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editoriale 10/2011 orse è finita”. “Forse invece no”. Voi da che parte state? Il vero sentimento sull’attuale situazione economica e sociale è il pessimismo o la fiducia? Certo, di fronte alle notizie che ci bombardano tutti i giorni, la tendenza naturale sarebbe quella di mandare tutto a quel Paese. Ma quel Paese è l’Italia, che già in passato - anche se i più giovani non possono ricordarselo - ha affrontato periodi molto più incerti e soprattutto più bui dei tempi di oggi. Riuscendo sempre e comunque a superarli e a ripartire. Con l’unica incognita, rispetto al passato, che la situazione di oggi è anche figlia di una crisi internazionale che nasce dallo scoppio della grande bolla americana di tre anni fa e che presenta elementi - l’attacco all’euro, il debito pubblico, la Grecia - sui cui sviluppi futuri nessuno possiede ancora la sfera di cristallo. Ma il mestiere dei maghi lasciamolo fare ad altri. E proprio quando il mondo sembra crollarci addosso, e ci assale la domanda se sia davvero finita, noi siamo propensi a rispondere: “forse invece no”. Ci volete scommettere? Buona lettura.

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Numero 12 / Anno 1° Editore COMUNICA di Violetto Enrico 36050 Cartigliano (VI) Via Montegrappa, 7/b Autorizzazione del Tribunale di Bassano del Grappa (VI) n°631 del 19 Aprile 2011 Direttore responsabile Alessandro Tich Grafica e impaginazione COMUNICA Printed in Italy © PeopleMag. Tutti i diritti riservati È vietata la riproduzione anche parziale di foto, marchi e testi. PeopleMag non è responsabile per la qualità, provenienza o veridicità delle inserzioni pubblicate.

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10/11 AMICI ANIMALI “L’Appaloosa: il cavallo degli indiani d’America”

19

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20/21 VIAGGI “Mostre d’arte in autunno”

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Purtroppo per mentalità ormai consolidata

è buona consuetudine fare le

la figura dell’assicuratore è vista molto

presentazioni ed è importante

spesso più simile a quella di un esattore

farle nel modo giusto. Questo mio primo

delle tasse piuttosto che a quella di un

editoriale quindi sarà una semplice

consulente, un professionista in grado

introduzione su di me, su quello che faccio

di fornire servizi utili. Spero di smontare

e su come lo faccio. Come spesso dico

questa tesi, perché per questo molte volte

“non esiste una seconda occasione per far

mi viene risposto dalla gente “sono già

una buona impressione!”.

assicurato” o “ho già un’assicurazione”, mentre andando nello specifico quando

Il mio nome è Andrea Borghesan, ho 35

chiedo “ma come sei assicurato?”

anni e abito nell’interland bassanese, dove

poche ma veramente poche persone

svolgo principalmente la mia attività.

sanno rispondermi. Questo è frutto di

Ho la fortuna di aver un lavoro che mi piace

comportamenti sbagliati, di ossessione

veramente e per questo non è un lavoro ma

di business del passato dove si partiva a

una passione.

proporre a raffica soluzioni standardizzate

Ufficialmente si chiama “intermediario

per tutti e si prendeva il cliente per

assicurativo” o “consulente assicurativo”

“sfinimento”.

ma molto più semplicemente io mi definisco

Essere assicurati non è la stessa cosa di

una “bussola” o un “navigatore satellitare”

esser protetti! Nel primo caso si è solo

delle assicurazioni, mi sembra un bella

contraenti di una polizza, di un contratto

similitudine tra questi oggetti e quello

assicurativo pagato passivamente e molto

che io intendo per svolgere bene questa

spesso dimenticato o percepito negli anni

professione, indicando la soluzione ad

come puro costo invece che come qualcosa

una esigenza in base alle informazioni che

di utile. L’esser protetti invece è qualcosa

mi vengono fornite dal mio interlocutore.

di più personale e conscio, la polizza è uno

Vi sembrerà banale ma è essenziale

strumento che copre una necessità e deve

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per la mia professione saper ascoltare,

farlo bene. Non esiste polizza esclusa da

aver più informazioni possibili per capire

questo principio e inoltre come un buon

le necessità della persona con cui sto

paio di scarpe con il tempo nonostante

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interagendo.

tutto vanno cambiate.

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appuntamento pontificando sul prodotto

mondo delle assicurazioni ha molti aspetti

assicurativo senza che chi ti sta davanti sia

da capire, scoprire, valutare, decidere

veramente interessato ad ascoltarti.

assieme. Ecco perché è nata l’idea di

Perdo meno tempo io e la consulenza che

questo editoriale dedicato al settore

offro è meglio percepita.

