le emergenze, registrando i dati anche per verifiche future. Transparent City (www.glowlab.com) è un prototipo di interfaccia di sorveglianza per il tracciamento e la visualizzazione di tutti i cellulari di una città. Transparent City esplora i pericoli della sorveglianza di massa sviluppando le componenti critiche di queste tecnologie, in modo particolare le esigenze più avanzate di visualizzazione dei dati, evidenziando il potere della sorveglianza di massa ed i rischi connessi.

Web 2.0 è il futuro prossimo della Rete e il dibattito sulle nuove possibilità di fruizione del sapere e delle informazioni offerte da Internet è ormai parte degli scenari sia degli sviluppatori indipendenti sia delle corporation sia dei singoli utenti. «Web 2.0 è un nuovo modo di intendere la Rete, che pone al centro i contenuti, le informazioni, l'interazione» scrive nel suo sito Microsoft, che punta sul coinvolgimento creativo degli utenti nella promozione del nuovo sistema Vista mentre Google ha sviluppato e reso accessibili e modificabili dagli utenti le sue Google Map oltre ad avere acquistato You Tube, il servizio leader nella diffusione di contenuti video prodotti dagli utenti. In Italia dalla esperienza di FluxTv è nata Qoob (http://it.qoob.tv/), una piattaforma online di sharing multimediale. Il meccanismo ricorda quello di YouTube ma alla vetrina di video aggiunge lo scambio di foto, podcast e la segnalazione di blog. La piattaforma, voluta da Mtv Italia e Telecom, realizzerà anche alcune produzioni proposte dagli utenti. Come accade in MySpace lo spazio blog permette inoltre conoscenze e avvio di progetti tra gli utenti.

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ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

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Un anno difficile e periglioso di Alberto Berrini

M

AI COME QUEST’ANNO EMERGONO, TRA GLI ESPERTI, notevoli divisioni circa l’andamento dell’economia mondiale

nel 2007. L’oggetto del contendere è l’atterraggio “soft” o “hard” dell’economia americana, che, rappresentando più di un quinto del PIL mondiale, non può che avere effetti dirompenti sull’economia mondiale. L’interpretazione più gettonata sembra comunque quella racchiusa nel neologismo coniato da Stephen Roach (chief economist di Morgan Stanley): growth recession (letteralmente crescita recessiva). Con questa espressione si intende più che un atterraggio morbido (“soft landing”) una situazione di crescita, ma ben sotto la media fatta registrare dall’economia americana negli ultimi anni – si parla di un 2%, che avrà sicuramente ripercussioni negative sull’occupazione interna ma anche sull’export internazionale indirizzato agli Stati Uniti. Il dollaro rimarrà debole. E non potrebbe essere diversamente data la dimensione macroscopica (7% del PIL) raggiunta dal deficit commerciale statunitense. (Gli USA “prendono a prestito” 3 miliardi di dollari al giorno dagli stranieri!). L’idea è quella di una “svalutazione pilotata” della valuta americana in primo luogo per frenare l’import. Da questo punto di vista i prossimi incontri del G8 potrebbero diventare una riedizione dell’ “accordo dell’Hotel Plaza” dell’85 dove si concordò di fatto la svalutazione del dollaro. In alternativa Europa e Giappone potrebbero puntare su un negoziato complessivo che riguardi le questioni finanziarie ma anche commerciali relative all’economia globale. Venendo più vicino a noi, l’Europa si troverà dunque di fronte Più che l’atterraggio globale in crescita ma in rallentamento rispetto al 2006. dell’economia statunitense un’economia L’eventualità di un forte “decoupling” cioè che l’economia europea soft o hard conterà si svincoli da quella USA, o meglio dalla sua frenata, sembra improbabile. l’instabilità alimentata Infatti le previsioni per il 2007 parlano di un rallentamento dalle politiche mondiali della crescita europea attorno al 2% dopo che nel 2006, andando di stampo neoliberista oltre ogni previsione ottimistica, il PIL europeo era cresciuto del 2,7%. L’economia italiana ha chiuso il 2006 in forte accelerazione. In particolare la produzione italiana è tornata a crescere (+2%) dopo 5 anni di stagnazione, come pure buone notizie sono venute dalle esportazioni. Ma tutto quanto ricordato per l’economia europea, in particolare per quanto riguarda gli ostacoli alla crescita per il 2007, valgono a maggior ragione per quella italiana. Dal + 1,8% del 2006 si passerà a circa l’1,4% del 2007 rimanendo così inalterato il nostro ritardo di crescita rispetto alla media europea. Se fossi il vostro consulente finanziario concluderei dicendo che il trend di crescita dell’economia mondiale continua. Che anche quest’anno il rapporto rischio rendimento tra azioni ed obbligazioni è a favore delle prime, anche se i rischi aumentano con i mercati finanziari in salita da quasi 4 anni. Che il rischio vero riguarda la debolezza del dollaro che implicherebbe un brusco rialzo dei tassi di interesse per cui vi inviterei a premunirvi con un portafoglio titoli adeguato. Ma come “economista di Valori” penso che ci aspetta un anno molto difficile. Che ai rischi di instabilità si debba sommare la certezza di politiche economiche mondiali di stampo neoliberista. Per tali politiche le sfortune economiche di interi ceti o popolazioni non costituiscono neppure un problema e dunque non richiedono alcun tipo di soluzione. Lo stesso dicasi per i problemi ambientali. Non vi resta che scegliere a quale delle due parti delle conclusioni prestare più attenzione.

