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Nouadhibou, Mauritania, la porta verso l’Europa >54 Tollerati perché utili. Immigrati in Africa >56

internazionale IL TEATRO PER VINCERE LA PIAGA DELL’AIDS IN AFRICA

PREMIO MARENOSTRUM AL CORAGGIO DI TRE DONNE

GEORGE CLOONEY SI MOBILITA PER IL DARFUR

MEETENG BANCA MONDIALE, SINGAPORE STOPPA ONG

LA LIBIA CALPESTA I DIRITTI UMANI. IL RAPPORTO HRW CONDANNA L’EX GOVERNO BERLUSCONI

Pubblicato l’ottavo rapporto della campagna internazionale per la messa al bando delle mine (Landmine Monitor Report). Il rapporto è stato presentato in più di 30 capitali mondiali. Diminuiscono i fondi per lo sminamento e, nonostante i tanti paesi bonificati, sono ancora tra le 15.000 e le 20.000 le persone che ogni anno rimangono ferite ed uccise dalle mine. Le mine terrestri, in più di 78 paesi, continuano a contaminare un’area grande come la Siria. La bonifica nel 2005 ha riguardato circa 740 chilometri quadrati di terra, pari alla dimensione della città di New York. Sono state rimosse circa 460.000 mine terrestri e quasi 4 milioni di esplosivi . Ovvero il maggior numero di aree bonificate a partire dal 1980 con il moderno sistema di sminamento. Almeno 13 dei 29 paesi che dovrebbero terminare la bonifica dei territori entro il 2010 non hanno adottato le adeguate misure per farlo. Tra questi: Bosnia, Cambogia, Yemen e numerosi altri paesi aderenti alla Convenzione di Ottawa. Tre governi hanno continuato ad utilizzare mine terrestri: Myanmar, Nepal e Russia. Gruppi armati ribelli, poi, in almeno 10 paesi usano mine antipersona. Nonostante la bonifica, la percentuale delle persone ferite è aumentata dell’11%. Ciò è dovuto in larga parte all’intensificarsi dei conflitti in Myanmar, Ciad, Colombia, Pakistan e Sri Lanka.

Marco Baliani è un attore famoso perché per primo ha introdotto in Italia una forma di teatro conosciuta come “teatro del racconto”. Una voce, una scenografia scarna ed essenziale e poi un testo forte. Baliani nel ruolo di narratore ha portato in scena “kohlhaas” (Heinrich von Kleist), “Corpo di stato” (ispirato alla vicenda di Aldo Moro) e “Tracce” di Ernst Bloch. Questa nuova strada è stata poi percorsa con successo da altri attori, primo fra tutti Marco Paolini che grazie a “Vajont” e “Ustica” è diventato l’icona dell’impegno civile sul palcoscenico. Baliani è uno sperimentatore e così ha deciso di provare a portare il teatro in Africa, tra i poveri e i diseredati del mondo. L’occasione gli è stata data dall’Amref (African Medical and Research Foundation). Ha lavorato per due anni e mezzo con venti ragazzi di strada dello slum di Nairobi, mettendo in piedi lo spettacolo “Pinocchio nero”, ispirato al capolavoro di Collodi, che ha avuto grande successo di critica e di pubblico anche in Italia. «Quel viaggio di conoscenza - dice Baliani non è ancora finito, perché, come dicono i griot africani, c’è un solo luogo dove andare e quel luogo è il tempo». Infatti un nuovo progetto a ottobre riporterà l’attore e drammaturgo ancora in Africa. Questa volta per mettere in scena uno spettacolo sull’Aids: «Questo lavoro vuole far superare i tabù che in Africa favoriscono il diffondersi di una malattia che flagella soprattutto i giovani. E siccome l’Africa è un Paese di giovani è, dunque, la stessa esistenza di quel continente ad essere in pericolo. Lì non arrivano i medicinali retrovirali perché costano troppo e le multinazionali non li producono per l’Africa. E nei rapporti sessuali non si usano i preservativi perché il rapporto d’amore è basato sulla violenza. Una disperazione così profonda che è stato difficile trovare una mediazione tra la rabbia che provavo ascoltando le testimonianze dei ragazzi e l’esigenza di costruire il testo da portare in scena».

Un’algerina, una croata e una donna sahrawi hanno vinto il premio Marenostrum 2006. Per la sezione letteraria è stata premiata Sarah Zuhra Lukanic (Croazia). In “Rione Kurdistan” la scrittrice racconta il dramma di un popolo senza terra, la sua fierezza, la sua memoria che si è mantenuta anche nei campi profughi. Per la sezione giornalistica il premio andrà all’algerina Nacera Benali, giornalista sfuggita alle ire del Gia (Gruppo islamico armato) e imprigionata dal governo algerino a causa del suo lavoro di denuncia. Da anni vive in Italia. Nacera ha intitolato il suo ultimo libro “Scontro di inciviltà”. Infine, il Premio diritti umani andrà a Aminattou Ali Ahmed Haidar del Sahara Occidentale. Questa donna ha scelto di lottare pacificamente per difendere l’indipendenza del suo popolo dall’invasione marocchina. Un’attivista dei diritti umani già detenuta e torturata nelle carceri marocchine per ben 3 volte. «La mia resistenza è la resistenza pacifica sahraui e vuole far sapere al mondo l’oppressione quotidiana del governo marocchino... al ritorno so già che andrò dall’aeroporto in prigione perché... il mio destino è tornare in carcere». La giuria del premio, organizzato dall’associazione Puntocritico, è presieduta da Gino Barsella ed è composta da: Jean Leonard Touadì, Kossi Komla-Ebri, Enzo Nucci, Manuela Palermi, Eugenio Melandri. La premiazione avverrà sabato 7 ottobre a Viareggio.

