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La catechesi popolare: san Pietro Crisologo

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cultura, quelle con i fatti sono virtù; la cultura vera pertanto è quella mescolata alla virtù" (167,1 p.1025,4-9). Il docente che parlò tanto sovente ai fedeli ora si rivolge ai colleghi. Della catechesi dà la norma, come dà l'anima; in una parafrasi di Deut 32,12 formula quella che si presenta come un'eccellente preghiera in apertura della catechesi: "Ascolta, Dio, affinché io parli e l'uomo ascolti le parole della mia bocca. Venga come rugiada il tuo Spirito, la tua grazia straripi come un fiume e la parola divina diventi adesso un'onda che zampilla per la vita eterna" (60,1 p. 335,14-18). E, dopo la preghiera a Dio, l'allocuzione appassionata all'uomo: il ricordo che Cristo si consegnò spontaneamente alla morte e si lasciò tosare come una pecora (Is 53,7) gli disfrena uno sfogo commosso: "Per te dunque si è fatto re, per te sacerdote, per te pastore, per te sacrificio, per te pecora, per te agnello; per te si è fatto tutto, lui che per te aveva fatto il tutto; colui che non ha mai subito mutamenti per sé, tante volte li ha subiti per te; per amor tuo si fa vedere cambiato in forme diverse colui che rimane nella forma della sua immutabile maestà. Dio si dà a te fatto uomo come tu lo puoi sopportare, poiché come egli è tu sopportare non lo puoi" (23,1 p.135,33-39). Qui Cristo non appare soltanto il Salvatore (teologia generale, capitolo di un manuale), è il 'tuo' Salvatore, dalla lontananza nella quale si frappone l'universo si passa all'intima unione personale: al mondo ci siete solo tu e Lui. Qui non parla uno esperto di retorica, si abbandona all'onda del sentimento uno che vive i testi che propone e vive per coloro ai quali li presenta24. In un singolare parallelismo col catechista dei tempi moderni, Pietro si trova davanti un pubblico assai variegato sotto ogni aspetto; egli affronta la difficoltà di stabilire un dialogo idoneo ad agganciare le più disparate capacità e disponibilità recettive impostando il suo discorso su alcuni criteri di fondo. Si mostra chiaro nella spiegazione dei testi e perspicuo nella loro esposizione agli ascoltatori; è distinto nel linguaggio per un riguardo sia alla dottrina che al suo pubblico, dal quale esige tuttavia concentrazione di riflessione perché, se cerca una trasparenza di eloquio, si astiene però da volgarizzazioni sciatte; procura di essere attraente per alimentare l'attenzione; alterna varietà di tono per evitare la monotonia che assopisce la partecipazione; coinvolge i suoi uditori chiamandoli alla condivisione dei problemi; vivacizza il rapporto con apostrofi che personalizzano il principio generale; coglie lucidamente le situazioni sociali e psicologiche della sua gente; si sforza di evitare il frammentarismo aiutando a scorgere quell'unitarietà del sistema che è garanzia di affidabilità; si mostra equilibrato nelle sue esigenze morali e nello spingersi fino all'orlo del mistero senza ignorarlo e senza forzarlo; più che parlare lui, fa parlare il testo biblico; trasforma la sua lezione in una comunicazione di spiriti; soprattutto trasfonde quel fervore che gli urge nell'animo. Del catechista si prospetta, con un sospiro verso l'ideale, l'abbondanza di dottrina e di eloquenza: "Felice la vena che è ricca di una propria capacità di irrigare e può attingere in piena libertà alla sua corrente!" (136,2 p. 826,30-31) ed esprime l'ane-lito essenziale: "Il nostro Dio si degni di donare a me la grazia della parola ed a voi il desiderio di ascoltare" (96,7 p.576,96-97). Si rende ben conto quanto la sua missione 24

A. Olivar, in Diz. di Omiletica, a cura di M. Sordi e A. M. Triacca, Leumann TO - Gorla BG 1998, p.1157, nota che Pietro nella sua predicazione "sa raggiungere le fibre più profonde del sentimento umano".

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica

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