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PERIODICO TRIMESTRALE ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI


indice

EPPINFORMA Settembre 2009/3

EPPInforma è stampato su carta ecologica riciclata Fedrigoni Collezione SYM – Symbol Freelife Satin “Ogni foglio salva una foglia”

Cosa è successo

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L’intervento Piccoli passi

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L’intervista Nuova categoria, nuovo welfare?

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Blocknotes Gli appuntamenti da ricordare

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Bilancio 2008 La stabilità al tempo della crisi

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Commento Strategia di uscita

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Terza Pagina Unificazione e sistema contributivo

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Occhio al sito Dichiarazione dei redditi on line

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Report Provaci ancora, Sam

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L’intruso Unità alla prova per l’Albo unico

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UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

Editore EPPI Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati Piazza della Croce Rossa 3 00161 ROMA Tel. 06 44001 Fax 06 44001222 e.mail eppi@mclink.it www.eppi.it

è realizzato dall’Ufficio stampa dell’EPPI Direttore responsabile Florio Bendinelli

Progetto grafico Tiziana Mazzuca, Claudio Serafini

Stampa e realizzazione grafica Edigraf Editoriale Grafica Via G. Mameli, 28 - 00153 Roma

Comitato tecnico Valerio Bignami, Roberto Contessi, Michele Merola, Maria F. Spagnoletti

ROC Iscrizione N. 12101 del 29 Ottobre 2005

Autorizzazione del tribunale di Roma 150/2008 in data 07.05.04

Tiratura 11.000 copie Finito di stampare nel mese di Settembre 2009

EPPINFORMA - INDICE

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COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCE

luglio

settembre

Stefanelli apre ad un Albo unico 3 luglio

Riforme? Nessuna risposta 2 settembre

Nel suo intervento all’80esimo dalla nascita delle tre categorie dei geometri, periti agrari e periti industriali, il presidente degli ingegneri Stefanelli si dichiara favorevole alla nascita di un Ordine dei tecnici laureati. Si apre un dibattito sulla necessità di una Cassa unica per le professioni tecniche.

Secondo un documento riservato del Ministero del Welfare sette casse di previdenza (a favore degli avvocati, ragionieri, agenti di commercio, consulenti del lavoro, medici, veterinari e giornalisti) non sono in grado di rispettare i criteri imposti dalla legge finanziaria del 2007 che ha richiesto la sostenibilità a 30 anni dei bilanci. I diretti interessati rispondono accusando i ministeri di non pronunciarsi sulle riforme presentate dagli stessi enti di previdenza privati.

Contributo integrativo: primo tempo 21 luglio È iniziata la discussione nella Commissione lavoro della Camera della proposta di legge 1524 relativa alla gestione in autonomia per le Casse del contributo integrativo. A presentarla Antonino Lo Presti nominato, tra l’altro, responsabile per le libere professioni del Popolo delle libertà. Il 18 settembre sono scaduti i termini per presentare gli eventuali emendamenti.

agosto Pensioni rosa a 65 anni 31 agosto “Maschi e femmine pari sono quindi vadano in pensione alla stessa età. Il fatto che oggi le donne ci possano andare prima finisce per danneggiarle”. Così la pensa Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, che spinge per adeguare il sistema previdenziale pubblico alla regola di uguaglianza che già vale per la previdenza dei professionisti.

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EPPINFORMA - COSA È SUCCESSO

Contributo integrativo: secondo tempo 9 settembre In attesa che la proposta di legge Lo Presti continui il suo iter fino alla votazione in Parlamento, il sottosegretario all’Economia Luigi Casero ha posto dei paletti rispetto alla richiesta di aumento del contributo integrativo dal 2 al 4%: essa deve essere ampiamente motivata e soprattutto in primo luogo funzionale all’equilibrio dei bilanci degli enti di previdenza dei professionisti.

Richiesta illegittima dell’Inps 17 settembre L’Eppi scrive al Ministero del Welfare a difesa del diritto di ogni perito industriale libero professionista di scegliere di non versare più il contributo soggettivo dopo 65 anni, pur continuando a lavorare, senza che l’Inps possa presentare alcuna richiesta di versamento alla sua Gestione separata.


Piccoli passi di Florio Bendinelli

i sono tre progetti che ho a cuore e che mi piacerebbe facessero dei passi in avanti, seppur piccoli, in questo scorcio 2009: la gestione del contributo integrativo in autonomia, il confronto su un futuro nuovo ente di previdenza a tutela dei professionisti tecnici e l’individuazione di un nocciolo di colleghi periti industriali con la passione per la comunicazione. Il primo obiettivo è oramai un cavallo di battaglia storico che ha il fine di poter distribuire nuove risorse sui conti correnti previdenziali di tutti gli iscritti. Si tratta di eliminare un passaggio nel decreto legislativo 103/96 e formulare una proposta seria ai ministeri, ovviamente con l’appoggio di una forza parlamentare che abbia peso nelle stanze del Palazzo. Antonino Lo Presti ha fatto di nuovo propria questa istanza presentando una proposta di legge che restituisce all’Eppi la possibilità di poter gestire a fini previdenziali una quota del contributo integrativo. Lo Presti è una persona seria e mi auguro che la maggioranza di governo attuale si riveli affidabile quanto basta per eliminare almeno quel vincolo giuridico che ci impone la natura e la percentuale di quel contributo. Sarebbe un passo avanti, piccolo, ma concreto.

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gna del 25 settembre sia replicato quante più volte possibili in tutto il territorio per spiegare, esplorare e poi alla fine decidere in merito ad un nuovo soggetto previdenziale. Far nascere una nuova categoria senza l’accordo tra gli enti di previdenza esistenti non ha senso, come non hanno senso le fughe in avanti quando la categoria non è nella giusta condizione di scegliere. Forse ha ragione chi sostiene che l’occasione di unificare Collegi e Casse non si ripresenterà facilmente e dunque bisogna prenderla al volo. Oppure hanno ragione quelli che mettono un freno al processo di accorpamento con periti agrari e geometri. Però, almeno parliamone.

Ci sono tre progetti che ho a cuore e che mi piacerebbe facessero dei passi in avanti, seppur piccoli, in questo scorcio 2009.

l secondo obiettivo persegue l’apertura di un dibattito, in tutte le sedi disponibili, sull’opportunità di un nuovo ente di previdenza a tutela di una nuova categoria dei tecnici laureati triennali. Credo sia opportuno diventi oggetto di larga riflessione l’ipotesi che alcuni chiamano “dell’Albo unico” tra geometri, periti agrari e periti industriali. Mi auspico che l’incontro di Bolo-

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gualmente mi sta a cuore l’idea di creare una task force di colleghi periti industriali che abbiano la voglia e l’esperienza di dedicarsi alla comunicazione. Nutro la convinzione che per farsi prestare ascolto dal mondo della politica bisogna far parlare di sé e i periti industriali hanno bisogno di apparire con i loro lavori, i loro progetti, i loro articoli, nei luoghi dove oggi si forma l’opinione pubblica: Internet e la carta stampata. Dobbiamo capire quanti sono i comunicatori della categoria disponibili e la partecipazione al Concorso giornalistico 2009 bandito dal Consiglio nazionale e dall’Ente di previdenza è una opportunità. La nostra categoria ha bisogno di una forza che si avvalga di colleghi comunicatori sparsi in tutto lo stivale. E ne abbiamo bisogno ora, subito.

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EPPINFORMA - L’INTERVENTO

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Nuova categoria nuovo welfare?

