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Capire la Finanza scheda n.19 - versione provvisoria

Linee guida per le banche e il settore finanziario nel contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore delle rinnovabili A cura di Andrea Baranes FCRE – Progetto SCORE Stop Crime on Renewable and Environment

With support from the Prevention of and Fight against Crime Programme of the European Union European Commission – Directorate – General Home Affairs. This pubblication reflects the view only of the author and the European Commission cannot be held responsible for any use wich may be made of the information contained therein

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Indice Introduzione 1. STRUMENTI: RICERCA DELLE LINEE GUIDA E AMBITO DELLA RICERCA 2. ANALISI DELLE LINEE GUIDA IN MATERIA DI CORRUZIONE E RICICLAGGIO 2.1.

Sistema delle Nazioni Unite

2.2.

L'OCSE

2.3.

Il Fatf

2.4.

La Banca Mondiale

2.5.

La Banca europea per gli investimenti

2.6.

EBRD e altre banche di sviluppo

2.7.

Le Agenzie di Credito all'esportazione

2.8.

Iniziative delle banche private

3. LINEE GUIDA IN CAMPO AMBIENTALE 3.1.

Ambito della ricerca

3.2.

Land grabbing e accesso alla terra

3.3.

La World Commission on Dams

3.4.

Iniziative delle banche private

4. TRASPARENZA E COMUNICAZIONI ALL'ESTERNO 4.1.

La Global Reporting Initiative

4.2.

Iniziative di ONG / Transparency International

5. DISPOSIZIONI DI LEGGE 5.1.

Decreto 231/2007 e altre normative in materia di antiriciclaggio

5.2.

Disposizioni della Banca d'Italia per banche e altri soggetti finanziari

5.3.

Applicazione del d.lgs 231/2007

6. ELEMENTI DI UNA POLICY PER IL SETTORE FINANZIARIO 6.1.

Applicazione della 231/2007

6.2.

Best practice internazionali

6.3.

Protezione e anonimato del whistleblower

6.4.

Analisi dell'impresa

6.5.

Trasparenza e beneficial ownership

6.6.

Ulteriori analisi e istruttorie

6.7.

Un approccio integrato

6.8.

Trasparenza e rendicontazione

La presente pubblicazione rientra in un lavoro di ricerca più ampio sul fenomeno dell'illegalità nel settore dell'eolico e fotovoltaico. Il testo completo “Le infiltrazioni criminali nel mercato delle energie rinnovabili. Eolico e fotovoltaico: analisi del fenomeno e strumenti di prevenzione per una filiera della legalità . A cura di Andrea Baranes, Mauro Meggiolaro, Francesco Zoppeddu” è in libero download su http://www.euscore.eu/media/6071/fcre%20-%20interno.pdf

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Introduzione Le banche e la finanza in generale giocano un ruolo fondamentale nel sistema economico. Possono allocare i capitali che ricevono da clienti e risparmiatori verso alcune attività piuttosto che altre, favorendone o penalizzandone lo sviluppo. La crisi degli ultimi anni ha purtroppo mostrato gli impatti negativi di un sistema finanziario orientato alle attività speculative e alla massimizzazione del profitto nel più breve tempo possibile, mentre interi settori dell'economia e della società soffrono il credit crunch, ovvero la mancanza dei crediti e dei finanziamenti necessari. Anche all'interno dell'economia reale, molto spesso le banche sono state accusate di finanziare progetti con pesanti ricadute sul piano sociale e ambientale. L'esempio del settore energetico è forse quello più evidente. Enormi finanziamenti, tanto da parte delle istituzioni finanziarie pubbliche quanto del sistema privato, orientati verso progetti con enormi impatti sull'ambiente e sulle popolazioni, dai combustibili fossili al nucleare alle grandi dighe. Negli ultimi anni, anche in ragione dell'emergenza ambientale e del necessario impegno contro i cambiamenti climatici, l'attenzione verso queste tematiche è rapidamente cresciuta. Oggi una delle parole d'ordine è la necessità di sviluppare un'economia verde, o green economy. Troppo spesso questo termine viene usato a sproposito per dare una patina di sostenibilità a un sistema energetico e industriale obsoleto. L'esempio del “carbone pulito” è forse l'ossimoro più evidente, ma non certo l'unico, del tentativo di riproporre in chiave “verde” tecnologie ambientalmente insostenibili. Nello stesso momento sta rapidamente crescendo l'interesse verso l'efficienza energetica e le energie rinnovabili. Una parte rilevante del sistema bancario e finanziario ha girato la propria attenzione verso tali settori. Nuovamente, parliamo sia delle istituzioni finanziarie pubbliche e dei contributi dei governi, sia delle banche e del sistema finanziario privato. Nell'insieme questo sviluppo e questa maggiore attenzione della finanza sono sicuramente positivi e rappresentano un fattore di grande importanza nella necessaria transizione energetica. Contemporaneamente, però, grandi capitali e opportunità di nuovi mercati e nuovi business rischiano di attrarre capitali di origine illecita e le grandi organizzazioni criminali. Le infiltrazioni delle mafie nel settore delle energie rinnovabili sono purtroppo una realtà, un nuovo settore da esplorare per il riciclaggio del denaro sporco e per un controllo del territorio e delle filiere produttive. Per questi motivi la Fondazione Culturale Responsabilità Etica 1, con diverse altre organizzazioni che seguono questi temi, ha lanciato il progetto Score 2, con l'obiettivo di analizzare i possibili rischi di illegalità nelle energie rinnovabili e nella filiera del legno. Tra gli obiettivi della ricerca c'è in particolare quello di proporre delle linee guida per il settore bancario e finanziario che permettano ai soggetti interessati (le stesse banche, le imprese, gli enti locali e via discorrendo) di minimizzare i rischi di infiltrazioni mafiose e più in generale di illegalità nel settore delle rinnovabili e del legno.

1 www.fcre.it 2 www.euscore.eu

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1. STRUMENTI: RICERCA DELLE LINEE GUIDA E AMBITO DELLA RICERCA Per elaborare queste linee guida, si è partiti dall'analisi delle linee guida e best practice per il settore bancario e finanziario. Non esistono al momento a livello internazionale delle linee guida specifiche riguardanti possibili infiltrazione criminali e attività illecite nel settore delle rinnovabili. Le banche, che spesso rispondono alle pressioni delle campagne e delle reti della società civile internazionale, si sono concentrate sullo sviluppo di policy relative ai settori considerati più sensibili, dalle armi al nucleare ai cambiamenti climatici. L'unico settore relativo alla produzione energetica a volte ricompreso nell'ambito delle rinnovabili e in cui esistono linee guida specifiche è quello delle dighe. Anche se il settore è diverso da quello preso in considerazione nella ricerca di Score, è opportuno ricapitolare il percorso e i contenuti di queste linee guida. Diversamente, da tempo sia alcune istituzioni internazionali sia alcune banche private hanno considerato il tema della corruzione e del riciclaggio del denaro e sviluppato di conseguenza delle linee guida in materia. Alcune parti di tali policy possono essere riprese e adattate al settore delle energie rinnovabili. Altri criteri ad hoc andranno sviluppati per giungere a un quadro completo che consideri le principali criticità del settore e per integrare le linee guida esistenti su corruzione e riciclaggio. Più in generale, dall'analisi delle migliori pratiche esistenti è possibile cercare di inquadrare le caratteristiche che dovrebbero avere delle linee guida per il settore delle energie rinnovabili intese al contrasto di fenomeni illegali. I punti di partenza sono quindi due: da una lato l'esame delle policy legate alla lotta contro la corruzione e il riciclaggio. Dall'altro le linee guida già esistenti in settori ambientali ed energetici (agricoltura, foreste, produzione di energia, dighe).

