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Inserto di cultura politica e di politica culturale

Pegaso Società Stanno prendendo piede nuovi metodi di fare beneficienza

Principia La pace tra tutte le genti di Giovanni XXIII

Personaggi Ripercorriamo le scelte di Giuseppe Dossetti

Online È possibile sfogliare Pegaso al sito internet:

Pegaso

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www.riviste-ticinesi.ch

no. 81 - 12 aprile

Inserto mensile di Popolo e Libertà

Primo piano

Un libro choc sulla scuola lastico fino ad oggi, afferma Bottani, è riuscito ad ottenere nel contempo l’efficienza, l’equità e l’eccellenza. L’indagine PISA, condotta a livello internazionale, permette sì di individuare alcuni paesi (la Finlandia, la Corea, il Canada) dove i risultati sembrano migliori, ma l’autore non li ritiene ancora determinanti per Il testo più radicale che mi è capita- giustificare l’impegno di tante risorse to di leggere contro la scuola è uscito dello Stato, cioè di tutti. E neppure i dalla penna di Denis de Rougemont: cambiamenti che la scuola ha attua“Les Méfaits de l’Instruction publi- to (e magari subito) nell’ultimo que” (1929): era un pamphlet che mezzo secolo sembrano aver apl’autore scrisse a 23 anni e che poi portato grandi miglioramenti, per confermò molti anni dopo con “Suite quanto riguarda la coniugazione des Méfaits” (1972) sulla base della delle tre esigenze fondamentali. constatazione che, in 50 anni, la scuo- Da qui scaturisce la tesi di fondo : il rela non era affatto cambiata. Non solo: quiem, che nel titolo del libro è come a quel momento, de Rougemont po- ipotizzato e sospeso al punto interroteva citare le posizioni di Ivan Illich e di- gativo, finisce per diventare una afferchiararsi d’accordo con la sua propo- mazione prospettica. Ma attenzione: nel testo il “requiem per la scuola” viesta di “descolarizzare” la società. Malgrado le apparenze, nessuno dei ne precisato come “requiem per la due libri che ho citati può essere im- scuola statale così come è oggi”, non parentato con il recente volume di nel senso che la scuola privata venga cui intendo parlare: “Requiem per la salvata dal naufragio, ma nel senso scuola?” (edizioni Il Mulino, 2013), che ciò che è messo in discussione è il massiccio e quasi tol’ultima opera di talizzante intervento Norberto Bottani. Requiem dello Stato che da fiSe escludo questa nanziatore globale parentela è perché Secondo Bottani nessun delle attività scolastile posizioni dei due sistema scolastico è riuscito che si trasforma in reprimi autori erano ad ottenere nel contempo golatore di tutto, anchiaramente inefficienza, equità che per le scuole gefluenzate da scelte e eccellenza stite da privati e ricoideologiche, mentre nosciute. il libro di Bottani è La direzione di marun testo lucido e sereno, basato su una documenta- cia dovrebbe dunque essere quella zione impressionante e neppure dell’autonomia scolastica, concetto troppo apodittico nelle ipotesi con- non nuovo e, a mio modo di vedere, clusive: dunque, tutto salvo che un non incompatibile con l’intervento pamphlet. Certo, l’analisi che Botta- dello Stato, solo se maturasse una sinni conduce sulle condizioni in cui cera convinzione politica. Qui appunversa la scuola a livello mondiale è to mi pare di dover toccare una grossa dolorosa e conduce l’autore all’affer- difficoltà: la pars costruens del volume mazione sorprendente che le diffe- parla dell’autonomia solo con qualche renze fra i vari sistemi non sono poi esempio e qualche accenno, si arguicosì importanti per un giudizio; a sce che si prospetta un’autonomia momenti sembra di intravedere tra molto avanzata. Ma molti interrogatile righe un certo scetticismo e quasi vi restano aperti e dovrebbero essere una rassegnazione, basata sul risul- approfonditi: per quale strada un fitato dell’analisi: nessun sistema sco- nanziamento statale massiccio può es-

sere coordinato con una tale larga au- cenni proprio per poter perseguire una tonomia? per quali vie può la società migliore equità, non mi rallegra scogarantirsi da derive autoritarie o da prire che sono stati sforzi insufficienti, forze che perseguissero fini destabiliz- forse al limite dell’inutilità. Eppure non zanti? come coordinare il tutto con il mi sento in grado di contestare nulla complesso di verifiche internaziona- delle tesi del libro di Bottani, un libroli sull’efficacia, verifiche che pure choc che non potrà essere disatteso da l’autore considera chiunque voglia anessenziali? cora riflettere sulla Saluto Mi sono sforzato di scuola. leggere questo voDa parte mia, forse Ai tempi in cui io lume (scritto da un vorrei riservarmi di frequentavo la scuola, amico di lunga daconsiderare in più quando si incontrava la ta!) senza lasciarmi qualche elemento docente, la salutavamo influenzare dal mio qui poco presente dicendo “Riverisco” (come per esempio vissuto e dalle mie l’esperienza di vita esperienze. Ma tedei ragazzi, o il pemo di non esserci so della comunità o ancora il rapdel tutto riuscito. Se torno col pensiero alle condizioni in porto tra generazioni diverse): tutti cui (quasi un secolo fa) ho frequenta- elementi che non sono misurabili alto le scuole elementari (un solo locale l’interno di un sistema scolastico. per cinque classi; una sola docente, anziana, per tutte le materie, che noi bambini salutavamo, in paese e in Norberto Bottani, è un ticinese reclasse, con il termine “Riverisco”, dal sidente a Parigi, già alto funzionasignificato pertanto a noi piuttosto rio dell’OCSE. oscuro!) e confronto questo con le Sono conosciute le sue pubblicazioni condizioni in cui hanno frequentato i su argomenti scolastici: La ricreazione miei nipoti, devo pure concludere che è finita (1986), Professoressa addio i decenni non sono passati invano. Se (l994), Insegnanti al timone (2002). rifletto agli sforzi che la nostra scuola Giorgio Zappa media ha compiuto negli ultimi de-


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Società

Nuovi metodi di beneficenza I miliardari americani e la filantropia catalitica È giusto donare soldi in questa maniera? Annualmente gli organi di stampa economici e le riviste di costume fanno i conti in tasca ai ricchissimi del pianeta. Singoli individui o famiglie con patrimoni da fare invidia a numerosi Stati nazionali. Proprio di miliardari, a volte eccentrici altre discreti, vogliamo parlare in questa occasione. Non dei super-ricchi di casa nostra, ma di quelli d'oltreoceano che hanno deciso che le loro fortune pressoché inesauribili potessero essere investite diversamente. Una nuova era della filantropia che non manca di far discutere per l'importanza dei mezzi finanziari messi a disposizione e per gli scopi ai quali sono destinati.