[ L’INTERVISTA ]

Tre presidenti a confronto A Bologna il 25 settembre i presidenti degli enti di previdenza a favore dei geometri, periti agrari e periti industriali si confrontano sul nuovo Welfare a tutela dei professionisti tecnici di primo livello. Ecco le tesi al centro del dibattito.

o chiamano Coordinamento “CoGePaPi” (Coordinamento geometri, periti agrari e periti industriali) in una espressione un po’ giornalistica e forse non particolarmente chiara ma, insomma, a settembre si sono svolti due incontri importanti. Prima il 17 settembre si sono incontrati a Mestre i presidenti dei tre ordini tecnici per delineare il percorso verso la fondazione di un nuovo Ordine dei tecnici laureati triennali per l’ingegneria. Poi a Bologna si sono incontrati i presidenti

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dei rispettivi enti di previdenza delle attuali tre categorie tecniche, perché il percorso di unificazione delle categorie e la fondazione di un nuovo Ordine non può prescindere da un nuovo Ente di previdenza, nato dall’accordo di coloro che gestiscono attualmente previdenza e assistenza. Il nostro compito è stato quello di intercettare i presidenti delle Casse prima della tavola rotonda di Bologna per definire i contenuti, i temi in gioco e la posizione.

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Fausto Amadasi Cassa di previdenza ed assistenza geometri Presidente Iscritti attivi 95.730 Pensionati 27.404 Patrimonio 1 mld 709 mln

Presidente, quali le ragioni dell’unificazione degli attuali enti di previdenza e della nascita di una nuova gestione? La previdenza a favore dei geometri è nata nel 1957 e


quindi ha abbondantemente superato i 50 anni. Vi è una esigenza di rinnovamento, tra l’altro ricorrente in una categoria con una lunga storia: prima eravamo agrotecnici, poi siamo diventati geometri. Credo sia giunto il momento di una nuova svolta e questa non può non coinvolgere anche il sistema previdenziale.

dei sacrifici ma se non riusciremo a condividere le motivazioni al cambiamento, le resistenze, pur comprensibili, bloccheranno il processo di rinnovamento. Dobbiamo creare una nuova identità di appartenenza, ma dobbiamo mettere in conto che, per un primo periodo, le identità esistenti saranno confuse.

Quale metodo di calcolo della pensione per il nuovo Ente di previdenza? Noi geometri eroghiamo le pensioni calcolate con il metodo “retributivo”, che si fonda sul presupposto di redditi costanti e progressivi a fronte di un continuo ricambio generazionale. Il retributivo, però, mal si adatta ad una libera attività: un professionista ha una carriera forzatamente intermittente, redditi variabili, con un ricambio generazionale legato al mercato del lavoro e alla concorrenza.

Un nuovo Ente di previdenza con quanti iscritti? Partiamo da 120.000, con una potenzialità di attrarre nuove professioni similari.

Il contributivo? Ha un problema di congruità della pensione. Bisogna trovare un nuovo sistema che colga i pregi dei due precedenti. Gli attuari delle tre gestioni attuali sono al lavoro e i primi risultati forse saranno disponibili già per la fine di Ottobre. L’ostacolo maggiore per la formazione del nuovo Ente? L’ostacolo è in agguato dentro di noi: nessuno si illude che cambiare non comporti

La platea dei geometri come sta accogliendo il progetto? I geometri vogliono capire meglio e guardano alla necessità di avere una gestione sostenibile nel lungo periodo. Il nuovo Ente è l’unico progetto serio da mettere in campo.

Florio Bendinelli Ente di previdenza periti industriali Presidente Iscritti attivi 12.731 Pensionati 1.187 Patrimonio 510.159 mln.

Presidente, perché unificare le attuali Casse e far nascere una nuova gestione? Se nasce un nuovo Ordine, va da sé la necessità anche di una nuova previdenza per i professionisti tecnici neo laureati triennali e ovviamente per gli attuali diplomati. È importante chiarire il punto sui triennali.

Quali sono le regole per garantire il governo del nuovo soggetto? Le regole sono semplici perché si tratterà di anteporre gli interessi del nuovo Ente a quelli personali o territoriali.

Cosa intende? In Italia il legislatore, con il pasticcio scaturito nel 2001 dalla riforma dei cicli, ha imposto l’obbligo della laurea, triennale o quinquennale, a chi eserciterà la libera professione dal 2012 in poi. L’Ente di previdenza che stiamo immaginando gestirà la previdenza dei triennali che vogliono svolgere una professione imprenditoriale e di progettazione.

Il mondo politico vi sta guardando con interesse? Direi proprio di sì, perché le unificazioni e gli accorpamenti vanno verso la semplificazione della selva di professioni che stanno proliferando, cosa apprezzata in più occasioni sia da destra che da sinistra.

L’ostacolo maggiore? Sono fiducioso che si possa individuare un metodo di calcolo delle pensioni che possa garantire l’impegno dell’ente di previdenza entro un arco di tempo molto ampio, ma che possa anche migliorare gli importi degli assegni pensionistici. Que-

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sti ultimi, per quanto riguarda noi e i periti agrari, sono modesti. Trovata questa terza via, la strada è in discesa. Perché? Perché i professionisti delle tre Casse oggi esistenti capirebbero bene che ognuno avrebbe da guadagnarne: i geometri irrobustirebbero la tenuta dei bilanci sul lungo periodo e i periti vedrebbero aumentare le loro pensioni. Questo elemento è importante per ricevere l’assenso degli iscritti. Esattamente: se il nuovo Ente e il nuovo metodo andrà a beneficio di ogni professionista, qualsiasi categoria appartenga, credo che l’adesione al progetto sarà massimamente estesa. Presidente, non è facile creare unità tra professionisti che spesso sono concorrenti sul territorio. Vede, l’esperienza della mia categoria prova il contrario: vi convivono ventisei specializzazioni e ogni professionista è molto attento a rispettare le competenze altrui. Le prospettive numeriche? Chi ha scritto il decreto di riforma 328/2001 di fatto ci voleva rottamare: voleva chiudere i nostri Ordini, perché non avremmo potuto più esercitare. Il nuovo Ordine dei tecnici laureati per l’ingegneria nasce per non disperdere un patrimonio tecnico, per accogliere i laureati triennali e fornirgli una dignità e una autonomia di competenze. Se questo complessivo progetto 6

andrà in porto, le prospettive numeriche del nuovo Ente sono importanti, perché il mercato del lavoro ha bisogno di liberi professionisti tecnici triennali depositari di conoscenze ingegneristiche.

Domenico Giannotta Gestione sep. periti agrari Cons. Comitato gestione Iscritti attivi 3.169 Pensionati 287 Patr. + Fondo di previdenza 72.686 mln

Consigliere, prima di tutto ci spieghi come funziona oggi la previdenza a favore dei periti agrari. Nell’ambito dell’Enpaia, la Fondazione che cura la previdenza per gli impiegati agricoli, si sono costituite delle gestioni separate a favore dei liberi professionisti del settore agricoltura. Ogni atto deliberativo assunto dal Comitato di Gestione periti agrari (sei consiglieri, tra cui il sottoscritto) deve essere ratificato dal Comitato amministratore, di cui fanno parte − oltre ai sei membri eletti − il presidente, il vice presidente e il direttore generale dell’Enpaia. Purtroppo il Cda Enpaia è in fase di rinnovo. Una fase di transizione. Una concomitanza di eventi. Come vede la creazione di un’unica previdenza del set-

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tore tecnico di primo livello? La linea di adesione al progetto “Cassa tecnica unica” è condivisa dalla maggioranza dei consiglieri del Comitato della nostra Gestione separata. Non nego resistenze, ma l’evidenza legislativa non permette altre opzioni. Si spieghi meglio. Esiste un decreto legislativo (206/2007) che attua una Direttiva europea (36/2005) volta a razionalizzare il panorama degli Ordini professionali. I periti agrari gioco forza devono incamminarsi in un albo unico. Se non lo facciamo spontaneamente, ci verrà imposto. Esistono ostacoli? Esistono priorità: la prima è che l’unificazione tra tre gestioni, che applicano due metodi di calcolo delle pensioni diversi, possa trovare un algoritmo unico che protegga il diritto di ognuno a godere dei contributi versati. Seconda priorità. È importante trovare giusti meccanismi di rappresentanza e garantire la storia di tre categorie. Qual è l’orientamento degli iscritti? Fino ad oggi non c’è stata un’informativa mirata. Appena il Comitato di gestione si insedierà a pieno titolo, ho intenzione di portare avanti un’opera capillare sul territorio, in sintonia con i Coordinamenti regionali, per spiegare di persona agli iscritti i termini del progetto.