2. ANALISI DELLE LINEE GUIDA IN MATERIA DI CORRUZIONE E RICICLAGGIO 2.1. Sistema delle Nazioni Unite Le principali linee guida sviluppate dal settore finanziario (sia pubblico sia privato) in materia di corruzione, riciclaggio del denaro e flussi illeciti di capitali derivano da alcune convenzioni internazionali che fissano i principi base. Una delle più importanti è la United Nations Convention against Corruption (UNCAC) 3 che elabora alcuni parametri cardine nella lotta contro la corruzione e il riciclaggio. A fine 2010 era stata firmata da 129 Paesi. Il cuore della convenzione riguarda gli Stati e gli impegni che questi dovrebbero prendere per prevenire e contrastare la corruzione. La convenzione contiene anche una serie di standard riguardanti norme antiriciclaggio. Ad oggi la convenzione ONU più specifica riguardante la criminalità organizzata è quella firmata a Palermo nel 2000 e denominata United Nations Convention against Transnational Organized Crime, 2000 o Palermo Convention.4 Sempre a livello di Nazioni Unite, anche il Global Compact 5 è stato rivisto alcuni anni fa per aggiungere un punto specifico sulla corruzione. Il Global Compact è una 3 http://www.unodc.org/unodc/en/treaties/CAC/ 4 http://www.unodc.org/unodc/en/treaties/CTOC/index.html 5 www.unglobalcompact.org/

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dichiarazione di 10 principi in ambito sociale e ambientale che le imprese possono sottoscrivere, impegnandosi a rispettare i principi stessi. E' stato però criticato per non essere incisivo e non prevedere alcun monitoraggio esterno del rispetto di quanto dichiarato dall'impresa. Alcuni critici sostengono che l'adesione al Global Compact dia alle imprese uno strumento molto semplice e poco impegnativo di marketing per dare di sé un'immagine responsabile utilizzando il marchio delle Nazioni Unite. 2.2. L'OCSE L'OCSE ha sviluppato una propria convenzione in materia di corruzione (OECD antibribery convention), che è centrata sulle misure per prevenire la corruzione di pubblici ufficiali nelle transazioni internazionali.6 L'ultima versione della Convention on Combating Bribery od Foreign Public Officials in International Business Transactions è del 2011. La convenzione si concentra sul ruolo degli Stati e sulle misure che questi dovrebbero adottare per contrastare la corruzione dei pubblici ufficiali. La convenzione è pensata come un corpus di regole legalmente vincolanti per contrastare la corruzione di pubblici ufficiali nelle transazioni di affari. Come segnalato sul sito, è il primo strumento internazionale che si concentra sul lato “offerta” della corruzione, ovvero sul ruolo delle imprese nei rapporti con la pubblica amministrazione. E' stata adottata dai 34 Paesi membri dell'OCSE e da alcuni Paesi esterni all'organizzazione. Contiene alcuni accenni alla questione del riciclaggio del denaro (Art.7), ma la convenzione è focalizzata sul tema della corruzione. Alcuni elementi interessanti ai fini della ricerca sono presenti all'Art.8, dedicato all'accounting, ovvero alle modalità di redazione e di comunicazione all'esterno dei dati contabili e di bilancio, che devono assicurare la massima correttezza e trasparenza. 2.3. Il FATF Il lavoro più approfondito e più direttamente applicabile alle imprese è quello portato avanti dal Financial Action Task Force – FATF.7 Si tratta di un organismo intergovernativo al quale partecipano 34 Paesi e che fissa degli standard internazionali riguardanti, tra le altre cose, la legislazione in materia di corruzione e antiriciclaggio. Il FATF ha promosso nel 1990 quaranta Raccomandazioni, che vengono periodicamente aggiornate. A queste si sono poi aggiunte 9 Raccomandazioni Speciali centrate sulla lotta al terrorismo. Al momento nessun Paese ha adottato tutte le raccomandazioni del FATF, anche se ufficialmente gli aderenti intraprendono periodicamente un monitoraggio reciproco degli impegni assunti (peer review) per valutare i miglioramenti e il lavoro da fare. Le prime raccomandazioni riguardano l'impegno degli Stati nella lotta contro corruzione e riciclaggio, mentre la parte successiva si occupa delle “misure che devono prendere le istituzioni finanziari e le imprese non finanziarie e le professioni per prevenire il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo”. Tra gli standard promossi dal FATF alcuni sono di più diretto interesse per il settore bancario La raccomandazione 5 prevede che la banca sia obbligata a identificare il beneficiario finale di ogni deposito di fondi o titoli. La stessa raccomandazione 5 specifica poi gli elementi di due diligence che la banca dovrebbe prendere in considerazione per valutare correttamente il proprio cliente. Gli elementi della Customer Due Diligence (CDD) sono: (i) identificare il cliente e verificare che l'identità del cliente è affidabile, utilizzando fonti indipendenti e documentazione e informazioni appropriate; 6 Disponibile su www.oecd.org 7 www.fatf-gafi.org/

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(ii) identificare il beneficiario finale di ogni operazione e prendere misure ragionevoli per verificare l'identità del beneficiario finale in modo che l'istituzione finanziaria sia soddisfatta delle informazioni raccolte. Per le persone giuridiche questo dovrebbe includere la raccolta di informazioni sufficienti per comprendere la struttura proprietaria e di controllo del cliente; (iii)ottenere informazioni sullo scopo e la natura della relazione di affari tra istituzione finanziaria e cliente; (iv) condurre una due diligence continua sulla relazione e il rapporto con il cliente e monitorare le transazioni realizzate durante tutto il periodo di questa relazione per assicurarsi che le transazioni condotte siano coerenti con la conoscenza del cliente da parte dell'istituto finanziario, il suo profilo di affari e di rischio, incluso, quando necessario, la provenienza dei fondi. La raccomandazione 6 si concentra sul comportamento che dovrebbero tenere le banche riguardo le persone che maggiormente potrebbero essere oggetto di corruzione, ovvero quelle “politicamente esposte” - Politiacally Exposed Persons (PEPs). La Raccomandazione 8 specifica che “le istituzioni finanziarie dovrebbe fare particolarmente attenzione ad ogni minaccia di riciclaggio che potrebbe derivare dall'utilizzare tecnologie nuove o in fase di sviluppo che possano favorire l'anonimato, e prendere se necessario le misure per prevenire il loro utilizzo nel riciclaggio del denaro.” La 9 delimita le condizioni in cui un'istituzione finanziaria dovrebbe ammettere la presenza di intermediari. Dalla Raccomandazione 21 si passa alle misure che gli Stati dovrebbero adottare per migliorare la trasparenza e le informazioni che le imprese devono garantire e alle norme in materia di rendicontazione. Le Raccomandazioni da 26 a 34 riguardano poi il quadro istituzionale più appropriato per contrastare corruzione, riciclaggio, crimine organizzato e terrorismo. Le ultime 5 raccomandazioni sono relative alla cooperazione internazionale tra diverse giurisdizioni. Al vertice di Pittsburgh del settembre 2009, il G20, che riunisce le venti più grandi economie del pianeta, ha dato mandato al FATF di “aiutare a trovare e contrastare i processi legati alla corruzione dando priorità al lavoro per rafforzare gli standard sul comportamento del cliente, sul beneficiario finale e sulla trasparenza”. 2.4. La Banca mondiale La Banca mondiale pubblica una lista delle imprese coinvolte in episodi gravi di corruzione e che pertanto sono escluse da qualsiasi finanziamento della stessa Banca mondiale. La lista di queste imprese (World Bank Listing of Ineligible Firms) 8 è pubblicata sul sito dell'istituzione e aggiornata periodicamente. Oltre a questa lista, l'IFC, il ramo della Banca mondiale che presta ai privati, ha sviluppato un proprio set di criteri sociali e ambientali: i performance standard. 9 Si tratta di linee guida molto importanti nel panorama internazionale, in primo luogo per il ruolo di primo piano dello stesso IFC che partecipa direttamente al finanziamento di diversi progetti, in particolare nel settore energetico e delle infrastrutture. In linea più generale, poi, gli stessi performance standard sono diventati un riferimento per la stesura di diverse altre policy in ambito sociale e ambientale, come avviene per le linee guida sviluppate dalle Agenzie di Credito all'Esportazione o per gli Equator Principles delle banche private (vedi oltre). I performance standard si concentrano però essenzialmente sui possibili impatti sociali, ambientali e sui diritti umani, e non contengono norme specifiche riguardo la corruzione, il riciclaggio o la lotta alla criminalità. 8 wwwr.worldbank.org/debarr 9 www.ifc.org/sustainabilityframework

