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Inserto di cultura politica e di politica culturale

Pegaso Società Il richiamo della divinità nella Costituzione e nelle Carte europee

Principia Gaudium et spes dal Concilio Vaticano II

Personaggi Il beato Tommaso Reggio vescovo conciliatorista

Pagina II

Attualità Alcune definizioni dall’Alfabeto della politica

Pagina III

Pagina IV

Pagina VI-VII

Pegaso Inserto mensile di Popolo e Libertà

no. 70 - 9 marzo

Primo piano

Liste civiche: una soluzione?

Non si può negare che i tre partiti tradizionali ticinesi guardino con qualche apprensione alle prossime elezioni comunali. Apprensione che è giustificata sia dal calo percentuale registrato per tutti in occasione delle elezioni cantonali e di quelle federali del 2011, sia dalla considerazione di alcuni sintomi che sono chiaramente avvertibili: certe difficoltà locali nella composizione delle liste, qualche abbandono eccellente non troppo giustificato, il presumibile aumento dei voti su schede non intestate. Non manca poi chi considera nell'elenco di questi sintomi anche il prolificare delle cosiddette “liste civiche”, che si possono giustificare in molti modi ma in ogni caso non servono mai a rafforzare il senso di appartenenza ai partiti. Le riflessioni che seguono mirano ad analizzare la varietà delle motivazioni che stanno alle spalle del lancio di una lista civica. 1) Talvolta la lista civica è giustificata dalla situazione e dalla misura del Comune. Le situazioni locali spiegano molte cose, ma ad un osservatore esterno è facile capire che in Comuni piccolissimi sia più ragionevole un accordo pre elettorale che spesso può condurre anche ad elezioni tacite. Nei risultati delle ultime elezioni federali ho contato una trentina di Comuni ticinesi in cui i votanti non hanno raggiunto il centinaio. 2) Ci sono Comuni in cui la lista civica nasce da un accordo tra i responsabili di due o tre partiti di minoranza allo scopo di scardinare una maggioranza. Si tratta, come è facile vedere, di uno scopo del tutto legittimo; la lista civica si confi-

gura qui come una specie di coalizione esplicita di partiti locali che restano autonomi come tali. 3) I casi più emblematici sono invece quelli dei Comuni nei quali la lista civica nasce per dissensi interni ad un singolo partito e quindi assume il carattere di una vera e propria scissione. Non so per quale ragione, il PeL non ha finora informato sui pochissimi casi in cui questo fatto coinvolge la Sezione locale del PPD. Il militante non coinvolto si domanda: questi dissensi, che indubbiamente fanno del male al partito, nascono da una diversa visione di problemi concreti (per esempio pro o contro le fusioni)? Oppure hanno origine da ambizioni personali? Oppure ancora da un mix tra l'uno e l'altro motivo? E soprattutto: senza mettere in dubbio la buona fede dei responsabili, è stato fatto veramente tutto il possibile, da una parte e dall'altra, per trovare soluzioni interne alla luce del dialogo? Il militante non coinvolto resta poi del tutto sconvolto quando una delle due “semi-sezioni” presenta una lista civica in cui confluiscono, ufficialmente o meno, rappresentanti di altre forze politiche, pronte ad approfittare, per i loro scopi e interessi, dei dissensi altrui. 4) Nella tipologia delle liste civiche esiste però ancora una nuova categoria: quella delle liste che mirano non a indebolire un partito ma ad indebolirli tutti, magari al limite a cancellarli. Spesso queste operazioni cercano di giustificarsi con una presunta evoluzione delle attese dell'elettorato, magari con la personalizzazione della politica (scopo che è possibile invece raggiungere con l'uso del panachage), con il desiderio di allargare la cerchia dei votanti o così via. In realtà, sono tutte operazioni che indeboliscono i partiti e che non fanno neppure gli interessi di coloro che sulle liste civiche saranno eletti. Bistrattati come sono, i partiti tradizionali offrono ai responsabili comunali sostegno, consulenza, spesso formazio-

ne: e in ogni caso, l'appoggio di una corrente di pensiero che fa capo a valori ben riconoscibili. Chi respinge questo appoggio, fatalmente subisce la tentazione del pragmatismo puro e semplice. Chi sostiene che il sistema politico va in questa direzione, è libero di farlo: non riesce però a dimostrare che di un passo avanti si tratti. Una candidata di questa categoria ha scritto di aver ricevuto adesioni da parte “di persone che non si erano mai esposte per paura di essere etichettate come appartenenti ad un partito”. Rispondo: forse i personaggi che hanno fatto la storia, che hanno garantito la pace e la prosperità alla Svizzera non erano “etichettati” in un partito? Forse siamo al punto che questo fat-

to debba oggi essere considerato un disonore? E se i partiti sono inutili, perché ne nascono di continuo dei nuovi? (Undici erano le liste di partiti presenti alle ultime elezioni federali in Ticino, e proprio dell’ultima settimana è la notizia che Morisoli ne ha fondato un altro!) Per finire senza pessimismo, metto in guardia i lettori dalle facili sirene e voglio esprimere, a nome di molti militanti, un grazie a tutti i municipali, sindaci e consiglieri comunali che hanno accettato di ripresentarsi nelle liste del partito, un augurio a tutti i nuovi candidati e un grazie a tutti i responsabili locali che si stanno dando da fare per il successo di queste liste. Giorgio Zappa


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Pegaso

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Società

Dio nella Costituzione Il richiamo alla divinità nel testo svizzero e nelle Carte fondamentali europee Senza timore di suscitare discussioni o polemiche, il dottor Giampiero Vassallo, pastore della Chiesa cristiana avventista, in collaborazione con il prof. Vincenzo Pacillo della Facoltà teologica di Lugano, hanno promosso un primo incontro sul tema: “Dio nella Costituzione. Il richiamo alla divinità nella Costituzione federale svizzera e nelle Carte fondamentali europee”, svoltosi il 17 febbraio nella chiesa avventista di via Cabione a Massagno; un secondo incontro ha avuto luogo il 3 marzo all’Albergo Belvedere di Locarno. Cosa significa la formula “In nome di Dio Onnipotente”, tecnicamente designata dai giuristi come “Invocatio Dei”, nella Costituzione svizzera, votata dal popolo il 18 aprile 1999, riprendendo l’analoga formula delle precedenti Costituzioni federali del 1848 e del 1874? La questione sembra interessare solo gli “addetti ai lavori”, constatata la ridotta presenza all’incontro massagnese, ma dovrebbe coinvolgere tutti gli svizzeri, considerato che qualche influsso sulle decisioni ha ancora, persino sul laico (laicissimo?) Governo ticinese, che l’ha menzionata nella recente decisione di Cadro (vedi Pegaso del 10 febbraio u.s.), per argomentare che lo Stato, ticinese e svizzero, non è poi così laico come taluni male informati politici continuano ad affermare, così è stata respinta la richiesta di un docente (questo sicuramente laicista…) che mal sopporta, in nome della sua libertà religiosa, la presenza del simbolo del crocefisso nel corridoio della scuola.

