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Anno 5 numero 27. Marzo 2005. € 3,00

MARCO PESARESI / CONTRASTO

Mensile di economia sociale e finanza etica

Fotoreportage > Metropolitane

Dossier > Il bilancio della stagione di privatizzazioni in Gran Bretagna

La grande (s)vendita Finanza etica > Gli azionisti attivi tornano all’attacco e chiedono la parola Cina > Una catena di prestiti e lavoro senza sosta per gli emigrati Economia solidale > L’agricoltura biologica per uscire dalla povertà Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Trento


| editoriale |

Il progetto

di un mensile di Valori

di Sabina Siniscalchi

D terra futura L’AUTORE Sabina Siniscalchi

è direttore della Fondazione Culturale Responsabilità Etica. Dal 1989 al 2003 è stata segretario nazionale di Mani Tese. Esperta di temi dello sviluppo e del rapporto tra paesi indutrializzati e paesi emergenti, ha ricoperto vari ruoli nel mondo della cooperazione internazionale: da presidente di Eurostep (network di ONG europee) a membro del Governing Council di SID (Society for International Development). La Fondazione Culturale è stata istituita da Banca Etica nel 2003 per realizzare progetti formativi, curare ricerche, promuovere iniziative culturali, come Terra Futura e Valori.

e spiegare alcune scelte che abbiamo fatto su Valori da quando sono riprese le pubblicazioni. Innanzitutto il progetto. Questo giornale vuole affrontare alcuni grandi temi di politica economica e di finanza in modo approfondito, senza alcuna tesi precostituita e con un unico obiettivo: offrire punti di vista diversi, a volte tecnicamente difficili, ma probabilmente indispensabili per non fermarsi alla superficie. Lo vedrete anche in questo numero: il dossier sulle privatizzazioni in Gran Bretagna si muove intorno al lavoro svolto da un docente italiano che almeno nel nostro paese è rimasto appannaggio, purtroppo, solo di parte del mondo accademico. Eppure in questo lavoro si trovano elementi che sarebbe utilissimo poter discutere con i decisori, con la classe politica che bene o male assume decisioni che possono incidere in modo pesante sulla vita di milioni di persone. Lo stesso sforzo abbiamo cercato di farlo con la finanziaria, con il nodo delle pensioni e con il tema del petrolio. Siamo convinti che questo percorso possa andare avanti con altri grandi temi come la questione ambientale, il futuro del welfare, il rapporto tra paesi ricchi e in via di sviluppo. Non proporremo mai delle ricette, ma solo dei punti di vista e una lettura non ortodossa. Per il resto la nostra linea editoriale è abbastanza chiara e anche per questo abbiamo deciso di far parlare dei punti di riferimento della rivista, dei Valori, a persone che riteniamo vicine al nostro progetto. Non c’è molto da aggiungere ad alcune notizie che scegliamo di proporvi in ogni numero: di fronte alle grandi case farmaceutiche che occultano gli effetti pericolosi dei farmaci, di fronte a manager che ricevono bonus il cui valore è pari al prodotto interno lordo di un paese africano, di fronte al peso crescente dell’industria delle armi nelle scelte di bilancio dei governi crediamo che non ci sia bisogno di commenti. Lo scandalo sta nelle cifre, nei numeri che in questi casi non sono per nulla aridi perché incidono sulla vita di centinaia di milioni di persone. E proprio per capire meglio i grandi fenomeni dell’economia abbiamo pensato di offrire ogni mese una sezione di numeri, di dati, indici, ricerche, studi e previsioni nella convinzione che per poter intervenire, idealmente e concretamente, bisogna conoscere il più possibile. Per esempio sapere che in alcuni paesi nord europei la scelta socialmente responsabile non è una nicchia di mercato ma una realtà che coinvolge decine di aziende, migliaia di consumatori e risparmiatori e rappresenta una reale alternativa al sistema dominante. Sappiamo che molti anche tra i nostri abbonati (perché ancora per un po’ Valori si potrà leggere solo se ci si abbona) considerano finanza e etica un ossimoro, una contraddizione insanabile, un percorso impossibile. Valori vuole essere un occasione di confronto e dibattito su questi temi ma intende anche raccontare casi concreti dove la gestione del danaro e la finanza sono riuscite a camminare insieme a dei valori etici e socialmente responsabili. Non c’è una ricetta, una formula, un manuale ma ormai sono molte le esperienze di buone pratiche e questa rivista intende diventare un punto di riferimento informativo, senza tralasciare le molti luci e ombre che caratterizzano anche le esperienze di finanza etica. Nelle prossime settimane affiancheremo al mensile un sito Internet rinnovato nella veste e nei contenuti nella speranza di poter proseguire giorno per giorno il dialogo che abbiamo iniziato con la nuova edizione di Valori. OPO QUATTRO NUMERI ERA DOVEROSO FARE IL PUNTO

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| sommario |

marzo 2005 mensile www.valori.it

anno 5 numero 27 Registro Stampa del Tribunale di Padova n. 1743 del 27.04.2001 editore

Cooperativa Editoriale Etica s.c.a r.l. Via Copernico, 1 - 20125 Milano promossa da Banca Etica soci

Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, TransFair Italia, Mag 2, Editrice Monti, Fiba Cisl Nazionale, Cooperativa Sermis, Cnca, Fiba Cisl Brianza, Agemi, Ecor, Federazione Trentina delle Cooperative, Axia, Publistampa, Rodrigo Vergara consiglio di amministrazione

Sabina Siniscalchi, Sergio Slavazza, Stefano Biondi, Pino Di Francesco Fabio Silva (presidente@valori.it) collegio dei sindaci

Giuseppe Chiacchio (presidente), Danilo Guberti, Mario Caizzone direttore editoriale

Sabina Siniscalchi (siniscalchi@valori.it) direttore responsabile

Andrea Di Stefano (distefano@valori.it)

MARCO PESARESI / CONTRASTO

valori Una veduta della città dalla stazione della metropolitana di South Quay-Docklands.

Londra, 1998

bandabassotti

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fotoreportage. Metropolitane

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dossier. Privatizzazioni

16

Privatizzazioni: analizzare senza dogmi Pianificare per i servizi di pubblica utilità [INTERVENTO DI WALTER GANAPINI ] «Attenzione agli slogan e alle semplificazioni» [INTERVISTA A MASSIMO FLORIO ]

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finanzaetica

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Gli azionisti attivi chiedono la parola Una pensione eticamente responsabile

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bruttiecattivi

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internazionale

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Cina: la scommessa del debito per gli emigranti «Prestiti e lavoro incessante per creare nuove imprese» [INTERVISTA A DANIELE COLOGNA ] «Un mercato da conoscere, oltre i luoghi comuni» [INTERVISTA A MARIA WEBER ] Agusta, un aggressivo raggio di sole Unesco, la sfida del 2015

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21 22

31

redazione (redazione@valori.it)

diario

Via Copernico, 1 - 20125 Milano Francesco Carcano, Sarah Pozzoli Cristina Artoni, Elisabetta Tramonto progetto grafico e impaginazione

Francesco Camagna (francesco@camagna.it) Simona Corvaia (simona.corvaia@fastwebnet.it) Adriana Collura (infografica) fotografie

Roberto Arcari, Enrico Bossan, Eligio Paoni, Marco Pesaresi, Antonio Scattolon, Paolo Tre, Riccardo Venturi (A3/Contrasto) stampa

Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento) abbonamento

40 42 44 46

macroscopio

48

economiasolidale

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Porto Alegre: diventa adulta la sfida della diversità Biologico per combattere la povertà

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stilidivita

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altrevoci

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numeridivalori

73

10 numeri 25,00 euro ˜ sostenitore 50,00 euro come abbonarsi I

I

bollettino postale c/c n° 28027324 Intestato a: Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico 1 - 20125 Milano Causale: abbonamento/Rinnovo Valori bonifico bancario c/c n° 108836 - Abi 05018 - Cab 12100 - Cin A della Banca Popolare Etica Intestato a: Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico 1 - 20125 Milano Causale: abbonamento/Rinnovo Valori + Cognome Nome e indirizzo dell’abbonato Attenzione: per l’attivazione immediata dell’abbonamento si prega di inviare copia del bonifico al fax 02.67491691 oppure file pdf all’indirizzo abbonamenti@valori.it

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INVIARE LETTERE E CONTRIBUTI A Cooperativa Editoriale Etica

È consentita la riproduzione totale o parziale dei soli articoli purché venga citata la fonte.

Via Copernico 1, 20125 Milano

Per le fotografie di cui, nonostante le ricerche eseguite, non è stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l’Editore si dichiara pienamente disponibile ad adempiere ai propri doveri.

tel. 02.67199099 fax 02.67491691 e-mail

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distefano@valori.it redazione@valori.it direzione@valori.it |

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| bandabassotti |

riciclaggio

Le multe non fermano i colletti bianchi di Andrea Di Stefano

IMENTICATEVI I GRANDI COLOSSAL COME IL PADRINO o gli sceneggiati modello La Piovra. La criminalità finanziaria che conta davvero, quella che fa girare migliaia di miliardi in modo illegale, è molto, molto meno visibile. E soprattutto collusa con il sistema ufficiale, quando non ne è espressione intrinseca, come evidenziato nei diversi scandali che hanno periodicamente investito il mondo degli affari. Uno dei motori che alimenta i flussi della criminalità è quello dell’evasione fiscale: rendere opachi i flussi finanziari per sfuggire ai sistemi di tassazione è una delle principali attività di consulenti, banche d’affari e studi legali impegnati a dirottare verso i cosiddetti paradisi fiscali ingenti risorse delle corporation. Ma i rapporti con la criminalità finanziaria non si fermano all’evasione fiscale. Esistono molti altri campi dove le relazioni pericolose sono numerose, ripetitive e frequenti. E tra i protagonisti di primo piano di questo fiorente mercato dell’illegalità figurano le nuove strutture per la gestione dei patrimoni: periodicamente queste boutique finanziarie finiscono nel mirino degli inquirenti per “banali” omissioni nei controlli, veri e propri buchi aperti nelle maglie di regolamenti ufficiali, condivisi a livello internazionale e approvati da tutti i governi occidentali. Emblematico l’ultimo caso che ha visto protagonista Abbey National, uno dei primari istituti britannici, che ha ricevuto una sanzione da 2,3 milioni di sterline (3,3 milioni di euro circa) per non aver rispettato alcune normative anti-riciclaggio. «Abbey non Le Authority di controllo hanno ha notificato alle autorità competenti, nei tempi richiesti, le attività sospette», ha sottolineato la Fsa, l’Autorità di controllo delle attività comminato multe per omessa finanziarie in Inghilterra. Non è la prima volta che l’Authority denuncia di operazioni sospette. Ma una messa commina ammende per omissione di controlli anti-riciclaggio: al bando dei paradisi fiscali lo scorso agosto ha multato per 1,25 milioni di sterline la Northern è ancora lontana Bank mentre lo scorso anno è toccato alla Royal Bank of Scotland (750mila sterline). Quasi negli stessi giorni è finito sul banco degli imputati anche il gruppo Generali, questa volta in Francia: la commissione di controllo sulle assicurazioni francesi, Ccamip, ha inflitto alla Federation Continentale, del gruppo triestino, un ammenda di 300.000 euro per gli insufficienti controlli nell’ambito della lotta al riciclaggio. La multa è frutto delle conclusioni di un’indagine approfondita svoltasi durante gli ultimi diciotto mesi: la società, che opera nella gestione dei patrimoni privati, ha sistematicamente violato una serie di norme previste dalla legge francese. Le autorità non hanno ricevuto alcuna informazione sulla metà dei clienti che hanno effettuato operazioni di importo superiore ai 150.000 euro; non sono stati trasmessi i dati di chi aveva effettuato versamenti successivi superando così i tetti di legge; sono stati omessi i controlli sulle operazioni anomale e sui versamenti effettuati dall’estero. La Commissione di controllo nonostante la gravità degli episodi non ha trasmesso il dossier alla magistratura francese, a conferma dell’atteggiamento accondiscendente degli organismi di monitoraggio e sanzionamento. Un clima che non è mutato neppure dopo i ripetuti e strombazzati allarmi contro il terrorismo e i legami con il riciclaggio. Anche perché per dare un segnale reale basterebbe mettere realmente al bando i paradisi fiscali: a parole tutti gli Stati lo fanno ma nella sostanza nessuno interviene.

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novamont

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| fotoreportage | MARCO PESARESI / CONTRASTO

> Metropolitane foto di Marco Pesaresi / Contrasto

Corrono sotto le città e collegano mondi e vissuti separati, mettendo a contatto individui che non si incontrerebbero probabilmente mai. Affollate, cariche di storia, le metropolitane sono al centro del reportage di Marco Pesaresi, un giovane autore di straordinaria sensibilità che per due anni le ha fotografate in tutto il mondo.

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uoghi di transito e incontro, zone sospese nascoste all’occhio della città e con il fascino pesante della storia, le metropolitane attraversano le capitali raccogliendo frammenti di storie e percorsi che si intrecciano il tempo di uno sguardo, separati dalla linea ad alta tensione che separa le opposte direzioni di viaggio. Facile perdersi, girare per ore sulle Circle Line o ritrovarsi oltre Brooklyn in un quartiere in cui tutti parlano spagnolo, e i dolci sono diversi e diversi i capelli e gli sguardi duri. Nel 1863, trainati da una locomotiva a vapore, i vagoni della metropolitana di Londra iniziavano la loro corsa. Attraverso vetri ora di plastica, nella Tube, un secolo e più dopo, migliaia di viaggiatori assistono allo spettacolo involontario delle altre vite nel sottosuolo. La Cumana di Napoli segue di pochi anni la metropolitana londinese. A Berlino di metropolitane ne esistono due, una si chiama S l’altra è la U. La S è un vero treno, porta nelle campagne e passa tra i casermoni enormi, lontano dai cafè del centro e dai ragazzi trendy. Quella cittadina è la U Bahn, spesso affiora in superficie, attraversa le grandi strade cittadine e dal quartiere turco di Kreuzberg arriva a Banhof Zoo, nelle gallerie rivestite di piastrelline bianche in cui Christiana F. scopriva l’amore e le droghe e dove oggi pochi suoi coetanei aspettano misteriosi appuntamenti. La linea gialla di Milano attraversa la vetrina del centro. Folle di badanti, cuochi cingalesi e ragazzini la prendono chi per andare in Corso a fare shopping, chi per lavorare. Nei bar delle metropolitane e nei mezzanini si consumano addii senza inseguimento perché ci sono ostacoli e guardiani a sbarrare il passo. A Parigi entrare senza il ticket è impresa da acrobati molto magri. A New York basta saltare. A Lampugnano, Milano, basta accellerare il passo. A Berlino uomini molto trasandati salgono in testa e coda al vagone e per chi non ha il biglietto non c’è scampo. A New York un uomo e una donna, senza conoscerci, prendevano lo stesso vagone tutti i giorni, aspettandosi e una donna cantava al telefono una canzone a sua madre. Accade solo nel sottosuolo della città, solo nel tempo sospeso della metropolitana. «Quando sei in treno, nel limbo, mentre passi da un luogo all’altro, in stretto contatto con persone sconosciute, può accadere che l’immaginazione prenda il sopravvento. Mi piace osservare gli estranei e immaginare di conoscere i loro pensieri e i loro sentimenti. Per quanto mi riguarda, mi piace viaggiare comodo. A volte desidero ardentemente che torni l’epoca degli Zeppelin. Ma anche il viaggio più lungo e scomodo mi dà quello spazio mentale che mi serve per ripensare e confrontarmi con il mio lavoro. Così nascono le grandi idee». (Francis Ford Coppola) ANNO 5 N.27

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L’AUTORE Marco Pesaresi Si afferma presto come uno dei migliori talenti della fotografia italiana È nato a Rimini nel 1964. Ha seguito i corsi dell’Istituto Europeo di Design a Milano dove ha cominciato la sua carriera di fotografo professionista. Dopo avere viaggiato in Africa e in Europa, il suo interesse fotografico si é concentrato sui più complessi e difficili problemi sociali tra cui gli immigrati e gli emarginati, la droga e la prostituzione. Le sue foto sono state pubblicate sulle più prestigiose testate: Panorama, Espresso, Geo, El Paìs, Sette, The Independent, The Observer, in Italia e all’estero. Tra i suoi reportage la lunga ricerca in bianco e nero su Rimini, la città nella quale è nato. Le “metropolitane del mondo” è il suo lavoro più importante, realizzato nel corso di due anni con numerosi viaggi, documenta la vita all’interno delle più importanti metropolitane del mondo: Berlino, New York, Londra, Calcutta, Mexico City, Mosca, Madrid, Tokyo, Parigi e Milano. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerosi spazi: Photo Feast International (Rotterdam), 1994; Rencontres Internationales de la Photographie (Arles), 1994; Triennale (Milano), 1998; Pitshanger Gallery (Londra), 2000. Membro di Contrasto dal 1990. Muore in circostanze tragiche a Rimini il 22 dicembre 2001.

> Metropolitane

Spazio di fuga e di ritrovo, la metropolitana da sempre è un luogo di impatto visivo straordinario. Nelle immagini, visioni underground da Berlino, Milano, Parigi, Mosca, Calcutta, Madrid, Londra, Città del Messico e Tokyo |

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> Metropolitane/Berlino Berlino è percorsa da due linee della metropolitana, la S-Bahn e la U-Bahn, che raggiungono capillarmente tutta la città e sono in funzione fino a notte fonda. A destra, la folla in attesa alla stazione di Alexanderplatz.

Germania, 1998

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FABIO CUTTICA / CONTRASTO

FABIO CUTTICA / CONTRASTO

> Metropolitane/Milano

> Metropolitane/Madrid

L’ingresso della metropolitana in piazza Duomo. Sotto, da sinistra, la fermata Cadorna, il pranzo di un barbone e una suora sul treno a Gioia.

Un mimo sta lavorando alla fermata del treno. Sotto, da sinistra, alcuni suonatori ambulanti alla stazione San Bernardo, un uomo delle pulizie alla stazione Avenida de America e un uomo sale sul treno alla fermata di Atocha.

Italia, 1998

Spagna, 1998

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> Metropolitane/Tokyo La rete metropolitana di Tokyo è una delle più efficienti del mondo. Sopra, dall’alto in basso, mamma e filgia alla fermata di Ueno, la stazione di Shinjuku e il personale addetto all’ordine dei passeggeri.

Giappone, 1998

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Privatizzazioni: analizzare senza dogmi >18 I numeri della grande vendita >19 Massimo Florio: «attenti a semplificazioni e slogan» >22 a cura di Andrea Di Stefano

MARCO PESARESI / CONTRASTO

dossier

Stazione di Cannon Street: una donna distribuisce giornali gratuiti ai piedi della scala mobile.

Londra 1998

Privatizzazioni

La grande (s)vendita

Ecco le “prove” della devastazione sociale e della distruzione di valore prodotta dalle privatizzazioni inglesi, vero e proprio dogma del liberalismo economico.

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| dossier | privatizzazioni |

| dossier | privatizzazioni |

Privatizzazioni un dogma da ridiscutere con serietà

I NUMERI DELLA GRANDE VENDITA DIECI ANNI DI DISMISSIONI: OLTRE 80 IMPRESE CEDUTE per complessivi 70 miliardi di sterline e oltre 1,5 milioni di lavoratori. La stagione delle privatizzazioni della Lady di Ferro era stata in realtà anticipata dall’ultimo governo laburista, prima della lunga stagione conservatrice, con la cessione di una quota di British Petroleum. Appena eletto, nel 1979, il governo Thatcher vendette un ulteriore 5% di Bp e tra il 1979 e il 1983, durante il primo mandato, vennero collocate sul mercato 12 imprese pubbliche o parte del loro capitale e iniziò la cessione del patrimonio immobiliare. Durante il secondo mandato la Thatcher mise in atto la vendita di 24 imprese (tra le quali British Telecom) e nel terzo e ultimo periodo il governo guidato dal primo ministro conservatore ha effettuato ben 40 dismissioni, fra cui le dodici società regionali di distribuzione dell’elettricità e le 10 per il servizio idrico. Nei due successivi mandati del premier John Major venne completata l’opera di vendita con la cessione anche del servizio ferroviario a cento operatori diversi e il collocamento in Borsa della rete Railtrack. Complessivamente alla fine del 1997 circa un milione di lavoratori era passato al settore privato mentre il Governo britannico poteva annoverare un incasso di 70 miliardi di sterline senza considerare gli introiti derivanti dalla cessione del patrimonio immobiliare. Le attività cedute generavano circa il 5% del pil della nazione e l’ammontare complessivo derivante dalle vendite è stato pari a circa l’8% del pil e ha permesso di ridurre il debito pubblico del 4% oltre ad un risparmio di 3 miliardi di sterline per il venir meno dei trasferimenti. I principali settori coinvolti sono stati quello energetico (British Petroleum, Britoil, Enterprise Oil, British Gas, il sistema elettrico convenzionale, il nucleare), i trasporti (British Aereospace, National Freight Corporation, Associated British Ports, Leyland, Sealink, British Shipbuilders, National Bus Company, Rolls Royce Engines, British Airports Authority, British Airways, Trust Ports, British Railways), il comparto idrico (Water Regional Authorities), l’acciaio (British Steel) oltre ad una serie di imprese in diversi settori, dall’alberghiero al militare.

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ono una delle icone del liberalismo economico. Un vero e proprio monumento della scuola dei Chicago boys, gli allievi della nuova economia classica. E hanno fatto breccia in ambienti “riformisti” e presso think tank di estrazione non solo conservatrice. Le privatizzazioni decise e attuate dal governo di Margaret Tathcher sono a tutti gli effetti il punto di riferimento per politici, amministratori pubblici e diversi economisti. Un icona del nuovo modello di politica economica basato su meno Stato e più mercato: quasi una religione, un dogma al quale immolare scelte di ampio respiro con rilevanti ricadute sulla redistribuzione delle risorse.

MARCO PESARESI / CONTRASTO

Sinora nessuno si era preso l’onere di analizzare l’impatto in modo strutturale della stagione delle privatizzazioni, della Grande Vendita decisa e attuata dal governo britannico: lo ha fatto Massimo Florio, professore di scienza delle finanze dell’Università degli Studi di Milano. Per dieci anni ha analizzato l’impatto del programma di privatizzazioni e lo scorso anno ha pubblicato per la Mit Press un volume che è già diventato un best seller negli ambienti accademici e che ha ricevuto ampio risalto sulla stampa angolosassone. Purtroppo in Italia, salvo alcuni importanti eccezioni come la recensione del professor Bruno Bosco sulle colonne del Manifesto e il numero monografico di Economia Pubblica, il bimestrale realizzato dal Ciriec, è calato il silenzio. La conclusione del lungo lavoro di analisi è netta: «gli effetti delle dismissioni sull’efficienza della produzione e del consumo sono stati piuttosto modesti, mentre vi sono stati effetti redistributivi in senso re-

Sopra, impiegati e dirigenti tornano a casa sulla Northern Line. Qui a fianco, la dimora temporanea di un giovane senza tetto: la stazione di Marble Arch.

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PER APPROFONDIRE

Massimo Florio The Great Divestiture Evaluating the Welfare Impact of the British Privatizations 1979-1997 The MIT Press, Cambridge 2004

Nessun capitalismo popolare, decine di miliardi di sterline trasferiti direttamente dalle tasche dei contribuenti a quelle della finanza. Scarsa rilevanza sul fronte dei prezzi e drammatiche conseguenze per le fasce sociali più deboli gressivo». L’essenza del metodo di analisi scelto dallo staff di Florio consiste nel calcolare le variazioni di benessere per ciascun gruppo di soggetti considerati (consumatori, lavoratori, azionisti e contribuenti) e nel sommare algebricamente guadagni e perdite con diverse ipotesi sui prezzi e i coefficienti distributivi da utilizzare per la valorizzazione dei cambiamenti di benessere. La conclusione principale è che le privatizzazioni non hanno aumentato né la qualità né la quantità dei servizi e in alcuni casi hanno prodotto, come vedremo

nel dettaglio, pesanti effetti negativi per una parte dei cittadini. Molto ridimensionato anche l’effetto di riduzione dei prezzi dei servizi, uno degli obiettivi dichiarati dalla Grande Vendita e da tutti i successivi programmi di privatizzazione decisi in altri paesi dell’Unione Europea. Lo studio approfondito delle variabili in campo e soprattutto una ponderazione degli effetti delle privatizzazioni in tutti i settori, non solo in quelli a più alta competizione come quello della telefonia, porta ad una conclusione clamorosa: i risparmi medi per ciascun cittadino britannico prodotti dalla Grande Vendita sono pari a 30 sterline l’anno. Ma la partita si fa molto più complessa, e gli esiti possono risultare ancora più sconvolgenti, se si tengono in considerazione alcuni elementi di natura finanziaria. Il nodo è rappresentato da quello che gli economisti chiamano prezzo ombra dei fondi pubblici: secondo un affermata teoria economica 1 sterlina di fondi pubblici vale 1,30 sterline di fondi privati. In pratica gli investimenti effettuati dal pubblico, con il danaro dei contribuenti, per costruire le infrastrutture che sono state poi cedute in fase di privatizzazioni tendono ad essere sottovalutati. Florio attribuisce solo a questa componente una perdita netta, in termini di benessere per i contribuenti, pari a 18 miliardi di sterline. In termini di valore pratico i cittadini britannici hanno trasferito ai privati beni per un valore di 84 miliardi contro i 70 realmente pagati con ulteriore trasferimento di risorse per 14 miliardi sterline. La conclusione dello studio di Florio, anche da questa angolatura, è chiara: «il dividendo fiscale non compensa il contribuente della perdita da sottovalutazione nella vendita e anche tenendo conto del prezzo ombra dei fondi pubblici si può concludere che le vendite rappresentino una consistente perdita netta di benessere per i contribuenti solo in parte compensata dal corrispondente accresciuto benessere degli azionisti».

Occupazione Le dismissioni secondo l’analisi effettuata da Florio, di per sé non hanno prodotto una rottura nelle tendenze dell’occupazione: alla fine del periodo esaminato non si evidenzia una perdita di benessere da parte dei lavoratori né in termini di perdita salariale né dal punto di vista occupazionale. La drastica riduzione dei posti di lavoro era stata, infatti, già attuata prima dell’avvio del processo di cessione: si è passati da 1.320.000 di dipendenti nel 1979 a circa 517.000, ma di questo taglio pari a circa 800.000 unità la stragrande maggioranza era già stato effettuato quando la proprietà era ancora pubblica. Un altro pesante “costo” pagato dai contribuenti e un trasferimento diretto di profitti netti ai privati.

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| dossier | privatizzazioni |

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PROPRIETÀ DELLE AZIONI QUOTATE IN UK (%)

Privati Fondi pensione Compagnie di assicurazione Fondi Settore pubblico Resto del mondo Altri Totale

1963

1975

1981

1989

1997

53,8 6,5 10,1 12,6 1,5 7,0 8,5 100,0

37,5 16,9 15,9 14,6 2,6 5,6 6,9 100,0

28,2 26,7 20,5 10,3 3,0 3,6 7,7 100,0

20,3 32,0 20,0 8,0 2,0 12,8 4,9 100,0

16,5 22,1 23,5 8,6 0,1 24,0 5,2 100,0

Fonte: ONS (1999) e altri

CAMBIAMENTI NELL’OCCUPAZIONE DI ALCUNE AZIENDE 1979-1995 AZIENDA

1979

Associated British Ports British Gas British Telecom Rolls Royce British Steel British Coal British Rail British Airways British Airports Authority Cable & Wireless National Freight Corporation Water Companies RECs Electricity Generators** Post Office

11.571 101.600 233.447 57.800 191.500 183.000 244.084 57.741 7.298 n.a. 35.922 63.221 95.800 n. a 178.397

ALLA DATA DELLA PRIVATIZZAZIONE

9.085 91.900 244.592 42.000 53.720 17.000 122.100 40.440 7.462 10.750 24.305 46.728 82.485 24.553 Non privatizzata

(1983) (1986) (1984) (1987) (1988) (1993) (1996) (1987) (1987)

C’è una sola categoria di dipendenti che ha tratto beneficio dalla privatizzazione: il management. Gli emolumenti annui di 215 membri dei consigli d’amministrazione di un campione di imprese di pubblica utilità (British Telecom, British Gas, Powergen, National Grid) sono passati da 5,627 milioni di sterline poco prima delle vendite ad oltre 30 milioni di sterline nel 1996. In generale i compensi degli amministratori hanno registrato incrementi nettamente superiori a quelli della media del settore privato. Per il resto i salari risultano sicuramente in crescita nelle imprese privatizzate: con la sola eccezione di British Steel le retribuzioni registrano un trend di crescita più rapido di quello del settore privato.

1995

2.253* 69.971* 148.900 43.500* 39.800 11.000 130.600 53.060 8.171 39.636 33.989* 54.200* 74.457* 11.737* 155.000*

L’impatto redistributivo

Al di là della propaganda e delle dichiarazioni prive di sostanza economica il risultato più evidente delle privatizzazioni per il pubblico è il cambiamento dei prezzi di tariffe e servizi. Per alcuni consumatori delle fasce di reddito più basse la spesa per gas, acqua, elettricità e trasporti pubblici e, in certa misura, anche per la telefonia fissa è cresciuta fino al 20% del reddito disponibile. Gli aumenti di prezzi sono il frutto del venir meno di sussidi incrociati o in qualche caso per effetto (1982) di politiche discriminatorie che hanno colpito i seg(1989) menti di domanda meno elastici. Le persone colpite (1990) dagli aumenti non appartengono alle fasce marginali: (1991) si tratta numericamente di milioni di soggetti, per lo più pensionati, disabili, famiglie monoreddito e bambini, disoccupati di lunga durata e la vasta categoria dei Fonte: Bovuield (1997). Martin e Parker (1997). Pendleton (1997) e altri. * 1994 working-poors, i lavoratori più poveri, precari e di bas** Solo PowerGen e National Power. sa qualifica professionale. Il risultato per la società britannica è stato devastante: miI consumatori hanno subito una perdita lioni di utenti si sono ritrovati netta di benessere perchè sono falliti con un vasto ammontare di il progetto di regolamentazione del bollette non pagate, iscritte mercato e la liberalizzazione dei prezzi nelle liste di morosità, inseguite da mandati di pagamento e senza servizi essenziali LE PRIVATIZZAZIONI IN EUROPA NEL 2004 come l’acqua o l’energia elettrica. «L’argomento seValore in milioni di euro elaborato FINLANDIA condo cui questi fenomeni erano l’inevitabile prezzo dal Privatization barometer 2.163 da pagare per un miglioramento dell’efficienza è piutOLANDA tosto dubbio - si legge nelle conclusioni dello studio 1.501 POLONIA un sistema dei prezzi che fa pagare di più a chi consu2.315 GRAN BRETAGNA ma di meno (o che prevede maggiori sconti per chi 40 REP. CECA consuma di più) e che al tempo stesso dimostra un no689 IRLANDA tevole cuneo tra costi e prezzi difficilmente può essere 62 REP. SLOVACCA considerato ottimale in base ai canoni standard dell’e1.112 FRANCIA conomia del benessere». Gli studi approfonditi svolti 16.587 UNGHERIA soprattutto da Newbery e Pollitt giungono alla conclu853 PORTOGALLO sione che i consumatori hanno subito una perdita net574 BELGIO GERMANIA ITALIA GRECIA AUSTRIA ta di benessere anche perché risulta fallito l’intero pro1.074 13.288 13.299 879 1.068 getto di regolamentazione che aveva come obiettivo

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prioritario quello di allineare i prezzi ai costi marginali o almeno ai costi medi inclusivi di un rendimento normale del capitale. L’altro elemento che avrebbe dovuto agire sui prezzi è la liberalizzazione, ma nonostante le dichiarazioni questa politica non è stata perseguita con la stessa determinazione della Grande Vendita: British Gas è rimasto un monopolio verticalmente integrato per oltre un decennio; nel settore elettrico si sono affermati monopoli o duopoli locali; nei trasporti pubblici locali, salvo alcuni casi come quello della metropolitana di Londra, in genere sono nati mono o duopoli locali. Persino nel settore della telefonia la liberalizzazione ha prodotto un reale impatto solo sui servizi internazionali. Non bisogna dimenticare tra i protagonisti e i beneficiari della Grande Vendita gli advisors, le banche e altri consulenti coinvolti nelle operazioni di offerta al pubblico: si stima che sino al 1994 non meno di 780 milioni di sterline siano state pagati solo come compensi a vario titolo, pari a circa il 4-5% dei proventi delle privatizzazione, ma complessivamente i costi sostenuti dallo Stato e dalle imprese avrebbero raggiunto quota 3 miliardi di sterline, intercettando un terzo di quel trasferimento diretto di benefici dai contribuenti ai privati.

