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ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI


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* (Fonte Assogestioni)

www.caam.com/ita


indice

EPPINFORMA Ottobre 2008/3

EPPInforma è stampato su carta ecologica riciclata Fedrigoni Collezione SYM – Symbol Freelife Satin “Ogni foglio salva una foglia”

UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

EPPI Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati Piazza della Croce Rossa 3 00161 ROMA Tel. 06 44001 Fax 06 44001222 e.mail eppi@mclink.it www.eppi.it

Cosa è successo

2

L’intervento Previdenza complementare?

3

L’intervista Ricetta Cazzola

4

Blocknotes Gli appuntamenti da ricordare

7

Bilancio 2007 Il consuntivo

8

La novità Una PEC nuova di zecca

14

Terza Pagina La questione demografica

16

La zattera Le parole della previdenza

21

Report L’ho fatto anch’io

22

Analisi Povere pensioni italiane

24

F.A.Q. Le domande che tutti fanno

27

In bianco e nero Lettera a D.

28

Il periodico ed il sito www.eppi.it sono realizzati dall’Ufficio Stampa dell’EPPI Supplemento ad Italia Oggi Direttore responsabile Paolo Panerai Direttore editoriale Florio Bendinelli

Comitato tecnico Valerio Bignami, Roberto Contessi, Michele Merola, Maria F. Spagnoletti Progetto grafico Tiziana Mazzuca, Claudio Serafini Stampa Edigraf Editoriale Grafica Via G. Mameli, 28 00153 Roma

Realizzazione grafica e Web master Sipre 103 S.p.A. Via Emanuele Gianturco, 11 00196 Roma Autorizzazione del tribunale di Roma 186/2004 in data 07.05.04

Tiratura 9.100 copie Finito di stampare nel mese di Ottobre 2008

EPPINFORMA - INDICE

1


COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCESSO COSA È SUCCE

luglio Un nuovo assetto per l’Adepp 3 luglio L’Assemblea dell’Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati, riunitasi il 3 luglio per eleggere i nuovi vertici, ha riconfermato alla carica di presidente Maurizio de Tilla e ha eletto come vicepresidenti Antonio Pastore (ex numero uno della Cassa dei dottori commercialisti) e Mario Schiavon, presidente della Cassa degli infermieri. All’indomani dell’elezione si è aperto però un dibattito ampio sulla necessità di riformare le regole di partecipazione all’Adepp e di selezione dei vertici, per dare maggiore smalto e visibilità alla stessa associazione.

Lo Presti deposita una proposta di legge per la previdenza professionale 23 luglio Il deputato Antonino Lo Presti (Pdl) presenta una proposta di legge (n.1524 alla Camera) per eliminare il vincolo che costringe le Casse previdenziali come l’Eppi a non poter gestire in autonomia il contributo integrativo. Si tratta di annullare il tetto che fissa quel contributo obbligatoriamente al 2%.

Sacconi presenta il Libro verde 25 luglio Presentato al Consiglio dei Ministri del 25 luglio 2008 il Libro Verde sul futuro del modello sociale. Obiettivo della pubblicazione, come ha spiegato il ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, è avviare un dibattito pubblico sul futuro del sistema di Welfare in Italia. Il documento è infatti rivolto a tutti i soggetti istituzionali, sociali e professionali per condividere la visione sul disegno di un nuovo modello sociale. In questa occasione, Sacconi ha ricordato come il nostro paese abbia una delle più alte spese sociali d’Europa, squilibrata in favore della 2

EPPINFORMA - COSA È SUCCESSO

spesa pensionistica, che, al netto dell’istruzione, ne costituisce oltre il 60%, a fronte del circa 24% della sanità e dell’8,1% dell’assistenza.

agosto Depositata anche la proposta Cazzola 4 agosto Il deputato Giuliano Cazzola presenta anch’egli una proposta di legge (n. 1601 alla Camera) che intende eliminare il vincolo del tetto obbligatorio al 2% per il contributo integrativo.

Bilanci con regole più chiare 7 agosto Confermata dalle parole di Pasquale Viespoli, sottosegretario con delega al Welfare, la proroga per presentare i nuovi bilanci delle Casse di previdenza: le proiezioni di lungo periodo dovranno essere chiuse entro il 30 novembre e inviate agli organismi competenti entro il 31 dicembre 2008. Con lo spostamento in avanti di sei mesi della scadenza, ci sarà un congruo tempo per discutere in modo opportuno con i tecnici dei ministeri competenti l’applicazione dei nuovi criteri di redazione dei bilanci, i quali presentano ancora delle incongruenze.

settembre Lutto in Eppi 11 settembre Viene a mancare prematuramente il Consigliere di Amministrazione Dario Torbianelli, lasciando in tutti i colleghi e amici il ricordo di un professionista straordinario dotato di grandi competenze in ambito previdenziale.

Commissione tecnica al ministero 17 settembre Incontro tecnico fra gli esperti del Ministero del Welfare e i tecnici attuari per chiarire i punti di difficile interpretazione sulla “questione bilanci”.


Previdenza complementare? di Florio Bendinelli

ul Welfare fino ad ora il ministro Sacconi ha deciso di mantenere un basso profilo ed ha consegnato ad un Libro Verde uscito a fine luglio il suo pensiero programmatico. Ampio spazio è dedicato in quel testo alla previdenza complementare come panacea per ammorbidire la questione adeguatezza: la complementare servirebbe per avere pensioni più alte. Io rimango un po’ perplesso.

S

a previdenza complementare è quella forma di risparmio dedicata al lavoro dipendente (fino ad ora in aziende private e con più di 50 lavoratori) e finanziata con i denari destinati al trattamento di fine rapporto, cioè la “liquidazione”. Seppur in alcuni casi vi è un contributo del datore di lavoro, si tratta di mettere mano al portafoglio e risparmiare un po’ di soldi per il futuro. Parliamoci chiaro: di per sé l’idea è buona ma non risolutiva del problema principale, vale a dire l’adeguatezza della pensione di vecchiaia. La complementare è un po’ l’analogo del rivolgersi ad una banca e vincolare dei liquidi, o investirli in azioni, titoli e quant’altro, per un secondo salvadanaio in vista della terza età. Tra l’altro, la complementare non riguarda per definizione i liberi professionisti. Non li riguarda perché loro non hanno attualmente nessun gruzzolo messo da parte come liquidazione né esiste nessun datore di lavoro che può contribuire a costituirne uno d’ora in poi. Nel bene e nel male. Un professionista, per contro, può ben stipulare una pensione integrativa, che appunto è quella forma di risparmio interamente finanziata dal singolo al pari, per intendersi, di una polizza sulla vita. Spesso, però, complementare e integrativa sono parole che vengono usate come intercambiabili. E allora si sente dire che anche per la libera professione c’è bisogno di una “complementare”, la quale va incentivata magari consentendo una parziale deduzione fiscale dei contributi. Mi sembra si faccia un po’ di confusione.

L

n perito industriale libero professionista ha il vantaggio di avere una pensione obbligatoria che può ritagliarsi su misura, modulando il contributo previdenziale il quale gode, tra l’altro, della completa deduzione fiscale. Se un perito intende irrobustire il suo risparmio, versa dei contributi maggiori scegliendo l’aliquota che fa al caso suo in una rosa dal 12 al 18% del reddito. Questa gli garantirà una rata pensionistica maggiore. La rivalutazione del risparmio Eppi, inoltre, è fissata per legge ed è assolutamente concorrenziale davanti a qualsiasi altra forma di risparmio. La previdenza complementare, quindi,

U

Riflettiamo attentamente prima di scegliere una qualsiasi forma di previdenza integrativa

qualsiasi cosa essa sia, è una strada su cui riflettere prima di intraprenderla.

vviamente, non tutti i professionisti sono uguali. Come spiega l’onorevole Cazzola nell’intervista che segue, un avvocato che stipula una pensione integrativa “a capitalizzazione” sta diversificando l’investimento sul futuro e disporrà di due pensioni che seguono regole diverse. I periti industriali hanno già di per sé una pensione obbligatoria “a capitalizzazione” e le forme integrative sarebbero solo doppioni con una rendita finanziaria annuale tutta da verificare. Certo il discorso è aperto. Alcuni hanno sostenuto la necessità di una previdenza “ibrido”, a metà tra complementare e integrativa. Sarebbe quella che, accanto a quella obbligatoria, un ente di previdenza privato potrebbe offrire ai propri iscritti garantendo un gettone di partenza o bonus annuale che sostituirebbe il supporto del datore di lavoro nel settore pubblico. Sarà sano pragmatismo, ma prima trarrei il massimo dalla previdenza obbligatoria che oggi noi periti industriali abbiamo.

O

EPPINFORMA - EDITORIALE

3


La ricetta Cazzola

Pensioni maggiori per i periti industriali Le linee fondamentali del progetto di legge che intende completare la riforma sul Welfare: previdenza pubblica e privata a confronto verso l’obiettivo di una pensione più adeguata utilizzando il contributo integrativo.

l governo ha giurato il 14 maggio 2008 e appena un mese dopo, il 16 giugno, l’onorevole Cazzola (Pdl) ha presentato il progetto di legge numero 1299 “per il completamento della riforma del sistema previdenziale”, prendendo spunto da un testo presentato nella passata legislatura dal neo-ministro Maurizio Sacconi. Abbiamo allora chiesto a Cazzola di spiegare i principi cardine contenuti nel suo progetto di legge e di applicarli alla realtà della previdenza professionale.

I

4

Onorevole, il suo lo possiamo considerare il testo guida che verrà usato dalla maggioranza in tema di Welfare? Le tesi che porto avanti sono linee di lavoro cui io tengo ma che devono essere confrontate con le diverse componenti della maggioranza. Registro che il dibattito estivo, che ora dovrà essere verificato in Parlamento, ha mostrato qualche convergenza, anche se a me interessa fondamentalmente tenere aperto il dibattito.

