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01/2005

LA RIFORMA E LE RIFORME ANCORA DA FARE Intervista a Giuliano Cazzola

L’INTERVENTO Lo spirito delle nuove regole

DOSSIER Bilancio preventivo 2005

ITINERARI Quel ramo del lago di Como ENTE DI PREVIDENZA DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI


SOMMARIO

01/2005

EPPI Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati Piazza della Croce Rossa 3 00161 ROMA Tel. 06 44001 Fax 06 44001222 e.mail eppi@mclink.it www.eppi.it

Editoriale Un anno importante.

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L’intervento Lo spirito delle nuove regole

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L’intervista La riforma e le riforme ancora da fare

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Dossier Bilancio preventivo 2005

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La zattera Le parole difficili

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Blocknotes Il nuovo Regolamento

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Itinerari Quel ramo del lago di Como

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F.A.Q. Le domande che tutti fanno

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L’intruso Una lingua comune

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Il periodico EPPInforma ed il sito www.eppi.it sono realizzati dall’Ufficio Stampa dell’EPPI

Stampa Edigraf Editoriale Grafica Via E. Morosini, 17 00153 Roma

Direttore responsabile Giuseppe Jogna

Realizzazione grafica e Web master Ecosistemi Via dei Carpegna, 16 00165 Roma

Comitato di redazione Renato Arena, Roberto Contessi, Alfonso Fornasini, Paolo Petracca, Dario Torbianelli Progetto grafico Tiziana Mazzuca, Claudio Serafini

Autorizzazione del tribunale di Roma 186/200 in data 07.05.04

Tiratura 15.000 copie Finito di stampare nel mese di Marzo 2005 Le immagini della rivista ritraggono testimonianze che appartengono al patrimonio industriale lombardo del primo Novecento. Le foto sono state reperite dagli Archivi dell'immagine della Direzione generale culturale della Regione Lombardia, che ringraziamo per la gentile concessione alla pubblicazione EPPInforma è stampato su carta ecologica riciclata Fedrigoni Collezione SYM – Symbol Freelife Satin “Ogni foglio salva una foglia”


Editoriale un anno importante. Siamo da poco entrati nell’ultimo anno dell’attuale legislatura: a febbraiomarzo del 2006 inizierà infatti la campagna elettorale per le elezioni politiche. Non rimane quindi molto tempo perché gli attuali governanti e parlamentari portino a completamento le riforme - di estremo interesse per i professionisti e i loro sistemi previdenziali - iniziate con l’approvazione delle due deleghe che hanno segnato questo mandato parlamentare: quella fiscale e quella previdenziale. Se così non fosse, c’è il rischio che i tempi si allunghino pericolosamente e la situazione diventi più incerta dell’attuale, a danno nostro e dei nostri iscritti. Per quanto riguarda le questioni tributarie, insieme a tutte le Casse dell’Adepp, chiediamo che si applichi quel principio di delega che riconosce la non correttezza della doppia tassazione (sui patrimoni e sulle prestazioni) che contraddistingue le Gestioni del mondo professionale, penalizzate rispetto agli altri Istituti obbligatori. Certamente la finanza pubblica non versa in condizioni ottimali e, per questo, non immaginiamo di ottenere tutto e subito: sarebbe un segnale positivo, come primissimo passo, ottenere l’equiparazione del nostro regime fiscale a quello dei Fondi pensione, i quali, pur non svolgendo una funzione costituzionalmente garantita come gli enti di previdenza, godono di minori carichi impositivi e di maggiori agevolazioni. Per quanto riguarda, invece, le questioni legate alle prestazioni, nella delega approvata a Luglio 2004 auspichiamo diventi applicabile, attraverso alcuni decreti attuativi, almeno una questione fondamentale per gli iscritti agli enti di nuova generazione: la totalizzazione. Il testo del decreto, al momento, non è ancora stato presentato ufficialmente dal governo e le fughe di notizie circolate in questi mesi non hanno aiutato l’esito positivo del processo. La posizione dei professionisti è chiara ed unitaria, dunque la nostra parte l’abbiamo responsabilmente fatta. Ora ciascuno eserciti la propria funzione, altrettanto responsabilmente. Doppia tassazione e totalizzazione sono pertanto gli appuntamenti del nuovo anno e su questi temi, incastonati in una più ampia riflessione sulla novità della delega previdenziale, abbiamo discusso con Giuliano Cazzola. Senza esitazioni, com’è suo costume, un raffinato esperto di previdenza da par suo ha presentato le sue idee. D’altro canto, sul fronte più interno della vita del’Ente, segnaliamo l’intervento del presidente Jogna, sull’anima che ha spinto alle modifiche del nostro regolamento previdenziale. Ogni aggiornamento è una tappa importante e lo spazio del Blocknotes riassume le principali novità approvate a Gennaio dal ministero del Welfare. Il primo numero dell’anno riporta inoltre l’appuntamento col dossier sul bilancio preventivo, che continua ad essere un punto di verifica sullo stato di salute dell’Ente. L’ultimo contenuto che vi segnaliamo è lo spazio dedicato all’archeologia industriale. L’itinerario di questo numero in terra di Lombardia va letto con un avvertimento: provate a percorrere con lentezza i luoghi simbolo della frenesia produttiva.


LO SPIRITO DELLE NUOVE REGOLE di Giuseppe Jogna

l 27 gennaio il Ministero del Welfare ha dato il via libera alle modifiche del Regolamento previdenziale. La sostanza dei contenuti si trovano riassunti nella scheda che trovate a pagina 19, nella rubrica Block notes notes, ma in estrema sintesi le modifiche sono presto dette. Esse toccano sia una maggiore trasparenza nelle procedure di qualificazione all’Ente, sia le nuove disposizioni per il contributo minimo e per il contributo integrativo riguardo i periti soci nelle società professionali e di ingegneria, sia il tema delle pensioni: autodeterminazione della data di “decorrenza” della pensione di vecchiaia, cambiamento di veste della prestazione in caso di invalidità (da pensione ad assegno), possibilità di reversibilità anche della quota integrativa nel caso della pensione di inabilità. Prima dell’entrata in vigore, il nuovo Regolamento deve attendere che passino quindici giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Trascorso questo periodo, il testo sarà immediatamente utilizzabile, ovviamente solo per tutti i casi da quella data in avanti, senza avere efficacia retroattiva. Sarà nostra cura pubblicarlo sul sito Internet e inviarlo a tutti gli iscritti, magari sotto forma di guida commentata.

competenze, sarà penalizzato da un mercato dei servizi dove grandi aziende, anche insospettabili, stanno scendendo in campo. La previdenza, dunque, ne deve tener conto. Il nuovo articolo implicherà del resto un censimento delle realtà societarie, le quali rappresentano una dimensione sempre più consistente nel mondo del lavoro tecnico. L’altro elemento che è sotto gli occhi di tutti, malgrado non tutti lo vogliano prendere in considerazione, è la tendenza a invitare ogni singolo cittadino a scegliere un Welfare tagliato su misura.

’aggiornamento è conseguente a diversi fattori, il primo dei quali riguarda le normative approvate in questi anni, le quali hanno spinto ad un adeguamento e spingeranno ben presto ad ulteriori novità. Bisogna poi considerare l’impegno nel recepire alcune esigenze che sono state presentate dai nostri iscritti e da altri soggetti nell’arco dell’attività dell’Ente. La cosa su cui mi voglio soffermare però è anche lo spirito che ha guidato l’intervento complessivo. Non c’è dubbio che stiamo assistendo ad una fase di transizione delle professioni tecniche. Il nuovo articolo 4, che incarica le società professionali e di ingegneria a versare il contributo integrativo al posto dei soci periti che ne facciano parte, è prova che sempre di più i professionisti periti svolgono la loro attività in forma collettiva. Lo sottolineava anche Giuseppe De Rita, presidente del Censis, all’ultimo Congresso di categoria: chi svolge la libera attività, se non entra a far parte di una squadra che raccoglie più

redo che il fronte della libera opzione delle condizioni con cui costruire e accedere al trattamento pensionistico sarà il fronte su cui insistere nei prossimi mesi. C’è sicuramente il tema della scelta dell’aliquota su cui determinare il contributo soggettivo, come c’è un articolo, non accolto dal Ministero del Welfare, ma su cui meriterà tornare alla carica con l’inserimento di alcuni correttivi. Si tratta della possibilità di restituire il montante all’iscritto, che avrebbe diritto ad una rata pensionistica molto modesta, ad una condizione importante: egli deve essere già titolare di un’altra pensione superiore al trattamento minimo Inps. Dunque, fatta salva la garanzia del singolo di avere diritto ad una rata di fine carriera, che proviene direttamente dall’altra pensione, un professionista potrebbe optare tra ricevere una seconda pensione oppure una sorta di bonus. La linea della libera scelta rappresenta insomma la bussola per il futuro di tutta la previdenza.

