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04/2006

BUONA COMPLEMENTARE A TUTTI Parla Giovanni Geroldi, neo presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale

UN DECENNALE A COLORI periodico trimestrale

valida dal 24/01/2006

magazine

Magazine

Aut. DR/CB Centrale/PT Magazine Editori/n.209/2006

Report fotografico sul Decennale degli Enti del 103

PERCHÉ INNALZARE IL CONTRIBUTO INTEGRATIVO Chiedere un concorso al costo del lavoro

ITINERARI S-cultura moderna nella fabbrica di turbine

ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI


SOMMARIO

04/2006

EPPI Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati Piazza della Croce Rossa 3 00161 ROMA Tel. 06 44001 Fax 06 44001222 e.mail eppi@mclink.it www.eppi.it

Editoriale Facciamoci sentire.

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L’intervento Linee contrastanti

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L’intervista Buona complementare a tutti

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Blocnotes Gli appuntamenti da ricordare

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Un decennale a colori Report fotografico sul decennale degli Enti del 103

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F.A.Q. Le domande che tutti fanno

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Perchè innalzare il contributo integrativo Chiedere un concorso al costo del lavoro

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La zattera Le parole difficili

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Filo diretto Due lettere degli iscritti per capire la previdenza Eppi

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Itinerari S-cultura nella Fabbrica di Turbine

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Spazio Cig Passo dopo passo

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L’intruso L’ingrato compito del Signor B.

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Il periodico EPPInforma ed il sito www.eppi.it sono realizzati dall’Ufficio Stampa dell’EPPI

Stampa Edigraf Editoriale Grafica Via E. Morosini, 17 00153 Roma

Direttore responsabile Giuseppe Jogna

Realizzazione grafica e Web master Sipre 103 S.p.A. Via Emanuele Gianturco, 11 00196 Roma

Comitato tecnico Renato Arena, Luciano Cocito, Roberto Contessi, Alfonso Fornasini, Dario Torbianelli Progetto grafico Tiziana Mazzuca, Claudio Serafini

Autorizzazione del tribunale di Roma 186/200 in data 07.05.04

Tiratura 15.200 copie Finito di stampare nel mese di Dicembre 2006 Le immagini della rivista ritraggono la Fondazione Pomodoro, spazio espositivo che accoglie la mostra permanente di Arnaldo Pomodoro e varie esposizioni o installazioni temporanee. Ringraziamo la Fondazione per la ricerca e la gentile concessione all'uso delle immagini di Vaclav Sedy e ringraziamo ugualmente Bruno di Nunzio per le sue fotografie e la disponibilità nella ricerca iconografica.

EPPInforma è stampato su carta ecologica riciclata Fedrigoni Collezione SYM – Symbol Freelife Satin “Ogni foglio salva una foglia”


Editoriale Facciamoci sentire. La previdenza dei professionisti si è fatta sentire. I due Decennali dedicati alla previdenza privata organizzati tra Ottobre e Novembre, lo stesso tema ancora al centro di incontri e dibattiti tra cui quello organizzato a Roma il 28 novembre, sono tutti segnali chiari della sua presenza. La previdenza privata non costituisce solo un “esperimento importante”, come a volte è stato ripetuto, ma una concreta realtà gestionale, in grado di prendersi carico del futuro previdenziale di una platea da un milione di iscritti, senza contare l’impegno forte per lanciare le forme di sostegno integrativo: da una parte la previdenza complementare e dall’altra parte l’assistenza sanitaria integrativa. E poi un mondo che non resta a guardare: pone le sue richieste, oggi ancora più impellenti per aggiornare le regole della riforma Dini la quale oramai, a distanza di dieci anni, mostra qualche smagliatura. La platea dei professionisti ha partecipato, anche se le discussioni e gli impegni sono passati sui mezzi stampa non senza qualche difficoltà. Il dibattito dalle sale delle manifestazioni è passato ai giornali, poi ai siti degli enti di previdenza organizzatori e la politica, invitato di riguardo alle due manifestazioni, ha risposto. Il ministro Damiano intende presentare un mini testo normativo per ampliare l’autonomia delle Casse ed è di questo che tratta l’intervento di Giuseppe Jogna nel suo editoriale. Intorno al testo Damiano abbiamo aperto tre spazi informativi. Anzitutto abbiamo chiesto a Giovanni Geroldi, presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, un parere tecnico sulle richieste avanzate dagli enti di previdenza di nuova generazione. In secondo luogo, presentiamo a pagina 12, curandone tutti gli aspetti fondamentali, la questione dell’innalzamento del contributo integrativo. Infine a pagina 8 diamo spazio ad un report fotografico sul Decennale di ottobre, quello organizzato dall’Eppi insieme agli altri enti nati nel 1996, e con una galleria di immagini cerchiamo di restituire l’atmosfera delle due giornate dei lavori: aspettative, commenti e interventi. La rivista contiene altri due momenti. Nel primo apriamo un dialogo diretto con i nostri iscritti, pubblicando due lettere e due risposte dell’Eppi che rinforzano il filo diretto lanciato con le Faq, però in modo più ampio e dando voce a questioni più specifiche. Nel secondo riportiamo la voce del Consiglio di indirizzo generale che ci aggiorna rispetto a due modifiche regolamentari, una sul riscatto e l’altra sull’approvazione dell’ultimo regolamento per accedere a particolari agevolazioni. Gli Itinerari, infine, ci fanno passeggiare a Milano in modo insolito. Parliamo della Fondazione Pomodoro che rappresenta un modo per recuperare uno spazio industriale in modo da adattarlo ad una mostra permanente ma allo stesso tempo in continuo cambiamento. Le opere dell’artista italiano, infatti, vengono ruotate regolarmente all’interno di ambienti che rimangono, nella loro essenzialità, sempre simili a se stessi. Questa è la sfida della previdenza professionale: uno spazio stabile per accogliere la dinamicità della professione.


LINEE CONTRASTANTI di Giuseppe Jogna el giro di poco tempo, la previdenza privata ha organizzato due appuntamenti importanti per riflettere e rilanciare proposte di modifiche dell’attuale assetto regolamentare. Prima il Decennale delle Casse di nuova generazione, a Roma il 18 e 19 ottobre, e poi il Decennale dell’Adepp, associazione che rappresenta tutta la previdenza privata, il 23 novembre sempre a Roma. Cosa abbiamo chiesto? Meno tasse a carico degli enti di previdenza, per poter destinare importi più interessanti sui conti previdenziali degli iscritti, e almeno le Casse di nuova generazione, tra cui l’Eppi, vorrebbero qualche aggiustamento alla riforma Dini del 1995: la possibilità di chiedere una mano al costo del lavoro per rendere le pensioni dei professionisti più cospicue innalzando il contributo integrativo; sempre allo stesso fine, la possibilità di redistribuire sui conti pensionistici una parte delle riserve risparmiate in questi anni attraverso una gestione attenta. Sono tre richieste ragionevoli, a vantaggio degli iscritti cui tutte le Casse curano la previdenza obbligatoria, che accolgono di solito il favore degli interlocutori parlamentari invitati a convegni e dibattiti. Poi, però, quando i riflettori sono spenti, le volontà politiche si affievoliscono.

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n questi giorni, si discute e si è discusso di un emendamento presentato dal ministro del lavoro e della previdenza sociale Cesare Damiano. Lo ha portato il senatore Battafarano a nome del ministro in entrambe le manifestazioni e, in un primo momento, sembrava che il testo dovesse entrare all’interno della legge Finanziaria 2007, nel corposo articolato che ha ricevuto in novembre la fiducia alla Camera. Però in quell’articolato l’emendamento non era presente. Se il testo fosse stato approvato, allora, tra le altre cose, si sarebbe potuto affrontare la questione dell’adeguatezza delle pensioni la quale resta il nervo scoperto del sistema contributivo imposto dalla riforma Dini. Nel mentre questa rivista sta andando in stampa, Battafarano ha dichiarato che quell’emendamento sarà ripresentato nella Finanziaria per la fiducia al Senato, anche se bisogna ammettere un clima palpabile di incertezza.

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Anche l’eliminazione della “doppia tassazione”, la prima delle tre richieste di cui abbiamo sopra parlato, è stata affrontata in questi giorni da Giovanni Geroldi, voce esperta sulle scelte della maggioranza in termini di previdenza. Non nell’intervista riportata nella pagina seguente, ma a margine di un convegno milanese, Geroldi ha dichiarato che il ministro Damiano ha caldeggiato la formazione di una commissione che, per dirla in modo spiccio, sta facendo i conti dello Stato. Se si faranno pagare meno tasse agli enti di previdenza privati, e si eliminerà la doppia tassazione, bisogna capire quanti soldi in meno entrano alla finanza pubblica e dove trovare le risorse alternative per eliminare un doppio prelievo che pur tutti giudicano iniquo. Le frasi di Geroldi sono il segno che la maggioranza si sta muovendo, ma che certo rimane sempre un alone di eventualità, dato che anche la scorsa legislatura aveva dichiarato il suo forte impegno su questo fronte e poi non se n’è fatto nulla. l senatore Battafarano, sulle poltrone dei due eventi, ha trovato in un caso una opposizione aperta ad appoggiare iniziative comuni, qualora in continuità con il passato governo, e nell’altro caso degli esponenti molto più agguerriti, che hanno criticato l’atteggiamento del governo nei confronti della possibile riforma delle professioni caldeggiata da Mastella, che spinge verso un riconoscimento degli Ordini e delle associazioni entro un sistema duale. Se verrà approvata questa riforma che sembra percorrere la stessa linea del decreto Bersani, ritengo che passi una linea di indebolimento del sistema ordinistico e, con esso, di sfiducia nei confronti del sistema della previdenza privata. La disponibilità del senatore Battafarano e la linea che Geroldi traccia nelle pagine di questo numero sono di rispetto verso la gestione privata della previdenza, ma, allo stesso tempo, è importante vigilare per capire se la composizione delle diverse linee politiche presenti nella maggioranza produca poi un vettore complessivamente favorevole oppure sfavorevole. Questo sia per il mondo della previdenza privata sia per tutto quello delle professioni in genere.

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BUONA COMPLEMENTARE A TUTTI Parla Giovanni Geroldi, neo presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale n parte si vede che il suo insediamento è avvenuto da poco e Giovanni Geroldi ci tiene a mantenere un suo profilo tecnico. Nelle stanze del ministero romano, a via Flavia, si muove come chi è abituato a fare ricerca, perché Geroldi è soprattutto un attento studioso di materia previdenziale: insegna Scienze delle finanze ed Economia pubblica all’Università di Parma e quando parla ti fa capire veramente le cose.

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Cosa comporta? Spesso usiamo una parte degli ammortizzatori sociali per supplire alla mancanza di un reddito di base. Tale distorsione provoca un effetto a catena: una parte degli ammortizzatori servono a coprire la spesa di integrazione dei redditi e una parte consistente della spesa pensionistica serve a coprire la mancanza degli ammortizzatori. Non se ne esce.

Professore, ultimamente si fa un gran discutere della spesa pensionistica italiana: è davvero così alta? La spesa pensionistica italiana è oggettivamente alta perché rappresenta una quota rilevante della spesa per il Welfare. Tuttavia, i valori italiani di spesa per la protezione sociale sono sotto la media europea, meno di Germania, Francia, Regno Unito. Dunque, direi no al taglio pregiudiziale allo stato sociale, ma sì al riequilibrio delle voci di spesa.

È necessaria una “riforma” della previdenza? Paolo Onofri, in passato consulente di Romano Prodi, qualche settimana fa consigliava di non parlare di riforma bensì di aggiustamenti, perché la riforma è già stata fatta nel 1995 ed è la riforma Dini. La Dini ha direttamente legato l’ammontare delle prestazioni alla carriera contributiva e questo è un principio di equità piuttosto importante.

Cosa intende per riequilibrio? Riequilibrio vuol dire che noi abbiamo due voci sostanzialmente deboli: il sostegno al reddito delle persone disoccupate o con orario ridotto e la totale assenza di qualsivoglia forma di sostegno al reddito di base, quello sociale di natura assistenziale.

È il metodo contributivo applicato dall’Eppi. Esattamente, forse il metodo più equo che possa essere applicato. Restiamo al sistema pubblico: come affrontare la spesa pensionistica dovuta al progressivo smaltimento di coloro che si pensionano ancora con il sistema retributi-


vo? I tecnici lo chiamano il problema della”gobba”. La gobba dipende da fattori che hanno poco a che fare con la riforma e che semmai implicano misure correttive del vecchio sistema. La gobba, cioè il temporaneo rialzo del rapporto tra spese pensionistiche e Prodotto interno lordo (Pil), pesa un punto, un punto e mezzo, di Pil. Se noi avessimo la finanza pubblica più solida, non sarebbe neanche un grandissimo problema. Per le pensioni ancora calcolate col metodo retributivo, per contro, credo sia inevitabile incentivare i lavoratori anziani ad andare in pensione un po’ più tardi, creando un po’ di risparmio per lo Stato. Dunque innalzare l’età pensionabile? Pensi che le pensioni di anzianità non avevano prima nessun limite di età, quindi abbiamo mandato per molti anni in pensione persone addirittura al di sotto dei 50 anni, per non dire del settore pubblico dove c’erano le baby pensioni. Poi abbiamo introdotto un limite di età che è di 57 anni. Alzare progressivamente questo limite di età conterrebbe la cosiddetta “gobba”. Questa non è la linea del Ministro Ferrero Capisco le obiezioni ma mi sembra non ci siano vie di uscita. Nella Dini uno dei meccanismi fondamentali che garantisce l’equilibrio è l’adeguamento del calcolo della pensione in relazione all’allungamento dell’aspettativa di vita. Dal 1995 ad oggi quell’aumento si attesta ad oltre 2 anni, e negli ultimi 40 anni è stato di quasi 2 anni ogni 10. Questo mette in difficoltà il sistema pensionistico. Mandare in pensione i lavoratori più tardi è dunque necessario, ma con quali criteri? Ovviamente c’è la questione del lavoro usurante, a cui si riferiscono molte delle perplessità di Ferrero. Il problema è che c’è una oggettiva difficoltà a descrivere quali sono i lavori socialmente usuranti. Ma uno sforzo serio credo debba essere fatto. Però non si può ignorare che il quadro di riferimento del mondo del lavoro non è quello dell’industrializzazione degli anni cinquanta e sessanta. Si creano continuamente forme di lavoro nuove sia per contenuti professionali che per tipologie contrattuali: queste hanno diritto a ricevere protezione ed è a loro che dobbiamo guardare per mantenere alto il livello di protezione sociale.

Sarà per la mancanza di tali sicurezze che i giovani temono per la loro pensione? Innanzitutto un giovane dovrebbe avere maggiore confidence, cioè sentirsi tranquillizzato dal fatto che una riforma, come quella che fu fatta dal governo, è una riforma che garantisce la sostenibilità finanziaria. Questo vale anche per l’Eppi: la Cassa non rischia di saltare, la pensione è garantita e questo è un primo punto. Il secondo è che per potere avere pensioni decenti si dovrà pensare di lavorare in età più avanzata a detta di tutti gli osservatori tecnici. L’allungamento della vita produce un arco di tempo attivo che aumenta gradatamente. Sarà abbastanza normale pensare di lavorare fino verso i 65 anni e forse anche fino ai 70. Il timore dei giovani per le pensioni future non ha dunque motivo di esistere? È comprensibile per un altro motivo. In Italia negli ultimi anni abbiamo riscontrato un incremento delle forme di lavoro discontinuo. Questo per i giovani è effettivamente un elemento di grande rischio e su questo i giovani si devono organizzare per fare richieste. Bisogna pensare a dei sistemi che rafforzino la capacità di contribuire per chi esercita attività di tipo intermittente. E dunque? Bisogna integrare il loro reddito futuro. In che modo? Un trattamento di disoccupazione è un’integrazione del reddito corrente. Un trattamento di disoccupazione con contribuzione figurativa è un’integrazione anche di reddito futuro. Costa di più alla spesa sociale, è vero, però vuol dire che una parte di reddito te lo do adesso, e la parte di contribuzione figurativa è un reddito che non ti do subito ma lo accantono per quando andrai in pensione. Da giovane, in momenti di perdita del posto di lavoro, puoi comunque cercare di trovare un altro lavoro. Da anziano è tutto molto più complicato. Per aiutare ad essere previdenti quali sono le frecce all’arco del legislatore? Incentivare il risparmio previdenziale con una tassazione agevolata e in parte agevolare anche la tassazione sulla pensione. La minore liquidità attuale va premiata con dei meccanismi di incentivo.