E P P I N F O R M A - L’ I N T E R V I S TA

[ L’INTERVISTA ]

Nel suo progetto di legge in modo esplicito lei tocca il tema dell’adeguatezza. Uno degli interventi è a favore delle giovani generazioni: dato che esse godono di un sistema contributivo, nel quale la quota di pensione è a rischio adeguatezza, propongo di istituire una “pensione di base” a carico della fiscalità pubblica in modo da compensare la riduzione del prelievo contributivo dal 32,7% al 24% del reddito. La somma dei due accantonamenti credo possa produrre pensioni più adeguate. Proviamo a riportare la sua proposta nei termini della previdenza dei professionisti periti industriali. Poter utilizzare il contributo integrativo a fini previdenziali, non potrebbe svolgere la stessa funzione di quella che lei ha definito “pensione di base”?


Effettivamente, dato che il contributo “integrativo” è a carico del committente, se ogni professionista lo potesse accantonare nel suo monte contributi potrebbe avere un piedistallo di base per giungere ad una pensione più adeguata con l’aiuto della collettività. Il contributo integrativo che l’Eppi ha fino ad oggi risparmiato confluisce in una riserva straordinaria, cresciuta negli anni fino all’ammontare di 58 milioni di euro: l’Ente vorrebbe iniziare a redistribuire ai suoi iscritti una parte ragionevole di quanto risparmiato. Qual è il suo giudizio? Stando così le cose, il contributo integrativo può avere un ruolo importante nella previdenza professionale. Mi risulta, inoltre, che alcuni enti di previdenza lo hanno elevato dal 2 al 4% e che già lo utilizzano ai fini della sostenibilità dei conti: credo che anche i periti industriali, non fosse altro per una ragione di equità, lo debbano utilizzare in autonomia per l’adeguatezza delle pensioni. Se innalzato al 4%, l’Eppi farebbe confluire la maggiorazione sul monte contributi dei propri iscritti. A questo punto il beneficio pensionistico verrebbe dal contributo integrativo precedente e dall’aumento di quello attuale. Bisogna richiedere queste riforme ai ministeri ed entrare in dialogo con loro. Attualmente, però, l’Eppi è penalizzata da un sigillo che vincola quel contributo

Il contributo integrativo può costituire il giusto piedistallo per le pensioni dei liberi professionisti

nella misura e nell’uso: quel vincolo rende i periti industriali diversi rispetto alle altre categorie professionali. Il sigillo mi sembra un elemento di disparità e dunque va superato. Dopo questo passo, è necessario un piano attuariale responsabile per non minare la buona salute dei bilanci – che con il metodo contributivo è in larga parte garantita – al fine di migliorare l’importo delle pensioni. Il percorso deve essere condiviso dai ministeri del Lavoro e dell’Economia. Da parte mia ho presentato una proposta di legge per superare il vincolo del 2%.

il professionista dovrà coprire di tasca sua una parte dell’aumento dal 2 al 4%: a quel punto bisogna spiegare ai periti industriali che il mancato guadagno sull’immediato è un risparmio per la propria pensione futura. “Dal guadagno al risparmio” se lo vogliamo dire con uno slogan. Io non credo ci sia veramente nessun effetto inflattivo: il costo della prestazione non cambia, o quanto meno, complessivamente non cresce. Il ministero dell’Economia deve stare tranquillo su questo aspetto.

Alcuni esperti hanno parlato di un aumento dell’inflazione con l’aumento del contributo integrativo dal 2 al 4%. Guardi, un professionista che chieda al suo committente il 2% sulla parcella esercita una forma di concorrenza spuria nei confronti di un altro che chiede il 4%. Credo che invece sia auspicabile nel settore dei servizi professionali l’uniformità del contributo integrativo. Rispetto all’inflazione, invece, qui il fattore si sposta sulla contrattazione.

Nel suo disegno di legge lei incentiva la previdenza complementare. La incentivo principalmente per i sistemi previdenziali che sono “a ripartizione”, come la previdenza di avvocati, medici, ingegneri, perché, com’è noto, il sistema a ripartizione non accantona i contributi versati ma la pensione viene pagata con la contribuzione dei lavoratori attivi. Ecco che, in quel caso, diversificare l’investimento e farsi un salvadanaio proprio con una pensione complementare mi sembra saggio. Nel mio disegno di legge alzo il tetto della deducibilità per i professionisti a 7000 euro.

In che senso? Ragionevolmente accadrà che in molti casi il prezzo del servizio sarà ricalcolato in modo che

L’Eppi non applica la ripartizione. Sì, è vero. Per la previdenza già a capitalizzazione la mia idea di

E P P I N F O R M A - L’ I N T E R V I S TA

5


Io non credo che aumentare il contributo integrativo possa provocare un innalzamento dell’inflazione

spingere ad un risparmio previdenziale per il professionista su un doppio binario mi sembra un po’ depotenziata. Forse, per un perito industriale è meglio contribuire optando per un’aliquota più elevata del 10%. Se un professionista versasse dal 12 al 18% del reddito, di fatto aprirebbe una previdenza complementare direttamente sul pilastro obbligatorio, modulata su misura anno per anno. Interamente deducibile. Interamente deducibile, certo. Nel suo disegno di legge lei spinge per un maggiore accordo tra enti di previdenza privati. Cosa intende? Il mio slogan è questo: le Casse dei professionisti devono “fare sistema”. Mi rendo conto che la definizione è molto aperta ma lo è apposta: io non vorrei

dire agli enti di previdenza cosa debbano fare, ci mancherebbe. Dentro il “sistema” ci può essere un Inps della previdenza privata, una federazione o meglio una confederazione delle Casse, ma certamente la situazione non può rimanere completamente disomogenea. Evidentemente i sistemi previdenziali oggi sono troppo disomogenei. Ma perché “fare sistema”? Secondo me il caso della sofferta unificazione fra ragionieri e commercialisti è la prova provata che adottare sistemi previdenziali diversi diventa un ostacolo a forme di sinergia. Dietro questa visione, ovviamente, c’è una concezione del mondo professionale in grande mutamento. E dunque? Per preparare questo futuro, bisogna che i sistemi previden-

la scheda

[ GIULIANO CAZZOLA ]

6

I

nsegna diritto della previdenza sociale nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna. Fino al 1993 ha ricoperto importanti incarichi sindacali, tra cui segretario nazionale della Fiom-Cgil e segretario confederale della Cgil. In seguito è stato dirigente generale dello Stato e presidente del Collegio dei Sindaci dell'Inps e prima ancora dell'Inpdap. Dal 2002 al 2006 ha rappresentato il Governo Berlusconi nel Comitato di protezione sociale UE. Attualmente è deputato per il Pdl e svolge il ruolo di vice presidente della Commissione Lavoro della Camera e componente della Commissione bicamerale di vigilanza sugli enti previdenziali.

E P P I N F O R M A - L’ I N T E R V I S TA

ziali siano sempre più compatibili ed intercambiabili, quando ve ne sia l’occorrenza. La diversità crea divisione, come prova la difficile fusione tra ragionieri e dottori commercialisti. In che senso? Mi sembra che i confini tra le professioni stanno diventando più laschi: si è appena concluso tra i commercialisti e questa volto i notai solo l’antipasto di quello che sta accadendo un po’ ovunque, cioè la disputa sulle competenze. I professionisti si assomigliano sempre di più e, a questo punto, le peculiarità previdenziali possono diventare un handicap all’abbattimento degli steccati, quando ce ne sarà bisogno. Mi sono inventato una battuta. Dica. Secondo me il metodo contributivo è come l’euro, cioè è una moneta di compatibilità tra enti di previdenza diversi. Ma pensiamo anche al singolo che potrebbe passare attraverso diverse forme contrattuali con un unico sistema previdenziale. Pensi ad un dipendente che poi diventa autonomo, poi professionista e poi di nuovo dipendente. Con un unico sistema previdenziale favoriamo la flessibilità del mercato del lavoro. Il metodo contributivo, allora, potrebbe aiutare a fare sistema? Una Confederazione delle Casse, una Adepp un po’ più forte, potrebbe essere una istituzione in grado di accompagnare con saggezza un panorama di diversità più sfumate fra professioni e fra Enti di previdenza.


BLOCKNOTESBLOCKNOTESBLOCKNOTESBLOCKNOTESBLOCKNOTESBLOCKNOTESBLOCKNOTES

1

1 dicembre 2008 Tutti gli iscritti che nell’estratto conto verificassero di avere delle eccedenze (contributi versati in eccesso) sono invitati a compensarle con i pagamenti degli acconti 2008.

Le eccedenze vanno utilizzate

In che modo? L’Eppi invierà un bollettino precompilato con l’acconto da versare entro il 1 dicembre 2008. Calcolando la differenza tra quanto indicato dall’Eppi e l’eccedenza segnalata nell’estratto conto, si otterrà l’importo compensato da versare come acconto. Vi è la possibilità, però, che rimangano ancora delle eccedenze inutilizzate. In questo caso, l’Eppi invita ogni professionista a presentare una domanda di rimborso compilando il modello EPPI 06 scaricabile dal sito. Vai su www.eppi.it tasto Modulistica/Per richiedere le prestazioni/Restituzioni/Dei contributi in eccesso

Perché le eccedenze vanno utilizzate? I contributi in eccedenza non utilizzati, o di cui non è stato chiesto il rimborso, rimangono “sospesi” ma non producono interessi. Gli interessi legali sono riconosciuti solamente a partire dalla data di presentazione della domanda di rimborso.

Come si formano le eccedenze? Un perito su tre che presenta la dichiarazione dei redditi a mano sbaglia a fare i conti e, versando di più, crea delle eccedenze sul proprio conto corrente previdenziale. Occhio: nel 2009 l’obbligo di presentare le dichiarazioni dei redditi (EPPI03) via internet limiterà il problema.

2

Estratto conto a casa

Ottobre 2008 Estratto conto sintetico, cioè il documento in cui sono contenute le informazioni fondamentali sullo stato del proprio conto corrente previdenziale, in arrivo ad Ottobre. Bisogna però sottolineare che nell’Area riservata del sito Eppi è a disposizione la propria posizione on line, consultabile e stampabile in ogni momento. Vai su www.eppi.it e clicca EPPI ON LINE

3

Minuti alle 20:00

30 luglio 2008 È nato un nuovo spazio televisivo su Class Cnbc, canale 505 di Sky. Due venerdì al mese, prima del Tg delle 20.00, andrà in onda un’intervista spot sui temi di professione e previdenza interamente dedicata ai periti industriali. Lo spazio sostituisce il TG di categoria il cui compito viene assunto dal telegiornale nazionale della rete Class Cnbc, dato che si apriranno continuamente delle finestre su quanto di rilevante accade nel mondo dei professionisti.