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ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

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MORTALITÀ DOVUTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI [MIGLIAIA DI MORTI PER ANNI] PERIODO 2011-2040 MORTI CAUSATE DAL CALDO 120 100 80 60 70 20 0 -20 -40

MORTI CAUSATE DAL FREDDO

PERIODO 2071-2100 SCENARIO MODERATO LA TEMPER. AUMENTA DI 2,2°C

SCENARIO ESTREMO LA TEMPER. AUMENTA DI 3,O°C

120 100 80 60 70 20 0 -20 -40

120 100 80 60 70 20 0 -20 -40

numeri

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Sempre più gravi i rischi climatici per i prossimi vent’anni è attesa un’ulteriore crescita di 0,4 graRIMA IL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE EUROPEA. Ora il di. Avrebbe potuto essere la metà se gli avvertimenti fossero verdetto dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on stati colti in tempo tagliando radicalmente le emissioni serra. Climate Change), il gruppo di lavoro delle NazioPotremmo ancora smettere di bruciare petrolio e carbone. E in ni Unite. Dopo quasi 6 anni di lavoro e l’impegno di 2.500 questo caso gli scenari per il 2100 scienziati il responso contenuto II LIVELLO DEI MARI NEL 2100 [espresso in metri] virano verso esiti più accettabili: il nel 4° rapporto è netto: «Il riscalpanorama più favorevole prevede damento climatico è inequivoca2071-2100 in rapporto al 1961-1990 un aumento di 1,7 gradi (una mebile, risulta evidente dall’aumenSCENARIO MODERATO [LA TEMPERATURA AUMENTA DI 2,2°C] dia tra un minimo di 1 grado e un to della temperatura dell’aria e SCENARIO ESTREMO [LA TEMPERATURA AUMENTA DI 3,O°C] massimo di 2,7 gradi). degli oceani, dallo scioglimento 0,8 Ma potremmo anche contidelle nevi e dei ghiacci, dall’aunuare come se nulla fosse. In quemento del livello dei mari». sto caso l’aumento medio previsto I cambiamenti climatici non 0,6 è di 4 gradi, con l’ipotesi peggiore sono in atto, ma in costante acceche arriva a 6,3 gradi. lerazione: 11 dei 12 anni più caldi Accanto all’innalzamento denella storia della meteorologia so0,4 gli oceani da considerare ormai no concentrati negli ultimi 12 ancerto (da 28 a 43 centimetri a fine ni. All’inizio del 2001, quando secolo) con un incremento della uscì il terzo rapporto Ipcc, l’autemperatura tra 1,9 e 4,6 gradi si mento di temperatura nell’arco 0,2 arriverebbe allo scioglimento dei dell’ultimo secolo si misurava in ghiacciai della Groenlandia con 0,6 gradi. una crescita del livello del mare di Oggi gli ultimi cento anni dan0 7 metri. no un incremento di 0,74 gradi. E

P

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA

Economia mondiale

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA

| globalvision |

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ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

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| numeridell’economia |

Tassi giapponesi invariati ma insufficienti per crescere

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affinchè l’istituto centrale non toccasse il costo del denaro. Il timore principale è che la timida ripresa possa arrestarsi per effetto di una difficoltà nell’accesso al denaro. La propensione al consumo resta bassissima: nel mese di novembre, secondo gli ultimi dati, si è regi-

A BOJ, LA BANCA CENTRALE Giappo-

nese ha deciso di lasciare i tassi d’interesse invariati allo 0,25%, il livello più basso di tutto il mondo dei paesi avanzati. Il board della Boj ha preso la decisione con 6 voti a favore contro 3 e il governo ha certamente fatto pressione

EUROPA 2070, LA CAASTROFE DEL CLIMA [ In spiaggia in Svezia, il deserto in Italia:l’allarme della UE]

strata una flessione del 2% nonostante il trend dell’economia, dopo anni di ristagno, sia tornato positivo. Il Pil del paese del Sol levante è stato in deflazione per sette anni mentre il debito sul Pil rimane elevato e superiore al 170 per cento a conferma delle difficoltà di bilancio pubblico.

