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Anno XX - numero 1 - FREE PRESS

SAN PIETRO CLARENZA

Il presidio sanitario fantasma

MASCALUCIA

MASCALI

Stage al Comune, i risvolti nell’inchiesta che fa tremare l’Etna

SOS L’ufficio Tributi è offlimits

Michele Milazzo a pag. 6

Aumentano i collaboratori dei deputati: +19,8% rispetto al 2013

FEBBRAIO 2014

Carmelo Di Mauro a pag. 5

Furio Pamami a pag. 10

Nonostante sia proprietario di locali sfitti, il Comune di Catania sborsa, sborsa...

di NUNZIO CONDORELLI CAFF

“Fa freddo sulla mia scrivania posta avanti la finestra scassata. Gli spifferi mi penetrano sulla testa nonostante il cappello, l’indice e il mignolo mi dolgono mentre battono sulla tastiera. Ma devo fare questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: Stat Iustitia pristina nomine, nomina nuda tenemus!” pagina 3

ETNA

Ars, piove... governanti ladri

Consigli utili affinché una gita non si trasformi in disavventura

NUNZIO CONDORELLI CAFF a pag. 8

SONIA D’ARRIGO a pagina 4

BILANCIO DI PREVISIONE 2013

Battiati, La Farina: «un copia incolla dell’anno precedente»

Confcommercio Sicilia, analizza e conferma la bocciatura

Agen: «finanziaria senza alcuna logica» MAURIZIO GIORDANO a pag. 8

Andrea Lino Pietro a pagina 7

PATRIZIO NICOLOSI a pagina 2


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Sant’Agata Li Battiati approva il Bilancio preventivo 2013 ma è bufera in Consiglio comunale

La Farina: «Un copia-incolla dell’anno precedente» Il 9 dicembre dell’anno appena trascorso il Consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione del 2013. E qui inizia la prima evidente contraddizione. L’importante documento contabile rappresenta, infatti, uno degli atti fondamentali non solo per la pianificazione della gestione economica e finanziaria dell’ente ma soprattutto per l’influenza che esso assolve nella vita degli stessi cittadini. Il bilancio, infatti, approvato dal Consiglio, stabilisce aliquote fiscali, impone tariffe dei servizi pubblici essenziali quali trasporti, asilo nido, assistenza agli anziani e altro ancora. E’ evidente, dunque, che l’approvazione tardiva di un documento che dovrebbe, come dice lo stesso termine, preventivare, quindi pianificare, le spese di gestione e la previsione di entrate non fa altro che trasformare il bilancio da preventivo di fatto ad un mero bilan-

cio consuntivo, senza la possibilità da parte dei consiglieri comunali di avere il tempo necessario di poter apportare al bilancio stesso quelle modiche o quegli emendamenti che lo stesso corpo elettorale chiede attraverso lo strumento del voto. Di fatto, dunque, i consiglieri comunali vengono così svuotati del loro ruolo istituzionale e, soprattutto, politico, non potendo indirizzare la gestione economica e finanziaria dell’Ente verso quegli obiettivi e quei progetti definiti durante la campagna elettorale e che gli stessi cittadini hanno democraticamente scelto con il proprio voto. Non tutte, anzi la gran parte, delle responsabilità di tutto ciò vanno addossate all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmelo Galati. La data di approvazione del bilancio di previsione 2013, infatti, è andata via via slittando per cause imputabili alla formazione del Governo prima (che come tutti sanno è stata ritardata per i motivi che conosciamo) e dall a

stesura di una legge di stabilità (che a cascata deve disciplinare anche la pianificazione della previsione di entrate e spese da parte degli enti locali) confusa e incomprensibile, generatrice di profonde incertezze di interpretazione persino per addetti al lavori come commercialisti e tributaristi sulla seconda rata dell’Imu, figuriamoci quindi lo stato di incertezza cui si trova chi dovrebbe pianificare la gestione economica e finanziaria del proprio ente sulla base di informazioni confuse ed incerte. Nei contenuti il bilancio comunale risente fortemente dei drastici tagli ai trasferimenti statali e regionali agli enti locali, tagli lineari che ormai hanno ridotto all’osso questo tipo di entrata, per dirla in parole povere non ci sono più trasferimenti, al posto loro esiste soltanto il fondo di solidarietà comunale la cui quantificazione da parte del Comune di Battiati è stata appresa soltanto a novembre 2013 e quindi il Comune ha adottato il bilancio senza avere una contezza esatta dell’ammontare di tale fondo. Dunque all’amministrazione comunale non è restato altro lasciare allo 0.8 per cento l’aliquota dell’addizionale Irpef, trasferendo dunque sul reddito delle persone fisiche la maggior parte del gettito per finanziare la spesa per il mantenimento dei servizi comunali, mentre l’aliquota Imu prima casa resta ancorata al minimo dello 0.4 per mille, non è prevista la mini Imu nel Comune di Battiati, l’aliquota Imu per la seconda casa è invece al massimo consentito dalle amministrazioni comunali, ovvero

1,06 per cento. Una quota di queste risorse (ci riferiamo ovviamente sempre all’Imu) va versata allo Stato e questa circostanza assottiglia ancora di più le risorse che i sindaci hanno a disposizione per soddisfare i bisogni dei propri concittadini. Oltre ai comprensibili “mal di pancia” da parte di numerosi consiglieri contrari ad un’addizionale Irpef giudicata troppo alta, in Aula si è parlato molto delle spese per consulenze ed esperto del sindaco. Su questo tema si è espresso anche il collegio dei revisori dei conti che, pur dando parere favorevole al bilancio di previsione nel suo complesso, non ha potuto fare a meno di “esprimere delle riserve – citiamo il testo riferito in aula dal revisore dei conti Dott. Cuntrò – riguardo i vincoli di spesa contenuti nell’articolo 6 comma 7 del D.L. 78/2010". Si tratta di una legge con la quale lo Stato ha imposto ai Comuni di tagliare in modo lineare alcune spese che devono essere “ridotte in misura - spiega in aula il dott. Cuntrò - del 50/20 per cento; gli esperti vanno ridotti dell’80%, quindi il 20% di spesa assoluta nel 2009". In sostanza si tratta di una questione di lana caprina. Ciò che infatti viene contestato al Comune (e che i Revisori dei Conti hanno dovuto rilevare perché è la legge ad imporlo) è la mancata riduzione delle spese per esperti e consulenti del 20 per cento rispetto al 2009. Cioè il Comune, stando alla legge, avrebbe dovuto ridurre di questa percentuali tale voce di spesa. E qui casca l’asino, perché nel 2009

tale spesa era pari a zero e quindi, il venti per cento di zero fa zero, quindi il Comune non avrebbe dovuto spendere un centesimo di euro non perché aveva speso molto l’anno precedente, ma perché non aveva speso nulla. “E’ un paradosso evidente – ha detto amareggiato il sindaco Carmelo Galati - che penalizza di fatto proprio i Comuni come il nostro che da sempre sono stati attenti e virtuosi, riducendo sempre al minimo indispensabile la spesa per esperti e consulenti”. C’è da dire, inoltre, per dovere di cronaca, che l’osservazione mossa dal collegio dei revisori dei conti sarà si trasmessa alla Corte dei Conti, tuttavia finora la magistratura contabile non ha ancora avviato alcuna procedura formale di infrazione nei confronti del Comune e non è affatto scontato che lo faccia, data l’evidente incertezza normativa. “A questo volevo precisare - ha detto il segretario generale del Comune dottoressa Floresta - che in Sicilia, in base ad un diverso orientamento sposato dalla corte dei conti siciliana, solo nel 2013, si ritiene che la figura dell’esperto sia equiparata a quella del consulente , quando fino a pochissimo tempo fa la stessa corte dei conti siciliana aveva tenuto conto delle peculiarità dell’esperto del sindaco, rispetto alla figura del consulente”. Tra polemiche a mal di pancia, alla fine il bilancio di previsione 2013 è stato approvato con 9 voti a favore e 4 astenuti. Tra le polemiche più in-

cisive quelle del consigliere Francesco La Farina, che oltre a rilevare che il bilancio di previsione, di fatto, “è un consuntivo” … mentre “nel pluriennale - ha detto La Farina - non notiamo aspetti nuovi e cosa più grave inversione di tendenza sulle cose da fare.. siamo davanti alle stesse procedure ed agli stessi servizi, forse addirittura meno dell’anno scorso visto che si è trattato quasi di un copia incolla”. Il sindaco Galati: “Il bilancio è l’atto fondamentale dell’ente, per il prossimo anno ci impegneremo a presentarlo per tempo entro il 28 febbraio, in modo da consentire ai consiglieri comunali la possibilità di intervenire nel merito delle scelte politiche, infine già da febbraio 2014 faremo delle proposte, con il sostegno della maggioranza consiliare, per ridurre l’addizionale Irpef, anzi, meglio ancora, scaglionarla in base alle fasce di reddito al fine di evitare impatti gravosi per le fasce meno abbienti. Non è vero inoltre che l’amministrazione non è stata propositiva, anzi abbiamo predisposto un bilancio partecipato che non grava sulla prima casa e che lascia intatti i servizi essenziali, come asilo nido, trasporti, scuolabus ect. La scelta di non diminuire l’addizionale Irpef è stata dettata per evitare di addossare tutti i costi sulle fasce più deboli che hanno la sfortuna di possedere un’abitazione principale (l’Imu prima casa infatti è al minimo) e diversi figli a carico senza lavoro, benché maggiorenni”. Patrizio Nicolosi

Lo Stato rilancia le tasse. Ne abbiamo parlato con il primo cittadino di San Giovanni La Punta, Andrea Messina

Sindaci etnei confusi: «cosi non si può governare» Imu, Tares, Trise, Tari, Tase, Iuc… Già risulta difficoltoso ricordarne i nomi,figuriamoci poi le scadenze. A trovarsi in uno stato confusionale non sono, però, soltanto gli utenti ma a volte anche gli addetti ai lavori. Il Governo ci parla tanto di “stabilità” ma cambia idea ogni giorno sull’applicazione delle tanto temute tasse da pagare, e come se non bastasse vengono assegnati a queste ultime nomi tanto incomprensibili quanto fantasiosi. Alla fine chi pagherà e che cosa? Ma

cominciamo dall’Imu,la tassa sul “mattone” che lo Stato ha prima promesso di eliminare, almeno per il 2013 e solo sull’abitazione principale, saldando successivamente il mancato introito ai Comuni. Ma così non è andata. Abbiamo atteso per mesi la scadenza della seconda rata e poi un nulla di fatto. Imu si? Imu no? Ed ecco che a gennaio esce fuori la mini imu da pagare improrogabilmente entro lo scorso 24 gennaio, come residuo dell’imposta dell’anno precedente ma solo per i Comuni che hanno applicato un’aliquota superiore al 4 per mille. Tutto chiaro, no? Beh, non per tutti. Ed ecco di nuovo file interminabili davanti ai Caf o dal commercialista. Alcuni poi non sono nemmeno venuti a conoscenza della nuova tassazione. Intanto è attesa delle decisioni riguardo la nuova imposta unica comunale che il Governo dovrebbe approvare a breve, composta da Imu, Tasi e Tari. A tal proposito abbiamo

incontrato il primo cittadino di San Giovanni La Punta, Andrea Messina. Sindaco come intende procedere nei prossimi mesi, prevede altri aumenti di aliquota sulla prima casa? “Oggi amministrare significa districarsi in questa giungla di tasse e imposte che lo Stato ogni giorno si inventa. Si era deciso di abolire anche la seconda rata del 2013 e invece alla fine i cittadini qualcosa hanno dovuto versare ugualmente, spiazzando così i Comuni. Già nel 2012 avevamo deciso di alzare l’aliquota per la prima casa al 5,5 per mille e abbiamo mantenuto la stessa anche per il 2013 abbassando invece l’addizionale Irpef, allo 0,6% mentre i Comuni limitrofi l’avevano alzata al massimo e cioè allo 0,8%. Questo perché sulla prima casa ci sono opportunità di detrazioni in modo da non far gravare l’imposta completamente sul cittadino. Inoltre ciò che è stato versato per i fabbricati industriali lo ha assorbito interamente lo Stato. Comunque per il 2014 cerche-

remo di lasciare l’esenzione delle tasse quantomeno per le case principali, compatibilmente con le normative del Governo”. Lo Stato ha delegato ai sindaci ogni decisione in merito alle tasse, asserendo che ciò aiuta a garantire il patto di stabilità: cosa ne pensa? “Purtroppo questo è la conseguenza del federalismo fiscale. Lo Stato non manda più soldi per mantenere lo stesso standard di servizi offerti fino ad ora al cittadino, parlo dell’assistenza scolastica e ai potatori di handicap, manutenzione scuole, strade, pubblica illuminazione e tant’altro. Ovviamente tutto ciò deve essere fatto col denaro ricavato dalle tasse comunali perché non vengono più trasferite le risorse necessarie ai Comuni”. Per quel che riguarda San Giovanni L Laa Punta in che modo si potrebbe applicare la spending review? “Dovremmo effettuare dei tagli ai servizi non obbligatori, come ad esempio la refezione

scolastica, asilo nido, trasporto alunni ect…. Per quanto riguarda le opere pubbliche possiamo accedere alle somme ricavate dal pagamento delle concessioni edilizie senza gravare sul cittadino, mentre per ciò che riguarda le manutenzioni ci limitiamo al minimo indispensabile”. Oltre all’Imu c’è anche la Tares che quest’anno dovrebbe confluire nel calderone dell’imposta unica, come fare per uscire da questo tunnel di tasse? “La Tares nasce da un calcolo matematico, perché lo Stato ci obbliga a coprire tutte le spese comunali pertanto l’imposta viene calcolata dividendo tali spese per la quantità di cittadini residenti. La nostra Tares é risultata più bassa rispetto ad altri Comuni grazie alla raccolta differenziata che, con la collaborazione dei cittadini, sta portando i suoi frutti. Inoltre nella terza rata del 2013 è stata anche aggiunto l’addizionale dell’energia elettrica che prima veniva riscossa in bolletta”. Agata Amantia

Anche nella provincia etnea si procede all’installazione dei totem

Bisognino? No problem, arriva il “Dogtoilet” Istallati 10 distributori di sacchetti con raccoglitore di deiezioni canine all’interno del territorio di San Giovanni La Punta. Il Comune è tra i primi della provincia etnea ad aver provveduto all’istallazione dei “totem” al fine di risolvere la problematica che vede contrapposti i possessori dei cani ed il resto della cittadinanza, facilitando lo smaltimento dei “bisognini”. Pratico e facile da usare il distributore fornisce i sacchetti per la raccolta ed un contenitore all’interno del quale depositare il tutto al termine della passeggiata con il proprio fido. D’obbligo ricordare che i possessori di cani devono: provvedere a registrare all’anagrafe canina l’animale da compagnia, con l’inserimento del microchip; durante la passeggiata devono portare con se il documento di identificazione che ne attesti la proprietà; infine, l’animale deve essere condotto al guinzaglio che non deve superare il metro e mezzo di lunghezza e portare con se la museruola, nel caso di rischio per l’incolumità delle persone o animali, quando si trova in aree urbane e luoghi aperti al pubblico così come fissato dalla legge 6 agosto 2013. A. A.