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7 ottobre 2011


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9 ottobre 2011


L’Appaloosa: il cavallo degli in

arrivo del cavallo rivoluzionò la vita degli indiani d’America. Il cavallo aumentò enormemente le loro capacità di spostarsi, di cacciare e nelle attività guerresche. Generalmente, fin dai tempi più remoti, molte tribù indiane conducevano una vita sedentaria e assai pacifica. La loro economia si basava principalmente sulla pesca e sulla caccia, nonché sulla raccolta di frutti; non di rado la fine dell’inverno coincideva con periodi di dura carestia. Solo alcune tribù, come i Comanche, gli Apache e gli Arapaho, conducevano una vita nomade e si spostavano nelle grandi praterie al seguito delle mandrie di bisonti, la loro principale fonte di sostentamento. Cacciare gli enormi animali era tutt’altro che agevole per cacciatori appiedati e presentava gravi rischi. Uno dei metodi impiegati consisteva nell’avvicinarsi, celati sotto pelli di lupo e colpire i bisonti con frecce dalla punta d’osso, oppure si tentava di sospingere la mandria sull’orlo di forre o burroni in modo che cadessero nel precipizio. Al termine della battuta, se la caccia aveva avuto successo, le prede venivano caricate su piccole slitte chiamate “travois” al traino di grossi cani. Date per presupposte queste condizioni di estrema necessità, ci volle meno di un secolo affinché il cavallo si diffondesse dalle regioni sud-occidentali al confine canadese e per circa duecento anni, grazie alla nuova cavalcatura, gli indiani delle praterie videro fiorire la propria cultura. STORIA E TRADIZIONE I Comanches narrano ancora lo stupore dei loro avi di fronte a quell’animale

10 ottobre 2011

sconosciuto. Quando videro per la prima volta i “conquistadores” spagnoli in sella ai loro destrieri, pensarono che cavallo e cavaliere costituissero un unico animale, potente e misterioso, finché gli armigeri non balzarono giù, rivestiti dalle lucenti armature. Allora i Comanche vollero sapere ad ogni costo in che modo si dovessero governare quei “cani magici” e non tardarono a rubarne qualche esemplare. Una storia divertente sempre tratta dalla tradizione Comanche parla degli sforzi iniziali per cavalcare la strana creatura. Pare che il timore principale fosse quello di cadere: «Il primo cavallo che ottenemmo era molto tranquillo. La prima persona che lo montò usava due lunghi bastoni, uno per mano, per mantenere l’equilibrio. Un altro uomo guidava lentamente il cavallo e il cavaliere spostò i bastoni (come si fa con i bastoni da passeggio) mentre procedevano». Ben presto gli indiani divennero provetti cavalieri e iniziarono ad accumulare vasti branchi, rivendendoli anche ad altre tribù. Furono molte le tribù che agli inizi del 1700 cominciarono a utilizzare il cavallo. Verso il 1780 l’esploratore e pittore George Catlin disse dei cavalli posseduti dagli indiani: «Il cavallo selvaggio di queste regioni è un animale piccolo ma molto robusto, con l’occhio eccessivamente prominente, il naso sottile, la narice alta,

lo zoccolo piccolo e la zampa delicata. Senza dubbio deriva da un ceppo equino introdotto dagli Spagnoli al tempo in cui invasero il Messico». Secondo la leggenda, i Comanche avrebbero offerto ai Cheyenne parte di un branco di cavalli razziati a Puebla (nell’attuale Nuovo Messico). I Cheyenne, indecisi se accettarli, interrogarono il “grande spirito”, Maheo, il quale li mise in guardia sulle profonde trasformazioni che quegli animali avrebbero provocato nel loro modo di vivere. Avrebbero dovuto abbandonare le loro case scavate nelle montagne e alloggiare nelle tende, poiché sarebbero stati costretti a spostarsi continuamente da un luogo all’altro, in cerca di erba per i cavalli e avrebbero dovuto contendersi i pascoli con le altre tribù. In effetti, l’introduzione del cavallo rappresentò un arricchimento ma anche un gravoso impegno. Conferì maggiore mobilità alle tribù, ma aumentò anche i conflitti fra le varie nazioni indiane. Fintantoché gli indiani erano rimasti un popolo appiedato i rischi di essere assaliti erano ovviamente minori. I branchi di cavalli continuavano a crescere e avevano bisogno di quantità sempre maggiori di erba, cosicché le tribù furono costrette a spostarsi occupando territori sempre più vasti: ormai si muovevano più per reperire nuovi pascoli che per seguire le mandrie di bisonti.


