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PROFESSIONE DOCENTE

RivLas 76 (2009) 1, 113-120

I chiaroscuri di Anna Lucchiari

Ripristinare o riformare?

A

l Ministero della pubblica istruzione si sono succeduti rosari di ministri, praticamente uno all’anno per i primi cinquant’anni della nostra giovane o exgiovane Repubblica. Un disastro perché nessuno di loro, per motivi anche comprensibili, è mai riuscito a dare alla scuola il prestigio che andava via via perdendo. Il prestigio non si ripristina con una riforma, e negli anni, le riforme, sono state invocate soprattutto per la loro indubbia valenza liberatoria. Vale a dire che tutti i mali che si sono cumulati negli anni, sono stati ciclicamente addossati alle mancate riforme, alle imperfette riforme, ai metodi che non sono quelli giusti o quelli che la moda del momento ritiene validi. Prendiamo ad esempio le lingue straniere. Periodicamente risorge la critica che in Italia si studiano poco e male. E puntualmente ogni volta si finisce con l’addossarne le colpe ai vetusti metodi di insegnamento. Ricordo però benissimo di aver letto in un documento internazionale che gli allievi che dimostravano di averle meglio apprese erano quelli delle scuole sovietiche, dove i metodi erano i più tradizionali. Malgrado ciò, negli anni è stata elaborata una quasi “mistica del metodo”, tesa ad avvalorare l’ipotesi, tutta da verificare, che vi sia da qualche parte un metodo magico, capace di fornire allo studente le competenze necessarie …senza fatica. Questo comodo convincimento ha prodotto varie conseguenze: 1. l’alunno che non si applica si difende sostenendo che il metodo del suo insegnante è inefficace; 2. l’insegnante che non ottiene buoni risultati, che non riesce a coinvolgere sufficientemente gli allievi, ritiene di essere in difetto “di metodo”; 3. i genitori difendono ad oltranza i figli somari o svogliati dicendo che i professori non conoscono i metodi moderni. Il risultato è che: 1.il professore si sente incapace, non aggiornato, diviene insicuro e spesso rinuncia al suo ruolo di guida, dato che si può guidare solo quando si è sicuri dei percorsi da seguire e degli obiettivi da raggiungere; 2. i genitori si sentono autorizzati a svalutare gli insegnanti a metterli in crisi, a porli sotto accusa; 3. gli studenti sono contentissimi, perché possono dare dell’incapace (nella migliore delle ipotesi) ai propri insegnanti senza che alcuno possa obiettare alcunché. E’ mia opinione, suffragata da anni di esperienza nella scuola, che i suoi mali derivino anche dalla perdita progressiva di senso che hanno subìto i ruoli dell’insegnante, dell’allievo e quello del genitore. Spesso le assemblee scolastiche hanno visto riunite le tre componenti, per esempio quando si devono scegliere i testi scolastici, quando si deve impiantare l’anno scolastico, quando si devono discutere i risultati degli allievi. Non entro nella questione che ho sempre ferocemente contestato dello “studente che non sa” che viene richiesto di esprimere un parere sui libri di testo adottati che non

Rivista lasalliana 1-2009  

Rivista lasalliana. Trimestrale di cultura e formazione pedagogica

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