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2.5. La Banca europea per gli investimenti Ai fini della presente ricerca, risulta di grande interesse la Antifraud policy 10 messa a punto dalla BEI – Banca Europea per gli Investimenti. Scopo di questa policy è quello di “prevenire e combattere la corruzione, la frode, la collusione, la coercizione, il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo nelle attività della BEI”. La policy in sé può essere considerata una best practice a livello internazionale per i suoi contenuti, anche se la banca è stata spesso criticata per non avere implementato a pieno le proprie linee guida e più in generale per la mancanza di trasparenza e gli impatti sociali e ambientali di diversi suoi finanziamenti. La policy si apre con un preambolo per richiamare l'importanza delle tematiche trattate, per proseguire con una definizione dei diversi crimini presi in considerazione: corruzione, pratica fraudolenta, coercitiva, collusiva, riciclaggio, finanziamento del terrorismo. La definizione di riciclaggio è ripresa dalla direttiva europea in materia11, e definisce in maniera ampia la possibile attività di riciclaggio, identificando una pluralità di casi. Secondo la BEI, il riciclaggio di denaro si configura nei seguenti casi: (i) la conversione o il trasferimento di proprietà, sapendo che tale proprietà deriva da attività criminali o da un atto di partecipazione a tali attività, per lo scopo di occultare o mascherare l'origine illecita della proprietà o per assistere qualsiasi persona che è implicata nel commettere tale attività ad evadere le conseguenze legali delle proprie azioni; (ii) l'occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, diritti sugli stessi, o proprietà dei beni, sapendo che tali beni provengono da un'attività criminosa o da un atto di partecipazione a tale attività; (iii)l'acquisto, la detenzione o l'utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un'attività criminosa o da un atto di partecipazione a tale attività; (iv) la partecipazione, l'associazione, il tentativo di perpetrare aiutare, incoraggiare, favorire e fornire consulenza per la commissione di uno degli atti di cui alle lettere precedenti. La parte centrale della policy contiene le misure per “combattere le pratiche proibite, il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo”, sia per le operazioni svolte all'interno dell'UE sia per quelle all'esterno, fissando i parametri a cui devono rispondere le imprese che lavorano con la BEI in materia di contratti e appalti. La policy si fonda su misure per promuovere la trasparenza interna eseguendo una serie di controlli e monitoraggi tanto a monte della concessione di un prestito quanto durante tutto il periodo della durata del prestito stesso. Questo monitoraggio serve a identificare casi sospetti di corruzione o riciclaggio. Un apposito ufficio della BEI è incaricato di svolgere una due diligence per ogni prestito concesso dalla banca, prima della sua approvazione, se si verifica uno dei seguenti casi: (i) una parte rilevante dell'operazione si svolge in un Paese considerato a rischio, ovvero in una "giurisdizione monitorata"; (ii) vi è un sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, o; 10 “Policy on preventing and deterring Corruption, Fraud, Collusion, Coercicion, Money Laundering and the Financing of Terrorism in European Investment Bank activities, nota più brevemente come “Anti-fraud policy”. Disponibile su: http://www.eib.org/about/publications/anti-fraud-policy.htm 11 EC Directive 2005/60 “On the prevention of the use of the financial system for the purpose of money laundering and terrorist financing and proposed by the OECD's Financial Action Task Force.

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(iii)se qualsiasi altro evento o situazione richiede un controllo di integrità. Per i prestiti interni all'UE si applicano tutte le misure previste dalla legislazione europea in materia di trasparenza sugli appalti pubblici. Per le operazioni esterne all'UE la BEI cerca comunque di applicare la stessa legislazione nei limiti del possibile, e chiede inoltre alle imprese con cui lavora un'autocertificazione e l'accettazione di una serie di misure riguardanti la trasparenza e i controlli che la banca potrà svolgere presso l'impresa. Le linee guida indicano anche le sanzioni in caso di violazione della policy, prevedendo esplicitamente, oltre alle conseguenze previste dalla legge vigente, la sospensione o la cancellazione di ogni credito concesso. Gli ultimi capitoli della policy sono dedicati all'obbligo di segnalare qualsiasi operazione sospetta e ai principi per condurre un'inchiesta interna alla banca e su come rapportarsi con le autorità. La policy è accompagnata da una serie di procedure per segnalare sospetti casi di frode o di corruzione agli organi preposti dell'istituzione finanziaria. Andando maggiormente nel dettaglio la BEI, dopo la policy esaminata ha sviluppato delle linee guida riguardo gli informatori, da una parte per permettere di verificare le informazioni fornite ma soprattutto per proteggere la confidenzialità e l'anonimato delle persone che dovessero riportare degli episodi di sospetta corruzione o riciclaggio e per stabilire delle procedure chiare e identificare gli uffici e le persone preposte sia all'interno sia all'esterno della stessa BEI a raccogliere denunce e segnalazioni.12 2.6. EBRD e altre banche di sviluppo Anche la European Bank for Reconstruction and Development ha messo a punto una propria strategia in materia di contrasto alla corruzione e per la trasparenza nelle proprie operazioni.13 Diverse altre istituzioni finanziarie pubbliche oltre a EIB e EBRD (African Development Bank, Asian Development Bank, IMF, Inter-American Development Bank e Banca mondiale), hanno messo in piedi nel 2006 l'International Financial Institutions Anti-Corruption Task Force con lo scopo di unire le forze per contrastare la corruzione e le operazioni fraudolente. Il primo obiettivo di questa task force è stato quello di uniformare le definizioni dei crimini in oggetto, per poi fissare le basi per lo scambio di informazioni, e il sostegno ai Paesi dove vengono svolte le operazioni e i progetti.14 Vengono quindi fissati alcuni principi di fondo per regolamentare come ogni istituzione dovrebbe strutturarsi in modo da contrastare i fenomeni illegali, partendo con il dotarsi di un apposito ufficio contro la corruzione e gli altri crimini. 2.7. Le agenzie di credito all'esportazione Le Agenzie di Credito all'Esportazione o ACE sono organismi a controllo pubblico, o misto pubblico-privato, che hanno lo scopo primario di sostenere gli investimenti all’estero delle imprese. Le ACE svolgono un compito molto importante nei diversi Paesi industrializzati, in quanto agevolano il commercio e gli investimenti all’estero delle loro imprese. Quando una compagnia italiana investe all’estero, deve considerare il rischio che la controparte del Paese dove si realizza l’investimento non paghi, per motivi commerciali, politici, o per qualunque altra ragione. Visto che per la singola impresa 12 The European Investment Bank''s whistleblowing policy. Disponibile su: http://www.eib.org/about/publications/eib-s-whistleblowing-policy.htm 13 http://www.ebrd.com/pages/about/integrity.shtml 14 http://www.ebrd.com/downloads/integrity/task.pdf