li indiani d’America Per le tribù nomadi la caccia divenne un’attività decisamente più agevole, pur continuando a richiedere grande destrezza, sugli altipiani, dove i bisonti vagavano a milioni, la carestia, di fatto, scomparve. Ne derivò una totale trasformazione delle abitudini alimentari, abitative ed artigianali. Passando dall’ agricoltura alla caccia, i pellerossa ebbero a disposizione enormi quantità di carne per alimentarsi e pelle per costruire tende e altri oggetti di uso quotidiano. Così i “tepee”, come venivano chiamate le loro tende, divennero più grandi e accoglienti, anche perché, durante gli spostamenti, c’erano ormai i cavalli per trainarli. Spesso cavalli e finimenti venivano decorati in modo vivace e tali decorazioni, penne o segni colorati, avevano quasi sempre un preciso significato. Alcune vantavano le qualità dell’animale, la velocità o l’agilità, altre servivano a ricordare combattimenti vittoriosi o imprese eroiche portate a termine grazie al cavallo. Questo animale divenne un’importantissima merce di scambio. Avveniva spesso che il pretendente offrisse un certo numero di cavalli alla famiglia della fanciulla che chiedeva in moglie. Quando un guerriero moriva, il suo cavallo veniva ucciso, in modo che il defunto non fosse costretto a raggiungere a piedi la terra degli spiriti. Tale pratica era molto diffusa e rimase in auge fino all’ultima fase delle guerre indiane, quando i buoni cavalli iniziarono a scarseggiare. L’uccisione rituale del cavallo fu allora sostituita dal taglio di un pezzo della coda che veniva lasciata simbolicamente sulla tomba del guerriero. L’amore per il cavallo si univa, nella cultura degli indiani delle praterie, ad un’innata generosità: ognuno divideva con gli altri tutto ciò che aveva. Chi possedeva cavalli in abbondanza, durante gli spostamenti, ne cedeva alcuni alle famiglie che ne avevano pochi o ne erano sprovviste. Molte tribù cominciarono a dedicarsi all’allevamento e facevano commercio dei loro cavalli con i pionieri bianchi che venivano sempre più numerosi nelle nuove terre. Perfettamente inseriti nella natura, e profondi conoscitori dei suoi più riposti segreti, i pellerossa non potevano che amare e avere il massimo rispetto per il cavallo. Lungi dall’usare le maniere forti, preferivano piuttosto far capire, con pazienza e gentilezza, all’animale non ancora domato (il famoso “bronco”) che la vicinanza dell’uomo non solo non era pericolosa, ma poteva addirittura rivelarsi gradevole. Spesso la prima monta avveniva con il cavallo immerso nell’acqua fino alle spalle, in modo che non potesse fare movimenti bruschi, ma il metodo di addestramento più diffuso consisteva nell’affiancare al cavallo selvaggio un cavallo del tutto calmo e perfettamente addestrato, che forniva all’ “allievo” la prova vivente dell’assenza di qualunque minaccia da parte dell’uomo. Era la gentilezza dell’addestramento, al di là delle innate qualità degli animali adoperati, a consentire le incredibili performance che i pellerossa compivano in sella ai loro cavalli. Oltre a montare