Assenze e presenze nelle Costituzioni L’invocatio Dei è stata mantenuta nella Costituzione svizzera, seppure dopo dibattito parlamentare non particolarmente esauriente, ma non c’è nella coeva Costituzione ticinese, accolta il 14 dicembre 1997 e neppure c’era prima (Costituzione del 1830 e successive modificazioni), né figura in quella europea (il Trattato dell’Unione Europea, unificato a Lisbona nel 2007), né in quella degli Stati Uniti d’America (la prima grande Costituzione della storia costituzionale moderna, approvata a Filadelfia il 17 settembre 1787), né in quella della “cattolicissima Italia”, en-

trata in vigore il 1 gennaio 1948; ovviamente manca nella Costituzione della “laicissima” Francia, ma c’è in quella più recente della “cattolica” Polonia. Per limitarci ai testi più moderni e prestigiosi, va menzionata la “Legge fondamentale della Repubblica federale germanica”, promulgata il 23 maggio 1949, il cui Preambolo inizia affermando che il popolo tedesco è: “Conscio della sua responsabilità dinanzi a Dio e agli uomini”.

to di un “riconoscimento implicito” nel preambolo ticinese, là dove si ricorda la “responsabilità (…) nei confronti della natura ed un uso della conoscenza umana rispettoso dell’uomo e dell’universo”, ricavandone (se ho ben inteso) la conclusione che lo Stato ticinese non si ritiene sciolto da ogni vincolo superiore. Ogni responsabilità richiama (ha osservato un altro relatore) una istanza superiore a cui render conto; per i credenti, ovviamente, è Dio.

Dalle radici ai frutti cristiani

Le religioni restano pubbliche

Passando dall’invocazione alle conseguenze, il campo di indagine e quindi i temi in discussione si allargano, dai preamboli ai contenuti stessi delle Costituzioni e più ancora dell’intera legislazione di un paese. Non ancora spento è anche il dibattito sulle “radici cristiane” che ha animato pochi anni fa il varo della “Costituzione“ europea (che Costituzione non era e rimase un trattato) e che ha visto partecipi anche il Papa, molte Chiese cristiane e Stati e associazioni della società civile. Ma altri, cristiani e cattolici, hanno sostenuto che più che le “radici cristiane” (richiamando la storia non tutta esemplare, dalle Crociate all’Inquisizione e al Sillabo) valgono in una Costituzione i frutti e gli impegni per il futuro. Così a livello europeo, le Chiese trovano una esplicita tutela all’art.17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione (col riconoscimento della loro “contribuzione specifica” e l’assicurazione di “un dialogo aperto, trasparente e regolare”); ma più ancora le storiche “radici cristiane” hanno assicurato ampi frutti nella Carta dei diritti fondamentali, fatta propria dagli Stati dell’UE. Anche la più modesta Costituzione ticinese, pur senza “invocatio Dei”, fa un posto particolare alle Chiese cattolica e protestante che “hanno la personalità di diritto pubblico” (art. 24), mentre ampiamente garantiti sono i diritti fondamentali nel Titolo II, a partire da “la dignità umana (che) è inviolabile” (6,2), con “la libertà di coscienza e di religione” (8,2, b) e “di associazione, di riunione e di manifestazione pubblica” (8,2, e). L’avv. Carlo Luigi Caimi, nel suo articolato saluto al convegno massagnese, ha argomenta-

I relatori che si sono succeduti hanno fornito numerosi altri spunti di riflessione, così come il Dr. Gianfranco Rossi, segretario emerito dell’Associazione per la difesa della libertà religiosa, e il Dr. Jennah, presidente dell’Unione delle Chiese avventiste della Svizzera e il prof. Dr. Libero Gerosa della Facoltà teologica, che hanno presieduto i due momenti dell’incontro. Ne segnalo qui tre, apparsi a me particolarmente stimolanti, ovviamente rinviando alla pubblicazione degli atti coloro che desiderano una più completa informazione. La relazione del prof. Gianluca Sadun Bordoni, dell’università di Teramo, svolgendo il tema del ruolo pubblico della religione nell’età secolare, ha dimostrato, con un’ampia carrellata attorno al globo, come la pretesa coincidenza tra “modernizzazione e secolarizzazione” (con la conseguente “scomparsa delle religioni”) è oggi ampiamente smentita dal comportamento dei popoli, anche di quelli che avevano utilizzato il modello laicista quale strumento per costruire le società postcoloniali. Gli osservatori e commentatori seri (non i giornalisti faciloni) oggi riflettono sulla nuova e ancora in gran parte da definire e regolamentare “società postsecolare”. Il pastore Paolo Tognina, commentando il preambolo della Legge fondamentale tedesca, ha ricordato l’ampio dibattito conseguente alla riunificazione della Germania, quando la formula della “responsabilità davanti a Dio” venne proposta anche alla parte orientale che aveva vissuto per decenni in uno Stato comunista esplicitamente laicista, per non dire persecutore di ogni manifestazione religio-

sa. La motivazione originaria, fondata sulla volontà di impedire il ripetersi delle atrocità commesse dalla Germania nazista (con la pretesa sfrontata delle SS del “Gott mit uns”) sembra essere stata determinante per il mantenimento della formula anche dopo la riunificazione tedesca: praticamente un richiamo ad un impegno storico per una Germania rinnovata. Ma le argomentazioni contrarie non sono state e non sono superabili facilmente, in una società sempre più pluralista dal profilo religioso (di che Dio si tratta?) e dove i non credenti, atei o agnostici, non devono sentirsi discriminati.