EPPINFORMA - BLOCKNOTES

7


Bilancio 2007

[ IL CONSUNTIVO ]

Risorse importanti per l’innovazione Forti di una politica di contenimento delle spese, investimenti per l’informatizzazione dell’Eppi: comunicazione, presentazione dei modelli e informazione



Il risultato della gestione

L’avanzo di esercizio per il 2007 è stato pari a 10,4 milioni di euro. Il patrimonio netto ammonta a 466.084 milioni di euro, superiore del 14% rispetto all’anno precedente con un attivo patrimoniale che fa registrare un netto +14%. (vedi la tabella accanto)

TABELLA 1. Valori in migliaia di euro DESCRIZIONE

EPPINFORMA - BILANCIO

2005 VARIAZIONE 2006 assoluta

VARIAZIONE %

Dati Patrimoniali Attivo

506.457

442.846

63.611

14

40.373

33.278

7.095

21

466.084

409.568

56.516

14

Contributi Prestazioni

50.046 37.054

49.172 38.340

874 -1.286

2 -3

Costi Prestazioni

4.578 39.193

4.702 35.562

-124 3.631

-3 10

5.214 7.585

12.387 6.028

-7.173 1.557

-58 26

11.136 19.135

11.036 5.419

100 13.716

1 253

Passivo Patrimonio Netto Dati Economici

Rendite Costi Rivalutazione di Legge Rendite Gestione straordinaria Altri Ricavi

-171 105

1.707 98

-1.878 7

-110 7

Avanzo Gestioned'esercizio straordinaria

1.682 - 41

7.359 - 280

-5.677 239

--77 85

Rivalutazione di Legge

12.083

11.136

947

9

straordinaria -Gestione differenza tra rendite lorde e rivalutazione

-171 7.052

1.707 - 5.717

-1.878 12.769

-110 - 223

10.384

1.683

8.701

517

Avanzo d'esercizio

8

2007




La gestione finanziaria complessiva

La gestione finanziaria ha registrato il positivo risultato di 15 milioni di euro superiore di 13 milioni rispetto al dato del 2006 e superiore di 10.825 milioni di euro rispetto alla rivalutazione assegnata ai montanti contributivi (vedi la tabella 2), che equivale esattamente a 12,083 milioni di euro. Il Fondo di riserva straordinario, inoltre, si è attestato su 57.511 milioni di euro. I tre dati meritano un commento perché aiutano a capire lo stato di salute dell’Ente. Il dato della gestione finanziaria risulta così lusinghiero perché l’Eppi ha contabilizzato una parte importante del portafoglio titoli, operazione che non è stato possibile eseguire nel precedente esercizio. La stabilità dell’Ente rimane sostanzialmente simile tra 2006 e 2007, solamente che i risultati sono in un certo senso più “visibili” dal punto di vista contabile. L’ampio margine tra le rendite nette e la rivalutazione, che per legge l’Eppi deve operare sui montanti degli iscritti, sta a significare un regime di tranquillità, cosa non sempre semplice da realizzare date le turbolenze dei mercati finanziari i quali rappresentano, in ogni caso, per un ente a capitalizzazione come l’Eppi, il serbatoio privilegiato di redditività finanziaria. Il Fondo di riserva straordinario mostra la capacità delle gestioni in questi anni di risparmiare sulle spese di gestione e accantonare risorse. Le forze

TABELLA 2. Determinazione del rendimento netto degli investimenti (Importi(Importi in migliaia didieuro) TABELLA 2. Determinazione del rendimento netto degli investimenti in migliaia euro) DESCRIZIONE

2007

2006

Rendite degli investimenti al lordo dei relativi oneri

28.379

Rendite degli investimenti al netto dei relativi oneri

18.475

5.005

Imposte e tasse che gravano sulle suddette rendite

(1.705)

(1.319)

Rendite degli investimenti al netto delle imposte e tasse

16.770

3.686

Rivalutazione di legge dei montanti contributivi

13.263

(12.083) (11.136)

Differenza contabile tra le rendite nette e la rivalutazione di legge

4.687

(7.450)

Maggior valore degli investimenti finanziari non iscritti in bilancio

6.138

13.958

Rendite degli investimenti considerando il maggior valore

22.908

17.644

Differenza finanziaria tra le rendite nette (incluso il maggior valore) e la rivalutazione di legge

10.825

6.508



politiche non hanno ancora accordato la possibilità di svincolare e disporre di una parte del fondo per migliorare ed aumentare l’adeguatezza delle pensioni, ma l’Eppi non intende desistere. II sistema pensionistico “contributivo” funziona ma un parziale svincolo di una quota ragionevole di quel Fondo renderebbe la prestazione finale, oltre che garantita, anche più congrua. Gli amministratori continueranno ad insistere per richiedere alla politica di liberare risorse a fini previdenziali.

I nostri iscritti

Distribuzione per reddito e per età Un confronto comparato dei modelli EPPI 03 presentati nel 2007 indica una crescita del 10% dei redditi netti complessivi e del 6% dei corrispettivi volumi di affari. I redditi più elevati, come attesta una tendenza oramai consolidata, sono vantati dai periti liberi professionisti che hanno tra i 50 e i 54 anni. Meno cospicui i redditi dei giovanissimi (fino a 24 anni) e degli ultra settantenni.

TABELLA in migliaia di Euro) TABELLA 3. 3. Redditi Redditi degli degli iscritti iscrittidal dal1996 1996 (Valori in(Valori migliaia di Euro) ANNO

REDDITO NETTO

VOLUME D'AFFARI

1996

195.914

251.044

1997

219.783

353.714

1998

243.830

1999

269.086

2000

VAR. % DEL REDDITO

VAR. % VOL. D'AFFARI

12

41

381.220

11

8

411.075

10

8

286.996

442.895

7

8

2001

308.357

476.713

7

8

2002

321.178

509.717

4

7

2003

328.906

521.153

2

2

2004

345.775

547.162

5

5

2005

355.384

553.273

3

1

2006

389.505

585.840

10

6

EPPINFORMA - BILANCIO

9


Se si osserva la distribuzione dei redditi medi per regione, si nota che la zona più benestante risulta essere il Trentino Alto Adige, seguito dall’Emilia Romagna e dalla Lombardia, mentre rispetto al 2006 perde qualche posizione la Valle D’Aosta, ferma al settimo posto; fanalino di coda rimane la Calabria. La distribuzione dei redditi per specializzazione segnala che le arti grafiche e fotografiche, con l’industria tintoria, sono tra le specializzazioni “più ricche” insieme alla termotecnica, in relativa ascesa. Meno prospere la cronometria, il disegno di tessuti e le materie plastiche. Non dà segni di cedimento la tradizione per la categoria dei periti industriali che riserva alle quote rosa solo un 2% di popolazione femminile. Gli iscritti attivi, cioè i soggetti che nel 2007 hanno dichiarato i redditi professionali del 2006, sono 12.374 di cui le donne rappresentano solo 235 unità. La popolazione per classe di età è infine così ripartita: ETÀ Fino a 44 anni Tra 45 e 64 Dopo 65 anni



% 46,4% 46,3% 7%

Le vostre pensioni

Media 15 Nel 2006 l’Ente ha liquidato 938 pensioni, con un aumento del 24% rispetto alle 759 prestazioni pensionistiche liquidate agli iscritti nel 2006. Il rapporto tra l’ammontare delle risorse accumulate da ciascun pensionato e la propria pensione annua è in media pari a 15, in linea con l’eserci10

EPPINFORMA - BILANCIO

TABELLA 4. delle riserve (in migliaia di(in euro) 4. Le Leattività attivitàaacopertura copertura delle riserve migliaia di euro) DESCRIZIONE

VALORE

FONDI (Riserve tecniche a garanzia delle prestazioni) Fondo contributo soggettivo

334.728

Fondo rivalutazione L. 335/95

72.399

Fondo contributo indennità di maternità

99

Fondo conto pensioni

22.568

Fondo restituzione montante

1.120

Totale fondi (riserve tecniche)

430.914

ATTIVITÀ NETTE Fabbricati

93.572

Attività finanziarie e ratei attivi su titoli

350.379

Disponibilità liquide

16.536

Crediti al netto delle svalutazioni e dei debiti vs. iscritti

33.048

Totale attività

zio precedente. Tale rapporto è indicatore di un buon equilibrio previdenziale, cioè le risorse accumulate coprono interamente il potenziale debito pensionistico. Proprio in quanto tale, questo rapporto è scelto come indicatore in ambito previdenziale: rappresenta ad esempio il grado di sostenibilità dei fondi pensione nella liquidazione dei trattamenti pensionistici.



I costi di gestione

Puntare sulla modernizzazione Come ampiamente annunciato, è in corso una robusta opera di informatizzazione dei servizi, che ha portato un aumento del 15% del rapporto tra i costi di gestione e la contribuzione integrativa. L’Eppi ha acquistato circa 170 mila euro in nuovi servizi, principalmente informatici, per rendere più efficiente l’attività istituzionale. Inoltre, si deve sottolineare la continua attività di informatizzazione del processo dichiarativo e comunicativo da e verso gli iscritti, l’irrobustimento dell’informazione via Internet e televisiva e lo

493.535

sforzo per rendere sempre più adeguata la rendicontazione dei dati contributivi degli iscritti. In parte, infine, l’aumento è dato anche dagli accantonamenti prudenti, effettuati nel 2007, a copertura del rischio di inesigibilità di alcuni crediti locativi.



