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- San Quintin -

San Quintin 12 Aprile 2007 ore: 20:30 Felicidad Cinquant’nni vissuti a Felicidad e non ho mai percorso questi vicoli. Il “quartiere nero” come viene solitamente chiamato, è perfettamente nascosto tra le migliaia di panni stesi al sole che fanno da sipario al cuore del sobborgo. S. Quintin è un’altra città, con altra gente e con altre regole e nessuna persona di buon senso verrebbe in mente di avventurarsi da queste parti senza avere una guida che faccia da passepartout per il regno delle puttane e dei trafficanti. Eppure, è al realtà di questi luoghi. C’è un puzzo di urina che ti prende in gola, tanto da impedirti il respiro, e ti senti sudicio come se fossi appena uscito da una montagna di merda calda; ma qui la gente sembra far finta di nulla, come se fosse da sempre la sua vita, come se l’aria che respira fosse l’unica aria possibile per questo luogo di rassegnazione. Ho scoperto che a pochi passi da dove sono nato e dove probabilmente morirò c’è così tanta miseria che se fossi il Padre Eterno tirerei giù un fulmine per la misericordia di chi ci vive. Io, Juan, vivo a pochi passi da questo schifo. Io, Juan, ho sbagliato tutto e sbaglierò ancora. ore: 21:45 Non so come ho fatto a guidare fin qui. Mi tremano le mani più di ieri e riesco ad accendere la sigaretta soltanto in un modo; tenendola ferma tra indice e pollice. E soprattutto sto sudando a causa della tensione che mi tende i nervi come cavi d’acciaio. Troppo tempo che aspetto, troppo! Ma come diceva Mastro Pedro quando lavoravo alla bottega di Soles “…ci vuole calma e pazienza Juan, calma e pazienza, calma e pazienza!”. Me lo sto ripetendo da ore questo ritornello; mi gira nella mente senza sosta ma va bene così, deve girare! Anche le lancette dell’orologio sembrano non volersi muovere da quella posizione, si fermano, riprendono a scatti, tanto che non sono sicuro che siano le nove della sera, ma quel bastardo dovrà uscire prima o poi, non può non farlo proprio oggi che ho un regalino per lui. … Inizio ad avere caldo. … Due giorni! Solo due giorni in galera, e poi libero di uscire, di tornare per le strade, di bere, di adescare ragazzine e magari andare a la bar con altra feccia come lui e vantarsene e ridere, e giocare d’azzardo e fumare sotto le luci di quella bettola che se solo avesse un anima lo sputerebbe fuori. … Mi gira la testa, perdìo! … … Due giorni di galera per una vita rovinata in maniera irreparabile per me è un insulto, e di insulti nella mia vita ne ho subiti troppi, ma è la mia vita, quella di un cinquantenne che gestisce un chiosco frutta nel pieno centro di Felicidad. Cosa volete che mi importi, di un – Ehi, cabrones…! - o anche di una minaccia fatta per fame o per prepotenza. Qui è una regola non scritta alla quale tutti noi gente onesta dobbiamo sottostare. Ma lo facciamo per la nostra famiglia, per i nostri figli e fare l’eroe non serve a nulla se i Morales il giorno successivo danno 1