Miliardari filantropi Donare in vita almeno il 50% dei propri averi. Una promessa impegnativa alla quale hanno deciso di aderire circa un centinaio miliardari americani. L'iniziativa si chiama “The Giving Pledge” ed è stata lanciata nel 2010 dal fondatore di Microsoft Bill Gates e dalla moglie Melinda insieme al finanziere Warren Buffet (che da parte sua ha deciso di donare il 99% della sua fortuna). Un'idea singolare che ha in breve tempo raccolto i favori di personaggi come il sindaco di New York Michael Bloomberg o il banchiere Rockefeller, senza dimenticare il giovane inventore di Facebook Mark Zuckerberg. Obiettivo del progetto è quello di convincere il maggior numero possibile di ricchissimi a devolvere almeno la metà del proprio capitale a cause filantropiche o ad organizzazioni caritatevoli di loro scelta. Al lancio dell'iniziativa i promotori si proponevano di convincere un numero sufficiente di facoltosi americani con lo scopo di raggiungere la cifra da capogiro di 600 miliardi di dollari da destinare in beneficenza. Il Giving Pledge stabilisce alcune regole a cui i partecipanti devono sottostare, ma non impone particolari limiti né all’entità economica delle singole iniziative benefiche, né alle loro tipologie. Secondo dati forniti dal sito ufficiale del progetto a settembre 2012 i donatori avevano una età compresa fra i 28 e i 97 anni, mentre gli ambiti di intervento risultavano i più diversi (dalla sanità, all'educazione, passando per la ricerca medica, i

servizi sociali e l'ambiente). La lista dei “paperoni generosi” è consultabile sul sito web dell'iniziativa (www.thegivingpledge.org) dove si possono anche leggere le lettere che i protagonisti dell'azione hanno scritto per motivare la propria adesione.

Un club esclusivo per soli miliardari La filantropia ha origine antiche e si è evoluta nei secoli. La sua concezione moderna è la conseguenza del rapido sviluppo del capitalismo e delle disuguaglianze sociali ed economiche che ne sono conseguite. Nonostante la crisi, sembrerebbe che molti di quelli che appartengono alla ristretta cerchia dei miliardari sono consapevoli di tali disparità. La scorsa estate i promotori di The Giving Pledge - Buffet e i coniugi Gates - con la collaborazione della nota rivista Forbes hanno chiamato a raccolta facoltosi filantropi provenienti da tutto il mondo, tutti miliardari o quasi, per discutere in una cerchia ristretta delle grandi sfide a livello planetario. Al centro del dibattito non solo gli obiettivi condivisi, le esperienze di ciascuno, ma anche i tempi e le modalità di intervento. A differenza del passato, si è rilevato come anche in ambito benefico le azioni vengono gestite vieppiù in mondo imprenditoriale, affinché risultino il più efficace possibili. Inoltre, i nuovi benefattori vogliano veder realizzate le stesse in un arco di tempo piuttosto breve, in ogni caso mentre sono ancora in vita.

La beneficenza secondo Bill Gates Fra i grandi ispiratori di questa nouvelle vague vi è l'uomo più ricco del mondo, Bill Gates, che a partire dagli anni Novanta insieme alla moglie Melinda ha progressivamente lasciato gli uffici della sua azienda per dedicarsi a numerosi progetti di beneficenza. In occasione del Summit organizzato da Forbes Gates ha presentato il concetto di “filantropia catalitica”. Un nuovo modo di fare beneficenza, basato sulla capacità di rispondere ai bisogni non percepiti dal mercato per renderli economicamente interessanti. Un sistema capace di combinare la forza innovatrice della libera impresa al ruolo sussi-

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diario dello Stato nei confronti delle sue componenti più deboli. Nel suo discorso davanti alla platea di miliardari ha ripercorso il metodo di lavoro della sua fondazione, riferendosi in particolare alle campagne di vaccinazione nei paesi in via di sviluppo. Con l’iniezione di fondi per l’acquisto di prodotti farmaceutici contro le malattie diffuse nei paesi poveri o alle malattie rare, le aziende del settore sono state spinte a considerare nuovamente l'importanza di determinati prodotti, gli Stati ad incentivare la ricerca, provocando così un positivo circolo vizioso. Secondo Gates, grazie ad investimenti ben mirati, dal 2000 questo modo di procedere ha permesso di vaccinare oltre 250 milioni di bambini e ha impedito più di 5 milioni di morti.

È tutto oro ciò che luccica? Chiunque con una fortuna stimata a oltre 60 miliardi di dollari, verrebbe da dire, dedicherebbe una parte del suo patrimonio al prossimo. Da parte sua la filosofia di Bill Gates in merito è molto chiara: chi ha ricevuto molto, ha l’onore e la responsabilità di restituire alla società le risorse di quanto avuto nel miglior modo possibile. La fondazione dei coniugi Gates finanzia numerosi progetti a livello planetario per un importo che si stima attorno ai 2,5 miliardi l'anno. Si pensi, per esempio,

che la fondazione ha devoluto per il 2012-2013 oltre 220 milioni di dollari all'Organizzazione Mondiale della Sanità, salendo sul podio dei donatori più generosi, superata unicamente dagli Stati Uniti d'America. Secondo alcune inchieste, si stima che sull'importo dei contributi che formano il budget dell'OMS circa il 20% provenga dai finanziamenti fissi degli Stati membri, mentre il restante 80% da donazioni volontarie di privati o di Stati che intendono sostenere determinati programmi piuttosto che l'istituzione stessa. Un dato che non lascia indifferenti e che apre il dibattito a numerosi interrogativi sull'influenza esercitata dai facoltosi benefattori sui programmi e sulle priorità degli organi sovranazionali. Gli stessi coniugi Gates in questi anni sono stati duramente attaccati per la scelta di sostenere un programma internazionale per la promozione della pianificazione familiare nei paesi in via di sviluppo o per alcuni progetti nel settore agricolo. In un sistema globale dove le informazioni corrono sulla rete non mancano le lodi, ma nemmeno le critiche a questi attori che si muovono con grande discrezione e influenza sullo scacchiere della governance mondiale.

Nathalie Ghiggi Imperatori


Pegaso III

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Principia

Dalla “Pacem in terris” La pace tra tutte le genti di Giovanni XXIII Alcuni indicazioni sull’impegno politico OGNI ESSERE UMANO È PERSONA

I DIRITTI DI OGNI PERSONA

(8) In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona, cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili.

