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PERIODICO TRIMESTRALE ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI


indice

EPPINFORMA Dicembre 2009/4

Cosa è successo

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L’intervento Tavoli tecnici

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L’intervista La terza via

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Blocknotes Gli appuntamenti da ricordare

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Servizi Quando l’Inps chiama

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Occhio al sito Pec: la tua e-mail ufficiale

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Terza Pagina Punto di equilibrio

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Zattera Le parole della previdenza

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La novità Il nodo al pettine

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Approfondire Una pensione a tre strati

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L’intruso Guarda avanti

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PERIODICO TRIMESTRALE ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI

EPPInforma è stampato su carta ecologica riciclata Fedrigoni Collezione SYM – Symbol Freelife Satin “Ogni foglio salva una foglia”

UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

Editore EPPI Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati Piazza della Croce Rossa 3 00161 ROMA Tel. 06 44001 Fax 06 44001222 e.mail eppi@mclink.it www.eppi.it

è realizzato dall’Ufficio stampa dell’EPPI Direttore responsabile Florio Bendinelli

Progetto grafico Tiziana Mazzuca, Claudio Serafini

Stampa e realizzazione grafica Edigraf Editoriale Grafica Via G. Mameli, 28 - 00153 Roma

Comitato tecnico Valerio Bignami, Roberto Contessi, Michele Merola, Maria F. Spagnoletti

ROC Iscrizione N. 12101 del 29 Ottobre 2005

Autorizzazione del tribunale di Roma 150/2008 in data 07.05.04

Tiratura 10.400 copie Finito di stampare nel mese di Dicembre 2009

EPPINFORMA - INDICE

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COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCE

ottobre Si aprono i tavoli tecnici 13 ottobre Si aprono i tavoli tecnici, coordinati da Francesco Verbaro, di confronto tra Economia, Welfare e Casse di previdenza private. Si stabilisce di istituire una sezione specifica per gli Enti di nuova generazione come l’Eppi.

L’Eppi taglia i tassi 30 ottobre Inviata a tutti gli iscritti una brochure informativa sulla opportunità di godere di mutui e prestiti agevolati, e per accedere ai sostegni in caso di necessità. L’iniziativa segue l’approvazione da parte dei ministeri vigilanti alla Riforma dei “benefici assistenziali” il 5 maggio 2009.

novembre Ok ai Consulenti del lavoro 3 novembre Il Ministero dell’Economia e quello del Welfare danno il benestare alla riforma previdenziale presentata dall’Ente di previdenza a tutela dei consulenti del lavoro. Le modifiche scattano dal 1 gennaio: tra i cambiamenti, l’istituzione di 5 fasce di contribuzione in relazione all’anzianità di iscrizione.

dei rendimenti troppo ottimiste di 7 Casse di previdenza nel periodo 2006-2009. L’Eppi non è tra le 7, dato che le rendite previste al 2006 sono in linea con quelle ottenute nel triennio sotto osservazione (+0,42% rispetto alle previsioni).

Ecco anche ingegneri, architetti e avvocati 18 novembre Durante la Conferenza sui servizi, viene dato il via libera alla riforma presentata da Inarcassa e Cassa forense. Per entrambi, entrata in vigore presumibilmente al 1 gennaio 2010. La riforma dovrebbe aumentare la sostenibilità dei conti delle gestioni previdenziali e prevede un robusto innalzamento dell’età pensionistica nonché l’introduzione di un sistema di contribuzione modulare.

Integrativo aperto 19 novembre Al tavolo tecnico specifico per le Casse di nuova generazione, i rappresentanti dei ministeri dell’Economia (Sidoti) e del Welfare (Geroldi), con il supporto del Nucleo di valutazione (Brambilla), aprono alla gestione a fini previdenziali del contributo integrativo. Il prossimo incontro sarà di confronto sulla proposta tecnica concreta.

Scade il versamento acconti 30 novembre Il documento della discordia 11 novembre Italia Oggi pubblica un documento del Nucleo di valutazione che attesta previsioni 2

EPPINFORMA - COSA È SUCCESSO

È scaduto il termine per versare la rata di acconto sui contributi previdenziali per i periti industriali liberi professionisti.


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Tavoli tecnici di Florio Bendinelli

on so se è dovuto al fatto che il tema delle elezioni anticipate ha fatto di nuovo capolino nelle cronache italiane, ma il Governo si è ricordato finalmente delle libere professioni: da una parte ha messo mano alla riforma degli Ordini, sembra con una strategia indicata direttamente dal ministro della Giustizia Alfano, e dall’altra parte ha preso in considerazione le proposte di modifiche regolamentari presentate dalle Casse di previdenza private. Per quest’ultime, si è aperta una stagione di “tavoli tecnici”, varati dai ministeri dell’Economia e del Welfare, con l’intento di certificare lo stato dei problemi, affidare le possibili proposte a degli esperti per poi giungere ad una decisione condivisa. I risultati non mancano: in questo scorcio di fine 2009 sono state approvate le miniriforme presentate dalla previdenza dei consulenti del lavoro, avvocati, ingegneri e architetti, mentre si è in attesa del via libera a favore dei commercialisti. Le modifiche approvate ruotano su due punti cardine: calcolare la pensione sui redditi prodotti sull’intera carriera professionale e aumentare la percentuale di rivalsa che il professionista chiede in fattura al cliente per utilizzarla ai fini previdenziali. Con il primo provvedimento, le pensioni si smagriscono ma i bilanci prendono respiro. Con il secondo provvedimento, si garantiscono le promesse prese con le generazioni anziane che stanno per andare in pensione e si proteggono le future prestazioni dei giovani.

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qualche caso escludendo solo gli anni di reddito peggiori) significa di fatto accogliere il principio del “tanto versi, tanto prendi”. D’altro canto, sembra abbia fatto breccia anche un principio di buon senso: poter utilizzare per la propria previdenza anche il contributo di “rivalsa” a carico del cliente, ammesso che il suo utilizzo venga ampliato secondo dei paletti normativi chiari. Questa è musica per le orecchie dei periti industriali, poiché è dal 2005 che l’ente di previdenza sta spingendo per aumentare le pensioni dei propri iscritti utilizzando anche la rivalsa in fattura, tecnicamente il cosiddetto “contributo integrativo”.

Si è aperta una stagione di “tavoli tecnici”, varati dai ministeri dell’Economia e del Welfare, su cui merita puntare.

d occhio e croce, si potrebbe dire che il tanto vituperato sistema contributivo stia facendo breccia. Calcolare la pensione sull’intera vita professionale (in

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roprio in questo senso, il ministro del Welfare Sacconi ha accolto l’idea di un secondo tavolo specifico per gli enti di previdenza privati che applicano il sistema contributivo come l’Eppi. Dopo i primi incontri, debbo registrare un discreto ottimismo. I rappresentanti dell’Economia e del Welfare hanno concordato sull’ipotesi di utilizzo della rivalsa, a condizione che i professionisti, però, accettino di innalzare anche la quota di versamento obbligatoria. I rappresentanti dei due ministeri hanno chiesto una proposta organica da parte delle Casse di nuova generazione, tra cui l’Eppi, e io credo che la strada sia quella giusta. L’obiettivo? Giungere almeno al 18% di risparmio annuale utilizzando tutte le risorse: una mano ce la daranno i nostri committenti e uno sforzo dovremo farlo noi stessi, scegliendo di investire di più e con più coraggio sul nostro futuro.