“a pelo” controllavano l’animale quasi solamente con le gambe, e al posto delle briglie avevano una semplice fune che passava per la mandibola della cavalcatura. La caccia al bisonte costringeva i pellerossa a cavalcare vicinissimi alla preda, e l’uso dell’arco e delle frecce richiedeva che entrambe le mani fossero libere. Solo un grande affiatamento fra cavallo e cavaliere poteva consentire tali prestazioni. Anche tra le tribù indiane vi fu qualche eccezione, nel senso che alcune di queste, nonostante la grande ammirazione che avevano per il cavallo, ne fecero un uso più limitato e lo trattavano per lo più come merce di scambio. Al contrario altre tribù (Piedi Neri, i Sioux, i Cheyenne, gli Arapaho, i Chiowa, i Comanches, i Nez Percé, i Chickasaw) fecero un grandissimo uso dei cavalli per la caccia, l’allevamento, per le battaglie e gli spostamenti. Gli indiani si dedicarono alI’allevamento con risultati da sbalordire i bianchi. Sia pure con mezzi più rudimentali e quindi meno sofisticati di quelli spagnoli, riuscivano a domare e dressare i loro cavalli in modo superbo, tanto da fame un alleato veramente prezioso. Ma ciò che in modo particolare meravigliò i coloni bianchi furono i rigidi e razionali criteri di selezione che gli indiani adottavano nell’allevamento. La storia non si sa spiegare come un popolo selvaggio, senza alcuna preparazione, senza l’aiuto o i suggerimenti di terzi, sia riuscito a dimostrare tanta intelligenza, tanta passione e ad avere tanti risultati positivi in tutto ciò che concerne il cavallo. Per i loro successi nell’allevamento, in particolare, spiccano tre tribù: i Chickasaw, i Comanche e i Nez Percé. Queste tribù, adottando criteri di selezione da manuale ed effettuando interessantissimi incroci arrivarono a dei risultati senza i quali oggi il cavallo western, forse, non sarebbe quello che invece, con l’aiuto degli indiani, è riuscito a diventare. I Chickasaw si occuparono con grande merito di quello che, più tardi, incrociato ulteriormente, doveva diventare l’odierno Quarter Horse e che allevarono in tali quantità che presto il cavallo fu definito il cavallo di razza Chickasaw. Gli indiani di questa tribù vendettero molti dei loro cavalli ai pionieri bianchi che, a loro

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volta, iniziarono una notevole attività di allevamento e per il cavallo forgiarono il nuovo nome di Quarter Racer. I Comanches si dedicarono soprattutto all’allevamento del Paint, cavallo che piaceva moltissimo per i suoi bei colori. Anche in questo caso, furono adottati rigidissimi criteri di selezione: solo i migliori cavalli erano riservati all’allevamento, mentre quelli scartati divenivano cavalli da guerra o da caccia. Quanto ai Nez Percé, essi possono essere considerati coloro che giunsero a selezionare il vero Appaloosa con intelligenti incroci e tanta passione. E’ noto che il risultato del lungo e appassionato lavoro di questa tribù, per quanto riguarda l’Appaloosa, fu quasi distrutto dalla cavalleria americana di quei tempi al momento della resa dei Nez Percé, con una vendita indiscriminata dei cavalli a gente che di cavalli non si intendeva. Come conseguenza la razza rimase nell’oscurità e nessuno si occupò veramente di essa fino agli inizi del 1920 grazie ad alcuni accorti allevatori. Non fu difficile per gli indiani superare gli Spagnoli e i loro successori messicani nelle tecniche di allevamento. Gli Spagnoli per la verità, avevano un grande nome in merito, ma in Messico e in America seppero solo provocare dei disastri. Essi lasciavano addirittura deperire i loro cavalli e non si rendevano conto che gli scadenti risultati che ottenevano dal loro allevamento erano dovuti al fatto che lavoravano in consanguineità. Per contro gli indiani riuscirono a migliorare notevolmente il cavallo spagnolo fino a renderlo più armonico nelle forme ed elevandone la struttura. Ciò fu possibile perché adottarono rigidi e validi criteri di selezione, non accoppiando mai soggetti della stessa linea di sangue, e accoppiando solamente i cavalli più alti, ma logicamente armonici, di buon temperamento e di buone prestazioni. Solo negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo quando stavano per cedere completamente alla cavalleria americana, i pellerossa non ebbero più la possibilità di occuparsi, come avrebbero voluto, dei loro cavalli. Ma a quel punto avevano già svolto ampiamente il loro compito di allevatori, lasciando in eredità agli americani il risultato del loro lavoro sul cavallo Western.

11 ottobre 2011


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Diamoci del Tich

“In nome del popolo italiano” Alessandro Tich

Direttore Responsabile

a legge è uguale per tutti, ma

studi legali presenti a Bassano - può vantare

le finanze no. E così, sulla scia

un ragguardevole utile: oltre 3 milioni e 300mila

dell’emergenza e della manovra

euro di introiti complessivi per l’Erario a fronte

finanziaria, il governo ha emanato una legge

di 920mila euro di costi per l’amministrazione

per riorganizzare i territori di competenza dei

dello Stato.