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è difficile, se non impossibile, potere citare in giudizio uno Stato straniero, o comunque reclamare il pagamento, tutti i Paesi industrializzati hanno da tempo creato delle agenzie di assicurazione pubbliche. E' possibile stipulare una sorta di contratto di assicurazione con la propria ACE. In caso di indennizzo accordato, quest’ultima interviene rimborsando l’impresa e subentrandole quale creditrice. A dispetto della loro natura pubblica o semi-pubblica, le agenzie di credito all'esportazione sono spesso state criticate per la mancanza di linee guida efficaci in diversi ambiti, da quello ambientale alla tutela dei diritti umani. In massima parte le policy esistenti si fondano sui performance standard dell'IFC (vedi paragrafo 2.4.). Per quanto riguarda la corruzione, il riciclaggio e la trasparenza sui pagamenti, le uniche caratteristiche rilevanti delle ACE sono legate al loro essere agenzie pubbliche, e al fatto che alcuni Paesi garantiscono ai cittadini un ampio accesso alle informazioni su conti di tutti gli organismi statali e para-statali. A livello internazionale il riferimento per le ACE è la Recommendation of the Council On Bribery and Officially Supported Export Credits 15 che riguarda la corruzione di pubblici ufficiali ed è stata sviluppata in ambito OCSE nell'ambito della più generale convenzione contro la corruzione considerata in precedenza. 2.8. Iniziative delle banche private A tutt'oggi l'iniziativa più nota in ambito sociale e ambientale realizzata dalle banche private è rappresentata dagli Equator Principles16. Si tratta di una serie di misure che le banche firmatarie si impegnano in maniera volontaria a rispettare prima di approvare un finanziamento, in particolare nell'ambito della finanza di progetto (project finance). In massima parte ricalcano i performance standard dell'IFC, e oltre a alcuni altri limiti, non considerano la corruzione o la criminalità nello specifico. Diverse banche negli ultimi anni hanno sviluppato delle proprie linee guida in materia di corruzione. Nella gran parte dei casi la stesura si fonda sui principi elaborati dalle istituzioni internazionali e considerati in precedenza. Sui temi legati alla ricerca l'iniziativa più interessante è quella portata avanti da alcuni grandi gruppi bancari internazionali specializzati nella gestione patrimoniale, che si sono riuniti nel Wolfsberg Group17 con l'obiettivo di sviluppare degli standard internazionali sulla conoscenza tra banca e cliente (know-your-customer), sull'antiriciclaggio e sulla corruzione. Tra gli altri, il Wolfsberg Group ha pubblicato dei principi contro il riciclaggio per le banche private nel 2002 (Anti Money Laundering principles on private banking) e il Wolfsberg statement against corruption nel 2008. Nel preambolo si chiarisce che lo scopo della policy è quello di evitare che le operazioni delle banche su scala internazionale siano utilizzate per finalità criminali. Per questo ogni banca aderente farà il possibile per accettare unicamente i clienti dei quali può ragionevolmente accertare la legittimità della fonte dei fondi e delle ricchezze. In tale quadro la banca prenderà delle misure ragionevoli per stabilire l'identità dei suoi clienti e dei proprietari beneficiari (beneficial owners) e accetterà i clienti unicamente quando questo processo verrà completato. Nella policy si chiarisce come tale principio venga applicato tanto alle persone fisiche quanto a quelle giuridiche. Le linee guida contro il riciclaggio considerano anche il caso di trust, ovvero quelle entità previste da alcune giurisdizioni, e che permettono a un intermediario di agire per conto del reale proprietario che rimane di fatto anonimo. Le linee guida insistono 15 Disponibile sul sito dell'OCSE: www.oecd.org 16 www.equator-principles.com 17 http://www.wolfsberg-principles.com/

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sulla necessità di comprendere la struttura del trust, e in particolare che fornisce i fondi, chi ne ha di fatto il controllo e l'identità di ogni altra persona che controlla il trust. Si specifica che al di là di questa procedura occorre un “ragionevole giudizio” sull'eventuale necessità di un'ulteriore due diligence. I principi si applicano anche ad altre strutture giuridiche che prevedono intermediari. Genericamente si segnala che la banca dovrà prendere in considerazione in modo particolare delle misure per stabilire in maniera soddisfacente l'identità del cliente in caso di relazioni che non siano “faccia a faccia”. I principi prevedono quindi quali debbano essere le misure di due diligence che la banca deve mettere in atto per evitare attività criminose. In particolare si segnala che è essenziale ottenere e registrare informazioni nei seguenti ambiti: •

obiettivo e motivo per la richiesta di aprire un conto

attività prevista sul conto

fonte della ricchezza (descrizione dell'attività economica che ha generato i fondi)

stima della ricchezza del cliente

provenienza dei soldi (descrizione delle origini e dei mezzi di trasferimento delle ricchezze che sono accettate per l'apertura del conto

referenze o altre fonti per corroborare la reputazione e la validità delle informazioni quando possibile

Nelle sue procedure interne, la banca deve poi definire quali categorie di persone e circostanze fanno scattare la necessità di un'ulteriore due diligence, in particolare per i casi che rappresentano un rischio per la banca. Vengono anche esplicitati alcuni indicatori che fanno scattare questa necessità di un supplemento di indagine. Tali indicatori vanno dal coinvolgimento di persone o operazioni in Paesi a rischio a settori di attività in cui più frequentemente si manifesta il riciclaggio o altri crimini e altri ancora. Nelle procedure si segnala anche la necessità di definire queste procedure interne per stabilire chi prende le decisioni nella banca e secondo quali modalità. Nel corso del rapporto con il cliente la due diligence deve proseguire in particolare per identificare e analizzare le attività inusuali o sospette, come possono essere volumi di operazioni particolarmente elevati, transazioni in contanti oltre una certa soglia, operazioni di deposito e prelievo molto veloci sul conto. In queste situazioni la procedura interna dovrà chiarire come procedere nell'analisi e la due diligence e quali decisioni prendere. Queste ultime possono arrivare fino alla cancellazione del rapporto con il cliente e la segnalazione alle autorità competenti. Le linee guida prevedono anche la creazione di sistemi di monitoraggio interni, il controllo delle responsabilità e procedure decisionali interne, il reporting sulle attività svolte, la formazione dei dipendenti su queste tematiche, la modalità di registrazione e di conservazione delle informazioni all'interno della banca, la creazione di un dipartimento con competenze sull'anti-riciclaggio all'interno della banca. In breve le linee guida previste dai Wolfsberg antimoney laundering principles presentano diversi elementi di grande interesse per il contrasto al riciclaggio e alle attività illecite che possono coinvolgere una banca. Il problema di fondo è che molta discrezionalità viene lasciata alle procedure interne per tradurre nella pratica e nell'attività quotidiana i principi contenuti nelle linee guida. Come per la maggior parte dei codici etici e delle policy promosse dal mondo imprenditoriale e finanziario,

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la differenza è nelle modalità di applicazione pratica di quanto esposto nei codici stessi.

3. LINEE GUIDA IN CAMPO AMBIENTALE 3.1.

Ambito della ricerca

Come accennato nell'introduzione, se le linee guida in materia di corruzione e riciclaggio possono essere direttamente riprese ai fini della ricerca di Score, in campo ambientale la gran parte delle linee guida è pensata per limitare gli impatti negativi su persone e ambiente circostante, non per prendere in considerazione problematiche legate alla criminalità organizzata o comunque a illeciti di natura finanziaria. Per il settore delle energie rinnovabili alcune problematiche che possono riguardare le aziende sono specificatamente legate a questione di corruzione di funzionari pubblici, come per l'ottenimento di appalti pubblici, l'utilizzo di terreni e altri. Altre questioni possono però essere legate a specifiche questioni sociali e ambientali, e vanno prese in considerazione ai fini della stesura di una policy completa. Negli ultimi anni sono state sviluppate moltissime linee guida legate a particolari settori e ambiti, tanto da parte delle istituzioni internazionali quanto dalle banche private. Tra queste alcune potrebbero avere una qualche rilevanza anche nell'ambito delle energie rinnovabili, e vengono pertanto citate brevemente. 3.2.