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EPPINFORMA - L’INTERVENTO

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La terza via

[ L’INTERVISTA ]

Pensioni più adeguate? Lavoriamo sui sistemi ibridi Con il sistema “contributivo”attuale la pensione promessa ad un giovane dopo 35 anni di risparmio equivale ad un quarto del suo reddito. Il che non è accettabile. Dunque, bisogna lavorare per rendere il sistema previdenziale introdotto nel 1995 più adeguato con l’innesto di elementi di solidarietà: la terza via tra retributivo e contributivo.

l re è nudo oramai: esiste un indicatore chiamato “tasso di sostituzione” che calcola in che percentuale la pensione “sostituisce” l’ultimo reddito. È un sistema che gli esperti del settore conoscono bene, il quale indica come la capacità di una pensione misurata con il sistema contributivo equivalga a circa il 25% dell’ultimo reddito. Oramai le stime prodotte da diversi studi sono coincidenti, anche se le proiezioni sono prudenziali e assumono tassi di crescita

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standard sia della dinamica dei redditi sia del costo della vita. Dunque, è malato il sistema nato con la Riforma Dini nel 1995 che, a partire da quella data, è stato imposto a tutti gli enti di previdenza di nuova generazione, Eppi compreso. Il morbo si chiama “pensione non adeguata”. Ne abbiamo parlato con Stefano Visintin, coordinatore della Commissione fondi pensione nell’Ordine degli attuari. Visintin, lavoriamo prima nel quadro del sistema

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“tanto paghi, tanto ottieni di pensione”: come aumentare la rata pensionistica e sconfiggere il morbo? Beh, intanto iniziando a risparmiare di più per la propria terza età, cioè versando più contributi. Credo che il limite di risparmio del 18% del reddito annuale sia il livello minimo perché un professionista perito industriale possa ottenere una pensione decente. Tutto a carico suo? Direi di no, proprio pensando al sistema pubblico che


prevede un importante contributo a carico del datore di lavoro e a favore della pensione del lavoratore. Un perito industriale dovrebbe passare dal 10 al 14% del reddito mettendo di più di tasca propria, ma poi dovrebbe poter utilizzare anche il contributo a carico del cliente, cioè il datore di lavoro: il “contributo integrativo”.

In che modo? Bisognerebbe portarlo al 4% e poi si potrebbero pensare due soluzioni: integrare in modo diretto i conti correnti previdenziali di ogni iscritto (i “montanti individuali”) oppure attivare una pensione di base, magari basata su un sistema a ripartizione. È un’ipotesi tecnica percorribile. Da quando è possibile? I professionisti possono già da subito risparmiare di più, utilizzando le aliquote a scelta, al momento di versare il saldo contributivo. Si può scegliere uno scalino dal 12 al 18% del reddito, considerando che un anno si può scegliere una aliquota più alta e un altro anno una più bassa, per attivare un risparmio medio del 14%. L’intervento sul contributo integrativo è invece complicato da alcuni vincoli legislativi. Superabili? Io sono un tecnico e non entro nella questione. So che il Ministero del Welfare

Una pensione decente si ottiene risparmiando ogni anno non meno del 18% rispetto al reddito.

dal settembre 2009 ha aperto un capitolo per riformare la questione “contributo integrativo” ma ancora nulla di fatto concretamente. Vorrei però aggiungere una cosa rispetto al risparmio maggiore a carico del professionista.

minare il gettito contributivo nel tempo. Quindi quantificare la percentuale del contributo integrativo che la Cassa potrebbe dare sotto forma di pensione, tolte ovviamente le spese di gestione dell’Ente e una quota a riserva.

Prego. Il risparmio previdenziale è detraibile dalle tasse interamente. Versare il 14% del reddito al proprio ente di previdenza significa versare grosso modo il 10% effettivo perché il resto si recupera pagando meno tasse allo Stato.

Per semplificare: ogni pensionato godrebbe di un surplus dato dal contributo integrativo versato dai contribuenti attivi. Giusto? Esattamente. E se il rapporto tra pensionati e contribuenti fosse costantemente di 1 a 2, ogni pensionato godrebbe di una pensione di base pari a due contributi integrativi, cioè ad un 4-6% in più rispetto al reddito medio come “solidarietà”. Ecco che, sommando questo piedistallo al risparmio del singolo al 14%, arriviamo a quel limite di salvaguardia del 18%.

Torniamo a sviluppare l’ipotesi di utilizzo del contributo integrativo. Sì. È l’idea della pensione di base, sostenuta anche da Giuliano Cazzola e Tiziano Treu per il sistema pubblico (vedi intervista a pagina 22). Ogni perito industriale godrebbe di un piedistallo, uguale per tutti, finanziato con la “solidarietà” del contributo integrativo. In che modo? Bisognerebbe, rispetto alla situazione Eppi, elaborare una proiezione del rapporto tra retribuzione e fatturato annui medi al fine di deter-

Efficacia tecnica garantita? Bisogna chiarire che questo sistema è premiante se nella popolazione Eppi gli attivi rimangono perlomeno il doppio dei pensionati. In caso contrario il gioco non vale la candela: fare una riforma per 100 euro in più è

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discutibile, mentre farla per cifre più importanti ha un senso. Bisogna fare bene i calcoli. Bisogna stilare delle proiezioni attuariali molto attente in relazione alla tendenza demografico-economica dell’Eppi. Ma d’altronde avere una pensione obbligatoria erogata da un Ente privato al di sotto del minimo sociale è un rischio importante anche per il sistema pubblico: i periti industriali possono ricorrere al Consiglio di Stato per richiedere all’Inps l’integrazione al minimo. Dunque, è meglio riformare ora che far rispondere l’Inps ad una class action. Questo è un sistema ibrido? Questo è un sistema che non lede il principio della capitalizzazione ma lo integra con una percentuale distribuita in modo solidale a ripartizione: tanto entra di 4%, tanto esce, tolte ovviamente le spese e, ripeto, una quota a riserva. Una sorta di “terza via”.

la scheda

È una strada percorribile

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anche per facilitare fusioni tra Casse che applicano sistemi di calcolo pensionistico differenti? Diciamo che se una Cassa volesse passare completamente dal sistema “retributivo” al “sistema contributivo” si potrebbero determinare i così detti “zainetti” individuali. In sostanza, all’atto del pensionamento, si potrebbe calcolare il trattamento previdenziale pro-quota: una parte della prestazione determinata con il sistema retributivo ed un’altra con il sistema contributivo. Quali cambiamenti per i professionisti interessati? Le fusioni o i cambi di sistema sono “neutri” dal punto di vista economico e potrebbero essere motivati dalla possibile criticità del sistema nel lungo periodo. In quest’ultimo caso bisognerebbe “convincere” la platea di professionisti interessati al cambiamento a diminuire la quota di pensione attesa oppure ad aumentare i contributi per la sostenibilità dell’intero sistema. La diminuzione della pensione, in ogni caso, la

[ STEFANO VISINTIN ]

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volge attività di consulenza per enti previdenziali o fondi pensione in ordine alle tematiche attuariali, finanziarie e gestionali, con particolare riferimento alla stesura dei Bilanci tecnici ed all’erogazione delle rendite. È coordinatore della Commissione fondi pensione dell’Ordine degli attuari e membro del Comitato pensioni all’interno del Groupe Consultatif Actuariel Européen come rappresentante del Consiglio nazionale degli Attuari.