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Nonostante sia proprietario di locali sfitti, il Comune sborsa, sborsa...

AAA... ingiusta giustizia affittasi Nunzio Condorelli Caff dalla prima pagina

Così, parafrasando e aggiornando la proposizione e l’esametro conclusivo di quel grande libro che è “Il nome della rosa” (che il suo eccelso autore confessa di aver “variato sul tema” dal verso 952 del “De contemptu mundi” di Bernardo Morliacense, U. Eco, Postille a “Il nome della rosa”, apparso su “Alfabeta” nel giugno del 1949), il risultato è questo: “della Giustizia ora rimane solo il nome, oggi ci restano solo nomi vuoti”. Utilizzando la Lingua madre si può ridurre in sette brevi parole la drammatica situazione che sta attraversando in Italia la Giustizia. E la media scende se ci rechiamo a Catania. Le varie giurisdizioni, la proliferazione delle sezioni specializzate e dei vari riti hanno favorito solo una burocratizzazione dannosa di un sistema per sua natura nemico della lentezza e della fretta, la vertiginosa impennata dei costi quale illegale deterrente al servirsi della Giustizia stessa; poi vi è lo sparpagliamento delle varie sedi e il conseguente aumento dei costi a carico dello Stato, ossia di tutti i cittadini, per un sistema sempre più inefficiente e sempre più … ingiusto.

E in effetti è terrificante. Centinaia di avvocati, parti, consulenti tecnici e qualche curioso si accalcano verso le piccole stanzette nelle quali i giudici giornalmente nel bene e nel male tengono udienza, in una confusione assoluta, assordante, caldo che se nel mite inverno dà un blando ristoro, e che fa tremare il pensiero all’arrivo della lunga, bella e calda stagione siciliana…. “Noi abbiamo un carico di lavoro impensabile. – ci dice un giudice, con barba curata, durante l’udienza – Ogni giorno mi riprometto di lavorare di più, ma a fine giornata non riesco a fare più di quello che già giornalmente faccio. Siamo la magistratura più produttiva del mondo!”, conclude. “C’è il rischio di paralisi in alcuni dei servizi essenziali”, precisa Alfio Scuto, presidente della Corte d’Appello di Catania in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, riferendosi alla chiusura delle sedi distaccate che hanno affollato la/le sedi centrali, e al reiterato deficit di organico. “Le scoperture del distretto si attestano su una percentuale media del 14,51% per gli uffici giudicanti e raggiungono quelle del 19,15% per gli Immagine virtuale Città della Giustizia a Librino uffici requirenti” continua il La chiusura delle sedi distaccate magistrato, precisando che la situadella Corte d’Appello di Catania ha zione dell’organico amministrativo è determinato un incredibile sovracca- ancora più drammatica, attestandosi rico della sede centrale di piazza al 25%, “con un previsto ulteriore agVerga. “Per capire il paradosso che gravamento della situazione nel volquesta riunificazione ha creato, è gere di pochi anni”. sufficiente passeggiare nei corridoi I faldoni si accalcano su corridoi del Tribunale di Catania al primo pia- e ovunque nelle sedie e sui tavoli no, nel cul de sac della prima sezione nelle cancellerie e nelle stanze dei oppure nel rettilineo che va dalle sca- giudici, aumentano giornalmente le centrali al primo angolo”, ci dice stante la cronica insufficienza e diun famoso avvocato del Foro cata- sorganizzazione del personale impenese, nel quale tengono udienza i giu- gnato ad assolvere elefantiaci comdici della III e della V sezione.. piti che rallentano (e talvolta bloccano) il treno della giustizia italiana.

Un esempio di inefficienza? I nuovi locali del Tribunale del L avoro Lavoro Dopo essere stato relegato per anni nel pietoso e miserevole palazzaccio ad angolo in via Verona, ovviamente in affitto all’esosa somma di 350 mila euro l’anno, il tribunale del lavoro ha oggi trasferito i suoi 24.000 (ventiquattromila) procedimenti pendenti nell’ancora più esoso e altrettanto inadeguato palazzetto sito in via Guardia della Carvana, di proprietà dell’imprenditore Domenico Toscano.

Catania per eccessiva onerosità con l’arrivo della nuova giunta, anche se ancora la sede è occupata e non è ben chiaro quale sarà la nuova. “A questa cifra si trovano palazzi in centro città molto più grandi e fruibili, questo è uno scantinato non abitabile secondo le norme generali”, ci dice un avvocato all’ingresso del tribunale del lavoro. Nel breve corridoio d’entrata veniamo investiti da una puzza di fogna che fuoriesce con forza da una grata posta al suo centro preciso, “si sente sempre, è persistente e continua. Nelle giornate di caldo l’odore è insopportabile”, confermano i giornalieri fruitori. Gli uffici si snodano in un piano seminterrato nel quale sussiste il “pericolo radon, gas nobile e radioattivo, pericoloso per la salute, che si accumula soprattutto nei piani interrati e nelle cantine, è oggi una delle principali cause di tumore al polmone” ci fa notare un geologo consulente del Tribunale del Lavoro., “io non starei tutti i giorni chiuso in uffici come questi,

L'ingresso del Presidio Ospedaliero Ascoli Tomaselli

In totale l’amministrazione comunale sborsa la bellezza di 2.263.367,00 (duemilioniduecentosessantatretrecentosessantasette,00 di euro) annuali per uffici giudiziari oltre 636.456,00 (seicentotrentaseimilaquattrocentocinquantasei,00 di euro) per affitti speciali, oltre 3.715.879,00 per uffici e scuole per un totale di € 6.615.702,00 (seimilioniseicentoquindicimilasettecentodue,00 euro), non considerando che possiede oltre 300 edifici sfitti di proprietà…. Ora si parla di come sistemare e riunire in pochi edifici i vari tribunali sparsi per la città. Una soluzione assurda portata avanti dai signori del cemento e centri di po-

nuovo stadio del Catania calcio (progetto che pare bloccato dal poco chiaro -e opaco- fallimento del manager del Catania Nino Pulvirenti e della Wind Jet). Accantonato il restauro del Palazzo delle poste in viale Africa, il cui costo è oggi stimato in 42 milioni di euro, già finanziato coi fondi fas nel 2011, ma rimasto bloccato a causa della “manina” che ha dirottato i fondi, durante la giunta Stancanelli, per coprire il buco di bilancio del Comune accumulato negli anni precedenti da anni e anni di cupio dissolvi, la Regione ha offerto l’abbandonato nosocomio “Ascoli Tomaselli”, la cui sistemazione è stata forfettariamente prevista dalla stessa “donatrice” incirca 2-3 milioni di euro, in pratica un’annualità dei soli affitti giudiziari che il Comune di Catania è costretto a pagare per l’incapacità organizzativa dei

Tribunale del Lavoro: ingresso con tombini fogna e scale

Circa € 880.000 (ottocentoottantamilaeuro) annui, per un affitto dalle tinte fosche, “calato dall’alto” ma non si sa da chi, poco prima del termine del quinquennio stancanelliano, con clausole troppo onerose per il Comune, per certo non favorevoli, come sempre stipulate nell’assenza di un pubblico forte e capace di lottare per il bene comune, contratto milionario rescisso dal Comune di

non ventilati. Non so come il Comune abbia affittato un tale luogo…”, conclude. Vi si accede da scale e scale: “se sei un disabile devi chiedere il permesso per entrare, nonostante le tante leggi e promesse, qui come al giudice di pace civile non hai la libertà di muoverti”, aggiunge un consulente del lavoro uscendo con le stampelle e la gamba fasciata.

L'ex Palazzo delle Poste

tere che costerebbe al Comune qualche centinaio di milioni di euro, propone di costruire ex novo una cittadella della giustizia, nel quartiere periferico di Librino, con tanto di progetto già depositato (come ci dicono alcuni dipendenti del Comune), a quanto pare proprio sui terreni nei quali si sarebbe dovuto costruire il

governanti. Facendo una somma definitiva di quanto riportato, della Giustizia oggi resta solo un altisonante nome, svuotato, la cui Dea così nomata attende di essere valutata e apprezzata per quello che è: un pilastro dello Stato, della società e della democrazia.


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Marito e moglie con un neonato intrappolati nella neve sulla SP 92. Salvati dalla GdF

Etna, consigli utili affinché una gita non si trasformi in una disavventura

di Sonia D’Arrigo

La stagione invernale porta con se l’entusiasmo di tantissimi appassionati della montagna, degli sport su neve, delle passeggiate in mezzo alla natura innevata. L’Etna si presenta agli occhi dei suoi visitatori (anche se tutti i sensi vengono interessati da una così particolare bellezza) come una meraviglia della natura e adesso anche Patrimonio dell’Umanità che va a maggior ragione ancora più tutelato, protetto e rispettato. In merito ai servizi strutturati of-

ferti al turista, purtroppo questi sono pochi se si pensa alle enormi potenzialità di questo vulcano così poliedrico e ricco di risorse (ci riferiamo anche ai tanti giovani che potrebbero trasformare le loro passioni in vero e proprio lavoro) da “sfruttare positivamente” in termini di progetti ambientali innovativi e di turismo (che non riesce a decollare come si deve, restando per lo più un turismo mordi e fuggi). In estate, la funivia permette di salire più in quota e godersi un panorama mozzafiato o, per chi non riesce a spingersi così su (anche per i costi, non proprio modici e facilmen-

te sostenibili da tutti, soprattutto si pensi al costo per intere famiglie) si può passeggiare dal piazzale dei negozietti di souvenir fino ai crateri Silvestri. In inverno, senza neve idem come in estate. La variante neve è un aspetto molto rilevante: negli ultimi anni sull’Etna si sono verificati o periodi di poca neve o nevicate eccezionali che hanno paralizzato l’intero apparato di gestione della viabilità e non solo quello. Con la neve, infatti, si presentano problemi legati alla tempestività dei mezzi per rendere le strade nuovamente percorribili e i piazzali sicuri, e allo scarso controllo da parte delle forze dell’ordine a causa della mancanza di unità di personale. Gli impianti di risalita sono spesso chiusi, non sono state ancora predisposte (ma ci auguriamo siano già in fase di realizzazione a breve tempo) piste da bob sicure o per meglio dire spazi da poter adibire ufficialmente a piste, o semplici aree divertimento “sicuro” per bambini, etc. Da parte dei turisti sarebbe buona norma di comportamento non recarsi in montagna con attrezzi spor-

tivi “di fortuna” (buste di plastica, coperchi dei bidoni dell’immondizia, slittini fai da te…) da utilizzare per discese libere sulla neve senza alcuna sicurezza per sé e per gli altri. Tantissime sono le idee, i sogni e i possibili servizi: da aree attrezzate gestite da associazioni o cooperative, alla creazione di spazi verdi per il relax dei turisti, da servizi di accoglienza, ad un centro multifunzionale con sale-conferenza, nursery e area giochi per bambini, spogliatoi, parafarmacia, servizi di assistenza disabili, perché no un mini-market, punti di wifi free con internet point, un centro assistenza per gli automobilisti, proposte turistiche di escursioni alternative per tutti su mezzi di trasporto ecologici (bici, asini, slitte, etc). Questo è il primo inverno sull’Etna dell’instaurazione della ZTL di cui si è ampiamente parlato nei mesi scorsi all’interno delle pagine del nostro giornale. È auspicabile (e siamo sicuri che le aspettative non verranno deluse) una gestione dei momenti di maggiore criticità con azioni efficaci e programmate, sia in ambito di

protocolli legati alla sicurezza che di organizzazione. Come ogni anno c’è il rischio del verificarsi di incidenti spesso causati dal mancato rispetto di semplici regole di comportamento che mettono in pericolo noi stessi e, il più delle volte, coinvolgono anche chi ci sta accanto. Bisogna ricordare però che recarsi in montagna per escursioni o per praticare sport, che sia sci o altri sport, necessita di alcuni accorgimenti relativi all’abbigliamento, all’attrezzatura, alla preparazione atletica, all’alimentazione e al rispetto di alcune regole di buona educazione e sicurezza. Teniamo presente che le condizioni climatiche possono cambiare repentinamente ed è quindi necessario consultare i bollettini nivo-meteorologici prima di recarsi sulle piste o prima di un’escursione. Ultimo episodio quello di alcuni giorni fa, dove i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno tratto in salvo una famiglia bloccata dalla neve sull’Etna. Infreddolita e impaurita, era rima-

sta intrappolata sulla propria autovettura sulla strada provinciale 92, nei pressi dei crateri Silvestri, a causa di un’improvvisa bufera di neve che aveva reso difficoltoso il transito degli automezzi. Così una coppia della provincia di Ragusa, con un neonato al seguito, è stata trovata dalla pattuglia del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Nicolosi durante un servizio di controllo del territorio. I militari hanno provveduto a mettere in sicurezza la donna e il bambino conducendoli presso il Rifugio Sapienza, mentre l’uomo è rimasto in attesa dei mezzi spazzaneve prontamente avvisati per ripristinare la viabilità. La natura così come il nostro corpo vanno rispettati e ascoltati e bastano pochi accorgimenti (riconoscere o prevenire un pericolo, essere coscienti delle proprie capacità e delle proprie forze e seguire i consigli degli esperti) per far si che una bella escursione, estiva o invernale, rimanga tale senza disavventure come questa.