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La previdenza di nuova generazione, come l’Eppi, sta chiedendo di poter rivalutare i montanti degli iscritti con un parametro che garantisca un minimo ma conceda rivalutazioni più importanti nei periodi in cui i rendimenti finanziari dell’Eppi siano migliori. Il senatore Battafarano si è dichiarato disponibile al Decennale di ottobre. Nei decenni di operatività della riforma Dini, il tasso di rendimento è stato di un punto e mezzo reale più l’inflazione, in anni in cui il Prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto relativamente poco. Questo vuol dire che il parametro di rivalutazione (la media quinquennale del Pil) sancito dalla Dini non è andato molto lontano dai rendimenti delle attività finanziarie del mercato. Non bisogna dimenticare che tutte le gestioni di portafoglio hanno elementi di soggettività e comportano, chiaramente, dei carichi di responsabilità maggiori. Non sono pregiudizialmente contrario a modificare alcune regole, anche se non bisogna pensare che l’autonomia delle Casse sia una specie di panacea per tutti i problemi. Un’altra richiesta discussa al Decennale è stata quella di poter innalzare il contributo integrativo, per poter irrobustire le pensioni degli iscritti, eliminando il tappo che ora lo vincola al 2%. Quel tappo lo facciamo saltare per Capodanno? A questo proposito ci sono correnti di pensiero diverse e qui il discorso diventa estremamente tecnico. Da alcune parti viene sollevato il dubbio che questo potrebbe causare un effetto inflattivo, perchè tale maggiorazione verrebbe scaricata sul valore della prestazione, mentre secondo altri non c’è differenza sostanziale rispetto a qualunque altro aumento di aliquota.

nanziaria alla previdenza privata e pensioni dignitose ai professionisti. È una via percorribile? Io credo che in questo momento si è correttamente definita la previdenza complementare come un elemento di sistema del modello previdenziale italiano. I calcoli sull’adeguatezza fatti in questi anni mostrano che ci sarà una riduzione di quello che si chiama “tasso di sostituzione” della copertura, cioè del rapporto tra pensione e reddito da lavoro di un certo numero di punti percentuali. Questo gap può essere almeno parzialmente limitato dalla previdenza complementare. Incentiviamo la previdenza complementare? Questo è un dato di fatto. La previdenza complementare è vero che è volontaria, quindi è una facoltà e non una obbligatorietà, però è una volontarietà che riceve molta spinta, è un elemento di sistema per garantire un futuro previdenziale più tranquillo. Quale complementare scegliere? All’interno del “secondo pilastro” esistono più soluzioni che vanno da quella negoziale – come si usa dire – con i grandi fondi categoriali, a quella che prevede i piani di investimento individuale di tipo previdenziale (i “Pip”). Se da un lato si deve guardare con favore all’apertura di questi fondi perchè introducono concorrenzialità, per un altro verso questo processo rischia di causare quella che alcuni definiscono l’eccessiva finanziarizzazione della previdenza. C’è il rischio che elementi di sicurezza e garanzia vengano un po’ dimenticati per strada.

Ma lei è favorevole o contrario? Favorevole, ma questo è il mio punto di vista e io non sono il legislatore.

Come si potrebbe rimediare? Io sono favorevole che un soggetto privato come l’Eppi, il quale si occupa già della previdenza obbligatoria dei periti industriali, si organizzi anche a favore della loro previdenza complementare, avvalendosi della relazione che già esiste tra la Cassa e l’iscritto. Quando lei dà i soldi ad una finanziaria, può solo sperare che la finanziaria vada bene, ma lei non è una sua parte attiva. Se lei dà dei soldi alla sua Cassa di previdenza, si affida ad un ente che conosce e con cui ha un discreto livello di interazione.

Guardiamo al futuro. Alcuni insistono per un sistema misto, a metà tra retributivo e contributivo, per garantire una sostenibilità fi-

Buona complementare a tutti? Buona complementare in particolare ai giovani periti industriali.

Spieghiamo meglio. Il contributo integrativo è formalmente a carico del committente. Quanto più il potere negoziale del professionista è alto, tanto più l’aumento è caricato effettivamente sul committente e da questi, eventualmente, sui prezzi.


Blocnotes Gli appuntamenti da ricordare

FELICI FESTE DI FINE ANNO Consueti ma sentiti auguri di fine anno e di buon inizio 2007 per tutti i periti industriali, con l’auspicio di trascorrere il periodo natalizio nel modo migliore. AGGIORNATI I TASSI PER ACCENDERE PRESTITI PERSONALI Da 6,75 a 6,95 i tassi che la Banca Monte dei Paschi e la Consum.it applicheranno ai nuovi prestiti personali convenzionati a favore dei periti industriali, dei loro familiari e dei loro dipendenti. L’asticella più in alto è scattata il 30 novembre 2006. ESTRATTO CONTO IN ARRIVO È in arrivo l’estratto conto Eppi. Per il 2006, la scelta è stata quella di recapitare in tempo utile i bollettini per il versamento postale e di inviare in un secondo tempo l’estratto conto. Questo per due ragioni. PERCHÈ?

Anzitutto, per distinguere le due operazioni con chiarezza: quella di versamento degli acconti, calcolati dall’Ente, e quella di consultazione dell’estratto conto Eppi. In secondo luogo, perché l’estratto conto è disponibile sull’Area riservata per tutti gli iscritti che ne volessero prendere visione, digitando semplicemente la password in dotazione.

AREA RISERVATA

In questo senso, è importante sensibilizzare tutti i professionisti iscritti a non limitare la verifica delle informazioni previdenziali solo in occasione del pagamenti ma a curare la propria posizione previdenziale come un conto bancario, così da poter operare tutte le scelte opportune per rendere la propria pensione più interessante. OCCHIO ALLA PASSWORD

ATTENZIONE

La password di accesso all’Area riservata è personale, non può essere ceduta e deve essere custodita secondo la vigente normativa privacy. Il professionista possessore della password assegnata è unico responsabile di eventuali accessi al sito da parte di persone non autorizzate che la utilizzino. Raccomandiamo dunque un uso accorto dell’accesso all’Area riservata personale e ai propri dati.

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UN DECENNALE A COLORI Report fotografico sulle giornate di Roma Il Bilancio consuntivo 2005 sarà interamente consultabile sul sito www.eppi.it

a concertazione, il mettersi d’accordo è il punto di partenza per far sì che le cose cambino. Giuseppe Jogna al decennale di Ottobre a Roma ha concluso la tavola rotonda rivolgendo alle autorità politiche la richiesta di concertazione, la possibilità per le Casse giovani di essere ascoltate affinché il paradigma della riforma Dini meglio si adatti alle esigenze previdenziali di una platea di circa ottantamila iscritti. Nelle due giornate romane gli argomenti di discussione sono stati davvero tanti: l’autonomia, la possibilità di togliere il sigillo al contributo integrativo, l’eliminazione della doppia tassazione, la previdenza complementare, la riforma degli ordini.

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La discussione e il confronto, si sa, sono fonte di crescita e la nutrita platea di partecipanti del mondo istituzionale e politico,

accademico, giornalistico e professionale ha sicuramente rappresentato un primo ed importante risultato. La previdenza è un tema dell’agenda politica del governo Prodi e, se a discuterne sono governanti e governati, di norma si ottiene un migliore contemperamento degli interessi. vero che il ministro Damiano, come confermato dall’ospite Battafarano, ha promesso una “manutenzione” della riforma a partire da Gennaio 2007, ma appunto perchè la revisione verifichi e migliori anche la previdenza professionale è stato opportuno discutere con gli interlocutori politici.