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ell’esempio della pensione di vecchiaia, il nuovo Regolamento non lega in modo automatico l’entrata in pensione con il compimento dei 65 anni e le cinque annualità contributive versate. Il singolo professionista potrà continuare a stabilire se presentare domanda appena raggiunti i requisiti minimi, oppure se presentarla in un secondo momento. Nel caso in cui sceglierà la seconda strada, potrà però optare, in base alle proprie esigenze, se indicare come data di “decorrenza” quella in cui ha compiuto 65 anni oppure quella attuale. Ecco perché prima ho parlato di autodeterminazione.

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LA RIFORMA E LE RIFORME ANCORA DA FARE Intervista a Giuliano Cazzola l professor Giuliano Cazzola è uno dei massimi esperti italiani in materia di previdenza, è editorialista del Sole 24 Ore ed è stato designato dal Governo quale rappresentante per il nostro Paese nel Comitato di protezione sociale europeo. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo seguendo un percorso che è partito da una valutazione generale della riforma Maroni, per proseguire con le necessarie osservazioni relative ai decreti attuativi (già varati o in cantiere) della delega previdenziale e che si è concluso affrontando le questioni più strettamente connesse alle Casse dei professionisti ed in particolare agli Enti di nuova generazione.

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Professor Cazzola, la riforma Maroni è andata in porto da alcuni mesi. Se dovesse indicare quali sono le novità veramente incisive e strutturali di tale provvedimento, quali sottolineerebbe? Due sono le novità di carattere sicuramente strutturale: l’innalzamento

dell’età pensionabile ed il tentativo di potenziare il secondo pilastro mediante lo smobilizzo ed il conferimento del Tfr. Si tratta però di misure il cui valore innovativo è stato indebolito dalla mediazione politica. In che senso? Per quanto riguarda l’età pensionabile, c’è, come è noto, un accostamento schizofrenico tra la logica dei “ricchi premi e cotillons” (mi riferisco al superbonus) fino a tutto il 2007 e il sopraggiungere repentino dello scalone dei 60 anni, il primo gennaio 2008. Relativamente al Tfr, nessuno in buona fede può ritenere che la procedura del silenzio-assenso sarà altrettanto efficace, sul piano operativo, di quanto avrebbe potuto esserlo – pur con tutti i problemi sollevati – il criterio dell’obbligatorietà. Ma il super bonus sta dando buoni frutti. Giudico il superbonus una misura certamente conveniente per i lavoratori, ma sostanzialmente iniqua, dal momento che finisce per premiare quanti già ora


sono avvantaggiati dal sistema, potendo avvalersi del calcolo retributivo, il quale – è dimostrato – regala un certo numero anni di pensione non coperti dal montante contributivo versato. Torniamo ad un’analisi più complessiva della riforma. Secondo lei cosa è mancato nel testo approvato? Cosa si sarebbe dovuto inserire e che è opportuno tornare a mettere al centro di nuove e rapide soluzioni legislative? Oltre all’obbligatorietà del conferimento del Tfr, dalla delega è stata espunta, a seguito del confronto con i sindacati, anche la norma che prevedeva il taglio dell’aliquota contributiva (fino ad un massimo di cinque punti) per i nuovi occupati alle dipendenze e a tempo indeterminato. Anche questa disposizione comportava dei problemi seri. Ma poneva una questione fondamentale, cioè quella delle giovani generazioni. Il ragionamento sarebbe dovuto essere tuttavia diverso: offrire ai giovani una prospettiva di minore copertura pubblica a fronte di una maggiore privata. In questa sua affermazione sembra di sentire gli echi del dibattito attualmente in corso negli Stati uniti. Sì, infatti è proprio questo il senso della proposta sostenuta dal presidente Bush. Torniamo alla delega e a ciò che in essa non è stato ricompreso. Da tempo si pone l’esigenza di allineare le aliquote contributive, per i diversi tipi di rapporti (lavoro dipendente, autonomo, atipico), visto che l’attuale differenza è una delle principali ragioni del dualismo del mercato del lavoro. A mio avviso, abbassare l’aliquota sancita per il lavoro dipendente sarebbe andato in quella direzione. Ma l’Italia è il solo paese al mondo in cui i sindacati scioperano se si abbassano i contributi e diminuiscono le tasse. La legge 243/2004, come tutte le deleghe, troverà piena attuazione, per molti aspetti, solo dopo che saranno approvati i diversi decreti attuativi. Quello sul super bonus è stato già varato, quelli sulla totalizzazione, sullo smobilizzo del Tfr e sul casellario unico sono in cantiere. Il primo sembra dare già i suoi frutti: nel

2004 100.000 pensionati in meno, secondo alcune fonti. Purtroppo le cose sono un tantino peggiori. Coloro che hanno chiesto di usufruire del bonus sono circa 30.000, mentre i pensionati in meno non sono 100.000 ma 60.000; poi il dato si riferisce non a prestazioni in meno, ma al numero delle domande in meno presentate per usufruire del pensionamento di anzianità. Infine, queste domande sono sempre in numero assai maggiore di quelle che poi sono accolte perché ritenute in possesso dei requisiti necessari. Non saranno 100.000, ma le domande di pensionamento sono diminuite. Il fatto che ci siano state meno domande è positivo perché indica che le nuove disposizioni non hanno sollevato un particolare allarme sociale, tanto da indurre i lavoratori a presentare delle domande precauzionali, ma prive dei requisiti indispensabili. Quanto agli esiti, l’Inps calcola che da adesso alla fine del 2007 ci saranno meno spese per 1,3 miliardi di euro (le pensioni non erogate) e 730 milioni di minori entrate (i contributi non incassati). Il saldo è positivo, ma resta un mistero: quanti tra questi lavoratori avrebbero continuato a lavorare anche senza incentivo? Quanto poi agli utenti siamo alle solite: quasi tutti sono uomini, residenti al Nord, occupati nei settori manifatturieri; una buona parte dispone anche di retribuzioni medio alte o alte. E sul decollo della previdenza complementare attraverso lo smobilizzo del Tfr, secondo lei quali misure è più opportuno approntare, fatto salvo il dettato della delega? Occorre fare molta attenzione al testo del decreto legislativo. La delega non indica una gerarchia tra le possibili destinazioni nel caso in cui scatti la procedura del silenzio-assenso. Io penso che si debba fare il possibile affinché sia il lavoratore ad indicare, attraverso un adeguato apporto informativo, una scelta per una forma complementare. Solo in sua assenza può scattare il silenzio-assenso, ma, a quel punto, vanno privilegiati, a mio avviso, i

