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Anno 5 numero 30. Giugno 2005. € 3,00

RAGHU RAI / MAGNUM PHOTOS

Mensile di economia sociale e finanza etica

Fotoreportage > India

Dossier > Il microcredito: una risposta concreta che può cambiare l’economia

Un futuro possibile Finanza etica > Popolare di Lodi, grandi battaglie e poca trasparenza per i clienti Internazionale > Promesse non mantenute per i Millennium Goals Economia solidale > Progetti di dignità nei Quartieri Spagnoli di Napoli Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Trento


| editoriale |

Il microcredito

Una società di persone

di Mohammed Yunus

D CISL

L’AUTORE Mohammad Yunus

Nato nel 1940 a Chittagong (Bengala Orientale). Dopo la laurea in economia presso l’Università di Chittagong (Pakistan orientale) ha conseguito un master in economia presso la Vanderbilt University di Nashville (Tennessee, USA) nel 1970. È stato professore di economia presso la Middle Tennessee State University, USA, negli anni 1969-72, poi direttore del dipartimento di economia presso l’Università di Chittagong (Bangladesh) dal 1972 al 1989. Durante gli anni universitari ha dato vita alla Grameen Bank di cui è diventato direttore generale nel 1983. Il modello si è diffuso direttamente o indirettamente in 58 paesi (168 banche tipo Grameen) delle zone rurali (ma non solo) dei 5 continenti (e non solo paesi sottosviluppati), coinvolgendo circa 5 milioni di beneficiari.

ALLA SOCIETÀ DEL POSSESSO ALLA SOCIETÀ DELLE PERSONE.

La vera rivoluzione del microcredito sta in questo cambio di paradigma. La nostra principale differenza è quella che non basiamo la relazione con il cliente su garanzie o sul possesso di proprietà. Abbiamo abbandonato questa relazione credito-garanzia perché ci siamo resi conto che con questa filosofia non si possono dare crediti ai poveri. La seconda differenza risiede nella natura della nostra attività di prestito alla gente. Noi non dipendiamo dal sistema legale, non disponiamo di documenti legali fra noi e il debitore, ma ci basiamo su un rapporto di fiducia. Quando voi vi rivolgete ad una banca “convenzionale”, quest'ultima presume in linea di principio che voi non restituirete il prestito, e quindi vi fa sottostare ad un legame legale, in modo da potervi citare in un tribunale e obbligarvi a rimborsare il credito. Noi abbiamo messo da parte questo principio, anche perché non avrebbe senso rivolgersi ai tribunali per recuperare prestiti così piccoli, anche perché i costi legali che dovremmo sostenere per ricuperare il credito sarebbero del tutto sproporzionati. Per questo abbiamo sviluppato i nostri rapporti di affari sulla base della fiducia. Un altro aspetto importante è che se vogliamo lavorare con la gente, quest’ultima non deve venire alla banca, ma è la banca che invia i suoi collaboratori a cercare i clienti di casa in casa. In pratica non possiamo assomigliare ad una banca “convenzionale” perché queste non sono “utilizzabili” dai poveri. Se si guarda al Bangladesh, le banche "convenzionali" prestano grosse somme a persone ricche, come le banche del resto del mondo. Ma in Bangladesh i ricchi non ripagano mai i loro debiti, e le banche non possono fare niente perché queste persone sono estremamente potenti. Invece in Bangladesh la gente povera prende piccoli prestiti, ma ripaga sempre tutto. E questo senza costrizioni legali e quindi senza la minaccia di essere portati davanti a un tribunale. Tutto è basato sull'integrità morale. Esistono molti studi che mostrano i vantaggi che “clienti” della nostra banca sono riusciti ad avere. Per esempio in media il livello di reddito dei debitori è cresciuto in maniera determinante. Un terzo dei “clienti” esce dalla soglia di povertà e continua a migliorare il proprio livello di vita. Anche i bambini di coloro che si fanno prestare soldi dalla Grameen ricevono una educazione migliore e la pianificazione famigliare migliora: la mortalità infantile si è ridotta del 37% nelle “famiglie” Grameen, le condizioni abitative e di nutrizione sono migliori. Anche a livello politico questa nuova cultura sta giocando un ruolo importante sulla via dell’emancipazione. Infatti noi diciamo a tutte le famiglie con cui siamo in contatto di partecipare alle votazioni, di esprimere le loro opinioni mediante il processo democratico. E questo vale in particolare per le donne. Abbiamo d’altra parte notato che quello che succede in Bangladesh funziona anche in altri paesi. Infatti Grameen Bank sta prendendo piede sempre più nel mondo. Ora ci sono 65 paesi dove sono in corso programmi della Banca Grameen. Si tratta sempre di attività di prestito a gente povera. Dalla nostra esperienza, nella stragrande maggioranza dei casi i poveri ripagano i loro debiti. In totale infatti meno dell’1% dei crediti non viene rimborsato. E questo non funziona solo in paesi come il Bangladesh, ma anche negli Stati Uniti, dove abbiamo sviluppato programmi a New York (Harlem), a Chicago e in altre città. Il fatto che i poveri ripaghino i loro debiti non dipende da una singola cultura.

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| sommario |

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anno 5 numero 30 Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del 15.04.2005 editore

Cooperativa Editoriale Etica s.c.a r.l. Via Copernico, 1 - 20125 Milano promossa da Banca Etica soci

Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, TransFair Italia, Mag 2, Editrice Monti, Fiba Cisl Nazionale, Cooperativa Sermis, Cnca, Fiba Cisl Brianza, Agemi, Ecor, Federazione Trentina delle Cooperative, Axia, Publistampa, Rodrigo Vergara

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giugno 2005 mensile

I moli del porto di Hoogley costruiti durante la dominazione britannica.

bandabassotti

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fotoreportage. India

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dossier. Un futuro possibile

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Un altro mondo è possibile. Soprattutto se ha credito Un offerta che fa la differenza [INTERVISTA A LAURA CALLEGARO ] «Una sfida di sistema. Non solo nei confronti della finanza» [INTERVISTA A FRANCESCO TERRERI ]

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lavanderia

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finanzaetica

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I correntisti pagano l’espansione della Popolare di Lodi Più sicuri e indifesi. Negli Usa la nuova legge voluta dalle Big corporations «Le prime vittime sono i malati» [INTERVISTA A STEFFIE WOOLHANDER ]

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bruttiecattivi

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internazionale

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Pochi anni e molta strada per risollevare le sorti del mondo Dove la pesa la corruzione che condiziona la democrazia e la vita

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Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento)

macroscopio

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abbonamento

economiasolidale

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Quartieri Spagnoli: crescere dando aiuto agli emarginati Nuovi diritti, nuovi doveri sociali, economici e ambientali

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fuorigiri

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altrevoci

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stilidivita

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numeridivalori

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padridell’economia

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consiglio di amministrazione

Sabina Siniscalchi, Sergio Slavazza, Stefano Biondi, Pino Di Francesco Fabio Silva (presidente@valori.it) collegio dei sindaci

Giuseppe Chiacchio (presidente), Danilo Guberti, Mario Caizzone

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Sabina Siniscalchi (siniscalchi@valori.it) direttore responsabile

Andrea Di Stefano (distefano@valori.it) redazione (redazione@valori.it)

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Via Copernico, 1 - 20125 Milano Francesco Carcano, Sarah Pozzoli Cristina Artoni, Elisabetta Tramonto progetto grafico e impaginazione

Francesco Camagna (francesco@camagna.it) Simona Corvaia (simona.corvaia@fastwebnet.it) Adriana Collura (infografica) fotografie

Raghu Rai (Magnum Photos / Contrasto) stampa

10 numeri 25,00 euro ˜ sostenitore 50,00 euro come abbonarsi I

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Patti segreti

La caduta del patriarca di Wall Street di Andrea Di Stefano

UTTO ERA PARTITO DAI CONTROLLI SU MARSH & MCLENNAN, il numero uno al mondo nel campo del brokeraggio. Il procuratore di Manhattan, Eliot Spitzer, aveva messo le mani sui patti segreti siglati dall’amministratore delegato Jeffrey Greenberg, figlio del patriarca alla guida dell’Aig, per indirizzare i contratti. L’inchiesta, partita il 14 ottobre, quando Spitzer ha incriminato per frode Marsh con l’accusa di aver manipolato le aste per l’assegnazione delle polizze, ha portato alle dimissioni di Jeffrey Greenberg, alla rinuncia per la società di brokeraggio di premi aggiuntivi per 845 milioni di dollari e al versamento di un risarcimento per 850 milioni di dollari. Il broker chiedeva a compagnie assicurative compiacenti di partecipare alle aste quotando prezzi esageratamente alti in modo da poter assegnare il contratto all’azienda che presentava l’offerta concordata. Poiché il sistema funzionava a rotazione, tutte le compagnie assicurative parte del gioco finivano con il trarre beneficio dalla frode. Marsh inoltre riceveva commissioni supplementari dagli assicuratori verso cui indirizzava i contratti. Il colosso del brokeraggio sta paganeod pesantemente le truffe: il primo trimestre di quest’anno si è chiuso con un utile di 134 milioni di dollari in calo del 70% rispetto ai 446 milioni. Indagando su Marsh & McLennan gli uomini di Spitzer e della Sec, la Consob Usa, uno staff di 49 investigatori, hanno scoperto manipolazioni contabili tali da far aprire anche per Aig un inchiesta per frode e manipolazione dei conti. Maurice Hank Greenberg, Dopo mesi di braccio di ferro l’amministratore delegato di Aig, l’ex padre padrone dell’Aig, l’ottantenne Maurice Hank Greenberg, vero e proprio re di Wall American International Group, caduto sotto Street, grande sostenitore dei repubblicani, ha dovuto gettare la pesa dell’insider trading la spugna e dimettersi. La società ha poi annunciato che e dei conti truccati la revisione contabile potrebbe costare 2,8 miliardi di dollari. Gli “errori” di contabilizzazione sarebbero riferibili a un periodo di ben cinque anni. Tra le transazioni nel mirino delle autorità, spicca quella che ha specificamente portato il board a indurre Greenberg, 79 anni, a farsi da parte del ruolo di presidente non-esecutivo (anch’esso ora considerato in bilico): un accordo di quattro anni fa con General Re, società del gruppo Berkshire Hathaway (che fa capo al finanziere Warren Buffett), secondo il quale Aig contabilizzò mezzo miliardo di dollari come premi e assunse comunque la responsabilità per un medesimo ammontare di risarcimenti che General Re era obbligata a onorare. Il sospetto degli investigatori è che una serie di contabilizzazioni improprie siano state effettuate allo scopo precipuo di abbellire i bilanci per venire incontro alle aspettative di Wall Street. Ma come spesso accade non c’è limite al delirio di onnipotenza e illegalità dei grandi boss della finanza. Gli investigatori della Sec e della procura di Manhattan hanno infatti accertato che il giorno stesso nel quale la notizia dell’inchiesta avrebbe dovuto finire sulla stampa, Greenberg ha chiamato un addetto della sala trading della società per dare ordini di vendita di pacchetti azionari della stessa Aig. Un’azione clamorosa che ha provocato l’apertura di un altro fascicolo d’inchiesta per manipolazione delle quotazioni.

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DIARIO

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> India foto di Raghu Rai / Magnum Photos / Contrasto

Oltre un miliardo di abitanti, diciannove lingue parlate sul territorio, un complesso rapporto tra modernità e tradizione, sviluppo tecnologico e condizioni di lavoro arretrate. L’India nelle immagini di Raghu Rai, autore di Magnum, che per oltre quaranta anni ha fotografato i volti di un paese immenso ed i suoi mutamenti.

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volte mi sembra di poter fotografare ad occhi chiusi, lasciandomi guidare da un’energia interna che trascina con sé una cultura e un’identità millenaria, che ancora oggi pervade questo paese. Questa è la magia del fotografare l’India, una società complessa, multiculturale e multistratificata e questo è ciò di cui parla il mio lavoro». Raghu Rai, fotografo dell’agenzia Magnum, descrive così il suo lungo lavoro di osservazione della società indiana. Le immagini presentate da Valori sono state esposte nella retrospettiva dedicata all’autore dal Festival Internazionale di Roma “FotoGrafia”, a cura di Enrica Scalfari. Oltre un miliardo di abitanti, una lingua nazionale (l’hindu) e altre 17 lingue ufficialmente riconosciute (Assamese, Bengali, Gujarati, Kannada, Kashmiri, Konkani, Malayalam, Manipuri, Marathi, Nepali, Oriya, Punjabi, Sanscrito, Sindhi, Tamil, Telugu, Urdu) oltre all’inglese. Stato federale, l’India rappresenta la più grande democrazia rappresentativa del pianeta. La sua storia è indissolubilmente legata alla carismatica figura di Mohandas K. Gandhi, riformatore sociale e religioso di fede induista. A lui si deve la resistenza passiva alla repressione e occupazione britannica. Il movimento di disobbedienza civile dura oltre vent’anni. Nel 1930 la Gran Bretagna è costretta a riconoscere all’India lo status di colonia con diritto di autogoverno. Il movimento di Gandhi punta all’indipendenza totale, una lotta ostacolata dai contrasti tra musulmani e indù. Gandhi cerca di conciliare le parti con una serie di digiuni fino alla morte il 30 gennaio 1948 per mano di un nazionalista indù. Il 15 agosto 1947 entra in vigore la “Legge per l’indipendenza indiana”. L’Unione Indiana e il Pakistan sono istituiti come stati indipendenti all’interno del Commonwealth. Jawaharlal Nehru, il più stretto collaboratore di Gandhi, diventa primo ministro e il 26 novembre 1949 viene approvata la costituzione repubblicana. L’India diviene un punto di riferimento per i cosidetti Paesi non allineati. La storia recente dell’India è contrassegnata dal progressivo sviluppo tecnologico, complice una campagna di forti esenzioni fiscali per le imprese estere per le imprese straniere, in un enorme Paese che unisce l’alta ricerca ad analfabetismo e disuguaglianze sociali (un terzo degli indiani adulti, il 28,3%, è analfabeta e vi sarebbero ancora oltre dieci milioni di baby lavoratori di età compresa tra i 4 e i 14 anni). L’India, forte di una crescita economica di circa il 6% annuo e di una popolazione di un miliardo e 41 milioni di abitanti, pretende il diritto di sedere nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sostenuta in questo dalla vicina Cina con cui i rapporti si sono intensificati (“India e Cina sono sorelle” ha recentemente dichiarato il premier cinese Wen Jiabao). La partita è rischiosa e implica l’alleanza con la Cina e gli scambi commerciali con la Russia e soprattutto le relazioni con gli Stati Uniti cui l’India ha garantito l’appoggio nella guerra contro il terrorismo islamico. ANNO 5 N.30

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L’AUTORE Raghu Rai, tra i più conosciuti fotografi indiani, è nato nel 1942. Nel 1965 ha iniziato l’attività di fotografo nello staff di The Statesm. Dal 1982 è stato per dieci anni photo editor del magazine India Today e dal 1977 è membro di Magnum. La sua attività ha presto valicato i confini nazionali e dal 1990 al 1997 Raghu Rai è stato membro della giuria del prestigioso World Press Photo. Rai è specializzato nel racconto del suo paese natale, l’India, cui ha dedicato numerosi reportage e libri. Il Festival Internazionale di Roma “FotoGrafia” ha ospitato una retrospettiva dell’autore. Presentandolo per la prima volta al pubblico italiano, la curatrice Enrica Scalfari ha sottolineato come Rai «utilizzi la macchina fotografica come uno strumento di apprendimento continuo, un modo per arrivare più vicino alla realtà e alla natura e permettere a chi guarda le sue foto di arricchire la propria visione del mondo: questo per lui è il vero scopo della fotografia. l novanta per cento dei soggetti delle sue foto, infatti, sono persone. Non c’è mai qualcosa che viene sbattuto in faccia, è sempre una narrazione delicata anche quando si trattano temi più duri come la malattia e la povertà». Raghu Rai ha pubblicato numerosi volumi tra cui Calcutta, 1989, Raghu Rai’s Delhi, 1994; Mother Theresa, 1996 e Exposure: Portrait Of A Corporate Crime, 2004

Un barbiere per le strade di Calcutta. Il dato ufficiale di disoccupati nel paese è dell’11,6% (2002), un dato che si mantiene costante dalla metà degli anni novanta.

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| fotoreportage | La crescita media annuale della popolazione in India è del 1,51%. Il 34,1% della popolazione ha meno di 15 anni, il 7,5% è ultrasessantenne.

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Il tasso di motorizzazione indiano è basso (5,2 autovetture ogni 1000 persone, contro 542 dell’Italia) ma quello di incidenti è fra i più elevati al mondo.

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| fotoreportage | Secondo le previsioni di crescita della popolazione, nel 2025 gli indiani residenti in patria dovrebbero superare 1.369 milioni di persone (dato 2001: 1.041,1 milioni).

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La storia e il futuro di un’utopia concreta >18 Un’offerta che fa differenza>22 «Lasciamo stare il mercato in questo caso» >24 a cura di Andrea Di Stefano, Paola Fiorio e Francesca Paola Rampinelli

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dossier Lavoratori su un camion a Calcutta.

microcredito

Un futuro possibile

A trent’anni dalla prima esperienza la microfinanza è una realtà al punto da diventare obiettivo delle Nazioni Unite. La fotografia delle diverse tipologie di finanziamento, individuali e collettivo.

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RICCHI E POVERI: I DUE MONDI A CONFRONTO

Un altro mondo è possibile. Soprattutto se ha credito

Reddito (prodotto) mondiale 20% più ricco 80% più povero di cui 20% più povero Rapporto 20% più ricco / 20% più povero

1960

1989

70,2% 29,8% 2,3% 30 a 1

82,7% 17,3% 1,4% 59 a 1

para el Desarrollo de la Pequena y Microempresa). Sono sorte poi, tanto in America Latina come Africa e Asia, Istituzioni di Microfinanza specializzate nella gestione di progetti di microcredito: Vita Microbank in Benin, Fundasol (Fundacion Uruguaya de Cooperacion y Desarrollo Solidario) in Uruguay, Financiera Calpia in El Salvador solo per citare alcuni esempi. In questi anni si sono sperimentati differenti programmi di microfinanza/microcredito, a seconda delle caratteristiche del contesto locale, dove cultura, economia, dimensione, tipologia di società influiscono nella vita del paese. Non si possono definire specifiche regole nella realizzazione dei programmi di sviluppo economico, in particolare utilizzando lo strumento del microcredito, e non vi è una disciplina che dia indicazioni precise; tuttavia è oggi possibile classificare alcune metodologie di microcredito, che possono dare un orientamento di carattere generale.

Risparmio mondiale 20% più ricco 80% più povero di cui 20% più povero Rapporto 20% più ricco / 20% più povero

1965

1989

70,4% 29,6% 3,5% 20 a 1

80,5% 19,5% 1,0% 82 a 1

n altro mondo è possibile. E lo è davvero. Almeno ad analizzare le conseguenze di un fenomeno come quello del microcredito che quest’anno è riuscito a diventare una delle campagne cardine delle Nazioni Unite. Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico, che permette alle persone in situazione di povertà ed emarginazione di aver accesso a servizi finanziari. Secondo i dati dell’UNDP – United Nations Development Program (il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite), il 20% più ricco della popolazione mondiale ottiene il 95% del credito complessivamente erogato nel mondo. Nei Paesi in via di sviluppo, milioni di famiglie vivono con il reddito delle loro piccole attività economiche rurali ed urbane, in quella che è stata definita come economia informale.

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di Andrea Di Stefano

La difficoltà di accedere al prestito bancario, a causa dell’inadeguatezza o assenza di garanzie reali e delle dimensioni delle microattività, ritenute troppo ridotte dalle banche tradizionali, non consente alle microimprese di svilupparsi o di liberarsi dai forti vincoli dell’usura. I programmi di microcredito propongono soluzioni alternative per queste microattività economiche (agricoltura, allevamento, produzione e commercio/servizi), pianificando l’erogazione di piccoli prestiti a microimprenditori o gruppi che hanno forte necessità di risorse finanziarie, per avviare o sviluppare progetti di auto-impiego. L’incremento di reddito che ne deriva porta a migliorare le condizioni di vita dei loro nuclei famigliari, determinando contemporaneamente un impatto significativo a livello comunitario. Avendo come target di riferimento i poveri, i programmi di microcredito molto spesso prevedono, oltre a servizi di carattere finanziario, anche una combinazione di servizi di supporto alla microimpresa, come: formazione tecnica e gestio-

Pesca e vegetazione in Bangladesh. In alto, il logo dell’Anno internazionale del microcredito.

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20% più ricco 80% più povero di cui 20% più povero Rapporto 20% più ricco / 20% più povero

1965

1989

70,4% 29,6% 3,5% 20 a 1

80,6% 19,4% 1,3% 64 a 1

Prestiti commerciali 20% più ricco 80% più povero di cui 20% più povero Rapporto 20% più ricco / 20% più povero

1970

1989

72,3% 27,7% 0,3% 226 a 1

94,6% 5,4% 0,2% 485 a 1

Non sono, e non devono diventare, strumenti sostitutivi del welfare, ma un aiuto trasparente allo sviluppo di attività economiche e di promozione sociale. nale; creazione di reti commerciali; condizioni per la raccolta di risparmio.

La storia del microcredito L’idea del microcredito si diffonde grazie al lavoro di Grameen Bank, la “banca villaggio” fondata nel 1976 da Muhammad Yunus in Bangladesh. Questa banca rurale nasce per concedere prestiti e supporto organizzativo ai più poveri, riuniti in gruppi di beneficiari (Solidarity Group), tradizionalmente esclusi dal sistema di credito tradizionale. Sull’esempio della Grameen Bank, che oggi è la quinta banca del Bangladesh, diverse Organizzazioni Non Governative internazionali hanno adottato nel corso degli ultimi venti anni programmi di microfinanza/microcredito, al fine di integrare progetti d’intervento a sostegno dell’economia locale dei Paesi in via di Sviluppo. È così che sono nate: Accion Internacional, Care Internacional, FINCA International, ACODEP (Asociacion de Consultores

Fonte: Rapporto UNDP Human Development Report

Investimenti interni complessivi

L’evoluzione del microcredito Il potenziale contributo del microcredito alla lotta alla povertà è ora riconosciuto anche dalle grandi istituzioni mondiali deputate a sostenere lo sviluppo: Banca Mondiale; Fondo Monetario Internazionale; Nazioni Unite. La sempre maggiore attenzione al microcredito ha portato all’organizzazione del primo Microcredit Summit tenutosi a Washington tra il 2-4 febbraio 1997, con la partecipazione di rappresentanti di ONG, intermediari finanziari e imprese impegnate nel sociale, gruppi di base del Nord e del Sud del mondo, agenzie delle Nazioni Unite, Governi nazionali, istituzioni internazionali. In questa sede è stato ufficialmente lanciato l’obiettivo di organizzare un “movimento” mondiale di operatori per raggiungere 100 milioni di famiglie, specialmente le donne di queste famiglie, tra le più povere in assoluto, con la concessione di crediti ed altri servizi finanziari ed aziendali per attività di auto-impiego e auto-sviluppo, entro l’anno 2052. In Europa e in Italia gli esempi di microcredito si rifanno alle esperienze di finanza etica. Negli anni 70 in Italia si costituiscono le MAG (Mutue Auto Gestione), che raccolgono risparmio dai soci per utilizzarlo a favore di progetti nell’ambito dell’economia sociale e della cooperazione internazionale. Numerose ONG italiane hanno poi adottato lo strumento del microcredito nei loro programmi di sviluppo, ritenendolo un importante mezzo per la ridefinizione delle politiche di sviluppo economico. Oltre all’erogazione di servizi finanziari di credito e risparmio, l’istituzione di microfinanza può supportare lo sviluppo delle micro/piccole attività economiche (micro/small economic activities) anche attraverso l’erogazione di servizi di formazione e assistenza tecnica, in relazione alle necessità specifiche del target group. Se è vero che il credito è uno strumento in grado di aumentare gli investimenti produttivi, è altrettanto vero che

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UN ISTITUTO DI CREDITO CON ZERO INSOLUTI e nessun caso di contenzioso. Sono i risultati dell’iniziativa del Movimento Shalom, che ha creato, in Burkina Faso, una società che eroga microprestiti: un miraggio per moltissime persone per cui 15 euro costituisce l’unica speranza di riscatto e di sopravvivenza. Il fatto poi che la cifra sia erogata totalmente sulla fiducia induce il debitore a compiere sforzi sovrumani pur di non venir meno alla parola data. L’iniziativa nasce sulla scia dell’esperienza della Grameen Bank, la Banca dei poveri, fondata nel 1976 in Bangladesh da Muhammad Yunius, all’epoca un giovane professore universitario, formatosi negli Stati Uniti, poi premio Nobel per l’economia, che, utilizzando una pratica assolutamente inedita chiamata “microcredito senza garanzie” ha colto le potenzialità delle donne del suo paese che, con piccole somme, riescono a mettere in piedi attività modeste ma redditizie. Sulla scia di questa esperienza il movimento Shalom, che, da 30 anni opera nel settore del volontariato in Italia e in tutto il mondo con una grande molteplicità di iniziative “per l’educazione alla pace ed alla mondialità, la difesa dei diritti umani, l’aiuto ai più poveri della terra, la solidarietà verso gli svantaggiati e l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente”, ha avviato, a partire dal luglio dello scorso anno il progetto del microcredito in Burkina Faso. «Abbiamo cominciato in questo paese», spiega Claudio Terreni, con Aldo Fogli responsabile del progetto, «perché lo conosciamo molto bene. Dopo oltre 20 anni di presenza in questa realtà abbiamo potuto disporre di una rete di persone affidabili con cui collaborare». Naturalmente è stato necessario un grande lavoro preparatorio sia dal punto di vista burocratico che da quello della penetrazione sul territorio. Shalom ha infatti dovuto costituire una società di diritto locale autorizzata ad erogare piccoli prestiti poiché l’associazione non disponeva della cifra sufficiente per poter costituire una vera e propria banca. Il capitale è stato raccolto in Italia tra privati, enti ed associazioni e attualmente la società dispone di un capitale di circa 75 mila euro ma, sottolinea Terreni, «per poter veramente incidere la cifra minima a cui bisognerebbe arrivare si aggira intorno ai 500 mila euro». I risultati ad oggi sono stati ottimi e sono testimoniati, oltre che dai numeri, dal fatto che gli operatori ricevono sempre più richieste. In meno di un anno sono stati concessi 420 prestiti per la maggior parte, qui come in Pakistan, a donne o a cooperative di donne, perlopiù vedove. «Sono le più affidabili e sono loro che lavorano» dice semplicemente Terreni, «con 15 euro si può cambiare la vita di una persone. Una donna ha comprato una balla di arachidi, il carbone per tostarle e bustine per impacchettarle e poi rivenderle guadagnandoci». Il prestito medio, comunque, si aggira intorno ai 150 euro mentre il record è stato toccato dai 230 euro concessi ad un’altra donna per comprare un carretto con cisterna per vendere, a bicchiere, l’acqua sulla strada. Ad operare sul territorio sono volontari locali coordinati ed istruiti da Fogli e Terreni, entrambi con esperienza di lavoro in banca (Fogli è in pensione e quindi è molto spesso fisicamente presente in Burkina Faso, sottolinea Terreni); cinque o sei persone che girano per i villaggi presentando l’iniziativa e raccogliendo adesioni. Shalom per poter costituire la società è stata costretta dal governo locale a non effettuare prestiti a meno del 10% di interesse, il doppio dal 5% che l’associazione sognava ma sempre pochissimo se si pensa che il tasso corrente di strozzinaggio (l’unica alternativa per chi non è in grado di offrire garanzie) si aggira intorno al 53%. F.P.R.

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una buona gestione dell’attività può migliorare l’efficienza; l’introduzione di nuove tecnologie può incrementare la produttività delle micro/piccole attività economiche e un miglior accesso ai mercati può aumentarne il volume di vendite. Il target servito dal microcredito è costituito da microimprenditori, ovvero persone che svolgono attività produttive anche molto piccole e limitate, ma che hanno notevoli opportunità di svilupparsi se assistiti con servizi finanziari specifici. Dislocate tanto nelle aree urbane come in quelle rurali dei paesi in via di sviluppo, queste attività sono di commercio, servizi, produzione agricola, artigianale e su piccola scala. In molti casi vengono coinvolti i familiari e pochi altri dipendenti in piccole attività orientate al sostentamento dell’economia familiare. La tecnologia utilizzata è obsoleta e difficilmente sono previsti investimenti a causa della scarsità delle risorse. Le entrate sono per lo più rivolte al miglioramento delle condizioni di vita della famiglia e solo nel caso di imprese più avviate sono indirizzate al reinvestimento nell’attività produttiva o nel miglioramento del luogo di lavoro. L’economia di queste attività è strettamente legata all’economia familiare dei proprietari: solo nelle situazioni più consolidate e con maggior coinvolgimento di dipendenti c’è una tendenza a separare gli aspetti economici dell’attività da quelli della famiglia. Anche le strategie sono differenti a seconda della scala di attività: si va dall’obiettivo della diversificazione della produzione per incrementare il reddito familiare e per minimizzare il rischio; alla maggiore specializzazione in particolari attività, prima per aumentare le entrate della famiglia e poi, comunque, per migliorare i profitti. In luoghi dove la sicurezza del lavoro è spesso compromessa, i microimprenditori sono in molti casi non riconosciuti, anche legalmente, dal sistema economico e bancario. Tuttavia, sono il fulcro dello sviluppo economico locale ed il potenziale meccanismo attraverso cui puntare per migliorare il benessere delle comunità di riferimento. I beneficiari di molti programmi di microcredito sono donne: si cerca in questo modo di migliorare la loro condizione e coinvolgimento nelle attività economiche, e quindi il loro ruolo all’interno delle comunità; anche perché esse hanno dimostrato in diversi casi una migliore gestione dell’economia familiare e dell’educazione dei figli. Le donne, inoltre, si sono rivelate molto più affidabili degli uomini quanto a gestione dei crediti e ripagamento delle quote.

Il ruolo del microcredito nei programmi di lotta alla povertà Il microcredito ha rappresentato un vero cambio di paradigma nei programmi di aiuto allo sviluppo, dalla donazione a forme di finanziamento trasparente, corretto e contestualizzato. La metodologia del microcredito rivoluziona il modo di pensare l’aiuto allo sviluppo nei pro-

grammi di cooperazione internazionale. Si tratta infatti di uno strumento che stimola l’attività produttiva e la dignità delle persone a cui viene data una possibilità di crescita che non viene regalata, ma “prestata” secondo criteri di trasparenza. Si abbandona in questo senso la logica del puro dono che tanti danni ha spesso recato quanto a conseguenze di forzati programmi assistenziali e di creazione di meccanismi di dipendenza. Quella che viene riconosciuta è la fiducia nella possibilità della persona: il credito prima ancora che monetario è fiducia al microimprenditore e al suo progetto. Lo sviluppo economico viene sostenuto in questo caso attraverso la responsabilizzazione dei microimprenditori, come protagonisti e fautori della propria crescita. Coloro che ricevono un prestito sono spinti a impegnarsi per restituirlo: per loro è un occasione che, se fallisce, non si ripeterà facilmente. Il tentativo di ogni progetto di microfinanza/microcredito è quello di creare le condizioni di sostenibilità dei programmi e delle istituzioni che ne prendono parte, ovvero la loro piena indipendenza operativa da interventi finanziari esterni e la creazioni, quindi, delle condizioni per una continua e duratura operatività. Nei Paesi in via di sviluppo risulta molto importante il contributo che l’economia informaI NUMERI DELLA MICROFINANZA le dà allo sviluppo ecoANNI NUMERO DEI nomico nazionale. Le atPROGRAMMI tività sommerse, non 31/12/97 618 istituzioni riconosciute di piccoli 31/12/98 925 istituzioni contadini, artigiani, 31/12/99 1.065 istituzioni commercianti tentano 31/12/00 1.567 istituzioni di sopravvivere all’eco31/12/01 2.186 istituzioni nomia dell’esclusione. 31/12/02 2.572 istituzioni Le microimprese si pre31/12/03 2.931 istituzioni sentano come fulcro della crescita del benessere delle comunità locali oltre che la principale fonte di reddito per milioni di persone. Le attività di queste diverse microimprese con i loro progetti di riscatto economico-sociale possono nel loro insieme arrivare a rappresentare fino al 50% di alcune economie nazionali. Secondo le Agenzie delle Nazioni Unite vi sono oggi nel mondo 500 milioni di microimprese, ma solo il 2% di esse ha accesso al credito. Puntando al potenziamento di queste attività si cerca pertanto di rinvigorire i settori economici più vitali, che possono consentire un rilancio dell’occupazione, la circolazione di risorse e opportunità di investimenti. Il credito si accompagna in molti casi al risparmio. In alcuni programmi il risparmio da parte dei più poveri deve precedere la richiesta di credito. In questo caso una piccola somma del credito ottenuto viene trattenuta e destinata ad un fondo di risparmio obbligatorio che serve, sia come garanzia addizionale, sia per favorire la cultura del risparmio anche tra le fasce più povere della popolazione, al

fine di programmare le risorse economiche in funzione delle esigenze della famiglia. Il risparmio significa poi maggiore sicurezza per far fronte a situazioni di crisi e di inaspettate calamità naturali: la prevenzione prende piede nella cultura di queste comunità. A livello di istituzioni di Microfinanza il risparmio è più comunemente utilizzato come garanzia di prestito (cash collateral) per cui non viene restituito, anche se remunerato, fino a che il prestito non è stato ripagato: solo le istituzioni abilitate alla raccolta del risparmio possono prendere tali misure. Lo strumento del risparmio è di notevole importanza per le istituzioni che mirano al raggiungimento della propria sostenibilità e a quella dei programmi che promuovono, perché possono fare affidamento su questa fonte come entrate da mobilitare.