Tribunali, prevedendo la chiusura di quelli

Ma il criterio dei costi-benefici, evidentemente,

ubicati nelle città non capoluogo di provincia.

non rientra nei parametri previsti per il

Tradotto in parole povere, ciò significa che

mantenimento della struttura. Né tantomeno

il Tribunale di Bassano rischia seriamente

viene in aiuto il dato di fatto dell’efficienza dei

di essere gettato alle ortiche: chiuso,

procedimenti (anche se il termine “efficienza”,

soppresso, svuotato e assorbito per tutte le

con la giustizia italiana, è sempre molto

sue competenze dal Tribunale di Vicenza.

relativo) rispetto alla media regionale e

La questione non interessa solo la città del

provinciale: 3 anni è la durata media di una

Grappa, perché il circondario del palazzo di

causa a Bassano rispetto ai 6 del Tribunale di

giustizia di via Marinali riguarda un territorio

Vicenza.

che comprende ben 31 Comuni dell’area

Ma anche in questo caso i buoni voti in

pedemontana. Sulla temuta eliminazione

pagella delle toghe bassanesi non riescono a

della struttura, l’Ordine degli Avvocati di

commuovere l’apparato centrale della giustizia.

Bassano - i più interessati, per ovvie ragioni,

Quello di Bassano del Grappa, in definitiva,

al mantenimento in loco degli uffici giudiziari

paga lo scotto di essere un Tribunale di

- si è appellato alle istituzioni, alle categorie

periferia e in quanto tale è inserito nell’elenco

economiche e agli altri ordini professionali

delle sedi giudiziarie prese di mira dalla scure

del comprensorio per fare quadrato in difesa

della Finanziaria.

del Tribunale. Una mobilitazione che presenta

Una decisione che è ancora “nell’aria”, e

anche un elemento di novità: per la prima

ancora sospesa tra presunte conferme di

volta infatti, in nome della causa, gli avvocati

chiusura e nuovi spiragli e speranze di una

si sono appellati anche ai cittadini. Spiegando

smentita ufficiale, ma che proprio per questo

alla popolazione, con manifesti e volantini,

necessita - qui e adesso - di una notizia certa

le conseguenze derivanti da una possibile

sul suo reale destino.

soppressione, che ci costringerà a andare

Anche perché Bassano chiede giustizia non

tutti a Vicenza per qualsiasi atto di ordinaria

solo per ragioni di rappresentanza territoriale,

amministrazione giudiziaria: certificati,

ma anche per altri e ancora più eclatanti motivi.

autorizzazioni, atti notori, ricorsi e quant’altro.

Sempre in via Marinali, a pochi metri

Va anche detto che la notizia della possibile

dall’attuale sede del Tribunale, c’è infatti

chiusura del Tribunale cittadino ricorre,

un’enorme scatola di cemento ancora in

ciclicamente, da anni.

costruzione, destinata ad ospitare la futura e

Ma questa volta - in nome dei tagli, dei

già prevista “Cittadella della Giustizia”

risparmi e della conseguente riorganizzazione

e già costata allo Stato la roboante cifra

dei servizi dello Stato in stile “sangue,

di 12 milioni di euro.

sudore e lacrime” - appare una prospettiva

Un gigantesco contenitore che in caso di

molto probabile.

soppressione della sede giudiziaria cittadina da

E poco importa, agli occhi del Ministero, se il

parte dello Stato medesimo diventerebbe una

bilancio economico della struttura giudiziaria

altrettanto colossale scatola vuota:

bassanese risulta ampiamente in attivo.

un monumento al nulla nel cuore della città.

Considerando infatti la gestione del Tribunale

Sarebbe, almeno dalle nostre parti, la madre di

secondo criteri “aziendali”, l’esercizio annuale

tutti gli sprechi: uno scandalo da condannare

del palazzo di giustizia cittadino - grazie

in primo grado, e senza appello.

alla notevole litigiosità del nostro territorio,

In nome del popolo italiano, di cui ancora

confermata anche dal consistente numero di

- fino a prova contraria - facciamo parte.

13 ottobre 2011


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Orario di apertura outlet: lun-ven 17.00-19.30 - sabato 08.30-12.30 e da Novembre anche il sabato pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00 ottobre 2011