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PIL

III II II II II III II II II II II II II II II I II II II II II II II

Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Agosto Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre Trimestre

+14,7 +11,4 +6,2 +3,6 -7,0 +7,6 +16,3 +2,1 +5,0 +6,6 +1,3 -2,6 +12,5 +5,0 +9,9 +12,7 +4,0 +8,1 +1,9 +4,0 +5,8 +11,8 +11,7 +4,1

+1,4 +2,1 +6,3 +3,3 +5,4 +0,4 +2,1 -1,2 +2,8 +10,4 +3,3 +2,1 +4,2 +4,3 +1,9 +8,7 +9,6 +1,3 +5,3 +10,0 +2,7 +6,3 +1,2 +9,2

Ott. Sett. Sett. Sett. Ott. Sett. Ott. Ott. Ott. Sett. Ott. Ott. Ott. Ott. Ott. Ott. Sett. Sett. Sett. Ott. Sett. Ott. Ott. Ott.

BILANCIA COMMERCIALE

+177,5 Dicembre -48,8 Novemb. +38,5 Novemb. +28,6 Novemb. -4,1 Agosto +33,7 Settem. +16,7 Dicembre +21,3 Dicembre +1,3 Novemb. +12,0 Novemb. +46,1 Dicembre +22,1 Dicembre +0,3 Ottobre -5,9 Novemb. +8,0 Settem. +36,8 III Trimestre -11,1 II Trimestre -7,9 Dicembre -9,6 Novemb. -53,2 Novemb. +2,0 Novemb. - 2,8 Novemb. -4,1 Novemb. +140,8 Novemb.

TASSI INTERESSE

3,10 7,98 6,20 5,37 6,13 3,06 4,97 2,08 4,97 10,19 13,19 5,16 6,71 7,05 4,45 10,00 9,67 4,60 9,35 19,60 2,57 8,05 5,18 11,00

I PUNTI DEL RAPPORTO

LE EMISSIONI DI ANIDRIDE Senza una rapida azione le ernissioni di gas serra triplicheranno entro fine secolo inducendo un riscaldamento rnedio di tre gradi nel periodo 2071-2100 rispetto al periodo 1961-1990.

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Ott. Sett. Ago. Sett. Ago. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Ago. Sett. Ago. Ago. 2005 Ago. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett. Sett.

PREZZI AL CONSUMO

ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

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IL SUD A RISCHIO Lo scenario che presenta il rapporto è spaventoso: alluvioni, desertificazione, erosione delle coste e un’ecatornbe di morti per il caldo eccessivo nei Paesi del Mediterraneo.

IN SPIAGGIA SOLO AL NORD Verrebbe cornpletarnente carnbiata la rnappa dei flussi turistici in Europa: i paesi del Sud diverranno troppo caldi e flagellati dalla siccità. II nord d’Europa sarà la nuova Riviera.

TRASFORMATA LA PESCA Le specie ittiche che ora popolano il Mediterraneo potrebbero sparire o spostarsi nei mari del Nord. II Mediterraneo potrebbe essere ricco solo di pesci tropicali.

I RACCOLTI I raccolti nel Sud diminuiranno di 1/5 e nel Nord aumenteranno del 70%

ITALIA, SPAGNA E GRECIA ItaIia, Spagna e Grecia patiranno le conseguenze drammatiche per siccità, riduzione deIIa fertilità del suolo e incendi

I DANNI Nel 2020 l’innalzamento del mare provocherà danni per 4,4 miliardi di euro se l’innalzamento della temperatura sarà 2,2°C e di 5,9 miliardi se la temperatura salirà di 3°C

LE PREVISIONI SUI PAESI RICCHI PAESE

Australia Austria Belgio Gran Bretagna Canada Danimarca Francia Germania Italia Giappone Olanda Spagna Svezia Svizzera Stati Uniti Area Euro FONTE: LA REPUBBLICA

