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Anna Lucchiari

- Non mi fido di te, perché l’attività cui ti dedichi con maggiore successo è quella di raggirare la maestra. La maestra veicola la sfiducia in se stesso e negli altri. E’ deleteria. - Dimostra che hai capito anche se non è vero, sii sempre d’accordo con la maestra anche se maltratta i compagni. E’ tragico, perché è come se la maestra dicesse al bambino: non essere te stesso, non ti conviene…..

Le vie di fatto non sono mai accettabili, ma lo sono molto meno questi atteggiamenti che ignorano l’obiettivo che condividono da sempre scuola e famiglia: quello di insegnare al bambino ad essere se stesso, ad accettare sé e gli altri, a sviluppare la sua capacità di relazionarsi con gli altri in modo differenziato e di conoscere e di sviluppare il proprio ruolo nella società di cui fa parte. Quanto all’apprendimento, gli insegnamenti devono essere somministrati con intelligenza, dovrebbero poter garantire ai bambini gli spazi necessari per poter assimilare e riflettere. Dal punto di vista teorico, un bambino ben guidato è in grado di apprendere qualsiasi cosa. Ma un insegnamento è valido quando può essere collegato con apprendimenti precedenti e utilizzato per quelli futuri che in qualche modo prepara. Gli anticipazionismi servono l’orgoglio e la presunzione degli adulti, non la crescita del bambino. Il processo di apprendimento può essere bloccato o guastato dalla sensazione di non esser capiti, dalla sensazione di non essere amati, o da un eccesso di timore (quello di essere puniti anche fisicamente produce insincerità e ribellione). Il tutto può produrre un disagio di crescere, capace di segnare l’animo e il carattere per tutta la vita. Ai primi dell’Ottocento, quando un genitore presentava un bambino in collegio, il piccolo veniva di regola fatto assistere ad una punizione a suon di vergate sul sedere. Tanto per regolarsi! Come distruttore l’essere umano è ineguagliabile. Chi è stato vittima diventerà a sua volta carnefice non appena gli si presenterà la buona occasione: la violenza è una spirale maledetta. Se tutti ne fossero consapevoli, non servirebbe il telefono azzurro. Ma a tutt’oggi ci sono adulti che ritengono le punizioni corporali un ottimo strumento di correzione e di formazione del carattere. Ma il timore non educa, fa diventare vigliacchi… Come quasi tutto, e qui i pedagogisti di tutti i tempi concordano, anche il rispetto si insegna se lo si dà, con il buon esempio. 9 Marzo 2008. L’insegnante viene allontanata. Le mie riflessioni le faccio con dolore, con il dolore di chi ha speso una vita dalla parte dei bambini e si è illusa che certe conquiste fossero nel tempo diventate patrimonio universale. Non è così perché ci sono ancora persone che scambiano la violenza con la fermezza, l’autoritarismo con l’autorevolezza, che misurano la riuscita di un metodo educativo con l’obbedienza assoluta e dimenticano che anche l’obbedienza in sé non può mai essere un obiettivo. Anzi, se la disciplina è necessaria, l’unico metodo per conseguirla è saper convincere i bambini propri o degli altri, non fa differenza, che le regole che si sono elaborate per un fruttuoso svolgimento delle attività scolastiche, sono state studiate per loro e non contro di loro. Che qualunque cosa ha una spiegazione logica e che loro, i bambini per cui si lavora, hanno tutto il diritto di conoscerne le ragioni. Così soltanto potranno capirle e condividerle. Che è sempre meglio che temerle.

Anna Lucchiari

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica

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