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Inserto di cultura politica e di politica culturale

Pegaso Sviluppo Il pesce e la canna da pesca. Due tesi contrapposte

Principia Dalla cristianità all’umanità. Testi di Ernesto Balducci

Personaggi A vent’anni dalla morte di Padre Ernesto Balducci

Famiglia Alla scoperta delle “nuove” famiglie di oggi

Pegaso

Pagina II

Pagina III

Pagina IV

Pagina VI-VII

no. 72 - 18 maggio

Inserto mensile di Popolo e Libertà

Primo piano

Tre elezioni allo specchio successiva dimostrazione è quella recente delle elezioni comunali, dove la Lega fece sì registrare un certo aumento ma in generale finì ridimensionata rispetto ai più recenti risultati e comunque non riuscì a mettere in pericolo le posizioni del PLR, del PPD e del PS.

Lo tsunami leghista

Parliamo dei partiti tradizionali

Quando, nell’aprile dello scorso an- Dal punto di vista dei seggi conquino, la Lega dei Ticinesi sfiorò il 30% stati, le conseguenze dello tsunami dei suffragi per l’elezione del Gover- leghista sui tre partiti tradizionali funo e conquistò il secondo seggio, a rono molto diverse dall’uno all’altro molti venne spontaneo usare la defi- caso. Riassumendo: nizione di “tsunami leghista”. I dati • il PLR perse un membro del Governumerici di quelle elezioni giustifica- no, 4 deputati al Gran Consiglio, un vano in pieno la definizione. In real- consigliere nazionale; difese con tà si sapeva fin d’allora che quei ri- successo il rappresentante al Consisultati numerici erano solo in parte glio degli Stati, frutto dell’avanzata della Lega: per • il PPD perse “soltanto” 2 deputati un’altra parte erano frutto di un re- al Gran Consiglio; riscosse un vero galo che l’Unione Democratica di trionfo al Consiglio degli Stati. Centro aveva deciso, per sue legitti- • il PS perse 4 deputati al Gran Conme ragioni tattiche, di fare alla Lega, siglio e un consigliere nazionale. astenendosi dal partecipare alla Neppure questa volta riuscì ad encompetizione. Come si sa, in occa- trare al Consiglio degli Stati. sione delle elezioni federali, la corte- Tenendo conto di questi risultati, si sia fu restituita. Questa considera- può dire che il partito liberale non è zione permette subito una prima più il “partitone”, ma esso rappreconclusione: nell’aprile 2011 la Lega senta tuttavia ancora il partito di conquistò sì la maggioranza relativa maggioranza relativa nell’elettorato. nel Governo, ma E il PPD resta il seciò non le permetcondo partito del Calo te di ritenersi (alCantone. Il discorso meno per ora) è più difficile per Il PPD è il partito meno maggioranza relatiquanto riguarda la sacrificato, però è anche va nel Paese. Le collocazione del parl’unico che dalle elezioni del prove di quanto ditito socialista, perché 1991 ha fatto sempre co furono immeil suoi risultati sono registrare un calo di consensi diate; nella consempre frutto di temporanea eleziosomme o di ridistrine del Gran Consibuzioni dei vari filoni glio, dove l’UDC era presente, il PLR che gli sono affini (dai verdi ai cosi affermò come il primo partito, sia munisti). Per la situazione del nostro per quanto riguarda i suffragi, sia partito, le conclusioni possono esseovviamente per il numero dei seggi re diversificate: in base all’elenco conquistati. Questa situazione si ri- che ho riportato il PPD è certo il parpeté in seguito in occasione delle tito meno sacrificato, però è anche elezioni federali di ottobre, nelle l’unico dei tre partiti tradizionali che quali si registrò anche una nuova ri- a partire dalle elezioni del 1991 ha distribuzione di voti fra la Lega e fatto registrare sempre, in ogni elel’UDC, a favore di quest’ultima. Una zione cantonale, un calo di consensi.

Cosa è cambiato?

che mira a sostituire i valori con gli L’elemento importante per valutare interessi immediati, non più il “bequesti fenomeni è di carattere ge- ne comune” ma “il bene di noi”. nerale e quasi direi culturale, pri- E questi interessi li gonfia e perfima che politico: il momento attua- no li crea, al limite dell’egoismo. le è segnato da una progressiva ca- Questo è il fenomeno che è in atduta del sentimento in Ticino, con il to di appartenenpericolo che anche Progetto za, sostituito da gli altri partiti se ne una grande mobililascino contagiare. PLR, PPD e PS sono tutti e tre tà dell’elettore. Non penso però “partiti di idee”, nel senso I partiti tradizionache l’evoluzione sia che poggiano su una li, il PLR, il PPD e il inarrestabile. Alcuni tradizione e hanno un PS in Ticino sono episodi storici sono progetto per la società tutti e tre “partiti lì a dimostrare che di idee”, nel senso spesso i partiti di che non solo si riquesto stampo quafanno ad una tradizione ma pog- lunquista si affermano facilmente giano i loro piedi su un progetto e altrettanto facilmente si sciolgodi società: ciascuno la sua, certo, no. In Ticino, la Lega ho finora ma comunque tutte caratterizzate evitato il pericolo grazie al giuoco da una ricerca di valori da tradurre diverso che conduce sul tavolo del nella vita politica di ogni giorno. Governo e nella campagna politiDa questo punto di vista, a loro si ca: forse un giorno i ticinesi se ne possono accostare altri partiti (mi- accorgeranno. nori e in limitata crescita) come i Verdi o l’UDC. Non certo la Lega, Giorgio Zappa


II

Pegaso

Venerdì 18 maggio 2012

Sviluppo

Il pesce o la canna da pesca Due tesi contrapposte sull’aiuto allo sviluppo e la necessità dello sforzo locale Il tema dell’aiuto allo sviluppo suscita spesso discussioni e talvolta prese di posizione inconciliabili. Riducendo ai minimi termini la problematica, si vede rinascere l’aulico assioma del “meglio offrire una canna da pesca che un pesce già pescato”. Chi ha fatto l’esperienza diretta sul posto nei Paesi più arretrati, ha visto che - in generale non si può fornire un aiuto e poi aspettarsi che lo stimolo iniziale continui ad avere effetti positivi nel tempo. È essenziale che l’aiuto iniziale sia seguito nel tempo, insegnando e sorvegliando l’uso della “canna da pesca”. Al contrario, la fornitura diretta del “pesce”, intesa come concretizzazione di un concetto di solidarietà universale, rischia di favorire soltanto le classi dominanti e di non giungere nemmeno alle classi più povere, quindi senza dare un reale contributo, perfino alla soluzione del problema Paesi, grazie agli enormi investidella fame nelle zone più povere menti effettuati dal Nord (la canna da pesca). del mondo. Rappresentanti di queste due tesi Secondo Kappeler gli elementi delsi sono affrontati lo scorso anno in la società civile, dell’organizzazione una tavola rotonda organizzata dello Stato, del mercato e la prodalla Facoltà di teologia dell’Uni- prietà privata vanno di pari passo. versità di Friburgo sul tema della La ridistribuzione di beni e le of“globalizzazione della solidarietà”. ferte d’aiuto preconizzate dalle reBeat Kappeler (ex sindacalista e ligioni monoteiste vanno sempre a oggi giornalista economico conver- favore dei poveri (il pesce) e a sfatito al capitalismo integrale) si dice vore dei ricchi. Ma hanno effetti scettico sull’efficacia di quarant’an- sui comportamenti economici: preni di aiuto allo sviluppo, così come domina la produzione agricola, senza aumento di è stato praticato in produttività e senbase al principio za denaro come della solidarietà uniTesi mezzo di scambio. versale. Sul fronte È necessario che nei Paesi più Secondo lui la noopposto, Antonio poveri venga insegnato l’uso zione di solidarietà Hautle, direttore di della “canna da pesca”: la è un errore. Le “Sacrificio quaresi“elite” del Sud male”, sostiene che sola fornitura del “pesce” non non hanno credula cooperazione e la offre un contributo sufficiente to di assumersi politica di sviluppo questo dovere. Le sono indispensabili - da un punto di vista della re- religioni non devono immischiarsi. sponsabilità cristiana - proprio a causa degli effetti limitati della ra- Cooperazione necessaria zionalità del mercato. Secondo Hautle - invece - cooperazione e aiuto allo sviluppo sono La solidarietà: un errore necessari e indispensabili, sopratKappeler afferma che, dopo il pe- tutto da un punto di vista cristiariodo del colonialismo, solo l’in- no, e proprio perché la razionalità gresso del Sud nell’economia mon- del mercato ha un effetto limitato diale ha portato molto a questi per il futuro dell’umanità. Una

