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| economiasolidale | commercio solidale |

Un chicco che profuma di equità

L’analisi del sistema economico che ruota intorno alla produzione del caffè permette di capire in concreto il ruolo del commercio solidale. Numeri alla mano per capire che non si tratta di una moda. È l’Inghilterra il Paese dove i prodotti del commercio equo e solidale raggiungono il fatturato più elevato. È invece la Svizzera che ha il maggior consumo pro capite.

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Una donna macina il caffè. La pianta della coffea arabica, è originaria dell’Etiopia. Il suo nome dovrebbe infatti derivare dalla regione di Kaffa.

Sudan, 1997

450 491 219 240 270 136 16 1.146 44 222 1.653

% DI CAFFÈ SUL TOTALE ESPORTATO NEL 2000

79%

70% 60% 50%

54%

40%

43%

30%

31% 24% HONDURAS

2000-2001

798 640 405 474 374 159 94 2.495 122 412 3.020

RUANDA

1997-1998

UGANDA

Messico Guatemala Salvador Costa Rica Honduras Nicaragua Rep. Dominicana Colombia Ecuador Perù Brasile

QUANTO INCIDE SULL’EXPORT TAB 2

ETIOPIA

PAESE

TAB 1

BURUNDI

ESPORTAZIONI DI CAFFÈ [IN MLN $]

FONTE: BANCA MONDIALE

PETER MARLOW / MAGNUM PHOTOS

tico declino del prezzo del caffè; non sono mancati casi in cui ai prezzi di mercato i produttori non riuscivano a coprire i costi totali di produzione. A titolo di esempio, alla fine del 2001, in Vietnam, uno dei Paesi dove si produce caffè a più basso costo, i ricercatori di Oxfam hanno rilevato che nella provincia di Dak Lak il prezzo del caffè era sufficiente a coprire il 60% delle spese di produzione. Come conseguenza del processo di consolidamento e concentrazione che si sta verificando nelle fasi più a valle della catena di produzione, la quota del prezzo finale destinata ai produttori è stata soggetta a una forte compressione. Oxfam ha rilevato che la quota del fatturato del mercato del caffè che va ai paesi produttori è passata dal 30% degli anni ‘80 al 15% attuale. La contrazione del prezzo del caffè ha ripercussioni rilevanti sia sul bilancio di molti paesi in via di sviluppo sia sul tenore di vita deldi Alessia Vinci le popolazioni che vi risiedono. In America Centrale, le ripercussioni della crisi dei prezzi sono state piuttosto gravi. Nel 2001 le entrate derivanti dalle esportazioni di caffè sono diminuite del 44%. Situazioni analoghe si sono registrate anche in Africa: nello stesso peL’ABISSO DEI PREZZI riodo in Etiopia, i ricavi dalle esportazioni hanno mostrato una contrazione del 42%, mentre in Uganda, a parità di volume di esportaCOME PRIMA MISURA dei benefici del commercio equo è possibile zioni, i ricavi si sono ridotti del 30%. valutare la rilevanza del premio corrisposto dal COMES al produttore. La TABELLA 1 confronta il valore delle esportazioni di caffè in AmeConsideriamo il prezzo di vendita del caffè di qualità robusta nel gennaio rica Latina tra il biennio 1997-98 ed il biennio 2000-01. L’impatto 2002. Nel mercato del Regno Unito un kg di caffè solubile di qualità robusta sui paesi produttori è stato rilevante soprattutto perché per molti di veniva venduto ad un prezzo medio di 26,4 dollari. Al tempo stesso il prezzo questi paesi il caffè rappresenta un fattore centrale nell’output del di mercato di un kg. di Robusta (FOB) era pari a 0,45dollari, mentre paese. Ad esempio in Uganda, un quarto della popolazione trae redil prezzo percepito dai produttori ammontava a 0,14 dollari. D’altro canto dito dal mercato del caffè, in Etiopia il 50% degli introiti da esporun kg di robusta viene pagata dal COMES 2,44 dollari. Un semplice calcolo tazione sono prodotti dal caffè, o infine in Burundi, questa quota rivela che ai prezzi di mercato al produttore va lo 0,5% del prezzo finale raggiunge l’80% (vedi TABELLA 2 ). mentre all’esportatore l’1,7% (prezzo FOB). Il COMES distribuisce invece In America Latina, in Messico il caffè è la principale fonte di redall’esportatore il 9% del prezzo finale, inoltre, dato che il processo dito per circa 300 mila contadini indigeni; in Brasile, sebbene rapdi formazione del prezzo nella catena COMES prevede l’eliminazione presenti solo il 5% degli introiti totali da esportazione, il caffè dà sodegli intermediari tra il produttore e l’esportatore, una parte rilevante stentamento a 250-300 mila contadini, mentre altre tre milioni di del prezzo FOB viene percepita dal produttore finale. Considerando che persone lavorano nell’industria del caffè. Anche in India, sono tre il prezzo FOB è una frazione esigua del prezzo finale, per sostenere il prezzo milioni i lavoratori occupati nell’industria del caffè. fair trade nel 2002 sarebbe stato sufficiente un aumento del 7,3% A seguito della crisi del settore molti di questi produttori hanno dodel prezzo finale per la qualità robusta. Per la qualità arabica l’aumento vuto abbandonare i loro raccolti e le piantagioni. È stato stimato che, di prezzo finale sarebbe stato più esiguo dato il maggior prezzo di mercato. alla fine del 2001 nel solo Honduras, circa 100.000 coltivatori hanno abbandonato le loro piantagioni. Studi sul Chiapas, Messico, mostra-

FONTE: ICO

P

IÙ DI 50 NAZIONI, la maggior parte delle quali sono paesi in via di sviluppo, si sono trovate in gravi difficoltà a causa del dramma-

no che 500 coltivatori di caffè alla settimana abbandonano i campi per migrare verso le città o gli USA alla ricerca di una nuova vita. In generale la crisi del caffè si manifesta a diversi livelli. Sul piano macroeconomico la diminuzione del valore delle esportazioni riduce sia la stima del PIL che il valore delle entrate fiscali. Inoltre, poiché a fronte della diminuzione del prezzo dei beni esportati non si verifica una analoga diminuzione del prezzo dei beni importati (solitamente beni manufatti) la bilancia commerciale tende a deteriorarsi. Sul piano della struttura produttiva molti paesi devono affrontare il problema della conversione delle colture di caffè ad altre colture maggiormente redditizie. I costi economici e sociali di queste operazioni sono tuttavia ingenti e spesso non sono sostenibili dai paesi o dalle popolazioni interessate. Sul piano sociale in Perù, Colombia e Bolivia, dove il caffè cresce al|

ANNO 6 N.43

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Mensile Valori n.43 2006  

Mensile di finanza etica, economia sociale e sostenibilità

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