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30 novembre 2009 Il pagamento dell’acconto dei contributi 2009 scade il 30 novembre 2009. Le modalità di pagamento restano quelle convenzionali (bollettino postale o bonifico bancario) secondo le coordinate che puoi consultare via Internet.

Pagamento acconti per il 2010

Dall’Area iscritti on line sarà possibile effettuare anche i pagamenti con altri servizi se si dispone di una delle opzioni attivate dall’Eppi: 1. la carta di credito convenzionata (Eppi Card o CartaEppi); 2. il prestito Consum.it; 3. le carte di credito non convenzionate. In questo caso l’iscritto sopporta le spese di incasso (1,5% dell’importo); 4. il servizio bancario Paschi Home (per i correntisti Monte dei Paschi) www.eppi.it/contributi/i pagamenti/pagare on line

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Riparte EMAPI

20 settembre 2009 31 ottobre 2009 Sono state consegnate a tutti gli iscritti le Guide Emapi per accendere una assicurazione sanitaria integrativa individuale, più estesa di quella offerta dall’Eppi. Per questa ragione dal 20 settembre al 31 ottobre Emapi riapre eccezionalmente i termini e fornisce l’opportunità di assicurarsi per un periodo più breve con un abbattimento dei costi del 50%.

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Chiarimenti sulle verifiche Inps

17 settembre 2009 L’Eppi ha inviato una lettera al Ministero del Welfare per chiedere che venga dichiarata illegittima la richiesta dell’Inps che invita i nostri iscritti ultra 65enni (che per regolamento hanno la facoltà di non versare più il contributo soggettivo) a versare i contributi previdenziali alla loro Gestione separata, pur se i redditi netti derivano da attività autonoma di perito industriale. La tesi che l’Ente intende portare avanti è quella di difendere i diritti degli iscritti che sono autorizzati dalla norma regolamentare ad optare per la sospensione del pagamento avendo raggiunto l’età da pensione.

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Concorso e Premio giornalistico

31 dicembre 2009 L’Eppi bandisce un Premio aperto ai giornalisti professionisti e un Concorso aperto ai periti industriali per individuare nel 2009 l’autore che nel suo lavoro si distinguerà per l’attenzione alle questioni professionali e previdenziali della categoria (scadenza 31 dicembre 2009). Il Premio si chiama “Libere professioni in libera stampa” e il Concorso è intitolato a Dario Torbianelli “100 penne per la categoria”. Il primo premio per il giornalista professionista ammonta a 5000 euro, mentre il primo premio per il perito industriale consiste nella partecipazione ad uno stage di formazione alla comunicazione. EPPINFORMA - BLOCKNOTES

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Bilancio 2008

[ IL CONSUNTIVO ]

La stabilità al tempo della crisi I risultati conclusivi della politica di investimento per l’Ente di previdenza nel 2008, anno caratterizzato dalla crisi severa dei mercati finanziari. I punti fermi? Solidità del patrimonio e garanzia della rivalutazione dei conti correnti previdenziali dei periti industriali.

Il risultato della gestione

Il patrimonio netto dell’Ente ammonta al 31 dicembre 2008 a 510 milioni di euro, superiore del 9% rispetto al dato 2007, e l’attivo patrimoniale ha registrato un incremento del 10%, valori che dimostrano una indubbia robustezza. L’esercizio 2008 si chiude, però, in segno negativo con un disavanzo pari a 5,9 milioni di euro (vedi la tabella 1), un dato che deve essere capito e commentato. 8

EPPINFORMA - BILANCIO

TABELLA 1. QUADRO PATRIMONIALE. (Valori in migliaia di Euro)


Le scelte di gestione

Il disavanzo 2008 è stato determinato principalmente dalla parte di rivalutazione di legge non coperta dai risultati della complessiva gestione finanziaria. In buona sostanza, la tempesta che ha colpito i mercati finanziari mondiali ha inciso sulle rendite finanziarie Eppi, causando una flessione, seppur contenuta, dei rendimenti contabili (vedi nota a fine articolo); in questo quadro, la scelta dell’Ente è stata quella di garantire in ogni caso la rivalutazione dei conti correnti previdenziali degli iscritti al di là della copertura garantita dagli investimenti. Questa opzione, di natura assolutamente responsabile, ha portato la bilancia per il 2008 sul segno negativo. Ovviamente la portata della crisi, causa di questo risultato, è andata ben al di là delle politiche di investimento dell’Ente di previdenza. Basti pensare che le principali economie occidentali ed il Giappone sono entrate in recessione, mentre le locomotive economiche mondiali, quali la Cina e l’India, hanno ridotto sensibilmente il loro ritmo di crescita. L’Italia stessa, in particolare, ha registrato una diminuzione del Pil nominale di circa un punto percentuale. Conseguentemente, la politica gestionale dell’Eppi ha sofferto nella rendita del patrimonio mobiliare, anche se ha saggiamente tenuto in altri due ambiti cruciali: le rendite immobiliari

TABELLA 2. PROGRESSIONE DEGLI AGGIORNAMENTI SULLA CRESCITA DEL 2009. FONTE: FMI.

hanno segnato un positivo risultato del 3,85%, e l’attività di accertamento svolta nel 2008 ha recuperato circa 1,5 milioni di euro arrivati dal recupero della contribuzione dovuta per gli anni dal 1996 al 2006.

Davanti alla crisi

Trasparenza e azioni concrete Inoltre, è bene precisare che, volendo garantire al massimo il principio della trasparenza, la redazione del bilancio è stata improntata ai criteri di oggettiva prudenzialità. L’Eppi ha, pertanto, svalutato, laddove previsto, alcuni titoli non avvalendosi della deroga prevista dal cosiddetto “Decreto salva crisi”. Sarebbe stato, infatti, lecito mantenere la valutazione delle attività finanziarie iscritte nell’attivo circolante al prezzo di acquisto e non al valore di mercato, se minore. Ma quest’opzione rischiava di apparire quasi una omissione di informazione. Dunque, i risultati fi-

nanziari rispecchiano un portafoglio titoli iscritto nell’attivo circolante, valutato al minor valore tra il prezzo di costo e quello di mercato, il quale, come già evidenziato, ha registrato notevoli minusvalenze. Nella difficile fase di crisi l’Eppi non è stata a guardare. La strategia di investimento, messa in pratica a partire dal mese di luglio, ha comportato il disinvestimento del 50% del portafoglio gestito ed il reimpiego della liquidità in acquisto di obbligazioni di primarie banche europee “zona euro”, di durata non superiore a 5 anni e con rendimenti lordi di circa il 5,50%. La politica di gestione mobiliare è stata, pertanto, riconsiderata prediligendo investimenti a basso rischio, sempre e comunque garantiti. L’obiettivo è stato di immunizzare, per quanto possibile, gli investimenti dalla forte volatilità dei mercati. Percorrendo sempre lo stesso obiettivo, si è investita la liquidità dell’anno in strumenti assicurativi EPPINFORMA - BILANCIO

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di medio periodo e sempre a rendimento garantito. Il rendimento dell’intero portafoglio (immobilizzato), dopo gli interventi di parziale ristrutturazione, è rispondente alle prospettive sul valore del tasso di rivalutazione dei montanti. In altri termini, l’Ente si è collocato nelle condizioni ottimali per garantire le future “pensioni”.