Qualità e proprietà Dopo quasi vent’anni dall’inizio della stagione della Grande Vendita il risultato secondo la comunità accademica, o almeno gran parte, anche in questo campo è chiaro: il cambiamento di proprietà non ha nulla a che vedere con l’innalzamento degli standard di servizio, con l’efficienza e una riduzione delle asimmetrie informative e i relativi costi di transazione che caratterizzano gran parte dell’industria delle public utilities e dei servizi finanziari. Il ruolo vero su questo fronte lo svolge solo ed esclusivamente una stringente politica di regolamentazione: l’esistenza di un authority indipendente con poteri sufficienti forti da effettuare controlli stringenti sugli operatori. L’elemento sconvolgente è gran parte dei recuperi di efficienza non è imputabile al cambio dell’assetto proprietario dei gestori dei servizi quanto dall’azione combinata di novità tecnologiche, regolamentazione più stringente e liberalizzazione. Ben diverso è il discorso per gli azionisti: il trasferimento netto determinato dalle privatizzazioni è stato pari a 14 miliardi di sterline, pari ad un guadagno del 20% sul prezzo di collocamento. Ma dal punto di vista della struttura proprietaria la Grande Vendita non ha frenato il declino della figura dell’azionista individuale: nel 1957 due terzi del valore delle azioni quotate alla Borsa di Londra era di proprietà di indivi-

PRIVATIZZAZIONE E LIBERALIZZAZIONE LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI DI INTERESSE GENERALE è questione diversa dalla necessaria liberalizzazione del mercato intesa come demonopolizzazione che induca maggiore efficienza, redditività, miglioramento della qualità del servizio per l’utenza: centrale è il ruolo delle Authorities cui competono regolazione e gestione della leva tariffaria. Come sottolineato da Franco Bernabè, in percorsi di privatizzazione che si verifichino in contesti di incompiuta liberalizzazione, massima è l’attenzione da porsi alla prevenzione di conflitti d’interesse agli interfaccia pubblico-privato ed azionisti di riferimento-azionariato diffuso. La dice lunga al riguardo il fallimento dell’esperienza thatcheriana: il 62% del valore aggiunto delle privatizzazioni inglesi è andato a beneficio del 12% della popolazione, che ha già portato all’incasso il proprio profitto vendendo a compagnie straniere (americane, tedesche e francesi) le proprie azioni ed i relativi segmenti di settori strategici . L’occupazione nei settori privatizzati è calata del 50% e le tariffe in alcuni casi sono aumentate del 5-600%, con milioni di utenti che a metà ‘90 rateizzavano gli arretrati accumulati per le tariffe di servizi di pubblica utilità. Cardine di quel modello inglese era l’approccio cosiddetto del “break up” competitivo basato sui seguenti assunti: non investire una sterlina per migliorare l’efficienza di ciò che si vuole vendere, mettere in conto forti tensioni con i lavoratori prodromiche agli agognati licenziamenti pre - o post-privatizzazione, vendere in fretta anche in assenza di regole e di vera concorrenza (gare ad evidenza pubblica). Da questo punto di vista il modello evolutivo tedesco è risultato sicuramente più valido, perché basato su razionalizzazione dell’esistente, recupero progressivo dell’efficienza, ingresso dei privati solo in alcune attività ben delimitate ( la nota “divisionalizzazione” in vista di future “società di scopo”). L’elemento critico nella realtà italiana, oltre ai rischi di svendita ai soliti noti in carenza di imprenditività competitiva di “gioielli di famiglia” costruiti dai contribuenti, è il vuoto ricorrente di progetto industriale, per di più in un contesto marcato da vuoti legislativi, fino all’attuale deregolazione selvaggia: la parola pianificazione è demonizzata, quasi non fosse la base di ogni buon approccio gestionale. Prendiamo l’esempio “energia”. Come denunciato da Alberto Clo’, abbiamo un parco-centrali di circa 75.000 Mw, di cui operativi circa 55.000, ed abbiamo avuto un black-out nel momento in cui la domanda non eccedeva la potenza erogabile da 22.000 Mw. L’aver lasciato incompiuta la liberalizzazione avviata da Bersani e Letta ha portato ad un vuoto di coordinamento in un settore strategico, aprendo falle operative mai prima verificatesi ( GRTN, ecc). Oggi il “decreto Marzano” aggrava quella situazione e consente l’avvio di progetti in base alla mera forza politica del proponente o del ricettore (tipico esempio la Lombardia), anche se debolissimi dal punto di vista industriale e dannosi in ottica di sostenibilità ambientale. Contestualmente l’Unione Europea punta strategicamente sull’ efficienza e sulle fonti rinnovabili (energia eolica e biomasse sono già oggi commercialmente equivalenti al termoelettrico convenzionale), mentre in Italia il Governo le trascura, impegnato ad un improbabile ritorno al nucleare. Non decolla neppure la dovuta riflessione istituzionale su “carbone pulito” e “gas naturale” come opzioni a breve-medio e sull’Idrogeno per il medio-lungo termine, né si vede una qualche “multiutility” nostrana acquisire dimensioni e ruolo da “player” al meno nel Bacino Mediterraneo: occorre molta forza per reagire al necessitato scoramento... Walter Ganapini

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dui; nei trentenni successivi questa quota è scesa al 30% mentre nel 1997 solo un sesto del valore era rappresentato da singoli. Il quadro è leggermente diverso se si guarda al numero assoluto degli azionisti: nel 1979 vi erano 2,5 milioni di azionisti individuali, agli inizi degli anni Novanta erano oltre 11 milioni. Il dato in sé potrebbe dare l’impressione che in Uk si sia compiutamente realizzato quel capitalismo popolare che è stato uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori della Grande Vendita ma la valutazione si ridimensiona quando si considera che molti degli individui detenevano azioni di una sola società, in genere un impresa di pubblica utilità e che il valore dei portafogli è tipicamente di poche migliaia di sterline. Nel 1999 il 54% degli individui possedeva un solo titolo, il 20%

due titoli, il 9% tre e solo il 17% quattro titoli o più. Molto interessante anche la composizione sociale di questi azionisti “popolari”: il 43% era rappresentato da professionisti, il 53% proprietari dell’abitazione, il 7% inquilini di edilizia popolare e il 6% lavoratori manuali. Nonostante i numeri rilevanti, che nel momento di apice raggiungevano un quarto dell’intera popolazione della Gran Bretagna, solo due milioni pari al 5%, si può dire che venisse coinvolto nel cosiddetto capitalismo popolare. Gli altri milioni di nuovi azionisti lo erano diventati una tantum, per eredità o per distribuzione di azioni ai dipendenti. I veri nuovi “padroni” delle imprese privatizzate sono diventati in realtà gli investitori finanziari esteri, le compagnie di assicurazioni e i fondi pensione.

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PRNCIPALI PRIVATIZZAZIONI IN EUROPA NEL SECONDO SEMESTRE 2004 SOCIETÀ

PAESE

SETTORE

EneI Spa France Telecom Sa Gagfah Housing Portfolio (Bfa) Deuthsche Telekom Ag (Kfw) Total Sa (Edf) Gsw (bankgesellschaft Berlin Ag) Pro Bank Polski Sa Doeuthsche Telekom Ag Koninklgke Tpg Nv Wages Jaunes (France Telecom)

Italia Francia Germania Germania Francia Germania Polonia Germania Olanda Francia

utility Telecomunicazioni Finanza Telecomunicazioni Oil & Gas Edilizia Finanza Telecomunicazioni Trasporti Telecomunicazioni

% DI CAPITALE CEDUTA

19,60 10,85 100,00 4,67 2,30 100,00 38,50 3,30 15,20 35,68

VALORE

7.621,34 5.085,24 3.640,02 2.974,38 2.593,97 1.923,87 1.810,13 1.599,03 1.500,96 1.460,39

METODO

Opv Opv Collocamento diretto Collocamento diretto Opv Collocamento diretto Opv Collocamento diretto Opv Opv

I veri “nuovi padroni” delle imprese privatizzate sono investitori esteri, compagnie assicurative e fondi pensione

Fonte: Privatization barometer

«Attenzione alle semplificazioni e agli slogan» MARCO PESARESI / CONTRASTO

Il professor Massimo Florio sottolinea la rilevanza di alcuni nodi assolutamente irrisolti, dal reale potere dei regolatori agli

U La nuova linea sopraelevata oltrepassa il Tamigi verso i Docklands.

Londra 1998

sono riusciti a creare “Non le condizioni per un mercato concorrenziale, e la formazione del prezzo ne risente

Gli effetti nel campo dei servizi idrici sono stati devastanti, milioni di cittadini non riescono a pagare i consumi

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NA RICERCA APPROFONDITA SULLE CONSEGUENZE delle cessioni attuate in

Inghilterra,da cui sono emersi problemi aperti e conseguenze impreviste. Massimo Florio, che ha realizzato lo studio, è professore straordinario di Scienza delle finanze presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano. Professor Florio il suo studio mette in discussione tutti i dogmi economici delle privatizzazioni, dallo sviluppo di un nuovo capitalismo popolare ai guadagni per i consumatori in termini di riduzione dei costi. Come è giunto a queste conclusioni? «Abbiamo svolto un analisi approfondita delle numerose ricerche condotte in questi anni sulle cessioni effettuate dal Governo britannico. Il profilo della nostra ricerca è stato molto approfondito perché ha preso in esame tutti i grandi temi connessi con la campagna di privatizzazioni decisa dal governo inglese: la proprietà, la liberalizzazione di mercati regolamentati, il prezzo di servizi di pubblica utilità, gli impatti sociali e sui consumatori, gli effetti sulla gestione manageriale delle aziende. Rispetto ad ognuna di queste angolazioni sono emerse delle conclusioni molto diverse da quelle che possiamo definire il senso comune». Si riferisce ai contenuti delle campagne di comunicazione caratterizzate dallo slogan “meno stato più privato”? «I meccanismi economici complessi, come quelli che sottendono alla gestione e erogazione di servizi di pubblica utilità, alla formazione dei prezzi, ai delicatissimi problemi dei diritti di pro-

effetti sociali della privatizzazioni di servizi essenziali come l’acqua prietà dei contribuenti-cittadini non possono essere affrontati con ricette facili. E quello che è stato attuato in Gran Bretagna è sicuramente un processo molto profondo, oserei dire quasi una rivoluzione le cui conseguenze sono ancora tutte da capire. Noi abbiamo dato il nostro piccolo contributo fornendo alcune chiavi di lettura che ovviamente essendo approfondite da alcuni anni di studio possono risultare non convenzionali» Professore quali sono gli elementi d’interesse anche in una prospettiva italiana? Per esempio il nodo della regolamentazione sembra essere irrisolto anche in una realtà come quello anglosassone dove il rispetto per la divisione dei poteri è rimasto abbastanza saldo... «Nonostante gli sforzi fatti i regolatori non sono sicuramente riusciti a creare le condizioni per un mercato realmente concorrenziale e la formazione del prezzo, persino nel caso dei servizi di telecomunicazione, continua a mantenere molte lacune. La realtà più evidente è che si è passati da alcuni monopoli nazionali molto strutturati a una serie di monopoli o duopoli locali sui quali l’Authority fatica ad essere incisiva. Il problema diventa ancora più com-

plesso laddove il regolatore oltre a dover costruire le regole che dovrebbero favorire la nascita di un mercato concorrenziale deve verificare il rispetto degli impegni assunti dalla nuova proprietà in termini di qualità del servizio»

In termini economici per i consumatori secondo la sua analisi il guadagno in termini di riduzione dei costi può essere stimato in una trentina di sterline l’anno. È un risultato positivo? AUMENTI DI SALARIO «Non c’è alcun dubbio che un taglio dei coAZIENDA PRIVATIZZATA SALARI sti per le famiglie debba essere considerato British Airports Authorities +68,6% un elemento positivo. Il quesito al quale è British Airways +79,0% molto difficile dare una risposta positiva è se British Gas +62,3% queste famiglie realmente hanno ottenuto British Coal +82,1% dei benefici reali dalle privatizzazioni. Nel British Rail +85,4% caso inglese le luci sono sicuramente offuBritish Steel +120,1% scate dalle molte ombre, e non solo da quelBritish Telecom +114,4% le più note anche in Italia come la drammaEletricity generators +89,5% London Regional Transport +101.6% tica crisi dei servizi ferroviari. Gli effetti nel Post Office +42.4% campo dei servizi idrici (fornitura di acqua Water Authorities +81,0% potabile e depurazione delle acque reflue) Scottish Transport Group +64,8% sono stati devastanti: milioni di cittadini Media delle privatizzate* 67,1% non sono stati più in grado di pagare le bolMedia settore pubblico* 31,6% lette e in molti casi i comuni sono interveMedia settore privato* +25,3% nuti con dei voucher per assicurare il serviFonte: Salama (1995). Media dei dati (*) 1979-1988. Haskel e zio essenziale alle fasci più deboli della Szymansky (1992), dati aziendali 1980-1988 popolazione».

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Azionisti attivi all’attacco >27 Deutsche Bank Italia, una pensione responsabile >31

finanzaetica GUERRA DELLA UE AI CARTELLI DI SOCIETÀ: MULTATI GRUPPI FARMACEUTICI EUROPEI

IMPENNATA DEGLI INVESTIMENTI ETICI IN FRANCIA

BLOGGERS USA CONTRO LE GRANDI CORPORATION

NASCE L’ASSOCIAZIONE DEGLI ANALISTI RESPONSABILI

PROFITTI STELLARI NEGLI STATI UNITI PER L’AZIENDA DI PRODOTTI BIOLOGICI DEAN FOOD

UN SOSTEGNO EUROPEO PER SVILUPPARE IL FOTOVOLTAICO

Il nuovo commissario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, non ha dubbi: guerra ai cartelli di società che turbano il mercato e negano ai consumatori i benefici della concorrenza. Tre gruppi farmaceutici europei, Akzo Nobel (Olanda), Hoechst (Germania) e Atofina (Francia), si sono visti così multare in gennaio per un totale di 217 milioni di euro dalla Commissione europea. L’accusa è di essersi accordati per fissare i prezzi e dividersi il mercato degli acidi monocloroacetici, molto usati nella produzione di detersivi, adesivi e come addensanti nell’industria cosmetica e alimentare. Il cartello, che secondo Bruxelles ha agito per ben 15 anni tra il 1984 e il 1999, si scambiava informazioni sui volumi delle vendite e sui prezzi permettendo ai produttori di stabilire a tavolino quote di mercato e aumenti dei prezzi. Inoltre, un meccanismo di compensazione tra le società farmaceutiche assicurava il buon funzionamento dell’accordo. Per Hoechst e Atofina non si tratta della prima volta: in passato le due case farmaceutiche erano già state riconosciute colpevoli della creazione di cartelli. La multa maggiore è per Akzo Nobel, costretta a pagare 84,38 milioni di euro, mentre Hoechst, che ora appartiene a Sanofi-Aventis, dovrà sborsare 74,03 milioni di euro. Per Atofina, ora conosciuta come Arkema, il verdetto parla di 58,5 milioni di euro. Una quarta azienda farmaceutica, la Clariant, anch’essa parte dell’accordo, è riuscita a evitare la condanna perché per prima ha fornito informazioni utili a smantellare il cartello. Le tre case farmaceutiche possono presentare appello contro la decisione della Commissione europea, ma finora a Bruxelles non è pervenuta nessuna domanda.

In Francia boom degli investimenti etici. Il 2004 si è chiuso con un bilancio totale di 5 miliardi di euro, tra fondi stranieri e francesi, registrando una spettacolare impennata del 100% rispetto al 2002. A scattare la fotografia dell’evoluzione del mercato è Novethic, filiale della Cassa dei Depositi d’Oltralpe e centro di raccolta informazioni sugli investimenti socialmente responsabili. Secondo i dati del rapporto annuale, a farla da padrone nel 2004 sono stati i fondi francesi con un portafoglio di 3,6 miliardi di euro, in aumento del 24% rispetto ai 2,9 miliardi dell’anno precedente, e addirittura del 300% se paragonati ai 920 milioni investiti nel settore nel 2001. In crescita anche le offerte di fondi: dagli 80 di fine 2002 si è passati ai 122 dell’anno scorso. L’offerta si è arricchita non solo grazie all’introduzione di nuovi prodotti, ma anche a fondi già esistenti e che società di gestione come Prado Epargne, Macif Gestion, Hsbc Am, Ideame, Phitrust Finance, hanno deciso di passare alla formula degli investimenti socialmente responsabili. Inoltre la mobilità del mercato francese dei fondi etici ha attirato l’attenzione di Orsay Gestion, JP Morgan Fleming e Fédéris Gestion, che sono recentemente scese in campo con le loro offerte. È comunque la franco-belga Dexia Am a confermarsi, anche nel 2004, come leader nella gestione dei fondi etici con un portafoglio che supera il miliardo di euro.

I bloggers americani sono sul piede di guerra contro le corporation. È bastato poco agli utenti dei diari virtuali per capire di avere i numeri per poter costituire una forza in grado di sfidare anche i Golia dell’industria Usa. L’ultimo obiettivo della protesta è Verizon Wireless, secondo operatore della rete wireless statunitense, contro il quale lo scorso gennaio un blogger californiano ha intentato una causa collettiva. La protesta, cominciata sulle pagine di un weblog, riguarda il cellulare Motorola V710, venduto da Verizon Wireless con tecnologia Bluetooth in dotazione. In realtà, parte delle funzioni “senza cavo” erano state disattivate dall’operatore per proteggere il sistema dai virus. Inutile dire che gli arrabbiatissimi consumatori hanno inondato di lamentele la Verizon Wireless e hanno cominciato a scambiarsi informazioni sui diari virtuali. Il passo successivo è stato contarsi e scoprire di poter avviare una causa collettiva. Non è la prima volta che il popolo dei weblog fa tremare le corporation americane. Secondo gli esperti si tratta di un fenomeno da non sottovalutare per il suo potenziale di aggregazione e sintesi dell’opinione pubblica. Il loro suggerimento per arginare le proteste dei bloggers è semplice: dialogare sinceramente utilizzando lo stesso mezzo comunicativo. Le corporation sono avvisate.

Le principali organizzazioni europee che si occupano di analisi della responsabilità sociale d’Impresa hanno costituito la “Association of Independent Corporate Sustainability and Responsibility Research (AI CSRR)”, una organizzazione indipendente degli analisti di sostenibilità che si prefigge di aumentare qualità e trasparenza del processo di analisi della corporate social responsibility. L’obiettivo è anche quello di sviluppare alti standard professionali in questo ambito, per soddisfare la necessità di revisione indipendente che il settore richiede e per elevare il livello di credibilità. Uno degli strumenti elaborati in questo processo è la gestione di uno standard volontario, denominato Csrr-Qs (Corporate Sustainability and Responsibility Research-Quality Standard). L’iniziativa, che ha avuto il sostegno finanziario e strategico della Commissione Europea, va ad integrare quella lanciata lo scorso anno da Eurosif in riferimento alle linee guida sulla trasparenza per i fondi d’investimento socialmente responsabili. Project partner per l’Italia è l’agenzia di rating etico Avanzi Sri Research.

Si è chiuso all’insegna del successo il 2003 per la Dean Foods, un’azienda di prodotti alimentari di Dallas, che con un profitto di 9,2 miliardi di dollari ha surclassato due giganti del settore, Kellogg e Heinz. Un risultato che deve aver sorpreso anche Steve Demos, fondatore di White Wave, una delle brand del gruppo specializzata nella produzione di latte di soia biologico, che aveva iniziato la carriera alla fine degli anni Settanta vendendo tofu prodotto nella vasca da bagno della sua casa di Boulder, in Colorado. Fondamentale, per questo imprenditore affascinato dalla filosofia buddista - da giovane ha passato mesi in una caverna in India a meditare e praticare lo yoga l’incontro con Gregg Engles, uomo d’affari più interessato al verde dei soldi che a quello dei campi. Deciso a non rimanere fuori dalla corsa al biologico, Gregg Engles nel 2001 acquista la Dean Foods e con essa il 25% della White Wave. In quello stesso anno il profitto della società di Steve Demos supera i 5 miliardi di dollari, grazie all’intuito del suo fondatore che dal 1996 puntava sulla vendita di Silk, un latte di soia confezionato come un prodotto da frigo e non da scaffale e con un’etichetta che evidenzia i benefici della coltivazione biologica e priva di Ogm. In un primo momento, il patron della White Wave si dimostrò refrattario a vendere alla Dean Foods, ma alla fine Gregg Engles la spuntò e invece di azzerare i vertici, come di consuetudine, offrì a Demos e al suo staff un cospicuo incentivo per superare gli obiettivi di vendita di Silk. Da allora, la fiducia di Engles è stata ben ripagata. White Wave controlla ormai il 65% del mercato del latte di soia e Silk, che fa bella mostra di sé anche sui tavoli della catena di caffetterie Starbucks, si avvia a raggiungere quest’anno i 414 milioni di dollari di vendite. I prodotti biologici rappresentano ora il 5% del fatturato della Dean Foods ma sono in continua crescita e il valore delle azioni della società in questi anni è più che raddoppiato, superando i dividendi medi della concorrenza. Il mercato statunitense assiste a una crescita esponenziale delle vendite nel settore dell’alimentazione biologica. Le vendite registrano un tasso di crescita annuale superiore al 20%, contro una crescita media del 3% di altri settori alimentari.

È necessario il sostegno dell’Unione Europea all’energia solare perché questa fonte energetica possa raggiungere il suo potenziale. Secondo il rapporto “Solar Generation 2”, presentato a Bruxelles da Greenpeace e dall’Associazione europea dell’industria fotovoltaica (EPIA), un miliardo di persone utilizzerà l’energia fotovoltaica entro il 2020 e nasceranno grazie a quest’industria 2 milioni di posti di lavoro. Le emissioni di gas serra si ridurranno di 169 milioni di tonnellate l’anno, l’equivalente di 75 centrali a carbone. Dal 1998 il fotovoltaico cresce del 35% l’anno: entro il 2040, il solare potrebbe coprire oltre il 20% del fabbisogno globale, anche nei luoghi più remoti e senza contribuire ai cambiamenti climatici. L’industria del fotovoltaico aggiungerà il valore di 62 miliardi di euro nei prossimi 15 anni. «Paesi come la Germania hanno visto una crescita esponenziale del solare, ma è l’Unione Europea che deve impegnarsi e fissare obiettivi vincolanti per il 2020, oltre a bloccare i sussidi ai combustibili fossili e all’energia nucleare. Ogni euro investito in energia solare aiuta il clima, l’innovazione e diminuisce la dipendenza nei confronti dei combustibili fossili» afferma Sven Teske di Greenpeace, uno degli autori del rapporto. Secondo la Commissione Europea, il solare offre un’alternativa alle importazioni di elettricità.

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Un’azione, un voto. Di protesta. Gli azionisti attivi tornano all’attacco

Gli scandali finanziari e le superpaghe dei manager hanno risvegliato l’attivismo degli azionisti. Gruppi religiosi, fondi pensione, associazioni, club di investitori o battitori liberi comprano azioni per partecipare alle assemblee delle grandi imprese. E per poter dire la loro davanti ai consigli di amministrazione e alla stampa internazionale.

«C > Metropolitane/Londra La stazione di Liverpool Street, nella City. Nel 1888 a Londra si era diffusa la leggenda che Jack lo Squartatore conoscesse a perfezione la rete metropolitana e utilizzasse i cunicoli per sfuggire alle ricerche. Sotto, da sinistra, un uomo consulta il suo portatile a Hyde Park Corner, punk a Bethnal Green e uomini d’affari di ritorno dal lavoro a Regent’s Park.

Inghilterra, 1998

di Mauro Meggiolaro

ALCOA CHIEDIAMO CHE LA PAGA DEL DIRETTORE GENERALE SIA PIÙ RAGIONEVOLE e realmente commisurata ai risultati della società». A firmare questa risoluzione presentata all’assemblea degli azionisti di Alcoa del 2004 sono il Fondo Azionario Cattolico, le Sorelle della Carità di Cincinnati, le Sorelle dello Spirito Santo e di Maria Immacolata e molte altre congregazioni religiose. La risoluzione ottiene il 12,54% dei voti e la notizia gira. Il direttore generale di Alcoa, leader mondiale nella produzione di alluminio, guadagna 1.365 volte di più del salario minimo degli operai della società mentre la media delle grandi corporation americane è di 625 volte (da 15 a 20 volte in Giappone e Germania). Troppo, anche per le suore azioniste. Negli ultimi due anni risoluzioni analoghe sono state votate nelle assemblee di centinaia di imprese come AOL Time Warner, Cisco Systems, General Electric, JP Morgan, Pfizer e Glaxo, tanto che l’Economist ha parlato di una vera e propria rivolta degli azionisti contro i “fat cats”, i gatti grassi dell’economia mondiale. Jean-Pierre Garnier, chief executive officer (il corrispondente dell’amministratore delegato) di GlaxoSmithKline, ha dovuto rinunciare a una parte sostanziale dei suoi benefit proprio in seguito alle continue proteste degli investitori che, per la prima volta in Gran Bretagna, nell’assemblea del 2003 hanno votato in maggioranza contro il piano di remunerazione dei manager. Le grandi compagnie cominciano a preoccuparsi. L’attivismo degli azionisti, risvegliato dagli scandali finanziari degli ultimi anni, richiama l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica e mette in pericolo la reputazione delle imprese.

OME AZIONISTI DI

Alcoa, Aol, Time Warner, Cisco: i piccoli azionisti pretendono risposte dal management | 26 | valori |

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I pionieri Le suore che hanno votato la risoluzione all’assemblea di Alcoa fanno parte di ICCR - Interfaith Center for Corporate Responsibi|

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lity (Centro Interreligioso per la Responsabilità d’Impresa), una coalizione internazionale di 275 investitori istituzionali religiosi che comprende congregazioni, fondi pensione, fondazioni e diocesi. Messi insieme gestiscono un patrimonio di circa 100 miliardi di dollari. Da più di 30 anni ICCR, che ha sede a New York, utilizza gli investimenti degli enti religiosi per influenzare le strategie di gestione delle imprese e promuovere la giustizia sociale nelle assemblee degli azionisti. La prima risoluzione risale al 1971 ed è considerata anche la prima vera iniziativa di azionariato attivo negli Stati Uniti. A finire nel mirino fu General Motors. La Chiesa Episcopale americana, per conto di ICCR, votò per chiedere il ritiro di GM dal Sudafrica, dove vigeva la segregazione razziale. Negli anni successivi oltre 200 imprese americane vennero messe sotto pressione dagli azionisti per lo stesso motivo. Le risoluzioni, che non raggiunsero mai più del 20% dei voti, riuscirono a influenzare l’opinione di un numero sempre maggiore di persone. Negli anni che precedono la fine dell’apartheid (1994) gli investimenti diretti degli Stati Uniti in Sudafrica crollarono del 50%. «Senza l’azionariato responsabile la lotta contro l’apartheid sarebbe stata molto meno efficace» - spiega Timothy Smith, per ventiquattro anni direttore di ICCR. «Crediamo che gli investimenti debbano dare qualcosa di più di un ritorno finanziario accettabile. (…) Al posto di vendere le azioni delle imprese che si comportano in modo irresponsabile preferiamo fare pressione per stimolare il cambiamento», così recita la mission di ICCR, che nel 2004 ha sostenuto più di 200 risoluzioni diverse di fronte a circa 155 imprese americane. Un’ottantina sono state ritirate prima della data dell’assemblea perché le imprese si sono dimostrate disponibili ad accettare le richieste o a dialogare con gli azionisti. Si è votato soprattutto contro le paghe eccessive dei manager, contro la discriminazione sessuale sul luogo di lavoro, per la riduzione delle emissioni di CO2 e per promuovere la rendicontazione sociale e ambientale. Le percentuali di voto variano dal 3,67% ottenuto dalla richiesta ad Altria Group (ex Philip Morris) di un rapporto sui rischi per la salute legati ai filtri delle sigarette al 97,93% con cui ASC Investment, le Sorelle della Carità della Santa Vergine Maria e la Società di Gesù hanno convinto Coca Cola a rendere conto degli effetti economici dell’HIV/AIDS sulla strategia di business della società nei Paesi emergenti. «La diffusione dell’Aids e di altre epidemie - si legge nella risoluzione - provoca la morte di un gran numero di persone e può ridurre notevolmente la produzione e il consumo complessivi».

La forza dei fondi pensione Non sono solo gli investitori religiosi a fare le pulci alle imprese. Negli ultimi anni hanno cominciato ad alzare la voce anche i fondi pensione. Negli USA il più conosciuto è Calpers, il fondo dei dipendenti pubblici della California. 1,4 milioni di azionisti, 177 miliardi di dollari di patrimonio e una serie di battaglie contro le malefatte della corporate America, alcune delle quali hanno ottenuto un successo insperato. Tanto che, su pressione delle imprese, il presidente del fondo Sean Harrigan è stato silurato alla fine del 2004 e sostituito da un repubblicano moderato (vedi Valori, febbraio 2005). Oltre a Calpers si sono fatti avanti altri fondi di dipendenti pubblici, come il New York State Common Retirement Fund, il Connecticut Retirement and Trust Plans o il New York City Comptroller's Office. «Negli ultimi due anni - così cita il Report 2003 del Forum LIBRI UTILI Investimenti Sostenibili USA - questi fonPER APPROFONDIRE di hanno promosso decine di risoluzioni sociali basate sulle convenzioni dell’OIL Lauren Talner Origins of Shareholder (Organizzazione Internazionale del LavoActivism ro), sui cambiamenti climatici e sulle pari Investor Responsibility Research Center, 1983 opportunità». Anche in Canada non si scherza. In William F. Mahoney The Active Shareholder: Québec il fondo pensione Batîrente della Exercising Your Caisse d’économie Desjardins (banca fonRights, Increasing Your Profits, and data e controllata dai sindacati) promuoMinimizing Your Risks ve da anni campagne per la tutela dei diJohn Wiley & Sons Inc, 1993 ritti umani all’interno delle assemblee degli azionisti. Batîrente, il cui consiglio Carolyn Kay Brancato Institutional Investors d’amministrazione è composto esclusivaand Corporate mente da rappresentanti sindacali, gestiGovernance: Best Practices sce 560 milioni di dollari canadesi (circa for Increasing 346,5 milioni di euro) ha 22.000 aderenti Corporate Value Irwin Professional e una strategia di investimento che selePublishing, 1996 ziona i titoli in base a criteri di responsaJonathan Charkham, bilità sociale. «Finora abbiamo appoggiaAnne Simpson to risoluzioni organizzate da altri fondi o Fair Shares: The Future associazioni - spiega Daniel Simard, coorof Shareholder Power dinatore di Batîrente - ma dall’anno scorand Responsibility Oxford University so abbiamo cominciato a sperimentare un Press, 1999 coinvolgimento diretto». «Assieme ad James P. Hawley, Andrew T. Williams The Rise of Fiduciary Capitalism. How Institutional Investors Can Make Corporate America More Democratic University of Pennsylvania Press, 2000

l’azionariato A cosa serve avere “Senza responsabile anche “ un’ottima pensione la lotta all’apartheid se l’ambiente è inquinato sarebbe stata più difficile

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e la società destabilizzata?

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Robert A. G. Monks The Emperors Nightingale: Restoring the Integrity of the Corporation in the Age of Shareholder Activism Perseus Books, 1998

Oxfam stiamo convincendo Metro, una catena di distribuzione canadese nella quale investiamo, a vendere caffè del commercio equo. L’impresa si è dimostrata disponibile al dialogo e siamo ottimisti sull’esito delle trattative». Non è così per Sears, colosso della grande distribuzione. «Abbiamo chiesto a Sears di pubblicare un rapporto sociale che segua le linee guida del GRI (Global Reporting Initiative), ma finora ci hanno risposto picche. Si rifiutano di sottoporre la proposta all’assemblea degli azionisti. Se continua così saremmo costretti a ricorrere alle vie legali», precisa Simard.

