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I M P O S T E E TA S S E

Venerdì 27 Aprile 2012

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DECRETO FISCALE/ La scelta è stata estesa anche alle annualità 2011 e precedenti

Irap, riparte il cantiere rimborsi

Diritto di credito legato alla presentazione dell’istanza DI

NORBERTO VILLA

R

iapre il cantiere del rimborso Irap degli anni pregressi grazie al decreto legge 16/2012 ma con il rischio che molti contribuenti rimangano a bocca asciutta. Difficile ipotizzare oggi se e in che misura i rimborsi arriveranno nelle tasche dei contribuenti. La norma L’art. 4, comma 12 del decreto 16 in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prevede la possibilità di chiedere il rimborso delle maggiori Ires e Irpef pagate negli anni passati in forza della mancata deduzione dell’Irap dovuta sul costo del lavoro. Per capire il meccanismo occorre prima di tutto ricordare la disciplina prevista dal dl 201/11 che ha introdotto dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012 la deducibilità, ai fini delle imposte sui redditi, dell’Irap gravante sul costo sostenuto dalle imprese e dai professionisti per il personale dipendente e assimilato. Mancano ancora i chiarimenti che permettano di calcolare l’importo che potrà essere dedotto, ma, salvo che qualcuno non voglia avventurarsi oggi in un ricalcolo dell’acconto dovuto per il 2012, il tutto può essere rimandato al momento in cui saranno calcolate le imposte relative al 2012 (in linea generale giugno 2013). Ma ora il decreto legge 16 ha previsto la possibilità di chiedere il rimborso anche per le annualità 2011 e precedenti, nel caso in cui il termine per la richiesta di rimborso relativa a tali annualità sia ancora pendente (48 mesi dalla data del versamento) alla data del 2 marzo 2012 rimandando a futuri provvedimenti le modalità ed i termini di presentazione delle istanze. I bilanci 2011 e la certezza del diritto al rimborso In questi giorni non pochi bilanci sono in via di definizione. Un dubbio lecito è se gli importi che una norma di legge prevede che saranno rimborsati ai contribuenti debbano o possano influenzare già i conti 2011 con la conseguente iscrizione di un provento nei conti economici. L’art. 4, comma 12, prevede che i provvedimenti dell’agenzia dovranno tener conto «di quanto previsto dai commi da 2 a 4 dell’articolo 6 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185». Il richiamo è quindi alla norma che aveva consentito il rimborso delle imposte dirette pregresse calcolate considerando la deducibilità del 10% dell’Irap introdotta dal provvedimento citato. Il comma 4 richiamato pre-

vedeva che il rimborso fosse effettuato secondo l’ordine cronologico di presentazione delle istanze «nel rispetto dei limiti di spesa pari a 100 milioni di euro per l’anno 2009, 500 milioni di euro per il 2010 e a 400 milioni di euro per l’anno 2011» pur prevedendosi che ai fini dell’eventuale completamento dei rimborsi, si

provvedesse all’integrazione delle risorse con successivi provvedimenti legislativi. Le possibilità di considerare il rimborso nei bilanci in chiusura non paiono del tutto impossibilitate. L’art. 4, comma 12 sancisce

un diritto di credito legato ad un comportamento del contribuente (presentazione dell’istanza). La certezza di tale diritto non pare nemmeno essere messa in dubbio dal richiamo al dl 185. Infatti la disposizione richiamata: • correla la tempistica della presentazione delle domande alla individuazione dell’ordine con cui le stesse saranno soddisfatte; • fissa un limite di spesa a carico dell’erario ma dispone anche che «ai fini dell’eventuale completamento dei rimborsi, si provvederà all’integrazione delle risorse con successivi provvedimenti legislativi». Quindi la norma non limita il diritto al rimborso alla tempistica o meglio all’ordine di presentazione dell’istanza ma ritiene rilevante ciò solo ai fini dell’erogazione del rimborso stesso che non è messo in dubbio neanche nel caso di esaurimento dei fondi (in quanto si prevede che ne saranno stanziati altri). © Riproduzione riservata

