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fotografia

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L’INNOCENZA PERDUTA DEI BAMBINI SOLDATO

PORNOGRAFIA E GUERRA, I LATI OSCURI DELL’UOMO

GLI SGUARDI MUSICALI DI LARRY FINK

SALVIETTINE DI STAR TREK CERCASI

Foto amatoriali scattate con piccole macchine o telefoni cellulari dai militari americani nelle zone di guerra (Iraq e Afghanistan) e pubblicate su un sito internet in cambio di materiale pornografico. Il peggio di una guerra ritratto e commentato dagli stessi soldati. Corpi maciullati e ricomposti per strada in un puzzle grottesco, soldatesse vestite del solo mitragliatore, militari che sorridono e fanno il segno della vittoria davanti al corpo carbonizzato di un iracheno, prigionieri incapucciati e costretti in posizioni impossibili. Gianluigi Ricuperati nell’introduzione racconta la storia di queste foto, l’intervento del Pentagono, e la chiusura del sito internet che le ha pubblicate (Nowthatsfuckedup.com) con l’accusa di oscenità. Ora a quell’url compare un avviso che rimanda all’ufficio dello sceriffo della contea di Polk. La postfazione di Marco Belpoliti colloca le foto di “Fucked Up” nel panorama del fotogiornalismo di guerra. Perché fa capire cos’è la guerra e offre un punto di vista non allineato su come si stia orientando internet come luogo sociale. Uno spaccato fedele del tempo che stiamo vivendo.

Somewhere there's music è la prima personale italiana del fotografo americano Larry Fink. Una collezione di 70 ritratti dedicati al mondo della musica, selezionati dal curatore Valerio Dehò e dall’artista. Sguardi di musicisti jazz, blues, rock, hip hop. La musica è stato l’unico argomento a ricevere una costante attenzione da parte di Fink e il solo in cui si possa assistere allo sviluppo e al perfezionamento del suo caratteristico sguardo fotografico, dai primi passi fino alla piena maturità. Queste immagini documentano cronologicamente la carriera del fotografo iniziata negli anni '50. La prima immagine è stata scattata quando Fink aveva 16 anni. Prima dei 20 anni aveva già ritratto jazzisti del calibro di Thelonius Monk, John Coltrane, Kenny Dorham e Steve Lacy. Tutti i più importanti musicisti jazz sono stati catturati dalla sua macchina fotografica: da Coleman Hawkins a Lightning Hopkins, da Archie Shepp a Albert Ayler, da Roland Kirk a Marion Brown, da Leroy Jenkins a Jackie McLean. La mostra è promossa dalla Galleria d'Arte Moderna di Bologna e da Damiani Editore. FINO AL 15 OTTOBRE VILLA DELLE ROSE BOLOGNA SOMEWHERE THERE’S MUSIC

Sono una delle icone della modernità: da tenere in borsetta, in auto, insomma a portata di mano. C’è chi le colleziona e chi le ruba sulle tavole dei ristoranti o negli alberghi. La salviettina umidificata è la comodità racchiusa in una bustina e da un po’ di tempo anche in un museo. Nel Michigan, infatti, è stato creato il “Moist Towelette Museum” in una stanza del planetario, all’interno dell’università di Holt. John French, l’ideatore di questa strana mostra, ne ha raccolto i campioni più disparati: salviettine antibatteriche, quelle distribuite dalle compagnie aeree o nei famosi locali di ristorazione. Alcuni pezzi sono veramente rari, come la collezione di salviettine realizzate a scopo promozionale per la serie tv “Star Trek”. Un altro collezionista di Los Angeles ha creato un museo virtuale nel quale espone la sua raccolta completa. I campioni esposti sono divisi in categorie. Tra i pezzi più pregiati della raccolta una bustina di marca “Mint Casino” risalente agli anni '40. Chi ne invia più di dieci ha diritto a comparire sul sito con una speciale galleria a proprio nome.

Molti avranno sentito parlare di retrocomputing, una passione per l’informatica che guarda al passato. Una disciplina amata da chi non si rassegna a buttar via il proprio pc o la propria console. Oggi c'è anche il retrogame, ovvero la disciplina che rivaluta i videogiochi che, per diverse ragioni (problemi di budget o tecnici), non sono mai arrivati sul mercato o sono stati subito archiviati a causa di bug o errori, o perché nel frattempo le piattaforme tecnologiche su cui dovevano girare erano diventate obsolete. Frank Gasking ha fondato il sito “Games that weren’t”, che significa “Giochi che non sono esistiti”, in cui raccoglie i videogame per Commodore 64. Il suo obbiettivo è di catalogarne il maggior numero possibile e fino adesso ne ha raccolti oltre 700. Ogni gioco è accompagnato da una recensione, da alcune immagini o musiche e a volte anche ad interviste agli stessi autori. Sul sito ci sono semplici progetti rimasti irrealizzati e cancellati poco prima di essere lanciati sul mercato, oppure giochi che erano giunti a vari livelli di sviluppo. Nel caso di “Armalyte 2” è disponibile il primo livello, mentre “Solar Jetman”, la chicca del sito, è finito per sempre. Per il Commodore 64 tra i più ricercati c'è “Murder”. Nel sito c'è spazio anche per le software house, tra cui anche la bolognese “Simulmondo”, presente con un paio di progetti dei primi anni Novanta. Sull’onda del successo di questo sito ne sono nati altri dedicati alle piattaforme Amiga e pc.