(10) Ogni essere umano ha il diritto all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari; ed ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di invalidità, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

VASTO CAMPO DI COLLABORAZIONE (158) Le linee dottrinali tracciate nel presente Documento scaturiscono o sono suggerite da esigenze insite nella stessa natura umana, e rientrano per lo più nella sfera del diritto naturale. Offrono quindi ai cattolici un vasto campo di incontri e di intese tanto con i cristiani separati da questa Sede Apostolica, quanto con esseri umani non illuminati dalla Fede in Ge sù Cristo, nei quali però è presente la luce della ragione ed è pure presente ed operante l’onestà naturale. In tali rapporti i nostri figli siano vigilanti per essere sempre coerenti con se stessi, per non venire mai a compromessi riguardo alla religione e alla morale. Ma nello stesso tempo siano e si mostrino animati da spirito di comprensione, disinteressati e disposti ad operare lealmente ne ll'attuazione di oggetti che siano di loro natura buoni o riducibili al bene.

DIRITTO ALLA SICUREZZA GIURIDICA

IL DIRITTO A PARTECIPARE

(25) Fondamentale diritto della persona è pure la tutela giuridica dei propri diritti: tutela efficace, imparziale, informata a criteri obbiettivi di giustizia. Dall’ordinamento giuridico, voluto da Dio, promana l’inalienabile diritto dell’uomo alla sicurezza giuridica, e con ciò stesso ad una sfera concreta di diritto, protetta contro ogni arbitrario attacco.

(24) Dalla dignità della persona scaturisce il diritto di prendere parte attiva alla vita pubblica e addurre un apporto personale all’attuazione del bene comune. L’uomo, come tale, lungi dall’esser l’oggetto e un elemento passivo della vita sociale, ne è invece e deve esserne e rimanerne, il soggetto, il fondamento e il fine.


IV Pegaso

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Personaggi

Giuseppe Dossetti, un profeta del Novecento Nel centenario della nascita, ripercorriamo le scelte di un uomo vissuto di fede e di politica Ricorre quest’anno il centenario attorno a due esperienze, quella della nascita di Giuseppe Dossetti politica e quella religiosa. Sul pri(Genova, 13 febbraio 1913) e la mo versante Giuseppe Dossetti, sua personalità va ricordata, spe- membro dell’Assemblea costituencialmente per raccoglierne una ere- te (25 giugno1946 - 22 dicembre dita ancora in parte da valorizzare. 1947), non considerò la politica in Studioso e professore di diritto, una logica di “cristianizzazione” dopo aver partecidella società o di pato alla Resistenza una ideologia catcontro l’occupaziotolica; è questo Fede ne nazista dell’Ital’impegno che miSi adoperò affinché lia, fu membro delse nella stesura la Chiesa recuperasse l’Assemblea costidegli articoli 2 e 3 tuente e depurato della Costituzioun’essenzialità e una povertà nelle file della Dene, che recepiscoche ne rendesse più mocrazia Cristiana, no un’idea pluraaccessibile il messaggio listica della sociedi cui rimase vicesetà, totalmente rigretario fino al spettosa dei diritti 1951, in contrapposizione dialettica con De Gasperi. originari della persona, singola o In quell’anno scelse di ritirarsi dal- associata. Questi diritti sono collela vita politica e accademica e a gati a un corrispettivo di solidarieMonteveglio (Bologna) fondò la tà, con l’obiettivo di raggiungere comunità monastica della Piccola un’uguaglianza sostanziale non soFamiglia dell’Annunziata; nel 1959 lo formale, tra i cittadini-persone. fu ordinato sacerdote dal card. A Dossetti, interlocutore privilegiaGiacomo Lercaro, to della Segreteria arcivescovo di Bodi Stato vaticana, logna, di cui fu si deve poi l’impoPolitica collaboratore dustazione dell’articorante il Concilio lo 7 che regola i A Giuseppe Dossetti, Vaticano II. Dalla rapporti tra lo Stal’Italia deve l’articolo 7 fine degli anni ’60 to e la Chiesa catche regola i rapporti tolica, con il richiasi dedicò alla vita tra lo Stato e la Chiesa mo ai Patti lateramonastica, fino a cattolica nensi del 1929. La quando, nel 1994, sua azione politica la sua voce tornò a farsi sentire in disi dedicò anche alfesa della Costituzione italiana, mi- la ricerca di risposta alla grande crinacciata di stravolgimento per una si dell’Occidente originatasi negli riforma promossa dal Governo Ber- anni ’30, che comportò un ripensalusconi. Morì a Monteveglio il 15 mento integrale della politica. Per dicembre 1996. Dossetti, questo impegno si espliciIl suo profilo può essere ricostruito tò nella ricerca di una sintesi pro-

pulsiva tra Stato e mercato, o nell’individuazione di posizioni innovative sulla scena internazionale, privilegiando in politica estera la prospettiva europea, rispetto a quella genericamente occidentale, e le dimensioni politiche su quelle militari: ad esempio nel 1949 si oppose all’ingresso dell’Italia nella Nato. Sul versante dell’impegno ecclesiale, Dossetti partecipò al Concilio Vaticano II in qualità di teologo di Lercaro. Durante i lavori si comportò come un “partigiano”, come lui stesso si definì. I nodi tematici sui quali il suo contributo è stato particolarmente significativo vanno dal rilievo determinante del battesimo come fonte dell’appartenenza alla Chiesa, alla collegialità episcopale. Dossetti si adoperò perché, attraverso la riforma liturgica e alla sua riorganizzazione interna, la Chiesa

recuperasse un’essenzialità e una povertà che ne rendesse più accessibile il messaggio da parte degli uomini di allora (e di oggi). In quegli anni attinse all’esperienza dell’Assemblea costituente, per proporre innovative e funzionali modifiche regolamentari nello svolgimento dei lavori conciliari. Per Dossetti il Concilio “finì troppo presto”; nell’ultimo trentennio della sua vita fu la Piccola Famiglia dell’Annunziata il luogo in cui visse più compiutamente la riforma conciliare. (da un testo di Chiata Tintori, della redazione di AGGIORNAMENTI SOCIALI, Milano, febbraio 2013. Una biografia di Dossetti è stata pubblicata in PEGASO del 2 aprile 2010, a cura di Lorenzo Planzi).