Il patrimonio

La composizione Il patrimonio immobiliare dell’Eppi ammonta complessivamente a 94 milioni di euro e rappresenta il 20,5% dell’intero patrimonio investito. La restante parte è per il 75,8% costituita da titoli e per l’ 3,7% da liquidità-depositi. GRAFICO 1. Composizione degli investimenti al 31 dicembre 2007 GRAFICO 1. Composizione degli investimenti al 31 dicembre 2007

Immobili Titoli Depositi Bancari 4%

76%

20%


La gestione finanziaria La gestione finanziaria nel suo complesso chiude con il positivo risultato di 22.267 milioni di euro, con una redditività media ai valori di mercato al 6,88%. Il portafoglio titoli di proprietà dell’Eppi è passato da 294 milioni di euro a 347 milioni di euro, registrando un +18% grazie al reinvestimento dei proventi finanziari e dei contributi incassati. La sua composizione è la seguente: TIPOLOGIA Titoli obbligazionari Azioni o quote OICR Pronti conto termine

% 62,9% 28,3% 8,8%

GRAFICO 2. Composizione degli investimenti mobiliari GRAFICO 2. Composizione degli investimenti mobiliari al 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2007 Titoli di Stato Obbligazioni ord.area Euro Obbligazioni ord.estere Partecipazioni area Euro Partecipazioni estere FDI area Euro FDI esteri Pronti contro termine

34%

12%

5%

4% 19% 1%

9% 16%

Il rendimento della gestione, al lordo delle imposte, è stato pari al 5% ed al netto è stato del 4,8%, ma se si considerano i plusvalori insiti alla data di chiusura, allora il rendimento netto sale a circa il 7% come sopra indicato. Il risultato è dovuto principalmente alla buona attività di negoziazione sulle quote di fondi comuni di investimento (9 milioni di

euro) ed all’importante flusso cedolare del portafoglio obbligazionario (7 milioni di euro). Bene anche la gestione diretta dell’Eppi che a sua volta registra rendimenti di mercato del 10% e rendimenti di bilancio dell’8%. Case, edifici e beni immobili La gestione immobiliare del 2007 evidenzia il saldo positivo di 3,5 milioni di euro che, al netto delle imposte, risulta pari a 2,6 milioni di euro. In sostanza il settore immobiliare raggiunge una redditività netta di circa il 3,3%. Gli immobili sono in gran parte destinati alla locazione (84% dell’intero patrimonio immobiliare) e nel corso del 2007 e nei primi mesi del 2008 è stato locato l’intero patrimonio disponibile. Il reddito derivante dalla locazione è pari a 3,9 milioni di euro, in aumento del 4% rispetto allo scorso anno.



Le innovazioni

Misure assistenziali L’Eppi nel corso del 2007 ha provveduto a creare delle opportunità che assolvano uno dei compiti che l’Ente si è da sempre prefissato: la tutela dei periti industriali davanti ad eventi di vita meno fortunati. In primo luogo ha sottoscritto per tutti gli iscritti, a proprie spese (611 mila euro di costo), un’assicurazione sanitaria integrativa a copertura di importanti interventi chirurgici, gravi eventi morbosi ed invalidità permanente da infortunio. La novità è il frutto di una convenzione stipulata con le Generali Assicurazioni, in vigore dal 16 aprile 2007, con l’intermediazione di Emapi,

istituzione di cui l’Eppi è socio fondatore. Ciascun iscritto potrà rivolgersi ad Emapi per i termini e le modalità al fine di accedere alle prestazioni sanitarie, ma anche per conoscere le ulteriori possibilità che gli sono offerte a condizioni economiche vantaggiose. In secondo luogo, i periti industriali in particolari condizioni di bisogno possono beneficiare di un sostegno finanziario direttamente da parte dell’Ente di previdenza introdotto con la Parte IV del Regolamento sui benefici assistenziali. Il sostegno riguarda, ad esempio, i familiari di un professionista deceduto, oppure l’assistenza per un figlio diversamente abile oppure altri casi di necessità. Informazione Ad Ottobre 2007 è stato spedito via posta l’estratto conto Eppi in formato sintetico, vale a dire il documento riepilogativo della propria posizione pensato in modo tale da fornire ad ogni professionista, nello spazio di un pieghevole, i dati fondamentali della propria posizione. Con un successivo sondaggio, è stata testata l’accoglienza positiva del nuovo prodotto. L’estratto conto in dettaglio, ovviamente, è rimasto on line 24 ore su 24 nello spazio dell’Area riservata del sito www.eppi.it, disponibile per ogni singolo iscritto e consultabile per tutti gli approfondimenti. A giugno 2007, inoltre, è stata stipulata una convenzione con il gruppo Class con cui i periti industriali si sono garantiti una maggiore visibilità sia EPPINFORMA - BILANCIO

11


sulle pagine del quotidiano Italia Oggi sia nei programmi della rete Cnbc Class, Canale 505 della piattaforma Sky. È anche grazie a questi strumenti di pressione che le Casse dei professionisti, tra cui quella a tutela dei periti industriali, hanno firmato nell’Aprile 2008 un importante documento programmatico definito “Memorandum sul welfare” con i responsabili ministeriali direttamente interessati alla materia previdenziale.



Le stime per il futuro

Il confronto tra i dati reali con le valutazioni ripor-

tate e trascritte nel piano tecnico evidenzia la crescita dell’Ente in linea con quanto previsto dall’ultimo piano tecnico. Tale risultato conferma la sana gestione dell’Eppi e permette di confermare inoltre le stime che prevedono la sostenibilità senza soluzione di continuità sino al 2043. A quel punto, sempre in base alle valutazioni attuariali, l’Ente dovrebbe avere accumulato risorse per complessivi 4.229 milioni di euro avendo altresì già garantito le prestazioni di legge. Questo indicatore è un importante punto fermo per conti-

nuare a sostenere iniziative e proposte che intendano utilizzare una parte ragionevole delle riserve statutarie straordinarie, che ora hanno raggiunto la quota di 58 milioni di euro, anzitutto come integrazione dei montanti degli iscritti ai fini di una maggiore adeguatezza pensionistica. In secondo luogo, L’Eppi, con l’auspicabile utilizzo di tale fondo, potrà attuare sempre di più forme di assistenza e di sostegno significative per la categoria e a favore dei professionisti meno fortunati.

ISCRITTI E PENSIONI 15.000

2006 2007

13.639

13.829

10.000 5.000 1.000

759

0

938

PENSIONI

REDDITI

ISCRITTI

E CONTRIBUTI

2007

2.464

CONTRIBUTO MEDIO

2.750 29.000

REDDITO MEDIO (ai fini IRPEF)

31.000 44.000

FATTURATO MEDIO (ai fini IVA)

46.500 0

12

2006

EPPINFORMA - BILANCIO

2.000

20.000

40.000

50.000


BILANCIO CONSUNTIVO AL 31 DICEMBRE 2007 (Valori in unità di euro) STATO PATRIMONIALE ATTIVO Immobilizzazioni immateriali

STATO PATRIMONIALE PASSIVO

2007

2006

724.244

Fondi per rischi e oneri

Immobilizzazioni materiali

94.802.557

714.719 94.276.481

Immobilizzazioni finanziarie Crediti dell'attivo circolante

71.584.998 43.935.600

30.410.274 43.369.117

Debiti Fondi di ammortamento Ratei e risconti passivi

Fondo trattamento fine rapporto

275.472.073

263.108.165

Disponibilità liquide

16.536.217

8.198.475

Patrimonio netto

Ratei e risconti attivi

3.401.728

2.769.176

Differenza da arrotondamento

-

-

506.457.417

442.846.407

Attività finanziarie non immobilizzate

Differenza da arrotondamento TOTALE ATTIVO

TOTALE PASSIVO Conti d'ordine

CONTO ECONOMICO COSTI

2007

2006

CONTO ECONOMICO RICAVI

Prestazioni previdenziali e assistenziali

2.752.820

Organi amministrativi e di controllo

1.213.567

1.588.583 1.178.854

Contributi

Compensi prof.li e di lav. autonomo Personale

320.432 1.306.294

210.312 1.171.643

Interessi e proventi finanziari diversi Altri ricavi

Materiali sussidiari e di consumo

25.103

23.665

Proventi straordinari

Utenze varie

74.365

70.185

Rettifiche di valore

1.244.775

1.074.620

Servizi vari

12.894

12.732

216.049

192.288

Oneri tributari

1.779.930

1.389.342

Oneri finanziari

6.495.741

5.767.150

566.947

356.472

Canoni di locazione passivi Spese pubblicazione periodico

Altri costi Ammortamenti e svalutazioni

1.102.105

549.447

Oneri straordinari

5.264.674

4.420.319

Rettifiche di valore

3.037.096

2.237.735

Rettifiche di ricavi

50.528.896

46.597.687

TOTALE COSTI

75.941.688

66.841.034

Avanzo d'esercizio

10.384.634

1.681.748

Differenza da arrotondamento TOTALE A PAREGGIO

1

-

86.326.323

68.522.782

Canoni di locazione

Rettifiche di costi Differenza da arrotondamento TOTALE RICAVI

2007

2006

8.725.814 23.669

8.015.675 24.943

27.926.616 3.596.923

21.937.839 3.122.886

100.890

177.102

466.083.506

409.567.957

-1

5

506.457.417

442.846.407

1.258.139

1.461.637

2007

2006

50.046.294 3.884.021

49.171.784 3.409.514

24.636.533 104.803

10.098.311 98.000

5.224.122

4.140.410

424.376

116.543

2.006.174

1.488.215

-

-

86.326.323

68.522.777

EPPINFORMA - BILANCIO

13


Una PEC nuova di zecca

La Posta Elettronica Certificata Scatta entro l’anno la fase di test della PEC su 500 iscritti. L’obiettivo è uno scambio di comunicazioni via e-mail con lo stesso valore legale della raccomandata. Questo significherà facilitare le comunicazioni tra ente di previdenza ed iscritto mantenendo però un alto profilo di sicurezza e affidabilità.

idea della Pec, come tutte le soluzioni pratiche, stava lì appoggiata in un angolo. Se le e-mail stanno diventando lo strumento di scambio informativo più sfruttato, questo servizio però non permetteva di avere un profilo garantito dell’orario di spedizione e di arrivo, né un profilo di sicurezza dell’integrità del contenuto. Che cosa serviva? Serviva un testimone. In sostanza, tra i due capi della

L’

14

EPPINFORMA - NOVITÀ

comunicazione informatica ci vuole un osservatore che, in modo imparziale, garantisca lo scambio informativo certo sia nell’orario di spedizione, sia in quello di arrivo, sia nel contenuto. Quest’idea del testimone ha fatto nascere la Pec. Il postino testimone Se ci pensiamo bene, il servizio postale cartaceo, mentre svolge la funzione di trasporta-

[ NOVITÀ ]

tore delle informazioni, svolge anche quella di testimoniare l’orario e, in casi specifici, certificare l’integrità del contenuto. La raccomandata con ricevuta di ritorno attesta l’orario di partenza di una comunicazione, garantisce l’avvenuto arrivo (notifica) e, a richiesta dell’utente, tramite le Poste è anche possibile “scattare una fotografia” del suo contenuto in partenza e in arrivo, per attestare la sua integrità a spedizione avvenuta. Con la Pec il processo è simile e, anzi, più immediato. All’interno di un flusso comunicativo via e-mail, è sufficiente inserire un testimone che faccia da filtro durante il trasferimento dati per ottenere la semplice registrazione dell’orario dell’invio. Inoltre, se questo testimone protegge l’email con dei protocolli altamente affidabili, ecco che il


messaggio è blindato nel suo contenuto e nella presenza dei suoi eventuali allegati. Infine il testimone è in grado di inviare una e-mail di avvenuta ricezione. La Posta Elettronica Certificata è, quindi, un sistema di comunicazione comparabile alla raccomandata postale poiché è una e-mail standard cui si aggiungono delle caratteristiche di sicurezza e di certificazione della trasmissione tali da rendere i messaggi opponibili a terzi, come stabilito dalla vigente normativa (Dpr 11 Febbraio 2005 n. 68). In caso di contestazione, in parole povere, la Pec ha valore legale, cioè può essere portata come prova.

