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La catechesi popolare: san Pietro Crisologo

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Riguardi nella presentazione Pietro sta molto attento ad usare gli accorgimenti idonei per farsi seguire. Evita quindi di addensare i concetti rendendoli indigesti; li dispone invece sovente in successioni a tranquilla andatura, favorendo l'agevolezza dell'assimilazione; cura che in lui il dotto si faccia dottore; esplica una pedagogia guidata dalla psicologia20. Sa che non tutto ciò che viene udito viene anche sentito e che le idee recepite hanno una loro gradualità di gestazione. Ripete pertanto, non di rado, i concetti, badando però di non ingenerare molestia, per cui sfuma le sue reiterazioni con progressive variazioni che danno su nuovi sfondi. È il suo metodo e lo fa derivare da un criterio proveniente dalla stessa prassi biblica; insegna infatti che la Provvidenza divina si regola, non su ciò che essa possa dire, ma su ciò che l'ascoltatore possa capire (39,1 p. 220,5-7). La vede predisporre la credibilità di taluni eventi: considera infatti il prodigioso parto di Elisabetta, ormai tanto avanzata negli anni da rendere impossibile un concepimento, come un avvio operato dalla pedagogia divina per rendere più accettabile il parto della Vergine (87,1 p. 536,9-18). Sulla progressività nell'acquisire la fede torna ad insistere con l'esempio dei Magi: "È questo il motivo per cui i Magi, che dimoravano ancora nel buio, furono assuefatti alla luce da una stella che risplendeva smorzata, la quale li sospinse, passo passo, alla fonte stessa della luce" (§ 2 p. 537,28-30). Gli sono quindi frequenti le brevi serie di commi che, non tanto sviluppano il pensiero apportando ciascuno nuovi elementi, quanto lo riaffermano con riformulazioni che meglio lo inculcano, lasciando all'ascoltatore un congruo tempo di acquisizione. All'impegno di accettazione altrui corrisponde il proprio di sostegno; adegua quindi la tonalità della sua parola alternando il ritmo colloquiale21, la solenne allocuzione che trasmette le grandi norme della vita, i dilemmi vivaci22, la riflessione austera23. Anco20 G. Böhmer, Petrus Chrysologus, Erzbischof von Ravenna, als Prediger. Ein Beitrag zur Geschichte der altchristlichen Predigt, Paderborn 1919, alle pp. 78-79 afferma: "La raffigurazione morale in lui è spesso riuscita nel modo migliore. Se Cicerone dell'eloquenza disse che flectere victoriae est, ciò vale anche per la descrizione della vita spirituale nel Crisologo; gli è pro-

pria una profonda conoscenza dei misteri dell'anima umana; anche singole osservazioni, rapidamente inserite, mostrano una tale profonda comprensione psicologica".

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"Sappiamo, sappiamo" (66,9 p. 398,121); "Non bisogna, non bisogna valutare la divinità secondo un modo umano" (67,11 p. 405,80-81). 22

Sulla base del precetto di non ostentare un sembiante abbattuto quando si digiuna (Mt 6,17), commenta in lucida arguzia: "Un volto depresso dall'afflizione proclama un digiuno sopportato contro voglia; ma se lo vuole, perché è triste? Se non lo vuole, perché digiuna?" (7,5 p. 52,6264). 23

Quando incontra l'ostentazione dell'elemosina sfoga un commento di pensosa deplorazione: "Bisogna fuggire l'ipocrisia, bisogna fuggirla, fratelli; essa, in quanto schiava della rinomanza, non allevia il senso di vergogna dei poveri, lo importuna; essa va alla caccia di una propria ostentata vanteria sul gemito dei poveri" (9,3 p. 66,59-61): in una pacata disamina porta in luce morale, psicologia, sociologia in unità di compenetrazione.

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica

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