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03/2005

UNA GIUSTA CAUSA Intervista al senatore Francesco Moro

L’INTERVENTO Un tetto unico a gestioni separate

DOSSIER magazine

Bilancio consuntivo 2004

Magazine

Aut. DCB Centrale/PT Magazine/n.140/2004 valida dal 10/11/2004

periodico trimestrale

ITINERARI Sul filo di lana

ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI


SOMMARIO

03/2005

EPPI Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati Piazza della Croce Rossa 3 00161 ROMA Tel. 06 44001 Fax 06 44001222 e.mail eppi@mclink.it www.eppi.it

Associato all’Unione stampa periodica italiana

Editoriale Il primo passo.

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L’intervento Un tetto unico a gestioni separate

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L’intervista Una giusta causa

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Dossier Bilancio consuntivo 2004

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La zattera Le parole difficili

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Blocknotes Gli appuntamenti da ricordare

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Itinerari Sul filo di lana

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F.A.Q. Le domande che tutti fanno

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L’intruso La fermezza

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Il periodico EPPInforma ed il sito www.eppi.it sono realizzati dall’Ufficio Stampa dell’EPPI

Stampa Edigraf Editoriale Grafica Via E. Morosini, 17 00153 Roma

Direttore responsabile Giuseppe Jogna

Realizzazione grafica e Web master Ecosistemi Via dei Carpegna, 16 00165 Roma

Comitato di redazione Renato Arena, Roberto Contessi, Alfonso Fornasini, Paolo Petracca, Dario Torbianelli Progetto grafico Tiziana Mazzuca, Claudio Serafini

Autorizzazione del tribunale di Roma 186/200 in data 07.05.04

Tiratura 15.400 copie Finito di stampare nel mese di Settembre 2005 Le immagini della rivista ritraggono esterni e interni della ex fabbrica Campolmi, ora sede del Museo del tessuto di Prato. Alcune foto sono state reperite dall’Archivio del Museo stesso, altre sono state scattate da Carlo Salimbeni. Ringraziamo entrambi per la gentile concessione alla pubblicazione. EPPInforma è stampato su carta ecologica riciclata Fedrigoni Collezione SYM – Symbol Freelife Satin “Ogni foglio salva una foglia”


Editoriale il primo passo. “L’Albo unico è ai nastri” titolava Italia Oggi all’indomani della presentazione del disegno di legge per l’istituzione di un unico ordine delle professioni tecniche, che ospiti i laureati triennali per l’ingegneria e raggruppi gli attuali periti industriali, agrari e geometri. Il disegno di legge ha visto come primo firmatario il vice presidente del Senato, il perito industriale Francesco Moro, e l’evento del varo merita di essere sottolineato. Si tratta solo dell’inizio del cammino, ma il primo passo è stato compiuto ed è davvero un passo importante. All’argomento abbiamo così deciso di destinare gli spazi “nobili” di questo numero: L’intervento e L’intervista. Il primo è stato affidato, come la circostanza impone, al presidente Jogna, che evidenzia i possibili riflessi previdenziali della questione. Il secondo è il frutto di una conversazione avvenuta proprio con uno dei protagonisti politici della vicenda, il senatore Moro per l’appunto. Infine, abbiamo invitato Ginevra Sotirovic ad esprimere il suo punto di vista nello spazio dell’Intruso. Il terzo numero dell’anno, come è ormai tradizione, è poi il luogo d’elezione del bilancio consuntivo. A questo fondamentale documento è dedicato un corposo dossier che si propone essenzialmente di rappresentare un abstract del testo originale, appena pubblicato in versione integrale e disponibile presso ciascuna sede di collegio. Le notizie al riguardo, anche per quest’anno, sono buone e rassicuranti. I numeri evidenziano che la gestione è in carreggiata, in attivo e che l’obiettivo della rivalutazione dei contributi è stato raggiunto. Nelle pagine interne si dà conto anche del nuovo bilancio tecnico attuariale, approvato l’11 marzo, che delinea prospettive di equilibrio nei conti e di certezza nelle prestazioni. Al termine del dossier troverete, come sempre, La zattera, rubrica che si propone di spiegare “le parole difficili” del linguaggio economico e previdenziale. Le altre rubriche di servizio ci riservano le consuete opportunità d’informazione. Il Block notes ricorda, in particolare, l’appuntamento in ottobre con l’arrivo dell’estratto conto, documento riepilogativo della vita contributiva di ogni singolo iscritto, da consultare, capire e usare come bussola per progettare il proprio futuro previdenziale. I nostri Itinerari ci accompagnano, infine, alla volta di Prato. La vivace città toscana, capitale del settore tessile, non poteva non ospitare un significativo sito museale dedicato alla sua grande tradizione manifatturiera. Le immagini dell’ex Fabbrica Campalmi costituiscono il percorso iconografico che correda i testi degli articoli proposti. La scelta di Prato è dovuta ad una questione di grande rilevanza strategica per il sistema Paese. Si tratta, infatti, di uno dei distretti industriali del “made in Italy” maggiormente esposti alla concorrenza internazionale dei nuovi mercati ed, in particolare, dell’emergente economia cinese. Auguri agli operatori economici, ai professionisti e ai lavoratori pratesi perché sappiano fare di necessità virtù e vincere ancora una volta, come già in passato, la sfida della qualità.


UN TETTO UNICO A GESTIONI SEPARATE di Giuseppe Jogna aluto come un passo importante la presentazione del disegno legge che ha attivato un percorso legislativo al fine di istituire l’Ordine dei tecnici laureati per l’ingegneria. Sgombro subito il campo da qualsiasi idealismo e so bene come tale scelta apra una stagione non certamente semplice. Il governo attuale vede scadere il suo mandato nella primavera prossima e i tempi tecnici per portare a casa un risultato soddisfacente in questa legislatura sono risicati. In più, il recente atto conclusivo della vicenda che ha portato l’unione tra dottori commercialisti e ragionieri insegna che i processi di fusione tra categorie esistenti sono lunghi e delicati. Ciononostante, l’operazione “Albo dei tecnici laureati per l’ingegneria” è l’unica strada reale da intraprendere per dare continuità ad attività professionali che sono fondamentali per lo sviluppo della nostra società Il nuovo Ordine tecnico infatti si presenta come l’habitat naturale di almeno tre professioni – geometri, periti agrari e periti industriali – le quali, per il processo segnato dalla riforma universitaria e dalle nuove regole di accesso agli Albi, devono per forza costruire un futuro diverso per sé e soprattutto per le nuove figure di laureati tecnici del settore ingegneristico. In più, il nuovo soggetto sarà aperto ad ospitare i giovani laureati che non si sentissero più adeguatamente rappresentati nelle sezioni B di altri ordini professionali, dove hanno trovato collocazione in attesa di poter disporre di una sistemazione ad hoc.

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a parte del disegno di legge presentato, anche il progetto di unificazione dei rispettivi enti di previdenza coinvolti, dato che l’istituzione di una casa comune, che sancisca l’unione professionale, deve a sua volta prevedere un tetto assistenziale che tuteli l’intera platea. Questa è stimata poter contare in partenza su circa 170.000 liberi professionisti. D’altronde, il processo è previsto nella Riforma Maroni, che anzi incentiva fusioni tra enti, istituzioni o fondazioni che abbiamo caratteristiche similari, proprio perché appartiene all’interesse comune privilegiare aggregazioni più ampie e quindi accorpamenti tra soggetti esistenti. Questo stesso sentire è peraltro

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condiviso anche dalla Cassa dei geometri e dei periti agrari ed è in pieno accordo che stiamo affrontando questa fase di transizione. A questo fine, credo sia importante dichiarare subito quali sono i tre principi che devono guidare la formazione di un nuovo soggetto previdenziale unico. Anzitutto, vanno fatti salvi i diritti acquisiti da tutti gli attuali iscritti, per i quali il nuovo soggetto previdenziale deve essere la logica prosecuzione della loro presente tutela assicurativa obbligatoria. In secondo luogo, ogni forma di unione tra enti previdenziali non deve costituire alcun onere attribuibile ai conti dello Stato, pena una giusta levata di scudi del Parlamento. Terzo ed ultimo, è necessario individuare un sistema di gestione compatibile, dato che gli enti previdenziali coinvolti attualmente adottano sistemi di calcolo delle prestazioni differenti: metodo contributivo per periti industriali e periti agrari, metodo retributivo per i geometri. derire al primo principio significa tendere a fondare un istituto che possa accogliere tutte le generazioni, sia le più giovani ed emergenti, sia quelle che hanno costituito il tessuto connettivo delle singole professioni esistenti. Il secondo principio non fa che rimarcare il dettame dell’autonomia, cui tutte le Casse professionali sono particolarmente attente, che ha come sua controparte il divieto di avvalersi del contributo dello Stato nella gestione del sistema pensionistico privato. Il terzo principio indica nella strada della gestione separata il modello organizzativo più consono al nuovo tetto previdenziale obbligatorio. In sostanza, è necessario mantenere le specificità delle singole Casse, le quali, all’interno di un importante organismo condiviso, operino in modo da farsi carico personalmente di tutti gli impegni presi prima della nascita del nuovo soggetto previdenziale. È in ogni caso fondamentale seguire con grande attenzione l’evolversi legislativo della istituzione del nuovo Ordine, promuovendo le eventuali iniziative necessarie a suo favore. Un risultato positivo rappresenta, infatti, la matrice dei successivi processi di riforma tra cui quello della fusione della previdenza.

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UNAIntervista GIUSTA CAUSA al senatore Francesco Moro icono che le origini vogliono dire qualcosa e la concretezza friulana anche per Francesco Moro ha da dire la sua. Due legislature sulle spalle (1996 e 2001), membro del gruppo parlamentare Lega Padana, attualmente vicepresidente del Senato, è il primo firmatario del disegno di legge che delega il governo ad istituire l’ordine dei “tecnici laureati per l’ingegneria”.

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Primo firmatario in quanto perito industriale? Diciamo che concepisco la politica come un intervento diretto su argomenti che riguardano la quotidianità. La mia formazione tradisce le origini radicate nel settore tecnico e mi sento onorato ad essere il portabandiera del disegno di legge. Intendiamoci però: è un ruolo simbolico. L’impegno è pari per tutti gli altri colleghi firmatari. Punti di forza della proposta. Non disperdere la preziosa professionalità

di coloro che negli anni Cinquanta e Sessanta hanno dato una vigorosa mano a ricostruire e lanciare il nostro Paese. Geometri, periti agrari e periti industriali sono categorie solide, impegnate tutt’oggi in settori di avanguardia e cito il caso del settore della sicurezza sia domestica, sia dei luoghi di lavoro. In che senso disperdere? Vede, le leggi che hanno sancito l’accesso alla professione in Italia hanno recepito gli standard della Comunità europea. Prima del 2001, per esercitare l’attività, ad esempio, di perito non bisognava avere conseguito la laurea; invece adesso il titolo di primo livello, triennale, è obbligatorio. La stessa cosa, del resto, è accaduta ad altre platee, come agli infermieri e agli insegnanti elementari. Però la normativa ha creato anche un sistema di iscrizione agli albi che mette in concorrenza alcuni Ordini fra di loro, ma con delle regole non molto chiare. I nuovi laureati tecnici triennali sono spinti ad


iscriversi agli Albi che vengono sentiti più prestigiosi senza che attualmente venga loro garantito un trattamento equo in termini di rappresentanza e peso decisionale. C’è la possibilità che alcune categorie tecniche scompaiano? Il punto non è certo questo. Prima di tutto, però, registro un forte calo di iscrizioni alle facoltà scientifiche in generale, numero che forse nasconde una disaffezione della nostra società verso la tutela delle professioni non umanistiche. Credo che sarebbe il caso di incentivare e diffondere le competenze tecniche perché ogni società ha bisogno di una cultura della pratica e non solo della dottrina. Ma il vero nocciolo della questione è la pluralità dei profili tecnici. Ritengo che tale pluralità sia una ricchezza da non disperdere né da deprimere; piuttosto si tratta di un universo da riorganizzare, così da creare una platea compatta, contrassegnata da origini e formazione similari. Questo vuole l’Europa? L’Unione europea spinge per razionalizzare il mondo del lavoro autonomo, forse eccessivamente frammentato, e fornirgli un passaporto professionale valido in ogni Paese Ue. Credo che l’idea sia corretta, ammesso che questo non significhi smantellare il tessuto produttivo nazionale.

così da garantire la rappresentatività di ogni ente attuale che andrà a confluire nel nuovo soggetto. Inoltre? Almeno altri tre elementi: stabilire criteri compatibili di accesso all’Albo, stabilire una formula per l’esame di Stato e, infine, individuare delle norme che regolino il periodo di transizione. Il senso della proposta. Direi che bisogna ben avere chiaro un punto: l’Ordine dei tecnici laureati per l’ingegneria è pensato per le nuove generazioni che sono per adesso accolte nelle sezioni B di altri Albi. I tempi e le scadenze. Dobbiamo essere realisti perché i tempi remano un pò contro. Siamo in fase di legislatura molto avanzata, ma non bisogna perdere l’occasione di mettere sul tavolo il disegno di legge. Intanto la prima fase di raccolta di firme è andata bene, come la nomina di una Commissione tecnica al Senato e di un relatore. Abbiamo dalla nostra la recente istituzione del nuovo ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili che ha fatto un po’, sinceramente, da apripista.

La direttiva Zappalà sulle professioni mi pare un riconoscimento importante del ruolo degli Ordini da parte di Bruxelles. Assolutamente sì.

Quali sono i passi ulteriori? Via libera della Commissione Senato e poi dell’intero ramo del Parlamento e stessa procedura alla Camera: commissione parlamentare e voto in aula. Il vero punto interrogativo sono gli emendamenti che possono essere presentati ad ogni votazione e che possono rallentare di molto i tempi.

Qual è la proposta presentata in modo congiunto dai consigli nazionali di geometri, periti agrari e periti industriali? Si tratta di creare un nuovo Ordine che raccolga la nutrita platea di tecnici “intermedi”, cioè laureati triennali per le materie ingegneristiche. La nuova casa sarà il luogo naturale dove abiteranno i nuovi possessori del titolo di laurea e dove confluiranno i profili esistenti dei geometri, periti industriali e periti agrari,

Dopo il voto parlamentare? Dopo l’approvazione dei due rami del Parlamento il disegno di legge viene convertito in legge delega. Dunque il provvedimento è pubblicato in Gazzetta ufficiale. A quel punto, il Consiglio dei ministri, vale a dire il governo in carica, entro i tempi stabiliti al momento della votazione, deve emanare i decreti legislativi che applicano fattivamente il quadro normativo. Dunque, prima si

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approva il quadro normativo, cioè la legge che delega il governo ad agire entro alcuni binari, poi il governo deve attuare la delega. La fattibilità politica del percorso? Vede, il lavoro del politico è proprio quello di suscitare il dibattito e portare le buone ragioni a suo favore, con franchezza e determinazione. Ma nelle aule del Senato e della Camera si apre ovviamente un dibattito a 360 gradi. Bisogna sottolineare, a dire il vero, che alcuni fattori propendono a favore di un percorso positivo. Il Parlamento è ben disposto dalla felice conclusione della recente vicenda commercialisti-ragionieri; inoltre il disegno di legge ha natura trasversale, nel senso che i firmatari appartengono ad uno spettro ampio di forze politiche. Infine, in assenza di oneri per lo Stato, i provvedimenti corrono più velocemente.

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Il suo impegno. Terminare l’iter della commissione tecnica per il Senato entro la fine dell’anno e portare il disegno al voto. Se raggiungessimo questo obiettivo significherebbe ritrovarsi già a metà dell’opera ed essere in grado fare delle previsioni sul passaggio alla Camera. È ovvio che gli iter parlamentari confidano in una preparazione del terreno nella platea degli interessati. Mi sembra comunque che il lavoro svolto dai Consigli nazionali dei tre ordini sia egregio. Ovviamente incontreremo delle difficoltà. La principale. Il mondo delle professioni in qualche caso è visto come un settore protezionistico, che pone steccati, e dunque è necessario spiegare come la fondazione di un nuovo Ordine significa solo rendere più trasparente il futuro alle nuove generazioni, toglierle d’impaccio. D’altronde, come già detto, proprio Bruxelles spinge a riorganizzare e compattare i profili professionali. Se il disegno di legge passa, proviamo ad immaginare il futuro. Prima di tutto la portata dell’approvazione.