Pegaso

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V

Società

Una Chiesa che rinuncia ai simboli e privilegi del potere Con le sue azioni papa Francesco sembra riprendere il Patto delle catacombe Pochi giorni prima della chiusura del Vaticano II, il 16 novembre del 1965, una quarantina di Padri conciliari, dopo aver celebrato l’Eucaristia nelle catacombe di Domitilla, a Roma, firmarono il “Patto delle catacombe”, diretto ai fratelli nell’Episcopato, con l’invito a portare avanti una vita di povertà, per una Chiesa serva e povera, come aveva suggerito papa Giovanni XXllI. Tra i proponenti del testo il vescovo don Helder Camara, e tra i firmatari molti brasiliani e latino-americani che si impegnavano a rinunciare a tutti i simboli e ai privilegi del potere e a mettere i poveri al centro del loro ministero pastorale, un anticipo della “Teologia della liberazione”, che sarebbe nata negli anni seguenti. Il nuovo Papa Francesco, già col suo nuovo nome, e nei suoi primi discorsi e gesti sembra aver ripreso la richiesta, formulata da molti, laici e presbiteri, per una “Chiesa povera e dei poveri”, e l’ha ribadito ai giornalisti: “Quanto vorrei una Chiesa povera e per i poveri” (16 marzo). In consonanza con la sua speranza, pubblichiamo quindi il “Patto delle catacombe”, perché lo possa attuare in tutta la Chiesa cattolica, a cominciare dalla curia vaticana.

Noi Vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II Illuminati sulle mancanze della nostra vita di povertà secondo il Vangelo; sollecitati vicendevolmente ad una iniziativa nella quale ognuno di noi vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione, in unione con tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato, contando soprattutto sulla grazia e la forza di Nostro Signore Gesù Cristo, sulla preghiera dei fedeli e dei sacerdoti della nostre rispettive diocesi; ponendoci col pensiero e la preghiera davanti alla Trinità, alla Chiesa di Cristo e davanti ai sacerdoti e ai fedeli della nostre diocesi; nell’umiltà e nella coscienza della nostra debolezza ma anche con tutta la determinazione e tutta la forza di cui Dio vuole farci grazia, ci impegniamo a quanto segue: • Cercheremo di vivere come vive ordinariamente la nostra popolazione per quanto riguarda l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione e

tutto il resto che da qui discende (Mt 5,3; 6,33s; 8,20). • Rinunciamo per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa (questi segni devono essere effettivamente evangelici) (Mc 6,9; Mt IO,9s; At 3,6: né oro né argento). • Non possiederemo a nostro nome beni immobili, né mobili, né conto in banca, eccetera; e, se fosse necessario averne il possesso, metteremo tutto a nome della diocesi o di opere sociali o caritative (Mt 6,19-21; Lc 12,33s). • Tutte le volte che sarà possibile, affideremo la gestione finanziaria e materiale nella nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e consapevoli del loro ruolo apostolico, al fine di essere, noi, meno amministratori e più pastori e apostoli (Mt 10,8; At 6,1-7). • Rifiutiamo di essere chiamati, oralmente o per scritto, con nomi e titoli che significano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore, ...). Preferiamo essere chiamati con il nome evangelico di Padre (Mt 20,2528; 23,6-11; Jo 13,12-15). • Nel nostro comportamento, nelle nostre relazioni sociali, eviteremo quello che può sembrare un conferimento di privilegi, priorità, o anche di una qualsiasi preferenza, ai ricchi e ai potenti (banchetti offerti o accettati, classi nei servizi religiosi) (Lc 13,12-14; lCor 9,14-19). • Eviteremo ugualmente di incentivare o adulare la vanità di chicchessia, con l’occhio a ricompense o a sollecitare doni o per qualsiasi altra ragione. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro doni come una partecipazione normale al culto, all’apostolato e all’azione sociale (Mt 6,2-4; Le 15,9-13; 2Cor 12,4). • Daremo tutto quanto è necessario del nostro tempo, riflessione, cuore, mezzi, ecc., al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi laboriosi, economicamente deboli e poco sviluppati, senza che questo pregiudichi le altre persone e gruppi della diocesi. Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai, condividendo la vi-

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ta operaia e il lavoro (Lc 4, 18s; Mc 6,4; Mt 11,4s; At 18,3s; 20,33-35; ICor 4,12 e 9,1-27). • Consci delle esigenze della giustizia e della carità e delle loro mutue relazioni, cercheremo di trasformare le opere di beneficenza in opere sociali fondate, per l’appunto, sulla carità e sulla giustizia, che tengano conto di tutti e di tutt0. come un umile servizio agli organismi pubblici competenti (Mt 25, 31-46; Lc 13, 12-14 e 33 s). • Opereremo in modo che i responsabili del nostro Governo e dei nostri servizi pubblici decidano e attuino leggi, strutture e istituzioni sociali necessarie alla giustizia, all’uguaglianza e allo sviluppo armonico e totale dell’uomo tutto in tutti gli uomini, e da qui, all’avvento di un altro ordine sociale, nuovo, degno dei figli dell’uomo e dei figli di Dio (At 2,44s; 4,32-35; 5,4; 2Cor 8 e 9 interi; 1 Tim 5,16). • Poiché la collegialità dei vescovi trova la sua più evangelica realizzazione nel farsi carico comune delle moltitudini umane in stato di miseria fisica, culturale e morale - due terzi dell’umanità - ci impegniamo: - a contribuire, nella misura dei nostri mezzi, a investimenti urgenti a favore degli episcopati di nazioni povere; - a richiedere, insieme agli organismi

internazionali, ma testimoniando il Vangelo come ha fatto Paolo VI all’ONU, l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino più nazioni proletarie in un mondo sempre più ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro miseria. • Ci impegniamo a condividere, nella carità pastorale, la nostra vita con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perché il nostro ministero costituisca un vero servizio; pertanto: - ci sforzeremo di “rivedere la nostra vita” con loro; - formeremo collaboratori che siano più animatori secondo lo spirito, che capi secondo il mondo; - cercheremo di essere il più umanamente presenti, accoglienti; - saremo aperti a tutti, quale che sia la loro religione (Mc 8,34s; At 6,1-7; l Tim 3,8-IO). • Tornati alle nostre rispettive diocesi, faremo conoscere ai fedeli delle nostre diocesi la nostra risoluzione, pregandoli di aiutarci con la loro comprensione, il loro aiuto e le loro preghiere. Aiutaci Dio a essere fedeli. Testo ripreso da ADISTA, Segni Nuovi, n.21, 21 febbraio 2009.