FONTE: LA REPUBBLICA

Cina +10,4 India +8,9 Indonesia +5,2 Malesia +5,9 Filippine +5,5 Singapore +7,1 Corea del Sud +5,3 Taiwan +4,6 Tailandia +4,9 Argentina +7,9 Brasile +1,2 Cile +4,5 Colombia +6,0 Messico +4,7 Perù +9,2 Venezuela +9,2 Egitto +5,9 Israele +6,2 Sud Africa +3,6 Turchia +7,5 Repubblica Ceca +6,2 Ungheria +3,8 Polonia +5,5 Russia +7,4

PRODUZIONE INDUSTRIALE

LE INONDAZIONI II costo di un esondazione del fiume Danubio come quella sofferta dall’Ungheria qualche anno fa potrebbe salire del 19% e riguardare 240 mila persone in più rispetto alla media delle ultime emergenze

SVEZIA E REGNO UNITO Svezia e Regno Unito saranno i maggiori beneficiari dei cambiamenti climatici: I’aumento delle temperature migliorerà i raccolti e farà diminuire i decessi dovuti al freddo

LA NUOVA RIVIERA Le spiagge del Nord diventeranno la nuova riviera d’Europa. Oggi: 100 milioni di turisti si spostano dal Nord al Sud d’Europa spendendo 100 miliardi di euro. Nel 2070 questo flusso si fermerà

LE NAZIONI EMERGENTI PAESE

FAUNA E FLORA Piante e fiori del Sud moriranno o si sposteranno verso Nord, come i pesci. Nel Mediterraneo si adatteranno solo specie tropicali

NEL PROSSIMO DECENNIO ci saranno 11.000 morti in più I’anno per il caldo a meno di interventi contro i gas serra.

FONTE: LA REPUBBLICA

| numeridell’economia |

PIL MIN/MAX 2006

MIN/MAX 2007

2,3/3,7 1,8/2,4 1,7/2,5 1,7/2,6 2,7/3,4 2,5/3,3 1,5/2,2 1,5/2,2 1,0/1,5 1,9/3,5 1,6/3,1 2,8/3,5 3,0/4,1 1,7/2,8 2,8/3,9 1,8/2,4

2,7/3,9 1,2/2,2 1,6/2,2 1,9/2,8 2,6/3,1 2,0/3,1 1,6/2,4 0,2/2,1 0,6/1,7 1,4/3,8 1,4/2,4 2,4/3,1 2,5/3,1 0,9/2,5 2,4/3,5 1,3/2,4

INFLAZIONE MEDIA 2006

MEDIA 2007

3,2 2,3 2,4 2,4 3,2 2,7 2,0 1,7 1,3 3,0 2,2 3,3 3,6 2,8 3,4 2,2

3,3 2,0 2,0 2,5 2,9 2,3 2,0 1,3 1,1 2,4 2,1 2,8 2,9 2,0 2,7 1,8

2006

2,9 2,0 2,2 1,9 2,1 1,9 1,7 1,6 2,1 0,3 1,5 3,3 1,4 1,1 2,9 2,1

2007

BILANCIO STATALE (IN % DEL PIL) 2006 2007

2,7 1,8 1,9 1,9 2,2 1,9 1,6 2,3 1,9 0,6 1,5 2,8 1,9 1,2 2,3 2,1

-5,4 +0,2 +2,2 -2,3 2,0 2,9 -1,3 3,9 -1,5 3,7 5,2 -6,9 6,7 13,1 -6,8 -0,1

-4,0 +0,2 2,3 -2,3 1,4 2,7 -1,1 3,9 -1,4 3,5 5,1 -7,0 6,3 12,4 -6,8 --------

LE POSSIBILI SOLUZIONI

TAGLIARE IL GAS SERRA L’UE si propone di tagliare entro il 2020 il 30% dei gas serra ed entro il 2050 il 50%, il che implica per i paesi industrializzati una riduzione del 60-80%.

LIMITARE L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE Sarà necessario limitare l’innalzamento del clima a 2 gradi centigradi: è lunico modo per smussare l’impatto del cambiamento climatico e dell’ecosistema.

USO DI TECNOLOGIE PIÙ PULITE L’UE propone anche di lavorare sulle tecnologie pulite che costerebbe lo 0,5% del Pil mondiale, con una riduzione della crescita globale dello 0,19% fino al 2030.

BRUCIARE MENO GAS E PETROLIO Diminuire del 20% le importazioni europee di gas e petrolio entro il 2030 per risparmiare fino a 27 miliardi di euro di spese sanitarie legate all’inquinamento.