Direi la possibilità di dirimere gli attriti, nel senso che la casa comune permetterebbe una distribuzione migliore del mercato del lavoro tra le tre professioni similari coinvolte. In modo parallelo, il nuovo quadro normativo favorirebbe con ogni probabilità una maggiore specializzazione anche nei confronti delle altre categorie tecniche. La divisione delle aree di competenza tra, ad esempio, un perito ed un ingegnere, permetterebbe ad ognuno dei due professionisti di dedicarsi alla propria fetta di mercato migliorando la qualità del servizio nel proprio settore. Non ci sarebbe più nessuno che oscura competenze altrui. In questo senso è da vedere il nuovo titolo di “tecnico laureato per l’ingegneria” o “ingegnere tecnico”. Come in altri Paesi Ue, il settore dell’ingegneria non costituisce una superficie unica, ma rappresenta un settore modulare, a più livelli o corsie, dove ogni soggetto sceglie di formarsi, dedicarsi e specializzarsi nel ramo che ritiene migliore per le sue capacità o aspettative. Ancora il futuro: l’unione delle Casse di previdenza. La fondazione di un nuovo Ordine e la nascita di un Albo unico, va di pari passo con la fusione delle Casse, certo rispettando le specificità di ognuna. Va da sé che, non ha senso fondere nulla, se non esiste un Ordine dei tecnici laureati per l’ingegneria: l’identità professionale è la condizione per l’unificazione delle gestioni previdenziali. Ottimista? Ritengo che la questione di una nuova casa per i laureati tecnici nel settore ingegneristico doveva essere posta e non si tratta di una bega di cortile, tanto per intenderci. Si tratta di interessarsi seriamente al mondo delle professioni intellettuali, cioè a persone che lavorano con la loro conoscenza e che tale patrimonio devono nutrire, consolidare e diffondere.


dossier

BILANCIO CONSUNTIVO 2004 Il bilancio consuntivo è lo strumento contabile che consente di stabilire lo stato delle risorse patrimoniali al 31 dicembre e il flusso dei costi e dei ricavi di un’organizzazione economica dell’arco di un anno solare. Il documento è costituito da diverse sezioni ed è accompagnato dalla relazione sulla gestione. Abbiamo scelto di sintetizzare contenuti e tabelle ed evidenziare le informazioni più importanti.


LA RELAZIONE L’avanzo di esercizio Il bilancio 2004 si è chiuso con risultato economico positivo di 4,261 milioni di euro ed un patrimonio netto di 311,803 milioni di euro, superiore del 16% rispetto al valore dell’esercizio precedente. La gestione finanziaria Dal punto di vista economico il 2004 è stato caratterizzato dallo sviluppo delle economie mondiali, anche se non tutte hanno registrato una crescita uniforme. Le dinamiche economiche più virtuose sono state quelle degli Stati Uniti (+4,4%), della Cina (+9%), del Giappone, della Russia (+7%), mentre i paesi dell’Unione Europea sono cresciuti in media del 2%, molto meno delle altre grandi aree geoeconomiche. Le principali cause di questa stasi del vecchio continente sono state sia l’apprezzamento della nostra moneta sul dollaro e sullo yen, che ha inciso sulla competitività delle produzioni della zona UE, sia l’indebolimento della domanda interna. E’ tuttavia da rilevare che il rafforzamento dell’euro ha influito negativamente sul saldo della bilancia commerciale, pesando maggiormente sul calo della domanda estera piuttosto che sui prezzi di importazione delle materie prime, fra cui il petrolio. La rivalutazione della moneta europea non è quindi dipesa tanto da una economia virtuosa ma, piuttosto, dalla politica economica statunitense che ha privilegiato la svalutazione del dollaro per ridurre il proprio deficit commerciale. C’è da registrare, inoltre, che in Europa le economie meno dinamiche sono state quella tedesca e quella italiana. All’interno del suddetto quadro macroeconomico i mercati finanziari si sono mossi positivamente, soprattutto quelli azionari, un poco meno quelli obbligazionari a causa dell’incertezza sull’andamento dei tassi di interesse. Per i mercati azionari il 2004 è stato il secondo anno consecutivo di crescita. Il Dow Jones ha guadagnato il +3,15% recuperando i livelli ante settembre 2001; l’indice Nikkei è cresciuto del +7,61%. L’indice dei mercati europei ha evidenziato una crescita del +6,90% e tra le principali piazze europee si segnala quella italiana di Milano con la crescita del Mibtel del +18,13% e del S&P/Mib del +14,94%. Il portafoglio titoli di proprietà dell’Eppi è passato da 147,521 milioni di euro a 191,433 milioni di euro, registrando un +30%. Il portafoglio è costituito per il 54% da titoli di Stato, per l’11% da obbligazioni denominate in euro, per il 14% da obbligazioni in valuta estera, per il 19% da quote di fondi comuni azionari in euro e per il restante 2% da quote di fondi comuni azionari in valuta estera. Il comparto che ha evidenziato la migliore redditività è stato quello dei fondi azionari in euro: +5,84% è stata la redditività di bilancio e +10,05% quella ai prezzi di mercato. Il comparto che ha invece registrato performance negative è stato quello dell’obbligazionario estero: -3,61% è stata la redditività di bilancio e -3,53% quella ai prezzi di mercato. È comunque importante tener presente che tale risultato è la conseguenza diretta dell’apprezzamento dell’euro sul dollaro statunitense e sullo yen giapponese e non del deprezzamento del corso dei titoli obbligazionari esteri. Il portafoglio titoli ha registrato una redditività di bilancio del 2,66% ed una redditività implicita del 4,08%. La gestione finanziaria nel suo complesso chiude con il positivo risultato di 4,165 milioni di euro, con una redditività lorda del 5,60% (incluse le plusvalenze insite rilevate al 31 dicembre 2004) e netta del 2,36%


(detratte le componenti finanziarie negative, gli oneri di gestione e le imposte). Le tre società di gestione del risparmio che curano il portafoglio dell’Eppi hanno rispettato il parametro obiettivo, costituito dal “benchmark di riferimento”. La gestione immobiliare Gli investimenti dell’EPPI ammontano complessivamente a 293 milioni di euro, costituiti per il 32% da immobili, per il 65% da titoli e per il 3% da liquidità. Gli immobili destinati alla locazione rappresentano il 27% dell’intero patrimonio dell’ente e l’84,50% del patrimonio immobiliare. Nel corso del 2004 sono state locate nuove unità immobiliari a società di primaria importanza. Il reddito derivante dalla locazione è passato da 2,6 milioni di euro del 2003 a 3,2 milioni di euro nel 2004, con una redditività lorda del 4,15%. Di contro i costi di gestione, sia quelli diretti sia quelli indiretti, sono diminuiti di 67 mila euro (-73%). La gestione immobiliare del 2004 evidenzia un saldo positivo di 3 milioni di euro che al netto delle imposte risulta essere pari a 2,3 milioni di euro, a cui è associata una redditività netta del 2,96%. Tale risultato è maggiormente apprezzabile in considerazione dell’esistenza di un residuale patrimonio liberato in corso d’anno e, quindi, da locare. La linea di investimenti adottata e perseguita dall’ente, imperniata sulla diversificazione complessiva degli stessi, si è rilevata vincente se si considerano i risultati del comparto immobiliare rispetto a quelli del comportato mobiliare. L’Osservatorio della società Nomisma - nel primo rapporto sul mercato immobiliare del 2005 - registra un rallentamento della crescita del mercato immobiliare ma non un’inversione di tendenza. La variazione percentuale annuale dei prezzi medi degli immobili nelle 13 grandi aree urbane e nelle 13 aree intermedie è infatti sempre positiva. I prezzi degli uffici crescono del 7,9% nelle grandi aree e del 6,7% nelle aree intermedie. L’Osservatorio evidenza, inoltre, come il boom delle operazioni di finanza immobiliare nel corso del 2004 è stato condizionato dalla valorizzazione dei patrimoni. Basti ricordare la dismissione dei patrimoni immobiliari dello Stato per il tramite delle operazioni di cartolarizzazione, di vendita diretta o di trasferimento per apporto a fondi immobiliari. La valorizzazione del patrimonio resta uno degli obiettivi primari dell’attività degli amministratori. L’aver acquisito degli immobili di pregio, in buono stato manutentivo e con rendimenti lordi apprezzabili comporta - comunque e necessariamente - uno studio che valuti costantemente fra tutti gli strumenti utilizzabili quelli che permettano di ottenere il massimo rendimento possibile. Poiché il principale onere è rappresentato dal carico fiscale diretto (Ires ed Ici) ed indiretto (l’Iva sulle manutenzioni) l’obiettivo sarà sicuramente quella di puntare verso forme di gestione che riducano l’impatto fiscale. La contribuzione La contribuzione stimata per l’anno 2004 è di 43 milioni di euro (+5% rispetto all’esercizio 2003). L’incremento è stato in parte condizionato dall’aumento della contribuzione soggettiva versata a titolo di riscatto dagli iscritti nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Nel corso del 2004, infatti, ben 347 iscritti hanno utilizzato il nuovo istituto versando complessivamente 1,8 milioni di euro, riscattando così gli anni non coperti da previdenza obbligatoria e nei quali avevano svolto l’attività professionale o il praticantato o il servizio militare o civile. L’esame comparativo delle dichiarazioni dei redditi professionali (modelli Eppi 03) del 2003 evidenzia, comunque, anche una crescita sia dei redditi medi sia dei corrispettivi lordi rispetto alle dichiarazioni per