LIBRI

Maurizio Pittau Economie senza denaro I sistemi di scambio non monetario EMI

La coesione sociale Lo strumento del microcredito nasce in Bangladesh, non solo come puro strumento finanziario ma anche con l’intento di sostenere legami e vincoli più forti all’interno delle comunità locali, in quanto la partecipazione allo sviluppo economico è collettiva. La tipologia di credito ai gruppi evidenzia proprio questa necessità di coesione sociale perché PERSONE NUMERO DI crea forti vincoli di presRAGGIUNTE CLIENTI “POVERI” sione all’interno dei 13.478.797 7.600.000 gruppi, relativamente al20.938.899 12.221.918 le quote da rimborsare, 23.555.689 13.779.872 nonché una forte solida30.681.107 19.327.451 rietà e aiuto comunitario 54.932.235 26.878.332 di fronte alle difficoltà di 67.606.080 41.594.778 pagamento. Anche oggi 80.868.343 54.785.433 ed in diverse parti del sud del mondo molti programmi di microcredito puntano allo sviluppo partecipativo attraverso metodologie che puntano ad una crescita dal basso verso l’alto, privilegiando gli interessi della comunità nel suo insieme. Fonte: Rapporto della Microcredit Summit Campaign

ZERO INSOLUTO E CONTENZIOSO SE I DEBITORI SONO I PIÙ POVERI

Afe-Associazione finanza etica Manifesto per un’altra finanza EMI

Zampetti-Dalla Costa

La sostenibilità delle organizzazioni di microfinanza Si possono stabilire tre livelli di sostenibilità per le organizzazioni che offrono servizi di microfinanza, a seconda del grado di copertura dei costi derivanti dalla propria attività. Al primo livello un programma viene definito “sussidio-dipendente” poiché le sue entrate, sostanzialmente interessi, non sono sufficienti neppure a coprire i costi di cassa per la gestione del portafoglio, né tantomeno il pagamento degli interessi passivi sui finanziamenti ottenuti. In questo caso il programma necessita di iniezioni di capitale fresco e, se ciò non avviene, viene utilizzato e quindi eroso il capitale sociale oppure vi è

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Microcredito donne e sviluppo Il caso dell’Eritrea CLUEP

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AREE GEOGRAFICHE

Africa Asia America Latina Medio Oriente Totale PVS [paesi in via di sviluppo]

NUMERO DEI PROGRAMMI

NUMERO DEI CLIENTI 2002

NUMERO DEI CLIENTI 2003

NUMERO DEI CLIENTI “POVERI” 2002

NUMERO DEI CLIENTI “POVERI” 2003

NUMERO DI DONNE “POVERE” 2002

NUMERO DI DONNE “POVERE” 2003

919 1.603 261 30

5.761.763 59.632.098 1.942.055 83.047

6.438.587 71.585.413 2.519.299 106.464

4.202.280 36.304.269 976.396 37.600

4.725.912 48.797.590 1.121.324 54.039

2.611.650 29.423.010 589.405 12.282

3.180.419 41.272.188 716.191 22.785

2.813

67.418.963

80.649.763

41.520.545

54.698.865

32.636.347

45.194.583

Nord America Europa Totale Paesi industrializzati

48 70

47.017 140.100

53.147 165.433

22.469 51.764

24.817 61.751

12.450 28.283

10.782 37.360

118

187.117

218.580

74.233

86.568

40.733

48.142

Totale globale

2.931

67.606.080

80.868.343

41.594.778

54.785.433

32.677.080

45.242.725

una riduzione forzata delle spese amministrative. Le organizzazioni del primo livello non sono autosostenibili, e mostrerebbero probabilmente una perdita in bilancio se i sussidi venissero tenuti separati nella valutazione delle entrate e della costituzione di fondi perdite. Al secondo livello troviamo programmi che hanno raggiunto l’autosufficienza operativa, ottenendo il pa-

reggio sui flussi di cassa. In stadi avanzati in tale livello, potremmo trovare organizzazioni, che riescono a coprire anche i costi relativi alla creazione di fondi ammortamento e di fondi perdite. Si può per questo livello parlare di autosostenibilità, nel senso che l’organizzazione può continuare a operare nel medio-lungo periodo senza necessariamente ricorrere a sussidi e donazioni. Il tas-

Fonte: Rapporto della Microcredit Summit Campaign

UNA REALTÀ IN FORTE CRESCITA

so d’interesse attivo applicato è sufficientemente elevato da permettere di far fronte al costo reale dei fondi ottenuti in prestito, anche se tra questi spesso vi è una buona proporzione di sussidi e prestiti a condizioni agevolate. In ogni caso il tasso d’interesse applicato non è sufficiente a coprire l’inflazione e il costo commerciale dei fondi (senza sussidi e condizioni vantaggiose). Ovviamente vi sono, a questo livello, limitate capacità di accesso al mercato finanziario. Un programma al secondo livello mostra tipicamente un profitto operativo in bilancio se i sussidi venissero tenuti separati nella valutazione delle entrate e della costituzione di fondi perdite. Al terzo livello si posizionano i programmi che hanno raggiunto un’autosufficienza finanziaria piena, nel senso che sono in grado di coprire, oltre a tutti i costi operativi, l’incidenza reale dell’inflazione e il costo effettivo di mercato dei fondi di terzi. Si tratta di programmi assolutamente indipendenti da agenzie donatrici e da donazioni in generale e può espandere la propria attività nel territorio grazie alla possibilità di accedere al mercato finanziario e attuare un rilevante effetto leva sul proprio capitale sociale. A questo livello un programma mostra rilevanti margini di profitto in bilancio “pulito” dai sussidi e dalle concessioni ricevute.

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Un’offerta che fa la differenza Il quadro della microfinanza secondo Laura Callegaro di Banca Etica. «Attenzione a valutare il significato reale di politiche che modificano profondamente le politiche industriali del credito» N APPROCCIO DIVERSO AL SOGGETTO DA FINANZIARE, un’attenzione alla persona, alle sue capacità imprenditoriali e quindi alla sua affidabilità. Questa la descrizione del microcredito, tutta positiva, di Laura Callegaro, referente del settore di Paola Fiorio per Banca Etica. Un mercato in crescita, ma ancora in una fase sperimentale, perlomeno in Italia dove, dice, si stanno muovendo i primi passi.

U

Funziona il microcredito? «Sì, all’estero è un ottimo strumento di sviluppo ed è un’ottima strada che si sta percorrendo. Il supporto finanziario alle istituzioni di microfinanza di Etimos, la società di Banca Etica che si occupa di questo settore nel sud del mondo, è in continua crescita. Deutsche Bank e Rabo Bank stanno aprendo delle sezioni per il microcredito soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove c’è un mercato molto forte e che fa gola». E in Italia? «Bisogna stare attenti perché manca una definizione di microcredito. Se parliamo di finanziamenti alle microimprese, che rappresentano il 94% delle imprese italiane, allora è chiaro che il microcredito in Italia

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c’è. Il nostro sistema bancario è infatti molto diffuso e capillare e attraverso banche di credito cooperativo e casse rurali offre già una risposta, più o meno buona, a gran parte delle microimprese. Da questo quadro resta però fuori il microcredito sociale per i soggetti svantaggiati, che è un nuovo campo di intervento». E qui le banche come si stanno muovendo? «L’Abi ha dichiarato che le banche sono impegnate in questo settore. Se però le banche consolidate non fanno microcredito con la loro attività ordinaria, ma con fondazioni bancarie che intervengono con fondi di garanzia e appoggiandosi a fondazioni o altri enti del territorio che si preoccupano di selezionare i beneficiari e fare loro da accompagnamento, allora questo mi dice che non è vero che le banche fanno microcredito in maniera spontanea». Perché? «Perché il microcredito è costoso sotto molti aspetti. È poco redditivo, perché banalmente un 5% su 5.000 euro non è lo stesso che su 5 milioni, e richiede un approccio totalmente diverso da quello della struttura bancaria tradizionale. Ci si trova di fronte persone che non danno garanzie e bisogna dedicare loro molto tempo, prima e dopo il

prestito, per conoscerle e seguirle. Devi parlarci, vedere dove lavorano e farti spiegare la loro attività. Tutto questo è molto oneroso». Allora è un gioco a perdere? «Cerchiamo di fare in modo che non sia così. In parte nella fase di avvio siamo disposti a rimetterci un investimento nostro però sicuramente non è sostenibile nel lungo periodo. Infatti, uno dei problemi di Banca Etica è reperire delle risorse per coprire una parte dei costi di assistenza tecnica. Comunque richiediamo un fondo di garanzia almeno per non rimetterci i termini di rischio bancario». Un bilancio del microcredito fino ad oggi? «Si sta affermando come uno strumento di lotta alla povertà e alla nuova povertà. Non so se per i Paesi occidentali sia sempre così vera questa idea. Ho qualche riserva. Però è uno strumento valido. Anche se in Occidente la maggioranza delle istituzioni per il microcredito ha quattro anni. Da noi il grande problema di questo settore è quello della sua autosostenibilità e sembra non essere autosostenibile».

MICROFINANZA CAMPESINA UN FRUTTO CONCRETO DEL MICROCREDITO? Eccolo servito in tavola, sotto forma di cioccolata, zucchero di canna, funghi secchi, legumi e caffé. Tutti prodotti coltivati dai contadini ecuadoriani del progetto Microfinanza campesina e distribuiti attraverso il circuito del commercio equo e solidale. Tutto è iniziato nel 1997 con la creazione della Cooperativa de ahorro y credito desarrollo de los pueblos (Codesarrollo), su iniziativa del Fondo ecuadoriano popolorum progressio (Feep). Passa qualche anno e nel 2002 il presidente di Codesarrollo Giuseppe Tonello, un volontario salesiano da più di trent’anni in Ecuador, coinvolge una Banca di credito cooperativo di Brescia, la Cassa Padana, in un progetto per lo sviluppo della microfinanza tra i campesinos andini. Nasce così l’idea di esportare oltreoceano il modello di credito cooperativo con il progetto Microfinanza campesina. Attualmente sono 140, su 435, le Bcc di tutta Italia che destinano fondi a Codesarrollo, con una somma che fino ad oggi ha superato i 13 milioni di dollari. Grazie a questi fondi, la cooperativa finanzia la rete capillare di Casse, più di 800, che distribuiscono piccoli crediti alle comunità rurali, agli agricoltori o a cooperative. «In questo modo», spiega Sergio Gatti, responsabile della comunicazione di Federcasse, «per la prima volta i campesinos sono beneficiari di prestiti bancari. Il sistema bancario ecuadoriano, infatti, non li ha mai considerati bancabili». I crediti si aggirano sui 900 dollari, con un tasso di interesse del 4%. Fino al dicembre del 2003 ne erano stati concessi ben 6.896 a beneficio di oltre 60mila famiglie. Tutte affidabili, visto che la morosità è inferiore al 2%. Attraverso la sua struttura, Codesarrollo assiste i contadini destinatari del prestito, aiutandoli a rendere più produttive le loro coltivazioni per raggiungere sia l’obiettivo dell’autosufficienza familiare sia quello della produzione per il mercato. Inoltre, per aiutare lo sviluppo della microfinanza rurale e della finanza popolare in Ecuador, soffocato da regole bancarie restrittive, Codesarrollo e Federcasse hanno invitato Banca d’Italia e la Superintendencia de bancos de l’Ecuador a collaborare per formulare una proposta di legge, attualmente all’esame del Parlamento ecuadoriano. Si tratta di obiettivi importanti in un Paese come l’Ecuador in cui il 35% della popolazione vive al di sotto del livello di indigenza (cioè con meno di un dollaro al giorno) e il 45% sotto il livello di povertà (cioè con meno di due dollari al giorno). Ora Federcasse sta valutando la possibilità di allargare il progetto ad altri Paesi del Sud America e dell’Africa. Ma, conclude Gatti, «occorre che si verifichino condizioni molto precise per replicare il successo ecuadoriano. Prima fra tutte, l’individuazione di un partner serio, motivato, fortemente radicato nel territorio, P.F. possibilmente espressione della realtà popolare».

Perché? Perché la maggioranza degli operatori del microcredito beneficiano di

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contributi pubblici per coprire i costi, o per trovare fondi di garanzia, oppure per reperire capitale di finanziamento. Come se ne esce? Mi pare che nessuno abbia ancora trovato una risposta. Noi stiamo tentando una strada. Etica sgr rinuncia a una piccola percentuale delle commissioni sui fondi etici a favore di un fondo di garanzia che viene stanziato a Banca Etica e utilizzato per i progetti di microcredito in Ita-

lia. Questo non risolve tutti i problemi, ma è un meccanismo virtuoso per cui, tramite lo strumento dei fondi di investimento, il risparmiatore mette a disposizione delle risorse anche per l’accesso al credito di soggetti svantaggiati. Quali sono le strategie per il futuro? Cercare partnerariati a tre. L’istituto bancario da solo non può fare microcredito perché ha bisogno di un soggetto che fornisca delle garan-

zie e copra una parte dei costi, e di un altro soggetto che conosca il territorio e possa avere un contatto diretto con i beneficiari. In questa direzione si stanno muovendo Banca Etica, San Paolo e Monte dei paschi. Un’altra strategia è quella delle mutue autogestite (Mag), che non hanno la stessa potenzialità dell’istituto bancario, ma che hanno un forte radicamento nel territorio, la componente sociale ideale e la flessibilità normativa che manca alle banche.

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«Una sfida di sistema: non solo nei confronti della finanza» Francesco Terreri, rappresentante del comitato italiano per l’Anno del Microcredito, mette in luce le contraddizioni che È ANCORA MOLTO LAVORO DA FARE nel settore del microcredito e l’Anno ad esso dedicato è un’occasione importante che non va sprecata. Ad affermarlo è Francesco Terreri, presidente della società di Paola Fiorio di consulenza e assistenza tecnica Microfinanza s.r.l. e rappresentante del Comitato italiano per l’Anno internazionale del microcredito 2005. «La microfinanza», spiega, «si è diffusa moltissimo e ha sviluppato bene una serie di strumenti e capacità che riguardano l’uscita della famiglia povera dalla trappola della povertà assoluta. Deve ancora sviluppare gli strumenti che accompagnano la crescita delle microimprese».

C’

In che misura il microcredito è entrato nella pratica delle istituzioni bancarie? «Il microcredito sta sfidando il mondo bancario internazionale ad occuparsi dei microimprenditori poveri. Nei Paesi del sud del mondo le banche hanno cominciato a lavorare seriamente in questo senso. Ci sono esempi importanti in India e in Egitto. Nei Paesi del nord, invece, sono ancora poche le istituzioni finanziarie che investono seriamente in questo campo. Si stanno muovendo ora i primi passi».

qualcosa di più. È più difficile usarlo come specchietto per le allodole». Cioè? «Le banche avviano i loro fondi etici con vari gradi di rigore nelle scelte e quindi lì si può giocare. Se si lavora nel campo del microcredito seriamente, anche se con piccole iniziative, si incontrano delle esigenze che possono avere anche i clienti ordinari della banca». Per esempio? «Se una banca italiana prova a fare un esperimento, anche limitato e di facciata, con delle microimprese nel Mezzogiorno la conseguenza potrebbe essere che una certa fascia dei microimprenditori scopre che si può fare qualcosa di diverso dal solito. Per esempio, si apre un canale di microcredito a Napoli per delle fasce deboli, magari minacciate dall’usura. Beh, se non è un fuoco di paglia, mette in moto dei processi. Prima o poi ci saranno delle microimprese che chiederanno di accedere normalmente a questa possibilità».

In che modo? «Alcune grandi banche incontrano le realtà di microimpresa e le esperienze di microcredito nei loro percorsi di espansione. Deutsche Bank, per esempio, ha avviato un’attività di questo genere negli Stati Uniti, dopo aver acquisito una banca americana, la Bankers Trust, che si occupava di microcredito negli Usa e in America Latina. Sono occasioni che mettono in moto queste possibilità e spesso sono iniziative che la banca prende come fiore all’occhiello».

Quali conseguenze potrebbe avere? «Molto di quello che il microcredito produce sono conseguenze inattese. Un’istituzione bancaria avvia degli esperimenti di lotta alla povertà e si trova davanti a delle conseguenze sociali e culturali a cui magari non aveva pensato. Per esempio, una banca che avesse come destinatari del microcredito soprattutto le donne in Paesi islamici e induisti potrebbe trovarsi, senza aver avviato nessuna azione specificatamente culturale o politica, ad aprire dei processi che mutano la società dal punto di vista culturale e dei comportamenti. E questo semplicemente perché una donna comincia a portare a casa dei soldi, contribuendo al sostentamento della famiglia».

Sono solo un’operazione di marketing allora? «C’è questo rischio. Al momento c’è un impegno a sostegno di Paesi o fasce povere di popolazione. Ma si tratta di piccole iniziative esemplari per far vedere che si sta facendo anche questo. Tuttavia, a differenza della finanza socialmente responsabile, il microcredito costringe a fare

Quindi, anche quando il microcredito è un’operazione di cosmesi, le conseguenze sono sempre positive? «Credo di sì nella misura in cui lo si fa seriamente, non come credito agevolato cioè una tradizionale sovvenzione appena un po’ più responsabile. Alcune esperienze che si stanno facendo in Italia, sostenu-

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«LASCIAMO STARE IL MERCATO ALMENO IN QUESTO CASO» SIAMO DI FRONTE AD UNA GRANDE OCCASIONE. Ma è nostro compito fare prima chiarezza, perché la mia impressione è che il concetto di microcredito sia da una parte sopravvalutato e dall’altra mistificato. Eppure i concetti base del microcredito sono in realtà estremamente connessi all’origine storica del ruolo stesso del credito»: Marco Santoni, presidente del consorzio Etimos ha delle posizioni molto nette. Etimos è un consorzio, nato nel 1989 come Ctm-Mag. In Italia raccoglie risparmi a sostegno di esperienze microimprenditoriali e programmi di microfinanza nei paesi del Sud del mondo. Grazie alle risorse fornite da 5 mila risparmiatori, ha potuto erogare oltre 31 milioni di euro di crediti al commercio equo e solidale e all’economia sociale. Negli ultimi mesi i grandi operatori della finanza hanno investito crescenti risorse in progetti e prodotti definiti di microcredito. Si tratta di una svolta reale o dell’ennesima campagna all’insegna del marketing?

investono il mondo del credito. te dalle banche, hanno questa caratteristica. Sono pensate per far gestire del denaro un po’ più responsabilmente a delle persone che lo riceverebbero comunque come sovvenzione. È sicuramente positivo. Anche se probabilmente non smuove nulla dal punto di vista sociale». Il microcredito può trasformarsi in uno strumento sostitutivo del welfare? «Questo rischio c’è. Negli Stati Uniti il microcredito si è sviluppato di più che in Europa anche perché da noi i sistemi di welfare sono più solidi. Negli Usa, a fronte di una carenza del welfare è intervenuto il microcredito. Per il momento da noi è successo il contrario». Ma potrebbe avvenire? «Politiche liberiste e che puntano al ridimensionamento dell’intervento pubblico finora non hanno usato più di tanto questa carta perché secondo me gioca l’aspetto delle conseguenze inattese. Se tu vuoi provare a ridimensionare il welfare sostituendolo con un accesso più equo al credito puoi provarci, ma a quel punto ti si apre un altro fronte: quanto sono corrette le regole del mercato in cui tu dici che la gente deve impegnarsi a mettere su un’impresa? Se un governo liberista è anche amico delle grandi concentrazioni industriali e finanziarie, che in realtà non promuovono un mercato libero, il mercato sarà oligopolistico, molto concentrato e controllato. Insomma, potrebbero anche provarci e sarebbe negativo, ma forse non ci provano perché a quel punto si troverebbero di fronte a un'altra partita che è quella di dire: va bene, tu non mi dai un servizio, vuoi che me la cavi da solo sul mercato, ma quali sono le regole di questo mercato, con chi ho a che fare? Con la Nestlé? Allora siamo punto e a capo». Welfare e microcredito possono coesistere? «Il problema è offrire delle opportunità aggiuntive, non smantellare l’intervento pubblico. Accanto a sistemi di sicurezza sociale, che fondamentalmente devono rimanere, offriamo altre opportunità. Poi saranno le persone a scegliere. In questo senso, il microcredito può rappresentare un’ampliamento delle possibilità».

«Il fatto che alcuni grandi gruppi creditizi e finanziari stiano recuperando le attività rivolte ai piccoli, clienti privati o imprenditori, non è una grande innovazione: stanno solo riappropriandosi di una tradizione e una storia consolidata. Il fatto che si stia cominciando a parlare di mercato del microcredito mi preoccupa, perché temo di assistere ad un nuovo fenomeno di finanziarizzazione, dove la finanza opera solo per la finanza, senza alcun legame e radicamento con l’economia reale e il territorio. Dal mio punto di vista parlare di mercato della microfinanza è un assurdo» Si riferisce alla mancanza di un contesto economico nel quale le attività finanziate possano trovare uno sbocco?

«Sicuramente questo è uno dei nodi principali. Anche per questo come Etimos abbiamo proposto un protocollo di valutazione socio economico: il microcredito e la microfinanza non sono la panacea. È indispensabile che questi due strumenti facciano parte di una politica sociale, educativa, di contesto economico. Altrimenti c’è il rischio reale che diventino dei mezzi di finanziamento a fondo perduto, peraltro non esplicito, e che qualcuno possa pensare di utilizzare il microcredito come mezzo sostitutivo di servizi essenziali propri dello stato sociale. È abbastanza facile capire la differenza che passa tra il finanziare un soggetto collettivo perché, per esempio, possa produrre e commercializzare caffè e donare somme ai contadini come forma di puro sostentamento». Recentemente si sono moltiplicate le accuse di interessi troppo elevati. Qual è la sua valutazione?

«Per capire realmente che cosa accade bisogna sempre fare riferimento alle modalità di finanziamento. È risaputo, per esempio, che nel mondo della finanza ci sono anche fondi, che destinano le risorse a istituzioni di microcredito, che garantiscono rendimenti del 10-20 per cento. All’opposto Federcasse sta gestendo progetti di microfinanziamenti ad un tasso del 4% che è palesemente antieconomico e si presenta come una sorta di finanziamento a fondo perduto. Noi operiamo basandoci sul costo industriale locale aumentato solo di alcuni costi legati ai servizi connessi all’erogazione: significa che ci muoviamo tra il 5-6 e il 7-7,5%. La grande sfida è l’individuazione di strumenti di garanzia per gli investimenti: lo andiamo ripetendo da tempo, l’abbiamo anche proposto a Banca d’Italia ma le risposte che abbiamo ottenuto sono purtroppo ancora molto distanti dai nostri obiettivi». A.D.S.

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Obiettivo evasione

Si ricicla da casa, comodamente seduti di Paolo Fusi

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CAES

GGI GIORNO SI RICICLA DIRETTAMENTE DA CASA, senza imparare lingue straniere, viaggiare in territori

sconosciuti o accollarsi ore ed ore di volo per isole sperdute. Internet dà a ciascuno di noi la possibilità di giostrare con il proprio patrimonio a piacimento. Per esempio digitando la pagina www.offshoreinfo.com (c’è anche in italiano!) e cercandosi la località che più sconfinfera, contattando poi un fiduciario locale per email proponendogli l’affare. Con 1500 Euro si mette su una società bucalettere in un centinaio di giurisdizioni differenti. Ci si può sbizzarrire con i nomi più assurdi e realizzare così i sogni più segreti: compilando uno dei formulari per la Nuova Zelanda ho chiesto se erano liberi i nomi Juvedimerda Ltd. e Miticototti Establishment... nessun problema. La maggior parte dei paesi dell’elenco ha una legge semplice ma efficace: si può aprire una società, ottenere per posta conti bancari e carte di credito senza anticipi e senza formalità, ma a patto che questa società non operi mai nel paese in cui ha sede. Dicevamo della Nuova Zelanda: paese stupendo, lontanissimo, irraggiungibile per le grinfie di una qualsivoglia polizia tributaria vogliosa di vendette, figuriamoci poi per quella italiana. Di studi fiduciari ansiosi di conoscervi ce n’è a bizzeffe. E ci si sorprende a sognare: se non posso vedere i mari del Sud perchè da piccolo commerciante non posso lasciare il negozio... almeno lei, la mia piccola, dolce e tenera società offshore, cui ho dato il nome di Fiorediloto o Profumoarabo (esistono davvero entrambe, e la prima è presente in almeno otto diverse giurisdizioni del pianeta)... lei ogni mattina si sveglia e guarda le palme, e la spiaggia Società offshore offrono bianca ed infinita dei mari del Sud. Ed in Nuova Zelanda i banditi anche online i loro servigi. che gestiscono il riciclaggio sono certamente gente onesta! Ma il rischio è alto. Ci si può scoprire in affari L’apparenza naturalmente inganna. Proprio la Nuova Zelanda è uno con un trafficante di armi... dei posti più pericolosi per chi vuole fare dell’evasione “fai-da-te”. Una delle compagnie più grandi, specializzata nel set-up per email, è stata recentemente sospesa. Si tratta della fiduciaria Witherspoon di Auckland, che è rimasta impigliata nelle ricerche degli analisti americani alla caccia del tesoro dell’ex dittatore della Liberia Charles Taylor. Ci si è presto accorti del fatto che Taylor, che ha gestito per circa un decennio il paese africano in società con il trafficante d’armi russo Victor Bout, con le milizie libiche del RUF e con alcuni dei più grossi criminali italiani, francesi e nigeriani, dopo la sua fuga da Monrovia si è “nascosto” in una fattoria in Nigeria e continua a fare il lavoro che faceva prima: il parafangaro specializzato in truffette offshore. Un esempio: un grosso commerciante dell’acciaio milanese avrebbe fondato tre società da Witherspoon. Attraverso i fiduciari svizzeri di Taylor quel malandro del Witherspoon avrebbe prestato una delle società a Victor Bout per una transazione di mitragliatori e bazookas per un esercito privato dello Zaire. Un socio di Taylor avrebbe depositato sui conti della società dell’imprenditore italiano (che, poverino, usa le società per truffare onestamente il fisco nelle compravendite da lui fatte a Rotterdam) dei diamanti, dati in garanzia per l’operazione sulle armi, ed avrebbe successivamente fatto passare i contanti (ad operazione conclusa) in direzione di una banca di Dubai. Non solo il commerciante italiano si trova ora implicato in un’inchiesta internazionale sul traffico d’armi (che magari la cosa solletica persino il di lui amor proprio), ma alla fine Bout, chiudendo l’operazione, ha vuotato il conto, prendendosi anche ciò che l’integerrimo evasore italiano aveva nascosto: circa 12 milioni di Euro. Meditate gente, meditate.

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I correntisti pagano l’espanzione della Popolare Lodi >31 Più insicuri e indifesi con la nuova legge sulle bancarotte >34 «Provvedimento terribile»: intervista a Steffie Woolhandler >36

finanzaetica DOPO LA NIKE ANCHE COCA COLA CERCA DI CORRERE AI RIPARI INCONTRANDO LE UNIVERSITÀ STATUNITENSI

BP IN ALASKA SOTTO ACCUSA PER VIOLAZIONE DEGLI ACCORDI

GLI HEDGE FUNDS POSSONO PRODURRE «UN DISASTRO»

TERZA EDIZIONE DEL SODALITAS SOCIAL AWARD ITALIANO

PROFITTI ALLE STELLE PER L’INDUSTRIA BELLICA USA GRAZIE ALLE COMMESSE DEL PENTAGONO

ETICA SGR ALL’ASSEMBLEA DELL’ITALIANA INDESIT

Ben più realista di tanti “riformisti” europei che si sono scatenati in violente polemiche contro le campagne di boicottaggio, la Coca Cola sta cercando di tamponare gli effetti della campagna internazionale contro l’omicidio di sindacalisti degli impianti di imbottigliamento colombiani. Diversi campus universitari degli Stati Uniti, come è accaduto anche in Italia in alcune circoscrizioni comunali e atenei, hanno infatti aderito all’iniziativa di denuncia e boicottaggio della multinazionale di Atlanta. La Coca Cola ha cercato di placare le polemiche su un suo possibile coinvolgimento negli omicidi di attivisti sindacali in Colombia e ai primi di maggio ha incontrato a Washington gli studenti universitari americani. La tavola rotonda, che ha coinvolto rappresentanti degli studenti e amministratori di dodici campus Usa da un lato, e i dirigenti del gigante delle bevande dall’altro, segue una serie di visite dell’industria di Atlanta nelle università americane. L’accusa che Coca Cola subisce da più di dieci anni è di aver ignorato gli omicidi di sindacalisti nei suoi impianti di imbottigliamento in Colombia, ad opera di gruppi paramilitari di destra. A nulla sono valse due inchieste della magistratura colombiana che discolpano l’azienda. Nell’incontro con gli studenti il colosso di Atlanta ha illustrato i risultati dell’indagine sugli impianti colombiani, condotta da Cal Safety Compliance Corporation per conto di Coca Cola, e pubblicata il mese scorso. Dalle ispezioni non sono, infatti, emerse prove di un cattivo comportamento da parte di Coca Cola. Ma è anche vero che l’obiettivo dell’indagine non erano gli omicidi, ma le condizioni di lavoro negli impianti. La richiesta degli attivisti della campagna contro Coca Cola è che l'azienda avvii un’inchiesta indipendente sugli omicidi e risarcisca i familiari dei lavoratori uccisi.

Il Dipartimento per la conservazione ambientale dell’Alaska si prepara a portare sul banco degli imputati la British Petroleum in una causa civile. La compagnia inglese e Nabor, una società di appalto, dovranno rispondere dell’accusa di aver estratto petrolio, nel dicembre e nel luglio del 2003, con un’eccedenza di 55 galloni rispetto ai contratti pattuiti e di non averlo notificato alle autorità competenti. Oltre al risvolto giuridico, questa causa potrebbe costare molto salata alla Bp. La compagnia petrolifera, infatti, è sotto la lente di ingrandimento perché il Congresso Usa sta decidendo se concedere lo sfruttamento della zona protetta della Riserva nazionale artica, ricca di petrolio. È chiaro che una condanna nei confronti di Bp darebbe un’arma in più agli attivisti dell’ambiente, preoccupati per l’impatto che l’industria estrattiva potrebbe avere sulla vita di orsi polari, balene, uccelli migratori e caribù che popolano la Riserva. Alla voce degli ambientalisti si aggiunge quella dei Gwich’in, la popolazione nativa dell’area (7.000 persone), che denunciano già dei cambiamenti nell’ecosistema a causa degli impianti di estrazione della vicina Prudhoe Bay, l’area petrolifera più vasta del Nord America. A nulla sono valse le rassicurazioni di Bp, presente a Prudhoe Bay assieme a ExxonMobil e ConocoPhillips, sulla salvaguardia dell’ambiente. Ecologisti e nativi non ne sono affatto convinti.

Un altro allarme hedge dalla Sec. William Donaldson, capo della commissione di controllo sulla borsa statunitense, ha ribadito che la ricerca spasmodica di rendimenti elevati da parte degli hedge funds può produrre un “disastro”. Le dichiarazioni di Donaldson arrivano dopo che da diversi giorni sui mercati circolano rumors di pesantissime perdite registrate da alcuni hedge a causa di complesse operazioni effettuate sui mercati dei derivati. Secondo le voci circolate a Wall Street due sarebbero i fondi maggiormente imputati: il britannico GLG, con 10 miliardi di dollari di patrimonio e un nome illustre come Lehman Brothers tra i suoi maggiori soci; lo statunitense Highbridge CM, con 7 miliardi di patrimonio e JP Morgan Fleming come maggiore azionista. Il primo ha smentito di aver subito perdite e il secondo ha fatto sapere che «non ha nessuna posizione di credito a leva». Anche Deutsche Bank, che secondo le voci avrebbe prestato soldi ai fondi ed avrebbe avuto posizioni in proprio su Gm, ha dichiarato di «non avere alcuna esposizione verso hedge fund». «La caccia spasmodica ad alti rendimenti da parte di alcuni gestori può tradursi in un disastro per gli investitori», ha precisato il capo della Sec. Secondo gli operatori gli hedge stanno dominando le contrattazioni, muovendo oltre il 40% dei volumi contro una media del 25%.

Aem Torino ha vinto nella categoria Processi interni, la Fondazione Johnson & Johnson nella categoria Partnership nella comunità, Artsana si è imposta nel Marketing sociale, Federcasse nella Finanza socialmente responsabile, Box Marche in quella riservata alle Iniziative di Csr realizzata da Pmi, mentre il primo premio nella nuova categoria dedicata ai prodotti e ai servizi socialmente e ambientalmente innovativi è andato ex aequo a Petrolchimica e Procter & Gamble. Il Premio Sodalitas, giunto alla sua terza edizione, oltre alle tradizionali categorie ha assegnato anche un premio speciale alla società editoriale Vita, per avere portato, con la campagna “+ dai – versi”, il problema della deducibilità delle donazioni all’attenzione dell’opinione pubblica. Durante la premiazione il presidente di Sodalitas, Federico Falck e Frank Welvaert, presidente del consiglio di amministrazione di Csr Europe, hanno lanciato ufficialmente in Italia la cosiddetta “road map” per una impresa più sostenibile e competitiva (un progetto già presentato lo scorso marzo a Bruxelles al presidente della Commissione europea Barroso).