VIII Pegaso

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Fede

Una nuova evangelizzazione Analisi dei mutamenti della Chiesa nel corso degli anni Come vivono i giovani il rapporto con la fede cristiana? Dalla recente indagine condotta dall’Eurisko e analizzata da Garelli e dai suoi collaboratori, sulla religiosità degli italiani (Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo, Il Mulino, Bologna 2011), viene anzitutto rimessa in discussione l’idea di una presunta eccezione dell’Italia rispetto ad un’Europa sempre più secolarizzata. La peculiarità della situazione italiana, derivante dallo stretto legame con il cattolicesimo, dalla ricca presenza delle strutture del mondo cattolico nella società e dal forte interventismo pubblico della gerarchia, solo parzialmente si manifesta in un maggiore riferimento al simbolismo religioso che si esprime attraverso il ricorso ai sacramenti nei momenti forti della vita, come nascita, matrimonio e morte, anche data l’assenza di una simbologia laica. Soprattutto poi la lontananza o talora il dissenso verso alcune posizioni ufficiali della Chiesa mitigano il carattere di una eccezione italiana. L'indagine rileva prima di tutto il processo di soggettivizzazione dell'esperienza religiosa che si esprime in forme individualistiche che privilegiano le dimensioni più legate alla realizzazione personale. La frequenza ai sacramenti, seppure diversificata, è in costante diminuzione, come pure è molto ridotta l'attenzione ai precetti della Chiesa, la cui non osservanza non viene più percepita come peccaminosa. Le stesse verità cristiane sono accolte in modo selettivo e parziale. Un secondo dato è la crescente adesione, con un atteggiamento sincretistico, alle pratiche della tradizione orientale, più in linea con la dimensione della realizzazione soggettiva rispetto ad un cristianesimo più dottrinale.

Adesione parziale alla Chiesa Altro dato è il rapporto di adesione parziale e flessibile all'istituzione Chiesa. Non è più tempo di contestazione ma di presa di distanza dalla funzione mediatrice della Chiesa a vantaggio di una religiosità che valorizza il rapporto diretto con Dio. I fenomeni della pedofilia e le ultime poco edificanti vicende vaticane hanno contribuito ad una maggiore presa di distanza. La non condivisione di alcune prese di

posizione del magistero su temi di ordine etico e politico-sociale sono anche espressione della maggiore autonomia del laicato, promossa dal concilio. Grande apprezzamento hanno invece le parrocchie, più vicine alla vita delle persone e più attente alle esigenze della società. Nel rapporto tra convinzioni religiose e comportamenti etici la ricerca registra una significativa dissonanza rispetto agli insegnamenti della Chiesa (sessualità, famiglia, bioetica ... ), disattesi praticamente e contestati teoricamente. Diffusa è la mentalità benesseristica e consumista, nonostante la presenza di un volontariato attento alla solidarietà e condivisione. Per quanto attiene la laicità, da parte del campione intervistato si riconosce per un verso l’importanza della religione per la società, in particolare quando essa è portatrice dei valori di coesione sociale, finalizzati a rendere più umana la convivenza, mentre dall’altra si ritiene che occorra rispettare l’autonomia dello stato e delle sue istituzioni e che la Chiesa pertanto non debba ingerirsi in questioni che lo stato deve affrontare laicamente, senza riferimenti diretti a concezioni religiose precise.

La religione dei giovani L’inchiesta dell’Osservatorio religioso del Triveneto, guidata dal professor Castegnaro, sulla religiosità dei giovani tra i 18 e i 29 anni ( C’è campo? Giovani, Spiritualità,Religione, Marcianum Press, Venezia) fornisce indicazioni sul futuro, importanti per affrontare il tema della evangelizzazione da parte dell’intera comunità cristiana. Siamo di fronte ad un mutamento qualitativo nel modo di vivere la religiosità. È presente anzitutto un bisogno di trascendenza, di rapportarsi a qualcosa di trascendente, inteso non sempre in senso personale. Questo bisogno emerge soprattutto in momenti forti dell’esistenza, di fronte a situazioni oggettive di difficoltà, anche in rapporto ai problemi sul senso della vita. Da un cristianesimo sociologico, mutuato dall’esterno, dal contesto socioculturale, si è passati ad un cristianesimo come scelta individuale. Questa individualizzazione va vista anche positi-

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Prospettive per l’evangelizzazione

no. Al centro deve tornare la fede, rispetto ad una religiosità (riti, verità, simboli ... ), pur necessaria ma secondaria. La dimensione di fede va riproposta allo stato puro: è la fede sine glossa di Francesco d'Assisi, è la fede di Giovanni XXIII che ha il coraggio di indire un concilio a 78 anni, sconcertando l’apparato ecclesiastico. Siamo alla fine dell’apologetica, delle pur necessarie mediazioni razionali, dentro una cultura dove il pluralismo non è solo dottrinale e ideologico, ma anche etico e valoriale. La fede è diventata una scelta (tra altre scelte) ed ha bisogno di un contatto vitale con esperienze autentiche. Una seconda prospettiva è quella di una Chiesa che dia testimonianza dei valori evangelici, di una Chiesa povera non solo di ricchezze ma anche di potere, di una Chiesa che abbandona l'atteggiamento giudicante, tutta precetti e doveri, e che si immerge nell'umano per essere fermento, fonte di vita e di rinascita. Un'ultima prospettiva è quella di una Chiesa aperta al dialogo fecondo con tutte le altre tradizioni religiose.

Dalle indagini presentate emergono alcune prospettive per l’evangelizzazione, per annunciare e testimoniare la buona notizia oggi. Anzitutto una comunità cristiana chiamata alla evangelizzazione deve proporre una fede adulta che coinvolga la soggettività personale, che si radichi nel modo di sentire profondo di ciascu-

Gianino Piana Riassunto della relazione di Giannino PIANA, già docente di etica cristiana ad Urbino, svolta a Pallanza il 15 dicembre 2012, nel ciclo “Annunciare e testimoniare oggi la Buona Notizia” (Il testo completo è scaricabile in http/www.finesettimana,org).

vamente nella prospettiva di una maggiore personalizzazione, di una religiosità più autentica e personale. La trasmissione delle identità si è interrotta. Tutta al più al catechismo si trasmettono alcune nozioni, non più inserite in un’esperienza viva, dato che famiglia, scuola, mass-media sono segnate dal processo di secolarizzazione. L’adesione è pertanto più difficile, ma anche più motivata e libera. Anche la trasmissione dei valori è più complicata, dato che i giovani non considerano più valore ciò che gli viene trasmesso come tale, ma quello che riescono a vivere in proprio, interiormente, come valore. Il mondo giovanile, rispetto al mondo adulto, guarda ancor più criticamente l’istituzione Chiesa, soprattutto la scarsa povertà, l’astrattezza dei principi e l’eccesso di norme. La riduzione della religiosità (più legata ad aspetti tradizionali e istituzionali) si accompagna ad una esigenza molto avvertita di spiritualità, di apertura al mistero, alla trascendenza, per rispondere alle esigenze interiori.