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Tra le personalità istituzionali e i governanti, nel senso di personalità politiche che hanno detto la loro all’Hotel Excelsior, ma – quel che più conta – che sono in grado di ripeterla all’interno del Palazzo, erano presenti:


Giovanni Battafarano Capo della Segreteria tecnica del Ministro del lavoro e della previdenza sociale Alberto Brambilla Ex Sottosegretario al Ministero del Welfare Maria Teresa Ferraro Direttore generale per le politiche previdenziali presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Giovanni Geroldi Presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale Perluigi Mantini Responsabile per le professioni DL-Margherita Maurizio Sacconi Capogruppo di Forza Italia e membro della Commissione lavoro al Senato

Alberto Brambilla

Tiziano Treu Presidente della Commissione lavoro al Senato Lo sbandieratore Battafarano Oggetto di desiderio della seconda giornata è stato un foglio il cui contenuto ha attirato l’attenzione di tutti i presidenti. Giovanni Battafarano ha infatti parlato di un emendamento da inserire in finanziaria per concedere maggiore autonomia alle Casse. La previdenza e il futuro I cinque enti oltre ad aver spento insieme le dieci candeline hanno dimostrato di essere una realtà economica di cui il mondo politico deve tener conto. La previdenza è il pane del futuro, il metodo contributivo il lievito e oggi è il tempo della panificazione.

Giovanni Battafarano mostra il testo di legge da presentare

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10 Francesco Maria Amoruso

Andrea Vianello

Giovanni Battafarano

Maurizio Sacconi

Giuseppe Jogna


F.A.Q. Le domande che tutti fanno

In questo spazio intendiamo aiutare i nostri iscritti, cercando di fornire delle risposte ai loro quesiti più ricorrenti. È un luogo per chiarire i vostri dubbi ma anche per saperne di più. Nel 2006 ho chiuso la mia attività professionale e conosco già i redditi che ho conseguito: questi risultano inferiori rispetto a quelli dichiarati per l’anno precedente. Ho pagato l’acconto di novembre calcolando il 60% sulla base dei contributi dovuti per il 2006. Mi saranno applicate delle sanzioni? No, assolutamente. Il Regolamento prevede che un professionista può determinare l’acconto direttamente sui contributi dell’anno in corso qualora sia a conoscenza che i redditi e/o il volume d’affari conseguiti siano inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente. Quest’anno ho compiuto 65 anni e continuo ad esercitare l’attività professionale. Ho ricevuto il bollettino dell’acconto compilato con l’importo del contributo soggettivo calcolato sul 60% dell’anno precedente, ma io non vorrei continuare a pagarlo. Cosa devo fare? Lei deve pagare il contributo soggettivo solo per il periodo che va dal 1 gennaio 2006 fino alla data di compimento del 65esimo anno di età. Se lei non conosce ancora il reddito per il 2006, deve, comunque, eseguire il pagamento sulla base dei contributi dell’anno precedente. Se, invece, lei conosce i redditi per il 2006, può ricalcolare l’acconto così: • deve dividere il reddito conosciuto per il numero di mesi di attività svolta nel 2006 • moltiplicare l’importo ottenuto per il numero dei mesi da Gennaio fino al compimento del 65esimo anno di età • calcolare sull’importo ottenuto il 10% che corrisponde al contributo soggettivo per l’intero anno • infine, calcolare sulla cifra così ottenuta il 60% da pagare in acconto. Ho erroneamente contribuito alla gestione separata Inps dal 1998 ad oggi pur esercitando esclusivamente la libera professione di perito industriale. Come posso regolarizzare la mia posizione nei confronti dell’Eppi? Lei dovrà, innanzi tutto, iscriversi all’Eppi e presentare i modelli Eppi 03 denunciando i redditi prodotti dall’esercizio della libera professione. Presenterà, quindi, una richiesta di cancellazione dalla gestione separata Inps chiedendo il rimborso dei contributi che per errore ha versato. Una volta fatto questo, trasmetterà all’Eppi una copia della domanda di rimborso e dell’estratto conto contributivo Inps, grazie alle quali sarà possibile accertare le somme effettivamente versate. A questo punto gli uffici Eppi sospenderanno il recupero dei contributi dovuti all’ente, fino a raggiungere quelli versati per errore alla Gestione separata, nell’attesa che vengano a lei restituiti. Tenga conto che la sospensione riguarda esclusivamente quanto già versato all’Inps. Infine, dopo che lei verserà all’Eppi i contributi restituiti dall’Inps, la sua posizione sarà regolare. ESEMPIO

Lei deve all’Eppi contributi per 5.000,00 euro e ne ha versati all’Inps 4.000,00. Dovrà, quindi, versare immediatamente solo 1.000,00 euro; i rimanenti 4.000,00 li verserà entro una settimana dal rimborso Inps.

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PERCHÉ INNALZARE IL CONTRIBUTO INTEGRATIVO Chiedere un concorso al costo del lavoro l tema dell'aumento del contributo integrativo riceve spesso un'accoglienza tiepida, se non addirittura contrastata, presso gli stessi professionisti periti industriali, un po' perché non è sempre chiaro di cosa si tratti un po' perché magari, davanti alla parola "aumento", sale una resistenza per il timore di dovere pagare di più. Merita allora capire bene quale sia il senso della proposta Eppi e come l'aumento del contributo integrativo è da interpretare secondo due binari: per un verso è un gesto di mutuo scambio con la collettività e, per un altro verso, è un passaggio importante per rendere più significativi gli importi pensionistici.

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Cos'è il contributo integrativo Esplicitiamo prima il dato previdenziale. "Integrativo" è quel contributivo che ammonta ad una percentuale del fatturato di ogni iscritto Eppi, che non va nel suo

salvadanaio (il "montante") ma che dovrebbe servire a coprire le spese di gestione dell'ente di previdenza. L'integrativo non va nel salvadanaio del professionista perché è un contributo versato dal perito industriale semplicemente in veste di intermediario. Il committente cioè versa il contributo integrativo all'ente di previdenza passando per il professionista. In termini economici, però le cose vanno viste da un diverso punto di vista. Il contributo integrativo rappresenta per il committente una parte del "costo del lavoro" di cui si avvale, cioè una spesa legata al professionista che offre un certo servizio. Ricordiamoci di questo passaggio importante che riprenderemo in seguito. La percentuale del contributo integrativo per i periti industriali è fino ad ora fissata per legge: equivale al 2% del fatturato. L'Eppi ne sta chiedendo però con for-