Dal diritto al consenso Il prof. Vincenzo Pacillo ha offerto una stringata dimostrazione del valore giuridico dei preamboli e del richiamo a Dio (“In nome di Dio onnipotente”) all’inizio della Costituzione svizzera. Le argomentazioni dottrinali offerte e le applicazioni che, a suo parere, ne derivano, sia nel testo costituzionale sia nelle attuazioni legislative e giudiziarie, possono far sorgere il dubbio che non tutti i parlamentari, che pure in maggioranza accolsero il mantenimento della “invocatio” nella Costituzione, ne abbiano avvertito la portata, e abbiano quindi votato con piena cognizione di causa. Ma questo dubbio, sollevato dall’avv. Caimi che ha lamentato la scarsa dimestichezza di molti politici per questi temi fondamentali, va tuttavia superato (o almeno attutito) nella considerazione che una Costituzione non è un prodotto di puro diritto, e non pretende la perfezione di una definizione (oltretutto sempre opinabile e spesso minoritaria): essa è il risultato di un confronto di idee diverse, tutte modificabili e magari parziali, e basta che ottenga un sufficiente consenso, e non sia il frutto (ha osservato proprio il prof. Pacillo) di una imposizione. A ciò conduce la “mediazione politica” richiesta dal sistema democratico, ognuno restando libero di proporre e di auspicare, in modo democratico, che abbia a migliorare. Alberto Lepori


Pegaso III

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Principia

La comunità degli uomini Dalla Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes), Roma, Concilio Vaticano II, 1965 Il bene comune è universale Il bene comune è l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente. Oggi diventa sempre più universale, investendo diritti e doveri che riguardano l’intero genere umano.

Prossimi di ogni uomo Oggi urge l’obbligo che diventiamo generosamente prossimi di ogni uomo, e rendiamo servizio coi fatti a colui che ci passa accanto, vecchio da tutti abbandonato o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato o emigrante (…).

Più facile il colloquio Il rispetto e l’amore devono estendersi pure a coloro che pensano o operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino religiose, poiché con quanta maggiore umanità e amore penetreremo nei loro modi di sentire, tanto più facilmente potremo con loro iniziare un colloquio.

Difendere i diritti di tutti Le umane istituzioni, sia private che pubbliche, si sforzino di mettersi al servizio della dignità e del fine dell’uomo, nello stesso tempo combattendo strenuamente contro ogni forma di servitù sociale e politica, difendendo i fondamentali diritti degli uomini sotto qualsiasi regime politico.

Contro l’individualismo La profonda e rapida trasformazione delle cose esige, con più urgenza, che non vi sia alcuno che, non prestando attenzione al corso delle cose o intorpidito dall’inerzia, indulga ad un’etica puramente individualistica. (…) Non pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e frodi, alle giuste imposte o agli altri obblighi sociali.

Obblighi per il mondo intero

Trasmettere ragioni di vita e di speranza Legittimamente si può pensare che il futuro della umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza.

Sacro sia per tutti includere tra i doveri principali dell’uomo moderno, e osservare, gli obblighi sociali. Infatti, quanto più il mondo si unifica, tanto più apertamente gli obblighi degli uomini superano i gruppi particolari e si estendono a poco a poco al mondo intero.

Lodata la partecipazione È poi da lodare il modo di agire di quelle nazioni nelle quali la maggioranza dei cittadini è fatta partecipe della gestione della cosa pubblica in un clima di vera libertà.


IV Pegaso

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Personaggi

Il beato Tommaso Reggio, vescovo conciliatorista Genova, 9 gennaio 1818 - Triora, 22 novembre 1901 nuta nel 1861, erano divisi tra oppositori risoluti al nuovo Regno d’Italia (e si astenevano dalle elezioni, proclamando: “Né elettori, né eletti”) e coloro invece che ritenevano possibile una “conciliazione” tra il Papa e la nuova Italia. Don Reggio nel 1865 preparava un “programma” per gli elettori cattolici di tutta Italia, per mandare in Parlamento “deputati onesti, liberali, indipendenti, istruiti, coraggiosi… che formino un drappello risoluto a patrocinare costantemente e robustamente la religione, la giustizia, la legalità; a volere l’indipendenza fuori; dentro la pace e l’economia; a sostenere la politica più leale, che infine è anche la più vantaggiosa” (Montonati, pag. 159). E sul giornale, sotto il titolo “Un caso di coscienza” scriveva: “I popoli hanno il dovere di mandare in Parlamento Deputati galantuomini; or non potendo ciò conseguire senza prendere parte alle elezioni, ne viene di conseguenza che non solo possono, ma anche debbano prendervi parte” (citato, p.161). Don Reggio non escludeva neppure la possibilità di costituire un partito cattolico, come scrisse esplicitamente sullo “StendarNato a Genova il 9 gennaio 1818, do”: “Se però, nella Camera, ha da esTommaso Reggio studia presso i Padri sere rappresentato il principio cattolico, qual esso deve inSomaschi e poi nel fluire nella amminiseminario arcivescoPartito strazione e nella polivile, ed è ordinato tica, è mestiere che presbitero il 18 setDon Reggio scrisse sul tema un partito cattolico tembre 1841. Condella partecipazione politica concorde in tal prinseguita la laurea in dei cattolici e sulla cipio, ordinato, opediritto e il dottorato opportunità di costituire un roso, si costituisca in teologia, insegna partito per i cattolici nelle elezioni. (…) nel seminario di GeCostituito il partito nova e diventa nel cattolico nel Paese, e 1845 rettore del seminario di Chiavari, e poi professore di nella Camera, esso salverà l’Italia” teologia nel seminario arcivescovile e (Montonati, pag. 168). Sul tema della alla facoltà della Regia Università. Im- partecipazione politica dei cattolici e pegnato e partecipe a numerose atti- sulla opportunità di costituire un vità pastorali e sociali, è promotore partito per i cattolici, il Reggio indella stampa cattolica, collaboratore trattenne relazioni con esponenti del giornale “Il cattolico di Genova” non solo del laicato genovese, in (fondato nel 1851, primo quotidiano particolare con lo storico comasco cattolico italiano), ne diventa direttore Cesare Cantù, col quale si congratunel 1860 e lo trasformerà nel 1861 lò quando venne eletto in Parlamennello “Stendardo cattolico”, soste- to. Ai suoi insegnamenti e auspici alnendo il dovere dei cattolici di parteci- l’impegno politico dei cattolici si può pare alla vita politica e quindi alle ele- certamente attribuire il risultato otzioni. I cattolici italiani, dopo la sop- tenuto dalla Unione genovese nelle pressione dello Stato Pontificio avve- elezioni municipali del 1895, quando