l’anno precedente: rispettivamente +1,5% per gli uni e +1,2% per gli altri. La classe di età con redditi più elevati è quella tra i 45 ed i 54 anni, mentre le fasce di età fino a 24 anni ed oltre i 74 anni rappresentano i professionisti con i redditi più bassi. Se si osserva la distribuzione dei redditi medi per area geografica, si nota che la regione nella quale risiedono i periti industriali con redditi più alti è il Trentino Alto Adige, seguita dall’Emilia Romagna, dalla Valle d’Aosta e dalla Lombardia; mentre il Molise è la regione con i redditi professionali più bassi. La distribuzione dei redditi per specializzazione indica le “più ricche”, che sono arti fotografiche, industria tintoria e metallurgia, e le “meno ricche”: disegno di tessuti, industria cartaria ed industria navalmeccanica. La composizione demografica della popolazione attiva (gli iscritti che hanno dichiarato il proprio reddito professionale) per sesso è rappresentata per il 98% da uomini e per il 2% da donne. La popolazione, per classe di età, è così ripartita: il 47% ha una età fino ai 44 anni; il 47% ha un’età compresa tra i 45 ed i 64 anni; e solo il 6% è ultra sessantacinquenne. Di questi ultimi, il 61% ha un’anzianità contributiva uguale o superiore a cinque anni e quindi è potenzialmente pensionabile. La totalizzazione e la ricongiunzione L’ente ha da sempre tentato di colmare l’inadeguatezza della normativa esistente ed in alcuni casi il vuoto legislativo che di fatto negava la possibilità, per gli iscritti a gestioni pensionistiche con il sistema contributivo, di avvalersi della contribuzione previdenziale precedentemente versata presso altri istituti. Nella consapevolezza del grave svantaggio e della perdita economica conseguente al mancato riconoscimento all’iscritto di esercitare il diritto alla ricongiunzione l’Eppi, con le delibere n. 57 del 1999, n. 246 del 2002 e n. 517 del 18 dicembre 2003 ha stabilito i principi regolamentari per applicare la legge 5 marzo 1990, n. 45. L’istituto della ricongiunzione, all’epoca, rappresentava l’unica possibilità per gli iscritti, di recuperare posizioni contributive presenti presso altre gestioni obbligatorie (normalmente Inps e Inpdap) che, altrimenti, non avrebbero potuto dare luogo a prestazioni previdenziali autonome. Nel marzo del 1999 la Consulta dichiarava l’incostituzionalità della normativa sulla ricongiunzione, nella parte in cui non prevedeva e disciplinava un istituto alternativo non oneroso. Il legislatore nel recepire l’istanza di incostituzionalità dapprima con l’art. 71 della legge finanziaria per l’anno 2000 e successivamente con il decreto attuativo (D.M. 7 febbraio 2003 n. 57) disciplinava l’istituto della totalizzazione. La formulazione del testo normativo approvato era ed è gravemente lesivo dei diritti degli iscritti a forme di previdenza contributiva nella parte in cui preclude la possibilità di totalizzare a coloro che hanno maturato, in una delle gestioni obbligatorie, il diritto alla prestazione pensionistica. Al cambiamento di una simile impostazione del testo normativo, che non teneva in alcuna considerazione i principi legislativi in tema di pensionamento nel sistema contributivo, sono stati rivolti gli sforzi sia “individuali” dell’Eppi sia collettivi da parte di tutti gli Enti e Casse appartenenti all’Adepp. Sforzi che sono stati ripagati con l’approvazione dalla legge delega n. 243/2004 che ha rinviato ad un successivo decreto (attualmente non ancora emanato) la ridefinizione dei contenuti e dei presupposti per la totalizzazione, con la previsione dell’abrogazione del limite della maturazione del diritto alla pensione in uno degli enti previdenziali interessati. Allo stato attuale, dunque, il numero di domande di ricongiunzione è in costante aumento così come i contributi trasferiti. Al 31 dicembre 2004 risultano incassati contributi per ricongiunzione per 1.860 mila euro (+77% rispetto al 31 dicembre 2003). Le suddette contribuzioni sono rivalutate su base composta al 31 dicembre di ciascun esercizio, con esclusione dell’anno di effettivo accredito.


Le prestazioni previdenziali ed assistenziali Il 2004 ha registrato un importante aumento (+89%) del numero delle prestazioni pensionistiche liquidate agli iscritti. Si è passati dalle 263 prestazioni del 2003 alle 404 del 2004. Nel corso dell’ultimo esercizio l’ente ha anche liquidato provvidenze economiche di natura assistenziale a favore dei pensionati invalidi ed inabili, riconoscendo loro un importo aggiuntivo al rateo di pensione fino alla concorrenza del 70% e del 100% dell’assegno sociale vigente alla data di presentazione della domanda di pensionamento. Il rapporto tra l’ammontare dei fondi pensione e le pensioni liquidate nell’esercizio è in media pari a 20. Tale dato è indice di un buon equilibrio finanziario, lo stesso infatti rappresenta il grado di sostenibilità dei fondi pensione nella liquidazione dei trattamenti pensionistici. Un particolare interessante, ed allo stesso tempo importante per una valutazione complessiva della relazione tra i differenti sistemi previdenziali esistenti, è costituito dall’aumento di circa l’80% della pensione di vecchiaia media annua liquidata nel 2004 rispetto a quella liquidata nel 2001. È significativo che più ci si sposta nel tempo, allungando gli anni di contribuzione, più aumenta l’assegno pensionistico. Infatti si passa da una pensione di vecchiaia media annua di 771 euro del 2001 ad una di 1.391 euro del 2004, con soli 3 anni in più di contribuzione. Ciò significa che, nel sistema previdenziale contributivo, l’adeguatezza del trattamento pensionistico deve essere necessariamente vista in un’ottica di lungo periodo e che risultano miopi le valutazioni dei risultati ottenibili nell’immediato. L’obiettivo dell’ente è, comunque, quello di garantire un reddito possibilmente sostitutivo di quello professionale conseguito al momento del pensionamento, dopo la normale vita contributiva dell’iscritto. In questa stessa logica si attesta la proposta, non condivisa dai ministeri vigilanti, ma che comunque costituirà una finalità da perseguire, di riconoscere all’iscritto il diritto di opzione tra la pensione e la restituzione del montante individuale in sostituzione della prestazione, ogniqualvolta il rateo maturato sia trascurabile ed il soggetto benefici già di un altro trattamento previdenziale obbligatorio, quantomeno pari all’importo del trattamento minimo di legge. La gestione straordinaria Essa rappresenta sia il risultato del riallineamento tra la stima della contribuzione riferita all’esercizio 2003, rispetto all’effettivo accertato nel corso dell’anno 2004, sia il riaccertamento della contribuzione per gli anni dal 1996 al 2002, conseguente alla presentazione tardiva delle dichiarazioni reddituali (circa 659). Il riaccertamento della contribuzione è pari complessivamente a 1,4 milioni di euro, di cui 1,0 milione di euro per la contribuzione soggettiva e 0,4 milioni di euro per la contribuzione integrativa. La maggiore contribuzione soggettiva accertata è stata accantonata nel relativo fondo e rivalutata tempo per tempo. Stampa e comunicazione L’ente persegue la politica di investimento mirata all’adozione degli strumenti utili per informare e, allo stesso tempo, formare la platea dei periti industriali sui temi della previdenza e delle riforme del Paese. Il 2004 ha visto la nascita della rivista Eppinforma e la distribuzione dei vademecum Eppi per voi. È in corso di rivisitazione, sia per l’aspetto grafico sia per i contenuti e le funzionalità, il sito web. Il progetto in fase di realizzazione mira a rendere il portale interattivo, così da permettere all’iscritto non solo la consultazione on line della propria posizione contributiva, ma anche di comunicare i dati direttamente per via elettronica. L’implementazione del sito web prevederà, inoltre, la possibilità di effettuare il pagamento dei contributi


