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Scandalo in Usa la Cia coprì i gerarchi nazisti

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Da Chardin a Modì tutti all’Evento con lo zainetto

ANGELO AQUARO

PIETRO VERONESE

ALBERTO ARBASINO

Fondatore Eugenio Scalfari 1 2

www.repubblica.it

Anno 17 - Numero 44

Direttore Ezio Mauro

  1,00 in Italia

CON “CORSO DI DEGUSTAZIONE DEL VINO”   13,90

lun 15 nov 2010

lunedì 15 novembre 2010

SEDE: 00147 ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821, FAX 06/49822923. SPED. ABB. POST., ART. 1, LEGGE 46/04 DEL 27 FEBBRAIO 2004 - ROMA. CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ: A. MANZONI & C. MILANO - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/574941. PREZZI DI VENDITA ALL'ESTERO: AUSTRIA, BELGIO, FRANCIA, GERMANIA, GRECIA, IRLANDA, LUSSEMBURGO, MALTA, MONACO P., OLANDA, PORTOGALLO, SLOVENIA, SPAGNA € 2,00; CANADA $1; CROAZIA KN 15; DANIMARCA KR 18; EGITTO EP 16,50; FINLANDIA € 2,50; MAROCCO MDH 24; NORVEGIA KR 20; POLONIA PLN 12,10; REGNO UNITO LST 1,50; REPUBBLICA CECA CZK 61; SLOVACCHIA SKK 80/€ 2,66; SVEZIA KR 18; SVIZZERA FR 3,00 (CON D O IL VENERDÌ FR 3,30); TUNISIA TD 3,50; TURCHIA YTL 4; UNGHERIA FT 495; U.S.A $ 1

Nuovo attacco del premier a giornali e tv. L’ipotesi di una grande alleanza fa discutere l’opposizione. Briguglio: sì al patto con il Pd

“Elezioni? Solo per la Camera” Berlusconi sfida il Quirinale. I finiani: si dimetta. Oggi via i ministri Fli Battuto Boeri, sostenuto dai vertici Pd

Milano, Pisapia vince le primarie affluenza in calo

SERVIZI ALLE PAGINE 10 E 11

L’OCCASIONE DELLA SINISTRA

ROMA — «Se il governo alla Camera non dovesse avere la maggioranza si andrà a votare, ma soltanto per eleggere i nuovi deputati». Silvio Berlusconi telefona ad una convention Pdl e indica la sua strategia. Il premier attacca di nuovo giornali e tv. Il percorso del Cavaliere viene immediatamente attaccato dai finiani: «Si deve dimettere». I ministri Fli oggi usciranno dall’esecutivo. L’ipotesi di una grande alleanza, lanciata da Briguglio, deputato del Fli, divide il centrosinistra. SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 7

L’analisi

Il colloquio

Lo scioglimento ad personam

È finita la colla del Cavaliere

STEFANO RODOTÀ

ILVO DIAMANTI

UOMO che aveva sempre accusato gli avversari di indietreggiare di fronte alla prova democratica delle elezioni, l’uomo che aveva sempre dileggiato il Parlamento per la tortuosità dei suoi percorsi, improvvisamente cerca di costruirsi una strada. SEGUE A PAGINA 24

IETRO al declino di Silvio Berlusconi si scorgono una maggioranza a pezzi e un Paese in briciole. Senza colla e senza cornice. Perché Berlusconi era e resta l’unica colla e l’unica cornice per il suo partito, la sua maggioranza. SEGUE A PAGINA 24

L’

D

E DECINE di migliaia di votanti che hanno sfidato una giornata d’inferno per scegliere lo sfidante di Letizia Moratti, sono una delle poche buone notizie della vita pubblica in questi mesi. E questo anche se erano di meno rispetto alle primarie precedenti. Sono una buona notizia perché segnalano che la politica non è soltanto trame di palazzo, guerre televisive, macchine del fango e altre porcherie, ma soprattutto libertà e partecipazione, come cantava un grande milanese onorario, Giorgio Gaber. Ma poi perché la partita milanese, da qui alle comunali, è destinata a riscrivere i destini nazionali. SEGUE A PAGINA 11

San Suu Kyi “La democrazia trionferà” BULTRINI ALLE PAGINE 14 E 15

Disastro Ferrari, gettato via il mondiale di Alonso ABU DHABI — Ferrari disastro nell’ultimo gran premio della stagione, dove Alonso ha perso il mondiale piloti per la strategia sbagliata dei tecnici del cavallino rosso. Così Vettel è diventato a 23 anni il più giovane campione della Formula 1. SERVIZI NELLO SPORT

L

LA NAZIONE DEI PERDENTI EMANUELA AUDISIO

Q

UESTO non è un paese per chi vince. Ma per chi abbassa la testa. Perde anche la nazionale azzurra dei motori. Quella che ha un cuore rosso. È la fine della specie Italia. SEGUE NELLO SPORT

Fernando Alonso dopo il deludente gran premio di Abu Dhabi

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Le piccole Pompei Contrordine, fa bene a rischio nel Malpaese essere figli unici CARLO PETRINI GIOVANNI VALENTINI

UN Atlante del Malpaese, per molti aspetti inedito e inquietante, quello che centinaia di lettori di Repubblica hanno compilato in questi giorni spedendo al sito del giornale le foto delle mille Pompei d’Italia. Una galleria degli orrori che illustra gli sfregi al nostro patrimonio culturale. ALLE PAGINE 29, 30 E 31

È

Rossoneri soli in vetta

Il derby è del Milan

NELLO SPORT

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI LONDRA UONE notizie per i tanti genitori di figli unici che si sentono in colpa perché non hanno dato un fratellino o una sorellina al loro singolo erede: a quanto sembra hanno fatto bene. Una delle più ampie ricerche condotte in materia rivela che, meno fratelli e sorelle ha, più un bambino è soddisfatto e contento. SEGUE A PAGINA 35

B

Il processo di Brescia che l’Italia dimentica BENEDETTA TOBAGI ENTRE un governo crolla a pezzi, intere province s’inondano con danni inauditi, i media seguono con morbosa attenzione i torbidi sviluppi dell’omicidio di una quindicenne, la polizia prende a manganellate un sit in non violento che solidarizza con alcuni operai immigrati che protestano per i loro diritti, in una città di provincia, nella quiete ovattata di una stanza d’albergo piena di computer e tazze di caffè, otto persone stanno studiando da giorni centinaia di migliaia di pagine di documenti in formato digitale, per decidere di un delitto di 36 anni fa. Sembra l’inizio di un episodio della popolare serie investigativa Cold Case, ma sta succedendo davvero. Brescia, le donne e gli uomini della corte d’assise del tribunale locale, due togati e sei giurati popolari, dopo due anni di dibattimento, 150 udienze e migliaia di testimoni, il 9 novembre si sono ritirati in camera di consiglio per decidere le sorti di cinque imputati per concorso in una strage che ha ucciso 8 persone e ne ha ferite 102, il 28 maggio 1974. Tra gli imputati, un generale dei Carabinieri, Francesco Delfino. Un ex deputato, senatore e segretario dell’Msi, Pino Rauti. Due figure chiave dell’organizzazione eversiva neofascista Ordine Nuovo (costola del centro studi fondato da Rauti nel 1956), il medico Carlo Maria Maggi e l’orientalista, poi imprenditore, naturalizzato giapponese (il suo nome oggi è Roy Hagen) Delfo Zorzi: condannati e poi assolti per la strage di piazza Fontana. SEGUE A PAGINA 16

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Vettell (Red Bull) domina la gara e conquista il titolo. Le “rosse” sbagliano la strategia del pit stop

CURZIO MALTESE

Il caso


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IL GOVERNO ALLA PROVA POLITICA INTERNA

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Lo scontro

Sfiducia, la sfida di Berlusconi “Si può sciogliere solo la Camera” Nuovo attacco a giornali e Rai. Fli oggi lascia il governo ANDREA MONTANARI MILANO — Dopo aver chiesto il voto di fiducia prima al Senato e poi alla Camera, Silvio Berlusconi alza il tiro: «Avrò il sì da entrambi i rami del Parlamento, ma se così non fosse, andremo al voto, ma solo per Montecitorio». Il premier lo ha annunciato ieri telefonando, a sorpresa, alla convention organizzata dal Pdl a Milano. In un clima da stadio, il presidente del Consiglio ha attaccato ancora duramente i giornali e la Rai. Mentre i ministri e sottosegretari lombardi del suo governo chiamavano a raccolta i militanti al grido: «Vai avanti». Al teatro Nuovo, in piazza San Babila. Locationscelta non a caso, dato che si trova a pochi passi dal punto dove sul predellino della sua auto, Berlusconi annunciò il 27 novembre 2007 la nascita del Pdl. Il premier parla di «professionisti della politica, ormai vicini all’età in cui grandi leader come Bush e Blair scrivono le loro memorie, che possono aspirare alla guida del governo o della Camera solo attraverso decisioni di palazzo, quindi agendo come se la gente non esistesse. Ma questa non è democrazia, è solo partitocrazia». Partendo da questo presupposto, Berlusconi fa la sua proposta. «Siccome noi siamo democratici e nel nostro Paese deve valere la democrazia, cioè quello che decide la gente — insiste — noi andremo avanti a governare. Ma, se alla Camera il governo non avrà l’ok, benissimo, si andrà a votare per la Camera stessa e vedremo cosa decideranno gli italiani». Immediata la reazione di Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà. «È un escamotage che ha il solo obiettivo di tranquillizzare quei senatori pronti a sostenere un percorso di responsabilità che eviti al Paese l’ennesima campagna elettorale. Se la risposta di Berlusconi a una crisi di governo ormai cominciata è questa, c’è da preoccuparsi seriamente per le istituzioni e per la soluzione dei problemi degli italiani». L’esponente finiano resta convinto che «sa-

Bocchino: escamotage per tranquillizzare i senatori. Franceschini: il premier è obbligato a venire a Montecitorio rebbero opportune le dimissioni del governo e l’avvio di un percorso virtuoso che richiami tutte le forze politiche alla responsabilità verso i cittadini». Proprio oggi sono attese le dimissioni degli esponenti finiani del governo. Un no secco a Berlusconi arriva anche da Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera.

IN BILICO Al centro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: sciogliere solo la Camera

«Berlusconi, come sempre, pensa di essere più importante delle leggi, ma il premier è obbligato a venire alla Camera». La controreplica del portavoce del Pdl Daniele Capezzone non si fa attendere: «Le arrampicate sugli specchi servono a poco. Se si vuol parlare di dimissioni, si cominci da quelle di Gianfranco Fini». Solo il ministro della Difesa Ignazio La Russa rivolge un ultimo appello ai parlamentari del Fli: «Fermatevi, la nostra storia ci insegna che prima di tutto vengono l’Italia e gli italiani, e poi i rancori». Il premier ha attaccato anche l’opposizione. «Dobbiamo andare avanti contro una sinistra che

non è ancora democratica. Tutte le cose che stanno succedendo rafforzano il convincimento degli italiani che vogliono restare liberi». Quindi l’affondo contro la stampa e la tv pubblica: «È una cosa indegna avere una televisione pubblica di questo tipo — incalza — La maggioranza degli italiani è con noi e non si lascia turlupinare dai programmi tv offensivi che paghiamo tutti noi. Quanto ai giornali, non leggeteli. Fanno pubblicità a una politica partitocratica che ragiona o sragiona come se gli elettori non esistessero. Ma esistono, e sono per il sessanta per cento con Silvio Berlusconi».