La raccolta di biografie “Cristiani democratici nella storia europea” di Lorenzo Planzi, edito dal Partito Popolare Democratico in unione al “Popolo e Libertà” (Dadò, Locarno, 2011) è stata presentata il 28 gennaio agli studenti liceali dell’Istituto delle Suore di Santa Marta a Roggiano, sopra Luino. La dinamica preside suor Andreina, accogliendo i relatori, ha ricordato la figura (ai più sconosciuta) del beato Tommaso Reggio, arcivescovo di Genova e fondatore della Congregazione ospitante, che attualmente conta circa 500 suore, attive in Italia e all’Estero (Libano, India e America latina), tra cui appunto all’istituto di Roggiano, e che accoglie oltre 400 allievi dalle materne al liceo. Dal volume di Angelo Montonati, “Mai stanco per Dio” (Edizioni San Paolo, 2009), tolgo alcuni dati biografici e notizie sulle “scelte politiche”, espresse dal vescovo Tommaso Reggio che fu un precursore dell’impegno dei cattolici italiani nella vita politica. (a.l.)

conseguì la maggioranza dei voti, Santa Marta, intestata appunto alla maggioranza confermata nel 1899 donna che serve Gesù nel Vangelo), con l’elezione di 21 membri del Con- si occupò come Scalabrini e Bonomelsiglio comunale (Montonati pag. 171). li della assistenza all’emigrazione, esNel 1874 la Curia vaticana confermò sendo Genova il porto di partenza di tuttavia la proibizione ai cattolici di migliaia di italiani in cerca di fortuna partecipare alla vita nazionale, con il oltre oceano; rispondendo ad un apfamoso “Non expedit”; don Reggio, pello di mons. Bonomelli (notoriamenin obbedienza al te attivo a favore depapa, soppresse lo gli emigrati in SvizBeato “Stendardo” per zera), formò un conon creare divisioni mitato che acquistò L’esemplare opera tra i cattolici. Il Monun terreno a Zurigo, dell’arcivescovo Tommaso tonati documenta le uno dei principali Reggio fu riconosciuta dal relazioni che il vecentri dell’immigraPapa nel 2000 con la scovo Reggio (eletto zione italiana, per proclamazione a beato nel 1877 a Ventimicostruirvi una casa glia, e poi nel 1892 operaia ed un segrearcivescovo di Getariato (citato, pag. nova) ebbe con alcuni ben più fa- 182). L’arcivescovo Tommaso Reggio mosi episcopi “conciliatoristi”, co- morì nel 1901, e la sua esemplare opeme Geremia Bonomelli di Cremona ra caritativa venne riconosciuta il 3 sete Giovanni Battista Scalabrini di Pia- tembre 2000 da Giovanni Paolo II cenza. La sua fama di vescovo favo- con la solenne proclamazione a bearevole alla conciliazione della Chiesa to nella Basilica di San Pietro. Certaromana con il Regno d’Italia sarà mente fu la multiforme azione edupubblicamente riconosciuta l’8 ago- cativa e sociale a meritargli l’onore sto 1900, quando mons. Reggio ce- degli altari, e non certo l’impegno lebrerà a Roma, previo consenso del- politico, per quanto profetico; gli si la Santa Sede, i funerali di Re Um- deve tuttavia riconoscere di avere berto I, assassinato a Monza. Anche compreso, già a metà dell’Ottocenmons. Reggio, nella multiforme sua to, quanto insegnerà molti decenni attività per i più bisognosi (tra cui la dopo Paolo VI, che cioè “la politica è fondazione della Congregazione di una forma moderna di carità”.


Pegaso

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V

Rapporti Svizzera-Italia

La dimensione geopolitica della Svizzera: infranto un tabù Presentato il Quaderno speciale della rivista LIMES Ore 12.00 del 29.2.12. Aula del Gran Consiglio e rispettive tribune stracolme per un lancio inusuale, non solo per l'orario e la sede: l'invito alla lettura del Quaderno speciale (Q3/2011) della rivista italiana di geopolitica LIMES dal titolo “L'importanza di essere Svizzera”. Sottotitoli: “Miti e fatti di un'eccezione europea - La meccanica fine di una potenza - Per convivere conviene non capirsi". Un volume di 240 pagine con oltre una ventina di contributi indirizzati al pubblico italiano e presentato a Roma, a Milano (e presto a Venezia) in questo inizio anno per attirare l'attenzione sul vicino svizzero e sui rapporti Italia-Svizzera; commercialmente importantissimi, ma quotidianamente vissuti nel segno dell'ignoranza reciproca. L'eccezionale presenza di un pubblico eterogeneo all’evento promosso da “Coscienza svizzera”, in collaborazione con l'Associazione Carlo Cattaneo, dimostra un bisogno anche da parte di noi svizzeri di interrogarci, in modo nuovo, su chi siamo e su come ci rapportiamo rispetto agli altri. Prendiamo lo spunto dalle due affermazioni che vi propongo in queste note personali (e che non vogliono essere una recensione): •”La missione storica della Svizzera, quella di custodire i valichi alpini, non è più sufficiente a rendere necessaria la sua esistenza. Una Svizzera intesa come località di villeggiatura per stranieri o come esportatrice di orologi, formaggi e macchinari della Oerlikon non ci autorizza a considerare necessaria la nostra presenza. Già oggi riusciamo a giustificare l'esistenza della Svizzera quasi esclusivamente sul piano ideale, il che è grave… Sono cose che non vogliamo sottovalutare, vogliamo solo mettere in guardia dal sopravvalutarle” (Limes, p.99; da Friedrich Dürrenmatt "Meine Schweiz. Ein Lesebuch”, Zürich 1998); • “La Svizzera produce sicurezza per i propri abitanti e per i cittadini all'estero basandosi sul principio dell'outsourcing, facendo riferimento ad altre nazioni e organizzazioni”. La geostrategia svizzera rinuncia del tutto all'impiego della forza e punta semmai sulla forza economica e sulla certezza del diritto. Felice il paese che può permet-