Tremestieri Etneo, adesso è la questione AGT ad infiammare il dibattito politico

Nominati i nuovi assessori... ma la tensione resta alta I contratti dei lavoratori dell’AGT sono scaduti il 30 ottobre e poi il 31 dicembre 2013. L’Amministrazione si era impegnata a rinnovarli entro i primi giorni di gennaio, fino al 31 luglio, ma l’impegno non è stato mantenuto, pertanto la società si è trovata costretta a mandare a casa i lavoratori. Il risultato? “Tremestieri unico comune con i contratti non rinnovati”, questo lo sfogo di molti consiglieri comunali. Nei giorni scorsi presso la casa comunale ha avuto luogo un incontro per discutere di questa spinosa situazione, riunione alla quale erano presenti oltre al primo cittadino Ketty Rapisarda, il segretario generale, il dirigente delle partecipate, l’amministratore in rappresentanza della società ed alcuni consiglieri che aggiungono: “non si sa a che titolo, visto che alla presidenza del Consiglio non era pervenuta alcuna comunicazione in merito a quell’incontro”. Durante la riunione il sindaco ha ipotizzato di rinnovare i contratti per il 2014 ma senza integrazione di somme rispetto alle previsioni fatte nell’anno precedente. Questo, per i la-

voratori della società, significherebbe avere una busta paga ridotta di circa il 40 % con un compenso medio di 300 euro. “E’ assolutamente assurdo commentano alcuni consiglieri comunali - soprattutto per l’esiguità del compenso stesso. Il sindaco si era impegnato in Consiglio e durante le riunioni a rinnovare i contratti senza decurtazioni, ma ancora una volta non sono state mantenute le promesse”. Nel contempo undici consiglieri comunali, alla luce delle dimissioni degli assessori, auspicano collaborazione e responsabilità reciproca al fine di raggiungere l’obiettivo di sanare l’Ente “facendo sperare in un futuro migliore i nostri cittadini - e ribadiscono a giunta disintegrata - di volere fortemente assessori tecnici. Non abbiamo preclusioni nei confronti di nessuno, siamo disponibili a costruire mettendo in campo gente di alto livello che possa dare al territorio ampio respiro e serenità di scelta. Vogliamo semplicemente una giunta di professionisti competenti mediante la concertata individuazione di nominativi validi e graditi a tutto il Consiglio comunale, una giun-

ta di tecnici e non di politici”. Ed ecco di prima mattina, è il 28 gennaio, venir fuori la nuova giunta: gli assessori sono tutti di Tremestieri, due donne, Maria Mascia Scalia e Santina Valentina Motta, e due uomini, Vito Giangreco e Francesco Sciuto. Non sono politici ma tecnici, ma è ancora troppo presto per esprimere giudizi in quanto ancora non hanno avuto il tempo di operare nel territorio visto il tempo piuttosto esiguo a disposizione. Un primo passo dunque è stato fatto seppur senza il beneplacito di tutti i gruppi consiliari. Il che sarebbe stato un segno di distensione e di avvicinamento per il futuro quieto vivere. E sempre gli undici consiglieri comunali hanno stilato un programma in sei punti cosi suddivisi: riorganizzazione dell’organigramma comunale; rimodulazione del numero dei dipendenti nei settori per aumentare l’efficienza e la produttività; riformulazione del servizio di RSU mettendolo a bando pubblico e ponendo in risalto un progetto di massima sul servizio di raccolta dei rifiuti che preveda centri di conferimen-

to prestando maggiore attenzione ai servizi ed alla qualità degli stessi ed il potenziamento della quarta direzione tributi per rendere più efficiente la riscossione, la gestione del contenzioso ed il controllo dell’evasione. E poi, ancora, il controllo e la rivisitazione del regolamento edilizio per evitare agglomerati cementizi, dando la possibilità ai piccoli proprietari di potere edificare con indici adeguati e rivedere il Piano di sviluppo economico commerciale, che porterebbe parecchi soldi al Comune; preservare il verde per dare una vivibilit�� maggiore; preservare con un impegno globale i lavoratori precari e quelli dell’AGT che - affermano nel documento i consiglieri firmatari - non trovano continuità per mancanza di intenti comuni; inoltre chiedono con forza l’immediato rinnovo dei contratti, ma anche misure urgenti per risolvere la mancanza di loculi al cimitero procedendo con un progetto di espansione. Progetti tutti di vitale importanza per la sopravvivenza del Comune. Per raggiungere tutto questo occorrerebbe evitare ad ogni costo scontri politici che

finiscono per snaturare gli intendimenti finali di un Consiglio comunale che dovrebbe pensare esclusivamente al bene comune e del Comune. Sarebbe assolutamente necessario evitare correttivi economici che servano per sanare temporaneamente i conti ma tartassano sempre più i cittadini. E rincarano la dose con un atto di indirizzo firmato da 10 consiglieri e consegnato in occasione del Consiglio comunale dove “prendono le distanze” - così è scritto nel documento dalla “deplorevole condotta del sindaco ed impegnano l’Amministrazione a procedere all’immediato rinnovo dei contratti in favore dell’AGT , adoperandosi a reperire tutte le risorse possibili per garantire i servizi ai cittadini e salvaguardare i posti di lavoro. L’atto proposto dalla minoranza, e firmato dalla maggioranza dei presenti, impegna l’Amministrazione a rinnovare i contratti fino al 31 dicembre per i servizi di pulizia degli immobili (tra l’altro obbligatori per legge) e fino al 31 luglio per i restanti servizi senza diminuzione delle ore lavorative. Impegnano l’Amministrazione a

garantire i servizi per tutto il 2014 così da salvare i posti di lavoro. Secondo i firmatari occorrerebbe risparmiare tra il 5 ed il 10%, per garantire almeno un anno sereno ai lavoratori. In merito al Puc (Piano Urbanistico Comunale) che interessa otto dipendenti, che percepiranno lo stipendio con qualche ritardo, c’è l’impegno alla stabilizzazione con un contratto a tempo indeterminato. I consiglieri sono stati chiamati anche a votare la presa d’atto della deliberazione della Corte dei Conti relativa al controllo finanziario degli enti locali (rendiconto 2011 e bilancio

di previsione 2012): atto finalmente votato dopo due sedute. Rammarico e violenti diverbi sono nati - sostengono i consiglieri - per l’incoerenza di alcuni che hanno votato favorevolmente la proposta dell’Amministrazione mentre pochi minuti prima si erano accordati per non farla passare, scatenando l’ira di chi nella riunione di pochi minuti prima aveva dato fiducia agli accordi presi. Il sindaco è uscito dall’aula accusano ancora- senza ascoltare la proposta dell’atto di indirizzo, firmato anche da parecchi consiglieri che fanno parte della maggioranza storica. Lucia De L utiis Lutiis


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Mascalucia, la Procura della Repubblica di Catania chiede il rinvio a giudizio per dieci persone

Stage illegali? Imputati l’ex sindaco Maugeri e sette suoi assessori Ci sono nomi eccellenti della sinistra cittadina e qualche autonomista tra gli otto ex amministratori comunali per i quali la Procura della Repubblica di Catania ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio. Sono tutti accusati di aver messo in piedi degli stage e corsi di formazione fantasma, “con artefici e raggiri” traendo in inganno la Regione Siciliana e lo stesso ente comunale. In realtà, secondo gli inquirenti l’obiettivo sarebbe stato quello di compiere delle assunzioni a tempo determinato ponendo le spese a carico dell’ente pubblico eludendo la normativa vigente dichiarando il falso. I politici coinvolti sono l’ex sindaco Salvatore Maugeri e i suoi ex assessori

Francesco Zito, Pasquale Paolillo, Matteo Barbaro, Nicolò Oliveri, Giovanni Rapisarda, Luciano Reina e Carmelo Ragona. Il reato contestato sarebbe stato reiterato nel tempo con più atti deliberativi. La funzionaria comunale coinvolta è l’ex capoarea dei Servizi sociali Marisa Raciti mentre l’associazione coinvolta, che di fatto fornì gli stagisti al Comune, è l’A.RI.A.L. tanto che la Procura ha chiesto il giudizio per la sua presidente Benedetta Vittorio. Agli imputati la procura contesta, a vario titolo, reati gravissimi che vanno dalla truffa diretta all’erogazione di contributi pubblici, peculato, abuso d’ufficio e falso materiale. L’inchiesta prende spunto da una denuncia presentata dal padre di una stagista, che evidentemente aveva avvertito puzza di bruciato, e da una interrogazione-denuncia presentata dall’allora consigliere comunale Fabio Cantarella (oggi vicesindaco). Secondo la ricostruzione dei fatti effettuata dalla Procura etnea all’interno della richiesta di rinvio a giudizio, Benedetta Vittorio, presidente dell’associazione A.RI.A.L., “previo accorso e su istigazione di Francesco Zito, Pasquale Paolillo e Matteo Barbaro, presentava con nota protocollata al Comune di

Mascalucia una richiesta d’inserimento di nr. 15 stagisti senza che in realtà fosse stato attivato dal richiedente alcun tipo di stage e/o corso di formazione”. Istanza che veniva subito dopo accolta, -”sulla base della semplice e scarna richiesta “ scrive la procura- con una delibera di giunta votata dall’ex sindaco Salvatore Maugeri e dagli assessori Francesco Zito, Pasquale Paolillo, Matteo Barbaro, Nicolò Oliveri, Giovanni Rapisarda, Luciano Reina e Carmelo Ragona. La Procura accusa gli ex amministratori di aver successivamente riproposto il percorso formativo pur in assenza della pur minima richiesta da parte da parte di qualsiasi ente. Per questo ad assessori ed ex sindaco viene contestata la reiterazione del reato. Un ruolo nella vicenda, come dicevamo, ha anche l’ex capo area dei Servizi sociali, Marisa Raciti, per aver con determina individuato i capitoli di spesa e successivamente -accusano i magistrati- per aver in maniera del tutto arbitraria “assunto” su “segnalazione” una serie di soggetti senza rispettare alcun critero oggettivo. Maugeri e i suoi sette assessori oltre che di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche sono accusati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici perché “affermavano falsamente nella delibera di

giunta l’esistenza di uno stage aziendale regolamentato dal D.M. 25 marzo 1998 n. 142 in svolgimento presso la casa di riposo Villa Cristina (nella foto) gestita dall’associazione A.RI.A.L. ma anche di abuso d’ufficio perché al fine di commettere il reato “adottavano le delibere di seguito indicate in violazione di legge al fine di procurare intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale ai soggetti poi “assunti” per lo svolgimento del tirocinio di formazione. A Maugeri, Zito, Paolillo, Barbaro, Oliveri, Rapisarda, Reina e Ragona la procura etnea contesta anche il peculato “perché in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in concorso e previo accordo tra di loro, al fine di commettere il reato si appropriavano della somma complessiva di circa 40.000 sottraendola dai fondi del Comune di Mascalucia”. I pubblici amministratori coinvolti rischiano, oltre alle pena detentiva, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Adesso sarà il giudice dell’udienza preliminare Flavia Panzano a valutare la posizione dei singoli imputati valutando la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Catania. Parti offese dal reato anche i dieci lavoratori “assunti” nella convinzione di prendere parte ad uno stage. C. D. M.

Mascalucia. Sono tutti accusati di abuso edilizio in concorso. Tra di essi l’ex assessore Vincenzo Magra

A giudizio i soci della cooperativa “Adriana89”

C’è anche l’architetto Vincenzo Magra (nella foto), ex assessore della giunta Maugeri, tra i numerosi soci della cooperativa edilizia “Adria-

na89” accusati dalla Procura della Repubblica etnea di abuso edilizio in concorso nell’ambito della nota vicenda giudiziaria che ha coinvolto

alcune cooperative di edilizia popolare realizzate nel territorio di Mascalucia. Vincenzo Magra, che alle recenti amministrative ha corso per la carica di primo cittadino (poi sconfitto dall’attuale sindaco Giovanni Leonardi al turno ballottaggio), deve anche lui rispondere del reato di cui all’art. 44 lettera b del Testo unico per l’edilizia per “aver assentito alla progettazione e all’esecuzione in tutti gli alloggi, compreso quello allo stesso assegnato, di lavori edili, che comportavano un aumento di superfici e di volume oltre che la variazione dei prospetti, opere queste preordinate alla realizzazione finale di un organismo edilizio totalmente difforme rispetto alle previsioni progettuali assentite, in conseguenza della trasformazione del piano terra da gara-

ge a locale destinato ad abitazione comunicante con il piano sovrastante, della trasformazione del controsoffitto del piano secondo a solaio calpestabile con conseguente utilizzo di altra superficie e volume, tramite accesso attraverso foro e scala retrattile, della variazione delle sezioni con maggiore altezza del piano terra da mt 2.40 a mt. 2.70 e con l’innalzamento del colmo del sottotetto rispetto al solaio sottostante con relativa variazione della pendenza rispetto a quella prevista dal progetto approvato (da 32% a 42%)”. Con tutta probabilità, all’udienza in programma in questi giorni, il Comune di Mascalucia si costituirà parte civile com’è già avvenuto per i procedimenti penali a carico dell’altra cooperativa edilizia coinvolta

nella bufera giudiziaria. Una vicenda giudiziaria che, nell’ipotesi in cui l’architetto Vincenzo Magra l’avesse spuntata nel turno di ballottaggio, oggi avrebbe creato non poco imbarazzo istituzionale perché il Comune si sarebbe ritrovato a costitu-

Dopo le critiche dell’opposizione la parola al primo cittadino Domenico Rapisarda

Gravina, opere in corso: «entro il 2014 la fine dei lavori» che serviranno ad attivare tre cantieri, nei settori delle Manutenzioni e dei Servizi sociali. I cantieri occuperanno 60 lavoratori per un periodo di tre mesi. Le graduatorie, redatte in base alla normativa regionale, sono pubblicate all’interno del nostro sito”. Lavori di manutenzione della “Casa delle Arti”, ubicata all’interno della villa comunale, cosa ci dice?