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gran parte del mondo soffre la fa- industrializzati e la crescita demome, ma se 380 miliardi di franchi grafica provocano nuove esigenze sono dedicati a sussidi all’agricol- per l’aiuto allo sviluppo. tura nel mondo, 10’600 miliardi Pur necessario, quest’ultimo da solo vanno agli armamenti. non risolve tutti i problemi. Si devoLe cause della povertà sono molte- no affrontare casi concreti: riduzioplici: sottosviluppo, assenza di for- ne della povertà, trasferimento ademazione, mancanza d’acqua, fa- guato delle conoscenze, garantire la me, conflitti, assenza dello Stato, sussistenza, aiutare a governare beingiustizie, corruzione e mentalità ne, lavorare con altre organizzaziodi mendicante. Secondo Hautle, ni. “La solidarietà cristiana significa l’aiuto allo sviluppo è una parte solidarizzare con i poveri, con loro del problema, ma non il problema. e con i potenti, cercare soluzioni Per risolverlo, la solidarietà cristia- adeguate per il futuro e la dignità na può coabitare dell’uomo” conclucon una globalizde Hautle. zazione dell’ecoLe soluzioni del Sussidi nomia di mercato problema non posMentre 380 miliardi di franchi e il trasferimento sono certo riassusono dedicati ai sussidi di valori e di cultumersi in qualche all’agricoltura nel mondo, re aiuta i Paesi a considerazione di prendere il proprio questo tipo. Sul 10’600 miliardi vanno agli slancio. piano dei concetti, armamenti Ma anche le cause la soluzione possidella povertà sono bile passa sicuracambiate: i conflitti, il problema mente attraverso la conciliazione di delle risorse spesso in mano a tesi che di per sé appaiono incongrandi gruppi internazionali. Una ciliabili. Ma anche sul piano praticattiva “governance” e la tenden- co si vede sempre più la necessità za a lasciare andare le cose com- di una “terza forza”, quella locale, portano una marginalizzazione senza la quale tutti i tentativi sono economica. D’altro canto, anche i destinati a rimanere soluzioni parcambiamenti climatici, le crisi fi- ziali, quando non fallimentari. nanziarie e alimentari, il debito dei Paesi, gli interessi politici dei Paesi Ignazio Bonoli


Pegaso III

Venerdì 18 maggio 2012

Principia

Dalla cristianità all’umanità Testi di Ernesto Balducci Alcune massime a vent’anni dalla morte Non confondere cristianità e Chiesa Alcuni difendono la sintesi già scaduta in nome dei valori assoluti del cristianesimo. Essi scambiano la Chiesa con la “civiltà cattolica” Senza avvedersene, mentre difendono la Chiesa, difendono anche gli estenuati e interessati difensori del passato. (da “Cristianesimo e cristianità”, Morcelliana, Brescia, 1963, pp. 3839)

La morte di Papa Giovanni Grazie, Papa Giovanni, non tanto delle tue encicliche, dalle quali pure trarremo per tutta la vita argomenti nuovi alle nostre pacifiche battaglie; non tanto del Concilio ecumenico, che pure esaudisce attese secolari e inaugura un nuovo millennio; grazie soprattutto della tua gloriosa morte, che ci ha rimesso tutti in onore dinanzi a Dio e ci ha consolato per sempre. Tu ci hai fatto vivere un cristianesimo festivo, non perché meno rigoroso nelle sue esigenze, ma perché sgombro di ogni vecchiaia e obbediente ad una gerarchia che ha al vertice la gioia di amarsi. (da “Papa Giovanni”, Vallecchi, Firenze, 1964, p.15)

Chiese e diritti dell'uomo Le Chiese, in particolare la Chiesa cattolica, non sono state dalla parte dei diritti dell’uomo, anzi man mano che sono esplose le rivoluzioni come esigenze di affermazione di diritti umani su di esse è caduta puntuale la scomunica della Chiesa. (Ora) la Chiesa cattolica in uno specifico Sinodo internazionale dei Vescovi del 1971, e le altre Chiese, in incontri ecumenici, hanno fatto della difesa dei diritti dell'uomo un modo dell'annuncio evangelico. (...) Non è forse vero che spesso, con grande imbarazzo per le sistemazioni storiografiche illuministiche e storicistiche, in molti luoghi della terra le Chiese sono il baluardo della difesa dei diritti umani? Chi l’avrebbe detto ai laicisti del nostro 800 che le Chiese sarebbero state il luogo di difesa dei diritti umani? (da “La lunga strada dei diritti dell'uomo”, in “Testimonianze”, n. 326, giugno 1990) Gesù, uomo planetario La qualifica di cristiano mi pesa. Mi dà soddisfazione sapere che i primi credenti in Cristo la ignoravano. Il termine fu inventato ad Antiochia, nel 43, dai burocrati e dai militari romani che, per ragioni di ordine pubblico, avevano bisogno di identificare in qualche modo certe comunità poco conformi alle regole della so-

cietà. Dunque, un'invenzione del potere, che distingue per meglio dominare. “Non sono che un uomo”: ecco un’espressione neotestamentaria in cui la mia fede meglio si esprime. È vicino il giorno in cui si comprenderà che Gesù di Nazareth non intese aggiungere una nuova religione a quelle esistenti ma, al contrario, volle abbattere tutte le barriere che impediscono all'uomo di essere fratello all'uomo e specialmente all'uomo più diverso, più disprezzato. (da “L’uomo planetario”, Cumania, Brescia, 1985, p. 201) L’umanità, ultimo traguardo La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ha proliferato un numero rilevante di testi normativi a carattere sovranazionale - nel loro insieme, virtualmente, un vero e proprio codice giuridico mondiale - che conferiscono al cittadino perfino la competenza a chiamare in giudizio il suo Stato. (…) Soggettivamente si è sviluppato, in corrispondenza al declino delle sovranità statuali, il senso di appartenenza a una comunità sopranazionale (...). È la comunità mondiale che sta nascendo e sta nascendo in forza delle leggi evolutive della specie, quelle stesse leggi che hanno portato dalla tribù alla città, dalla città allo Stato-nazione. (da “La terra del tramonto”, Edizioni Cultura della pace, Fiesole, 1992, p. 211-212)