Rimane nondimeno la misura di grandezza, che ci deve far riflettere almeno su due elementi. Prima riflessione: il conto previdenziale per un perito industriale deve diventare familiare quanto lo è il suo conto corrente bancario, così da seguire l’uno tanto regolarmente quanto di solito si fa con l’altro. Questo perché nel metodo contriCosa vuol dire adeguatezza La Cassa di previdenza a favore dei peri- butivo la pensione è legata esclusivati industriali ha svolto una ricerca: è an- mente all’entità del conto previdenziale, data a chiedere alla concorrenza, cioè cioè al “montante”. alle assicurazioni, come si comportino Seconda riflessione: bisogna rendere con i loro clienti in termini di importi as- l’importo del montante più importante, sicurativi. Se un perito industriale – ab- in modo però da non gravare esclusivabiamo chiesto – accende una pensione mente sui redditi dei liberi professionisti. Questo non significa, integrativa, quale tipo di trattamento riBisogna individuare sia chiaro, che non resti necessario perceve? risorse che seguire tutte le forIl fine era quello di incrementino me volontarie di vercapire se il meccaniil conto samento in misura smo previdenziale che l’Eppi applica previdenziale senza maggiore dell’aliquota obbligatoria. avesse qualcosa di pesare Anzi, l’Eppi, come particolare, mentre esclusivamente molti altri enti di la richiesta di consui redditi del previdenza privati, fronto con un sogmette a disposizione getto assicuratore professionista una serie di aliquote privato mirava a capire come si comportano coloro che de- a scelta per permettere all’iscritto di vono garantire rendimenti in linea con il scegliere quanto optare per la pensione. mercato, dato che le assicurazioni svol- Però, il sistema contributivo necessita di gono una funzione sempre previdenziale alcuni passaggi legislativi e regolamenpur se non obbligatoria ma lasciata all’i- tari utili a ottenere una maggiore adeguatezza della rata pensionistica senza niziativa del singolo. Dopo aver discusso con una serie di pesare unicamente sui redditi del proesperti consulenti internazionali, ab- fessionista. Questo rappresenta lo snodo biamo concluso che un assicuratore è del ragionamento. in grado di garantire una rendita di 800 euro mensili a fronte di un versamento Via il sigillo costante per 40 anni di 5000 euro al- Molti altri enti previdenziali privati non hanno un sigillo al contributo integratil’anno. Ognuno di noi è opportuno che tenga a vo, cioè possono fissare la percentuale mente queste cifre, perché conosce be- in modo autonomo anche se attentane i propri redditi, anche se l’indicazione mente giustificato. Questo non è conmedia che emerge dalla consegna an- cesso agli enti come l'Eppi nati con la nuale della dichiarazioni dei redditi ai fi- riforma Dini. Per prima cosa, deve essere dunque tolto il sigillo per una ragione ni Eppi parla chiaro. Il reddito medio dei professionisti periti di equità. industriali non può sostenere un prelie- A che fine, però? L'Eppi vuole chiedere vo previdenziale annuale pari a quello di poter innalzare il contributo integratiindicato, escluso in casi particolarmente vo almeno del 2% e poter indirizzare la maggiorazione direttamente sui conti felici. za una modifica, che intervenga in due modi: non renda più quella percentuale fissa e non obblighi più destinare l’intero contributo integrativo a coprire le spese di gestione. Prima di andare avanti, introduciamo a questo punto un ulteriore elemento.

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previdenziali degli iscritti. Ogni perito industriale verserebbe così di tasca sua il 10% del reddito e, in più, avrebbe un bonus da parte dei suoi committenti di un 2%, calcolato sul fatturato, direttamente da girare nel suo salvadanaio. Considerando che in media il fatturato è il più alto o quasi il doppio del reddito, quel 2% in più varrebbe circa un 3,5% rapportato al reddito, portando il valore complessivo del contributo per la pensione dal 10% al 13,5% continuando a versare sempre il 10%. Dal portafoglio del professionista, cioè, esce sempre un importo pari al 10% del reddito, ma nel conto previdenziale arriva di fatto il 13,5%.

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periti industriali è di per sé autonomo e dunque autosufficiente. Se questi aggettivi sono tutti corretti per il sistema Eppi, però è anche vero che tante altre categorie, versando appunto il 10% del reddito, godono ugualmente di un concorso nelle loro pensioni. Prendiamo tre casi. Ai lavoratori dipendenti, ad esempio, viene applicata una trattenuta Inps del 32,7%, ma la quota a loro carico risulta effettivamente meno del 10% perché per gli altri 2/3 concorre il datore di lavoro. Allo stesso modo, gli iscritti alla Gestione separata Inps versano grosso modo il 19% del reddito di contributi previdenziali, ma possono rivalersi sempre per 2/3 sul datore di lavoro.

Attualmente Percentuale di contributo 10% del reddito 2% del fatturato

Tipo di contributo Contributo obbligatorio Contributo integrativo

Destinazione Conto previdenziale Spese di gestione

Se si leva il sigillo Percentuale di contributo 10% del reddito 2% del fatturato

Tipo di contributo Contributo obbligatorio Contributo integrativo

Destinazione Conto previdenziale Conto previdenziale

Contributo integrativo

Spese di gestione

(cioè circa il 3,5% del reddito)

2% del fatturato

Proprio ritornando a quanto detto prima, si tratta di chiedere un modesto aiuto da parte del costo del lavoro alle nostre pensioni, proprio come i liberi professionisti, tramite l’imposizione fiscale, contribuiscono in modo ben più sostanzioso alle pensioni del sistema pubblico. I passaggi Ovviamente, questo aggiornamento delle regole sancite dieci anni fa implica tre passi normativi: occorre togliere il sigillo, occorre elevare la percentuale dell’integrativo al 4% ed occorre poter indirizzare almeno la metà del nuovo importo sui conti degli iscritti. Oggi non è possibile farlo e non c’è dubbio che occorra rispondere alle domande della politica, la quale chiede perché mai si debba beneficiare di un concorso del committente, dato che il sistema previdenziale dei

Infine c’è il caso dei professionisti già coperti da previdenza obbligatoria che devono comunque versare una tariffa agevolata del 10% alla Gestione separata Inps, ma anch’essi possono beneficiare di una rivalsa del 4% del fatturato sul committente, che rapportato al reddito diventa una percentuale interessante. Dunque, i professionisti non chiedono di diventare un’anomalia, ma anzi sono loro che di fatto versano una percentuale simile ad altre categorie ma che non ricevono lo stesso sostegno in alcun senso. I periti industriali hanno semplicemente bisogno di un concorso del costo del lavoro per rendere le loro pensioni più adeguate. Ecco un primo passo da compiere per individuare forme che possano sostenere il risparmio pensionistico oggi e subito.


La zattera Le parole difficili

Tutti i lettori della nostra rivista hanno diritto a capire, anche se gli argomenti che trattiamo a volte sono troppo tecnici. La patria di tale diritto è questa zattera di salvataggio, che cercherà di introdurvi ai temi della previdenza, perché è importante essere informati. Spiegare alcuni termini tecnici usati in questa rivista serve proprio ad alimentare il diritto e il piacere dell’informazione. Gli ammortizzatori sociali Sono strumenti per sostenere e tutelare il reddito di quei lavoratori dipendenti che si trovano a dover affrontare periodi più o meno lunghi senza lavoro o ad essere anticipatamente espulsi dal mondo del lavoro prima di poter accedere alla pensione. Esempi di ammortizzatori sociali sono la cassa integrazione e i contratti di solidarietà. VEDI

L’intervista a Giovanni Geroldi, pagina 4

Assistenza sanitaria integrativa È una forma di assicurazione che integra l’assistenza sanitaria di base a sollievo degli stati di malattia e dei grandi rischi che possono occorrere nella vita del professionista. Tutte le Casse dei professionisti stanno studiando dei pacchetti di servizi da mettere a disposizione degli iscritti, tra cui la possibilità di accendere una assicurazione sanitaria integrativa a condizioni particolarmente interessanti. Acconto e saldo L’acconto Eppi ammonta al 60% dell’intera contribuzione obbligatoria dell’anno precedente e va versato entro il 30 novembre di ogni anno. Il saldo Eppi ammonta invece alla parte residua che non si è pagata in acconto e va versato entro 30 giorni dalla scadenza del pagamento dell’Irpef (normalmente nel mese di luglio). Previdenza complementare Complementare è quella forma previdenziale che integra la pensione obbligatoria per ottenere a fine carriera due assegni pensionistici. La doppia rendita può permettere di conseguire complessivamente un importo pensionistico più importante. Per sua natura, rappresenta un modo efficace per diversificare il risparmio previdenziale. L’Eppi sta studiando, d’intesa con tutte le altre Casse dei professionisti, una modalità di previdenza complementare molto flessibile sia nei versamenti sia nella gestione. Il fine è quello di dare massima libertà nella scadenza delle rate e di ottimizzare le spese.

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Le lettere

FILO DIRETTO Due lettere degli iscritti per capire la previdenza Eppi Il punto Il nostro iscritto vorrebbe usufruire di una delibera Eppi che evita di applicare il cumulo dei redditi da pensione con altri redditi. La delibera Eppi, però, non può trovare applicazione in questo caso. Il perito subisce una diminuzione della pensione perché, cumulandone due, ha semplicemente aumentato il proprio reddito complessivo. Di conseguenza, sarà sottoposto ad un maggiore onere fiscale, cioè pagherà più tasse.

