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Anna Lucchiari

conosce affatto, perché meriterebbe di entrare in testi da cabaret. Voglio riferirmi in particolare al ruolo di insegnanti e genitori che sono quelli che, secondo me, hanno subìto i maggiori disastri. Gli insegnanti - Vi sono follie che passano per verità scientifiche. Ad esempio, ho sentito dire da vari insegnanti che durante il periodo della scuola media, non è importante quello che un ragazzo studia, perché la maturazione che si sta operando avviene quasi senza che serva alcun intervento sul ragazzo. Se così fosse, perché allora non mandarli in campi scuola negli agriturismo, dove almeno imparerebbero a conoscere e a rispettare la natura? La conseguenza di questo atteggiamento è che i contenuti delle discipline si sono affievoliti (nella scuola media come negli altri segmenti scolastici), che molti docenti ritengono di scarsa importanza ciò che si fa in classe e che non sia rilevante se i ragazzi si applichino o se guardino fuori della finestra…. L’insegnante sta tra loro per evitare che si facciano male, che facciano a botte o altro. Concluse le scuole elementari, lo studente dovrebbe risultare in possesso degli strumenti di base: saper leggere, saper scrivere, comprendere un testo, saper far di conto (sono le tre competenze chiave elencate nei programmi per la scuola elementare francese, scritti da Pierre Chevènement, quando divenne Ministro della educazione nazionale). Nei nostri programmi per la scuola elementare, a dire il vero, sono adombrati in un testo fumoso, come si addice a compilatori di altissimo livello, ma il Ministro francese, dichiarò in apertura degli allora nuovi programmi, che dovevano essere letti, compresi e condivisi dalle famiglie oltre che dagli insegnanti. Precisazione doverosa in un mondo che sembra aver paura delle parole chiare. Con queste competenze dunque, il ragazzo deve proseguire gli studi: il che non vuol dire che debba limitarsi a frequentare le aule scolastiche, ma significa invece che deve condividere con gli insegnanti l’obiettivo primario della scuola media: quello di introdurre i ragazzi all’apprendimento sistematico delle varie discipline. Il suo dev’essere un percorso avventuroso, guidato da persone che abbiano il senso del proprio ruolo. Non giro intorno, ma è chiaro che gli insegnanti devono considerarsi ed essere considerati in grado di fare il proprio lavoro. Perché questo possa fruttuosamente avvenire, occorre innanzi tutto che nelle scuole ci siano delle regole da rispettare che dovrebbero essere portate a conoscenza di ragazzi e genitori all’inizio di ogni segmento scolastico. L’insegnante dovrebbe scrivere con gli allievi le regole della classe, regole che prevedono il rispetto dell’insegnante stesso, delle suppellettili e delle attrezzature, l’osservanza di certi comportamenti, l’uso degli spazi dell’aula e di quelli comuni. Quando si sentono i bollettini di guerra delle distruzioni scolastiche, si fa fatica a pensare che i nostri ragazzi, quelli per i quali lavoriamo, ci diamo da fare, ci preoccupiamo, possano comportarsi da teppisti. Ma forse, nessuno ha perso tempo a spiegare loro che la scuola e le attrezzature sono loro concesse in uso e non sono di loro proprietà e che nemmeno la piena proprietà potrebbe consentire il diritto d’uso e d’abuso. Il problema è che non sono stati guidati a rispettare le regole di civile convivenza, a ritenere che il rispetto di cose e persone sia un fondamento irrinunciabile del vivere comune. Il fatto poi che i danni vengano riparati dalla collettività, aggrava

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica

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