IV Pegaso

Venerdì 18 maggio 2012

Personaggi

A vent’anni dalla morte di padre Ernesto Balducci 4 agosto 1922, Santa Fiora (Grosseto) - 25 aprile 1992, Cesena

Padre Ernesto Balducci morì il 25 aprile 1992 all’ospedale di Cesena, a seguito di un incidente della circolazione avvenuto presso Faenza, mentre ritornava a Fiesole, dopo alcuni impegni pubblici quale conferenziere. Nato a Santa Fiora sul Monte Amiata il 4 agosto 1922, primogenito cui seguirono tre sorelle, in una famiglia povera, ma non “misera”: il padre faceva il minatore e “aveva una busta paga mensile”. Avviato al lavoro a dodici anni, nel novembre 1934 gli viene offerto un posto gratuito nel collegio di Empoli degli Scolopi, un Ordine dedito specialmente all’insegnamento. Nel 1945 si iscrive alla facoltà di lettere a Firenze, si laurea nel 1950 con una tesi su Antonio Fogazzaro, il 27 agosto viene ordinato sacerdote, e inizia l’attività come insegnante di religione nel liceo dell’istituto. Gli studi e le difficoltà del tempo di guerra, lo avevano distaccato dall’ambiente nativo che ricupererà negli anni della maturità. Nella Firenze del dopoguerra, Balducci sembra trovare un ambiente particolarmente stimolante, cui lo avevano preparato le letture personali degli anni degli studi che gli permisero di evadere dall’ambiente culturalmente limitato del seminario. Fu collaboratore di diverse riviste, comprese quelle famose di Giovanni Papini, stabilendo una rete di relazioni e di amicizie che non saranno mai completamente interrotte; nella seconda metà degli anni '50 collabora ad iniziative culturali della RAI, soprattutto radiofoniche, su temi di cultura filosofica e religiosa, proponendo ad esempio il pensiero di Teilhard de Chardin, di Charles de Fou-

cauld, di Maritain, Congar, Daniélou, territorio della diocesi di Fiesole. Sono ecc. Docente di lettere nelle Scuole Pie gli anni del postconcilio, in cui Balfiorentine, Balducci nei primi anni ‘50 ducci e “Testimonianze” si fanno fu un apprezzato conferenziere negli “propagandisti” delle novità e delle ambienti ecclesiali ufficiali, anche se speranze suscitate dal Vaticano II, anda essi prese progressivamente le di- che con l’organizzazione di due constanze, mentre restò molto vicino al- vegni, a Firenze su “Responsabilità l’esperienza culturale e politica di del laicato dopo il Concilio”(1966) e Giorgio La Pira che sarà costituente, a Bologna su “La coscienza del popolo di Dio. Premesse per un rinnovadeputato e sindaco di Firenze. Nel 1952 Balducci fonda il “Cenaco- mento” (1967), anticipando la stalo”, con sede in Via Capponi, una sor- gione dei “gruppi spontanei” e della ta di associazione di carità (durata fino “contestazione cattolica”. al 1968), costituita da giovani che si ri- Nel 1968 partecipa alla vicenda dell’Iunivano a leggere il Vangelo. Nel 1958 solotto, cercando una mediazione tra promosse la rivista “Testimonianze”, il vescovo Florit e la parrocchia diretta destinata a divenire un punto di riferi- da don Mazzi, espulsa dalla chiesa del mento del cattolicesimo progressista e quartiere operaio e costretta a celedi una parte della sinistra italiana, di cui brare la Messa in una piazza; nel 1969 fu direttore fino all’agosto 1961 e di è eletto Assistente provinciale degli fatto sempre il principale animatore. Scolopi e nel 1970 ha un vivace sconNel 1959, su pressione del S. Uffizio, tro televisivo, di fronte a milioni di tevenne trasferito a Frascati e, dopo po- lespettatori, con il cardinale Daniélou chi mesi, a Roma, dove insegnò storia che aveva attribuito la crisi della Chiesa al clero progressidella Chiesa nello sta e alla contestastudentato teologico Pacifisti zione del celibato; nazionale degli Scomentre per Balducci lopi. A Roma visse la Nel 1963 venne processato e “è vedere la Chiesa stagione del pontificondannato per aver in contraddizione col cato di Roncalli (cui sostenuto l’obiezione di Vangelo. I preti sono dedicò la biografia coscienza al servizio militare: annunciatori di giuPapa Giovanni, Valfu uno dei primi pacifisti stizia in una Chiesa lecchi, Firenze 1964) che questa giustizia e del Concilio, stabinon si preoccupa di lendo rapporti con teologi di rilievo come Congar, Chenu, realizzare al suo interno, che parla ai De Lubac, Küng, Gauthier e Karl Rah- poveri senza essere povera, che parner. Pubblica allora il volume “Cristia- la agli oppressi senza domandarsi se nesimo e cristianità” (Morcelliana, Bre- non abbia per caso collusioni con le scia 1963), tipico prodotto del clima potenze che li opprimono” (citato da conciliare, che contiene spunti sulla cri- Cecconi). si della pastorale cattolica, ma anche Nel 1974 partecipa a Copenaghen al aperture mondialiste che saranno lar- Tribunale dei Popoli per la guerra in gamente riprese successivamente. Nel Vietnam e si reca in Unione Sovietica 1963 venne processato e condannato come membro dell’Associazione Italia dalla Corte d’appello di Firenze per URSS. Lasciato nel 1979 l’insegnaaver sostenuto l’obiezione di coscienza mento, promuove nel 1981 il primo di al servizio militare, in occasione del ca- una serie di convegni “Se vuoi la pace so di Giuseppe Gozzini, il primo prepara la pace”, cui segue nel 1986 obiettore di coscienza cattolico in Ita- la fondazione delle Edizioni Cultura lia. Divenne così anche figura di pri- della Pace (ECP), di cui fu presidente fimo piano del movimento pacifista no alla morte. Le pubblicazioni furono inaugurate da un suo volume sul sinnegli anni ‘70 e ‘80. Nel 1964, dopo un colloquio privato daco La Pira; sempre per le ECP uscicon Paolo VI, era stato autorizzato a rono le biografie di Gandhi (1988) e di tornare a Firenze e a insegnare filoso- Francesco d’Assisi (1989), e “La terra fia nel Liceo delle Scuole Pie fiorentine, del tramonto” (1992), in cui la fine pur risiedendo alla Badia Fiesolana, in dell’Occidente diviene una sorta di