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fondi negoziali laddove esistono, rispetto ai fondi istituiti dalle Regioni. Tanto più a fronte di quanto saranno chiamati a fare, in via residuale, gli enti della previdenza obbligatoria. L’introduzione del casellario unico, o generale, sembra un fatto meramente tecnico, ma in realtà è un’innovazione che sottende una chiarezza delle posizioni previdenziali individuali. Un cambiamento che va incontro al cittadino contribuente. È vero. Il casellario può divenire uno strumento utile alla conoscenza del mercato del lavoro e a combattere i casi diffusi di irregolarità. Sempre che non faccia la fine del casellario delle pensioni, istituito da anni presso l’Inps, i cui dati non sono aggiornati e non vengono adeguatamente utilizzati. Mentre sulla totalizzazione lei ha già avuto modo di sottolineare che… La bozza del decreto che è circolata è molto attenta ai problemi dei professionisti. A volte anche con alcune forzature rispetto alla delega. Prenda il caso del requisito contributivo di 25 anni, ad esempio. È una “media” tra i 20 dei lavoratori Ago [che sono contribuenti Inps, ndr] e i 30 dei liberi professionisti, si capisce. Ma è giusto procedere così forzando la delega? C’è poi il problema dell’applicazione del calcolo contributivo che si propone di scoraggiare il ricorso alla totalizzazione. Proprio la totalizzazione è un aspetto della delega che interessa in particolar modo i professionisti. Ma non è l’unico. Vi sono misure d’immediata applicabilità, dalla gestione diretta del secondo pilastro alla sanitaria integrativa, dalla possibilità di estendere le platee contributive – attraverso la fusione delle Gestioni o attraverso l’inclusione categorie professionali non coperte da previdenza autonoma – alla possibilità di variare volontariamente l’aliquota contributiva. Qual è la sua opinione su questo insieme di opportunità? Per i liberi professionisti vi sono diverse cose interessanti. Molto importante è la possibilità di allargare le platee contributive specie per gli enti di previdenza di nuova generazione. Trovo fondamentale l’attribuzione alle Casse

privatizzate della eventuale gestione diretta (con separata gestione, non lo si dimentichi) del secondo pilastro. Sono sempre stato convinto che il modello “lavoratore dipendente”, che affidava alle associazioni sindacali il compito di promuovere i fondi, non fosse pertinente per categorie i cui principali momenti di aggregazione sono gli ordini e i collegi da un lato, le casse previdenziali dall’altro. È fondamentale che gli enti di previdenza di nuova generazione si mettano sulla via dei fondi pensione. I meccanismi del regime obbligatorio condannano questa categoria di enti a trattamenti modesti, dato che col metodo contributivo ognuno avrà per quanto ha dato. Ecco perché bisogna procedere con la previdenza privata, la quale non fa miracoli, ma può aiutare, se non altro a diversificare la tutela. Infine sulla doppia tassazione. I professionisti da tempo hanno avanzato una proposta di soluzione graduale del problema: l’equiparazione dell’imposizione fiscale delle Casse a quella dei Fondi pensione, come primo passo nella direzione voluta. Il suo parere. Purtroppo siamo costretti a fare i conti (fin dall’inizio dell’esperienza degli enti di nuova generazione) con la preoccupazione del legislatore di perdere gettito fiscale concedendo troppe agevolazioni alle Casse. Invece non siamo stati in grado di avvalerci neppure delle disponibilità preventivate. Dirò di più. Una delle ragioni per le quali la riforma Dini del 1995 ha conseguito i risparmi ipotizzati risiede proprio nella circostanza che si è risparmiato nelle minori entrate derivanti dai bonus fiscali. Il fatto che la previdenza complementare non sia decollata a sufficienza, anche in conseguenza di un trattamento fiscale “sparagnino”, ha prodotto una situazione per cui lo Stato ha potuto risparmiare, sul piano delle agevolazioni fiscali, più di quanto avesse ipotizzato. Così il risparmio non è stato virtuoso, poiché lo abbiamo pagato con l’atrofia di un pezzo importante del disegno riformatore.


dossier

BILANCIO DI PREVISIONE 2005 Il bilancio di previsione è un efficace strumento per delineare in dettaglio i programmi da realizzare nel corso dell’anno, al fine di conseguire gli scopi istituzionali dell’Ente. Il documento è costituito da diverse sezioni ed è accompagnato dalla relazione sulla gestione. Abbiamo scelto di sintetizzare contenuti e tabelle ed evidenziare le informazioni più importanti.


LE STIME Previsione Il bilancio chiude con un avanzo d’esercizio di 1.264.000,00 euro. Una contribuzione Per l’esercizio 2005 è prevista la contribuzione di 42 milioni di euro in crescita rispetto alla nuova stima elaborata per l’anno 2004. L’incremento del 4,5% (+ 1,8 milioni di euro) è conseguenza sia della stima in aumento dei redditi professionali sia dell’incremento dei contributi riscossi in seguito alle domande di ricongiunzione (+ 400 mila euro). È inoltre probabile che, durante l’esercizio 2005, gli iscritti eserciteranno la facoltà di riscatto dei periodi contributivi precedenti il 1996. Il regolamento del riscatto, approvato dai ministeri vigilanti nella seconda metà del 2004, è entrato in vigore dal mese di settembre. Tale regolamento permette a tutti gli iscritti che svolgevano l’attività professionale prima dell’anno 1996, ed erano privi di altra copertura previdenziale obbligatoria, di poter incrementare i propri montanti versando la relativa contribuzione soggettiva. E non solo. È possibile riscattare, anche dal 1996 in poi, gli anni del servizio militare obbligatorio, del servizio civile sostitutivo, del periodo di praticantato e del corso legale di laurea. I periti più giovani hanno così la possibilità di migliorare il montante con il versamento della contribuzione soggettiva nella misura minima regolamentare. Gli iscritti oltre a beneficiare del riscatto da un punto di vista previdenziale, poiché l’incremento dei montanti determinerà prestazioni più elevate, riceveranno un beneficio immediato di natura fiscale, poiché i contributi riscattati sono interamente deducibili. Sullo stesso tema non si possono trascurare anche i potenziali risultati conseguibili con l’approvazione del regolamento per la prosecuzione su base volontaria della contribuzione. Tale istituto si pone l’obiettivo di migliorare il rapporto prestazione/contribuzione, riconoscendo la facoltà – agli iscritti che hanno cessato l’attività prima della maturazione dei requisiti per il pensionamento – di versare il contributo soggettivo pur in assenza delle condizioni di legge. Anche in quest’ultimo caso il beneficio per l’iscritto è duplice: previdenziale e fiscale. È, inoltre, sempre attivo l’impegno dell’Ente nell’attività di recupero del credito contributivo vantato nei confronti degli iscritti morosi e di coloro che non si sono mai qualificati con l’Eppi. Infine, è intenzione dell’Ente applicare le sanzioni regolamentari al fine di ridurre al minimo il fenomeno di coloro che non presentano la dichiarazione dei redditi professionali. Le prestazioni previdenziali ed assistenziali Il 2005 registrerà un importante aumento (+45%) delle prestazioni pensionistiche liquidate agli iscritti. L’Ente stima che nel corso del 2005 saranno liquidati 840 trattamenti pensionistici. Non meno significativo sarà l’impegno dal lato dell’assistenza. Più precisamente gli interventi di natura assistenziale, come detto in premessa, saranno presumibilmente ripartiti, così come indicato dalla tabella e dal grafico. 1.200

1.000

INTERVENTO Benefici ass.li diversi Riduzione contr.ne Integr.ne minimo Contr. c/int su mutui Contr. c/int su prestiti Totale

