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La catechesi popolare: san Pietro Crisologo

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Si rivolge pertanto al Giudeo, che rimproverò Gesù perché aveva guarito una donna di sabato (Lc 13,12-14): "O Giudeo, Dio volle che ci si riposasse dalle opere umane e che tu sospendessi il lavoro per badare alla tua salvezza e tu, cristiano, riserva al Signore il giorno del Signore, se vuoi vedere il fatidico giorno del Signore, se vuoi possedere attraverso al Signore ciò che è tipico del Signore" (105,9 p. 655,103-107): chiama in scena chi era lontano per farvi entrare chi gli era vicino, investendolo con un serie di poliptoti, che lo vogliono insieme convincere e sospingere. ! Sarcastica è invece l'apostrofe ad Erode, Erodiade e figlia: "Voi nomi collegati non dall'affetto ma dal delitto, avete creduto con somma stoltezza di poter sopprimere la 'voce' (cioè Giovanni Battista)" (174,5 p.1062,61-63) e, nel commentare la decollazione del Precursore, affronta direttamente Erode in una contestazione che gli analizza l'assurdità del suo procedere e l'indegnità con cui esercitò il suo potere (127,4-5 pp.783-784). Ma un'interrogazione incalzante la dirige anche allo stesso Giovanni Battista, domandandogli come mai abbia mandato a chiedere a Gesù se era effettivamente lui quello che doveva venire (Mt 11,3); evidenzia la strana aporia di quel dubbio in colui che aveva dato una così chiara testimonianza: " Siamo turbati, Giovanni, siamo turbati, noi, tuoi celebratori"; "Dunque, Giovanni, rispondi; assisti te stesso ed assisti noi; dicci perché hai inviato un'ambasceria ad informarsi, mentre tu sapevi" e, dopo l'invito a Giovanni a spiegarsi, pone quello agli ascoltatori a capire: "Rivolgiamo più a fondo, fratelli, la nostra attenzione, sì, più a fondo, ed ascoltiamo, non solo con le orecchie, ma anche col cuore, quello che dice Giovanni" (179,1-2 p.1085,3-32). Ma ancora più sorprendente è che, con garbata arguzia, chiami in causa addirittura l'evangelista Marco: gli ricorda infatti che, in connessione con l'episodio della Sirofenicia, disse che Gesù "entrò in casa; volle che nessuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto" (7,24) e commenta: "Ma che cosa fa il beato Marco? È forse opportuno che, per esaltare la fede della donna, si abbassi l'efficacia della volontà del Signore?" (100,1 p. 617,15-16). È regolare in Pietro il dialogo diretto con i protagonisti dei passi biblici; li evoca dalla lontananza sbiadita di un libro antico alla presenza nell'ambiente; trasferisce la storia al presente; contestando ad una persona la negatività di un comportamento muta il precetto in azione; la dissertazione sulla verità e sulla virtù si drammatizza in un processo che si svolge in vivezza di mosse. ! Talora la sua apostrofe è più larga ed assume il tono di un solenne ammonimento; citando "Voglio misericordia" di Osea 6,6 esclama: "O uomo, Dio chiede, ma per te, non per sé; chiede la misericordia umana per elargire quella divina" (8,5 p. 61,7981) : in una densa concisione epigrammatica assume il tono del paradosso per stimolare a procedere ad una nuova visione delle cose; l'elemosina si ribalta dal dare al ricevere; l'omileta presenta questa verità come una scoperta; evita così il rischio di un'atonia che neutralizzerebbe il suo messaggio. ! Talvolta rivolge direttamente la parola all'ascoltatore per invitarlo ad una compartecipazione; ricordando che Zaccheo salì sull'albero (Lc 19,3-4) gli chiede: "Su quali gradini tu pensi che sia arrivato fino ai rami di un albero altissimo?" (54,3 p. 299,3637) e non disdegna di raccogliere le obiezioni che gli risulta circolare tra il pubblico: dinanzi all'elezione di Matteo ad apostolo rileva una difficoltà: "Qualcuno dice: come

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica