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La catechesi popolare: san Pietro Crisologo

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! Dal tono truce egli non ha difficoltà a passare ad un amabile umorismo: su Lc 12,33 "Fatevi borse che non invecchiano" chiosa: "Insegna l'avarizia colui che aveva cominciato col consigliare il disprezzo delle ricchezze: ci ordina di puntare sul portafoglio, senza mai cessare" (25,2 p.146,50-54). Ammicca un sorriso che suggerisce un clima domestico19. Avvalendosi della circostanza che il figliol prodigo abbandonò la dimora paterna, introduce dal quadro evangelico nella vita familiare (1,6 p.19,8696) contemplandone l'ambiente in una delicata tenerezza affettuosa: Conosce il profondo valore formativo che la famiglia bene impostata possiede, la sua efficacia moralizzatrice e gli affetti che suscita, per cui ne approfitta destramente per avviare alla casa del Padre celeste. ! Della sua esortazione mostra l'attrattiva che la rende simpatica, ma porge anche i motivi fondanti che le conferiscono persuasività. In 8,4 p. 61,72-73, dopo aver espresso nel lirismo di un inno l'eccellenza del digiuno unito all'elemosina, sentenzia netto: "La mano del povero è il salvadanaio di Cristo, perché ciò che il povero riceve è Cristo che lo percepisce". Su questa saldissima base si accende l'esortazione: "Dà dunque, o uomo, la terra al povero, per ricevere il cielo; dà dei soldi per ricevere il regno; dà un briciola per ricevere il tutto; dà al povero per dare a te stesso, perché tutto ciò che avrai dato al povero rimarrà tuo; ciò che al povero non avrai dato sarà di un altro" (73-77). L'idea si è infervorata senza attenuare la sua ferma razionalità; la sua parola evita le fiacche sonorità; ha l'incisività calda di chi vede, con sicurezza, una verità spesso misconosciuta e trascurata; non si sovrappone alla dottrina, la ravviva dall'interno. Questo tono si mantiene, lievemente attenuato in una sfumatura di confidenzialità, in 12,1-2 pp. 76-77, dove, nello stimolo alla lotta contro il peccato, si associano ammaestramento ed esortazione. È sua caratteristica il passare agevolmente dalla nozione all'incitamento applicativo: "L'ipocrisia la si vince fuggendo; fuggiamo l'ipocrisia, fuggiamola, fratelli" (7,3 p. 51,39-41). ! Pietro commenta i testi vivendoli; se li assimila. Dopo la riflessione sulla morte di Lazzaro e sui pianti che provocò, venuto alla sua risurrezione, invita: "Adesso scarichiamo gli animi da quel peso; gettiamo via le preoccupazioni, sgombriamo i nostri pensieri, affinché possiamo recepire ed ascoltare con tutta la nostra mente la gioia di una così miracolosa risurrezione" (65,1 p. 384,3.7). ! La sua intima penetrazione è così schietta che talora si riversa in un' esclamazione. In 7 bis,2 p. 57,29-30, dopo aver citato Rom. 13,12-14 "La notte è avanzata, il giorno è vicino, gettiamo via le opere delle tenebre..." come improvvisamente esclama: "O se chi dorme sapesse di dormire!"; è originale nell'impostazione (ci saremmo aspettati uno scontatissimo invito a svegliarci), sostanzioso nel concetto, caldo nel sentimento; è un'analisi sulla quale è germogliata la comunicazione; predica agli altri mentre riflette in se stesso. C'è una drammaticità che non si sfoga nell'invettiva né nel rimprovero, si compenetra di compassione. La sua abituale pacatezza non 19

Fr. J. Peters, Petrus Chrysologus als Homilet. Ein Beitrag zur Geschichte der Predigt im Abendland, Köln 1918, a p.122 gli asserisce "chiarezza nella presentazione dei pensieri, pene-

trante enunciato dei motivi e piacevole modo espositivo che suonava gradevole alle persone colte; furono elementi curati dai retori del tempo e tornavano utili anche alla predicazione".

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica

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