L’industria della difesa militare Usa gode di ottima salute. I profitti del primo quadrimestre per le grandi corporation americane che fanno affari col Pentagono sono da capogiro. Il successo maggiore lo ha registrato la californiana Northrop Gramman (navi da guerra, macchinari che individuano la presenza di antrace, velivoli spia senza pilota) con una crescita di profitto del 73%. Più modesta, ma comunque importante, la percentuale per le forniture di missili e sensori elettronici di Raytheon (30%) e per i prodotti aerospaziali di Goodrich (23%). In particolare, Northrop ha quasi duplicato l’utile netto passando da 236 milioni di dollari a 409 milioni a fronte di vendite che hanno toccato i 7,45 miliardi di dollari, in crescita del 4%. Nonostante la performance positiva del primo quadrimestre dell’anno, la società californiana non può riposare sugli allori. Dovrà infatti fare i conti con la possibile decisione del Congresso e della Marina di ridimensionare il programma sul cacciatorpediniere Ddx, che dovrebbe partire nel 2006. E questo per Northrop potrebbe anche significare la perdita totale della commessa. Per il 2005, Northrop si aspetta comunque di consolidare il trend positivo e ha rivisto al rialzo di 10 centesimi la stima di utile per azione, portandolo a 3,70-3,85 dollari. Dal canto suo anche Raytheon, che nel primo quadrimestre ha realizzato profitti netti per 166 milioni di dollari (36 centesimi ad azione), ha alzato le previsioni di utile per azione da soli 5 centesimi a 1,85-1,95 dollari. Le vendite nello stesso periodo per questa società hanno raggiunto i 4,94 miliardi di dollari. Ottime anche le performance di Goodrich con un utile netto nel primo quadrimestre di 57,5 milioni di dollari (47 centesimi ad azione) in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (46,8 milioni di dollari, 36 centesimi ad azione). Grazie a questi risultati, anche Goodrich ha deciso un rialzo delle previsioni di utile per azione dell’anno, portandolo da 1,60-1,80 dollari a 1,80-1,95.

Il 12 maggio scorso Etica Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica, ha partecipato all’assemblea degli azionisti di Indesit Company (ex Merloni Elettrodomestici) per rappresentare attivamente i diritti di voto collegati alle azioni che ha nei fondi etici Valori Responsabili. Voto a favore su tutti i punti all’ordine del giorno, dall’approvazione del bilancio alla conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. Con alcune precisazioni. «Indesit ha distribuito il 30% degli utili agli azionisti, accantonando il resto a riserva per lo sviluppo dell’impresa», sottolinea Etica Sgr. «È un segnale positivo. Significa che la società, dopo aver remunerato gli azionisti, pensa a crescere in modo sostenibile nel lungo periodo». Etica Sgr è intervenuta sull’approvazione del bilancio spiegando che valuterebbe positivamente l’integrazione del Bilancio di esercizio pubblicato prima dell’assemblea, con alcuni dati di sintesi sulla performance sociale e ambientale dell’impresa. Inoltre, secondo Etica Sgr, «sarebbe importante che Indesit consultasse i vari portatori di interesse (lavoratori, azionisti, cittadini, associazioni, ecc.), nel processo di redazione del bilancio di sostenibilità, come già avviene in altre società italiane quotate». Le proposte di Etica Sgr vogliono essere uno stimolo affinché Indesit continui a rappresentare un esempio di eccellenza in Italia nella responsabilità sociale e ambientale.

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I correntisti pagano l’espansione della Popolare di Lodi

Mentre l’amministratore delegato, Giampiero Fiorani, si muove al fianco del governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, per difendere la finanza italiana e la sua personale preda dall’assalto dello straniero, i clienti e i dipendenti dell’istituto protestano inviperiti contro l’aumento delle spese correnti di Francesca Paola Rampinelli

Beatificata il 19 ottobre 2003, Madre Teresa di Calcutta è uno dei simboli moderni dell’India. Calcutta le ha dedicato l’arteria Street Park, ora “Mother Teresa Sarani”.

> India

del bene contro il male (personificato dallo straniero incombente alle porte di casa), la Banca popolare di Lodi, incurante del risiko miliardario che si gioca sopra la sua testa, aumenta di 50 euro le spese per il mantenimento del conto corrente. Mentre si dibatte della santa alleanza tra il giovane e talentuoso amministratore delegato dell’istituto, Giampiero Fiorani, e il piissimo e potentissimo governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, gli sventurati correntisti della banca fenomeno che, in poco più di 6 anni, da popolare di provincia si è trasformata fino ad entrare nella rosa dei primi dieci istituti italiani, si sono visti addebitare, come discreto regalo di Capodanno, 50 euro mensili classificati sotto la voce “spese telefoniche e telegrafiche: telefonate urbane, telefonate extraurbane e verso telefonia mobile e telegrammi” neanche il cliente medio dell’istituto usasse intrattenere i suoi rapporti con la banca con una corrispondenza alla Silvio Pellico o con il numero medio di telefonate quotidiane di un adolescente all’amico del cuore. Naturalmente la presa di coscienza è stata graduale (queste notizie non vengono solitamente comunicate ai destinatari con particolare pompa magna) ma non per questo meno dolorosa. I sindacati che rappresentano i lavoratori di Bpl hanno concordato una linea comune per presentare all’ABI le più ferme rimostranze contro una situazione che li ha colti del tutto di sorpresa. Le filiali delle banche di tutto il gruppo, infatti, sono state letteralmente assalite da gente furibonda che reclamava, a buon diritto, almeno una spiegazione. «Questa azienda finanzia l’espansione agendo, da un lato, sulle spese imposte alla clientela e, dall’altro, spingendo i dipendenti a vendere i prodotti», dice Elena Aiazzi coordinatrice Fisac Cgil di gruppo. «Per questo

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ENZA COLPO FERIRE, MENTRE I SUOI VERTICI COMBATTONO L’EPOCALE BATTAGLIA

Alla fine dello scorso anno con una manovra sui conti correnti il gruppo ha fatto pagare ai clienti decine di milioni di euro. | 30 | valori |

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noi continuiamo a chiedere soprattutto trasparenza nei confronti dei clienti quando ci troviamo di fronte a manovre come questa che, magari, sono state gestite a norma di legge ma certo non nel rispetto della trasparenza», conclude la Aiazzi. «Per il bene dell’operatività il dipendente deve sapere almeno a cosa corrispondono in effetti le spese imputate per poter rispondere alle richieste dei clienti», aggiunge Corrado Giani, membro del coordinamento di gruppo di Bpl della Fiba Cisl. «Appena prima del rinnovo del contratto, nel giugno scorso, precisa Giani, è stato sottoscritto un “Protocollo sullo sviluppo sostenibile e compatibile del sistema bancario” con l’ABI, che pur non contenendo precise direttive per gli istituti all’articolo 11 prevede esplicitamente che “al personale impegnato nella rete in attività di vendita devono essere fornite informazioni e regole chiare ed esaurienti sui comportamenti da seguire nella relazione con la clientela. La gestione di questa manovra per i dipendenti è stata dirompente, sottolinea Giani, anche se l’azienda si rifiuta di ammetterlo». D’altra parte difficoltà sindacali con Bpl «esistevano già, sia nel senso che le rappresentanze dei lavoratori sono assolutamente contrarie ai sistemi di valutazione interni dei dipendenti adottati dalla banca sia, più in generale, a causa delle difficoltà ripetute nel far rispettare al gruppo gli accordi già raggiunti». Anche l’Adusbef, l’Associazione per la difesa degli utenti dei servizi bancari, è subito partita alla carica affermando che «in alcuni casi, di fronte alle proteste, le agenzie promettono di restituire i disinvolti addebiti, apparentemente effettuati per fare cassa, senza che vi sia la certezza del ristorno, né la parità di condizione tra tutti i correntisti». L’associazione ha presentato una serie di esposti alle Procure della Repubblica per accertare «se il comportamento del gruppo bancario Popolare di Lodi, nell’addebitare somme consistenti alla massa dei correntisti apparentemente non giustificate da servizi offerti, non possa configurare illeciti penalmente rilevanti che si chiede di individuare e perseguire anche con il sequestro immediato dei software che hanno generato l’invio degli estratti conto». Sono stati anche invitati i singoli correntisti ad agire personalmente denunciando la banca anche se l’iniziativa di Bpl è formalmente ineccepibile visto che l’istituto, come prevede il Testo Unico Bancario, ha informato delle "variazioni sfavorevoli generalizzate" i propri clienti pubblicando le novità sulla Gazzetta Ufficiale. «Ad oltre quattro mesi dall’avvio della manovra», conclude Giani, «nulla si è mosso: i dipendenti del gruppo non hanno avuto istruzioni su come gestire le prote-

ste per le nuove spese che, naturalmente, non sono state eliminate». In questo momento, d’altra parte, l’amministratore delegato di Bpl ha altro da fare che badare alle lagnanze dei correntisti, preziosa fonte di lucrose entrate, occupato come è a gestire l’acquisizione di AntonVeneta dopo una sfibrante battaglia con Abn Amro. È pur vero che Fiorani, anche in questa occasione, ha sempre potuto contare sull’appoggio del Governatore della Banca d’Italia, che ha colto l’occasione per ergersi a difesa della nazionalità della finanza peninsulare raccogliendo intorno a se i suoi più fidi alleati di sempre. Primo tra tutti Fiorani appunto, che, si dice, avrebbe scavalcato Cesare Geronzi nel cuore di Fazio. D’altra parte Gianpiero Fiorani si è guadagnato sul campo la stima di Fazio.

L’incredibile ascesa di Fiorani Il giovane banchiere di Lodi infatti è riuscito a portare sulla ribalta nazionale la più antica banca popolare italiana (1864) grazie ad una frenetica campagna acquisti. Dal 1997, anno in cui viene nominato condirettore generale per poi assumere, due anni più tardi, l’incarico di amministratore delegato, Fiorani si muove, dapprima, risanando gli sportelli acquistati in Sicilia, inglobando Banca Rasini (da sempre punto di riferimento per la famiglia Berlusconi anche perché il padre dell’attuale presidente del Consiglio fu a lungo direttore generale dell'istituto) e Banca Mercantile (gruppo Fondiaria). Nel 1999 cattura l’Iccri, l’Istituto centrale delle casse di risparmio, seguito da Efibanca e, nel 2000, dalla la Popolare di Crema, dalle Casse di risparmio di Livorno, Lucca e Pisa, dalla cassa di Imola e da quella di Pescare, dalla Popolare del Trentino, da quella di Mantova e dalla Popolare di Bronte fino ad arrivare al Banco di Chiavari e alla Popolare di Cremona. Per permettere lo sviluppo di una politica così aggressiva gli aumenti di capitale, dopo la quotazione in Borsa, sono stati massicci e in cinque anni la Lodi è passata da 300 sportelli a poco meno di mille, raccogliendo attivi per 42 miliardi di euro mentre gli indici di redditività restano non proprio esaltanti. Il Wall Street Journal afferma che i costi pesano il 51% sui ricavi, mentre la redditività del capitale è del 6,1% contro una media delle banche italiane dell'8%. Inoltre qualche piccolo inciampo Fiorani lo ha incontrato anche dal punto di vista giudiziario, a partire dalla denuncia relativa all’Opa sulla Popolare di Crema da parte di tale Giovanni Cerea che ha citato in giudizio la Lodi, sostenendo di essere il regista occulto del rastrellamento dei titoli Crema e che per la sua attività ha reclamato un com-

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penso di 74 miliardi di lire da Bpl quale destinataria finale dell'operazione. La disputa si è trascinata a lungo e ha visto il coinvolgimento, tra l’altro, anche di Banca d’Italia e Consob, accusate di mancata vigilanza. Da quella vicenda però Fiorani è uscito brillantemente, con l’archiviazione in sede penale e la vittoria in sede civile. È ancora in corso invece il procedimento che lo vede imputato, come presidente di Efibanca, per il crack della Hdc del mago dei sondaggi, il berlusconiano Luigi Crespi. Anche l’acquisizione delle casse toscane è costata a Fiorani una causa intentata dal costruttore di lussuosi motoscafi, Fulvio Codecasa, vinta in primo grado mentre l’appello è ancora in corso a Milano. Per non citare le piccole grane derivate anche a Fiorani, come a molti altri in Italia, dai casi Cirio e Parmalat…. La sua brillante carriera, che certo non è stata sfavorita dall’amicizia con Fazio, è inoltre cementata dalla grande alleanza con la finanza vaticana tanto che Bpl ha stipulato un accordo con la Santa Sede per promuovere le iniziative culturali delle parrocchie. E intanto si trascurano (o si spremono…) i correntisti. «Il Governatore, piuttosto che continuare il suo iperattivismo contro le Opa di ABN Amro e BBVA, potrebbe indirizzare i suoi sforzi per mandare ispezioni in quelle banche che violano la legge, applicando raffiche di aumenti ingiustificati ed illeciti a danno di milioni di correntisti, vietati perfino dal Testo Unico Bancario», ha affermato a questo proposito Elio Lannutti, presidente di Adusbef che attacca duramente «un governatore che non arbitra ma gioca» e che «oltre a perdere residua credibilità, diventa zimbello d’Europa». Oltre agli uomini di sempre, per questa partita, si sono create nuove alleanze in movimento intorno alle decisioni di Fazio, a partire da quella che ha visto schierarsi a fianco del governatore, contro la calata dei barbari, la Lega Nord, con il ministro per le Riforme Istituzionali Roberto Calderoli che, proprio a Lodi, ha dichiarato che «appare paradossale che i risparmi della nostra gente, destinati a finanziare attraverso la rete di banche locali le nostre attività artigianali, commerciali, agricole e della media e piccola industria prendano altre strade per sostenere grandi gruppi, quelli che ci fanno concorrenza e la finanza internazionale». Tutto ciò dopo che la Lega ha

passato mesi organizzando manifestazioni contro Bankitalia per non aver vigilato efficacemente sui casi Parmalat, Cirio e, prima, su quello dei bond argentini. In questo momento però il movimento di Bossi non può che essere grato a Fazio per il salvataggio da parte della Popolare Lodi, di Credieuronord. Sarà una coincidenza, infatti, ma nel giro di un mesetto dalle feroci prese di posizione dei leghisti contro l’incarico a vita del governatore della Banca d’Italia siamo passati alle dichiarazioni di Maroni: «Anche se non abbiamo mai avuto una particolare simpatia per Via Nazionale, riteniamo che la difesa del Governatore sia la miglior garanzia per uno stop agli stranieri». D’altra parte è stata proprio la Popolare di Lodi a salvare il denaro e il decoro dei leghisti quando, dopo un’ispezione di Bankitalia nel maggio 2003 emerse lo stato di dissesto di Credieuronord. L’ispezione si era conclusa con «l' irrogazione di sanzioni amministrative e pecuniarie in relazione alle gravi infrazioni» a carico degli amministratori della banca, tra cui i sottosegretari Stefano Stefani e Maurizio Balocchi. La Banca Popolare CredieuroNord, fortemente voluta da Bossi nel 2000 per “portare avanti gli ideali della Lega: la difesa del risparmio delle famiglie e della piccola e media impresa” parte nel 2001 con 2600 soci e 19 miliardi di capitale. Dopo solo un paio d’anni versa già in una situazione è disastrosa: il bilancio 2003 si chiude con 8 milioni di perdite e 12 di sofferenze su 47 di impieghi. La relazione dell’Ufficio Italiano Cambi parla a proposito della gestione leghista di un «sostanziale quadro di inaffidabilità aziendale, nel quale si miscelano l’impreparazione degli addetti con l’assenza di controlli interni», e dove «si ha la sensazione che il vertice della banca abbia avuto, sin dal sorgere delle relazioni con il gruppo Borra, una ben maggiore consapevolezza delle reali finalità degli esponenti del gruppo e ne abbia accompagnato e favorito l’azione». Oltre all’accusa di malagestione entra così in campo anche quella, avanzata dalla procura di Milano, di riciclaggio. La relazione dell’Uic afferma che attività di riciclaggio sarebbe stata svolta dalla banca a favore di due imprenditori di area leghista, i fratelli Angelino e Caterino Borra, titolari dell’emittente Radio Milano International, accusati di essersi impadroniti di decine di milioni rubati a procedure fallimentari dalla commercialista milanese Carmen Gocini, compagna di Angelino Borra. Per far sparire le tracce del denaro, vennero utilizzati proprio i conti correnti dei Borra presso la Credieuronord. Un minimo di riconoscenza è veramente doveroso a questo punto visto che su tutto ciò è arrivato provvidenzialmente Fiorani, il delfino di Fazio, a rilevare le macerie, debiti compresi, per 2,8 milioni di euro.

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Corrado Giani - nullla si è mosso: avuto istruzioni su come gestire le proteste dei clienti |

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Più insicuri e indifesi: negli Usa la nuova legge firmata Big Corporations

L’era della privatizzazione del rischio: anche se sei senza soldi devi pagare i tuoi debiti, sancisce la nuova normativa. Non importa se sei malato, senza lavoro o anziano. Le grandi società che emettono carte di credito devono fare più profitti. stretti a usare la bancarotta come ultima ratio contro i creditori. ve: «Pensate che sia un bel servizio abbagliare dei diciottenni Da qualche settimana, comunque, la vita degli indebitati d’Americon la promessa di crediti illimitati?» Tara lascia un messaggio ca si è fatta più difficile. Il 20 aprile scorso George Bush ha firmato la su www.consumeraffairs.com. Racnuova legge sulla bancarotta individuale. Sinora, in caso di insosteniconta la sua esperienza di diciottenbile situazione debitoria, ci si poteva rivolgere a un giudice, dichiarare di Roberto Festa ne abbagliata dalle promesse di una bancarotta e chiedere l’estinzione del debito. In cambio, i creditori ricarta di credito MBNA. «Mi proponevano una linea di credito di 5000 cevevano una quota forfettaria. Le nuove regole rendono quasi imdollari. Che dovevo fare? Che fa uno studente che per due mesi ha possibile il ricorso alla bancarotta. Nel caso il debitore guadagni più del mangiato soltanto noodles? Ovviamente accetta». Tara ha accettato, reddito medio nel suo Stato, e sia in grado di risarcire almeno 6 mila dollari in cinque anni, dovrà preparare col ora è una tra i tanti americani costretti a IL RUOLO DELLE SPESE MEDICHE creditore un piano dettagliato per l’estindichiarare bancarotta. NELLE BANCAROTTE FAMILIARI zione del debito. La legge è passata a granIl blog di www.consumeraffairs.com PERCENTUALE PERCENTUALE PERCENTUALE de maggioranza: 74 a 25 al Senato, 302 è zeppo di messaggi di questo tipo. Più DI DEBITORI DI DEBITORI DI DEBITORI CHE NON CITANO CHE CITANO CHE CITANO contro 126 alla Camera. «Siamo un paese o meno tutte le società che emettono LE CURE MEDICHE LE CURE MEDICHE LE CURE MEDICHE COME CAUSA COME COME CAUSA compassionevole, ma non siamo fessi», carte di credito - Visa, American ExPRINCIPALE CONCAUSA PRINCIPALE dichiara il repubblicano dello Utah Orrin press, MBNA, Citicard, Discovered, DEBITORE G. Hatch, da otto anni fautore della riforNextCard – sono rappresentate nel rosaO UN FAMILIARE 32,0 32,6 34,5 ma, «c’è qualcosa di intrinsecamente dirio di accuse lanciate da migliaia di ameSENZA ASSICURAZIONE sonesto nel negare il dovuto ai creditori». ricani che si sentono frustrati nella loro Per la democratica di San Francisco Nancy voglia o bisogno di liquidità. Le storie DEBITORE O FAMILIARE Pelosi i lavoratori americani diventeranno spesso si assomigliano. Il malcapitato CON 37,7 38,4 27,1 PROBLEMI invece “moderni schiavi” delle varie VISA, trova la casella della posta intasata dalle DI COPERTURA American Express, MBNA. Che infatti offerte delle più disparate carte di crediesultano. Negli ultimi trent’anni si è allargato il debito, ma anche le dito. La loro pubblicità invade giornali e riviste, martella all’entrata chiarazioni di bancarotta: erano 200 mila nel 1978, sono diventate 1,6 dei centri commerciali, attira con la sirena di crediti illimitati e basmilioni nel 2004. Le società prevedono nuovi, cospicui ricavi, e intansi interessi. Il risultato premia l’industria del credito, che ha totato giocano a chi pensa all’interesse generale. Rendendo più facile il relizzato 30 miliardi di profitti nell’ultimo anno, e punisce i titolari cupero crediti, spiegano, diminuirà anche il costo dei servizi. delle carte, travolti da debiti che non riescono più a controllare, coFonte: analisi da dati del Consumer Bankruptcy Project

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L MESSAGGIO ARRIVA DA BETHESDA, MARYLAND. Lei si firma Tara, e scri-

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PRIVATIZZARE LA PREVIDENZA: L’OBIETTIVO DI BUSH LA CONSIDERA LA “PUNTA DI DIAMANTE” del secondo mandato, il lascito più prezioso della sua politica. George Bush vuole passare alla storia come il presidente della riforma del sistema previdenziale. Tra marzo ed aprile Bush ha battuto gli Stati Uniti a un ritmo forsennato - 60 eventi in 60 giorni - cercando di convincere gli americani della bontà della sua riforma. «Il sistema andrà in bancarotta nel 2041», annuncia il presidente. Bisogna cambiare, è il messaggio, seguendo quel principio “più privato, meno Stato” sbandierato in campagna elettorale e che vuole dare ai singoli maggiore responsabilità nelle scelte mediche e pensionistiche. La riforma proposta da Bush punta soprattutto sullo sviluppo di conti di investimento personali, alimentati dalla riduzione dei prelievi previdenziali. I lavoratori sarebbero autorizzati a dirottare in media un sesto delle loro tasse in conti individuali. Le pensioni del futuro non crescerebbero più in linea con l’aumento medio delle retribuzioni, e col tempo la previdenza pubblica rappresenterebbe una fetta sempre più piccola per il lavoratore che si avvia al pensionamento: dall’attuale 42% al 20% del 2075. La riforma incontra però l’opposizione dei democratici, che parlano di “privatizzazione” del sistema pensionistico. Anche i repubblicani si dimostrano piuttosto tiepidi. Forse perché il 55% degli americani non sembra gradire la proposta, che sta danneggiando la popolarità del presidente. Nel mese di maggio, il tasso di gradimento di Bush era soltanto del 45%. Forse per superare l’opposizione dei democratici e la scarsa convinzione dei repubblicani, George Bush ha introdotto nelle ultime settimane alcune novità nella sua proposta di riforma delle pensioni. La novità più rilevante si chiama indicizzazione progressiva, ed è stata pensata da Robert Pozen, dirigente di una società d’investimenti del Massachussetts. L’indicizzazione progressiva, nelle intenzioni, dovrebbe colpire le fasce di lavoratori più ricchi, rafforzando la posizione dei pensionati più deboli. Con il sistema attuale, per calcolare i benefici, la Social Security Administration utilizza una media sulla base dei salari percepiti dal lavoratore negli ultimi anni. La cifra viene quindi corretta al rialzo sulla base degli aumenti di stipendio percepiti nei mesi che precedono la pensione. Con l’indicizzazione progressiva, questo sistema resterebbe in vigore per i redditi inferiori a 20 mila dollari. Per quei lavoratori che invece percepiscono il massimo soggetto ai contributi previdenziali, cioè 90 mila dollari, i benefici verranno stabiliti sulla base della crescita dell’inflazione durante il periodo di lavoro. Poiché i prezzi tendono a crescere più lentamente rispetto ai salari, i benefici pensionistici di questi lavoratori saranno notevolmente ridotti. Entro il 2075, si parla di una riduzione del 49% delle loro pensioni. Per chi guadagna tra 20 e 90 mila dollari, i benefici saranno calcolati combinando crescita dell’inflazione e rialzi salariali. All’indicizzazione progressiva hanno però subito detto no sia i democratici che i repubblicani, preoccupati per le conseguenze che la riforma potrebbe avere sulla classe media, ago della bilancia in ogni consultazione elettorale.

«Viviamo nell’età della privatizzazione del rischio», ha scritto Jacob Hacker, politologo a Yale. La frase appare perfetta per una legge che erode la protezione pubblica nei confronti delle disgrazie individuali. Gli sponsor della riforma insistono sul maggior “senso di responsabilità” che il consumatore americano dovrà esibire. Ma le ricerche mostrano che non sono le tavole di gioco a Las Vegas o l’acquisto di beni di lusso a provocare la rovina economica. Il 40% degli americani dichiara bancarotta per spese mediche che non può sostenere. Il 50% ha perso il posto di lavoro, il 40% ha subito una morte in famiglia o ha divorziato. Un terzo di chi dichiara bancarotta non può più pagare luce, gas, telefono; il 21% non ha i soldi per mangiare. La bancarotta è il segnale «di una sempre maggiore insicurezza economica», ha scritto sul New York Times Paul Krugman. È la scomparsa di migliaia di posti di lavoro, unita ai sempre maggiori costi di sanità e istruzione, a spingere al collasso economico. La nuova legge «non farà che peggiorare la situazione, si trasformerà in un incubo per i più poveri tra i poveri e per i più deboli tra i deboli», ha detto Ted Kennedy nell’aula del Senato. Curiosamente, ma non troppo, a sostenere la riforma si è ritrovata molta di quella destra cristiana e radicale che Bush ha lanciato nella rivangelizzazione della società americana. Il relatore della legge al Senato è stato Chuck Grassley, buon cristiano dell’Iowa, instancabile nel citare la Bibbia ogni volta che le parole gay o aborto vengono pronunciate. Eppure, questa volta, Grassley si è dimostrato molto meno rispettoso della legge sacra, che impone la remissione dei debiti dopo sette anni. La norma gli è stata ricordata in una lettera da un gruppo di avvocati cristiani. Grassley ha risposto dicendosi addolorato, e impugnando, probabilmente per la prima volta nella sua vita politica, l’arma del relativismo culturale: «Non posso imporre la Bibbia – ha spiegato agli avvocati cristiani – a una popolazione che ha orientamenti religiosi molto diversi». Tra i critici della riforma si è fatta strada in queste settimane un’idea. E cioè che, un po’ come avvenuto per la progettata riforma della previdenza, si sia voluto creare un caso, una “crisi” che in realtà non esiste. L’American Bankruptcy Institute, un gruppo indipendente, ha calcolato che meno del 3% di chi dichiara bancarotta ha in realtà i mezzi economici per risarcire i debiti. La percentuale di abuso è quindi bassissima. In più, le compagnie che emettono le carte, come qualsiasi istituto di credito, dispongono di tutte le necessarie garanzie. Sono per esempio diversi i tassi d’interesse che le società impongono a ciascun debitore. «Alcuni pagano il 9% sulle loro carte di credito – spiega Corinne Cooper, professore di legge in Arizona -, altri il 29%». I tassi più alti hanno quindi il fine di coprire le perdite create da eventuali insolvenze. «Le società, anno dopo anno, incassano il premio legato al loro rischio di credito – ricorda ancora Corinne Cooper - Poi, quando il rischio prende effettivamente corpo, le società si rivolgono al governo federale perché costringa il debitore a pagare. Sarebbe un po’ come se le società d’assicurazione incassassero il premio annuale sulle polizze vita, e poi reclamassero una legge che proibisca la morte». La crisi simulata nei confronti della bancarotta individuale non pare poi così terribile quando si passa a una diversa scala di reddito. Non cambiano per esempio le norme che regolano la bancarotta delle corporation. I titolari di grandi fortune potranno continuare a dichiarare bancarotta e mantenere illimitate quantità di denaro in fondi fiduciari, gli “asset protection trusts”. «Del resto, questa è una legge voluta e scritta dagli istituti di cre|

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| finanzaetica | (più della metà della cifra è andata a politici repubblicani). Ovviamente la cifra non comprende i milioni di dollari sborsati a titolo individuale da ciascun componente della coalizione. MBNA, società leader tra le carte di credito negli Stati Uniti, è stata anche tra le maggiori contributrici della campagna presidenziale di George Bush nel 2000. E la cifra non comprende nemmeno i milioni di dollari spesi dalla Coalition in pubblicità e spot televisivi trasmessi sulle maggiori reti americane, e tutti con un unico messaggio: quanto è giusta e opportuna una riforma che renda più difficile per il consumatore fare bancarotta. «302 deputati e 74 senatori non possono sbagliare», recitava uno di questi messaggi pubblicitari, alludendo alla stragrande maggioranza in Congresso a favore della nuova legge sulla bancarotta. Tutti i vari segmenti del mondo finanziario americano – banche, istituti di credito, società di recupero crediti - hanno fatto affluire abbondante soft money nelle campagne dei politici americani: più di 15 milioni di dollari alle elezioni 2004. Complessivamente, dal 1989, 40

milioni di dollari sono finiti direttamente nelle casse dei politici. A questo punto, con la nuova legge, «peggiorerà la vita delle famiglie della classe media, delle donne e degli anziani», hanno scritto cento professori americani di diritto fallimentare. Tutti gli emendamenti miranti ad attenuarne gli effetti sono stati respinti. Ted Kennedy voleva proteggere le bancarotte per ragioni di salute, Russ Feingold dichiarare inalienabili le case degli anziani, Dick Durbin tutelare i beni di veterani e membri dell’esercito. Eccezioni finite nel nulla, travolte dalla legge di profitti sempre più alti e vite sempre meno garantite. La riforma lega gli americani ai loro debiti con un doppio giro di corda, e al tempo stesso li rende più insicuri, esposti alle fortune alterne della vita. È la “schiavitù” di cui parla Nancy Pelosi, la “privatizzazione del rischio” di Jacob Hacker, il ritiro progressivo del pubblico dalla sfera delle esistenze individuali, che si accompagna alla maggiore mobilità salariale, alla flessibilità, a periodi sempre più lunghi di inattività, alla progressiva messa in crisi del diritto alla salute, alla privatizzazione delle pensioni.

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«S di R.F.

ONO LE SPESE MEDICHE, non i vestiti costosi, a costringere gli americani alla bancarotta». Lo sostiene Steffie Woolhandler, professoressa di medicina a Harvard, primario di medicina interna al Cambridge Hospital. La Woolhandler, insieme ad alcuni colleghi delle facoltà di legge e medicina di Harvard, ha pubblicato lo scorso febbraio su Health Affairs uno studio che lega bancarotta individuale e malattia. Dopo aver esaminato i casi di 1771 americani dichiaratisi in bancarotta, questo gruppo di medici ed avvocati ha concluso che malattie e spese mediche sono tra le cause principali della rovina economica di molti americani.

Dottoressa Woolhandler, quanti dichiarano bancarotta negli Stati Uniti per problemi di salute? «Poco meno di due milioni ogni anno. La gran parte di questi vivono in nuclei familiari di circa 3 persone. È infatti più facile dichiarare bancarotta per ragioni di salute quando fai parte di una famiglia piuttosto numerosa. Si ammala un componente della famiglia, e trascina nella rovina tutti gli altri». La salute è la causa più frequente che porta alla bancarotta? «No, la causa più frequente è la perdita del posto di lavoro. Ma subito dopo vengono i problemi di salute. Molti tra quelli che dichiarano bancarotta hanno comunque entrambi i problemi. Cioè si ammalano, non sono più in grado di lavorare, perdono il posto di lavoro, sono costretti a indebitarsi. Per esempio: negli Stati Uniti i debiti che i malati di cancro devono contrarre per pagarsi le medicine am| 36 | valori |

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montano a una media di 35 mila dollari. È il primo passo verso la bancarotta». I minori sono coinvolti nel fenomeno? «Sì, in due modi. Anzitutto possono trovarsi a vivere in una famiglia travolta dalla bancarotta. Il padre o la madre si ammalano, perdono il lavoro, il bilancio familiare entra in crisi. I genitori non hanno più i soldi per pagare le bollette, ma spesso anche per nutrire i figli. Di qui un rapido peggioramento nelle condizioni di salute del minore. C’è però anche un’altra possibilità, piuttosto diffusa, che riguarda il 13% dei casi di bancarotta. E cioè: una donna prende le normali sei settimane di maternità, ma il bambino nasce con una grave malattia o malformazione. A questo punto è costretta a lasciare il lavoro, il reddito familiare cala e tutta la famiglia si indebita e dichiara bancarotta».

PRIVAZIONI DOVUTE AI PROBLEMI FINANZIARI NEI 24 MESI PRECEDENTI LA DICHIARAZIONE DI BANCAROTTA

Mancanza di cibo Taglio forniture acqua e luce Sospenzione linee telefoniche Trasloco a causa di difficoltà finanziarie Perdita dell’assicurazione Incapacità di ottenere una visita medica\dentistica Impossibilità di seguire prescrizione Cambiamento for an elderly relative

CAUSE MEDICHE GENERICHE

PROBLEMI SANITARI CAUSA PRINCIPALE

BANCAROTTA NON DIPENDENTE DA CAUSE MEDICHE

21,1 30,2 43,4

21,8 29,8 43,6

17,0 26,4 35,6

17,0 47,4

17,8 46,7

14,3 34,6

59,5 46,7

60,7 49,6

45,0 37,6

6,7

6,7

2,7

32,7 13,8 15,7

31,1 12,9 14,9

27,5 9,1 9,6

PRIVAZIONI E PROBLEMI REGISTRATI NEI 3-12 MESI SUCCESSIVI ALLA DICHIARAZIONI DI BANCAROTTA

«Non sono i vestiti a causare le difficoltà. Le prime vittime sono i malati» Parla Steffie Woolhandler, uno dei dottori della Harward University che ha realizzato un’analisi sulle cause del fallimento

UN DISASTRO ANNUNCIATO

Fonte: analisi da dati del Consumer Bankruptcy Project

dito», ha spiegato ancora Paul Krugman. Il grande capitalismo finanziario americano la chiedeva da tempo, l’amministrazione più vicina agli interessi delle big corporations gliel’ha data. Una riforma simile era quasi passata nel 2000, ma l’allora presidente Bill Clinton, giunto al termine del suo mandato, aveva negato la firma. Ora, con il Congresso saldamente nelle mani dei repubblicani, non c’è stato problema. La legge arriva anche come risarcimento dopo un’intensa stagione di lobbying. Da anni banche, società che emettono carte di credito, ma anche concessionari di automobili e proprietari di casino chiedevano la riforma e in cambio facevano affluire dollari nelle casse della politica. Nel 2000 nasce la Coalition for Responsible Bankruptcy Laws, un gruppo che include Visa, Mastercard, MBNA, l’American Bankers Association e l’American Financial Services Association, oltre alle tre maggiori case produttrici di automobili: Ford, General Motors e DaimlerChrysler. CRBL ha per esempio distribuito 3,7 milioni di dollari ai membri del Congresso per le elezioni di midterm del 2002

Incapacità a pagare conti Difficoltà nel pagare mutuo\affitto Difficoltà nel pagare i servizi locali

dichiarato da migliaia di famiglie della classe media statunitense. 56% possiede un’abitazione da almeno cinque anni. L’80% ha un’occupazione di prestigio, nel senso di un lavoro che – pur non pagato benissimo – dà comunque prestigio sociale: per esempio, l’insegnante. È in generale gente di classe sociale media o medio-bassa, che vive dal proprio lavoro, e che quando lo perde non riesce più a sopravvivere».