profezia di una vera e propria mutazione antropologica; il filone era stato inaugurato dal volume “L’uomo planetario” (Camunia, Milano 1985) che viene generalmente considerato come un testamento spirituale di Balducci: si tratta di una impegnata testimonianza di ecumenismo interreligioso, leggibile come espressione di un auspicato cattolicesimo autenticamente mondialista, ma suscettibile anche di una lettura “post-cristiana”. In collaborazione con P. Onorato pubblica il manuale di educazione civica “Cittadini del mondo” (Principato, Milano 1981), e il manuale di storia della filosofia, dal significativo titolo “Storia del pensiero umano” (Cremonese, Firenze 1986), che è stato uno dei primi testi scolastici italiani dichiaratamente non eurocentrici. Oratore sacro e conferenziere fecondo, percorre generosamente l’Italia mantenendo il contatto diretto con migliaia di amici (fu parecchie volte in Ticino); nel settembre del 1991 è a Verona, accanto all’amico Turoldo (che morirà il 2 febbraio seguente) e al premio Nobel Rigoberta Menchù, per il convegno promosso da “Beati i Costruttori di Pace”. La liturgia funebre si svolse, presieduta dall’arcivescovo Piovanelli, nella cattedrale fiorentina gremita di migliaia di persone; la salma è sepolta nel cimitero di S. Fiora. A differenza di Turoldo, non ebbe riconoscimenti ecclesiastici in vita, e anche le esequie nella cattedrale di Firenze non furono prive di puntigliose riserve curiali. Questa scheda biografica riproduce quasi interamente la voce “Balducci” di A. Gaudio, in “Dizionario storico del Movimento Cattolico. Aggiornamento 1980 - 1995”, Marietti, Genova 1997; è stata completata con informazioni desunte dalla vasta biografia compilata da Andrea Cecconi nel volume “Ernesto Balducci. Cinquant’anni di attività” (Libreria Chiari, 1996, Firenze, pp.340), che introduce la bibliografia e una antologia degli scritti, e l’intervista autobiografica “Il cerchio si chiude”, a cura di Luciano Martini (Marietti, Genova 1986, 2000).


Pegaso

Venerdì 18 maggio 2012

V

Sviluppo

L’impegno delle Nazioni Unite a Rio per lo sviluppo sostenibile In giugno il vertice sarà incentrato su povertà e ambiente Dal 20 al 22 giugno 2012 si svolgerà a Rio de Janeiro (Brasile) la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile “Rio+20”. I temi principali di questo vertice sono l’esame del contributo che l’economia verde può dare allo sviluppo sostenibile e alla riduzione della povertà e il rafforzamento delle istituzioni che si occupano dello sviluppo sostenibile a livello internazionale. Le Nazioni Unite intendono inoltre rinnovare e rafforzare l’impegno politico a favore dello sviluppo sostenibile. Si tratta della quarta manifestazione di questo tipo degli ultimi quarant’anni dopo Stoccolma nel 1972, Rio nel 1992 e Johannesburg nel 2002. Il vertice si era già riunito a Rio nel 1992 motivo per il quale è stato denominato “Rio+20”. Quello del 1992 era incentrato sullo sviluppo durevole e ha favorito la nascita di parecchie convenzioni importanti delle Nazioni Unite per la protezione della biodiversità, del clima e contro la desertificazione. Ciò non ha comunque impedito un’accelerazione della distruzione di risorse naturali, che continua tuttora. Le speranze di un mondo più giusto nel quale i problemi dell’ambiente e dello sviluppo potessero occupare un posto di primo piano nel dibattito politico sono svanite. Il fossato tra ricchi e poveri è più profondo che mai: oggi il 20% dei più ricchi del pianeta possiede il 70% delle risorse mondiali; il 20% dei più poveri ne detiene poco più del 2%.

Il contributo della Svizzera La delegazione svizzera si impegnerà, nei termini stabiliti dal mandato del Consiglio federale, affinché la comunità internazionale si accordi su una serie di obiettivi e misure concreti per un'economia verde (Green Economy Roadmap) nel contesto dello sviluppo sostenibile e della riduzione della povertà, e fissi delle scadenze per la loro realizzazione. Se possibile, questa procedura deve essere definita in una tabella di marcia per l’economia verde. La Svizzera si impegne-

rà per un accordo su obiettivi e misure concreti, tra l’altro nei seguenti ambiti: • perfezionamento dell’efficienza delle risorse e riduzione dell’inquinamento ambientale dovuto alle attività economiche lungo tutto il loro ciclo; • maggiore considerazione e rendicontazione dello sviluppo sostenibile da parte delle principali aziende pubbliche e private; • miglioramento della trasparenza del mercato e del commercio mediante informazione sull'inquinamento ambientale dei prodotti lungo l'intero ciclo di vita e della possibilità di differenziare i prodotti in base alle condizioni di fabbricazione; • soppressione graduale dei sovvenzionamenti per i vettori energetici fossili. Il piano d’azione deve contenere misure concernenti la sicurezza alimentare, l’acqua, l’energia, la riduzione dei rischi di catastrofe, la formazione e le pari opportunità nonché le cosiddette professioni verdi (green jobs).

Miglioramento e rafforzamento della governance della sostenibilità Per realizzare uno sviluppo sostenibile ci vogliono istituzioni corrispondenti a livello nazionale e internazionale. Le istituzioni create in occasione di vertici precedenti, ossia il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) nel 1972 e la Commissione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile (CSD) nel 1992, non sono abbastanza efficaci e devono quindi essere riorganizzate. La Svizzera si impegnerà per un rafforzamento della governance internazionale dello sviluppo sostenibile. I progressi vanno quindi verificati a scadenze regolari e trattati ai massimi livelli politici. Inoltre, la Svizzera si impegna affinché la società civile sia meglio coinvolta nella discussione, nello sviluppo e nella realizzazione della politica sullo sviluppo sostenibile. Auspica pure la creazione di un Consiglio mondiale per lo sviluppo sostenibile (Global Sustai-

nability Council) subordinato direttamente all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

I lavori preparatori proseguono a rilento La prima tornata di discussioni per preparare la bozza del documento negoziale della Conferenza si è svolta a New York dal 19 al 27 marzo 2012. Le delegazioni hanno discusso del cosiddetto “zero draft” preparato dall’ONU e hanno presentato le proprie idee e proposte per il documento finale che verrà adottato a Rio de Janeiro il 22 giugno 2012. Le visioni dei Paesi sono tuttora molto lontane le une dalle altre. Basti pensare che le modifiche e le aggiunte proposte hanno fatto aumentare a dismisura il numero delle pagine della bozza della dichiarazione, passate da una ventina a circa 200. A giudizio della Svizzera, i risultati che si stanno delineando non sono ancora soddisfacenti. Anche numerosi Paesi in via di sviluppo mostrano scetticismo nei confronti del piano per l’economia verde; per questo, non sono ancora pronti a partecipare all'elaborazione di proposte specifiche e concrete per giungere a un accordo. Tutti i Paesi partecipanti sono comunque concordi nel riconoscere la necessità di un’istituzione efficiente

tramite la quale sostenere e indirizzare in seno all’ONU l'attuazione e lo sviluppo dell'agenda per lo sviluppo sostenibile. Non è ancora certo se si procederà tramite la creazione di un Consiglio mondiale per lo sviluppo sostenibile, quindi secondo la proposta portata avanti dalla Svizzera, oppure attraverso altre misure come il rafforzamento del Consiglio economico e sociale dell’ONU (ECOSOC). La Svizzera è favorevole all’elaborazione di obiettivi globali di sviluppo sostenibile, i quali dovranno sostituire gli obiettivi di sviluppo del millennio. Essi consentirebbero di rafforzare l’impegno nel settore dello sviluppo sostenibile, di sostenerne l’attuazione e di verificare i progressi compiuti. Questa proposta gode sostanzialmente di un forte appoggio. Una decisione di principio riguardo agli obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile potrebbe essere uno dei principali risultati della Conferenza di Rio. In merito a questo punto, i negoziati si sono dimostrati alquanto complessi e si trovano pertanto ancora a uno stadio poco avanzato. Pierfranco Venzi Fonti: www.rio20.ch; Le Monde SWISSAID, N° 2, aprile 2012; Adista No 8, 3 marzo 2012.

