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PETER MARLOW / MAGNUM PHOTOS

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La bufala del nucleare

| economiaetica | SVILUPPO DELL’INDUSTRIA NUCLEARE MONDIALE REATTORI IN ATTIVITÀ 500 450 400

368,2 GWe 423 reattori 442 reattori

REATTORI IN ATTIVITÀ CAPACITÀ OPERATIVE

327,6 GWe

350 300 250

150 100 50 1956 1960 1964 1968 1972 1976 1980 1984 1986 1990 1994 1998 2002 2006

14% in meno. «Nel 2005 in Finlandia è iniziata la costruzione di un nuovo impianto ma nello stesso anno ne sono stati chiusi due: uno in Svezia e uno in Germania. In tutto il mondo ci sono 27 reattori considerati in via di costruzione dall’IAEA (International Atomic Energy Agency). Undici di questi sono segnalati da un minimo di 18 anni a un massimo di 30 anni», continua Schneider. Dall’approvazione di un nuovo progetto alla sua effettiva realizzazione passano almeno dieci anni. In mezzo ci sono una serie interminabile di test, la difficoltà di poter contare su competenze adeguate per tecnologie sempre più complesse, ma soprattutto i costi effettivi - coperti in gran parte da sussidi statali - che si rivelano puntualmente molto più elevati di quelli stimati. Anche perché ogni anno di ritardo significa un anno di ricavi in meno dalla produzione di energia.

Tempi biblici

Un paio di chilometri più a est un altro cerchio, delle stesse dimensioni. Siamo nel centro della Georgia, USA, in un’enorme spianata circondata da foreste di pini secolari. È lì che sorge la centrale nucleare di Vogtle. Due reattori, attivi dalla fine degli anni ottanta, ai quali, se tutto andrà come previsto, se ne aggiungeranno altri due. Al posto dei due cerchi verdi, dipinti sui prati. All’inizio dell’estate una decina di utilities americane hanno segnalato alla Nuclear Regulatory Commission (N.R.C., Commissione per la Regolamentazione del Nucleare) di Mauro Meggiolaro che sarebbero interessate alla costruzione di 18 nuovi reattori nucleari, nei pressi delle centrali già esistenti. È dal 1978 che la N.R.C. non approva la costruzione di un nuovo impianto. Nel 1979 c’è stato l’incidente di Three Mile Island, in Pennsylvania, con la quasi fusione di un reattore. E poi il declino, reso più rapido dalla tragedia di Chernobyl, sette anni dopo. Perché allora tornare a costruire? «È la prima volta in vent’anni che la combinazione tra politica del governo, condizioni economiche e regolamentazioni ambientali gioca a favore del nucleare», ha dichiarato al New York Times Paul Joskow, professore di economia al M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology). «Se non si mettono in rete nuovi reattori, gli impianti attuali termineranno uno dopo l’altro il loro ciclo di vita e per il nucleare sarà finita entro il 2050». In effetti, per molti versi, la congiuntura sembrerebbe essere particolarmente favorevole: l’auRaffele Piria, mento del prezzo del petrolio e la tassazione delle emissioni di CO2 responsabile Estif, per raggiungere gli obiettivi di Kyoto potrebbero rendere il nucleare Federazione Europea dell’Industria relativamente meno caro rispetto ad altre fonti di energia: le centradel Solare Termico, li nucleari producono infatti una quantità molto bassa di CO2. e Mycle Schneider, consuelente È un’occasione che nemmeno i russi vogliono perdere. Almeno a per l’energia parole. Putin ha già in programma dieci nuove centrali entro il 2016. e la politica nucleare. Sopra, il Sellafield Il progetto, approvato all’inizio di luglio, prevede un investimento di Nuclear Power. 45 miliardi di euro, dei quali 20 saranno finanziati dal bilancio dello Gran Bretagna, 1993 Stato, il resto dai privati e dalla vendita di energia. Non è un caso che

U

N CERCHIO VERDE, LARGO SESSANTA METRI.