Dopo le critiche della minoranza consiliare, lanciate dalle pagine del nostro giornale, adesso è il gruppo al governo del paese a dire la sua. A parlare è il primo cittadino Domenico Rapisarda, per gli amici Mimmo, alla guida del Comune da sei anni, dopo aver conquistato il secondo mandato alle recenti amministrative. Sindaco com’è iniziato il nuovo anno? “In questi giorni abbiamo attenzionato la manutenzione ordinaria degli impianti di pubblica illuminazione e semaforici posti sul territorio comunale. Abbiamo voluto un servizio in grado di provvedere alla manutenzione ordinaria degli impianti, mantenendo gli stessi in piena efficienza. Dobbiamo però

registrare che, in alcune strade comunali, l’efficienza degli impianti di illuminazione pubblica è stata compromessa non solo dalla normale usura ma anche a seguito di atti vandalici che speriamo non abbiano più a ripetersi. Abbiamo lavorato anche per dotare le strade cittadine di una nuova segnaletica orizzontale: una buona amministrazione passa anche per la sicurezza dei cittadini, pedoni o automobilisti, che ogni giorno si trovano ad attraversare le strade comunali. L’importo complessivo del servizio affidato ammonta a 24.400 euro”. Cantieri servizio, come si sta muovendo l’Amministrazione comunale? “ L’Amministrazione gravinese, ha avuto finanziati 255mila euro

“La villa Casa delle Arti, devastata anni fa per mano di vandali, sta per tornare al suo antico splendore. Siamo molto soddisfatti per l’andamento dei lavori di recupero ed adeguamento. La devastazione e l’incuria di questo importante edi-

ficio era da anni uno scempio al quale confidiamo di poter porre fine, salvo imprevisti, entro la tabella di marcia prevista per l’inizio della prossima estate. Nell’aprile 2012 attraverso finanziamenti europei, avevamo aggiudicato i lavori in via definitiva ad un impresa, per l’importo complessivo di 356.512 euro oltre iva. Stipulato il contratto, ed espletate le procedure burocratiche, i lavori hanno così potuto prendere il via. Un altro tassello importante del programma della mia amministrazione ma anche una grande soddisfazione per essere riusciti, in tempi di crisi e tagli, a reperire finanziamenti europei e aggiudicare importanti lavori pubblici che la comunità attende da anni”. Cimitero, qual è attualmente lo stato dei lavori? “L’ampliamento del cimitero comunale procede secondo i tempi indicati nel cronoprogramma e, se non ci saranno intoppi, confido che possa essere concluso entro l’anno in corso. I lavori riguardano la costruzione di 300 loculi con struttura in calcestruzzo armato da eseguire in opera. Si tratta di un’importante opera pubblica, prevista

nel programma dell’Amministrazione, che qualifica il nostro lavoro e viene incontro alle esigenze della comunità. Al momento si sta procedendo alla realizzazione dei loculi, che saranno assemblati in blocchi da 20, disposti 5 per fila, su 4 livelli e pensati anche per essere prodotti in blocco per eventuali successive richieste. Sia i percorsi pedonali che quello carrabile di servizio saranno realizzati con una pavimentazione con mattonelle autobloccanti. E’ prevista anche la realizzazione di due spazi per la cura delle decorazioni floreali delle lapidi e per la manutenzione ordinaria delle stesse. Farà parte dell’ampliamento anche un edificio, da realizzare con muratura portante, contenente i servizi igienico-sanitari, distinti per sesso e per portatori di disabilità. Per consentire un utilizzo adeguato del servizio cimiteriale ed una fruizione degli spazi, il progetto prevede l’esecuzione di diversi impianti, tra cui quello di pubblica illuminazione e di adduzione di acqua potabile. I lavori sono stati aggiudicati nella primavera del 2012 per l’importo complessivo di 600 mila euro, mediante prestito della Cassa Depositi e Prestiti, per circa 260 mila euro, e con fondi comunali per 340 mila euro”. Andrea Lino Pietro

irsi parte civile contro il proprio sindaco. Carmelo Di Mauro

San Gregorio, assolto il consigliere che disse “porco” al sindaco Il tribunale di Catania, quarta sezione penale, dott. Centonze in riforma della sentenza di condanna emessa lo scorso febbraio 2013 dal giudice di primo grado di Mascalucia, ha assolto l’ex consigliere del comune di San Gregorio di Catania Ivan Albo (oggi assessore e Vice Sindaco del comune etneo) dal reato di ingiuria perché il fatto non costituisce reato. Secondo il tribunale catanese, infatti, quell’epiteto del consigliere Albo all’allora sindaco Remo Palermo, definendolo “Porco”, altro non sarebbe stata che una reazione immediata ed in preda all’ira generata dal fatto illecito dell’allora sindaco Palermo che, intervenendo in replica ad un attacco politico dello stesso consigliere comunale, lo aveva ingiustamente insultato con gratuite insinuazioni ed offese personali. La vicenda risale allo scorso maggio 2011 quando, nel corso di una animata seduta consiliare, il consigliere Albo interveniva per sollecitare l’amministrazione comunale, allora guidata da Remo Palermo, a costituirsi in un procedimento penale che coinvolgeva tra gli altri imputati anche un dirigente dello stesso ente. A. L. P.


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1.600.000.000 di vecchie lire buttati al vento. Inadempiente la Cooperativa “Il Redentore”

San Pietro Clarenza e il presidio sanitario fantasma Doveva essere un presidio sanitario per i clarentini, oggi è solo un rudere. Nel corso del nostro viaggio in compagnia di una troupe televisiva de “La7” ci siamo recati a far visita a ciò che, dopo il finanziamento da parte della Regione Siciliana (allora di un 1.600.000.000 di vecchie lire) doveva essere un vero e proprio presidio sanitario, pronto ad accogliere persone con

handicap gravi e mirato al loro inserimento nel tessuto sociale. Avrebbe dovuto essere anche una casa di riposo per anziani ed un centro rieducativo per minori con l’attivazione di un presidio socio sanitario altamente specializzato. Dal canto suo, il Comune allora cedette un’area di 35.000 mq., senza far pagare oneri di urbanizzazione. Stando all’inadempienza del-

la cooperativa “Il Redentore”, il Comune di San Pietro Clarenza sta cercando di venire in possesso del terreno ormai ridotto in condizione pietose. Da queste pagine noi di “Paesi Etnei Oggi” tante volte abbiamo scritto della ingarbugliata vicenda. Pensate che per accedere all’immobile s’imbocca una stradina che si diparte da via Siracusa, a fondo na-

turale, pericolosa per il transito di auto, autocarri e moto. Insieme alla troupe de “La7” siamo giunti sul luogo e siamo rimasti senza parole: attorno all’immobile si è formata una enorme discarica di qualche migliaio di metri quadri. A fare da patrone del materiale nocivo di ogni genere, amianto, materassi, vecchi mobili, scarti di carrozzeria di auto, elettrodomestici,

residui di vernici, copertoni di auto, telai di moto e tanto altro. Passando oltre i rifiuti, si nota una enorme zona sciarrosa risalente alla eruzione del 1669, di rara bellezza, poi c’è la famosa colata a corde. Nelle spaccature di lava sono cresciuti arbusti di ginestre, con fioritura gialla. Il sito se ripulito e messo in sicurezza potrebbe divenire

Ospedale di Paternò, il sen. Torrisi contro la disinformazione: «alla città va detto il vero» Andrea Di Bella Freedom24

A seguito di alcune inesattezze rese note dalla stampa, il sen. Salvo Torrisi ha inviato al periodico Freedom24 una dettagliata precisazione sulla questione Ospedale a Paternò e la presunta soppressione di alcuni reparti. A seguito della visita a Paternò dell'assessore regionale Lucia Borsellino e della commissione regionale Sanità, questa la dichiarazione di Torrisi: "I risultati emersi durante l'incontro a Palazzo Alessi lo scorso 24 gennaio, alla presenza dell’as-

sessore regionale Lucia Borsellino ed alla commissione regionale Sanità, indica-

no chiaramente come tutti i nostri argomenti a favore del mantenimento dell'ospedale di Paternò fossero validi, e quindi il perché abbiano avuto accoglimento". "D'altronde non poteva essere diversamente, poiché abbiamo portato all’attenzione anzitutto numeri e dati statistici incontrovertibili che confermano l’indiscussa importanza strategica del “SS. Salvatore” di Paternò e dei suoi reparti". "Così, nello specifico, confermo il mantenimento del

Punto Nascite per il quale abbiamo ottenuto un’importante proroga per l'intero 2014: un anno in cui si avrà la possibilità di potenziare questo importante reparto concentrando in esso i parti delle madri paternesi, ma anche dell’intero territorio. Per quanto riguarda i reparti di Chirurgia e quello Trasfusionale, essi saranno mantenuti e vanno anch’essi potenziati. Pertanto, dall'incontro avuto a Paternò è emersa con forte evidenza la centralità del nostro ospedale in un territorio a servizio di un’utenza che supera le centomila unità". "Così, come tutti auspicavamo, la stessa commissione e

l'assessore hanno chiaramente espresso l'intenzione di rivedere il piano sanitario regionale, con un cambiamento di valutazione verso la nostra struttura sanitaria. Si tratta di un successo per quanti si sono spesi in questa battaglia, ovvero l'intera città. Quindi niente chiusura di Chirurgia e Punto Nascite, come è stato detto e talvolta riportato dalla stampa: alla città va detto il vero. Un risultato che adesso va tutelato attraverso gli incontri e l'impegno della politica, degli operatori sanitari dei cittadini, affinché possano essere migliorati i dati e i risultati dei reparti del nostro ospedale".

San Gregorio, in arrivo 48 nuovi loculi. La spesa totale sarà di circa 67.000 euro

Cimitero, scatta l’emergenza e…si corre ai ripari

L’emergenza a San Gregorio circa la mancanza di loculi disponibili presso il cimitero sarà presto ridimensionata. Una volta aver approvato il bilancio preventivo del 2013, infatti, la giunta comunale della nuova Amministrazione Corsaro ha stabilito, con delibera n.

153 del 31 dicembre 2013, che verranno aggiunti quarantotto loculi in più. La spesa totale sarà di circa 67.000 euro e il progetto per la costruzione è stato ideato dall’arch. Antonello Feroleto e dal geometra Massimiliano Cavallaro, entrambi tecnici dell’Area Territorio e Patrimonio comunale del Comune di San Gregorio. L’ultimo intervento nel cimitero in tal senso avvenne tra dicembre 2008 e settembre 2009, quando vennero co-

struiti cinquantasei loculi, oggi però tutti occupati. Per il Comune sangregorese, quindi, è scattata l’emergenza, come lo dimostrano le parole del sindaco Carmelo Corsaro, il quale ha spiegato che ciò rappresenta “una delle priorità della nostra Amministrazione, e per questo è in corso una procedura amministrativa atta a realizzare nuovi loculi per sopperire alla carenza di nicchie, in considerazione della necessità e dell’urgenza che si è venuta a creare. So – ha concluso il primo cittadino – come questi siano pochi, ma per il momento permetteranno anche di sistemare situazioni rimaste da tempo in sospeso”. Sulla scia di quanto detto dal primo cittadino, l’assessore ai lavori pubblici nonché vicesindaco Ivan Albo precisa che “fin dalle prime battute del mio insediamento mi sto occupando per la

risoluzione delle problematiche cimiteriali bandendo, dopo appena cinque mesi dall’insediamento, la gara per la realizzazione di cinquantasei loculi. A breve – ha concluso - avverrà anche la realizzazione dell’imponente struttura cimiteriale prevista col progetto di finanza rimasta inspiegabilmente ferma in passato e da oltre un anno”. Più polemico invece l’assessore al bilancio, Carmelo Chiarenza, per il quale tale evento rappresenta “un segnale importante da parte dell’amministrazione, ma non dovrà più accadere che si approvi il bilancio così in ritardo. La prossima volta – ha concluso lo stesso - si farà in modo di rientrare nei tempi, affinché si possa avere lo strumento finanziario disponibile e funzionale per dare risposte più immediate ai cittadini e fronteggiare in tempo possibili emergenze”. Francesco Patti

un enorme attrazione per tutti quei turisti che decidono di visitare le tante bellezze alle piedi del vulcano. Sulla questione, arriva la presa di posizione del sindaco clarentino Giuseppe Bandieramonte: “se non veniamo in possesso dell’immobile, i progetti rimangono solo parole, aspettiamo risvolti”. Michele Milazzo

Misterbianco, le segnalzioni secondo i lettori

Via Bufalino? Terra di nessuno!

L’illuminazione delle strade contribuisce alla sicurezza collettiva dei residenti e a quella di automobilisti, momotociclisti e pedoni, rendendo possibile la visibilità dei percorsi così riducendo il rischio di incidenti. Oltre ad assicurare una maggiore sicurezza negli spostamenti, permette di scongiurare atti di microcriminalità e contribuisce al senso di sicurezza e di benessere di ognuno. Nello specifico, trattiamo la via Gesualdo Bufalino ricadente nel Comune di Misterbianco, priva di illuminazione ed oltretutto piena di buche e senza asfalto. “Da anni ormai – asseriscono i residenti – facciamo reclami, solleciti e viaggi invano presso gli uffici del Comune, dai quali veniamo rinviati, con false speranze, di mese in mese, ma nulla si muove”. Sale quindi la preoccupazione da parte dei cittadini per lo stato di abbandono in cui versa tutta l’area in questione, presa di mira da malviventi, che approfittano del buio per prendere di mira case e autovetture. “Durante le ore notturne, la zona è spesso frequentata da sconosciuti, che cercano ovviamente spazi in zone come queste, spesso difficile ad essere intercettate dalle forze dell’ordine. I nostri figli sono preoccupati quando devono ritirarsi a tarda sera. Chiediamo – concludono i residenti – al primo cittadino misterbianchese Nino Di Guardo ed a tutta l’amministrazione comunale di intervenire al più presto affinché si possa godere dell’urbanizzazione, dell’illuminazione e di tutte le migliorie che ridiano decoro e decenza a quest’area figlia di Misterbianco. Giusy Percipalle


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Lo sfogo di Maurizio Giuffrida, uno dei titolari dell’azienda catanese “Job Creation”

Impianti pubblicitari, benvenuti nella giungla...senza regole

Affissioni e impianti pubblicitari, un tema caldo a Catania che da qualche tempo deve fare i conti tra concorrenza, abusivismo e sentenze del Cga. E su tutte le questioni del momento c’è quella che vede sfortunata protagonista la Job Creation Srl, azienda che da anni invoca il rispetto delle normative vigenti che adesso si vede messa a rischio da una sentenza quantomeno inaspettata. Ne abbiamo parlato con uno dei titolari dell’azienda, il dott. Maurizio Giuffrida che s’è sfogato al nostro taccuino raccontantoci le principali battaglie del settore e il rischio chiusura che pende sulla testa della Job Creation. Dott. Maurizio Giuffrida la Job Creation S.r.l. opera in un settore regolamentato da una disciplina ben precisa... “La nostra è un’azienda che detiene una sola autorizzazione di impianti pubblicitari per una quantità di 68 spazi (di simensioni 6x3 mt), spazi individuati all’interno del vigente Piano regolatore della Pubblicità di Catania in vigore dal 1997. Al contrario di tutte le altre società, che operano in città, questi spazi sono gli unici (assieme a quelli di un’altra sola società che ne possiede circa 250 di vario formato) in regola con le normative previste dalle leggi nazionali (D. Lgs. 507/93 e nuovo Codice della Strada del 1992). Molte altre aziende, infatti, operano in virtù di autorizzazioni rilasciate tra il 1989 e il 1991, che avrebbero dovute essere adeguate entro

il 1998 alle normative vigenti: ma tutto ciò non è accaduto, con la conseguenza che le “vecchie” autorizzazioni sono diventate assolutamente illegittime”. E in tutto questo come s’è mosso il Comune di Catania? “L’ente comunale non ha mai provveduto alla consequenziale e dovuta rimozione (o a limite alla prevista copertura dei messaggi pubblicitari riportati nelle suddette strutture), specie quelle più pericolose poste agli incroci delle strade, accettando, e non se ne spiega il motivo, questo stato di fatto. Ma come sono i rapporti con la concorrenza? “Dopo una serie molto cospicua di contenziosi, che traggono origine fin dal 1998, instaurati da diverse società del gruppo Alessi (Alessi S.p.A. appunto, Start s.r.l., Publiposter & Multimedia S.p.A.) contro il Comune e nei nostri confronti, da ultimo se ne è avuto uno per l’annullamento della nostra autorizzazione (Prot. 384 del 23/05/2012) il Cga di Palermo, a seguito del ricorso proposto dalla società Publiposter & Multimedia (dapprima in sede cautelare al TAR di Catania in data 23/10/2012 che però non lo ha accolto, e successivamente appunto al suddetto CGA di Palermo) ha disposto, con la Ordinanza n. 55/2013, la sospensione della validità della autorizzazione in quanto la stessa “autorizzazione comunale a installare impianti pubblicitari, impugnata avanti al Tar, appare allo stato in grado di alterare le regole sulla concorrenza e di ripercuotersi in modo negativo sullo sviamento della clientela”. Che ne pensa di questa decisione? “Tale ordinanza può certamente