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farebbe restare comunque entro limiti di adeguatezza. Ci vorrebbe un patto tra giovani e anziani. In un sistema totalmente a ripartizione o in sistemi ibridi il patto generazionale è basilare, ma altrettanto importante è essere chiari e coerenti con le “promesse” previdenziali che si stipulano. In che senso? I giovani sarebbero garantiti dal fatto di ottenere una pensione di base futura possibilmente più congrua, ma intanto la quota di “contributo integrativo”, ottenuta con le loro prestazioni, andrebbe a favore delle vecchie generazioni. Dunque, le vecchie generazioni potrebbero accettare un cambio di regole “in corsa” (sempre pro-quota) verso un sistema un po’ meno generoso ma sicuramente più sostenibile. Qui però il discorso ritorna politico: io mi fermerei al dato tecnico. Dunque la fusione significa gestire il transito di due popolazioni, l’una verso un sistema più sostenibile, l’altra verso un sistema più solidale. Sì, questo dovrebbe essere il fine, raggiungibile ripeto in vari modi tecnici da calare nella realtà demograficoeconomica delle popolazioni di riferimento. Sono passaggi delicati e le riforme ben fatte si fanno anzitutto con studi seri ed attenti di fattibilità.


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dal 29 novembre 2009 Come spieghiamo a pagina 11, l’introduzione del sistema Pec diventa obbligatorio per aziende, amministrazioni ma soprattutto professionisti. Entro il 29 novembre tutti i professionisti devono aver comunicato il loro indirizzo Pec all’Ordine di appartenenza. Tutti i periti industriali hanno già a disposizione una casella di Posta certificata ed è dunque sufficiente che la attivino e che diano notizia dell’avvenuta operazione per essere in regola.

Obbligo della Posta elettronica certificata

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Scattano i nuovi coefficienti

1 gennaio 2010 Come spieghiamo a pagina 18, dal 1 gennaio coloro che andranno in pensione avranno una diminuzione sull’importo della pensione fino al -8,4% dato che saranno aggiornati i coefficienti che servono a calcolare l’importo pensionistico. È un calo fisiologico, causato da un aumento della speranza di vita, che porta a suddividere il montante che ognuno ha accumulato durante la sua vita professionale in parti più piccole: dunque le pensioni caleranno. Il provvedimento comporta un inevitabile “scalone” tra coloro che vanno in pensione entro il 2009 e coloro che vi andranno in seguito. L’articolo espone la posizione dell’Eppi sull’intera questione e fornisce alcuni consigli su come comportarsi al riguardo.

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Concorso e Premio giornalistico

31 dicembre 2009 L’Eppi bandisce un Premio aperto ai giornalisti professionisti e un Concorso aperto ai periti industriali per individuare nel 2009 l’autore che nel suo lavoro si distinguerà per l’attenzione alle questioni professionali e previdenziali della categoria (scadenza 31 dicembre 2009). Il Premio si chiama “Libere professioni in libera stampa” e il Concorso è intitolato a Dario Torbianelli “100 penne per la categoria”. Il primo premio per il giornalista professionista ammonta a 5000 euro, mentre il primo premio per il perito industriale consiste nella partecipazione ad uno stage di formazione alla comunicazione.

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Convenzione fotovoltaico e Carta Adepp

da settembre 2009 La Carta servizi Adepp è sospesa: per questo motivo non viene più inviata ai nuovi iscritti. L’Adepp infatti (l’Associazione che riunisce le Casse di previdenza private) non ha rinnovato tutte le convenzioni. Al ripristino del pacchetto di servizi agevolati, l’Eppi ricomincerà a spedire la Carta. Continua invece a funzionare la convenzione per richiedere con la banca Monte dei Paschi un finanziamento al fine di installare impianti fotovoltaici. Ricordiamo che la convenzione può essere goduta da un perito industriale, o da un suo cliente, che intendano installare un impianto o che siano consulenti per il progetto di fattibilità. La convenzione è consultabile sul sito www.eppi.it. EPPINFORMA - BLOCKNOTES

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Quando l’Inps chiama

[ SERVIZI ]

Una questione illegittima L’Inps ha sottoposto ad accertamento gli iscritti all’Eppi ultra sessantacinquenni che hanno scelto di interrompere il versamento della contribuzione soggettiva. Poi ha spedito il conto a coloro che avevano ancora un reddito da lavoro. Secondo l’Eppi è tutto illegittimo.

opo le cartelle pazze ecco le raccomandate ingiustificabili. L’Inps sta spingendo, con uno stile piuttosto assertivo, i periti industriali liberi professionisti ad iscriversi alla Gestione Separata ed a versare i contributi previdenziali. Come può pretendere l’Inps di avere diritto a chiedere contributi previdenziali sui redditi da attività libero professionale? Perché l’Eppi ha una norma, ufficiale e regolamentare, per

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EPPINFORMA - SERVIZI

cui un professionista iscritto può optare di continuare a lavorare e di non versare più il contributo soggettivo dopo che abbia compiuto 65 anni. La tesi sostenuta dall’ufficio legale Inps, d’altro canto, afferma che ogni forma di reddito deve essere soggetta a contribuzione e, dato che ai lavoratori 65enni periti industriali non è richiesta dall’Eppi, ci penserebbe l’Istituto di previdenza pubblica a chiederla. In mezzo ci sono i profes-

sionisti: perché l’Inps mi chiede di versare quanto il mio ente mi legittima a non versare più?

Il punto

Il Ministero del Lavoro, interpellato sull’argomento, non si è ancora espresso definitivamente. L’articolo del Regolamento di previdenza con il quale l’Eppi permette agli iscritti 65enni la facoltà di non ver-


sare più il contributo soggettivo è una norma (articolo 3, comma 9) che è stata approvata con il recepimento di un Decreto interministeriale (8 agosto 1997). Se questo testo fosse stato contrario alle previsioni di legge, il Ministero non avrebbe potuto recepirlo nell’esercizio del suo potere di vigilanza e controllo. Mentre la norma è vigente ed operante, viva e vegeta. Inoltre, da che mondo è mondo, per il legislatore è la natura del reddito professionale che determina immediatamente verso quale Istituto o Ente previdenziale il lavoratore debba versare la sua contribuzione. Non potendo però modificare la qualificazione della natura del reddito conseguito, l’Inps resterebbe impossibilitato ad acquisire i contributi previdenziali basati sul reddito professionale da perito industriale che,

L’Ente di previdenza ritiene l’iniziativa Inps assolutamente priva di fondamento giuridico.

come tali, dovrebbero comunque essere versati all’Ente di previdenza. Ma dato che l’Eppi permette di non versarli, la Gestione separata dell’Inps con una propria circolare avrebbe annullato di fatto l’efficacia di una norma primaria e di una norma regolamentare dell’Ente di previdenza. Un colpo di mano. Un ginepraio giuridico e anche un atto forse un po’ velleitario nei confronti dell’Ente che tutela la previdenza di tutti i periti industriali che esercitano la libera professione.

Come comportarsi?

Come devono comportarsi i destinatari della co-

municazione? La posizione dell’Eppi è di dichiarare la richiesta dell’Inps illegittima, posizione espressa in modo formale attraverso una comunicazione scritta, e l’invito è quello di fare immediatamente istanza di ricorso. Sul sito www.eppi.it è disponibile un fac-simile per ricorrere al Comitato Amministratore della Gestione Separata, redatto sulla base di un verbale di accertamento tipo. Ovviamente, il fac-simile dovrà essere implementato o personalizzato in ragione anche della specificità della contestazione indicata sull’avviso di accertamento. Ma questa è solo una prima fase. L’Eppi si muoverà per richiedere un nuovo incontro con la dirigenza Inps e

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PRO E CONTRO

spiegherà le sue ragioni di nuovo in modo fermo. Inoltre, intende sostenere tutte le iniziative di ricorso presentate dai singoli iscritti. L’idea è quella di seguirne 10

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l’iter, adottandone una come caso pilota, al fine di supportarla nella fase giudiziaria. Una volta ottenuto un verdetto positivo, l’Eppi ritiene di poterlo far valere

in tutte le sedi competenti così da contrapporre la propria interpretazione a quella dell’Inps.