Land grabbing e accesso alla terra

Nell'agricoltura, accanto alle questioni storicamente più sensibili (uso di pesticidi, gestione delle risorse idriche, OGM e via discorrendo) la questione dell'accesso alla terra sta assumendo sempre maggiore importanza. Banche e istituzioni iniziano a considerare, nei loro investimenti e finanziamenti, i diritti dei popoli indigeni e tra questi la gestione e l'accesso della terra. Anche se questa tematica è molto meno sentita nel settore delle rinnovabili, alcune caratteristiche di tali policy potrebbero essere riprese per prendere in considerazione la questione del consumo di suolo degli impianti per energie rinnovabili. Sempre più spesso questi ultimi entrano in concorrenza con altri usi della terra, e in particolare con utilizzi agricoli. Riguardo l'accesso alla terra il punto di riferimento e la dichiarazione dell'ONU sui diritti dei popoli indigeni. Un altro trattato di grande importanza è la convenzione sulla biodiversità. Chiaramente questi trattati sono stati sviluppati con obiettivi molto diversi da quello riguardante le energie rinnovabili, ma, in particolare per investimenti nel Sud del mondo, molte caratteristiche potrebbero essere riprese. Delle policy analoghe riguardanti l'utilizzo della terra e la sostenibilità delle attività che vi si svolgono si può ritrovare in alcune linee guida per il settore delle foreste e nelle linee guida sviluppate dagli enti che certificano l'utilizzo sostenibile delle foreste (Forrest Stewardship Council)18. Le linee guida sviluppate per il settore energetico solitamente non prendono invece in considerazione queste o altre questioni utili ai fini della ricerca. Al contrario, la tematica centrale per queste policy è quella dell'inquinamento, dei rischi di impianto (nucleare) e delle emissioni di CO2 (carbone e petrolio). In quest'ambito si segnala ad esempio l'iniziativa di alcune grandi banche internazionali che hanno sviluppato i Carbon Principles19 per valutare gli impatti delle nuove centrali a carbone. 3.3.

La World Commission on Dams

Come già accennato, riguardo la produzione energetica l'esempio probabilmente più interessante di promozione di una policy specifica è quello delle dighe, sia perché 18 www.fsc.org/ 19 http://carbonprinciples.org/

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l'idroelettrico è spesso considerato o associato alle rinnovabili, sia perché in quest'ambito sono state sviluppate delle linee guida considerate come una best practice internazionale, tanto nel metodo con cui sono state scritte quanto nel merito e nel contenuto. Le linee guida della World Commission on Dams20 sono state sviluppate grazie a un'iniziativa multi-stakeholder che ha coinvolto istituzioni finanziarie pubbliche e private, imprese, associazioni e reti della società civile. Le linee guida che ne sono derivate prendono in considerazione i possibili impatti ambientali, sociali e sui diritti umani delle dighe, richiedono una piena trasparenza, la considerazione di ogni possibile alternativa e soprattutto il pieno consenso delle popolazioni impattate dalla realizzazione dell'opera. Purtroppo ad oggi le linee guida sviluppate dalla WCD non sono state applicate integralmente nemmeno dal gruppo della Banca mondiale, che ha coordinato il lavoro per la loro stesura ma che continua a finanziare diverse grandi dighe con rilevanti impatti sulle popolazioni locali. 3.4.

Iniziative delle banche private

Riguardo i temi affrontati nella ricerca, il settore in cui alcune banche hanno iniziato a prendere in considerazione delle linee guida è quello della filiera del legno, e in particolare le pratiche illegali e gli impatti del disboscamento. A questo aspetto è strettamente legato quanto segnalato nel punto precedente in merito al land grabbing e all'accesso alla terra. Sempre più spesso si assiste, soprattutto nelle nazioni più povere, all'emergere di conflitti sull'uso della terra e al sovrasfruttamento delle foreste per fini industriali. Per fare fronte a tali problemi e garantire un utilizzo responsabile lungo tutta la filiera del legno la maggior parte delle banche si affida a enti di certificazione esterni, come il Forest Stewardhip Council. A fine 2011, tra le grandi banche internazionali, la HSBC era l'unica ad applicare tali principi, chiedendo a tutti i propri clienti di ottenere una certificazione indipendente di livello paragonabile ai propri standard interni per tutto quanto riguarda la filiera del legno. 21

4. TRASPARENZA E COMUNICAZIONI ALL'ESTERNO 4.1.

La Global Reporting Initiative

Altre pratiche e linee guida che possono avere una certa rilevanza ai fini della ricerca sono quelle legate alla trasparenza e alla rendicontazione delle imprese. Su questo ultimi aspetto il riferimento sono gli standard messi a punto dalla Global Reporting Initiative – GRI.22 Riguardo la trasparenza e l'affidabilità delle informazioni al pubblico, le imprese hanno messo a punto diversi meccanismi, fondati principalmente su audit dei dati forniti agli stakeholder e al mercato. Molti di questi audit sono svolti internamente alla stessa impresa. Una maggiore imparzialità e indipendenza può essere assicurata per gli audit svolti invece da società esterne specializzate. Queste società analizzano 20 http://www.unep.org/dams/WCD/ 21 Per maggiori informazioni vedi BankTrack, “Close The Gap – Benchmarking credit policies of international banks”, disponibile su www.banktrack.org 22 https://www.globalreporting.org/

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il comportamento dell'impresa in determinati ambiti (sociale, ambientale, diritti umani) e forniscono poi solitamente un giudizio o un vero e proprio voto sul comportamento dell'impresa stessa (vedi ad esempio la certificazione rilasciata per il riconoscimento dello standard AA1000 riguardo il reporting e auditing dell'impresa). 4.2

Iniziative di ONG / Transparency International

Transparency International è un'organizzazione non governativa internazionale che lavora per migliorare la trasparenza delle imprese e nel contrasto alla corruzione, al riciclaggio e ai traffici illeciti. Per realizzare questi obiettivi porta avanti campagne di denuncia e di pressione sulle imprese ma realizza anche analisi e sviluppa delle proprie policy e linee guida che possano servire da esempio per le imprese virtuose. Tra queste linee guida si può ad esempio citare la Transparency International Business Principles for Countering Bribery23, sviluppata in collaborazione con Social Accountability International. Si tratta di uno strumento a disposizione delle imprese e che racchiude alcune delle migliori linee guida in materia, provenienti dal mondo delle imprese, dell'università e della società civile. La prima edizione risale al 2003, e da allora queste linee guida sono state utilizzate da molte aziende direttamente o come base per sviluppare proprie policy contro la corruzione. Recentemente Transparency International ha anche messo a punto delle linee guida specifiche per le piccole e medie imprese e un codice per implementare al meglio le stesse linee guida in ogni attività delle imprese che volessero applicarle, accanto ad altri strumenti operativi pensati per essere direttamente a disposizione delle imprese che volessero impegnarsi su questi temi. Tra gli altri strumenti realizzati da Transparency International il TRAC – Transparency in Reporting on Anti-Corruption misura il livello di comunicazione e reporting di 500 grandi imprese sui temi della corruzione.24 Sul lato delle campagne e iniziative di pressione, Transparency, in collaborazione con Revenue Watch, ha pubblicato un report sulle imprese del settore petrolifero centrato sulla trasparenza nel comunicare i dati di bilancio e in particolare i pagamenti e i rapporti economici e finanziari con i governi del Sud del mondo.