La scheda

Come funziona la Pec I messaggi di posta certificata vengono spediti tra 2 caselle, e quindi Domini, certificati, cioè registrati in un elenco ufficiale. Quando il mittente possessore di una casella di Pec invia un messaggio ad un altro utente certificato, il messag-

La Posta Elettronica Certificata sostituisce di fatto la raccomandata con ricevuta di ritorno

gio viene raccolto dal gestore del dominio certificato (punto di accesso) che lo racchiude in una busta di trasporto e vi applica una firma elettronica in modo da garantire inalterabilità e provenienza. Fatto questo, indirizza il messaggio al gestore di Pec destinatario che verifica la firma e lo consegna al destinatario (punto di consegna). Una volta recapitato il messaggio, il gestore Pec destinatario invia una ricevuta di avvenuta consegna all'utente mittente, che può essere quindi certo che il suo messaggio è giunto a destinazione. Durante la trasmissione attraverso le due caselle di PEC, inoltre, vengono emes-

USARE [ PERCHÉ LA PEC ]

È

semplice da usare ed economica. La Pec si comporta esattamente come una e-mail tradizionale. Inoltre, niente più file alla posta, niente più spese di spedizione e niente più carta.

È

sicura. La casella di posta dispone di un antivirus sempre aggiornato per i messaggi in entrata ed in uscita ed elimina definitivamente il più grande problema della posta tradizionale, lo spam anonimo, cioè i messaggi indesiderati spesso portatori di minacce.

È

flessibile. La Pec può essere utilizzata anche per altri tipi di comunicazioni come quelle con altri privati, professionisti, aziende e pubbliche amministrazioni che richiedono normalmente l’invio per posta raccomandata.

se altre ricevute che hanno lo scopo di garantire e verificare il corretto funzionamento del sistema e di mantenere sempre la transazione in uno stato coerente. Fra le caratteristiche salienti del servizio va notato che, nel caso in cui il mittente smarrisca le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte viene conservata, in base al Decreto citato, per 30 mesi in un apposito Registro informatico custodito dai gestori stessi: tale registro ha lo stesso valore giuridico delle ricevute. L’Eppi, per il servizio Pec, si è rivolto al gruppo Aruba, azienda con pluriennale esperienza nel settore dei servizi Internet ed iscritta nell’elenco pubblico dei gestori accreditati dal Cnipa (Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione). Aruba è il postino testimone per Eppi. I tempi di attivazione PEC Entro l’anno parte la sperimentazione pilota su 500 iscritti campione. Dopo che il sistema PEC avrà soddisfatto tutti i requisiti di controllo, ogni iscritto sarà dotato di un “pass” identificativo che gli permetterà di comunicare entro un Dominio certificato. Da quel momento, buona PEC a tutti. EPPINFORMA - NOVITÀ

15


La questione demografica

[ TERZA PAGINA ]

GRAFICO 1. Nati vivi della popolazione residente in Italia. Anni 1952-2004 1.050.000 1.000.000 950.000 900.000 850.000 800.000 750.000 700.000 650.000 600.000 550.000

2004

2002

2000

1998

1996

1994

1992

1990

1988

1986

1984

1982

1980

1978

1976

1974

1972

1970

1968

1966

1964

1962

1960

1958

1956

1954

1952

500.000

Fonte: Rilevazione del movimento e calcolo della popolazione residente

Popolazione e previdenza Quale sistema previdenziale è più sostenibile rispetto ad una certa popolazione? La risposta è nello studio attento della struttura e dell’andamento demografico di quest’ultima: il suo stato di partenza, quante probabili “entrate” e quante probabili “uscite”.

l grande dibattito sul Welfare oggi spesso trascura la questione demografica, vale a dire il peso svolto dall’aumento o diminuzione della numerosità di una popolazione nell’ottica di istituire un sistema previdenziale sostenibile. A sua volta, però, è opportuno avere chiare le idee su come correlare la demografia con le due possibili strade teoriche estreme all’interno delle quali muoversi per gestire il risparmio previdenziale. La prima strada si definisce “a capitalizzazione”, la seconda “a ripartizione”. Partiamo da qui. Nella gestione a capitalizzazio-

I

16

ne pura, i contributi che gli iscritti versano, per esempio, ad un ente di previdenza al fine della loro pensione vengono accantonati e fatti fruttare, cioè, appunto, vengono “capitalizzati” come se fossero versati in un conto corrente e poi investiti per poi essere “restituiti” sotto forma di pensione. Il tasso di rendimento dell’investimento che attualmente “garantisce” un ente come l’Eppi deve essere pari al tasso di crescita media quinquennale del Pil nominale italiano. Nel sistema a ripartizione pura, per contro, i contributi versati a fini previdenziali vengono utilizzati subito per paga-

E P P I N F O R M A - T E R Z A PA G I N A

re le pensioni. Nessuna forma di accantonamento, dunque, ma una gestione accorta tra i flussi di denaro in entrata ed in uscita, così da garantire che ogni anno siano disponibili tanti contributi quante sono le pensioni da pagare. Si usa dire che, in un sistema a ripartizione pura, sussiste un “patto generazionale” tra giovani e anziani, tale che le pensioni degli anziani vengano pagate direttamente con i contributi dei giovani. È bene chiarire che i due sistemi di gestione del risparmio previdenziale sono cosa distinta seppur correlata con le modalità di calcolo della pensione che, per semplificare, limiteremo a quella “contributiva” e “retributiva”. Il sistema previdenziale pubblico, ad esempio, è passato nel 1996 da un sistema di calcolo della pensione retributivo ad uno contributivo, sistema quest’ultimo che garantisce una pensione commisurata al risparmio previdenziale del singolo e


GRAFICO 2. La piramide della popolazione italiana. Anno 2000 ITALIA 2000 MASCHI

FEMMINE 100+ 95-99 90-94 85-89 80-84 75-79 70-74 65-69 60-64 55-59 50-54 45-49 40-44 35-39 30-34 25-29 20-24 15-19 10-14 5-9 0-4

3.0

2.5

2.0

1.5

1.0

0.5

0.0

0.0

0.5

Source: U.S. Census Bureau, International Data base.

che assicura, sotto opportune ipotesi demografiche, reddituali e contributive, una tendenziale sostenibilità. Per contro, lo stesso sistema pubblico è rimasto legato al sistema di gestione “a ripartizione”, cioè si è riformato solamente nel metodo di calcolo della pensione al fine di contenere la spesa pensionistica globale. Se, però, prendiamo in considerazione la struttura demografica italiana, ci accorgiamo che la scelta di conservare una gestione a ripartizione può portare il sistema ad incappare in severe criticità se non interverranno significative misure correttive. Il buco demografico L’analisi dei dati demografici italiani dal secondo Dopoguerra al 2004 (Grafico 1) mostra, infatti, una forte natalità fino a metà degli anni Sessanta, fenomeno legato all’ottimismo e al boom economico, ed un repentino crollo

0.5

1.5

2.0

2.5

3.0

Popolazione in milioni

delle nascite a partire dalla metà degli anni Sessanta fino alla metà degli anni Ottanta con una riduzione delle nascite di quasi il 50%. Si passa da più di un milione di nati della metà degli anni Sessanta fino alle circa 550.000 unità della metà degli Anni ottanta, valore che si mantiene da allora in poi sostanzialmente stabile. Questo primo grafico è abbastanza eloquente di un andamento demografico che ha vissuto un decremento delle nascite, improvviso e costante, tale da mettere in discussione la tenuta dell’intero sistema previdenziale a ripartizione italiano. Come abbiamo detto, la gestione a ripartizione “funziona” se si mantiene in modo sostanzialmente stabile un rapporto adeguato tra pensionati e contribuenti, così da poter mantenere una equità di trattamento tra le diverse generazioni. Se, alle spalle di una generazione si crea un buco demografico di giovani, e quindi un buco contributi-

vo, allora il sistema a ripartizione non può più funzionare in modo equo tra le diverse generazioni. Tale situazione è visibile nel grafico 2, di lettura leggermente più complicata del precedente. La situazione italiana, fotografata all’anno 2000, mostra la popolazione nazionale suddivisa in maschi e femmine, distribuiti per fasce di età quinquennali (da 0 a 4 anni, da 5 a 9 anni, da 10 a 14 anni, e così via), con l’indicazione della numerosità segnata dalla linea orizzontale di base. Così i piccoli da 0 a 4 anni raggiungono nel 2000 la quota di circa 2.700.000 unità (circa 1.400.000 maschi e 1.300.000 femmine), un po’ di più sono i bambini da 5 a 9 anni mentre il quinquennio 10-14 non si discosta molto da quello precedente, e così via fino a raggiungere le quote di anzianità massime. Che cosa evidenzia il grafico? Anzitutto appare inequivocabile che le due fasce quinquennali che coprono l’età da 30 a 39