considerarsi quantomeno bizzarra oltre che molto strana, e per far comprendere ciò bisogna chiarire un aspetto della vicenda e cioè che la società che ha proposto ricorso, la Publiposter & Multimedia, è una società di Palermo che sul territorio della città di Catania non possiede nessun impianto pubblicitario. Per questo non si riesce a comprendere perché la Job Creation possa fare concorrenza sleale e sviare la clientela”. E voi? “La Job Creation ha fin dal 2010, nella scia dei continui contenziosi di cui parlavo sopra, presentato all’ufficio competente del Comune di Catania (Ufficio Affissioni e Pubblicità) oltre che al Sindaco ed ai VV.UU. diversi esposti dettagliati con centinaia di foto con cui ha denunciato la situazione riguardante le società del Gruppo Alessi che si ritrovavano ad avere i propri impianti difformi dalle leggi in vigore perché non adeguate fin dal 1998, e quindi praticamente abusivi. Ci riferiamo in special modo al discorso già accennato relativo alle strutture pubblicitarie poste negli incroci e quindi pericolose per la pubblica incolumità e al fatto che le altre strutture fossero poste in siti non coincidenti con quelli previsti dal vigente piano regolatore sulla pubblicità. Ma tali nostre iniziative di denuncia, aumentate notevolmente nel corso del 2012 e 2013, non hanno mai portato di fatto a nessun riscontro fattivo e diretto sulle strutture (rimozione o copertura dei messaggi pubblicitari) ma solo alla predisposizione di alcune Determine Dirigenziali (gennaio – febbraio 2013) con cui il Comune, per cercare di metter una pezza alla situazione di assoluta illegittimità dallo stesso provocata, ha previsto di rinnovare le vecchie autorizzazioni risalenti al 1989/1991 (lasciando però le postazioni nei siti originari e quindi non conformi al nuovo Piano Regolatore) e nel contempo di revocare tutti gli altri spazi, circa 300, che si trovavano posti in violazione al C.d.S. e quindi pericolosi per la pubblica incolumità. Ma

a questo grande risultato, da noi ottenuto con i tanti esposti, non ne è però derivata nessuna azione coercitiva da parte dell’Ente, che ha continuato a non intervenire fattivamente, non andando quindi ad eliminare la pericolosità delle strutture poste agli incroci con il mezzo più immediato cioè la copertura dei messaggi pubblicitari”. Qual è la vostra situazione attualmente? “Noi invece a causa della (purtroppo per noi) incredibile ordinanza del CGA, abbiamo coperto la pubblicità commerciale fin dalla fine di marzo 2013. A questo punto abbiamo intrapreso l’iniziativa di fare stampare delle immagini e dei messaggi a carattere sociale come la foto di Falcone e Borsellino, la lotta al femminicidio, la campagna contro l’alcool per chi guida, contro l’abbandono degli animali e tanti altri. Ciò nella speranza che nel frattempo il Comune intervenisse anche nei confronti di chi lo stesso Ente aveva dichiarato non era in regola. Ma niente di tutto ciò”. E poi c’è la vostra dura presa di posizione, no? “Sì, alla fine del mese di ottobre, stanchi di ciò che stava maturando sotto ai nostri occhi e con il serio rischio, di lì a poco, di dover licenziare del personale per poi cominciare a

riflettere sulla possibilità anche di una chiusura aziendale, abbiamo deciso di ripristinare la pubblicità commerciale sui nostri spazi mirando altresì a vedere se il comportamento del Comune fosse per tutti univoco. Niente di tutto ciò, perché in data 04/12/13 gli attacchini del comune di Catania, su incarico del Dirigente, dopo una segnalazione della società Publiposter & Multimedia (quella che ci aveva fatto ricorso) hanno iniziato a coprire solo i nostri impianti e qualche altro di alcune società, (non nella posizione delle aziende con le autorizzazioni vecchie del 1989 e non più valide) completamente abusive”. Ma come avete reagito? “A questo punto per evitare di far

coprire tutti i nostri impianti dal Comune abbiamo deciso di farlo noi stessi con messaggi di protesta del tipo: - “ Perché il Comune di Catania non oscura o rimuove gli impianti pubblicitari pericolosi agli incroci? (art. 23 Codice della Strada)”; “ Perché il Comune di Catania ha sanato le postazioni esistenti che non rispettano il vigente piano regolatore sulla pubblicità?”. Come per incanto il Comune si è fermato. Le sopra indicate società abusive neo-nate che si erano viste coprire qualche impianto, immediatamente sono andate a ripristinare regolarmente i messaggi pubblicitari. Il Comune naturalmente, una volta finito il compito con noi, non si è più mosso. Come ulteriore grido di dolore e disperazione abbiamo altresì pensato di preparare ed esporre, in data 16 dicembre, il seguente messaggio: “ Il Procuratore salvi la Job Creation e 30 posti di lavoro”. A questo punto ecco nuovamente materializzarsi le maestranze comunali che ancora una volta iniziano e coprono solo noi e solo quest’ultimo nuovo messaggio. Quello che si vede oggi in giro è l’ultimo messaggio da noi proposto “La legge è uguale per tutti. La Job Creation continuerà a difendere il proprio lavoro”. In attesa che la legge faccia il suo corso nei secoli dei secoli... Andrea Lino Pietro

E’ la città maggiormente colpita con 9.371 furti e 4.937 ritrovamenti

Catania la regina dei furti di auto Il mese di dicembre è stato senza dubbio uno dei più ricchi di furti di automobili per la nostra città, le feste hanno purtroppo agevolato i ladri che, nel periodo natalizio, hanno fatto una vera e proprio razzia delle auto dei cittadini. Quello dei furti di auto è uno dei problemi più frequenti con cui hanno a che fare gli automobilisti catanesi, ed ormai il sentimento comune è di pura rassegnazione, non si cerca neanche più di combattere questo fenomeno. Anche tra le forze dell’ordine c’è lo stesso sentimento, quando ci si reca in questura per fare la denuncia si percepisce rassegnazione, come se

ci trovassimo davanti ad una battaglia persa in partenza. La Sicilia si trova, secondo i dati raccolti da Viasat group, al quinto posto tra le regioni italiane per il più alto numero di furti, Catania è, purtroppo, nella Regione il Comune maggiormente colpito con 9.371 furti e 4.937 ritrovamenti. La Fiat Panda ha il primato delle auto più ricercate, seguita a ruota dalla Punto e dalla Uno. Sono dati decisamente allarmanti che mettono in evidenza le difficoltà degli automobilisti, per i quali si aggiunge oltre al danno la beffa del costo elevato delle assicurazioni, conseguenza proprio di questo cat-

tivo trend etneo. Catania, soprattutto la terza municipalità, è da un po’ di tempo a questa parte tartassata dai furti e da atti di vandalismo, numerosi sono i casi di auto scassinate, date alle fiamme o finestrini spaccati. Impossibile stare tranquilli, senza un posto auto o garage, si vive con il costante timore di non trovare più il proprio mezzo. Facendo un giro proprio nelle zone più colpite e parlando con i residenti si scopre come molte persone abbiano già subito il furto non di una, ma di più mezzi di trasporto posteggiati nella loro via, per lo più i furti avvengono nelle ore notturne, in modo che solo nelle mattinate ci si accorge della scomparsa; in questo modo le macchine difficilmente vengono ritrovate, anche quelle munite di antifurto satellitare, il quale si dimostra utile solo nel caso in cui ci si accorga del

furto in tempi brevi, prima cioè che quest’ultimo venga rimosso o disattivato dalla vettura. I residenti della zona si dicono stufi di questa impotenza, dopo essersi attrezzati di ogni tipo di deterrente come catene, blocca sterzo o blocca pedali ora chiedono maggiore vigilanza da parte della polizia munici-

pale, il cui numero sembra essere insufficiente ad arginare il problema. Abbiamo raccolto qualche dichiarazione in merito “se nella nostra via in tanti abbiamo subito il furto della vettura vuol dire che le denunce di furti per questa strada sono moltissime, ma volanti che effettuino un controllo non se ne

vedono molte... Se mandassero delle volanti a controllare queste zone magari i furti potrebbero diminuire. Non so se possa funzionare, sicuramente qualcosa deve essere fatta, non possiamo comprare sempre auto per farcele rubare!” e aggiungono “ è assurdo ormai le auto vengono addirittura sequestrate, se rivuoi la tua auto devi pagare”. Abbiamo incontrato anche Fabio Currò, consigliere della terza circoscrizione, il quale ha dichiarato “Il fenomeno dei furti d ‘auto rappresenta, a Catania ,anche all’interno della terza circoscrizione, uno dei problemi costanti e purtroppo in forte crescita negli ultimi anni, soprattutto in determinate aree della Circoscrizione. La zona maggiormente interessata sembra essere la parte Nord-Ovest, riceviamo continuamente numerose segnalazioni dai cittadini residenti in via Mineo, via Costanza D’Arago-

na e via Orto dei Limoni. Inoltre, aggiungo che la scarsa illuminazione pubblica dei nuovi led voluti dall’amministrazione in sostituzione della vecchia illuminazione accentuerà , non di poco, il problema piuttosto che limitarlo. Urgono maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine e soprattutto l’interesse reale da parte dell’amministrazione di affrontare e limitare un problema che, per i cittadini della terza Circoscrizione ,è ormai diventata una piaga”. Effettivamente in alcune zone si sta provvedendo alla modifica degli impianti elettrici, i quali avranno sicuramente i loro pregi, ma basta circolare in queste strade per rendersi conto del cambiamento, le strade prima adeguatamente illuminate, si trovano ora in penombra; i ladri apprezzeranno sicuramente l’aiuto loro offerto. Claudia Fisicaro


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REGIONE

175 collaboratori per 90 deputati, un aumento del 19,8% rispetto al 2013

Ars, piove... governanti ladri Il Pd arriva a 30 assistenti per 17 deputati; il Pdl 23; Udc 11. Anche i Cinque Stelle ne assumono 17, raggiungendo il totale di 29 assistenti per soli 14 onorevoli Nunzio Condorelli Caff

“Pensiamo adesso che sono un principe, e come principe posso fare quello che voglio io...che potrei desiderare? ...Ah!...nu bicchiere di vermouth, tanto per stuzzicar l’appetito”. Con queste parole, quasi alla fine del II atto de “Miseria e nobiltà il grande Edoardo Scarpetta fa concludere il soliloquio al povero disgraziato” Felice Scosciammocca che si finge principe e nel frattempo a casa di un misero arricchito gli “scrocca il pranzo” e l’argento…. “Adesso sono un principe e posso fare quello che voglio”. È la frase clou del siciliano, che ha la scienza infusa, che vuole sempre avere ragione e si sente il sale della terra, l’indispensabile di questo e quell’altro mondo. Questi e tanti altri fattori, miscelati ad un’atavica volontà di voler “far poco quanto basta” e soprattutto al disinteresse per la cosa pubblica hanno fatto ottenere alla bella isola sul Mediterraneo il poco ambito riconoscimento

de Parlamento più costoso d’Europa e per certo fra i più inefficienti del mondo.

BUDGET 160.000.000 (Centosessantamilionidieuro)

LA CLASSIFICA DEL SOLE 24 ORE A stilare questa la classifica ci ha pensato il Sole 24 Ore, quotidiano del Biscione che a quanto pare di conti ed economia “se ne intende proprio proprio, bellezza mia” come direbbe Scarpetta. In effetti, qui c’è solo da leggere fra le righe del conto economico che annualmente presenta alla Regione (cioè ai contribuenti siciliani) la poco famosa Ars, ossia l’Assemblea regionale siciliana. E tutto per soli 90 deputati.

LE ALTRE REGIONI

La Lombardia con 80 consiglieri regionali (solo quelli siciliani si vantano il privilegio di poter essere chiamati deputati) costa 68 milioni di euro, senza però contare che ha quasi 10 milioni di abitanti contro i cinque stentati milioni della Sicilia. Il Piemonte del “mutandaro Cota” costa circa 62 mln di euro; la sudista e problematica Campania (che come a delinquenza, inefficienza ed elefantiasi non differisce molto dalla Sicilia) si limita a spenderne meno di 70 mln di euro.

SICILIA...ED IO PAGO Dei 160 mln, quasi 90 sono spesi per il personale, oltre i pensionati anche baby, “deputati”, “rimborsini” ai gruppi parlamentari e ovviamente …portaborse. Difatti in tempi di crisi, l’ultima novità dal quel di “Paliemmo” è rappresentata proprio dai portaborse. In tempi di magra, spending review, crisi e cinghie strette, rimborsi lenti, teatri che chiudono e artisti

a riposo forzato, i mega-presidenti in barba ai comuni “fantozziliani” cosa possono fare dei già numerosi portaborse in dotazione ad ogni consigliere? Aumentarli. Così 90 onorevolizzati hanno dal 2014 a disposizione ben 175 collaboratori, un aumento del 19,8% rispetto al 2013. Quasi due per ciascuno. La “madre” di questa ulteriore buffonata è il solito e ben sbandierato (per meschini interessi) Statuto speciale, molto utile a bloccare e rallentare qualsiasi progetto che possa porre il benché minimo risparmio. Il decreto lacrime (Fornero) e sangue (italiano) del famigerato sbocconiano Monti prevedeva la riduzione del personale collaboratore dei consessi politici: solo che in Sicilia, scandalizzati, i suoi deputati hanno provveduto a bloccare questa invasione di campo. Così, per darsi qualcosa da fare, in comune accordo e senza troppe proteste i deputati salvano i “contratti

in essere fino al 31 dicembre 2013”, provocando in due settimane l’esplosione delle richieste (oltre 60) per poter aggiudicarsi i 3.180 (tremilacentottanta) euro mensili. E fra gli “stabilizzati” spuntano anche contratti di colf e badanti. Ce n’è per tutti, senza distinzione di sesso, razza e colore politico. Se la madre dei cretini è sempre gravida, figurarsi la pancia dei nostri parlamentari. Solo che i cretini sono i “sudditi” di questa dittatura pseudo-democratica e le “panze” che crogiolano nell’indifferenza delle reali necessità del Paese sono invece quelle “onorevoli”. Non si può, visto il momento, che concludere con Scarpetta e con la sua più famosa maschera teatrale, il povero Felice Sciosciammocca: quando assume il suo momento di importanza fingendosi principe non mendica insulti e offese a coloro che lo credono voluto da Dio sul podio “egregio signore, noi in data odierna ci siamo degnati di venire in questa misera casa, al cospetto di lei

che in fondo, sebbene danaroso, è un disgraziato” dice all’arricchito cuoco. La vera amara, triste e umiliante realtà è che non ci sono, salvo sparuti casi, ereditieri della politica ma comuni cittadini (miseri) che diventati politici (nobili), hanno fatto il salto della quaglia, sono saliti su quel podio e diventati indifferenti ai problemi delle persone e al bene della comunità, interessati solo alle proprie tasche e al come mantenerle sempre gonfie e al sicuro, impedendo un qualsiasi positivo progresso culturale, sociale ed economico. Il problema è che loro sono come noi, sono anzi noi, e rispecchiano in tutto e per tutto la popolazione che li ha sostenuti, votati e subito dopo insultati. Quanti dei comuni cittadini, saliti o scesi che siano in politica non farebbero la stessa cosa. Il tutto sempre fra la “miseria vera e la falsa nobiltà” … si intende!