La Svizzera che non ti aspetti In Europa, se si eccettua la Gran Bretagna, l’azionariato attivo è ancora poco diffuso. Nel continente del capitalismo familiare e bancario le borse non hanno mai giocato un ruolo di primo piano. E di conseguenza gli attivisti hanno preferito altre forme di pressione, come il boicottaggio o le campagne di sensibilizzazione. Ma qualcosa sta cambiando. La novità più interessante arriva dalla Svizzera e si chiama Ethos. Nata nel 1997 su iniziativa di due casse pensione, la fondazione Ethos per l’investimento sostenibile gestisce oggi circa 500 milioni di euro per conto di 90 fondi pensione svizzeri. Otto le linee d’investimento, di cui sei azionarie e due obbligazionarie. La gestione è data in appalto ad asset manager come Pictet, Lombard Odier, Vontobel e UBS. Ethos stabilisce i criteri etici di selezione delle imprese, a cui i gestori devono attenersi, ed è delegata dalle casse pensione ad esercitare i diritti di voto nelle assemblee. Escluse dagli investimenti le società coinvolte in armamenti, energia nucleare, tabacco, gioco d’azzardo, pornografia e OGM, mentre sono promosse le imprese che hanno una sostenibilità ambientale, sociale e finanziaria superiore alla media. «A cosa serve un’ottima pensione se l’ambiente è inquinato e la società destabilizzata?», si chiede Dominique Biedermann, direttore della fondazione, e aggiunge: «visto che garantiscono il futuro, le casse pensioni dovrebbero pensare a lungo termine e investire in aziende sostenibili». Molto spesso Biedermann è l’unico rappresentante degli investitori istituzionali che osa prendere la parola nelle assemblee delle imprese svizzere. Il resto dei fondi pensione rimane muto. «In Gran Bretagna è normale che qualche volta si dica no alle risoluzioni proposte dalle imprese. In Svizzera abbiamo ancora troppo poco coraggio», spie-

ga. Stipendi eccessivi dei manager, liquidazioni da capogiro, ma anche questioni più sottili, come modifiche statutarie, regolamenti, modalità di voto. Biedermann studia gli ordini del giorno delle assemblee degli azionisti e prende posizione, rappresentando i diritti dei lavoratori che aderiscono alle casse pensione. Nel 2004 Ethos ha votato in più di 100 assemblee di imprese svizzere. Per le società straniere (oltre 250) ha delegato i partner internazionali che aderiscono all’European Corporate Governance Service. Tra le imprese prese di mira l’anno scorso c’è anche Swatch. Nell’assemblea del 27 maggio la società svizzera ha presentato sette nuovi amministratori da eleggere per tre anni. «La scelta era del tipo prendere o lasciare tutti e sette in blocco», racconta Biedermann. «Questo non è plausibile, si deve poter valutare ogni singolo, come avviene per ciascun lavoratore». «Con il solo voto dell’azionista di maggioranza il gruppo Swatch alla fine ha eletto i suoi amministratori. Questo è contrario ad ogni principio di una buona gestione d’impresa». Per il 2005 Ethos ha chiesto che siano presentati due nuovi candidati indipendenti. Il presidente di Swatch ha promesso pubblicamente che accetterà la proposta. Biedermann lo aspetta al varco.

I tedeschi in trincea Negli Stati Uniti basta possedere 2.000 dollari in azioni di un’impresa per proporre una risoluzione. Se la risoluzione ottiene almeno il 2% dei voti può essere riproposta l’anno successivo. Gli azionisti attivi ne approfittano per ingaggiare duelli estenuanti con le imprese che spesso sono costrette a cedere. In Germania le regole sono ben diverse. Per una risoluzione serve il 5% del capitale o 500.000 euro in azioni. E’ anche per questo che la Coalizione delle Azioniste e degli Azionisti Critici (Dachverband der Kritischen Aktionärinnen und Aktionäre), che riunisce ben 32 associazioni diverse (ambientalisti, pacifisti, antinazisti, consumatori, ecc.) si è specializzata in azioni dimostrative basate su rivendicazioni ad alto impatto che possono essere organizzate anche con una sola azione. Gli attivisti del Dachverband chiedono di prendere la parola nel corso delle assemblee e una volta davanti al microfono puntano il dito sui comportamenti irresponsabili delle imprese. Le rivendicazioni, che solitamente sono più generiche rispetto a quelle degli attivisti americani, toccano vari aspetti: diritti dei lavoratori, coinvolgimento in armamenti e energia nucleare, indennizzo dei lavoratori forzati impiegati durante il

SITO DI RIFERIMENTO http://www.iccr.org/publications

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| finanzaetica | periodo nazista, pari opportunità. Il linguaggio usato è forte, spesso venato da sfumature ideologiche. Solo per fare qualche esempio, gli amministratori vengono chiamati “Rappresentanti del capitale”, le imprese vengono apostrofate come “Klimakiller” o “Jobkiller”. All’interno della Coalizione ci sono anche gruppi di azionisti specializzati in singole imprese, come il Coordinamento contro i pericoli della Bayer, o gli azionisti critici Daimler-Chrysler e BASF. Per il 2005 si preannunciano battaglie nelle assemblee di tutte le maggiori imprese tedesche. Thyssen-Krupp e Siemens, che hanno riunito i loro azionisti in gennaio, sono già state servite. Thyssen è stata criticata duramente per la produzione di navi da guerra che sono finite in Iraq e per la mancanza di rappresentanti femminili in Consiglio. Siemens per aver aumentato gli utili solo grazie a licenziamenti di massa e per aver contribuito alla costruzione di nuovi reattori nucleari in Finlandia e in Cina.

Il club degli svedesi Formare un club di investitori è un’attività molto comune in Svezia. Amici o colleghi mettono insieme i loro risparmi per diversificare l’investimento in azioni. Nel 1993 Lennart Värmby, assieme ad un gruppo di amici decide di fondare Sisyfos, il primo club di investitori critici svedesi. Oggi ha 32 membri e si batte per la tutela dell’ambiente, le pari opportunità e per relazioni eque con i Paesi in via di sviluppo. «Abbiamo iniziato in dieci – spiega Värmby – partecipando alle assemblee di Sydkraft, una compagnia energetica svedese impegnata in progetti di energia nucleare. All’inizio non avevamo molti soldi, ma riuscimmo comunque a comprare 10 azioni per ogni impresa. Oggi ne abbiamo almeno 100». Il portafoglio di Sisyfos, che si può vedere sul sito www.si-

| pensioni | finanzaetica | syfos.nu, è composto da 11 imprese, tra cui Volvo, Electrolux e AstraZeneca, per un totale di 2663 azioni. Il patrimonio è pari a 304.000 corone svedesi, circa 34.000 euro. E’ poco ma l’idea degli amici svedesi sembra funzionare.

L’Italia ancora indietro E l’Italia? Da noi l’azionariato attivo è ancora poco praticato. I primi tentativi risalgono al 1989, quando gli “azionisti ecologisti” di Legambiente parteciparono all’assemblea Montedison. A Montedison seguirono Fiat, Enimont, Sme, Sip e in anni più recenti Enel, Eni e Aem. Dopo le assemblee Enel e Eni del 2000 gli ambientalisti del cigno gettano la spugna: l’azionariato responsabile richiede troppo impegno. Ora sono alla ricerca di alleati per rilanciare l’iniziativa con altre forze della società civile. Il caso più conosciuto di azionariato attivo all’italiana rimane comunque quello di Beppe Grillo. Nel 1995 partecipò all’assemblea Telecom sfruttando la delega del fratello, piccolo azionista. Grillo, cavalcando il malcontento generato da un contenzioso tra l’azienda e gli utenti, non esitò a definire Telecom un’associazione a delinquere. Parole grosse, prontamente riprese dalla stampa. Un’opportunità unica per lo sviluppo dell’azionariato responsabile in Italia sarà offerta a breve dalla riforma del sistema previdenziale, che prevede la possibilità di trasferire il TFR nei fondi pensione. Secondo la legge delega che introdurrà la riforma, i fondi pensione dovranno dichiarare «se ed in quale misura siano presi in considerazione aspetti sociali, etici e ambientali nella gestione delle risorse finanziarie così come nell’esercizio dei diritti legati alla proprietà dei titoli in portafoglio». E’ un opportunità che non possiamo permetterci di perdere.

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La pensione può essere eticamente responsabile

Per la prima volta in Italia il fondo dei dipendenti di Deutsche Bank ha deciso di destinare una parte del patrimonio in investimenti orientati da scelte non solo di natura finanziaria. L’inizio di un cammino che si scontra con il retaggio delle consuetudini. NA PENSIONE ETICAMENTE RESPONSABILE. È quello dei dipendenti di Deutsche Bank che per la prima volta in Italia ha deciso di scegliere, deliberando di investire in un fondo di Etica sgr. L’iniziativa, portata avanti dai membri del consiglio di amministrazione del fondo di nomina sindacale (Maurizio Gemelli, Angelo Pozzi, Agostino De Ciechi e Roberto De Giovanni), inizialmente mirava a far accettare solamente l’affermazione di principio circa il valore degli investimenti etici ma poi, di Francesca Paola Rampinelli sottolinea Maurizio Gemelli, vicepresidente del consiglio del fondo, la piattaforma sindacale si è trasformata in una vera e propria scelta fattuale. Per il momento è stata investita in questa direzione solo una fetta piccola dell’intero ammontare del fondo pensione, pari a 5 milioni di euro, contro un patrimonio del valore complessivo di circa 230 milioni di euro. «Sulla scorta della clamorosa apertura però esiste sicuramente la volontà, sottolinea Gemelli, di insistere in questa direzione muovendosi anche per superare le difficoltà, culturali, di chi pensa ad un investimento etico come ad un elemosina, una donazione o comunque un impegno che per definizione non deve rendere. Quello che si vuole invece in questo caso è un utilizzo del denaro che comunque deve rispettare lo scopo primario del fondo, cioè quello di garantire le pensioni ai dipendenti del gruppo bancario». Nel 2001 il regolamento del fondo pensioni era già stato modificato nel senso di farlo diventare multicomparto. Il concetto di multicomparto però si presta ad essere letto in due differenti modi: da una parte può essere inteso come comprendente tipologie di investimenti più o meno aggressivi come comprendente anche la tipologia dell’investimento etico e responsabile. In questo senso lo statuto, afferma ancora Gemelli, andrebbe nuovamente modificato in modo da ancorare ad un riferimento normativo esplicito questo tipo di scelta. Alla necessità di vincere forti resistenze di carattere strutturale, fa riferimento Angelo Pozzi, spiegando che i fondi pensione, specialmente nel settore bancario, sono da sempre stati considerati strumenti in ma-

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scopo primario “Lo del fondo resta garantire

le pensioni, anche con scelte etiche

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IL FONDO PENSIONI DEUTSCHE BANK ha scelto, tra le opzioni offerte da Etica Sgr, il Fondo Valori Responsabili Monetario. Società di promozione

Etica Sgr S.p.A.

no alle aziende che grazie alle loro competenze specifiche potevano indirizzarne decisamente la politica. Inizialmente erano state avanzate in seno al consiglio obiezioni di natura finanziaria che sono però state immediatamente fugate con una serie di test, ma lo scopo ultimo della scelta, dichiara Pozzi, «è quello di dimostrare, entro pochi anni, che anche gli investimenti in fondi etici sono perfettamente in linea con tutti gli altri investimenti scelti dal fondo pensione».

Società di gestione

Fondi che vengono analizzati

Bipiemme Gestioni Sgr

La decisione di investire in Banca Etica invece non è vincolante, sottolineano i sindacalisti, l’intenzione infatti è semplicemente quella di orientarsi verso il miglior servizio e la migliore offerta a livello competitivo pur restando nell’ambito dell’investimento etico. Etica Sgr per la selezione dei soggetti nei quali investire si avvale dell’agenzia indipendente di Bruxelles Ethibel che ha elaborato due sistemi per selezionare gli emittenti che possono entrare a far parte dei fondi che certifica. E’ stata infatti messa a punto da un lato una metodologia di analisi per le imprese e dall’altro un differente sistema di valutazione per gli Stati. Il metodo utilizzata per la selezione delle imprese prende in considerazione 4 ambiti (politica sociale interna, politica ambientale, politica sociale esterna, politica economica) divisi in circa 20 temi e più di 60 diversi aspetti. Le imprese coinvolte in armamenti, energia nucleare, test sugli animali e in altre pratiche controverse (tabacco, pornografia, gioco d’azzardo, ecc.) sono escluse a priori ma hanno un peso anche indicatori come le condizioni di lavoro, la qualità dei contratti, le politiche di salute e sicurezza, la trasparenza nella comunicazione con i diversi portatori di interesse, il rapporto con le autorità pubbliche e la trasparenza della governance. Per quanto riguarda la selezione degli Stati invece gli indicatori sono 40 divisi in 5 diversi ambiti che comprendono voci che vanno dalla libertà di stampa, all’esecuzione della pena di morte, dalla mortalità infantile all’inflazione, dalla deforestazione all’assistenza allo sviluppo.

Gestore

Armando Carcaterra, Categoria Assogestioni, Fondo Obbligazionario Euro Governativo Breve Termine denominato in Euro Livello di rischio

Basso Orizzonte temporale di investimento

Breve periodo (12-18 mesi) Politica di investimento

Prevalentemente titoli di Stato e obbligazioni, del mercato regolamentato tedesco denominati in Euro. L’elevato profilo di responsabilità sociale degli emittenti è garantito da un consulente etico indipendente e controllato da un Comitato Etico esterno alla società. Benchmark

80% JPMorgan Germany 1-3 anni 20% JPMorgan Cash Index Euro 3 mesi Versamento minimo iniziale

1.000,00 Euro (versamento minimo successivo 500,00 Euro) PAC

Importo minimo unitario uguale o multiplo di 50,00 Euro Commissione di sottoscrizionea destinazione sociale

0,10% dell’importo versato destinato ad un Fondo di Garanzia per Progetti di Microcredito Commissione di gestione

0,60% su base annua Oneri a carico del sottoscrittore

MARCO PESARESI / CONTRASTO

FONDO VALORI RESPONSABILI MONETARIO

> Metropolitane/Parigi Persone in attesa del treno nella metrò parigina. Sotto, la fermata dell’Opera, dove frequentemente si esibiscono artisti di strada, una giovane passeggera e due ragazzi ebrei verso l’uscita della Bastiglia. Come numerose metropolitane, anche quella parigina alterna il percorso sotterraneo a quella di superficie ed è spesso un palcoscenico improvvisato per giovani talenti.

Francia, 1998

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Euro 10 per ogni versamento o per il versamento iniziale all’apertura di un PAC Banca Depositaria

Banca Popolare di Milano Collocatori

Banca Popolare Etica, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca di Legnano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna

“Vogliamo dimostrare in pochi anni che anche

Inizio Collocamento

18 febbraio 2003

i fondi etici sono redditizi

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Citigroup

Contro la trasparenza e le regole di Andrea Di Stefano

RA LE TANTE CORPORATION CHE SONO PRESENTI NEL DOW JONES SUSTAINABLE INDEX la palma della «più brutta e cattiva» non è difficile da assegnare. Anche nelle istituzioni finanziarie è difficile competere con Citigroup: il primo gruppo creditizio al mondo non solo è coinvolto nel crack Parmalat, ha un incredibile intreccio con gli studi legali che hanno costruito la maxi truffa del secolo, è artefice della Buconero Srl, è stata sospesa dalle contrattazioni finanziarie in Giappone per gravi irregolarità. L’attacco dello scorso 2 agosto al mercato regolamentato dei titoli pubblici, la piattaforma Mts, non era frutto dell’iniziativa personale di un trader alla caccia di un bonus per trascorrere vacanze dorate alle Olimpiadi di Atene. In base ad un memo pubblicato dal quotidiano Financial Times l’attacco all’Mts era stato programmato a tavolino. Un piano per «eliminare alcuni operatori più piccoli» e sfruttare «in maniera molto redditizia» la differenza di liquidità tra il mercato Mts e l'Eurex, il mercato dei Bund futures (contratti a termine sui titoli di Stato tedeschi). Così il 2 agosto, in soli due minuti un operatore della Citigroup di Londra ha inserito ordini di vendita sul sistema elettronico Mts per decine di miliardi di euro: la piattaforma ha eseguito vendite per "soli" 12 miliardi. Venti minuti dopo il colosso Usa ha ricomprato 4 miliardi di euro di titoli di Stato ad un prezzo più basso, realizzando una plusvalenza di 17 milioni di euro. Le “incredibili” L'operazione di Citigroup dello scorso agosto ha preso di sorpresa contraddizioni del primo gli operatori professionali e prodotto, seppur a scoppio ritardo, gruppo bancario mondiale: fondi neri, una reazione molto forte dei governi dell’Eurozona. Varie manipolazione del mercato autorità di vigilanza europee, guidate dalla Bafin in Germania e microcredito e dalla Financial Service Authority, l’autorità dei servizi finanziari britannica, hanno aperto un indagine sulla maxi compravendita di bond. Mesi di indagine che hanno portato recentemente l’ufficio del procuratore di Francoforte, che sta svolgendo un'inchiesta penale per turbativa del mercato, a dichiarare che l'investigazione punta su sei membri del desk londinese di Citigroup che si occupa del mercato dei titoli di Stato europei, compreso il capo. L'indagine preliminare dovrebbe concludersi entro il mese di marzo dopodiché l'autorità di vigilanza tedesca deciderà se perseguire i dipendenti della banca Usa. Ma il memo svelato dal Financial Times è destinato a rimescolare ulteriormente le carte in tavola. Finalmente anche la Bce, la Banca centrale europea, ha deciso di uscire allo scoperto: il governatore dell’istituto centrale ha annunciato che intende vederci chiaro nella vicenda e che vuole un investigazione approfondita sulla trasparenza delle operazioni effettuate da Citigroup. Il gruppo guidato da Black Prince, come viene chiamato l’amministratore delegato Chuck, sta faticando a ricostruire l’immagine dopo il coinvolgimento in questa raffica di scandali. In Italia ha persino organizzato un ricevimento in Campidoglio con tutti i vip della Roma bene. E ora si lancia pure nel microcredito, ultima operazione per costruirsi una nuova reputazione all’insegna dell’eticità e solidarietà degli investimenti. Forse un po’ troppo poco per chi ha contribuito alla creazione della truffa del secolo e al dissanguamento dell’economia.

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cisl

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Regole dura a Chinatown: molto lavoro e prestiti continui >39 Agusta: nuove commesse per dimenticare gli scandali >44 Istruzione per tutti entro il 2015: l’obiettivo dell’Unesco >46

internazionale IL NUOVO GOVERNO SOMALO CHIEDE UNA OPERAZIONE DI PEACE KEEPING INTERNAZIONALE

APPALTI A CONTRACTORS COINVOLTI NELLE TORTURE

ASTROLOGIA NEGATA IN CINA PER L’ANNO DEL GALLO

UTILIZZATE ARMI VIETATE PER L’ASSEDIO DI FALLUJA?

PAGAMENTI DAL GOVERNO USA A COLUMNIST DEL WASHINGTON POST. BUSH: “NON ACCADRÀ PIÙ”

TELECAMERE SPECIALI PER UN CONTROLLO TOTALE

Dopo Restore Hope, la forza multinazionale promossa dagli Stati Uniti inviata in Somalia dopo la caduta di Siad Barre con il compito di separare le fazioni in lotta, il silenzio è caduto per molti anni sulla Somalia. Il paese africano è dal 1991 senza un governo nazionale. Il territorio è stato spartito con guerre che hanno causato centinaia di migliaia di vittime tra i “signori della guerra” che dalla caduta di Barre detengono le leve del potere, entrati ora nel nuovo governo nazionale creato a Nairobi. Il nuovo governo si caratterizza tuttavia per l’assenza sia di un potere reale (le milizie dei signori della guerra sono le sole in grado di controllare il territorio) sia di una delega politica da parte dei somali. Per cercare un equilibrio tra tutti i gruppi di potere è stato necessario nominare ben 74 tra ministri e viceministri, in rappresentanza delle varie etnie. Il premier Ali Muhammad Ghedi ha cercato la mediazione tra le due correnti estreme rappresentate dal presidente somali Abdullahi Yusuf (che chiede da tempo l’invio di una milizia internazionale di pace) e del Ministro del Commercio Muse Sudi Yalahow, che appoggia l’inquadramento delle milizie dei signori della guerra. Lo scontro politico è molto acceso. Il capo della polizia di Mogadiscio sarebbe stato assassinato con ogni probabilità proprio perché favorevole all’invio dei “berretti verdi” dell’Unione Africana. In anni recenti si è parlato di Somalia per l’avanzata delle legge islamica, sospetti sul traffico di armi e rifiuti tossici e radioattivi, la presenza di campi di addestramento di miliziani integralisti, l’omicidio della cronista Ilaria Alpi e del cameraman Milan Hrovatin, la brutale e costante catena di omicidi e di scontri con centinaia di morti nella capitale che hanno riacceso talvolta le luci sul paese. Negli anni successivi alla caduta di Barre tuttavia la Somalia, pur restando uno dei paesi più poveri del mondo,ha organizzato un suo autonomo e originale sistema economico e commerciale parallelo, con due entità territoriali (il Somaliland e il Puntland) che rivendicano la loro autonomia da Mogadiscio e chiedono un difficile riconoscimento internazionale.

L’amministrazione Bush ha confermato gli appalti ad alcune delle aziende di contractors coinvolte negli episodi di tortura e trattamenti disumani e degradanti nella prigione di Abu Ghraib in Iraq. Mentre a Forth Hood in Texas si avviava a conclusione il processo contro il soldato Charles Graner e stava per aprirsi la Corte Marziale contro la sua ex amante e complice Lynndie England (i due erano chiaramente identificabili nelle immagini diffuse a livello internazionale), due delle società di contractors civili coinvolti nello scandalo di Abu Ghraib hanno ricevuto nuovi appalti da parte del Pentagono. La Caci e la Titan erano state implicate nel rapporto del generale Antonio Taguba sugli abusi commessi alla fine del 2003 nel carcere alle porte di Baghdad su prigionieri di guerra iracheni. Il contratto della Caci, che aveva impiegato Steven Stefanowicz menzionato nel rapporto Taguba, ha un ammontare di 16 milioni di dollari, quello della Titan, alle cui dipendenze lavoravano i traduttori John Israel e Adel Nakhla, è di 164 milioni di dollari. Lo scorso giugno il Centro per i Diritti Costituzionali aveva chiesto di escludere da futuri appalti le due società che avevano fornito traduttori, addetti agli interrogatori e analisti a Abu Ghraib.

Il governo cinese, nell’anno del gallo, ha deciso di condurre una dura battaglia contro l’astrologia. La coincidenza con il capodanno cinese e l’inizio del periodo contraddistinto dal gallo non è causale. L’anno, giudicato propizio per la nascita dei figli, è tuttavia delicato per gli investimenti finanziari e secondo il governo cinese la forte diffusione delle pratiche astrologiche e dei consulti anche telefonici potrebbe frenare la fiducia nei mercati e negli investimenti. L’economia cinese è infatti fortemente basata sull’azzardo e l’investimento e pratiche che mirano a conoscere preventivamente la sorte di una nuova impresa potrebbero introdurre la timidezza verso i mercati. Il governo cinese avrebbe approntato, accanto alla repressione del fenomeno delle consultazioni telefoniche e dei consulti privati, anche delle campagne di informazione per dissuadere dal chiedere consigli economici ad astrologhi. Alcuni gruppi di studio di astrologia politica, consulenti di società straniere e di governi, operano anche via internet diffondendo previsioni territoriali e finanziarie. Negli ultimi anni è inoltre cresciuto il fenomeno degli sms che invitano a consulti astrologici, un fenomeno difficilmente controllabile e che crea allarme nelle autorità cinesi. Secondo il codice penale la diffusione di pratiche che portano alla superstizione è uno dei reati minori per i quali è prevista anche la pena capitale.

L’accusa è pesantissima e ribadita da più fonti. Secondo numerosi profughi provenienti dalla città di Falluja, l’esercito di occupazione avrebbe utilizzato armi speciali, vietando ai giornalisti di recarsi nella città irachena e occultando le prove di quanto avvenuto. Un medico iracheno ha dichiarato all’agenzia Al-Quds Press che «le truppe di occupazione statunitensi hanno usato gas e armi chimiche sui guerriglieri, provocando reazioni incontrollate e scene strazianti». Gli Stati Uniti avevano dovuto ammettere di fronte ai primi reportage di avere utilizzato in altre zone dell’Iraq dall’inizio della guerra alcune armi incendiarie al napalm, bandite dalle normative internazionali. Di fronte alle prime rivelazioni su Falluja il Pentagono ha negato la circostanza. Il reporter statunitense di origini arabe Dahr Jamail, collaboratore di The Nation, ha riferito che «i soldati Usa hanno fatto cose strane a Falluja: dove i combattimenti sono stati più aspri hanno distrutto quanto restava delle case bombardate e portato via i detriti con i camion, senza motivare l’operazione». Dopo l’assedio sarebbero state impiegate anche delle autopompe per lavare le strade.

A poche ore dalla rivelazione che anche un columnist del Washington Post era stato pagato per pubblicizzare le iniziative del governo, il presidente degli Stati Uniti George Bush ha voluto pubblicamente prendere le distanze dal “ghostwriting”, l’incarico cioè a dei giornalisti di scrivere dei testi da utilizzare nelle comunicazioni del governo e dei ministeri. Ad autodenunciarsi è stata la columnist del Washington Post Maggie Gallagher che, rivelando in una lettera aperta di scuse di aver ricevuto oltre ventimila dollari per collaborare a una iniziativa del ministero della salute, ha dichiarato di non avere considerato il conflitto di interessi che si poneva. Prevenendo le critiche, il presidente Usa ha convocato una conferenza stampa per dichiarare che «tutti i ministri che compongono il mio governo devono avere ben chiaro che non pagheremo commentatori perché pubblicizzino il nostro programma. Il nostro progetto dovrebbe essere in grado di promuoversi da solo. Ci deve essere una sana relazione di indipendenza tra la Casa Bianca e la stampa». La rivelazione poteva diventare imbarazzante per la Casa Bianca, che in precedenza aveva assicurato che la discutibile pratica era stata utilizzata in un solo caso. «L’abbiamo assunta a causa della sue esperienza nel settore perché ci aiutasse a sviluppare materiale pubblicitario sul matrimonio. Non è mai stata pagata per promuovere l’agenda politica del presidente». Maggie Gallagher è la seconda giornalista sul libro paga della Casa Bianca che viene in qualche modo smascherata. Armstrong Williams, commentatore televisivo e columnist per Usa Today, ha ricevuto 240.000 dollari per promuovere la riforma del sistema dell’istruzione fra le famiglie afroamericane ed ha pubblicamente dovuto scusarsi, come la sua collega. La pratica è tuttavia molto diffusa in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti e crea un rapporto perverso tra la stampa, che dovrebbe essere autonoma e libera nei giudizi, e gli apparati del potere politico che dovrebbe tenere sotto osservazione.

L’intera area metropolitana di New Orleans, in Luisiana, sarà controllata grazie ad un progetto di sorveglianza globale che prevede l’impiego di circa mille telecamere speciali realizzate per la sperimentazione del progetto di sicurezza urbana. Dotate di notevoli qualità tecnologiche, le videocamere possono registrare immagini ad alta definizione a qualsiasi ora del giorno e della notte, fino a scorgere la targa di un’automobile anche a quasi 300 metri di distanza. Le videocamere possono girare in tutte le direzioni e coprire ciascuna un’area di otto isolati. Le immagini registrate avranno valore legale e potranno essere utilizzate come prove in Tribunale. Per il sindaco di New Orleans «è come se ci fosse un poliziotto virtuale in tutte le strade, come deterrente del crimine e come suo avversario». In particolare, nel progetto della amministrazione, le telecamere dovrebbero sorvegliare l’area dal traffico di droga al dettaglio e dai piccoli reati. Fornite di schermatura antiproiettile e in continua comunicazione con le centrali di polizia, le telecamere sono già state installate in 240 esemplari, con un costo complessivo di 4,5 milioni di dollari. Il completamento del progetto prevede l’installazione di oltre mille telecamere di sorveglianza su tutta l’area della città, un tempo simbolo di trasgressione e libertà

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Una scommessa basata sul debito per chi lascia la Cina

Un tasso di emigrazione basso, un sistema di mutuo solidarismo basato sui profitti futuri, sulla capacità di impresa dei singoli e sul lavoro massacrante per pagare i debiti contratti. La difficile e avventurosa vita degli emigranti cinesi in Europa. regioni che sono state per anni insediamenti di enormi attività proMILANO VIVONO NELLA ZONA DI PAOLO SARPI, un quartieduttive statali in seguito chiuse, dove la lontananza geografica dai re centrale in cui sono state aperte negli ultimi anni circuiti maggiormente visibili della nuova Cina, la povertà e la mandecine di attività commerciali. A Napoli vicino alla canza di prospettive determinano la volontà di fuga. Gli “xiagang” stazione centrale, tra via Poerio e via (“rimossi dal proprio posto di lavoro”) percepiscono in Cina un susCarriera Grande dove hanno rilevato di Laura Broggi e Francesco Carcano le botteghe del corso e nella zona Ve- sidio statale minimo in un contesto locale piuttosto privo di alternative. Per molti di loro la principale via di uscita dall’empasse lasuviana, dove sono subentrati ai picvorativa è l’emigrazione di un familiare, per il quale le famiglie si incoli imprenditori partenopei nelle fabbriche che realizzano capi in debitano scommettendo sui suoi futuri guadagni. Trattandosi di pelle e abbigliamento per conto terzi. Gli esclusi dal grande boom persone senza un progetto migratorio ben definito e senza solidi economico cinese emigrano e creano in Europa e negli Stati Uniti punti di appoggio parentali, questi immigrati (provenienti perlopiù quartieri in cui sviluppano a ritmo continuo nuove attività. Il tasso dal Liaoning) si inseriscono nel tessuto ecodi emigrazione dalla Cina è percentualnomico italiano prevalentemente nell’ammente basso (il fenomeno migratorio ribito del lavoro subordinato a bassa qualifiguarda lo 0,2% della popolazione), malgracazione, sia alle dipendenze di cinesi sia di do dallo scorso anno siano state notevolitaliani. Le famiglie investono cifre che arrimente allentate le procedure per il rilascio vano a oltre ventimila euro per permettergli dei visti, anche verso l’Italia. La visibilità di di arrivare in Europa. Occorrono protezioni questa presenza è in aumento costante nele documenti illegali di espatrio. La fuga dalle città italiane, grazie alla vocazione all’imla periferia povera di una Cina in piena prenditoria della comunità cinese e alle traespansione commerciale viene vista come sformazioni commerciali e sociali degli aula sola possibilità di rientrare da vincenti in toctoni, che devono lasciare interi settori di Il quartiere cinese in via Paolo Sarpi. Milano, 2003 un paese ormai orientato anche culturalattività (produzione per conto terzi, ristoramente alla ricerca del profitto e alla costruzione di nuove fortune zione in quartieri periferici) a comunità dotate di forza lavoro a baspersonali e in cui il mix tra la struttura socialista dello stato e il merso costo, turnazione costante garantita dalla vastità della cerchia facato hanno liberato enormi energie personali e capacità di costruimiliare e possibilità di investimenti immediati. Chi viene in Eurore business in una crescita esponenziale dell’economia che ha porpa si indebita per l’espatrio e cerca fortuna perché in Cina rischietato la Cina in meno di venti anni alla ribalta dell’economia monrebbe di restare ai margini del miracolo economico. Vi sono intere

A > Metropolitane/Calcutta Stazione centrale di Calcutta, all’ora di punta i lavoratori affollano la metropolitana. La metropolitana di Calcutta è la sola di tutta l’India. Sotto, da sinistra, persone aspettano il treno sedute per terra, in treno verso Maidan e gente in coda alla fermata di Rabinda Sarobar.