- San Quintin tutto quello che hai alle fiamme e ci ridono su, e si sentono potenti come dei in terra e forse qui lo sono. Questo è il loro regno e lo sanno tutti, anche la polizia. Ma lei no. Lei non bisognava toccarla. Adoro la mia piccola Miranda più di qualsiasi altra persona al mondo; più di mia moglie Marì una donna straordinaria che ha accettato di vivere con me nonostante tutti i problemi che le ho causato con il mio stramaledetto vizio del gioco. Più di suo fratello Ramon che non so dove si sia potuto cacciare in questi ultimi due giorni ma non me ne importa assolutamente un cazzo, non mi frega un cazzo di lui. So che non è una cosa orrenda da pensare di un figlio, ma adesso, qui, in questo luogo posso farlo, e senza un minimo di rammarico. Ramon è un maschio, e qui a San Quintin un maschio, suo malgrado, è destinato a diventare un mastino, ad incattivirsi per la strada. Con il suo carattere non ci metterà molto a mischiarsi nel lerciume del ghetto e la sua vita sarà sempre legata ad un patto tra clan, ad un furto, ad una rapina che inevitabilmente finirà male, e io sarò costretto a dover andare all’obitorio per il riconoscimento del suo cadavere. E’ come se Ramon fosse già morto e io avessi già pianto per lui il giorno della sua nascita. Miranda invece no. Lei è ciò che ho sempre desiderato dalla vita. Quel 5 Ottobre di venti anni fa mi sono sentito davvero padre. Ho sentito le sue manine fragili che afferravano il mio indice con una forza tale da avvertire il suo bisogno d’aiuto per sopravvivere in questo mondo che lei non aveva scelto. – Perché proprio qui papà?, perché in questo posto?, che vita avrò? – Ho sentito che dovevo riparare a quel errore commesso, e da allora il senso di colpa non mi ha abbandonato neanche per un istante. Dovevo proteggere mia figlia a tutti i costi, dovevo difenderla dalle strade, dalle deviazioni, dalle sere buie del coprifuoco, dai vicoli di questo schifo di città. La mia piccola Miranda è qualcosa di più di una figlia; è il senso delle cose che mi circondano, il contorno leggero della perfezione, la bellezza che mi è caduta tra le braccia senza che io avessi fatto nulla per meritarmela. E credo che questo senso di bellezza non fosse solo il riflesso dell’amore di un padre, perché chiunque incrociava il suo sguardo non poteva fare a meno di esserne colpito. Due occhi che sorridono sempre. Anche nelle giornate più nuvolose e insipide in quegli occhi c’era sempre un angolo di sole e non si poteva fare a meno di restarne catturati. Adesso di quella luce non c’è più traccia, i suoi occhi sono sempre rivolti al pavimento, le sue braccia corrono lungo un corpo che di una donna, ormai, non conserva più nulla. Vive rinchiusa nella sua stanza la mia piccola Miranda, quattro mura che sanno proteggerla più di quanto ho saputo fare io in tutti questi anni. Nel suo armadio ormai è tutto in ordine e questo non è normale per una ragazza in piena adolescenza, e non fa altro che leggere a qualsiasi ora del giorno e della notte, come se cercasse un modo per andar via dalla sua stanza, dalla sua casa, dalla sua città. Non parla quasi mai se non è assolutamente indispensabile, e anche in quel caso sembra che le costi una fatica immane. Quel bastardo le ha tolto la dignità ai bordi di una strada come se fosse la cosa più normale e divertente del momento, e sembra che lei voglia completare l’opera togliendosi tutto il resto, privandosi di tutto ciò che può entrare nel suo corpo …ed io non sono riuscito a far nulla! Le ha strappato i vestiti e l’anima, ha riso come un porco mentre ingoiava una pasticca di crack per rendere la cosa più divertente. L’ha guardata negli occhi mentre…. mentre… Perdonami Miranda se non ho saputo mantenere la promessa ma…non preoccuparti, il papà è davanti alla porta di quel bastardo, e non andrà via fino a che non avrà visto i suoi occhi sgranati come se avesse visto il diavolo in persona. Voglio sentirlo puzzare di piscio e di sudore come tutto il suo regno. E poi andremo via; ci rifaremo una vita lontano da questo schifo. 2