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Pec: la tua e-mail ufficiale

Dal 29 novembre 2009 un obbligo per tutti

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La Posta elettronica certificata vale per tutti

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I periti industriali hanno tutti una Pec attiva

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Come attivare la Pec?

Dal 29 novembre 2009 tutti i professionisti dovranno usare la Pec per le comunicazioni formali. La Pec consente di certificare l’invio, l’integrità e l’avvenuta consegna del messaggio scambiato tra mittente e destinatario. Dunque una e-mail Pec ha lo stesso valore della tradizionale raccomandata con avviso di ricevimento, ma con alcuni vantaggi in più: tempi di trasmissione brevissimi, zero costi di invio, ricezione e certificazione del contenuto del messaggio.

Un accordo tramite Consiglio nazionale e l’Ente di previdenza ha permesso di attivare 18.782 indirizzi Pec per gli iscritti Eppi e 27.744 indirizzi Pec per gli iscritti all’Albo dei periti industriali. Complessivamente 46.526 indirizzi aperti a titolo completamente gratuito per i beneficiari. Gli indirizzi per gli iscritti Eppi hanno come dominio pec.eppi.it, quelli per gli iscritti Albo pec.perind.it. Infine sono stati aperti 98 indirizzi uno per ogni Collegio provinciale il cui dominio è pec.cnpi.it.

Le caselle di posta Pec dei periti industriali sono gestite da Aruba, cioè da uno dei provider più competitivi sul mercato. Gli iscritti Eppi possono accedere alle loro credenziali attivare l’indirizzo pec dall’Area on line iscritti sul sito www.eppi.it. Gli iscritti Albo devono invece attivarlo dall’area on line di WEBALBO previa richiesta di autorizzazione all’accesso da indirizzarsi via mail al proprio Collegio Provinciale.

Attenzione Per l’attivazione tutta l’assistenza è curata direttamente da Aruba al sito www.pec.aruba.it o telefonando al nr 0575/0500.

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Regole da rispettare L’attivazione della Pec per gli iscritti Eppi è una procedura semplice ma cui va posta la giusta attenzione: bisogna scaricare il certificato di autenticità e poi attivare l’indirizzo Pec. Il decreto anticrisi (28 novembre 2008) stabilisce alcune semplici condizioni d’uso della posta elettronica certificata, tra cui

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le imprese devono dotarsi di un indirizzo Pec e comunicarlo al registro delle imprese

2 i professionisti iscritti in Albi ed elenchi costituiti con leggi di Stato devono comunicare ai propri Ordini il proprio indirizzo Pec entro 1 anno dall’entrata in vigore del decreto. EPPINFORMA - OCCHIO AL SITO

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Punto di equilibrio

[ TERZA PAGINA ]

La garanzia di un sistema previdenziale Marco Zecchin spiega come qualsiasi sistema previdenziale deve aderire ad un dispositivo a tenuta stagna: il principio di equilibrio attuariale. Dato che è in gioco un caposaldo del sistema previdenziale con cui l’Italia pubblica e privata andrà in pensione, è importante capirlo bene.

quilibrio attuariale: che cos’è? Tutti sappiamo che un ente di previdenza ha lo scopo di erogare pensioni a chi ne ha diritto, a fronte del versamento di contributi effettuato dal lavoratore, dal professionista o da chi per lui nel periodo di attività lavorativa. L’obiettivo è conquistare quello che tecnicamente si chiama un principio di “equilibrio attuariale”, che è alla base di tutti i contratti assicurativi.

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Principio di equilibrio attuariale Questo principio viene opportunamente tradotto in una formula matematica, una relazione in cui si tiene conto dei dati coinvolti nel problema; nel caso specifico dei fondi pensione ci riferiamo a tre gruppi di dati. Quelli di carattere demografico che hanno a che fare con tutti gli eventi che comportano la fine dell’attività lavorativa e l’inizio del

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periodo di quiescenza. I dati di tipo economico-salariale che si riferiscono alla contribuzione. Infine, lavorare con importi di epoche diverse implica anche la necessità di utilizzare opportunamente leggi finanziarie ed eseguire delle valutazioni utilizzando, di solito, la legge dell’“interesse composto”. Dobbiamo però aggiungere una nota. Gli enti di previdenza che applicano il sistema contributivo, o i fondi


una collettività di lavoratori a cui facciamo riferimento, stabiliamo delle modalità con cui i contributi stessi vengono determinati, sempre allo scopo di realizzare la condizione di equilibrio attuariale.

Un sistema “di guerra” La classificazione fondamentale che tutti conosciamo fra sistemi finanziari di gestione è quella che distingue i sistemi “a capitalizzazione” da quelli “a ripartizione”. Ci sono diverse modalità per par-

La scheda

pensione, si basano su una condizione importantissima, che è l’obbligatorietà di appartenenza. È proprio in forza della obbligatorietà d’appartenenza che si può dar vita a particolari sistemi finanziari che non operano a livello individuale ma a livello collettivo. Ogni copertura assicurativa ha un costo e il contributo soggettivo è l’importo che si paga per acquistarne una: una aliquota del reddito che ciascun contribuente è tenuto a pagare, a norma dei regolamenti o delle leggi, per partecipare al fondo. Cosa stabilisce, dunque, il principio di equilibrio attuariale? Si vuole che fin dall’inizio il valore attuale medio delle prestazioni che verranno erogate sia uguale al valore attuale medio dei contributi. Sottolineiamo che parliamo di valore medio in senso probabilistico. Da qui, arriviamo all’idea di sistema finanziario di gestione. Si parla di sistema finanziario di gestione ogniqualvolta, a fronte di

lare di sistemi a capitalizzazione e non entrerò nei dettagli: in buona sostanza, tali sistemi prevedono che vengano capitalizzati i contributi per la copertura delle prestazioni. Quando si pensa alla “capitalizzazione” di solito si pensa proprio a un investimento, cioè a qualche cosa che viene messo in un mercato finanziario, che produce interessi che si sommano agli stessi contributi e che poi costituiscono il “montante” o “fondo” dal quale si prelevano le pensioni. Parliamo di “riparti-

[UN SISTEMA OTTIMISTA ]

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l sistema a ripartizione (tanto entra in cassa, tanto esce) è quello che abbiamo conosciuto noi da piccoli e certamente i nostri genitori. Si è instaurato nel nostro Paese quando serviva avere denaro liquido per pagare pensioni e indennità post-belliche negli anni Cinquanta e Sessanta, per poi instaurarsi entro un clima di fiducia nel futuro.

È

un sistema sostenibile in fase di espansione demografica. Nel momento in cui la tendenza demografica si inverte, la ripartizione mostra le sue criticità.