tersi di adoperare i propri strumenti di potere in modo così postmoderno e discreto (Limes, p.86; Mauro Mantovani, Capo Dipartimento Studi strategici, Accademia militare ETH-Z). Queste due citazioni, una non recente e l'altra nuova, introducono, accanto ad altre da scoprire fra i vari temi, una dimensione diversa per il contesto svizzero: quella della geopolitica. In questo senso Lucio Caracciolo, direttore della quotata rivista del Gruppo editoriale l'Espresso, ha infranto un tabù e aperto un discorso ricco di tranelli e di diffidenze - per il carattere stesso di una disciplina spesso evitata in Svizzera - ma per molti versi inaggirabile e stimolante. Cos`è infatti la geopolitica? Per Yves Lacoste, una referenza sicura, la geopolitica “designa di fatto tutto quello che concerne le rivalità di potere o d'influenza sui territori e le popolazioni che vi vivono. Rivalità interne ed esterne e che non concernono solamente gli stati” (YL, Géopolitique, Larousse 2006, p.8). L'era della globalità e dei processi di globalizzazione mette allo scoperto anche per una Svizzera perennemente alla ricerca di un equilibrio “tra dipendenze e intraprendenze”- nuove forme di rivalità e di potere che conviene vedere e chiamare con il loro nome e le cui soluzioni domandano strategie e modalità tutte da scoprire. Facciamo degli esempi: • a livello esterno, il capitolo della banca e della finanza svizzera - al centro, ma non solo, del quaderno di Limes (Parte seconda “Non solo finanza”) mostra il campo di forze in gioco per la determinazione e, al limite, l'imposizione di nuove regole del gioco, ormai sempre più fuori dalla portata di negoziazioni strettamente bilaterali; • a livello interno, si assiste alla fine dell'equazione identitaria fra interessi dell'economia (divenuta transnazionale) e interessi dello Stato-nazionale, mentre appaiono subdolamente forme (antistoriche) di regionalizzazione degli interessi e della politica su basi linguistiche che interrogano non poco la nostra capacità di coesione nazionale. Non basta più “tenersi fuori” rispetto alle sfide della globalità - il che non si-

gnifica, per esempio, adesione a questa Unione Europea; sul piano dei rapporti di vicinato non possiamo scontare come un dato di fatto che “l'Italia non esiste, o semmai esiste solo quella utile” e che, reciprocamente, “la Svizzera sia solo un luogo, caro, di villeggiatura e di rifugio”. In poche parole il senso della parte terza del Quaderno dedicata all'immagine dei due Paesi. Vista in questa luce anche la prima parte storica del volume “La Svizzera secondo gli Svizzeri” acquista un valore, forse anche ad insaputa degli

autori, che va oltre quello della sintesi per costituire una base di confronto con le dinamiche geopolitiche del presente. Il Quaderno di LIMES è ormai quasi esaurito; fatevelo prestare o andate in biblioteca. Il discorso andrà avanti: “Coscienza svizzera” annuncia una tavola rotonda per il prossimo autunno, mentre a livello diplomatico si è lanciata l'idea di costituire un Forum permanente di dialogo tra i due Paesi. Remigio Ratti

Il sommario L’importanza di essere Svizzera Miti e fatti di un’eccezione europea - La meccanica fine di una potenza - Per convivere conviene non capirsi PARTE I: LA SVIZZERA SECONDO GLI SVIZZERI • Peter MAURER - ‘Il metodo svizzero per contare di più’ • Orazio MARTINETTI - Genealogia del Sonderfall: neutralità, identità, diversità (in appendice: Fabrizio MARONTA - In nome del popolo sovrano) • Thomas MAISSEN - La Svizzera in Europa, una storia difficile • Raffaello CESCHI - Le radici di una democrazia alpina • Roger DE WECK - ‘Perché l’Europa ci conviene’ • Pasquale GENASCI, Rosario TALARICO e Gianni TAVARINI - Una storia o ventisei? La pedagogia identitaria nei manuali scolastici • Mauro MANTOVANI - La sicurezza viene da fuori • Andrea APARO - La mia Svizzera • Friedrich DÜRRENMATT, Adolf MUSCHG, Thomas HÜRLIMANN - L’insostenibile sicurezza della neutralità (presentazione di Camilla MIGLIO) PARTE II: NON SOLO FINANZA • Giorgio ARFARAS - Perché portano i soldi in Svizzera? • Mauro GUERRA - Apologia del segreto bancario • Sergio ROSSI - L’eurocrisi vista da Berna • Georges HAOUR - Non solo orologi a cucù • Lino TERLIZZI - Piccola grande potenza • Remigio RATTI - Geopolitica dei traffici transalpini PARTE III: LE SVIZZERE E NOI • Hanspeter GSCHWEND - Esiste la Svizzera tedesca? • François CHERIX - La Svizzera romanda non è un’invenzione • Marzio RIGONALLI - L’Italia con il Ticino è troppo fiscale (in appendice: Fabrizio MARONTA Là dove ’l sci suona) • Roberto ROVEDA - Il muro di Chiasso • Franca MAGNANI - Heimat • Fabrizio VISCONTINI - Monteforno, un pezzo d’Italia nel Ticino • Rosita FIBBI - Come siamo diventati biondi: l’immigrazione italiana in Svizzera • La Svizzera secondo gli italiani • Dominique M. GROSS - La politica migratoria svizzera: un successo o solo fortuna?


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Venerdì 9 marzo 2012

Indebitamento giovanile

È meglio accumulare debiti invece di avere dei risparmi? Il fenomeno dell’indebitamento Meno grave in Svizzera dei giovani non è certo nuovo, ma È questo un esempio, forse atipico, non tende a diminuire, nonostante i di indebitamento giovanile. I prestiti tentativi messi in atto per contrastar- di studio esistono anche da noi. Essi lo: da quelli dello Stato (per esempio sono concessi generalmente dai con le leggi sul piccolo credito o sul- Cantoni, ma nel 2010 costituivano le vendite a rate o in “leasing”), del- soltanto l’8% degli aiuti concessi. la scuola (ma qui l’educazione sem- Sono poco meno di quattromila gli bra ancora piuttosto carente) o della studenti che hanno chiesto un prefamiglia (ma anche qui si constata stito di tipo pubblico, mentre soltanche i genitori tendono piuttosto a to l’1,6% (nel 2009) degli studenti sanare situazioni degradate che a ha fatto ricorso al prestito bancario. prevenirle). Vogliamo soffermarci in L’Unione degli studenti fa però notaquesto contesto su due aspetti del- re che quello del prestito non è un l’indebitamento giovanile: quello mi- buon metodo per avviare una carrierato (per esempio per finanziare gli ra professionale. Una loro iniziativa studi) e quello che, in un modo o tendente a generalizzare e coordinanell’altro, viene subìto. re le borse di studio ha raccolto, Negli Stati Uniti un’indagine statisti- proprio pochi giorni fa, un numero ca constata che il debito globale del- sufficiente di firme. le giovani generazioni raggiunge ormai i 1'000 miliardi di dollari. Un fe- Il debito “subìto” nomeno, che da noi - per fortuna - Ma quello del prestito per finanziare non ha ancora raggiunto dimensioni gli studi è forse il carattere più “nopericolose, è quello dell’indebitamen- bile” dell’indebitamento giovanile. to per finanziare gli studi. Si incon- Ben più gravido di conseguenze è trano casi di studenti indebitati per invece un indebitamento dovuto a 20-30 mila dollari alla fine degli stu- una spiccata propensione al consudi, ma senza la sicurezza di trovare mo, a scapito del risparmio e, pegun lavoro. Gli studi universitari in gio ancora, a un consumo finanziaAmerica sono sempre stati conside- to con il debito, cioè ipotecando rati un investimento per la futura buona parte della vita futura. carriera professioUna situazione che nale. Oggi però, a diventa drammatica Studio causa dell’aumenin periodi di recesto del numero di sione economica e I prestiti di studio sono studenti e della di alti livelli di disocconcessi generalmente dai crescita delle specupazione. Nei peCantoni, ma nel 2010 se per gli studi, i riodi di buona concostituivano soltanto l’8% costi sono saliti pagiuntura non si gedegli aiuti concessi recchio. nera un sovraindebiLa domanda di tamento irreversibiprestiti di studio le. Gli atti ufficiali ha subito un forte incremento a cau- mostrano infatti una quota minima sa della crisi e della diminuzione dei di piccolissimo debito, dovuto per fondi destinati alle borse di studio. esempio ad abuso di carte di crediDi conseguenza, nel 2010, i due to. Le spese sociali, quali i premi di terzi degli studenti a livello di “ba- cassa malati e talvolta anche le imchelor” erano indebitati in media poste, sono nella metà dei casi all’oper una somma di 25'250 dollari. Si rigine del sovraindebitamento. In Ticalcola che il periodo medio per re- cino circa 27-30 mila persone sono cuperare questi soldi sia di 20 anni colpite da questo fenomeno correncirca. Questa “palla al piede” può te, mentre sono circa 60'000 le perrimandare di qualche anno altri im- sone con atti di carenza di beni. pegni finanziari, compresa la costituzione di un piccolo capitale a ri- Quando comincia? sparmio. Queste situazioni di sovraindebitamento sono generalmente constatabi-