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Cattolicesimo

Il Card. Martini e l’Europa Il professore dell’Università Cattolica di Milano, don Giuseppe Grampa parla del ruolo di Martini Amplissimo è l’insegnamento de- non nascerà” (3). Una cultura aligli ultimi Pontefici sul tema euro- mentata da molteplici tradizioni: peo: 36 interventi di Pio XII, 7 di “dallo spirito della Grecia alla roGiovanni XXIII, 93 di Paolo VI e ol- manità, dagli apporti venuti dai tre 600 di Giovanni Paolo II. Marti- popoli latini, celtici, germanici, slani, che dal 1987 al 1993 è stato vi e ugro-finnici alla cultura ebraipresidente del Consiglio delle Con- ca e agli influssi islamici e che hanferenze episcopali europee, racco- no trovato proprio nella tradizione glie così questo amplissimo inse- giudeo-cristiana una forza capace gnamento: “Tutti i Pontefici, da Pio di inverarli e di promuoverli” (4). XII ad oggi, hanno insistito nel Martini coglie con lucidità anche i guardare alla costruzione dell’Euro- pericoli per il processo di unificapa a servizio del mondo intero. In zione europea: “In uno scenario una prospettiva di redenzione del- come il nostro, dove vanno emerl’intera umanità e contro ogni ten- gendo diverse tendenze localistitazione eurocentrica, i Papi di que- che, risorgono forme anche esasto secolo presentano una visione sperate e tragiche di nazionalismo dell’Europa in chiave esplicitamen- (...), è necessario ripensare l’idea te planetaria” (1). Pensando a Pao- stessa di Nazione nella consapevolo VI, Martini ne sottolinea l’atten- lezza, da una parte, che le diffezione alla dimensione culturale e renze nazionali devono essere spirituale dell’Europa. Troviamo già mantenute e coltivate quale fondapresente il tema carissimo a Gio- mento della solidarietà europea e, vanni Paolo II delle “radici cristiane dall’altra, che la stessa identità nazionale non si readell’Europa”, senza lizza se non nell’aalcuna nostalgia Presidenza pertura verso gli del Medioevo e altri popoli e la sodella sua cristianità, Il Cardinale Carlo Maria lidarietà con essi” ma puntando soMartini è stato presidente (5). Martini non riprattutto ai diritti del Consiglio nuncia a sognare: della persona umadelle Conferenze episcopali “L’Europa da sona: è questo il paeuropee dal 1987 al 1993 gnare non è un’Eutrimonio umano, ropa dei mercati e morale e religioso ispirato in gran neppure solo degli parte dal Vangelo. Per Montini, Stati, delle regioni o delle municil’Europa non dovrà chiudersi in se palità. È l’Europa dei popoli, dei stessa ma aprirsi alle prospettive cittadini, degli uomini e delle dondel mondo, aiutando i popoli in via ne; un’Europa riconciliata e in gradi sviluppo e divenendo fattore de- do di riconciliare; un’Europa dello cisivo di promozione della pace. spirito, edificata su solidi principi Volgendosi poi all’amplissimo ma- morali e per questo capace di ofgistero di Giovanni Paolo II, Marti- frire a tutti e a ciascuno spazi auni valorizza soprattutto “l’edifica- tentici di libertà, di solidarietà, di zione di una casa comune costrui- giustizia, di pace: un’Europa che ta sul fondamento spirituale della viva gioiosamente e generosamentradizione cristiana” (2) ma aperta te questa sua missione a servizio alle sue responsabilità verso il del mondo intero” (6). Martini mondo. Con particolare insistenza, non si associa all’eurodisfattismo il Papa chiede al continente euro- che investe molti: “Siamo convinti peo di assumersi le proprie respon- che l’eurodisfattismo deve lasciare sabilità verso i Paesi in via di svi- il posto alla euroresponsabilità e luppo e nei confronti dell’edifica- questo anche perché l’Europa è in zione della pace. L’Europa dello grado di sperimentare nuove vie e spirito che, anche secondo Martini, dimensioni della politica e della sosiamo chiamati a costruire sarà una cietà e questo non solo per l’Euro“casa comune” che “o nascerà pa ma pure per il resto del monsulla base di una nuova cultura o do”. Ecco, secondo Martini, le vie

praticabili e utili che l’esperienza europea può offrire: “La prima via consiste nel superamento della sovranità assoluta degli Stati (...). Si deve dunque pervenire a una sempre più reale e corretta limitazione del principio di sovranità degli Stati: è il risvolto istituzionale dell’affermazione di un bene comune europeo universale” (7). “Un secondo aspetto importante dell’esperienza europea è l’aver dilatato l’ambito della democrazia dal livello sociale e nazionale a quello internazionale (...). Il Parlamento europeo, con la sua elezione popolare diretta e con i suoi poteri, ancora limitati ma non insignificanti, di controllo sulla politica dell’Unione, costituisce infatti il primo modello di questa realtà nuova e futura che è la “democrazia inter-nazionale” (8). “Un terzo aspetto è la nuova dimensione della cittadinanza che nell’Unione europea si configura come appartenenza internazionale e non solo quale fatto nazionale, in qualche modo escludente e discriminante” (9). Possiamo, così, raccogliere l’insegnamento di Martini sull’Europa: “Non è lecito ridurre il senso dell’Europa a una dimensione pura-

mente economica e secolaristica: occorre operare per l’edificazione di un’Europa che non sia “neutrale” sul piano dei valori, che sappia rispettare la verità sull’uomo e tener conto della dimensione morale dello sviluppo” (10). 1) Martini, “Parlare al cuore. Lettere, discorsi e interventi”, Ed.Dehoniane, Bologna, 1996, p.85. 2) Martini, “Nel sabato del tempo – Discorsi interventi lettere omelie”, Ed.Dehoniane, Bologna 1999, p.164; 3) Ibidem, p.167; 4) Ibidem; 5) Ibidem, p.168s; 6) Ibidem, p.170; 7) Martini, “Parlare al cuore. Lettere, discorsi e interventi”, Ed. Dehoniane, Bologna 1996, p.88; 8) Ibidem; 9) Ibidem, p.89; 10) Ibidem, p.72. Da “Appunti di cultura e politica”, Milano, 6-2012 Don Giuseppe Grampa parroco a Milano, professore Università cattolica