MOISTTOWELETTEMUSEUM.COM

HTTP://GTW64.RETRO-NET.DE/

Negli ultimi dieci anni la guerra ha ucciso due milioni di bambini e ne ha feriti dieci volte tanto. In 300 mila sono stati costretti a combattere. Da karachi, in Pakistan, ad Hebron, in Cisgiordania, i volti dei bambini in guerra hanno sempre lo stesso sguardo. Nelle 140 foto di questo libro si possono individuare, come spiega lo psichiatra Luigi Cancrini, tre tipologie di situazioni: la miseria, l’inganno e la violenza. Nel primo caso ciò che spinge il bambino a “entrare nella guerra degli adulti” è la povertà. Spesso non hanno scelta, come accade ai bambini che ad altre latitudini sono costretti a prostituirsi. Nel secondo è la violenza del contesto a determinare la decisione di esser parte del conflitto. I bambini kamikaze scelgono l’autodistruzione e la distruzione del nemico come unica forma di liberazione per sè e per la propria famiglia. Infine l’inganno. Il trauma che subisce il bambino è dovuto alla confusione di linguaggi e al diverso significato che danno, rispetto agli adulti, a ciò che accade intorno a loro. Molte delle foto provengono dagli archivi nazionali di Washington, scattate dai fotografi militari sui vari fronti del mondo. «

CHE GUEVARA, IL CRISTO ROSSO DEL CONTINENTE LATINOAMERICANO

ALDO FORBICE EZIO COSTANZO I BAMBINI E LA GUERRA

ALAIN AMMAR CHE IL CRISTO ROSSO

GIANLUIGI RICUPERATI FUCKED UP

Le nuove muse editrice, 2006

Piemme, 2006

Bur, 2006

| 70 | valori |

ANNO 6 N.43

Perché la figura di Ernesto Che Guevara a distanza di trentanove anni dalla morte è ancora così viva nell’immaginario collettivo? Ha provato a spiegarlo Alain Ammar, capo reporter di Tf1, e uno dei più grandi specialisti della vita di Ernesto Guevara de la Serna detto “El Che”. Ha incontrato amici, parenti, rivoluzionari e compagni di avventura del più celebre mito contemporaneo. Il libro ripercorre le tappe della vita del Che attraverso 300 fotografie, di cui moltissime inedite, concesse da Aleida, l’ultima moglie, dalla Celia e dal figlio Camilo. L’accostamento a Cristo non deve stupire. Il messaggio politico di Che Guevara, rivolto agli ultimi e ai diseredati della terra, è perfetto se accostato alle 77 foto scattate da Freddy Alborta il 9 ottobre del 1967, al corpo senza vita del guerrigliero nel lavatoio di Vallegrande in Bolivia. L’immagine di un uomo che diventa eterna nella morte. Come il Cristo del Mantegna, steso su un piano di marmo, con il viso sereno e gli occhi semiaperti. Il Che era bello come un divo del cinema e asmatico fino all’esasperazione. Un uomo che aveva rinunciato al ruolo di ministro, di vittorioso combattente, di padre felice, per dare una speranza all’Africa e all’America Latina. «Quelli che mi chiamano avventuriero hanno ragione, ma io sono un avventuriero particolare. Io sono un avventuriero che rischia la pelle per far trionfare le sue idee».

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OTTOBRE 2006

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VIDEOGIOCHI CHE NON HANNO MAI GIOCATO

multimedia

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PAOLO FRESU, A PROPOSITO DEL JAZZ

CHORO LA GRANDE MUSICA BRASILEIRA

È uno dei musicisti jazz più amati in Italia e in Europa. Un libro e un dvd celebrano il genio di questo trombettista capace di mettere d’accordo proprio tutti: critici e popolo. Una biografia “anomala” che rende onore a un artista poliedrico. Fresu racconta per vie tematiche, più che per tappe cronologiche, il suo essere sardo e al tempo stesso cosmopolita, la sua arte e la sua quotidianità. In quest’opera fa rivivere le mille imprese artistiche a cui ha dato vita: trenta registrazioni come leader, oltre venti come co-leader e un’infinità di collaborazioni con musicisti e anche scrittori. E ancora instancabile organizzatore dell’incredibile festa-festival “Time in jazz”, che da quindici anni movimenta le estati nella natìa Barchidda (Sassari). In Talkabout ci sono le tante collaborazioni artistiche, il quintetto storico (oltre a Fresu, Roberto Cipelli, Ettore Fioravanti, Tino Tracanna, Attilio Zanchi), i suoi interessi voraci di vita, le sue emozioni e soprattutto tanta musica. Il risultato è un quadro dettagliato di un artista completo e ricco di fascino.

Brasileirinho è un film documentario che racconta il Brasile mescolando musica e vita reale. I protagonisti sono i componenti della band “Trio Madeira Brasil” (di cui è annunciata una tournée europea per ottobre-novembre) il cui desiderio è quello di creare un grande concerto di choro dove la tradizione dei vecchi si mescola alle nuove tendenze. Il choro è nato alla fine dell'Ottocento in Brasile ed è stato il genere musicale più popolare fino agli anni Venti del secolo scorso. Una musica antesignana sia della samba che della bossa nova. In questo film musica e realtà si mescolano sotto l’occhio attento della cinepresa che scandaglia piccoli bar, sale da concerto e persino le case dei grandi interpreti del genere. Vengono intervistati vari artisti che rievocano momenti e luoghi dove si suonava il choro: Joel Nascimento, che ricorda il famoso locale degli anni 70 “Suvaco de Cobra”, Zé da Velha, Silvério Pontes, per il quale dire choro equivale a dire musica senza tempo, Yamandù Costa, compositore che mescola choro e musica jazz. .

LUIGI ONORI PAOLO FRESU TALKABOUT

MIKA KAURISMÄKI BRASILEIRINHO

Stampa Alternativa, 2006

Feltrinelli, 2006

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ANNO 6 N.43

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OTTOBRE 2006

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Mensile Valori n.43 2006  

Mensile di finanza etica, economia sociale e sostenibilità