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I giovani spesso indebitati già fin dalla tenera età

li presso gli adulti (singoli o famiglie). hanno avviato la spirale dell’indebiMa c’è chi parla perfino di “carriere di tamento prima dei 25 anni. Il 17% indebitamento” (SOSdebit.ch, l’Asso- dei giovani ha una tendenza all’acciazione contro l’indebitamento delle quisto “compulsivo” e nei dieci anfamiglie - ACIF). Si sono visti casi di ni dal 1991 i pignoramenti di stibambini di 4 anni con 5'000 franchi di pendio sono aumentati del 76%. debiti per premi di cassa malati non Come pagati! La cassa prevenire? Bambini malati avvia la proLa prevenzione conC’è chi parla di “carriere di cedura d’incasso tro l’indebitamento indebitamento”. Si sono solo a partire dai 18 eccessivo è uno devisti casi di bambini di 4 anni e, per finire, gli elementi princiottiene un certificapali della lotta conanni con 5’000 franchi di to di carenza di betro l’esclusione sodebiti verso la cassa malati ni che dura 20 anni, ciale. Per lottare ma si è perfino cocontro il fenomeno, niato il termine di “baby-insolvenza”. in Europa si impiegano generalmenResponsabile dell’indebitamento gio- te due tipi di misure: interventi prevanile è però anche l’offerta, e cioè la ventivi (informazione, consigli, edufacilità con la quale anche un mino- cazione); interventi correttivi (norme renne può ottenere un credito. costrittive sul pignoramento di beni, Ma sono molte le occasioni che indu- schemi di rimborso e di cancellaziocono i giovani a indebitarsi. Dal siste- ne dei debiti da un lato, misure di ma del “compra oggi, paga doma- restringimento delle possibilità di acni”, alla pubblicità del “non sono cedere al credito, dall’altro). Ma in mica scemo”. Il risultato è quello di una società dal “consumo facile” è alcune statistiche che dimostrano difficile far passare l’idea che prima che nel 2003 il 25% dei giovani di spendere bisognerebbe disporre svizzero-tedeschi spendeva più di del denaro necessario. quanto poteva permettersi. Oltre l’80% delle persone indebitate Ignazio Bonoli


Pegaso IX

Venerdì 9 marzo 2012

Prodotto interno lordo

Per un indice del benessere: quali strumenti di misura? Nel 1968 Bob Kennedy, all’univer- In effetti il livello del benessere non sità di Kansas diceva: “Non possia- si misura facilmente, perché deve temo misurare lo spirito nazionale ner conto di una serie di indicatori sulla base dell’indice Dow-Jones, né (salute, istruzione, sicurezza, lavoro, i successi del paese sulla base del altre attività personali, partecipazioProdotto interno lordo (PIL). Il PIL ne alla vita politica. relazioni sociali. comprende anche l’inquinamento ambiente... ) che è difficile concendell’aria e la pubblicità delle siga- trare in un unico indice. rette, e le ambulanze per sgombe- Il dibattito si è diffuso con l'arrivo rare le nostre autostrade dalle car- dei movimenti no e new global nel neficine del fine settimana. Il PIL 2000. mette nel conto le serrature speciali Le Nazioni Unite calcolano annualper le nostre porte di casa e le pri- mente l'Indice di Sviluppo Umano gioni per coloro che cercano di for- (ISU o HDI in inglese) che prende in zarle (…). Non comprende la bel- considerazione la speranza di vita, lezza della nostra poesia o la solidi- l'educazione e il PIL. Nel 2007 la tà dei valori famigliari, l’intelligenza Commissione europea ha lanciato del nostro dibattere o l’onestà dei una riflessione per superare il PIL, nostri pubblici dipendenti. Non tie- ma il dibattito è diventato mondiale ne conto della giustizia dei nostri quando, nel 2008, il presidente frantribunali, né dell’equità nei rapporti cese Sarkozy ha chiesto a una comtra di noi (…) Misura tutto, in bre- missione formata da una trentina di ve, eccetto ciò che rende la vita ve- economisti e presieduta da premi Nobel, come Joseph Stiglitz, Arnartramente degna di essere vissuta”. Da allora, ripetutamente ci si è chie- ya Sen, Jan Paul Fitoussi, di studiare sti se il benessere di un paese possa e proporre alternative al PIL. Ci si essere misurato con un indice. Le aspettava una nuova misura semplicritiche, condivise dalla maggior par- ce e diretta, ma allo stesso tempo, te degli economisti e della classe po- più complessa del PIL, invece la litica non hanno però mai portato a Commissione ha dato 12 raccomandazioni piuttosto generali, di riesaminare le statistiche nazionali. Il Prodotto interno lordo non è un cui tener conto per valutare il benessere. Per esempio, indice della qualiha indicato di guartà della vita, misuIndice dare al reddito e al ra solamente la consumo, piuttosto quantità di produIl PIL non è un indice della che alla produzione; zione economica qualità della vita, misura di prendere in considi uno Stato, misusolamente la quantità di derazione il reddito ra il valore di merproduzione economica familiare: di non tracato dei beni finali di uno Stato scurare le attività e dei servizi pronon di mercato, codotti nel corso di me i servizi prodotti un anno, in termini assoluti e pro capite. Il PIL, quindi. dalla famiglia... non esaurisce l'esame sulle condizio- La commissione Sen-Stiglitz ha porni di vita e di sviluppo complessivo di tato comunque il dibattito a un livello politico di primissimo piano. Anun paese. Non tiene conto delle disparità indi- che il presidente Usa Barack Obama viduali e sociali, non considera il li- ha scelto diversi economisti della fevello di garanzia dei diritti di un po- licità per il suo team. In Italia sono polo, è indifferente alle condizioni di gli economisti Stefano Zamagni (Bolavoro e a chi lavora: infatti. non rile- logna), Luigino Bruni e Pier Luigi va se la produzione è opera di bam- Porta (Milano) a occuparsi di econobini o fondata su proventi del crimi- mia del benessere. ne. Non valuta la qualità dell'istru- Ma cosa intendiamo per benessere? zione, né l'assistenza sanitaria e so- Il metodo utilizzato per conseguire i ciale, né il lavoro di cura, né le discri- nuovi indici è però sempre lo stesso: si cercano gli strumenti di misura minazione di ogni genere.