Per saperne di più... • “Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che riesce a soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza ridurre per le generazioni future le possibilità di far fronte ai propri bisogni” (Commissione Brundtland, 1987).  • L’economia verde intende esaminare come ottenere uno sviluppo economico che gestisca in modo parsimonioso le risorse naturali e causi il minor impatto ambientale possibile, contribuendo in tal modo a una società sostenibile. Non si occupa per contro di giustizia sociale, di parità uomo-donna e di diritti umani. • Per “governance della sostenibilità”, si tratta di discutere come strutturare in modo efficiente gli organismi delle Nazioni Unite competenti in materia di sostenibilità e di ambiente e come migliorare il coinvolgimento della società civile in tali processi.


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Venerdì 18 maggio 2012

Religioni

Per vivere nel pluralismo religioso La domanda su Dio accompagna tornati al politeismo che aveva cala storia dell’Occidente cristiano, ratterizzato le società antiche, dall’Econtribuendo in modo decisivo a se- gitto all’impero babilonese, dalla gnarne il destino. Sulla sua esisten- Grecia all'impero romano, un tipo di za, la sua natura, la possibilità o me- fede cioè basato sulla credenza nelno di conoscerlo, vederlo, definirlo l'esistenza di una molteplicità di dèi. e, se possibile, invocarlo si sono in- Il problema è un altro. Nella società terrogati i pensatori più insigni, da in cui viviamo sono presenti ormai Agostino e Tommaso a Cartesio e rappresentanti di fedi diverse, moKant. Contro la possibilità stessa del- noteiste e politeiste, con una storia la sua esistenza si sono scagliati, so- millenaria alle spalle o sorte recenteprattutto in epoca moderna, altret- mente, ognuna portatrice di una sua tanto insigni pensatori, da Marx e pretesa di verità ed esclusività. Non Feuerbach a Nietzsche e Freud, che c'è più spazio per un centro: lo spasono andati a ingrossare la schiera, zio religioso è diventato policentrico. un tempo esigua, degli atei, di colo- Dio non ha più un solo nome, ma ro che ne negano qualunque possi- tanti che sembrano contraddirsi o bilità di esistenza. Dio, comunque, è elidersi vicendevolmente. sempre rimasto al centro non solo La storia religiosa dell’umanità ha della vita dei credenti, ma anche del- conosciuto altri periodi storici in cui, l'interesse e delle passioni degli uo- ad esempio in seguito al sorgere di mini che non credono in Lui, costret- un impero a tendenza universalistiti a confrontarsi in questo modo con ca, una situazione di monopolio relila questione fondamentale del senso gioso è stata più o meno violentedella vita (e della morte): che senso mente interrotta, si è rotto brutalmente il legame tra un popolo e la ha una vita priva di Dio? II Dio in questione, protagonista invi- sua religione e si è posta, prima di sibile della nostra storia, è stato fino tutto dal punto di vista del potere a oggi il Dio cristiano, della tradizio- politico, la necessità di trovare mone biblica, di Abramo, Mosè, Gesù. dalità di rapporto tra le varie fedi Oggi la sua indiscussa egemonia è, compresenti nel nuovo impero. In però, messa radicalmente in discus- genere la soluzione praticata per rendere possibile la sione dal fatto che coesistenza di popoaccanto a Lui, nei Diversità lazioni con tradizioni luoghi più impenculturali e religiose sabili, ci troviamo Oggi conviviamo con molto diverse è cona convivere con persone che credono ad un sistita nel permettepersone e gruppi Dio diverso, talmente re loro di conservarche credono sì, ma lontano da chiedere loro: le, purché non enin un Dio diverso, “ma di che Dio sei?” trassero in conflitto talmente diverso e con la fede dei vincilontano che viene tori che rimaneva spontaneo domandar loro e domandarci: “ma di che comunque egemonica: una pluralità Dio sei?”. Per certi aspetti familiare, di fedi, dunque, che non metteva in come il Dio dell’lslam, erede del Dio discussione il primato del Dio impedella tradizione giudaica e cristiana, riale di turno. questo nuovo Dio presenta, però, un Oggi la situazione, nelle moderne volto non familiare ai più e, perciò, democrazie rappresentative, è radiinevitabilmente inquietante. Dio, calmente diversa. La democrazia ganella nostra società globalizzata, è rantisce la possibilità, assicurando la libertà di religione e di culto insieme diventato plurale. Con questo non si vuol certo dire a quella di coscienza (uno dei diritti che, dopo secoli di dominio di una fondamentali conquistati dalle mofede monoteistica, con cui la mag- derne rivoluzioni americana e frangior parte della popolazione delle cese), che ogni singolo cittadino varie società occidentali si riconosce- possa seguire il proprio credo e prava nell’unico Dio cristiano, si sia ri- ticare la propria religione, purché

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Dio non ha più un solo nome nella nostra società globalizzata

non entrino in conflitto con gli ordi- fedi anche profondamente diverse namenti dello Stato di appartenen- dalla nostra, che incontriamo nella za; lo stesso vale per i gruppi religio- nostra città, nel nostro quartiere, si riconosciuti giuridicamente. Si vie- nelle scuole dei nostri figli, nelle sale ne, in questo modo, inevitabilmente d’attesa del medico o negli ospedali. a creare un contesto - il pluralismo I tanti volti degli immigrati e delle religioso - che mette progressiva- immigrate, con cui entriamo quotimente a confronto le tradizioni reli- dianamente in contatto, sono spesso giose più diverse, ognuna delle quali lo specchio che rifrange un'immagiè legittimata a inne di un Dio “stravocare il proprio niero” o, se la fede Dio. I processi di è la stessa, il modo Identità globalizzazione, profondamente diDal punto di vista religioso con le loro giganverso in cui essa è abbiamo bisogno di tesche e incontrolvissuta. Questa dicomprendere l’”altro” e di labili ondate miversità può essere gratorie, non hanvissuta in modo neripensare la nostra stessa no fatto che acgativo, come minacidentità di appartenenza centuare e acceleciosa, pericolosa per rare in modo l’integrità e la purezdrammatico una tendenza in atto za della nostra. Ma può anche essenelle società europee almeno dagli re vissuta in maniera più positiva e anni ‘70. creativa, come modo per ripensare Il risultato è ormai sotto gli occhi di la propria identità religiosa, in vista tutti. Dal punto di vista religioso si di un suo possibile arricchimento. sta consumando un duplice irreversi- Ed è per contribuire a questo scopo bile processo. Il nuovo mondo glo- che il libro è stato concepito e scritbalizzato ci pone a contatto conti- to dai due autori, accomunati da nuo e diretto con il “diverso”, e una convinzione di fondo: chi può quindi nella duplice necessità da un affermare di conoscere veramente il lato di comprendere l'identità di nome di Dio? questo “altro” un tempo lontano, e dall’altro di ripensare la nostra stessa Giovanni Filoramo - Flavio Pajer, identità di appartenenza. Oggi sia- “Di che Dio sei? Tante religioni un mo continuamente confrontati con solo mondo”, SEI 2011.