«Una Finanziaria senza alcuna logica di sviluppo» Il presidente di Confcommercio Sicilia, Pietro Agen, analizza e conferma la bocciatura del documento economico regionale “La bocciatura della finanziaria regionale rappresenta una sconfitta per tutti noi siciliani, anche per quelli che come Confcommercio Sicilia avevano espresso giudizi pesantissimi tanto sui metodi quanto sui contenuti. Infatti non è caduto un articolo, è caduta una manovra. Ricordiamo che fin dai

primi giorni del governo Crocetta, nel 2012, abbiamo segnalato la necessità di un taglio di spese generalizzato che permettesse una politica di sviluppo vero, basato sulla creazione di lavoro reale e non clientelare. Non siamo stati neppure presi in considerazione ed oggi si vedono i risultati”. A parlare della Finanziaria è il presidente di Confcommercio Sicilia, Pietro Agen che spiega così i motivi del suo disappunto per una bocciatura già prevista, già annunciata. “Il documento economico della Regione Sicilia – ribadisce il numero uno di Confcommercio Sicilia (nella foto)- è certamente peggiore di quanto avremmo potuto aspettarci. Dare un giudizio è abbastanza semplice e si potrebbe riassumere tutto nelle parole: “Al peggio non c’è fine”. Non c’è un intervento per lo sviluppo, nessun intervento per le imprese e si ha l’impressione che per il

governo regionale esistano solo i precari da sistemare, in un modo o nell’altro. Non si è compreso che senza le imprese non esiste lavoro vero e che i disoccupati giovani e non, vengono condannati ad emigrare o a vivere di vane speranze”. Analizziamo meglio la manovra finanziaria regionale.. “Davanti a

416 pagine ripetitive, con spese ricorrenti ed un investimento pari a zero, ad una manovra, quindi, favorevole ai tagli e che non punta alla crescita e allo sviluppo dell’Isola, non si può certo essere d’accordo. Debbo osservare che ci sono stati dei tagli, ma alcuni sono ingiusti come quello sui trasporti che non convince proprio. Non c’è nulla poi che possa servire a far nascere del lavoro vero, c o s ì

come non c’è nulla per il turismo e pensare di non predisporre una grande campagna turistica, anche con degli incentivi, è davvero inaccettabile”. Dall’analisi della manovra quale parte o aspetto l’ha colpita e sorpreso di più? “Sicuramente la voce dedicata al fondo per abbattere gli interessi per gli imprenditori che hanno fatto ricorso a prestiti nei centri Fidi. Ebbene in quel fondo sono stati messi 400 mila euro e quindi, a questo pun-

to, sarebbe stato meglio tagliare la voce. Indubbiamente il governo regionale non ha la minima voglia di puntare sullo sviluppo, sulla crescita, tanto che la somma destinata agli investimenti è di una decina di milioni. Sono poi davvero sorpreso per la mancanza di confronto con le imprese e per la presenza nel documento di tantissimi paradossi”. Vista la consistenza della legge di stabilità regionale e la sua bocciatura, a cosa vanno incontro le imprese? “Sicuramente si affronta il 2014 con pochissime speranze di ripresa, anzi col rischio di colare a picco. Non si è trovato un solo strumento per aiutare le imprese ad uscire da una situazione disastrosa, ma in compenso, però, la Regione si carica i costi insostenibili di migliaia di precari e di lavoratori della formazione. Ad esempio al Ciapi di Priolo sono stati

caricati i 1750 dipendenti di Palermo, dopo l’esplosione dello scandalo e adesso l’ente ne ha circa 3000. E aggiungiamo poi i 30 mila dipendenti, 2000 dirigenti, 20 mila precari della Pubblica amministrazione, Forestali e tutto il resto. Credo quindi che sia impossibile parlare di ripresa e di futuro in Sicilia se non si cambia registro”. Le imprese, i siciliani, cosa si dovranno aspettare dal 2014 appena arrivato? “Lo ribadisco, nella nostra terra andiamo incontro ad una stagione di sofferenza, di disagi, di crisi assoluta. E la cosa che più indigna è che nessuno si affretta a trovare rimedi, si vive alla giornata, non c’è alcun disegno, ma noi, comunque, come Confcommercio, siamo sempre pronti al confronto e se non cambieranno le cose anche ad attivare iniziative forti”. Maurizio Giordano


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ACESE

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Aci Sant’Antonio: e alla fine fu dissesto Una delibera storica per il bel paese del Casalotto. I passaggi salienti

Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2013 il civico consesso santantonese ha votato la delibera che apre ufficialmente la fase di dissesto seguendo, quindi, la sorte che in zona è finora toccata solo al Comune di S. Venerina. Nel corso della seduta, inutile dirlo, a tratti burrascosa, l’opposizione ha cercato, senza riuscirci, di convincere la maggioranza dell’opportunità di percorrere strade alternative: il consigliere Alfio Puglisi, già Pdl oggi Forza Italia, ha

Davide Quattrocchi

E alla fine fu il dissesto. Vi abbiamo raccontato come questa eventualità fosse stata presa in considerazione dall’amministrazione guidata dal sindaco Santo Caruso già nel mese di novembre a seguito di una allarmante comunicazione della Corte dei Conti ma in fondo in fondo nessuno sperava di dover davvero subire quest’onta.

I FATTI

anche presentato un possibile piano di risanamento comprensivo di tagli a spese e servizi che però non è stato giudicato sufficiente dalla maggioranza e dall’amministrazione. Quest’ultima, sulla base della linea già indicata nel corso di diversi incon-

tri pubblici svoltisi nel mese di dicembre, ha ritenuto il dissesto finanziario la soluzione migliore e l’unica in grado di far voltare pagina all’ente.

DELIBERA STORICA A votare la storica delibera in Consiglio sono stati dodici consiglieri mentre in sei si sono dichiarati contrari (Pulvirenti, Sapuppo, Pappalardo V., Maccarrone, Adorno, Puglisi); assenti i consiglieri Mita e Cannavò. Nel corso della seduta il primo cittadino Caruso ha così commentato: “E’ un momento storico per Aci S. Antonio ma anche un punto di ripartenza. L’impegno mio e di tutta la giunta è adesso quello di far sì che i sacrifici chiesti ai cittadini vengano ripagati con servizi ottimali e un’azione amministrativa trasparente, in continuo contatto con la comunità”. L’OPPOSIZIONE Su ben altra posizione l’opposizione che parla, invece, di una scelta “scel-

lerata”: “L’amministrazione Caruso – ha spiegato Alfio Puglisi- ha continuato ad insistere sulla delibera prodotta nei giorni precedenti rifiutandosi di tornare indietro; ciò senza prendere in considerazione la proposta della minoranza che aveva individuato una via diversa e meno dolorosa per risolvere i problemi economici. Spulciando i conti capitolo per capitolo, abbiamo infatti individuato 95 mila euro di maggiori entrate e 560 mila euro di tagli, anche dolorosi come quello di qualche servizio alla collettività. A nostro avviso questo sarebbe bastato ad evitare il dissesto e invece l’amministrazione, che evidentemente aveva obiettivi prefissati che a noi ci sfuggono, ha proseguito a percorrere con decisione la strada del dissesto”.

LA MAGGIORANZA Sulla stessa linea dell’amministrazione, invece, Rosario Pappalardo, capogruppo di Movimento santantonese in maggioranza: “Nessuna sorpresa di fine anno e nessun “regalo” è stato recapitato ai cittadini santantonesi da parte della maggioranza di questo consiglio comunale. Una decisione dovuta e non voluta, per certi

Acireale, dopo un dibattito durato ben 7 anni arriva l’approdo definitivo

Abusi in aree parzialmente vincolate, ecco la nuova direttiva Con direttiva sindacale del 23 gennaio, il sindaco Nino Garozzo, ha dato disposizione al dirigente caposettore urbanistica perché riapra e riesamini le istruttorie, con eventuale revoca degli atti già adottati, circa le pratiche di condono presentate ai sensi della legge 269 del 2003: abusi commessi in aree di inedificabilità relativa (aree parzialmente vincolate). La direttiva sindacale è stata emanata a seguito di una decisone del Cga (sez. riunite) che dà il via libera sul piano amministrativo alla istruzione, esame e rilascio del condono in aree parzialmente vincolate, pur rimanendo la competenza al giudice penale degli effetti eventualmente estintivi del condono. “Sembra l’approdo definitivo, dopo una rincorsa durata ben 7 anni, e cioè dal 26 ottobre 2007 quando ad Acireale organizzammo un convegno con la partecipazione di tutti i comuni siciliani, e il significativo contributo dell’Associazione geometri acesi, Associazione ingegneriarchitetti acesi e l’attivissima Associazione forense di Acireale – commenta il primo cittadino acese -. In quella occasione, ravvisammo la necessità che la Regione legiferasse immediatamente, conformemente a quanto fatto da altre regioni, in particolare la Lombardia”. La Legge specifica approvata dalla Regione Lombardia, infatti, aveva superato il vaglio di costituzionalità ottenendo anche il parere dell’Avvocatura dello Stato. In sostanza, prima della Legge della Lombardia, l’indirizzo assunto era quello che il condono non coprisse non solo gli abusi commessi in aree con vincolo assoluto di inedificabilità, ma anche quelli con vincolo parziale, in una regione, la Sicilia, in cui sostanzialmente tutto il territorio è vincolato anche solo da motivazioni paesaggistiche. “Questo aveva creato intollerabile e grave discriminazione della Sicilia rispetto ad altre regioni che prontamente avevano legiferato, in particolare la Regione

Lombardia - dice ancora il sindaco -. Per superare la discriminazione, proprio da Acireale nacque un vasto movimento che sollecitò la Regione Siciliana perché approvasse una norma fotocopia di quella della Regione Lombardia”. Le attese, però, furono disattese e il processo legislativo si arenò, anche perché furono inseriti dentro una norma che avrebbe potuto essere semplice e lineare, altri tipi di abusi. I comuni, pertanto, in questi anni sono stati costretti – anche per evitare responsabilità penali dei dirigenti – a far partire gli avvisi preliminari di rigetto delle istanze, mentre le soprintendenze non hanno rilasciato pareri perché trattavasi di abusi in aree vincolate, primo passo, questi, del completamento delle procedure che andavano a completarsi con l’acquisizione al patrimonio pubblico e la demolizione dei beni non condonati. Con la beffa, per i proprietari, di essere condannati, pur avendo pagato l’oblazione di condono prevista da una legge dello Stato. Recentemente, però, la svolta: il Cga è tornato sull’argomento e con decisione articolata – pur rendendosi conto delle difficoltà interpretative – ha ritenuto corretto aderire ad una tesi sollecitata da un privato. Il massimo organo giurisdizionale dell’Isola, ha deciso che, fermo restando la non condonabilità di abusi effettuati in aree con vincolo assoluto, ha stabilito che nelle aree parzialmente vincolate è possibile la sanatoria, previo acquisizione del parere delle autorità preposte al vincolo (ad esempio, le soprintendenze). “Il giudice amministrativo, al fine di advenire al risultato, ha distino dal resto il piano penale, su cui non può incidere, sostenenIl sindaco Garozzo: “Assieme a molti comuni siciliani, abbiamo condotto una battaglia perché la Regione adottasse una legge, sempre promessa e mai approvata

do che la procedura amministrativa può invece portare alla sanabilità delle opere in aree parzialmente vincolate – conferma il sindaco -. Ad Acireale sono 304 le pratiche a rischio rigetto da parte dell’ufficio e, in parte, gli uffici comunali avevano anche iniziato le procedure di diniego. La decisione del Cga, sotto il profilo amministrativo, oggi cambia la prospettiva. Dopo 7 anni, finalmente, anche le 304 pratiche del Comune di Acireale (migliaia in Sicilia), potranno essere riesaminate anche ove vi siano state revoche in auto tutela da parte del dirigente, ovviamente per le aree parzialmente vincolate”. Il sindaco chiude dicendo: “Assieme a molti comuni siciliani, abbiamo condotto una estenuante battaglia perché la Regione adottasse una legge, sempre promessa e mai approvata. Sarebbe bastato copiare quella della Regione Lombardia, dando le stesse opportunità alla nostra Sicilia. La decisione del Cga, adesso, consente la chiusura di un percorso attraverso la distinzione tra effetti penali e amministrativi. Non possiamo dimenticare, però, che se il legislatore fosse stato più attento e chiaro, si sarebbero evitate condanne emesse dai giudici penali che non hanno potuto applicare gli effetti estintivi del reato a seguito del pagamento dell’oblazione. Noi non siamo favorevoli ai condoni, ma se lo Stato li prevede è giusto che tutti i cittadini siano trattati allo stesso modo. E’ stato questo il senso della battaglia di questi anni”.

versi drammatica e inaspettata. È chiaro che la maggioranza non è chiamata a ricercare le responsabilità politiche o amministrative, bensì a risollevare le sorti di questo comune, sobbarcandosi tante responsabilità e cercando, ove possibile, di creare le condizioni per un nuovo sviluppo per il bene di tutti i santantonesi. Una scelta di responsabilità, di pulizia e di trasparenza che gli elettori si aspettano da questa nuova classe politica e nella quale hanno riposto le residue speranze durante le recenti elezioni amministrative. Adesso non ci resta che chiudere definitivamente con il passato e ripartite, con fatti concreti che ci permet-

tano di dare risposte immediate ai sacrifici economici richiesti ai nostri concittadini”.