5. DISPOSIZIONI DI LEGGE 5.1.

Decreto 231/2007 e altre normative in materia di antiriciclaggio

La direttiva europea in materia di antiriciclaggio del 2005 25 e che forma la base delle linee guida in materia di contrasto al riciclaggio della BEI esaminate in precedenza, è stata tradotta nella legislazione italiana con il decreto legislativo 231 del 2007. Uno dei punti salienti di questo decreto specifica che le banche e gli altri intermediari finanziari devono organizzarsi adeguatamente per essere in grado di segnalare alle autorità competenti ogni possibile operazione sospetta. Tale obbligo di segnalazione derivava già in qualche modo dall'Art. 648 bis del Codice Penale che definisce autore del reato di riciclaggio sia “chi sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo” sia chi ostacola l'identificazione della loro provenienza delittuosa. In base a questo principio, le banche e gli altri 23 http://www.transparency.org/global_priorities/private_sector/business_principles 24 http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/trac 25 EC Directive 2005/60 “On the prevention of the use of the financial system for the purpose of money laundering and terrorist financing and proposed by the OECD's Financial Action Task Force.

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intermediari finanziari sono tenuti a collaborare attivamente per contrastare il fenomeno. Il principio della “collaborazione attiva” è stato ulteriormente esplicitato e rafforzato nel D.lgs 231/2007. Questo significa portare avanti diverse politiche. Una formazione adeguata del personale sulla questione del riciclaggio, delle procedure interne di valutazione, l'identificazione in maniera per quanto possibile oggettiva di cosa si intende per operazioni “sospette”. Riguardo quest'ultimo aspetto, le autorità italiane preposte hanno pubblicato delle direttive che permettono di fare chiarezza, come previsto dallo stesso D.lgs.231/2007. Indicatori di anomalia di possibili operazioni di riciclaggio sono stati emanati dal ministero dell'Interno (17 febbraio 2011), dal ministero di Giustizia (16 aprile 2010) e riguardo gli operatori finanziari, dalla Banca d'Italia con una circolare del 24 agosto 2010. 5.2. Disposizioni della Banca d'Italia per banche e altri soggetti finanziari Le misure sono state ulteriormente rafforzate dalle disposizioni attuative successivamente pubblicate dalla Banca d'Italia in materia di antiriciclaggio, in vigore da 1 settembre 2011.26 Queste disposizioni prevedono tra le altre cose che per le banche sia necessario: −

responsabilizzare il personale dipendente e i collaboratori;

definire in maniera chiara i ruoli, le responsabilità interne, le procedure attuative interne, gli obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette;

la conservazione della documentazione;

la creazione di un responsabile o di un ufficio antiriciclaggio all'interno della banca (funzione antiriciclaggio);

una continua attività di controllo e di aggiornamento delle procedure e con particolare riguardo agli obblighi di “collaborazione attiva” della banca (funzione di revisione interna).

Tutte le segnalazioni di operazioni sospette vanno inoltrate all'Unità di informazione finanziaria (U.I.F.) presso la Banca d'Italia. Con i successivi chiarimenti, la Banca d'Italia ha segnalato che i provvedimenti devono essere applicati anche da altri intermediari finanziari, e in particolare dalle fiduciarie. Come accennato, analoghi provvedimenti sono stati emanati dalla Consob e dall'Isvap per le società su cui esercitano il controllo (rispettivamente imprese quotate e società di assicurazione). Una sentenza della Cassazione 27 ha infine sancito che il decreto 231 e i relativi obblighi si applicano anche agli studi professionali. 5.3.

Applicazione del d.lgs 231/2007

Uno degli aspetti cruciali della legge italiana antiriciclaggio riguarda la comunicazione da parte degli intermediari finanziari di ogni operazione sospetta alle autorità competenti. Esaminando il rapporto della Direzione Investigativa Antimafia pubblicato a inizio 2012 si scopre che molto spesso questo controllo viene meno. 28 E' importante notare che nel rapporto si specifica che uno dei ritardi più significativi 26 Disposizioni attuative del 10 marzo 2011 e chiarimenti del 11 luglio 2011 27 Sentenza n.4703 della Seconda sezione penale, depositata il 7 febbraio 2012. 28 Relazione del Ministro dell'Interno al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) periodo gennaio – giugno 2011”. Il Cap. IV tratta delle infiltrazioni criminali nell'economia legale e in particolare del riciclaggio.

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nell'applicazione del decreto, in particolare rispetto all'obbligo di segnalazione è la non applicazione della legge da parte degli enti non finanziari e studi professionali, quali commercialisti, notai e altri professionisti. Nel rapporto si segnala esplicitamente che “il contributo degli operatori non finanziari e dei professionisti risulta ancora una volta modesto se non addirittura nullo, confermando, evidentemente, una riluttanza nell'adempimento degli obblighi antiriciclaggio”. Nel rapporto si scopre che per l'Italia meridionale nei primi sei mesi del 2011 sono pervenute all'U.I.F. Circa 3.800 segnalazioni sospette. Di queste, oltre 2.400 sono state inoltrate da banche, 800 da altri intermediari finanziari, 200 dalla pubblica amministrazione. A fronte di questi dati, in tutto il Sud Italia in sei mesi ci sono state 2 segnalazioni da parte di studi di commercialisti, 13 da imprese e enti assicurativi, 1 da società fiduciarie, 1 da società di intermediazione mobiliare. Addirittura nessuna segnalazione in assoluto da parte di revisori contabili, società di gestione fondi comuni, società di revisione, avvocati e notai. Se da una parte è forse naturale che le banche e gli enti finanziari possano essere i soggetti che registrano il maggior numero di operazioni sospette in materia di riciclaggio, la completa assenza di segnalazioni di altri soggetti tenuti ad applicare il d.lgs. 231/2007 è sicuramente emblematico dei limiti e dei ritardi nell'applicazione delle normative esistenti.

6. ELEMENTI DI UNA POLICY PER IL SETTORE FINANZIARIO 6.1.

Applicazione della 231/2007

Forse non andrebbe nemmeno specificato, ma il primo passo nell'elaborazione di un percorso di contrasto al riciclaggio del denaro e a possibilità infiltrazioni della criminalità consiste nella piena applicazione della lettera e dello spirito della legislazione esistente. Questo è particolarmente vero nel caso considerato: il decreto legislativo n.231/2007 (antiriciclaggio) contiene già molte tematiche considerate nei paragrafi precedenti e aspetti molto validi nel contrasto a fenomeni illeciti. Occorre però un impegno attivo per una piena applicazione della legge. Parliamo in particolare dell'attenzione che le banche e gli altri intermediari finanziari devono porre nella conoscenza del cliente, nelle informazioni da raccogliere prima di iniziare un rapporto, del monitoraggio di operazioni sospette, della comunicazione di informazioni alle autorità e via discorrendo. Più in generale il decreto non prende in considerazione unicamente l'adempimento di una “adeguata verifica” ma fa propri i principi della “collaborazione attiva” e del “risk based approach” che prevedono un diretto coinvolgimento e una responsabilità dell'intermediario finanziario nell'applicazione della legge. Nei successivi punti di una possibile policy alcuni di questi aspetti verranno ripresi e chiariti più nel dettaglio. Al momento è interessante insistere nuovamente sul fatto che qualsiasi linea guida, per quanto avanzata, è unicamente un contenitore che richiede delle precise procedure interne per diventare uno strumento operativo utile al contrasto di attività illecite. Questo è vero in primo luogo per codici auto-promossi e applicati da banche e intermediari finanziari, ma è vero anche per la legge. 6.2.

Best practice internazionali

Al di là della normativa italiana ed europea, partendo dall'analisi delle diverse linee guida esistenti e da quanto esposto in precedenza è possibile identificare le caratteristiche generali che dovrebbe avere una policy per il settore finanziario riguardante le rinnovabili e le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, in

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primo luogo in attività di riciclaggio. I punti salienti di una policy possono desumersi selezionando gli aspetti più interessanti di quanto oggi previsto da alcune linee guida considerate delle best practice in materia di contrasto alla corruzione e al riciclaggio. Le linee guida più interessanti ai fini della ricerca sono probabilmente quelle del Fatf-Gafi, della BEI e i Wolsfberg principles, che sono quelle descritte con maggiore dettaglio nei paragrafi precedenti. I principi salienti e più interessanti di ogni policy devono essere ripresi all'interno di una linea guida bancaria in materia. A seconda della situazione, la banca o altro intermediario finanziario potrà riprendere i principi esposti così come considerati all'interno delle linee guida presentate, ovvero adattarli alla propria situazione e complessità. 6.3.