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LA POPOLAZIONE ITALIANA INVECCHIA (Fonte ISTAT: Previsioni della popolazione 2001-2051).

zione”, invece, quando in ogni esercizio la massa dei contributi viene impiegata per coprire le prestazioni di quell’anno. Questo ha una immediata conseguenza: non si vengono a formare riserve, tutto quello che serve viene raccolto e, dal punto di vista teorico, subito utilizzato. Questo è il meccanismo della ripartizione “pura”. Invece quando parliamo della capitalizzazione fissiamo un premio, o un contributo da versare, che sarà uguale per tutti, per tutta la collettività che consideriamo. Di solito si fissa uguale all’inizio, ma sappiamo che, per diversi motivi, può essere modificato in itinere: può avere una sua variazione e evoluzione nel tempo. La ripartizione pura dunque realizza l’obiettivo dell’equilibrio attuariale anno per anno, quindi in ogni anno di gestione il valore medio dei contributi deve essere uguale al valore medio degli oneri che vengono erogati per il pagamento dei fondi pensione. Consta sottolineare che l’avvio di questa modalità 14

di finanziamento si è avuto in Italia alla fine della Seconda guerra mondiale quando tutto il patrimonio dei precedenti fondi, che fino ad allora erano stati gestiti con sistemi a capitalizzazione, si svalutò completamente. Sorse un grosso problema di coprire le necessità di quanti accedevano alle pensioni in quel momento e urgeva raccogliere velocemente i soldi per pagarle. Quindi nacque il sistema a ripartizione che per un po’ ha convissuto con quello a capitalizzazione. Finché, negli anni Sessanta il sistema pubblico italiano non è diventato tutto a ripartizione. Si è venuto per questo a determinare quel famoso e noto patto di solidarietà intergenerazionale in base al quale le collettività di quanti pagano la pensione e di quanti la ricevono sono completamente distinte: la paga quella che lavora durante l’anno, la riceve quella che è in pensione durante quell’anno. Si crea una situazione per cui chi paga oggi lo fa perché crede nella promessa che qualcuno

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pagherà (i futuri giovani), che farà lo stesso nei suoi confronti. Il patto intergenerazionale può creare una serie di grossi problemi.

L’invecchiamento della popolazione Ecco un piccolissimo ed elementare schema per evidenziare molto sinteticamente, ma credo con qualche efficacia, la situazione che si crea quando si ha un sistema a ripartizione. La relazione che troviamo nella scheda 2 dice che il prodotto di P per S (P è il premio o “contributo soggettivo”, s è il salario medio di ciascuno dei lavoratori di un anno, A è il numero dei lavoratori di quell’anno) è uguale alla pensione media erogata ai pensionati (r) per il loro numero (N). (Ps)A=rN. Questa condizione esprime la situazione di equilibrio attuariale secondo il sistema a ripartizione per quell’anno. La possiamo riscrivere nel seguente modo: P=(r/s) x (N/A) dove r/s è il ben noto tasso


medio di sostituzione (tra pensione e salario). Attenzione ora. Se teniamo fermo il rapporto numero pensionati/numero attivi, e dobbiamo aumentare il tasso medio di sostituzione, dobbiamo avere un aumento del contributo. Se invece teniamo fermo il tasso di sostituzione, la variazione del rapporto N/A comporta di nuovo aumento o diminuzione del contributo da versare: se aumenta quel rapporto, dobbiamo aumentare il contributo perché la copertura tra pensione e reddito rimanga invariata. In particolare, in questa situazione i fattori di tipo demografico possono creare grosse difficoltà. Il famoso invecchiamento della popolazione, di cui leggiamo ogni giorno ormai sui giornali, sappiamo essere la risultante dell’aumento della vita media dettato dal miglioramento della sua qualità, dato dal progresso scientifico e da una assistenza sanitaria efficace.

Calcolo della pensione Passiamo ora al metodo retributivo e contributivo per il calcolo delle pensioni. Nel metodo retributivo le prestazioni sono commisurate alla retribuzione percepita in una parte del periodo di attività lavorativa. Si potrebbe pensare anche ad estendere quel periodo a quasi tutta la fase lavorativa, come nella riforma appena approvata dalla Cassa degli ingegneri, ma nel retributivo classico il calcolo avviene di solito sulla parte finale di carriera: gli ultimi 5 o 10 anni di lavoro. Mentre il metodo contributivo, più semplicemente, commisura le prestazioni ai contributi che sono stati versati e rivalutati. Per il metodo contributivo credo sia opportuno distinguere fra una situazione nel primo e nel secondo pilastro. Quando parliamo di secondo pilastro, infatti, intendiamo la “pensione complementare” a livello di impresa o di categoria lavorativa o di associazio-

ne professionale. Viene subito in mente di pensare a dei versamenti che sono investiti effettivamente, per esempio sul mercato finanziario, dopodiché al momento del pensionamento il lavoratore si vede trasformare questo importo che ha maturato individualmente nella sua rendita di pensione. Nella pensione obbligatoria Eppi, mirata a soddisfare le esigenze primarie dei professionisti, i contributi vengono capitalizzati, cioè rivalutati anno per anno secondo opportuni coefficienti di rivalutazione. Il mercato dunque resta sullo sfondo. La scheda numero 3 specifica con qualche simbolo il mio ragionamento, cercando di evitare le formule per non appesantire questo lavoro. Ho indicato con c1, c2, cT i contributi versati dal contribuente nei T = anni di attività lavorativa, riferendomi ad una situazione annuale per semplicità. E poi la sequenza delle kc fornisce i

E P P I N F O R M A - T E R Z A PA G I N A

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Z

la scheda 16

[

Il commento

fattori di capitalizzazione ottenuti dall’investimento dei contributi, e stiamo pensando al secondo pilastro, oppure agli “opportuni” coefficienti di rivalutazione nella situazione della previdenza obbligatoria di primo pilastro. Dunque, nel quadro del sistema contributivo, se sommo i prodotti dei singoli contributi annuali per i rispettivi coefficienti di rivalutazione ottengo il montante contributivo. Questi meccanismi sono nati con la legge 335 dell’8 agosto 1995. Ricordo che in quella legge due commi danno indicazioni sul come si deve rivalutare il montante contributivo. In Eppi si applica il tasso annuo di capitalizzazione dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale calcolato dall’Istat. Questo coefficiente è riportato in molti siti internet: si tratta in sostanza di una media geometrica mobile, dal punto di vista della formula abbastanza semplice.

RETRIBUTIVO O CONTRIBUTIVO?

M

i è capitato di mettere le mani, alcuni anni fa, nel seguire una tesi di laurea, sui documenti preparatori della Riforma Dini. Mi sono convinto che Dini e il suo gruppo tecnico si sono immaginati un sistema “contributivo” comparabile con il sistema a ripartizione seppur su un piano ideale. Se infatti prendiamo un lavoratore ideale, che ha una continuità lavorativa di 40 anni, con un reddito crescente, con una contribuzione previdenziale costante, e calcoliamo la sua pensione su tutti i 40 anni, e non sugli ultimi 5 o 10, otteniamo una pensione molto vicina a quella definita dal sistema contributivo attraverso il coefficiente di trasformazione. I due sistemi, dal punto di vista ideale, giungono a pensioni simili. Perché allora oggi è sotto gli occhi di tutti la differenza di trattamento pensionistico tra i due metodi? Per tre ragioni. Anzitutto le condizioni ideali non esistono quasi mai: il lavoro è intermittente, i redditi salgono e scendono, e ancora molti pensionati con la ripartizione oggi godono di un calcolo della pensione basato sugli ultimi 10 anni di vita. Poi, è troppo presto comparare due sistemi: nel sistema contributivo il massimo di anzianità contributiva sono 14 anni. In terzo luogo, le aliquote contributive sono molto diverse e, per i professionisti, sono troppo modeste.

Una volta che lo abbiamo calcolato, il montante contributivo si deve trasformare in una rendita di pensione utilizzando i “coefficienti di trasformazione” stabiliti per legge.

[ MARCO ZECCHIN ]

È

professore ordinario di Tecnica attuariale delle assicurazioni sociali all’Università di Trieste dove insegna anche Matematica finanziaria. È membro dell’Associazione di matematica applicata alle scienze economiche e sociali (Amases), dell’Istituto italiano degli attuari e dell’International Actuarial Association (IAA).