Il precedente di Prodi

Il caso

VLADIMIRO POLCHI ROMA — «Per sposarsi bisogna essere in due, per divorziare basta uno solo. Tradotto: la fiducia si ottiene in entrambe le Camere, ma per andare a casa basta la sfiducia di una». I costituzionalisti avvertono: «No allo scioglimento anticipato di una sola Camera». «Il nostro è un sistema di bicameralismo perfetto – spiega Gaetano Azzariti, costituzionalista alla Sapienza di Roma – la fiducia è conferita da entrambe le Camere e il voto di sfiducia di una sola di esse comporta l’obbligo di dimissioni del governo». Eppure l’articolo 88 della Costituzione prevede la possibilità di sciogliere una sola Camera? «Quella previsione riguarda casi eccezionali e storicamente superati, quando per la durata diseguale delle due Camere lo scioglimento anticipato di una di esse serviva proprio per il contestuale rinnovo di entrambe». In effetti, la Costituzione originariamente prevedeva una durata sfasata per Camera (5 anni) e Senato (6 anni). Poi il

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CAMERA

SENATO

DIMISSIONI

Nel 2008 il governo Prodi, entrato in crisi, ottenne la fiducia alla Camera

Prodi non riuscì però a ottenere la fiducia al Senato, dove aveva un margine di pochi voti

Immediatamente dopo il ko a Palazzo Madama Prodi diede le dimissioni

I dubbi dei costituzionalisti Ainis e Azzariti: “Il capo dello Sato non può essere obbligato a sciogliere una delle due Camere”

“Avere solo l’appoggio del Senato non basta”

IL GIURISTA Il costituzionalista Gaetano Azzariti

Parlamento, nel 1963, ha modificato l’articolo 60 della Carta portando anche il Senato a cinque anni. «Da allora – ricorda Azzariti – non si è mai più avuto lo scioglimento di una sola Camera». A ben vedere, infatti, anche nel 1953, ’58 e ’63 lo scioglimento delle Camere fu contestuale, con la sola differenza che la Camera veniva sciolta per scadenza naturale della legislatura, mentre il Senato veniva sciolto anticipatamente. «Il premier – prosegue Azzariti – chiedendo ora che venga sciolta solo la Camera dei de-

putati trascina nel gorgo della politica il capo dello Stato, il quale non può essere obbligato a privilegiare la maggioranza favorevole al governo, piuttosto che quella contraria. Il Quirinale, se non si trova una nuova maggioranza nelle due Camere, non può che scioglierle entrambe». Un precedente risale al gennaio 2008: il governo Prodi ottiene la fiducia alla Camera e la sfiducia al Senato. Il risultato? Si è tornati alle urne per entrambe le Camere. «La richiesta di Berlusconi – afferma Michele Ainis,

costituzionalista a Roma Tre – in astratto legittima, è in realtà bislacca e irragionevole. Avremmo, infatti, due rami del Parlamento con due possibili maggioranze diverse e con tempi sfalsati: la scadenza del Senato resterebbe al 2013, mentre quella della nuova Camera sarebbe nel 2015. E poi – aggiunge Ainis – il premier chiede di sciogliere la Camera, dove rischia la sfiducia. Ma il ragionamento si può rovesciare: perché non sciogliere invece il Senato?». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Colle irritato per l’invasione di campo Lo staff di Napolitano richiama l’articolo 88: decide il Presidente UMBERTO ROSSO ROMA — I precedenti, e lo aveva già fatto intuire il Colle di fronte ai primi “sondaggi” pdl, spingono in direzione opposta. Neanche tre anni fa, nel gennaio del 2008, proprio il presidente Napolitano sciolse tutti e due i rami del Parlamento anche se Prodi finì sfiduciato unicamente al Senato. Insomma, se quegli orientamenti fanno sempre testo nel contesto di oggi, come tutto lascia pensare, la via dello scioglimento dimezzato firmato dal Quirinale non appare percorribile (pure se in teoria prevista). Anche per questo la sortita di

C’è accordo con i giuristi che temono un corto circuito con il voto solo per la Camera Berlusconi, che ha messo in campo lo stesso la richiesta di mandare a casa solo i deputati, non è piaciuta. Invasione di campo nelle prerogative del capo dello Stato nello scioglimento delle Camere. Appesantita dalla battuta del premier sui professionisti della politica che arrivano al governo o al Quirinale «gra-

zie alle manovre di Palazzo» che non ha certo rasserenato il clima. Entrata a gamba tesa, e che va avanti da tempo, dal momento della rottura con Fini. Dal Colle, perciò, di fronte alla sortita di Berlusconi non possono che richiamare «con nettezza» quel che il presidente della Repubblica ripete dalla scorsa estate, da quando cioè premier e ministri si sono avventurati nel toto-elezioni: lo scioglimento delle Camere, come recita l’articolo 88 della Costituzione, è di esclusiva competenza del capo dello Stato. Che, queste prerogative, intende esercitare rigorosamente. Non gradite allora interferenze,

STRISCIONE A destra lo striscione esposto ieri a San Siro: “Silvio lasciaci il numero di cellulare; se ci arrestano allo stadio qualcuno ci dovrà pure aiutare”

Il retroscena

strattonamenti, tentativi di scavalcamento. Sarebbe bene, per citare le stesse parole di allora di Napolitano, che «esponenti politici di qualsiasi parte non dessero indicazioni in proposito senza averne titolo e in modo sbrigativo e strumentale». Niente commenti ufficiali però, il Colle si mantiene lontano dallo scontro, ma si “registrano” le reazioni politiche con la stessa maggioranza che appare divisa sull’iniziativa (Bossi che ne parla come di una specie di esca tattica), e i tanti dubbi espressi dai costituzionalisti. Il che anche nel merito, a parte lo “sgarbo” della sovrapposizione di poteri, lascia decisamente freddo il capo dello Stato sull’opzione scioglimento Montecitorio. Molto attento alle considerazioni di studiosi come il professor Michele Ainis al quale l’ipotesi appare irragionevole e perfino pericolosa, per il rischio di creare un corto circuito istituzionale: due rami del Parlamento con due possibili maggioranze diverse e con tempi per il rinnovo sfalsati. Un corto circuito che Napolitano non sembra intenzionato a creare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Cavaliere guarda già al dopo-voto “Riuscirò a conquistare il Quirinale” E mette all’asta dieci posti dopo l’uscita di Futuro e libertà e Mpa

CARMELO LOPAPA ROMA — Le lettere di dimissioni del ministro Ronchi, del vice Urso e dei sottosegretari Menia e Buonfiglio sono state già firmate. Questa mattina saranno recapitate a Palazzo Chigi. Si chiuderà così l’avventura dei finiani al governo. Nell’ennesimo gabinetto di guerra, convocato per stasera ad Arcore coi tre coordinatori pidiellini e il vertice leghista guidato da

lare al popolo sono io». Premier d’attacco, leader già sintonizzato sulla campagna elettorale. «Quando ci saremo davvero, allora potrò dire quel che ora devo tacere su certi personaggi» va ripetendo con riferimento a Fini e non solo, dice uno dei suoi più stretti collaboratori. Convinto che, comunque vada, «le elezioni le rivinco e al Quirinale andrò io, in ogni caso, nonostante i loro giochini». Un Berlusconi comunque intenzionato a

Oggi vertice ad Arcore, il premier dirà che per ora non andrà a trovare Napolitano. E respingerà l’ultima offerta di Bossi di trattare col leader Fli Umberto Bossi, il premier spiegherà che eviterà, se possibile, di salire al Colle. Ma dal Quirinale non fanno mistero di attendersi invece un passaggio già in questi giorni, come prassi istituzionale vuole in casi del genere. Quel passaggio sancirà la pre-crisi. Berlusconi ha già fatto sapere che non assegnerà subito le quattro deleghe che si libereranno oggi (cinque con l’Mpa) e le altre cinque vacanti da mesi (dopo l’uscita di Cosentino, il nuovo incarico di Romani, tra gli altri). «Lo farò dopo la fiducia». Non a caso. Da oggi — racconta chi frequenta Palazzo Grazioli — si riapre il mercato, pressing sui finiani più moderati e i pidiellini indecisi, con le dieci poltrone a fare da montepremi tra le offerte più appetibili. «Con Fini non tratto più — ripeteva ieri il premier — contatterò piuttosto uno per uno i suoi che, passando a Fli, mi hanno promesso che non mi avrebbero mai votato la sfiducia». Prima di partire per Milano alla volta di San Siro, il capo del governo è rimasto a Roma mezza giornata a ragionare con Gianni Letta e, al telefono, con alcuni ministri su quel che lo attende. Continua a ostentare sicurezza: «Sono solo manovre di palazzo, i sondaggi veri non sono i loro, sottovalutano che l’unico in grado di par-

giocarsi tutte le sue carte anche in questa complicatissima partita della crisi. «Sono l’azionista di maggioranza del governo» va ripetendo: «Senza di noi e la Lega, non ci sarebbe il Nord e non è pensabile un esecutivo che ne faccia a meno». Ipotesi alternative non ne esistono, insiste dunque il premier con coordinatori e deputati Pdl sentiti nel corso della giornata: «E chi pensa di coinvolgere Letta, non ha capito che Gianni non si presterebbe mai,

contro di me». Se di piano “b” si è ragionato ieri, tra Palazzo Grazioli e Milano, è quello che prevede il ricorso a un Berlusconi bis (dunque con dimissioni e reincarico), solo nel caso in cui la sfiducia alla Camera dovesse essere approvata prima della mozione di sostegno al Senato. Ma su questa priorità il partito ha ricevuto l’ordine di alzare le barricate. «La scelta sul ramo del Parlamento spetta al governo — rivendica Gaetano Quagliariello

— E nessuno può trasformare Palazzo Madama da camera alta a figlio di un dio minore». Se poi andrà male, «le elezioni sono la soluzione più limpida» per dirla con un fedelissimo come Osvaldo Napoli. Su tempi e sviluppi della crisi si è a lungo parlato nelle telefonate intercorse in queste ore tra Fini, il Quirinale, Bersani, Casini, Rutelli. L’orientamento è quello di rinviare la discussione della sfiducia a