per mezzo delle carte di debito, il tutto mediante la collaborazione di un primario istituto bancario convenzionato. Documento programmatico sulla sicurezza Nel corso del 2004 l’ente ha predisposto il documento programmatico sulla sicurezza, previsto dal Decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”. Il documento, comprensivo degli allegati, è conservato presso gli uffici della sede dell’ente, sotto custodia del Responsabile del trattamento dei dati personali. Fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio In aderenza a quanto previsto dall’art. 2428 del Codice civile, diamo informazione in merito ai fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio. 1. In data 27 gennaio 2005 il Ministero del Welfare ha approvato le modifiche del Regolamento previdenziale dell’Eppi. 2. In data 11 marzo 2005, in ragione di quanto previsto dall’art. 2 comma 2 del D.Lgs. 30 giugno 1994 n. 509, è stato approvato il nuovo bilancio tecnico attuariale al 31.12.2003. 3. In data 29 marzo 2005 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 72 il decreto interministeriale (Economia-Welfare) del 4 febbraio 2005 che istituisce il Casellario centrale delle posizioni previdenziali attive. Sono state indicate alcune date di scadenza quali: il 30 giugno 2005 per l’invio in via telematica, al casellario, dei dati anagrafici degli iscritti all’ente ed il 30 dicembre 2005 per l’invio dei dati relativi ai periodi contributivi e alla contribuzione degli iscritti. Uno degli scopi del Casellario sarà quello di garantire al cittadino la più ampia ed esaustiva informazione storica previdenziale, per il tramite della certificazione che rilascerà un unico soggetto, evitando così i disagi di raccolta delle notizie che avrebbero dovuto dare i diversi enti gestori di forme di previdenza ed assistenza obbligatorie, presso i quali il cittadino medesimo potrebbe essere stato iscritto nel corso della sua vita lavorativa. La prevedibile evoluzione della gestione Le valutazioni tecnico attuariali riportate nel bilancio tecnico al 31 dicembre 2003 evidenziano, per il periodo dal 2004 al 2043, sia la crescita senza soluzione di continuità del patrimonio dell’ente, sia un soddisfacente grado di copertura delle pensioni in pagamento. In sintesi: il patrimonio cresce dagli iniziali 274 milioni di euro del 2003 fino ai 4.229 milioni di euro del 2043. In tale contesto la riserva generale, rappresentata dagli avanzi degli esercizi, cresce dagli iniziali 35 milioni di euro ai 979 milioni di euro. Il confronto tra i dati reali e le valutazioni riportate e trascritte nel piano tecnico è confortante sia per una solida crescita dell’Eppi e sia per il mantenimento dell’equilibrio economico finanziario. L’entità della crescita e dell’equilibrio finanziario, inoltre, consentiranno e legittimeranno tutte le iniziative a carattere previdenziale ed assistenziale a favore degli iscritti e dei loro familiari che l’ente perseguirà nell’immediato futuro. Tra le possibili iniziative non si deve escludere l’opportunità, sempre nel rispetto dell’equilibrio economico-finanziario, di distribuire, al fine di integrare e migliorare le prestazioni previdenziali ed assistenziali, parte delle riserve costituite con gli accantonamenti degli avanzi d’esercizio.


Le attività a copertura delle riserve (importi in migliaia di Euro) La tabella evidenzia come il valore degli attivi patrimoniali sia congruo rispetto al valore delle riserve statutarie che rappresentano l’impegno futuro dell’ente. Le attività includono i fondi per il pagamento delle pensioni ed il fondo rischi per la restituzione del montante ai 65 anni. DESCRIZIONE

VALORE

Fondi (riserve tecniche) Fondo contributo soggettivo Fondo rivalutazione L.335/95 Fondo contributo indennità di maternità Fondo conto pensioni Fondo restituzione montante

231.230 40.990 152 7.612 895

Totale fondi (riserve tecniche)

280.879

Attività nette Fabbricati Attività finanziarie e ratei attivi su titoli Disponibilità liquide Crediti al netto delle svalutazioni e dei debiti vs iscritti Totale attività

92.497 192.764 9.033 27.441 321.735

Destinazione dell’avanzo Il bilancio dell’esercizio 2004, che chiude con un avanzo d’esercizio di 4.261.433,32 euro, è assoggettato nei suoi elementi patrimoniali ed economici a revisione contabile dalla società Reconta Ernst & Young. In conformità a quanto previsto dal Regolamento dell’ente tale avanzo è destinato, per il suo intero ammontare, alla riserva straordinaria. Il patrimonio netto registra, di conseguenza, la seguente composizione e consistenza: PATRIMONIO NETTO

VALORE

Fondo contributo soggettivo 231.230.057,68 Fondo rivalutazione L.335/95 40.989.505,72 Fondo contributo indennità di maternità 151.945,72 Riserva straordinaria 38.085.989,27 Fondo di riserva art. 12 comma 7 del Reg.to EPPI 1.345.523,73 Totale

311.803.022,12


I NUMERI DELL’EPPI (Redditi, contributi e iscritti dal 1996) ANNO DI RIFERIMENTO

VOLUME D’AFFARI

SOGGETTIVO DOVUTO

1996(1) VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

195.157.685,55 249.931.750,87 20.181,77 25.846,10 195.157.685,55 249.931.750,87

19.622.068,78 2.029,17 19.622.068,78

5.068.883,71 524,19 5.068.883,71

49.897,20 5,16 49.897,20

1997 VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

217.970.531,81 350.879.904,44 21.424,27 34.487,90 22.812.846,26 100.948.153,57 12% 40%

21.613.141,75 2.124,35 1.991.072,97 10%

7.112.180,71 699,05 2.043.297,00 40%

52.497,84 10.174 5,16 2.600,64 504 5% 5%

1998 VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

241.098.682,26 377.271.647,91 22.807,56 35.689,31 23.128.150,45 26.391.743,47 11% 8%

23.653.022,77 2.237,54 2.039.881,02 9%

7.634.253,26 722,19 522.072,55 7%

54.546,36 10.571 5,16 2.048,52 397 4% 4%

1999 VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

266.470.657,13 406.644.943,58 24.207,00 36.940,86 25.371.974,87 29.373.295,67 11% 8%

25.648.737,00 2.330,01 1.995.714,23 8%

8.230.536,30 747,69 596.283,04 8%

56.801,28 11.008 5,16 2.254,92 437 4% 4%

2000 VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

283.739.897,60 437.826.799,84 24.874,19 38.382,29 17.269.240,47 31.181.856,26 6% 8%

27.366.683,21 2.399,11 1.717.946,21 7%

8.857.340,86 776,48 626.804,56 8%

58.860,12 11.407 5,16 2.058,84 399 4% 4%

2001 VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

304.355.552,47 470.116.421,20 26.013,30 40.180,89 20.615.654,87 32.289.621,36 7% 7%

29.088.244,04 2.486,17 1.721.560,83 6%

9.500.377,68 812,00 643.036,82 7%

60.372,00 11.700 5,16 1.511,88 293 3% 3%

2002 VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

312.594.437,57 496.859.321,81 26.836,75 42.656,19 8.238.885,10 26.742.900,61 3% 6%