GEOPATIE: Bioedilizia, Bioarchitettura e Esoterismo bioedilizia con il gusto per l’abitare

tate pensando di acquistare una nuova casa? Oppure ne avete appena affittata una? O magari vi accorgete che nella vostra abitazione non riuscite a dormire troppo bene mentre, altrove, dormite come un ghiro? Sicuramente, oltre all’ architetto, al geometra o all’ arredatore di turno, è bene chiedere l’aiuto di un geobiologo. rubrica di bioedilizia Ma cos’è la geobiologia? E’ una disciplina che studia l’influenza dei campi magnetici terrestri sulla salute psicofisica dell’uomo. Immaginate la superficie terrestre attraversata da linee, sia in senso verticale che orizzontale, a mo di reticolo, intersecandosi all’incirca ogni 2.5 metri. Questi “incroci”, definiti “nodo di Hartmann”, sono i punti più negativi per il benessere psicofisico della persona, in modo particolare se, su tali snodi, viene a collocarsi la propria camera da letto. Altrettanto nocive sono le linee verticali e orizzontali dello scorrimento energetico mentre benefiche o comunque neutre sono le zone racchiuse dalle linee medesime: è proprio in questi spazi che occorre collocare la propria mobilia in modo da evitare effetti negativi indesiderati sul proprio fisico. Vitruvio, nel “De architetura” racconta che prima di edificare una casa o una città i romani lascivano pascolare sul terreno scelto un gregge di pecore per poi esaminarne le interiora.

abitabilità

Oggi si sa che queste pratiche che sanno di magia hanno una base reale. La terra, già immersa in un vasto campo di radiazione naturale, indispensabile per lo svolgersi della vita, produce essa stessa delle radiazioni; se in un luogo queste sono in eccesso, ne risentirà il funzionamento del fegato, che, regolando e filtrando il sangue, è la prima barriera che il corpo oppone ai raggi tellurici. I RETICOLI GEOMAGNETICI Il primo che segnalò, nel 1937, al Congresso di bioedilizia internazionale dellarubrica stampa scientifica, la presenza sulla terra di un campo elettromagnetico a struttura reticolare simile a quella dei meridiani e dai paralleli geografici, fu Peyré. Le sue ipotesi vennero riprese e sistematizzate poi da altri ricercatori, in particolare da Ernst Hartmann, dell’università di Heidelberg, considerato uno dei pionieri della geobiologia. I RIMEDI Tutte le strutture metalliche modificano le onde elettromagnetiche. E’ meglio non collocare grandi strutture di metallo come librerie nelle camere o anche nei vani sottostanti: la caldaia e l’auto nel garage sotto la camera da letto possono avere un effetto amplificante. Per neutralizzare gli effetti delle radiazioni telluriche in camera da letto, si può ricorrere a materiali con

proprietà schermanti: un rimedio efficace è il filo di rame intrecciato su stuoie e coperte di lana pura. Per ridurle a livello generale abitativo si possono usare materiali naturali che hanno proprietà parzialmente isolanti come il legno, il sughero, il bambù e la lana…materiali normalmente impiegati per l’isolamento termico delle abitazioni in alternativa ai materiali edili tradizionali. LE “ANTENNE” ANIMALI Oltre a strumenti come il galvanomerto misura le correnti elettriche anche deboli - e il geomagnetometro, che registra il magnetismo di origine terrestre, anche l’osservazione del comportamento di animali e vegetali fornisce alcuni indizi. Il cane è un buon rivelatore e ha un’istintiva antipatia per le zone perturbate, mentre il gatto ama le vibrazioni dei raggi tellurici della rete, in particolare i nodi di H e sceglie i luoghi a maggiore sollecitazione. Le api producono una quantità tripla di miele se sono su un nodo di H, termiti e formiche, invece, cercano le zone di più intensa irradiazione per costruirvi le loro dimore. Anche le piante si mostrano molto sensibili alle zone geopatogene, nelle quali hanno difficoltà di attecchimento e di crescita e subiscono più facilmente le malattie; una zona negativa è resa particolarmente evidente dalle siepi che, nella parte interessata, perdono vigore e ingialliscono.

17 ottobre 2011


18 ottobre 2011


La Famiglia Tommaselli “Tonchena” vi farà ritornare indietro nel tempo, per una giornata o una vacanza nelle nostre camere e appartamenti con il piacere di una vita sana immersa nella natura Lagorai e con i nostri prodotti genuini e naturali. Con la possibilità di un giro a cavallo o di un giorno di trekking.