IMPORTO €/000 1.100 100 143 750 630 2.723

800 600 400 200 -

Benefici ass.li diversi Contr. c/int su mutui

Riduzione contr.ne Contr. c/int su prestiti

Integr.ne minimo


Le gestione finanziaria La gestione finanziaria dell’esercizio 2005 è prevista con il positivo risultato di 7,6 milioni di euro, pari al tasso del 3,7% del capitale medio investito, al lordo delle imposte. La prudente stima tiene conto dell’andamento delle gestioni patrimoniali dell’Ente che, in media, hanno registrato rendimenti nel corso del 2004 pari al 3,75%. Le gestione immobiliare Per quanto riguarda la gestione del patrimonio immobiliare, il risultato di 3,8 milioni di euro è determinato per 4,1 milioni di euro da proventi per canoni di locazione e addebito spese di gestione, e per 0,3 milioni di euro dai relativi costi di gestione, inclusi gli oneri per le consulenze tecniche. Il risultato del 2005 è superiore di 681 mila euro rispetto la stima per l’esercizio 2004 per effetto dei nuovi contratti di locazione stipulati. Il rendimento medio al lordo del carico fiscale è stimato al 4,82%, mentre, se si considerano le relative imposte (Irpeg, Ici, Imposta di registro), lo stesso è stimato al 3,73%. La composizione degli investimenti Al 31 dicembre 2005 gli investimenti dell’Ente saranno composti per il 28% da investimenti immobiliari e il 72% da investimenti mobiliari. Stampa e comunicazione Il 2004 ha visto la nascita della nuova veste della rivista Eppinforma. Essa costituisce uno strumento utile per gli iscritti - comunicando appuntamenti, scadenze, istruzioni per l’uso - e offre spazi di formazione sul sistema previdenziale e spazi di informazione sullo stato delle riforme nel nostro Paese. Nel 2004, sono nate anche le due pagine centrali all’interno della rivista di categoria, Folio, che hanno preso il posto di Eppinforma sotto forma di inserto. Le due pagine hanno lo scopo di parlare non solo agli iscritti Eppi ma a tutti i periti industriali, per affrontare i temi previdenziali più rilevanti. I Vademecum, con la pubblicazione di “Eppi per voi”, continuano la linea dell’aggiornamento, questa volta dei neo-iscritti, sulle opportunità che l’Ente offre e sugli obblighi contributivi da assolvere. Sulla stessa linea del Vademecum, possiamo collocare l’apertura di una collana di libri, chiamata “Gli strumenti”, che intende rappresentare un momento di riflessione sull’evoluzione del sistema previdenziale privato. Ultimo punto riguarda la formazione continua del personale. In aderenza con gli standard di Qualità che l’Ente ha preso l’impegno di mantenere, il personale dell’Eppi ha intrapreso un percorso di applicazione delle tecniche di redazione chiara dei documenti. Un Ente che invia documenti più chiari è un ente che si assume la responsabilità della trasparenza delle informazioni. Il 2005 aprirà anche il fronte del sito Web. È necessario migliorarne la sua interattività per garantire agli iscritti un accesso personalizzato e senza limiti di tempo alla consultazione, compilazione e spedizione di tutta la modulistica. In realtà, il sito ambisce a divenire un vero “motore esperto”, che aiuti ogni iscritto a partecipare alla vita dell’Ente e a pianificare la propria previdenza futura. Al fine di poter investire sempre più nell’informazione previdenziale ed in maniera sempre più professionale si è ritenuto di stimare una previsione in bilancio di 230 mila euro.


LA RELAZIONE Premessa L’articolo 38 della Costituzione sancisce il diritto per ogni cittadino ad una tutela pensionistica e a forme di assistenza dignitosa. I sistemi pensionistici privati, come è il nostro, nel rispetto di tale dettato, hanno il compito di garantire tre requisiti fondamentali: l’equità, la solidarietà e l’equilibrio economico-finanziario. Il rapporto tra l’iscritto e l’Ente deve necessariamente essere improntato secondo il principio dell’equità, con ciò intendendo la garanzia del reale equilibrio tra i contributi versati e le prestazioni pensionistiche erogate. La solidarietà rappresenta le forme di assistenza che devono essere adottate al fine di tutelare gli iscritti più deboli, assistenza che necessariamente assume il carattere della mutualità. L’equilibrio economico-finanziario è l’obiettivo che deve essere perseguito nel lungo periodo e costantemente monitorato al fine di individuare tutti i correttivi necessari a mantenerlo. Equità, solidarietà ed equilibrio sono raggiungibili solo in presenza di una visione a lungo termine dell’attività istituzionale dell’Ente. Per tale motivo è indispensabile, come è avvenuto in passato, incentivare sempre più l’azione propositiva dell’Eppi sia in sede di regolamentazione interna e sia, per il tramite dell’Adepp, in sede legislativa con la formulazione necessarie proposte correttive alle leggi in vigore. Alla luce di quanto sopra esposto, esaminiamo il percorso intrapreso e quello programmatico diretti al raggiungimento degli obiettivi citati. Equità Quando si parla di equità, in particolar modo per gli enti come il nostro che gestiscono il sistema previdenziale con il metodo a capitalizzazione e non a ripartizione ed il sistema di calcolo delle prestazioni con il metodo contributivo e non retributivo, si finisce inevitabilmente con il parlare dell’adeguatezza della prestazione pensionistica. Per il sistema contributivo, l’unico parametro di confronto per la corretta valutazione dell’adeguatezza della prestazione è, e non potrebbe essere diversamente, l’ammontare della contribuzione soggettiva versata negli anni. La differenza dei sistemi previdenziali e la incomparabilità delle basi di calcolo – ultimi redditi e contributi versati – fanno sì che un raffronto semplicistico dei sistemi comporta risultati ingiustificabili. Il calcolo contributivo, a differenza del calcolo retributivo - in cui la pensione è rapportata ai redditi prodotti negli anni immediatamente precedenti - estende la base di calcolo della pensione all’intera vita lavorativa del professionista. Il differenziale tra la rata di pensione calcolata con i due diversi metodi tende, pertanto, a diminuire se si posticipa il momento del pensionamento, aumentando il valore reale della contribuzione versata. L’adeguatezza è comunque uno degli obiettivi dell’Ente. Gli strumenti per migliorare sempre più le prestazioni, rendendole in linea con le aspettative dell’iscritto, costituiscono oggetto delle iniziative specifiche perseguite e portate avanti dagli enti di previdenza e che hanno trovato accoglimento, soddisfacente anche se non esaustivo, nell’ultima legge in materia previdenziale – conosciuta come “legge delega”. Essa ha dato risalto a problematiche quali: l’aumento opzionale dell’aliquota contributiva ai fini previdenziali, la possibilità delle Casse di istituire forme di previdenza complementare, la disciplina della totalizzazione. Ulteriori iniziative e obiettivi – sempre funzionali al miglioramento delle prestazioni - ancora da perseguire sono: l’eliminazione della doppia tassazione, e dunque l’equiparazione fiscale degli enti privati alle Casse pubbliche (che non pagano del tutto imposte), oppure, come passo intermedio, l’equiparazione ai fondi pensione complementari (che pagano l’11% di imposte). Solidarietà Tra gli scopi istituzionali dell’Ente l’assistenza ha un’importanza significativa. Questo vuol dire prevede-


