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ISTAT e CNEL pubblicano il primo rapporto UrBES 461, cioè il benessere equo e sostenibile nelle città. Se il 5% dei prossimi finanziamenti europei 2014-2020 andranno per un "piano città", bisogna cogliere l'opportunità di migliorare l'ambiente costruito e desiderare di progettare dentro i quartieri dell'edilizia pubblica degli anni '50, '60, '70 privi di qualità. E’ evidente che le città italiane presentano ancora diversi problemi che non sono stati risolti e possono avere una buona soluzione con un cambio di paradigma culturale, attraverso il ripristino della sovranità degli Stati. Inoltre sappiamo bene che non esistono solo le città, ma anche i piccoli centri urbani e pertanto abituati a credere che le città siano il centro dell’universo abbiamo commesso l’errore di trascurare i piccoli centri e la campagna 462. Se ci pensiamo bene negli ultimi quarant’anni abbiamo trascurato e danneggiato un immenso patrimonio culturale ed ambientale. Rafforzare la politica dei parchi e adottare il concetto rigenerativo per i piccoli centri rappresenta un'opportunità per le piccole comunità e transitare verso la "civiltà contadina modernizzata" con le tecnologie alternative e la sovranità alimentare. La crisi industriale innescata dai processi di globalizzazione e dall’assenza di piani e di politiche monetarie adeguate ai cambiamenti in corso, la disoccupazione creata dalle imprese che preferiscono delocalizzare per massimizzare i profitti (violando palesemente la Costituzione), la crisi della manifattura e dall’artigianato suggeriscono che bisogna ripartire dai piccoli centri e da piani città per riusare e recuperare quartieri e luoghi urbani aumentando il comfort e la qualità della vita. Un’adeguata politica agricola a sostegno delle tecniche naturali e della qualità dei prodotti, ed un riuso dei luoghi urbani abbandonati con l’inserimento di servizi culturali, e la qualità degli spazi urbani, potrebbero rappresentare una strategia efficace per nuova occupazione e migliorare le condizioni di vita per circa dieci milioni di italiani che vivono nei piccoli comuni.

I costi della rigenerazione La bioeconomia ci informa che bisogna tener conto di costi che l'economia classica ignora sempre: gli effetti collaterali di cattive progettazioni e trasformazioni che fanno aumentare l'entropia. Le città costruite stanno facendo pagare i danni ambientali, sanitari, e sociali a tutti i cittadini. Un esempio banale per capire di cosa parliamo è l'effetto di una pessima mobilità, cattiva distribuzione dei servizi che peggiora la nostra qualità di vita poiché trascorriamo ore nel traffico consumando idrocarburi inquinanti. Come misurare il danno economico per l'assenza di biblioteche civiche? Come misurare l'infelicità per l'assenza di teatri? L'assenza di piste ciclabili? Come misurare l'infelicità per l'assenza di parchi, spazi aperti e il mare pulito? Come non tener conto della felicità di coltivare un orto sinergico? Come ignorare l'opportunità di realizzare quartieri autosufficienti energeticamente? L'economia classica ignora questi costi mentre l'approccio multi-criteria considera anche questi aspetti che fanno comprendere l'importanza di rigenerare le città costruite male.

461

Istat e Cnel, rapporto UrBES, giugno 2013, pag. 6. Il nucleo centrale del Rapporto è costituito dai 15 capitoli redatti dai Comuni, con i quali si è voluto fornire una prima descrizione delle tendenze e dei livelli di benessere nelle città italiane, applicando in termini omogenei i concetti e le metodologie del Bes. Ogni città è stata chiamata a leggere i dati che la riguardano, in modo da fornire una rappresentazione multidimensionale dello stato del benessere nella propria realtà locale e delle linee di evoluzione che si sono manifestate nel periodo dal 2004 al 2011-2012, in modo da includere la crisi economica iniziata nel 2008 che rappresenta un preciso momento di demarcazione. A differenza di altri approcci molto diffusi nella letteratura sulla qualità della vita, non si è voluto dare un rilievo specifico alle graduatorie tra territori; l’accento, invece, è stato posto prioritariamente sulle dinamiche di sviluppo in direzione di un crescente benessere nonché sulle criticità e i margini di miglioramento che ogni territorio presenta nei diversi ambiti del Bes. Ciò ha comportato una sfida impegnativa sul piano delle scelte concettuali e degli indicatori da utilizzare. Gli indicatori del Bes erano stati pensati in modo da essere disaggregabili a livello regionale e, quindi, è stata necessaria una riflessione attenta su quali informazioni potessero essere adottate per descrivere il benessere delle città. Pertanto, il Rapporto UrBes si basa su un sottoinsieme di indicatori Bes disponibili a livello comunale o almeno provinciale. 462 Giuseppe Carpentieri, "I luoghi della decrescita felice", 21novembre 2012, dal diario peppecarpentieri.wordpress.com <http://peppecarpentieri.wordpress.com/2012/11/20/i-luoghi-della-decrescita-felice/> (ultimo accesso 31/12/2013)

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Qualcosa che non va  

Testo sulla società odierna, com'è e come dovrebbe essere. Analisi, proposte, documenti, inchieste, fatti, opinioni sulla moneta, democrazia...

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