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ottobre 2011


Mostre d’arte in autunno Interessanti mostre d’arte aprono i battenti. Il rientro in città, infatti, coincide con l’apertura di una nuova stagione di grande cultura che accontenta tutti, dagli amanti dell’arte moderna agli estimatori dei maestri del Rinascimento.

utte le mostre d’arte in autunno, le rassegne e i musei da vedere: Artemisia Gentileschi a Milano, Modigliani a Ferrara, Leonardo a Torino, i Simbolisti italiani a Padova, Van Gogh a Genova, Tiepolo a Verona... una guida per un autunno a tutta cultura, non solo in Italia. Roma Filippino Lippi e Sandro Botticelli 5 Ottobre 2011 - 15 Gennaio 2012 Scuderie del Quirinale Grande mostra dedicata a Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400. Aleksandr Rodcenko. Realismi socialisti. 11 Ottobre 2011 - 8 Gennaio 2012 Palazzo delle Esposizioni La grande Pittura Sovietica. Analizzare la pittura sotto il totalitarismo sovietico e tutta la produzione artistica in Russia dal 1920 al 1970. Verona Il ‘700 a Verona: Tiepolo, Cignaroli, Rotari 26 Novembre 2011 - 9 Aprile 2012 Palazzo della Gran Guardia

Verona ospita una grande mostra con oltre 150 opere di grandi artisti del ‘700. Milano Cézanne Les Ateliers du Midi 10 ottobre 2011 - 26 febbraio 2012 Palazzo Reale In scena una spettacolare retrospettiva su Cezanne e le sue bagnanti. Artemisia Gentileschi Storia di una Passione 29 Settembre 2011 - 29 Gennaio 2012 Palazzo Reale Monografica con più di 40 opere suddivise nei periodi trascorsi tra Roma, Firenze e Napoli. Padova Il Simbolismo in Italia 1 Ottobre 2011 - 12 Febbraio 2012 Palazzo Zabarella Un appuntamento imperdibile svela tutti gli sconvolgimenti avvenuti nella pittura italiana tra 800 e 900 con all’avvento della psicoanalisi.

Trieste Il Sogno di Massiliano e Carlotta. 17 Settembre 2011 - 8 gennaio 2012 Castello di Miramare Il Sogno di Massimiliano e Carlotta, nella splendida cornice del Castello di Miramare alle porte di Trieste, è possibile ammirare una selezione di opere provenienti dalla collezione del Museo Storico. Pavia Degas, Lautrec, Zandò: Les Folies de Montmartre 17 Settembre - 18 Dicembre 2011 Scuderie del Castello Visconteo La grande mostra Les Folies de Montmartre espone un’affascinante selezione dei tre artisti della Parigi “fin du siècle”. Rovereto Gino Severini 17 Settembre 2011 - 08 Gennaio 2012 Mart di Rovereto - TN Occasione preziosa al museo dell’arte moderna e contemporanea vicino a Trento per percorrere l’itinerario artistico di Severini attraverso una selezione di circa ottanta importanti opere. La mostra è curata da Gabriella Belli ed è una coproduzione tra il Mart di Rovereto e il Museo d’Orsay e l’Orangerie di Parigi. Genova Mostra Van Gogh e il Viaggio di Gauguin. 12 novembre 2011 - 15 aprile 2012 Palazzo Ducale Il celebre quadro di Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” a fianco a famose tele di Van Gogh. Torino Leonardo. Il Genio, il Mito. 18 Novembre 2011 - 29 Gennaio 2012 Scuderie Juvarriane - Reggia di Venaria Una grande mostra offre un percorso completo ed entusiasmante nell’opera del grande maestro del Rinascimento italiano. Ferrara “Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalí. 1918-1933” 11 settembre 2011 all’8 febbraio 2012 Palazzo dei Diamanti

20 ottobre 2011


Pisa Picasso 14 Ottobre 2011 - 29 Gennaio 2012 Palazzo Blu La mostra dal titolo “Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso” sarà frutto dell’intensa collaborazione con il Museo Picasso di Barcellona, cui contribuiranno il Museo Picasso di Malaga e il Museo Picasso di Antibes. Udine “Il giovane Tiepolo” Fino al 4 Dicembre 2011 Castello - Salone del Parlamento 33 grandi tele e disegni da collezioni pubbliche e private internazionali. Arezzo “Giorgio Vasari disegnatore e pittore” 3 settembre 2011 - 11 dicembre 2011 Galleria Comunale d’Arte Contemporanea La mostra principe di un vero e proprio itinerario vasariano che si sviluppa in tutta la Toscana. Biennale di Venezia 2011 4 giugno 2011 - 27 novembre 2011 La 54esima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte I suggestivi spazi dei Giardini e dell’Arsenale, nonché vari luoghi di Venezia tra calli e campielli, tornano ad essere il teatro delle avanguardie e delle ultime tendenze artistiche e culturali. Dopo la fortunata edizione dello scorso anno della Biennale dell’architettura sotto la direzione Kazuyo Sejima, nel 2011 torna la Biennale delle arti figurative. Il titolo della rassegna è IllumiNation, gioco di parole tra Illuminazione e Nazioni, e curatrice dell’evento è la svizzera Bice Curiger, recentemente salita al sesto posto (prima tra le donne) del Top Power 100, classifica dei personaggi più potenti del mondo dell’arte stilata da Art Review. La mostra ILLUMInazioni – ILLUMInations sarà allestita al Padiglione Centrale ai Giardini e all’Arsenale formando un unico percorso espositivo, con 83 artisti da tutto il mondo. Dresda Le Madonne di Raffaello, Dürer e Grünewald 6 Settembre 2011 - 8 Gennaio 2012 Gemäldegalerie Alte Meister