Sono titolare di una pensione Eppi e di una pensione Inpdap. A partire da Settembre 2006, il cumulo delle due ha comportato una diminuzione del mio assegno pensionistico. Questo è accaduto secondo quanto previsto dal decreto legislativo 314 del 1997. Avevo letto sulla rivista Eppinforma che l’Ente ha adottato una delibera che sta-

bilisce la compensazione al taglio del cumulo pensioni. Posso beneficiare di tale opportunità? Se così non fosse vorrei rinunciare alla pensione Eppi. LETTERA FIRMATA

Egregio perito, l’effetto penalizzante che lei lamenta è la conseguenza del suo reddito complessivo da pensione (pensione Eppi + pensione Inpdap) Il decreto legislativo 314/97 che lei cita, stabilisce che la tassazione Irpef avvenga sul reddito complessivo prodotto dal pensionato. Sarà poi il Casellario centrale dei pensionati Inps a ridistribuire l’impatto della tassazione proporzionalmente sui trattamenti pensionistici dei quali lei è titolare. Ciò al fine di non gravare maggiormente sulle pensioni più esigue. Il regime di cumulo di cui si parla in Eppinforma, invece, opera con riferi-


mento ad un diverso ambito. La legge previdenziale prevede che, se il pensionato ha anche altri redditi, la pensione possa essere diminuita. Ciò perché il perito in questo caso potrà contare per la propria sussistenza anche su altri introiti, ad esempio delle rendite da locazione o altre attività lavorative. È quest’ultimo il caso a cui si faceva riferimento in Eppinforma, mentre il suo caso segue semplicemente la legge fiscale. Le ricordiamo infine che alla pensione non si può rinunciare perché è un diritto irrinunciabile Il punto Un perito ci ha domandato come è possibile sanzionare un errore di previsione. L’Ente non può farne a meno per tutelare gli altri iscritti. Se l’importo versato in acconto si discostasse troppo da quanto effettivamente dovuto, l’Ente dovrebbe farsi carico di un eccessivo onere economico.

Sono un vostro iscritto, libero professionista a tempo pieno. Faccio riferimento ad una nota del Settore Contributi, conseguente ad una mia richiesta di rateizzare il contributo da versare a breve. Sono rimasto perplesso quando l’ufficio mi ha chiesto di pagare anche un interesse di mora per un mio errore di previsione su un futuro fatturato che all’epoca non avevo ancora realizzato. Se non regolarizzerò il mio debito, dunque l’Eppi non sarà nelle condizioni di permettermi la rateizzazione. Come è possibile sanzionare un errore di previsione di guadagno? LETTERA FIRMATA

La lettera dell’iscritto ci fornisce un’ottima opportunità per chiarire i principi normativi che determinano la sanzione sugli acconti. Nel mese di novembre, l’iscritto Eppi versa il 60% dell’intero contributo obbligatorio dovuto per l’anno precedente, mentre il rimanente lo verserà a luglio. Il profes-

sionista però, come nella nostra lettera, può scegliere di calcolare il 60% del contributo sul reddito dell’anno corrente. In questo caso, può accadere che il perito a novembre non possa versare l’intero esatto ammontare dell’acconto (60 su 100), dato che vi è ancora un mese di attività da svolgere. L’Ente gli va incontro e, facendo proprio un principio stabilito dal legislatore fiscale, ammette una percentuale di tolleranza. In questo modo, gli eventuali “scostamenti” degli acconti rispetto ai saldi non comportano l’automatico calcolo e l’applicazione delle sanzioni. L’Eppi ha recepito ed aumentato la percentuale “previdenziale” di tolleranza (dal 5% fiscale al 10%) ma non può sopportare un eccessivo scostamento. Perché? Se per il perito le date da tenere a mente sono novembre e luglio di ogni anno, l’ente ha anche un’ulteriore data: il 31 dicembre. Questo è un termine importante perché comporta un impegno per l’Eppi: la regola della rivalutazione, infatti, impone che i montanti vengano rivalutati al 31 dicembre di ogni anno. Si noti però il meccanismo: al 31 dicembre 2006 ogni montante viene rivalutato come se l’iscritto avesse versato tutti i contributi del 2005 al 1 gennaio 2006, anche se di fatto non è vero: al 1 gennaio sono stati versati solo gli acconti. Dunque, l’Eppi rivaluta i montanti degli iscritti come se avesse avuto la disponibilità effettiva dei contributi per tutti i 12 mesi dell’anno, mentre il meccanismo del versamento in due fasi (acconto e poi saldo) fa sì che i contributi di ogni iscritto giacciano effettivamente solo per meno di 10 mesi. Qui sta il nocciolo: se l’iscritto versa in acconto un importo abbastanza inferiore al 60% – ad esempio il 50% – è chiaro che l’onere che l’Ente dovrebbe sopportare diventerebbe ingiustificato. Qui scatta l’interesse di mora e, nel caso in questione, il pagamento della mora diventa condizione per beneficiare del pagamento rateale.

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S-CULTURA NELLA FABBRICA DI TURBINE La Fondazione Pomodoro di Milano ospita le installazioni di Kounellis, fino all’11 febbraio 2007 rnaldo Pomodoro è, secondo il giudizio di molti critici, il più grande scultore contemporaneo italiano. Molto noto ed apprezzato anche all'estero ha realizzato numerose opere per grandi spazi aperti in città importanti come Milano, Roma, Torino, Copenaghen, Dublino, Los Angeles. Altre sue celeberrime sculture sono esposte permanentemente al Mills College in California, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, nei maggiori musei mondiali nonché al Cremlino e nei pressi del Palazzo di Vetro. Nel capoluogo lombardo, dove vive e lavora dai primi anni cinquanta, accanto alla Darsena di Porta Ticinese, il maestro ha creato nel 1995 la sua Fondazione. La prima sede della prestigiosa istituzione si trovava, per la verità, alle porte della città meneghina, a Rozzano, nell’hinterland milanese. Poco più di un anno fa è poi avvenuto il trasferimento nell’area cosiddetta “Ansaldo, Città delle Culture”, vicino al Naviglio Grande, alle spalle di Porta Genova, in un edificio di 3500 metri quadri destinato ad accogliere una selezione di opere di Pomodoro e grandi eventi di arte contemporanea.

A

L’opera del maestro di Morciano L’opera di quest’artista che attraversa più di mezzo secolo è dominata da un rigoroso

"spirito geometrico", per cui ogni forma tende all'essenzialità volumetrica della sfera, del cubo, del cilindro, del cono, del parallelepipedo e di altri solidi euclidei regolari, nettamente tagliati, le cui ripetizioni, segmenti, rettilinei o circolari, ricordano la successione delle note in una composizione musicale, o il movimento ritmato e continuo degli ingranaggi di macchinari. Macchinari che egli nasconde all'interno dei massicci contenitori solidi, resi parzialmente visibili dalle spaccature e dai tagli che rompono le superfici levigate esterne. Le sue sculture, esternamente monumentali, si disvelano all’interno. Lo spazio esterno piano piano scompare: tutto si svolge dentro, nelle "viscere" racchiuse dalle pareti lisce e lucenti di nitidi volumi, perfettamente delineati. Un artista ‘ingegnere’ Pomodoro, nella sua lunga e prestigiosa carriera, si è dedicato anche alla scenografia teatrale, realizzando gli allestimenti di numerosi spettacoli nei più prestigiosi contesti rappresentativi. Il maestro ha vinto numerosi premi internazionali e ha tenuto esposizioni itineranti nei musei europei, americani, australiani e giapponesi.