re forme di tutela delle posizioni più deboli in due direzioni: verso l’assistenza sanitaria e verso gli altri interventi a sostegno degli iscritti e degli eredi aventi diritto. Entrambi infatti si possono trovare nell’arco della propria vita lavorativa in situazioni di particolare disagio e la loro tutela rientra tra i compiti che l’Ente intende portare avanti con sempre maggiore impegno e impiego di risorse, ovviamente nei limiti delle disponibilità imposte dall’Ordinamento. La legge 243/2004, con la quale il Parlamento ha approvato la cosiddetta “delega previdenziale”, ha riconosciuto agli enti privati la possibilità di prevedere, nell’ambito delle prestazioni a favore degli iscritti, forme di tutela sanitaria integrativa. In quest’ottica, l’Ente valuta la possibilità di stanziare a favore di tutti gli iscritti un importo complessivo di 800 mila euro. Tale stanziamento è a copertura dell’onere relativo alla sottoscrizione di una polizza assicurativa per i grandi rischi da interventi chirurgici e da malattie oncologiche che, durante la vita lavorativa dell’iscritto, possono determinare una significativa o completa riduzione della propria capacità di mantenimento. Altre forme di assistenza sono già state individuate dall’Ente e i relativi regolamenti sono in corso di approvazione da parte degli organi di vigilanza. Così, ad esempio, il regolamento che disciplina il concorso economico dell’Ente a beneficio degli iscritti che hanno stipulato con le banche convenzionate mutui ipotecari per l’acquisto o ristrutturazione delle unità immobiliari destinate a studio professionale; a beneficio degli iscritti che hanno contratto prestiti chirografari finalizzati alle spese di avvio dell’attività professionale o alle spese per l’acquisto delle attrezzature funzionali allo svolgimento dell’attività. Per tale finalità l’Ente ha previsto di stanziare nel bilancio di previsione 2005 la somma complessiva di 1.380 mila euro. Altri interventi non ancora regolamentati, per i quali l’Ente si prefigge l’obiettivo della relativa disciplina sono indirizzati verso le provvidenze straordinarie di natura assistenziale a sostegno di particolari eventi quali, a solo titolo esemplificativo, sostegni economici a favore di iscritti e familiari che versano in precarie condizioni economiche - dovute anche a calamità naturali -, concorso spese funerarie, sussidi assistenziali scolastici a orfani degli iscritti, ed altre ancora. Per tale tipo di intervento, è stato preventivato l’importo di 300 mila euro. L’equilibrio economico-finanziario L’equilibrio gestionale del lungo periodo si traduce nella capacità di reperire risorse sufficienti a coprire gli impegni, anche futuri, di natura previdenziale ed assistenziale. Tale risultato può e deve essere raggiunto sia attraverso una gestione dell’Ente efficace ed efficiente ma, anche attraverso forme di sinergie tra i diversi enti di previdenza, finalizzate ad eliminare i cosiddetti “costi comuni”. Dal lato della gestione interna, è necessario costantemente analizzare e monitorare le diverse forme gestionali che permettano significativi risparmi o miglioramenti dei rendimenti. In tal senso, l’Ente sta valutando la possibilità di costituire una società commerciale interamente partecipata al fine di beneficiare del risparmio fiscale relativo all’Iva che, ad oggi, rappresenta un significativo costo. Dal lato dei rendimenti mobiliari (cioè gli investimenti finanziari), è sempre costante la ricerca degli strumenti finanziari che possano garantire accettabili livelli di rischio/rendimento, magari esplorando l’opportunità di affidare il controllo di gestione, di tipo attivo, a società qualificate al fine di migliorare le performance dei gestori del patrimonio. Per la gestione del patrimonio immobiliare, il cui rendimento al lordo delle imposte è previsto al 4,82% ed al netto delle stesse al 3,73%, è indispensabile perseguire e proseguire la via legislativa perché venga approvata una disciplina normativa apposita che riconosca la possibilità di conferire i patrimoni in fondi immobiliari. I vantaggi principali di quest’operazione sono: la liquidità dell’investimento, la diversificazione degli investimenti, la maggiore economicità della gestione, l’abbattimento del carico fiscale conseguente all’eliminazione delle imposte sugli immobili (l’imposta di registro o l’Iva, l’Ici, l’Irpeg, la tassazione sulla plusva-


lenza alla cessione). Non ultima è la possibilità, disciplinata dalla legge 243/2004, da parte degli enti di diritto privato di potersi accorpare fra loro, nonché includere altre categorie professionali similari di nuova istituzione che dovessero risultare prive di una protezione previdenziale pensionistica. Tale ultima possibilità impone un’importante riflessione ed uno studio approfondito in quanto la corretta applicazione potrebbe di per sé supplire ai riflessi negativi – diretti e indiretti – che prima di tutto la riforma scolastica e universitaria potrebbe far ricadere sull’intera categoria professionale tecnica cosiddetta di primo livello. Quindi, anche sui periti industriali. Del resto, sfruttare l’opportunità di includere le categorie professionali similari di nuova istituzione comporta un’approfondita analisi a tutto campo della dizione letterale della norma alla luce della riforma dell’articolo 117 della Costituzione, il quale ha trasferito alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni la competenza sulle professioni. L’attribuzione alle Regioni della potestà di legiferare in materia ha fatto sì che sono attuali alcuni disegni di legge regionali che prevedono il riconoscimento di nuove professioni e l’istituzione di associazioni professionali regionali. Altro aspetto non trascurabile è relativo alla portata normativa della riforma, laddove viene indicato il limite alla incorporazione per le categorie professionali di nuova istituzione. Sul punto è aperto un ampio dibattito sul come poter armonizzare la previsione normativa della delega con la disciplina di cui all’art. 2 comma 26 della Legge 335/95. Questa, che costituisce il cuore della “riforma Dini”, ha previsto l’istituzione della gestione separata dell’Inps, stabilendo la sua natura meramente “suplettiva”. In sostanza, sono obbligati ad iscriversi alla gestione separata Inps solo le categorie di lavoratori autonomi privi di un ente di previdenza di categoria. Pertanto è logico chiedersi se, e fino a che punto, una categoria professionale similare esistente – e quindi, non di nuova istituzione -, che attualmente confluisce nella gestione separata Inps, possa usufruire della possibilità offerta dalla delega di confluire in un ente previdenziale diverso, quale potrebbe essere l’Eppi. Le opportunità aperte e le problematiche giuridiche e tecniche riguardano anche aspetti differenti quale è la fusione per accorpamento. Quest’ultimo istituto potrebbe rivelarsi un utile strumento per le professioni tecniche cosiddette di primo livello per superare i rischi di dispersione ed abbattere le possibili penalità introdotte dalla riforma scolastica. Per tale motivo in previsione delle specifiche problematiche da affrontare e delle conseguenti e necessarie iniziative da adottare è stato ipotizzato di stanziare 600 mila euro, anche in considerazione del coinvolgimento di un eventuale pool di estanziare 600 mila euro, anche in considerazione del coinvolgimento di un eventuale pool di esperti.


I PROSPETTI Prospetto 1. COSTI Prestazioni previdenziali e assistenziali Pensioni agli iscritti Liquidazioni in capitale Indennità di maternità (legge 379/90) Rimborsi agli iscritti Altre prestazioni previdenziali ed assistenziali Organi amministrativi e di controllo Compensi organi ente Rimborsi spese e gettoni di presenza Compensi prof.li e di lav. autonomo Consulenze legali e notarili Consulenze amministrative Personale Materiali sussidiari e di consumo Utenze varie Servizi vari Canoni di locazione passivi Spese pubblicazione periodico Oneri tributari Oneri finanziari Altri costi Ammortamenti e svalutazioni Ammortamenti immobilizzazioni immateriali Ammortamenti immobilizzazioni materiali Svalutazione crediti Accantonamenti per rischi e oneri Oneri straordinari Rettifiche di valore Rettifiche di ricavi Rettifiche di ricavi Rettifiche di ricavi per acc.ti statutari Totale costi Avanzo d’esercizio Totale a pareggio

4.135.000,00 759.000,00 250.000,00 80.000,00 323.000,00 2.723.000,00 1.397.000,00 575.000,00 822.000,00 598.000,00 100.000,00 498.000,00 1.197.000,00 30.000,00 83.000,00 1.669.000,00 230.000,00 1.856.000,00 1.200.000,00 237.000,00 1.353.000,00 70.000,00 533.000,00 750.000,00 3.100.000,00 41.205.600,00 41.205.600,00 58.290.600,00 1.264.000,00 59.554.600,00


Prospetto 2. RICAVI Contributi Contributi soggettivi Contributi integrativi Contributi l. 379/90 Contributi di solidarietĂ Introiti sanzioni amministrative Contributi da enti previdenziali Contributi riscossi per conto INPS Altri contributi Canoni di locazione Interessi e proventi finanziari diversi Altri ricavi Proventi straordinari Rettifiche di valore Rettifiche di costi Totale ricavi

42.165.600,00 30.000.000,00 10.700.000,00 55.600,00 710.000,00 700.000,00 4.080.000,00 7.600.000,00 30.000,00 4.300.000,00 1.379.000,00 59.554.600,00

Prospetto 3. DETERMINAZIONE DEL RENDIMENTO NETTO DEGLI INVESTIMENTI (importi in migliaia di Euro)