LA NOMINA DEI COMMISSARI Adesso si attende la nomina dei tre commissari nominati dal Ministero che si occuperanno di risanare il dissesto. Intanto, però, tutte le aliquote all’interno del territorio santantonese sono automaticamente schizzate al massimo previsto dalla legge in un momento di crisi generalizzata che non ha finora sicuramente risparmiato il bel Paese del Casalotto.

Locazione Centro di Raccolta per i rifiuti urbani: è scontro Che lo sport, purtropIndividuata un’area di po, difficilmente sia fra le priorità di una pubblica parcheggio del campo amministrazione è un fatsportivo di Santa Venerina to consolidato che dovrebbe far riflettere ogni cittadino sui danni presenti e futuri che questo atteggiamento causa alla crescita sociale di un popolo ma che addirittura in un’area sportiva si pensi di creare un centro di raccolta per i rifiuti urbani è una notizia che lascia davvero sconcertati e ci fa cadere a livelli di arretratezza culturale non paragonabile perché offensivo anche nei confronti di sistemi amministrativi appartenenti a nazioni non propriamente avanzate. In sintesi, qualche settimana fa, si è approvato in consiglio comunale, da parte della maggioranza consiliare il Piano triennale delle Opere Pubbliche 2013-2015 dove fra le altre cose si individua un’area di pertinenza del campo sportivo comunale come luogo dove costituire il Centro di Raccolta Comunale ad utilizzo diretto dell’utenza per il conferimento di tutte le frazioni di rifiuti previsti dalla legge. Una scelta contestata con forza dai consiglieri di minoranza, che hanno poi abbandonato l’aula, non nel merito dell’ iniziativa, utile per incentivare la raccolta differenziata sul territorio comunale, già avviata con buoni risultati da alcuni anni, ma sulle modalità di scelta del sito che lascia trasparire una “superficialità di pensiero ma anche di programmazione su scelte importanti per lo sviluppo del paese su cui si invitano i cittadini a riflettere ed a esprimersi” come gli stessi consiglieri di minoranza hanno sottolineato nei loro interventi sull’argomento. L’area in questione infatti, ha destinazione urbanistica come parcheggio a servizio per il campo sportivo comunale, dallo stesso luogo vi è l’accesso per il pubblico verso le tribune interne ed i servizi igienici ed infine, non meno importante, è una delle aree di ammassamento in caso di calamità già utilizzata in passato dalla protezione civile in occasioni di emergenza. Insomma tanti validi motivi non portano certamente a considerare ottimale una tale scelta che fra l’altro, per essere resa operativa ha la necessità di essere adeguata con interventi calcolati dal Dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale in circa 150 mila euro. Ed allora perché non spenderli in altra idonea area che si potrebbe individuare anche nella stessa zona, ma non dentro il campo sportivo? Una domanda che attende risposte e su cui certamente si ritornerà a parlare. Angelo Silvio Musmeci


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JONICA

Nella città ancora coperta di cenere, gli utenti sono costretti a lunghe code

L’ufficio Tributi di Mascali è off limits “Non è ammissibile tollerare questi pesanti disservizi. I cittadini avrebbero dovuto essere informati per tempo sugli orari d’ufficio magari attraverso l’affissione di cartelli, evitando lunghe code proprio nell’androne del palazzo municipale. Nessun addetto comunale, infatti, ha fornito informazioni, in molti si sono arrangiati organizzando i turni con il numero, tra non poche difficoltà. Non è accettabile che un Ente pubblico tratti i propri cittadini in questo modo; sarebbe stato opportuno predisporre

dei locali per l’accoglienza del pubblico, evitando le scene che si vedono quotidianamente, peraltro in un clima di grane tensione”. E’ la denuncia durissima del Comitato civico “La Nostra Mascali”, per bocca del coordinatore del sodalizio cittadino Giovanni Pellizzeri. Il Comitato, infatti denuncia con forza “i molteplici i disservizi che, con l’inizio del nuovo anno incidono fortemente sulla collettività. Da alcuni giorni i cittadini mascalesi si sono visti recapitare bollette di ogni tipo,

in particolare afferenti al servizio idrico, casa e rifiuti. Nei giorni scorsi in Municipio è andata in scena la disorganizzazione dell’Ente. Decine di utenti accalcati sin dalle prime ore del mattino nell’androne del palazzo di città, in attesa di potere raggiungere gli uffici”. Le difficoltà principali riguardano le numerose persone anziane costrette a lunghe attese all’addiaccio e senza un posto a sedere. La portineria del Comune impropriamente trasformata in ufficio informazioni e assediata da decine di

cittadini infuriati per le lunghe attese. Una situazione di autentico disagio che il comitato civico La Nostra Mascali non può non denunciare con forza. A Mascali, intanto, in tema di disservizi, sono parecchi ancora i cumuli di cenere vulcanica. E nonostante sia stata predisposta la rimozione, molte zone del centro ospitano quelle che ormai sono diventate delle microdiscariche e non solo di cenere vulcanica. Anche su tale questione, il Comitato civico “La Nostra Ma-

scali”, sollecita un intervento programmato e possibilmente in tempi rapidi per la pulizia delle strade. Particolarmente allarmante il quadro che si presenta davanti al plesso di scuola primaria di via San Giuseppe a Carrabba di Mascali.

All’ingresso dell’edificio scolastico a pochi metri dallo spazio ludico primeggia ormai da lungo tempo una mortificante discarica di cenere mostrandosi ai tanti bambini che frequentano la scuola. Furio Pamami

Cittadini contro il degrado: la denuncia parte dal web ed arrivano i dossier

Strade di Giarre? Un colabrodo tra pozzanghere e buche

Sono incalcolabili e di numero crescente le segnalazioni di buche o avvallamenti o di dissesto delle strade a Giarre. Una situazione annosa, ereditata dall’attuale amministrazione che non riesce a dare risposte adeguate ai cittadini, se non attraverso interventi tampone assolutamente inefficaci. Occorre-

rebbe da parte del settore lavori pubblici del Comune etneo, prendere coscienza del dato che rattoppare le strade non solo non è sicuro, ma non risolve il problema. Chi si mette in viaggio tra le vie di Giarre, può facilmente notare lo stato delle strade cittadine, ridotte a colabrodo per anno-

sa incuria e/o cattiva manutenzione. A cosa è dovuto questo effetto a Giarre? Nella maggior parte delle arterie sicuramente a lavori non eseguiti alla perfezione nel corso degli anni, mai forse adeguatamente controllati dai responsabili e al cosiddetto “effetto rattoppo”. Nell’epoca del 2.0 la denuncia parte dal web, e così anche i cittadini giarresi e non con pc e tablet sui propri profili o su diverse pagine facebook, documentano implacabilmente lo stato delle strade “made in Giarre”. Navigando online è facile imbattersi in impietosi dossier fotografici intitolati “I grandi crateri di… Giarre” o ancora “Buche di Giarre” o ancora “inciviltà a Giarre”, iniziative con le quali i cittadini voglio far emergere il continuo disagio nel percorrere su due o quattro ruote la città evidenziando anche il continuo pericolo in

cui incorrono. In particolar modo, ad esser colpiti sono i mezzi a due ruote: l’asfalto in molte zone della città non esiste più e le strade assomigliano sempre di più al tipico formaggio svizzero con i buchi: il gruviera. Chi sta peggio? Certamente le strade più trafficate. Sia sul web, sia addirittura perfino mediante interrogazione in Consiglio comunale, vengono indicate le strade nelle quali è prioritario intervenire, come ad esempio: le vie Sacerdote Penturo(ex Strada 37), S. Matteo, Strada 85, Cavour, Palermo, Mascagni, viale delle Province, Settembrini, Federico II di Svevia, Strada, Paoli, Della Regione, Foscolo, Carolina, Libertà e Cairoli, solo per citarne alcune. E con la pioggia tutto peggiora. Basta un poco di acqua e le strade non esistono più. Con l’ondata di maltempo, ma anche con semplici acquazzoni su di-

verse strade cittadine si sono formate nuove buche, piccole frane e cedimenti o addirittura si rovinano nuovamente le strade già asfaltate che recato non pochi disagi a chi viaggia. Adesso ad essere intaccato è perfino il basolato delle storiche via Callipoli e corso Italia! Non ci sono interventi di manutenzione sufficienti e qualora sussistano non sono mai risolutivi: si rattoppa come si può, ma il risultato non è mai buono. Nonostante l’intervento della squadra di lavoro addetta a questo (quando è possibile e solamente in casi di vera emergenza!) i “rattoppi” non sono mai decisivi anche perché per una sistemazione definitiva servirebbero parecchi fondi, dei quali l’amministrazione comunale non dispone. A Giarre, dunque, si può parlare di una vera e propria ““Emergenza strade” sem-

Via Ruggero

pre crescente. Il sindaco Roberto Bonaccorsi e l’assessore ai Lavori pubblici, Giovanni Finocchiaro, conoscono bene la problematica e per cercare di fare qualcosa di pratico, sembra abbiano presentato nel Piano triennale delle opere pubbliche una serie di progetti che riguardano, nella prima annualità, la manutenzione di alcune strade, che per criticità meritano particolare attenzione. Il problema drammatico è sempre quello di

trovare la necessaria copertura finanziaria, che nel caso di Giarre dipenderà dal Piano di riequilibrio dell’ente. Intanto, continua l’opera di monitoraggio delle buche nelle strade più colpite per effettuare le solite riparazioni di rattoppo temporaneo. Il rifacimento di parte di via Luminaria, in un piccolo tratto, rappresenta una piccola goccia nell’oceano delle strade dissestate giarresi. Mario Pafumi

Di origini giarresi decide a ventisei anni di lasciare la sua città, perchè non accettato

Intervista gay: storia di Federico ed un ex fidanzato che lo perseguita

L’intervista di questo mese è incentrata su Federico, un giovane gay 26enne, di origine giarresi e trasferitosi da 4 anni a Firenze per studio. La sua storia è particolare, molto forte per alcuni argomenti e sopratutto intensa a livello emotivo. Incontrato un ragazzo mentre era ancora nella sua città d’origine, la storia tra loro due si è conclusa. Federico non era innamorato, mentre Antonio sì. Cose che capitano, purtroppo, nella vita di ciascuno di noi. Ma Antonio non si è dato per vinto e per anni il passato ha perseguitato Federico, anche a chilometri di distanza, attraverso minacce, ricatti… e un tentativo di suicidio. Dopo il salto, la sua

storia: Parlami di te... Mi chiamo Federico, ho 26 anni, sono di origine catanese e vivo a Firenze da circa 4 anni. Mi sono trasferito per studio e intanto mi sono cercato un lavoretto part time per coprire qualche spesa. Divido casa con due ragazzi etero e mi sto laureando. Quando hai capito di essere gay? Non ti so dire, me ne sono reso conto tipo a 18/19 anni quando è entrato internet a casa (sorride). Alle superiori ero comunque lo sfigato: mai baciato una ragazza, timidissimo… Beh diciamo che ho capito cosa mi eccitava di più e perché mi incazzavo coi porno tagliati delle tv private (non fanno mai vedere un pisello, hai notato?). E poi soprattutto ho scoperto la chat dove sono riuscito a parlare con qualcuno nella mia stessa “condizione” Ed eri ancora a Giarre in famiglia. Come vivevi la cosa? Era dura all’inizio? Sì, in famiglia era un casino… Ho dovuto parlarne per forza con mio

padre quando ha scoperto dei siti sulla cronologia, che ho imparato a cancellare in un microsecondo. Mi ha preso da parte e mi ha detto cosa aveva trovato: gli ho inventato che li avevo visitati per curiosità e da allora ho cancellato files temporanei, cronologia, ecc ecc. Penso che abbia poi fatto finta di niente… Calcola che nella mia famiglia vige molto l’ipocrisia cattolica e quell’essere siciliani stile anni 30. Ipocrisia cattolica: spiegami meglio? Quella volta credo che mio padre abbia tenuto nascosto la cosa, è stato solo un episodio isolato. Anche mia madre non ne ho mai parlato, fino a quando non ho tirato fuori io l’argomento. Ma per arrivare a parlare bene di quello devo tornare indietro… Ok, raccontami... Mi spiego meglio: il secondo ragazzo che ho incontrato è stato il primo con cui sono andato a letto, era del mio stesso quartiere. Ci siamo frequentati per circa un anno, dopo di che lui ha iniziato a dirmi che era innamoratissimo di me ecc. io a quel punto gli ho detto che non provavo lo stesso nei suoi confronti e ho rotto. Siamo rimasti in contatto come amici, io nel frattempo mi sono spostato a Firenze, lui in un’altra città. Dopo un mese mi ha detto che gli avevano diagnosticato un tumore. Io, che tengo in grandissi-

mo conto l’amicizia, ho iniziato a stargli il più vicino possibile, al telefono soprattutto vista la distanza e in questo modo sono entrato nella sua trappola. Trappola? Vai avanti… Mi faceva molta pena, era distrutto per lui. Quando ci vedevamo si sentiva male, sveniva… chiaramente quando dicevo che volevo uscire fatalmente lui aveva una crisi e dovevo passare la serata con lui al telefono. Quando ha capito che io stavo mollando un po il colpo, ha finto di tentare il suicidio per colpa mia. Mi arrivavano anche sms dal cellulare di sua madre e pensai che lei sapesse di noi due. Si fece vedere da me con i polsi bendati. Io iniziai a sospettare in parte che ci fosse qualcosa che non quadrava … Poi tutto degenerò. In che senso? La cosa è degenerata sempre più, fino ad arrivare alle minacce. Ho scoperto che mi aveva frugato nel portafogli e trovato indirizzo e numero di telefono dei miei. Sicché quando si arrabbiava con me per qualcosa squillava ai miei genitori. Ecco divorato dai sensi di colpa e aveva anche paura: lui chiamava a casa dei miei genitori anche alle 4 di notte. Per anni, io a Firenze e lui in un’altra città, mi teneva sotto controllo: dovevo tenere nascoste le mie storie e se lui fiutava qualcosa, scat-

tava la minaccia. Arrivavo a fargli uno squillo ogni 5 minuti per fargli capire che ero da solo e non con un altro ragazzo… La cosa mi ha talmente stressato da avermi portato alla depressione: ecco perché devo ancora laurearmi a 26 anni… Ma non hai pensato di ribellarti? Parlare ai tuoi, affrontare lui una volta per tutte, rivolgerti anche alla P olizia…. Non volevo coinvolgere i miei genitori in alcun modo, se per caso si metteva a fare una scenata davanti a casa mia era un casino. Nel quartiere tutti si conoscono paesino e i miei li conoscono tutti. E come ne sei uscito da questo incubo? Ho incontrato un ragazzo che mi ha capito e supportato tantissimo e sono arrivato a dire tutto ai miei spiegando perché non mi laureavo, e che ero gay. E gli ho anche raccontato del tizio, ma in forma meno morbosa o ossessiva, tralasciando alcuni dettagli. Ma che quello mi ha portato alla depressione… A quel punto il tizio ha capito che non aveva più l’arma più importante per minacciarmi e lentamente si è arreso, ha provato a ricattarmi ancora una volta per andare a letto con lui, ma a quel punto ero forte… e gli ho sputato in faccia. E come hanno reagito i tuoi

al coming out? Pianti e discorsi tali per cui se non fosse stata pesante la situazione avrei iniziato a ridere. Del tipo “Noi non ti abbiamo insegnato così” oppure “E’ colpa di Firenze”Hanno anche tentato la carta del non farmi tornare a Firenze, ma io mi ero trovato un lavoretto e quindi ero in parte “indipendente”. Per tornare al discorso dell’ipocrisia cattolica, la mattina dopo il mio coming out, le lacrime e le discussioni, mia madre è entrata in camera mia, come nulla fosse, a chiedermi cosa preferissi per colazione… Mi hanno poi mandato al consultorio che in realtà io ho usato per aiutarmi a uscire dalla depressione che mi aveva preso, avevo ancora strascichi della cosa. Ora con loro parlo poco o niente della mia vita privata: sapevano che ero fidanzato fino dicembre 2013, ma in maniera molto blanda E ora come stai? Ora bene, ne sono uscito quasi completamente, non sono dovuto passare da antidepressivi o simili, ne sono uscito andando al lavoro tutti i giorni, trovando degli amici, insomma ricreandomi una routine che era totalmente persa prima e sono pronto per una nuova storia dopo quella conclusasi qualche mese fa. Andrea Lino Pietro