E P P I N F O R M A - T E R Z A PA G I N A

]

La tabella stilata dalle norme Inps indica da una parte l’età di pensionamento e dall’altra i coefficienti di trasformazione dai 57 ai 65 anni, anche se per l’Eppi la tabella si prolunga, indicando i coefficienti fino a 80 anni. Questo è segno che i professionisti periti industriali lavorano più a lungo, o che l’ente di previdenza prevede dei coefficienti anche per carriere che oltrepassano il limite dell’usuale età pensionabile e ciò è vantaggioso perché andando in pensione dopo i 65 anni significa godere di coefficienti più generosi.


Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E R A Z A T T E-

1

Sistema ibrido

Metodo di calcolo della pensione che tenta di coniugare le caratteristiche del sistema retributivo con quelle del sistema contributivo (quest’ultimo applicato per legge dall’Eppi come da tutti i sistemi pensionistici nati dopo il 1995). Il sistema contributivo commisura la pensione ai risparmi versati durante tutta l’attività professionale dal singolo contribuente. In questo quadro, il sistema ibrido intende introdurre elementi di solidarietà. Ad esempio, i contribuenti più “deboli”, come la fascia dei giovani, si potrebbero avvalere della solidarietà dei contribuenti più “forti”, cioè con i redditi maggiori.

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Trattamento pro-quota o pro rata

Calcolo della pensione applicando un coefficiente ad una parte del proprio conto corrente previdenziale (“montante”) ed un altro coefficiente ad un’altra parte. Così facendo, si otterrebbe una sola pensione frutto dell’applicazione di regole differenti, alcune magari più generose ed altre meno generose.

3

Attuariale

Si dice di ciò che è relativo allo studio statistico-matematico della materia assicurativa (come la previdenza). Nello specifico, un metodo attuariale simula oggi (attuale) quello che succederà all’Ente nei successivi 30 o 50 anni, assunte determinate ipotesi 1. di ingressi ed uscite degli iscritti, 2. di tasso di rendimento degli investimenti e 3. di tasso di rivalutazione dei montanti.

4

Fondo pensione

Genericamente è un “conto corrente” dove si risparmiano denari a fini previdenziali, ovviamente con specificità proprie. Il termine è utilizzato prevalentemente per riferirsi alla previdenza complementare, o secondo pilastro, vale a dire quel tipo di copertura finanziata con il Tfr (“la liquidazione”). Il terzo pilastro è invece rappresentato dalle polizze assicurative (Pip, Piani individuali di previdenza) caratterizzate, a differenza dei fondi pensione, dalla volontarietà della adesione e sottoscrizione.

E P P I N F O R M A - Z AT T E R A

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Il nodo al pettine

[ LA NOVITÀ ]

Dal 1 gennaio 2009 diminuzione media delle pensioni: cosa fare? Da qui non si scappa: le pensioni con il sistema contributivo si abbassano quanto più si vive a lungo. E dunque? Sostanzialmente vi sono due soluzioni: andare in pensione più tardi o trovare un meccanismo che compensi l’aggiornamento “coefficiente di trasformazione”.

al 1 gennaio 2010 entrano in vigore i nuovi coefficienti per il calcolo della pensione. Si tratta di un aggiornamento stabilito dalla legge 247/2007 che comporterà una riduzione degli importi della pensione fino al -8,4% per coloro che hanno compiuto 65 anni. Non poco. L’aggiornamento è di natura tecnica, dovuto all’aumento della speranza di vita media della popolazione italiana, ed è

D

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EPPINFORMA - LA NOVITÀ

stato varato dal Ministero del Welfare, il quale, però, ha lasciato invariati i coefficienti da applicare se si sceglie di andare in pensione dopo 65 anni. Il testo della 247/2007 in verità prevedeva la costituzione di un’apposita Commissione (comma 12) con il compito di operare una valutazione complessiva dei parametri che incidono nel determinare le variazioni dei coefficienti. Questa Commissione non è

stata mai formata, il che ha precluso alla previdenza dei professionisti qualsiasi possibilità di far valere le proprie ragioni in merito alle specificità delle popolazioni iscritte alle singole Casse. Adesso cosa fare?

Uscire a 66 anni

Anzitutto “programmare” il pensionamento tenendo in considerazione le


La scheda

nuove modifiche legislative. Allo stato attuale, se si vuol godere di una rata pensionistica maggiore, si deve posticipare il pensionamento almeno di un anno (da 65 a 66 anni). Questa scelta permetterebbe di godere di un coefficiente di trasformazione del 6,379%, cioè superiore di ben il 15% rispetto al coefficiente del 5,620%. È vero che l’allungamento impedirebbe di non godere subito di un anno di prestazione, però si potrebbe continuare la propria attività professionale con un reddito corrispettivo. Supponiamo che si abbia maturato un montante di 100.000 euro e che, compiendo gli anni a dicembre 2009, si possa chiedere la pensione a partire dal 1 gennaio 2010. In questo caso la pensione annua sarebbe pari a 5.620 euro (100.000*5,620%). Se, invece, si decidesse di chiedere la pensione a partire dal 1 gennaio 2011, si avrebbe maturato sul con-

to corrente previdenziale (“montante”) un ulteriore anno di rivalutazione, che ora per semplicità non prendiamo in considerazione, e la pensione annua diverrebbe di 6.379 euro (100.000*6,379%). Se nell’anno in più si continuerà a lavorare, sarà possibile scegliere di versare un ulteriore contributo che farebbe aumentare ancora la pensione finale. Per contro, però, non si godrebbe di un anno di rata pensionistica (5.620 euro), dato che l’uscita sarebbe posticipata dal 2010 al 2011.

Una questione di equità

La Riforma Dini poneva l’aggiornamento dei coefficienti ogni 10 anni, dato che essi devono seguire le dinamiche demografiche della popolazione di riferimento per non creare criticità all’ente previdenziale che deve garantire la pen-

COEFFICIENTE [DI TRASFORMAZIONE ]

C

oefficiente che serve a calcolare la percentuale del proprio conto corrente previdenziale (“montante”) che deve essere versata dall’Eppi sotto forma di pensione. Il coefficiente è determinato fondamentalmente sulla base delle tabelle di mortalità della popolazione italiana e dunque è passibile di aggiornamento perché deve seguire le dinamiche demografiche.

L

a legge 335/1995 ne stabiliva l’aggiornamento ogni 10 anni anche se gli attuali coefficienti si riferiscono a 15 anni fa. Oggi, la legge 247/2007 ne impone la revisione ogni 3 anni.

sione. Se infatti i coefficienti non si aggiornassero, l’ente si troverebbe nella condizione di prendere un impegno maggiore della effettiva capacità di risparmio dei contribuenti: a fronte di un versamento 100, se la pensione venisse calcolata per una attesa di vita minore di quella reale, l’ente si troverebbe a garantire per 120, cioè anche per quel periodo che non è stato tenuto in considerazione. Dal 1995 in realtà i coefficienti non sono stati mai aggiornati e questa spiega perché dopo 15 anni la rivisitazione presenta dei tratti di iniquità: è ingiusto che in una notte sola (quella tra il 31 dicembre 2009 e il 1 gennaio 2010) la pensione sia decurtata dell’8,4%. Proprio per compensare questo “scalone”, l’Eppi sta valutando se prendere un provvedimento mirato di solidarietà per sostenere oggi tutti coloro che sono penalizzati dallo scarto dell’8,4%. In futuro le cose cambieranno. La legge 247 stabilisce di aggiornare i coefficienti ogni tre anni, si suppone che la sua applicazione puntuale porterà in futuro piccoli aggiustamenti fisiologici e poco incisivi, come avviene appunto nel sistema previdenziale svedese dove l’aggiornamento dei coefficienti è addirittura annuale.