Gli americani che dichiarano bancarotta per ragioni mediche non dispongono di una qualsiasi forma di assistenza o assicurazione medica? «Sì, circa il 75% di quelli che dichiarano bancarotta per malattia hanno l’assistenza medica quando si ammalano. Ma il 38% l’ha già persa quando dichiara fallimento. È ovvio, la gente si ammala, deve lasciare il lavoro. E senza lavoro, niente assistenza sanitaria».

Torniamo alla questione dell’assistenza sanitaria. Che tipo di protezione offrono le politiche sanitarie pubbliche per chi ha una malattia seria? «La protezione è minima. Anzitutto, molti americani finiscono per perdere l’assistenza sanitaria proprio nel momento del bisogno. Si ammalano, non possono più lavorare, perdono la possibilità di pagarsi l’assistenza sanitaria. Non riconoscendo, infatti, l’assistenza sanitaria come diritto universale, la si continua a legare al lavoro. Se perdi il lavoro, perdi l’assistenza. In secondo luogo, esiste sì una legge federale che permette di acquistare una polizza sanitaria, tramite il tuo precedente datore di lavoro, fino a 18 mesi dopo l’abbandono dell’impiego stesso. Ma è una presa in giro crudele. Perché la polizza costa fino a 10 mila dollari, e un disoccupato non può pagare tanto. Le polizze, poi, non coprono molte spese. Abbiamo calcolato che ci sono in media 14 mila dollari di spese mediche non coperte per ogni americano con una polizza sanitaria privata».

A quale classe sociale appartiene di solito l’americano che dichiara fallimento? «L’americano che dichiara bancarotta non ha una laurea ma ha frequentato comunque qualche anno di college. Il

Gli Stati Uniti hanno una nuova legge sulla bancarotta individuale? Cosa ne pensa? «È una legge orribile, scritta dalle società che emettono carte di credito: Visa, Master Card, American Express. Sono

corporations che fatturano già qualcosa come 30 miliardi di dollari all’anno, ma puntano ad allargare ulteriormenete i profitti. La legge è estremamente punitiva perché non distingue tra le cause che conducono alla bancarotta. È vero, puoi dichiararla se compri vestiti troppo costosi, ma anche e soprattutto se hai il cancro, o se sei riservista e ti spediscono in Iraq. La nuova legge non distingue tra le cause e punisce tutti, indistintamente. Ci sono stati, al Congresso, tentativi di parte democratica per emendare la legge. Ma i repubblicani e le società che emettono le carte di credito hanno vinto. Le condizioni di vita di milioni di americani sono destinate a peggiorare. La situazione è così tragica che 1700 dottori americani hanno scritto una lettera di protesta. Ma c’è ormai poco da fare».

nuova normativa “La non distingue tra le cause e punisce tutti, in modo indistinto

Quale potrebbe essere l’alternativa? Un sistema sanitario nazionale? «Negli Stati Uniti 45 milioni di persone non godono di alcuna assistenza sanitaria. Le spese mediche opprimono sempre di più i bilanci individuali. In tutti quei paesi in cui invece esiste un sistema sanitario nazionale – per esempio il Canada o i paesi europei - la bancarotta per ragioni di salute è quasi inesistente. Un sistema sanitario nazionale aiuta anche a ridurre le spese sanitarie, perché è più capace di offrire quella prevenzione che è fondamentale per abbassare i costi. Soprattutto, è un sistema più giusto. In quale altro paese un cittadino viene punito se si ammala?»

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Case farmaceutiche

Miliardi di rimborsi per i prezzi truccati di Andrea Di Stefano

ON SOLO RICERCHE NASCOSTE, RISULTATI TRUCCATI, FRODE CONTINUE SUI PREZZI. Le grandi case farmaceutiche hanno anche condizionato il comitato consultivo della FDA (Food and Drug Administration). Due dei grandi colossi che vantano una presenza nel Dow Jones Sustainability Index, Pfizer e Novartis, hanno intrattenuto rapporti di consulenza con membri del comitato esecutivo. Il Center for Science in the Public Interest ha scoperto rilevanti legami con le industrie produttrici di 10 dei 32 membri del comitato consultivo della FDA statunitense, che si è pronunciato a favore del mantenimento sul mercato di Celebrex e Bextra, e, a sorpresa, del ritorno in commercio del Vioxx, ritirato dalla casa produttrice il 30 settembre scorso. I 10 esperti hanno avuto rapporti di consulenza, negli ultimi anni, con Merck, produttrice del Vioxx, Pfizer, produttrice di Celebrex e Bextra, e con Novartis, produttrice del Prexige, autorizzato in Inghilterra ma non ancora in Usa ed Europa. Si tratta di antinfiammatori della classe anti-COX-2, di cui sono stati evidenziati gli alti rischi cardiovascolari. Il comitato consultivo della FDA si è pronunciato a favore del ritorno in commercio del Vioxx con 17 voti a favore e 15 contro. I 10 membri legati alle case farmaceutiche hanno votato a favore in nove e solo uno contro. Senza i loro voti, il risultato sarebbe stato contrario al ritorno in commercio di questo antinfiammatorio per 14 a 8. I dieci membri del comitato legati alle case farmaceutiche hanno Controllori stipendiati votato sempre in nove a favore del mantenimento in commercio dai controllati. del Bextra e uno solo contro. Poiché il comitato si era Multe. Rapporti e analisi nascosti ai ricercatori pronunciato con 17 sì, 13 no e due astenuti, senza il voto e al pubblico. I big dei dieci membri-consulenti il verdetto sarebbe stato contrario del pharma sotto accusa al proseguimento della commercializzazione del Bextra per 12 a 8, con due astenuti. Il voto dei dieci membri-consulenti, tutti favorevoli, non sono stati decisivi per il proseguimento della commercializzazione del Celebrex, dato che il comitato si è espresso con 31 voti a favore e uno solo contrario. Ma questo è solo l’ultimo episodio di uno scandalo di dimensioni sempre più rilevante che sta colpendo tutta l’industria del pharma. Il grande pubblico, soprattutto in Europa, ha ricevuto informazioni sui casi più clamorosi, come gli antidolorifici che provocano la morte dei pazienti. Ma da almeno un paio di anni le grandi case farmaceutiche stanno facendo i conti con le inchieste dei singoli stati e la FDA: sono cinquecento i farmaci oggetto delle indagini condotte dal Dipartimento di giustizia e sinora i settlement, cioè gli accordi extragiudiziali per evitare le condanne nelle aule di tribunale, sono stati pari a 2,4 miliardi di dollari secondo l’analisi effettuata dalla Taxpayers Against Fraud Education Fund. Si tratta nella maggior parte dei casi dei risultati delle indagini condotte sul prezzo dei farmaci rimborsate da Medicaid e Medicare: di fronte all’evidenza di manipolazioni vistose le case farmaceutiche hanno accolto di rimborsare parte degli indebiti guadagni. Episodi allarmanti secondo il Congresso degli Stati Uniti che da anni è alle prese con bilanci sempre più difficili e deficitari, anche per l’incredibile corsa all’incremento delle spese militari, ed è stato chiamato più volte a intervenire per contenere la spesa per i farmaci.

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A Calcutta, il riposo nelle ore diurne. L’economia indiana è considerata tra le più forti nel mondo in rapporto al Pil, all’11° posto dopo Spagna e Messico.

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Millennium Goals, pochi anni e ancora molta strada >42 Eveline Herfkens: «troppe promesse dimenticate» >44 Transparency, il peso della corruzione >46

internazionale IN SOMALIA DECIDONO I SIGNORI DELLA GUERRA

PROSEGUONO LE SPARIZIONI E LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI IN CECENIA NEL SILENZIO DEI GRANDI MEDIA

AUMENTANO CORRUZIONE E SEQUESTRI IN IRAQ

PER LA GUERRA IN IRAQ MILIARDI DI DOLLARI DAGLI USA

ABUSI SU DONNE ROM IN ITALIA DENUNCIATI A PADOVA DALLE ASSOCIAZIONI ANTIRAZZISTE

OMS SOTTO ACCUSA PER LE MORTI DA MALARIA

Un accordo per il controllo delle vie di accesso e di circolazione nella capitale somala di Mogadiscio è stato raggiunto dai “signori della guerra” che partecipano al neonato governo somalo. Dopo la rissa e i conseguenti arresti nel corso dell’ultima riunione per la formazione del governo a Nairobi, dove il parlamento somalo in esilio ha deciso il rientro nel Paese, e l’esplosione di una bomba allo stadio di Mogadiscio durante un meeting di presentazione del premier somalo Ali Mohammed Gedi, il potere dei “war lords” è stato ribadito dall’accordo stretto fra i potenti signori della guerra per togliere i check point sulle strade e rafforzare il quasi inesistente potere della polizia somala. L’accordo avrebbe lo scopo di preservare la capitale dagli scontri delle ultime settimane per presentarla come una zona pacificata. Il presidente e il primo ministro somalo starebbero trattandola scelta di una capitale temporanea prima del ritorno delle istituzioni a Mogadiscio, ritenuta ancora troppo insicura, come avrebbe dimostrato l’attentato allo stadio costato quindici morti. L’esecutivo avrebbe individuato in Baidoa o Jowhar la sede provvisoria del governo, un progetto avversato dai signori della guerra che si sono contesi per anni il controllo di porzioni della capitale e dei suoi commerci, dal controllo del porto al traffico dello stupefacente Khat.

Le violazioni dei diritti umani in Cecenia non accennano a diminuire. Human Rights Watch, che ha denunciato come tra le tremila e le cinquemila persone siano scomparse dal 1999 ad oggi, chiede un’indagine a carico delle truppe di occupazione per “crimini contro l’umanità”. Tuttavia, secondo il delegato per i rapporti con l’Unione Europea del governo russo Sergei Iastrjembski, la situazione in Cecenia «non è più all’ordine del giorno» nei rapporti tra Russia ed Europa a 25, in quanto «tale questione perso il carattere drammatico e mediatico». La politica russa è sempre stata improntata ad un lavoro di grande repressione sul territorio (tra gli scomparsi si registrano i pochi giornalisti che hanno potuto denunciare dalla Cecenia le continue violazioni dei diritti umani perpetrate durante i rastrellamenti e gli interrogatori), tentativo di imbavagliare le poche fonti di informazione indipendenti e sul piano internazionale l’accostamento tra il caso Ceceno a quello dell’Afganistan dei Talebani e della guerra globale al terrorismo post 11 settembre. Accanto a questo tentativo di inserire la repressione della indipendenza cecena nel contesto della guerra contro il terrorismo, in una duplicità di messaggio che è spesso stata contestata ai politici russi, la tendenza di Vladimir Putin e delle gerarchie russe è stata quella di minimizzare la portata del lungo conflitto ceceno e la sua carica di vittime e distruzione, malgrado le continue denuncie sul peggiorare della crisi sotto il profilo delle violazioni dei diritti umani. Secondo “Reporter sans frontières” la censura imposta dal governo russo impedisce di conoscere la reale situazione in Cecenia, ulteriormente peggiorata dopo l’attentato che ha portato alla morte del presidente filo russo Akhmad Kadirov.

La pratica della corruzione per intraprendere commerci ed ottenere permessi è sempre più diffusa a Baghdad ed aumentano tra i cittadini comuni della capitale irachena i rischi di rapimento legati alle nuove attività commerciali. Dopo il giuramento del premier sciita Al Jaafari dello scorso 28 aprile, presentato come un segnale di riconciliazione, i cittadini della capitale irachena, oltre ai continui attacchi della guerriglia, devono fare i conti con una situazione di estrema difficoltà nella riorganizzazione della vita e dei commerci. La presenza di più autorità sul territorio, in cui ora vi è formalmente un governo eletto dai cittadini impossibilitato però a mantenere il controllo del paese senza il sostegno militare ed economico degli eserciti di occupazione, rende estremamente difficile la gestione della vita quotidiana sopratutto nelle aree a ridosso delle installazioni militari e dei centri di governo. Gli attacchi della guerriglia inoltre non hanno mai rallentato di intensità, pur divenendo di pubblico dominio essenzialmente quando riguardano cittadini o militari occidentali. L’attacco di un kamikaze a Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, pur provocando 47 morti nelle file degli aspiranti poliziotti di un centro reclute, ha avuto scarsa eco nei media occidentali.

Il senato statunitense ha approvato un aumento di oltre ottanta miliardi del preventivo di spesa per la guerra in Iraq. Questa misura porta il costo dell’invasione e dell’occupazione del territorio iracheno a oltre duecento miliardi di dollari. Entro il 2010 il costo della “guerra permanente” decretata dell’amministrazione Bush potrebbe superare il trilione di dollari se non vi saranno mutamenti nella politica estera statunitense. Già dal mese di ottobre, tuttavia, malgrado l’aumento appena approvato saranno necessari, secondo i vertici militari, nuovi finanziamenti, sopratutto legati alla necessità di riparare e sostituire i veicoli impiegati in Iraq nei pattugliamenti di terra. La motivazione del finanziamento è piuttosto imbarazzante per l’amministrazione Bush perchè dimostra che gli attacchi alle truppe di occupazione sono più diffusi e quotidiani di quanto di vorrebbe far intendere. Nel piano di finanziamento vi sono tuttavia anche delle misure per la sicurezza interna, in particolare legate all’identificazione dei passeggeri in transito e degli immigrati. Una parte dei finanziamenti è destinata alla ricostruzione dell’ambasciata nordamericana a Bagdad, destinata a diventare la principale sede diplomatica degli Stati Uniti al mondo.

Ragazze rom spogliate in mezzo alla strada, davanti alla stazione di Padova, e sottoposte da parte di carabineiri in borghese e divisa a una visita intima di fronte agli occhi dei passanti. La denuncia è stata fatta da una studentessa di Padova che dopo aver realizzato delle immagini con un telefono cellualre è stata notata da un carabiniere che l’avrebbe rincorsa per evitare la diffusione delle fotografie. La ragazza, salita sul suo treno alla stazione di Padova, ha quindi telefonato in diretta a Radio Sherwood raccontando l’episodio. Le immagini sono state postate dalla radio sul sito antirazzista “www.meltingpot.org”. La ragazza ha raccontato quello a cui ha visto in stazione a Padova, assieme ad altre persone, tra cui una giornalista allontanata dai carabinieri. I fatti riguardano un fermo da parte dei carabinieri di alcuni rom sospettati di avere della cocaina. In particolare le ragazze fermate sarebbero state spogliate, denudate e sottoposte a una perquisizione intima da parte di militari maschi. Già in passato fra le forze dell’ordine e le comunità rom nel padovano si erano registrati episodi molto gravi di violazione dei diritti umani. Nel settembre del 1993 Tarzan Sulic, un ragazzino rom di 11 anni, era stato ucciso da un carabiniere durante un fermo nella caserma in cui era stato accompagnato insieme alla cugina Mira Djuric di 14 anni. Il carabiniere aveva sostenuto che il ragazzino aveva tentato di sottrargli la pistola dalla fondina. Secondo Mira Djuric invece Trazan era stato minacciato con la pistola dal militare quando aveva cercato di difendere la cugina dalla vicinanza fisica del militare. Del caso e del successivo processo si era ripetutamente occupata anche la sede londinese di Amnesty International che analizza le violazioni dei diritti umani in Italia.

L’associazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere ha denunciato l’assenza di una chiara politica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la lotta contro la malaria. Nell’aprile del 2001 l’OMS aveva raccomandato ai Paesi maggiormente colpiti dalla malaria l’utilizzo di farmaci di provata efficacia in considerazione dello sviluppo di forme più virulente, divenute resistenti ai vecchi farmaci. Il fenomeno, diffusosi nella stragrande maggioranza dei Paesi in cui è diffusa la malattia provoca centinaia di migliaia di decessi l’anno. La nuova coraggiosa strategia consisteva nel passare dai vecchi trattamenti inefficaci alle ACT (Artemisin combination therapies), terapie combinate a base di artemisina. La sostituzione di vecchi farmaci con l’ACT potrebbe salvare le vite di bambini e adulti che soffrono di malaria resistente. Secondo le stime dell’OMS oltre un milione di persone muoiono di malaria ogni anno. Solo 9 dei 33 Paesi africani che hanno deciso di adottare questo cambiamento terapeutico hanno effettivamente accesso alle ACT e solo da poco hanno iniziato a usare questi trattamenti più efficaci contro la malaria. La maggior parte dei paesi colpiti dalla malattia sta quindi utilizzando farmaci a bassa efficacia per un problema di accesso alle nuove medicine, il cui costo è più elevato.

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Pochi anni e molta strada per risollevare le sorti del mondo Dieci gli anni che ci separano dal 2015, la scadenza fissata per raggiungere i Millennium Goals. Otto i traguardi da conquistare. Obiettivi ambiziosi ma importanti. Fallire costerebbe molto caro, in termini di vite umane. Cerchiamo quindi di capire quanta strada è stata fatta e quanta ne manca ancora. e cancellare dalla faccia della dei Paesi ricchi delle conoscenze tecnologiche per favorire lo sviluppo del Terra la povertà e la fame. Un sogno? Un’utopia? Forse, ma Sud. Questi i quattro sforzi richiesti ai Paesi ricchi. potrebbe anche diventare realtà. Per il momento è solo uno degli otto obiettivi indicati dall’Onu Quanto dista l’orizzonte? di Elisabetta Tramonto come indispensabili per la salvezza del A cinque anni dall’inizio della campagna del millennio, è naturale doPianeta e di chi lo abita. Otto traguarmandarsi a che punto siamo arrivati. Quanto manca al traguardo? Ridi che, nel settembre del 2000, i rappresentanti di 189 Paesi, ricchi e pospondere a questa domanda non è così semplice. Basta dare uno sguarveri, del Nord e del Sud del mondo, riuniti nel palazzo di vetro delle Nado ai dati diffusi dall’Onu o dalla Banca mondiale per capire come il zioni Unite, si sono impegnati a raggiungere firmando la “Dichiarazione quadro sia piuttosto complesso. Le differenze tra un Paese e l’altro sono del Millennio”. La scadenza è il 2015, 10 anni ancora per ridurre drastimolte e spesso è difficile addirittura reperire i dati necessari a valutare i camente la povertà e la fame, per assicurare a tutti i bambini e le bambiprogressi compiuti. ne un’istruzione, almeno elementare, per eliminare le discriminazioni Si può dire che ormai si sono formati tre gruppi di Paesi, che procesessuali nella scuola e nel lavoro, per diminuire la mortalità infantile e dono a tre diverse velocità sul cammino che porta agli obiettivi del milmaterna, per combattere malattie mortali come l’Aids, la malaria e la tulennio. Nel primo gruppo, il più veloce, ci sono quasi tutti gli stati delbercolosi, per arrestare la distruzione ambientale e garantire a tutti l’acl’Asia, la Cina davanti a tutti, e del Nord Africa. Sono considerati “on cesso all’acqua. Questi in sintesi gli otto “obiettivi del millennio”, i Miltrack”, sulla strada giusta per dimezzare la povertà entro il 2015 e raggiungere gli altri obiettivi indicati dall’Onu. Il secondo gruppo è formalennium Development Goals. Una sfida ambiziosa che per essere vinta neto da molti Stati del Medioriente, dell’America Latina e dei Carabi, che cessita del contributo di tutti i Paesi coinvolti, tanto i ricchi quanto i pohanno fatto molto nel campo dell’istruzione elementare, ma che sono veri, anche se con responsabilità e ruoli differenti. ancora indietro sulla strada della riduzione della povertà. C’è poi il terzo Gli obiettivi del millennio sono stati pensati considerando il diverso gruppo, quello dei ritardatari, costituito prevalentemente dall’Africa Subcontributo che Paesi sviluppati e in via di sviluppo avrebbero potuto apsahariana con situazioni diverse. La Tanzania ad esempio potrebbe riuportare. I primi sette traguardi sono rivolti ai Paesi poveri, solo l’ottavo scire a garantire l’accesso all’acqua potabile a tutta la popolazione entro ai “ricchi”. Spetta ai Paesi in via di sviluppo mettere in pratica le politiil 2015, il Ruanda dovrebbe assicurare entro quella data che tutti i bamche di governo necessarie al raggiungimento degli obiettivi, politiche di bini e le bambine completino gli studi primari, Uganda e Senegal stanriduzione della povertà, lotta alla corruzione, estensione dell’istruzione no compiendo passi da giganti nella lotta contro la diffusione dell’Aids. di base a tutti. Questa però è solo la prima gamba del progetto. Senza la Il cammino è ancora lungo. L’Oxfam International, un’ong attiseconda sarebbe impossibile percorrere il cammino che porta alla meta. va in oltre 100 Paesi nella lotta alla povertà, ha calcolato che se enIl solo impegno dei Paesi poveri cioè non è sufficiente, serve l’aiuto estertro il 2015 non si dovesse riuscire a ridurre sensibilno dei ricchi del Pianeta. Un aiuto fatto soprattutto di QUALCHE SITO mente la mortalità infantile, 45 milioni di bambini contributi economici, ma anche di nuove regole che www.millenniumcampaign.it perderebbero la vita. permettano al Sud del mondo di partecipare ad armi pawww.millenniumcampaign.org A questo punto una domanda sorge spontanea: i ri ai giochi del commercio internazionale. Serve poi un www.un.org/millenniumgoals www.undp.org/mdg Paesi ricchi stanno facendo abbastanza per contribuire colpo di spugna ai debiti dei Paesi in via di sviluppo nei www.developmentgoals.org al raggiungimento degli obiettivi del millennio? confronti dell’Occidente e una condivisione da parte

P La speranza di vita in India per le donne è di oltre 64 anni, 63,2 per gli uomini. Il tasso di fertilità è del 3% (in Italia è l’1,2%, in Cina l’1,8%).

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RENDERE UNA GOMMA GIGANTE

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Aiuti con il contagocce Costa caro combattere povertà e fame, malattie e analfabetismo. E ciò che manca ai Paesi poveri sono proprio le risorse economiche. I contributi in arrivo dall’Occidente, già insufficienti ,negli anni Novanta sono stati drasticamente ridotti. L’Onu ha calcolato che servirebbero 50 miliardi di dollari all’anno di contributi aggiuntivi rispetto a quelli stanziati oggi per raggiungere gli obiettivi del Millennio entro il 2015. Oltre trent’anni fa i Paesi ricchi si erano impegnati a destinare ogni anno lo 0,7% del proprio Prodotto nazionale lordo alla cooperazione internazionale. Solo cinque Paesi in Europa hanno mantenuto la promessa: Svezia, Norvegia, Olanda, Danimarca e Lussemburgo. Altri 5 hanno fissato una data entro la quale mantenere l’impegno: l’Irlanda entro il 2007, il Belgio entro il 2010, Francia e Spagna entro il 2010 e la Gran Bretagna entro il 2013. Gli altri, tra cui l’Italia, hanno promesso di arrivare allo 0,33% entro l’anno prossimo. Ed è praticamente impossibile che ci riescano. Sulle spalle del Sud del mondo pesa un pesante fardello: il debito nei confronti dei Paesi ricchi. Oltre a non ricevere aiuti sufficienti da Europa e Stati Uniti, i Paesi in via di sviluppo devono anche versare loro ingenti interessi per i debiti contratti anni fa e, naturalmente, restituire l’ammontare del debito. “Ogni mese i Paesi poveri – afferma l’UNDP, il programma di sviluppo delle Nazioni Unite - versano alle banche dei Paesi ricchi per il servizio al debito estero 12 miliardi di dollari, quanto basterebbe a garantire a tutti i bambini e le bambine l’istruzione elementare”. L’obiettivo numero otto della Dichiarazione del Millennio chiede a gran voce la cancellazione del debito dei Paesi poveri per permettere loro di avere risorse da dedicare ai bisogni primari come l’istruzione e la sanità. Gli ostacoli che i Paesi ricchi pongono allo sviluppo del Sud del mondo non sono finiti. Basta guardare le politiche di aiuto all’agricoltura locale portate avanti da Unione europea e Stati Uniti. I sussidi all’agricoltura versati da Unione europea e Stati Uniti hanno raggiunto la cifra record di 330 miliardi di dollari all’anno. In pratica, una mucca in Europa riceve due euro al giorno, più di gran parte della popolazione del Sud del mondo. I dazi sulle importazioni negli Stati Uniti raggiungono il 129% del prezzo dello zucchero e in Unione europea addirittura il 162% del prezzo del grano (dati Rapporto 2003 dell’Undp). Barriere doganali che, secondo l’Onu, ogni anno fanno perdere ai Paesi po-

veri cento miliardi di euro, il doppio degli aiuti allo sviluppo che arrivano in Africa, Asia e America Latina. Secondo le Nazioni Uniteun aumento dell’1% nelle esportazioni di questi tre continenti consentirebbe a 128 milioni di persone di uscire dalla povertà. La richiesta rivolta ai Paesi ricchi contenuta nella dichiarazione del Millennio è semplice: si chiama libero mercato, quindi niente più dazi, barriere e sussidi, che provocano enormi distorsioni dei prezzi sui mercati internazionali e diminuiscono la competitività dei produttori agricoli dei Paesi poveri. In quanto a generosità non si può certo dire che l’Italia stia dando il buon esempio. L’Ocse, l’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, in un rapporto del 2004, ha bocciato la politica di cooperazione allo sviluppo del governo italiano. “Tante promesse e pochi fondi”, così l’Ocse ha bollato l’operato dell’Italia. Se da un lato, infatti, il governo italiano è stato in prima linea nell’ambito di iniziative come la cancellazione del debito dei Paesi poveri e la creazione del Global fund contro l’Aids, dall’altro siamo all’ultimo posto in Europa in termini di aiuti allo sviluppo. Nel 2002 l’Italia contribuiva alla cooperazione internazionale con lo 0,20% del Pil, una percentuale di molto inferiore alla media europea e lontana dallo 0,7% indicato nei Millennium goals. Tre anni fa il governo Berlusconi si è impegnato ad arrivare allo 0,33% del Pil entro il 2006. E invece è successo esattamente il contrario. Nel 2003 si è passati allo 0,17% e l’anno scorso, secondo l’Ocse, si è scesi ancora, allo 0,15%. Il traguardo dello 0,33% da raggiungere l’anno prossimo si fa sempre più lontano. L’Ocse sottolinea che sarebbe necessario un incremento del 113% del budget destinato a questo settore. E non è tutto perché le percentuali, già di per sé basse, degli ultimi anni avrebbero potuto essere ancora inferiori. Fino al 2006, infatti, l’Italia potrà conteggiare come aiuti allo sviluppo anche le quote di debito cancellato ai paesi poveri. Un’acrobazia finanziaria che ha permesso al governo ad esempio di passare dallo 0,15% allo 0,20% nel 2002 senza aggiungere un centesimo agli aiuti allo sviluppo. E non è ancora tutto. Perché a luglio dell’anno scorso il governo italiano ha deciso di tagliare 250 milioni di euro dai fondi destinati alla cooperazione per un “assestamento di bilancio”. Che cosa significa? Bisognerebbe spiegarlo ai bambini dell’Africa, a cui era destinata una parte di quei 250 milioni di euro.

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OTTO TRAGUARDI PER UNA CORSA A OSTACOLI 1. ELIMINARE LA POVERTÀ E LA FAME Oggi: oltre un quinto della popolazione mondiale (1,2 miliardi di persone) vive sotto la soglia di povertà. 448 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sottoalimentati. Obiettivo: dimezzare la percentuale di persone con un reddito inferiore a 1 dollaro al giorno e la percentuale di persone che muoiono di fame entro il 2015. 2. ASSICURARE L’ISTRUZIONE ELEMENTARE A TUTTI I BAMBINI (E LE BAMBINE) DEL MONDO Oggi: Circa 115 milioni di bambini nel mondo non frequentano la scuola elementare. Nei Paesi più poveri un bambino su cinque non va a scuola. Obiettivo: entro il 2015 tutti i bambini e le bambine del mondo dovranno avere la possibilità di completare un ciclo di istruzione primaria 3. PROMUOVERE L’UGUAGLIANZA TRA UOMINI E DONNE Oggi: 115 milioni di bambini che non frequentano la scuola elementare (i tre quinti sono bambine). Nei Paesi in via di sviluppo, tra le donne tra i 15 e i 24 anni il tasso di alfabetizzazione è del 60%, per gli uomini della stessa età è dell’80%. Obiettivo: eliminare entro il 2005 le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione elementare e media e entro il 2015 a tutti i livelli di istruzione. Creare più opportunità di lavoro per le donne e aumentare il numero delle donne nei Parlamenti. 4. DIMINUIRE LA MORTALITÀ INFANTILE Oggi: ogni anno oltre 10 milioni di bambini muoiono per malattie che si possono prevenire e curare, per disidratazione o per fame. Obiettivo: ridurre di almeno due terzi il tasso NOTE di mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni. Fonte: rapporto

2003 dell’Undp (il programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) I dati di partenza

da considerare sono quelli del 1990

5. MIGLIORARE LA SALUTE MATERNA Oggi: ogni anno oltre mezzo milione di donne muore per cause legate alla gravidanza o al parto, una ogni 16 in Africa, una ogni 3.700 negli Stati Uniti. Obiettivo: ridurre di tre quarti il tasso di mortalità materna

6.COMBATTERE L’AIDS, LA MALARIA E LA TUBERCOLOSI Oggi: nel mondo 42 milioni di persone hanno contratto l’Hiv/Aids, 39 milioni vivono in Paesi in via di sviluppo. In alcuni Paesi dell’Africa 1 adulto su 3 è sieropositivo (in Botswana, Lesotho, Zimbawe). Tubercolosi e malaria causano 3 milioni di vittime l’anno. Obiettivo: arrestare e invertire la tendenza alla diffusione dell’Hiv/Aids, della malaria, la tubercolosi e le altre malattie mortali. 7.ASSICURARE LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE I Paesi ricchi (20% della popolazione mondiale) generano la maggior parte dell’inquinamento ambientale (producono il 95% dei rifiuti tossici) e consumano l’86% delle risorse. Obiettivo: attuare politiche di sviluppo sostenibile, fermare la distruzione delle risorse ambientali e garantire a tutti l’accesso all’acqua potabile. 8.SVILUPPARE UNA PARTNERSHIP GLOBALE PER LO SVILUPPO I Paesi ricchi si sono impegnati a contribuire in quattro aree: Cooperazione allo sviluppo. Destinare lo 0,7% del Pil (l’Italia è allo 0,15%). Riduzione del debito dei Paesi poveri. Ogni mese i Paesi poveri versano alle banche dei Paesi ricchi circa 12 miliardi di dollari di rimborso del debito. Una cifra sufficiente a garantire l’istruzione elementare a tutti i bambini e le bambine (l’Italia ha approvatola legge 209 del 2000 che prevede uno stanziamento di 6 miliardi di euro per la riduzione del debito dei Paesi poveri entro il 2006). Regole del commercio internazionale. i Paesi ricchi proteggono la loro agricoltura nazionale con elevati sussidi e barriere all’ingresso di prodotti dall’estero. Stati Uniti ed Europa sono arrivati a versare ogni anno 330 miliardi di euro in sussidi. Gli obiettivi del millennio prevedono l’eliminazione entro il 2010 dei sussidi alle esportazioni agricole, dei dazi doganali e delle quote di importazione sui prodotti agricoli, tessili e di abbigliamento. Innovazione tecnologica. Trasferire conoscenze tecnologiche dai Paesi ricchi a quelli poveri per favorirne lo sviluppo.

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Promesse da marinaio Memoria corta e portafogli chiuso. Eveline Herfkens, coordinatrice della campagna dell’Onu per gli obiettivi del Millennio, ospite di Terrafutura ha descritto così in un’intervista con Valori i Paesi ricchi. Molti gli impegni presi e molte le dimenticanze. ono passati 5 anni da quando sono stati fissati gli obiettivi del millennio, a che punto siamo arrivati? «È difficile delineare un quadro preciso e dare una risposta univoca per tutti gli Stati coinvolti. Perché ci sono forti differenze tra un Paese e l’altro nella realizzadi E.T. zione degli obiettivi del millennio. Ci sono Paesi poveri che hanno già raggiunto gli obiettivi, con oltre 10 anni di anticipo, e altri che sono ancora in alto mare. Le cattive notizie arrivano soprattutto dall’Africa Sub Sahariana. Ci sono poi alcuni Paesi in Africa che ce la stanno mettendo tutta e sono sulla buona strada. Paesi

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come l’Uganda e il Senegal. Il segreto del loro successo è comunque spesso legato al contributo dei paesi ricchi. La responsabilità dell’occidente infatti è enorme. Gli sforzi da parte dei Paesi ricchi devono essere moltiplicati». I Paesi ricchi quindi non stanno facendo abbastanza? «In molti casi è così. Diversi Paesi, dopo aver firmato la dichiarazione del millennio, sono tornati a casa e hanno dimenticato le promesse fatte. L’Onu non ha strumenti per costringere questi Paesi a mantenerle, ma fa di tutto per ricordare loro gli impegni assunti».