Fini ai suoi: “Ridicola la sua minaccia di sciogliere solo la Camera. Si voterà prima da noi, dopo anche i numeri del Senato si capovolgeranno” dopo l’approvazione definitiva della legge di Stabilità (dunque a dicembre) come auspicato dal Colle. Ma, subito dopo, sostengono Fini e Casini la sfiducia andrà discussa prima alla Camera. Martedì, in conferenza dei capigruppo, il presidente di Montecitorio darà un segnale in tal senso. Per il resto, la strategia del “Kadima” di Fini, Casini e Rutelli (e Lombardo) è già tracciata. La loro mozione di sfiducia sarà presentata all’ultimo momento utile. Un accordo di massima vorrebbe che Pd e Idv ritirino la loro, per convergere tutti sull’unico testo e infine spuntarla. Scontato lo scenario post crisi, i tre lo proiettano tutto su un governo di larghe intese che porti a termine la legislatura. «Ridicola la minaccia di sciogliere solo la Camera — è stato il commento di Fini coi suoi alla provocazione di Berlusconi — Perché dopo la sfiducia a Montecitorio, dove si voterà prima, anche i numeri al Senato si capovolgeranno». Nell’incontro di stasera, Bossi, Maroni e Calderoli tenteranno per l’ultima volta di convincere il premier a scendere a patti con Fini. Senza tanta convinzione, ormai anche il Senatur se n’è fatto una ragione: «Berlusconi vuole il voto e alla fine ci andremo». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La polemica

Bossi: “Silvio gioca al ribasso, vuole il voto” La Lega attacca Montezemolo per la Ferrari: “Povera Italia se entra in politica” RODOLFO SALA MILANO — Fiducia o elezioni solo per la Camera? Umberto Bossi è scettico: «Secondo me Silvio vuole andare al voto, perciò gioca al ribasso; io invece giocherei al rialzo». Il Berlusconi-bis? «A me Fini ha detto che non gli dà fastidio vedere Berlusconi come presidente del Consiglio». Il «rialzo», insomma, sarebbe proprio il reimbarco dei futuristi nella maggioranza. Le parole del capo del Carroccio seguono quanto i suoi colonnelli, in prima fila i ministri Maroni e Calderoli, vanno dicendo da giorni: il pallino adesso ce l’ha in mano il premier ed è lui che deve finalmente decidere il da farsi. Cominciando a prendere sul serio la disponibilità di Fini (presunta, ma sventolata proprio dai leghisti) a un nuovo governo che ridefinisca un patto di legislatura guidato ancora da Berlusconi. Senza traccheggiare — è il tam tam che risuona nella Lega — senza imboccare strade impervie e lastricate di bizantinismi, come

Berlusconi bis

A me Fini ha detto che non gli dà fastidio vedere Berlusconi fare il premier: io sto alle sue parole Umberto Bossi

quello del voto anticipato che potrebbe arrivare solo per uno dei due rami del Parlamento. Bossi fa capire che sono questi gli umori del “movimento”. L’alternativa è sempre quella tratteggiata da Calderoli: o Berlusconi bis o elezioni, nessun governo tecnico è all’orizzonte, neppure se a guidarlo fossero persone graditissime. Tremonti, Maroni? il Senatùr scuote la testa, e poi

scherza: «Potrei essere io, e poi vedete... «. Ma i malumori che salgono dalla base del Carroccio? Il «qui non si capisce più niente, può cambiare tutto» che circola anche tra le prime file? Il leader padano taglia corto, rispolverando tra l’altro parole d’ordine un po’ datate: «Noi siamo uniti, sappiamo che dobbiamo fare la rivoluzione...». Lo dice pure Calderoli («Noi le-

ghisti siamo rivoluzionari perché abbiamo scelto di rappresentare il territorio e i bisogni della gente»), che non rinuncia a mettere un carico su quelli che vengono considerati i traccheggiamenti dell’amico Silvio (oltre che di Fini). Berlusconi bis o elezioni subito, al di fuori di queste due ipotesi per il ministro alla Semplificazione c’è solo «un ribaltone che premia chi non è stato eletto dal

Piccole persone

C’è una grande Italia che combatte e talvolta perde, e ci sono piccole persone che tifano contro il Paese L’entourage di Montezemolo

popolo e che aprirebbe la strada a una reazione dura da parte del popolo del Nord, con la ripresa di pulsioni secessioniste». La minaccia della carta separatista, per Calderoli, fa tutt’uno con un attacco in grande stile a Luca Cordero di Montezemolo. Il pretesto è il disastro della Ferrari ad Abu Dhabi, ma nel mirino dei leghisti ci sono soprattutto i progetti di ingresso in politica vagheggiati dal presidente della Ferrari: «Anziché fare il grillo parlante della politica senza beccarne mai una — tuona Calderoli — dovrebbe cercare di imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria al Mondiale; per questo si deve dimettere». Dall’entourage di Montezemolo arriva una replica piccata: «C’è una grande Italia che combatte e non molla fino alla fine, che spesso vince, talvolta perde, ma non si arrende; ci sono invece piccole persone che fanno sistematicamente il tifo contro il Paese e i suoi simboli: per fortuna sono una minoranza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il caso

Da Lauro a Previti quella politica del calciomercato

I numeri

Quando Berlusconi cercò di far cadere Prodi FILIPPO CECCARELLI OPO tutto, applicato alle faccende del potere e ai voti in Parlamento, “calciomercato” può suonare addirittura come un eufemismo: la legittimità dello sport, l’energia dello spettacolo, il sopravvento dell’economia su qualsiasi virtù civica. Per cui, a distanza di oltre vent’anni, ci si sorprende a chiedere quale preveggente bagliore spinse il diavolesco e ancora ignoto Belfagor, corsivista del quotidiano socialdemocratico L’Umanità, a fare entrare il calciomercato nel novero del linguaggio e dell’attualità. Era il 1989, anno cruciale, e per quanto sia lecito considerare il Psdi come una specie di profezia di quel che di lì a poco sarebbe graziosamente arrivato, la compravendita nelle assemblee elettive di deputati è una pratica che in senso nudo e crudo davvero si perde nella notte dei tempi. La prima Repubblica ne offre esempi illuminanti, dai “sette puttani” che la Dc acquisì a Napoli per far fuori Achille Lauro all’acquisto di consensi per un paio di decreti-Berlusconi, passando per i traffici di Enrico Mattei al momento dell’elezione di Gronchi al Quirinale e per quelli di Eugenio Cefis e così via, l’elenco sarebbe sterminato. Insomma, si fa. Da sempre. E dappertutto, ad onta non solo di utopisti, moralisti e predicatori, ma anche di uomini ragionevoli e di buona volontà. Però succede. È

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I personaggi LAURO Il sindaco di Napoli Achille Lauro nel ’61 cadde grazie a 7 consiglieri passati alla Dc di Gava

MATTEI Enrico Mattei, patron dell’Eni, si mosse per la rielezione di Gronchi

PREVITI Nel ’94 Cesare Previti fu proclamato “il Luciano Moggi di Forza Italia”

MASTELLA Del governo D’Alema del 2000 fece parte anche l’Udeur di Clemente Mastella

uscita giusto alla fine di settembre per Longanesi la riedizione aggiornata de Il Malaffare di Carlo Alberto Brioschi, una breve, ma documentatissima storia della corruzione in cui, sempre per rimanere al linguaggio, si fa presente che già gli antichi egizi per intendere un dono non proprio disinteressato avessero una specifica parola, “feqa”, e idem i mesopotamici, “tatu”, e gli ebrei, “shohadh”, e gli arabi dicevano “arrachua”, e i greci “doron”, e con il latino “munus” ci si fermerebbe anche. Ma Brioschi naturalmente prosegue e inseguendo la naturalità, ma anche le perversioni dello scambio più o meno diseguale arriva ai giorni nostri; e se pure non poteva inserire nel suo denso lavoro quest’ultimissima campagna acquisti del Cavaliere, converrà qui riflettere sul fatto che essa avviene secondo modalità espressive ormai piuttosto dirette e scoperte, comunque ben lontane dall’ipocrisia delle contrattazioni democristiane e più prossime semmai ai commerci che avvenivano in Parlamento ai tempi del trasformismo di Depretis o di Giolitti. E si dirà che il calciomercato s’è imposto perché il sentimento della dignità e della vergogna è tramontato, e ancora di più per il prevalere della logica aziendal-carismatica insita nel berlusconismo: e un po’ certamente è così. Nel 1994, quando c’era da eleggere il presidente del Senato, Cesare Previti fu proclamato “il Luciano

Moggi di Forza Italia”, lui nemmeno si offese, e un gruppetto di popolari votarono Scognamiglio. Un anno dopo, al momento del ribaltone, il Cavaliere fu così convin-

L’ultima prova: il documento del contratto di consulenza ai due ex leghisti cente con i deputati e senatori della Lega da favorire la nascita di ben due gruppi parlamentari sedicenti liberali e federalisti, ma divisi fra loro e litigiosissimi. Se non bastassero tali esempi, c’è una vasta, rimarchevole e anche spassosa pubblicistica, per lo più giudiziaria (verbali & intercet-

tazioni), su come nel 2007 il Cavaliere personalmente si diede da fare per il reclutamento di senatori atti a compiere “la spallata” ai danni del governo Prodi. “Operazione libertaggio” l’aveva misteriosamente battezzata, e per non farsi mancare nulla del berlusconismo reale e applicato alla cura delle istituzioni rappresentative vi confluirono, in amena confusione, promesse di posti e di seggi sicuri, ma anche dirigenti Rai, simpatici produttori e ovviamente attrici, amichette e moglie da sistemare. Estremi di reato non se ne riscontrarono, ma il materiale raccolto è da puro teatro. Di un senatore in bilico Berlusconi confida all’intermediario: «Okay, questo lo invito io e me lo cucino io». A un altro presunto senatore incerto che riceve a palazzo Grazioli dà

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SENATO

Il numero di deputati di cui Berlusconi dispone. Maggioranza assoluta a 316

I numeri di cui Berlusconi dispone al Senato. Maggioranza assoluta a 161

prima del lei e poi del tu e all’apice della confidenza gli mostra anche un prezioso piatto istoriato e destinato a Bush, ma solo dopo che questi sia uscito dalla Casa Bianca perché altrimenti dovrebbe lasciarlo lì. Assai meno divertente, anzi gelido nella sua burocratica compilazione – come da documento scoperto e pubblicato da Repubblica un paio di mesi orsono - è il contratto di consulenza che il gruppo di Forza Italia fece a due ex parlamentari della Lega che, presentatisi alle elezioni, ma non eletti, si beccano comunque 10 mila euri al mese; e se questa non è la prova del calciomercato, beh, allora buonanotte e si chiude l’articolo. Ma non senza dire che pure da parte del centrosinistra, sia pure senza il beneficio dell'intrattenimento, il calciomercato risulta più che vigente e trovò occasione di esplicarsi, pare con una tariffa di 200 milioni di lire, con la partecipazione speciale e democristoide dell’Udr e poi dell’Udeur, ai tempi del governo D’Alema (2000). Il quale peraltro la escluse “nel modo più assoluto”. Aggiungendo che il passaggio di parlamentari da un gruppo all’altro “è quasi una malattia del nostro sistema, l’espressione di un malessere e di un’incertezza”. Là dove il fascino della sentenza non sta solo in quel “quasi”, ma anche nella perenne instabilità che come oggi porta ai classici saldi di fine stagione. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

