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Anno XXXIII, n. 1

RIVISTA DI STUDI ITALIANI

Giugno 2015

RECENSIONI FRANCESCA MEDAGLIA LA SCRITTURA A QUATTRO MANI Lecce: Pensa MultiMedia, 2014. 332 pp. MARCELLO CARLINO Sapienza – Università di Roma

Q

uestione finora trascurata dagli studi di settore, la scrittura a quattro mani, da cui il titolo del libro di Francesca Medaglia, appare una cartina al tornasole dalla triplice valenza indicativa: è base sulla quale – in specie sotto il profilo della teoria della letteratura – possono essere testati la funzione-autore e la funzione-genere; è occasione di riattraversamento della tradizione e di riposizionamento delle opere letterarie in relazione ad alcune forme, e ad alcuni “comportamenti” storicamente determinabili, come individuati e definiti nel racconto della critica; è una delle chiavi di lettura della narrativa contemporanea, utile a suggerire di essa talune prospettive possibili. Sull’insieme di queste dimensioni Francesca Medaglia si sofferma analiticamente, componendo un quadro organico e compatto, che costituisce un punto fermo: non potrà prescinderne chi in futuro intenderà riprendere e magari aggiornare la trattazione del tema. Distinta dalla scrittura collettiva sulle premesse di una affinità e di una intensità di rapporti anche amicali che collegano gli autori impegnati – due per solito, ma in alcune circostanze anche di più, a condizione che il legame di solidarietà sia di analogo tenore – la scrittura a quattro mani induce intanto a rivisitare profondamente le problematiche autoriali. Attestandosi su di una linea di confine tra il versante della morte dell’autore e quello della sua iscrizione a nuovo ruolo, Francesca Medaglia adotta la formula di Calvino, che ravvisa nella riduzione dell’io la forza propulsiva in grado di ampliare considerevolmente la sfera del soggetto, moltiplicandone dimensioni e capacità proiettive, e in grado di irrobustire, nel mentre, i possibili del racconto, nonché, per essi, la ricchezza dell’esperienza e della conoscenza. Per estensione, la riduzione dell’io, nella scrittura a quattro mani, può ripristinare il ruolo necessitante e la portanza dell’autore, di un autore però plurale, dialogico, creolizzato. Il rilievo statistico dei casi riscontrabili nell’ultimo decennio, nel quale il fenomeno studiato appare in crescita pressoché esponenziale, fa ritenere che si tratti, in effetti, di una tendenza che può essere caricata, inoltre, di valore prefigurante, prospettico. Che poi gli ambiti siano quelli, soprattutto, del giallo o del noir, al di là del mero computo a fini di sistemazione (computo che nel libro si riassume in opportuni diagrammi) può usarsi da indizio 1406


MARCELLO CARLINO probante che generi e sottogeneri delineino all’orizzonte le coordinate imprescindibili per localizzare la scrittura a quattro mani: sono i generi e i sottogeneri, in particolare, nei quali l’ordine della composizione e la strutturazione del testo appaiono più cogenti e tali da consentire la suddivisione e il controllo reciproco delle parti assegnate, sulla scorta dell’incontro e della comparazione delle ideologie e delle intenzioni letterarie e delle modalità espressive proprie di ciascuno. Quando l’autore “bifronte” abbia una “faccia” maschile e una femminile – ciò che è accaduto e accade non di rado – sembra evidente che la creolizzazione abbia, per la materia del linguaggio e per le forme del contenuto, uno speciale imprinting; e se una ibridazione siffatta si compie con particolare efficacia quando il rapporto è alla pari, strettamente amicale, e quando magari la condizione migrante interviene anche linguisticamente a sostegno – è il caso di Ghiacciofuoco, opera di Laura Pariani e Nicola Lecca, a cui sono dedicate parecchie note d’analisi –, non v’è dubbio che l’asimmetria nei rapporti di genere provochi o una creolizzazione soltanto incoativa e largamente irrealizzata, come in Fuoco grande di Cesare Pavese e Bianca Garufi, o una creolizzazione a netta dominanza maschile, che è quanto si coglie nell’esperimento futurista di Un ventre di donna di Marinetti e di Enif Robert, dove la supposta emancipazione della donna, sia sul piano dei ruoli sociali e culturali pensati per destinazione, sia sul piano della modernizzazione linguistico-espressiva implicata per obiettivo, e intanto avviata a compimento come in un romanzo (epistolare) di formazione, si dà comunque sotto tutela, ipotecata da una ideologia decisamente maschilista, univoca, fortemente gerarchizzante, di sicuro conservatrice. E questo, come si può arguire partendo dalle considerazioni di Francesca Medaglia, è conveniente assumerlo a metro, anche in funzione degli studi di genere, a loro integrazione: tanto la riconoscibilità degli autori convenuti in una scrittura a quattro mani, quanto la natura e la qualità ideologico-letteraria del mix prodottosi saranno proporzionali alla creolizzazione avvenuta, alla sua intensità, ai tratti e alle tonalità in essa eventualmente prevalenti. Per una strada siffatta, si perviene in giusta progressione al capitolo finale del libro, dove si rendono determinanti i riferimenti all’attualità e di maggior impegno si mostra il taglio della prospettiva. La crescita notevole del fenomeno per un lato è da imputare alla politica di piano dell’industria editoriale, e dunque alle logiche dell’apparato di produzione della letteratura, che per ottimizzare i profitti sollecitano una più rapida, tempestiva, piena adesione ai protocolli letterari preventivati per le vendite – ciò che può richiedere e spesso richiede una duplicazione dell’autore o un secondo autore di supporto o di surroga ad un autore primo, lui la firma di richiamo però poco credibile come autore di testi letterari –; ma questa politica di piano e queste logiche di produzione, in tutta evidenza pertinenti ad una letteratura di consumo – che pure, come ribadisce Francesca Medaglia, è 1407


FRANCESCA MEDAGLIA LA SCRITTURA A QUATTRO MANI disutile accogliere con una totale damnatio –, comportano il rischio, e producono pressoché senza eccezioni l’effetto, di depotenziare e di standardizzare qualunque creolizzazione, tagliandola sulle misure piccole piccole decise dalla globalizzazione e dal mercato. Al tempo stesso un analogo risultato s’ottiene quando la scrittura collettiva di rete, ovvero per esempio una eventuale estensione dell’esperienza realizzata da Wu Ming, semplifichi e impoverisca e incanali in una sola dimensione le dinamiche dialogiche implicite nella scrittura a quattro mani, dinamiche che sono segni suoi peculiari, note caratterizzanti della sua identità. Altro sembra essere, invece, il respiro, ed altri e più alti i tassi di una creolizzazione ricca e capace di vere aperture culturali, quando gli autori operino sulle premesse di un incontro “libero”, non condizionato: dunque di un confronto che accosti e componga, senza azzerarle, le differenze. Che è ciò che la letteratura sperimentale e quella d’avanguardia, lungo il loro percorso di più responsabile significato e di più spiccata intenzionalità progettante, non hanno smesso di ricercare e che va nella stessa direzione segnalata da Calvino. Una direzione che Francesca Medaglia opportunamente considera preferibile, da percorrere per continuare a pensare il futuro della letteratura. __________

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