ROBERTO ARCARI / CONTRASTO

India, 1998

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diale (il PIL nel decennio 1992-2002 è cresciuto mediamente del 9,3% annuo). Dalle periferie, escluse dal ciclo virtuale della crescita economica, l’emigrazione si dirige dove vi sono insediamenti radicati. A Milano, dove il fenomeno migratorio esiste dagli anni venti, le famiglie provengono principalmente dallo Zhejiang meridionale. Insediatesi nel quartiere di via Paolo Sarpi, i primi immigrati cinesi erano soprattutto artigiani esperti nella lavorazione della seta. Dal dopoguerra vennero avviate anche attività di lavorazione della pelle che attirarono manodopera cinese, per lo più familiari. Iniziò allora a diffondersi la pratica del prestito a lunga scadenza e senza interessi. Il meccanismo di prestito fiduciario, basato sul legame familiare e di provenienza è ancora oggi la base su cui nascono le piccole imprese. Si prestano a largo raggio piccoli capitali o rendite mensili certi che verranno reimpiegate dai beneficiari, con un lavoro quotidiano e costante, per creare piccole imprese che potranno a loro volta reinvestire anni dopo sul benefattore. Il lavoro di gestio-

ne dei contatti e della contabilità è di importanza fondamentale. Anche un matrimonio, coinvolgendo almeno duecento invitati delle rispettive famiglie (ognuno porta per tradizione un dono anche in denaro, spesso di qualche centinaio di euro), è spesso la base per rinsaldare legami e progettare nuovi business in una crescita continua di progetti e finanziamenti. Escluso l’appoggio logistico indispensabile, quasi sempre si opera al di fuori del sistema bancario sia del paese di origine sia del paese in cui si creano le attività, spesso rilevate con pagamenti in contanti. Se il prestito non viene onorato negli anni successivi, ossia trasformato in un prestito maggiore perché il beneficiario ha potuto arricchirsi grazie alla fiducia ricevuta, e si sospetta l’inerzia, la malafede o la cattiva gestione del denaro scatta l’ostracismo. I legami si chiudono e la vaste rete di relazioni viene coinvolta in senso inverso: la persona viene isolata sul piano dei contatti umani e perde quindi la possibilità di avere credito, in un meccanismo a domino che arriva fino alle famiglie di

origine in Cina. Secondo i principali sociologi che hanno analizzato i meccanismi di sussistenza della comunità cinese in Italia questo fenomeno è tipico della cultura cinese e non è automaticamente collegabile a forma criminose e di riciclaggio. A volte sono gli stessi cinesi che devono invece difendersi dalla criminalità organizzata italiana e da quelle piccole organizzazioni cinesi e di di malavitosi italiani che gestiscono il racket della prostituzione e del lavoro nero e minorile. L’attenzione principale dei singoli e della comunità è rivolta a fare business evitando complicazioni, anche con le forze dell’ordine. Questo ovviamente non cancella l’evidente situazione di sfruttamento dei lavoratori cinesi, che vengono impiegati dai loro connazionali e indirettamente dai committenti italiani con ritmi di lavoro massacranti, situazioni abitative spesso ai limiti della sostenibilità, privi di garanzie sociali e di diritti. Come peraltro accade nel paese d’origine. Sulla base della guanxi dal dopoguerra ad oggi l’espansione del fenomeno migratorio ha seguito il mutare delle

zone di sviluppo economico: da Milano le imprese si sono spostate a Bologna e sull’Adriatico quindi verso Firenze e Prato dove il mercato della pelletteria e del tessile richiedeva manodopera specializzata e offriva possibilità per il terziario. Dagli anni ottanta e fino alla comparsa della sars, il boom ha invece riguardato la ristorazione che si è sviluppata a macchia d’olio in tutta Italia per poi cedere ampiamente il posto all’avvio di imprese in altri settori: quello del “terziario etnico” (agenzie immobiliari, agenzie di viaggio, multiservice dedite alla risoluzione dei mille piccoli e grandi problemi degli immigrati); le rivendite all’ingrosso dei prodotti made in china; le “imprese mimetiche” (servizi di quartiere come pizzerie, bar, rosticcerie, tintorie, parrucchieri, edicole), generalmente rilevate dai cinesi in contanti da gestori italiani per gestirle senza dotarle di nessuna connotazione etnica; le joint venture con imprese italiane per investire in Cina, appannaggio delle élite commerciali degli immigrati cinesi a Milano.

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«Prestiti e lavoro incessante alla base dell’espansione» Daniele Cologna, ricercatore di Sinergia, ha analizzato dieci anni di trasformazione della comunità cinese a Milano e il

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UALE È LA MATRICE DEL FLUSSO FIDUCIARIO

che permette a tanti cinesi di avviare piccole o grandi imprese in Italia? Daniele Cologna, ricercatore senior di Sydi L.B. e F.C. nergia, dal 1995 analizza i percorsi di inserimento degli immigrati cinesi nel tessuto economico del nostro paese ed è coautore di “Asia a Milano”, una ricerca sulle comunità asiatiche a Milano, promossa nel 2003 da AIM e dal Comune di Milano.

PER APPROFONDIRE

a cura di Daniele Cologna Asia a Milano Famiglie, ambienti e lavori delle popolazioni asiatiche a Milano Collana AIM Abitare Segesta Cataloghi, 2003

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Quale è il segreto dell’espansione dell’imprenditorialità cinese all’estero? Il segreto sta in un particolare circuito fiduciario, che pone l’enfasi sulle relazioni personali a tu per tu, e si basa essenzialmente sulla fiducia e sulla reciprocità. Il motto è “investire nelle imprese altrui”, sapendo che ciò implicherà sicuramente un ritorno a livello di futuri investimenti da parte di altri verso i propri progetti imprenditoriali. Per tradizione la famiglia cinese, e in particolar modo quella della Cina Meridionale, si può paragonare ad una vera e propria impresa in cui le risorse individuali vengono convogliate collettivamente al fine di assicurare prosperità e sviluppo all’intero clan familiare. A Milano la maggioranza dei residenti cinesi proviene proprio da una specifica area del Sud della Cina, quella dei villaggi rurali dell’entroterra montuoso della provincia costiera della Zhejiang, i cui abitanti si distinguono palesemente per la propria vocazione imprenditoriale e per l’adozione di prassi relazionali volte a creare opportunità e a ridistribuire le risorse. La prassi delle relazioni basate sulla fiducia e sulla reciprocità, che costituiscono la

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trama del tessuto sociale cinese, che si chiama “guanxi” e la diffusa pratica del credito fiduciario, cui si destinano molte più risorse che alle rimesse o al risparmio, hanno permesso ai cinesi dello Zhejiang di inserirsi con successo nel nostro territorio nei settori della ristorazione, dell’abbigliamento e della maglieria e nei servizi cosiddetti “etnici” (supermercati, telefonie, videonoleggi e attività commerciali all’ingrosso che riforniscono la vendita ambulante della merce “made in China”). Questa rete della “guanxi” si attiva già nel momento in cui il singolo decide di emigrare? Anche il progetto migratorio del singolo si basa sulla rete delle relazioni familiari. In questo caso si attinge al “capitale migratorio”, quel capitale sociale costituito dalle reti relazionali delle famiglie che hanno parenti all’estero: è l’insieme delle risorse cognitive, sociali, economiche e politiche di cui possono godere gli individui che partecipano alla rete della guanxi. Quest’ultima si sviluppa per lo più tra parenti, amici e abitanti di uno stesso villaggio e rende possibile l’emigrazione da un paese che limita ancora in modo assai severo la mobilità internazionale dei propri cittadini e l’ingresso e l’inserimento socioeconomico in paesi europei dove l’immigrazione e l’insediamento stabile di cittadini stranieri sono normati e limitati in modo sempre più rigido. Le somme prestate non sono soggette a quote fisse di interesse o a scadenze precise di restituzione? In linea di massima no. Si da per scontato che se si pre-

particolare sistema fiduciario che ne ha permesso l’espansione commerciale sta una somma a qualcuno che intende avviare un’impresa, si avrà a propria volta il diritto di ricevere almeno il doppio quando si cercherà il capitale per avviare la propria impresa, in una catena di prestiti e di nuove imprese continua. Generalmente tutti investono nelle imprese altrui, anche chi inizialmente guadagna poco. Ho conosciuto a Milano persone che percepivamo magari solo 300 € di stipendio mensile e ne trattenevano per sé solo un terzo per prestare il resto. In questo modo ognuna delle persone beneficiate doveva al benefattore non solo i 50 € ricevuti in prestito, ma almeno il doppio come gesto di riconoscenza e di rinnovata fiducia. Quindi per quel lavapiatti o per quell’operaia era conveniente prestare la quasi totalità del proprio misero salario, tanto più che avendo in molti casi la possibilità di pernottare nella cucina del ristorante piuttosto che all’interno del laboratorio, le spese di sussistenza personale sono ridotte davvero al minimo... Tutti gli immigrati cinesi aspirano a diventare imprenditori? L’approccio è diverso a seconda della zona di provenienza. Gli immigrati provenienti dallo Zhejiang emigrano nella speranza di fare fortuna come imprenditori. La realizzazione del sogno di diventare un “laoban”, un “padrone”, passa quasi sempre per una fase di lavoro alle dipendenze in cui vengono gettate le basi per la carriera imprenditoriale futura. La rete delle guanxi che ci si procurerà durante questa fase permetterà in seguito di poter contare sulla riscossione dei crediti maturati al momento in cui si riterrà opportuno mettersi in proprio.

Per gli immigrati dal Liaoning, il cui flusso emigratorio caraterizza questi ultimi tre anni, il discorso è diverso. Sono mediamente meglio istruiti e si sono formati professionalmente nelle industrie statali delle grandi città del Nordest. Con la chiusura delle industrie statali hanno perso il lavoro e hanno dovuto emigrare. Hanno minore vocazione imprenditoriale e preferiscono un lavoro specializzato, spesso alle dipendenze di datori italiani. Investono nell’apprendimento linguistico, cosa che a molti immigrati dello Zhejiang, impegnati nell’estinzione del proprio debito migratorio, rimane spesso preclusa. È una delle ragioni per cui dopo molti anni in Italia non parlano ancora la nostra lingua.

presta denaro “ Si a chi avvia un’impresa e così si avrà diritto ad essere sempre aiutati in futuro per nuovi commerci

Grado di autonomia economica e livello di competenza linguistica. Sono queste allora le variabili fondamentali dell’integrazione socioculturale degli immigrati cinesi a Milano? Il gruppo degli “integrati” comprende persone che si muovono agevolmente all’interno della società milanese, dispongono di un alto livello di competenza linguistica e di un grado elevato di inserimento economico. Il gruppo degli “imprenditori etnici” conta invece sia individui benestanti (un esempio possono essere alcune delle famiglie che hanno creato le principali reti di supermercati cinesi a Milano), sia piccoli imprenditori di esigui mezzi e di scarse prospettive di svi|

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luppo ( come i gestori di piccoli take-away di periferia, i proprietari di laboratori per la lavorazione per conto terzi di articoli in pelle o capi di abbigliamento, settore quest’ultimo ormai in declino a Milano). Gli appartenenti a questo gruppo sono i “laoban” (padroni). Lo status di “imprenditore etnico” è considerato il punto di arrivo della carriera migratoria di un cinese. L’integrazione socioculturale è considerato un particolare di

importanza secondaria. Solo quando un immigrato finisce col non trovare sbocchi per le sue ambizioni imprenditoriali all’interno del sistema “etnico” comincia a valutare la necessità di acquisire un determinato bagaglio di nozioni linguistiche e culturali. Altrimenti si accontenta di delegare la funzione di mediatori-interpreti rispetto al contesto locale ai propri figli scolarizzati in Italia o a soci che sono in grado di svolgerla. La

capacità di azione degli “integrati”, che sono percentualmente una minoranza sul numero complessivo degli immigrati cinesi, è comunque assai più influente. A loro si devono alcuni degli sviluppi più significativi dell’imprenditoria cinese negli ultimi anni e l’inserimento sempre più capillare dei giovani cinesi nel mainstream della società italiana. Probabilmente l’importanza di questi sviluppi acquisterà piena visibilità

in modo repentino quando intere corti di giovani cinesi entreranno nel mercato del lavoro italiano su un piede di parità con i loro coetanei italiani. Ovviamente il successo dipenderà anche dalla capacità dei singoli di conservare ed accrescere la propria cultura d’origine, nonché di partecipare scientemente alla conservazione e alla riproduzione del capitale sociale basato sulla propria rete di relazioni familiari.

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«Enormi opportunità di com mercio e una qualità elevata» Un mercato immenso ma da conoscere a fondo, sfatando luoghi comuni. Le produzioni possono essere di altissima qualità, secondo Maria Weber (Università Bocconi), e il confronto con gli Stati Uniti sarà a tutto campo CINA HA INNESCATO UN MECCANISMO complesso di trasformazione geopolitica e d economica le cui ricadute sotto il profilo imprenditoriale e di politica internazionale diventano sempre più evidenti. Un di L.B. e F.C. quadro complesso per un paese conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Maria Weber, docente di Relazioni Internazionali dell’Università Bocconi è tra i maggiori esperti di economia cinese. Autrice di vari libri sulla Cina (tra cui “Il Miracolo cinese”, Il Mulino, 2003 e “Il Dragone e l’aquila, alla ricerca di un nuovo equilibrio di potenza tra Cina e Stati Uniti”, Università Bocconi Editore, 2005), è responsabile del corso “Advanced certificate Business in China” all’ISPI di Milano.

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A CRESCITA DELLA

Le aziende occidentali di fronte alla crescita e all’aggressività dell’economia cinese sono messe di fronte a delle scelte. Cercare partnership con aziende cinesi, nei loro paesi e anche in Cina, o innalzare la qualità fornendo prodotti unici. Su entrambi i fronti anche le aziende cinesi sembrano però molto determinate. Il livello qualitativo delle produzioni cinesi, che si ritiene comunemente basso, può essere elevatissimo... La Cina è entrata nel terzo millennio come il paese a maggior crescita economica a livello mondiale. Il rientro nell’organizzazione mondiale del commercio (Omc), deciso a Doha nel novembre 2001, ha sancito ufficialmente l’integrazione del paese nell’economia mondiale. Nel 2002, la progressiva apertura del paese al mondo è stata rafforzata da due eventi di notevole importanza: il riconoscimento dell’idoneità a ospitare a Pechino i giochi olimpici del 2008 e l’assegnazione a Shanghai dell’esposizione universale nel 2010. Nel 2004, il tasso di crescita dell’economia cinese ha superato il 9% annuo. Il rientro della Cina nella Omc, grazie all’accordo siglato a Doha nel novembre 2001 a conclusione di una lunga e complessa trattativa durata 15 anni, apre nuove opportunità alle imprese occidentali, in particolare a quelle europee, ma rappresenta anche una minaccia per l’industria italiana, che sta perdendo competitività a livello mondiale. La diffusa percezione della bassa qualità dei prodotti cinesi è una percezione errata: i prodotti cinesi erano di minor qualità dieci anni fa, non oggi. I prodotti manifatturieri, che hanno contribuito alla forte crescita negli anni ottanta e novanta (abbigliamento, giocattoli ed altri prodotti | 42 | valori |

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dal modesto contenuto tecnologico) sono stati sostituiti da prodotti a medio o alto contenuto tecnologico (informatica, elettronica e telecomunicazioni). Dieci anni fa, solo il 7 per cento delle esportazioni cinesi era costituito da prodotti high-tech ad alta intensità di ricerca e sviluppo (R&D). Nel 2002, circa il 23 per cento delle esportazioni cinesi è costituito invece da prodotti ad alta tecnologia. La crescita della tecnologia cinese è il risultato di differenti scelte politiche per promuovere l’avanzamento nella ricerca e nella tecnologia sia di tipo endogeno sia si di tipo esogeno, arrivato nel paese tramite gli investimenti esteri delle imprese multinazionali. In due decenni la Cina si è imposta come la maggior economia emergente. Quali conseguenze sta portando questo sugli equilibri politici della regione? La politica della porta aperta ha aperto al mondo immense opportunità di commercio ed investimenti ma ha anche agevolato l’integrazione internazionale della Cina, con l’inevitabile l’invasione dei mercati occidentali di prodotti cinesi. In particolare, gli Stati Uniti hanno avuto un crescente deficit delle partite correnti verso la Cina. Da gennaio a novembre 2004, gli Stati Uniti hanno accumulato un deficit commerciale complessivo di 561,3 miliardi di dollari, contro i 496,5 accumulati nell’analogo periodo del 2003. Circa un quinto del totale è rappresentato dal deficit nei confronti della Cina. Questa situazione genera una forte preoccupazione in America e in Europa, sia tra gli economisti sia nell’opinione pubblica, seppure per motivazioni in parte differenti. Infine, per sostenere l’elevata crescita economica, la Cina ha bisogno di materie prime, in particolare di petrolio. Gli acquisti di petrolio dall’estero nel 2004 sono aumentati di circa un terzo; quelli di un derivato come il diesel addirittura del 173% nel periodo gennaioottobre. Come tutte le altre grandi potenze economiche, Pechino accompagna quindi l’azione sullo scacchiere internazionale delle proprie compagnie petrolifere con l’azione diplomatica presso i governi dei paesi interessati. Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale sono le regioni dalle quali proviene la maggior parte degli idrocarburi acquistati dalla Cina. Nel 2004, Pechino è divenuto il primo acquirente mondiale di petrolio saudita. Compagnie petrolifere cinesi quali Cnooc, Sinopec e Petrochina sono presenti attualmente in più di una dozzina di paesi, tra i quali Algeria, Libia, Siria, Arabia Saudita, Oman. In Asia Centrale, Pechino ha concordato con il Kazakhstan la costruzione, già in

corso, di un oleodotto di 1.000 km. Altre importanti attività cinesi relative alla ricerca, alla produzione o all’acquisto di idrocarburi hanno luogo in Azerbaigian e Uzbekistan. I rapporti con l’amministrazione Usa sembrano delicati. Il caso Lenovo/Ibm ha fatto scalpore. Ma la Cina è davvero pronta a conquistare, e non solo ad essere terra di conquista? In dicembre, la divisione Pc della Ibm, un tempo simbolo della supremazia tecnologica americana, è stata ceduta da Ibm alla Lenovo per quasi 2 miliardi di dollari. È stato un evento simbolico molto forte. In realtà, nel 2003 gli Ide provenienti dalla Cina ancora ammontavano a meno di 3 miliardi di dollari, contro i 53,5 miliardi di dollari di Ide diretti in Cina. Lo stock di Ide di origine cinese accumulati all’estero è pari a circa 33 miliardi di dollari, vale a dire appena lo 0,5% dello stock mondiale. Questo anche se molti investimenti cinesi sono effettuati tramite Hong Kong e risultano dunque dalle statistiche come Ide provenienti da Hong Kong e non dalla Repubblica Popolare. Il decimo piano quinquennale cinese (2001-2005) include infatti la cosiddetta Go global policy, che intende spingere le aziende multinazionali con sede in Cina a espandere le loro quote di mercato all’estero, acquisendo familiarità con le pratiche aziendali internazionali e con la tecnologia, il know-how e l’esperienza manageriale che è possibile reperire in altri paesi. La Go global policy implica che i requisiti richiesti dalle autorità per permettere investimenti all’estero - che sono stati per molti anni assai rigorosi - diventino meno stringenti, e in certi casi induce le autorità medesime a elaborare vere e proprie politiche di incoraggiamento degli investimenti all’estero. Secondo lei gli imprenditori stranieri e italiani in particolare hanno la preparazione economica e culturale adatta per tentare operazioni finanziarie rilevanti sul mercato cinese? Le aziende italiane sottovalutano spesso la valenza strategica della loro presenza in Cina perché il paese è percepito come troppo lontano: la distanza geografica è amplificata dalla percezione della distanza culturale. Difficoltà linguistica e distanza culturale incrementano la percezione di solitudine, lamentata da molti imprenditori. A sua volta, il timore di trovarsi soli sul mercato cinese, cioè privi del tessuto connet-

tivo presente nel paese di origine, incrementa la percezione che la delocalizzazione determini una perdita di valore del made in Italy, sia nel senso dell’immagine associata a questo concetto, sia nel senso di perdita di vantaggi derivanti dall’operare all’interno di distretti industriali specializzati. I cinesi sono molto abili a condurre le trattative: in genere lasciano la prima mossa al partner, per poi iniziare a rilanciare e a fare contro-offerte su basi concrete. In molti casi, i cinesi sono capaci di portare avanti la fase di negoziazione all’infinito, fino a portare la contro-parte all’esasperazione e a cedere su questioni che inizialmente potevano apparire irrinunciabili. E come se ciò non bastasse, l’operatore straniero deve essere consapevole del fatto che neanche dopo la firma del contratto la negoziazione si può considerare veramente conclusa. Infatti all'insorgere del primo problema, al variare della situazione finanziaria aziendale e al mutare dell'ambiente esterno all’azienda si riapre la negoziazione. Da ciò, l’importanza di stabilire subito obiettivi comuni e chiarire in che modo si intende raggiungerli seguendo una strategia di lungo periodo, senza dare nulla per scontato. L’Italia ha promosso una rettifica dell’embargo sulla vendita di armi alla Cina. Oltre al fattore commerciale, esistono i presupposti politici perchè sia superato l’embargo come richiesto dai partner europei della Cina? L’embargo sulla vendita di armi risale al 27 giugno 1989, quando a seguito della feroce repressione di piazza Tiennanmen, l’Unione Europea volle mandare un segnale forte a Pechino: niente fornitura di armi fino a quando la Cina non avesse cambiato registro in materia di diritti umani. In realtà, come testimoniano le ripetute denunce delle associazioni pacifiste e delle organizzazioni umanitarie, i rubinetti che fanno piovere forniture militari a Pechino non si sono mai chiusi del tutto. Negli ultimi anni il crescente peso economico della Cina ha spinto diversi paesi europei a venire allo scoperto chiedendo la revoca dell’embargo. Già nel 2003, quando l’Italia deteneva la presidenza di turno dell’UE, il Parlamento europeo fu chiamato a pronunciasi su richiesta della Francia sulla fine dell’embargo. La proposta fu bocciata perché, come affermò l’assemblea di Strasburgo nel documento finale, la situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese «resta insoddisfacente, in quanto le violazioni delle libertà fondamentali continuano, così come continuano le torture, i maltrattamenti e le detenzioni arbitrarie».

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Un aggressivo raggio di sole per Agusta

OLTRE SETTECENTO MILIONI DI EURO PER SOSTENERE L’OCCUPAZIONE DELL’IRAQ Il costo della presenza militare italiana in Iraq è calcolabile sommando i decreti di finanziamento che si sono succeduti. Per Iraq1 sono stati spesi 232 milioni; per Iraq2, 198 milioni; per Iraq3, 288 milioni con un aumento reale del costo di supporto delle truppe di occupazione del 45%. L’aumento è in realtà maggiore considerato il costo iniziale di spiegamento forze e trasporto truppe, non più considerato successivamente. In totale l’Italia ha investito almeno 720 milioni di euro nel supporto attiva alla guerra di occupazione. Secondo le relazioni tecniche allegate al decreto sulla missione irachena i dati di sintesi che la definiscono sono i seguenti: MISSIONE IRAQ 3

Vince l’appalto per il nuovo elicottero del presidente degli Stati Uniti e invia in Iraq i suoi elicotteri d’attacco Mangusta. Dopo gli scandali degli anni novanta, Agusta conquista la vetrina mondiale del bellico e impone, tra guerre e politica, il made in Italy armato. NAIROBI HA LO SGUARDO SEMPLICE e venti anni di ricordi che non deve raccontare. All’Agusta è cresciuto. Operaio, operaio specializzato, addetto alle presentazioni, rappresentante. Una intera vita all’ombra dell’azienda di Cascina Costa, negli anni in cui l’industria del Varesotto era considerata un’opportunità di lavoro e quasi una necessità. Difficile considerarla un vanto. Produceva in fondo sistema d’arma, macchine per la guerra. Anni diversi, in cui una carriera poteva crescere dal basso, se si era nell’azienda dall’inizio, si avevano rapporti umani solidi, molta voglia di lavorare. Un sistema giapponese, infranto negli anni ottanta quando i segreti non erano più solo quelli di Stato e militari. Il nome di Agusta emerse allora sullo sfondo delle inchieste sulle tangenti a Milano e nell’ambito di Arzente Isola a Messina. Nel 1991 viene assassinato “Le maître de Flémalle”, il presidente del partito socialista ed ex primo ministro belga André Cools a Liegi. Le indagini portano alla luce diversi scandali economici, la pista più inquietante riguarda il pagamento di tangenti sulla fornitura di elicotteri Agusta all’esercito belga. I magistrati belgi cercano il contatto con le procure italiane, indagano in svizzera. Van Der Briest, ex ministro e collega di partito di Cools si toglie la vita. «Diciamo che mi hanno detto che era meglio se andavo a prendere un po’ d’aria per qualche tempo» racconta adesso il nostro uomo a Nairobi, nella sede delle Nazioni Unite dove presta la sua opera di volontario tecnologizzato per un progetto dell’Undp. «Ci sono quei momenti che se hai conosciuto troppe persone di quelle che nessuno conosce, se sei stato una vita in un’azienda che fa il bellico e sai che è tutto una mezza farsa, le autorizzazioni, gli embarghi, queste cose fatte per essere aggirate… beh in quei momenti se vuoi stare bene è meglio che vai via. Una mano ti viene data». Con quella mano e con la liquidazione ricostruirsi una vita a Nairobi non è difficile. Un aiuto a dei ragazzi che hanno bisogno di un prestito per comprare delle automobili e nasce una cooperativa di taxi, un locale preso in affitto e tanto tempo libero e nasce un laboratorio artigianale di giocattoli, da regalare ai bambini del quartiere. Un particolare quasi intimo, raccontato con la premessa che «mica è una favoletta, io di quella vita di prima non rinnego niente. Diciamo che questa è un’altra vita e che tutto quello che è successo prima, quello che tutti saDue elicotteri da combattimento dell’Esercito Italiano Agusta pevano che succedeva ma che adesso non si può dire, i A-I29 Mangusta. paesi a cui vendevamo e dove non si poteva, quella è un’alViterbo, 1995

ELIGIO PAONI / CONTRASTO

L’

UOMO DI

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PERSONALE IMPIEGATO

COSTI DI FUNZIONAMENTO E PERSONALE

23 8 102 2292 423 224 145

8.479 556.788 7.539.882 185.574.256 20.116.814 26.491.506 5.670.931

3217

245.958.656

70 26

5.961.827 7.598.651

3313

259.519.134

Oneri una tantum Costo complessivo missione Iraq Totale con CRI e Cellula AM + oneri una tantum

28.550.734 274.509.390

Carabinieri Ministero Esteri Esperti Ex Comsubin Esercito CARABINIERI AM MM TOTALE IRAQ 3

+CRI +AM cellula C130 (Iraq e Afghanistan) TOTALE + CRI + AM

288.069.868

MISSIONE IRAQ 1 (RAFFRONTO PERSONALE IMPEGNATO E COSTO) PERSONALE IMPIEGATO

Esercito Carabinieri AM MM (solo 1a fase trasporto truppe e materiali) TOTALE IRAQ 1

1819 430 200 565 3014

Costi di funzionamento e personale 198.212.965 (stima su validità durata decreto in base a costo effettivo)

tra storia che mi sa che mi sto proprio dimenticando». Una perdita di memoria sorniona che sarà certo gradita ad Agusta, ormai entrata grazie a Finmeccanica e all’avanzata tecnologia bellica nell’Olimpo delle aziende internazionali produttrici di elicotteri da guerra, da trasporto e da soccorso, impiegati da numerosi eserciti al mondo. Gli anni delle inchieste giudiziarie sono lontani. I giornali di tutto il mondo titolano sulla commessa vinta dall’azienda del varesotto per fornire il nuovo “Marine one”,

l’elicottero del presidente degli Stati Uniti. 23 elicotteri da fornire entro il 2009 e un ritorno di immagine enorme, costato grandi investimenti in azioni di pubbliche relazioni e lobbying. Un successo del made in Italy e del goveno del presidente del consiglio “commesso viaggiatore”. Addirittura “un raggio di sole” per il Ds Pier Luigi Bersani. «Sembrava un prolungamento della campagna per l’elezione del Presidente, e invece si trattava solo di stabilire chi, tra la Sikorsky e Agusta-Westland fornirà i nuovi elicotteri della Casa Bianca» dice Richard Aboulafia, analista del Teal Group, una delle maggiori società di consulenza nel settore delle forniture militari. «Non ho mai visto niente di simile, ma è cornprensibile: l'elicottero di Bush si chiama Marine one perché è fornito al presidente dalla Navy, quindi dal Pentagono. Ed è la prima volta che l’industria americana rischia di perdere una fornitura militare di questo tipo a favore di un prodotto di concezione straniera». Una campagna di immagine senza precedenti, con pagine acquistate su quotidiani statunitensi, immagini di elicotteri che volano sopra Manhattan e affissioni nella metropolitana di Washington. All’uscita dell’aeroporto di Malpensa un enorme cartellone pubblicitario della provincia di Varese accoglie i visitatori con una immagine dei sette laghi prealpini sovrastati da un elicottero polifunzionale Agusta, presentato con una sagoma indistinta che lo rende ora umanitaria eliambulanza ora aggressiva macchina da guerra. Una attenta campagna di marketing, dal cuore del primo mondo alla sua periferia. E una overdose mediatica questa volta gratuita per l’impresa: al rientro dagli Usa dove ha appreso della commessa, il ministro della Difesa Antonio Martino ha annunciato che quattro elicotteri Agusta 129 Mangusta saranno schierati in Iraq per un costo aggiuntivo previsto di oltre nove milioni di euro l’anno. Sono elicotteri d’attacco difficilmente conciliabili con una missione di peace keeping. Come scriveva infatti Analisi Difesa, prevedendo l’utilizzo dei Mangusta, «le difficoltà ad inviare questi elicotteri in Iraq sono tutte di natura politica e improntate alla necessità di non far apparire troppo bellicosa (con un mezzo “da attacco”) una missione definita “di pace”. A differenza di altri elicotteri i Mangusta non possono essere impiegati anche per evacuare bambini malati o trasportare giocattoli e medicine: una pecca non certo irrilevante per un “esercito di pace"». La conclusione della rivista, specializzata in analisi documentate sugli sviluppi della Difesa e del quadro politico militare mondiale è di una chiarezza disarmante: «impiegare l’A-129C in Iraq rappresenterebbe un ottimo affare sul piano industriale e commerciale promuovendo “sul campo” una macchina che avrebbe molte chanches sul mercato internazionale degli elicotteri da combattimento». Lo ribadiva in fondo anche l’uomo di Nairobi prima di salutare, strizzando l’occhio: «c’è poco da girarci intorno: se queste macchine le costruisci, è per poterle usare e poterle vendere».

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L’Onu per l’istruzione, scientifica e culturale

Ideata alla vigilia della seconda guerra mondiale con l’idea di prevenire i conflitti creando una cultura e una educazione di pace, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) ha come compiti istituzionali la diffusione dell’insegnamento obbligatorio e gratuito, la lotta contro le discriminazioni religiose, sessiste e razziali, il rispetto del patrimonio culturale dell’umanità e lo sviluppo della ricerca scientifica. Compiti ambiziosi per una struttura che vorrebbe, entro il 2015, garantire a tutti il diritto all’istruzione di base.

L di C.A.