DESCRIZIONE Rendimento lordo gestione mobiliare Rendimento lordo gestione immobiliare (canoni e recupero spese) Totale rendimento lordo degli investimenti Oneri gestione mobiliare (inclusi gli oneri finanziari) Oneri gestione immobiliare Totale oneri Rendimento gestione mobiliare al netto degli oneri Rendimento gestione immobiliare al netto degli oneri Totale rendimento degli investimenti al netto degli oneri di gestione Imposte gestione mobiliare Imposte gestione immobiliare Totale imposte Rendimento netto gestione mobiliare Rendimento netto gestione immobiliare Totale rendimento netto degli investimenti Rivalutazione di legge Margine finanziario

2005 11.900 4.080 15.980 - 4.300 - 292 - 4.592 7.600 3.788 11.388 - 920 - 861 - 1.781 6.680 2.927 9.607 - 10.300 - 693

REND% 2005 5,78% 5,19% 5,62% 2,09% 0,37% 1,61% 3,69% 4,82% 4,00% 0,45% 1,10% 0,63% 3,24% 3,73% 3,38%


Prospetto 4. CONTO ECONOMICO SCALARE (valori in unità di Euro al 31.12.2005) A) Valore della gestione caratteristica Contributi soggettivi Contributi integrativi Contributi L. 379/90 Interessi e sanzioni Contributi da Enti Previdenziali Legge 45/90 Rettifiche di costi per prestazioni prev.li B) Costi previdenziali della gestione caratteristica Pensioni agli iscritti Liquidazioni in capitale Legge 45/90 Indennità di maternità Rimborsi agli iscritti Altre prest.ni prev.li ed ass.li Acc.to contr. sogg.vo al Fondo Acc.to contr. maternità al Fondo Svalutazione crediti per interessi e sanzioni (A + B) Risultato della gestione previdenziale C) Spese generali ed amministrative della gestione caratteristica Organi Amm.vi e di controllo Compensi prof.li e di lav. autonomo Personale Materiali sussidiari e di consumo Utenze varie Servizi Canoni di locazione passivi Spese pubblicazione periodico Altri costi Ammortamenti Acc.to fondo spese impreviste (A + B + C) Risultato della gestione caratteristica D) Risultato della gestione finanziaria E) Risultato della gestione immobiliare F) Risultato della gestione straordinaria G) Rivalutazione garantita dalla legge 335/95 Risultato ante imposte (A+B+C+D+E+F+G) H) Oneri tributari Avanzo d'esercizio (A+B+C+D+E+F+G+H)

43.544.600 30.000.000 10.700.000 55.600 710.000 700.000 1.3 - 35.640.600 - 759.000 - 250.000 - 80.000 - 323.000 - 2.723.000 - 30.700.000 - 55.600 - 750.000 7.904.000 - 5.902.000 - 1.397.000 - 396.000 - 1.197.000 - 30.000 - 83.000 - 1.669.000 - 230.000 - 147.000 - 603.000 - 150.000 2.002.000 7.600.000 3.788.000 30.000 - 10.300.000 3.120.000 - 1.856.000 1.264.000


Prospetto 5. CONTRIBUZIONE STIMATA (Anni 2003-2004-2005) Anno di riferimento 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005

Soggettivo dovuto 20 22 24 26 27 29 30 28 29 30

Integrativo dovuto 5 7 8 8 9 9 10 9 10 11

30

25

20

15

10

5

-

1996

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2003

ANNI Soggettivo dovuto

Integrativo dovuto

700

Prospetto 6. LE PENSIONI NEL 2005

600

500

Pensione Vecchiaia Invalidità Inabilità Superstiti Totale

Numero 673 42 20 105 840

Importo Euro/000 594 32 22 81 729

400

300

200

100

-

Vecchiaia

Invalidità

Le pensioni 2005 Numero

Importo Euro/000

Inabilità

Superstiti

2004

2005


Prospetto 7. PREVENTIVO DI CASSA ENTRATE Descrizione Fondo cassa al 1/1/2005 Contributi Canoni di locazione Disinvestimenti

Totale

Importi Euro/000 898 45.000 4.080 -

49.978

USCITE Descrizione Importi Euro/000 Prestazioni prev.li ed ass.li 3.607 Organi dell’Ente 1.392 Compensi prof.li e di lav. autonomo 600 Personale 1.200 Materiali suss. e di consumo 30 Utenze varie 84 Servizi vari 1.166 Spese pubbl. periodico 216 Oneri tributari 1.176 Altri costi 252 Cespiti 260 F.do cassa al 31.12.2005 466 Totale 10.449 Somme disponibili per impieghi 39.529 Totale a pareggio

Prospetto 8. PIANO DEGLI INVESTIMENTI Impiego delle disponibilità Parziale Euro/000 Manutenzioni straordinarie 415 Totale investimenti immob.ri Investimenti in attività finanziarie 39.114 Totale investimenti mobiliari Totale investimenti

Totale Euro/000 415 39.114 39.529

Prospetto 9. COMPOSIZIONE DEGLI INVESTIMENTI Investimento Immobile strumentale Immobili ad uso locativo Titoli Liquidità Totale investimenti

Importo Euro/000 14.345 78.556 234.322 466 327.689

Comp. % 4% 24% 72% 0% 100%

49.978


La zattera Le parole difficili

Tutti i lettori della nostra rivista hanno diritto a capire, anche se gli argomenti che trattiamo a volte sono troppo tecnici. La patria di tale diritto è questa zattera di salvataggio, che cercherà di introdurvi ai temi della previdenza, perché è importante essere informati. Spiegare alcuni termini tecnici usati in questa rivista serve proprio ad alimentare il diritto e il piacere dell’informazione. Doppia tassazione L’attuale sistema fiscale prevede due imposte: una sui rendimenti prodotti da un Ente di previdenza privato, quando investe i contributi degli iscritti; un’altra sull’importo delle pensioni, dato che queste sono paragonate ad un reddito da lavoro dipendente. La stessa quota di contribuzione versata dagli iscritti è quindi tassata in modo duplice, prima come rendita e poi come pensione. vedi ETT, EET

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ETT, EET Le due sigle corrispondono ai due sistemi di tassazione legati al mondo della previdenza. ETT sta per Esenzione per i contributi versati, Tassazione per il rendimento dagli investimenti dei contributi, Tassazione delle pensioni. Tale è il sistema attualmente in vigore in Italia. EET sta, al contrario, per Esenzione per i contributi versati, Esenzione per il rendimento dagli investimenti dei contributi, Tassazione delle pensioni. Nel sistema EET l’imposizione fiscale non è doppia, ma interviene solo alla fine del processo. L’Eppi si sta battendo, insieme con gli altri enti di previdenza, per passare al sistema EET. Rettifiche di costi In bilancio, rappresentano una voce di ricavo che corregge il costo sostenuto dall’Ente in relazione alle prestazioni previdenziali ed assistenziali coperte da appositi fondi. Tale prestazioni sono quelle che riguardano le pensioni e le indennità di maternità. Rettifiche di ricavi per accantonamenti statutari In bilancio, rappresentano una voce di costo che storna dai ricavi una parte della contribuzione, dovuta dagli iscritti ai fini previdenziali ed assistenziali. Tale parte è costituita dal contributo soggettivo e da quello di maternità.