Alla Pinacoteca dei Maestri Antichi sono esposti dal 6 settembre 2011 all’8 gennaio 2012 alcuni straordinari dipinti raffiguranti la Vergine, tra cui la celebre Madonna di Foligno di Raffaello. Le Cateau-Cambrésis Henri Matisse - Brush Drawings 16 Ottobre 2011 al 19 Febbraio 2012 Musée Départemental Matisse Un’imperdibile mostra sui brush drawings del pittore francese, dai più noti ai meno conosciuti. Parigi Edward Munch 21 Settembre 2011 - 9 Gennaio 2012 Place Georges Pompidou Il grande genio di Edward Munch in un insieme inedito in Francia per una retrospettiva dal titolo Munch, l’occhio moderno. Oltre 140 opere tra dipinti,opere su carta, fotografie metteranno in mostra quanto la sua curiosità per tutte le forme di rappresentazione della sua epoca abbia nutrito il suo lavoro. Cézanne 12 Ottobre - 26 febbraio 2012 Musee du Luxembourg Nonostante l’artista sia stato definito le Maitre de l’Aix, per il suo legame con la Provenza, la mostra intende rievocare i soggiorni parigini dell’artista tra il 1861 e il 1905. “Matisse, Cézanne, Picasso... l’avventura degli Stein” 5 Ottobre 2011 - 1 Gennaio 2012 Le Grand Palais Una collezione strepitosa e a suo tempo un mecenatismo che favorì l’affermazione delle nuove correnti artistiche. Londra “Degas ed il balletto: immagine in movimento” Fino all’11 Dicembre 2011 Royal Academy 85 dipinti, sculture, pastelli, disegni, stampe e fotografie di Degas e dei suoi contemporanei. Una mostra che si concentra sui metodi altamente originali dell’autore, di visualizzazione della danza e del movimento.

Madrid “Picasso ne l’Acrobata sul pallone” 17 Settembre 2011 - 18 Dicembre 2012 Museo del Prado Una delle massime espressioni del genio di Picasso durante il periodo rosa. Arriva, nella sala numero sessanta, in prestito dal Museo Puskin di Mosca “L’acrobata sul pallone”; parte del libro degli ospiti, promosso dalla Fondazione degli Amici del Museo del Prado. Berlino From Rembrandt’s Time 28 ottobre 2011 - 26 febbraio 2012 Staatliche Museen Grande mostra dedicata all’arte olandese del secolo d’oro ed intitolata “From Rembrandt’s Time, L’arte del disegno nell’Olanda dell’Età d’oro”. Con l’arte olandese del secolo d’oro, si pensa di solito a dipinti di paesaggi e scene di genere burlesque, a scene bibliche alla Rembrandt e agli interni di Vermeer. Questo è periodo insolitamente ricco d’arte del disegno e il Kupferstichkabinett di Berlino, si appresta a mettere in mostra una interessante collezione che vanta, non solo opere di grandi maestri di questa epoca, ma anche delle più diverse scuole. Barcellona “Joan Mirò. La escalera de la evasiòn” 14 Ottobre 2011 - 25 Marzo 2012 Fundaciò Mirò La capitale della Catalogna offre ai suoi visitatori la maggiore esposizione delle opere di Mirò degli ultimi vent’anni, più di 150 opere provenienti dalle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Vienna Magritte 9 Novembre 2011 - 26 febbraio 2012 Albertina - Albertinaplatz 1 Una mostra dedicata al genio di René Magritte, uno degli artisti più noti e popolari del ventesimo secolo. Una selezione di oltre 100 opere provenienti da tutto il mondo coprirà ogni fase creativa dell’artista, ripercorrendo la sua carriera artistica. Concepito in collaborazione con la Tate Liverpool, la mostra affronta aspetti finora poco esplorati della vita di Magritte e l’attività artistica.

21 ottobre 2011


People Mag - Ottobre 2011