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VI I

Lunedì 6 gennaio 2014

VIVILACITTÀ

Segnala le tue attività artistiche e le tue iniziative nel campo dello spettacolo e del divertimento a: redazione.lecce@gazzettamezzogiorno.it

PENSA MULTIMEDIA

ALBATROS

«Solipsismo e alterità» di De Iaco

«I ruscelli di sale», le rime di Lapenna

n La falsa filosofia che ci proponiamo di smascherare è già incorporata nella lingua che parliamo sotto forma di filosofia popolare sedimentatasi nel corso dei secoli. Su queste problematiche si sofferma il volume di Moira De Iaco «Solipsismo e alterità. Wittgenstein e il mito dell’interiorità» (Pensa MultiMedia Editore, 188 pagine, 16 euro), ospitato nella collana Plat (Pratiche linguistiche e analisi di testi) diretta da Augusto Ponzio.

n Con stile racconta il suo rapporto con la scrittura nelle poco meno di quaranta poesie Giuseppe Lapenna autore della intensa raccolta di versi «I ruscelli di sale» (Albatros, 54 pagine, 9.90 euro) con prefazione di Flavia Weisghizzi. Liriche emotive, descrittive, ricche di sensazioni, di attimi di sentimento allo stato puro. Una silloge dipinta con il colori del cuore, cromatismi e policromie che accompagnano il lettore sul viale dell’anima.

EDIZIONI GRIFO ARRIVA SUGLI SCAFFALI IL LAVORO CERTOSINO REALIZZATO DA PAOLA PARLANGÈLI

CULTURA A sinistra, il libro di Paola Parlangèli; nella foto piccola, il padre Oronzo

Popoli e dominazioni che hanno forgiato il «Salento dialettale»

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Dai Longobardi ai Bizantini, un valzer di accenti di DINO LEVANTE

M

ille sfumature di dialetto. Secondo l’interpretazione di due tra i massimi studiosi di dialettologia e glottologia italiana, Oronzo Parlangèli e il suo maestro Vittore Pisani, l’occupazione dei territori tarantino e brindisino da parte dei Longobardi (anche se non fu molto prolungata), ha dato origine ai particolari mutamenti di alcune vocali (la e e la o) chiuse e aperte; cambiamenti assenti, in parte, nel territorio leccese e, completamente mancanti, in quello di Otranto, perché territori posseduti e difesi dai Bizantini. Più tardi, scrive padre Giovan Battista Mancarella, «cessato, o rallentato, il conflitto longobardo-bizantino, con gli influssi di Taranto via mare, e quelli di Brindisi, attraverso il suo feudo di Arneo, sono arrivate nei dialetti del territorio di Gallipoli e in quello della diocesi di Nardò, dipendente da Brindisi, tardive forme lessicali con mutamenti condizionati dalle vocali finali». Come la storia abbia cambiato l’uso del parlare semplice, quo-

EREDITÀ

Un archivio fonetico avviato negli anni ‘60 dal padre Oronzo

Tiemme Il coraggio di Giuseppe Elia imprenditore ottocentesco. Rari sono i contributi di storia economica sull’antica penisola italiana. Un filone che ha trovato linfa vitale nei lavori prodotti nella facoltà di Economia dell’Università del Salento. In quest’ambito si inserisce il saggio scritto a due mani da Michele Cirarcì, studioso del passato e raccoglitore di testimonianze documentarie, e da Franco Antonio Mastrolia, docente universitario di Storia economica, dal titolo «Giuseppe Elia (1821-1887). L’uomo, l’amministratore, l’imprenditore nell’Ottocento di Terra d’Otranto» (Tiemme, 240 pagine, 12 euro). La storia di un personaggio di spicco calata nello spaccato della società civile, [din.lev.] imprenditoriale e amministrativa.

tidiano, delle classi più povere e ignorati è documentato dai rilevamenti sul campo condotti dal Parlangèli e dalla sua équipe in Terra d’Otranto negli anni Sessanta del Novecento. Quei testi confluirono in un archivio sonoro, perché registrati su nastri e trascritti, i cui frutti sono in gran parte ancora da raccogliere. Un lavoro encomiabile in tale direzione ha svolto Paola Parlangèli pubblicando il volume «Salento dialettale. Saggio dell’Archivio fonetico salentino» (Edizioni Grifo, 168 pagine, 10 euro), con prefazione del padre Mancarella. Le inchieste condotte dai ricercatori della Carta dei dialetti italiani, tra il 1966 e il 1969 (anno nel quale, il 1° ottobre, morì tragicamente Oronzo Parlangèli), sono una quarantina e permettono di seguire, attraverso il saggio di Paola Parlangèli, nella progressione di tutto il nostro territorio, le note o sconosciute distinzioni linguistiche della lingua dialettale salentina. A parte le evidenze messe in luce dalla Parlangèli dal punto di vista scientifico, il libro si presenta interessante e stimolante, colmo di motivi di viva riflessione (anche per i non addetti ai lavori) per i confronti continui che offre sull’uso di una parola anziché di un’altra; oppure offrendo la possibilità di confrontare le diffe-