PAOLO TRE / A3 / CONTRASTO

La bandiera Onu. Roma, 2004

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quando l’idea di creare l’Unesco muoveva già i primi passi decisivi. È il 1942, in pieno conflitto mondiale, con i paesi europei che affrontano la Germania nazista, che viene organizzata in Gran Bretagna la Conferenza dei ministri dell’Educazione dei paesi alleati (CAME). Non si vedeva ancora la fine del conflitto, ma c’era la volontà di pensare alla futura ricostruzione del sistema educativo, che significava soprattutto trovare il modo di ricomporre le “coscienze” devastate dagli orrori della guerra. Il progetto diventa rapidamente un obiettivo di dimensione universale. Nel 1945 si tiene di nuovo a Londra, al termine della guerra, un nuovo incontro che raccoglie i rappresentanti di una quarantina di nazioni, che sotto l’impulso di Francia e Gran Bretagna, paesi molto provati dal conflitto, decidono di creare un’organizzazione destinata a infondere una vera cultura di pace. Nelle intenzioni più profonde, questo nuovo organismo doveva fondare “la solidarietà intellettuale e morale dell’umanità” in modo da impedire lo scatenarsi di una nuova guerra mondiale. Al termine dell’incontro 37 paesi sottoscrivono l’atto costitutivo che entrerà in vigore nel 1946 e che segna la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO). Per assicurare una pace duratura, non c’è nulla che possa sostituire l’educazione, sosteneva il politico francese Léon Blum, alla fondazione dell’organismo: «L’educazione, decisamente orientata verso la pace, deve essere nel cuore delle nostre azioni». Con sede a Parigi, l’Unesco punta a instaurare una collaborazione tra i popoli e lo sviluppo curturale e educativo. In particolare l’organismo ha l’obiettivo di diffondere l’insegnamento obbligatorio e gratuito, lottare contro le discriminazioni razziali, religiose e sessiste, incoraggiare la ricerca scientifica, preservare il patrimonio dell’umanità e promuovere una cultura di pace. Nel 1995, soprattutto a causa del fatto che l’organizzazione è nata sulle ceneri di un conflitto mondiale, si è creata la necessità di ridefinire il significato della cultura di pace, i suoi fondamenti e

O SPETTRO DELLA GUERRA SI AGGIRAVA IN TUTTO IL MONDO

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“L’educazione, decisamente orientata

CULTURA E DIFESA DELL’AMBIENTE: NASCE QUI LO SVILUPPO SOSTENIBILE L’ORGANIZZAZIONE COMINCIA A RECEPIRE L’ALLARME lanciato dalle associazioni ambientaliste nel 1968, quando si è resa evidente la necessità di promuovere una politica per uno “sviluppo sostenibile” delle società moderne, senza devastare la natura. È in quell’anno che l’Unesco organizza una conferenza mondiale per affrontare il problema. Dopo questo incontro, l’organismo sostiene e organizza programmi internazionali per la difesa delle risorse della Terra. Una della campagne più importanti condotte dell’Unesco riguarda la salvaguardia di un bene vitale come l’acqua. Attraverso il Programma Internazionale per l’Idrologia (IHP), l’organizzazione finanzia progetti di ricerca e di sostegno tecnologico per le zone maggiormente colpite dalla carenza di acqua. Legato a questo progetto, segue lo studio della Commissione Oceanografica (IOC), che esegue invece un monitoraggio continuo degli oceani di modo da prevedere fenomeni come El Niño e tempeste tropicali che possono essere anticipate da avvisi di allerta. Su un altro aspetto interviene invece il Programma Internazionale Geologico, che con l’aiuto di scienziati in circa 150 paesi, punta a migliorare le tecniche per la produzione di energia e a trovare risorse minerarie nel rispetto dell’ecosistema. Il progetto ha anche l’obiettivo di studiare la Terra, le sue evoluzioni e cambiamenti, per tentare di prevenire disastri provocati da avvenimenti naturali o indotti dall’intervento dell’uomo. Sotto l’egida dell’Unesco e dell’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (AIEA) si è sviluppato negli anni il Centro Abdus Salam per la fisica teoretica, struttura che promuove la ricerca nel campo della fisica e della matematica nei paesi del primo mondo. Il Centro offre agli studenti insegnamenti che poi possono essere utili per lo sviluppo del paese di provenienza. La sede principale della struttura è a Trieste, ed è in grado di ospitare fino a 4 mila futuri scienziati. L’Unesco lavora in tandem oltre che con gli altri organismi delle Nazioni Unite, anche con le organizzazioni specializzate in interventi di carattere tecnologico-scientifico e con le ONG. I due partners più importanti di queste relazioni sono rappresentati dal Consiglio Internazionale per le Scienze, sigla sotto la quale si raccolgono centri di ricerca accademici, e il Consiglio Internazionale di Ingegneria e Tecnologia.

principi. Ecco il risultato del dibattito nato all’interno dell’Unesco: «Una cultura della convivialità e della condivisione, fondata sui principi di libertà, di giustizia e di democrazia, di tolleranza e di solidarietà. Una cultura che respinga la violenza, che si impegna a prevenire i conflitti alla fonte e a risolvere i problemi attraverso la via del dialogo e del negoziato. Infine, una cultura che assicura a tutti, il pieno esercizio di tutti i diritti e garantisce i mezzi per partecipare completamente allo sviluppo della società». Oggi l’organizzazione funziona come un laboratorio di idee per ritrovare intese universali su principi etici, quindi l’Unesco agisce promuovendo cooperazione internazionale tra i 190 stati membri nei campi di scienza, cultura e comunicazione. Ma nella sua storia l’organizzazione ha avuto anche il merito di essere uno strumento di pressione politica, come ad esempio nei confronti del Sudafrica. Nel 1956 il governo Sud Africano, guidato dal Partito nazionalista pro

alla pace, deve essere nel cuore delle nostre azioni

apartheid, decide di ritirarsi dall’Unesco lamentandosi che alcune pubblicazioni dell’organizzazione «interferiscono nei problemi razziali» del paese. Città del Capo ritornerà ad essere stato membro dell’organismo nel 1994, sotto la presidenza di Nelson Mandela. L’organizzazione ha poi promosso già a partire dagli anni sessanta i primi interventi per salvare il patrimonio artistico e culturale nel mondo. Il debutto avviene con la campagna di Nubie in Egitto per spostare il tempio di Abou Simbel e evitare che venga inondato dal Nilo nel corso della costruzione della diga di Assouan. Durante l’intervento, che si è prolungato per ben venti anni, 22 monumenti e strutture architettoniche vengono messi in salvo. Dopo questa prima campagna, ne sono seguite altre, tra cui quelle di Fès in Marocco, di Kathmandu in Nepal e dell’Acropoli di Atene in Grecia. Altro momento importante nella storia dell’Unesco è stato l’organizzazione della Conferenza mondiale sull’educazione per tutti, che si è svolta a Jomtiem, in Thailandia nel 1990. L’incontro lancia un movimento che promuova l’istruzione di base per tutti i bambini, i giovani e gli adulti. Dieci anni più tardi in Senegal, a Dakar, il forum mondiale per l’Educazione preme sui governi perché sottoscrivano un documento che garantisca l’istruzione di base per tutti entro il 2015. Tutte le decisioni dell’Unesco vengono prima discusse, poi adottate dalla Conferenza generale che è l’organo principale dell’organizzazione e che comprende i rappresentanti di tutti gli stati membri. L’assemblea, determina le strategie e i grandi orientamenti del lavoro dell’organismo, e ne approva il programma e il bilancio. Il Consiglio esecutivo, composto da 58 stati membri, ha il compito di vigilare che le decisioni della Conferenza generale siano messe in atto e controlla il programma dell’organizzazione. Un’altra struttura dell’Unesco è invece il Segretariato e ne fanno parte il Direttore generale e l’insieme del personale che conta più di 2000 persone originarie di 160 paesi. Al Direttore generale, carica attualmente ricoperta dal giapponese Koichiro Matsuura, spetta il ruolo di responsabile esecutivo dell’organizzazione e ha la responsabilità di avanzare proposte per applicare le decisioni assunte dalla Conferenza generale. L’Unesco dispone di due tipi di risorse, da una parte i fondi del bilancio ordinario raccolti dai contributi obbligatori versati dagli stati membri, calcolati in base alle capacità economiche di ciascun stato. Dall’altra parte l’organizzazione raccoglie dei fondi extra-budget, sovvenzioni che nel 20022003 si aggiravano a circa 400 milioni di dollari. La struttura dell’Unesco rientra integralmente nell’apparato di sistema delle Nazioni Unite, anche se allo stesso tempo lavora di concerto con un largo numero di organizzazioni nazionali e regionali. Sono almeno 350 le Ong che collaborano con l’Unesco per la realizzazione di progetti in tutto il mondo.

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MARCO PESARESI / CONTRASTO

| macroscopio |

tsunami

Si è abbattuto sull’informazione di Walter Ganapini

P

RICCARDO VENTURI / CONTRASTO

Come è possibile che dopo quasi dieci ore, vi siano state ancora vittime sulle spiagge somale senza nessun allarme?

Sabato 26 dicembre 2004 un terremoto di enormi proporzioni ha devastato il Sud Est asiatico e ha portato la morte di migliaia di persone.

Sri Lanka, 2004

ENSO ALLE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI VITTIME DEL TERREMOTO, E DEL CONSEGUENTE MAREMOTO, nell’Oceano Indiano con crescente tristezza, cui si associa la rabbia per una corrente di pensiero che può sintetizzarsi nel “sono morti perché non globalizzati”, “basta con i fondamentalismi” e “avanti con lo sviluppo”, in spregio al mero buon senso. Com’è possibile che, di fronte all’immediata percezione strumentale dell’intensità disastrosa dell’evento sismico e della visione in tempo reale, da satellite, del formarsi dell’onda, non si sia provveduto a diffondere l’allarme con ogni mezzo convenzionale, dalla telefonia alle stazioni radiotelevisive fino ad altoparlanti installati sulle centinaia di elicotteri militari disponibili nella zona (anche quelli in dotazione alle portaerei statunitensi stanziate nell’area) invitando tutti a radunarsi sulle alture e comunque a fuggire dalle spiagge? Come spiegarsi, a dieci ore dall’evento, centinaia di morti lungo le spiagge somale? Come giustificare uno “sviluppo” turistico che ha eliminato l’efficace barriera naturale costituita dalle mangrovie, per edificare a pochi metri dal mare? Il disastro avrà gravi conseguenze ambientali. È grave fingere di non sapere come nell’Oceano Indiano, da molti anni, abbia luogo (ancor oggi, secondo il System-wide Earthwatch dell’ONU) lo sversamento di rifiuti tossici e radioattivi, pratica normata a livello internazionale solo negli Anni ‘70 e ad oggi assai lacunosamente controllata. Quella pratica si fonda sull’imperativo di massimizzare il profitto, esternalizzando i costi ambientali e sull’illusione che gli enormi volumi dei mari diluiscano gli inquinanti. È invece scientificamente provato il fenomeno della captazione e riconcentrazione dei contaminanti da parte delle catene trofiche (il “tonno al mercurio” ne è la più nota dimostrazione ). Nell’Oceano Indiano, oltre agli scarichi dell’industria e delle centrali giapponesi si registrano i rilasci delle attività m00anifatturiere insediate in molti altri paesi ancor prima del boom dell’industrializzazione cinese. Sono noti allarmi per gli scarichi delle fabbriche cartarie e chimiche (la Indorayon di Toba Samosir) nel Nord di Sumatra o per le produzioni elettroniche in Malaysia e lungo la costa sud-orientale dell’India, oltre a rilasci di rifiuti tossici di Taiwan trasferiti nell’ex-Birmania piuttosto che in Cambogia. L’enorme energia liberata dal sisma ha determinato un rimescolamento diffuso dei sedimenti, con l’effetto probabile di aggiungere ulteriore carico contaminante a quello rappresentato dai composti in soluzione. I suoli interessati dalle acque marine potrebbero divenire sterili a causa della salinizzazione e della contaminazione chimica (soprattutto quella da composti organici persistenti), rimessa a contatto con gli ecosistemi terrestri e le relative catene alimentari. Negli anni ‘60 insorse il “Morbo di Minamata” in popolazioni di pescatori giapponesi che si alimentavano principalmente di pesce il cui metabolismo portava ad organicazione il metilmercurio (biologicamente attivo) del mercurio metallico contenuto nei catalizzatori esausti scaricati in mare da un impianto di produzione di urea. Livelli importanti di contaminazione si stanno evidenziando anche nel Mediterraneo grazie a recenti indagini sugli scarichi tossici a Marghera e a Priolo-Augusta e alle ricerche del Professor Focardi (Università di Siena) circa le diossine delle acque costiere italiane e nel pescato, con esiti confermati dal Professor Tiscar (Università di Teramo); ma di questo torneremo ad occuparci più avanti.

> Metropolitane/Mosca Fermata di Komsomol: lungo le pareti si aprono a scorrimento le porte da cui si sale sul treno. Antico e moderno si fondono: la stazione è un monumento nazionale, i treni sono modernissimi a recupero di energia. Sotto, una giovane coppia in attesa che parta il treno alla fermata Oktyabrskaya, la ragazza è avvolta dal tipico scialle russo, un suonatore cieco a Maiakovskaya e due donne impellicciate sul treno verso Prospekt.

Russia, 1998

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La sfida della crescita a Porto Alegre, dalla nostra inviata >52 Terra Futura, un’occasione per confrontarsi e proporre >58

economiasolidale UNA SCARPA SOLIDALE PER LE COLLEZIONI AUTUNNALI

DATA DI SCADENZA IN CARATTERI BRAILLE PER I NON VEDENTI, UNA PROPOSTA INNOVATIVA PER PRODOTTI BIO

REGISTRA DATI RECORD IL MICROCREDITO IN INDIA

ANCHE A TORINO UNO SPORTELLO SUL CONSUMO CRITICO

UN PANIERE DI CIBO BIOLOGICO E LIBERO DA OGM DIRETTAMENTE A CASA TRAMITE I GRUPPI DI ACQUISTO

AIES, UNA PACIFICA LOBBY EQUA E SOLIDALE

Verrà presentata in occasione delle prossime collezioni autunnali, la prima scarpa solidale, pronta al debutto europeo e prodotta in Ecuador con design italiano. Le scarpe vengono realizzate da una fabbrica sorta per applicare un modello di produzione solidale e con un protocollo di impegni precisi rispetto ai diritti dei lavoratori. In Italia la scarpa equa e solidale sarà distribuita da settembre 2005 dalla Coop Italia. Il costo al pubblico non supererà i 30 euro e saranno disponibili nei numeri dal 24 al 45. La scarpa equa e solidale nasce da un’idea della Comunità di Capodarco e della Cooperativa Nex Trade. Quest’ultima è nata nel 2002 ed ha l’obiettivo di commercializzare i prodotti dei lavoratori del sud del mondo, a partire dalla piccola realtà dell’Ecuador. Il design di queste nuove calzature sarà tutto italiano: dall'Italia arriveranno le forme, i lacci, i fondi che non sono reperibili in Ecuador, mentre in loco saranno acquistati pellame e gli altri componenti anche con l’obiettivo di favorire l’economia locale. Alla Zapateria, operativa già da anni, lavorano 50 persone di cui 26 disabili mentre la presenza femminile supera il 60%. Tutti i lavoratori sono soci della cooperativa, hanno un contratto regolare e guadagnano in media 135 dollari al mese. La fabbrica produce 25 modelli di calzature; la produzione è di circa 30 mila paia l’anno. Il fatturato dello scorso anno è stato di 287 mila dollari Usa. L’utile della fabbrica è reinvestito in progetti sanitari e di alimentazione.

I primi prodotti con la data di scadenza stampata anche in alfabeto Braille, accessibili alle persone non vedenti, sono entrati nel circuito della grande distribuzione e nella rete delle botteghe specializzate nella distribuzione di prodotti biologici. Si tratta delle diverse linee di mieli regionali e biologici a marchio Mielizia e Alce Nero, che riporteranno l’informazione sul sigillo di garanzia apposto sul coperchio della confezione. L’iniziativa è assolutamente innovativa per l’Italia e permetterà una maggiore autonomia a quanti, non vedenti, vorranno garantirsi sia il diritto a un alimentazione di qualità sia una maggiore autonomia e sicurezza nella gestione alimentare. La pionieristica iniziativa è l’espressione più avanzata dell’impegno degli apicoltori e degli agricoltori biologici di Alce Nero, Mielizia e Libera Terra, che con il Progetto Braille nel settembre scorso hanno avviato un percorso innovativo a livello europeo. In occasione del Sana 2004 erano infatti state presentate le prime due linee di prodotti biologici Alce Nero che riportavano in etichetta il nome anche in caratteri Braille. A questa informazione sono state successivamente aggiunti il nome del marchio e, appunto, la scadenza. Ad essersi ampliata in questi mesi non è però solo la gamma delle informazioni messe a disposizione delle persone non vedenti, ma anche la quantità di prodotti resi accessibili. Quello avviato è un percorso che vuole rendere meno difficile la vita quotidiana delle circa 400 mila persone non vedenti in Italia e dei quasi due milioni e mezzo in Europa, che devono poter distinguere un prodotto dall’altro e non consumare cibi scaduti. «Per rendere fattibile da un punto di vista produttivo la stampa della data di scadenza in Braille - spiega Nicoletta Maffini che coordina il progetto, realizzato anche con la consulenza dell’Istituto “Cavazza” di Bologna è stato necessario unificare e abbreviare le date di scadenza di tutti i mieli prodotti nel 2004. Così anche i mieli che di fatto scadrebbero nel settembre 2007 riporteranno, a maggior garanzia del consumatore, la scadenza nell’aprile 2007». In totale quest’anno saranno sette milioni le confezioni accessibili che verranno messe in vendita.

Alcune grandi banche indiane hanno lanciato negli ultimi mesi degli accordi commerciali con società finanziarie specializzate nel microcredito. In India circa 300 milioni di persone vivono in zone rurali dove non esistono banche. Il dato è riferito dall’agenzia “altraeconomia”. Aprire delle filiali è spesso antieconomico e le banche tradizionali, abituate a fare prestiti per somme rilevanti, non sono in grado di valutare i microcrediti: prestiti di poche decine di dollari fatti a persone con redditi molto bassi. Spesso il rischio di mancato rimborso dei microcrediti è più basso rispetto ai prestiti tradizionali. I microcrediti indiani sono in forte crescita e le società specializzate (oltre 200) sono alla ricerca di capitali per crescere. ICICI, la seconda banca nazionale, ha già erogato l’equivalente di 100 milioni di dollari di prestiti tramite 30 società specializzate nel microcredito. Il fenomeno, in costante crescita negli ultimi anni, era già stato analizzato in una ricerca pubblicata anche in Italia da Franco Angeli (Il microcredito nell’India del sud tra tradizione e innovazione) ed ha trovato nei dati relativi all’ultimo triennio una ulteriore conferma. Proprio in India uno dei pionieri del microcredito, Malcolm Harper (docente e creatore di Basix Finance), ha suggerito alle banche tradizionali di aprirsi a questa opportunità che avrebbe permesso anche uno sviluppo considerevole di microeconomie locali.

Un numero sempre maggiore di persone si pone domande sulle conseguenze del proprio stile di vita e di consumo sull’ambiente e sulle condizioni di lavoro. Per fornire degli orientamenti rispetto a queste domande, seguendo l’esempio dello sportello “Stilinfo” di Venezia, anche a Torino inizia la sperimentazione di uno sportello sul consumo critico. Lo sportello fornisce informazioni su argomenti come l’agricoltura biologica, i gruppi di acquisto solidale, il commercio equo e solidale, la finanza etica, il turismo responsabile, le campagne di boicottaggio, il risparmio energetico, il riciclaggio e la gestione dei rifiuti, mettendo il consumatore critico in contatto con le realtà locali che da tempo si occupano di queste tematiche. Il progetto è stato lanciato dal Movimento Consumatori di Torino insieme alla Associazione GAStorino, alla Coop. Soc. ISOLA e alla Coop. MAG4 Piemonte, all’interno delle attività promosse dal Distretto di Economia Solidale di Torino e provincia (DESTO). Lo sportello sarà aperto in forma sperimentale tutti i martedì dalle 17.30 alle 20.30 in via S. Secondo 3 a Torino presso la sede del Movimento Consumatori. Sarà possibile chiedere informazioni recandosi di persona, telefonando al numero 011-5069546, oppure via posta elettronica scrivendo all’indirizzo sportello@consumatorecritico.it

L’annunciata e non ancora realizzata riduzione del costo del latte artificiale nelle farmacie non ha certamente ridotto l’attività dei “gruppi di acquisto solidale” (gas). La nuova frontiera della rete di consumatori è infatti il paniere di prodotti freschi e biologici, acquistati direttamente dal produttore e consegnati in alcuni casi direttamente ai membri del gruppo. Una interessante esperienza in questo senso è stata maturata dal Gruppo di Acquisto Solidale “Il Ciclo Corto” per un’altragricoltura che all’insegna della ricerca di una etica del produrre e del consumare ha proposto un concreto sostegno alle aziende agricole locali e filiere produttive normate, ecocompatibili ed ecosostenibili, che praticano agricoltura convenzionale escludendo l’uso di OGM, della chimica e della bioingegneria. L’obiettivo è di accorciare la lunga catena del consumo e di favorire, concretamente, comportamenti e scelte sostenibili, cioè capaci di garantire futuro. La proposta è quella di mettere in rete un paniere un paniere di alimenti provenienti da coltivazioni biologiche o convenzionali normate Free OGM e senza residui chimici con cadenza settimanale e/o quindicinale, da consegnare presso luoghi di aggregazione sociale, da individuare o da costruire, a casa o presso il luogo di lavoro. Il paniere, presentato con il dettaglio voce per voce dei prodotti disponibili, offre una scelta piuttosto ampia sia sotto il profilo della varietà sia del costo, di prodotti derivati da coltivazione biologica o convenzionale normato Free OGM e senza residui chimici. Sono compresi nel paniere carne, latticini, verdura, frutta di stagione e locale. La spesa è accompagnata dalle schede di prodotto che identificano l’origine ed il metodo produttivo per ogni alimento, il produttore, gli estremi del controllo e l’eventuale certificazione. Saranno inserite ricette, informazioni tecniche, merceologiche, storiche dei singoli prodotti. Si punta a relazioni di acquisto “in abbonamento”, sulla base della reciproca soddisfazione e fiducia. Il gruppo di acquisto lascia totale autonomia di scelta al singolo partecipante, sia nel merito della composizione della spesa che nei tempi per l’acquisto. La composizione del paniere è determinata dai produttori tenendo conto della continuità, della stagionalità, conservabilità e della miglior qualità disponibile.

Costituita a dicembre dello scorso anno, l’AIES, l’Associazione dei parlamentari per il Commercio equo e solidale si propone come un centro di iniziative in sede parlamentare per il sostegno al commercio equo e solidale. L’iniziativa. sorta per volontà di alcuni parlamentari provenienti dall’associazionismo e da anni impegnati nello sviluppo del settore della solidarietà, ha lo scopo di far nascere una vera e propria associazione parlamentare di sostegno al Comes in Italia, che permetta di aprire un reale confronto tra le istituzioni ed il movimento. Alla presentazione dell’iniziativa, assieme ad Agices ed oltre ai soci che hanno deciso di partecipare (Chico Mendes, Commercio Alternativo, Ctm Altromercato, Niente Troppo, Pangea e ROBA dell’Altro Mondo), erano presenti una rappresentanza di Assobotteghe ed una di Transfair Italia, nel tentativo di rendere chiaro lo scenario dell’economia solidale italiana. Ognuno con un proprio documento di priorità e di opzioni preferenziali. Nel corso del 2005 vi saranno diversi momenti di lavoro comune e occasioni di incontro. Da momenti di valorizzazione del Commercio equo e solidale, attraverso iniziative istituzionali a ridosso di eventi del movimento, come la giornata europea delle Botteghe, al percorso di un tavolo tecnico per la possibile elaborazione di una proposta di legge sul commercio equo e solidale.

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Dibattito aperto sui temi cruciali del Social Forum ma anche sulle procedure. Una parte degli organizzatori non vuole strategie definite ma un’occasione di confronto tra le diverse idee emerse a livello locale. Tra tazebao e manifesti riassuntivi, il movimento cerca una strada per trasformare i propositi in realtà.

È

IL DIRITTO ALLA VITA, a un mondo migliore l’elemento prin-

cipale che ha mosso in tutti questi anni migliaia di persone in diversi angoli del pianeta, per riversarsi nel movimento new global. Elemento più che mai evidente dalla nostra inviata Cristina Artoni anche nel quinto Forum Sociale Mondiale, conclusosi a fine gennaio a Porto Alegre. La mobilitazione risente ora della necessità di rinnovarsi ed è allargata la sensazione che sia arrivato il momento di avanzare proposte concrete. In un movimento in cui il dibattito è però sempre alla luce del sole, vengono allo scoperto anche le differenti anime che lo compongono con proposte e aperte divergenze. A Porto Alegre una di queste anime è rappresentata da alcuni esponenti del Comitato Internazionale del WSF (World Social Forum), tra cui Chico Whitaker che sostengono la linea di «un forum aperto alle discussioni e dove la gente si possa incontrare». Il compito non è quello quindi di indicare le strategie che «devono essere formulate dalle singole organizzazioni e non dal WSF», ha sottolineato Whitaker. La prima conseguenza pratica di questa linea è stato il ritorno sulla scena, riveduto e corretto, del tazebao: le proposte emerse nei dibattiti a Porto Alegre sono state appese su un muro di uno spazio comune di incontro.

Un’altra anima del WSF passa sotto il nome di G 19, un gruppo di cui fanno parte alcune delle “teste pensanti” che in questi anni hanno creato, animato, stimolato le iniziative nei diversi appuntamenti mondiali. Tra loro compaiono i premi Nobel Adolfo Perez Esquivel e Josè Saramago, Eduardo Galeano, Roberto Savio, Ignacio Ramonet, Riccardo Petrella, Aminata Traoré e Walden Bello. Il gruppo ha presentato un manifesto di proposte per arrivare a costruire un nuovo mondo. Nei primi punti vengono elencate le nuove ricette che potrebbero trasformare il pianeta e diffondere una nuova politica economica nel rispetto del diritto alla vita di tutti gli esseri umani. Le nuove regole economiche riportate nel documento sono patrimonio comune del movimento e in questi anni le proposte hanno attraversato trasversalmente le azioni e le discussioni negli incontri mondiali. Il primo punto richiede la cancellazione del debito dei paesi del Sud del mondo, che secondo il manifesto è stato pagato più volte e che costituisce per gli Stati creditori e le istituzioni finanziarie internazionali un mezzo per mantenere sotto tutela gran parte dell’umanità in condizioni di miseria. «Ogni giorno - ha sottolineato Adolfo Perez Esquivel - a causa della politica portata avanti da Banca Mondiale, Fondo Monetario

Il movimento punta poi allo sviluppo del commercio equo-soInternazionale e dalle potenze occidentali dei G7, muoiono milidale per contrastare le regole di libero scambio imposte dall’Orgliaia di bambini. Queste istituzioni sono colpevoli di un genocidio ganizzazione Mondiale del commercio (WTO). In più si chiede di sociale perché impongono ai paesi poveri la restituzione del debiescludere l’istruzione, la sanità, i servizi sociali e la cultura dai to. Ogni pagamento significa il taglio dei finanziamenti per la sacampi d’applicazione dell’Accordo generale sul commercio di serlute, l’istruzione, e dove esistono, la fine dei programmi di sostegno vizi (GATS) del WTO. Liberalizzare in questo caso significa in praper i meno abbienti». Proprio sull’annullamento del debito c’è statica privatizzare, consentendo ai grandi gruppi di entrare in setto un timido passo avanti da parte dei paesi dei G7 nell’incontro tori che sono considerati mercati potenziali giganteschi. del 5 febbraio a Londra. In discussione la cancellazione del 100% Per la salute si parla di un mercato di 3500 miliardi di dollari mendel debito per i paesi in grave crisi finanziaria, cioè i paesi africani. tre per l’istruzione le stime si aggirano sui 2500 miliardi di dollari. AlIn un comunicato finale, per la prima volta, i ministri delle finanze tro passaggio molto dibattuto è il diritto alla sovranità e alla sicurezza e i governatori delle banche centrali dei G7 si sono accordati ad orgaalimentare di ciascun paese nel settore agricolo. Questo significa l’elinizzare un piano di lavoro per trovare una soluzione. Ancora poco, minazione totale delle sovvenzioni per l’esportazione rispetto a quello che è stato definito il “nuovo piano di prodotti agricoli, in primo luogo da parte dei goverMashall” presentato dal ministro britannico Gordon ni di Stati Uniti e dell’Unione Europea. In aggiunta si Brown. Un progetto dagli obiettivi ambiziosi: oltre alchiede anche la tassazione delle importazioni per imla cancellazione totale del debito, prevede il raddoppedire la pratica del dumping, ossia la vendita delle pio degli aiuti internazionali per lo sviluppo e la riamerci a un prezzo più basso rispetto al costo di produpertura dei negoziati con il Wto con il proposito di zione locale. Gli esempi di questo fenomeno sono ineliminare le barriere commerciali dei paesi industriafiniti: in India l’immissione della seta cinese sul merlizzati. Per le Ong, tra cui Oxfam, che si sono magcato, avvenuta a prezzi più bassi dei costi per produrla giormente spese nella battaglia per l’annullamento in loco, ha danneggiato concretamente centinaia di del debit, i G7 «hanno per il momento superato il primigliaia di famiglie contadine nel Sud del paese; in Como ostacolo, ma ora devono rapidamente trasformasta d’Avorio viene importata la carne di maiale dalre i propri propositi in gesti concreti». l’Europa e poi venduta a prezzi stracciati, ben tre volte L’applicazione di imposte internazionali sulle Adolfo Perez Esquivel, Nobel per la pace 1980. inferiori al costo di produzione nel paese africano. transazioni finanziarie è un altro dei punti avanzati Roma, 2002 Sempre nella logica di garantire la sovranità alimentadal movimento. L’obiettivo è quello di tassare gli inre si chiede che ogni paese possa decidere di vietare la produzione e vestimenti diretti all’estero, quelli sulle vendite di armi e sulle attil’importazione di organismi geneticamente modificati. Oggi nel monvità a forte emissione di gas, colpevoli di aumentare l’effetto serra. I do oltre 50 milioni di ettari sono coltivati con Ogm, soprattutto negli proventi di queste tasse, aggiunti a un aiuto allo sviluppo versato dai Stati Uniti e in Canada. A seguire vi sono Argentina e Cina. paesi industrializzati (pari allo 0,7% del prodotto interno lordo) saIl movimento da anni si batte anche contro ogni forma di breranno devoluti alla lotta contro le malattie (tra cui l’Aids) e per assivetto sulle ricerche di pubblica utilità, legati all’accordo sui diritti di curare a tutti l’accesso all’acqua potabile, alla casa, all’energia, alla proprietà intellettuale (Trips). L’esempio più efficace è quello sulla salute, ai servizi sociali e all’istruzione. protezione dei diritti di proprietà dei prodotti delle imprese farmaAltra nuova regola proposta nel corso del WSF è la richiesta di ceutiche. Per i difensori di questi accordi uno degli argomenti magsmantellare tutte le forme di paradisi fiscali, riparo della criminagiormente sbandierati è che la protezione della proprietà intelletlità organizzata, dell’evasione tributaria, «delle operazioni crimituale in forma di brevetti comporta l’esigenza di remunerare l’innonose - si legge nel documento - delle multinazionali e a volte dei vazione, se la si vuole incoraggiare. Ma finora è accaduto il contragoverni». I flussi di capitali che entreranno o usciranno dai “pario perchè i brevetti consolidano di fatto i monopoli. radisi” fiscali in via di chiusura dovranno essere tassati. ANTONIO SCATTOLON / A3 / CONTRASTO

Porto Alegre: diventa adulta la sfida della diversità

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Il movimento è morto, viva il movimento Utopia o azioni concrete? Il Social Forum si interroga e trova una risposta in Don Chisciotte «un altruista che vuole cambiare il mondo»,

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L’UNICA VIA DI SALVEZZA POSSIBILE» diceva del movimento altermondialista uno dei più grandi filosofi contemporanei, il francese Jacques Derrida. Scomparso alla fine del 2004, Derrida lo aveva ribadito il maggio scorso a Parigi in un incontro pubblico, parlando prima di tutto del nostro continente. «L’Europa deve assumersi delle responsabilità per l’avvenire

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dell’umanità per quello che riguarda il diritto internazionale - diceva il filosofo - Non si tratta di sperare nella costituzione di un’Europa come nuova superpotenza militare, atta a proteggere il proprio mercato e a fare da contrappeso agli altri blocchi, ma di un’Europa che possa piantare il seme di una nuova politica altermondialista. Politica che per me è l’u-

come dice il direttore di Le Monde Diplomatique Ignacio Ramonet nica via di uscita possibile dal dramma attuale». Per Jacques Derrida «questa forza, insita nel movimento, è in cammino. Anche se molti obiettivi sono ancora confusi, penso che nulla potrà fermarla». Nelle parole spese dal filosofo francese c’era la convinzione di poter costruire con le forze in mobilitazione un nuovo mondo possibile, basato tra gli altri sulla giu-

stizia sociale. Le sue parole pesano anche e soprattutto dopo la quinta edizione del Forum Mondiale, quando sono molte le voci che si alzano per decretare la morte del movimento. A Porto Alegre l’argomento è stato affrontato in un dibattito su “Utopia e politica: l'attualità della figura di Don Chisciotte”. |

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WSF: L’ECONOMIA DELL’EVENTO È SOLIDALE IL QUINTO FORUM SOCIALE mondiale è stato, secondo gli organizzatori del Consiglio Internazionale, l’edizione più partecipata dalla nascita dell’iniziativa. Complessivamente 155 mila le persone che hanno preso parte alle 2500 attività del Forum, con oltre 6.800 giornalisti accreditati. Una macchina ben oliata, ormai, dal punto di vista organizzativo. Per la quarta volta a Porto Alegre, il WSF ha potuto beneficiare di un budget di 14 milioni di reais. Almeno 2 milioni di questo finanziamento sono andati a sostenere le iniziative di Economia popolare solidale (Eps). Attraverso l’Eps, il Wsf ha comprato prodotti e garantito servizi per l’accoglienza delle migliaia di partecipanti all’incontro. Composto da una rete di cooperative, associazioni e imprese autogestite, l’Eps ha impiegato nel corso dei cinque giorni del forum, almeno un milione e mezzo di lavoratori. La nascita dell’Eps in Brasile è legata a quella del Forum sociale mondiale, già dalla sua prima edizione nel 2001. Nel corso degli anni il progetto di sviluppare un’economia solidale ha preso sempre più terreno. «Siamo degli ex disoccupati – ha raccontato Jorge Maciel di Caxias do Sul – che si sono ora trasformati in imprenditori». Con altri dodici lavoratori, Maciel, dell’organizzazione Preletro ha costruito una cinquantina di cabine per la traduzione. Il resto della produzione è stata suddivisa tra nove associazioni del settore, tutte con sede nello stato di Rio Grande do Sul. L’economia popolare solidale ha prodotto per il Forum, ad esempio le borse e le magliette distribuite nel corso dell’appuntamento mondiale ai partecipanti iscritti. Un ordine di 60 mila pezzi distribuito tra le 35 imprese sociali di tre stati del sud del Brasile. Per i servizi, la rete dell’Eps ha organizzato, tra gli altri, le strutture di alimentazione, di pulizia e di sicurezza.