Blocknotes Gli appuntamenti da ricordare

LA SCHEDA Ecco in modo schematico i principali cambiamenti del nuovo Regolamento. 1. OBBLIGO DI QUALIFICAZIONE Ogni perito iscritto all’albo deve comunicare all’Ente il proprio status (se esercita la professione, se non la esercita, se ha cessato l’attività, se la riprende). • Inasprimento delle sanzioni per chi non ha dato comunicazione entro 60 giorni dal cambiamento di status. 2. CONTRIBUTO INTEGRATIVO Le società professionali e di ingegneria verseranno il contributo integrativo al posto dei soci periti industriali, in base alla ripartizione delle quote di partecipazione. 3. ADEGUAMENTO ISTAT L’importo minimo, sia del contributo soggettivo che di quello integrativo, sarà adeguato all’indice Istat in modo automatico. 4. RIDUZIONE SANZIONI Chi regolarizza i propri debiti contributivi dovrà pagare una sanzione per il ritardo inferiore al passato (dal 15% al 5% su base annua). 5. AUTODETERMINAZIONE PER IL PENSIONAMENTO DI VECCHIAIA Chi compie 65 anni (con almeno 5 annualità di contribuzione) non deve necessariamente presentare la domanda di pensionamento. Può stabilire di presentarla subito oppure in un secondo tempo. In quest’ultimo caso, d’ora in poi può optare di retrodatare la data di pensionamento al momento in cui ha compiuto 65 anni (con almeno le 5 annualità di contribuzione) oppure scegliere la data presente. 6. ASSEGNO DI INVALIDITÀ Chi è riconosciuto invalido ha diritto ad un assegno di invalidità temporaneo, per tre anni, rinnovabile per tre volte. Solo al terzo rinnovo, l’assegno diventerà permanente. 7. PENSIONE DI INABILITÀ Il pensionato inabile che non raggiunge il limite dell’assegno sociale riceve già adesso un’integrazione dall’Eppi. Al momento della sua morte, la reversibilità si applicherà non solo alla pensione di inabilità ma anche all’integrazione, ma ad una condizione: il reddito degli eredi dovrà essere inferiore all’assegno sociale.

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QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO Testimonianze di archeologia industriale nel Lario lecchese ’archeologia industriale si prefissa di studiare macchine, edifici, infrastrutture formulando un giudizio non tanto sull’estetica dell’opera quanto sulla sua funzionalità e rilevanza economica. Tuttavia, è sufficiente prendere il treno lungo una delle direttrici dello sviluppo produttivo lombardo per rendersi conto di come edifici e stabilimenti, senza dubbio funzionali, testimonino l’attenzione di committenti e costruttori a farne un’opera “bella”, piacevole a vedersi; perché no, anche dai finestrini di un lento convoglio regionale. Eccoci così a scoprire un itinerario lungo il lago di Como che ebbe inizio nel 1894 quando venne messa in funzione la linea Lecco-Colico. Il collegamento ferroviario, le cui strutture originarie sono ancora oggi

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funzionanti, costeggia la sponda sinistra del Lario. I suoi diciotto ponti e le sue diciannove gallerie ricordano al viaggiatore che sta percorrendo un tipico tracciato pedemontano. a prima “attrazione” su cui suggeriamo di porre uno sguardo attento sono i fabbricati delle fermate ferroviarie. Gli edifici furono eretti dalla Società strade ferrate meridionali, cui si deve la costruzione dell’intera linea, che progettò e costruì due differenti tipologie di stazione: una più piccola con tre aperture verso i binari (nei comuni di Abbadia, Olcio, Olesio, Dorio e Piona), l’altra con più aperture (nei comuni di Mandello Lario, Lierna, Fiumelatte, Varenna e Dervio).

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n tutti gli edifici per i viaggiatori, realizzati in mattoni a vista, furono eseguite decorazioni esterne (cordonature, cornici intorno alle finestre, fregi), ispirate agli elementi adornativi del medievalismo lombardo. Unica eccezione la stazione di Lecco, priva di rilievi in cotto, ma dotata di una mirabile pensilina metallica che separa l’edificio passeggeri dalla mensa ed il marciapiede dai binari, realizzata in stile liberty dalla premiata ditta Badoni. Analoghe installazioni metalliche sono visibili anche a Mandello Lario, Varenna e Bellano quali coperture dei marciapiedi verso i binari. La particolare attenzione che i costruttori riservarono ai fabbricati di tutte le stazioni rispondeva al tentativo di creare un’architettura pienamente inserita nel paesaggio. Il quale a sua volta risulta assai interessante per il continuo alternarsi di scorci montani, di visioni lacustri e di piccoli cittadine dal tessuto urbano denso e compatto.

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opo Colico si apre la Valtellina nella quale furono costruiti, a seguito dell’unità d’Italia, grandi bacini artificiali per alimentare imponenti centrali idroelettriche. Della rete di conduzione dell’energia che congiunge la valle con Milano si giovò naturalmente l’intera pianta ferroviaria del Lario nella quale, fin dal 1902, venne dismessa la trazione termica a vantaggio di quella elettrica. La Lecco-Colico facilitò la comunicazione con la Svizzera e rese più agevoli gli scambi tra il capoluogo ed i piccoli centri posti sulla riva orientale del lago. A causa dell’imminenza della catena prealpina rispetto alla distesa lacustre, infatti, questi paesi erano raggiungibili in precedenza solo via lago o, dal 1832, attraverso la strada militare di Stelvio e Spluga. Grazie alla ferrovia ed in particolare alla sua capacità di sostenere il trasporto pesante, questi centri ricevettero, per molti decenni, un nuovo impulso sia per l’implementazione delle tradizionali attività seriche sia per la collocazione di nuovi siti produttivi. Agli occhi del viaggiatore consapevole si manifestano così molteplici testimonianze

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sovrapposte e stratificate nel tempo di un paesaggio industriale a trama fitta, ancora oggi ben distinguibile ed ancora oggi ricco di vitalità: un susseguirsi di filande, cartiere e ferriere, di scuole e di case operaie che hanno subito negli anni trasformazioni architettoniche e nella destinazione d’uso. In un questo quadro di sedimentazioni e cambiamenti successivi l’azienda tessile Monti di Abbadia costituisce uno dei pochi esempi che ha preservato la sua struttura originaria. L’opificio, collocato lungo l’attuale strada statale 36, venne edificato tra il 1818 ed il 1819, secondo il tipico modello costruttivo dei fabbricati serici lombardi. Il filatoio, attualmente sede del locale museo della seta, è costituito da cinque piani, distribuiti su una pianta ortogonale. ’edificio, presenta una struttura puramente funzionale, caratterizzata dall’assenza di elementi decorativi e dal ritmo costante delle finestre. Questa tipologia di insediamento produttivo fu la prima in Lombardia a raggiungere la dimensione architettonica della fabbrica. Analoghi edifici sorgono a Fiumelatte e a Lierna e, seppur riadattati ad uso residenziale, tradiscono nelle forme l’originaria destinazione. Il centro industriale più importante di questa parte di lago nella seconda metà dell’ottocento era Bellano. In una ristretta area presentava una tale concentrazione di opifici da essere definita in una guida dell’epoca “la piccola Manchester del Lario”. “Grandiose” erano definite le sue fabbriche di carta, “vasti” i cotonifici, “ampio ed elegante” l’edificio della stazione, “rinomatissimi” i setifici Gavazzi ed “importantissima”, la ditta per la produzione delle lamiere dei Badoni.

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utti questi insediamenti sorgevano a ridosso del torrente Pioverna dal quale traevano l’energia necessaria al funzionamento degli impianti industriali. Il torrente, che forma il famoso orrido, venne incanalato, intorno al 1850, in una galleria di ottanta metri dai fratelli Gavazzi, in collaborazione con i Badoni, per alimentare alcune turbine di trasformazione energetica poste all’interno

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delle fabbriche. Il laminatoio Badoni a Bellano, insieme al loro opificio a Castello di Lecco (tuttora in buono stato di conservazione), diventarono una delle più importanti e moderne industrie del ferro dell’epoca poiché in essi si compiva l’intero ciclo di produzione, dalla fusione alla realizzazione del prodotto finito. o stabilimento di Bellano subì un terribile incendio nel 1855. La fabbrica, di cui non rimangono tracce, era posta vicino alla chiesa; nella stessa area in cui tra il 1892 ed il 1909 venne costruito il Cotonificio Cantoni. Anche del famoso setificio Gavazzi oggi non è possibile reperire più alcuna testimonianza tangibile. Venne infatti demolito alla fine degli anni settanta del secolo scorso. Fu la fine di uno dei più antichi complessi serici che era stato singolarmente collocato nell’area del Monastero degli Umiliati e che intorno al 1860 diventò uno degli opifici tessili più importanti in Lombardia. Il setificio, che si articolava attorno ad un vasto cortile porticato, è rappresentato in numerose foto d’epoca, esposte nell’area museale di Abbadia, attraverso le quali possiamo ricostruirne la storia.