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ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

| valori | 77 |


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indiceetico

| numeridivalori |

VALORI NEW ENERGY INDEX NOME TITOLO

ATTIVITÀ

BORSA

Abengoa Ballard Power Biopetrol Canadian Hydro Conergy EOP Biodiesel Fuel Cell Energy Gamesa Novozymes Ocean Power Tech Pacific Ethanol Phönix SonnenStrom Q-Cells RePower Solarworld Solon Südzucker Sunways Suntech Power Vestas Wind Systems

Biocarburanti/solare Tecnologie dell’idrogeno Biocarburanti Energia idroelettrica/eolica Pannelli solari Biocarburanti Tecnologie dell’idrogeno Pale eoliche Enzimi/biocarburanti Energia del moto ondoso Biocarburanti Pannelli solari Pannelli solari Pale eoliche Pannelli solari Pannelli solari Zucchero/biocarburanti Pannelli solari Pannelli solari Pale eoliche

Siviglia, Spagna Vancouver, Canada Zug, Svizzera Calgary, Canada Amburgo, Germania Pritzwalk, Germania Danbury, CT-USA Madrid, Spagna Bagsværd, Danimarca Warwick, Gran Bretagna Fresno, CA-USA Sulzemoos, Germania Thalheim, Germania Amburgo, Germania Bonn, Germania Berlino, Germania Mannheim, Germania Konstanz, Germania Wuxi, Cina Randers, Danimarca

CORSO DELL’AZIONE 31.12.2006

RENDIMENTO DAL 30.09.06 AL 31.12.06

27,81 € 6,66 CAN $ 9,18 € 5,95 CAN $ 48,20 € 10,12 € 6,46 CAN $ 20,85 € 486,00 DKK 87,00 £ 15,39 $ 16,00 € 34,07 € 78,25 € 47,60 € 23,65 € 18,33 € 7,03 € 34,01 $ 238,75 DKK

22,57% -4,12% 10,60% 2,66% 26,54% -4,17% -18,34% 20,66% 8,34% 25,41% 5,44% 8,84% 5,48% 40,74% 9,85% -20,02% -5,90% -6,52% 26,66% 52,09%

+10,34% € = euro, $ = dollari USA, £= sterline inglesi, CAN $ = dollari canadesi, DKK = corone danesi

Nuovo anno, nuove energie di Mauro Meggiolaro INQUE PUNTI.

Sono quelli che separano il nostro indice Valori New 5,44% Energy dall’Amex Oil Index, composto dalle maggiori compagnie Amex Oil Index [in Euro] petrolifere del mondo. La differenza sta tutta nel carburante. Le no10,34% stre azioni funzionano con l’energia del vento, del sole, delle maree, dei bioValori New Energy Index [in Euro] combustibili. E si vede. In tre mesi hanno reso in media il 10,34%. Sul podio salRendimenti dal 30.09.2006 al 31.12.2006 gono Vestas (eolico, +52,09%), Phönix (solare, +40,74%) e Suntech (solare, +26,66%). Intanto continuano ad arrivare buone notizie per Vestas Wind Systems www.vestas.com Sede Ringkøbing (Danimarca) tutto il comparto. Il semestre di presidenza teBorsa Københavns Fondsbørs – Copenaghen desca dell’Unione Europea si è aperto con l’imRendimento 30.09.05 31.12.06 52,09% pegno dei membri a ridurre le emissioni di Attività Leader mondiale nella produzione di turbine eoliche. Le prime turbine vengono CO2 del 20% entro il 2020 puntando sulle fonprodotte alla fine degli anni settanta. Nel 1987 la tecnologia eolica diventa ti rinnovabili. Mentre dall’altra parte dell’ol’unico business della società che si sviluppa rapidamente e in pochi anni diventa il leader mondiale dell’eolico. Oggi ha circa 12.000 dipendenti. ceano è boom per il bio-etanolo. Negli USA Ricavi [Milioni di €] Perdita [Milioni di €] Numero dipendenti 2004 sono già in attività 110 raffinerie per trasfor2005 mare il mais in carburante naturale. Altre 73 3.583 10.618 9.594 sono in costruzione. L’ultima è stata aperta nel 2.363 Texas di George Bush. Processando lo sterco del bestiame riesce a scaldare fino a un milione di tonnellate di mais all’anno, trasforman192 61 dolo in bio-combustibile. UN’IMPRESA AL MESE

C

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in collaborazione con www.eticasgr.it | 78 | valori |

ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

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DIARIO


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paniere

| numeridivalori |

| numeridivalori | QUANTO COSTA LA SPESA [IN GRASSETTO IL PREZZO PIÙ BASSO] BOTTEGA DEL MONDO

SOLIDALE

MARCHIO

CACAO AMARO IN POLVERE

El Ceibo bio Altromercato 150g 1,80 €/pezzo 12,00 €/kg

Perugina 75g

Altromercato tè nero Earl Grey 25 filtri – 43g 2,55 €/pezzo 61,00 €/kg

TÈ IN FILTRI

ALBERTO CRISTOFARI / A3 / CONTRASTO

RISO

| 80 | valori |

ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

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Perugina 75g

Solidal 75g

0,60 €/pezzo 8,00 €/kg

Altromercato El Ceibo bio 150g 1,95 €/pezzo 13,00 €/kg

0,60 €/pezzo 8,00 €/kg

0,60 €/pezzo 8,00 €/kg

Twinings Earl Grey 50 filtri – 100g 3,85 €/pezzo 38,50 €/kg

Esselunga bio e Ctm altromercato Tè nero 20 filtri – 40g 1,79 €/pezzo 44,70 €/kg

Altromercato tè nero Earl Grey 25 filtri – 43g 2,65 €/pezzo 61,60 €/kg

Twinings English breakfast 25 filtri – 50g 1,62 €/pezzo 32,40 €/kg

Solidal Tè 20 filtri – 35 g 1,35 €/pezzo 38,57 €/kg

Twinings Lemon scented 25 filtri – 50g 1,90 €/pezzo 38,00 €/kg

Solidal Tè nero al limone 20 filtri – 40g 1,35 €/pezzo 33,70 €/kg

Scotti basmati 500g 1,62 €/pezzo 3,24 €/kg

Altromercato basmati 500g 2,75 €/pezzo 5,50 €/kg

Altromercato thai integrale 1kg

Suzi Wan basmati 500g 2,18 €/pezzo 4,36 €/kg

Altromercato thai aromatico bio 1 kg

1,50 €

Altromercato Dulcita bio 500g 1,85 €/pezzo 3,70 €/kg

Demerara Sugarville Toschi Mauritius sugar 500g 1,42 €/pezzo 2,84 €/kg

Altromercato Cajta con anacardi e nocciole – 400g 2,50 €/pezzo 6,25 €/kg

Ferrero Nutella bicchiere – 200g 7,45 €/kg – 1,49 €/pezzo vaso – 750G 4,52 €/kg – 3,39 €/pezzo

Altromercato

2,85 €/kg

Esselunga Vassoio 900g 1,52 €/pezzo 1,69 €/kg

CIOCCOLATO FONDENTE TAVOLETTA 100G

Commercio alternativo Antilla cacao 70% 1,55 €/pezzo 15,50 €/kg

Perugina Nero cacao 70% semi di cacao 1,20 €/pezzo 12,00 €/kg

CIOCCOLATO AL LATTE TAVOLETTA 100G

Altromercato Companera cacao 32% min. 1,10 €/pezzo 11,00 €/kg

Lindt Lindor al latte

CIOCCOLATINI ASSORTITI

Altromercato cioccolatini al latte ripieni – 200g 3,30 €/pezzo 16,50 €/kg

di Anna Capaccioli

I

SOLIDALE

Esselunga bio e Ctm altromercato 75g 1,10 €/pezzo 14,70 €/kg

1,40 €/pezzo 2,00 €/l

BANANE

muni italiani); per quanto riguarda invece la GDO, in cui si possono trovare quasi esclusivamente prodotti ES alimentari, sono state scelte due catene di supermercati che hanno con l’equosolidale un rapporto pluriennale. Non essendo possibile trovare sempre prodotti esattamente equivalenti, sono specificate le caratteristiche di interesse ed indicati i prezzi al kg o al litro per facilitare il raffronto. L’equosolidale è spesso associato al biologico, nell’ottica generale del rispetto dell’ambiente; il rispetto del produttore è un’altra voce che concorre alla formazione del prezzo finale del prodotto. I prodotti ES sono quindi caratterizzati da un valore aggiunto ambientale e sociale che li differenzia nettamente da molti prodotti presenti sul mercato, in cui il valore aggiunto è prevalentemente tecnologico. L’insieme di dati presentato offre spunti di riflessione al consumatore scettico sulla convenienza economica dei prodotti ES e riserva anche qualche sorpresa. Un’analisi più dettagliata degli aspetti economici, storici e nutrizionali di tali alimenti e anche di molti altri arricchirà di numeri interessanti il viaggio in un mercato in crescita e in un fenomeno culturale che non può essere ignorato.