Ignacio Ramonet Ramon Chao Jacek Wozniak Piccolo dizionario critico della globalizzazione Sperling & Kupfer editore, 2004

Prima estesa indagine delle Nazioni Unite sul valore strategico dell’agricoltura biologica: un’occasione per uscire dalla povertà, migliorare le condizioni di vita e salute delle comunità contadine. Terra e libertà/ critical wine Sensibilità planetaria, agricoltura contadina e rivoluzione dei consumi Derive Approdi, editore, 2004

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Dunque bio. È questa la conclusione a cui è arrivato uno studio dell’Ifad (International fund agricultural development), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del Fondo internazionale per lo sviluppo dell’agricoltura presentato in Campidoglio a fine gennaio, sulla base di diversi progetti di agricoltura biologica portati avanti nell’America Latina e nei Caraibi. L’indagine condotta in sei Paesi (Argentina, Messico, Guatemala, Costa Rica, Repubblica Dominicana e Salvador) nel periodo 2000-2002 ha coinvolto oltre 5mila produttori, comprese otto comunità indigene e circa 9.800 ettari di terreno. Le coltivazioni interessate sono state quelle della canna da zucchero, del caffé, delle banane, degli ortaggi, del cacao e del miele. In tutti i casi, a parte il Salvador, i prodotti erano destinati alle esportazioni. Ebbene, ne è emerso che questi piccoli agricoltori “convertiti al bio” hanno assistito a un incremento del loro reddito in certi casi notevole: si va dal 22% in più ottenuto dai domenicani con le banane al 150% dei produttori di cacao in Codi Sarah Pozzoli sta Rica. Ma c’è di più. Oltre ai vantaggi economici, è stato riscontrato un miglioramento delle condizioni di salute (dovuto all’abbandono totale dei pesticidi), dell’ambiente (hanno aiutato a conservare l’integrità di foreste e biodiversità) e nella gestione più sostenibile del terreno. L’agricoltura biologica non riesce sempre a essere la chiave del successo. Lo stesso Ifad ha evidenziato che i casi esaminati avevano alcuni punti in comune: la proprietà del terreno in capo all’agricoltore (la conversione al biologico implica l’adozione di misure per la conservazione del terreno che danno risultati nel medio e nel lungo termine, non sostenibili dagli affittuari), la disponibilità di manodopera (l’agricoltura organica richiede più braccia di quella tradizionale) e il legame con associazioni ben organizzate per la vendita dei prodotti. Tutte tre condizioni essenziali ma non sufficienti. Gli agricoltori dovevano anche superare le difficoltà legate ai costi elevati per ottenere la certificazione e alle diverse leggi sul biologico esistenti nel mondo (quelle degli Usa, della Ue e del Giappone per esempio sono diverse tra loro). «La coltivazione Lavoro di raccolta nei campi. Tanzania 2002 biologica rappresenta una possibilità da valutare nei progetti de-

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ENRICO BOSSAN / CONTRASTO

quanto io possa camminare non riuscirò mai a ragL’accusa principale a chi partecipa al movimento giungerla. Però per questo serve: per camminare». è di essere degli utopisti senza sbocco. Ma per il diIl premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, rettore di Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet che in questi anni si è sempre molto speso nel soste«Don Chisciotte non è un fanatico dell'utopia, ma nere il movimento ha rispedito al mittente l’accusa un altruista che vuole cambiare il mondo, portando di essere degli utopisti: «Il mondo deve cambiare e maggiore giustizia. Don Chisciotte non ha un proreinventare la democrazia. Quando pensiamo che gramma preciso, non è dogmatico e non pretende di milioni di persone vivono nella miseria, la parola imporre a nessuno la propria idea. E’ questa la gran“utopia” non significa assolutamente nulla. Tutto si de analogia tra Don Chisciotte e tutte le persone che può discutere ma non la democrazia, che è un diritsono presenti al Forum, questa riunione dell' umato attualmente sotto sequestro». nità, una babele in armonia». Con questo bagaglio di suggestioni il Forum soAllo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano il ciale mondiale si è dato appuntamento all’anno compito poi di spiegare a cosa serve l'utopia. La sua prossimo: 4 incontri in 4 continenti. Un modo per definizione si colloca, come sempre, tra il realismo e permettere maggiore partecila poesia: «l’utopia sta all’orizIL FORUM IN RETE pazione e con tutta probabizonte. Io cammino dieci passi lità, una nuova struttura in e l´utopia si allontana di dieci www.forumsocialmundial.org.br Il sito ufficiale del Forum di Porto Alegre forum tematici, per concenpassi. Cammino venti passi e www.cadtm.org trare i dibattiti in azioni più si sposta a venti passi più in là. Sito del comitato per la cancellazione del debito concrete. Mi rendo conto quindi che per | 54 | valori |

Il bio che rende meno poveri e più sani

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

ICCOLI AGRICOLTORI DEL SUD DEL MONDO UN PO’ MENO POVERI.

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dicati ai piccoli agricoltori del Sud del mondo – conclude lo studio - tuttavia non deve essere considerata come l’unica alternativa bensì come una delle possibili vie da percorrere per migliorare la produzione e il reddito delle persone coinvolte».

Canne da zucchero in Argentina L’anno spartiacque è il 1997. Da allora 600 piccoli agricoltori di San Javier a Misiones, una provincia dell’Argentina al confine con il Brasile e il Paraguay, hanno abbandonato la coltivazione tradizionale di canna da zucchero per passare a quella biologica. La scelta, pur nelle difficoltà, si è rivelata vincente: la produzione bio ha aumentato l’occupazione (rispetto alla precedente coltivazione sono stati creati 20 posti di lavoro in più). La crescita dei costi per la manodopera e relativa alla diminuzione della produttività (-30% rispetto alla produzione di zucchero raffinato) è stata compensata dal prezzo più alto a cui viene venduto lo zucchero di canna organico (il 75% in più rispetto a quello normale). Gli utili netti inoltre sono più che raddoppiati: un ettaro di produzione bio di zucchero rende 367 dollari contro i 168 dello zucchero bianco. La conversione è stata positiva anche sul fronte ambientale: eliminazione dei pesticidi, terreno più ricco, possibilità per gli agricoltori vicini che coltivavano tabacco (dove l’uso delle sostanze tossiche è altissimo) di convertirsi alla canna da zucchero bio. Secondo l’Ifad, per il successo dell’operazione è stato fondamentale il supporto di un ente provinciale, l’Istituto per la promozione dell’agricoltura e dell’industria, che nel ’95 rilevò lo stabilimento per la produzione dello zucchero (la cooperativa che lo gestiva dichiarò fallimento) e che nel ’97 decise di convertirlo alla produzione di zucchero grezzo. La lezione imparata da questo caso: la produzione organica è una buona opportunità per i piccoli agricoltori che non devono apportare cambiamenti significativi nelle tecniche di produzione. Altrimenti si può rivelare troppo costosa.

più povere del Costa Rica. Povera di denaro ma ricca di foreste pluviali e conosciuta dai naturalisti per la biodiversità (ci sono 10mila specie di piante). Un patrimonio che l’agricoltura biologica, secondo l’Ifad, sta aiutando a preservare. A differenza del caso precedente, nel successo degli agricoltori di Talamanca le associazioni hanno giocato un ruolo fondamentale. Come nel caso argentino, l’Ifad ha sottolineato che la conversione al bio ha buone probabilità di farcela se nei metodi di produzione non sono necessari grandi cambiamenti.

Banane nella Repubblica Dominicana Una volta ad Azua, nel Sud della Repubblica Dominicana, c’erano le piantagioni di banane della Grenada Fruit company. Ma nei primi anni 60 la società abbandonò queste terre che circa 20 anni dopo il governo di Santo Domingo destinò a piccoli agricoltori. Piccoli e poveri, senza garanzie per chiedere credito e quindi senza soldi per comprare i pesticidi. Cosa fecero? Produssero lo stesso, con pochissime sostanze chimiche anche perché il clima secco della zona rappresentava un ottimo deterrente per le malattie delle piante. Dalla fine degli anni 80 la svolta, grazie all’arrivo di società di marketing (nazionali e straniere, tra cui l’italiana Mercantile Foods) che fiutarono il business del bio. Queste aziende stipularono contratti di acquisto delle banane che poi rivendevano soprattutto all’estero, fornirono assistenza tecnica, credito e diedero supporto ai coltivatori per ottenere la certificazione biologica. Risultati: redditi in crescita per gli agricoltori (i costi totali per la produzione biologica di banane sono più alti di quella convenzionale anche perché nell’area di Azua servono fertilizzanti naturali, ma sono compensati dai prezzi di vendita più elevati) e meno danni all’ambiente. Un consiglio dall’Ifad ai piccoli agricoltori dominicani: affrancatevi dalle società di marketing e organizzatevi in associazione per avere più forza nella contrattazione dei prezzi.

Il reddito medio è cresciuto tra il 22 e il 150% a seconda delle produzioni. Nell’indagine coinvolti 5000 agricoltori comprese otto comunità indigene

Cacao e banane in Costa Rica Fine anni ’70. Un parassita colpisce le coltivazioni di cacao di Talamanca, provincia di Limòn, nella zona Sudest del Costa Rica. Per migliaia di agricoltori dell’area (tra cui molti indigeni Bibri e Cabécar) è la rovina. Molti sono costretti a bruciare i campi e per sopravvivere convertono le coltivazioni in prodotti di pura sussistenza (grano, fagioli, riso). A metà degli anni 80 però si organizzano nell’Associazione dei piccoli agricoltori di Talamanca (Appta), che poi è diventata la più grande del Paese nel settore dell’agricoltura verde e una delle più importanti dell’America Latina, e scelgono di tornare alle origini. Con il cacao organico e le banane. Con l’aiuto di una organizzazione non governativa americana (l’Anai) riescono a mettersi in contatto con compratori Usa di cacao e per le banane si mettono in affari con Gerber un gruppo che fa omogeneizzati per bambini. Oggi cacao e banane hanno aumentato il reddito medio delle famiglie coinvolte (1.500) del 60% (a 11,6 dollari al giorno) e garantiscono entrate stabili durante tutto l’anno (il cacao si raccoglie due volte all’anno, le banane ogni due-tre settimane per tutto l’anno). Risultato non da poco anche perché Talamanca è una delle regioni | 56 | valori |

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«IL BIOLOGICO È UN MODELLO DI SVILUPPO» «LO STUDIO DELL’IFAD è interessante perché dimostra che il biologico funziona se c’è un mercato locale. Insomma non solo per l’export come è stato sostenuto da ricerche precedenti». Secondo Andrea Ferrante, vicepresidente dell’Aiab, l’associazione italiana che promuove l’agricoltura biologica in Italia, il modello “Sud del mondo che produce per i Paesi industrializzati” è “bio-colonialismo” dove chi ci guadagna è soprattutto l’esportatore. «Solo dopo che si è creato un mercato locale forte si può pensare all’export». Cosa fare per promuovere l’agricoltura biologica? «Ci sarebbero tante cose da fare ma soprattutto bisogna sensibilizzare i consumatori sul fatto che l’agricoltura biologica va molto oltre l’aspetto salutista. Rappresenta un modello di sviluppo sostenibile. Si ricorda quella frase che dice che la terra ce la prestano i nostri nipoti? Ecco è quello che intendo. L’agricoltura biologica rimette al centro l’agricoltore, l’uso delle risorse è portato ai massimi livelli e aumenta la fertilità del suolo». D’accordo, però i prodotti biologici costano molto più di quelli tradizionali. E gli italiani hanno le tasche vuote… «Sì, questo è un problema. C’è il pericolo che l’agricoltura biologica faccia gli stessi errori di quella tradizionale dove il costo della distribuzione è altissimo. Noi stiamo sperimentando un accorciamento della catena e facciamo da tramite tra produttori e gruppi di acquisto. C’è per esempio una cooperativa che si chiama Officine Bio che vende un cassettone di verdure miste di stagione a 10 euro. E poi ci sono altri prodotti come olio e vino. Abbiamo raccolto esperienze molto positive nonostante il periodo critico. C’è anche da sottolineare che il ruolo giocato dalla grande distribuzione nella promozione dell’agricoltura biologica sta venendo meno perché diversi gruppi hanno iniziato a produrre prodotti bio con il proprio marchio. E lì la lotta al ribasso dei prezzi è insostenibile».

Ortaggi in Salvador Temperatura media annuale: 15 gradi. Acqua: a volontà. Piogge concentrate tra maggio e ottobre. L’area di Las Pilas a Nordest del Salvador, a un’altitudine di 1800-2mila metri sopra il mare, vanta un clima ideale per la coltivazione degli ortaggi. Ma se non fosse stato per alcune organizzazioni non governative sovvenzionate dalla United States Agency for International Development, è improbabile che i 52 piccoli agricoltori raccolti in tre associazioni della zona sarebbero riusciti a farcela. Negli anni 90 le ngo non solo fornirono l’aiuto tecnico per convertire le coltivazioni e ottenere le certificazioni, ma trovarono anche i contatti con ristoranti e supermarket per la vendita diretta dei prodotti (legumi, pomodori, patate e altri tipi di verdure) e concessero i finanziamenti per investire nelle attrezzature necessarie al trasporto dei prodotti. Puntare sulla qualità: è stata questa la via del successo dei piccoli agricoltori del Salvador per non soccombere ai concorrenti tradizionali e sempre più agguerriti dell’Honduras e del Guatemala. Lezione imparata da questo caso: nella coltivazione bio-

Qualche anno fa il governo aveva previsto l’introduzione di cibi biologici nelle mense scolastiche. Come sta andando la domanda su quel fronte? «Ci sono tantissime mense che si stanno convertendo. Ma con tante contraddizioni. Basta un bando non scritto bene e il fornitore trova il modo per non fornire tutto biologico o comunque compra prodotti che vengono dai quattro angoli del mondo, invece di quelli italiani. Un esempio su tutti: a Roma da cinque mesi è operativo un bando che prevede prodotti biologici in tutte le mense. Ebbene, noi del settore non abbiamo visto nessun aumento della richiesta. Come è possibile? C’è qualcosa che non funziona. E il punto è che si sta perdendo un’occasione importante per educare al modello di sviluppo sostenibile di cui parlavo prima». [s.p.]

logica degli ortaggi (deperibili in pochissimi giorni a differenza del cacao e delle banane) sono fondamentali l’assistenza e la formazione. È importante che gli agricoltori si uniscano in associazione (singolarmente non riuscirebbero a trattare con supermarket e ristoranti), servono soldi per gli investimenti per l’imballaggio dei prodotti e i camion e gli agricoltori devono avere la proprietà del terreno.

Caffé in Guatemala I poveri tra i poveri. In Guatemala, nel dipartimento di Huehuetenango (ovest al confine con il Messico vivono gli indigeni Konjobal in condizioni miserrime (il 96% della popolazione rurale e il 78% di quella urbana è povera rispetto a rispettivamente l’86% e il 57% del resto del Paese). A metà degli anni 90 l’Ifad, insieme al governo olandese e al ministero dell’agricoltura, diedero il via al progetto Cuchumatanes highlands rural development da cui nacquero tre associazioni di produttori di caffé organico (in tutto 370). Associazioni che aiutarono i piccoli agricoltori a convertire le coltivazioni (con pochi investimenti visto che già usavano pochi pesticidi), a ottenere la certificazione bio, credito formazione. Il caffé prodotto viene esportato soprattutto in Europa. Gli effetti positivi si sono visti eccome, secondo l’Ifad: a fronte di relativamente pochi investimenti il prezzo del caffé organico nel 2000 era il 30% più alto rispetto a quello normale, nel 2001 il 18%. Lezione imparata: parte degli investimenti necessari per passare dall’agricoltura tradizionale a quella organica devono essere finanziati almeno nel periodo transitorio prima della certificazione (di solito dura tre anni). In questo lasso di tempo i produttori devono affrontare nuove spese senza poter ancora vendere il caffé al prezzo più alto previsto per i prodotti biologici.

Caffé e miele in Messico Chiapas, 1988. Piccoli coltivatori di caffé costituiscono un’associazione (l’Ismam), grazie anche al supporto della Chiesa cattolica, per aprire canali alternativi di vendita fino ad allora controllati dagli intermediari. L’esperimento funziona: l’associazione stabilisce i suoi contatti in Europa e in America e nel periodo 1993-2001 arriva a vendere il caffé organico a un prezzo tra il 30% e l’87% più alto di quello tradizionale. Dalla metà degli anni 90 inizia a fare affari con la rete del commercio equo e solidale a un prezzo quadruplicato rispetto al caffé ordinario. Nel 2001 l’associazione contava 1.300 agricoltori indigeni di 146 comunità. Dal Chiapas allo Yucatan. Ancora povertà, ancora comunità indigene. Cambia il prodotto: il miele. Tre associazioni che comprendono 349 famiglie diventano le beneficiarie di un progetto finanziato dall’Ifad e dal National Indigenist Institute che forniscono competenze tecniche e credito. Anche in questo caso, il passaggio conviene: il miele prodotto in modo biologico viene venduto dalle tre associazioni al 45% in più rispetto al prezzo del miele convenzionale. Da non trascurare i vantaggi per l’ambiente: la penisola dello Yucatan è uno degli ecosistemi meglio preservati del Messico e più ricchi di biodiversità. La nota dolente: nel ’98 una delle tre organizzazioni perse la certificazione ambientale per svariati problemi. Di conseguenza perse quote di mercato e fu costretta ad abbassare in modo significativo il prezzo che pagava ai soci per l’acquisto del miele. Da qualche anno sta lavorando duro per recuperare la certificazione. Lezione imparata: occhio alla gestione delle associazioni.

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La Terra ha diritto a un futuro!

PER SAPERNE DI PIÙ www.terrafutura.it Relazioni istituzionali e programma culturale: Fondazione culturale Responsabilità etica Onlus Tel. 02 66980737 fondazione@terrafutura.it

FABIO CUTTICA / CONTRASTO

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Organizzazione evento: ADESCOOP - Agenzia dell’Economia Sociale s.c Tel. 049 8726599 info@terrafutura.it

C’è molto da fare e da cambiare per garantire un futuro al Pianeta che ci ospita e a chi ci vive e ci vivrà. Terra Futura è un’occasione per fare un punto della situazione e vedere raccolto in un unico spazio tutto quello che di buono si sta facendo, per poi rimboccarsi le maniche e pensare ai prossimi passi da compiere.

Ufficio stampa: Marta Giacometti Tel. 049 8764542 giacometti.stampa @terrafutura.it

superiore. L’idea di Terra Futura è nata durante il Forum Sociale EuroOSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE, garantire un futuro alla peo tenuto sempre a Firenze nel 2002. Si è pensato di creare un apnostra Terra, cambiare le regole dell’attuale sistema puntamento fisso per fare il punto di dove si è arrivati e per progettare economico. Per molti è solo un’utopia, per molti ali nuovi passi da compiere verso un futuro sostenibile. Abbiamo chietri è già realtà. Ma il confine tra sto a Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale Responsabiutopia e realtà è più sottile di di Elisabetta Tramonto lità etica Onlus di spiegarci gli obiettivi della manifestazione. «Terra Fuquanto si pensi. A volte basta tura vuole essere contemporaneamente una vetrina per mostrare tutun piccolo passo e si è già dall’altra parte. Terra Futura racconta tutto quello che è già in cantiere per costruire un futuro sostenibile e un te le esperienze di chi questo passo lo ha già fatto. La mostra-conluogo di incontro e di dialogo tra tutti i soggetti il cui impegno è nevegno si terrà a Firenze dall’8 al 10 di aprile alla Fortezza da Basso cessario per cambiare le regole del gioco e creare un mondo diverso», che nel 2002 ospitò il Forum Sociale Europeo. Aziende, movimenspiega Biggeri. «Per cambiare è necessaria la partecipazione di tutti. ti d’azione, istituzioni pubbliche si incontreranno per dialogare e Quindi abbiamo messo insieme soggetti che nella vita quotidiana non mostrare progetti concreti realizzati per costruire un modello di svihanno alcun dialogo, ma, anzi, sono in netta contrapposizione: moviluppo equo e sostenibile. Terra Futura sarà una grande piazza apermenti d’azione e associazioni di consumo critico, insieme a istituzioni ta a chiunque voglia dare il suo contributo. Saranno cinque le pae imprese. Terra Futura intende proprio cercarole chiave di Terra Futura, i cinque ambiti re un dialogo dove solitamente non c’è». della vita quotidiana dove è possibile interCARTA venire per creare un mondo più equo e soD’IDENTITÀ stenibile. Abitare: dalla casa al turismo reMissione “proteggere sponsabile, alla medicina non convenzioNome: Terra Futura i beni comuni” nale; produrre: la finanza etica, il commerCategoria: mostra-convegno «Il filo conduttore della manifestazione cio equo, le energie rinnovabili; coltivare: quest’anno sarà la riscoperta dei beni coQuando: 8, 9 e 10 aprile 2005 l’agricoltura biologica, lo slow food, la chimuni: quale ruolo devono avere nella noA chi è rivolta: a tutti coloro a cui mica verde; agire: le campagne di opinione, stra vita, come gestirli, come difenderli dalsta a cuore il futuro del nostro Pianeta la cooperazione internazionale, le associale minacce di un loro uso troppo esteso e ine di chi lo abita e lo abiterà zioni per i diritti umani; governare: le istitensivo», continua Biggeri. «Il termine beni Dove: a Firenze, presso la Fortezza da Basso tuzioni che devono essere coinvolte nel comuni indica un’infinità di fattori. L’acCos’è: un momento di incontro e una vetrina di processo di cambiamento. qua, la biodoversità, le risorse naturali esaututte le esperienze già operative di sostenibilità ribili, la fertilità del suolo, l’accesso ai mezin campo ambientale, economico e sociale zi di informazione. Tutti questi e molti altri Facciamo il bis! Promotori: Banca Popolare Etica, Fondazione sono beni comuni, quei legami con l’amTerra Futura è giunta alla sua seconda edizioCulturale Responsabilità Etica Onlus, biente e quei legami relazionali che non sone. La prima, l’anno scorso, è stata un vero ADESCOOP - agenzia dell’Economia Sociale s.c. no contemplati dal sistema economico atsuccesso, per molti versi inaspettato, considePartecipanti: movimenti d’azione, istituzioni tuale. Il punto non è tanto se un bene pubrando il fatto che non è stata quasi pubblicize imprese che abbiano realizzato progetti blico debba essere gestito da un ente pubzata. 35.000 visitatori, più di 250 espositori, concreti orientati al rispetto dell’ambiente, blico o da un’impresa privata, ma preoccu400 relatori, oltre 50 appuntamenti culturali. all’uso razionale delle risorse, a un’economia parsi del fatto che sia condiviso da tutti o Queste le cifre dell’edizione 2004. E quest’anetica, al miglioramento della società invece esaurito da pochi». no ci si aspetta di ottenere un successo anche

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> Metropolitane/Città del Messico La fermata Indios Verdes di Città del Messico alle otto del mattino. La metropolitana cittadina ha dieci linee frequentate da quattro milioni di persone ogni giorno e centocinquanta fermate. Sotto, da sinistra, una donna vende palloncini alla fermata di Pantitlan, il murales della rivoluzione liberale a Universidad e due ragazzi alla fermata di Puebla.

Messico, 1998

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stilidivita GLI HOMELESS SCATENANO LA FANTASIA DEI PUBBLICITARI

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO NEGA IL RIMPATRIO FORZATO A GIOVANE SENEGALESE GAY PER RISCHIO PERSECUZIONI

TELECOMANDO MONOTASTO PER SPEGNERE LE TV ALTRUI

CACCIA VIA INTERNET CON LA WEBCAM MA AD ANIMALI VERI

LA MUCCA VIOLA CONTRO MILKA BUDIMIR PER IL SITO MILKA.FR

FAGIOLI AL CHILI OGM, LA SCRITTA C’È MA NON SI VEDE

Ad Amsterdam, dal mese di dicembre, cinquanta homeless si riparano dal freddo con caldi giacconi invernali con il logo di un’azienda americana. Ben visibili nelle strade della città, i giacconi portano impresso sulla schiena un enorme logo dell’azienda che ha sponsorizzato l’iniziativa, trasformando gli homeless in uomini sandwich per sopravvivere al freddo. A promuovere l’iniziativa di fronte al rischio di un inverno rigido è stato un centro religioso della capitale olandese che ha deciso di accettare un finanziamento da parte di una multinazionale che produce gelati. Anche in Italia le necessità degli homeless hanno scatenato la fantasia dei creativi. Un progetto originale di design per la realizzazione di rifugi per l’inverno è stato donato alla Caritas da una scuola privata di design romana. Gli studenti della scuola sono stati impegnati nella progettazione di un rifugio che dovesse garantire adattabilità ai luoghi, facilità di trasporto e assemblaggio, costi minimi di realizzazione. I progetti presentati prevedevano box-casette di cartone e un sistema di copertura da adattare alle panchine dei parchi per trasformarle in rifugi monoposto per la notte.

La legge del Senegal punisce con il carcere l’omosessualità. L’Italia deve garantirgli un rifugio da una normativa lesiva dei diritti fondamentali di ogni essere umani. È un caso destinato a fare scuola: un giovane senegalese, fermato dalla polizia perché privo di documenti e per il quale era stata avviata la procedura di espulsione dall’Italia, ha evitato l’espulsione ed è stato dichiarato necessitante di protezione da parte dell’Italia per la sua omosessualità. Il giudice di pace, nell’emanare la sentenza, ha richiamato un articolo della recente legge sull’immigrazione Bossi-Fini che all’articolo 19 stabilisce che «in nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione». L’omosessualità dichiarata del giovane è stata ritenuta “motivo di persecuzione” e si è attivata la procedura non solo per bloccare il provvedimento di espulsione ma anche per fare ottenere al giovane i documenti italiani e lo status di rifugiato. Paolo Hutter, consigliere comunale a Torino e attivista del movimento gay, si è detto convinto dell’importanza della sentenza del giudice di pace ed ha auspicato che il movimento gay sappia «far conoscere agli immigrati gay questo loro diritto fondamentale e che li aiuti a ricorrere contro l’espulsione». In quattro paesi islamici (Iran, Arabia saudita, Mauritania e Sudan) l’omosessualità maschile e femminile è considerata un reato e punita anche con la pena di morte. In oltre settanta paesi, fra cui il Senegal e la Cina, è un reato punito con il carcere. Il Brasile lo scorso anno aveva proposto una risoluzione all’Onu per la difesa dei diritti delle persone omosessuali ma ha dovuto ritirarla di fronte all’opposizione della Chiesa Cattolica e dei paesi islamici.

Entrare in un locale pubblico iperaffollato, molto rumoroso, con schermi diffusi ovunque sintonizzati su emittenti diverse e magari dover riuscire anche a comunicare. La soluzione più elegante è cercare un locale alternativo. Quella destinata a sollevare una rivolta e a modificare la serata è avere i tasca un telecomando monouso che può solo spegnere il televisore ma ha una caratteristica che lo rende unico: spegne qualsiasi televisore si trovi nei paraggi. Questo almeno promette il sito di Tv B-Gone e raccontano i report di New York YTimes e Wired che mostrano l’oggetto messo in vendita nelle versioni statunitense ed europea. Inutile cercarlo nei negozi, almeno in Europa, perchè la distribuzione è solo online. In formato portachiavi, il telecomando monouso avrebbe la caratteristica di poter effettivamente interagire con lo spazio circostante creando nel migliore dei casi la possibilità di trasformare una serata chiassosa in un’occasione inaspettata di dialogo. Secondo gli autori del progetto si tratta di una legittima difesa dall’inquinamento acustico e di emissioni televisive.

“Sparare ad obiettivi reali in tempo reale”: la pubblicità del sito di un ranch di 300 acri nel Texas non lascia dubbi. Dopo l’iscrizione con carta di credito, è possibile attivare via webcam un collegamento remoto con la tenuta di caccia. La webcam, gestita interamente dal cacciatore virtuale potrà osservare tutto il ranch, zoomare su dettagli dell’area, fino a scovare la preda. A quel punto un click del mouse farà partire da un vero fucile il colpo fatale. Su richiesta è possibile avere una copia su dvd della propria sessione di caccia ed è anche possibile chiedere la consegna a casa con corriere dell’animale ucciso. A breve si potrà chiedere di avere la testa imbalsamata della preda e verranno create delle vere competizioni online. Il principale target sarebbero gli ex cacciatori costretti a casa dall’età. Le notevoli perplessità tuttavia sono legate al concetto in sè, già affrontato - questa volta riguardo agli essere umani - in una recente pellicola cinematografica che ipotizzava un sistema di controllo della criminalità via satellite in grado di attivare automaticamente dei fucili di precisione per colpire chi stava per commettere un reato. La legge del Texas è tuttavia impotente in questo caso perchè - come ammette il Dipartimento Parchi e Fauna - semplicemente “il caso non è contemplato nella normativa”.

Milka Boudimir, parrucchiera di Nanterre, è stata citata dalla multinazionale agro- alimentare Kraft Food, proprietaria del marchio di cioccolato Milka perchè si è a più riprese rifiutata di cedere alla società il dominio milka.fr, da lei regolarmente posseduto dal 2001. «È stato il regalo che ho ricevuto a Natale quell’anno da mio figlio e non voglio rinunciare per nessun motivo». Il figlio, webmaster, ha infatti registrato il nome a dominio mettendo online le immagini del negozio di parrucchiera della madre con gli orari. La prima proposta della multinazionale è stata soft, pagare le spese sostenute fino a quale momento e offrire un più dettagliato “milkacouture.fr” che, secondo i produttori di cioccolato della mucca viola, avrebbe soddisfatto entrambe le parti. Divenuta suo malgrado uno dei simboli nella rete della libertà dei singoli contrapposta allo strapotere delle aziende, la signora Milka ha rifiutato e si è vista trascinare in una costosa causa legale basata sull’accusa di volere “danneggiare l’azienda con una registrazione abusiva che può far presupporre una volontà di rivendere in futuro il marchio o di utilizzarlo per danneggiare l’immagine dell’azienda stessa”.