IN EDICOLA DA SABATO 28 APRILE

Casse dei professionisti come tutti gli enti pubblici L’ELASTICO DELL’AUTONOMIA 11 gennaio 2012 Sentenza del Tar Lazio n. Le Casse sono escluse dall’elenco Istat 224 26 marzo 2012 ospensione della Ordinanza del Consiglio di S sentenza del Tar stato Le Casse sono a tutti gli 24 aprile 2012 Approvazione del disegno di effetti nell’elenco Istat e a si applicano le regole legge 3184-B che converte il loro decreto legge 2 marzo 2012, della finanza pubblica e la normativa pubblica sulla n. 16. redazione dei bilanci Niente autonomia per le Casse di previdenza dei liberi professionisti rispetto ai provvedimenti della finanza pubblica. La previsione (anticipata da ItaliaOggi del 13 aprile) è contenuta nell’articolo 7 del decreto legge sulle semplificazioni in materia tributaria convertito con il ddl 3184-B martedì 24 aprile. In sostanza, il testo certifica l’obbligo degli Enti di previdenza privati di rispettare le regole della finanza pubblica, causa la loro presenza nell’elenco Istat, seppur più volte contestata. Si conferma che «per amministrazioni pubbliche si intendono gli enti e i soggetti individuati a fini statistici nell’elenco» pubblicato dall’Istat e le Casse di previdenza private sono là dentro. Ma non solo: questo principio non vale tanto e solo per il 2011 – come sancito nel testo del decreto legge n. 16/2012 − ma per tutti i «successivi aggiornamenti», senza necessità, quindi, di dover richiamare i provvedimenti che l’Istat emanerà in futuro. Gli enti di previdenza privati, anche se Fondazioni di diritto privato e obbligate a rispettare gran parte della normativa più onerosa propria delle persone giuridiche private, sono dunque sottoposte alle regole per la stabilità pubblica. Cioè alle leggi finanziarie annuali. Il meccanismo giuridico. L’elenco Istat indica i gioielli di famiglia della ricchezza nazionale: gli enti i cui bilanci appartengono al conto economico consolidato dello Stato il quale a sua volta esprime la stabilità del nostro Paese nella sede di Bruxelles. Il testo del 3184-B chiarisce che a tutti i componenti della lista si applicano le regole proprie della finanza pubblica, secondo quanto indicato dalle leggi finanziarie dei vari governi. Per tanto tempo l’Adepp – l’associazione che raccoglie le Casse di previdenza private − ha sostenuto l’estraneità a quella lista: non percependo denaro pubblico in alcuna forma, le Casse non dovevano far parte di quell’elenco o, pur partecipandovi, non dovevano essere trattate come amministrazioni pubbliche. Insomma, niente indiscriminata applicazione delle leggi che disciplinano gli enti pubblici e niente ingiustificate generalizzazioni dei vincoli imposti dalle varie finanziarie, e quant’altro. Le carte da bollo si sono sprecate intorno a questo nodo e, proprio nel 2012, prima a gennaio il Tar del Lazio aveva dato loro ragione, poi a marzo il Consiglio di stato aveva sospeso la sentenza Tar. Ora siamo davanti ad un testo di legge, salutato dal premier Monti in occasione della prima fiducia del 4 aprile, come un provvedimento che contrasta «la lente del particolarismo».

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Le conseguenze. Non è semplice capire la mossa del governo. Secondo i falchi, il Ministero dell’economia sta seguendo «l’odore dei soldi» e intende acquisire i patrimoni delle gestioni private all’interno di un neonato SuperInps, anche se più volte il presidente dell’Istituto nazionale Antonio Mastrapasqua ha negato decisamente. Secondo le colombe, invece, l’intento di Monti è quello di preservare i patrimoni delle Casse, perché oggi ogni euro in più nelle loro riserve fornisce lustro al conto consolidato dello Stato. Poiché l’Italia ha bisogno di stabilità, sottoporre la previdenza professionale ai principi della Finanziaria di per sé non permette di acquisire un euro, ma preserva l’esistente. Una cosa però è certa: tutti i provvedimenti di contenimento della spesa, dei costi istituzionali e degli investimenti ora non saranno più da considerare solo consigli per il comportamento futuro ma rappresenteranno vincoli giuridici. Roberto Sandri © Riproduzione riservata


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