I nostri iscritti

Distribuzione per reddito e per età I contributi previdenziali e gli interessi stimati per l’anno 2008 sono di 56 milioni di euro (+11% rispetto all’esercizio 2007). Il 2008 conferma il positivo trend di crescita della contribuzione iniziato nel 2006 con percentuali medie pari a circa il 7%. Un confronto comparato dei modelli EPPI 03 presentati nel 2008 indica una crescita del 6% dei redditi netti e dell’8% dei corrispettivi volumi di affari. I redditi più elevati, come attesta una tendenza oramai consolidata, sono vantati dai periti liberi professionisti che hanno tra i 52 e i 57 anni. Meno cospicui i redditi dei giovanissimi (fino a 27 anni) e degli ultra settantenni. Se si osserva la distribuzione dei redditi medi per regione, il Trentino Alto Adige si conferma nella categoria la zona geografica più benestante, seguita dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna. Le specializzazioni con volumi di reddito maggiori rimangono le arti grafiche e fotografiche, insie-

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TABELLA 3. REDDITI DEGLI ISCRITTI DAL 1996. (Valori in migliaia di Euro)

EPPINFORMA - BILANCIO

me con l’industria tintoria; in ascesa la termotecnica e la chimica nucleare. Non dà segni di cedimento la tradizione dei periti industriali che riserva alle quote rosa solo un 2% di popolazione femminile. Gli iscritti attivi complessivi, cioè i soggetti che hanno dichiarato i redditi professionali del 2008, sono 12.731 di cui le donne rappresentano 240 unità. La popolazione per classe di età è così ripartita:

Le vostre pensioni

Ancora intorno alla media 15 Nel 2008 l’Ente ha liquidato 1.187 pensioni, con un aumento del 27% rispetto alle 938 prestazioni pensionistiche liquidate agli iscritti nel 2007. Il rapporto tra l’ammontare delle risorse accumulate da ciascun pensio-

nato e la propria pensione annua resta in media pari a 15,2, in linea con l’esercizio precedente. Tale rapporto è indicatore di un buon equilibrio previdenziale, cioè le risorse accumulate coprono interamente il potenziale debito pensionistico.

Assistenza e costi

Attenzione al professionista È da notare anzitutto lo sforzo assistenziale dell’Eppi: 64.000 euro sono stati erogati a favore delle pensioni di inabilità e invalidità e 650 mila euro quale premio per l’assicurazione sanitaria integrativa Emapi diretta a tutti gli iscritti come copertura di importanti interventi chirurgici, gravi eventi morbosi ed invalidità permanente da infortunio. In secondo luogo, è da notare il contenimento dei costi di gestione: una variazione in diminuzione del 3% rispetto al 2007 e un decremento del rapporto tra i costi di gestione e la contribuzione integrativa, sceso al 42%.


TABELLA 4. LE ATTIVITÀ A COPERTURA DELLE RISERVE. (Valori in migliaia di Euro)

Il patrimonio

La composizione Il patrimonio immobiliare dell’Eppi ammonta complessivamente a 94 milioni di euro di cui l’84% è dato interamente in locazione con una redditività di 3,9 milioni di euro (+9% rispetto al 2007). La restante parte (81%) è costituita da titoli.

GRAFICO 1. COMPOSIZIONE DEGLI INVESTIMENTI AL 31 DICEMBRE 2007.

La gestione finanziaria La gestione finanziaria nel suo complesso chiude con il risultato contabile in negativo: -127.000 euro. Esso è determinato dal risultato con-

tabile negativo della gestione in titoli (3.982 mila euro) e dal risultato positivo della gestione immobiliare (3.855 mila euro), con una redditività lorda del 4,84% e netta da imposte pari al 3,85%. Questi risultati contabili, non tengono conto delle plusvalenze insite dei titoli il cui valore si è apprezzato rispetto al prezzo di acquisto. Considerando correttamente, da un punto di vista finanziario, i maggiori valori di circa 1.902 mila euro, allora il reale risultato finanziario si attesta ad un positivo di 1.775 euro. Il rendimento del patrimonio destinato a produrre reddito è stato, al netto delle imposte, pari allo 0,12%, percentuale comunque apprezzabile in considerazione della crisi economica e finanziaria. La garanzia su Anthracite Il portafoglio affidato in delega ha registrato rendimenti positivi (dal 3 al 7%) nel comparto obbligaziona-

rio − che pesa per il 93% − mentre rendimenti negativi dal -3 al -41% nel comparto azionario che pesa per il 7%. Il portafoglio diretto, di complessivi 142 milioni di euro ha reso mediamente il 2.90%. Su di esso ha pesato il mancato rendimento dell’obbligazione Anthracite di nominali 35 milioni di euro, garantita dalla Lehman Brothers e che negli anni passati aveva reso mediamente il 7%. Questa obbligazione è stata oggetto di grande attenzione perché da molte parti, e con superficialità, è stata elaborata la tesi per cui il fallimento di Lehman avrebbe causato all’Eppi la perdita dell’intera quota investita nel veicolo Anthracite. Al contrario, l’azione dell’Eppi ha protetto il valore dell’obbligazione attraverso la stipula di una nuova garanzia a sostituzione di quella sottoscritta con la banca Lehman Brothers, che ha svolto fino al momento del suo fallimento il ruolo di assicuratore finanziario. Il 28 maggio 2009 l’Eppi ha sottoscritto con la banca J.P.Morgan il contratto che sostituisce la perduta garanzia della Lehman e assicura la restituzione, al 1 maggio 2031, del 130% del valore nominale dell’obbligazione.

Le innovazioni

Mutui, prestiti e casi di necessità L’analisi statistica condotta su un campione rappresentativo di periti industriali, EPPINFORMA - BILANCIO

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volta ad individuare i punti di debolezza del vigente regolamento assistenziale, ha consentito la redazione da parte del Consiglio di indirizzo generale di un nuovo “pacchetto” di interventi a beneficio degli iscritti liberi professionisti. Sono state introdotte delle novità importanti nelle nuove forme di sostegno, è stata ampliata la collettività che può accedere ai benefici ed è stato elevato il valore economico degli interventi. Il nuovo Regolamento è entrato in vigore, dopo l’approvazione dei ministeri vi-

gilanti dell’Economia e del Welfare, il 21 maggio 2009. WebAlbo e nuovo sito L’Eppi non è arretrato nella sua indole di rappresentare una avanguardia tecnologica, investendo nell’innovazione e nella comunicazione. In pochi mesi, a partire dalla seconda metà del 2008, è stata realizzata una piattaforma web che consente l’interazione delle informazioni tra i Collegi, gli iscritti, l’Ente di previdenza ed il cittadino. È un servizio a beneficio dell’intera collettività che potrà disporre on line dei

dati relativi alle varie professionalità iscritte agli albi provinciali. Inoltre è stato realizzato il nuovo sito istituzionale, più accattivante e ricco di servizi. Tra questi ultimi ricordiamo lo sforzo economico sostenuto per dotare gli iscritti, in modo gratuito, del certificato elettronico e della posta elettronica certificata (PEC), che permetteranno loro di comunicare con l’Eppi e con l’esterno avendo a disposizione sistemi sicuri e legalmente riconosciuti, con un notevole risparmio di tempo e denaro.