La scritta che segnala la presenza di componenti alimentari di origine Ogm è nascosta sul fondo dell’astuccio. Secondo la Food Safety Authority, citata da TVNZ, la protesta contro l’etichettatura ingannevole è tuttavia infondata e l’autorità sanitaria ha dato il via libera alla vendita dei fagioli al chili del GE Free New Zealand che acquista il prodotto dalla statunitense Stagg. I promotori del ricorso chiedevano che l’azienda fosse obbligata ad indicare chiaramente l’origine ogm dei componenti alimentari. Secondo la Food Safety Authority tuttavia la legge non impone dove deve apparire l’indicazione ma solo che la stessa sia leggibile. La legge, ha sostenuto l’organo deliberante, non specifica poi con che rilievo la scritta di avvertimento deve comparire. Quindi l’apporre l’avvertimento sul fondo della scatola è tecnicamente conforme alla norma, anche se la stessa è di fatto non visibile o altrimenti segnalata. Prevenendo le critiche al dispositivo, l’autorità neozelandese ha fatto disporre analisi di sicurezza sul prodotto, la cui allergenicità è risultata nella media dei prodotti alimentari.

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UN PERICOLOSO FINGERPRINTING CONTRO LO SCAMBIO DI FILE TELESTREET ITALIANE, MEDIA ATTIVISMO E DIRITTO AL PIACERE VISTI DALL’ITALIA E DA BERLINO

La campagna contro il file sharing potrebbe avere presto a disposizione uno strumento innovativo. La Philips ha annunciato di avere approntato Berlino è da sempre un punto di snodo per le un sistema di “fingerprintings” che culture media attiviste e per l’area antagonista. consentirebbe di avere una traccia Per oltre un mese l’attenzione degli attivisti di come un file viene scambiato. e degli artisti berlinesi è sta focalizzata su L’idea deriva dall’esperienza un evento itinerante in città, “Italian Hacktivism di Napster che, alla vigilia della and art”. Lo scopo dell’iniziativa è stato grande battaglia legale con mostrare come in Italia il concetto di hacking le major che avrebbe portato alla si leghi spesso strettamente a quello sua chiusura, aveva sperimentato di espressione artistica. «L’hacking è una forma una sorta di tracciatura dei files di arte e chi fa hacktivism mette in atto una scambiati dagli utenti per ribattere sperimentazione sul linguaggio, sul codice alle accuse di favorire uno e sul quotidiano che va a generare un nuovo scambio illegale che violava modello sociale e culturale», dicono gli il diritto di autore. Il sistema organizzatori che hanno trovato nella capitale tuttavia aveva avuto come solo tedesca un pubblico interagente e interessato. effetto una radicale diminuzione Interesse per l’esperienza bolognese di Sexy degli utenti del sito. Secondo Chock basata sul “ricreare la politica Philips, poter creare un database e la comunicazione a partire dal piacere, dalla delle fingerprint inserite nei files sessualità e dall’energia bella e rivoluzionaria consentirebbe di individuare un file che contengono” e sulla diffusione delle anche quando viene compresso Telestreet italiane, le televisioni di quartiere o modificato via software per e città sorte autonomamente e gestite permetterne utilizzo oltre i limiti al di fuori della regolamentazione della legge stabiliti dalla licenza commerciale Mammì sul sistema radiotelevisivo. Legate d’uso. La pericolosità del sistema all’area antagonista o al terzo settore, le è legata alla tutela dei dati telestreet hanno avuto una notevole diffusione. personali scambiati tramite il web, Il kit di creazione e installazione di una da cui è possibile definire interessi telestreet è ormai disponibile su più siti pubblici e segreti di ogni utente. internet, ad un costo assolutamente La già aggressiva campagna accessibile, ma si scontra di frequente con dei produttori di musica e film l’applicazione rigida della normativa che ha (l’ultima pubblicità recita portato a sanzioni e chiusura verso Telefabbrica, “voi scaricate, noi vi troveremo”) Orfeo Tv e Disco Volante, vincitrice del premio potrebbe trovare nel fingerprintings Ilaria Alpi per il giornalismo d’inchiesta. una nuova arma.

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informazionedisinformazione

SERVER USA NEGA IL WEB AD AGENZIA IRANIANA IL CALCETTO SUI PALAZZI DEI TETTI ROMANI CONQUISTA TG E QUOTIDIANI MA DIETRO LE QUINTE COMPARE LA NIKE

L’agenzia di stampa iraniana Isna è stata estromessa dal web inaspettatamente dal server statunitense che la ospitava. La società di gestione, The Placet, ha comunicato la rescissione unilaterale del contratto di fornitura del servizio. Secondo Reporter Sans Frontieres, che ha denunciato il caso, vi potrebbero essere motivazioni politiche. Il provider si è rifiutato di fornire spiegazioni anche all’organizzazione di reporter, nota a livello internazionale per la difesa della libertà di stampa. L’agenzia di stampa Isna ha spesso dato spazio a notizie riguardanti arresti di giornalisti e dissidenti politici in Iran in un contesto, quello iraniano, in cui sono quotidiani gli arresti di giornalisti e resta aperto il caso della giornalista Zahra Kazemi, uccisa nei locali dei Guardiani della Rivoluzione senza che venissero condannati i responsabili. Anche questo caso era seguito dall’agenzia Isna. Secondo Robert Ménard, segretario generale di Reporters sans frontières « ogni giornalista iraniano può essere arrestato in qualsiasi momento. E come non avere paura quando si sa che molti giornalisti attualmente detenuti sono prigionieri nelle mani dei guardiani della Rivoluzione dove Zahra Kazemi è stata colpita a morte…».

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La notizia poteva essere interessante. Tra i ragazzi della Capitale era scoppiata una nuova moda, per di più multietnica: giocare a calcetto sui tetti dei palazzi beffando i sonnecchiosi portieri. Parte Repubblica con l’intervista ad Adil, 21 anni, in Italia da 13. La moda degli “skyplayer” in Marocco, sua terra natale, sarebbe molto diffusa e sta prendendo piede, assicura, anche a Roma. Telegiornali e riviste seguono l’onda e rilanciano il sito internet dei giovani calciatori, corredato da un frequentato blog. “Siamo profeti di un movimento libero dagli schemi, non ci fermano guardiani e telecamere della sicurezza” recita il sito, corredato da immagini e filmati. Lo stile è quello del “Blair Witch Project”: immagini mosse ma di sicuro effetto, riprese digitali ma inquadrature curate. Guerrigliamarketing, un’agenzia di pubblicità italiana che ben conosce le pratiche di “Stealth marketing,” (“marketing occulto”) si prende la briga di fare qualche verifica. I fermo immagine rivelano che il solo marchio visibile è quello del pur diffusissimo marchio Nike. Scarpe, calze e addirittura un pallone sono siglati con il baffo della multinazionale. Una semplice verifica sui proprietari del sito rimanda ad una società di comunicazione che lavora per Nike dal 1998. Il primo torneo degli “Skyplayer”, ormai trattati come evento, viene sponsorizzato da... Nike. Ottiene articoli su Panorama, 3 minuti al Tg3 e un’intera pagina sul Messaggero. L’operazione di marketing occulto ha avuto successo. Come inserzione pubblicitaria sarebbe costata almeno duecentomila euro, creata come “notizia” è stata gratuita ed efficace. |

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CODICE PENALE DI GUERRA PER GLI INVIATI ITALIANI?

VISIBILI MA SOLO DI NOTTE LE VITTIME DELL’URANIO

Il governo italiano sostiene la riforma del codice penale di guerra che imbavaglierebbe ulteriormente i militari e sottoporrebbe operatori umanitari e giornalisti al codice di guerra. Il testo contiene due passaggi che, benchè non ancora molto discussi dall’opinione pubblica e dai mass media, rappresentano una sostanziale involuzione del diritto. In particolare si prevede che sia applicato ai militari italiani tale codice anche in situazioni di pace che li vedano presenti e attivi. È il caso delle “operazioni internazionali di pace” che pur non violando formalmente l’articolo 11 della Costituzione sembrano consentire la partecipazione italiana a missioni di guerra all’estero. Il progetto prevede inoltre la “sottoposizione alla giurisdizione penale militare anche di chiunque commetta un reato contro le leggi e gli usi della guerra o comunque un reato militare a danno dello stato o di cittadini italiani, ovvero nel territorio estero sottoposto al controllo delle forze armate italiane nell’ambito di una operazione militare armata”. Il sito “ostinatiperlapace.org” ha lanciato una solitaria campagna perchè sia fermata la censura preventiva sulle notizie di guerra.

Numerosi militari che hanno partecipato alla missione nei Balcani della Nato o alla guerra del Golfo risentono oggi di danni alla salute, culminati in molti casi con il decesso. Molti soldati hanno avuto negli anni immediatamente successivi la nascita di figli con gravi malformazioni. Sulle conseguenze del cosidetto “uranio impoverito” il governo italiano ha istituito una commissione d’inchiesta che potrebbe essere fonte di materiali e spunti per aprire un dibattito sull’accaduto. La tragica scomparsa di alcuni giovani militari, colpiti da forme leucemiche, avrebbe potuto sollecitare un ampio dibattito. Eppure sembra che della sindrome che colpisce quanti hanno partecipato alle missioni degli anni novanta e alle guerre in Iraq non si possa parlare in orari e modi comuni. L’informazione di Sky segue il tema ma ha il vizio d’origine di essere una televisione riservata agli abbonati. La7 ha trasmesso un servizio articolato sul tema con immagini e testimonianze chock. L’orario notturno ha però impedito che un tema di estrema importanza fosse visibile. Sul sito www.uranioimpoverito.it è presente un forum con testimonianze.

CAES


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altrevoci

economiaefinanza

EQUILIBRI TRA MERCATO E DEMOCRAZIA E L’ALTERNATIVA RESPONSABILE

IL MONDO DEL WEB SPIEGATO AI LETTORI

DA UN PIRATA DEL WEB CONSIGLI PER LA SICUREZZA

CORRUZIONE NEL COMMERCIO GLOBALE

MANUALE PER UNA CRITICA AL CAPITALISMO

LA SOLIDARIETÀ CHE RIESCE A CAMBIARE LA VITA

Dicono, e scrivono, che a rendere il mercato non solo allergico ma anche indifferente al governo è il fatto che la funzione governativa interferisce con il meccanismo del mercato: l’offerta pubblica dei beni e dei servizi riduce il suo perimetro; il modello della tassazione intacca il sistema dei prezzi relativi. Il numero dei funzionari è ritenuto troppo alto, le imposte sono considerate confische, il sistema di tutela sociale troppo prodigo, le regolamentazioni troppo cavillose. Questi discorsi da bar sport del commercio vengono fatti da una buona parte dell’intellighenzia in ogni paese del mondo. E spesso vengono perfino pubblicati. Per quanto possano apparire ingenui, riflettono l’antagonismo atavico fra mercato e governo. Il mercato è l’ambito della sfera privata, il governo quello della sfera pubblica: ogni ampliamento della sfera pubblica riduce quantitativamente l’estensione della sfera privata; ogni regolamentazione stabilita dal legislatore diminuisce l’efficienza del mercato. Ma il problema di stabilire quale sia il regime politico più favorevole all’efficienza economica è posto molto seriamente da molti fra i più importanti economisti. Questo saggio si impegna a far luce su tale questione. Mercato e democrazia, contrariamente all’opinione dominante, appaiono complementari invece che sostituibili, perché il sistema economico aumenta l’adesione al regime politico, e la democrazia, che riduce l’insicurezza economica, rende accettabili i risultati dell’economia di mercato. Riprendendo l’idea del sistema di equilibrio per contrappeso le estensioni delle due sfere, quella del mercato e quella della democrazia, si accrescono reciprocamente limitandosi l’un l’altra.

La Rete sta cambiando la società. Politica, economia, aziende stanno subendo mutamenti profondi e non prevedibili. La diffusione della conoscenza, la democrazia diretta, l’abolizione della proprietà intellettuale. Quello di cui parla Gianroberto Casaleggio in “Web ergo sum”, è un Nuovo Mondo, quello del web, spiegato attraverso accostamenti letterari, cinematografici, artistici, o ancora filosofici e scientifici. Il punto di partenza è che la Rete riguarda ognuno di noi. Internet è un bene prezioso che non si può ignorare e delegare ai politici e agli interessi delle grandi aziende. Perché ciò avvenga, questo mondo va capito nelle sue diverse implicazioni. Questo è l’obiettivo del libro. Gianroberto Casaleggio ha ricoperto ruoli di amministratore delegato, presidente e consigliere in società con forte indirizzo tecnologico. Ha come missione la comprensione del futuro legato alla Rete nelle sue varie forme e la sua attuazione, in particolare nella società e nell’organizzazione aziendale. All’autore, tra i primi ad occuparsi della Rete in Italia, Beppe Grillo dedica la prefazione.

Le tecniche di “social engineering”, che gli hanno permesso di violare sistemi di sicurezza ritenuti invulnerabili, spiegate dal più celebre hacker statunitense. Le principali tecniche usate da agenti dello spionaggio industriale e da criminali comuni per penetrare nelle reti. Spesso non codici per informatici ma espedienti per carpire la buona fede o l’ingenuità di persone che hanno accesso alle informazioni “sensibili”. Per l’hacker può essere utile il numero interno di telefono di un funzionario o altri dati apparentemente senza importanza. Combinando insieme i disparati dettagli, riesce poi a trovare il tallone d’Achille dell’intero sistema. La manipolazione del “fattore umano”, la capacità di ricostruire le intenzioni e il modo di pensare del nemico, diventa lo strumento più micidiale ed efficace. Mitnick è quasi didascalico, riporta le conversazioni telefoniche e gli aneddoti che permettono di capire concretamente il funzionamento del “social engineering”. Un prezioso vademecum per gli addetti alla protezione.

La dimensione globale degli scambi commerciali ha contribuito a dare al fenomeno della corruzione, da sempre presente nel commercio, una diffusione senza precedenti. Chi opera a livello transnazionale ricorre a questo espediente per ottenere favoritismi dalle autorità locali, porre limiti alla concorrenza, ottenere benefici cui non avrebbe altrimenti diritto. La strada per ottenere commesse pubbliche in paesi stranieri, garantire la sicurezza ai propri dipendenti, contenere i rischi politici nei paesi in cui si è investito, conquistare o mantenere quote di mercato in un paese straniero passa spesso attraverso una illecita promessa e dazione di denaro, al di fuori delle regole del libero mercato e della concorrenza. Jorge Malem Sena, filosofo del diritto, ha analizzato le tipologie di corruzione, il suo concetto generale, le normative internazionali cui il reato è sottoposto e gli effetti economico politici di questa pratica. Ne emerge un quadro di pericolosità sociale della corruzione vista come fattore di ostacolo allo sviluppo e minaccia alla democrazia.

Il capitalismo di oggi è l’unico modello di società reputato soddisfacente, quando non ideale. Il suo maggior punto di forza consiste nel raggiungere il massimo profitto nel minor tempo, ma a quale prezzo? Associare al capitalismo parole come “crimine” o “genocidio” diventa lecito se si pensa che gran parte dell’umanità al di fuori dell’Occidente vive in condizioni di estrema povertà e rischia costantemente la vita a causa di malattie, malnutrizioni e conflitti. Un gruppo di storici, economisti, sociologi, sindacalisti e scrittori, come Gilles Perrault e Jean Ziegler, ha riletto la storia dalla parte degli oppressi, dalla scoperta delle Americhe all’ultimo secolo, mettendone in luce gli eventi più drammatici. Schiavitù, repressioni, torture, espropriazioni di terre, dittature, disastri ecologici: i danni prodotti sono incalcolabili eppure solo nella comprensione di quanto accaduto e delle strutture che si alimentano di questo ciclo perverso vi possono essere le chiavi di una svolta.

Dieci storie che parlano di prostituzione, traffico di minori, malattia, tossicodipendenza, povertà, problemi psichici. E un filo conduttore: il cambiamento di vita. In questo libro, Giovanni Anversa, autore e conduttore del programma “Il coraggio di vivere” di Rai Tre, punto di riferimento del mondo del volontariato e dell’impegno sociale, raccoglie i racconti di persone che ha intervistato e che rappresentano un movimento di uomini e donne, ragazzi e ragazze motivati dalla spinta ad amare e dal bisogno di agire. Per loro la scelta, improvvisa o meditata, si è presentata come una grande provocazione della vita che li ha portati a compiere percorsi di solidarietà, creando vita ad associazioni, case famiglia, centri per bambini, comunità di recupero. Come scrive nella prefazione don Luigi Ciotti, animatore del Gruppo Abele e di Libera, figura di primo piano del mondo del volontariato e del terzo settore «per i protagonisti del libro di Anversa la solidarietà, l’attenzione agli altri è stata una scelta che si è imposta, un invito magari inaspettato ma che si è voluto seguire».

LA RIDUZIONE DEI CONSUMI INDIVIDUALI PER CONIUGARE SOBRIETÀ E DIRITTI UMANI UNIVERSALI

JEAN PAUL FITOUSSI LA DEMOCRAZIA E IL MERCATO

GIANROBERTO CASALEGGIO WEB ERGO SUM

KEVIN D. MITNICK L’ARTE DELL’INGANNO

JORGE F. SALEM SENA GLOBALIZZAZIONE, COMMERCIO INTERNAZIONALE E CORRUZIONE

GIOVANNI ANVERSA SCELTE, STORIE DI VITE CAMBIATE

CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO SOBRIETÀ

Feltrinelli, 2004

Sperling & Kupfer, 2004

Feltrinelli, 2004

Il Mulino, 2004

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ANNO 5 N.27

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MARZO 2005

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AA.VV IL LIBRO NERO DEL CAPITALISMO

Net, 2004

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INCHIESTA SU CARLYLE, BANCHIERI DI GUERRA L’inarrestabile ascesa del gruppo Carlyle nell’inchiesta di un premio Pulitzer per il giornalismo. Le connessioni su cui ha potuto contare il gruppo economico che controlla United Defense e numerose aziende del settore bellico e che è sempre più presente nell’economia europea con una serie di acquisizioni e partecipazioni che lo pongono spesso come un soggetto quasi imprescindibile nelle vicende finanziarie. Sistema di influenza e macchina di speculazione finanziaria, il fondo di investimento Carlyle è espressione del gruppo neoconservatore che guida la Casa Bianca e la sua proiezione economica sul mercato. Il libro di Francois Missen, non tradotto in italiano e reperibile in internet, parte dal racconto di una contrastata acquisizione in Francia. Un caso che ha fatto conoscere il volto meno noto di Carlyle e la sua forte aggressività nel mercato finanziario. Prima che l’11 settembre svelasse al mondo che esisteva una società in cui gli interessi della famiglia Bin Laden e dei Bush sedevano allo stesso tavolo.

Mentre le risorse si fanno sempre più scarse, i segnali relativi al cambiamento del clima indicano che gli equilibri naturali si stanno alterando in maniera irrimediabile. La maggior parte della popolazione terrestre non riesce a soddisfare neanche i bisogni fondamentali: il cibo, l’acqua potabile, il vestiario, l’alloggio, l’istruzione di base. Occorre più crescita economica per uscire dalla povertà o meno crescita economica per salvare il pianeta? Equità e sostenibilità secondo l’autore sono coniugabili. I popoli ricchi si dovrebbero convertire alla sobrietà accettando uno stile di vita, personale e collettivo, più parsimonioso, più lento, più inserito nei cicli naturali, lasciando ai poveri le risorse e gli spazi ambientali di cui hanno bisogno. Esperienze individuali e di gruppo dimostrano che la sobrietà è non solo possibile ma anche liberatoria. Ma la sobrietà preoccupa per i suoi risvolti sociali. In primo luogo l’occupazione. Se consumiamo di meno, come creeremo nuovi posti di lavoro? Se produciamo di meno, guadagnando quindi di meno, chi fornirà allo stato i soldi necessari a garantire istruzione, sanità, viabilità, trasporti pubblici? È davvero possibile vivere bene con meno? È possibile passare dall’economia della crescita all’economia del limite, facendo vivere tutti in maniera sicura? Una proposta di riflessione a tutto campo sulle dinamiche che accompagnano la nostra vita quotidiana e sulle loro conseguenze economiche.

FRANCOIS MISSEN LE RÉSEAU CARLYLE

Feltrinelli, 2004

Rai Eri, 2004

Flammarion, 2004 |

ANNO 5 N.27

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MARZO 2005

| valori | 67 |


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narrativa

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LA BALLATA DEL CAMIONISTA INNAMORATO X REGISTA DI REALITY SHOW E TENERO PADRE CON UN SEGRETO ESPLOSIVO

C’è chi per poter vivere ha bisogno della consuetudine di un luogo, della presenza costante delle stesse persone. Il protagonista di questo romanzo invece ha bisogno di essere in perenne movimento e il suo lavoro di camionista gliene dà la possibilità. Rafael celebra il suo potersi spostare continuamente da una città all’altra , “godendosi il piacere di correre via sul camion, mentre gli altri dormono nei loro buchi, piantati lì come alberi in fila”. Un’esigenza intima e profonda o un’ossessione del cambiamento, per cui la vita non può essere che un continuo passare, fuggire e tornare. Isole ferme attorno a cui si compie ciclicamente quest’ odissea sono città, case, alberi, corpi immobili di donne, la moglie, l’amante, le prostitute dei motels, apparentemente sempre al loro posto. Quando Rafel incontra una donna in cui riconosce se stesso, quello che riteneva un equilibrio perfetto va in frantumi. Graffiante scetticismo verso i rapporti sentimentali basati su un’inconfessabile paura della solitudine.

Sandro è l’autore di un reality show di successo, Habitat. È sposato con un’insegnante di Storia Bizantina ed è il padre adottivo di Fiona, una bambina trapiantata da Haiti nel verde sintetico di Milano2. Fiona è chiusa in un suo silenzio, si esprime a grugniti, morde e graffia chiunque la tocchi e si lascia baciare solo nel sonno. Sandro ha successo con il suo programma, è un intellettuale raffinato e una persona consapevole di tutto. Ma questa è solo la faccia diurna del protagonista che di nascosto fabbrica ordigni esplosivi e li mette nei supermercati del Nord-Est. Doppia personalità? Non lo spiega. Certo è che, mentre i protagonisti di Habitat si impegnano senza tregua a mettere in scena dal vivo la mera finzione ideata e sceneggiata dagli autori, il sabotatore Sandro mostra “di nascosto”, collocando puntualmente i suoi ordigni dove l’occhio dei dispositivi antifurto non può arrivare, tutta l’inquietante realtà del suo gesto. In questo romanzo i paesaggi parlano. Intensamente, dolorosamente. Lo chic asettico di Milano 2, le luci carnivore del set del Reality, la strada Milano-Pordenone che Sandro percorre andata e ritorno il fine settimana, riflettono fedelmente un sistema di vita e un’economia esistenziale che si può arrivare a non sopportare più. Forse anche lui spera di essere colto in flagrante proprio come succede ai protagonisti del suo programma televisivo, pronti a sfoderare tutta la loro carica di violenza pur di essere notati e di non essere eliminati.

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DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI SALUTARE

ISTAMBUL LUOGO DI LOSCHI TRAFFICI

IL MIRACOLO DI FAT BABY TRA LA FAME DELLA NIGERIA

L’ANIMA INTENSA E MALINCONICA DI CUBA

Sette racconti di donne scritti da un uomo che mostra di avere speso bene il tempo passato ad osservarle. Giovani donne in divenire, tutte alla prese con una trasformazione, in bilico su un cambiamento. Istantanee dell’attimo immediatamente prima o dopo una svolta. Al fondo c’è uno stato di insoddisfazione, il bisogno di cercare strade nuove. Così le protagoniste si lasciano alle spalle amori falliti, lavori finiti, legami familiari esplosi. Paolo Cognetti, ventisettenne milanese, sa cogliere con acume la vita delle sue donne mentre cercano di afferrare una felicità che sfugge. Lo sfondo è una Milano di miniappartamenti, di uffici, di areoporti, di autogrill, di lavori precari, di fidanzati fragili e inadeguati, di famiglie spesso possessive. Nel racconto che dà il titolo al libro l’autore mette a nudo i cambiamenti avvenuti nel modello femminile dominante e le contraddizioni di oggi attraverso l’esperienza di una giovane donna in carriera che si accorge all’improvviso che il lavoro non è tutto e che non vuole vivere con l’uomo da cui aspetta un figlio .

Franco e Ornella, una coppia sulla quarantina e senza figli, visitano la Turchia con una viaggio organizzato. Lei è un’insegnante di pianoforte a corto di allievi e lui un ex promotore finanziario senza più affari. Il crollo della borsa, nel 2000, gli è stato infatti fatale. In realtà il vero scopo del tour è un guadagno di ben 27.000 euro. Franco e Ornella trasportano droga e tenteranno di scambiarla con un bambino destinato al mercato delle adozioni illegali. Tutto dovrebbe, secondo i piani, filare liscio, ma un sottile meccanismo si inceppa fatalmente. L’incontro fortuito con Riccardo, ex compagno di scuola, complicherà le cose e il lettore si troverà di fronte ad un ancor più truce mercato: quello della tratta degli organi. Che relazione c’è tra Riccardo e il mercato degli organi? Lo rivela un finale mozzafiato. Questa terza opera di Fabio De Propris, romano, che ha vissuto a Istanbul dal 1997 al 2000, è insieme un ottimo triller, una riflessione profonda sui rapporti Oriente-Occidente e un’appassionata guida ad una delle città più affascinanti del mondo.

L’obiettivo di Richards è da sempre puntato sulle grandi piaghe dell’umanità: la malattia, la povertà, i disturbi mentali, la tossicodipendenza, la vecchiaia, la morte. Quando era già diventato membro della Magnum ha fotografato le periferie della sua città natale, Boston, per poi addentrarsi a documentare giorno per giorno l’inferno di chi fa regolare consumo di droga, il cancro che si porterà via sua moglie, gli ultimi anni di vita dei suoi genitori. In una delle prime immagini del libro un uomo anziano, esile e curvo, è intento a svuotare l’armadio e il comò della sua stanza, spargendo su un tavolo, sul letto, per terra, gli oggetti accumulati in tanti anni che contempla e mostra come resoconto della vita trascorsa a fianco della moglie scomparsa. Il volume invece si chiude con la foto di un bimbo nato grasso in un villaggio del Niger dove tutti, adulti e bambini, sono ridotti a scheletri dalla fame e dalla carestia. Questo “fat baby”, di cui gli abitanti del villaggio chiedevano pieni di stupore il ritratto, non è che la speranza in un futuro migliore, di una generazione più sana e felice.

Quella ritratta da Dario De Dominicis è una Cuba inedita, lontana dagli standard proposti solitamente dai mass media, astratta dai pregiudizi e dall’ideologia. Scatti che rivelano una quotidianità disincantata, fatta di silenziose attese, di desideri che fremono compostamente, di malinconie e di sogni appesi nell’aria. Il reportage di De Dominicis, che cattura istanti di vita quotidiana, non fa trasparire alcun pietismo, piuttosto la volontà di portare alla luce tutta la vitalità, l’autenticità, il forte calore dei sentimenti connaturati nell’indole di un popolo e che esso riesce imperterritamente a mantenere intatti nonostante l’oggettiva modestia delle condizioni in cui si trova a vivere. De Dominicis schiva la fotografia “ad effetto”, il collegamento sterile con l’attualità per dedicarsi ad un proprio personale approfondimento lirico. Circa 50 immagini accompagnate da brevi testi firmati da Furio Colombo e dal critico fotografico Diego Mormorio.

ALICIA GIMÈNEZ-BARTLETT VITA SENTIMENTALE DI UN CAMIONISTA

MAURO COVACICH FIONA

PAOLO COGNETTI MANUALE PER RAGAZZE DI SUCCESSO

FABIO DE PROPRIS NERO ISTANBUL

EUGENE RICHARDS THE FAT BABY

Sellerio, 2004

Einaudi, 2004

Minimum fax

Fazi, 2004

PHAIDON, 2004

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ANNO 5 N.27

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MARZO 2005

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DARIO DE DOMINICIS UNA HISTORIA CUBANA

POSTCART, 2004

fotografia

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GLI ISTANTI DI BURRI CHE FANNO LA STORIA L’ORRORE DEI CAMPI DI PRIGIONIA SOVIETICI CELATO PER ANNI NELLE IMMAGINI DI KIZNY

In risposta a Cartier-Bresson e al suo concetto di “istante decisivo”, Burri propone una visione del mondo in cui gli eventi si decompongono Un libro diviso in sette capitoli che porta alla luce in successioni di istanti. una realtà rimasta celata per decenni: volti segnati Per definire la sua fotografia dalla fatica, condizioni di vita disastrose, immensi si può usare l’aggettivo progetti infrastrutturali portati avanti col sudore “costruttiva”: la creazione delle di prigionieri, come si intuisce chiaramente cose e la nascita delle idee dalle immagini delle infime baraccopoli ai piedi lo hanno sempre appassionato di monumentali cantieri, o nella foto che ritrae molto più della distruzione, del individui intenti nella costruzione niente meno che caos, dell’inferno. Questo si può del Canale del Mar Bianco. È la realtà dei “gulag”, intravedere nel suo precoce campi di concentramento costituiti nell’ex Unione interesse per la Cina: una civiltà Sovietica, dove venivano inviati gli oppositori al antica che, a metà del XX regime. Un’autentica tragedia della modernità che secolo, si lancia alla ricerca il regime sovietico riuscì a tenere a lungo nascosta. di nuove idee per superare la Lo scopo ufficiale che determinò l’istituzione fame, l’analfabetismo e il boom di questi campi di lavoro, era quello di rieducare del tasso di natalità. Renè Burri attraverso la fatica e il dolore fisico, agenti da sempre è un uomo “sul campo”, che ha ritenuti efficaci nel determinare il progressivo documentato i più grandi eventi spegnimento della volontà individuale nonchè storici e fotografato le più l’annullamento della capacità di pensare. Molti importanti personalità degli quelli che non furono in grado di reggere alle fatiche ultimi 50 anni. Noto in tutto imposte e non tornarono più indietro, altri ne il mondo per le sue immagini uscirono vivi e, solo molti anni dopo, hanno potuto assurte a icona, come quella raccontare la loro esperienza. Autore di questo di Che Guevara a Brasilia, massiccio volume, edito da Bruno Mondadori, è entrato a far parte della è Tomas Kizny, fotografo e giornalista polacco, che Magnum ancora ragazzo. iniziò il suo fitto lavoro di documentazione nel 1986, La sua peculiarità sta nella raccogliendo pazientemente e con grande precisione bravura con cui sa tramutare le testimonianze dei sopravvissuti ai gulag che ambienti in composizioni avevano potuto fare rientro in Polonia dopo la morte grafiche e sintetizzare di Stalin, e continuando poi con quella che è la parte gli sviluppi storici in formule più significativa della ricerca subito dopo il crollo iconografiche di fascino dell’Unione Sovietica, direttamente sul campo. parabolico. THOMAS KIZNY GULAG

RENEÈ BURRI RENEÈ BURRI FOTOGRAFIE

BRUNO MONDADORI, 2004

PHAIDON, 2004 |

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MARZO 2005

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multimedia

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LA FAVELA DI ROCINHA NEL DVD DI FABRICA LA LOTTA DI JEAN DOMINIQUE AD HAITI PER LA LIBERTÀ DI PAROLA

Nel 2003 la rivista “Colors” ha realizzato un documentario su Rocinha, la più estesa favela del mondo, sorta intorno a Rio de Janeiro. Dai resoconti di vita dei protagonisti del documentario - selezionato al 45° Festival dei Popoli il gruppo di scrittori del dipartimento Creative Writing di Fabrica ha preso le mosse, dando sfogo alla fantasia, aggiungendo e levando, modificando, mescolando esperienze personali e ricordi collettivi, riscrivendo e reinventando, nella migliore tradizione letteraria che va da Stevenson a Salgari. Il risultato è un reportage immaginario, in bilico tra realtà e finzione, verità e fantasia: cinque storie che si confondono tra loro fino a diventare entità indistinguibili e al tempo stesso autonome, raccontando un luogo reale come se fosse uscito dalla testa di un improbabile scrittore. Gli autori di Rocinha sono: Florian Topernpong, Francesca de Pascale, Filippo Betto, Leonora Sartori, Sara Beltrame. Il Dvd è stato realizzato dal centro di ricerca visiva e comunicazione Colors per la regia Carlos Casas.