MARCHIO

Santal non zuccherato 1l

CREMA SPALMABILE AL CACAO

COOP

SOLIDALE

Altromercato 700ml

ZUCCHERO DI CANNA

NIZIA CON QUESTO NUMERO il percorso del Paniere equosolidale (ES), che propone un confronto tra l’offerta di punti di vendita diversi per poi approfondire la conoscenza dei singoli prodotti in momenti successivi. I prodotti ES sono oggi disponibili in una vasta rete di punti vendita (79.000 in Europa, oltre 5.000 in Italia), che vede una nettissima prevalenza numerica della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Ma i distributori storici dei prodotti ES sono le Botteghe del Mondo, una realtà variegata in cui l’aspetto culturale non è secondario a quello economico e che rappresenta il principale canale distributivo in termini di fatturato del commercio ES italiano. Una situazione diversa da quella del resto dell’Europa, dove la distribuzione tradizionale, e la GDO in particolare, rappresenta il principale canale di diffusione dei prodotti ES. Nei punti vendita presi in considerazione, l’assortimento dei prodotti può essere molto diverso, quindi sono stati esaminati articoli reperibili in tutti. Per quanto riguarda la distribuzione specializzata, è stata scelta la Bottega del Mondo Nonsolonoi di Cremona, città e provincia equosolidale (titolo posseduto solo da un centinaio tra gli ottomila co-

ESSELUNGA BIO E CTM ALTROMERCATO

Altromercato basmati 500g 2,75 €/pezzo 5,50 €/kg

3,45 € SUCCO D’ARANCIA 100%

Oltre la sola logica del “totem” prezzo

ESSELUNGA

PRODOTTO

Solidal thai profumato 500g 1,40 €/pezzo 2,80 €/kg

3,85 € Esselunga bio e Ctm altromercato 500g 1,69 €/pezzo 3,38 €/kg

Altromercato 700ml

Skipper Zuegg senza zucchero 1l

Solidal senza zuccheri aggiunti 1l

1,40 €/pezzo 2,00 €/l

1,19 €

1,10 €

Altromercato Dulcita bio 500g 1,85 €/pezzo 3,70 €/kg

Demerara 500g 1,50 €/pezzo 3,00 €/kg

Solidal da agricoltura biologica 500g 1,08 €/pezzo 2,16 €/kg

Altromercato Cajta con anacardi e nocciole – 400g 2,50 €/pezzo 6,25 €/kg

Ferrero Nutella 400g 2,07 €/pezzo 5,18 €/kg

Solidal con nocciole 350g 1,83 €/pezzo 5,23 €/kg

Cavendish

Solidal

1,38 €/kg

1,68 €/kg

Altromercato bio Mascao fond. extra cacao 73% e fave di cacao 1,55 €/pezzo 15,50 €/kg

Fondentenero Novi fondente extra amaro cacao 72% – 100g 0,80 €/pezzo 8,00 €/kg

Solidal fondente extra amaro bio cacao 70% – 100g 1,00 €/pezzo 10,00 €/kg

Novi cacao 30% min.

1,32 €/pezzo 13,20 €/kg

Altromercato bio Mascao al latte cacao 32% min. 1,55 €/pezzo 15,50 €/kg

0,88 €/pezzo 8,80 €/kg

Solidal da agricoltura biologica cacao 39% min. 1,00 €/pezzo 10,00 €/kg

Perugina Fantasia Grifo al latte e fondenti – 250g 3,28 €/pezzo 13,12 €/kg

Altromercato cioccolatini al latte ripieni – 200g 3,30 €/pezzo 16,50 €/kg

Perugina cioccolatini di puro ciocc. al latte e fondenti – 250g 2,62 €/pezzo 10,48 €/kg

Solidal cioccolatini ripieni assortiti – 200g 2,15 €/pezzo 10,75 €/kg

Altromercato miscela pregiata arabica 100% 2,75 €/pezzo 11,00 €/kg

Lavazza qualità oro arabica 100% 2,60 €/pezzo 10,40 €/kg

Solidal arabica 100% da agricoltura biologica 2,13 €/pezzo 8,52 €/kg

Esselunga bio e Ctm altromercato Vassoio 1 kg 2,85 €

Lindt cioccolatini assortiti 185g 4,50 €/pezzo 24,32 €/kg CAFFÈ MACINATO PER MOKA 250G