29.763.500,26 2.555,25 675.256,22 2%

10.031.344,33 861,21 530.966,65 6%

60.103,68 11.648 5,16 -268,32 -52 -94% -0,4%

2003 VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

315.024.435,18 499.307.082,61 27.248,89 43.188,92 2.429.997,61 2.447.760,80 1% 0,5%

29.878.035,23 2.584,38 114.534,97 0,4%

10.081.565,56 872,03 50.221,23 1%

59.654,76 11.561 5,16 -448,92 -87 -1% -1%

30.600.000,00 2.284,78 721.964,77 2%

10.100.000,00 754,13 18.434,44 0,2%

69.107,88 13.393 5,16 9.453,12 1.832 16% 16%

2004(2) VMProcapite Variazione (t - t-1) Variazione % (t - t-1)

REDDITO NETTO

-

-

INTEGRATIVO MATERNITÀ ISCRITTI DOVUTO DOVUTO ATTIVI

Il volume d’affari per l’anno 1996 è riferito al periodo dal 17/03/1996, data di entrata in vigore del D.Lgs. 103/96, al 31/12/1996. Contribuzione stimata. La comunicazione annuale dei redditi professionali è effettuata entro la data prescritta per la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi. ISCRITTI ATTIVI: Numero di iscritti con ModelloEPPI03 presentato per l'anno di riferimento VM PROCAPITE Valore medio procapite (1) (2)

9.670 9.670


BILANCIO CONSUNTIVO AL 31 DICEMBRE 2004 STATO PATRIMONIALE ATTIVO

UNITÀ DI EURO 31.12.2004

Immobilizzazioni immateriali Immobilizzazioni materiali Immobilizzazioni finanziarie Crediti dell'attivo circolante Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni Disponibilità liquide Ratei e risconti attivi Differenza da arrotondamento Totale attivo Conti d’ordine

STATO PATRIMONIALE PASSIVO Fondi per rischi e oneri Fondo trattamento fine rapporto Debiti Fondi di ammortamento Ratei e risconti passivi Patrimonio netto Differenza da arrotondamento Totale passivo Conti d’ordine

UNITÀ DI EURO 31.12.2003

649.612 93.271.881 35.888.866 191.432.045 9.032.584 1.397.508 1

641.572 93.211.509 35.547.895 147.520.673 4.061.935 1.126.917 4

331.672.497 480.441

282.110.505 156.836

UNITÀ DI EURO 31.12.2004

UNITÀ DI EURO 31.12.2003

5.258.997 33.413 12.191.701 2.056.059 329.304 311.803.023 -

4.156.776 90.938 8.475.207 1.476.984 17.739 267.892.861 -

331.672.497 480.441

282.110.505 156.836


BILANCIO CONSUNTIVO AL 31 DICEMBRE 2004 CONTO ECONOMICO COSTI Prestazioni previdenziali e assistenziali Organi amministrativi e di controllo Compensi prof.li e di lav. autonomo Personale Materiali sussidiari e di consumo Utenze varie Servizi vari Canoni passivi Spese pubblicazione periodico Oneri tributari Oneri finanziari Altri costi Ammortamenti e svalutazioni Oneri straordinari Rettifiche di valore Rettifiche di ricavi

UNITÀ DI EURO 31.12.2004 848.601 1.139.867 179.660 932.118 18.877 47.547 857.986 175.195 1.270.444 896.009 307.356 1.658.710 2.073.809 1.361.228 42.385.455

UNITÀ DI EURO 31.12.2003 644.998 961.518 200.488 835.481 17.600 64.639 953.473 220.341 971.462 730.688 291.114 1.329.115 7.478.649 1.874.440 38.770.497

Totale costi Avanzo d’esercizio

54.152.862 4.261.433

55.344.503 7.188.403

Totale a pareggio

58.414.295

62.532.906

UNITÀ DI EURO 31.12.2004 44.958.529 3.222.346 5.280.040 2.521.520 1.647.957 783.901 2

UNITÀ DI EURO 31.12.2003 42.335.928 2.622.535 4.438.990 116.758 9.790.190 2.623.228 605.273 4

58.414.295

62.532.906

CONTO ECONOMICO RICAVI Contributi Canoni di locazione Interessi e proventi finanziari diversi Altri ricavi Proventi straordinari Rettifiche di valore Rettifiche di costi Differenza da arrotondamento Totale ricavi


La zattera Le parole difficili

Tutti i lettori della nostra rivista hanno diritto a capire, anche se gli argomenti che trattiamo a volte sono troppo tecnici. La patria di tale diritto è questa zattera di salvataggio, che cercherà di introdurvi ai temi della previdenza, perché è importante essere informati. Spiegare alcuni termini tecnici usati in questa rivista serve proprio ad alimentare il diritto e il piacere dell’informazione. Fondo di investimento immobiliare Si tratta di uno strumento finanziario che consente di partecipare ai risultati economici di iniziative assunte nel cosiddetto settore “del mattone”, utilizzando il modello organizzativo del patrimonio gestito da un consulente professionale. Tale genere di investimento consente l'acquisto di quote di una disponibilità immobiliare.

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La “Direttiva Zappalà” Il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato il 6 giugno 2005 la Direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali. Il relatore è stato l’onorevole Stefano Zappalà. Il testo stabilisce alcuni punti importanti di cui uno tocca proprio il profilo di perito industriale in Italia. Infatti, la Direttiva ammette, in caso di mobilità, la possibilità di far valere una qualifica professionale più alta nello stato membro di arrivo, qualora nello stato membro di origine sia stato innalzato il livello di formazione previsto per l'accesso alla professione. Bilancio tecnico attuariale È il documento con il quale un esperto incaricato - un “attuario”- esprime il giudizio sulle condizioni di equilibrio finanziario di una gestione previdenziale, come appunto l’Eppi. L’incrocio tra i dati reali, la normativa di riferimento e le metodologie statistiche permette di stimare il potenziale andamento per il periodo di tempo oggetto della valutazione, che è fissato dalle leggi in un arco di 40 anni. La relazione conclusiva evidenzia se la gestione è in grado o meno di coprire nel tempo gli impegni previdenziali e assistenziali; in caso negativo, evidenzia da quando e perchè ciò si verifichi. Il Dpr 328/01 È il decreto presidenziale, approvato nel 2001, che ha istituito le regole di accesso agli albi di Ordini e Collegi, creando un meccanismo di concorrenza tramite l’introduzione, in alcuni albi, di una sezione alta A e di una più bassa B. Tale meccanismo nella forma attuale può produrre ricadute negative sulla professione e, di conseguenza, anche sulla previdenza di categoria.


Blocknotes Gli appuntamenti da ricordare

SCADENZE Il 30 novembre 2005 scade il pagamento dell’acconto dei contributi per l’anno 2005. Ogni iscritto riceverà la documentazione che riporterà le modalità ed i termini di pagamento. ATTENZIONE

Qualora l’informativa non dovesse arrivare per tempo a causa di possibili disguidi postali, ricordiamo che tutte le notizie necessarie sono disponibili sul sito dell’Ente www.eppi.it.

COMUNICAZIONI Nel mese di Ottobre, ogni iscritto riceverà l’estratto contro previdenziale. Esso rappresenta una fotografia aggiornata del suo conto individuale, dello stato della modulistica inviata e delle procedure in corso attivate con l’Eppi (ad esempio, riscatto o pagamenti rateali). IMPORTANTE

L’estratto conto è un documento da leggere attentamente, segnalando direttamente all’Ente ogni imprecisione riscontrata. Solo in questo caso, vi invitiamo a contattarci per e-mail (eppi@mclink.it), per fax (06 44001222) oppure per telefono (06 44001).