Jean Dominique è stato giornalista, combattente per i diritti civili e la libertà ad Haiti per quasi quarant’anni. Nel 1968 acquistò Radio Haiti Inter e la trasformò in uno straordinario motore di informazione e coscienza per la popolazione, unica voce libera dell’isola, prima a trasmettere in creolo haitiano. Radio Haiti Inter divenne la voce della denucia e della libertà contro la dittatura Duvalier. Aggredito e pestato, arrestato e più volte spedito in esilio, gli impianti della radio sequestrati e distrutti, Dominique tornava ogni volta ad Haiti per ricominciare da capo. Con lui sua moglie Michelle Montas. Al ritorno dal suo primo periodo d’esilio una folla di 60.000 persone si radunò all’aeroporto di Port-au-Prince per spingerlo a continuare la sua battaglia per la democrazia.Il 3 aprile 2000, Jean Dominique fu ucciso da sicari mai identificati davanti alla sede della sua radio. The Agronomist non è un film che si propone di indagare sull’omicidio di Dominique; piuttosto è il ritratto di un uomo importante, di sua moglie, la straordinaria Michèle Montas, e della loro amata Haiti. Nonostante la sua vita professionale fosse incentrata sulla radio, Dominique era, per vocazione e per formazione, un agronomo. “The Agronomist” è il resoconto della sua straordinaria carriera di giornalista investigativo ma anche di direttore del Ciné Club di Haiti. Ancora oggi Radio Haiti, diretta da Michèle Montas, continua ad esistere come inestimabile patrimonio dell’opera di Jean Dominique.

FABRICA ROCINHA, RACCONTI DI FAVELA

JONATHAN DEMME THE AGRONOMIST

Mondadori, 2004

Feltrinelli, 2005 | 70 | valori |

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MARZO 2005

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L’ALTRA FACCIA DEL PROGRESSO LIBRO E VHS

IN VIDEO I NUOVI PADRONI DEL MONDO

Nuovi poveri si affacciano sulle strade delle nostre città: sono disoccupati espulsi precocemente dal mercato del lavoro, padri di famiglie numerose monoreddito, malati psichiatrici, neotossicodipendenti… In modo analogo, nel Sud del pianeta, il liberismo economico selvaggio costringe milioni di persone a condizioni di vita indegne, distrugge le culture tradizionali, spinge gli abitanti nelle fauci delle invivibili periferie urbane. Queste situazioni sono l’altra faccia del progresso della nostra società, sempre più competitiva ed escludente. Gli autori analizzano in questo testo le nuove forme di povertà in Italia e nel mondo e tratteggiano le caratteristiche di una nuova solidarietà. Postfazione del professor Franco Frabboni, preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Allegata al volume una videocassetta di 89’ dal titolo “Nuove povertà, nuove solidarietà” con ili dialogo tra padre Alex Zanotelli e Giovanni Nicolini della Caritas di Bologna.

Mostrare chi ha le leve del potere mondiale, come agisce l’economia e chi la governa è impresa difficile ma dall’indubbio potere comunicativo. Il telereporter John Pigler ha compiuto numerosi viaggi nel “pianeta” delle multinazionali, nelle fabbriche in cui vengono cuciti i vestiti alla moda, dietro le quinte dei più famosi marchi di calzature. In questo reportage di grande interesse rivela le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli operai dell’Indonesia, analizza le cause e denuncia le conseguenze della “delocalizzazione” della produzione in paesi che non rispettano i diritti dei lavoratori e dell’ambiente. Esperienze di documentazione sociale e analisi critica vengono realizzata e spesso anche da network televisivi ma la fascia oraria di destinazione dei filmati ne impedisce quasi sempre la visione. Le pubblicazioni curate dalla Emi, che ha un settore avanzato di documentaristica, colmano in parte questa lacuna offrendo materiali facilmente reperibili in libreria con approfondimenti anche visivi sulle tematiche di maggior interesse sul piano geopolitico e dei diritti.

CALLARI GALLI MATILDE GENOVESE ANTONIO EDUCAZIONE E SOLIDARIETÀ

Emi, 2005

JOHN PILGER I NUOVI PADRONI DEL MONDO

Emivideo, 2005

contrasto


25,1

21,5

Calabria

Campania

Sicilia

Basilicata

Puglia

Molise

17,7

Sardegna

13

15,5

Lazio

12

11,9

15,3

V. D'Aosta

11,4

14,2

Totale Italia

10,8

Trentino A. A.

Toscana 9,8

13,8

Umbria

9,8

13,7

Abruzzo

9,8

25 21,1

20,9

Friuli V.G.

8,9

30

Liguria

10

Veneto

15

Marche

Fonte: Istat 2003

20

E. Romagna

25

Piemonte

LA RIPARTIZIONE DEL LAVORO IRREGOLARE IN ITALIA

Lombardia

30

numeri 5

123

radio popolare

Il lavoro nero impera e non solo nel Meridione Il 27% degli occupati italiani lavorano in un contesto completamente sommerso, mentre il 28% si trova in posizione di irregolarità, anche se all'interno di un ambito lavorativo regolare. Secondo l’analisi del Censis, che segue i dati dell’Istat pubblicati in questa pagina, il 55% dei lavoratori in Italia è quindi coinvolto dal fenomeno del lavoro nero. L’indagine, realizzata attraverso più di 500 testimoni locali, ha fotografato un sommerso in continua crescita. I livelli massimi di irregolarità nel 2000 sono stati raggiunti dalle province di Catanzaro e Reggio Calabria, che con il 30% di sommerso, occupano i primi due posti della graduatoria stilata dal Censis sulla diffusione del lavoro nero nelle province italiane. Altre due province calabresi, Vibo Valentia e Cosenza, sono tra le prime dieci (con un tasso d’irregolarità rispettivamente del 28,2% e del 26,8%). In terza posizione troviamo Caserta (29,4%), che con Napoli (al quinto posto con 28,7%) costituisce l'area metropolitana più irregolare d'Italia. Al quarto posto c’è la provincia di Enna (29,1%), mentre Palermo è al settimo (28,2%), Messina (26,7%) al nono e Catania (26%) al decimo posto. All’estremo opposto troviamo 33 province con un tasso di irregolarità minimo, compreso tra il 7% e il 12%. In questa lista sono incluse realtà metropolitane come Milano (8,7%) e Bologna (8,5%), ma anche gran parte del Piemonte. E' Alessandria a registrare la più bassa percentuale italiana di lavoro nero, pari ad appena il 7,6%. Secondo il rapporto del Censis, il fenomeno del lavoro nero risulta sempre più collegato all'immigrazione.

I

L SOMMERSO CONTINUA A CRESCERE IN MODO INARRESTABILE.

RITORNANO GLI UTILI A

.

I LAVORATORI IRREGOLARI NEL MEZZ0GIORNO [ANNO 2003] REGIONE

Campania Molise Calabria Basilicata Puglia Sicilia Sardegna Tot Mezzogiorno

MASCHI

321.000 14.500 189.000 37.500 166.000 486.000 112.000 1.326.000

FEMMINE

55,3% 478% 51,8% 49% 44,9% 72% 56,5% 58,8

260.000 15.800 138.000 39.000 203.000 189.000 86.200 931.000

B

Johnson & Johnson 14,80 57,00 Hewlett-Packard 14,40 25,62 Bristol-Myers Squibb 12,60 26,80 Schering Plough 11,10 39,47 Eli Lilly 9,50 12,84 Altria 8,60 8,58 Intel 7,00 5,25 Wyeth 6,44 12,47 3M 6,20 9,36 Dell Computer 5,10 5,65 A: utili che possono rientrare col condono in miliardi $ B: valore in % termini di capitalizzazione di borsa Fonte: SIG

T0TALE

44,7% 52,2% 42,2% 51,0% 55,1% 28,0% 43,5% 41,2%

581.000 30.300 321.000 76.500 369.000 615.000 198.200 2.257.000

Fonte: Stime Censis su Istat in Unità di lavoro (Lula) |

ANNO 5 N.27

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MARZO 2005

| valori | 73 |


| numeridell’economia |

| numeridell’economia |

Le previsioni dei ricchi frenano

L

Italia e Olanda. Opposta la situazione per le previsioni sull’andamento del Pil nel 2005: gli istituti di ricerca hanno alzato le stime per quasi tutti i principali paesi industrializzati mentre hanno abbassato quelle dell’Italia (dal precedente 1,5 all’1,4%), del Canada e della Svizzera. Complessivamente l’area euro resta comunque molto debole e soprattutto si con-

UCI E OMBRE SEMPRE PIÙ EVIDENTI

tra i paesi ricchi. Le previsioni sulla chiusura del 2004 e l’andamento delle economie nel 2005 registrano, infatti, una revisione al ribasso. Nel dettaglio qualche limatura per lo scorso anno si registra in Giappone, Uk, Stati Uniti e Germania mentre dovrebbero fare leggermente meglio del previsto Belgio,

LA FAME DEI BAMBINI

LE POSSIBILITÀ DI CONFLITTO PAESE

Il tasso di mortalità infantile [Tmi] ogni mille nascite e la percentuale di bimbi sottopeso Fonte: Millennium Project

ferma la tendenza alla frenata già prevista alla fine dello scorso anno se è vero che il Pil dei paesi con la moneta unica stima la crescita del Pil dell’1,8% lo scorso anno e solo dell’1,6% per il 2005. Inarrestabile la corsa del deficit statunitense che quest’anno dovrebbe arrivare a toccare il 6%, in crescita di ulteriori tre decimali.

.

Cina India Indonesia Malesia Filippine Singapore Corea del Sud Taiwan Tailandia Argentina Brasile Cile Colombia Messico Perù Venezuela Egitto Israele Sud Africa Turchia Repubblica Ceca Ungheria Polonia Russia

PIL

PRODUZIONE INDUSTRIALE

+9,1 III Trimestre +6,6 III Trimestre +5,0 III Trimestre +6,8 III Trimestre +6,3 III Trimestre +5,4 III Trimestre +4,6 III Trimestre +5,3 III Trimestre +6,0 III Trimestre +8,3 III Trimestre +6,1 III Trimestre +6,8 III Trimestre +2,4 III Trimestre +4,4 III Trimestre +2,1 Ottobre +15,8 III Trimestre +4,3 2004 +3,4 III Trimestre +3,8 III Trimestre +4,5 III Trimestre +3,6 III Trimestre +3,7 III Trimestre +4,8 III Trimestre +6,4 III Trimestre

+14,8 Nov. +7,9 Luglio -2,3 Aug. +9,9 Nov. +9,0 Ott. +13,2 Nov. +10,1 Nov. +5,4 Nov. +9,5 Nov. +5,4 Nov. +8,1 Nov. +9,9 Nov. +1,4 Ott. +5,4 Nov. +6,1 Ott. +14,7 Ott. +3,3 2004 +8,2 Ott. +2,3 Nov. +9,6 Nov. +10,9 Nov. +7,7 Nov. +11,3 Nov. +6,0 Nov.

PREZZI AL CONSUMO

BILANCIA COMMERCIALE

+2,8 Nov. +4,2 Nov. +6,4 Dic. +2,2 Nov. +7,9 Dic. +1,7 Nov. +3,0 Dic. +1,6 Dic. +2,9 Dic. +6,1 Dic. +7,2 Nov. +2,4 Dic. +5,5 Dic. +5,4 Nov. +3,5 Dic. +19,2 Dic. +11,9 Sett. +0,9 Nov. +3,7 Nov. +9,3 Dic. +2,8 Dic. +5,8 Nov. +4,5 Nov. +11,7 Dic.

TASSI INTERESSE

+31,9 Dicembre -21,3 Novembre +24,3 Novembre +21,2 Novembre -1,3 Ottobre +15,1 Novembre +29,8 Dicembre +6,1 Dicembre +1,3 Novembre +12,2 Novembre +33,7 Dicembre +8,2 Novembre +0,9 Ottobre -7,0 Novembre +2,5 Novembre +21,5 III Trimestre -8,1 III Trimestre -6,8 Dicembre -1,5 Novembre -34,2 Novembre -1,2 Novembre - 2,5 III Trimestre -5,6 Ottobre +84,6 Novembre

GLI ACQUISTI A RATE

Dato Mancante Tmi inferiore a 80 [meno del 20% di bambini sottopeso] Tmi inferiore a 80 [oltre il 20% di bambini sottopeso] Tmi superiore a 80 [meno del 20% di bambini sottopeso] Tmi superiore a 80 [oltre il 20% di bambini sottopeso]

3,80 5,39 7,56 2,82 7,63 1,75 3,45 1,35 2,40 4,88 17,74 2,76 7,73 8,59 2,94 12,59 9,90 1,00 7,60 19,80 2,56 9,19 6,65 13,00

PAESE

4.500

14

4.000

12

1.250

PIL

Australia Austria Belgio Gran Bretagna Canada Danimarca Francia Germania Italia Giappone Olanda Spagna Svezia Svizzera Stati Uniti Area Euro

MIN/MAX 2004

MIN/MAX 2005

2,3/3,6 1,5/2,0 2,0/2,7 2,6/3,2 2,5/3,0 1,5/2,2 1,7/2,2 1,1/1,7 1,1/1,4 1,8/4,0 1,2/1,4 1,7/2,7 2,8/4,0 1,4/2,0 3,2/4,4 1,6/2,0

2,5/3,8 1,4/2,3 1,3/2,5 2,0/3,1 2,5/3,5 1,5/2,5 1,3/2,2 0,9/1,7 0,8/1,8 0,5/3,0 0,7/2,5 1,5/2,7 2,4/3,4 1,2/2,0 3,1/4,1 1,3/2,0

INFLAZIONE MEDIA 2004

MEDIA 2005

3,4 (3,6) 1,7 2,6 (2,5) 3,0 (3,2) 2,7 (2,8) 2,0 (2,1) 2,1 1,2 (1,3) 1,3 (1,2) 3,0 (3,2) 1,3 (1,2) 2,4 (2,6) 3,4 1,7 (1,8) 4,3 (4,4) 1,6

3,0 2,1 2,1 2,4 3,0 (3,1) 2,0 1,9 (1,8) 1,3 (1,2) 1,4 (1,5) 1,6 1,3 (1,2) 2,4 2,9 (2,8) 1,7 (1,8) 3,5 1,8

BILANCIO STATALE (IN % DEL PIL) 2004 2005

2005

2,5 1,7 1,7 1,7 2,2 1,6 1,6 1,3 2,0 0,1 1,2 2,7 (2,8) 1,3 (1,5) 1,1 (1,2) 2,4 1,7

-5,8 -0,3 +3,7 (3,6) -2,3 (-2,4) 2,7 (2,8) 2,9 0,1 3,0 (3,1) -0,9 3,6 (3,3) 2,9 -3,1 6,4 (6,6) 11,3 -5,6 (-5,5) 0,5

-5,0 -0,4 +3,5 (3,4) -2,6 2,1 (2,4) 2,8 (2,6) 0,1 3,0 (2,9) -1,0 3,5 3,1 -3,4 5,7 (6,7) 10,8 -5,9 (-5,6) 0,6

INDEBITAMENTO IMMOBILIARE [IN % DEL REDDITO] 1993

Fonte: Boeri Brandolini 2005

80

140

70

2003

2002 Fonte: Ocse

120

60

10

2004

2,3 2,0 2,0 (2,1) 1,5 1,9 1,1 (1,2) 2,2 1,7 (1,8) 2,2 (2,3) -0,1 1,3 2,8 (3,0) 0,6 (0,7) 0,9 (0,8) 2,7 2,1

SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE NELLA UE Fonte: CoreBrand

23% 9% 6% 5% 3% 0% 0% 0% 0% 0%

LE PREVISIONI SUI PAESI RICCHI

IMPATTO DEI MARCHI SULLA BORSA Regioni e relativi valori pro capite 2004 in euro. Sotto variazione % sett 2004 - dic 2002

230 392 628 741 361 15.834 13.866 17.989 15.758 16.261

La predizione della probabilità di un conflitto in base alla povertà, considerata tra gli indicatori più forti del pericolo di genocidio e violenze politiche. Ecco, secondo il modello Humphreys, i 5 paesi più a rischio e i 5 meno a rischio [dati: 2003]

LE NAZIONI EMERGENTI PAESE

REDDITO PRO CAPITE PROBABILITÀ

Angola Burundi Ruanda Uganda Etiopia Giappone Italia Austria Germania Svizzera

100

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ANNO 5 N.27

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MARZO 2005

|

14,23 % 12,95 % 12,51 %

80 40

3,24 %

2,17 %

PT

GR

SP

NT

IR

FR

BE

FI

AT

GE

Italia

0

IT

Francia

20

0

Germania

10

Stati Uniti

40

Canada

20

Giappone

60

30

Regno Unito

5,29 %

Materiali elettrico

9,00 %

Costruttori

Bevande

0

Ristoranti

2

Assicurazioni

18,5 18,7 17,5 19,1 18,5 18,4

4

Articoli da toilette

Italia 1.011,21

Isole 4.696,16

Sud 944,71

Centro 1.329,60

Nord Est 445,58

6

Computer

21,6 20,5 20,0 19,8 19,2 19,2 18,8 18,6 18,3 18,1 17,8 17,7 17,6 17,6 17,2 16,5 15,5 15,1 13,8 12

8

Nord Ovest 1.190,76

Liguria 968,37

Toscana 1.182,08

Friuli V. G. 859,89

Calabria 916,49

Abruzzo 1.077,18

Sardegna 1.384,98

Emilia R. 848,81

Puglia 903,26

Basilicata 781,37

Molise 903,42

Lazio1.363,05

Umbria 1.151,80

Sicilia 1.142,97

Lombardia 990,68

Piemonte 1.061,60

0

Trentino A.A. 573,37

250

Marche 862,96

500

Veneto 773,5

750

Campania 925,57

1.000

Valle d'Aosta 1.068,43

50

DK

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ANNO 5 N.27

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MARZO 2005

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indiceetico

| numeridivalori |

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IL PORTAFOGLIO DI VALORI

NORDISKT HÅLLBARHET INDEX NOME TITOLO

ATTIVITÀ

BORSA

Electrolux elettrodomestici Stoccolma, Svezia H&M abbigliamento Stoccolma, Svezia Trelleborg componenti meccaniche Stoccolma, Svezia Orkla alimentari/media Oslo, Norvegia Kesko distribuzione Helsinki, Finlandia Statoil petrolio Oslo, Norvegia Svenska Handelsbanken servizi bancari Stoccolma, Svezia Storebrand assicurazioni Oslo, Norvegia Gambro tecnologia medica Stoccolma, Svezia Coloplast tecnologia medica Copenaghen, Danimarca Novozymes farmaceutici Copenaghen, Danimarca Metso macchine industriali Helsinki, Finlandia Skanska edilizia Stoccolma, Svezia Tomra macchine industriali Oslo, Norvegia Tietoenator software Helsinki, Finlandia Nokia telefoni Helsinki, Finlandia Holmen carta Stoccolma, Svezia UPM-Kymmene carta Helsinki, Finlandia Telenor telecomunicazioni Oslo, Norvegia Hafslund utilities Oslo, Norvegia Rendimento del portafoglio dal 31.12.2004 al 31.01.2005

CORSO DELL’AZIONE AL 31.01.2005

RENDIMENTO DAL 31.12.2004 AL 31.01.2005

149,00 SEK 230,50 SEK 112,50 SEK 208,00 NOK 19,730 € 96,50 NOK 165,50 SEK 56,25 NOK 102,50 SEK 303,00 DKK 273,00 DKK 11,60 € 81,00 SEK 33,30 NOK 22,45 € 11,75 € 233,00 SEK 16,24 € 58,50 NOK 42,10 NOK

-3,11% -1,58% -1,59% 13,54% 9,92% 1,00% -5,44% -4,39% 6,93% 0,73% -1,60% -0,51% 0,39% -0,57% -4,06% 1,12% 0,13% -0,73% 5,76% 6,79% +1,14%

NOME TITOLO

ATTIVITÀ

BORSA

pagine a cura di Mauro Meggiolaro

-1,58% 4,12% 4,25% 14,60% 7,50% 3,25% -5,44% 1,57% -0,08% 7,46% 3,78% 0,70% -8,16% -2,38% 1,69% -9,44% 2,97% -2,56% 0,63% -4,49% +0,92%

EZZO PUNTO IN MENO DEL BENCHMARK.

Il primo mese di gioco parte piano per il borsino socialmente responsabile di Valori. Chiude a +0,92%, contro l’1,51% del MSCI World, che rappresenta l’andamento dei maggiori mercati internazionali. La differenza tra i due rendimenti è in parte spiegata dal recupero del dollaro sull’euro che si è verificato nelle ultime settimane. La palma del migliore va a Body Shop International, che produce cosmetici naturali senza far uso di test sugli animali: +14,60% in un mese. Le quotazioni di Body Shop hanno preso il volo a metà gennaio, dopo la pubblicazione dei dati sulle vendite di Natale che sono salite più delle attese. L’impresa che vi presentiamo questo mese è Canon. Nata nel 1937 dalla passione di un medico per la fotografia, nel 1993 ha abbracciato i principi del “Kyo-sei” o crescita cooperativa: vivere e lavorare insieme per il bene di tutti. Oggi è una delle imprese più sostenibili del Giappone.

M

Portafoglio di Valori [in Euro] Rendimenti dal 31.12.2004 al 31.01.2005 0,92% MSCI DM World price Index [in Euro] 1,51%

UN’IMPRESA AL MESE

UN’IMPRESA AL MESE

18,73 € 26,03 € 39,97 USD 179,97 £ 68,80 € 634,41 £ 165,50 SEK 304,00 DKK 54,24 USD 84,36 USD 107,00 DKK 126,18 € 35,59 USD 18,04 USD 5.400,00 JPY 12,87 € 363,09 £ 922,00 £ 68,50 DKK 23,40 €

Parte piano il borsino di Valori

ARTE BENE IL NOSTRO INDICE ETICO NORDICO.

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RENDIMENTO DAL 31.12.2004 AL 31.01.2005

€ = euro, £ = sterline inglesi, USD = dollari USA, SEK = corone svedesi, DKK = corone danesi, JPY = yen giapponesi

Nordiskt: testa a testa con l’Eurosto Rendimenti dal 31.12.2004 al 31.01.2005 In trenta Nordiskt Index [in Euro] 1,14% giorni guadagna 1,14 punti percentuali e replica il rendimento dell’Eurostoxx 50, l’indice azionario Eurostoxx 50 price Index [in Euro] 1,13% europeo con cui lo confrontiamo ogni mese. I 20.000 euro virtuali che abbiamo investito alla fine di dicembre sono già diventati 20.227. Meglio di tutti ha fatto la norvegese Orkla, Svenska Handelsbanken Sede Stoccolma (Svezia) che in un mese ha reso il 13,54%. Orkla ha Borsa XSSE - Stoccolma bandito gli OGM dai cibi che produce. La soia, Rendimento dal 31.12.2004 al 31.01.2005 -5,44% per esempio, la importa quasi tutta da Paesi in Attività Svenska Handelsbanken (SHB) è una banca scandinava che offre tutti i tipi cui la produzione di soia geneticamente madi servizi bancari. Il 90% dei ricavi proviene da attività nei Paesi nordici, nipolata è vietata. Il rally del titolo in borsa si dove SHB ha circa 540 sportelli. spiega con il bid (offerta di acquisto) che OrkResponsabilità sociale la ha lanciato sulle azioni di Elkem, un’imGiudizio complessivo Eccellente la gestione delle risorse umane. Impiego stabile e notevoli opportunità presa norvegese che produce acciaio. Maglia di formazione per i dipendenti. Nessuna presenza in paradisi fiscali. Politica sociale interna La gestione delle risorse umane è eccellente. Il 95% dei dipendenti lavora in Scandinavia. nera dei rendimenti di gennaio a Svenska Ottime le politiche di pari opportunità. SHB riduce al minimo l’outsourcing: Handelsbanken (-5,44%), la società che vi prequasi tutti i servizi sono gestiti da dipendenti della banca, compresi i servizi informatici. sentiamo questo mese. Politica ambientale Attenzione all’ambiente superiore alla media. È una delle poche banche al mondo a non Il 35% dell’energia viene prodotto da fonti rinnovabili. Nel 2002 le emissioni di CO2 sono state ridotte del 35%. SHB prende in considerazione avere sedi nei paradisi fiscali. Al contrario, ha criteri ambientali in tutte le scelte di investimento e di vendita. scelto di aprire filiali nelle aree sperdute del Politica sociale esterna SHB non ha sedi nei paradisi fiscali e ha scelto di essere presente con i suoi sportelli nord della Scandinavia dove spesso è l’unica anche nelle aree rurali del nord della Scandinavia, dove è spesso l’unica banca disponibile. banca presente.

CORSO DELL’AZIONE AL 31.01.2005

Sabaf pezzi per forni a gas Milano, Italia Heidelberger Druck. macchine per la stampa Francoforte, Germania CSX trasporti New York, USA Body Shop International cosmetici Londra, Gran Bretagna Henkel detergenti, cosmetici Francoforte, Germania Aviva assicurazioni Londra, Gran Bretagna Svenska Handelsbanken servizi bancari Stoccolma, Svezia Novo Nordisk farmaceutici Copenaghen, Danimarca Lilly Ely & Co. farmaceutici New York, USA 3M Company grafica, edilizia New York, USA FLS Industries edilizia Copenaghen, Danimarca Mayr – Melnhof Karton cartone Vienna, Austria Verizon telecomunicazioni New York, USA Cisco Systems tecnologia Informatica New York, USA Canon tecnologia digitale Tokyo, Giappone Stmicroelectronics semiconduttori Milano, Italia BG Group gas Londra, Gran Bretagna Severn Trent ciclo acqua Londra, Gran Bretagna Vestas Wind Systems pale eoliche Copenaghen, Danimarca Boiron medicina omeopatica Parigi, Francia Rendimento del portafoglio dal 31.12.2004 al 31.01.2005

€ = euro, SEK = corone svedesi, DKK = corone danesi, NOK = corone norvegesi

P

portafoglioetico

| numeridivalori |

Canon Sede Tokyo (Giappone) Borsa TSE - Tokyo Rendimento dal 31.12.2004 al 31.01.2005 +1,69% Attività Leadership in molti settori: fotografia , sistemi di comunicazione, ottica di precisione, chimica fine. 86.000 dipendenti e 59 unità in Asia, Nord e Centro America e Europa. Responsabilità sociale Giudizio complessivo La filosofia aziendale incoraggia il rispetto reciproco e la comprensione (un atteggiamento espresso dal termine “kyo-sei”) per contribuire a una società nella quale ognuno possa svilupparsi. Politica sociale interna Canon è tra le imprese più socialmente responsabili del Giappone. Le relazioni con i sindacati sono piuttosto buone, un aspetto che si riscontra raramente nelle imprese giapponesi. Politica ambientale 77 dipendenti a tempo pieno sono impegnati nel dipartimento ambientale. Canon ha sviluppato numerose applicazioni tecniche amiche dell’ambiente. Politica sociale esterna Canon è molto attenta alla solidarietà tra nord e sud del mondo con sedi nei paesi in via di sviluppo, trasferimento di tecnologie e importazioni orientati anche alla correzione dei divari commerciali e dei salari.

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in collaborazione con www.eticasgr.it | 76 | valori |

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inrete

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VOLONTARI CON MEDICI SENZA FRONTIERE NEL MONDO

IL SITO DELLA CIA PER CAPIRE MEGLIO LA POLITICA USA

Il sito italiano di Medici Senza Frontiere offre una panoramica completa sulla situazione internazionale in cui opera l’associazione, sulle campagne di informazione in corso e su come diventare volontari di Medici senza Frontiere per le sue missioni internazionali. Medici senza Frontiere è un’associazione internazionale privata nata per offrire soccorso sanitario alle popolazioni in pericolo e testimoniare delle violazioni dei diritti umani cui assiste durante le sue missioni. MSF è indipendente e non è legata a partiti politici o a confessioni religiose, non ha scopo di lucro, agisce secondo l’universale etica medica senza discriminazione alcuna di razza, religione, sesso o opinioni. Ogni anno circa 3.000 volontari di 45 nazionalità diverse diretti verso oltre 80 paesi. MSF si mantiene con le donazioni di oltre due milioni di persone. Le sedi nazionali reclutano i volontari, promuovono l’associazione, le campagne di stampa e di sensibilizzazione, fanno raccolta fondi contribuendo al finanziamento e allo svolgimento delle missioni.

Aveva fatto parlare di sè nel luglio 2003 quando aveva pubblicato la foto esclusiva che edimostrava ch ele armi di distruzione di massa in Iraq esistevano davvero. Una “centrifuga per ottenere uranio arricchito” veniva mostrata ripresa da più angolazioni. Il giorno successivo le immagini erano già rimpiazzate da un comunicato per ricordare al mondo che la ricerca delle armi di sterminio non è terminata. Le fotografie non dovevano essere molto credibili sebbene la motivazione ufficiale del ritiro parlasse di evitare inquietudine nel popolo americano. Per il sito della Cia, l’agenzia investigativa degli Stati Uniti, uno scivolone in un epoca in cui l’Agenzia si è caratterizzata per la scarsa indipendenza dall’Amministrazione Bush e la poca credibilità dei risultati ottenuti. Il sito della Cia peròcontiene schede aggiornate e report che possono essere utili per capire con che ottica gli analisti Usa guardano al mondo, in particolare se si vanno ad esaminare le informazioni sui paesi dell’ex Unione Sovietica o vicini all’influenza cinese e destinati ad essere attraversati, ad esempio, dagli oleodotti.

PEACELINK IL PORTALE DELLA PACE CHE NON SI ARRENDE E DELL’INFORMAZIONE Peacelink nasce nel 1991, un anno che ha segnato un punto di svolta per numerosi attivisti telematici e per la pace. La guerra del Golfo aveva spiazzato completamente il movimento, abituato ai tempi lunghi delle guerre come in Vietnam e che usava per comunicare delle riviste mensili, utili per approfondire ma certo non per creare momenti di discussione e iniziative concrete in tempi rapidi». Nasce la prima idea di Peacelink, legame di pace ma anche collegamento di pace. Internet è ancora lontana, il suo utilizzo è limitato ai grossi centri universitari. Si sviluppa invece un sistema Fidonet, abbandonato due anni più tardi per il salto nella rete. Nel 1994 viene sequestrato il computer centrale dell’associazione. L’inchiesta viene subito chiusa senza accuse ma da quel momento l’attività di Peacelink, che nel frattempo si è aperta alla mondialità ed ha portato Nigrizia sul web e ha partecipato alla nascita di Africanews, agenzia di controinformazione creata a Nairobi. Nel 1998 l’associazione promuove nel silenzio generale i diritti dei kossovari. L’anno successivo tutti sembrano sposare questa tesi ma per preparare la guerra in Kossovo. Peacelink pubblica le drammatiche testimonianze delle persone che sopravvivono ai bombardamenti Nato. L’anno successivo il sito diffonderà la mappa dei bombardamenti con armi all’uranio impoverito in Kossovo. Ora Peacelink ha bisogno di sostegno per proseguire la sua importante opera di informazione indipendente.

L’homepage permette di selezionare la lingua del paese europeo d’origine. Un elenco destinato ad ampliarsi ulteriormente. Le sezioni del sito, molto corposo, consentono l’accesso a praticamente tutti gli uffici della Comunità Europea, una struttura immensa in cui sarebbe altrimenti difficile destreggiarsi. Dal sito è possibile contattare i parlamentari eletti a Strasburgo e accedere alle informazioni sulle politiche comunitarie in ogni ambito. Piuttosto rigido come tutti i siti di organizzazioni internazionali, il sito della EU è un ottimo strumento per approfondire le politiche comunitarie nelle loro linee e decisioni ufficiali. Uno strumento di grande utilità sono le ricerche dei bandi di sostegno per iniziative no profit e per l’ampia azione che la Comunità svolge a favore dei diritti umani e dei diritti dei cittadini, anche al di fuori dei suoi stretti confini territoriali. La consultazione può essere un utile punto di avvio per chi voglia trovare l’opportunità di corsi all’estero e di scambi culturali o legati al corso di studio universitario per i quali sono disponibili le informazioni essenziali.

WWW.CIA.GOV

WWW.PEACELINK.IT

EUROPA.EU.INT

WWW.MSF.ORG

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UN SITO MULTI LINGUE PER LA COMUNITÀ EUROPEA

valori

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Mensile Valori n. 27 _ 2005