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Recensioni

Ricordi dal Concilio vaticano II Mons. Capovilla, segretario personale di Giovanni XXIII, rievoca gli anni della sua collaborazione con il Pontefice All’indomani del compimento mons. Capovilla rievoca gli anni dei suoi ancora lucidissimi 95 anni, decisivi della sua collaborazione con mons. Capovilla, indimenticato se- Giovanni XXIII, ricordandone in pagigretario personale di Giovanni ne di grande suggestione l'umiltà, la XXIII, ritorna in questa articolata mitezza, la bontà, l'abbandono filiaintervista sul suo personale, pro- le alla Provvidenza. Di particolare Interesse le pagine 34 lungato rapporto e seguenti, nelle con Roncalli paAnnuncio quali l'intervistato ritriarca di Venezia e costituisce il clima poi pontefice, e soL’intervistato ricostruisce il della Curia pontificia prattutto sul Conciclima della Curia pontificia nei giorni del sorlio vaticano II, di cui nei giorni dell’annuncio prendente annun- a cinquant’anni dell’intenzione di convocare zio dell’intenzione dai suoi inizi - sotil Concilio di convocare il Contolinea la permacilio. Non emergono nente attualità. elementi di particoSollecitato dall’intervistatore, Ernesto Preziosi (egli lare novità, ma si illumina, per così stesso attento studioso del movi- dire dall’interno, una vicenda ormai mento cattolico del Novecento), esplorata dagli storici.

Il libro-intervista non è tuttavia ri- siderati i frutti maturi del Vaticano piegato sul passato. Da grande II: si tratta di “non sminuire in nulestimatore di Mazzolari (Capovilla la il depositum fidei, di non arrenpuò ormai essere considerato l’“ul- dersi alle mode incalzanti, di non timo mazzolariano”), l'antico se- rinserrare il dinamismo apostolico gretario di Giovanni XXIII esprime dentro soffocanti contenitori, di non sognare l'evanla sua fiducia nel gelizzazione come futuro della Chiecrociera di diporto” sa, in modo che Fiducia (p.149). superati i momenti Mons. Capovilla esprime la di “amarezza” che sua fiducia nel futuro della Giorgio Campanini egli riconosce preChiesa, convinto che essa senti nella Chiesa Loris F. Capovilla, potrà recuperare la attuale (cfr. p. 143), “Ricordi dal Concila stessa Chiesa capacità di rinnovarsi lio… Siamo appepossa recuperare na all’aurora”, a quella fiduciosa atcura di E. Preziosi, tenzione al mondo, quell'apertura La Scuola, al dialogo, quella capacità di rinBrescia, 2011, p. 160 novare se stessa che vengono con-

A Giovanni Orelli il Premio Schiller Il solito spessore culturale del poeta e scrittore ticinese Le opere di narrativa e di poesia per le quali Giovanni Orelli ottiene, con pieno merito, il Grande Premio Schiller, sono caratterizzate da un notevole spessore culturale. Le pagine hanno a volte come occasione ispiratrice una lettura, oppure un quadro (come accade ne Il sogno di Walaceck), contengono citazioni o, più spesso, allusioni a brani d’autore, chiamati a commentare un episodio. La pagina di Orelli insomma non mette tra parentesi la grande cultura dello scrittore. Anche come critico Orelli dà la stessa impressione di un solido spessore culturale. Orelli è critico, prima di tutto, militante, con recensioni frequenti, sempre vive e originali, affidate alle pagine di Azione, che parlano di letteratura ma sanno anche andare oltre, toccando svariate discipline (la storia, la linguistica, la filosofia) e coinvolgendo pure l’attualità, in una critica di stampo morale, che è la migliore eredità lasciata da certi lettori dell’Ottocento (De Sanctis) e del

Novecento (Giacomo Debenedetti). è caratterizzato da “un certo conNel 1986 Orelli ha preparato anche formismo linguistico (…) e conserun’antologia, Svizzera italiana, vatorismo sul piano ideologico”. uscita per la casa editrice brescia- Oppure avverte che “la cultura delna La Scuola. Un’antologia - ha la Svizzera italiana ha avuto i suoi scritto Sanguineti - può essere un momenti di maggiore vivacità museo, che ordinatamente sistema quando si è agganciata al suo retroterra culturale, o gli autori, li incaandando verso l’Isella e li commenQuadro talia (…) o accota. Lo sono, per gliendo esuli dal forza di cose (proOrelli ha costruito non solo sud in contingenze grammi e relativa una storia del Ticino, ma particolari”: parole vigilanza su di esanche un quadro più vasto, vere allora (1986), si, esercitata in vaesteso a tutta la cultura più che mai necesri modi), le antolodella Svizzera italiana sarie oggi, in temgie scolastiche: pupi di localismi esalite, paludate, sesperati e di particoveramente asettiche. Ma l’antologia può essere an- larismi. Inoltre Orelli ha costruito che un manifesto o un pamphlet. non solo una storia del Ticino letOrelli, pur scrivendo un libro per la terario, ma anche un quadro più scuola, ha scelto la seconda stra- vasto, esteso a tutta la cultura delda. Nel profilo storico introduttivo la Svizzera italiana. Di qui l’incluOrelli espone, con grande onestà sione, insolita per un’antologia letintellettuale, alcune tesi che poi teraria, di storici (Gilardoni, Marticondizioneranno le scelte. Per nola, Emilio Motta), naturalisti (Laesempio fa capire le sue riserve ri- vizzari), critici letterari (Janner, paspetto al primo Novecento, perché dre Pozzi), chiamati ad affiancare i

letterati puri, ma, a ben vedere, letterati essi stessi per l’alta qualità delle loro pagine. Esercitando il doloroso dovere, proprio di ogni antologista, di escludere e di includere, bocciare o promuovere, Orelli spiega di aver voluto “far luogo, un po’ come in un parlamento, a varie tendenze”. Pur assecondando la giusta necessità di offrire un libro equilibrato e pluralista, Orelli si affaccia con i suoi umori, le simpatie e le perplessità, dando apertamente dei giudizi di valore. Consultando l’antologia, il lettore trova numerose osservazioni puntuali sui testi accolti ed è invitato a vederne altri dai parallelismi tracciati fra l’uno e l’altro autore. È dunque aiutato ad essere più consapevole, ma soprattutto è scosso da un libro che mette in forse diversi giudizi collaudati. Flavio Medici articolo apparso sul Giornale del Popolo, pubblicato per gentile concessione dell’autore