Protezione e anonimato dei whistleblower

Un aspetto centrale nell'ambito dell'antiriciclaggio e più in generale nel contrasto alle infiltrazioni criminali su cui è opportuno insistere deriva in particolare dalle procedure della BEI. Parliamo della protezione di chi fornisce informazioni riguardo le operazioni sospette. In particolare in caso di criminalità organizzata, è necessario instaurare un clima di fiducia in cui sia possibile riportare operazioni sospette avendo una garanzia di completa collaborazione da parte della banca. In quest'ambito le linee guida interne della BEI specificano le condizioni in cui deve valere l'anonimato e come garantirlo. Le stesse linee guida prevedono l'identificazione di procedure chiare e di uffici e responsabili interni alla banca incaricati di raccogliere le informazioni, così come la possibilità di rivolgersi a una struttura esterna, nel caso in cui la persona che volesse riportare una segnalazione avesse degli impedimenti nel rivolgersi all'interno della propria azienda. Alcuni aspetti iniziano a essere presti in considerazione anche da parte del nostro governo, in particolare con il rapporto della commissione d'indagine istituita a inizio 2012 dal ministro della funzione pubblica per elaborare un piano anti-corruzione. La commissione suggerisce l'idea di premi ai dipendenti che denunciano episodi di corruzione nella pubblica amministrazione, la rotazione dei funzionari nei settori più a rischio, l'elaborazione di piani di prevenzione individuando i settori a rischio. Alcune delle conclusioni di questa commissione potrebbero integrare le procedure interne delle singole banche. 6.4.

Analisi dell'impresa

Riprendendo quanto esaminato nelle diverse linee guida, per un intermediario finanziario uno dei punti centrali nel contrasto al riciclaggio e alle infiltrazioni criminali riguarda l'analisi del cliente, che si tratti di persone fisiche o persone giuridiche. Questo è vero a maggior ragione in caso di strutture giuridiche che favoriscono l'opacità, la presenza di strutture societarie complesse, la presenza di filiali o controllate nei paradisi fiscali o in altre giurisdizioni non trasparenti. Una prima analisi deve riguardare l'esistenza, all'interno dell'impresa che chiede di diventare cliente della banca o che vuole avvalersi una qualche operazione, di una propria policy in materia di corruzione e riciclaggio. Banca mondiale e BEI analizzano la presenza di eventuali casi passati di corruzione, riciclaggio o altre attività illecite che hanno coinvolto l'impresa. In un settore sensibile quale quello delle rinnovabili tale esame dovrebbe riguardare anche gli amministratori dell'impresa richiedente. Questi e altri elementi dovrebbero essere inclusi come parte della documentazione richiesta dalla banca al momento di instaurare un qualsiasi rapporto commerciale

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con un potenziale cliente, al pari dei documenti contabili e di bilancio normalmente richiesti. 6.5.

Trasparenza e beneficial ownership

Nell'ambito della richiesta di informazioni, dall'esame delle linee guida oggi esistenti, uno degli elementi fondanti riguarda la trasparenza, che nel caso degli intermediari finanziari può essere declinata in primo luogo nella necessità di conoscere il destinatario finale di ogni operazione finanziaria. Si tratta di una richiesta che riprende una delle posizioni centrali del Tax Justice Network, la rete internazionale della società civile nata per contrastare i paradisi fiscali e l'evasione e l'elusione fiscale. La stessa richiesta è esplicitata nella maggior parte delle linee guida esaminate in precedenza. Tale principio si può riassumere in inglese con beneficial ownership, letteralmente il proprietario beneficiante. Secondo tale principio, andrebbero abolite le operazioni e le compagnie che consentono di mascherare la reale proprietà di un conto bancario o di un'impresa. Nel caso dei paradisi fiscali, parliamo come minimo di porre una particolare attenzione di strutture quali i trust, nei quali un soggetto è nominato gestore di un dato conto o bene per conto di un terzo la cui proprietà rimane segreta. Tali strutture trovano la loro giustificazione ufficiale con la necessità di preservare la privacy di alcune persone particolarmente esposte (il caso che si cita di solito è quello di perseguitati politici). In realtà, in molti casi i trust vengono utilizzati per eludere o evadere le tasse o per altre operazioni illecite. Analogamente, nel caso di riciclaggio un passaggio che avviene quasi sempre è l'utilizzo di intermediari e prestanome che realizzano gli investimenti per conto terzi. Si tratta di un passaggio fondamentale nella maggior parte delle operazioni che interessano il reinvestimento di proventi della criminalità organizzata in attività lecite. Le banche e gli altri intermediari finanziari dovrebbero fare tutto il possibile per assicurare la massima trasparenza della loro clientela. In alcuni settori particolarmente a rischio riciclaggio, come progressivamente sta diventando quello delle rinnovabili, all'istruttoria economica dovrebbe essere accompagnata una seconda istruttoria per limitare per quanto possibile fenomeni criminosi. Alle banche non si chiede di realizzare un'indagine completa sul richiedente. E' però possibile identificare alcuni fattori di rischio che possono fare scattare dei campanelli di allarme. Questi fattori di rischio possono riassumersi nelle informazioni a disposizione sul cliente. Per utilizzare un'altra espressione inglese, il rischio di infiltrazioni criminali e di riciclaggio può essere ridotto da procedure note come know your customer (conosci la tua clientela). In questo senso molti dei fattori di rischio sono gli stessi previsti dalla legislazione 231/2007 riguardo le operazioni sospette. Tra queste possiamo citare: −

non conoscenza del cliente,

movimenti di capitali inusuali per dimensione,

movimentazione inusuale per velocità e/o numero di operazioni su un conto,

movimentazione inusuale per la complessità delle operazioni richieste,

mancanza di informazioni sulla provenienza dei soldi o la loro destinazione,

operazioni che coinvolgono paradisi fiscali,

altre tipologie di operazioni “sospette”. 6.6.

Ulteriori analisi e istruttorie

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Se scattano i campanelli di allarme considerati in precedenza, è necessario procedere con un'istruttoria più approfondita. E' una procedura prevista da diverse best practices esaminate in precedenza. Ovviamente non si può chiedere alle banche di sostituirsi alle forze di polizia o di trasformarsi in investigatori privati. Per questo occorre mettere a punto dei meccanismi semplici e che richiedono poco tempo e sforzo ma che possono fare scattare questi campanelli di allarme. Solo in questo secondo caso la banca dovrà procedere a un'indagine più approfondita. Tale indagine deve includere informazioni puntuali sul cliente, sulla sua storia personale, su eventuali rapporti con la pubblica amministrazione e riguardo appalti pubblici, il radicamento sul territorio e via discorrendo. Nuovamente, è essenziale che la policy sia accompagnata da procedure interne dettagliate che specifichino tanto i casi in cui diventa necessario procedere a questa istruttoria più approfondita quanto i meccanismi per svolgerla. 6.7.