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Pegaso

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Recensioni

La vita laboriosa e travagliata di Ferdinando Fontana Recensione del libro “Uno scompigliato in Collina d’Oro” Con il suo approfondito studio 9 maggio e i provvedimenti restritdedicato a Ferdinando Fontana, Ti- tivi rivolto contro le forze di oppomoteo Morresi ha il merito di farci sizione (repubblicana, anarchica, conoscere la vita, “laboriosa e tra- socialista e cattolica) commossero vagliata”, e la vasta e multiforme l’opinione pubblica ticinese e solleproduzione di uno “scapigliato” varono un’ondata di agitazioni nelmilanese che da noi trovò la sua le file dell’emigrazione italiana preterra d’elezione. Il lettore troverà sente in Svizzera. Gli avvenimenti infatti in questo bel libro - un te- milanesi. fecero inoltre affluire un sto di piacevole lettura, presentato cospicuo numero di rifugiati politiin un’edizione assai curata - una ci nel nostro Cantone. serie di dati, di aneddoti, di fatti Ferdinando Fontana - di simpatie sull’operosa esistenza e la poliedri- repubblicane e socialiste - costretca attività di Fonto suo malgrado a tana, il quale septrasformarsi nel pe farsi strada in corso del 1898 da Biografia molti campi, dal villeggiante in esuFerdinando Fontana, giornalismo impele, manifestò in seconosciuto soprattutto gnato alla letteraguito più volte afper le sue collaborazioni tura, dalla poesia fetto e ammiraziocon Puccini, ha vissuto pure alla musica, dal ne per il Ticino e teatro all’operetta, per la Svizzera. In nel nostro Cantone e in altri ancora. particolare egli si Nato a Milano nel mostrò indulgente 1850, morto a Lugano nel 1919, nei confronti delle autorità federali Ferdinando Fontana è sicuramente che, proprio in occasione dei moti conosciuto in Italia in particolare milanesi del ’98, rivelarono poco riper le sue collaborazioni con Puc- spetto per gli ideali repubblicani e cini, le sue traduzioni di operette e democratici del nostro Paese. Coper le sue commedie in dialetto me ricorda Morresi, a Losanna, a milanese. È forse meno conosciuto Ginevra e in altre città nei giorni nel nostro Cantone - dove pure dei tumulti di Milano si formarono visse non pochi anni, dopo esservi bande di lavoratori emigrati italiagiunto come “villeggiante” -, ed è ni, pronte a dar man forte ai rivolperciò meritoria l’iniziativa da par- tosi milanesi nell’illusione che in te della Fondazione Culturale della Italia fosse scoppiata la rivoluzione Collina d’Oro di pubblicare questo sociale. Una parte di questi operai, studio, che, grazie giunti nel Ticino, il alle pazienti inda15 maggio vennero gini di Morresi, ci fermati a BellinzoImpegno fa inoltre rivivere na e, dopo esser Fontana ha dato un grande momenti - quelli stati interrogati, fucontributo culturale; tra la fine dell’Otrono caricati su un tra le sue attività, vi erano tocento e gli anni treno speciale per quelle di poeta, dialettologo, Chiasso e per ordidella prima guerra ne del Consiglio mondiale - tra i traduttore, cronista,... federale consegnapiù importanti delti alle autorità itala nostra storia. Importante fu in particolare il liane di confine. 1898, segnato in Italia dai moti A protestare contro questa consepopolari contro il carovita, che fe- gna e per quella che riteneva una ce rivivere da noi per qualche tem- violazione del diritto d’asilo fu l’anpo la stagione del primo Risorgi- ziano esponente conservatore Gioamento. Come è ben ricostruito nel- chimo Respini, il quale presentò in la ricerca di Morresi, la dura e san- quei giorni un’interpellanza al Conguinosa repressione, ordinata dal siglio di Stato e intervenne nel corso generale Bava Beccaris, delle mani- di un acceso dibattito in Gran Confestazioni scoppiate a Milano du- siglio. In quello che fu il suo ultimo rante le quattro giornate dal 6 al grande intervento parlamentare (sa-

rebbe infatti morto meno di un anno dopo) Respini volle affermare alcuni grandi principi: l’affermazione dell’italianità del Cantone, anche a dispetto di certa stampa italiana, denigratrice del popolo svizzero; l’affermazione della sovranità del Cantone di fronte alla Confederazione, da cui discendeva il diritto di poter criticare gli ordini di Berna così come le azioni del governo cantonale; l’affermazione dello “storico diritto d’asilo”, che in quelle circostanze era stato violato e calpestato. L’aver ricordato questa pagina importante ma un po’ dimenticata della nostra storia; l’aver fatto rivivere il contribuito alla nostra cultura dato dal “villeggiante” ed esule Ferdinando Fontana, e inoltre la sua intensa attività (di poeta, anche dialettale, di dialettologo, di traduttore, di librettista, di innografo, di giornalista, cronista, e uomo di teatro); l’aver infine riporta-

to alla nostra memoria la sua ammirazione per le istituzioni e la vita politica e sociale del Cantone e della Confederazione, tutti questi sono alcuni dei meriti del lavoro di Morresi. Gli altri li scoprirà il lettore, il quale nelle pagine di questo libro troverà dipanata la matassa di una vita “laboriosa e travagliata” che non mancherà di suscitare il suo interesse, la sua curiosità, la sua simpatia.

Timoteo Morresi, Uno scapigliato in Collina d’Oro: esilio e soggiorno di Ferdinando Fontana nella Svizzera italiana, Montagnola , Fondazione Culturale della Collina d’Oro, Lugano, Giampiero Casagrande editore, 2012, 285 pp., ill., “I quaderni della Collina d’Oro”, 3 Fabrizio Panzera


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Riviste

Rivista delle riviste AGGIORNAMENTI SOCIALI, mensile di ispirazione cristiana, redatto da un gruppo di gesuiti e di laici, Piazza S. Fedele 4, 20121 Milano. Nel numero di marzo, una valutazione critica della partecipazione delle donne alle strutture ecclesiastiche a 50 anni dal Concilio e una valutazione della dottrina sociale modificata dal Vaticano II, stesa da padre Reina s.j. nel 1991, in occasione del centenario dell’enciclica Rerum Novarum. IL CANTONETTO, Rassegna letteraria bimestrale, Via Antonio Ciseri 9, 6900 Lugano Il fascicolo di febbraio 2013 (di 72 pagine) è ricco di contributi di taglio storico letterario: Guido Pedrojetta analizza il dialetto di Giovanni Orelli; Fernando Grignola ripercorre l’incontro con Sergio Maspoli; Alessandro Martini presenta il sodalizio letterario tra Francesco Chiesa e Paolo Arcari, professore a Friburgo; ecc.

retta ai vescovi italiani da un gruppo di riviste e associazioni, raccolte nella rete “I Viandanti”, con le richieste per attuare il Vaticano II dopo cinquant’anni … SPIGHE, mensile dell’Azione cattolica ticinese, Corso Elvezia 35 , 6900 Lugano Il numero di marzo è dedicato a ringraziare Benedetto XVI “per il dono del suo pontificato”, mentre mons. Vitalini invita a vivere l’anno della fede “Da pazzi!”, “assumendo in proprio il nuovo decalogo, quello delle Beatitudini”. “Chi crede è battagliero. Lotta per la giustizia, la condivisione, il dialogo tra i popoli, la pace, il disarmo”. SVIZZERA ITALIANA E MISSIONE, Bollettino informativo trimestrale degli organismi missionari e di Missio-Svizzera, Casella postale 4329 6904 Lugano. Il primo fascicolo del 2013 dedica due articoli alla campagna del Sacrificio quaresimale ”Senza terra, manca il pane” contro l’accaparramento delle terre dei paesi poveri da parte delle multinazionali e dei Paesi ricchi.