In Darfur, regione meridionale del Sudan, fino ad oggi sono stati uccise oltre 200 mila persone. Mentre oltre 2 milioni di sudanesi vivono in campi di rifugiati e sfollati nello stesso Sudan e in Chad senza avere la possibilità di ritornare nelle loro case. Della tragedia di questa regione ne ha parlato anche il divo di Hollywood George Clooney che ha lanciato un appello dal Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, definendo la situazione in Darfur «il primo genocidio del XXI secolo». Amnesty International si sta muovendo soprattutto dopo le decisioni del governo di Khartum che vuole cacciare la missione ”Amis” dell’Unione africana e di vietare l’ingresso nel paese ai caschi blu dell’Onu. Una decisione, quest’ultima, presa nonostante il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia approvato la risoluzione numero 1706 per l’invio di 23 uomini in Sudan. È chiaro che il governo non vuole intromissioni di sorta. Ma la preoccupazione è grande perché nel momento in cui la missione dell’Unione africana se ne andrà via i civili saranno abbandonati a se stessi. Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, ha affermato che se Khartum continuerà a rifiutare l’ingresso della forza dell’Onu, il Consiglio di sicurezza dovrà imporre sanzioni mirate nei confronti delle autorità sudanesi.

Oltre 160 Ong (organizzazioni non governative), tra cui l’italiana Crbm/Mani Tese, hanno boicottato il meeting annuale di Banca mMndiale e Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che si teneva a Singapore. La decisione è stata motivata dal fatto che il governo di Singapore non ha concesso, per ragioni di sicurezza, l’accesso al Paese a esponenti del mondo non governativo che erano comunque stati accreditati da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Nella lista degli indesiderati risultavano anche gli italiani Antonio Tricarico ed Elena Gerebizza di Crbm/ Mani Tese, mentre un centinaio di attivisti, sebbene non inclusi nella lista nera, sono stati bloccati all’aeroporto di Singapore e rispediti nei loro Paese di origine. Anche Walden Bello di Focus on the global south risultava iscritto sulla lista di proscrizione. Visto d’ingresso negato anche a Chona Ramos e a Bobby Diciembre della ong filippina Fdc. Il presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, ha stigmatizzato la condotta tenuta da Singapore. Rimane il punto interrogativo, sottolineato da Tricarico, sul perché Banca Mondiale e FMI abbiano scelto un Paese come Singapore, poco sensibile alla tutela dei diritti umani, come sede di un vertice così importante e perché non abbiano sfruttato i mezzi legali in loro possesso per far rispettare i legittimi interessi della società civile globale.

Secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch (Hrw), il governo libico sottopone migranti, richiedenti asilo e rifugiati a gravi abusi dei diritti umani: percosse, arresti arbitrari e rimpatri forzati. Un intero capitolo, l’undicesimo, è dedicato alle politiche italiane in tema di lotta all’immigrazione clandestina. Nel rapporto si condanna il governo Berlusconi che tra il 2004 e il 2005 ha espulso verso la Libia più di 2.800 migranti, compresi anche rifugiati e altre persone che necessitavano di protezione internazionale. In alcuni casi le autorità italiane hanno effettuato espulsioni collettive di grandi gruppi di persone senza un adeguato esame del loro potenziale status di rifugiati. Inoltre, Human Rights Watch richiama il governo dell’ex primo ministro italiano per aver negato l’accesso al Centro di prima accoglienza sull’isola di Lampedusa. Il governo Prodi ha dichiarato, invece, che non farà espulsioni verso Paesi che non hanno firmato la Convenzione sui rifugiati, Libia compresa, mentre a partire da quest’anno, alcune organizzazioni internazionali sono state autorizzate ad accedere alla struttura di Lampedusa. La Libia, infatti, è annoverata tra quei Paesi considerati non sicuri per il rimpatrio. Tana De Zulueta, deputata dei Verdi e vicepresidente della Commissione affari esteri della camera, basandosi sulle evidenze del rapporto ha chiesto all’Italia e alla Ue di attivarsi e al governo italiano di consentire l’accesso a tutti i Cpt (Centri di permanenza tenporanea) per le associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani insieme ad avvocati e giornalisti.

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ANNO 6 N.43

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ANTONIO SCATTOLON / A3 / CONTRASTO

DIMINUISCONO I FONDI DESTINATI ALLO SMINAMENTO

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Mensile Valori n.43 2006  

Mensile di finanza etica, economia sociale e sostenibilità