Ha ricevuto la laurea in Lettere honoris causa dal Trinity College dell'Università di Dublino e quella ad honorem in Architettura e Ingegneria dall’Università di Ancona. Dopo aver tenuto corsi e seminari nelle più prestigiose università statunitensi, attualmente dirige il "Centro TAM" per la formazione dei giovani, istituito in collaborazione con il Comune di Pietrarubbia, dove ha passato gran parte della sua infanzia. Una Fondazione per la scultura La Fondazione che porta il suo nome ha sede negli spazi industriali delle ex officine Riva&Calzoni – dove all’inizio del secolo scorso venivano costruite turbine idrauliche – conservando, con i suoi oltre tremila metri quadri di superficie e i suoi quindici metri di altezza, tutto il fascino dell’archeologia industriale dell’edificio. L’istituzione, diretta dal critico Flaminio Gualdoni e divenuta ente museale nel 2004, conserva opere del grande scultore del Montefeltro, documentandone l’intero arco espressivo, dai primi rilievi del 1956 fino alle produzioni più recenti. L’esposizione delle opere della collezione, proposte a rotazione, si integra con mostre temporanee organizzate con l’intento di promuovere studi di storia e critica d’arte del ‘900, nonché di regalare un importante punto di riferimento culturale alla città, incentrato principalmente sull’arte scultorea. Gli spazi sono stati ristrutturati con l’intenzione di permettere al visitatore di fruire delle opere attraverso inediti scorci e nuovi punti di vista. Il museo nella fabbrica L’edificio si può definire un interessante

esempio di archeologia industriale. Un ambiente ideale per contenere la scultura anche di grandi dimensioni. L’iniziativa di Pomodoro ha permesso di salvaguardare e rendere fruibile un esempio tipico della Milano “città di fabbriche”, che con il tempo è scomparsa per cedere il posto ad uffici ed attività commerciali. L’intervento di restauro ha salvaguardato la natura storica del luogo, mantenendo l’assetto originario ed, allo stesso tempo, ha definito nitidamente la nuova vocazione di contenitore di eventi culturali. È un ambiente perfetto per la grande scultura, come ha affermato lo stesso Pomodoro che aveva iniziato a pensare a quest’area al momento della lavorazione della sua scultura "Novecento", ora collocata a Roma, un'opera di oltre venti metri. Da quell’incontro tra questo spazio e una scultura è nata l’idea di un luogo inedito per Milano. Un luogo di cultura per la città Il contesto espositivo è stato pensato dal maestro stesso non come un mausoleo autocelebrativo, ma come spazio di ricerca e dibattito culturale in senso più ampio. “È d’altronde un vezzo solo italiano quello di considerare la fondazione dedicata a un artista come uno spazio a lui stesso destinato in esclusiva” ha sostenuto lo stesso Pomodoro in un’intervista. Dunque, la nuova sede della Fondazione è un luogo di mostre, conferenze, dibattiti, presentazioni, rassegne cinematografiche, seminari, oltre che di una biblioteca aperta al pubblico, specializzata in arte contemporanea, che conserva circa 35.000 titoli tra libri, periodici italiani e stranieri.

Arnaldo Pomodoro • Nasce a Morciano di Romagna nel 1926. • È famoso soprattutto per le sfere di bronzo. • Ha studiato architettura per dedicarsi quasi subito alla scultura. • Dal 1954 vive e lavora a Milano. • Nel 1974 gli viene dedicata un’importante mostra personale nel capoluogo lombardo. • Si dedica anche alla scenografia teatrale, realizzando gli allestimenti per grandi rappresentazioni, tra le quali "Semiramide" di Gioacchino Rossini all'Opera di Roma nel 1982.

• Nel 1990 riceve il Praemium Imperiale dalla Japan Art Association per la scultura. • Nel 1991 la sua opera “Disco Solare” viene collocata davanti al Palazzo della Gioventù di Mosca, dono del Governo italiano a quello russo. • Nel 1994 riceve il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli italiani benemeriti. • Nel 1996 l’opera “Sfera Con Sfera” è posta nel piazzale delle Nazioni Unite. • Negli ultimi trent’anni realizza personali in tutto il mondo, l’ultima delle quali nel Palazzo Crepadona a Belluno nel 2006.

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La nuova sede della fondazione è stata inaugurata con la mostra “Scultura italiana del XX secolo”, curata da Marco Meneguzzo. Si è trattato di un suggestivo percorso tra i principali scultori del nostro secolo. Più di cento artisti, che hanno svolto un ruolo centrale nella ricerca scultorea moderna, da Medardo Rosso in poi, attraverso un itinerario espositivo ricco di stimoli visivi.

miere, costruiscono la drammaticità e la potenza evocatrice di un grande atto unico, mai più ripetibile. Un mese di lavoro ha infatti legato l’artista e lo spazio espositivo: il primo impegnato ad allestire la mostra, il secondo a “comunicarsi”. A testimoniare l’azione, passo dopo passo, è il regista Ermanno Olmi, che ha “pedinato”

Superfici misteriose

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Le fotografie che corredano i testi di questo numero di Eppinforma ci sono state concesse da più 'fonti': dalla Fondazione Pomodoro e da un giovane artista milanese. Alla Fondazione va il nostro grazie per la squisita cortesia e per le splendide immagini di Vaclav Sedy. A Bruno di Nunzio i complimenti per la sua

opera. Le foto pubblicate sono, infatti, alcuni materiali che ha utilizzato nella fase di studio del suo progetto “AP superfici misteriose”, un percorso di immagini in bianco e nero dove l’opera di Pomodoro, vista da molto vicino, perde quasi la sua tridimensionalità divenendo quadro.

Kounellis a Milano Dal 24 Settembre 2006, fino all’11 febbraio 2007, venti opere di Jannis Kounellis, grande scultore greco di scuola italiana, invadono la grande e alta sala della Fondazione, creando quello che Bruno Corà, curatore della mostra, definisce un “affresco nello spazio”. Una grande opera dal respiro solenne è stata concepita orchestrando perfettamente le diverse componenti e lasciando esprimere le qualità fisiche, espressive e metamorfiche di materiali vivi come il legno, la terra, il fuoco e il sangue. Che uniti a materie di recupero come sacchi di juta, corde, vele, sacchi di carbone e la-

l’amico realizzando un film-documentario. Camminando tra le installazioni si ripensa alla solennità dei lavori di Burri e alla spazialità di Fontana. Immagini potenti si manifestano come fulmini all’occhio del visitatore che, coinvolto in un incessante confronto, ricerca nuovi punti di vista. A dare ritmo alle opere sono vertiginosi pilastri a vite, spirali di ferro che dal pavimento salgono fino al soffitto. Un tributo alla laboriosità milanese che ritorna, nel pianoforte, omaggio alla città e al Teatro alla Scala. E un musicista suona, a intervalli regolari, la ripetizione di una strofa del Nabucco verdiano.

Per informazioni: beaux-arts@libero.it.

Jannis Kounellis • Nasce al Pireo, nei pressi di Atene, nel 1936. • Nel 1956 si trasferisce in Italia, a Roma, dove studia all’Accademia di Belle Arti. • Nel 1960 tiene la sua prima personale presso la Galleria La Tartaruga di Roma. • Dal 1967 impiega la terra, la lana, il carbone, i sacchi di iuta, le piante e gli animali, in una dialettica tra forme inerti e forme viventi. • Nel 1969 dispone dodici cavalli vivi nella sala della Galleria L’Attico, a testimonianza del rapporto tra lo spazio culturale dell’arte e quello naturale.

• Nel 1972 viene invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia; a questa seguiranno mostre in tutto il mondo. • Nel 1986 espone al Museum of Contemporary Art di Chicago. • Nel 2002 realizza una grande mostra-evento alla Galleria di Arte Moderna a Roma. • Nel 2006, prima dell’inaugurazione dell’evento milanese presso la Fondazione Pomodoro, propone una sua personale presso il museo d’Arte Contemporanea di Napoli.