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SPORT E CUL TUR A CULTUR TURA

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La politica come vocazione: il bene comune e l’impegno della Chiesa Il saggio di Elia Torrisi. Parla il giovane 20enne autore del libro Il volume, prima produzione libraria del giovane Elia Torrisi (Catania, 1994) studente universitario dai molteplici interessi, per dirla con le parole di Salvo Patanè (docente di Storia dell’Arte nei Licei e architetto professionista. Impegnato fin da giovane in politica) è una particolare indagine volta a dare delle risposte circa “Il lavoro intellettuale che anima il fondo di ogni impegno politico”. Il giovane Torrisi, nonostante l’età ha già maturato importanti e significative esperienze in campo sportivo (medaglia di bronzo al campionato nazionale Kung-Fu nwl 2003); in campo musicale: ha conseguito, nel

2007, la licenza di teoria, solfeggio e dettato musicale presso l’I.M.P. “Arturo Toscanini” di Ribera (AG) e, nel 2010, la licenza di pianoforte complementare presso l’I.M.P. “Vincenzo Bellini” di Catania riportando il massimo dei voti; in campo letterario (alcune sue poesie hanno ricevuto riconoscimenti in concorsi locali e nazionali, fra cui il premio AVULSS -2005, Palermo - ed il Premio “Santa Maria della Luce” 2006, Mattinata - indetto dall’Accademia Internazionale “Il Convivio”; 1° classificato, per la capacità critica dei fatti, al III concorso a tema indetto dalla sezione di Giarre del comitato “10 Febbraio” nel 2012); in campo politico (ha ricoperto a vario titolo incarichi di rappresentanza studentesca. Socio di Azione Cattolica Italiana, Fuci, Addiopizzo, Legambiente e Rifiuti Zero Sicilia, è, inoltre, membro del partito democratico, dell’associazione Giovani Cisl e del movimento Liberiecittadini. Ha aderito a Italia Futura dal 2011 al 2012. Ha sottoscritto il Manifesto del Gruppo Spinelli, “La Buona politica per tornare a crescere”, manifesto del Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro e “Verso la Terza Repubblica”, appello lanciato da Italia Futura. Dall’anno accademico 2012 - 2013 studia Economia e Scienze

Sociali nell’università commerciale “Luigi Bocconi” di Milano, dove continua ad impegnarsi nell’attività di rappresentanza studentesca. Il 9 e il 10 giugno 2013, in occasione delle elezioni amministrative, è stato candidato al consiglio comunale di Giarre nella lista giarresi. Il 26 ottobre 2013 è stato eletto componente del coordinamento del circolo democratico “Vigentino - Angelo Vassallo” di Milano. Il 17 novembre 2013, a sostegno della candidatura nazionale di Matteo Renzi, è stato eletto delegato presso la Convenzione Metropolitana di Milano per il congresso del partito democratico. Ha pubblicato il suo primo pamphlet, nello stesso mese, riscuotendo un successo tale da indurre la casa editrice a fare una ristampa, in corso in questi giorni. Il libro è stato presentato a Giarre nella “Sala Romeo” del PalaCulture, in un incontro moderato dal giornalista Pippo Vecchio , che ha visto gli interventi del docente universitario Nicolò Mineo, del vicesindaco Patanè e del dottore Rosario Sorace (nella foto). Lo abbiamo incontrato per conoscere direttamente da lui i contenuti e l’ispirazione del libro. La politica che soprattutto oggi vive un momento di forte e drammatica contestazione popolare per l’incapacità di sa-

per rispondere ai bisogni collettivi di base, può essere ancora una vocazione? “Il punto non è se la Politica - che è cosa diversa dal mercato elettorale possa o non possa essere vocazione. A prescindere da quanto accade oggi in Italia (e non solo), essa è un ministero, un servizio da rendere alla propria Comunità, non semplicemente un lavoro (pur impegnando a tempo pieno) o, peggio, un ripiego”. Cosa intendi per “bene comune” in una società fortemente frammentata in cui ciascuno tende a portare acqua al proprio mulino cioè ai propri interessi di parte, di casta, di condizione? “Il bene comune non è mai definito una volta per sempre: esso consiste nella continua ricerca di quel giusto mezzo che armonizza le esigenze ed i doveri delle diverse componenti che danno corpo alla società. Non si impara (solo) sui libri di Filosofia. Piuttosto si pratica, con l’equilibrio e la saggezza dell’uomo e dell’uomo politico”.

Quale significato attribuisci specificamente all’espressione “L’impegno della Chiesa”, sempre più spesso oggetto di attacchi a causa dei numerosi scandali che la coinvolgono? “La Chiesa è l’assemblea dei credenti, cosa diversa dal clero, che comunque le appartiene. In un mondo sempre più consumista e materialista, è necessario ribadire il primato dello spirito e dunque della dimensione metafisica: perorare la causa della libertà dai vincoli terreni è, oggi, un gesto quasi rivoluzionario. La Chiesa che mi piace, sebbene ferita, è certamente più che uno scandalo: è la parrocchia che nel segreto si prende cura dell’indigente; il credente che, senza ergersi a detentore del sapere universale - e senza etichette - vive bene la propria vita, insieme agli altri

Un nuovo viaggio verso gli Stati Uniti alla ricerca di una realizzazione lavorativa

uomini”. Cosa significa per un giovane oggi impegnarsi in politica con una fede religiosa nel cuore? “Significa rispondere ad una vocazione prima di tutto spirituale, imparando a far coesistere positivamente le ambizioni personali con quelle, primarie, della società che si sceglie di servire. Un giovane credente, oggi, non può che spendersi per un mondo uno, senza barriere e libero dalle catene della materia - l’esasperazione dei poteri finanziari, ma anche l’opposto nichilismo qualunquista - che avvolgono il presente. Noi giovani, privati di certezze, possiamo fare più dei nostri padri: con l’immaginazione e la speranza possiamo davvero costruire un domani migliore. Per tutti”. Mario Pafumi

L’Istituto “Lucia Mangano” di Battiati a sostegno di Telethon

«La stràula di don Nenè» Il nuovo In scena «un’insolita Biancaneve» romanzo di Giuseppe Ferrante

“La stràula di don Nenè”, questo è il titolo che lo scrittore ennese Giuseppe Ferrante ha dato al suo ultimo romanzo, recentemente licenziato alle stampe per i tipi del-

l’Associazione “Radiusu edizioni”. Trattasi di un nuovo viaggio intrapreso dal protagonista verso gli Stati Uniti, alla ricerca di una realizzazione lavorativa. Il tema scelto dal Ferrante non è nuovo, anzi esso si installa sulla scia di quanto trattato precedentemente negli ultimi suoi due libri, i quali hanno tutti per protagonista un siciliano che emigra dalla Sicilia (in particolar modo da Enna), per poi fare ritorno e registrare tutte le differenze tra il Settentrione e il Meridione del nostro Paese. Prestando fede a quanto dice Alfio Patti nella prefazione de “La stràula di don Nenè”, sappiamo che i periodi storici rappresentati nelle altre opere di Ferrante sono diversi (nella Sicilia a cavallo tra l’’800 e il ‘900). Un treno lungo più di cen-

t’anni sino ad Enna da Castrogiovanni, nell’Italia del secondo dopoguerra ne Il politeista di provincia, per finire ai giorni nostri con “La stràula di don Nenè”), ma il tema è sempre quello e fa fede al motto “cu nesci, arrinesci”, ovvero “chi esce, riesce”. Tuttavia, ciò che contraddistingue l’ultima opera di Ferrante è che il protagonista Paolo, emigrato non più in Nord Italia, bensì negli USA, non tornerà più, a dimostrazione che oggi neanche il Nord del nostro Paese è in grado di soddisfare i sogni onesti della gente del Sud. Oggi non c’è più spazio per i sentimentalismi, e la fame di gratificazione dei giovani di oggi è più forte degli “ncuttumi” dettati dalla partenza, ovvero quei dolori sordi che si ingoiano senza dire una parola, nel momento in cui si la-

scia la terra natia. Inoltre, come ricorda Patti, “se i primi personaggi partono sconfitti, con tante speranze e propositi, ritornando di fatto altrettanto sconfitti e disillusi di fronte ad una Sicilia restia al cambiamento, ne “La stràula di don Nenè” invece Paolo, siciliano moderno, non ritornerà più, respingendo quei luoghi comuni come “quannu tira ventu fatti canna” (“quando tira vento fatti canna”), indicando così l’atto di piegarsi nei momenti difficili anziché reagire, oppure, “munnu ha statu e munnu è” (“mondo è stato e mondo è”), come a dire che nulla cambierà mai”. Ferrante dunque si aggiunge alla schiera di autori che hanno narrato la Sicilia per comprenderne a fondo l’anima, dando spazio soprattutto alla rabbia per una terra che non

cambia mai atteggiamento. E infatti Ferrante scrive che “La stràula carica di umanità scivolava sul dorsale ripido della storia senza meta né senso” e che “Questa stràula su cui viaggiamo da troppo tempo ha bisogno delle ruote della civiltà, ma solo quando la campagna sarà stata arata dalle nostre mani”. Prestando fede allo studio filologico di Patti, infatti, “la stràula è un carro senza ruote, trainato dai buoi, ma anche una candelora altissima tutta addobbata di pane e alloro, presente a Ribera per la festa di S. Giuseppe. Come a dire – per concludere con le parole di Patti - che la gente lotta sì per il pane, benedetto e quotidiano, ma è anche vero che non si vive soltanto di questo: nella vita ci vuole anche gratificazione”. Francesco Patti

Protagonisti i giovani guidati dai maestri Spampinato e Ragusa

Che spettacolo la kermesse di arti marziali Grande partecipazione di pubblico alla kermesse di arti marziali (Karate e wushu kung fu) andata in scena al Palazzetto dello Sport di Mascalucia e che ha visto protagonisti i giovani atleti dell’Ascam e dell’Asdam guidati dai maestri Francesco Spampinato e Giulio Ragusa. Alla premiazione finale della manifestzione, denominata “Natale per tutti”, hanno preso parte anche il presidente nazionale della federazione Fiwuk, avv. Ignazio Drago, la delegata regionale dott. Isabella Magistro. Nel corso dell’evento al numeroso pubblico presente sono state proposte delle dimostrazioni delle tecniche da di-

fesa dalle insidie della strada. Una targa è stata consegnata dall’Amministrazione comunale (4° Dan di Karate Wado Ryu,

6° Duan di Wushu Kung Fu) al concittadino Antonio Storniolo, carabiniere, acclamatissimo per le sue evoluzioni su Cana-

le 5 allo show Italia’s Got Talent, e a Noemi Franco Noemi Franco per la sua partecipazione alla trasmissione “Altrimen-

ti Ci Arrabbiamo”, al fianco del ballerino Gabriele Rossi. Francesco Mannino

Nani, streghe, principi, uno specchio magico e una mela avvelenata. Gli ingredienti della nota favola di Biancaneve ci sono tutti, ma quella che è andata in scena all’Istituto Medico Psicopedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati, non era di certo la solita fiaba. Eccezionali protagonisti sedici ospiti dell’Istituto, ragazzi diversamente abili che con entusiasmo e impegno hanno lavorato alla realizzazione di uno spettacolo dagli esiti imprevedibili. Un progetto dal titolo “Diversamente teatrando”, nato dall’impegno di tutte le figure professionali che quotidianamente lavorano con dedizione, attraverso interventi riabilitativi volti a sviluppare nuove competenze nei pazienti, utilizzando l’attività teatrale come canale comunicativo capace di potenziare linguaggio, socialità, comprensione, percezioni sensoriali, schema corporeo, orientamento ed autostima. Un’iniziativa dell’avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto, da sempre sensibile e attento verso il dolore altrui: “L’uomo vale per quel che sa rendere all’umanità sofferente” dice citando la scomparsa mamma Antonietta, fondatrice della struttura. E quest’anno il progetto allarga i suoi orizzonti e diventa partner di Telethon, un aiuto concreto da chi ha bisogno a chi ne ha altrettanto. “E’ la solidarietà nella solidarietà – spiega Labisi – i genitori di questi ragazzi con difficoltà a sostegno di una campagna a favore della ricerca su altre malattie”. Seimila sono in Italia le malattie genetiche poco o per nulla conosciute, e ventimila ogni anni i bambini colpiti. Maurizio Gibilaro, coordinatore provinciale di Telethon, da anni cura l’iniziativa a Catania, dove diversi eventi sono stati organizzati per raccogliere fondi da destinare alla causa. Tra gli applausi della numerosa platea, Gibilaro ha consegnato gli attestati di benemerenza, agli attori e agli operatori impegnati nella realizzazione dello spettacolo: sul palcoscenico Rita Santacroce nel ruolo di Biancaneve, Pina Favella la matrigna, Rosanna Varghetto la regina, Giulio Gargano lo specchio, Cristina Protasi il cacciatore, Davide Macaluso e Marco Lauricella i due principi, e ancora nei ruoli minori Calogero Trapani, Giovanna Longo, Graziella Belfiore, Graziella Carciotto, Ornella Ragusa, Irene Di Mura, Rita Zappalà, Marinella Ania. Simona Pulvirenti


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Febbraio 2014 - Paesi Etnei Oggi