- San Quintin Starò attento figlia mia, il papà starà attento. ore: 22:03 - Quando un gatto affila gli artigli sulla tua porta, significa che sta per accadere qualcosa di tremendo -. Così ripeteva mio nonno quando andavo a trovarlo nella sua fattoria a Assunzion ma io non gli ho mai dato credito. - I gatti sono guardiani, che da sempre hanno protetto la nostra famiglia dagli spiriti malvagi. Bisogna accogliere i loro segni come una profezia, un avviso, capisci Juan? – e lo diceva con un tono di ammonimento, quasi fosse lo stregone del villaggio. Gli occhi sbarrati, penetranti e l’indice puntato in direzione del mio naso. E mi torna in mente la mattina di cinque giorni fa; il quartiere non era ancora sveglio ed io avrei dovuto caricare il furgone ai mercati generali. La mia solita periartrite aveva immobilizzato il braccio sinistro come accadeva ormai da molto tempo e avevo bisogno di qualche minuto per massaggiarmi e renderlo almeno parzialmente funzionante. Andai in cucina per mettere su la macchina del caffè e attesi con lo sguardo fuori dalla finestra, che l’aroma della bevanda calda inebriasse tutta la stanza. E’ l’unico momento della giornata che riesco a ritagliare per me dato che Marì non è mai stata una donna mattiniera e Miranda, la mia piccola Mirando, in questo è tutta sua madre. L’alba era vicina e la città riprendeva i suoi colori oscurati dalla notte. I primi rumori delle auto lungo la via principale che porta fuori dal paese annunciavano un’altra giornata caotica e intensa. Infilai la camicia a righe e i pantaloni poggiati su una sedia vicino il tavolo da pranzo e fu in quel momento che udii un rumore sordo provenire dalla porta d’ingresso. All’inizio pensai ad un carretto che poteva aver raschiato contro un muro, o forse qualcuno stava spostando casse di verdura facendole scivolare sul pavimento; ma a distanza di qualche secondo quel rumore tornò a farsi sentire. Questa volta il suono era più lungo ed intermittente e proveniva esattamente dalla porta d’ingresso. No, non mi sbagliavo. Qualcuno era fuori dalla mia casa e stava sfregando qualcosa sulla porta. Restai immobile per qualche minuto cercando di riordinare un po’ le idee. Chi poteva essere a quest’ora del mattino?E soprattutto cosa voleva da me? Mi di ressi con cautela verso la finestra che affaccia sulla strada cercando di cogliere nel riflesso dei vetri la parte antistante l’ingresso. Non vidi nulla. Pensai che chiunque fosse e qualsiasi cosa stesse cercando di fare, ci avesse rinunciato. Purtroppo non ebbi il tempo di allentare i muscoli che si erano fatti rigidi per la tensione, che quel rumore si fece risentire sempre cupo e intermittente. Questa volta sembrava più forte di prima, più energico e riuscivo a distinguere nitidamente qualcosa di affilato che sfregava contro la porta. Così mi affacciai cautamente dalla finestra, e vidi davanti alla porta un gatto bianco, appoggiato con le zampe anteriori sulla porta d’ingresso. Sfregava alternativamente le sue zampe sul legno provocando quel rumore sordo e cupo. Non appena si accorse della mia presenza smise di grattare contro la porta e mi fissò immobile. Il suo sguardo era freddo, penetrante proprio come i suoi occhi. La coda sinuosa danzava nell’aria con movimenti sensuali, ammiccanti, quasi provocatori. Pupille taglienti rivolte verso di me. Orecchie tese, rigide, attente. Per un attimo il tempo sembrò fermarsi come bloccato in un istante eterno. Non riuscii a capire quanto stava accadendo dato che incrociare lo sguardo di quel animale mi aveva quasi paralizzato il corpo e la mente. Non so per quanto tempo restai lì a fissarlo ma sentivo che c’era qualcosa di strano nell’aria. Poi il felino si accucciò sulle zampe posteriori, distolse il suo sguardo da me e dopo pochi secondi filò via dietro l’angolo. Solo allora mi sentii più rilassato, oserei dire “libero” di muovermi. Quel avvenimento creava in me un’inquietudine che non riuscivo a spiegare e che mi accompagnò per l’intera giornata. 3