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Il PIL non permette di stabilire lo sviluppo di un paese

senza esplicitare gli obiettivi che si cambiare l'ordine e il valore delle vogliono perseguire. Misurare il pro- cose. Anziché mettere al primo pogresso, come è il caso del PIL, signifi- sto i mezzi per vivere bene, metteca perseguire il progresso. La cresci- re la vita reale che le persone rita continua corrisponde agli obiettivi escono a condurre. Sen sostiene che ci prefiggiamo? inoltre che l’effetto della crescita Il modello di sviluppo a crescita economica dipende in gran parte esponenziale, misurato dal PIL, dal dal modo in cui vengono usati i ri2008 si è rivelato fallimentare. Gli sultati di tale crescita. L'esigenza, strumenti di misura a disposizione quindi, è scegliere le categorie del non ci hanno neppure avvertito che benessere e della qualità sociale il cammino di cre(per esempio amscita del periodo biente, istruzione, precrisi era vuoto, saIute, sicurezza Rapporto costruito su dispersonale, sicurezComporre il divario uguaglianze e bolle za economica...) fra PIL e qualità sociale speculative. costruire per ciascuequivale a riequilibrare Abbiamo dovuto na un indicatore siconstatare che la gnificativo, affiancail rapporto crescita continua ha re questi indicatori fra mercato e società creato profonde sociali a un nuovo disuguaglianze fra PIL e soprattutto paese e paese, forme odiose di scegliere la combinazione ottimale sfruttamento, impoverimento, disoc- che si può assumere come obiettivo. cupazione e nuove insicurezze fra i Tale obiettivo diventerebbe il punto ceti medi delle economie sviluppate. di riferimento dell'azione politica. Prima di parlare di strumenti di mi- Comporre il divario fra PIL e qualità sura, non sarebbe più opportuno sociale equivale a riequilibrare il rapchiederci quali sono i fondamenti porto fra mercato e società. Non si dello sviluppo sociale che ci prefig- tratta quindi di un mero problema giamo? Invece di affidare la scelta tecnico, ma di una formidabile proimplicita delle priorità sociali ai tecni- posta politica per una moderna soci che costruiscono gli indicatori, cietà del benessere. non sarebbe più opportuno pensare a espliciti obiettivi politici? Secondo Amartya Sen, se si vuole Maria Rosa Zerega, da IL GALLO, andare oltre al PIL, è necessario Genova, settembre 2011


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Pegaso

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Recensioni

Il PIL non fa la felicità Una miniguida per le relazioni umane con consigli da mettere in atto quotidianamente

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La prima nazione che ha deciso di sessione del PIL continua, ancora cambiare la sua unità di misura lega- oggi, a dominare tutti i partiti polita solamente al Prodotto interno lor- tici e i governi occidentali”. do è stato il Bhutan, che già nel L'ansia per la crescita, continua e im1972 ha introdotto il concetto di Fe- placabile, angustia le politiche dei licità Nazionale Complessiva, che governi di ogni latitudine e colore, e pone al centro lo sviluppo equo e so- trasforma l'individuo in un “tubo distenibile, l'armonia con la natura, gerente”, destinato ad investire il l'educazione e la preservazione del- proprio tempo nella frenetica dinala cultura e del valori tradizionali, mica acquisto-consumo-rifiuto, unil'armonia della vita quotidiana. Og- ca via propagandata per ottenere gi il Bhutan si trova tra i primi 20 successo e felicità. Il tutto a scapito Paesi al mondo per livello di felicità, delle buone relazioni (con l'altro, nonostante sia un Paese economica- con l'ecosistema e con la dimensiomente povero. ne trascendente), vero indicatore di “La felicità si annida nel cuore dei felicità, secondo l'autore, che chiarapporti umani” e si nutre di amore ma a testimonianza gli approcci ecodonato e ricevuto, nomici recentemen"energia essenziale te promossi da SteFelicità della vita”. Sono le fano Zamagni a Boparole di padre logna, da Luigino Il Bhutan ha cambiato Adriano Sella (misBruni a Milano, da la sua unità di misura sionario, coordinaLeonardo Becchetti introducendo il concetto di tore della Commisa Roma: tali formuFelicità Nazionale sione Nuovi Stili di lazioni affermano Complessiva Vita della diocesi di che “l'eccessivo imPadova e animatore pegno profuso dalla della Rete interdiogente per poter aucesana Nuovi Stili di Vita), scritte ne- mentare il proprio reddito ha come ro su bianco nella “Miniguida delle conseguenza non intenzionale la dimirelazioni umane”, appena edita da nuzione dei propri beni relazionali “. Monti. Non un’operetta "morale” o Come curare, allora questi “beni reuna elaborazione fantasiosa, ma lazionali” che non possono essere una approfondita dissertazione a né quotati , né comperati sul mercapartire dalle recentissime teorie eco- to, ma che davvero possono portare nomiche (non solo italiane), che alla felicità? La Miniguida propone prendono le mosse dall'incapacità una accurata lista di "scelte nuove”, strutturale del PIL (Prodotto interno attuabili nella vita di tutti i giorni (“il lordo) di descrivere la felicità umana possibile nel quotidiano”), ma che e la qualità della vita. “possono mettere in atto una rivoluSe ormai fanno parte del senso co- zione silenziosa”. Il saluto, il pasto mune i detti “il denaro non rende insieme, la convivialità, la festa, l'infelici” e “il troppo storpia”, ben più contro, l'ascolto, il silenzio, il dialoimpegnativo è accreditarli nell'am- go, la nonviolenza nelle relazioni, bito della dottrina accademica, at- sono solo alcuni degli ambiti affrontraverso modelli economici come tati dalla Miniguida di padre Sella, quello che Richard Easterlin ha defi- corredati peraltro di un'accurata senito “paradosso della felicità”: “Al- zione “metodologica”, “per creare l'aumentare del reddito e quindi del le condizioni ideali di ascolto e di benessere economico la felicità dialogo”. Una palestra per allenare e umana aumenta fino ad un certo “raggiungere sane e felici relazioni”. punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva a U rovesciata”. Eppure, aggiunge l'autore, Giampaolo Petrucci nonostante gli sviluppi delle teorie (da ADISTA, 7 gennaio 2012) alternative, e nonostante la crisi del Adriano Sella, “Miniguida delle relasistema economico e finanziario zioni umane”, ed.Monti, 2011, che viviamo a livello globale, “l'ospp.96, E. 4,50