La lingua italiana nel Risorgimento Le «chicche» letterarie di «Symbolon» renze esistenti tra paesi a pochi chilometri di distanza.Al termine, come saggi di analisi sperimentale, la Parlangèli riporta due serie di Tavole fonetiche con i primi risultati di venti inchieste condotte nel territorio salentino. Sono suoni riportati graficamente (attraverso l’oscillogramma, il diagramma dell’energia, il tracciato delle evoluzioni delle formanti e lo spettrogramma). Un work in progress che, senza dubbio, riserverà delle ulteriori e gradevoli sorprese.

l Un numero doppio, interamente dedicato a «Simboli identitari e immagini dello straniero nella letteratura del Risorgimento», quello di «Symbolon», anno VIII, numero 3-4, nuova serie, 2012-2013 (Milella, 352 pagine). La rivista annuale del Centro universitario di studi sul simbolo, diretta da Carlo Alberto Augieri, docente di Critica letteraria ed Ermeneutica del testo nell’ateneo di Lecce, è frutto della collaborazione tra le Università del Salento e di Siena. Si apre con il saggio sulle «Ultime lettere di Jacopo Ortis» come viaggio di forma-

Presagio di un massacro L’invasione turca di Otranto nel libro di Nino Lavermicocca

CAPONE La copertina

l Quando la flotta della mezzaluna pose sotto assedio Otranto «correva l’anno di nostra salute 1480». Qualche mese prima di quell’estate, dall’eremo di Paternò (in Calabria), San Francesco di Paola aveva previsto la grave sciagura incombente: i turchi avrebbero assalito e distrutto Hidruntum massacrando i cittadini. Questi e altri particolari inediti sui terribili giorni delle cannonate, dell’assedio e del martirio, sono raccontati da Saverio De Marco, gesuita otrantino, in un’opera edita nel 1853 e sono serviti a descrivere uno dei tanti aspetti dell’«interesse» degli islamici nei riguardi dei cristiani e della Puglia

meridionale in particolare. Circostanze ben delineate nel recente volume «La Puglia, l’Adriatico, i turchi (dai selgiukidi agli ottomani, 1071-1571)», a cura di Nino Lavermicocca (Capone, 144 pagine, 15 euro). Nell’interessante libro, oltre alla presentazione di Giorgio Otranto, i saggi dello stesso curatore Lavermicocca e quelli di Marino Capotorti e di Nicola Cortone, puntano l’attenzione sul fatto che con l’erosione dell’Impero bizantino, i turchi non furono in grado di elaborare una civiltà e una cultura dell’incontro, fondata sui valori dell’Islam e della ortodossia. [d.l.]

zione tra immagini identitarie parlate dalla letteratura, e prosegue, tra l’altro, con i contributi su Niccolò Tommaseo, su alcune tendenze del cinema sul tema risorgimentale, sugli ideali e i messaggi educativi presenti nell’opera «Ettore Fieramosca» di Massimo d’Azeglio, sul mito della Disfida di Barletta, sul folklore come patria immaginaria, sul personaggio di Teresa nella citata opera di Ugo Foscolo. Il periodico si conclude con le sezioni «In dialogo», «Punti di vista» e «Letture», sulla letteratura, Giuseppe Mazzini e il pensiero mazziniano. [d.l.]

Congedo «La città fortificata di Acaya e le antiche mura di Segine». L’Archeoclub d’Italia continua la sua opera di salvaguardia delle bellezze storico-artistiche del nostro Paese. Così è stato anche per la cura del volume di Paolo Leo «La città fortificata di Acaya (1535). Le antiche mura di Segine» (Congedo Editore, 192 pagine) con prefazione di Antonio Fasiello e presentazione di Marcello De Giorgi, vicepresidente della Camera di commercio di Lecce. Lo studio parte da Salapia, presunta città antenata di Segine, dal suo feudo e dai cenni storici sulla famiglia Dell’Acaya. Un atto d’amore dell’autore verso la sua terra, una ricerca e rielaborazione di coloro e di ciò che hanno scritto nel tempo sulla città fortificata. Il pregevole frutto dopo anni di appassionato lavoro su fonti inedite. [din.lev.]


Solipsimo e alterità su "La Gazzetta del Mezzogiorno"