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Brunetto SALVARANI

Da Bart a Barth. Per una teologia all’altezza dei Simpson

Introduzione di Gioele Dix, postfazione di Paolo Naso, Claudiana, Torino 2008, pp.160. Milioni di spettatori in 70 Paesi del mondo, migliaia di siti web, 23 Emmy Awards, omaggi di Time, pubblici apprezzamenti dall’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, dal vescovo irlandese Donald Murray e dal teologo-catecheta anglicano Owen Smith, che si è proposto di affrontare le tematiche cruciali della fede cristiana facendo ricorso ad alcuni episodi della serie. I cartoni animati dei Simpson – storie quotidiane di una famiglia sgangherata e politicamente scorretta della working class, ritratta dall’osservatorio di una città media della provincia americana, Springfield – richiama ora l’attenzione dei teologi, così come era avvenuto negli anni Sessanta con The Gospel According to Peanuts, che l’ex pastore presbiteriano Robert L. Short aveva dedicato ai personaggi di Charles Schulz. Sullo sfondo di un’America necessariamente diversa, la nuova incursione teologica nel mondo dei cartoons si deve a Brunetto Salvarani, docente alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna, direttore di Cem Mondialità, Qol e Tempi di fraternità. La famiglia di personaggi gialli – questo è ormai il loro marchio di fabbrica - si presta a descrizioni impietose: il padre Homer, 35 anni “portati tragicamente”, obeso, pigro, ignorante, irascibile, mangiatore di ciambelle e bevitore di birra, è ispettore di sicurezza nella locale centrale nucleare, mentre la madre Marge è una casalinga perbenista e talvolta frustrata con un paio di sorelle single e gran fumatrici. I tre figli, cresciuti in una sostanziale anarchia educativa, sono il furbo e impenitente Bart, la saputella, ecologista e anticonformista Lisa e la piccola Maggie. Completano il quadro una serie di originali personaggi, tra cui il vicino di casa Ned Flanders, integralista religioso cristiano, creazionista antidarwiniano, convinto che il sole giri intorno alla terra e perennemente assillato da dilemmi etici; il reverendo Timothy Lovejoy, pastore di una non meglio precisata chiesa evangelica cittadina; il clown Krusty, emblema dello show-business, ripudiato da padre rabbino per aver scelto il mondo dello spettacolo. L’esordio televisivo dei Simpson in Usa risale al 1987, la prima serie vera e propria è del 1989 con una media di 13 milioni di spettatori, e il film per il grande schermo (The Simpsons – The Movie) approda in Italia nel settembre 2007. Un successo accompagnato anche dalle dure critiche dei gruppi fondamentalisti cristiani e dello stesso presidente George Bush Sr durante le presidenziali del 1992. In effetti, l’ideatore dei “musi gialli”, Matt Groening, nato da famiglia mennonita e cresciuto tra i metodisti, ricorre “a cartoons e fumetti per ragionare d’altro”, con una particolare attenzione alla multiforme dimensione del sacro. E il libro di Salvarani, inconsueto per gli approcci tradizionali della teologia, ma proprio per questo originale, riflette sul rapporto tra i Simpson e le religioni. Moltissime sono le citazioni da Genesi, Esodo, Libri dei Re, Qohelet, Vangeli, Apocalisse e molte le vicende religiose dei protagonisti, dalla conversione di Lisa al buddismo alla “svolta cattolica” di Homer e Bart, dalle critiche al miracolismo imperversante alle ricorrenti allusioni apocalittiche. Senza tralasciare la denuncia dei rapporti non sempre idilliaci tra le confessioni cristiane, la satira dei luoghi comuni del cattolicesimo e il dissacratorio tentativo del piccolo Bart di vendere la propria anima per cinque dollari. Sarcastici anche i riferimenti alla ipercommercializzazione della nuova chiesa cittadina, con tanto di cartelloni pubblicitari e luci al neon, e alle fantasie su un parco divertimenti di impronta cristiana – Osannalandia – che prevede anche un tunnel della paura in cui un enorme re David costringe i bambini a ascoltare la recita di tutti e 150 i salmi. Sullo sfondo, il panorama variegato dei movimenti della Next Age, dove si concorre al supermarket del sacro e si compete con altri messaggi di salvezza a colpi di workshop e manuali del benessere. Lontani da ogni logica disneyana, i personaggi simpsoniani si ammalano, si deprimono, tentano il suicidio e talvolta muoiono. “Conservando – precisa Salvarani - un discreto scetticismo nei confronti dell’azione divina nel mondo, ma anche rivolgendosi, all’occorrenza, in presa diretta a Dio (...) soprattutto nei momenti di più intenso scoramento”.

Roberto Alessandrini

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica

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