Quale tipo di aiuto dovrebbe arrivare dai Paesi ricchi? «Innanzitutto un maggiore contributo economico. I Paesi ricchi si erano impegnati a destinare ogni anno alla cooperazione e allo sviluppo lo 0,7% del Pil. Molti paesi non lo stanno facendo. L’Italia è tra questi. È agli ultimi posti tra i paesi ricchi in termini di contributo allo sviluppo. Destina circa la metà rispetto alla media europea. Nel 2002 il governo italiano si era impegnato a raggiungere lo 0,33% del Pil entro il 2006. Invece il contributo dell’Italia è sceso dallo 0,2% di 3 anni fa a circa lo 0,15/0,17% oggi. Lo 0,7% del Pil di un paese è davvero poco. Resta il 99,3% da spendere per sé stessi. Vi faccio un esempio per capi-

re quanto è poco. In Spagna è stata portata avanti una campagna di sensibilizzazione nei confronti del governo. A Siviglia un gruppo di giovani attivisti, per portare all’attenzione del Parlamento il problema dell’aiuto allo sviluppo, ha mandato una grande pizza ai parlamentari sfidandoli a tagliare una fetta che corrispondesse allo 0,7% dell’intera pizza. Una cosa impossibile. Sarebbe stata solo una linea, non una fetta». Il disastro provocato dallo Tsunami ha dimostrato la possibilità economica dei paesi ricchi di intervenire.Perché allora è così difficile trovare i fondi per portare avanti un programma |

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Quindi i Paesi ricchi dovrebbero solo inviare denaro ai Paesi poveri per risolvere i loro problemi? «Avere fondi per costruire scuole, pagare gli insegnanti, comprare i vaccini, creare delle basi per un’economia autosufficiente è importante ma non basta. È necessario migliorare la qualità della cooperazione, creare in ogni Paese agenzie per la cooperazione e sviluppare competenze professionali ad hoc. Bisogna poi modificare le regole del commercio internazionale che oggi non sono giuste e danneggiano i paesi poveri. Ogni anno i Paesi ricchi spendono 60 miliardi di dollari per supportare l’agricoltura nei loro paesi, 10 volte di più di quello che spendono per lo sviluppo. I Paesi in via di sviluppo, senza sussidi, non possono competere con i prezzi delle aziende agricole occidentali e generalmente la loro economia sono basate sull’agricoltura. I pomodori raccolti dalle donne in Ghana non potranno mai competere con i pomodori prodotti dalle aziende italiane. A pagarne le conseguenze sono anche i cittadini dei paesi occidentali. Perché i sussidi vengono finanziati attraverso le tasse». E riguardo alla cancellazione del debito, è una questione importante per i Paesi poveri? «È fondamentale perché i fondi destinati alla restituzione del debito verso i Paesi ricchi, potrebbero essere invece usati per l’istruzione, la sanità, la prevenzione delle malattie. L’Italia è stata uno dei primi Paesi a sostenere la cancellazione del debito dei paesi poveri. Nell’anno del Giubileo sono arrivate forti pressioni sul governo da parte dell’opinione pubblica. Il Parlamento ha varato una legge per la cancellazione del debito solo di alcuni paesi. In alcuni Paesi dove è stato cancellato il debito bilateralmente, adesso i bambini possono andare a scuola perché il governo ha potuto pagare gli insegnanti anziché restituire il debito. Bisogna fare molto di più. Cancellare il debito di tutti i Paesi poveri». Non pensa che oltre alla responsabilità dei Paesi ricchi, per il successo o il fallimento dei Millennium Goal’s, si debba considerare anche quella dei Paesi poveri? «Assolutamente sì. Il solo impegno dei Paesi ricchi non sarebbe sufficiente, è necessario che anche i Pesi in via di sviluppo facciano la loro parte. Portando avanti politiche di riduzione della povertà, lotta alla corruzione, estensione dell’istruzione di base a tutti. Quando io vado in Africa per sensibilizzare i governi su queste tematiche, sono molto dura con loro. Ognuno ha le proprie responsabilità». Quali azioni concrete possono portare avanti le Nazioni Uni| 46 | valori |

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te per favorire il raggiungimento degli obiettivi del millennio? «Senza il supporto dei singoli Paesi le Nazioni Unite possono fare ben poco. Il budget dell’Onu per il programma di sviluppo è inferiore a quello di molti stati membri. E in ogni caso dipende da quanto gli stati membri versano nelle casse dell’Onu. Sono gli stati membri quindi a decidere quanto potere dare all’Onu. Finché non sarà riconosciuto a livello internazionale il ruolo dell’Onu come coordinatore dei fondi destinati alla cooperazione e allo sviluppo, l’Onu potrà solo esercitare un’azione di guida e di sensibilizzazione dei governi nazionali verso gli obiettivi del millennio». Torniamo sullo stesso punto…quindi il denaro è il primo problema, sia per gli obiettivi del millennio, sia più in generale per l’Onu? «Diciamo che il denaro è molto importante per contribuire allo sviluppo. Ma l’efficienza delle Nazioni Unite dipende anche da altri fattori. Oggi ci sono troppe organizzazioni all’interno dell’Onu e all’interno degli stati membri. È difficile coordinare le diverse agenzie e coordinare i contributi dei singoli Paesi. Ad esempio tra il 1998 e il 2002 sono stata ministro per la Cooperazione e lo sviluppo in Olanda. Volevamo portare avanti un progetto con l’Italia, ma non è stato possibile. Non si è trovato un accordo tra i due governi. Manca un sistema riconosciuto di coordinamento esterno».

Dove pesa la corruzione che condiziona la democrazia e la vita Le tangenti nel mondo, ogni anno, ammonterebbero a 400 miliardi di dollari. Di 70 miliardi

di euro la cifra ipotizzata per l’italia, dove sono giudicati più corrotti i partiti, i politici, il sistema delle imposte e il settore privato. Aumenta il peso delle classifiche di Transparency International a livello Ue e Onu. Ma anche per le donazioni dei singoli cittadini, come ha dimostrato il caso Indonesia dopo lo tsunami. di Antonio Barbangelo

Come giudica l’attuale sistema internazionale per la cooperazione e lo sviluppo? «Diciamo che se oggi potessi creare da zero un sistema di cooperazione internazionale, di certo non lo progetterei com’è adesso. Ogni paese ha un diverso sistema e diverse procedure ed è difficile trovare un modo per coordinarli tutti. Per un Paese povero ottenere un finanziamento è una vera impresa, spesso più per ostacoli burocratici che per la mancanza di fondi. Negli ultimi anni i Paesi donatori hanno iniziato a rilevare questo problema. Due anni fa c’è stata una conferenza dei Paesi donatori per tentare di trovare una soluzione e tentare di armonizzare le procedure. Come in altre situazioni analoghe ci sono state tante promesse, poi dimenticate. Senza un coordinamento esterno spesso i fondi rischiano di andare dispersi. Vi faccio un esempio: l’educazione. Tra gli obiettivi del millennio c’è la scolarizzazione primaria. L’Italia spende 40 milioni di euro nell’educazione dei Paesi poveri. Offre borse di studio per studenti dei paesi in via di sviluppo e organizza scambi culturali. Ma non contribuisce in alcun modo all’istruzione primaria nei Paesi poveri. Oggi molti Paesi poveri hanno ottimi programmi di istruzione, hanno le scuole e gli insegnanti, ma non hanno i fondi per metterli in pratica: per pagare gli insegnanti, per comprare i libri». Volendo fare una previsione realistica, pensa che sia possibile raggiungere gli obiettivi del millennio entro il 2015? «Io penso di sì, tutto è possibile se lo si vuole. Ma è fondamentale che ogni Paese mantenga le promesse fatte. E per questo conta molto la pressione della gente sui governi. Io mi chiedo, perché gli italiani accettano che l’Italia sia ultima in Europa in termini di aiuto allo sviluppo? Gli italiani sono un popolo generoso, com’è possibile che non facciano di più?»

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A PIÙ CONOSCIUTA È PROBABILMENTE LA CLASSIFICA ANNUALE che misura la percezione della corruzione nel settore

pubblico in numerosi Paesi nel mondo, compilata per la prima volta nel 1995. Lo studio (il Corruption Perception Index o Cpi), attribuisce a ciascun Paese un voto che varia da 0 (massima corruzione) a 10 (assenza di corruzione). L’ultima graduatoria, resa nota nell’autunno scorso, che ha analizzato la situazione di 146 Paesi, ha richiamato nuove attenzioni, provocate anche della brusca discesa dell’Italia dalla 35a alla 48a posizione, con un punteggio di 4,8. Nel 2003, infatti, l’Italia aveva ottenuto un “voto” di 5,3; mentre nel 2002 era al 31° posto con un 5,2. La corposa ricerca viene elaborata da Transparency International (TI), organizzazione non governativa, non-profit, fondata nel 1993 a Berlino (vedere BOX 1 ), presente in 102 Paesi e dal 1996 anche in Italia. Lo scopo di TI è quello di contrastare la corruzione nelle sue varie forme e in tutti i settori. Ma quella presentata in ottobre non è l’unica indagine internazionale di TI. Poco dopo il Cpi, di cui sarà presentata tra pochi mesi la decima edizione, l’organismo mondiale presenterà (per il terzo anno) il “Barometro” della corruzione percepita dalla popolazione, in una settantita di Paesi e nei vari settori (partiti politici, magistratura, educazione, sanità ecc). Inoltre Transparency propone in molti Paesi (e anche in Italia) un’ampia serie di attività che spaziano dai corsi di formazione per gli insegnanti agli accordi con la Pubblica amministrazione per la trasparenza degli appalti pubblici. Ma andiamo con ordine.

Come nascono le classifiche internazionali, il Cpi

Come nascono le due grandi classifiche mondiali di Transparency International: il Cpi misura la corruzione percepita tra gli opinion leader, il Barometro quella vista dai cittadini.

Il Corruption Perception Index, che ha fatto discutere in Italia lo scorso autunno, è uno dei principali “lavori” di TI su vasta scala. È un indice composito, ottenuto sulla base di varie interviste e ricerche, effettuate nel mondo degli affari e alle principali istituzioni. Le ricerche vengono svolte da università o centri di studio, su incarico di Transparency. In pratica, il voto di ogni Paese è il frutto dell’incrocio dei risultati di un numero di sondaggi che va da 8 a 15, tutti rivolti a manager e opinion leader. L’elaborazione dei dati avviene nell’Università di Passau, in Germania. Il Cpi definisce la corruzione come «l’abuso del pubblico ufficio per guadagno personale». Le ricerche misurano la propensione del settore pubblico a chiedere o ricevere tan|

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CLASSIFICA 2004 DELLA PERCEZIONE DELLA CORRUZIONE 1 Finlandia 2 Nuova Zelanda 3 Danimarca Islanda 5 Singapore 6 Svezia 7 Svizzera 8 Norvegia 9 Australia 10 Paesi Bassi 11 Regno Unito 12 Canada 13 Austria Lussemburgo 15 Germania 16 Hong Kong 17 Belgio Irlanda Usa 20 Cile 21 Barbados 22 Francia Spagna 24 Giappone 25 Malta 26 Israele 27 Portogallo 28 Uruguay 29 Oman Emirati Arabi Uniti 31 Botswana Estonia Slovenia 34 Bahrain 35 Taiwan 36 Cipro 37 Giordania 38 Qatar 39 Malaysia Tunisia 41 Costa Rica 42 Ungheria Italia 44 Kuwait Lituania Sud Africa 47 Sud Corea 48 Seychelles 49 Grecia Suriname 51 Repubblica Ceca El Salvador Trinidad and Tobago 54 Bulgaria Mauritius Namibia

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Fonte: Transparency International

di riduzione della povertà mondiale? Anche questo può essere considerato un disastro, non ambientale, ma umano… «È proprio così. Ogni giorno esiste uno Tsunami silenzioso che colpisce milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e che spesso muoiono di fame. 10 mila bambini muoiono ogni settimana. La fame e le malattie hanno fatto negli anni molte più vittime dello Tsunami, ma la gente non ci pensa,è una calamità che non fa rumore. Attorno allo Tsunami si era creata una forte attenzione. Lo stesso non si può dire della povertà che colpisce milioni di persone».


| internazionale | genti dal settore privato. Il Cpi 2004 è solo parzialmente comparabile alle analoghe ricerche degli anni precedenti, in quanto, precisano presso TI, «questo strumento non è concepito per elaborare un trend sulla diffusione della corruzione in un Paese». La metodologia, inoltre, viene in parte modificata ogni anno. Per esempio, nei casi di Cuba, Israele, Namibia, Pakistan, Autorità Palestinese, Qatar e Italia il punteggio più basso del Cpi 2004, rispetto al 2003, è dovuto in parte a fattori tecnici e metodologici. «Le tangenti pagate nel mondo ogni anno al settore pubblico ammonterebbero a 400 miliardi di dollari, con conseguenze drammatiche in termini di sviluppo economico e sociale», sostiene Peter Eigen, fondatore e presidente di Transparency International. Secondo la Banca Mondiale la corruzione, riferita a tutti i settori, raggiunge un valore pari al 5% del reddito mondiale, cioè, 1.500 miliardi di dollari. Per l’Italia TI ipotizza una cifra di circa 70 miliardi di euro.

Il “Barometro” boccia i partiti politici Se il Corruption Perception Index è realizzato sulla base di sondaggi che si rivolgono al mondo degli affari, il “Barometro” di percezione della corruzione, realizzato per la prima volta nel 2003, misura invece il polso dei comportamenti etici, così come viene visto dalla popolazione. Questa ricerca di Transparency, elaborata da Gallup International, è nata per misurare le «percezioni, esperienze e aspettative della società civile rispetto al fenomeno della corruzione». Nel 2004 sono state intervistate circa 50mila persone in 62 Paesi (47 nel 2003). Il sondaggio riguarda la pecezione della corruzione in particolari ambiti istituzionali, come i partiti politici, il Parlamento o la magistratura; oppure il mondo della sanità, dei media o dell’istruzione. Contrariamente al Cpi, in questo caso è più virtuoso chi ha un punteggio più basso. Per ciascun settore, infatti, viene ricavato un indice con una scala che va da 1 (altamente integro) a 5 (del tutto corrotto). In 36 dei 62 Paesi interessati dal sondaggio 2004, i partiti politici hanno fatto segnare una votazione media di 4. E sono considerati quasi ovunque come l’istituzione in cui è prevalentemente diffusa la corruzione, con punte estreme in Ecuador (4,9), Argentina (4,6), India (4,6) e Perù (4,6). Le situazioni migliori (voto sotto il 3,0) per ciò che riguarda i partiti politici sono state registrate, tra l’altro, in Lussemburgo, Danimarca, Olanda e Singapore. Seguono, tra i settori maggiormente corrotti nel mondo, i Parlamenti (media 3,7) con situazioni più critiche in Argentina (4,6), Indonesia (4,4), Sud Corea (4,5), Taiwan (4,1) e Ucraina (4,3). Quindi le forze di polizia (media del 3,6), con punte negative in Nigeria (4,8), Ghana (4,5) e Messico (4,5); e la Magistratura (media del 3,6), poco apprezzata, in particolare, in Macedonia (4,3), Venezuela (4,3), Croazia (3,8), Afghanistan (3,4). | 48 | valori |

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Quale impatto hanno le classifiche? Ma quale valore hanno poi in pratica questi indici? «Hanno certamente un peso, anche se spesso non diretto, sulle grandi istituzioni internazionali e sui maggiori organismi finanziari», spiega Giorgio Sacerdoti, docente di diritto internazionale presso l’Università Bocconi di Milano, e membro del comitato onorario di TI Italia. «Ma si può vedere un impatto netto anche nei confronti dei privati. Si pensi solo agli aiuti che ciascun cittadino pensa di destinare a questo o a quel Paese. E alla quota della donazioni che può essere sottratta a causa delle tangenti. Il problema è emerso fortemente in occasione dello tsunami che ha colpito l’Oceano Indiano lo scorso dicembre: alcuni Paesi, e l’Indonesia in particolare, sono stati posti al centro dell’attenzione proprio a causa degli alti livelli di corruzione diffusa». Mentre l’ex ministro e attuale presidente di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, aggiunge: «Non si può quantificare oggettivamente il tasso di incidenza che hanno le classifiche di Transparency, sugli organismi internazionali e sui gruppi bancari internazionali. Ma una certa influenza questi dati la esercitano. E nel corso dei suoi 12 anni di vita, TI ha acquisito sempre più credibilità. Oggi guadagnare o perdere un gradino nella classifica di TI “pesa” nell’immagine internazionale di una nazione», continua l’ex magistrato. «Non ho esperienza diretta di organizzazioni tipo Onu, ma per quanto riguarda il Palamento europeo posso testimoniare che le analisi e valutazioni di TI sono sempre citate nei vari documenti ufficiali». Va detto anche che Transparency International in questi anni non è stata esente da critiche. Alcuni osservatori, soprattutto in Europa, hanno evidenziato il fatto che TI cerca di non denunciare i nomi delle imprese corruttrici, ma prende di mira gli stati. Altri osservano che non sarebbe facile “misurare” la corruzione del mondo delle imprese nei vari Stati, anche perché numerose società multinazionali non hanno collegamenti precisi con alcun Paese. D’altra parte presso TI ribadiscono che le classifiche misurano la corruzione “percepita”. Non quella oggettiva. Inoltre, nel “Barometro” ci sono vari dati anche sulla corruzione nel settore delle aziende private.

In Italia poca fiducia nei funzionari pubblici E in Italia? Secondo Di Pietro «in Italia, il fenomeno della corruzione è drammaticamente aumentato: dalle grandi truffe tipo Parmalat, all’affarismo locale diffuso che trucca gli appalti, alle concessioni edilizie, i concorsi». Vediamo quali sono le valutazioni che emergono dalle classifiche di TI. Riguardo al Cpi, il voto è sceso l’anno scorso dal 5,3 al 4,8. Mentre per il “Barometro 2004” il panorama della Penisola conferma in buona misura il risultato internazionale. I partiti politici (voto 4,2), le istituzioni Parlamentari (voto 3,7), il sistema delle imposte (3,5), il settore delle aziende private (3,5), il sistema dei permessi, concessioni e autorizzazioni (3,5) e la Magistratura (3,2) sono gli ambiti

COSA È TRANSPARENCY INTERNATIONAL BOX 1

TRANSPARENCY INTERNATIONAL, fondata nel 1993 a Berlino, è presente oggi in 102 Paesi. Il fondatore e attuale presidente è Peter Eigen, un ex funzionario della Banca mondiale, rappresentante della World Bank in Kenia prima di mettere in piedi il colosso mondiale Transparency. Dal 1996 l’organizzazione è presente anche in Italia, con una sede a Milano, guidata dal presidente Maria Teresa Brassiolo, imprenditrice. Tra i principali relatori della conferenza di fondazione, c’erano i magistrati Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. Nel comitato onorario di TI Italia figurano Ettore Albertoni, ex consigliere della Rai di area leghista; Giorgio Sacerdoti, docente di diritto internazionale dell’Università Bocconi e Piero Bassetti, ex presidente della Camera di Commercio di Milano e primo presidente della Regione Lombardia, oggi presidente di “Globus et Locus” l’associazione di istituzioni nata nel 1997 che analizza i rapporti tra il globale e il locale. Gli iscritti sono un centinaio. Tutti privati. Ma, data la natura dell’associazione, non si cercano piccoli soci contribuenti (solo 40 euro l’iscrizione per le persone fisiche, 150 euro per associazioni e società, sempre con un codice etico da firmare). Piuttosto grandi sponsor. Tra i principali donatori di TI Italia figurano: il Comune e la Provincia di Milano, la Regione Lombardia, la Provincia di Varese, Shell Italia, Com.Int e alcune grandi fondazioni bancarie. Ogni donatore deve presentare un progetto specifico che deve essere approvato dall’associazione.

TEMPI LUNGHI PER LE RATIFICHE DELLA CONVENZIONE ONU BOX 2

IL 9 DICEMBRE è stata proclamata dall’Onu la “Giornata mondiale contro la corruzione”. La giornata è stata decisa in occasione della firma nel dicembre 2003 a Merida (Messico) della “Convenzione internazionale contro la corruzione”, un documento siglato finora da 113 Stati (tra cui Italia), che prevede l’adozione di norme più severe contro la corruzione dei funzionari pubblici, attitività di prevenzione e di cooperazione internazionale. La Convenzione entrerà in vigore 90 giorni dopo la trentesima ratifica. Attualmente, però, si contano solo 12 ratifiche. La Convenzione di Merida era stata preceduta nello stesso anno da un altro evento che ha acceso i riflettori sul tema corruzione. «In giugno alla Sorbona era stata preparata la ‘Dichiarazione di Parigi’, una sorta di appello/programa, in dieci punti, contro la corruzione, che ha suggerito misure concrete da realizzare per combattere il malaffare politico-affaristico», spiega Antonio Di Pietro. «Regole pratiche per facilitare le inchieste nel mondo, contrastare gli arricchimenti illeciti». L’evento parigino era stato organizzato da Eva Joly, consulente per il governo norvegese nella lotta contro la corruzione e per 20 anni magistrato in Francia (aveva, tra l’altro, dato avvio a una famosa inchiesta sui fondi neri della compagnia petrolifera Elf). Tra i firmatari della “Dichiarazione di Parigi” figurano lo stesso Di Pietro, accanto a Francesco Saverio Borrelli, il magistrato spagnolo Baltasar Garzon, il presidente di TI Peter Eigen, l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, la birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace. Inoltre, altri Nobel, come l’indiana Amartya Sen, il nigeriano Wole Soyinka, lo statunitense Joseph E. Stiglitz. E altri nomi di rango, portati successivamente dalla Joly in Messico in dicembre nell’incontro Onu che ha dato vita alla Convenzione.

percepiti dai cittadini come i più corrotti. Si comportano meglio in Italia, secondo le risposte raccolte da Gallup, gli ordini religiosi, l’Esercito, la Polizia, il sistema sanitario e le utility (tutti con un buon voto, sotto il 2,5). «La percezione della diffusione della corruzione nel settore privato sembra sia peggiorata rispetto agli anni precedenti», afferma Maria Teresa Brassiolo, presidente di TIItalia. «Sul dato potrebbe incidere la percezione della diffusione di pratiche corruttive nel settore della grande distribuzione, dovuta alla grande concentrazione di potere dei buyers nei confronti dei fornitori. Se ciò fosse, potrebbe essere causa di aumenti dei prezzi, o di diminuzioni della possibilità di accesso di nuovi fornitori, con conseguenti danni per i consumatori».

A Milano gli appalti pubblici sotto la lente Intanto l’attività di TI in Italia va avanti. Uno dei passi più importanti è costituito dai ”Patti di Integrità”. Di cosa si tratta? Il “Patto” è un documento che l’istituzione o l’ente locale può richiedere ai partecipanti delle gare d’appalto, e prevede un controllo incrociato e sanzioni nel caso in cui qualcuno dei partecipanti cerchi di eluderlo. Grazie al “Patto”, adottato dal Comune di Milano, per esempio, è stato possibile escludere dalle gare di appalto di opere pubbliche 72 imprese concorrenti, accusate di fare cartello fra loro, per un importo che ammonta a circa 38 milioni euro. Ma il meccanismo del Patto per gli appalti pubblici sta trovando consensi anche altrove. In particolare, nell’ultimo anno, presso i Comuni di Bergamo e Torino.

Ministero del Walfare e Commissione Ue TI Italia collabora con il ministero del Welfare sui temi della Csr (corporate social responsibility). La collaborazione con il ministero si collega ai contenuti del “Libro verde” pubblicato dalla Commissione Ue nel 2001 sulla responsabilità sociale delle imprese, ripresi nel corso del MultiStakeholder Forum della Commissione di Bruxelles organizzato l’anno successivo. E non poteva mancare uno spot anticorruzione. È stato presentato a Milano il 9 dicembre scorso, in occasione della “Giornata mondiale contro la corruzione”, proclamata dall’Onu nel 2003 (vedere BOX 2 ). Inizialmente diffuso dai canali nazionali, La7, Rai e Mediaset, e dalle Tv private. Nello spot vi è una sequenza di immagini fisse in cui c’è qualcosa che viene tolto alle persone comuni, in un crescendo che va dal parco giochi per bambini alle infrastrutture fino ad arrivare ai macchinari sanitari. In pratica, quello che si potrebbe vedere è soltanto disegnato, e lentamente si dissolve perché è un progetto che non è mai stato portato termine. Poi, da gennaio, lo spot è stato trasmesso per il pubblico delle metropolitane di alcune città e negli aeroporti. Qui talvolta le attese non mancano. E il tempo per vedere lo spot nemmeno. Vedremo nelle prossime classifiche.

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In Europa

L’Atlante dei suoli per la biodiversità di Walter Ganapini

A ANNI SI CERCAVA DI APPLICARE ALLA MATRICE “SUOLO” l’approccio che ha via via portato a meglio conoscere , così potendone normare la tutela, le matrici “Acqua” (sotterranea e superficiale) ed “Aria”. Quando, negli anni ‘80, ci si pose il tema di come avviare la bonifica delle aree contaminate, in particolare, ci si scontrò con la difficoltà di stabilire i livelli di qualità da ripristinare, anche in funzione della scelta dei destini urbanistici di quelle aree. La situazione appariva soprattutto difficile in Italia, paese ancor oggi privo di una completa cartografia geopedologica. È di questi giorni , fortunatamente , il completamento del primo Atlante europeo dei suoli, che spiega con chiarezza quanto sia importante proteggere questa risorsa fondamentale. Svolgendo una serie di funzioni ambientali, economiche, sociali e culturali, i suoli esercitano un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità e nel mantenimento degli ecosistemi mondiali, ma l’erosione, la contaminazione, il declino del contenuto di materie organiche, l’impermeabilizzazione dovuta a fattori quali l’edilizia abitativa e le infrastrutture, gli smottamenti e le inondazioni, contribuiscono al degrado di questa matrice fondamentale per la nostra sopravvivenza. Per queste ragioni la Commissione Europea ha messo a punto questo strumento che contribuirà alla pianificazione e realizzazione delle azioni future per la protezione dei suoli in Europa, a partire dalla proposta concernente una strategia tematica in materia che la Commissione dovrebbe presentare entro la fine del 2005. Innegabilmente , sino ad oggi abbiamo sottovalutato il contributo dei suoli alla biodiversità, ma se non Il contributo dei suoli li proteggiamo subito in modo più adeguato ci renderemo conto alla biodiversità è stato fino rapidamente, e nel peggior modo possibile, della loro importanza ad oggi sottovalutato. Sono però una risorsa preziosa vedendo i problemi causati dalla loro perdita, essendo il suolo e non rinnovabile europeo una risorsa molto preziosa, ma non rinnovabile, per garantire la sicurezza alimentare e la qualità dell’ambiente per il futuro. I suoli sono sistemi naturali viventi, che si formano nell’arco di periodi molto lunghi ma una volta distrutti, ad esempio dall’inquinamento, dall’urbanizzazione eccessiva o da pratiche agricole o forestali inadeguate, sono irrimediabilmente persi per le generazioni attuali e future. La Commissione ha coordinato la realizzazione di questo primo Atlante europeo dei suoli riunendo gli esperti scientifici di vari istituti specializzati in materia di oltre 40 paesi, che fanno parte della rete dell’Ufficio europeo dei suoli (European Soil Bureau). L’Atlante contiene carte dei suoli di elevata qualità e testi corredati da fotografie basate sul sistema EUSIS (European Soil Information System), sviluppato dalla Commissione sull’intero territorio dell’Unione Europea e sui paesi confinanti, e mira a illustrare le complesse interconnessioni esistenti tra i processi di degradazione dei suoli e le minacce che pesano sulla salute umana e la sicurezza, censendo le principali funzioni del suolo e le principali minacce cui viene esposto. Dall’Atlante si desume come circa il 16% di questa risorsa esauribile, prima qualitativamente che quantitativamente, sia oggi compromesso in Europa, mentre si manifestano con chiarezza i segni premonitori dei primi fenomeni di diffusa aridificazione derivanti dal cambiamento climatico globale in atto. Emerge altresì con chiarezza l’enorme importanza di pratiche atte a ricostituire la fertilità naturale dei suoli stessi, a partire dalla reimmissione di sostanza organica di scarto opportunamente biostabilizzata in processi di compostaggio aerobico ed anaerobico.

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La vastità del territorio indiano necessiterebbe di una rete di infrastrutture moderne. È molto utilizzato il trasporto merci sulla rete ferroviaria.

> India

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Quartieri Spagnoli, un’associazione per il riscatto >54 Statuti regionali, il lungo confronto con il governo >57

economiasolidale UN CLASSICO PC DA UFFICIO INTERAMENTE OPEN SOURCE

RICICLAGGIO DEI RIFIUTI ELETTRONICI CON ATTENZIONE ALL’AMBIENTE SPERIMENTAZIONI AL VIA

NUOVA ROTTA PER CHIQUITA DOPO ANNI DI BOICOTTAGGI

UNA POLO ETICA DI COTONE ORGANICO PER COOP ITALIA

VOLONTARI INFORMATICI PER INSEGNARE INTERNET AI BAMBINI DI UN QUARTIERE DISAGIATO A MILANO

AUMENTANO GLI INCIDENTI SUL LAVORO PER GLI STRANIERI

Un pc da ufficio, equipaggiato di una suite per la gestione aziendale in vendita ad un costo accessibile (fogli di calcolo, word processor, contabilità e gestione corrispondenza ed email con antivirus e antispam). Nulla di strano se non fosse interamente di origine open source, pronto all’uso e performato sulle esigenze di un ufficio medio. L’iniziativa si chiama OpenPc e propone un classico Pc a 2,8GHz a un costo inferiore ad ottocento euro dotato di sistema operativo Linux Suse 9.3 Professional localizzato, ed una suite di oltre duecento applicazioni libere da diritti, dalla manipolazione delle immagini digitali ai programmi per la telefonia Ip. Il browser prescelto è Firefox, la cui diffusione cresce a ritmo vertiginoso grazie all’affidabilità e al libero download offerto dagli sviluppatori. L’iniziativa ha una valenza duplice, da un lato commerciale perchè gli stock che seguiranno il lancio verranno proposti con un contratto pluriennale di assistenza (anche se a costo calmierato) e dall’altro etico e filosofico, come affermazione del principio secondo cui il software deve essere libero, a parità di prestazioni e qualità. L’offerta del servizio di assistenza a basso costo è una risposta indiretta alla campagna pubblicitaria di Microsoft secondo cui il costo operativo di un pc open source per un ufficio è elevato a causa della difficoltà e del costo dell’assistenza tecnica.

In Italia ogni anno finiscono in discarica più di un milione di pc e 200 mila portatili. Secondo la Commissione Ue, è triplicato negli ultimi cinque anni il numero dei rifiuti elettronici nelle discariche. Il tema dei rifiuti elettronici diventerà di importanza sempre maggiore nei prossimi anni, complice la normativa europea che impone l’adozione di misure adeguate e piani di smaltimento, a carico del produttore, già dal prossimo anno. Per il noprofit l’emanazione di questa direttiva europea e il recepimento nazionale aprono un vastissimo campo di applicazione, dalla progettazione di servizi al reutilizzo dei materiali e delle tecnologie ritenute obsolete ma ampiamente sfruttabili. Le prime iniziative cui guardare sono già al via. Oltre ai seminari della Camera di Commercio di Milano e ad alcune realtà e aziende private che si stanno strutturando, vi sono studi operativi di intervento come quello studiato da Confservizi Emilia Romagna, regione in cui saranno prodotti nei prossimi due anni ben 20 mila tonnellate di rifiuti elettrici e elettronici (Raee). Un quantitativo considerevole per il quale è stato presentato un progetto di sistema a rete, che comprende raccolta, trasporto riciclo e smaltimento, da attivare in maniera integrata e nel rispetto dell’ambiente, con la collaborazione di produttori, enti locali, cittadini e società di servizi del settore. Il progetto mira al raggiungimento delle normative europee che impongono ai paesi membri la raccolta separata dei Raee prodotti dalle famiglie per un tasso di almeno 4 chilogrammi per abitante all’anno, entro il 31 dicembre del 2006. Si prevede l’affiancamento di nuovi punti di raccolta accanto ai 300 pubblici già presenti sul territorio, il trasporto in contenitori idonei verso gli impianti di trattamento dove i Raee verrebbero analizzati secondo protocolli di sicurezza predefiniti e inviati, a seconda dei casi, al reimpiego e alla commercializzazione o al riciclaggio dei componenti.

Certificata Sa8000 negli ultimi tre anni per i suoi siti produttivi in Honduras, Guatemala, Colombia, Panama e Costa Rica, Chiquita dichiara di aver cambiato rotta ed è diventata la prima azienda produttrice di banane ad essere certificata eticamente in America Latina. Dopo essere stata oggetto di importanti campagne di boicottaggio negli scorsi anni, la società si è aggiudicata l’Ethic Award nella categoria “personale e processi interni”, riconoscimento promosso dal settimanale GdoWeek e da Kpmg Consulting Business Advisory Services che premia le migliori iniziative di responsabilità sociale d’impresa poste in essere da aziende del largo consumo e della distribuzione. Chiquita ha adottato lo standard di Rainforest Alliance, organizzazione non-profit che ha definito standard produttivi finalizzati a ridurre l’impatto ambientale delle colture tropicali, completando il processo di certificazione di tutte le aziende di proprietà in America Latina e del 75% dei produttori indipendenti dai quali Chiquita acquisisce le banane. La società aveva anche ricevuto il premio “Corporate Citizen of the Americas” per aver avviato un programma di finanziamento in collaborazione con il governo honduregno per la concessione di prestiti agevolati a centinaia di dipendenti per l’acquisto di abitazioni.