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ANNO 6 N.43

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OTTOBRE 2006

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il presidente russo abbia insistito per dare spazio alla “rinascita” del nucleare nel corso dell’ultimo G8 a San Pietroburgo. Anche la Cina non sta a guardare: entro il 2020 si vogliono installare nuovi reattori per un totale di 40.000 MegaWatt. “Il nucleare ritorna”, “È l’ora dell’atomo pulito”, “Centrali più sicure”. Gli articoli dei giornali sono sempre più numerosi, soprattutto in Paesi chiave come USA, Gran Bretagna, Germania, Francia. Ne parlano i capi di Stato, e gli industriali dell’atomo, per voce di Frank Deconinck, presidente dell’European Nuclear Energy Society, fanno sapere che «l’industria non starà più sulla difensiva ma sfrutterà al massimo il revival del nucleare per tornare all’attacco». Ma qual è il risultato dell’offensiva dell’industria? E cosa c’è dietro al revival?

Parole, parole, parole «Sorprendentemente molto poco», spiega a Valori Mycle Schneider, consulente internazionale sull’Energia e la Politica Nucleare. «Gli impianti nucleari generano oggi appena il 2%-3% dell’energia finale consumata a livello globale. Nel maggio del 2006 nel mondo erano attivi 442 reattori, solo 19 in più del 1989 (vedi GRAFICO ), per una capacità totale installata di circa 370.000 Megawatt». Nell’Unione Europea il nucleare è in declino costante dalla fine degli anni ottanta. Dopo il picco storico di 172 reattori funzionanti nel 1989, oggi ne rimangono 147. Il

L’esempio più vicino a noi si trova a Olkiluoto, in Finlandia. Lì si sta costruendo il primo reattore europeo dopo Chernobyl. A un anno dalla posa della prima pietra il progetto è già in ritardo di dodici mesi a causa di errori nella costruzione. Il prezzo crescente dell’acciaio pone ulteriori punti di domanda sulla reale profittabilità dell’impresa. Che ne sarà quindi dei grandi progetti cinesi, russi, americani? «In passato la Cina ha annunciato un piano nucleare da 20.000 Megawatt entro il 2000», spiega Schneider. «All’alba del nuovo millennio, solo 1/10 del piano era stato realizzato. Nel 1996 il termine era stato spostato al 2010. Dieci anni dopo, nel marzo del 2006, siamo appena a 7.000 Megawatt che soddisfano appena il 2% del consumo finale di energia. Se li sommiamo con i 3.000 Megawatt che sono in via di installazione, potremmo contare su un totale di 10.000 Mw nel 2010: metà del piano». E i 40.000 Megawatt pianificati per il 2020? «Nient’altro che speculazioni che non hanno alcuna credibilità dal punto di vista industriale», continua Schneider. Anche negli Stati Uniti le esperienze passate non fanno ben sperare. L’ultimo reattore costruito negli USA, è rimasto “in costruzione” per 23 anni prima di essere connesso alla rete, nel 1996. Perfino in Francia, il maggior produttore di energia nucleare al mondo, ci sono voluti più di 10 anni per connettere alla rete gli ultimi due reattori Civaux-1 e Civaux-2. Il motivo: seri problemi tecnici. Secondo Jürgen Kraemer, della società di consulenza energetica berlinese Tetra Energie, starebbero bluffando anche i russi: «di piani nucleari in Russia si parla dagli anni novanta, ma nessun programma |

ANNO 6 N.43

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FONTE: IAEA PRIS, MSC

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A vent’anni da Chernobyl la lobby del nucleare torna ad alzare la voce. Ma l’energia dell’atomo sembra avviata verso un lento e inesorabile declino. Per mille diversi motivi

Mensile Valori n.43 2006  

Mensile di finanza etica, economia sociale e sostenibilità

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