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Pegaso IX

Venerdì 12 aprile 2013

Cattolicesimo

Il Card. Martini e l’Europa Il professore dell’Università Cattolica di Milano, don Giuseppe Grampa parla del ruolo di Martini Amplissimo è l’insegnamento de- non nascerà” (3). Una cultura aligli ultimi Pontefici sul tema euro- mentata da molteplici tradizioni: peo: 36 interventi di Pio XII, 7 di “dallo spirito della Grecia alla roGiovanni XXIII, 93 di Paolo VI e ol- manità, dagli apporti venuti dai tre 600 di Giovanni Paolo II. Marti- popoli latini, celtici, germanici, slani, che dal 1987 al 1993 è stato vi e ugro-finnici alla cultura ebraipresidente del Consiglio delle Con- ca e agli influssi islamici e che hanferenze episcopali europee, racco- no trovato proprio nella tradizione glie così questo amplissimo inse- giudeo-cristiana una forza capace gnamento: “Tutti i Pontefici, da Pio di inverarli e di promuoverli” (4). XII ad oggi, hanno insistito nel Martini coglie con lucidità anche i guardare alla costruzione dell’Euro- pericoli per il processo di unificapa a servizio del mondo intero. In zione europea: “In uno scenario una prospettiva di redenzione del- come il nostro, dove vanno emerl’intera umanità e contro ogni ten- gendo diverse tendenze localistitazione eurocentrica, i Papi di que- che, risorgono forme anche esasto secolo presentano una visione sperate e tragiche di nazionalismo dell’Europa in chiave esplicitamen- (...), è necessario ripensare l’idea te planetaria” (1). Pensando a Pao- stessa di Nazione nella consapevolo VI, Martini ne sottolinea l’atten- lezza, da una parte, che le diffezione alla dimensione culturale e renze nazionali devono essere spirituale dell’Europa. Troviamo già mantenute e coltivate quale fondapresente il tema carissimo a Gio- mento della solidarietà europea e, vanni Paolo II delle “radici cristiane dall’altra, che la stessa identità nazionale non si readell’Europa”, senza lizza se non nell’aalcuna nostalgia Presidenza pertura verso gli del Medioevo e altri popoli e la sodella sua cristianità, Il Cardinale Carlo Maria lidarietà con essi” ma puntando soMartini è stato presidente (5). Martini non riprattutto ai diritti del Consiglio nuncia a sognare: della persona umadelle Conferenze episcopali “L’Europa da sona: è questo il paeuropee dal 1987 al 1993 gnare non è un’Eutrimonio umano, ropa dei mercati e morale e religioso ispirato in gran neppure solo degli parte dal Vangelo. Per Montini, Stati, delle regioni o delle municil’Europa non dovrà chiudersi in se palità. È l’Europa dei popoli, dei stessa ma aprirsi alle prospettive cittadini, degli uomini e delle dondel mondo, aiutando i popoli in via ne; un’Europa riconciliata e in gradi sviluppo e divenendo fattore de- do di riconciliare; un’Europa dello cisivo di promozione della pace. spirito, edificata su solidi principi Volgendosi poi all’amplissimo ma- morali e per questo capace di ofgistero di Giovanni Paolo II, Marti- frire a tutti e a ciascuno spazi auni valorizza soprattutto “l’edifica- tentici di libertà, di solidarietà, di zione di una casa comune costrui- giustizia, di pace: un’Europa che ta sul fondamento spirituale della viva gioiosamente e generosamentradizione cristiana” (2) ma aperta te questa sua missione a servizio alle sue responsabilità verso il del mondo intero” (6). Martini mondo. Con particolare insistenza, non si associa all’eurodisfattismo il Papa chiede al continente euro- che investe molti: “Siamo convinti peo di assumersi le proprie respon- che l’eurodisfattismo deve lasciare sabilità verso i Paesi in via di svi- il posto alla euroresponsabilità e luppo e nei confronti dell’edifica- questo anche perché l’Europa è in zione della pace. L’Europa dello grado di sperimentare nuove vie e spirito che, anche secondo Martini, dimensioni della politica e della sosiamo chiamati a costruire sarà una cietà e questo non solo per l’Euro“casa comune” che “o nascerà pa ma pure per il resto del monsulla base di una nuova cultura o do”. Ecco, secondo Martini, le vie

praticabili e utili che l’esperienza europea può offrire: “La prima via consiste nel superamento della sovranità assoluta degli Stati (...). Si deve dunque pervenire a una sempre più reale e corretta limitazione del principio di sovranità degli Stati: è il risvolto istituzionale dell’affermazione di un bene comune europeo universale” (7). “Un secondo aspetto importante dell’esperienza europea è l’aver dilatato l’ambito della democrazia dal livello sociale e nazionale a quello internazionale (...). Il Parlamento europeo, con la sua elezione popolare diretta e con i suoi poteri, ancora limitati ma non insignificanti, di controllo sulla politica dell’Unione, costituisce infatti il primo modello di questa realtà nuova e futura che è la “democrazia inter-nazionale” (8). “Un terzo aspetto è la nuova dimensione della cittadinanza che nell’Unione europea si configura come appartenenza internazionale e non solo quale fatto nazionale, in qualche modo escludente e discriminante” (9). Possiamo, così, raccogliere l’insegnamento di Martini sull’Europa: “Non è lecito ridurre il senso dell’Europa a una dimensione pura-

mente economica e secolaristica: occorre operare per l’edificazione di un’Europa che non sia “neutrale” sul piano dei valori, che sappia rispettare la verità sull’uomo e tener conto della dimensione morale dello sviluppo” (10). 1) Martini, “Parlare al cuore. Lettere, discorsi e interventi”, Ed.Dehoniane, Bologna, 1996, p.85. 2) Martini, “Nel sabato del tempo – Discorsi interventi lettere omelie”, Ed.Dehoniane, Bologna 1999, p.164; 3) Ibidem, p.167; 4) Ibidem; 5) Ibidem, p.168s; 6) Ibidem, p.170; 7) Martini, “Parlare al cuore. Lettere, discorsi e interventi”, Ed. Dehoniane, Bologna 1996, p.88; 8) Ibidem; 9) Ibidem, p.89; 10) Ibidem, p.72. Da “Appunti di cultura e politica”, Milano, 6-2012 Don Giuseppe Grampa parroco a Milano, professore Università cattolica

130412 - Aprile  

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