Prodotta dopo una lunga fase di analisi del prodotto in collaborazione con la Fondazione svizzera Remei Ag, la maglietta polo della linea “Solidal Coop” è in distribuzione nei punti vendita Coop. La materia prima viene prodotta e lavorata dalla Remei Ag, azienda certificata Sa8000 e che produce cotone organico in India e in Tanzania. Nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto, Patrick Hohmann di Remei ha sottolineato la validità del progetto “BioRe” di Remei, spiegando come l’impostazione di forte aiuto allo sviluppo delle comunità locali abbia caratterizzato la crescita del progetto in India prima e in Tanzania successivamente e come la scelta del cotone organico, che aveva presentato alcune difficoltà iniziali, sia stata determinante per il successo dell’iniziativa. La partnership con Coop Italia non è stata basata sul semplice acquisto del prodotto finito ma ha riguardato la progettazione di un prodotto nuovo, adatto al mercato italiano e sviluppato da Coop attraverso la sua divisione che si occupa dei prodotti della linea Solidal Coop e di tutti i prodotti a marchio Coop. Il quantitativo di polo etiche messe sul mercato è di soli sessantamila pezzi sui quali poi verrà valutato se proseguire. Coop Italia ha 1300 punti vendita e oltre sei milioni di soci che la rendono la prima organizzazione italiana di consumatori.

Alcuni dipendenti della società “Computer Associates” hanno dato vita, come volontari, ad un laboratorio di informatica in favore dei bambini della periferia del sud est milanese. Il progetto, già testato nei mesi scorsi e segnalato da rsinews, si protrarrà fino alla fine della stagione scolastica. Ai volontari l’azienda retribuirà normalmente le ore durante le quali saranno assenti dal lavoro. Due i progetti. Il primo, concepito per alunni delle elementari, è caratterizzato da un approccio principalmente ludico e cercherà di far familiarizzare i bambini con i rudimenti dell’informatica e di internet. Il secondo, per allievi delle medie e delle superiori, si spingerà fino alla navigazione e alla costruzione di pagine web. Oltre alla didattica i volontari si sono operati per rinnovare il software e mettere in rete i computer già a disposizione nella sede del doposcuola del quartiere. Al progetto collabora la onlus “Aiutare i Bambini”, che da tre anni supporta il Comitato Inquilini del quartiere MoliseCalvairate-Ponti, a sud est di Milano, impegnato in diverse attività di sostegno agli abitanti della zona, caratterizzata da una forte densità abitativa ad alto tasso di immigrazione, con situazioni familiari difficili. «Un’ottima ragione per intervenire cercando nel contempo di attenuare il digital divide, ovvero quel fossato di natura culturale e sociale di cui saranno vittime in futuro coloro che non avranno consuetudine con l’informatica». La compagnia spiega di aver voluto superare «il classico approccio al No Profit, che si limita a destinare somme di denaro a progetti sociali». Esperienze simili sono state avviate da Computer Associates sin dal 2000 negli Usa, dove presso la sua sede principale è nata la Digital Schoolhouse, una fondazione che mette a disposizione di un pubblico di studenti, spesso non favoriti socialmente oltre a laboratori perfettamente attrezzati con computer e software di ultimissima generazione.

I dati degli incidenti sul lavoro diffusi dall’Inail evidenziano la forte crescita del rischio per i lavoratori stranieri in Italia. Nell’anno 2004, a fronte di un calo degli infortuni sul lavoro in termini complessivi, gli infortuni di lavoratori stranieri sono invece aumentati del 6,7% rispetto al 2003 e del 25% rispetto al 2002, incremento dovuto solo in parte all’aumento di lavoratori provenienti da paesi non appartenenti all’Unione Europea. I dati rilevano come 65 su mille infortuni denunciati riguardino migranti, contro una media di poco superiore a 40 su mille per il totale degli occupati. I lavoratori sono generalmente inseriti nei settori della metallurgia e delle costruzioni, dove il 25% degli infortuni colpisce proprio i migranti. Gli infortuni sono concentrati in tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, dove si verificano il 60% degli incidenti. Una delle maggiori difficoltà a rilevare il dato riguarda la situazione di clandestinità dei lavoratori. A Milano è stata denunciata la situazione paradossale di un uomo che dopo aver perduto la mano sul lavoro mentre era in nero e irregolare si è visto fermato per un controllo e quindi trattenuto per giorni in un centro di detenzione temporanea (il passo che precede l’espulsione) malgrado avesse già denunciato il suo titolare e fosse in attesa dell’inizio del processo.

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Quartieri Spagnoli: crescere dando aiuto agli emarginati

Alla fine degli anni ’70 un piccolo gruppo di cristiani un po’ eretici si installò in una delle aree più degradate di Napoli per offrire sostegno a prostitute, travestiti e mamme in difficoltà. Oggi un’associazione ha un budget annuo di 400mila euro e dà lavoro a 40 persone. SPAGNOLI, NAPOLI. Panni stesi fuori ad asciugare, bancarelle di pesce, di frutta, di chincaglierie, botteghe artigiane. Profumi di spezie, puzza di immondizia. Case senza intonaco, con i fili della luce in vista. Ma anche pregevoli esempi di architettura come la chiesa francescana di Montecalvario. Gente che viene, gente che va. È un’atmosfera un po’ da suk mediorientale quella che si respira in questo popolarissimo rione partenopeo, sorto nel Cindi Sarah Pozzoli quecento per alloggiare le truppe spagnole e oggi abitato da circa 15mila persone, soprattutto napoletani “veraci”. Una zona molto pittoresca per chi arriva da fuori e non si è fatto scoraggiare dalle guide turistiche che lo sconsigliano ai visitatori per il rischio di borseggi. Teatro di una umanità variegata, vivace, chiassosa che ispirò molte commedie di Eduardo De Filippo. Ma anche una sorta di zona franca che accoglie extracomunitari irregolari che qui possono trovare facilmente un alloggio senza tante domande e in genere da soggetti deboli in cerca di un approdo, un rifugio, un’occasione per sopravvivere. Teatro ancora oggi di storie di cronaca nera e terreno fertile per la criminalità. È qui, che alla fine degli anni ’70 un gruppo di persone decide di condividere la vita e le sofferenze «di alcuni abitanti un po’ speciali del quartiere: prostitute, femminielli e mamme» in difficoltà. «Eravamo una sorta di comunità cristiana di base legata ai Piccoli fratelli di Charles de Foucauld 1 – racconta Giovanni Laino, professore associato di urbanistica all’università di Napoli e uno dei fondatori dell’Associazione Quartieri Spagnoli che ven1 CHI ERA ne costituita nel 1986 per continuare l’attività in modo più orgaCHARLES DE FOUCAULD nizzato – tra di noi c’era Annamaria Stanco, l’attuale presidente dell’associazione, che decise di abbandonare l’insegnamento per Esploratore e religioso francese nato nel 1858 e morto nel 1916. andare a vivere in un basso dei Quartieri Spagnoli. Quell’appartaDopo una vita brillante e dissipata, mento, ‘la casa di Anna’, divenne per quelle persone un luogo di si convertì ed entrò nella Trappa (1890). Spogliatosi di ogni suo avere, incontro dove poter bere un caffé, scambiare due parole o condidopo l’ordinazione a sacerdote nel 1901 videre i propri affanni». si stabilì nel Sahara, nell’Hoggar,

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UARTIERI

dove alternò alla vita contemplativa, fra studio e preghiera, l’assistenza alle popolazioni locali. Venne assassinato da predoni ribelli senussiti. | 54 | valori |

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Dalla ‘casa di Anna’ ai ‘Nidi di Mamme’ Da allora l’associazione ha allargato via via i suoi orizzonti: dalle attività del doposcuola per i ragazzi della zona ai corsi di forma|

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STORIE DAL QUARTIERE PEPPINO HA TROVATO FAMIGLIA L’infanzia di Peppino non si può certo definire facile. Quando suo padre morì, la giovane madre lo lasciò in custodia ai nonni per vivere una nuova storia d’amore. I nonni erano due persone molto affettuose ma con problemi di alcolismo. E così un giorno bussò alla loro porta un’assistente sociale molto zelante ma “incapace di ascoltare” che avviò una lunga procedura di dichiarazione dello stato di adattabilità. Per tutelare Peppino, la sua storia, i nonni, la sua rete sociale, l’Associazione Quartieri Spagnoli avviò un progetto di tutoring personalizzato molto intenso. Gli operatori portavano il bambino a scuola, lo riportavano a casa, lo aiutavano a fare i compiti. Sostenuto e tutelato dall’associazione, oltre 10 anni fa Peppino, che oggi ha 19 anni, si scelse una famiglia adottiva con cui vive tuttora. Ha abbandonato gli studi, ma lavora ed è sereno. “Da questa esperienza – dice Laino – è nata l’idea del progetto tutor per l’affido che da molti anni viene sostenuto dal comune di Napoli”. CHIANDRASIRI VICINO AL DIPLOMA Chiandrasiri è nato in carcere negli anni ’80 perché sua madre stava scontando una pena per traffico di droga. A quei tempi alcuni immigrati singalesi, a volte ignari delle conseguenze, accettavano infatti di portare droga in Europa in cambio di un po’ di soldi. Quando sono usciti dal carcere, l’Associazione Quartieri Spagnoli li ha aiutati a trovare una casa, un lavoro e a inserirsi a scuola. Il prossimo anno Chiandrasiri prenderà il diploma di scuola media superiore. LUIGI FA VETRI ARTISTICI Luigi era un ragazzino vivace, proveniva da una famiglia popolare senza particolari problemi e ogni tanto combinava qualche malefatta. Insomma era una persona a rischio. Ai tempi della scuola dell’obbligo iniziò a frequentare il doposcuola dell’associazione dove veniva aiutato a fare i compiti ed entrò a far parte della squadra di calcetto. E così trovò un’alternativa alla strada. Ottenuta la licenza media, fece un tirocinio presso una bottega del vetro artistico grazie a uno dei primi corsi di formazione organizzato dall’associazione. Da allora sono passati più di 10 anni, Luigi lavora sempre nella bottega ed è diventato un artigiano del vetro fatto e finito. NUNZIO E GENNARO LEADER SENZA FUTURO Nunzio e Gennaro emergevano nel gruppo. Entrambi non avevano alcun interesse per la scuola, ma chi li ha conosciuti dice che erano intelligenti, vivaci, pieni di voglia di fare. Entrambi avevano alle spalle un’infanzia difficile: Gennaro era figlio di una prostituta, mentre Nunzio era stato in prigione da ragazzino. Frequentavano il centro dell’associazione dove giocavano a carte, stavano con gli amici, facevano un po’ di casino ma sembravano anche pronti ad ascoltare gli operatori che li spingevano a scegliere strade meno pericolose. Discorsi inutili. Entrambi sono morti di morte violenta. Il sostegno offerto dall’associazione non sempre riesce a cambiare un destino che sembra ineluttabile, è il commento amaro di Laino. Entrambi hanno fatto in tempo a diventare padri di due bambini che – conclude Laino – “ora è doveroso aiutare”.

Il Children Parking dell’associazione è nato per aiutare i bambini immigrati a perfezionare l’italiano.

zione per l’inserimento nel mondo del lavoro, dall’assistenza alle famiglie povere allo sportello lavoro, dall’affido familiare all’attività di sostegno a favore delle detenute del carcere di Pozzuoli. «La nostra associazione non ha un obiettivo specifico – spiega Laino – ma cerca di adeguarsi ai bisogni della comunità ed è attenta a cogliere le opportunità offerte dall’agenda politica degli enti locali e dell’Unione europea». E così, grazie alla legge 216/91 per i minori nei primi anni ’90 viene organizzato un doposcuola per aiutare i ragazzi del quartiere con i compiti e tenerli occupati con attività ricreative (sport, fotografia, ceramica, circo, teatro). Subito dopo, grazie a un programma europeo, nasce l’idea di costituire il “Parco del lavoro” con l’obiettivo di formare e quindi di inserire nel mondo del lavoro ragazzi che avevano concluso la scuola dell’obbligo. Dal ’94 una specie di svolta: l’Associazione entra a far parte del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza e diventa un partner sempre più stretto del comune di Napoli, di alcuni ministeri e dell’Unione Europea «in iniziative di prevenzione, protezione e preinserimento sociale». Qualche esempio di successo? «Sono diversi», dice Laino. In particolare: lo sportello sociale, una sorta di ufficio rivolto alle famiglie disagiate del quartiere che offre informazioni, patrocinio legale e consulenza psicologica gratis, fa da tramite con i servizi sociali del comune, dà sostegno alle donne detenute; lo sportello lavoro per i giovani disoccupati tra i 14 e i 30 anni che fa corsi di formazione, orientamento e inserimento al lavoro; il Children parking per il doposcuola dei bambini immigrati che prevede oltre ad attività ludiche anche un aiuto specifico nell’apprendimento dell’italiano e i Nidi di mamme, asili nido per bambini da 18 a 36 mesi le cui operatrici sono scelte tra donne con reddito minimo di sussistenza. |

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Da poche decine di milioni di lire a 400 mila euro

quelli degli enti locali prevedono anticipi – spiega il professore – e i rimborsi hanno un ritardo medio di sei-otto mesi rispetto all’inizio dell’attività. Tempo fa potevamo contare sulla generosità degli operatori Un balzo in avanti per le attività dell’Associazione Quartieri Spagnoli che aspettavano i fondi per essere pagati. Ora le cose stanno cambiandalla fine degli anni ‘70 a oggi che è testimoniato anche dai numeri. do: probabilmente perché non possono permetterselo, ma non aspet«Siamo partiti con un autofinanziamento di qualche decina di miliotano più di uno-due mesi. Per questo abbiamo dovuto adeguarci e inini di lire all’anno – continua Laino – e nel 2004 abbiamo chiuso il biziare a lavorare con le banche». Secondo problema: le spese non dolancio con un fatturato di 400mila euro». Niente male per una parcumentabili. «Normalmente circa il 5-10% deltenza così in sordina. Ma da dove arrivano quele spese non sono documentabili con fatture – sti soldi? Da più fonti: la più importante è rapdice Laino - pensi per esempio alle spese fisse di presentata dagli enti locali (il 40% del totale), gestione dell’associazione che ci sono anche seguono le fondazioni (20%, Children parking quando il progetto non è stato ancora approè finanziata in toto dalla Fondazione Banco di vato. Cosa succede allora? Succede che ci perNapoli), la Ue (un altro 20%) e un mix (un aldiamo sempre. Molte organizzazioni risolvono tro 20% che comprende per esempio finanziail problema facendo finanza creativa ma seconmenti da Sviluppo Italia). Del budget complesdo noi è sbagliato». Un soluzione potrebbe essivo, il 50% viene usato per coprire le spese fissere il fundraising ma «qui al Sud è difficile, non se dell’associazione, come bollette, trasporti, c’è mercato», osserva il fondatore dell’Associaecc.; il resto per il costo della forza lavoro, Irap zione. Terzo problema: «È cambiato il clima di compresa. E sì, sottolinea Laino, perché «oggi L’Associazione si performa sulle nuove riferimento - dice Laino – negli anni 70-80 c’esiamo una piccola azienda che dà lavoro a un necessità, ampliando le sue offerte. Oltre ra più spirito di volontariato, cultura del dono. dipendente fisso e a 40-50 persone con conai corsi, vi è un asilo nido le cui operatrici sono donne con reddito minimo di sussistenza. Ora forse non è più possibile dal punto di vista tratto a progetto». economico, i lavoratori tendono a una relazione più commerciale e sindacalizzata, rispetto al passato vogliono esseTutto bene dunque? Non tutto re pagati presto e meglio. A volte ci sentiamo una strana agenzia di la«Le cose si sono fatte ben più complicate rispetto a quando abbiamo voro interinale». Quarto problema collegato al terzo: «I lavoratori braaperto la casa di Anna, non solo perché siamo diventati grandi ma anvi se ne vanno o perché decidono di diventare consulenti o perché troche perché i tempi sono cambiati», osserva Laino. Ma quali sono le vano un posto stabile». La conseguenza? «Non si riesce a consolidare». principali difficoltà che sta incontrando l’associazione? Almeno quat«È una questione importante – conclude Laino – su cui le associazioni tro, secondo Laino. Prima difficoltà: i ritardi nell’erogazione dei finannon profit non stanno riflettendo abbastanza». ziamenti. «In genere né i progetti finanziati dall’Unione europea né

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Nuovi statuti | economiasolidale |

Nuovi diritti e doveri sociali, economici e ambientali

La Consulta boccia il ricorso del Governo contro la Regione Toscana. Che eleva così a bene comune il voto per gli immigrati e la convivenza, la difesa dell’ambiente e del paesaggio, la libertà di iniziativa economica e la cooperazione. Un federalismo improntato ai diritti che ha scatenato molti infruttuosi attacchi. di Paola Baiocchi

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LE LEGGI ELETTORALI REGIONALI AL 12 GENNAIO 2005 REGIONI

SITUAZIONE

Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia-Romagna Friuli V.G. Lazio

Al riesame della Commissione In Commissione In Commissione In Commissione Bozza informale presentata in Commissione Statuto il 23/11/2004 n.p. Approvata L.R. n.2/2005 - Ripropone il cd Mattarellum - 50% donne nel Listino (14 componenti) - 1/3 donne nelle liste - incompatibilità elezione per Pres. Prov e Sindaci Comuni capoluogo In Commissione Nessun PdL Approvata L.R. n.27/2004 Nessun PdL No accordo, dunque normativa statale Approvata L.R. n.2/2005 - Listino - Possibilità di voto disgiunto - Sbarramento di coalizione al 3% n.p. Impugnata dal Commissario dello Stato il 13 agosto 2004 Approvata il 7 maggio 2004 - Liste bloccate su circoscrizioni provinciali; no listino - Possibilità di voto disgiunto - Indicazione Vicepresidente - Scheda unica - Limite quote di genere n.p. Nessun PdL n.p. Applica legge statale

Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana

Trentino A.A. Umbria Valle d’Aosta Veneto

REGIONE A VARARE il nuovo Statuto regionale è stata la Calabria, che il 31 luglio 2003 ha licenziato la proposta di legge statutaria. Poche altre Regioni hanno terminato l’iter: tra queste Lazio, Puglia e Toscana che è riuscita, sul filo di lana della scadenza di legislatura di quest’anno, a votare il suo Statuto e la nuova legge elettorale con cui ha indetto le primarie e subito dopo affrontato le elezioni regionali. Negli altri consigli regionali le discussioni riprenderanno non appena si saranno formate le nuove maggioranze uscite dalle elezioni di aprile o non appena si scioglieranno i rinvii di fronte alla Corte Costituzionale. Il percorso del nuovo inquadramento toscano non è stato semplice. Approvato dal Consiglio regionale nel luglio del 2004, alcune sue parti hanno suscitato immediate reazioni morali e di diritto: il Governo lo ha infatti rimandato al giudizio della Consulta su undici punti e Monsignor Plotti, a nome dei vescovi toscani, ha cominciato a tuonare contro l’attacco alla famiglia. Il presidente della Regione Claudio Martini non ha risparmiato commenti molto netti: «Un clamoroso autogoal del governo, che vanifica un lavoro condiviso in Toscana da gran parte delle forze politiche, votato da una larghissima parte dell’opposizione. Un’autentica pagina nera per il federalismo»; a conferma del largo consenso di cui Martini parla, al suo sdegno si unisce anche Piero Pizzi di Forza Italia, che siede alla presidenza della Commissione speciale per lo Statuto.

CONTENUTO

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A PRIMA

ANNO 5 N.30

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GIUGNO 2005

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ABRUZZO

Approvato dall’Assemblea in seconda lettura il 21 settembre, è stato però impugnato dal Governo il 28 Ottobre 2004. In attesa della sentenza, la Regione Abruzzo ha approvato in prima lettura, il 9 novembre, un nuovo statuto che accoglie i ricorsi del Governo.

BASILICATA

La Commissione ha licenziato la sua proposta il 22 dicembre 2003, ma ancora non è stata esaminata da parte dell’Assemblea.

CALABRIA

È entrato in vigore il nuovo statuto.

CAMPANIA

Approvato in prima lettura il 17 settembre.

EMILIAROMAGNA

Approvato in seconda lettura il 14 settembre, è stato però impugnato dal Governo. La sentenza della Corte Cost.le n. 379 accoglie solamente la norma che stabilisce l’incompatibilità della carica di assessore con quella di consigliere. Dovrà essere modificato, pertanto, unicamente l’art.45, comma 2, dello Statuto.

LAZIO

È entrato in vigore il nuovo statuto.

LIGURIA

Approvato in seconda lettura dal Consiglio il 28 gennaio 2005.

LOMBARDIA

La Commissione sta ancora esaminando la bozza tecnica elaborata dagli esperti di supporto. Il Consiglio ha approvato la proroga alla Commissione fino al 30 giugno 2004.

RAGHU RAI / MAGNUM PHOTOS

STATUTI VOTATI REGIONE PER REGIONE

Ma quali sono i punti sottoposti al giudizio della Corte Costituzionale e che tanto hanno infiammato sia Monsignor Plotti che l’allora ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia? Sono alcuni dei “principi generali” e alcune delle “finalità principali” della Carta Toscana: in primo luogo il riconoscimento delle altre forme di convivenza, cioè le coppie di fatto, ma poi anche la promozione del diritto di voto agli immigrati, il rispetto dell’equilibrio ecologico e la tutela dell’ambiente, e poi le norme per il rispetto, la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico; infine la promozione dello sviluppo economico e la valorizzazione della libertà di iniziativa economica e di cooperazione. «Competenze dello Stato come prevede la Costituzione», secondo gli avvocati del governo, «quesiti inammissibili o infondati» per la Consulta presieduta da Valerio Onida che nella sentenza di venticinque pagine scritta da Piero Alberto Capotosti rigetta tutti i ricorsi presentati perché «la formulazione di proposizioni statutarie del tipo predetto hanno principalmente la funzione di legittimare la Regione come ente esponenziale della collettività regionale e del complesso dei relativi interessi ed aspettative».

«Critiche inammissibili o infondate»

MARCHE

L’Assemblea ha approvato definitivamente lo Statuto il 4 dicembre.

MOLISE

Il 30 ottobre 2003 la Commissione ha definito una bozza che ora è sottoposta a consultazioni esterne.

PIEMONTE

Il 19 Novembre il Consiglio ha approvato in seconda lettura lo statuto.

PUGLIA

È entrato in vigore il nuovo statuto.

TOSCANA

È entrato in vigore il nuovo statuto.

UMBRIA

Approvato dall’Assemblea in seconda lettura il 29 luglio 2004, è stato però impugnato dal Governo. La sentenza della Corte Cost.le n. 379 accoglie solamente la norma che stabilisce l’incompatibilità della carica di assessore con quella di consigliere. Dovrà essere modificato, pertanto, unicamente l’art.66, commi 1 e 2, dello Statuto.

Sugli altri sei punti di contrasto i giudici hanno espresso un parere di merito, giudicando sempre “infondate” le critiche avanzate dal governo: non sono quindi incostituzionali la richiesta di approvare in consiglio regionale il programma di governo entro dieci giorni dalla sua illustrazione, l’esclusione dell’obbligo di motivazione nell’accesso agli atti amministrativi meramente esecutivi, le nuove modalità di organizzazione amministrativa, un ruolo di intervento nei tributi locali, il rapporto con gli atti della Comunità europea, le modalità per tenere i referendum. Grande soddisfazione viene espressa, dopo la sentenza della Consulta, da tutte le forze che hanno lavorato alla Carta regionale: Martini dichiara che «è un giorno bellissimo per la Toscana»; Piero Pizzi ribadisce che «la Commissione ha lavorato bene e la Toscana ha un ottimo Statuto». Monsignor Plotti, sportivamente, dichiara: «Le nostre istanze non sono state tenute in totale considerazione. Ciò che importa è che non si faccia confusione tra la famiglia nata dal matrimonio e le coppie omosessuali». L’Udc invece, da sempre contrario allo Statuto, per bocca di Marco Carraresi commenta: «Con una sentenza simile la Corte sancisce che nello Statuto sono state scritte norme che non hanno caratteristica di norme, ma semplici indicazioni politiche».

L’occupazione di minori, tra i 4 e i 14 anni, riguarda ancora oltre quindici milioni di indiani. Ancora diffuso anche il lavoro ad oltranza per assolvere a debiti personali, una forma di schiavitù.

> India

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mokadesign.it

| fuorigiri |

Brevettabilità del software

I comunisti del codice aperto e le major di Giacomo Cosenza

Servirà a risvegliare anche i politici che sono quelli che leggono più giornali di tutti. Si sveglieranno quelli di destra e quelli di sinistra. I politici di sinistra perché capiranno che open source è solamente un nome più “riformista” di software libero. Quelli di destra perché tra un poco ci sarà un bel travaso di soldi, da una parte all’altra. Ancora non mi capacito di come sia possibile dire che il sofware libero e il codice aperto non siano nè di destra nè di sinistra. Verrebbe quasi voglia di inventare due nuovi termini per la destra e la sinistra: la sestra e la dinista. Per la sestra e la dinistra il software libero e il codice aperto non sono ne di destra ne di sinistra, ma per i concetti che a me sono stati trasmessi di destra e di sinistra, il software libero e il codice aperto sono di sinistra, mentre il software proprietario e il codice chiuso sono di destra. Non lo dico io, lo dice Bill Gates in persona, ossia la massima espressione al mondo del software proprietario e del codice chiuso. È proprio lui a chiamare “i comunisti” quelli del software libero e del codice aperto. Poi, visto che deve dare una mano anche alle major dell’intrattenimento, chiama “i comunisti” anche quelli dei creative commons. Bene, proviamo a usare la stessa sostanza, ossia l'estremismo emozionale alla Bill Gates. Contro il software libero e il codice aperto quelli che più di tutti hanno da rimetterci sono i monopolisti. Non è un caso che sia stato Bill Gates e non Pippirimerlo a insistere sull’associazione concettuale di cui sopra. Quelli che più di tutti hanno Le multinazionali da guadagnarci, dal software libero e dal codice aperto, sono tutti dell’informatica, alleate gli altri. Nel software, la massima parte dei monopolisti con Hollywood, cercano di esportare con misure legali (con pochissime anche se chiarissime eccezioni) sono multinazionali il monopolio anche in Europa americane. Tutti gli altri, invece, sono il resto del mondo o quasi, Europa compresa. Bene, qualche conclusione preliminare. Chi più di tutti ha da temere dal software libero e dal codice aperto sono le multinazionali americane del software. Chi più di tutti ha da temere dai creative commons sono le multinazionali americane dell'intrattenimento. E che ti fanno le multinazionali americane del software? Appena capiscono che il software libero e il codice aperto rischiano di mettere a repentaglio la loro posizione monopolista sul mercato del software, anche geo-economicamente parlando, si inventano l’esportazione della brevettabilità del software in Europa, un poco come stanno esportando la loro democrazia. Non vale neppure la pena soffermarsi sugli aspetti tecnici della brevettabilità del software. A proposito di estremismo emotivo (che altri chiamano strategia di comunicazione), vi basti la seguente sintesi: la brevettabilità del software come incentivazione all’innovazione è scientificamente dimostrabile quanto se non meno dell’incentivazione prodotta sulla creatività artistica dall’uso di sostanze stupefacenti. Da una parte si fa un gran bel servizio alle associazioni a delinquere e un cattivissimo servizio all’arte e agli artisti che la creano. Dall’altra parte di fa un gran bel servizio ai monopolisti e un pessimo servizio alla libertà. Quello che invece sto ancora aspettando di capire è come reagiranno le multinazionali americane dell’intrattenimento quando anche gli artisti avranno imparato la lezione dai programmatori che sono un poco artisti anche loro. Qualcuno lì fuori ha idee?

A

vecchi valori

nuovi valori il mensile di economia sociale e finanza etica

NCHE I GIORNALI SI STANNO SVEGLIANDO.

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Valori lo leggi solo se ti abboni [10 numeri 25,00 euro ˜ sostenitore 50,00 euro] Telefona dalle 9.30 alle 15.30 al numero 02 67479116 o entra nel sito www.valori.it

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ANNO 5 N.30

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altrevoci

economiaefinanza

PROPOSTE E IDEE DI SBILANCIAMOCI PER UNA ECONOMIA DEL CAMBIAMENTO

LE OSCURE ESPRESSIONI DEL MONDO FINANZARIO

UNA GUIDA PER L’ECOLOGIA QUOTIDIANA

ECONOMIE SANE E SCHIAVITÙ BANCARIA

LA VITA SULLA TERRA E IL BUCO DELL’OZONO

COSTRUIRE LA MEMORIA DOPO LA VIOLENZA

“Sbilanciamoci” è una campagna sorta cinque orsono con l’obiettivo di sviluppare un’analisi critica della spesa pubblica, con particolare attenzione alla Legge Finanziaria. Tra i compiti della campagna vi è l’individuazione di percorsi alternativi di spesa, individuando le scelte concrete attraverso cui costruire orientamenti al servizio dei diritti, dell’uguaglianza e della pace.“Atlante di una nuova economia, politiche e pratiche del cambiamento” raccoglie le riflessioni che Sbilanciamoci ha saputo costruire nella sua attività che ha visto attivi numerosi economisti e operatori del sociale che, anche nel corso di alcuni rilevanti convegni, hanno cercato di tracciare le linee di un possibile e diverso approccio allo sviluppo finanziario e sociale italiano. A Bagnoli nel 2003 e a Parma nel 2004, nel corso di due forum, sono stati affrontati domande semplici ma nodali, ad esempio come riformare il welfare, ridurre le diseguaglianze, tutelare il lavoro e cercare alternative sostenibili nella produzione e nei consumi. Secondo gli autori del volume «alcune strade di cambiamento sono già indicate da nuove politiche e percorse da esperienze concrete nell’economia solidale, nel commercio equo, nella finanza etica”. All’interno del volume vi sono interventi dedicati al tema della flessibilità e del ruolo dell’intervento pubblico nell’economia oltre alla tassazione dei capitali e alla responsabilità sociale delle imprese. L’ultima sezione affronta il tema delle esperienze di economie sviluppate su modelli alternativi, dai distretti di economia solidale al tema delle assicurazioni eticamente orientate.

Parola per parola, ecco spiegata l’informazione economico-finanziaria. Vieri Poggiali, docente di giornalismo economico all’Università Cattolica di Milano, si occupa da anni di informazione economica, come collaboratore di riviste e siti informativi e come responsabile delle relazioni esterne della Montedison e per altre società. Ha curato un glossario dei termini usati ed abusati dall’informazione economica con particolare attenzione al fenomeno dei termini ibridi anglo-italiani utilizzati con disinvoltura nel gergo finanziario con l’effetto probabile di rendere altamente incomprensibili concetti spesso alla portata anche dei non addetti ai lavori. Il “frasario vagamente esoterico” che dai quotidiani specializzati è arrivato alle redazioni di riviste, telegiornali e periodici, viene riportato al suo significato tecnico originale, con la semplicità di traduzione dei concetti che contraddistingue la scrittura di un vero esperto di economia da quella di un neofita.

«Una semplice domanda: vogliamo continuare ad essere una parte del problema o diventare parte della sua soluzione?». La piccola guida “L’ecologia, ogni giorno” realizzata da vari organismi ambientalisti europei, tra cui Legambiente, presenta dei dati sulle abitudini quotidiane che maggiormente incidono sul degrado ambientale e tante piccole regole che possono contribuire alla costruzione di nuovi stili di vita. Le schede allegate al volume, presentate in una forma discorsiva e a scopo didattico, partono da presupposti generali (del tipo: “se possibile meglio evitare di prendere la macchina in città”) per entrare subito dopo nel merito delle piccole attenzioni che possono permettere comportamenti ecosostenibili. Per esempio, si spiega come e perchè sarebbe possibile ridurre i consumi domestici di acqua o come sostituire i detersivi e altri prodotti chimici con prodotti maggiormente degradabili. La pubblicazione è stata realizzata con il sostegno della Comunità Europea nell’ambito del progetto di sensibilizzazione ambientale.

La premessa è abbastanza chiarificatrice dell’approccio dell’autore: «la frode fondamentale della Banca, che lucra l’interesse dal denaro che crea dal nulla per prestarlo, viene qui spiegata con chiarezza politicamente scorretta». L’immagine di copertina, che ritrae John Rockefeller Sr mentre omaggia di una moneta da dieci centesimi un bambino povero di fronte al fotografo, rafforza il concetto. Secondo Blondet, che ha al suo attivo numerose indagini sui grandi poteri oligarchici e i gruppi di pressione finanziaria, «il capitalismo si dirige verso il suo suicidio» retribuendo sempre più il capitale e sempre meno il lavoro, per il quale si attinge ai paesi emergenti, sostenendo «nel corpo del terzo mondo indo-cinese, un primo mondo che si contenta di paghe terzomondiste di laureati con invidiabile livello tecnico, alta qualità di educazione e saperi moderni» con un disequilibrio complessivo tra salari, costi dei beni e delocalizzazione di cui profittano solo nell’immediato i sistemi finanziari.

Paul J. Crutzen, premio Nobel per la chimica con Sherwood e Molina nel 1995, è tra gli scienziati che hanno permesso di scoprire il cosidetto “buco nell’ozono”. Attivista nel campo delle scienze ambientali, presenta in questo volume la sua riflessione sulla nuova era che l’uomo ha inaugurato per il pianeta Terra, definita “l’era dell’Antropocene”. Come spiega l’autore, «in un tempo brevissimo la nostra specie ha alterato in modo radicale tutti gli ecosistemi esistenti, dalla foresta amazzonica alle barriere coralline, riproducendosi a una velocità senza precedenti e provocando insieme l’estinzione di numerose specie animali e vegetali. L’uomo ha modificato la composizione dell’atmosfera fino a generare concentrazioni di gas serra paragonabili, se non addirittura superiori, a quelle che in passato posero fine alle glaciazioni. La Terra è così diventata via via più calda, più luminosa e più opaca e in corrispondenza del Polo Sud si è aperto negli ultimi decenni un enorme buco nello strato di ozono che avvolge il globo, con gravi rischi per la nostra civiltà».

Curato da Alessandro Triulzi per la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, “Dopo la violenza, costruzioni di memoria nel mondo contemporaneo” raccoglie alcuni saggi su un tema di grande importanza nel mondo contemporaneo: la ricostruzione della memoria nelle società postcoloniali e postcomuniste. La condizione primaria per poter uscire dalla crisi, spiega infatti il curatore del volume, « implica la necessità di guardare il passato e riconoscerlo come tale. Solo così si potrà ritrovare la fiducia in una comune identità collettiva». Il tema della memoria viene affrontato nel testo sia come “memoria della violenza” (la cui ricostruzione anche dettagliata è finalizzata a superare un passato traumatico) sia come “violenza della memoria”, indicata come «spesso fondatrice di una nuova violenza, tale da diventare strumento di aggregazione del gruppo e della sua identità». La violenza da analizzare e superare, perchè generatrice di altra violenza, in un meccanismo perverso che molti autori, auspicando un riconoscimento dei traumi del passato, vorrebbero fosse superato.

AMBIENTE E AUMENTO DEI CONSUMI DELLA CLASSE MEDIA NEI PAESI EMERGENTI

VIRGINIA COBELLI, GRAZIA NALETTO (A CURA DI) ATLANTE DI UN’ALTRA ECONOMIA

CDG, 2005

S. YFANTS, S. GENERALI L’ECOLOGIA, OGNI GIORNO

MAURIZIO BLONDET SCHIAVI DELLE BANCHE

Legambiente, 2004

Effedieffe, 2005

PAUL J. CRUTZEN BENVENUTI NELL’ANTROPOCENE

ALESSANDRO TRIULZI (A CURA DI) DOPO LA VIOLENZA

NORMAN MYERS, JENNIFER KENT I NUOVI CONSUMATORI

Mondadori, 2005

Ancora del Mediterraneo, 2005

Edizioni Ambiente, 2005

Manifestolibri, 2005 | 62 | valori |

ANNO 5 N.30

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VIERI POGGIALI ORSO IN PIAZZA AFFARI...

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SOCIETÀ E DIRITTI DOPO L’11 SETTEMBRE Gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno lasciato una pesante eredità di conseguenze sui diritti civili. Accanto all’affermazione di pratiche che nel silenzio internazionale avvengono nella costante illegalità, come la detenzione dei prigionieri afgani a Guantanamo o i ripetuti fenomeni di tortura o coercizione nelle prigioni irachene, è l’insieme dei diritti individuali che, soprattutto negli Stati Uniti, ha maggiormente risentito dell’avvio della “guerra permanente” al terrorismo. Jean Claude Paye, sociologo e collaboratore di “Le Monde Diplomatique”, ha esaminato dapprima la situazione del Belgio, rilevando relazioni e costanti con quanto accaduto in numerosi paesi occidentali dopo l’attentato di New York. Simboleggiati dal Patriot Act, la legge statunitense simbolo delle nuove forme di limitazione delle libertà civili, queste leggi, secondo l’autore «hanno generalizzato le procedure di eccezione, neutralizzando le garanzie costituzionali».

Venti nazioni in transizione economica verso la ricchezza vengono analizzate sulla base delle nuove esigenze di consumo del ceto medio e degli effetti di questa rapida crescita sulla sostenibilità ambientale. La ricerca di Myers e Kent, pubblicata da Edizioni Ambiente, parte dalla constatazione che i privilegi non sono più una caratteristica dei soli paesi industrializzati. Nelle economie emergenti aumenta il potere economico della classe media e i consumi espressione di un diverso e più opulento stile di vita. «Il mondo è in piena transizione, ma si tratta di una transizione che non mancherà di avere un carattere ambientale, I nuovi consumatori possono permettersi di avere la carne tutti i giorni, il che comporta un pesantissimo impatto sulle disponibilità di cereali e di acqua per effetto dell’allevamento industriale del bestiame. E possono ampliare il loro parco automobilistico senza problemi, con tutto ciò che ne deriva in termini di inquinamento locale e globale». Non si tratta ovviamente, sottolineano gli autori nella premessa, di negare ora l’accesso a questo per noi consolidato benessere ma di trovare urgentemente dei correttori che consentano di indirizzare verso soluzioni ecosostenibili le produzioni e i consumi, iniziando dai paesi industrializzati che più a lungo hanno goduto dei benefici e degli eccessi della produzione e del consumo, a danno dell’ambiente.

JEAN-CLAUDE PAYE LA FINE DELLO STATO DI DIRITTO

Manifestolibri, 2005

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ANNO 5 N.30

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narrativa

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UN INCONTRO NELLE STRADE DI HONG KONG

PERDONI IMPOSSIBILI IN UNA FAVOLA NERA

Un uomo maturo e una giovane donna percorrono le strade di Hong Kong. Lui, immerso nella memoria, coglie nella città solo i segni appartenenti al passato, al suo arrivo nell’isola, al difficile cammino fin lí percorso. Lei, proiettata verso il futuro e sognatrice, vede in ogni angolo della città uno spunto per le proprie fantasie diventare attrice, sposarsi, raggiungere il successo. Opposti e paralleli, i due incontrano le stesse persone, frequentano gli stessi luoghi, ma tutto ispira loro pensieri e sentimenti rovesciati. Finché in un cinema si troveranno l’uno di fianco all’altra. Una storia intessuta di sguardi, lacune, coincidenze, pudica e sentimentale. «L’intersezione di luce e colore, silenzio e lacrime... parole prese a prestito su sogni rivisitati», come ha scritto Wong Kar-wai, che da questo libro ha tratto il suo film “In the Mood for Love”. Il racconto filmato dell’incontro tra il signor Chow e la sua vicina di stanza, la signora Chan (interpretati da Tony Leung e Maggie Cheung) è stato premiato a Cannes e vincitore di un Cesar come miglior film straniero.

Giocato sul filo della realtà e dell’immaginazione, che quasi si confondono e si fondono, Esecuzioni è allo stesso tempo romanzo e favola nera. Lulù ha trentotto anni, un figlio di sette e un ex marito. Insegna in un carcere femminile e le ragazze che segue con dedizione ricambiano amorevolmente le sue attenzioni. Perché lei, più che istruire, ascolta e coinvolge, vicina com’è alle loro pene di donne. Lulù, con il senso di giustizia che l’accompagna, non accetta compromessi, invocando quell’ideale di purezza che le fa credere che alcune nefandezze vadano estirpate, alcuni malvagi eliminati. Sognatrice e visionaria, ha alle spalle un’infanzia serena e il ricordo-ossessione dell’amore sincero dei genitori che, a distanza di anni, le impone un risarcimento, la giusta ricompensa per un matrimonio fallito e un sentimento brutalmente violato dalla passione morbosa del marito per le donne nane. Si fa chiaro allora in lei un desiderio insopprimibile, una sete di vendetta. «Perché è la cosa giusta. Perché è impossibile perdonare. Perché non ci può essere un ritorno».

LIU YICHANG UN INCONTRO

Einaudi, 2005

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IN VIAGGIO TRA SUONI E ODORI LONTANI PER L’ENTE NAZIONALE DELLA CINEMATOGRAFIA L’Ente Nazionale della Cinematografia Popolare lo ha inviato in terre lontane da cui dovrà riportare suoni e immagini. Racconto di viaggio scandito da quattro sequenze, il romanzo di Nori mostra la sensazione di straniamento che il viaggio, appena lasciate le metropoli meta di incontri e confronti ancora gestibili, può dare. «Amiri Baraka dice che il blues è nato quando gli schiavi negri sono diventati americani. Quando hanno cominciato a usare l’inglese. Quando uno di loro ha alzato la testa dal suo campo di cotone e ha detto Oh, Ahm tired a dis mess. I, oh, yes, Ahm so tired a dis mess. Oh, sono stanco di questo schifo. Io, oh, sì, son proprio stanco di questo schifo. Guy Martin dice che le cinquecentotrenta miglia da Memphis a New Orleans dovrebbero farle tutti gli americani che hanno più di ventun anni. Dice che questa è la loro Mesopotamia, il posto dove è nata metà della loro musica. Poca gente, dice Guy Martin, fa questo viaggio da Memphis a New Orleans, per via del fatto che il delta del Mississippi è un posto brutto, uniforme, piatto, caldo, noioso. Proprio per quello, dice, bisogna andarci». Lungo le rotte della Trasiberiana si sviluppa personaggio dopo personaggio una geografia dell’arte di sopravvivere tra «vecchie contadine assiepate alle fermate e nuovi biznesmèn sgraziatamente fasciati di Armani e intraprendenti neurochirurghe dedite a massaggi armonici».

ROMANA PETRI ESECUZIONI

PAOLO NORI ENTE NAZIONALE DELLA CINEMATOGRAFIA POPOLARE

Fazi, 2005

Feltrinelli, 2005

GIUGNO 2005

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fotografia

IMMAGINI DI BERENGO GARDIN DAL 1954 AD OGGI

FOTOGRAFIE DA DOVE SEMBRA NON CI SIA NULLA 56 immagini fotografiche, bianco e nero e colore che riasumono dieci anni di viaggi nel vuoto delle regioni remote del mondo. Nextonothing di Alberto Giuliani è un viaggio immaginario tra i deserti della terra, aridi di colore, di luce e di pensieri. Nextonothing è un punto di vista fotografico e curatoriale, un modo di porsi nuove domande senza sapersi dare risposte. Un filo che tiene sospeso il fiato alla ricerca dei dettagli sottili dell’esistenza. Il volume è un viaggio personale, malinconico e emozionante, e insieme un percorso universale colto e ragionato che descrive il nulla dell’esistenza con una concretezza fredda ma mai cinica. Nextonothing è un punto di vista fotografico e curatoriale, un modo di porsi nuove domande senza sapersi dare risposte. Su questa opera si è anche sviluppato un evento multimediale nei teatri, “Samarcanda - Suite per musica, immagini e voce”, con la collaborazione dell’attore Gioele Dix.

Logos, 2004

IL DESTINO SEGNATO DI JOSÈ DE RISSO

LA GLACIALE PERFEZIONE DI LORETTA LUX

Nascere con una voglia a forma di foglia di quercia sulla schiena è segno di sventura. Con questo marchio, il giorno di San Bartolomeo, viene alla luce José de Risso da una ragazza madre che muore poco dopo il parto. Nel giorno del battesimo del piccolo, il prete rovescia l’acqua benedetta. Il destino del bambino sarà segnato dalla disgrazia. Allevato dalla nonna, una fattucchiera di paese, esperta di erbe, farà tesoro di tutte le sue conoscenze. La breve vita di José de Risso si snoda nell’ambiente rurale, chiuso e soffocante, di un paesino di confine tra Portogallo e Galizia. Morirà a trentatré anni, temuto in vita per le sue arti magiche e venerato in morte come un santo da quando i suoi compaesani scoprono che, a sei anni dalla sepoltura, le sue spoglie hanno cambiato posto e le sue carni sono rimaste intatte. La sua tomba diverrà oggetto di pellegrinaggio. Un libro in cui le erbe, la magia e la credulità nel soprannaturale si fondono con la miseria quotidiana e con i riti legati alle stagioni, non lasciando mai presagire un futuro migliore.

Un elemento estraniante ed inquietante accompagna la visione delle immagini di Loretta Lux. La bellezza dei volti e delle pose dei bambini ritratti, la serietà delle espressioni e la mancanza di difetti evidenti trasforma dei soggetti vitali in icone. Privi di sbavature e imperfezioni, rasentano la fredda precisione. La luce degli sfondi sembra postnucleare. I soggetti sembrano vivere in uno stato di sogno che con il mondo degli adulti non ha niente a che fare, eppure ci sollevano tutta una serie di domande. Metà manichini e metà angeli rinascimentali, i soggetti dei ritratti di Loretta Lux rappresentano l’infanzia per definizione. Come i bambini dei quadri antichi, permettono di osservare l’infanzia con candore e curiosità, di scoprire la differenza tra lo stato onirico di quell’età e la propria condizione di adulti. Le fotografie di Loretta Lux parlano anche di molto altro, di arte, tempo, vita. Come i bambini e come l’arte, queste fotografie sono specchi in cui vediamo noi stessi, forse quei noi stessi che, in passato, avevano volti simili a questi piccoli e misteriosi estranei

FRAMMENTI DI UN GRANDE CROLLO FINANZIARIO NELLE IMMAGINI DI BANKRUPT Il caso Enron, che ha ispirato un film e numerosi documentari, è stato il segnale che esisteva un fenomeno cui rivolgere l’attenzione. Philip Toledano ha iniziato a interessarsi al tema dei crack finanziari, chiedendosi da fotografo quali immagini potessero raccontare la scomparsa a volta repentina di società che, crollando in Borsa e sottoposte a inchieste giudiziarie, dovevano chiudere uffici e filiali. Le sue immagini sono asciutte, quasi l’elemento umano avesse lasciato il posto ai simulacri dell’attività. Uffici ormai abbandonati, dettagli di un lavoro che sembrava poter conquistare il mondo e si è dissolto nella virtualità che lo caratterizzava. Toledano sottolinea l’aspetto quasi tattile della percezione di uno stravolgimento improvviso dei ritmi degli uffici delle grandi società finanziarie, dove tutto accade velocemente, fino al crollo. «All’inizio di 2001 ho cominciato a ritrarre immagini di uffici recentemente abbandonati. Ero interessato a capire quali tracce restavano delle persone che lì avevano lavorato. Per me era un progetto di “archeologia economica”. Se si cammina in un ufficio da poco abbandonato si avverte una sensazione unica e strana. Si avverte ancora il rumore dei condizionatori d’aria che non sono stati staccati. Si possono vedere un appendiabiti che aspetta pazientemente un cappotto. Un cassetto farcito con ormai inservibili brochure da portare via. Vi sono dappertutto segnali di vita, ma di una vita interrotta».

Le immagini di Gianni Berengo Gardin pubblicate da Contrasto saranno esposte a Milano e Parigi. Sarà un’occasione per poter visitare la più ampia selezione di lavori di uno dei più apprezzati e conosciuti fotografi italiani. Il volume raccoglie un’ampia selezione del suo lavoro, dal 1954 ad oggi. « Io cerco ogni volta una storia diversa, perché egoisticamente voglio vivere la storia che fotografo. Le storie sono ogni volta diverse, interessanti. Hai sempre da imparare. Io vivo fotografando. La fotografia è il mio sangue. Quello che la benzina è per l’automobile. Mi fa andare avanti, mi dà la carica...». Il volume presenta la più completa antologia di Berengo Gardin, dai primi scatti amatoriali alle foto pubblicate sul Mondo di Pannunzio e su altre importanti riviste, fino ai celebri lavori su Venezia, Parigi, i manicomi del 1968, la Luzzara di Zavattini, la disperata allegria degli zingari, il lavoro nelle fabbriche, la quotidianità degli italiani. Momenti fermati dal più grande fotografo italiano, attento e sensibile interprete della nostra vita.

LORETTA LUX RITRATTI IMMAGINARI

PHILIP TOLEDANO BANKRUPT

GIANNI BERENGO GARDIN FOTOGRAFIE

Contrasto, 2005

Twin Palms Publishers, 2005

Contrasto, 2005

JOSÉ RIÇO DIREITINHO BREVIARIO DEGLI ISTINTI MALVAGI

Einaudi, 2005

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ANNO 5 N.30

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ALBERTO GIULIANI NEXTONOTHING

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GIUGNO 2005

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L’IMMAGINE NELLA FOTOGRAFIA SVIZZERA

contrasto

multimedia

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IL FILM CHE HA CAMBIATO IL MENU DI MCDONALD’S

LA MORTE A BHOPAL SECONDO PAOLINI Il disastro di Bhopal del 1984 fu il peggior disastro industriale della storia. Fu causato da un rilascio accidentale di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), dall’Union Carbide una ditta che produceva pesticidi localizzata nel cuore della città di Bhopal, nello stato del Madhya Pradesh, in India. Il rilascio di isocianato di metile, iniziò poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984, uccise più di 3.000 persone, avvelenandone da 150.000 a 600.000; almeno 15.000 morirono come conseguenza dell’intossicazione. Alcune fonti affermano che il disastro provocò un numero ancora maggiore di morti e feriti. Nel novembre 2004 gli investigatori della BBC confermarono che la contaminazione era ancora attiva. Marco Paolini, nell’ambito dei monologhi sul presente realizzati per la rubrica di informazione “Report” della Rai diretta da Milena Gabanella, ha portato in scena la tragedia di Bhopal, il più clamoroso esempio di usurpazione del Terzo Mondo da parte della finanza occidentale e di spregio dei diritti umani delle popolazioni locali.

La Televisione Svizzera Italiana produce da anni filmati di grande qualità visiva e di notevole prestigio oltre a partecipare a numerose produzioni internazionali culturali e di reportage. Cineasti affermati hanno realizzato ora una serie di documentari per le testate federali del gruppo SSR-Idée Suisse e dal confronto creativo e personale tra fotografi e cineasti, è scaturita una serie di 28 ritratti che ci introducono nell’universo artistico dei singoli fotografi, nelle loro motivazioni profonde e nel loro modo di lavorare. Il libro-memoria con l’aggiunta di 2 DVD della Lars Müller Verlag, si concentra sulle sole fotografie e presenta, in una specie di museo immaginario, alcune tra le opere più significative dei fotografi scelti, tra i quali i ticinesi Stefania Beretta, Alberto Flammer, Gianpaolo Minelli, Reto Rigassi e Luciano Rigolini. Il progetto artistico è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Svizzera per la Fotografia, il Musée del’Elysée di Losanna, il Museo Cantonale di Lugano e il Fotomuseum di Winterthur.

IL DIARIO DAL BUNKER DI TRAUDL JUNGE, SEGRETARIA PERSONALE DI ADOLF HITLER Negli ultimi mortiferi mesi del regime nazista e fino alla capitolazione, Traudl Junge fu la persona più vicina al Führer, testimone delle ossessioni di comando, delle nevrosi alimentari, dei lunghi e sempre più disperati consigli di guerra. Vide la corte macabra che circondava il dittatore, gli odi feroci, i suicidi, il rombo incombente del disastro, personificato nella figura predestinata di Eva Braun. Negli anni disperati che seguirono la sconfitta Traudl Junge, ripensò a quei mesi di infatuazione, e come altri milioni di tedeschi, si rese conto, o volle finalmente ammettere, di essere stata il piccolo ingranaggio di una macchina mostruosa. Non cercò mai perdono. Scrisse le sue memorie ma solo dopo cinquanta anni, volle raccontare tutto alla cinepresa. Non solo una singolare testimonianza, un punto di vista unico sui meccanismi della dittatura, ma anche una domanda che ha perseguitato la vita di Traudl Junge “si poteva rispondere no?”. Il volume allegato riproduce gli appunti redatti da Traudl Junge durante i giorni che hanno preceduto il suicidio di Hitler e riproduce alcune tra le pagine più significative di un celebre saggio di Hannah Arendt, La banalità del male, in cui si ricostruisce la criminosa politica del regime nazista per far luce su un passato che rivela tutta la sua disumana barbarie, non solo per le azioni dei carnefici ma anche per i colpevoli silenzi di chi lo ha sostenuto con la sua sottomissione.

Supersize me! ha conosciuto un’enorme successo negli Usa e poi nel resto del mondo, la stessa McDonald pur senza ammetterlo espicitamente si è vista costretta a cambiare il prorpio menù per fronteggiare una crisi di vendite che non aveva mai conosciuto prima. Cosa succede se un essere umano poco più che ventenne perfettamente sano decide di mangiare per trenta giorni, colazione-pranzo-cena, solo e soltanto hamburger e patatine Mc Donald’s? Vincitore del Sundance 2004 come migliore regia e nomination all’Oscar 2005 come miglior documentario, Supersize me! è una indagine a tutto campo sul mondo McDonald: si scopre per esempio che tutti i cibi serviti nel menù della grande catena fast-food contengono zucchero, comprese le carni e le insalate, uniche eccezioni sono il caffè (che si può zuccherare) e la Diet Coke (che contiene aspartame). Scena dopo scena Supersize me! diventa un atto di accusa verso l’industria alimentare americana (e non solo) verso la logica del profitto che genera malattie e obesità, soprattutto nei bambini.

RTSI-IDEE SUISSE CONTACTS

ANDRÉ HELLER, OTHMAR SCHMIDERER SEGRETARIA DI HITLER

MORGAN SPURLOCK SUPERSIZE ME!

MARCO PAOLINI TEATRO CIVICO

Lars Muller Verlag, 2005

Feltrinelli, 2005

Feltrinelli, 2005

Einaudi, 2005

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in rete

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UNA TERRA PROMESSA PER UN SITO NATURALE

INDYMEDIA UN SITO A RISCHIO DI CHIUSURA

Nel forum si può discutere di alimentazione vegana, bioarchitettura, diritti dei carcerati e latte materno. Nelle news si trovano spesso notizie utili rintracciate nella Rete. Il sito di Promiseland, costruito con una grafica semplice e diretta, è utile e di facile accesso. Il progetto, che dà anche il nome ad una casetta in pietra e argilla destinata a diventare la sede operativa del sito. Per chi vuole approfondire la conoscenza dei membri di Promiseland esiste anche la possibilità di soggiornare, in cambio di lavoro alla costruzione, nella futura sede, realizzata con criteri di assoluta biocompatibilità. Le inchieste sono uno degli elementi che caratterizza il sito che ha un carattere essenzialmente informativo, come spiegano i webmaster: «solamente grazie ad internet ed a molte ore di collegamento siamo riusciti a trovare spesso informazioni sull’alimentazione senza chimica; o i veri poteri delle multinazionali. Di lì è nata lk’idea di Promiseland». Una delle caratteristiche del sito, che cita sempre la fonte delle news, è proprio quella di inserire numerosi link per facilitare ricerche autonome.

Il sequestro dei server, richiesto dalla Fbi e ottenuto per 48 ore dalla magistratura inglese prima del retrofront, non è ora la principale preoccupazione di Indymedia, il sito antagonista che raccoglie da tutto il mondo documentazione e discussioni di area antagonista. Il fotomontaggio di una immagine del giovane Jospeph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, sullo sfondo di loghi nazisti oltre a scatenare alcune discussioni, ha fatto scattare una inchiesta giudiziaria che avrebbe potuto portare alla chiusura del sito per vilipendio alla religione. Il provvedimento non è stato eseguito nei tempi prospetatti ma il sito, che denuncia persistenti attacchi tramite l’attacco informatico Ddos (che invia continue richieste a un sito per paralizzarlo), resta a rischio di sequestro e chiusura. I magistrati romani hanno infatti chiesto al ministro della Giustizia l’autorizzazione a procedere in relazione al reato di offesa all’onore e al prestigio del sommo pontefice e sarebbero intenzionati, dopo il sequestro del sito internet, a chiedere una rogatoria internazionale al Brasile, dove ha formalmente sede il dominio. ITALY.INDYMEDIA.ORG

BANCHE ARMATE, LA CAMPAGNA CHE ALLARMA IL LAVORO MEDICO DEL NAGA DI MILANO PER GLI STRANIERI IN CERCA DI ASSISTENZA E RIFUGIO Il Naga è un’associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere solidarietà ed interventi socio- assistenziali in difesa dei diritti sanitari e legali di immigrati temporaneamente presenti, rifugiati politici e nomadi. Insignita di numerosi riconoscimenti, malgrado i periodici attacchi che le vengono rivolti dai gruppi politici maggiormente ostili ai fenomeni migratori, ha sede a Milano in Via Bligny 22. Ha fornito, senza chiedere il permesso di soggiorno, assistenza medica di base e specialistica a più di 100.000 stranieri provenienti da tutti i continenti. L’utenza è di circa 80 persone al giorno. Si tratta soprattutto della fascia più debole dell’immigrazione: stranieri di recente arrivo con problemi sociali, economici, linguistici e di marginalità relazionale. L’impegno dei volontari del Naga, in questi ultimi anni, ha dato vita, oltre all’ambulatorio medico, a numerosi gruppi di lavoro, tra cui medicina di strada per immigrati e nomadi, sostegno ai detenuti e alle vittime dello sfruttamento, servizi di etnopsichiatria e ad un “centro per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura”, luogo in cui vengono offerti sostegno psicologico, consulenza legale oltre a corsi di italiano e informatica e recupero scolastico. Si tratta di persone che hanno fatto domanda di rifugio politico e che spesso hanno subito torture, riportando traumi fisici e psicologici e che nel lungo periodo della disamina della richiesta di asilo sono in una zona di limbo, privi di sostegno e a cui è vietato dalla legge cercare un lavoro

WWW.PROMISELAND.IT

WWW.BANCHEARMATE.ORG WWW.NAGA.IT

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L’attacco contenuto nella relazione governativa sulle esportazioni di armi italiane nel mondo è stato senza precedenti. Preceduta da un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, la relazione segnalava tra le problematiche di “alta rilevanza” trattate a livello interministeriale «quella relativa all’atteggiamento assunto da buona parte degli istituti bancari nazionali» nell’ambito della loro politica di “responsabilità sociale d’impresa”. «Tali istituti prosegue la Relazione - pur di non essere catalogati fra le cosiddette “banche armate”, hanno deciso di non effettuare più o quantomeno limitare significativamente le operazioni bancarie connesse con l’importazione o l’esportazione di materiali d’armamento. Ciò ha comportato per l’industria notevoli difficoltà operative, tanto da costringerle ad operare con banche non residenti in Italia, con la conseguenza di rendere più gravoso e a volte impossibile il controllo finanziario delle operazioni». Una tesi suggestiva, indice di quanto la campagna Banchearmate abbia infastidito chi vuole avere le mani troppo libere.

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radio popolare


stilidivita OBESITÀ MINORILE FAVORITA DALLA TV

CONDANNA PER I RESPONSABILI DI RADIO VATICANA E NUOVI ESAMI IN CORSO

BLOCCATO IL TERZO TRAFORO DEL GRAN SASSO

IL BRASILE RIFIUTA FONDI ANTI AIDS MORALISTI

RATZINGER BOYS CADUTI NELLA RETE E IN UN BLOG

Installare la televisione nella camera dei bambini aumenta il rischio che presentino problemi di obesità, sopratutto se passano parte della loro giornata senza il controllo dei genitori e se non hanno scadenzate attività sportive. Il 24,2% dei bambini italiani è sovrappeso, con una percentuale di obesità dichiarata del 4% e con punte maggiori nelle regioni del Sud, dove la metà esatta dei minori non pratica attività sportiva. Nel 2004 gli investimenti pubblicitari in merendine sono stati il doppio di quelli dedicati a frutta e verdura. Rilevante anche lo sviluppo della promozione in internet (+ 30%), un canale sempre più a disposizione dei minori con la diffusione della banda larga “flat”. Incide in questo anche la minore visibilità della Rete, che offre un numero sterminato di siti commerciali rivolti ai minori. Il web passa così al secondo posto dopo la Tv tra i canali utilizzati. Il rischio che l’obesità infantile porti conseguenze sul fisico nell’età adulta è denunciato da numerosi esperti. Una percentuale elevatissima, da un quarto alla metà di soggetti che erano obesi nell’infanzia si poi rivelato diventare un adulto obeso con problemi di diabete, ipertensione, steatosi e sindrome metabolica.

La condanna a dieci giorni di reclusione con sospensione della pena è per “getto pericoloso di cose". Padre Pasquale Borgomeo, direttore generale e il cardinale Roberto Tucci, presidente del comitato di gestione di Radio Vaticana sono stati condannati per aver provocato l’inquinamento elettromagnetico nella zona di Cesano, a nord di Roma. Un terzo imputato, il vicedirettore tecnico Costantino Pacifici, è stato assolto in quanto la sua opera è stata limitata all’esecuzione degli ordini relativi al funzionamento dell’impianto della radio della Santa Sede i cui ripetitori sono posti in territorio italiano. Presso il Tribunale di Roma resta aperta una seconda inchiesta sulle possibili relazioni tra l’inquinamento elettromagnetico dei ripetitori e i decessi per tumori e leucemie dell’abitante circostante. L’ipotesi è di omicidio colposo. Secondo l’accusa sarebbero stati sforati, tra il 2001 e il 2003, i limiti precauzionali nelle emissioni di onde elettromagnetiche fissati dall’apposito decreto ministeriale a tutela della persona umana. La responsabilità degli imputati, secondo la pubblica accusa, sarebbe dimostrata da una serie di testimonianze dibattimentali, che hanno ribadito l’esistenza di onde magnetiche in quantità tale da interferire con apparecchiature tecniche e la presenza in alcuni casi di malesseri fisici e stati di ansia nei cittadini. I sostituti procuratori avevano anche ricordato alcuni dei fenomeni che sono stati segnalati nel corso delle indagini: citofoni da cui si sentivano i programmi di Radio Vaticana e disturbi a telefoni, fax e computer, fino a vibrazioni di lampadari. Il Vaticano, che ha sempre sostenuto l’extraterritorialità dei propri impianti rifiutandosi di sostenere costi per i lavori di adeguamento, ha protestato contro la sentenza annunciando ricorso.

Il terzo traforo del Gran Sasso non si farà. La decisione mette fine ad una vicenda quindicennale che ha visto il mondo ambientalista avversare con estrema decisione un’opera ritenuta dannosa e rischiosa per l’ambiente e in cui non vi era alcuna chiarezza sui benefici. Secondo Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente «il buon senso ha prevalso sulla logica degli appalti e ha salvaguardato un centro di ricerca di eccellenza mondiale e una risorsa ambientale straordinaria quale è il Gran Sasso d’Italia». Nel Gran Sasso sono stati realizzati già due trafori con grave impatto sull’ambiente. In particolare è stato compromesso, secondo Legambiente, l’intero assetto idrogeologico del massiccio e abbassato di oltre 600 metri il livello della falda acquifera. Il progetto di costruzione di un terzo traforo nelle viscere del Gran Sasso con la decisione presa viene svuotato di tutte le risorse economiche. Con l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, il titolare del progetto (Anas) viene obbligata a trasferire le risorse economiche al Commissario Straordinario per la realizzazione di lavori di messa in sicurezza dei Laboratori del Gran Sasso e la bonifica delle aree inquinate.

Il governo brasiliano ha rifiutato quaranta milioni di dollari dall’amministrazione Bush per combattere l’Aids per la pretesa statunitense che la donazione fosse accompagnata da una severa condanna della prostituzione nel paese latinoamericano. Pedro Chequer, direttore del programma brasiliano sull’Hiv, citato dal settimanale italiano “Vita” ha spiegato che «una tale dichiarazione avrebbe ostacolato i nostri tentativi di sensibilizzare sull’Hiv e di aiutare i sex workers». La decisione del governo è stata applaudita da tutte le associazioni e ong del Paese impegnate nella lotta all’Aids. Il Brasile ha anche ribadito l’intenzione di non rispettare i brevetti internazionali sui medicinali anti Aids per combattere la diffusione dell’epidemia. A partire dal prossimo anno, il Brasile inizierà a produrre copie di cinque farmaci antiretrovirali di marca, in modo da aumentare il set di medicinali generici che è in grado di offrire gratuitamente ai propri malati. Il Brasile produce già 8 dei 15 medicinali del suo “cocktail” anti Aids, ma grazie a questa decisione ne produrrà direttamente 13. La spesa per l’acquisto dei retrovirali rappresenta l’85% del bilancio dei fondi brasiliani per la lotta all’aids.

I creativi di guerrigliamarketing, attenti scrutatori della Rete, riferiscono di un sito molto semplice che passa da poche decine di contatti al giorno a quasi centomila contatti. Per un sito o un blog l’exploit è notevole. Oggetto del blog, un tema religioso, trattato con garbo ma con scopo comunicativo. Difficile immaginare nel blog “ratzingerpapa.splinder.com” il confine tra la fede e la capacità di utilizzare i media e il desiderio di sperimentarne l’efficacia. Le immagini non hanno nulla di dissacrante e nei testi visibili in Rete si riportano le parole del nuovo Pontefice della Chiesa Cattolica. Qualche indizio tuttavia fa propendere per l’abile creazione di un sito in grado di testare quanto le parole chiave o l’abile scelta del tema possano indirizzare i navigatori di internet verso un nuovo sito. Un decisamente poco profondo e spirituale “Ratzinger fans” campeggia tra le parole chiave di accesso al sito originario e il tutto lascia l’idea di una operazione ben strutturata. Il forum che accompagna il sito, con variegati commenti e post, rinforza l’idea,complice il banner per acquistare un terreno sullo spazio lunare. L’indicazione del sito “blogdiscount.org” e del manuale su come creare dal nulla un blog da centomila contatti.

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IL PRIMO ATLANTE EUROPEO DEI SUOLI PER CONOSCERLI E PROTEGGERLI La Commissione Europea ha elaborato il primo “Atlante europeo dei suoli”, una ricerca che contribuirà allo studio di una strategia per la difesa dei suoli, una tematica su cui la Commissione dovrà esprimersi entro la fine del 2005. I suoli, come hanno spiegato i ricercatori europei responsabili della ricerca scientifica e dell’ambiente, sono sistemi naturali viventi, che si formano nell’arco di periodi molto lunghi e la cui esistenza viene messa a repentaglio dall’inquinamento, dall’urbanizzazione eccessiva o da pratiche agricole o forestali inadeguate. L’atlante contiene cartine dei suoli di elevata qualità e testi facili da comprendere. Secondo il commissario europeo alla ricerca scientifica Janez Potoãnik «sottovalutiamo il contributo dei suoli alla biodiversità, ma se non li proteggiamo in modo più adeguato ci renderemo conto rapidamente e nel peggior modo possibile della loro importanza, vedendo i problemi causati dalla loro perdita. Strumenti come questo atlante sono preziosi per i responsabili politici quando devono elaborare delle disposizioni per proteggere i nostri suoli, ma anche per il pubblico che potrà acquisire la consapevolezza dell'importanza di questa problematica».Una tesi sostenuta anche dal commissario europeo dell’ambiente, Stavros Dimas per il quale «il suolo europeo è una risorsa molto preziosa ma non rinnovabile e deve essere protetta per garantire la sicurezza alimentare e la qualità dell’ambiente per il futuro».

