Page 15

La catechesi popolare: san Pietro Crisologo

15

Solerzia didattica Forse quello che più vistosamente predomina in Pietro è la cura di suscitare un'impressione di organicità; l'ascoltatore deve percepire immediatamente che non si trova davanti ad una serie di interventi sconnessi, i quali, con la loro frammentarietà, potrebbero far pensare ad un'improvvisazione che sa un po' di casuale; l'oratore vuole presentare la sua dottrina come seriamente pensata e quindi pienamente meritevole di fiducia e di attenzione. A questo fine apre subito un ampio orizzonte: mostra che quello che dice è strettamente connesso con quello che ha detto e con quanto dirà. In 2,1 p. 21,3-5 esordisce riepilogando il tema del discorso precedente; fa coerenza di sviluppo e riattiva la memoria; alla fine (1,7; 2,6; 3,5; 4,5 ... 51,5...) annunzia l'argomento del prossimo, anche specificandone i singoli paragrafi; è un espediente per stuzzicare la curiosità. Procura di essere breve per non stancare18, ma amplia il suo presente succinto infondendogli il passato ed il futuro; interrompe il peso dell'ascolto senza interrompere il filo della trattazione; sottolineando l'interesse del tema provoca uno stimolo implicito ad assumerselo in una riflessione personale alla quale fornisce un accenno di traccia. Così evita l'angustia, aprendo il respiro di una prospettiva. ! Naturalmente è una tecnica che si logora presto, se non viene alleviata da un' esperta varietà di impostazioni. In 1,1 entra immediatamente in argomento: "Oggi il Signore ha chiamato per noi un padre con due figli e ce li ha posti dinanzi" (Lc 15,11-12): non è la rubrica liturgica che fissa il testo nella sua burocratica atonia, è il Signore che agisce direttamente per loro; non è la consueta 'parola di Dio' che ritorna meccanica, è il Signore che è venuto a parlare: in una duplice personificazione entrano in scena Lui e loro; non presenta una realtà nuova, fa sentire nuova quella nota. In 15,1 prima ancora di proporre la pericope del centurione che si professò indegno che il Signore entrasse nella sua casa (Mt 8,5-9), comincia sollecitando l'attenzione con una punta di paradosso: "Il centurione di una coorte romana è diventato comandante dell'esercito cristiano, e giustamente, perché ha cominciato ad insegnare prima ancora di credere" (p. 93,3-5). Sono molti gli esordi nei quali entra subito nella lettura biblica, evitando la fiacchezza dei convenevoli di rito. Anche per gli epiloghi 15

Il 'pus' dell'usura (28,5 p.165,105), dei vizi (167,6 p.1027,65), di malattie (112,5 p. 688,74-81), dei sepolcri (118,5 p. 715,46-48). 16

I Giudei 'abbaiano' contro Cristo (29,4 p.171,85) ed 'abbaiano' pure gli eretici (150,5 p. 934,43). 17

Erode, al vedersi burlato dai Magi, 'stride' (152,2 p. 949,11); il demonio 's'ingrassa' con la sventura dell'indemoniato (17,1 p.102,20) e si compiace di risiedere nella 'putredine dei sepolcri e dei porci' (17,5 p.105,81-86). 18

In 33,6 p.190,113-116 interrompe la spiegazione sulla donna che pativa perdite di sangue (Mc 5,24-29) "perché il discorso sarebbe troppo lungo"; rinvia quindi al sermone successivo, preannunziando comunque gli aspetti inattesi di quel singolare miracolo. Sta attento a prevenire l'assuefazione. In 36,1 dichiara esplicitamente di dividere in due la sua trattazione "per evitare che il loro ascolto fosse non tanto rinvigorito quanto appesantito" (p. 206,5-8): spiega la struttura delle sue allocuzioni.

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione peda...