E P P I N F O R M A - T E R Z A PA G I N A

17


GRAFICO 3. La piramide della popolazione italiana. Anno 2035 ITALIA 2035 MASCHI

FEMMINE 100+ 95-99 90-94 85-89 80-84 75-79 70-74 65-69 60-64 55-59 50-54 45-49 40-44 35-39 30-34 25-29 20-24 15-19 10-14 5-9 0-4

3.0

2.5

2.0

1.5

1.0

0.5

0.0

0.0

0.5

0.5

1.5

2.0

Source: U.S. Census Bureau, International Data base.

anni, che sono relative ai nati negli anni Sessanta (i babyboomers), rappresentano le fasce di popolazione più numerose con 9/10 milioni di individui. Il punto è che i baby boomers non hanno alle spalle un numero di nuovi nati sufficiente per coprire la loro promessa pensionistica. In sostanza, il calo di fertilità che si è verificato dalla metà degli anni Sessanta metterà in seria crisi la sostenibilità del sistema a partire dal 2030, quando queste generazioni andranno in

3.0

Popolazione in milioni

pensione e alle loro spalle avranno pochi contribuenti. La proiezione della situazione al 2035, visibile nel grafico 3, conferma lo scenario, ovviamente con i margini di approssimazione del caso. Il dato più evidente è lo spostamento verso l’alto delle fasce d’età più consistenti, alle spalle delle quali si evidenzia un consistente “buco demografico”, derivante dalla forte riduzione della natalità che comporta una carenza di popolazione in età attiva rispetto alla popola-

GRAFICO 4. Indice di dipendenza anziani (65+/15-64)

2.5

SWEDEN

ITALY

FRANCE

zione in età pensionabile, come risulterà evidente anche dall’analisi del grafico 4. Davanti a questa prospettiva, il mantenimento del sistema di gestione “a ripartizione” è una strada che non garantisce la sostenibilità, a meno, come specificheremo in seguito, di interventi esterni. Le prospettive L’indice di dipendenza di cui al grafico 4 fornisce il rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con età SPAIN

GERMANY

JAPAN

UNITED STATES

75

65

55

45

35

25

15

5 1950

18

1960

1970

1980

1990

E P P I N F O R M A - T E R Z A PA G I N A

2000

2010

2020

2030

2040

2050


GRAFICO 5a. - 5b. La piramide della popolazione per Svezia e Senegal. Anno 2025 Popolazione in migliaia

Popolazione in milioni

SVEZIA 2025

SENEGAL 2025

MASCHI

FEMMINE

MASCHI

350

300 250 200

150 100 50

0

0

FEMMINE 100+ 95-99 90-94 85-89 80-84 75-79 70-74 65-69 60-64 55-59 50-54 45-49 40-44 35-39 30-34 25-29 20-24 15-19 10-14 5-9 0-4

100+ 95-99 90-94 85-89 80-84 75-79 70-74 65-69 60-64 55-59 50-54 45-49 40-44 35-39 30-34 25-29 20-24 15-19 10-14 5-9 0-4

50

100 150 200 250 300 350

1.4 1.2 1.0 0.8 0.6 0.4 0.2 0.0

0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4

Source: U.S. Census Bureau, International Data base.

compresa tra 15 e 64 anni. In Italia, al 2035 è visibile in modo inequivocabile il progressivo invecchiamento della popolazione. Bisogna dire che non siamo soli: peggio di noi sta il Giappone, tradizionalmente legato alla questione bassa natalità, al nostro stesso livello abbiamo Spagna e Germania, mentre Svezia e Stati Uniti sembrano attestarsi saggiamente su posizioni migliori. Per dare un’idea, nei prossimi quaranta/cinquanta anni quasi un 1/3 della popolazione avrà più di 65 anni, a supporto dell’urlo di dolore del ministro Sacconi che a Giugno ha descritto l’Italia del futuro come “un Paese per vecchi”. Che aspetto dovrebbe avere una distribuzione demografica ideale per un sistema di gestione a ripartizione della spesa previdenziale? Il grafico 5a permette, ad esempio, di apprezzare la distribuzione svedese, dove si alternano periodi di maggiore e minore fertilità che produ-

cono complessivamente una numerosità delle fasce di età più stabile. La Svezia ha attualmente un sistema previdenziale con metodo contributivo di calcolo della pensione e gestione a ripartizione, con una componente a capitalizzazione pari a circa il 10% del debito previdenziale complessivo. Del resto – elemento non indifferente – la Svezia ha un meccanismo di aggiornamento annuale del calcolo della rata iniziale della pensione a 65 anni (attraverso l’adeguamento del “coefficiente di trasformazione”), così da adeguarla alle dinamiche della mortalità. Il cittadino svedese, che va in pensione nel 2005, può godere di una rata di pensione minore rispetto a chi si è ritirato nel 2004, pur a parità di risparmio contributivo accumulato. Una tipica situazione, paradossalmente ideale per la gestione a ripartizione, è quella fornita dal Senegal (Grafico 5b), in cui, però,

dobbiamo fare certamente i conti con la bassa aspettativa di vita e con gli alti tassi di fertilità. La situazione statunitense, infine, (Grafico 6) vede una struttura demografica migliore anche di quella svedese, probabilmente a causa di un costante flusso migratorio derivante dalla capacità di assorbire forze produttive nuove all’interno del mercato del lavoro. E qui giungiamo al nodo della questione. Se il sistema previdenziale nazionale intende mantenere una gestione “a ripartizione” senza interventi esterni al sistema stesso da parte dello Stato, deve assolutamente incrementare il numero di lavoratori attivi che contribuiscono. Una leva immediata per ottenere questo effetto è quella di aumentare il numero di immigrati da inserire nel mondo del lavoro, l’altra, con un effetto sicuramente più lento, è quella di attivare politiche che possano aumentare la natalità.

E P P I N F O R M A - T E R Z A PA G I N A

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GRAFICO 6. La piramide della popolazione americana. Anno 2025 STATI UNITI 2025 MASCHI

FEMMINE 85+ 80-84 75-79 70-74 65-69 60-64 55-59 50-54 45-49 40-44 35-39 30-34 25-29 20-24 15-19 10-14 5-9 0-4

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Source: U.S. Census Bureau, International Data base.

l’autore

La previdenza professionale Ovviamente la questione demografica assumerebbe un aspetto diverso davanti ad una prospettiva di gestione del risparmio previdenziale “a capitalizzazione”. Quest’ultima viene applicata di fatto, ad esempio, all’Ente di previdenza dei periti industriali, il quale gestisce, accantonandola, la pensione ai propri iscritti, pensione che risulta commisurata alla storia contributiva individuale. Evidentemente in Eppi si ha un notevole depotenziamento della questione demografica.

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Popolazione in milioni

fondamentale l’immissione di una componente a capitalizzazione e quindi l’accantonamento di una “riserva differenziale” (buffer found) che risulti commisurata ai rischi demografici e reddituali, riserva tanto maggiore quanto maggiori sono tali rischi. Passando invece al confronto rispetto al metodo di calcolo della pensione, ai fini della sostenibilità del sistema, il metodo contributivo è preferibile al metodo retributivo per svariate ragioni. Pone, anzitutto, direttamente le pensioni in funzione dei contributi versati e della aspettativa di vita e – cosa decisiva, come da me dimostrato – in questo sistema è possibile [ MASSIMO ANGRISANI ] fornire delle regole che garantiscano, sotto il profilo logico, la sosteprofessore ordinario di Tecnica attuariale nibilità, regole piuttodelle Assicurazioni sociali presso la sto complesse che Facoltà di Economia e Commercio fanno principalmente dell’Università di Roma “La Sapienza” ed è socio effettivo riferimento all’aliquota dell’Istituto Italiano degli Attuari. contributiva, ai rendimenti da riconoscere Nel 2002 al 2005 è stato membro del Nucleo di valutazione della spesa sui contributi versati e previdenziale e sempre nel 2002 è stato “esperto seniores” del gruppo alla quota di debito di lavoro per il monitoraggio dei contratti di assicurazione ai fini previprevidenziale maturata denziali presso la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione). dal sistema e che non Ha svolto attività di consulenza per la Banca d’Italia e per la risulti coperta dalle Commissione di Controllo e garanzia dell’informazione statistica. riserve. Per contro, però, la gestione a capitalizzazione non mette al riparo rispetto ai rischi finanziari dati dalle fluttuazioni dei mercati e non mette neanche al riparo dal longevity risk, cioè il rischio connesso ad incrementi sistematici non previsti della aspettativa di vita. In linea di principio, in ogni caso, è chiaro che la sostenibilità di un ente di previdenza è data dalla capacità di poter far fronte concretamente alla promessa pensionistica stipulata con i propri iscritti. A prescindere dalle modalità di calcolo della pensione, nei sistemi di gestione finanziaria “a ripartizione” ritengo comunque

È

E P P I N F O R M A - T E R Z A PA G I N A

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Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E R A Z AT T E

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Tasso di sostituzione lordo e netto

Il tasso di sostituzione è, come abbiamo altre volte spiegato, il rapporto tra la pensione e la retribuzione prepensionistica. Indica in quale misura il lavoratore potrà mantenere il suo reddito, e quindi il suo tenore di vita, dopo essere andato in pensione. Se le tasse non sono considerate si parla di importo lordo, altrimenti di importo netto e gli esperti non sono concordi su quale indicatore sia preferibile usare. È un dato di fatto che il tasso di sostituzione calcolato al lordo dell’imposizione fiscale è sempre più basso del tasso di sostituzione in termini di pensione netta e reddito netto.

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Gestione a capitalizzazione

Un ente di previdenza può scegliere di gestire i contributi previdenziali in modo da aprire tanti conti correnti (“montanti”) quanti sono gli iscritti. Questo sistema “capitalizza”, cioè accumula in un montante il risparmio del contribuente, che viene fatto fruttare dall’Ente mediante degli investimenti con il compito di coprirne la rivalutazione. Al momento della pensione, il conto corrente viene aperto per calcolare l’importo della rata pensionistica di cui godere.