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Recensioni

Il cattolicesimo italiano oggi Due recenti pubblicazioni offrono una panoramica sul comportamento religioso nella vicina Penisola Due recenti pubblicazioni dell’editrice Il Mulino di Bologna, presentano una indagine sul cattolicesimo italiano, tramite inchieste sociologiche, condotte da due affermati ricercatori, Roberto Cartocci, ordinario di scienza politica all’università di Bologna (“Geografia dell’Italia cattolica”, 2011, pp. 178), e Franco Garelli, professore di sociologia delle religioni all’università di Torino (“Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo”, 2011, pp. 243). I dati e le considerazioni esposti possono facilmente trovare paralleli nella realtà ticinese, sempre più coinvolta nelle trasformazioni sociali e culturali della vicina repubblica; ma sono anche interessanti per gli elementi che i due ricercatori hanno utilizzato per descrivere il comportamento dei cattolici italiani. Così è per la “distribuzione schematica della popolazione sulla base degli orientamenti cattolici” (Cartocci, p. 23) che indica un Puglia con il 42,8% rispettivamen10% di cattolici militanti, un 20% te 41%, mentre la minore partecidi cattolici con assidua pratica reli- pazione si registra in Toscana giosa, un 50% con ridotta pratica (21,7%), Emilia Romagna (22,8%), religiosa, un 10% di non cattolici Valle d’Aosta e Liguria (23%), Friuliche hanno fiducia nella Chiesa, e Venezia Giulia (23,7%). Mentre le un 10% di non cattolici, indiffe- percentuali minori delle “regioni renti o anticlericali. Sommando i rosse” non costituiscono una sorpresa, il calo regiprimi tre gruppi strato in regioni catabbiamo un 80% che entra in chieRimescolamento toliche del Nord dimostrano probabilsa almeno qualIl calo della partecipazione mente il grande riche volta all’ancattolica nel Nord Italia è mescolamento di no, mentre un probabilmente dovuto ad un popolazione verifica30% (i due primi tosi in Italia nella segruppi) partecipa grande rimescolamento conda metà del Noregolarmente alla di popolazioni vecento. messa festiva: Interessante il tentauna media superiore a quella accertata nelle inda- tivo del prof. Cartocci di misurare gine relative alle popolazioni di il “grado di secolarizzazione” (cap. vecchia evangelizzazione. Analisi 8, pp. 127 ss.) utilizzando quattro più dettagliate, come per età e ti- indicatori di un comportamento tolo di studio, non sono altrettan- “anticattolico”, e cioè i matrimoni to rallegranti (p. 39, Tab. 2.3): con- civili, i nati fuori dal matrimonio, i siderando la formazione scolastica, non avvalentisi dell’ora di religioi frequentanti diminuiscono dal ne, e coloro che non indicano la 44,3% per chi ha solo la licenza Chiesa cattolica quale beneficiaria elementare, al 29% per chi possie- dell’8% delle imposte. Coordinande una laurea; nella scomposizione do i quattro indicatori in uno solo, del dato nazionale per le diverse le regioni italiane più secolarizzate regioni, in testa sono Campania e risultano la Romagna, la Valle

norme che regolano la vita civile e la comune convivenza dei cittadini“ (il 73,1% condanna l’evasione fiscale, 82,4% il profittare illecitamente dello Stato); mentre molto differenziato è il giudizio tra i diversi gruppi di cattolici (convinti e attivi, cattolici per tradizione, cattolici a modo proprio), con varianti dal 43,8 al 16,4% nel condannare l’aborto, e dal 45,6 all’83,8% nel dirsi favorevoli alla contraccezione. Merita infine una segnalazione la ricerca, condotta dall’Osservatorio socio-religioso triveneto (riassunta in IL REGNO, Bologna, 15 febbraio 2012), sul comportamento dei cattolici del Nord-est dell’Italia, certamente più comparabile con la cattolicità ticinese. Sono stati intervistati oltre 2000 cattolici, di età tra i 18 e i 75 anni, selezionati con criteri scientifici, con un formulario che presentava 92 domande “a risposta chiusa”. Il comportamento religioso e morale dei cattolici del d’Aosta, la Toscana, la Liguria e il Triveneto non si distanzia significaPiemonte (dal 1. al 5. posto), ma tivamente da quello dell’intera catanche Friuli-Venezia Giulia, Lom- tolicità italiana. Circa la frequenza bardia e Lazio sono tra le più se- alle cerimonie liturgiche, in particolarizzate (6.,8. e 9. posto), men- colare alla messa domenicale, è tre le meno secolarizzate risultano confermata la diminuzione percenla Calabria e la Basilicata (19. e 20. tuale della frequenza con l’abbasposto). samento dell’età; si va dalla freMolto più ampia quenza del 48,1% la ricerca condotta negli anziani tra i dal prof. Garelli 60 e i 74 anni, al Distacco che ha indagato 13,4% nei giovani Le donne con superiore anche sui giudizi tra i 18 e i 29 anlivello di istruzione morali e sul comni, mentre non c’è manifestano un maggiore portamento politiun importante scarco dei cattolici itato nel comportadistacco dalla Chiesa liani. Un capitolo mento tra i sessi. rispetto ai coetanei maschi viene dedicato al Dato preoccupante, rapporto tra relirilevato dall’inchiegione e politica (pp. 193 ss.), rile- sta veneta, è che le donne con suvando che solo il 7,2% ritiene che periore livello di istruzione (laureai cattolici dovrebbero votare per un te o diplomate) manifestano un solo partito cristiano, il 16,8 sono maggiore distacco dalla Chiesa riper partiti con valori cristiani, e il spetto ai coetanei maschi, ciò che 31% scelgono partiti per portarvi conferma constatazioni fatte altrovalori cristiani, mentre il 45% ri- ve (come in Francia) per cui le tengono che i cattolici possono vo- donne postmoderne avvertono tare per tutti i partiti senza proble- maggiormente e in modo negativo mi. Circa poi i comportamenti mo- il “maschilismo” della Chiesa catrali aventi relazione con la sfera tolica. pubblica, secondo Garelli “emerge un quadro diffuso di rispetto delle Alberto Lepori www.sxc.hu