IL GOVERNO ALLA PROVA POLITICA INTERNA

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Le reazioni

Il Pd apre all’alleanza fino a Fli stop da Di Pietro e Vendola Letta: punto fermo se si va alle urne. I veltroniani frenano ROMA — Potrebbero ritrovarsi alleati Bersani e Fini. Se Berlusconi forza verso una «deriva antidemocratica», come sta facendo in queste ore infischiandosene delle prerogative di Napolitano, e dietro l’angolo ci fossero le urne invece del “governo di transizione” invocato dalle opposizioni ebbene, il segretario del Pd pensa a «un’alleanza per la democrazia», da Vendola e Di Pietro fino alla destra di Fini. Idea bocciata subito da Di Pietro; gelo dei Modem, la minoranza democratica di Veltroni, Fioroni e Gentiloni. Né ci sta Vendola. «Con il Pd alleato con Udc e Fini non si esce dalla crisi - è l’altolà di Di Pietro - I centristi e “Futuro e libertà” sono complici di chi sta uccidendo l’Italia». E per il leader di Idv bisogna semplicemente tornare a votare. Ma il vice segretario democratico Enrico Letta rilancia l’appello alla «parte buona del Pdl». È sicuro, Letta, che una volta sfiduciato Berlusconi, si farà «un governo e sarà politico, non tecnico. E le mosse al limite del golpismo di Berlusconi obbligheranno secondo e terzo polo, rinforzato da altre fughe da destra, a convergere in Parlamento». Un passo alla volta, insomma. «Comunque - aggiunge - l’asse con il terzo polo è un punto fermo». Più esplicito Dario Franceschini, il capogruppo del Pd: «Impensabile un’alleanza con Fini? Anche le cose che stanno accadendo oggi sembravano impensabili solo qualche mese fa. La priorità è chiudere a ogni costo con Berlusconi. Siamo a una emergenza democratica. Ci ritroveremmo su basi comuni, come la difesa della legalità, il senso dello Stato, il ritorno alle regole. Alla

Franceschini: “Oggi accadono cose che sembravano impensabili solo qualche mese fa” fine di questo percorso, si torna a una normale alternanza tra centrosinistra e centrodestra». Anche per Franceschini il governo di transizione «nascerà», però se si fosse costretti a votare con questa legge elettorale, allora si va alleati in una «coalizione di emergenza». Ovviamente con Fini. Anche Massimo D’Alema aveva parlato di una legislatura costituente. Secco invece il commento di Beppe Fioroni, uno dei leader della minoranza: «Improponibile pensare a legami che arrivino fino a gruppi comuni in un nuovo Parlamento con Vendola e Di Pietro. Bene invece allearci con Casini e Rutelli. Fini ha detto “mai con il Pd”. Fermiamoci a questo. Quando cambierà idea, vedremo». Anche il veltroniano Giorgio Tonini è per la massima cautela: «Rendiamoci conto dove ci siamo cacciati. La vocazione maggioritaria del Pd di Veltroni significava un partito che costruiva uno schieramento attorno a sé. Ora potremmo trovarci o ad andare dietro a Vendola e Di Pietro oppure con Casini e Fini e non

saremmo noi a guidare la coalizione. Raccogliamo quello che non abbiamo seminato. Sarà il 2011 un anno di grande difficoltà per l’Italia, in cui l’Europa chiede il pieno rientro del debito. È più

che necessario un governo di transizione. Ma se si andasse alle urne, personalmente non ho una preclusione assoluta verso Fini perché saremmo davanti a un passaggio drammatico». Arturo

Parisi, strenuo difensore del bipolarismo, è scettico sul collante del terzo polo. «Ma il Pd avvii subito un confronto trasparente». (g.c.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

La commemorazione

Il presidente della Camera all’Anpi “Un dovere commemorare i partigiani”

IL NODO ALLEANZE Il segretario del Pd Pierluigi Bersani: nel partito si apre la questione-alleanze

BOLOGNA — Commemorare i partigiani di Bologna che si opposero ai nazifascisti è «un dovere delle istituzioni». Lo ha scritto Gianfranco Fini in un messaggio al presidente dell’Anpi della Bolognina Armando Sarti. Messaggi anche da parte di Napolitano e Schifani.

Il caso

Da Saviano il giorno di Bersani e Fini “Tre minuti per parlare dei valori di sinistra e destra”

LEANDRO PALESTINI ROMA — Ancora la politica in primo piano questa sera a “Vieni via con me”. Il presidente della Camera Gianfranco Fini e il segretario del Pd Pierluigi Bersani leggeranno rispettivamente due elenchi (per circa tre minuti a testa) come prevede lo schema del programma di Rai3:

uno parlerà dei valori della destra e uno dei valori della sinistra, entrambi con possibili richiami all’attuale clima politico. Roberto Saviano darà poi vita a un durissimo monologo sulla ‘ndrangheta nel Nord Italia, senza escludere tutte le implicazione politiche possibili. Il Vaticano sarà inevitabilmente chiamato in causa, perché Fa-

bio Fazio e Roberto Saviano parleranno di alcuni principi di diritto sanciti dalla Corte di Cassazione in relazione alla vicenda Englaro, si ascolteranno le parole di Piergiorgio Welby sul tema dell’eutanasia. Nella redazione di “Vieni via con me” si lavora sodo alla seconda puntata, migliorando il ritmo della trasmissione rispet-

to al debutto. Qualcuno scommette che Silvio Berlusconi non si perderà la puntata di questa sera, e tra i collaboratori di Fazio e Saviano c’è chi azzarda che il presidente del Consiglio potrebbe essere tentato dalla telefonata in diretta. Comunque, la trasmissione sembra già avere tutti gli ingredienti per raggiungere un nuovo record di

La puntata ETICA Si parlerà dei principi sanciti dalla Consulta sul caso di Eluana Englaro

SAVIANO Lo scrittore interpreterà un monologo sulla ‘ndrangheta nel Nord Italia

ROSSI Il comico parlerà della infelicità in Italia: “Poche prospettive”

Botta e risposta tra Cicchitto (Pdl) e Vita (Pd): Talk show faziosi”. “A destra voglia di censura”

ascolti. Con tutta probabilità a guardare “Vieni via con me”, anche se con il fucile puntato contro, ci saranno tanti parlamentari del centrodestra, anche perché il partito di Gianfranco Fini, Futuro e libertà, dovrebbe ritirare in queste ore i suoi rappresentanti dal governo. A rendere ancora più robusta la puntata ci penserà anche il comico Paolo Rossi, che stasera prepara un appassionato monologo per dire tra l’altro che «l’Italia è un Paese infelice. Con un altissimo coefficiente di infelicità: si respira aria da Titanic e non si vedono prospettive». Leggerà un elenco anche Ligabue, che prima di cantare metterà in fila le cose da non fare prima di un concerto. Fabrizio Cicchitto (Pdl), rispondendo a Matteo Orfini (Pd) che aveva criticato gli attacchi del premier al servizio pubblico, dichiara: «In Rai la situazione è cosi assurda da essere imbarazzante. Con l'eccezione di “Porta a porta” che è equilibrata e bipartisan, tutti gli altri talk show saranno circa una decina - sono faziosi in modo addirittura forsennato. E non certo a favore di Berlusconi». Di parere opposto Vincenzo Vita (Pd), della Vigilanza Rai: «L'attacco di Berlusconi alla Rai è degno del teatro dell'assurdo. E' noto che l'occupazione del servizio pubblico da parte del governo è stata pesantissima e il fatto che esistano oasi non omologate probabilmente disturba il presidente del Consiglio». Mentre il sottosegretario Daniela Santanché (Pdl) ostenta serenità: «Fini ha detto che andrà da Saviano. Benissimo: più vanno in quelle trasmissioni più ci fanno vincere». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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L’intervista/1

L’intervista/2

Briguglio: se si vota, sì all’alleanza con il Pd

Bindi: battere la degenerazione istituzionale

“Noi ex An già pronti al patto per costruire la Terza Repubblica”

“Accordo in nome della Costituzione i democratici capiranno”

ALBERTO D’ARGENIO ROMA — Onorevole Carmelo Briguglio, lei un “finiano di ferro”. Se il governo Berlusconi cade, cosa può accadere? «Non escludo che si trovino i numeri per un governo di transizione con due-tre obiettivi fondamentali: legge elettorale, provvedimento economico per rassicurare i mercati, riforme sociali. Potrebbe essere un governo limitato nel tempo e guidato da una personalità di garanzia come Pisanu o da nomi che rassicurino i mercati e le Cancellerie come Draghi o Monti. Ma lo scenario sul quale ci dovremmo impegnare è un altro: parlo di un’alleanza costituzionale, di un patto per l’Italia chiamato a fondare la terza Repubblica. E perché questo avvenga serve la legittimazione popolare, dobbiamo andare al voto superando i tabù dettati dai vecchi muri di confine». E cioè? Fini, Casini e Bersani tutti insieme? «Dobbiamo proporre agli italiani un grande patto in cui si possano riconoscere, sospendendo per queste elezioni il bipolarismo classico. Ricordiamoci che è Berlusconi a impedire il cambiamento della legge elettorale per superare questo sistema plebiscitario-personale con tentazioni dinastiche. Per costituire un sistema politico moderno che ci porti nella Terza Repubblica dobbiamo quindi rivolgerci a tutti quelli che non si riconoscono nel berlusconismo, con un patto tra chi aspira a rifondare il centrodestra, e cioè Fli, Udc, Mpa e Api, e il Pd. É una proposta che dovrebbe interessare quanti hanno a cuore la “questione democratica” come Di Pietro e Vendola». Insomma, tutti contro Berlusconi e Bossi? «Persino la Lega e la parte più coscienziosa del Pdl non si dovrebbero sentire esclusi in questo progetto». Con quale candidato premier? «Il leader naturale è Fini. E’ lui che si è assunto la responsabilità di voltare pagina ed è il miglior competitor rispetto alla finta destra di Berlusconi più sudamericana e populista che europea. Fini contro Berlusconi vince e non deve sottrarsi alla sfida. Si deve assumere un compito che è politico, ma anche storico». Ma pensa che elettori provenienti da tradizioni così diverse vi seguiranno? «Capisco che ognuno ha la sua storia e le sue pulsioni, ma la responsabilità è doppia perché voteremo anche i grandi elettori del presidente della Repubblica. In questi mesi Fini si è conquistato l’autorità morale e la credibilità per impedire una deriva che travolgerebbe il futuro del nostro Paese». Che programma avrebbe l’alleanza? «Disegnare una nuova architettura di convivenza civile nella quale si riconoscano tutti coloro che vogliono uscire dal berlusconismo. Abolire il bicameralismo e creare una Camera delle Regioni. Ridurre i parlamentari, fare una legge sul conflitto di interessi che ci protegga da future anomalie che dovessero turbare la vita de-

mocratica. E ancora: riforma elettorale, primarie regolate per legge e provvedimenti economico-sociali come fisco e competitività». Quanto dovrebbe durare questo governo? «Potrebbe non impegnare tutta la legislatura ma di certo dovrebbe andare oltre l’elezione del capo dello Stato (2013). Dopo, ognuno tornerà a fare il proprio mestiere di destra o di sinistra in un’Italia finalmente normale dove nel bipolarismo ci sono avversari e non nemici». © RIPRODUZIONE RISERVATA