NOTA fine articolo Il rendimento contabile rappresenta il risultato della gestione finanziaria determinato in base alle regole per la redazione del bilancio. Tali regole non consentono di registrare gli eventuali maggiori valori che il mercato esprime rispetto al loro prezzo di acquisto. Il rendimento finanziario invece tiene conto di tali maggiori valori e pertanto esprime la reale grandezza finanziaria del patrimonio investito.

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EPPINFORMA - BILANCIO


Le stime per il futuro

Il confronto tra i dati reali con le valutazioni riportate e trascritte nel piano tecnico evidenzia la crescita dell’Ente in linea con quanto previsto dalle proiezioni nel tempo (valutazioni attuariali). Tale risultato conferma la solida gestione dell’Eppi e permette di con-

fermare inoltre le stime che prevedono la sostenibilità senza soluzione di continuità sino al 2056. A quel punto, sempre in base alle valutazioni attuariali, l’Ente dovrebbe avere accumulato risorse per complessivi 5.427 milioni di euro avendo altresì già garantito le prestazioni di legge. Questo indicatore è un im-

portante punto fermo per continuare a sostenere iniziative e proposte che intendano utilizzare una parte ragionevole delle riserve statutarie straordinarie (che ora hanno raggiunto la quota di 53 milioni di euro) anzitutto come integrazione dei montanti degli iscritti ai fini di una maggiore adeguatezza pensionistica. EPPINFORMA - BILANCIO

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Strategia di uscita

[ COMMENTO ]

Tastiamo il polso al mercato finanziario Dopo il nervosismo, dopo la cura dimagrante di banche e investitori, dopo un anno di dati severi, ecco la strategia di investimento per un soggetto istituzionale come l’Eppi.

e parole per leggere la crisi finanziaria che ha colpito i mercati finanziari di tutto il globo sono quattro o cinque, almeno questa è l’opinione di Daniele Paci, presidente dello studio Consulenze Istituzionali e attento analista e conoscitore delle dinamiche finanziarie nel settore investimenti. Capiamo il significato di queste parole, per comprendere meglio quanto è successo e delineare una strategia per i prossimi due, tre anni.

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La prima parola, professore, per raccontare la severità di quest’anno economico. Prima di tutto “eccezionalità”: la portata della crisi che si è aperta all’indomani del 14 settembre 2008, ma più in generale che ha colpito il settore investimenti dal luglio di quell’anno, è un evento paragonabile al 1929 di Wall Street per ampiezza di manifestazione e per profondità d’urto. Un evento che si verifica ogni 80 anni è un caso eccezionale e ovviamente deve esserlo. Poi direi “temporaneità”.

EPPINFORMA - COMMENTO

La fine della crisi è alle porte? Temporaneità nel senso che i governi, tramite le banche centrali, sono intervenuti in materia massiccia per stendere una rete di sicurezza sottostante il sistema economico, così da rallentare e poi frenare l’effetto della crisi. Questo comporterà una uscita né rapida né indolore: sono stati bruciati posti di lavoro, primo, e le tasse in molti contesti economici sono aumentate perché lo Stato ha dovuto far fronte alla spesa pubblica.


Certo, con la presentazione dei bilanci a marzo 2010, chi riuscirà a chiudere in salute, o diciamo solo con qualche postumo di febbre, è fuori pericolo. Ci sono rischi collaterali? Le banche e l’economia sono state sottoposte ad una massiccia iniezione di denaro liquido, che ad un certo punto dovrà essere restituito probabilmente al momento in cui ripartirà la domanda. Ora, più passa il tempo, più le imprese ridurranno la capacità produttiva, e quando ripartirà la domanda ci può stare che le imprese non siano pronte. Quanto più questo movimento non sarà sincronico tanto più cresceranno le probabilità di inflazione, dunque aumento dei tassi di interesse con conseguenze su chi ha mutui o prestiti. Ma anche sul tessuto delle piccole e medie imprese. Lo stato di un investitore istituzionale come L’Ente di previdenza a favore dei periti industriali. Direi che prima di tutto è stata superata la vicenda Lehman, sostituendo la banca garante di alcuni investimenti con una nuova banca

e una nuova assicurazione che ricostituisce completamente il capitale impegnato. Poi, attualmente la politica è stata quella di attuare investimenti con un basso grado di liquidità. In parole povere, investimenti prudenti, pensati per durare a lungo senza che si possano modificare a breve tempo e, dunque, a basso rischio. Sul capitale ancora investibile? Attualmente il mercato ha una “volatilità”, cioè una rischiosità alta. D’altro canto, l’Eppi ha un vincolo per legge, cioè quello di ottenere rendimenti che debbano come minimo coprire l’impegno di rivalutazione del risparmio degli iscritti; tecnicamente la media quinquennale del Prodotto interno lordo nazionale. Dunque, l’Ente deve individuare la strategia o il portafoglio con la minore volatilità ma in grado di dare un rendimento almeno pari all’impegno da assolvere. In termini operativi? Bisogna rassegnarsi ad avere un rendimento un po’ più basso del livello medio cui si era abituati, tenendo conto che questo rendimento

chi è

[ DANIELE PACE ]

P

residente dello studio Consulenze Istituzionali, ha lavorato nello staff del Ministro Giuliano Amato per le Politiche sul Welfare. È consulente dell’Ente di previdenza dei periti industriali nella valutazione del rischio del settore investimenti.

non va misurato anno per anno ma va misurato nell’arco di almeno un triennio. Infine, bisogna attendere i frutti che spesso non arrivano sull’immediato. L’Eppi ha il vincolo di indicare i rendimenti annualmente nel bilancio. Questo è vero, però vorrei appellarmi più che altro all’educazione finanziaria degli iscritti: quanto più la platea degli iscritti sarà portata ad un atteggiamento di pressione, tanto più gli amministratori definiranno politiche che non hanno un ampio respiro. Molti ritengono che la crisi sia stata causata dalla mancanza di regole: la sua opinione? Non sono d’accordo: le regole esistono oggi come ieri, solo che spesso i controlli sono stati esercitati in modo burocratico e senza entrare nel merito. Dunque cosa fare in futuro e come investire in modo accorto? Investire in modo prudente oggi è molto meno intuitivo di qualche anno fa e non esistono neanche ricette. Direi che bisogna monitorare il rischio in modo costante, con gli strumenti anche molto raffinati di cui disponiamo; poi, la parola con cui chiuderei è “diversificare” gli investimenti. Questo significa bilanciare le perdite e, se possibile, ottimizzare i guadagni.

EPPINFORMA - COMMENTO

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Unificazione e sistema contributivo

[ TERZA PAGINA ]

La ricetta di Elsa Fornero per la stabilità Due articoli di Elsa Fornero analizzano la situazione della previdenza privata ed individuano nelle spinte di unificazione tra Enti di previdenza e nella scelta del sistema contributivo due elementi di garanzia per fondare una gestione del Welfare “stabile”.

Le Casse a “retributivo” e i loro soldi otate di autonomia statutaria e amministrativa dalla “privatizzazione” del 1993 per alcune e dalla nascita nel 1996 per altre, le Casse funzionano secondo il metodo della ripartizione, ossia senza accumulazione di riserve. Normalmente, però, presentano iscrizioni, nonché rapporti tra attivi e pensionati, assai favorevoli, capaci di generare saldi attivi

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tra contributi e prestazioni. Tutto ciò sembrerebbe legittimare non soltanto l’ottimismo con cui gli amministratori guardano alle prospettive per il futuro, ma anche il mantenimento di generose formule di calcolo della pensione (di tipo “retributivo”, ossia commisurate al reddito degli ultimi anni di lavoro), a dispetto del fatto che questo metodo, scarsamente compatibile con la sostenibilità finanziaria, sia già stato abbandonato, anche se con una

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transizione molto lunga, nell’ambito della previdenza pubblica e non sia più applicabile alle casse nate dopo il 1993. La realtà è però ben diversa. La privatizzazione si è realizzata trascurando un aspetto fondamentale: la garanzia delle promesse fatte agli iscritti e, in particolare, alle nuove generazioni. Nel regime pubblico, è lo Stato a farsene carico: non sempre mantiene le promesse, ma potrebbe farlo ricorrendo alla tassazione.


Quando però il gestore è un ente privato, quali misure potranno coprire il disavanzo quando - com’è inevitabile che succeda con il “maturare” della gestione - i rapporti demografici saranno diventati meno favorevoli, le preesistenti riserve saranno state progressivamente consumate e il margine per aumentare le aliquote contributive sarà esaurito? I primi allarmi su queste insufficienze, testimoniate da bilanci tecnico-attuariali che mostrano inesorabilmente l’assorbimento del patrimonio entro pochi lustri, sono stati lanciati sin dalla seconda metà degli anni Novanta. Si è fatto notare che il favorevole rapporto tra pensionati e attivi, per qualunque ragionevole ipotesi sull’andamento delle future iscrizioni, non poteva perdurare all’infinito e che il suo aumento avrebbe trascinato la spesa in rapporto al flusso contributivo. Si è contestualmente sostenuto che in materia previdenziale le previsioni debbono spingersi ad almeno cinque o sei decenni. Si sono effettuate, entro scenari realistici, proiezioni di lungo termine dell’andamento di contributi e prestazioni, e se ne è dedotta l’insostenibilità dell’attuale disegno. Sì è infine sottolineata l’insufficiente diversificazione del rischio: anche con gestioni in equilibrio, infatti, lo schema pensionistico fa dipendere le prestazioni

dalla sola dinamica della categoria. In altre parole, mentre la pensione di un lavoratore dipendente è ancorata al prodotto interno lordo e perciò alla dinamica complessiva dell’economia, quella di uno psicologo o di un consulente del lavoro dipende, oltre che dai contributi versati, dall’andamento specifico della categoria. Le categorie professionali però hanno vicende alterne: qualcuna cresce, qualcuna scompare e nessuna è, in ogni caso, in grado di crescere sistematicamente più della media dell’economia. Piccoli passi Diagnosi così diametralmente opposte all’ottimismo suscitato dai surplus correnti sono parse, nella migliore delle ipotesi, astratte e irrilevanti. Tuttavia, a poco a poco, la solidità e la concretezza delle argomentazioni hanno cominciato a farsi strada. Qualche Cassa ha preso coscienza dell’insostenibilità e ha intrapreso un percorso di riforma. In qualche caso, sono state aumentate le aliquote contributive; in altri, è stato allungato il periodo di riferimento della media dei redditi adottata per il calcolo della pensione; in altri ancora, si sono ridotte le percentuali da applicare, per ogni anno di iscrizione, a tale parametro. Queste misure riducono gli squilibri, non sono però sufficienti a risolvere il problema, al più provocano un dif-

ferimento dell’anno di inizio dei disavanzi e dell’anno nel quale questi azzereranno le riserve. La cura più efficace, peraltro adottata soltanto da un paio di Casse, rimane il passaggio al metodo contributivo. Nessuna, o quasi, ha finora intrapreso strade in grado di correggere il difetto della scarsa diversificazione del rischio: aumentare le riserve per aumentare il grado di capitalizzazione o almeno perseguire in modo deciso l’unificazione tra più casse (ci stanno provando ragionieri e commercialisti). Queste misure sarebbero utili non soltanto agli iscritti, i quali vedrebbero meglio tutelati i loro interessi pensionistici, ma ai contribuenti in generale, dato che la storia del nostro paese è ricca, purtroppo anche in campo previdenziale, di episodi di “privatizzazione degli utili” e di “collettivizzazione delle perdite”. A ben vedere dovrebbero essere le giovani generazioni, sulle quali maggiormente peserà l’onere delle attuali promesse, a invocare le soluzioni più lungimiranti, in grado di difendere il loro futuro.

Riforme incisive per garantire il futuro In tempi di crisi finanziaria e di recessione economica è difficile costruirsi una buona pensione: la prima influisce negativamente sul

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risparmio accumulato, riducendone i rendimenti e magari decurtando il capitale; la seconda abbassa e rende più incerti i redditi da lavoro, limitando la capacità di accumulare per il futuro. L’una e l’altra, poi, tendono inevitabilmente ad accorciare gli orizzonti temporali, addensando le preoccupazioni delle persone sul presente ben più che sul futuro. Le libere professioni rappresentano un mondo assai variegato per quanto riguarda le dinamiche reddituali e occupazionali, le prospettive future e la capacità di difendersi da crisi. Questa diversità si riflette nello stato complessivo delle Casse che provvedono alla previdenza, obbligatoria ma privatamente organizzata, di queste categorie. Per districarsi nei numeri illustrati in questa pagina, occorre anzitutto distinguere tra “vecchie Casse” (tra le quali si annoverano le professioni più antiche, ricche e pre-

stigiose: dagli ingegneri e architetti ai notati, dagli avvocati ai commercialisti, dai giornalisti ai medici) e “nuove Casse” istituite nel 1996, rappresentative di albi professionali più giovani e tendenzialmente meno ricchi, come gli psicologi e i periti, e diversamente regolate. Oltre a questa classificazione, alla quale corrisponde un diverso assetto istituzionale, occorrono però anche opportune “chiavi di lettura” che ne consentano raffronti e valutazioni, tali da consentire al legislatore di fornire un quadro di riferimento più uniforme nei principi base e da indurre gli organi delle casse alle opportune modifiche statutarie. Queste chiavi di lettura ruotano intorno ai concetti, adottati in sede europea per l’analisi dei sistemi pensionistici, di sostenibilità finanziaria, adeguatezza delle prestazioni, modernizzazione.

chi è

[ ELSA FORNERO ]

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conomista, insegna Economia presso l’Università di Torino ed è direttore del CeRP (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, Torino http://cerp.unito.it). Le sue aree di ricerca riguardano il risparmio delle famiglie, la previdenza pubblica e privata e le assicurazioni sulla vita. Fa parte del Nucleo di Valutazione della spesa previdenziale ed è editorialista de Il Sole 24 ore. I l primo articolo è una elaborazione di un lavoro uscito su La Voce il 24.11.2006 in occasione del decennale dell’Adepp, associazione cui nel 1996 aderivano tutti gli Enti di previdenza a favore dei professionisti. Il secondo articolo è uscito in forma più breve sul Sole 24 Ore del 27 Agosto 2009, in occasione della analisi annuale dei bilanci.