CONGRESSO ANNUALE Il prossimo congresso nazionale di categoria si terrà dal 5 all’8 ottobre a Firenze. In quella sede, l’Eppi sarà presente con un doppio profilo. GIORNATA DELLA PREVIDENZA

EPPI POINT

Anzitutto organizzerà l’intera giornata del 7 ottobre. Dunque, i lavori congressuali del venerdì saranno dedicati alla questione di come ottemperare due diverse esigenze: la stabilità contabile dei sistemi di previdenza privati, cioè la loro sostenibilità, e la necessità di garantire quote pensionistiche adeguate per ogni contribuente. La mattinata è aperta alle relazioni degli esperti e agli interventi politici, mentre il pomeriggio verrà riservato ad una tavola rotonda dove si incontreranno diverse linee pensiero. Fra gli invitati, ricordiamo Franco Maria Amoruso, Alberto Brambilla, Renato Brunetta, Giuliano Cazzola, Pasquale Sandulli, Luigi Scimia e Tiziano Treu. Come è ormai consuetudine, uno stand informativo gestito dall’Ente sarà a disposizione degli iscritti e di tutti i periti industriali per le giornate dei lavori congressuali. In quello spazio, sarà possibile parlare con gli esperti e richiedere ogni utile informazione riguardante i servizi offerti e l’utilizzo delle diverse opportunità previdenziali.

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SUL FILO DI LANA Prato, tra memoria e futuro o storico Museo del Tessuto di Prato da circa due anni ha una nuova e prestigiosa sede e una nuova concezione espositiva: questi fattori sono stati determinanti nella trasformazione di un già importante sito museale in una delle esposizioni permanenti più significative in Europa. La nuova sistemazione si trova all'interno degli spazi restaurati della ‘gloriosa’ fabbrica Campolmi, un ex opificio tessile costruito nel XIX secolo. Lo stabile, situato all'interno della cerchia muraria trecentesca, è stato sottoposto a successivi ampliamenti nel corso del secolo scorso (fino a raggiungere una superficie di 8.500 mq) ed è rimasto in uso nella sua destinazione originaria fino al 1990. II Museo del Tessuto è unico nel suo genere in

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Italia e si identifica in maniera imprescindibile con la storia di Prato e con lo straordinario sviluppo che l'industria del tessile ha avuto in questa città dal medioevo ad oggi. La capitale del tessile uello pratese è il più importante centro dell'industria tessile e abbigliamento del nostro Paese. La specializzazione di questa vivace cittadina toscana nella produzione dei tessuti risale al XII secolo quando le manifatture di panni erano regolate dalla corporazione dell'Arte della Lana. La decadenza politica ed economica dell'Italia nel XVI e nel XVII secolo segnò una caduta delle attività artigianali che conobbero una certa ripresa solo negli ultimi anni del Settecento.

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In quegli anni a Prato si avviò la produzione di berretti di maglia esportati nei mercati arabi. II passaggio dalla manifattura artigianale ai sistemi di produzione industriale si ebbe invece nella seconda metà del 1800. Nel XX secolo, per circa cinquant’anni, l'industria tessile locale approfittò delle commesse militari, dei dazi e delle politiche autarchiche per rafforzarsi e, alla vigilia della seconda guerra mondiale, Prato era già un affermato ‘distretto’ tessile. Nel dopoguerra fino a tutti gli anni ‘70 si assistette ad un vero e proprio boom nella produzione, nella strutturazione del sistema di imprese e nella crescita occupazionale. Gli anni '80 hanno invece rappresentato un periodo difficile, che ha fatto pensare ad un processo di deindustrializzazione: il numero degli addetti scese da 60.000 a 45.000 (-25%); quello delle imprese 16.000 a 10.000 (-37,5%). In quel periodo una parte consistente dell'offerta pratese era composta da tessuti di lana cardata impiegati nella produzione di abbigliamento invernale (cappotti, tailleurs, giacche) mentre nei guardaroba dei consumatori aumentavano i tessuti in cotone, lino e poliestere. Il processo di ripresa è iniziato con la ricerca di mercati più dinamici rispetto a quelli dei tessuti cardati. L'offerta locale ha iniziato ad includere quote consistenti (più del 40%) di articoli in lana pettinata, cotone, viscosa, lino e seta. Il nuovo mix produttivo ha ampliato gli orizzonti operativi del distretto: la maggior parte degli opifici intrattiene rapporti con "terzisti" di aree diverse da Prato; quasi tutti, inoltre, acquistano filati e tessuti da aziende europee ed extraeuropee. Molti lanifici hanno ricondotto all'interno funzioni precedentemente assegnate a soggetti esterni. Anche le reti commerciali sono state rese più aderenti alle esigenze determinate dalla compressione dei cicli produttivi dei confezionisti e dal calendario delle uscite della distribuzione. Ciò nonostante, lo sfoltimento delle attività è continuato nel corso del decennio '90 e negli ultimi anni si è drammaticamente intensificato, soprattutto a causa della concorrenza sempre più agguerrita e competitiva sui prezzi operata dalle aziende cinesi.

L’antico opificio a "Cimatoria Campolmi Leopoldo e C.", vero gioiello di archeologia industriale, è una fabbrica simbolo della storia produttiva di Prato presso la quale i tessuti allo stato grezzo venivano rifiniti attraverso diverse fasi di lavorazione (follatura, tintura, garzatura, cimatura, calandratura). L'azienda sorge nel 1863 attorno ad un opificio idraulico preesistente impiantato lungo il canale artificiale della Romita. Al 1892 risale l'installazione delle caldaie a vapore tipo "Cornovaglia", sul lato sud dell'edificio, mentre la prima macchina per l'asciugatura del tessuto — la "rameuse" — viene impiantata nel 1885. Nel 1895 la cimatoria Campolmi è censita come il più importante opificio per la rifinizione di tessuti a Prato. La graduale espansione dell'edificio porta alla formazione di un cortile rettangolare. II portale di accesso su via Santa Chiara risale al 1916. Negli anni '20 e '30 si verificano nuovi ampliamenti; la tintoria a volta ogivale viene infine eretta negli anni '60. Il sito industriale, dismessa la produzione, è stato acquistato e recuperato dall'Amministrazione Comunale per farne il più importante polo culturale della città. Nella sua conformazione definitiva, il complesso architettonico ha assunto la forma di un quadrilatero composto da quattro ali, due brevi e due lunghe, sviluppate attorno ad un piazzale rettangolare con al centro una vasca di raccolta delle acque ed un'alta ciminiera eretta nel 1896. Il superbo restauro dell’edificio è stato affidato all’architetto Marco Mattei mentre il progetto di allestimento del sito museale è degli architetti Piero Guicciardini e Marco Magni.

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Il Museo e le sue meraviglie l primo nucleo del Museo del Tessuto nasce nel 1975 presso l’istituto Tecnico Industriale “Tullio Buzzi”, grazie alla donazione di una collezione di frammenti di tessuti, databili tra il XIV e il XVIII secolo, fatta dell'imprenditore pratese Loriano Bertini. Dal 1995 al 2003 il Museo del Tessuto, viene ospitato nel Palazzo Comunale. Grazie a donazioni ed acquisti da parte di istituzioni e privati può vantare una collezione di circa 6.000 reperti (databili dal III secolo

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d.C. all'età contemporanea) provenienti da tutto il mondo: abiti, arredi sacri, figurini, passamanerie, libri, campionari tessili delle più antiche industrie pratesi, strumenti e macchinari tessili manuali e meccanici. Per le sue caratteristiche morfologiche e spaziali, l’ex Cimatoria Campolmi possedeva già gli elementi distintivi di un museo: la varietà delle tipologie architettoniche, la vasta disponibilità di spazio, la bellezza degli elementi costruttivi e delle singole strutture. Gli interventi di carattere conservativo effettuati non hanno sostanzialmente modificato i materiali costruttivi, gli elementi tipologici, né l'impostazione architettonica del manufatto originario. II complesso è stato oggetto di un primo intervento di restauro per destinarlo a sede del Museo. La superficie coperta da questo primo lotto di lavori è stata pari a circa 2.400 metri quadri distribuiti su due livelli. La seconda tranche tranche dei lavori, attualmente in fase cantiere, prevede il completamento delle opere di recupero del vasto sito di archeologia industriale per destinarlo a sede della Biblioteca Comunale. A conclusione dei lavori, in un terzo momento d'esecuzione dell'appalto, è previsto il restauro del tratto delle mura urbane antistanti la fabbrica e la realizzazione della piazza compresa tra la Campolmi e le stesse mura medievali. Il percorso espositivo del Museo del Tessuto è stato sensibilmente condizionato dalla configurazione stretta ed allungata del corpo di fabbrica ad esso destinato. La sala di ingresso è caratterizzata dalla presenza di una grande scalinata, pavimentata in lastre di pietra serena, che collega al piano superiore, assolvendo un ruolo essenziale di distribuzione tra i due livelli. Il percorso espositivo ’itinerario museale si apre con un percorso tattile, ed in parte interattivo, che introduce il visitatore ad una lettura graduale del tessuto e delle sue lavorazioni, con un approccio diretto e facilmente comprensibile. La possibilità di toccare alcuni dei materiali in mostra, e di sperimentare alcune fasi della lavorazione, garantisce un maggior coinvolgimento del visitatore.