Indicatori specifici

Un secondo elemento da sottolineare è che la deEPPINFORMA - LA NOVITÀ

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finizione dei coefficienti di trasformazione attualmente non tiene conto delle specificità delle categorie professionali. Abbiamo accennato come la nuova normativa preveda un tavolo di confronto per discutere l’aggiornamento così da tenere conto di eventuali specificità delle popolazioni chiuse, ma che questo tavolo non si è mai formato. L’Eppi, ad esempio, garantisce previdenza e assistenza ad una popolazione al 98% maschile e con una attività professionale che in media si prolunga dopo i 65 anni. Tali caratteristiche comportano una significativa specificità rispetto alla media nazionale per cui si potrebbero immaginare dei coefficienti specifici calati per le realtà professionali oppure si potrebbero introdurre degli indicatori che tengano conto delle specificità nella definizione dei coefficienti di trasformazione validi su base nazionale.

Un meccanismo “tempo per tempo”

Questo non è il solo fronte istituzionale su cui la previdenza privata dovrà far sentire la sua voce. L’Eppi intende muoversi, insieme anche alle altre Casse che si mostreranno interessate all’adeguamento dei coefficienti. Sotto osservazione è la possibilità di applicare un meccanismo di calcolo 20

EPPINFORMA - LA NOVITÀ

ATTUALI E NUOVI COEFFICIENTI DI TRASFORMAZIONE

della pensione “tempo per tempo”, utilizzando il coefficiente attuale per il periodo contributivo fino al 31 dicembre 2009, il nuovo coefficiente per il periodo di validità successivo e così via per i periodi a venire. In questo senso, la pensione di cui ogni professionista godrebbe diventerebbe la somma dell’applicazione dei diversi coefficienti ai corrispettivi periodi contributivi. Prendiamo il caso di un iscritto che al 31 dicembre 2009 abbia tredici anni di contribuzione, un’età di 50 anni, con 50.000 euro nel suo conto corrente previdenziale. Lo stesso iscritto nel 2024 maturerà il suo diritto alla pensione accumulando un risparmio complessivo di 120.000 euro. Se si potesse adottare un meccanismo di calcolo “tempo per tempo”, si applicherebbe un

coefficiente più generoso sui 50.000 euro maturati prima della modifica, mentre sulla restante parte dei 70.000 euro un coefficiente meno generoso. Così la diminuzione della pensione non sarebbe sull’intera somma accumulata a fine carriera ma solamente su una sua parte. Ovviamente questa operazione, come l’intervento di solidarietà mirato di cui abbiamo prima parlato, comporterebbe l’impiego comunque di una porzione delle riserve straordinarie. Dunque, la proposta che andrà formalizzata ai ministeri competenti dovrà essere accompagnata da un bilancio tecnico che, nel recepire il principio della solidarietà oppure del “tempo per tempo”, comprovi chiaramente la sostenibilità dei conti dell’’ente di previdenza nel tempo.


Una pensione a tre strati

[ APPROFONDIRE ]

Tiziano Treu: una pensione sola, con il sistema contributivo, è insufficiente Secondo il senatore Treu per avere i bilanci degli enti di previdenza a posto bisogna adottare il sistema contributivo, perché è sicuro e virtuoso. Ma quel sistema va ripensato: pensione di base per tutti, su cui poi ognuno somma la pensione individuale, ed eventualmente un terzo supporto complementare.

na previdenza a strati: ecco la formula che Tiziano Treu, senatore PD, propone per i professionisti e per tutte le fasce dei lavoratori, al fine di fronteggiare la questione della scarsa adeguatezza della quota pensionistica. “Questo problema oggi non appartiene solo ai professionisti ma è comune a tutti i lavoratori – sottolinea il senatore −, per-

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ché anche un dipendente, che accantona, tra lui e il datore di lavoro, il 33% del suo reddito, con il progressivo allungamento della vita rischia di arrivare ad una pensione che equivale solo alla metà del suo ultimo stipendio”. Insomma la questione della consistenza della rendita pensionistica non fa sconti tra categorie di occupati e si applica in modo uniforme per tutte le

EPPINFORMA - APPROFONDIRE

nuove generazioni, tanto più che l’allungamento della speranza di vita sembra essere una costante – fortunatamente – in continuo aumento. Il Ministero ha puntato un paio di anni fa a sostenere la pensione complementare, cioè quella forma di assicurazione personale, prodotta attraverso i propri versamenti, che garantisce una rendita futura program-


la scheda

mabile attraverso l’impegno di una rata. “Queste forme di tutela, ancorché un po’ rischiose, non sono comunque sufficienti a raggiungere una copertura di fine carriera adeguata al tenore di vita tenuto durante l’attività professionale, anche perché l’allungamento della vita è una variabile che rende la prestazione di fine carriera di per sé indefinita. La rata, vale a dire, è commisurata alla speranza di vita in continuo aggiustamento”. Cosa propone, dunque? Io credo che bisogna pensare ad un sistema che incentivi anzitutto le due forme pensionistiche di cui abbiamo appena parlato: quella obbligatoria e quella complementare, entrambe gestite tramite il sistema contributivo per preservare i bilanci degli enti che le erogano. Ma è necessaria anche una pensione di base a spese della fiscalità di cui godano tutte le categorie dei lavoratori. Però premetto alcune condizioni. Quali? Ad oggi, credo che qualsiasi meccanismo di copertura serio dopo l’uscita dal mercato del lavoro debba essere sostenuto anzitutto dalla possibilità di aver svolto una attività in modo ragionevolmente continuativo e per almeno 40 anni. Sacche di precariato o aperture di partita Iva che celano una

[ TIZIANO TREU ]

È

professore ordinario alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano. Ministro del lavoro e della previdenza sociale dal 1995 al 1998, è stato uno dei padri della Riforma Dini. Senatore della Repubblica nel 2001 e nel 2006, è stato rieletto nel 2008 nelle fila del PD ed attualmente è presidente della XI Commissione permanente al Senato.

intermittenza professionale non sono buoni presupposti per accumulare un monte contributi adeguato. E aggiungo un’altra condizione. Dica. Una crescita del prodotto interno lordo regolare. Se i risparmi accantonati vengono rivalutati ad un indice basato sul Pil, e se il Pil non cresce o cresce poco, beh, quei risparmi perdono potere di acquisto. Dunque le maggioranze al governo hanno, tra i tanti compiti, anche quello di far crescere il più possibile il Prodotto interno lordo, cioè la base economica del Paese, per non deprimere e svalutare i contributi di chi si sta costruendo con fatica una previdenza. Torniamo alla pensione di base. La previdenza è di fatto legata a tre variabili: alla speranza di vita, alla capacità di reddito di chi risparmia e all’andamento dei mercati finanziari per la rivalutazione. Per inserire un elemento di stabilità non dobbiamo incorrere nell’errore passato di definire a priori la quota pensionistica senza calcolare l’allungamento della vita, per non creare un sistema che avrebbe il plauso dei

contribuenti ma sottoscriverebbe promesse troppo generose: chi arrivasse troppo tardi, nulla stringerebbe. Dunque? Uno zoccolo di base, uguale per tutti, a carico della solidarietà generale, cioè fiscalità pubblica: tasse. Sono firmatario di una proposta di legge pensata da Giuliano Cazzola che spinge in questo senso – una delle poche cose bipartisan di questo Paese – che attinge dall’esperienza dei paesi scandinavi che hanno istituito un sistema di Welfare serio, a contributivo, dove lo Stato finanzia a tutti, dico tutti, non una pensione sociale, badate bene, ma una pensione di base. Oltre quella? Sullo zoccolo di base, ognuno aggiunge la propria pensione individuale ed, eventualmente, per chi vuole, anche una complementare. Allora, iniziamo a parlare di un sistema più adeguato. A meno che non portiamo il prelievo previdenziale al 40% del reddito o innalziamo l’età da pensione a 70 anni, il che mi pare francamente impossibile e ad oggi impopolare.