Altromercato bio caffè 3,25 €/pezzo 13,00 €/kg

Compagnia dell’Arabica Colombia Medellin Supremo arabica 100% 3,18 €/pezzo 12,72 €/kg

Esselunga bio e Ctm altromercato arabica 100% 3,15 €/pezzo 12,60 €/kg

Altromercato bio caffè 3,25 €/pezzo 13,00 €/kg

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ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

| valori | 81 |


Joseph E. Stiglitz

mokadesign.it

| padridell’economia |

I rischi della globalizzazione di Francesca Paola Rampinelli

“A

LCUNI PAESI SONO RIUSCITI A TRARRE GRANDE VANTAGGIO DALLA GLOBALIZZAZIONE, ricevendone i benefici

e minimizzandone i rischi, mentre altri paesi non sono stati così fortunati, e hanno sopportato costi molto più lati dei benefici che ne hanno ricevuto. Le differenti vedute sulla globalizzazione derivano non solo da queste diverse esperienze, ma anche dal fatto che all'interno di uno stesso paese, la globalizzazione ha interessato diversi gruppi in maniera molto differenziata: mentre alcuni gruppi hanno tratto enorme beneficio, altri hanno sopportato soltanto i costi”. Le lucide critiche al sistema della globalizzazione elaborate da Joseph E. Stiglitz rappresentano forse il contributo più famoso del celebre economista americano che ha ricevuto il premio Nobel nel 2001 insieme a George A. Akerlof e A. Michael Spence grazie alla teoria delle “asimmetrie informative” a cui ha partecipato elaborando la tesi dello “screening”, una tecnica usata da un agente economico che voglia acquisire informazioni, altrimenti private, da un altro soggetto. Il professore americano è infatti considerato uno dei creatori della cosiddetta economia dell'informazione quella cioè che studia il comportamento dei soggetti economici che operano in settori e mercati in cui l'informazione è imperfetta e la cui acquisizione è costosa. Joseph E. Stiglitz è nato nel 1943 a Gary, nello stato dell’Indiana. Si è laureato all'Amherst College e ha ottenuto il Ph. D al Mit di Boston. Ha cominciato ad insegnare giovanissimo all'università di Yale, per poi passare a Princeton, Oxford e Stanford, dove è ancora La maggiore integrazione titolare di cattedra mentre contemporaneamente tiene corsi tra le economie nazionali di “Gestione e relazioni internazionali” presso la Columbia University può costituire una forza di New York. L'economista statunitense è stato anche capo economista positiva ma è necessario e vice presidente della Banca Mondiale e consigliere economico un ripensamento del modo della Casa Bianca. in cui è stata gestita Nel 2002 pubblica Globalization and Its Discontents (La globalizzazione e i suoi oppositori), dove analizza gli errori delle istituzioni economiche internazionali, e in particolare proprio del Fondo Monetario Internazionale, nella gestione delle crisi finanziarie che si sono susseguite negli anni novanta, dalla Russia ai paesi del sud est asiatico all'Argentina. Stiglitz illustra come la risposta del FMI a queste situazioni di crisi sia stata sempre la stessa, basandosi sulla riduzione delle spese dello Stato, una politica monetaria deflazionista e l'apertura dei mercati locali. Il professore afferma che il Fondo Monetario Internazionale, perseguendo il cosiddetto “Washington consensus”, non protegge le economie più deboli né garantisce la stabilità del sistema economico globale, ma fa in realtà gli interessi del suo “maggiore azionista”, gli Stati Uniti, a discapito di quelli delle nazioni più povere. “La ragione per cui ho scritto questo libro” spiega infatti Stiglitz “è che, mentre mi trovavo alla Banca mondiale, ho preso atto in prima persona degli effetti devastanti che la globalizzazione può avere sui paesi in via di sviluppo e, in particolare, sui poveri che vi abitano. Ritengo che la globalizzazione, ossia l'eliminazione delle barriere al libero commercio e la maggiore integrazione tra le economie nazionali, possa essere una forza positiva e che abbia tutte le potenzialità per arricchire chiunque nel mondo, in particolare i poveri. Ma perché ciò avvenga, è necessario un ripensamento attento del modo in cui essa è stata gestita, degli accordi commerciali internazionali che tanto hanno fatto per eliminare quelle barriere e delle politiche che sono state imposte ai paesi in via di sviluppo durante il processo di globalizzazione”.

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ANNO 7 N.46

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FEBBRAIO 2007

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vecchi valori nuovi valori

il mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

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Mensile Valori n.46 2007  

Mensile di finanza etica, economia sociale e sostenibilità

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