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II percorso presenta le fibre e le fasi essenziali del loro ciclo di lavorazione (filatura, tessitura, tintoria). Dalla galleria introduttiva si accede alla sala per la collezione permanente del museo, che occupa una superficie complessiva di circa 420 metri quadri. Si tratta della parte più antica dell'intero complesso industriale, caratterizzata da una struttura con volte a crociera di pregevole fattura. È questo il "nucleo” del settore espositivo della nuova sede museale, nel cui ambito ha trovato sistemazione la parte più importante della collezione, costituita da antichi campioni di tessuti provenienti, oltre che dall'Italia, dagli altri paesi europei, dall'America, dalla Cina, del Giappone e dell’Indonesia. L'esposizione è arricchita dalla proiezioni di immagini artistiche e storiche per ricreare le suggestioni e l'atmosfera in cui i tessuti furono, nel corso dei secoli, progettati, realizzati e utilizzati. I più antichi frammenti, provenienti dalle sepolture dell'Egitto cristianizzato (tessuti copti), costituiscono la sottosezione archeologica. Dalla sala espositiva della collezione storica, attraverso un vano scala di nuova costruzione, si accede al piano superiore, dove sono collocate la sezione per le mostre periodiche, la sezione locale, la sezione contemporanea e la sezione didattica. Nelle sale dedicate alla storia di Prato, il visitatore trova illustrati alcuni momenti significativi della straordinaria vicenda che lega il territorio alla produzione tessile. La sezione contemporanea raccoglie quei tessuti che per caratteristiche tecniche, tecnologiche o decorative rappresentano un'assoluta novità nel panorama internazionale e li presenta in anteprima rispetto alla loro diffusione commerciale. Un'attenzione particolare è dedicata in questa sezione al processo di finissaggio, la fase conclusiva del ciclo di lavorazione tessile: anche in queste sale all'osservazione è unita la possibilità di toccare i tessuti esposti e il visitatore potrà così comprendere come al prodotto siano conferite particolari proprietà tecniche ed estetiche.


F.A.Q. Le domande che tutti fanno

In questo spazio intendiamo aiutare i nostri iscritti, cercando di fornire delle risposte ai loro quesiti più ricorrenti. È un luogo per chiarire i vostri dubbi ma anche per saperne di più. Ho compiuto 65 anni il 20 febbraio di quest’anno e sono un vostro pensionato dal 1° marzo. Il 20 luglio ho pagato il saldo dei contributi dovuti per il 2004. I contributi soggettivi versati saranno conteggiati nel calcolo della pensione? Se sì, quando mi saranno liquidati gli arretrati? I contributi soggettivi che lei ha versato per il 2004 determineranno il ricalcolo immediato della pensione che attualmente sta percependo. Per la liquidazione degli arretrati bisognerà, però, aspettare tre cose: la registrazione del modello EPPI 03 del 2004 (che doveva presentare entro il 2 agosto 2005), la verifica della sua correttezza e la verifica dell’esatto ammontare dei contributi versati. Con la scadenza del saldo 2004 (20 luglio 2005), ho pagato un importo più alto rispetto ai contributi dovuti. Cosa devo fare? Nel mese di ottobre 2005 lei riceverà l’estratto conto della sua posizione contributiva e potrà valutare se utilizzare l’importo in eccesso per compensare i contributi in scadenza nel mese di novembre 2005, oppure se chiedere la restituzione della somma in eccesso. Ho compiuto 65 anni il 16 aprile del 2004 e sono un vostro pensionato dal 1° giugno 2004. Ero obbligato a versare il saldo dei contributi soggettivi per il 2004? In caso affermativo, questi daranno luogo al ricalcolo della mia pensione? Lei è tenuto al pagamento dei contributi soggettivi sino alla data di compimento del 65esimo anno d’età. Come previsto dal Regolamento, da quella data in poi potrà liberamente decidere se continuare a versarli. I contributi versati per il 2004 le consentiranno di chiedere la liquidazione di un supplemento di pensione nel giugno 2006. Nello scorso estratto conto dell’ottobre 2004, sulla scheda B1 ho riscontrato l’addebito di 193,67 come sanzione prevista dall’articolo 10. Come mai? Lei ha presentato il modello EPPI 03 del 2003 il 5 settembre 2004. Il termine di presentazione era però il 2 agosto dello stesso anno. In base all’articolo 10, l’invio dell’EPPI 03 entro 60 giorni dalla scadenza del termine comporta una sanzione pari a 193,67 euro. Le ricordiamo anche che, oltre il 61esimo giorno, la sanzione sarebbe raddoppiata a 387,34 euro.

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L’intruso Scrive per noi

LA FERMEZZA di Ginevra Sotirovic

Anche se sarà davvero improbabile che in questa legislatura, come già avvenuto, d'altronde, anche nella precedente, si riesca ad approvare in tempo utile una riforma complessiva del sistema ordinistico, appare ormai certo che le professioni (certo non tutte con la stessa speditezza) hanno imboccato un processo innovatore che difficilmente potrà essere arrestato nei prossimi mesi. Questo processo è tanto più destinato a raggiungere la meta quanto più è compatta la volontà della compagine professionale non solo di condividerlo, ma anche di sostenerlo e di promuoverlo in prima persona.

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I segnali di questa spinta propulsiva verso il cambiamento sono ormai numerosi. Non solo l'attenzione, che mai in passato era stata di questa intensità, verso ogni dibattito e analisi che intendano contribuire al processo di innovazione degli ordini e dei collegi professionali, ma anche e soprattutto una capacità di iniziativa e di pressing politico che si sta rivelando sempre più fruttuosa per la riuscita delle riforme in tema di professioni. L'esempio più recente che salta agli occhi è quello dell'albo unico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili nato dal matrimonio sofferto e sudato tra i due albi dei dottori commercialisti e dei ragionieri. Il lungo processo di unificazione è iniziato alla fine della precedente legislatura e solo nell'ultimo scorcio di quella attuale è stato finalmente portato a termine. Ma ad assicurarne il successo non è stata tanto la compattezza politica della maggioranza di governo, che in più di un'occasione ha mostrato crepe, quanto la volontà dei consigli nazionali in questione di non farsi intimidire dall'opera di boicottaggio messa in atto dalle opposizioni interne e di farsi promotori in prima persona, attraverso l'elaborazione di bozze e articolati sottoposti alle forze politiche e al governo, del proprio processo riformatore. Proprio quest'ultima è stata la garanzia del successo che, seppure a fatica, sono riusciti a raggiungere gli amici contabili. Quella garanzia che è invece mancata alla più complessa riforma delle professioni. Anch'essa, grazie al lavoro della commissione Vietti alla quale avevano preso parte anche esponenti del mondo professionale, era partita sotto i migliori auspici ma poi (complici anche i veti incrociati della politica) tutto è franato a causa, soprattutto, dei contrasti interni tra le diverse compagini professionali che hanno reso poco incisiva e spesso tardiva l'azione del Cup, il Comitato unitario delle libere professioni. Da questi due esempi appare dunque più che mai importante che siano le professioni stesse a farsi promotrici, ma anche sostenitrici, dei processi di riforma che le riguardano in prima persona. E su questa strada si è incamminato anche l'albo delle professioni tecniche (periti industriali, agrari e geometri). Oltre all’appoggio di uno schieramento politico trasversale, il successo dell'operazione dipenderà dalla fermezza delle forze professionali; se queste cioè saranno in grado di sostenerla fino in fondo attraverso il duro e complesso cammino parlamentare.


/3-2005  

http://www.eppi.it/IMAGES/PDFEPPI/eppinforma/3-2005.pdf

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