- San Quintin Adesso ripenso al mattino di cinque giorni fa, ai graffi sulla porta d’ingresso, al senso di inquietudine. Che stupido! Ore 22:25 Il tamburellare delle dita sullo sterzo mi dicono che sto perdendo la calma, ho le mascelle serrate, gli occhi fissi in direzione di quella porta. Non so quanto riuscirò a resistere ancora…sto sudando e sento che mi scoppia la testa. La gente qui a San Quintin, sembra quasi del tutto scomparsa del resto nessuno ha voglia di trovarsi nel bel mezzo di una sparatoria, e se fossimo in un paese con un minimo di legalità la polizia non avrebbe bisogno di fare indagini per arrestare i trafficanti della zona. Sarebbe bastato fare un giro qui alle ventidue e assisterebbero ad una fiera campionaria di ogni sorta di droghe. Non si può più stare qui. E’ tardi e sicuramente qualcuno dei suoi scagnozzi mi starà osservando e si starà chiedendo che ci fa un’auto ferma in questa strada per più un’ora. Inizio ad aver paura! Adesso per la prima volta, so di essere vicino a qualcosa di infinitamente più grande di me… No, non posso, non devo tornare indietro. Tic… tac…tic… tac…tic… tac… Coraggio… ti sto aspettando Tic… tac… tic… tac… Io sarò qui Alfonso Morales, quando uscirai con la spavalderia che da sempre accompagna i figli dei boss… Tic… tac… tic… tac… …quella che ti farà abbassare la guardia mentre cammini tra i vicoli del tuo regno del cazzo. Tic… tac… tic… tac… Tic… tac… tic… tac… Ci siamo, qualcuno sta uscendo!

Ore 22:30 Eccoti figlio di puttana! Ti ho aspettato fin’ora Morales e finalmente adesso ti vedo. Per cinque giorni sei stato solo un nome e nient’altro. Quasi non riesco a credere di avere di fronte un mostro e forse neanche tu sai di esserlo. Per te è tutto normale vero? La tua famiglia ha scritto le regole di questo posto, ha creato la sua città nella città e l’ha chiamata S. Quintin. Che sarcasmo. Imparerai, Alfonso Morales, cosa significa avere paura. Adesso, da bravo, vai dalla tua puttanella come fai tutte le sere; per di là! Ecco così bravo, non preoccuparti io ti seguo in macchina. Ti piace il mio di sarcasmo Alfonso? “Ti seguo in macchina.” 4


- San Quintin … Credo sia arrivato il momento. Spero di riuscire a mantenere la calma; spero di non sbagliare. … Guardami Alfonso, sono dietro di te! Voltati per Dio, voglio che mi guardi negli occhi, devi sapere chi sono! Guardami ti ho detto! Non senti che un’auto che ti sta seguendo? Non senti il motore! Voltatati cazzo! Si, così, bravo Alfonso! Mi riconosci? Certo che mi riconosci, lo vedo dal tuo sguardo, adesso hai capito chi sono e credo tu sappia ciò che sto per fare, lurido porco di un Morales! Guarda i miei occhi, sono stanchi, esausti, disperati, folli. Tuttavia sono identici a quelli di Miranda, gli stessi che hai visto piangere sul selciato mentre commettevi l’ultima tua prepotenza. Chi l’avrebbe mai detto vero? Quelli come te quando non riescono a tenere le redini del clan fino alla vecchiaia, muoiono in una faida tra bande o sotto i colpi della polizia. E invece tu? Povero Alfonso, morirai investito da un venditore di frutta. Che umiliazione Alfonso, mi dispiace! Adesso basta, sono stanco di giocare! Perdonami Marì, perdonami Miranda, perdonatemi tutti se potete! …

________________________ Canal Un 13 Aprile ore 8:00 “Alfonso Morales figlio del boss Ernesto Morales, è stato trovato cadavere nel quartiere di San Quintin a pochi passi della sua abitazione. Un auto a forte velocità lo ha colto in pieno scaraventandolo in una scarpata adiacente alla carreggiata. La vittima è morta sul colpo. Gli inquirenti sospettano si tratti di una vendetta privata. Alfonso Morales , era stato arrestato cinque giorni fa dalla polizia di Felicidad con l’accusa di stupro ai danni di una giovane ventenne che risponde al nome di Miranda Hacerida e subito dopo scagionato da due testimoni. Tuttavia Juan Hocerida, padre della ragazza, è stato avvisto nei pressi dell’abitazione del Morales intorno alla stessa ora dell’omicidio. L’uomo non risulta essere tornato al suo domicilio e con lui sembrano scomparse moglie e figlia. Attualmente Juan Hacerida è ricercato dalla polizia… da San Quintin per ora è tutto!

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S. Quintin  

racconto S. Quintin

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