GIOVANNA CASADIO

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Lo so che ognuno ha le sue pulsioni, ma attenti: dal prossimo voto dipende anche chi poi salirà al Quirinale

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Se si va a votare con questa legge elettorale, non possiamo fare l’errore del 1994: andare alle urne con tre poli

ROMA — «Gli elettori democratici capirebbero. Un’alleanza con Fini e Casini sarebbe in nome della Costituzione per battere la degenerazione politica a cui ci ha condotti Berlusconi». Rosy Bindi, la presidente del Pd, è una “pasionaria”. Non è facile per lei prevedere — se si dovesse andare alle urne — un’alleanza elettorale con Gianfranco Fini, leader di una destra che ha le sue radici nel Msi di Almirante. Cosa succede ora, onorevole

Bindi? «È indiscutibile che ci sia una crisi conclamata. Siamo a una sorta di morte assistita del governo: si approva la legge di stabilità e, quindi, se ne decreta la fine». Non state vendendo la pelle dell’orso prima di averlo ucciso? Il premier è sicuro della fiducia al Senato. «Berlusconi può anche avere ripreso la compravendita dei parlamentari e continuare a fare comizi. Ma una volta dato il via libera alle legge di bilancio, cadrà. Alla Camera non ha la fiducia. Penso che non bisogna sottovalutare la reazione che lui ha annunciato. Anche Prodi avrebbe potuto chiedere il voto solo per il Senato, dove era stato sfiduciato. Quando c’è un sistema di bicameralismo perfetto, però, la fiducia è necessaria in tutte e due le Camere, per chi conosce l’abc della Costituzione. E questo la dice lunga sul fatto che Berlusconi ha veleno anche nella coda. Su tutto ciò tra l’altro decide il presidente della Repubblica. Il Cavaliere ha un comportamento profondamente anticostituzionale. Calpesta i principi fondamentali della nostra vita democratica». Se le vostre aspettative di un governo di transizione, di “ripartenza”, restano lettera morta, vi alleereste con Fini? «Faremo di tutto per rendere possibile un governo di solidarietà nazionale, così come ci opporremo a un tentativo di rincollare la maggioranza, magari con la stampella dell’Udc. Ma se Berlusconi ci porta a votare con questa legge elettorale, minacciando la Costituzione, non possiamo fare l’errore del 1994. Già allora proposi al mio partito, che era il Ppi, e al Pds di non andare separati alle elezioni e infatti vinse Berlusconi. Dovremmo allearci perciò con Fini e Casini, che tentano di costituire il terzo polo, nel nome della Costituzione e della democrazia. Non solo in funzione antiberlusconiana, ma per salvare la democrazia parlamentare. Certo va verificata la possibilità di condividere alcune scelte economiche e sociali, da assumere subito dopo il voto. La crisi internazionale non aspetta la politica italiana». Non teme che i vostri elettori non digeriscano una scelta così? «Sono scelte difficile da spiegare. Sappiamo anche che gli elettorati non sempre si sommano. In questo momento tuttavia si stanno confondendo: poiché Fini è ritenuto essenziale per la spallata a Berlusconi, nei sondaggi il leader di Fli sta raccogliendo consensi anche nel centrosinistra. Ritengo però che gli elettori capiranno, se l’alleanza sarà del tutto transitoria, e nel nome della Costituzione». Di Pietro non ci sta e anche il Pd è diviso. «Se la prendano loro la responsabilità, in una situazione di emergenza democratica, di consegnare il paese al caos». Non c’è più differenza tra sinistra e destra? «Sì che c’è. Comincia a profilarsi una sana differenza, dentro una condivisione di alcuni principi fondamentali come il rispetto delle regole costituzionali, la legalità, il no al conflitto d’interessi». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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POLITICA INTERNA E GIUSTIZIA

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La pm dei minori: “Il caso Ruby non è chiuso” Fiorillo in tv attacca Maroni e Questura: violata la legge per la ragion di Stato MAGISTRATO

EMILIO RANDACIO

Il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati

MILANO — «In questura hanno fatto quello che volevano». Annamaria Fiorillo sceglie la trasmissione di Lucia Annunziata «1/2 h», per ribadire il suo concetto. La notte tra il 27 e 28 maggio scorso, negli uffici di via Fatebenefratelli, dopo il fermo di Ruby i dirigenti di polizia «non hanno seguito le mie disposizioni». Ruby Karima sei mesi fa era stata accompagnata in questura da una volante, dopo essere stata denunciata in un centro estetico a Milano per il furto di 3000 euro. Mentre erano in corso le pratiche per la sua identificazio-

L’affido

In questura quella notte hanno fatto quello che volevano, non hanno seguito le mie disposizioni

volte quella sera, Giorgia Iafrate, era sotto la pressione dei suoi superiori». La Fiorillo ha ribadito di aver avuto un «insopprimibile impulso» a riaprire la vicenda dell’affido di Ruby «quando ho sentito le parole di Maroni». Nel corso del programma di Raitre, si è ritornati a parlare anche della frase che il pm ha scritto nella sua relazione («la corda con cui la stanno impiccando», l’ha definita la Annunziata), e cioè «non ricordo di aver autorizzato» l’affido di Ruby alla Minetti. A questo proposito il pm ieri si è corretta: «Avrei dovuto scrivere ricordo di non aver mai autorizzato». Il magistrato ha accettato l’in-

vito al programma televisivo, nonostante sabato mattina avesse ricevuto un ordine preciso dal suo superiore, Monica Frediani, che la invitava a rinunciare. Poche righe per ribadire che, in base alle nuove norme disciplinari, il procuratore della Repubblica mantiene personalmente i rapporti con gli organi di informazione e che, quindi, i singoli magistrati non possono parlare delle inchieste che svolgono, pena il rischio di sanzioni. Non è escluso che lo scambio epistolare possa rappresentare l’anticamera per avviare un procedimento disciplinare contro la Fiorillo.

In discoteca

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La diciottenne insultata “Ricca perché vai da Silvio”

“IN MEZZ’ORA” Annamaria Fiorillo e Lucia Annunziata

MILANO — Scesa dal palco del “Karma”, Ruby si sfoga. «Gli insulti che mi hanno urlato non mi feriscono, è solo invidia». Sono le due di notte e la diciottenne marocchina, famosa per essere stata affidata alla consigliere pdl Nicole Minetti mentre si trovava in questura a Milano dopo un accertamento per furto grazie all’intervento di Silvio Berlusconi, («è la nipote di Mubarak»), scappa da un’uscita secondaria. Sotto i riflettori è rimasta 20 minuti: non ha ballato e non ha aperto bocca, come imposto dal contratto con la discoteca. Ha bevuto champagne seduta su un trono, ammiccato a 40 fotografi e cameramen e intascato 2mila euro più Iva. I coetanei in pista l’hanno insultata vivacemente. «Studio e i miei mi danno 50 euro al mese - dice una ragazzina - lei è ricca grazie alle feste di Silvio». (franco vanni) © RIPRODUZIONE RISERVATA

ne (la minore era sprovvista del permesso di soggiorno), al capo di gabinetto della questura, Pietro Ostuni, era giunta una telefonata del premier che ne aveva perorato il rilascio, in quanto la ragazza «era nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak». Dopo una serie di telefonate con il pm del tribunale dei Minori, Ruby era stata affidata in piena notte al consigliere regionale del Pdl, Nicole Minetti. Questa la cronaca dei fatti. Il magistrato della procura dei minori che era di turno quella sera, ieri ha ripercorso tutta la vicenda, carte alla mano. E, nonostante le dichiarazioni dei giorni scorsi del procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati («Sull’affido della minorenne sono state seguite le procedure»), e quelle del ministro, Roberto Maroni («In questura la legge è stata rispettata»), il magistrato non ha fatto alcuna marcia indietro. Anzi. Adombra che al responsabile del Viminale possano aver dato informazioni sbagliate. O, comunque, che la sua tesi sia frutto di un resoconto ottenuto da «persone che gli hanno sottoposto documenti o interpretazioni, io ne prendo atto ma ciò non corrisponde alla mia diretta esperienza». Lima le contrapposizioni con il ministro, che ha annunciato nei giorni scorsi una querela nei confronti del magistrato, spiegando che, forse, la sua ricostruzione è anche frutto della «ragion di Stato». La Fiorillo confessa di aver saputo quello che realmente era successo alla diciassettenne marocchina «solo lo scorso 20 ottobre, quando il procuratore mi chiese un’altra relazione di servizio. Era la terza». Il pm, oggi, ammette comunque di aver «commesso degli errori». Come «non aver capito che il commissario con cui mi sentiì sei o sette

Il caso

“Davo milioni all’Avanti di Lavitola per blindare il mio appalto Canadair” L’imprenditore Spadaccini: così mi difesi dal boicottaggio di Bertolaso

GIUSEPPE CAPORALE PESCARA — Un milione e duecentomila euro già pagati. Un altro milione e ottocento ancora da saldare. Ammonta complessivamente a tre milioni di euro la «gratitudine nei confronti di Valter Lavitola» da parte dell’imprenditore — e fornitore della Protezione Civile — Giuseppe Spadaccini, ora in carcere per una evasione fiscale da 90 milioni. É lo stesso imprenditore, durante l’ultimo interrogatorio, a spiegare, proprio in questi termini, i continui e ingenti versamenti negli ultimi anni sul conto della International Press, società amministrata da Lavitola e proprietaria del giornale L’Avanti. «Perché lei dava a questo giornale cifre così ingenti?» chiede il magistrato della Procura di Pescara Mirvana Di Serio nel corso del colloquio avvenuto a Regina Coeli il 5 novembre. «Per gratitudine nei confronti di Valter Lavitola — risponde l’imprenditore — . Avevo ottenuto l’appalto dalla Protezione Civile per i Candair (commessa da 50 milioni-ndr). Ma Guido Bertolaso (il capo della Protezione Civile-ndr) voleva farmi fuori. Voleva revocarmi l’affidamento. Sono convinto lo facesse per avvantaggiare la società Cai nella quale il fratello (Antonio Bertolaso, colonnello dell’Aero-

I personaggi

AEREI ANTINCENDIO

EDITORE POLITICO

PROTEZIONE CIVILE

Giuseppe Spadaccini aveva ottenuto dalla Protezione Civile un appalto da 50 milioni. Per lui si mobilitarono politici di Fi e An

Valter Lavitola è l’editore dell’Avanti, la testata che dal Psi è transitata nelle mani dei socialisti approdati nelle file del centrodestra

Guido Bertolaso è stato fino a pochi giorni fa capo della Protezione Civile. Spadaccini sostiene che Bertolaso lo volesse “far fuori”

nautica ora in forza ai servizi segreti-ndr) all’epoca era direttore generale. Bertolaso non mi metteva in pagamento le fatture... Aveva anche fatto inserire nella Finanziaria 2003 una norma per revocare gli appalti in corso. Una specie di norma ad personam, contro di me. Mi dovevo difendere... Allora chiesi aiuto a Lavitola. Riuscimmo ad ottenere una raccolta di firme di 200 parlamentari a mio favore. Senza Lavitola sarei sparito prima. Il suo intervento è stato fondamentale». In effetti, le cronache raccontano che a difesa dell’appalto della Sorem (la società di Spadaccini

Il fornitore di aerei alla Protezione Civile è in carcere con l’accusa di evasione fiscale accusata di non possedere i requisiti per l’appalto anche dalla Corte dei Conti) scesero in campo 130 parlamentari di Forza Italia e An, con una lettera indirizza a Silvio Berlusconi per denunciare «intenzioni discriminatorie nei confronti della Sorem». Primo firmatario Fabrizio Cicchitto, socio fondatore de L’Avanti di Lavitola.