MUTUI FACILI NEL MIRINO CREATIVO DEI PRECARI

UN PRIMO MAGGIO HACKER A STOCCOLMA

Hanno preso alla lettera Banca Intesa che in una campagna pubblicitaria prometteva mutui al 95%. Nella giornata del precariato si sono così ritrovati a Roma trascinando lavandini, porte e sanitari il cui importo avrebbe dovuto coprire il 5% dell’importo della casa da acquistare a carico di chi sottoscrive il mutuo. Una iniziativa provocatoria che ha preso alla sprovvista sia le forze dell’ordine sia la sede romana della Banca a piazza Colonna. Nel mirino dei manifestanti sia la pubblicità dei mutui offerti dalla Banca, ritenuta ingannevole dai manifestanti che hanno chiesto anche l’intervento del Giurì della Pubblicità, sia il problema più generale dell’accesso ai mutui dei nuovi lavoratori precari, di fatto uno delle poche condizioni lavorative che si prospettino oggi e a cui il sistema bancario sembra poco disposto per il momento a garantire fiducia proprio per l’estrema precarietà del lavoro flessibile. Recentemente il governo italiano aveva formalmente dichiarato di voler affrontare il problema, giudicando necessario una estensione dei mutui alle figure contrattuali precarie previste dalla Legge Biagi. Le garanzie familiari o di liquidità richieste ad oggi dalle banche sono tuttavia inalterate non essendo stati creati fondi di garanzia.

Nei paesi del Nord la serietà su alcuni temi è diffusa e la sensibilità su quanto riguarda la Rete e il diritto alla circolazione del sapere coinvolge anche insospettabili e comuni cittadini oltre agli hacker e agli attivisti informatici. Il primo maggio oltre ottocento manifestanti si sono così radunati per una manifestazione contro le limitazioni alla libera circolazione dei files. Durante la manifestazione sono stati liberamente scambiate copie di programmi, testi, musiche. Secondo i promotori non si tratta di valutare se viene leso il copyright ma le implicazioni etiche e politiche che le limitazioni progressive del libero scambio di files comportano sotto il profilo del diritto alla fruizione delle opere. Ad organizzare l’evento è stata l’associazione Piratbyran che conta su oltre quarantamila aderenti in tutta la Svezia. La manifestazione ha anche visto a sorpresa uno dei maggiori manager svedesi della banda larga arringare la folla. Secondo Piratbyran si è trattato di «uno dei più importanti appuntamenti di pirati di Internet, critici del copyright ed altri sostenitori della free culture».

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L’Afghanistan è stato trasformato dal Pentagono in un’enorme Guantanamo. Una inchiesta del quotidiano italiano Il Manifesto, racconta «un sistema di prigioni inaccessibili dove la tortura viene esercitata da forze speciali della Cia e dai militari dell’esercito Usa con arbitrio assoluto. Condizioni di detenzioni subumane, tecniche di tortura peggiori di Abu Ghraib. Metà dei detenuti di Guantanamo verranno trasferiti qui a tempo indeterminato. Neanche la Croce rossa internazionale avrà accesso allo scrutinio giudiziario». È questo il prossimo scandalo delle torture praticate negli ultimi anni dagli americani in Afganistan. L’organizzazione «Human rights watch» che ha denunciato più volte gli abusi commessi durante le occupazioni militari Usa chiede un’inchiesta indipendente del Congresso per crimini di guerra nei confronti di Donald Rumsfeld, Pentagono, George Tenet della Cia, Alberto Gonzalez, l’attuale ministro di giustizia. Secondo John Sifton, esperto di Human rights watch, per 14 anni in Afghanistan «circa 1500 detenuti o “ghost detainees” (prigionieri fantasma) sono finiti nelle carceri afghane di Khost, Hailipu Kohat, Haripu, sequestrati da agenti delle forze speciali del Pentagono e della Cia, in vari paesi dell’Africa e del Medio oriente».

L’Internazionale, settimanale che seleziona e pubblica articoli tradotti in italiano dalla stampa internazionale segnala una recente inchiesta del New York Times ha svelato che venti agenzie federali e alcuni organi governativi, compresi il Dipartimento di Stato e quello della Difesa, realizzavano dei falsi servizi giornalistici che venivano poi trasmessi da emittenti locali. «Questi video sono estremamente accurati. I reporter e gli intervistati sembrano autentici e solo un occhio allenato potrebbe riconoscere che questi servizi sono in realtà degli spot pubblicitari a favore della Casa Bianca e dei rappresentanti del governo. Sono pochi quelli facilmente identificabili come propaganda politica». Un commento indignato appare anche sul Washington Post: «Benché quest’amministrazione non sia certo la prima a ricorrere a espedienti di questo tipo sembra però essere quella che ne abusa maggiormente. È umiliante che le emittenti private, ogni giorno alle prese con carenza di personale e problemi economici, abbiano permesso di farsi sfruttare in questo modo. Si tratta di una pratica illegale e nociva per la democrazia».

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GUERRA DI IMMAGINI SUI CADUTI USA IN IRAQ GLI EFFETTI NASCOSTI DEGLI ANTIDEPRESSIVI PER BAMBINI CHE LA PUBBLICITÀ NON CITA La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha disposto il ritiro di una pubblicità di due pagine dell’antidepressivo Zoloft, prodotto da Pfizer, comparsa la prima volta sul New York Times Magazine del 24 ottobre 2004, perché omette d’informare sui rischi di suicidio connessi al farmaco. La notizia viene riferita dal sito d’informazione “Rsinews”, molto attento alla segnalazione di abusi da parte dei colossi farmaceutici. Il 19 marzo dello scorso anno la FDA chiese a Pfizer, come agli altri produttori di antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), di inserire nel foglietto informativo un’avvertenza sui rischi suicidari legati all’assunzione dell’antidepressivo, cosa che la casa farmaceutica fece in luglio, omettendola poi nella pubblicità. La decisione dell’Agenzia regolatoria statunitense nasce da un esposto inviatole il 1° novembre 2004 dall’Alliance for Human Research Protection (AHRP), che oltre al ritiro della pubblicità chiedeva anche che Pfizer fosse tenuta a pubblicare inserzioni a pagamento correttive, contenenti l’informazione omessa. A metà ottobre del 2004, in seguito al montare delle polemiche sul suo lassismo, la FDA dispose l’inserimento di un “black box”, il livello massimo di avvertenza, in tutti gli antidepressivi, con riferimento all’incremento di ideazione suicidarla in bambini e adolescenti. Negli Stati Uniti il ruolo degli antidepressivi per minori è sotto accusa in questi mesi per una serie di processi e inchieste in cui è stato denunciato la loro potenziale pericolosità.

Il Pentagono ha pubblicato una serie di immagini ufficiali che ritraggono le esequie dei soldati Usa rimasti uccisi durante l’occupazione dell’Iraq. Malgrado l’intento sia quello di rendere con solennità e freddezza un dato mediatico molto difficile da trattare, immagini come quella della bara del soldato che viene calata nelle acque del Golfo hanno portato sgomento. La prima fuoriuscita di immagini, realizzate da una addetta di una impresa esterna di pulizie durante un volo di rimpatrio di decine di salme, aveva provocato sconcerto negli Stati Uniti e il licenziamento della donna. Successive richieste avanzate da associazioni in nome della trasparenza avevano permesso di acquisire delle immagini dei caduti e delle cerimonie di sepoltura. Il timore del governo Usa è sempre stato quello di innescare l’effetto Vietnam, quando ad innescare le prime rivolte che avrebbero poi costretto l’esercito statunitense al ritiro furono le immagini delle devastazioni e dei lutti della guerra. Dopo la coraggiosa testimonianza della dipendente dell’impresa di pulizie e il sequestro delle immagini, il sito web “Memory Hole” aveva ottenuto un provvedimento contro l’aeronautica militare americana perchè rendesse pubbliche delle immagini.

19

8.9

Norvegia

Lussemburgo

Danimarca

Svezia

Olanda

Francia

Belgio

Irlanda

Svizzera

Inghilterra

Finlandia

Germania

Spagna

Grecia 0.5

0.2

0.7

1.5

2.5

2.5

7.5

7.0

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1.4

0.6

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8.5

1.0

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2.0

0.2

2.2

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Il boom delle allergie prodotto da inquinamento

T

RENTA MILIONI DI PERSONE IN EUROPA sono asmatiche e di que-

ste sei milioni soffrono di sintomi seri come crisi respiratorie e disturbi del sonno. In occasione della Giornata mondiale dell' asma, l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, ha rinnovato l’allarme sull’esplosione delle allergie che sembra colpire soprattutto i paesi industrializzati. Il caso più vistoso rimane quello dell’asma: il numero delle persone colpite dalla malattia è raddoppiato negli ultimi 10 anni e l'asma colpisce in media il 5,9% della popolazione dell' Europa occidentale. Il numero di asmatici nel mondo raggiunge i 300 milioni. Ma secondo l’Oms ad allarmare sono soprattutto i nuovi casi di allergie di difficile interpretazione e anaDOVE PREVALE L’ASMA lisi. Le malattie allergiche sono in continuo aumento con un trend costante che non accenna a modificarsi da oltre 25 anni, ma il motivo di questa tendenza ri-

Proporzione della popolazione asmatica in percentuale

più di 10,1 da 7,6 a 10 da 5,1 a 7,5

mane per lo più oscuro. È quanto sostenuto anche da Malcolm Law del Wolfson Institute of Preventive Medicine sul Journal of Medical Genetics dopo un vasto studio di confronto che ha preso in esame un periodo che va da 1975 al 1998. Secondo il ricercatore oltre agli inquinanti presenti nell’aria, acqua e suolo a favorire l’insorgenza delle allergie contribuisce l’eccesso di igienismo, il contatto con sostanze non presenti in natura, lo sviluppo di nuove forme batteriche resistenti agli antibiotici più comuni. Una recente ricerca condotta in Italia ha, per esempio, evidenziato un legame tra l’insorgenza di alcune allergie e le sostanze che vengono utilizzate in alcuni prodotti alimentari. Gli additivi, in particolare quelli usati nei conservanti per i vini o per i dadi, nelle bibite gassate e nei coloranti sono tra le principali cause dell'orticaria cronica.

.

da 2,5 a 5 da 0 a 2,5

Fonte: OMS

SEMBRANO NEWS MA SONO PROPAGANDA

Giappone

numeri Sbn 2.5

LE PRIGIONI INVISIBILI E LA GUERRA PERMANENTE

Portogallo

0.2

Stati Uniti

0.4

Italia

0.6

Canada

AIUTI NETTI UFFICIALI [IN % DEL PIL 2004]

0.8

Australia

1.0

Fonte: OCSE

|

Austria

informazionedisinformazione

Nuova Zelanda

| stilidivita |

|

ANNO 5 N.30

|

GIUGNO 2005

| valori | 73 |


| numeridell’economia |

| numeridell’economia |

La svalutazione del dollaro paga

LA CRESCITA CINESE Gli Stati Uniti stanno importando pesantemente dallaCina spingendone pesantemente la crescita e la domanda di petrolio

2000

'01

'02

'03

4° trim. 2004 + 14,9%

'04 '05

0 20%

15

-5$

10 -10$

ANNO 5 N.30

|

GIUGNO 2005

|

2,7/3,7 1,4/2,3 1,7/2,7 1,7/3,0 2,4/3,8 1,6/2,5 1,7/2,4 1,0/1,8 0,6/2,2 1,1/3,3 1,0/2,2 2,3/3,9 2,5/3,2 1,0/2,0 2,5/4,0 1,4/2,2

2,5 (2,6) 3,2 2,0 (2,1) 2,0 (2.1) 2.0 (2,1) 2,2 2.4 (2,5) 2,2 2,7 3,0 2,1 2,2 1,9 (2,0) 2,0 (2,1) 0,9 1,5 0,8 (1,0) 1,4 (1,5) 1,1 1,8 (1,9) 1,1 1,7 2,7 2,6 2,8 (2,7) 2,8 (2,7) 1,2 (1,3) 1,7 (1,8) 3,5 (3,7) 3,2 1.4 (1,5) 1,8 (1,9) Fonte: WTO

COMMERCIO NEI SERVIZI [QUOTA MONDIALE]

2,6 2,0 1,9 1,8 2,0 1,4 1,6 1,4 1,9 0,3 1,4 2,9 1,2 1,2 2,8 1,8

'04

2006

BILANCIO STATALE (IN % DEL PIL) 2005 2006

2,6 1,6 1,7 1,9 2,1 1,7 1,6 1,1 1,9 0,3 1,0 2,6 1,5 1,2 2,5 1,6

-5,6 -0,6 +3,4 -2,6 1,8 2,2 -0,3 2,9 -1,0 3,6 3,5 -4,9 7,0 11,9 -6,2 0,5

QUOTA DELLA POPOLAZIONE OCCUPATA A RISCHIO POVERTÀ [2001]

-5,0 -0,8 3,3 -2,6 1,5 2,1 -0,1 2,9 -1,1 3,6 3,5 -5,0 6,4 11,4 -6,0 0,5 Fonte: Eurostat

Esportatori top 2004 - $ mld

300

Quota mondiale

12% 10%

200

|

ANNO 5 N.30

|

GIUGNO 2005

Grecia

2%

Francia

4%

Media UE

15.2 8.1 6.0 5.2 4.5 4.0 4.0 3.4 2.8 2.6 2.4 2.2 2.2 2.2 1.9

6% Regno Unito

100

8%

Svazia

1,4 2,2 1,8 2,4 1,8 1,4 1,8 1,8 1,8

'03

2005

Germania

1,2 1,6 1,3 1,4 1,3 0,8 1,3 1,2 1,1

1,9/3,4 1,6/2,3 1,1/2,5 2,2/3,0 2,3/3,2 1,5/2,6 1,5/2,6 0,4/1,2 0,4/1,5 0,6/1,6 0,7/1,5 2,3/3,3 2,4/3,3 0,9/1,6 3,3/4,0 1,1/1,7

MEDIA 2006

Sud Corea

1,3 1,5 1,2 1,5 1,2 1,1 1,1 1,4 1,3

Australia Austria Belgio Gran Bretagna Canada Danimarca Francia Germania Italia Giappone Olanda Spagna Svezia Svizzera Stati Uniti Area Euro

MEDIA 2005

Canada

Piemonte Val d’Aosta Lombardia Trentino A.A. Veneto Friuli Venezia G. Liguria Emilia Romagna Toscana

'02

INFLAZIONE

MIN/MAX 2006

Austria

2006

'01

PIL MIN/MAX 2005

Belgio

2,9 -0,9 2,4 1,9 1,0 -0,4 5,1 1,1 5,5

2005

PAESE

Hong Kong

6,3 1,9 5,7 7,2 6,2 4,5 10.0 6,2 5,2

2004

2000

LE PREVISIONI SUI PAESI RICCHI

Cina

-0,8 14,1 -0,7 1,7 -1,1 13,0 -5,6 3,7 0,8

REGIONE

0

Febbraio 2005 -13,87 mld di dollari

Olanda

2006

Fonte: Unionecamere

LA CRESCITA ITALIANA: PIL

-15$

Spagna

2005

2,50 5,19 7,89 2,82 5,06 2,13 3,51 1,40 2,65 4,56 19,52 3,36 7,32 9,81 2,95 11,97 10,03 3,47 7,05 16,60 1,78 7,47 5,51 13,00

Italia

2004

+57,3 Marzo -26,8 Marzo +27,4 Marzo +22,8 Marzo -0,1 Febbraio +15,8 Marzo +28,8 Aprile +3,6 Aprile -1,8 Marzo +11,7 Marzo +35,9 Marzo +9,1 Aprile +0,9 Dicembre -9,9 Marzo +2,9 Gennaio +22,1 IV Trimestre -9,0 IV Trimestre -7,0 Marzo -2,7 Marzo -35,9 Marzo +0,1 Marzo - 2,9 IV Trimestre -4,9 Febbraio +97,6 Marzo

5

TASSI INTERESSE

Giappone

+2,7 Mar. +4,2 Mar. +8,1 Apr. +2,6 0ar. +8,1 Apr. +0,4 Mar. +3,1 Mar. +2,3 Mar. +3,2 Mar. +9,1 Mar. +7,4 Feb. +2,4 Mar. +5,0 Mar. +4,3 Mar. +1,9 Mar. +15,8 Mar. +6,8 Feb. +0,7 Mar. +3,0 Mar. +8,2 Apr. +1,6 Apr. +3,9 Apr. +3,4 Mar. +13,4 Apr.

Mar. Mar. Gen. Feb. Feb. Mar. Mar. Mar. Mar. Mar. Feb. Mar. Gen. Feb. Mar. Feb. 2004 Feb. Feb. Mar. Mar. Mar. Mar. Mar.

BILANCIA COMMERCIALE

Francia

REGIONE

| 74 | valori |

+15,1 +7,2 -5,7 +8,5 +2,4 +8,3 +4,8 -0,8 +7,1 +5,4 +4,4 +2,3 +2,0 +2,0 +2,1 +9,5 +3,3 +2,2 +2,7 +5,5 +0,1 +3,9 -3,7 +5,5

Fonte: Unionecamere

LA CRESCITA ITALIANA: EXPORT

Piemonte Val d’Aosta Lombardia Trentino A.A. Veneto Friuli Venezia G. Liguria Emilia Romagna Toscana

PREZZI AL CONSUMO

Germania

Cina +9,5 I Trimestre India +6,2 IV Trimestre Indonesia +6,7 IV Trimestre Malesia +5,6 IV Trimestre Filippine +5,4 IV Trimestre Singapore +2,4 I Trimestre Corea del Sud +3,3 IV Trimestre Taiwan +3,3 IV Trimestre Tailandia +5,1 IV Trimestre Argentina +8,4 IV Trimestre Brasile +4,9 IV Trimestre Cile +7,3 IV Trimestre Colombia +4,3 IV Trimestre Messico +4,9 IV Trimestre Perù +6,8 Febbraio Venezuela +11,2 IV Trimestre Egitto +4,7 IV Trimestre Israele +4,8 IV Trimestre Sud Africa +4,7 IV Trimestre Turchia +6,3 IV Trimestre Repubblica Ceca +4,3 IV Trimestre Ungheria +3,7 IV Trimestre Polonia +3,9 IV Trimestre Russia +4,9 I Trimestre

PRODUZIONE INDUSTRIALE

Fran Bretagna

PIL

Stati Uniti

PAESE

Irlanda

LE NAZIONI EMERGENTI

Spagna

.

Variazione tendenziale % per trimestri del Pil cinese

Bilancia commerciale mensile tra Stati Uniti e Cina (importi in miliardi di dollari)

Fonte: Ministro del Commercio Usa, Ufficio Nazionale Statistiche Cinese

I

port, notano gli addetti ai lavori: l'export di beni capitali è salito a marzo del 3,4%, a 29,1 miliardi di dollari e l'export di beni al consumo è balzato al record di 9,5 miliardi di dollari. Sul fronte dell'interscambio con al Cina, il deficit si è ristretto a 12,9 miliardi di dollari rimanendo in rialzo del 40% rispetto al primo trimestre dello scorso anno.

Italia

stente calo dell'import di merci e servizi (2,5%, a 157,2 miliardi di dollari) e a un export salito dell'1,5% al livello record di 102,2 miliardi di dollari. Le attese medie degli analisti erano invece per un disavanzo attestato a marzo su nuovi record, a 61,9 miliardi di dollari. La svalutazione del dollaro comincia a far sentire i suoi effetti benefici sull'ex-

commerciale statunitense in marzo si è inaspettatamente contratto a 55 miliardi di dollari contro il record di 61,0 miliardi registrato a febbraio. Gli esperti si attendevano invece un disavanzo in aumento a nuovi livelli record. La contrazione è del 9,6%, la maggiore contrazione da sei mesi e si deve a un consiL DISAVANZO DELLA BILANCIA

| valori | 75 |


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indiceetico

| numeridivalori |

| numeridivalori |

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IL PORTAFOGLIO DI VALORI

NORDISKT HÅLLBARHET INDEX NOME TITOLO

ATTIVITÀ

BORSA

Electrolux H&M Trelleborg Orkla Kesko Statoil Svenska Handelsbanken Storebrand Gambro Coloplast Novozymes Metso Skanska Tomra Tietoenator Nokia Holmen UPM-Kymmene Telenor Hafslund

elettrodomestici abbigliamento componenti meccaniche alimentari/media distribuzione petrolio servizi bancari assicurazioni tecnologia medica tecnologia medica farmaceutici macchine industriali edilizia macchine industriali software telefoni carta carta telecomunicazioni utilities

Stoccolma, Svezia Stoccolma, Svezia Stoccolma, Svezia Oslo, Norvegia Helsinki, Finlandia Oslo, Norvegia Stoccolma, Svezia Oslo, Norvegia Stoccolma, Svezia Copenaghen, Danimarca Copenaghen, Danimarca Helsinki, Finlandia Stoccolma, Svezia Oslo, Norvegia Helsinki, Finlandia Helsinki, Finlandia Stoccolma, Svezia Helsinki, Finlandia Oslo, Norvegia Oslo, Norvegia

Rendimento del portafoglio dal 31.12.2004 al 29.04.2005

CORSO DELL’AZIONE AL 29.04.2005

RENDIMENTO DAL 31.12.2004 29.04.2005

NOME TITOLO

ATTIVITÀ

BORSA

143,50 SEK 245,50 SEK 104,50 SEK 211,00 NOK 18,730 € 111,00 NOK 160,00 SEK 47,00 NOK 96,00 SEK 332,50 DKK 281,00 DKK 14,00 € 85,50 SEK 23,10 NOK 23,30 € 12,32 € 190,00 SEK 15,41 € 52,50 NOK 42,00 NOK

-7,55% 3,84% -9,44% 17,48% 4,35% 18,50% -9,44% -18,52% -0,79% 10,47% 1,21% 20,07% 4,98% -29,65% -0,43% 6,02% -19,11% -5,81% -3,19% 8,66%

Sabaf Heidelberger Druck. CSX Body Shop International Henkel Aviva Svenska Handelsbanken Novo Nordisk Lilly Ely & Co. 3M Company FLS Industries Mayr – Melnhof Karton Verizon Cisco Systems Canon Stmicroelectronics BG Group Severn Trent Vestas Wind Systems Boiron

pezzi per forni a gas macchine per la stampa trasporti cosmetici detergenti, cosmetici assicurazioni servizi bancari farmaceutici farmaceutici grafica, edilizia edilizia cartone telecomunicazioni tecnologia Informatica tecnologia digitale semiconduttori gas ciclo acqua pale eoliche medicina omeopatica

Milano, Italia Francoforte, Germania New York, USA Londra, Gran Bretagna Francoforte, Germania Londra, Gran Bretagna Stoccolma, Svezia Copenaghen, Danimarca New York, USA New York, USA Copenaghen, Danimarca Vienna, Austria New York, USA New York, USA Tokyo, Giappone Milano, Italia Londra, Gran Bretagna Londra, Gran Bretagna Copenaghen, Danimarca Parigi, Francia

-0,42%

Rendimento del portafoglio dal 31.12.2004 al 29.04.2005

€ = euro, SEK = corone svedesi, DKK = corone danesi, NOK = corone norvegesi

UN’IMPRESA AL MESE

.

pagine a cura di Mauro Meggiolaro

Nordiskt Index [in Euro] Rendimenti dal 31.12.2004 al 29.04.2005

-0,42% ri finanziari in questo periodo. I mercati correggono il tiro dopo mesi di crescita. E anche il nostro portafoglio etico scandinavo ne risente. Eurostoxx 50 price Index [in Euro] -0,72% In un mese perde più di 5 punti percentuali chiudendo a -0,42% da inizio anno. Appena meglio del DJ Eurostoxx 50, il suo parametro di riferimento, che ha chiuso a -0,72%. A frenare i mercati è un diffuso senso di inGambro certezza. C’è perplessità sulla crescita USA, che fiSede Stoccolma, Svezia Borsa SSE - Stoccolma Rendimento 31.12.2004 - 29.04.2005 -0,79% nora ha fatto da traino all’Europa. E si fa strada la Attività È specializzata nella produzione di attrezzature e tecnologie mediche. Gestisce 670 centri dialisi, convinzione che la politica economica di Bush, soprattutto negli Stati Uniti, dai quali ricava il 61% del fatturato. Ha circa 20.000 dipendenti. che si è indebitato a dismisura per finanziare le Responsabilità sociale guerre e i tagli alle tasse, non sia più sostenibile. Giudizio complessivo La politica sociale è considerata molto buona dai sindacati. Grande impegno per limitare le Aumenta la sfiducia anche nei confronti delle emissioni, i rifiuti e il consumo di materie prime. Alto livello di innovazione. grandi corporation. A inizio maggio le obbligaPolitica sociale interna Gambro ha una politica del personale ben sviluppata e cerca di evitare il più possibile gli zioni emesse da General Motors e Ford, due coesuberi. La flessibilità degli orari di lavoro viene organizzata consultando i sindacati. Incentivato il lavoro in team. lossi dell’industria automobilistica americana, soPolitica ambientale Ottime le linee guida ambientali. Tutti gli stabilimenti hanno ottenuto la certificazione no state declassate a livello junk, “spazzatura”. ambientale ISO14001. Impegno per limitare la produzione di rifiuti, emissioni nocive e per Sono solo sei i titoli del Nordiskt ad aver fatto ridurre dell’utilizzo di materie prime. meglio rispetto al mese precedente. Tra questi Politica sociale esterna Gambro ha dichiarato apertamente che non si rifiuterà mai di curare un paziente solo perché Nokia, che torna a salire grazie agli ottimi risultaha scarse disponibilità finanziarie. La società ha sviluppato tecniche per rendere inattivi, ti del primo trimestre. E grazie alla Cina: con l’idurante il periodo di incubazione, virus come il West Nile, l’HIV e la malaria. Questo aumenta nizio del 2005 è diventata il primo mercato per considerevolmente la sicurezza delle trasfusioni di sangue. l’esportazione dei cellulari finlandesi.

RENDIMENTO DAL 31.12.2004 29.04.2005

16,49 € 21,86 € 40,15 USD 195,10 £ 66,78 € 588,65 £ 160,00 SEK 291,50 DKK 58,47 USD 76,47 USD 97,50 DKK 115,43 € 35,80 USD 17,27 USD 5.480,00 JPY 10,87 € 407,32 £ 966,12 £ 72,75 DKK 22,00 €

-13,34% -12,56% 5,71% 26,91% 4,34% -2,13% -9,44% -2,67% 8,72% -1,68% -5,50% -7,88% -6,75% -5,68% 2,66% -23,54% 18,00% 4,30% 6,80% -10,20%

-1,20%

Bocciata Eli Lilly Entra Merck

UN’IMPRESA AL MESE

ORREZIONE. È LA PAROLA CHE CIRCOLA DI PIÙ sulla stampa e tra gli operato-

CORSO DELL’AZIONE AL 29.04.2005

€ = euro, £ = sterline inglesi, USD = dollari USA, SEK = corone svedesi, DKK = corone danesi, JPY = yen giapponesi

I mercati correggono Il Nordiskt torna a zero

C

portafoglioetico

OPO QUATTRO MESI IL PORTAFOGLIO ETICO DI VALORI affronta il primo rimpasto. Fuori Eli Lilly, impresa farmaceutica americana recentemente bocciata dalRendimenti dal 31.12.2004 al 29.04.2005 Portafoglio di Valori [in Euro] -1,20% l’advisor etico Ethibel, e dentro Merck, che produce medicinali e cristalli liquidi per gli schermi dei cellulari e dei televisori. Eli LilMSCI DM World price Index [in Euro] 1,40% ly esce perché ha una performance ambientale inferiore alla media del suo settore ed è stata coinvolta in una serie di controversie relative all’accesso ai farmaci nei Paesi in via di sviluppo e alla presunMerck Kgaa Sede Darmstadt, Germania Borsa FSE – Francoforte sul Meno ta pericolosità di alcuni suoi preparati. Come i Rendimento 31.12.2004 - 29.04.2005 Il titolo è entrato nel portafoglio etico il 29 aprile 2005, al prezzo di 50,30 euro per azione. vaccini a base di Thimerosal (mercurio), una Attività Compagnia farmaceutica tedesca con più di 300 anni di storia. La maggioranza delle azioni (74%) sostanza che avrebbe provocato l’autismo in è di proprietà della famiglia Merck. Nonostante le dimensioni (circa 29.000 dipendenti a fine molti bambini americani. Le cause legali dei 2004) conserva le caratteristiche di un’impresa a conduzione familiare. Da non confondere con la società farmaceutica americana Merck & Co. genitori sono state bloccate nel 2002 da una disposizione approvata all’ultimo momento Responsabilità sociale dall’amministrazione Bush. Giudizio complessivo Buoni i programmi di formazione e salute e sicurezza. Iniziative concrete per ridurre l’impatto Vendendo i titoli Eli Lilly incassiamo 1087,19 ambientale dei prodotti. euro, +8,72% rispetto all’investimento iniziale. Politica sociale interna Merck è molto attiva nella formazione dei dipendenti giovani. Si impegna a migliorare il clima di lavoro e la comunicazione all’interno dell’impresa. Buone le politiche di salute e sicurezza. Con questi soldi compriamo una ventina di Politica ambientale Molte le iniziative per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti e della produzione. Buono il dialogo azioni di Merck sperando che la new entry ci con i portatori di interesse. aiuti a risollevare le sorti del borsino etico. Che Politica sociale esterna Merck ha affrontato con trasparenza le controversie relative all’uso di lavoro forzato durante ha chiuso aprile a -1,20% da inizio anno: due la seconda Guerra mondiale. punti e mezzo in meno dell’MSCI World.

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in collaborazione con www.eticasgr.it | 76 | valori |

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| padridell’economia |

Thomas Robert Malthus

Malthus e la “teoria della popolazione” di Francesca Paola Rampinelli

A «GRAN CAUSA, INTIMAMENTE LEGATA ALLA NATURA DELL’UOMO, la quale» ha, «costantemente ed energicamente operato fin dalle origini sociali [...] è la costante tendenza, che hanno tutti gli esseri viventi a moltiplicarsi più di quanto permettano i mezzi di sussistenza di cui possano disporre [...].Ma siccome, per quella legge della nostra natura che fa dipendere la vita dal cibo, la popolazione non può moltiplicarsi più di quanto permetta il piú limitato nutrimento capace di sostenerla, così s’incontra sempre un forte ostacolo al suo incremento nella difficoltà di nutrirsi; difficoltà che di tanto in tanto deve necessariamente apparire, e deve risentirsi nella maggior parte del genere umano, sotto l’una o l’altra fra le varie forme della miseria, o della paura della miseria [...]». La “teoria della popolazione” formulata da Thomas Robert Malthus, il primo pensatore che può essere definito un “economista di professione”, visto che fu professore di economia politica al East India Collage di Haileybury, afferma infatti che il contrasto tra le due progressioni, quella della crescita della popolazione che si sviluppa secondo una proporzione geometrica (1-2-4-8, ecc), per cui ogni singolo aumento è principio di moltiplicazione degli aumenti successivi, e quella delle risorse per la sussistenza che invece aumentano solamente in proporzione aritmetica (1-2-3-4, ecc), non possono che determinare il fatto che l’aumento delle risorse non riesce a tenere il passo con la crescita della popolazione e che quindi vi saranno sempre più esseri umani e, proporzionalmente, sempre meno risorse sufficienti a sfamarli determinando così quella “miseria” legata alle pestilenze, alle carestie Il continuo incremento e alle guerre. Malthus, figlio cadetto di un gentiluomo amico demografico di Hume e di Rousseau, dopo gli studi a Cambridge divenne pastore senza un corrispondente aumento dei mezzi anglicano ad Albury (Surrey) e nel 1798 pubblicò anonimo il saggio di sostentamento determina An Essay on the Principle of populations as it Affects the Future inevitabilmente la miseria Improvement of Society di cui diede la versione definitiva nel 1803. Nella sua opera voleva dimostrare che gli ottimisti del diciottesimo secolo come William Godwin e il marchese de Condorcet avevano proposto una visione troppo rosea. Il successo del saggio di Malthus fu immediato tanto che fu pubblicato in sei successive edizioni e condizionò il pensiero di Charles Darwin per l’elaborazione della teoria della selezione naturale. Malthus vedeva come unici possibili ostacoli per l’incremento demografico due differenti freni, da una parte quelli rappresentati da fattori repressivi come guerre, epidemie e carestie e, dall’altra, i freni preventivi costituiti dalla restrizione morale. Quest’ultima, a cui il pastore esorta tutti gli uomini e soprattutto i poveri, consiste in una limitazione volontaria delle nascite attraverso l’astensione dal matrimonio e dall’attività sessuale. Malthus, proponendo di adottare ogni misura per scoraggiare la natalità giunge fino a considerare la carità un incentivo all’incremento di popolazione. Infatti in seguito sarà accusato di aver assunto posizioni utilitaristiche e di aver accreditato l’egoismo privato e pubblico; in verità le sue riflessioni posero con chiarezza, anche se in termini schematici, il problema dei limiti dello sviluppo. La sua opera giungendo dopo un secolo di centralità dell’ottimismo e della ragione, è stata la prima a mettere in evidenza il fatto che le risorse del pianeta sono limitate e che una popolazione non può aumentare al di là della capacità recettiva, della carrying capacità, di un territorio, determinata dalla disponibilità di spazio e di cibo, di acqua e di energia.

L

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valori

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Mensile Valori n.30 2005  

Mensile di finanza etica, economia sociale e sostenibilità

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