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Tre parole chiave La sostenibilità riguarda la capacità della singola Cassa di far fronte, non soltanto nel presente, ma anche per il futuro prevedibile (70 anni è l’orizzonte di previsione della previdenza americana, 50 è quello recentemente suggerito dalla normativa italiana) al pagamento di prestazioni che, a loro volta, dovrebbero essere “adeguate”. L’adeguatezza si riferisce a una pensione tale da consentire di godere, da pensionati, all’incirca dello stesso tenore di vita che si aveva da lavoratori: considerato che le spese si riducono, le tasse si abbassano, mentre aumenta il tempo libero per provvedere direttamente ai propri consumi e per economizzare sugli acquisti, un tasso di sostituzione (prima pensione su reddito finale) intorno al 70-80 per cento è generalmente considerato adeguato. Infine, la modernizzazione riguarda aspetti come la non discriminazione tra uomo e donna, l’efficienza del disegno pensionistico e l’educazione finanziaria. Spesso una maggiore sostenibilità significa una minore adeguatezza: poiché le “vecchie” Casse funzionano, in larga misura, in base al meccanismo finanziario della ripartizione, con riserve aventi anzitutto scopo prudenziale e non di copertura delle promesse pensionistiche, la prima dipende in modo cruciale dall’evo-


luzione del rapporto tra attivi e pensionati, nonché dal reddito degli attivi (e quindi dalla dinamica futura della professione) e dalla formula pensionistica. Un sistema che promette molto è più difficilmente sostenibile, anche con una buona dinamica occupazionale; implicitamente quelle promesse verranno perciò a gravare sulle future generazioni di professionisti o, più in generale, sui futuri contribuenti (nel caso in cui le casse riuscissero a trasferire a enti pubblici i loro disavanzi). E’ questa la situazione di alcune vecchie Casse: a dispetto del buon andamento corrente dei rapporti demografici ed economici, è la formula retributiva da esse adottata a minacciarne la sostenibilità futura. Quella formula contiene “garanzie” che difficilmente potranno essere mantenute, se non con il ricorso a forti aumenti delle aliquote contributive gravanti sulle nuove generazioni o alla fiscalità generale, che verrebbe in tal caso chiamata a una forma di solidarietà alquanto discutibile, in quanto a vantaggio di categorie fortunate. Il nodo Da tempo, le Casse resistono, (salvo apprezzabili eccezioni, come quella dei ragionieri e commercialisti) al cambiamento della formula, nella speranza che le dinamiche occupazionali e reddituali della professione

saranno in grado di fornire mezzi sufficienti al mantenimento delle promesse, il che è illusorio. Diversa è la situazione delle “nuove” Casse le quali adottando per legge la formula contributiva sono sostenibili per definizione: questa formula, infatti, promette nulla più dell’equivalente attuariale del capitale maturato, e perciò trasferisce sul lavoratore il rischio di insufficienza di risorse. I contributi medi, però, sono bassi (come sono bassi, in base ai dati ufficiali, i redditi di queste professioni), e ciò pone un problema di inadeguatezza delle prestazioni future. Modernizzare Infine, la modernizzazione. Prescindendo dalla questione della parità di genere (quasi tutte le Casse hanno età di pensionamento eguali per donne e uomini), la modernizzazione si misura essenzialmente su tre elementi: la diversificazione del rischio, la trasparente comunicazione della sua esistenza e del modo in cui esso è ripartito, e la bassa onerosità dei costi di funzionamento. Sotto il primo profilo, la regola che combina ripartizione e capitalizzazione rappresenta già una buona soluzione, ma occorre che le casse si convincano dell’opportunità di abbandonare la formula retributiva, e di passare a quella contributiva, magari ac-

compagnata da qualche “garanzia” acquisibile sul mercato, purché trasparente e poco onerosa. Sotto il secondo profilo, le Casse – rappresentative di professioni mediamente istruite potrebbero fungere da battistrada a buoni programmi di educazione al risparmio pensionistico e ai diversi tipi di rischio che vi sono coinvolti, da quello di longevità, a quello economico, a quello finanziario. Anziché chiudere gli occhi di fronte a questi rischi, sperando che le cose vadano bene, sarebbe opportuno che le casse si facessero promotrici di una partecipazione responsabile e consapevole, che sfati i miti paralleli delle Casse come “pozzi di san Patrizio” e dello stato come “salvatore di ultima istanza” (di privilegi, soprattutto quando i voti pesano). Infine, sotto il profilo dei costi, la frammentazione delle casse e la moltiplicazione dei relativi organi, non ne agevola il contenimento, e genera un sensibile divario tra rendimenti lordi e netti (magari sopportabile quando i primi sono elevati, ma inammissibili in tempi di magra). In conclusione, per usare in campo previdenziale una notissima metafora bancaria, le Casse non costituiscono più una “foresta pietrificata”; qualcosa ha cominciato a muoversi, ma molte cose restano ancora da fare.

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OCCHIOALSITOOCCHIOALSITOOCCHIOALSITOOCCHIOALSITOOCCHIOALSITOOCCHIOALSITOOCC

Dichiarazione dei redditi on line 12.386 modelli EPPI 03/08 presentati via Internet entro il 15 settembre

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a]

Report positivo: gli iscritti hanno usato Internet

b] c]

Un grazie ai Collegi

d]

Certificati di sicurezza scaricati: siamo a 7500

Risultato positivo per le presentazioni del modello EPPI 03 on line: quasi il 90% dei periti industriali interessati ha inviato il modello via Internet. Dietro il risultato positivo c’è un importante lavoro di collaborazione che ha visto come protagonisti gli iscritti ed i consulenti, che si sono attivati per loro conto, alle prese con un nuovo servizio informatico, e la struttura dell’Ente con l’informazione e sensibilizzazione all’utilizzo delle nuove procedure. Si ringraziano gli iscritti per la tenacia e la fattiva collaborazione.

Un ruolo importante, per la presentazione delle dichiarazioni via Internet, è stato svolto dai Collegi che presso le proprie sedi, hanno attivato il servizio di assistenza modulistica per gli iscritti che non disponevano del collegamento via internet.

EPPI 03: errori quasi assenti Dalla prima verifica dei dati, i modelli EPPI 03 inviati presentano una bassissima percentuale di errore. La collaborazione diretta con l’iscritto, che attraverso la consultazione on line verifica i propri dati, ha aperto la strada per il miglioramento delle comunicazioni e dei servizi dell’Ente. Questo rappresenta non solo la trasparenza del rapporto tra perito industriale ed ente di previdenza, ma abbatterà sensibilmente i costi di lavorazione: un bel risparmio per tutti.

Un po’ più della metà degli iscritti ha già scaricato il Certificato di sicurezza, cioè quello strumento che permette che tutte le comunicazioni tra perito industriale ed Ente siano gestite in modo veloce e sicuro via Internet. Lo scarico del Certificato garantisce l’attivazione di una casella postale certificata (Pec) che l’Eppi mette a disposizione gratuitamente a tutti gli iscritti. La Pec diventerà obbligatoria al 1 dicembre 2009 per lo scambio di informazioni tra professionisti, aziende e istituzioni (vedi il decreto legge “anticrisi” n. 185 del 29 novembre 2008, convertito in legge 2/2009). L’Eppi utilizzerà la Pec per inviare le comunicazioni istituzionali e contributive in previsione della prossima scadenza del 30 novembre 2009.

EPPINFORMA - OCCHIO AL SITO


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Provaci ancora, Sam

[ REPORT ]

Trentadue parlamentari per i professionisti Ripresentata a luglio 2009 la proposta di legge 1524, che intende garantire la gestione in autonomia del contributo integrativo. Parla Antonino Lo Presti, primo firmatario dell’iniziativa.

l concetto è semplice: la previdenza privata ha la necessità di liberare delle risorse. Il contributo integrativo è una di queste e va da sé che bisogna cambiargli destinazione d’uso: fino ad oggi è stata una quota vincolata e destinata solo alle spese di gestione o alla solidarietà, oggi deve poter diventare una percentuale modulabile e che ogni Ente dedica ragionevolmente per le proprie esigenze primarie.” Così parla Antonino Lo Presti, parlamentare Pdl, esperto di materia professionale e

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EPPINFORMA - REPORT

previdenziale e vicepresidente della Commissione bicamerale. Il tema sotto i riflettori è quello di gestire la percentuale che il professionista indica in fattura a carico del cliente: attualmente è al 2% per i periti industriali. È giusto poterla modulare, innalzandola? E se la risposta è affermativa, cosa è possibile fare con l’innalzamento quote? “Trovo assolutamente ingiustificato il vincolo che è stato imposto a molti enti di previdenza – continua Lo Presti − per cui la percentuale di rivalsa che il professio-

nista può chiedere al committente è fissa ed intoccabile al 2%. Gli enti di previdenza storici non hanno vincoli di questo genere e questo produce figli e figliastri, cioè diseguaglianze tra Casse di previdenza. Mi sembra quindi sensato cancellare un passaggio del decreto legislativo 103/96, eliminare il vincolo dell’immutabilità di quel 2% e mettere tutti gli enti di previdenza sullo stesso piano. Poi c’è da capire cosa fare con quel contributo e se innalzare la percentuale dal 2 al 4%.” I periti industriali ad esem-


la scheda

pio chiedono di poter utilizzare la maggiorazione del contributo integrativo per aumentare il conto previdenziale dei propri iscritti e la futura pensione. Il progetto di legge 1524 apre invece a questa facoltà, che io ritengo necessaria. Per quanto riguarda le Casse professionali che potranno incontrare criticità di bilancio, ma non è il caso dell’Eppi, credo sia giusto che possano utilizzare il contributo per la loro sostenibilità.