Un approccio integrato

La finanza eticamente orientata si interroga sulle conseguenze non-economiche delle azioni economiche, e in questo senso analizza da una parte i potenziali impatti e le ricadute sociali, ambientali e sui diritti umani di ogni prestito e finanziamento. Dall'altra si cerca di capire quale sia la storia del richiedente, i suoi legami con il territorio, i motivi che l'hanno spinto a chiedere un prestito e a scegliere una determinata banca. L'esperienza della finanza etica mostra che una conoscenza diretta del richiedente un prestito permette di ridurre anche i rischi economici e finanziari. Ad oggi i tassi di sofferenza, ovvero la percentuale di prestiti concessi e che non vengono restituiti dalla clientela, è molto più bassa per la finanza eticamente orientata rispetto al sistema bancario tradizionale. Questo sembra confermare che una conoscenza completa del cliente, della sua storia personale e del suo rapporto con il territorio e con tutti i suoi stakeholder ha spesso un valore paragonabile se non superiore alle garanzie patrimoniali richieste per erogare un prestito. Un discorso analogo può valere riguardo il contrasto a infiltrazioni della criminalità e attività illecite. Lo stesso termine fido bancario rimanda etimologicamente alla fiducia che deve instaurarsi tra banca e cliente. In questo senso un approccio integrato alla sostenibilità può permettere una migliore conoscenza del cliente, inserendolo nei suoi rapporti con il territorio e nel suo contesto di riferimento. Solo per fare un esempio è noto che i fenomeni di riciclaggio, di corruzione e di evasione fiscale sono spesso strettamente correlati. Evasione fiscale e riciclaggio utilizzano sovente anche gli stessi meccanismi per nascondere il denaro illecito e farlo poi ricomparire altrove: paradisi fiscali, trust e altri enti che garantiscono l'anonimato come le società fiduciarie o i prestanome, false fatturazioni, operazioni di finanza strutturata e via discorrendo. Questo discorso è vero a maggior ragione parlando di energie rinnovabili. Negli ultimi tempi è emersa, anche in Italia, la questione dell'utilizzo di terre coltivabili per la costruzione di impianti fotovoltaici o di altra natura. Una questione specifica, ma che non può essere scissa dalla valutazione complessiva tanto dell'impresa richiedente quanto del progetto per il quale la stessa impresa richiede un finanziamento. L'analisi degli impatti ambientali dell'impresa richiedente diventa così una parte fondamentale dell'istruttoria, al pari della valutazione sociale, sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Queste ed altre tematiche nelle banche sono spesso delegate a un ufficio per la responsabilità sociale e ambientale (Corporate Social Responsibility o CSR), staccato sia da chi è chiamato a realizzare l'istruttoria economica sia dall'eventuale responsabile per il contrasto alla corruzione, al riciclaggio e ad altre attività illecite.

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Un approccio integrato significa prevedere, all'interno delle procedure, un ufficio unico o comunque un coordinamento efficace tra i diversi dipartimenti della banca che possono avere a che fare con un determinato cliente. Un'analisi complessiva del cliente, della sua storia, della sua sostenibilità e responsabilità sociale e ambientale che permettono di migliorare la conoscenza, quindi anche di limitare i rischi di andare incontro a operazioni illecite. 6.8.

Trasparenza e rendicontazione

Un ultimo aspetto da prendere in considerazione nella redazione di linee guida per i contrasto alle attività illecite nel settore delle rinnovabili è legato al reporting dell'impresa, tanto all'interno quanto all'esterno. Internamente le procedure devono prevedere la presenza di un funzionario o di un ufficio incaricato di raccogliere e conservare tutte le informazioni riguardo le analisi svolte, i problemi incontrati, le decisioni assunte. Dall'altra parte, per una valutazione dell'efficacia delle proprie politiche, la banca potrebbe affidarsi a un monitoraggio di un'agenzia esterna. Verso l'esterno, è necessario stabilire le informazioni qualitative e quantitative da comunicare al resto del sistema bancario e al pubblico in generale. Una comunicazione che permetta di segnalare anche al pubblico e alle imprese la volontà di impegnarsi attivamente nel contrasto alle attività illecite e criminali nel settore delle rinnovabili come in altri ambiti. E' anche con questa comunicazione all'esterno che una banca o altro intermediario finanziario può contribuire attivamente. E' necessario ma non sufficiente promuovere delle linee guida e applicare alla lettera la legge in modo da contrastare operativamente le infiltrazioni criminali. In quanto soggetti inseriti nella società, le banche e gli altri intermediari finanziari devono mostrare concretamente con il proprio comportamento l'impegno e la volontà di essere soggetti attivi nel contrasto alla criminalità organizzata. Accanto a un progresso operativo, le banche devono diventare protagoniste di un progresso culturale e sociale, tappa fondamentale per vincere la lotta contro la criminalità organizzata.

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Sitografia www.euscore.eu www.globalreporting.org www.transparency.org www.fsc.org www.unodc.org www.unglobalcompact.org/ www.oecd.org www.fatf-gafi.org www.carbonprinciples.org www.unep.org/dams

Bibliografia Le infiltrazioni criminali nel mercato delle energie rinnovabili. Eolico e fotovoltaico: analisi del fenomeno e strumenti di prevenzione per una filiera della legalità . A cura di Andrea Baranes, Mauro Meggiolaro, Francesco Zoppeddu (Fondazione Culturale Responsabilità Etica – FCRE) http://www.euscore.eu/media/6071/fcre%20-%20interno.pdf Tool-kit: "La gestione della legalità nello sviluppo di un impianto di energia rinnovabile da fonte eolica o fotovoltaica" a cura di Andrea Baranes, Mauro Meggiolaro, Francesco Zoppeddu (Fondazione Culturale Responsabilità Etica – FCRE). http://www.euscore.eu/media/6165/fcre_sgratoolkit_ok.pdf Il ruolo delle banche per la legalità del mercato delle rinnovabili. A cura di Riccardo Milano (Banca Popolare Etica) e Simone Grillo, con il contributo di Michele Milano. http://www.euscore.eu/media/6080/be_score.pdf Speciale Supplemento Valori Legalità e green economy http://www.euscore.eu/media/5729/valori%20speciale%20score%20per %20fondazione%20-%20novembre%202012-1.pdf Tutte le ricerche su rinnovabili, ecomafie e filiera bosco legno http://www.euscore.eu/download.aspx )

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La Fondazione Culturale Responsabilità Etica (www.fcre.it) è stata fondata da Banca Etica per promuovere nuove forme di economia sostenibile, per diffondere i principi della finanza eticamente orientata, per analizzare il funzionamento della finanza e proporre soluzioni nella direzione di una maggiore sostenibilità. Per realizzare questi obiettivi, la Fondazione lavora in rete e partecipa alle iniziative e alle campagne delle organizzazioni della società civile in Italia e a livello internazionale. Nell’ambito delle proprie attività, la Fondazione ha deciso di proporre queste schede “capire la finanza”. Le schede provano a spiegare in maniera semplice i principali meccanismi e le istituzioni del panorama finanziario internazionale, dalle istituzioni internazionali ai paradisi fiscali, dai nuovi strumenti finanziari alle banche e alle assicurazioni. Con queste schede ci auguriamo di dare un contributo per comprendere le recenti vicende in ambito finanziario e per stimolare la riflessione nella ricerca di percorsi alternativi. Valori (www.valori.it) è un mensile specializzato nei temi dell’economia sociale, della finanza etica e della sostenibilità. E’ tra le testate più autorevoli in Italia a trattare questioni complesse e “difficili” relative al mondo dell’economia e della finanza in maniera approfondita ma al tempo stesso comprensibile: denunciandone le ingiustizie, evidenziandone le implicazioni sui comportamenti individuali e sulla vita della società civile a livello sia locale che globale, e promuovendo le esperienze, le progettualità e i percorsi dell’economia sociale e sostenibile. La Fondazione Culturale e Valori sono anche tra i promotori dell’Osservatorio sulla Finanza, uno strumento di informazione critica sulla finanza e l’economia: www.osservatoriofinanza.it Per contatti e per maggiori informazioni: info@fcre.it

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Contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore delle energie rinnovabili  

Le banche e la finanza in generale giocano un ruolo fondamentale nel sistema economico. Possono allocare i capitali che ricevono da clienti...