La International Press è una società già nota alla Procura di Pescara che — dal 2006 — indaga sulle tangenti nella pubblica amministrazione. Questo nome spunta nelle indagini sull’onorevole del Pdl Sabatino Aracu (tra i firmatari della petizione proSpadaccini) indagato per corruzione nell’inchiesta sulla sanità privata. Lo stesso Aracu era diventato socio di una delle aziende di Spadaccini, con una quota “fantasma” di 50 mila euro. Soldi di cui la guardia di Finanza non ha trovato traccia. «Ho chiesto io ad Aracu di entrare in una delle mie società — dice l’imprenditore — .

Aracu mi ha tutelato sempre contro Bertolaso». Sullo sfondo resta la vicenda per evasione fiscale. Erano fatturate da una società portoghese le prestazioni dei piloti che guidavano i Canadair della Protezione Civile. I soldi dell’appalto della Sorem finivano in un paradiso fiscale. Secondo la procura, Spadaccini avrebbe organizzato «un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale internazionale», attraverso il meccanismo della cosiddetta “estero vestizione”, ovvero la fittizia localizzazione della residenza fiscale di società in territori diversi dall’Italia — dove il soggetto in realtà risiede — allo scopo di sottrarsi agli obblighi fiscali del Paese d’appartenenza (in questo caso la zona franca dell’arcipelago di Madeira, in Portogallo). Cuore delle operazioni finanziarie, la fornitura del lavoro dei piloti. Tutti italiani, ma “fatturati” da una società portoghese, che “vendeva” i piloti alla Sorem. Questa società, a sua volta, li “rivendeva” alla Protezione Civile. Obiettivo: evadere il fisco. Scrive la procura di Pescara: «Il lavoro dei piloti dei Canadair della Protezione Civile costava 1.243,00 euro al giorno». Un prezzo ritenuto eccessivo, perché «un pilota italiano ha una tariffa giornaliera di 817,19 euro». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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IL VOTO NELLE CITTÀ POLITICA INTERNA

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Primarie a Milano, vince Pisapia Battuto Boeri, candidato Pd. Affluenza in calo rispetto al 2006 ORIANA LISO MILANO — Una vittoria netta, ma con il contorno di una delusione, quella per una partecipazione dei milanesi molto al di sotto delle attese. L’uomo che rappresenterà il centrosinistra alle prossime elezioni Comunali di primavera è Giuliano Pisapia, incoronato con il 45 per cento dei voti, quando mancavano meno di venti sezioni al risultato definitivo (alle 23 di ieri sera). Vince sul candidato sostenuto dal Pd, l’architetto Stefano Boeri, con cui si era profilato un testa a testa che in serata scolora, fermando Boeri intorno al 42 per cento dei voti. Pisapia sfiderà il sindaco Moratti — in attesa che

Il costituzionalista Onida non è andato oltre il dodici per cento dei voti Sacerdoti all’1% altre candidature, magari centristre, arrivino — che proprio ieri è stata ufficialmente designata dal premier. Se la vittoria dell’avvocato, ex parlamentare di Rifondazione, è netta sugli avversari, il centrosinistra dovrà fare ora i conti con una affluenza ai seggi inferiore ai numeri annunciati, e sperati, fino

Giuliano Pisapia all’uscita di un gazebo. A destra, le operazioni di voto a sabato. Se l’obiettivo era 100mila votanti, infatti, la conta finale ne porta alle urne soltanto poco più di 60mila — secondo una proiezione sui dati quasi definitivi — , numeri anche inferiore a quelli delle primarie per il sindaco di quattro anni fa. Alle otto di ieri sera la chiusura dei seggi è stata ordinata, dopo una giornata di voto sotto la pioggia. Ma nel giro di meno di due ore lo scarto dei votanti rispetto a quella quota centomila si è fatto reale, nonostante queste primarie fossero aperte anche a immigrati regolari e sedicenni. Nei sondaggi degli ultimi giorni si era profilato un testa a testa

REPUBBLICA.IT Sul nostro sito e su quello della redazione di Milano tutti gli aggiornamenti sulle primarie

tra Pisapia e Boeri, con una leggera pendenza verso il primo, che raccoglie il sostegno di Sel, Rifondazione e Comunisti italiani. Ma la campagna elettorale è stata molto combattuta anche da un altro dei candidati, il costituzionalista Valerio Onida, che porta a casa un risultato comunque superiore alle previsioni dei sondaggisti, portando a casa poco meno del 12 per cento dei consensi. Si ferma intorno all’1 per cento Michele Sacerdoti, l’ultimo entrato in gara dei quattro. Dal Pd, a scrutinio quasi terminato, arrivavano dichiarazioni di sostegno al candidato vincente, per quanto ora i dirigenti del partito

dovranno probabilmente analizzare i motivi di una sconfitta del candidato sostenuto apertamente — anche a costo di polemiche con gli altri nomi in gara — negli ultimi due mesi. Boeri, a fine serata, quando ormai la vittoria di Pisapia è chiara, dirà, ringraziando comunque tutti: «Ho la coscienza a posto, tutto quello che potevo fare l’ho fatto». Da Paolo Ferrero, il segretario di Rifondazione, a Oliviero Diliberto, dei Comunisti Italiani, è un coro per Pisapia e per la sua candidatura che rappresenta «una vittoria della sinistra unita e della società civile». Nelle stesse ore in cui gli elettori del centrosinistra andavano ai seggi per scegliere il loro candidato la ricandidatura del sindaco Letizia Moratti arrivava a sorpresa, e in diretta, al Teatro Nuovo. Lì, dove il Pdl si è dato appuntamento per una controprogrammazione delle primarie, la voce del premier Blerusconi, al telefono, scandisce: «So che siete lì riuniti e state pensando a come prepararci per le prossime elezioni a sostegno della nostra Letizia, a cui vanno tutti i nostri in bocca al lupo». Arriva così per lei quella certezza che mancava fino a sabato (e che la Lega continua a ipotecare), e che forse lei stessa ignorava, visto che era già andata via mentre Berlusconi la incoronava via etere. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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I numeri

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42,0%

12,0%

1,0%

PISAPIA

BOERI

ONIDA

SACERDOTI

Avvocato, ex parlamentare di Rifondazione comunista, Pisapia ha avuto l’appoggio di Vendola

Architetto, era il candidato appoggiato dal Pd. La scelta era stata fatta a fine agosto a maggioranza

L’ex presidente della Corte costituzionale era appoggiato da esponenti della società civile

Consulente informatico, ambientalista, si è presentato con un programma anti-cemento

Il personaggio

RODOLFO SALA MILANO — Il derby non è ancora finito, la sua Inter perde per uno a zero, ma lui — il vincitore di queste primarie milanesi — segue un po’ distratto la partita. Prima del fischio finale arriva il verdetto, ancora ufficioso, che più lo interessa: Giuliano Pisapia ha vinto il primo tempo della gara che ha per posta la guida di Palazzo Marino, amministrato da quasi un ventennio dalla destra. «È una vittoria della democrazia — il primo commento dell’avvocato con il cuore a sinistra — i milanesi hanno premiato la passione e l’impegno dei tanti che hanno creduto nella mia candidatura; ora dobbiamo restare uniti, perché questa è una vittoria di tutti; riprendiamo insieme il cammino per la strada lunga che la prossima primavera ci porterà a governare Milano». Non parla di sé, ma dei suoi sostenitori. Ci sarà tempo per ricucire qualche strappo consumato in due mesi di campagna elettorale (per Pisapia sono quattro, è partito prima) con i suoi concorrenti: in primis l’architetto Stefano Boeri, sostenuto dal Pd; un po’

Ora l’avvocato rosso si appella agli sconfitti “Unità per il miracolo” meno l’outsider prodiano Valerio Onida. In questa notte piovosa c’è solo da festeggiare, e la location – prima di un breve passaggio alla sede del comitato, con i volontari che srotolano un enorme striscione: «Grazie Giuliano» – è proprio quel circolo Arci Bellezza, vicino all’università Bocconi, che a luglio lo vide un po’ timidamente affacciarsi alla ribalta delle elezioni Comunali prossime venture, costringendo il Pd e l’intero centrosinistra a indire per metà novembre le primarie che, Pisapia ne è ancora sicuro, senza quell’autocandidatura «non si sarebbero mai tenute». Primarie non proprio partecipatissime (annunciati centomila votanti, sono andati a votare in 60mila, 20mila in meno rispetto a cinque anni fa):

Dal premier

MORATTI RICANDIDATA Berlusconi ha ufficializzato la ricandidatura di Letizia Moratti a sindaco di Milano: “Le faccio in bocca al lupo” ha detto in un collegamento telefonico ad una manifestazione Pdl. La Lega frena: “L’ultima parola spetta a Bossi” ha detto Matteo Salvini

e anche questo è argomento di seria riflessione per tutti. Così, almeno per ora, il vincitore preferisce mettere l’accento sulle «profonde differenze tra un centrosinistra che fa scegliere ai cittadini il proprio candidato sindaco e un centrodestra che proprio nello stesso giorno delle primarie fa calare dall’alto il proprio. L’“alto” è Berlusconi, che «facendo radunare i suoi in un teatro sperava di oscurare questa consultazione». Avvolto in un maglioncino marrone, stesso colore delle Clarks ai piedi, Giuliano l’antiMoratti risponde così a chi insiste nel chiedergli il segreto di questa vittoria: «Sono la fiducia e la passione che i miei concittadini mi hanno riconosciuto in tanti anni