DIALOGHI di riflessione cristiana, Tipografia Offset Stazione S.A., Locarno Nel numero 225 (febbraio 2013), il bimestrale “di riflessione cristiana” offre la traduzione italiana del testo dell’abate Stefan Werlen di Einsiedeln che invita a risvegliare la brace sotto la cenere che soffoca la Chiesa cattolica; Aldo Lafranchi critica in codice canonico che trascura gli insegnamenti della Sacra scrittura; nelle attese provocate dalle dimissione di Benedetto XVI e di mons. Grampa, la redazione invita , col poeta Giovanni Cristini, a rivolgersi “al rosso lume che sull’altare vacilla e non si spegne”.

UN SOLO MONDO, rivista della Direzione dello sviluppo e della cooperazione del Dipartimento federale degli affari esteri, 3003 Berna Il fascicolo di marzo 2013 dedica particolare attenzione ai mutamenti politici nel Nord Africa e agli interventi di sostegno da parte della Svizzera (aiuti umanitari e cooperazione allo sviluppo).

IL GALLO, quaderni mensili, casella postale 1242, 16100 Genova Nel numero di marzo, Giorgio Chiaffarino fa “qualche riflessione sulla Chiesa”, mentre don Piana riferisce l’indagine sulla religiosità giovanile condotta nel Veneto. Viene ricordtao il convegno “Il Gallo canta ancora”, svoltosi a Genova il 2 febbraio, e per meglio continuare a cantare, si è dotato del sito internet : www.ilgallo46.it

VOCE EVANGELICA, mensile della Conferenza delle Chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera, via Landriani 10, 6900 Lugano Nel numero 4-2013 (marzo) si riferisce della sperimentazione ticinese sull’insegnamento della religione nella scuola pubblica; mentre viene auspicato una maggiore unità tra i protestanti, si lamenta la crisi dell’ecumenismo con i cattolici.

KOINONIA, periodico mensile Piazza S.Domenico 1, 51100 Pistoia. Due testimoni sono ricordati nel numero di febbraio 2013: Giuseppe Dossetti (19131996) e Arturo Paoli (1912). Raniero La Valle e Piero Stefani riflettono su “Per che cosa si vota” e “Perché valori e non diritti?” in un momento difficile per la democrazia italiana, assalita dal populismo. Nel numero di marzo, un bilancio e commento a più voci ( e senza sconti) del pontificato di Benedetto XVI (Ettore Masina, Luigi Sandri, Frei Betto, Piero Stefani, Raniero la Valle). IL MARGINE, mensile dell’Associazione Oscar Romero, C.P. 359, 38122 Trento Sul numero 2 di febbraio, un ampio commento alle dimissioni di papa Benedetto XVI e una valutazione, “A urne calde” del direttore Curzel sulle elezioni italiane: “La Conferenza Episcopale Italiana prova un ispiegabile e improbabile endorsement al partito dei ricchi (leggi Monti), nel momento in cui le Chiese d’Italia sono impegnate a far fronte alla crescita della povertà; il risultato è che i cristiani italiani votano qualunque altra cosa (soprattutto ancora Berlusconi , e spesso Grillo)” IL REGNO, quindicinale di attualità e documenti, Via Nosadella 6, Bologna. Nel numero 1138 del 1.2.2013, il testo con cui Benedetto XVI ha annunciato ai cardinali le sue dimissioni; la sentenza di condanna di Paolo Gabri ele per i furti commessi a danno del Papa; la lettera pastorale di mons. Brambilla, vescovo di Novara, su “Come stai con la tua fede?”. Il fascicolo “Documenti n.3” del 1. Febbraio, ripercorre il pontificato di Benedetto XVI, mentre il teologo Severino Dianich propone “Una coraggiosa riforma”ritmata dalla rinuncia ai privilegi, ‘imprescindibile povertà, verso una ampia sinodalità , la collegialità episcopale e la riforma dell’esercizio del primato papale, con libertà e fiducia. Sul numero 4 viene ospitato un “dibattito” sul significato e le conseguenze della rinuncia di Benedetto XVI e la “Lettera alla Chiesa” di-

Segnalazioni ROMA, 6 aprile 2013, Assemblea dei gruppi ecclesiali, riviste, associazioni a 50 anni dalla “Pacem in terris” di Giovanni XXIII, Auditorium di via Frentani 4 (presso Stazione Termini), dalle 10 alle 18. Relatori : Rosanna Virgili, Daniele Menozzi, Giovanni Marzillo, Antonietta Potente, Giovanni Ceretti, Raniero la Valle; contributi, interventi, dibattito. La partecipazione è del tutto libera. BOZZOLO, 13 aprile, Convegno di storia promosso dalla Fondazione Primo Mazzolari. FRIBURGO, 20 aprile, Università Miséricorde, sala 3113, ore 10.00, Colloquio di storia organizzato dall’Associazione di storia ecclesiastica svizzera, con il prof. Francis Python , Oggetto e osservatorio d’una storia religiosa francofona; seguono relazioni sui conventi francescani di Losanna e sulle abbazie cistercensi in Svizzera; segue alle ore 14.00 l’assemblea generale dell’Associazione. RODI FIESSO, 25 maggio, ore 15.00 il Cantonetto festeggia il 60mo. della fondazione, con “Un pomeriggio al Dazio Grande”, e contributi di Carlo Agliati, Giorgio Bellini e Massimo Colombo, Orazio Martinetti, Raffaele Peduzzi e Filippo Bianconi, Giovanni Orelli, Marco Marcacci, Carlo Piccardi, Riccardo Bergossi. LUGANO, 28 maggio, continua la serie delle conferenze sulla laicità, con la relazione del prof. Vincenzo Pacillo su “Cristiani in politica”; dalle ore 13.30 alle ore 16.15, facoltà di Teologia; seminario aperto al pubblico.”.

130412 - Aprile  

Inserto mensile di Popolo e Libertà

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