Spazio Cig

PASSO DOPO PASSO Aggiornamenti per due opportunità offerte dall’Eppi Lo hanno rivendicato con forza gli enti di previdenza privati nelle manifestazioni che si sono svolte in questi mesi definendolo una sorta di strabismo politico: sulle professioni si parla di riforme, magari non sempre a ragione veduta, ma certo con la sensazione che il dibattito venga sempre mantenuto vivo. La previdenza privata, invece si trova molto spesso di fronte ad una situazione di stallo politico rispetto alle sue proposte di riforma. Per questo gli enti di previdenza a favore dei professionisti in questi anni hanno deciso di fare da soli, avviando una politica di autoriforme la quale, ad esempio, ha rinforzato e continua a rinforzare la sezione “servizi”, cioè le opportunità offerte dall’ente di previdenza a vantaggio della libera professione. Nell’arco di quest’ultimo scorcio di 2007 i Ministeri vigilanti hanno dato il via libe-

ra a due richieste Eppi: un regolamento ed alcune importanti modifiche per usufruire del riscatto. Il regolamento approvato governa la richiesta di sussidi a fronte di situazioni di disagio del professionista e fa parte di pacchetto di quattro opportunità pensate per sostenere la libera professione di perito industriale in vario modo. D’altro canto, le modifiche all’istituto per riscattare gli anni sprovvisti di una qualsiasi copertura assicurativa hanno il fine di apportare quegli aggiustamenti utili per garantire un’adesione senza limiti di tempo, pur specificando alcuni paletti di garanzia che permettano all’Eppi di gestire le domande di adesione. Compito di queste pagine è quello di spiegare le due significative modifiche che hanno ricevuto da pochissimo il semaforo verde.


Assistenza a fronte di eventi importanti

Aderisci al riscatto tutto l’anno

Di cosa si stratta Un contributo a fondo perduto per l’iscritto Chi riguarda Coloro in condizioni di disagio economico momentaneo In cosa consiste Un sussidio dell’Eppi che va da un minimo di 3.000 € ad un massimo di 15.000 € Per quanto tempo Un anno

Di cosa si stratta Un contributo dell’iscritto per gli anni privi di copertura previdenziale Chi riguarda Coloro che vogliono rinforzare il proprio conto pensionistico Cosa cambia Il periodo per aderire è esteso a tutto l’anno

L’opportunità Il regolamento approvato permette al professionista di chiedere un contributo a fondo perduto per affrontare momenti di disagio economico che sono collegati a situazioni di difficoltà oggettiva. Il contributo permette di integrare solo per il periodo di un anno l’assistenza medica ospedaliera o la degenza in casa di cura, di sostenere le perdite dovute a eventi o calamità naturali, di contribuire alle spese di studio dei figli del professionista deceduto o di partecipare alle sue spese funerarie.

L’opportunità Il riscatto è utile per gli iscritti che vogliono aumentare il proprio conto previdenziale (montante) versando contributi anche per gli anni sprovvisti di una copertura previdenziale. Ad esempio, gli anni di attività professionale precedenti al 1996, cioè quando l’Eppi non era ancora nato, e gli anni di praticantato, di servizio militare e la eventuale frequenza universitaria dopo il 1996. Il nuovo meccanismo di adesione ha esteso a tutto l’anno il limite sia per presentare la predomanda o la domanda definitiva, sia per versare il primo acconto. Inoltre, ha stabilito un vincolo per cambiare il piano di versamento dei periodi da riscattare: la domanda di variazione deve essere presentata prima che scada la rata di versamento. Se nel suo piano di ammortamento il perito Mario Rossi deve effettuare il versamento il 15 dicembre 2007, è necessario che comunichi l’intenzione di variare l’importo da pagare prima di quella stessa data.

Il senso Il senso dell’intervento è la tutela dei professionisti meno fortunati che si trovano ad attraversare situazioni difficili in caso di morte invece, si tratta della tutela diretta dei parenti più stretti. Gli eventi che sono causa della difficoltà economica devono essere accaduti di recente – al massimo entro 12 mesi dalla presentazione della domanda – poiché la funzione dell’ente è quello di svolgere un primo soccorso che sia di supporto immediato, senza però avere l’ambizione di porsi come risolutivo per periodi più lunghi. In quei casi, forzatamente il professionista dovrà pensare a forme di sostentamento più articolate. Le condizioni di accesso al sussidio si limitano alla regolarità della situazione contributiva dell’iscritto e al tetto di reddito massimo che non deve superare i 24.000 euro. Il tetto si può innalzare solo nel caso di familiari a carico. Ovviamente lo stesso periodo per cui si richiede il sussidio non deve essere coperto da altra forma assicurativa, in quanto il contributo Eppi non può essere cumulato ad altre forme di sostegno.

Il senso Il riscatto, in sostanza, è una ulteriore forma per aumentare il risparmio previdenziale. Nel sistema contributivo, è decisivo l’importo del montante, nel senso che l’importo della pensione è strettamente legato al conto previdenziale costituito dalla somma dei versamenti. Rinforzare il montante aderendo al riscatto permette di ottenere una pensione più adeguata. Inoltre, il riscatto garantisce anche un beneficio fiscale immediato: gli importi versati possono essere interamente detratti dal reddito dell’anno in corso, consentendo di diminuire la base imponibile e versare così meno tasse.

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L’intruso Scrive per noi

L’INGRATO COMPITO DEL SIGNOR B. di Ginevra Sotirovic

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Giovanni Battafarano è un senatore in quota Ds che ha partecipato attivamente ai due Decennali organizzati dalla previdenza professionale. Nel primo era in compagnia di Pierluigi Mantini, responsabile per le professioni della Margherita, mentre nel Decennale Adepp ha recitato la parte dell’interlocutore unico, in alcuni casi attaccato in modo quasi muscolare dagli esponenti dell’opposizione. Fatto che rende comprensibile (ma non giustifica fino in fondo) la scarsa propensione dei politici governativi a intervenire nelle manifestazioni organizzate dai professionisti, visto che lì si respira un clima a volte esasperato da parte delle libere professioni nei confronti delle proposte di riforma della maggioranza. Qualcosa non funziona. Non è un bene che le professioni non cerchino di dialogare con gli esponenti del centro sinistra, perché è a quella parte politica che chiedono le riforme, dunque non sembra strategicamente opportuno cercare solo l’abbraccio del centro destra. Per contro, non è un bene che i politici di maggioranza si sottraggano al confronto con le professioni poiché esse rappresentano un bacino di consenso importante, che gli analisti considerano decisivo nelle tornate elettorali. Le elezioni le vincono – dicono alcuni esperti – coloro che spostano il voto delle periferie e delle professioni. Più in generale, esiste forse anche una questione di rappresentatività, nel senso che i professionisti stentano a sentirsi a proprio agio entro un colore politico e ciò rappresenta una opportunità di indipendenza. Però se Maurizio De Tilla, presidente dell’associazione che riunisce le Casse professionali, ha invitato i professionisti a fondare un proprio partito, quest’indicazione, al di là della provocazione, significa una difficoltà degli Ordini a far capire e spiegare le proprie ragioni laddove non esiste un colore politico che a priori le possa sostenere. Battafarano ha insistito su un punto che forse merita cogliere. Ha affermato che i professionisti sono esasperati perché stanchi di una politica attendista, che sembra sempre sul punto di riformare e poi non lo fa mai. Lo aveva detto anche Luigi Berlinguer per spiegare come mai il mondo della scuola aveva reagito con forza ad una possibile riforma che non voleva. E Nino Lo Presti, responsabile An per le libere professioni, ha fatto autocritica sostenendo che il passato governo la riforma delle professioni non l’ha fatta per troppo discutere – quindi per eccesso di dialogo, verrebbe da dire. E detto in questo modo, bisogna riconoscergli una schiettezza insolita. In tutte queste affermazioni, allora, è possibile cogliere lo spaccato di questi giorni: professioni stanche, ma divise e non compatte, e politici in attesa, che hanno paura di osare per non scontentare nessuno.


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Voi navigate verso i vostri obiettivi.

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In Pioneer Investments analizziamo a fondo i mercati finanziari e ne studiamo il comportamento attraverso un team internazionale di esperti per prevederne l’evoluzione. Tutto questo per proporvi le migliori soluzioni di investimento. Perché noi di Pioneer Investments guardiamo al futuro, come sempre dal 1928. Per informazioni 800-551552 - www.pioneerinvestments.com

I prodotti Pioneer Investments sono disponibili presso le migliori banche ed i più qualificati intermediari finanziari. Pioneer Investments è il marchio che contraddistingue le società di gestione del risparmio del Gruppo UniCredit. Edizione: Giugno 2006. Avvertenze: prima dell’adesione leggere il prospetto informativo a disposizione presso i soggetti incaricati del collocamento.


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