Pegaso XI

Venerdì 9 marzo 2012

Riviste

Rivista delle riviste AGGIORNAMENTI SOCIALI, mensile di ricerca e di intervento sociale di ispirazione cristiana, redatto da un gruppo di gesuiti e di laici del Centro Studi sociali di Milano e di Palermo, Piazza S. Fedele 4, 20121 Milano. Nel secondo fascicolo del 2012, il gesuita Bartolomeo Sorge e il senatore democratico Franco Monaco riflettono in modo critico sulla riunione di associazioni e esponenti cattolici nel convento francescano di Todi, per creare, secondo l’espressione del cardinale Bagnasco, luoghi d’incontro e di formazione sul piano prepolitico. Il gesuita Paolo Foglizzo della redazione commenta il recente documento del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace sulla finanza internazionale. Il gesuita Christian Mellon del Centro di ricerca e azione sociale di Parigi, aggiorna sulla tradizionale dottrina cattolica circa la destinazione universale dei beni, comprendente anche i cosiddetti “beni comuni” (global common). APPUNTI DI CULTURA E DI POLITICA, mensile, Largo Corsia dei Servi 4, 20122 Milano. L’ultimo numero del 2011 (novembre-dicembre) si apre con un ricordo su “Pietro Scoppola. Il senso della storia e la speranza” di Giuseppe Tognon, professore di storia a Roma (LUMSA); il dibattito è dedicato al rapporto tra Lega Nord (e leghisti) e la Chiesa cattolica. Il giornalista Aldo Maria Valli riflette sui cattolici nell’Italia del dopo Berlusconi. CETIM - Centre Europe - Tiers Monde, 6 rue Amat, 1202 Ginevra. Il numero di dicembre 2011 tratta il tema di una auspicabile regolamentazione dell’attività delle cosiddette “Società militari e di sicurezza”, per le quali il Consiglio federale ha messo in consultazione un progetto di legge, dopo che nella primavera del 2010 una società britannica, la Aegis Group Holdings AG (con più di 20’000 mercenari attivi in Iraq e Afganistan!) ha trasferito la sua sede a Basilea. DIALOGHI di riflessione cristiana, Tipografia Offset Stazione S.A., Locarno. Nel numero 220, un ampio servizio sul dibattito, specialmente in Francia, attorno al “gender”, ovvero l’identità sessuale; viene sollecitata la riflessione sul cinquantesimo del Concilio vaticano II, e ricordata la necessità di una consultazione del “popolo fedele” (ovvero Popolo di Dio) circa la scelta del futuro Vescovo di Lugano. IL GALLO, quaderni mensili, casella postale 1242, 16100 Genova. Nel numero di gennaio 2012, il moralista Giannino Piana commenta le iniziative per dar vita ad una nuova presenza politica dei cattolici in Italia; si conclude la riflessione di Maria Rosa Zerega sul “reddito minimo garantito”, iniziata nel quaderno del precedente novembre. LA POLITIQUE, Magazine d’opinion, c. p. 5835, 3001 Berna. Il numero 1-2012 è dedicato all’estetica (?), con i ritratti dei parlamentari federali del Partito e un “ritratto” del ticinese Marco Romano sprofondato nella neve polverosa… Presentate le indicazioni di voto per le scelte dell’11 marzo (tre sì e due no), una doppia pagina ricorda gli avvenimenti determinanti della storia del PDC, terminando con la domanda: “Come il partito evolverà”? IL REGNO, quindicinale di attualità e documenti, Via Nosadella 6, Bologna. Nel numero del 1. febbraio, il documento della Commissione dei vescovi europei a sostegno di una Europa solidale e responsabile. UN SOLO MONDO, rivista della Direzione dello sviluppo e della cooperazione del Dipartimento federale degli affari esteri, 3003 Berna. Il numero 1-marzo 2012 è dedicato alla “Economia verde”, ponendo la domanda: “Al servizio di tutti?”

Segnalazioni Lugano, fino al 22 marzo, Biblioteca Salita dei Frati, ore 20.30, ciclo di conferenze su “Libro e censura” (15.3, 22.3). Berna, 20 marzo, Hotel Bern, dalle 9.15 alle 15.45, Simposio “Diritti senza frontiere”, per regole obbligatorie alle multinazionali svizzere. A cura delle organizzazioni umanitarie (iscrizioni su www.droitsansfrontieres.ch). Lugano, 22 - 23 marzo, Aula Magna USI, Convegno internazionale “Giovanni Paolo II: legislatore della Chiesa. Fondamenti, innovazioni e aperture”, Istituto RiReCom della facoltà di teologia, Lugano, Via Buffi 13 (www.teologialugano.ch/direcom.php). Milano, 22-23 marzo, Università Cattolica di Milano, Convegno su Giuseppe Toniolo e l’Istituto Toniolo, organizza l’Archivio per la storia del Movimento sociale cattolico Mario Romani. Verolanova (Brescia), 14 aprile, Convegno su “Don Primo Mazzolari, parroco ed educatore”, organizza la Fondazione Mazzolari, con relazione introduttiva di Giorgio Campanini (9.30 - 17.30).

120309 - Marzo  

Inserto mensile di Popolo e Libertà

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