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assando dalla seta al cotone e dall’architettura produttiva tradizionale lombarda a quella di stampo anglosassone, uno dei migliori esempi di fabbrica tessile a sviluppo verticale è il già citato stabilimento Cantoni. L’edificio fu costruito sul modello delle coeve strutture industriali inglesi, i cui caratteri erano ormai noti anche in Italia grazie ai contatti sviluppati dalla classe imprenditoriale lombarda con l’estero. La sua struttura rivela nelle grandi proporzioni, nella ripetizione seriale degli elementi, nella rigida volumetria, nella mancanza di rilievi adornativi, un’intonazione monumentale. Il complesso si presenta composto da due blocchi: uno più antico, in pietra nera di Moltrasio, l’altro più recente (1947) in cemento intonacato. La copertura del tetto a terrazza è in lamiera poiché su di essa, nei mesi estivi, veniva costantemente

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convogliata dell’acqua per evitare il surriscaldamento degli ambienti di lavoro. Il corpo di scala, esterno all’edificio per assicurare una più facile via d’uscita, rientra nella comune tipologia della fabbrica tessile. La famiglia Cantoni possedeva insediamenti produttivi a Bellano già prima della costruzione del grande cotonificio; nel 1870 aveva realizzato un convitto per operaie con annessa scuola professionale. E, sempre nel migliore spirito del capitalismo paternalista e filantropico dell’epoca, intorno al 1909 donò alla comunità la sede e la dotazione libraria della biblioteca popolare. no degli esempi più importanti tra gli opifici destinati alla lavorazione del ferro è la Redaelli di Dervio, i cui edifici sono stati costruiti secondo uno sviluppo orizzontale in una vasta area con terreno regolare e pianeggiante. L’inizio dell’attività produttiva della famiglia Redaelli risale al 1819. Un secolo più tardi la ditta veniva definita “un gioiello della tecnica” ed i suoi fabbricati rinnovati apparivano “bianchi e luminosi, tra i più belli che il lago possa vantare”, così scriveva un giornale dell’epoca. La fabbrica conserva la stessa struttura del 1925, con alcuni corpi aggiunti successivamente nel lato verso il lago. Internamente i capannoni presentano tipiche strutture metalliche, rivestite in muratura, che costituiscono il modulo costruttivo più comune dell’architettura delle ferriere, nell’Italia nord occidentale.

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ra Lecco e Colico, dalla stazione alla fabbrica, visitando o scorgendo piccoli centri incastonati tra lago e montagna il viaggiatore curioso può dunque scoprire un esempio emblematico del primo sviluppo industriale italiano. Uno sviluppo che, pur differenziando e ammodernando le attività produttive, non si è mai arrestato e che fa del Lario orientale la zona d’Italia con il minor tasso di disoccupazione (1,6%) e con uno dei tassi di produttività tra i più elevati d’Europa.

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F.A.Q. Le domande che tutti fanno

In questo spazio intendiamo aiutare i nostri iscritti, cercando di fornire delle risposte ai loro quesiti più ricorrenti. È un luogo per chiarire i vostri dubbi ma anche per saperne di più. Sono un vostro pensionato e sto valutando la possibilità di riscattare gli anni, prima del 1996, durante i quali ho esercitato la libera professione senza godere di una copertura previdenziale. Se aderissi al riscatto, quando verrebbe ricalcolata la mia pensione? La sua nuova pensione, dopo l’adesione al riscatto, decorrerà dal primo giorno del mese successivo a quello del versamento dei contributi riscattati. Sarà determinata moltiplicando le quote versate per il coefficiente di trasformazione individuato alla data di decorrenza. Ovviamente, la liquidazione avverrà solo dopo che l’Ente accerterà il rispetto delle norme che regolano il riscatto. Ho ripreso l’attività professionale nel corso dell’anno. Cosa devo comunicare all’Ente? Deve compilare il modello EPPI 014. Il documento deve essere trasmesso all’Ente entro sessanta giorni dalla data di inizio dell’attività professionale. Il modello è disponibile sul nostro sito www.eppi.it. Sono il titolare di un impresa artigiana e a volte svolgo la professione di perito industriale. Come mi devo comportare con l’Eppi? Lei deve versare all’Ente la sola contribuzione che deriva dall’attività di perito industriale. Se lei esercita l’attività professionale contemporaneamente ad altre attività, che non rientrano nelle mansioni tecniche proprie del perito industriale, deve provvedere alla separazione dei redditi. La distinzione le consentirà di individuare la base su cui calcolare l’importo contributivo che deve all’Eppi. Ho versato i contributi in misura maggiore rispetto a quanto effettivamente dovuto e, con il modello EPPI 06, vi ho richiesto la loro restituzione. Mi avete segnalato, però, che ho indicato erroneamente le coordinate bancarie, dato che ho riportato un conto corrente di cinque caratteri. È proprio indispensabile indicare il conto su dodici cifre? Sì. Indicare le coordinate bancarie secondo il nuovo standard nazionale (Bban) assicura che l’accredito vada a buon fine ed evita che il bonifico “torni indietro”.

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L’intruso Scrive per noi

UNA LINGUA COMUNE di Ginevra Sotirovic

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Liceo o istituto tecnico? Formazione generale di base con possibilità poi di approfondire singole materie oppure subito un percorso finalizzato all'acquisizione di una professione specifica? La riforma della scuola secondaria, sulla quale sta lavorando l'operosissimo ministro dell'istruzione Letizia Moratti, sembra arrovellarsi su questi due punti. Dico “sembra” perché il testo approvato meno di un mese fa dal Consiglio dei ministri è ancora un canovaccio sul quale i tecnici del Miur stanno lavorando nel tentativo di trovare una soluzione che metta d'accordo mondo della scuola, imprese e professionisti. Un obiettivo che finora sembra davvero difficile da raggiungere, dal momento che il progetto che trasforma il familiare istituto tecnico professionale in un non ben identificato liceo dalle caratteristiche maggiormente professionalizzanti non sembra andare a genio a molti. Lo dimostrano i commenti finora davvero poco entusiastici non solo degli avversari politici, ma anche di molti esponenti della Casa della libertà e dei soggetti che, a vario titolo, sono stati interpellati sulla riforma. Gli imprenditori sono abbastanza critici e perplessità sono state avanzate anche dai professionisti i quali vedono smantellato un sistema sicuramente non sempre efficiente, ma comunque collaudato, per un altro che presenta molte incognite, senza però offrire punti fermi. Prima però di allarmarsi è bene sapere che il processo di rinnovamento è solo all'inizio e che lunga è la strada che il progetto Moratti ha di fronte a sé prima di poter essere approvato definitivamente. Si apre, quindi, una lunga stagione di incontri e di dibattiti nei quali sarà importante far sentire la propria voce in modo incisivo e con tempestività. Ed è qui che le professioni devono cercare di distinguersi. Poco incline com'è all'unità, il mondo professionale troppo spesso parla in ordine sparso e con mille sfumature che non riescono a fare breccia nel già complicato sottobosco politico e istituzionale. Se si vuole fare in modo che la scuola secondaria del futuro non sia rivoluzionata, senza tenere in giusto conto quali sono le richieste delle professioni, e quindi senza pensare al futuro professionale dei giovani, allora bisogna parlare una lingua comune, chiara ed efficace. Le professioni tecniche, e i periti industriali in prima linea, stanno cercando di dare unità alle proprie voci ancora prima che ai propri albi. Per farlo, però, è necessario pensare a coordinare non solo documenti ufficiali e comunicati stampa, ma anche dichiarazioni dei propri leader e prese di posizione nei confronti degli interlocutori politici. Solo così si potrà ottenere qualcosa in futuro, senza rischiare di imbarcarsi poi, come troppo spesso abbiamo visto fare, in inutili battaglie di retroguardia.

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http://www.eppi.it/IMAGES/PDFEPPI/eppinforma/1-2005.pdf

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