LA NUOVA SPERANZA DELLA SINISTRA OME sempre, viene da dire. Tanto per cominciare, le primarie milanesi sono la prova generale delle primarie nazionali del centrosinistra. Quasi uno scontro per procura fra Bersani e Vendola, che infatti si sono spesi anima e corpo nel sostengo ai rispettivi candidati, Stefano Boeri e Giuliano Pisapia. Vendola è addirittura piombato a Milano alla vigilia del voto per il comizio finale di Pisapia, con mossa tanto teatrale quanto efficace. In una battaglia all’ultimo voto, ha vinto Pisapia. Ma il Pd non dovrebbe pentirsi di queste primarie, semmai riflettere. A Milano, come in Puglia e a Firenze, le candidature del Pd pagano l’ambiguità delle scelte o delle non scelte, la distanza crescente dei gruppi dirigenti dagli umori dell’elettorato. A parte queste diatribe interne al centrosinistra, le primarie di ieri hanno avuto un sicuro effetto positivo: la prova di vitalità della sinistra milanese che deve uscire dall’angolo e risorgere. La sinistra si era ritirata da Milano, ovvero dalla trincea più moderna del Paese, negli anni Ottanta, ed è stato un modo rapido per uscire dalla storia italiana. Queste primarie, belle, nervose e vivaci, con candidati di qualità presi dal mondo delle professioni, l’avvocato Giuliano Pisapia, l’architetto Stefano Boeri, il costituzionalista Valerio Onida e il fisico Michele Sacerdoti, hanno restituito al

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centrosinistra milanese dignità, smalto e appeal persi nel tempo e fra mille errori. Il candidato espresso dal voto di oggi potrebbe avere per la prima volta da molto tempo una possibilità concreta di battere la destra. Lo testimoniano anche il nervosismo del sindaco Moratti, le divisioni interne fra Lega e Pdl, la tentazione del terzo polo di candidare l’ex sindaco Albertini. Da feudo del centrodestra, Milano può così tornare ad essere un laboratorio centrale della vita politica italiana. Un laboratorio che potrebbe decretare fra quattro mesi la fine del berlusconismo, così come ne aveva salutato la nascita. Attraverso il libero voto e non per un’alchimia di palazzo. Da oggi si torna a Milano per capire dove andrà il Paese, com’è stato in tutte le svolte decisive della storia repubblicana, dalla Liberazione al primo centrosinistra, da Tangentopoli all’invasione leghista e alla nascita della seconda repubblica. Era questa la speranza di una Milano democratica che per tanti anni ha assistito allo scempio di cattive amministrazioni populiste e reazionarie senza perdere mai la voglia di combattere. Era la speranza di gente come Riccardo Sarfatti, la personalità che forse si è più spesa per arrivare alle primarie milanesi ed è morto due mesi fa in un incidente stradale, senza poter vedere il risultato dei propri sforzi. Un grande milanese, Sarfatti, una bella persona. © RIPRODUZIONE RISERVATA

di lavoro e di impegno sociale a Milano e per Milano; credo che alla fine sia stata premiata la mia grande passione civile». Ma guai a dire che con la vittoria di un ex deputato (se pure indipendente) di Rifondazione, stasera abbia vinto la sinistra contro un centrosinistra troppo timido. «No, ha vinto il candidato sindaco che ha maggiori possibilità di sconfiggere lo schieramento avversario». Altro che «Vendola dei Navigli», insomma: lui si sente solo «il Giuliano dei milanesi». La sua corsa era cominciata quattro mesi fa, il via lo aveva dato proprio lui. Mentre il Pd si dibatteva nella ricerca — infruttuosa — di un candidato, l’avvocato gettava il cuore oltre l’ostacolo, annunciando che lui era in pista, non avrebbe aspettato le mosse del principale partito della coalizione, ancorato al principio della «candidatura civica» che sarebbe dovuta emergere dalla Milano della cultura e delle professioni. Faceva un gran caldo, quel pomeriggio del 12 luglio in un affollatissimo teatro Litta, quando dopo la presentazione all’Arci Bellezza l’avvocato si presentò alla città

Ha seguito distratto il derby della sua Inter: “Premiato per la mia passione”

CURZIO MALTESE (segue dalla prima pagina)

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sventolando una variegata pletora di adesioni, in qualche modo sorprendenti, in calce alla propria candidatura. Erano solo una cinquantina, allora, un mix tra la Milano bene e quella dell’impegno sociale, supporter accomunati non da tessere di partito, ma da una grande fiducia nella «concretezza» del nuovo aspirante sindaco, oltre che dal giudizio ultranegativo su Letizia Moratti. Il primo elenco, per dire, già comprendeva le figlie di Enzo Biagi, l’ex magistrato Gerardo D’Ambrosio, l’avvocato civilista Laura Hoesch... C’era anche, schierata per Pisapia, la sinistra-sinistra, a cominciare dal partito di Vendola (poi arrivarono Rifondazione e i Comunisti italiani), ma quello non era e non è il marchio che Pisapia voleva cucirsi addosso. Anche se il momento clou della sua campagna elettorale fu proprio nell’ultimo scorcio, quando a Milano sbarcò Nichi Vendola, che davanti a cinquemila persone gli diede la spinta finale. Lui, però, il Papa nero che ha vinto queste primarie milanesi, ha sempre rifiutato l’etichetta che in molti, e con qualche ragione, gli hanno cucito addosso: il Vendola della Madonnina, l’uomo che — come per due volte ha fatto il governatore della Puglia — è riuscito a imporsi contro il Pd. Partito che, assorbito lo choc dell’autocandidatura di Pisapia, a fine agosto ha deciso di appoggiare la corsa dell’architetto Stefano Boeri. Decisione ufficiale presa dalla direzione provinciale a maggioranza, ma non condivisa da tutti. E adesso, dentro il partitone uscito sconfitto da queste primarie, si apre una fase di riflessione che si annuncia burrascosa. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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LA CRISI DELL’ECONOMIA ECONOMIA

PER SAPERNE DI PIÙ www.bancaditalia.it www.istat.it

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L’inchiesta MARCO PATUCCHI ROMA — Dove hanno fallito governi, parlamenti e summit internazionali, ha potuto la famiglia. L’unico, vero ammortizzatore sociale che ha difeso come uno scudo gli italiani dai colpi della crisi economica globale. Soprattutto sul fronte del lavoro, come certifica uno studio della Banca d’Italia che, dati alla mano, fotografa un modello sociale efficace ma nello stesso tempo ricco di controindicazioni. «Quanto a lungo la famiglia avrà la capacità di attutire gli shock negativi? — si chiede l’istituto centrale — In secondo luogo, è equo questo modello sociale? Affidare alla famiglia un ruolo vicario rispetto alle politiche pubbliche si-

gnifica ammettere che vi è una rete di protezione differenziata a seconda della famiglia d’origine». E poi quella ipoteca sul futuro del nostro Paese che fa della famiglia una sorta di gabbia, di freno generazionale: «La maggior dipendenza dalla famiglia d’origine limita la capacità dei giovani di proseguire progetti di vita autonomi, la loro partecipazione economia e sociale, la loro propensione ad abbandonare la condizione di «figlio» e assumere il ruolo di genitore. Questi sono costi per i singoli e per la collettività che nessuno ha ammortizzato». Insomma, l’ennesima constatazione che questo non è un paese per giovani e che, di fronte alla crisi, sono i padri ad aiutare i figli. La ricerca dell’ufficio studi di Bankitalia calcola il cosiddetto jobless households rate, vale a dire la quota di famiglie nelle quali tutti i componenti sono senza lavoro, rispetto al totale delle famiglie. «Dai nostri risultati emerge che in Italia la quota di jobless households è più contenuta rispetto agli altri principali paesi europei. Ciò dipende dalla minore presenza di famiglie con un solo componente in età di lavoro (la tipologia a maggior rischio non-occupazione) e potrebbe segnalare una più accentuata tendenza degli italiani a vivere in famiglie «allargate» (con più adulti oltre al capofamiglia e al coniuge) e a costruire un nucleo familiare solo se occupati». Nel 2009 le jobless households erano oltre 2,5 milioni, circa il 15% della popolazione di riferimento e i minori che vivevano in tali famiglie erano oltre 750mila. Per effetto della crisi, il numero dei nuclei completamente privi di lavoro è cresciuto di quasi il 10% rispetto all’anno precedente con un aumento dell’incidenza sulla popolazione di riferimento di oltre mezzo punto percentuale. All’aumento del numero di jobless households si è affiancato quello delle famiglie

Il welfare dei giovani è la famiglia Bankitalia: figli disoccupati e padri impiegati, così si creano ingiustizie

REPUBBLICA RADIO TV

“C’è una rete di protezione differenziata a seconda del livello dei genitori” con un solo adulto occupato (+2,2%), mentre si è ridotto il numero di quelle con almeno due adulti occupati (—3,3%). «Questi risultati — spiega Bankitalia — indicano che gli effetti della crisi sul mercato del lavoro sono stati parzialmente ammortizzati dalla famiglia». In tale contesto, inoltre, si ri-

Il neosegretario Cgil, Susanna Camusso con Massimo Giannini alle 19.15 badisce il fenomeno tristemente inedito di un Paese dove i figli non possono guardare a prospettive socio-economiche migliori rispetto a quelle dei genitori: tra il 2008 e il 2009 il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni è calato di 1,2 punti percentuali e questa flessione è ascrivibile ai figli per 0,9

punti e ai capifamiglia per solo 0,3. «In altri termini, nonostante i figli rappresentino circa un quinto del totale degli occupati, hanno contribuito per quasi il 70% alla variazione negativa del tasso di occupazione complessivo». Secondo Bankitalia, dunque, la crisi ha colpito prevalentemente i giovani che vivono in

famiglia, «mentre l’occupazione dei capofamiglia ha mostrato segnali di maggiore tenuta. Tali risultati riflettono non solo la maggiore incidenza dei contratti di tipo precario tra i giovani, ma anche un sistema di protezione del lavoro che favorisce chi ha contratti di lavoro più stabile, prevalentemente del

settore industriale, e che di fatto risulta fortemente segmentato su base generazionale». E infine due tendenze che rappresentano ormai la cifra del nostro Paese: i ritardi del Sud e la diffusione del precariato. Nel Mezzogiorno l’indicatore delle famiglie a zero lavoro è superiore di dieci punti percentuali rispetto al Centro Nord: «Ciò riflette anche le diverse strutture familiari tra le due aree. Nelle regioni meridionali è, infatti, significativamente inferiore la quota di famiglie con almeno due occupati e, pertanto, è maggiore la probabilità di diventare una jobless household in conseguenza di uno shock negativo». E ancora: «La caduta dell’occupazione — sottolinea Bankitalia — ha riguardato prevalentemente i lavoratori atipici (contratti a termine e collaboratori) e si è manifestata soprattutto attraverso una contrazione delle assunzioni piuttosto che in un aumento dei licenziamenti. Di conseguenza, ne hanno risentito maggiormente i giovani che si sono affacciati sul mercato del lavoro in una situazione in cui la domanda è bruscamente crollata e quelli che erano occupati con contratti di lavoro atipici». © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’appello Eni S.p.A. Sede legale in Roma, Piazzale Enrico Mattei, 1 Capitale sociale Euro 4.005.358.876,00 i.v. Registro Imprese di Roma, Codice Fiscale 00484960588 Partita IVA 00905811006 R.E.A. Roma n. 756453