EPPINFORMA - APPROFONDIRE

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L’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUS

Guarda avanti di Michele Merola i ricordo la rivista che stai leggendo quando nacque cinque anni fa, nel 2004: prima erano otto facciate all’interno della rivista Folio, essenziali ma certamente insufficienti. Proprio in quegli anni l’argomento Welfare esplose letteralmente dal punto di vista mediatico e trasformare quell’inserto in una rivista fu un passo semplice: il tema era ricco e si creò un gruppo di lavoro sempre più maturo, numero dopo numero. Certo nel 2005 Internet non aveva eroso quote di lettori importanti alla carta stampata, mentre oggi il panorama è totalmente cambiato. Il New York Times, cioè la Bibbia dell’informazione americana, versa in una crisi così importante da rischiare il fallimento e la variazione delle quote di diffusione della stampa cartacea tra 2007 e 2008 segna un -2,14% negli Stati Uniti e un -1,8 in Europa. Cosa succede? Accade che l’informazione di servizio oramai non passa più per i giornali, ma scorre sulla televisione e soprattutto su Internet, e che questi mezzi di informazione permettono di costruire una informazione fai-da-te a volte migliore di quella scritta da giornalisti di grido con i galloni sulle spalline. Succede che, in generale, la carta stampata sta diventando sempre più un luogo di approfondimento e critica, da utilizzare in modo mirato, perché ci si è accorti che è dispendioso e che non bisogna considerarlo solamente una macchina per il consenso. Non funziona più come prima.

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ueste riflessioni, che potete trovare negli Atti della Giornata della stampa distribuiti a tutti i Collegi e disponibili sul nostro sito, ci hanno portato a compiere alcune scelte. Anzitutto, a razionalizzare la rivista che voi leggete e a pensare di trasformarla in un prodotto di qualità insieme al Consiglio nazionale. Perché non unire Folio ed Eppinforma in una rivista nuova, più compatta e di maggior peso? Se si legge sempre di meno e se la carta stampata si sta ritagliando

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EPPINFORMA - L’INTRUSO

uno spazio di critica e approfondimento, perché non immaginare un prodotto di valore con l’apporto di penne eccellenti del mondo della politica e del Welfare, e con l’apporto di periti industriali con l’inclinazione alla scrittura giornalistica? Perché non cambiare le carte in tavola: non più un organo di informazione dall’alto ma un luogo di riflessione partecipata? Detto, fatto.

Questo è l’ultimo numero di Eppinforma, come del resto anche Folio chiuderà i battenti nel 2009. Si sta concludendo un ciclo, ma stiamo chiedendo a te di aprirne insieme uno nuovo. uesto è l’ultimo numero di Eppinforma, come del resto anche Folio chiuderà i battenti nel 2009. La decisione non è stata semplice ed ha richiesto quasi un anno di progetti, riflessioni, comparative e ancora al momento in cui scrivo la nuova rivista che partirà dal 2010 è un cantiere aperto. Però l’indicazione è chiara: serve un nuovo prodotto su carta, ma soprattutto serve lo spostamento dell’informazione di servizio sul Web, tramite l’offerta di una newsletter e l’apertura di uno o più Forum. In più, da una parte stiamo pensando ad un Comitato di esperti che collaborino con le loro idee a commentare e capire gli eventi principali che accadono. Dall’altra parte, il 27 ottobre 2009 è nato un Coordinamento della stampa e comunicazione nazionale con il compito di essere punto di riferimento per coinvolgere tutti i periti industriali al tema dell’informazione. Questo è uno di quei classici momenti agrodolci: si sta chiudendo qualcosa, ma stiamo chiedendo a te di aprire insieme un sistema di comunicazione migliore. Come? Perché, ad esempio, non partecipi al concorso “Dario Torbianelli”?

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ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI

CONSIGLIO NAZIONALE DEI PERITI INDUSTRIALI E D E I P E R I T I I N D U S T R I A L I L A U R E AT I

Giornata della e della

CONCORSO GIORNALISTICO

stampa comunicazione ROMA

informare comunicare capire

PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Dario Torbianelli, 100 penne per la categoria bando di gara

2009

articolo 1

Il Consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati e l’Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati, con il contributo di sponsor, bandiscono il Concorso giornalistico “Dario Torbianelli, 100 penne per la categoria”.

articolo 2

Possono partecipare al Concorso tutti gli iscritti agli Albi dei periti industriali e dei periti industriali laureati.

articolo 3

I partecipanti dovranno presentare uno o più articoli (non meno di 2.800 e massimo 12.000 battute) e/o uno o più servizi (almeno 3 minuti, massimo 6 minuti) di programmazione radio-televisiva, in forma di intervista e/o inchiesta, che abbiano quale tema di riferimento l’esercizio della libera professione o la tutela previdenziale privata nell’ambito delle professioni tecniche di primo livello.

articolo 4

La domanda di iscrizione al concorso è gratuita e deve pervenire, corredata dei dati personali e auto-certificazione di iscrizione all’Albo dei periti industriali e dei periti industriali laureati, entro il 31 dicembre 2009 all’indirizzo e-mail eppi@mclink.it.

articolo 5

Sono ammessi lavori pubblicati su testate cartacee, radio-televisive e on-line e anche non pubblicati. I testi/servizi dovranno pervenire entro il 31 dicembre 2009 al seguente indirizzo: Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati, Piazza della Croce Rossa 3, 00161 Roma

articolo 6

I testi/servizi pervenuti saranno esaminati dalla Giuria. All’autore, ritenuto ad insindacabile giudizio più meritevole, verrà offerta l’opportunità di seguire un Master per operatore editoriale.

articolo 7

La Giuria è presieduta dal presidente CNPI e dal presidente EPPI. È composta da tre giornalisti professionisti scelti dal Consiglio nazionale dei periti industriali e periti industriali laureati e dal Consiglio di indirizzo generale dell’Ente di previdenza dei periti industriali e periti industriali laureati.

articolo 8

Il premio verrà assegnato, in occasione della seconda edizione della Giornata della stampa e della comunicazione, nel corso di una cerimonia pubblica. La data della cerimonia di premiazione sarà comunicata a mezzo stampa e pubblicata sui siti www.eppi.it e www.cnpi.it.

articolo 9

La partecipazione al concorso implica l’accettazione e il rispetto degli articoli contenuti nel presente bando e del giudizio insindacabile della Giuria.


L’esperienza conta.

Soprattutto nei PRPHQWLGLɶFLOL

Sappiamo che questi sono momenti difficili per tutti i risparmiatori. In 80 anni abbiamo superato le condizioni più avverse e oggi beneficiamo dell’esperienza maturata per affrontare con razionalità le crisi dei mercati. Riteniamo fondamentale essere vicini ai nostri clienti per dare loro supporto e tranquillità. In momenti come questi, l’esperienza conta.

Per informazioni: 800.551.552 www.pioneerinvestments.it Pioneer Investments è il marchio che contraddistingue le società di gestione del risparmio del Gruppo UniCredit. I prodotti Pioneer Investments sono disponibili presso le migliori banche ed i più qualificati intermediari finanziari. Avvertenze: prima dell’adesione leggere il prospetto informativo a disposizione presso i soggetti incaricati del collocamento. Edizione: maggio 2009.


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