Alcuni esponenti del Ministero dell’Economia sostengono che esista un pericolo inflazione: il produttore di merci ricaricherà sul prezzo del prodotto la maggiorazione del 2% che eroga al professionista. L’argomento è tutto da verificare: prima di tutto bisogna considerare a quanti zero virgola zero corrisponda questo effetto inflattivo. Ritengo che al limite sia meglio aumentare di una mollica l’inflazione oggi piuttosto che non poter garantire pensioni adeguate con un possibile intervento a carico dello Stato magari tra venti anni. Adesso bisogna intervenire con tutte le leve su sostenibilità delle gestioni e congruità delle pensioni degli enti di previdenza privati, prevenendo le criticità. Poi? Poi siamo in regime di libe-

[ ANTONINO LO PRESTI ]

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vvocato civilista e amministrativista, esercita la libera professione a Palermo. Politicamente è cresciuto nelle fila di Alleanza nazionale, poi confluito nel Popolo della libertà, partito per cui è stato eletto come deputato in questa legislatura. Componente della Commissione Giustizia e della Commissione Bilancio della Camera, è vicepresidente della Commissione bicamerale per il controllo degli enti previdenziali pubblici e privati. In questo ruolo, si è occupato da vicino delle questioni legate al mondo della previdenza a favore dei liberi professionisti.

ralizzazione delle tariffe e quindi non vedo perché necessariamente l’aumento del 2% dovrebbe produrre inflazione. La proposta di legge di cui è primo firmatario non ha avuto fortuna quando è stata presentata dall’onorevole Cazzola lo scorso inverno. Oggi cosa è cambiato? Giuliano Cazzola l’ha presentata insieme ad una ipotesi di soluzione dell’unificazione tra commercialisti e ragionieri, questione spinosa che ha sollevato molte perplessità. Ora, la specifica gestione in autonomia del contributo integrativo è presentata per conto proprio e Cazzola è uno dei firmatari insieme ad un nutrito gruppo di onorevoli colleghi. Il presidente della Commissione bicamerale Jannone è d’accordo? La Commissione lavora serena e l’onorevole Jannone è d’accordo. Il ministro del Welfare Sacconi è stato informato? La Commissione bicamerale porterà il testo in Parlamen-

to e, in aula, spero che si possa raggiungere il sostegno di una larga maggioranza. Lei spinge per legare l’aumento del contributo integrativo a quello del contributo obbligatorio, secondo le ipotesi del Nucleo di valutazione? Ovviamente e necessariamente. La previdenza privata anzitutto ha necessità di maggiore responsabilità da parte dei professionisti che per primi devono capire che occorre contribuire con una quota più importante. Alcuni invocano l’autonomia delle Casse… L’autonomia è un valore aggiunto e non un totem: ogni professionista deve tendere ad accantonare di più per avere una pensione dignitosa. Quando la proposta andrà al voto in Parlamento? Difficile fare previsioni. Il 17 settembre c’è stata una nuova audizione della proposta in Commissione lavoro alla Camera e mi auspico che l’aula si esprima con il voto entro l’anno. EPPINFORMA - REPORT

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L’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUSOL’INTRUS

Unità alla prova per l’Albo unico di Benedetta Pacelli

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opo tanto parlare, molti buoni propositi e diverse occasioni perdute qualcosa si muove sull’unificazione delle categorie tecniche. Ma è un movimento complesso in più direzioni che, come tale, ha bisogno di essere accompagnato in tutti i suoi delicati passaggi. Prima di tutto è un fatto che i Consigli nazionali delle tre categorie dei geometri, periti agrari e periti industriali, si sono appena seduti il 17 settembre a Mestre attorno ad un tavolo con il proposito di superare qualsiasi logica corporativa e andare diritti all’obiettivo: creare l’Ordine dei tecnici laureati per l’ingegneria, come una casa comune che riunisca i laureati triennali di matrice tecnica e gli attuali iscritti ai tre collegi esistenti. Non sarà uno scherzo, ma di certo è l’unica chance possibile per il futuro di queste tre categorie. Che, però, hanno già fatto molto di più: all’indomani della celebrazione in luglio degli 80 anni dalla loro nascita hanno consegnato al ministro della giustizia Angelino Alfano e ad altri rappresentanti del mondo politico il loro disegno di legge che delega il Governo a creare questa grande casa. È questa l’unica vera novità all’interno delle professioni intellettuali: la voglia di tre categorie di mettere da parte la propria storia per lavorare per il futuro di chi verrà dopo. a la vera battaglia è appena iniziata. Perché entrare in dialogo con l’altro fronte, quello rappresentato dalla categoria degli ingegneri, non sarà facile. Allora, forse, bisognerà prestare più di un fianco. E dare dimostrazione di unità sia dall’esterno che dall’interno. Basti pensare, per esempio al Pat, il Patto cioè tra i professionisti di area tecnica, appena nato da una costola del Comitato unitario delle professioni (Cup) e di cui fanno parte, tra gli altri, proprio gli ingegneri, i geometri, i periti industriali e i periti agrari. Affinché il Patto non fallisca nei suoi obiettivi, ancor prima di es-

M

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EPPINFORMA - L’INTRUSO

sere nato, è indispensabile che in sede di audizione per la riforma delle professioni (che nel frattempo torna a far parlare di sé) dimostri di essere unito, di avere superato le questioni nominalistiche e gli interessi che vedono nelle professioni solo lobby di potere. Questo vuol dire che, ancora prima di sedersi sugli strapuntini parlamentari, i diretti interessati, ingegneri e geometri, periti agrari e periti industriali dovranno trovare una linea di convergenza: sarebbe un vero peccato replicare l’occasione ormai perduta e offerta da Alfano ad avvocati, notai e commercialisti che non hanno trovato l’accordo per una riforma unitaria del compar-

Ingegneri, geometri, periti agrari e periti industriali dovranno trovare una linea di convergenza unica: sarebbe un vero peccato replicare l’occasione ormai perduta e offerta da Alfano ad avvocati, notai e commercialisti.

to giuridico-economico. Bisogna invertire la rotta per evitare che ora, come allora, prevalgano gli interessi o la difesa di alcuni privilegi. Ecco perché l’unità deve essere percepita forte soprattutto nel suo interno: e quindi dimostrare che l’accordo a tre sia consolidato non solo a livello di rappresentanza istituzionale, ma soprattutto di singoli collegi, di realtà provinciali. Il Cogepapi (il coordinamento tra i geometri, periti industriali e agrari) si sta diffondendo su tutto il territorio ma molto ancora c’è da fare perché questa futura casa comune poggi su fondamenta solide. Solo così ci si potrà salvare da qualsiasi tempesta che potrà abbattersi sul futuro delle professioni tecniche.


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http://www.eppi.it/IMAGES/PDFEPPI/eppinforma/3-2009.pdf

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