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Gestione a ripartizione

Un ente di previdenza può invece scegliere di gestire i contributi previdenziali in modo da utilizzarli subito per pagare le pensioni a chi ne ha diritto. In questo caso, non c’è nessun accumulo ma solo una redistribuzione delle entrate in modo da coprire le uscite ed accantonare, se possibile, una riserva utile ad affrontare le eventuali criticità a breve termine.

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L’indice di dipendenza forni(Dependency ratio) sce il rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con età compresa tra 15 e 64 anni. L’indice fornisce il grado di invecchiamento di una platea e gli esperti dicono che è bene che il rapporto tra le due componenti sia equilibrato: uno sbilanciamento o di anziani o di giovani rappresenta un campanello di allarme per il tessuto sociale, previdenziale ed economico di una platea di individui.

Indice di dipendenza

E P P I N F O R M A - Z AT T E R A

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L’ho fatto anch’io

Dichiarazioni via Internet in ascesa I periti industriali liberi professionisti stanno familiarizzando con l’Area riservata di www.eppi.it e dicono di trovare migliorati i profili di “usabilità” del sito.

iù di un terzo dei professionisti iscritti all’Ente di previdenza ha scelto di utilizzare Internet per presentare la dichiarazione dei redditi ai fini Eppi entro il 31 luglio 2008. La percentuale mostra un progressivo aumento del dato durante l’arco dei tre anni: coloro che optavano per l’uso della spedizione telematica risultavano essere un migliaio nel 2006, sono raddoppiati nel 2007 e

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EPPINFORMA - REPORT

ora la platea è salita a 4.354 professionisti utilizzatori dell’on line nel 2008. Questo significa che i periti industriali hanno familiarizzato in questi tre anni con l’area interattiva del sito www.eppi.it, le cui funzionalità con il tempo sono aumentate e probabilmente molti iscritti hanno colto la facilitazione della compilazione guidata. Infatti, presentare il modello di dichiarazione reddituale (EPPI 03) via

[ REPORT ]

Internet significa avvalersi di un sistema di verifica delle informazioni che evita di incorrere in dimenticanze e incongruenze e quindi abbatte la possibilità di errore. Niente modelli incompleti, dunque, e niente eventuali sanzioni a carico degli iscritti. l secondo dato importante è l’altissima percentuale di dichiarazioni complessivamente pervenute, sia cartacee sia via Internet, rispetto alla stima attesa: il 94% ha presentato l’EPPI 03 in tempo, riducendo ad un contenuto 6% il numero di documenti mancanti all’appello. Anche qui è ragionevole pensare alle conseguenze positive di un intervento di costante monitoraggio delle posizioni non regolari che ha dato la possibilità di chiarire dubbi,

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DEGLI [ I NUMERIEPPI 03 ] DICHIARAZIONI PERVENUTE EPPI 03 telematici EPPI 03 cartacei DICHIARAZIONI ATTESE Totali pervenute Totali attese (stima) Mancanti (stima)

perplessità e anche contenere il numero di coloro che erano incorsi in gravi irregolarità e che adesso, invece, hanno optato per un comportamento entro le linee regolamentari. Ovviamente la progressione geometrica dell’utilizzo della modalità on line è il dato

le interviste

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4354 7771

% 36 64

12125 12858 773

% 94 100 6

significativo e rappresenta un trampolino importante per il 2009. Come ricorda il presidente dell’Ente di previdenza, Florio Bendinelli, “dal 1 gennaio prossimo scatta l’obbligo della presentazione dei modelli obbligatori unicamen-

te utilizzando l’Area riservata del nostro sito, con la conseguente sanzione nel caso di presentazione dell’EPPI 03 in formato cartaceo. L’Eppi ha dunque sposato la linea adottata anche dall’Agenzia delle entrate, dall’Inps, come dai maggiori istituti fornitori di servizi, i quali incoraggiano l’utilizzo della funzionalità on line perché fornisce ai clienti o agli iscritti la massima libertà di azione. I vantaggi sono evidenti: niente code alle Poste, nessun vincolo di orario o incertezza per la spedizione, riduzione al minimo della possibilità di errore nella compilazione dei documenti”.

] [ ANTONIO DAPIETRA

MARCO MELCHIONNA

]

24 anni, perito industriale, Guardistallo (Pisa)

44 anni, perito industriale, Mileto (Vibo Valentia)

Melchionna, ha presentato la sua dichiarazione dei redditi on line? Assolutamente sì. È stato facile? Ho trovato le maschere intuitive e anche facili da compilare. Ha provato più volte? Sinceramente no. Sono entrato, ho inserito i dati, la macchina mi ha guidato e ho spedito il modello EPPI 03. Lei usa Internet anche per altre attività, nel senso che è solito sfruttare i servizi a disposizione sul Web? Beh, data la giovane età ho familiarizzato con Internet fin da piccolo. Ma le procedure di accesso al sito Eppi le giudico alla portata di tutti, e lo dico da esperto navigatore. Cosa c’è da migliorare? Il percorso è efficace: io non cambierei nulla.

Dapietra cosa l’ha spinta a presentare il modello on line? Non si discute: la velocità e l’opportunità del versamento on line. Ha dunque anche pagato con la carta di credito convenzionata? Beh, non è scontato avere una carta di credito che permetta di avere a disposizione un bel fondo da utilizzare tutto insieme. Cosa non le piace della procedura di compilazione on line? Servono istruzioni per l’uso con le schermate delle singole maschere, perché familiarizzare con l’Area riservata, e poi con la procedura di pagamento, non è immediato. Ha dovuto rifare la procedura più volte prima di spedire il modello? Mi sono comportato così: ho compilato e calcolato in base al sistema on line, poi sono uscito per rifare gli stessi calcoli da solo. Andava tutto bene? Tutto a posto. Sono rientrato ed ho spedito.

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Povere pensioni italiane

[ ANALISI ]

Numeri e miti da sfatare Il Rapporto Ocse mette in evidenza come la promessa pensionistica in Italia è stata sempre, e continua ad essere, troppo generosa rispetto alla media e indica le percentuali orientative per tendere ad una previdenza sostenibile ma adeguata.

overe pensioni italiane. Tra l’allungamento dell’aspettativa di vita e una riforma del sistema che ha dovuto mettere a posto i conti di una previdenza sofferente, si ha da anni la percezione che in tasca dei pensionati italiani resti veramente poco. Ma è davvero così? Secondo i dati del rapporto Ocse non proprio. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, nel suo ultimo studio Pensions at a glance che fotografa le prestazioni pensionistiche previdenziali dei 30 paesi membri al 2007, ci restituisce un’immagine nuova, sfatando, in parte, qualche luogo comune. Dati alla mano, l’organizzazione con sede a Parigi evidenzia infatti come nei 10 migliori Paesi membri il “tasso medio di sostituzione”, cioè il rapporto tra l’ultimo reddito e la prima pensione, è del 54,2%, ben al di sotto, quindi, di quel 67,9% del sistema pubblico italiano a cui si è faticosamente approdati dopo la riforma Dini. Questo non vuol dire che gli italiani possano dormire sonni tranquilli, perché scorrendo ancora i dati emergono alcuni elementi da tenere in considerazione: per le pensioni pubbli-

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che l’Italia spende più degli altri paesi membri e si avvale di un tasso di contribuzione pari a circa il 33% contro una media Ocse del 20%. Nonostante ciò, il rischio adeguatezza rimane, anche se forse va ridimensionato: lo stato di difficoltà al momento della pensione tocca soprattutto coloro che hanno registrato retribuzioni decisamente basse durante la loro vita lavorativa o quelli che presentano carenze di contribuzione a causa di periodi di disoccupazione.

La scheda

La situazione italiana Secondo l’Ocse il nostro è un paese con una spesa molto alta riguardo le pensioni pubbliche. Dal 1990 fino al 2003, anzitutto, questa è aumentata ad un ritmo di crescita più alto rispetto al resto dei paesi membri: nel 2003 l’Italia è arrivata a spendere il 13,9% del Pil per le pensioni rispetto alla media Ocse del 7,7% . E basta

Il tasso medio di sostituzione nei paesi Ocse è del 54,2%, al di sotto quindi, di quel 67,9% a cui si è arrivati in Italia dopo la riforma Dini.

fare un confronto perché questi dati appaiano in tutta la loro evidenza: Francia, Germania e Svezia spendono tra il 10% e il 12% del Pil, Spagna e Giappone intorno all’8-9%, Usa e Regno Unito intorno al 6%. E non solo, perché stando ai numeri che si leggono nel rapporto, il Belpaese è uno di quelli che più ha aumentato la spesa pensionistica, sempre nel periodo tra il 1990 e il 2003, collocandosi al quarto posto dopo Giappone, Polonia e Portogallo. Aumento della spesa e aumento del ritmo della sua crescita si appoggiano su di un tasso di contribuzione per il singolo che si attesta al 32,7% in totale, sommando i contributi a carico del lavoratore (circa il 10%)

I TASSI ] [ DI SOSTITUZIONE Tasso lordo di sostituzione della pensione obbligatoria in alcuni paesi OCSE prima e dopo la riforma delle pensioni (con riferimento ai salari medi). Valori in %

PAESE Austria Finlandia Francia Germania Ungheria Italia Giappone Messico Portogallo Svezia Regno Unito MEDIA

PRIMA DELLA RIFORMA 90,0 66,3 64,7 48,7 57,7 90,0 40,7 72,5 90,1 78,9 30,8 66,4

Fonte: Inca Cgil, elaborazione su dati Ocse.

DOPO LA RIFORMA 80,1 63,4 51.2 39,9 76,9 67,9 34,4 35,8 54,1 62,1 30,8 54,2

e quelli a carico del datore di lavoro. Come a dire che il sistema deve sostenersi tramite un congruo afflusso di risorse. La media Ocse, invece, indica il 20% come contributo percentuale medio, contando quasi 13 punti in meno di pressione previdenziale. Come si attesteranno allora le pensioni rispetto all’ultimo reddito percepito?