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Riviste

Rivista delle riviste AGGIORNAMENTI SOCIALI, mensile di ricerca e di intervento sociale di ispirazione cristiana, redatto da un gruppo di gesuiti e di laici del Centro Studi sociali di Milano e di Palermo, Piazza S. Fedele 4, 20121 Milano. Nel numero 4-2012 (aprile) una descrizione della politica in Germania, protagonista della scena internazionale. Il direttore padre Costa invita a pagare le tasse, modo di partecipazione politica. BOLLETTINO STORICO DELLA SVIZZERA ITALIANA, Archivio di Stato del Canton Ticino, Edizioni Salvioni, Bellinzona. Il secondo fascicolo del 2011 pubblica gli atti della Giornata di studio, svoltasi ad Airolo il 22 agosto 2010, su “Giuseppe Motta (1971 - 1940). Uno statista ticinese tra democrazie e fascismi”, organizzata dal Centro culturale “L’Incontro” di Mendrisio, con relazioni di Carlo Moos, Fabrizio Panzera, Luisa Rima Cassina, Floriano Eitel. Due saggi e un’appendice sono dedicati ai rapporti tra Ticino e Italia, in occasione del Centenario, in relazione alla crisi del 1862, suscitata da un dibattito al parlamento italiano a proposito di un eventuale (progettato) incorporamento del Ticino all’unificato Regno d’Italia. Sandra Sulmoni presenta la questione delle maestre in Ticino tra il 1920 e il 1939, Francesco Scomazzon ricostruisce lo sviluppo e la diffusione del nazionalsocialismo in Svizzera negli anni trenta e quaranta. Segue la sezione “Beni culturali”con sei contributi (circa cento pagine) su artisti ticinesi. COMUNITÀ FAMILIARE, periodico di informazione e riflessione. Il numero di maggio 2012 pubblica le relazioni presentate il 17 aprile sul tema: “La cura come attenzione”, con relazioni del direttore avv. Deborah Solcà, dell’avv. Paolo Bianchi del Dipartimento sanità e socialità, del prof. Eugenio Borgna dell’Ospedale maggiore di Novara e del prof. Graziano Martignoni, psichiatra e psicoanalista. DIALOGHI di riflessione cristiana, Tipografia Offset Stazione S.A., Locarno. Il n. 221 (aprile 2012) è dedicato nella prima parte dal rapporto tra eucarestia e comunità cristiana, di cui si evidenzia la necessità di un aggiornamento “in lingua corrente”; nella seconda parte il filosofo Virginio Pedroni tratta di “fede, ragione, laicità e rapporti tra Stato e Chiesa”. Ricca come sempre la parte informativa ecclesiale ed ecumenica. IL DIALOGO, bimestrale d’informazione e di opinione delle ACLI Svizzere, Via Balestra 19/21, 6900 Lugano. Il fascicolo di aprile è dedicato al tema dei frontalieri: non solo in Ticino, ma circa 260’000 in Svizzera, e ben 136’000 provenienti dalla Francia. Avverte fra Martino: “Essere straniero non è una colpa!”. IMPEGNO, Rassegna di religione, attualità e cultura, rivista della Fondazione don Primo Mazzolari, 46012 Bozzolo (Mantova). Il primo fascicolo del 2012 celebra il trentesimo della Fondazione che cura memoria e diffusione della figura di don Mazzolari. Giorgio Vecchio presenta un profilo del patriottismo di don Primo, dalla partecipazione alla Grande Guerra, a quella della Resistenza, al rifiuto di ogni guerra con “Non uccidere”. Un ampio saggio è dedicato al politico Nino Martinazzoli, conoscitore ed estimatore di Mazzolari; viene riprodotta parte dell’epistolario di Giulio Vaggi, direttore di “Adesso” con il suo fondatore, e la lettera del cardinale Montini che costrinse al silenzio il quindicinale nel 1960. KOINONIA, periodico mensile Piazza S. Domenico 1, 51100 Pistoia. Nel numero di gennaio 2012 si inizia a ricordare il Concilio vaticano II, aperto cinquant’anni fa, con la recensione del libro dello storico Miccoli, “La Chiesa dell’anticoncilio”(Laterza, 2011). Del vescovo francese Jacques Noyer viene riportato l’articolo, pubblicato dalla rivista “Esprit et Vie“ su “Annunciare il Vangelo in una società laica”. Nel numero di marzo, un ricordo di padre Turoldo, a vent’anni dalla morte, con il suo invito (nel 1985!) a “ritornare ai giorni del rischio” anche per l’Europa. Padre Alberto Simoni si chiede “Quale fede per l’Europa” e Raniero la Valle “La fede, ma come?”; il domenicano Gabriel Nissim descrive la “Sfida 2012: i cristiani e l’Europa”.

IL MARGINE, mensile dell’Associazione culturale Oscar Romero, C.P. 359, 38100 Trento. Nel terzo fascicolo del 2012, un saggio sul filosofo Max Picard (1888 - 1965), vissuto in Ticino dal 1919 alla morte, autore di “La fuga davanti a Dio”, un’opera per riflettere sulla modernità. Segue una riflessione di Giuseppe Morotti “In dialogo con la cultura postmoderna”, che invita a riconoscere “Nuove e sconvolgenti visioni del mondo, dell’umanità e di Dio, che sono state rimesse in luce proprio dalla nuova sensibilità che la cultura moderna sta maturando in noi e attraverso noi”. LA POLITIQUE, Magazine d’opinione, C.P. 5835, 3001 Berna. Il numero di aprile-maggio 2012 ricorda la fondazione a Lucerna, il 22 aprile 1912, del Partito conservatore democratico svizzero, riunendo in una sola federazione i preesistenti partiti cantonali, dopo tentativi infruttuosi durati vent’anni. Al segreto bancario e alla funzione del Parlamento sono dedicati due testi di approfondimento. RIVISTA TEOLOGICA DI LUGANO, quadrimestrale, C.P. 4663, 6900 Lugano. Il terzo fascicolo del 2011 (novembre) reca quattro testi della “settimana intensiva” svoltasi presso la facoltà di teologia nella scorsa primavera su “John Henry Newman, un Padre della Chiesa per il mondo moderno”, recentemente beatificato e grande “promotore” della coscienza, alla quale brindava prima che al Papa! Purtroppo due dei testi sono in lingua tedesca e similmente un altro contributo: per una rivista luganese è forse troppo. Nella rubrica “Vita della Facoltà” viene ricordato il conferimento del dottorato honoris causa al metropolita Hilarion il 29 ottobre 2011, con interventi del vescovo Grampa, del rettore Chiappini e la lectio magistralis del dottorato. IL TETTO, bimensile di religione, politica e cultura, Piazzetta Cariati 2, 80132 Napoli. Nel numero gennaio-febbraio 2012, il direttore Pasquale Colella introduce le riflessioni a cinquant’anni del Concilio vaticano II; vengono inoltre riportati i giudizi, presentati in occasione del trentesimo del Concilio, di alcuni personaggi che avevano vissuto quel momento eccezionale della Chiesa cattolica e ne valutavano speranze e delusioni. VERS UN DEVELOPPEMENT SOLIDAIRE, mensile della Dichiarazione di Berna, rue de Genève 52, 1004 Losanna. Il dossier speciale del numero 221 (aprile 2012) è dedicato ai pericoli che rappresentano i pesticidi nell’agricoltura. Il foglio d’informazione “Sviluppo solidale” della sezione ticinese annuncia che una assemblea, convocata per il 23 giugno, deciderà la fusione delle tre sezioni linguistiche in un’unica Dichiarazione di Berna svizzera.

Segnalazioni MILANO, 30 maggio - 3 giugno, Incontro mondiale delle famiglie. La Pastorale famigliare diocesana organizza la possibilità di partecipazione (Corso Elvezia 25, 6900 Lugano; info@pastoralefamiliare.ch). VERONA, 9-10 novembre, Biblioteca civica, “Chiesa e società a Verona. A cinquant’anni dal Concilio vaticano II”. Venerdì pomeriggio: Giovanni Miccoli, Chiesa e mondo, da Pio XII a Giovanni XXIII; Giovanni Vian, Le Chiese locali venete di fronte al Concilio; Enrico Baruzzo, Laicato cattolico, rinnovamento conciliare e società veneta. Sabato mattina: Rino Cona, Il vescovo Carraro e la novità del Concilio vaticano II; Concilio e postconcilio: testimonianze e bilanci; Riflessioni conclusive di Ilvo Diamanti.


120518 - Maggio