Prima e dopo la riforma Dal 1990, quasi tutti i 30 paesi dell’Ocse hanno modificato almeno in parte i loro sistemi pensionistici. Così la media della promessa di pensione in 16 paesi è stata tagliata del 22% per gli uomini e del 25% per le donne. In sostanza le riforme dell’ultimo decennio hanno fortemente ridotto le prestazioni previdenziali, in alcuni casi in una decisa caduta libera. Il tasso di sostituzione è infatti, per esempio, passato in Italia dal 90% di prima della riforma Dini all’attuale 67,9% (quando la riforma entrerà pienamente in vigore – si stima che comincerà ad avere effetti dal 2017 – il tasso medio di sostituzione sarà del 61%). Sorte peggiore è toccata al Portogallo il cui tasso di sostituzione è sceso dal 90,1% al 54,1%, ma anche al Messico il cui coefficiente è scivolato dal 72,5% al 35,8%. Come si comporteranno i Paesi dell’Ocse? Alcuni, come la Polonia, hanno deciso di rafEPPINFORMA - ANALISI

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I professionisti dovranno partecipare di più alla preparazione del proprio pensionamento, con un risparmio che tenda a quel 20% del reddito della media Ocse

la scheda

forzare la correlazione fra livello di reddito pensionistico e salario, con il rischio di penalizzare però i redditi più bassi. In Germania, Giappone, Messico, Polonia e Repubblica Slovacca, ad esempio, prima della riforma, i diritti alle prestazioni pensionistiche per una vita lavorativa senza interruzioni, calcolati sulla base della metà dei salari medi, erano del 40% rispetto alle retribuzioni medie, aliquota lievemente inferiore a quella complessiva dell’Ocse. Le riforme diminuiranno questi diritti fino a una percentuale di appena il 32,5% rispetto ai salari medi. All’opposto, nelle loro riforme pensionistiche la Finlandia, la Francia, l’Ungheria, la Corea, la Nuova Zelanda e il Regno Unito hanno previsto di proteggere i lavoratori con un basso reddito e di non diminui-

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re i loro diritti di prestazione pensionistica. In ogni caso, il lento cambiamento del sistema previdenziale, come si legge nel Rapporto, si tradurrà in una partecipazione maggiore dei lavoratori alla preparazione del proprio pensionamento. Tutti gli osservatori deputati a monitorare l’evoluzione della rata pensionistica si augurano che si sviluppi una consapevolezza maggiore nei contribuenti al fine di progettare lo standard pensionistico da raggiungere. In questo modo, già in età da lavoro si possono approntare i passi giusti per raggiungere l’obiettivo. Un atteggiamento di delega di responsabilità ha creato una scarsa consapevolezza dell’ammontare della propria pensione. Alcune considerazioni I numeri dell’Ocse permettono

COS’È ] [ L’OCSE

L’

Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse, Oecd in inglese) raggruppa 30 paesi membri che condividono lo sforzo affinché vi siano governi democratici entro un’economia di mercato. Fondata all’indomani della Seconda guerra mondiale, sostanzialmente con i fondi del Piano Marshall nel 1948, l’Ocse porta avanti un’opera incessante di raccolta di dati statistici che vengono poi analizzati, catalogati e commentati per aree di interesse.

Il Rapporto sulla previdenza, Pensions at glance, è giunto alla sua quarta edizione.

EPPINFORMA - ANALISI

di trarre qualche conclusione. Anzitutto, tutti i paesi industrializzati hanno dovuto drasticamente ridurre la loro promessa pensionistica pubblica, dato che essa risultava insostenibile. In alcuni paesi, come l’Italia e il Portogallo, il mutamento è apparso più sensibile perché eccessivamente generosa era la promessa rispetto alla prospettiva demografica, in altri invece il cambiamento è stato meno traumatico come l’Inghilterra, la Finlandia o la Svezia. Ma è da notare che la forbice tra previdenza pubblica e privata si sta avvicinando, dato che un tasso di sostituzione al 67,7% – che arriverà al 61% dal 2017 – si avvicina alle prospettive della previdenza privata, che si attestano al 50% a patto ovviamente di una contribuzione dei professionisti maggiore del 10% e di un opportuno sfruttamento delle risorse inutilizzate. Certo l’Italia resta un paese generoso con il sistema previdenziale pubblico. Mantenere un tasso di sostituzione sempre piuttosto alto rispetto alla media Ocse (54,2%) costa alle finanze statali. Rimane alta anche l’aliquota contributiva del sistema previdenziale in vigore prima del 1996 (32,7%) mentre la media Ocse tende al 20% che è da più parti ritenuta una adeguata percentuale di risparmio sul reddito a fini pensionistici. Sono percentuali che un professionista dovrebbe tenere in considerazione per tarare la sua attesa sulla pensione, ma anche per progettare il suo risparmio onde ottenere una rata adeguata a fine carriera.


FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q FA Q

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Ho perso l’estratto conto che mi avete inviato. Come posso controllare la mia posizione senza aspettare di riceverlo nuovamente per posta? Lei può entrare nella sua Area Riservata tramite il sito www.eppi.it e selezionare il tasto “stampa E/C”. Il sistema le visualizzerà il dettaglio della sua posizione aggiornata e suddivisa in schede. Sarà possibile quindi controllare i pagamenti, la modulistica, il montante e se esistono crediti a suo favore o debiti contributivi a suo carico.

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Ho versato per errore una somma che supera la contribuzione dovuta per il 2003. Come posso recuperarla?

Per avere certezza del credito è necessario controllare l’estratto conto. Dalla sua posizione on line, può selezionare il tasto “stampa E/C”e il sistema le visualizzerà il dettaglio della sua posizione aggiornata. La scheda B, in particolare, evidenzierà l’importo eccedente alla voce “Totale del saldo progressivo” Lei potrà richiedere la restituzione della somma compilando e spedendo all’Ente il modello EPPI 06. Vai su www.eppi.it tasto Modulistica/Per richiedere le prestazioni/Restituzioni/Dei contributi in eccesso

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Se ho maturato un’eccedenza e non voglio richiederne la restituzione, posso utilizzarla sui contributi successivi in scadenza?

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Ho visto dal mio estratto conto on line che ho versato un importo in eccedenza, ma tale somma non è attribuita al 2007 benché è in quell’anno che ho effettuato il versamento. Cosa devo fare per recuperare quell’importo? L’importo che lei ha pagato non rappresenta un’eccedenza rimborsabile ma un pagamento che ha effettuato però in assenza di una dichiarazione dei redditi Eppi. Lei non ha presentato, infatti, il modello EPPI 03 del 2007 e quindi il pagamento non può esserle assegnato a quell’annualità e rimane sospeso. La invito a inviare telematicamente il modello reddituale per consentirci di conoscere i suoi redditi ed attribuire correttamente quanto lei ha versato agli effettivi contributi dovuti.

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Potreste spiegarmi perché è il Casellario centrale dei pensionati Inps che dice al “mio” ente di previdenza l’imposta fiscale che deve applicare? Funzione del Casellario centrale dei pensionati è evitare che una persona con unicamente dei redditi da pensione sia costretto a presentare la dichiarazione dei redditi. Per far ciò, considerato che gli enti di previdenza non comunicano direttamente tra di loro e che una stessa persona può avere contribuito in più di un ente, è necessario conoscere l’ammontare complessivo dei redditi da pensione. Fatto questo, l’Inps determina l’imposta da trattenere e la comunica ai diversi enti interessati.

Sì. Lei può recuperare l’importo eccedente pagando i contributi in scadenza al netto della sua eccedenza maturata. E P P I N F O R M A - S PA Z I O C I G

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INBIANCOENEROINBIANCOENEROINBIANCOENEROINBIANCOENEROINBIANCOENEROINBIANCOE

Lettera a D. di Ginevra Sotirovic e lo avevi detto a tutti, con garbo e determinazione, ci avevi detto della brutta compagnia, che non avresti mollato, che non sarebbe stato facile per te ma neanche per lei – avevi assicurato – e forse non capivamo bene cosa significasse. Perché queste cose non si capiscono mai bene. Tu avevi capito della malattia quando avevi fatto controvoglia un’analisi per una brutta tosse che non passava mai e il primo camice bianco con il responso in mano ti aveva guardato di sfuggita per non farsi scoprire. Tu invece avevi fatto subito centro: tante volte essere veloci, intuitivi, svelti può diventare una sofferenza. Tu eri veloce con il lavoro, preciso con i numeri, sapevi gestire le relazioni, eri affettuoso e brusco quanto basta, e parlavi di te come di un esploratore che aveva dovuto attraversare un deserto lungo, con poca acqua e scarpe pesanti. Però alla fine, dicevi, ce l’avevi fatta, eri diventato migliore, meno aggressivo e più riflessivo. E sembravi sottintendere che il tuo debito con la sofferenza era stato pagato. Oramai stavi a posto.

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nvece la brutta compagnia ti ha scovato. Era come se non ti tornassero più i conti e infatti avevi cercato di capire la ragione, come se ci fosse stato un pezzo di quel deserto non attraversato, come se avessi esitato davanti ad un punto troppo a rischio e quella leggerezza, quell’imperdonabile umano timore, fosse stata la causa di tutto. Poi è accaduto tutto in fretta e non abbiamo avuto neanche il modo di riparlarne bene. Non ti hanno dato il tempo neanche di fare le valigie e neanche a noi di prepararti magari un thè caldo da bere insieme. Non chiedevamo tanto, però c’erano due o tre cose da finire e sono sicuro che volevi restare. Faglielo presente, da parte nostra.

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E P P I N F O R M A - L’ I N T R U S O

i sono stati giorni difficili e ovviamente i primi sono stati quelli peggiori. Ci siamo girati e rigirati, come un bambino nel letto che non riesce a prendere sonno, perché viene spontaneo cercare una ragione, rappezzare un motivo, uno straccio di senso a quello che è appena successo. Siamo sicuri, però, che ti piacerebbe che noi ripartissimo dal punto dove ci hai lasciato e che continuassimo la tua strada, con lo stesso rigore e la tua stessa sensibilità.

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Dario Torbianelli è mancato l’11 settembre 2008. Consigliere di amministrazione dell’Ente di previdenza dei periti industriali, si occupava di stampa e comunicazione, del settore investimenti e delle procedure di controllo di gestione. Lo staff dell’Eppi lo ricorda in questo modo.

Questo, sai, è l’unico senso, perché mettere in pratica quello che ci hai insegnato è il modo per farti vivere in quello che ogni giorno facciamo. Buon viaggio Dario.


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