Estratto di Bando di Gara

ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO ESTRATTO AVVISO DI PROCEDURA RISTRETTA PER L’AFFIDAMENTO DELLA FORNITURA DI BOLLINI FARMACEUTICI AUTOADESIVI CON NUMERAZIONE PROGRESSIVA Si rende noto che, ai sensi del D.Lgs. 163/2006, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, V Serie Speciale - parte prima “Contratti pubblici” n. 132 del 15.11.2010 e sul sito www.ipzs.it il bando relativo alla procedura ristretta per l’affidamento della fornitura di Bollini Farmaceutici autoadesivi con numerazione progressiva. Gli operatori economici interessati possono far pervenire le offerte, secondo le modalità previste dal suddetto bando, entro e non oltre le ore 12,00 del giorno 13 dicembre 2010 a Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. - Area Acquisti e Affari Generali - Via Salaria, 1027 - 00138 - Roma. Il Responsabile del Procedimento (ing. Mario Sebastiani)

PROVINCIA DI ROMA Ente aggiudicatore: Eni S.p.A. Tipo di procedura: negoziata. Tipo di appalto: servizi. Oggetto dell’appalto: servizi di dissalazione e disidratazione di glicole monoetilenico, dietilenico e trietilenico. Luogo di consegna/di esecuzione della prestazione: Italia. Durata: 36 mesi dall’aggiudicazione dell’appalto. L’Ente Aggiudicatore si riserva il diritto di estendere la durata del/i contratto/i per ulteriori 12 mesi. Criterio di aggiudicazione: prezzo più basso. Termine per il ricevimento delle domande di partecipazione: 09/12/2010. Testo integrale del Bando: il testo integrale del Bando è stato pubblicato in data 04/11/2010 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUUE) con il numero 2010/S 214-328939 ed è disponibile sul sito https://eprocurement.eni.it Eni S.p.A. Global Procurement and Strategic Sourcing Via Emilia, 1 20097 San Donato Milanese (MI)

Segretariato Generale Servizio “Gare e Contratti”

ESTRATTO AVVISO PUBBLICO OGGETTO: Avviso di pubblicazione elenco lavori per Procedure Ristrette Semplificate – anno 2011. La Provincia di Roma, ai sensi dell’art. 123 del D.Lgs. 163/2006 e ss.mm.ii., rende noto l’avvio delle procedure per l’iscrizione degli operatori economici interessati all’elenco annuale per l’espletamento delle Procedure Ristrette Semplificate nel corso dell’anno 2011. Il testo integrale dell’Avviso pubblico contenente le modalità di iscrizione, il modulo di domanda di partecipazione e l’elenco dei lavori, è consultabile sul sito Internet della Provincia di Roma: http://www.provincia.roma.it sezione Gare, nonché all’Albo pretorio Web dell’Ente. Il Dirigente – (Dott. Paolo Berno)

Il Papa: “Crisi economica seria ripensare i modelli economici” ROMA — La crisi va «presa sul serio», serve «una revisione profonda del modello di sviluppo globale» e più politiche contro la disoccupazione. Lo ha detto ieri il Papa parlando all’Angelus: basta alle alleanze «vantaggiose per le economie dinamiche, ma gravose per gli Stati più poveri» ha avvertito. Un appello più carico di significati, visto che arriva dopo i risultati non esaltanti del G20 di Seul. Benedetto XVI ha anche chiesto di effettuare un «rilancio strategico» dell’agricoltura come «risorsa indispensabile per il futuro». Il processo di in- Papa Benedetto XVI dustrializzazione, ha affermato, ha messo in ombra il settore «con notevoli conseguenze “Sì a un rilancio anche sul piano culturale». strategico Un richiamo condiviso dal Fai (Fondo ambiente italiano): dell’agricoltura” «Visto lo stato di crisi del setto- Plaude il Fondo re, servono nuovi e diversi in- ambiente italiano terventi», ha detto la presidente Ilaria Borletti Buitoni. Su questi temi Fai, Wwf e l’associazione per l’Agricoltura biodinamica terranno un convegno “Sos agricoltura”, giovedì 18 ottobre, nell’Aula Magna dell’Università di Bologna.


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

IL REGIME IN BIRMANIA MONDO

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Bagno di folla per la San Suu Kyi la Birmania abbraccia il suo simbolo In 40mila al comizio della dissidente. Applausi e lacrime RANGOON — Vestita di blu, con un fiore giallo tra i capelli, l’icona della dissidenza birmana è stata accolta ieri da migliaia di sostenitori nel piccolo edificio fatiscente che ospita la sede della Lega nazionale per la democrazia per tenere il suo primo discorso da donna libera. C’era così tanta folla che Aung San Suu Kyi, liberata due giorni fa dalla giunta birmana, ha avuto addirittura problemi ad uscire dall’auto. La donna ha anzitutto incontrato una trentina di diplomatici asiatici e occidentali nella sede del partito, mentre all’esterno la folla continuava a ingrossarsi e a intonare slogan in suo onore. Aung San Suu Kyi è finalmente apparsa di fronte al “suo” popolo, al quale ha detto che lavorerà per migliorare il livello di vita in Birmania e che «se vogliamo ottenere quello che vogliamo dobbiamo farlo nel modo giusto». È questo il messaggio dato da nel primo discorso tenuto dopo sette anni di arresti domiciliari. Il suo è stato un vero bagno di folla — alcune stime parlano di 40 mila persone — davanti alla sede del suo partito, con il quale la leader dell’opposizione ha confermato di voler tornare attiva in politica. La folla ha mostrato grande commozione quando Aung ha detto non perdere la speranza, e «non c’è motivo di farsi scoraggiare». La don-

FIORI GIALLI Un mazzo di fiori per Aung San Suu Kyi che ieri ha tenuto a Rangoon il suo primo comizio da donna libera dopo 7 anni davanti a una folla di 40 mila persone

Il Nobel ha dichiarato di non provare rancore verso i militari Malgrado 15 anni di arresti domiciliari na ha dichiarato di non provare rancore verso la giunta militare. Quei generali che l’hanno privata della libertà per 15 degli ultimi 21 anni. L’eroina della resistenza birmana ha poi concluso il discorso spiegando che la sua voce, da sola, «non è democrazia: niente può essere raggiunto senza la partecipazione della gente. Dobbiamo camminare assieme. C’è democrazia quando il popolo con-

trolla il governo. Accetterò che il popolo mi controlli». Nella successiva conferenza stampa, quando un reporter le ha chiesto quale messaggio volesse mandare alla giunta, la risposta di Suu Kyi è stata: «Incontriamoci, e parliamo». Rimane però da vedere se la giunta dimostrerà la stessa disponibilità: al generalissimo Than Shwe viene attribuito un disprezzo viscerale verso l’icona della dissidenza. Se il compattamento del suo fronte amico era prevedibile, lo era meno l’estrema cautela dimostrata per tutto il suo discorso — e poi nelle dichiarazioni ai giornalisti — nei confronti dei generali al potere. Aung San Suu Kyi ha soprattutto dato l’impressione di aver assunto un atteggiamento più

pragmatico, invitando al dialogo una giunta militare di cui finora aveva sempre sottolineato l’illegittimità e non escludendo di appoggiare la rimozione delle sanzioni economiche occidentali contro il Paese. L’entusiasmo della folla accorsa ad ascoltarla ricordava altri suoi comizi passati. Ieri, infine, anche l’India ha salutato come un «importante passo verso la riconciliazione» e il «cambiamento» il rilascio di Aung San Suu Kyi. New Delhi era stata criticata nei giorni scorsi da Barack Obama, in visita in India durante il suo tour asiatico, per il silenzio mostrato in occasione delle elezioni-farsa che si sono tenute in Birmania. (r. bultr.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

Il telefonino

Non l’avevo mai visto, non sapevo da che parte girarlo per farmi sentire. Bello sentire voci umane dopo aver ascoltato solo la radio

L’intervista

RAIMONDO BULTRINI

Il personaggio Anche Bono Vox gioisce per la liberazione di Aung San Suu Kyi. Il leader degli U2, che da anni sostiene la campagna in favore della premio Nobel, ha detto alla Cnn che “Aung San Suu Kyi è un Mandela dei nostri giorni”

RANGOON — La prima cosa a colpire Aung San Suu Kyi appena messo il piede fuori dalla sua casaprigione è stata la gente che parlava ovunque col telefonino. «Ci ho provato anche io ieri per la prima volta — ha raccontato divertita — e non sapevo da che parte girarlo per farmi sentire…». La leader dell’opposizione birmana spiega ai generali quanto sia «bello sentire delle voci umane dopo aver ascoltato solo la radio per tanti anni», e non protesta quando le grida di giubilo del suo popolo si accavallano alle sue parole di invito a non perdere mai la speranza, ad avere pazienza e «lavorare insieme per la democrazia». Spesso le impediscono di parlare. La chiamano “madre”, piangono, applaudono. «Ho bisogno di voi», dice dal microfono a quasi 50mila persone, forse molte di più, dall’alto di una sedia sistemata alla meglio davanti alla sede del suo partito storico, la Lega nazionale per la democrazia. È il suo ritorno in grande stile, magnetica come la ricordavano i più vecchi, tagliente come la conoscono i militari che l’hanno tenuta in prigione per 20 anni. Signora Aung San Suu Kye, adesso ricomincerà a fare politica come una volta? «Non sono venuta qui a spiegarvi i miei programmi perché prima devo sentire quello che avete da dire voi, quali sono i problemi della gente, perché voi li sapete certo meglio di me che sono stata rinchiusa per tanti anni. D’ora in poi lavoriamo insieme. Servirò il popolo, perché è l’unica cosa che conta per me». Sarà possibile per lei dialogare con il regime che l’ha tenuta agli arresti tutti questi anni? «Io non serbo rancore né spirito di vendetta, sono per la riconciliazione nazionale. La democrazia non è il frutto del lavoro di una persona sola». Si riferisce al generalis-

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PER SAPERNE DI PIÙ www.mizzima.com www.dassk.org

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L’appello

In questo momento abbiamo bisogno dell’aiuto del mondo intero Solo così potremo risollevare questa terra

La prima conferenza stampa dopo la liberazione: “Il regime non mi ha piegato”

“Non lascerò il mio Paese e con l’aiuto del popolo la democrazia potrà trionfare” simo del regime, Than Shwe. Ma parla anche per sé. Quali risultati spera di ottenere? «So che con il vostro supporto e la vostra pazienza — dice tra gli applausi — possiamo ottenere ciò che vogliamo». Ha ancora la forza per invocare la riconciliazione nazionale, anche con i suoi aguzzini? «È possibile se sapranno rispettare indistintamente il popolo come molti esponenti del regime hanno mostrato rispetto a me durante la prigionia, e non bastonarlo perché non ha voce e potere. Sanno di non aver agito nel rispetto delle leggi, e nessun Paese può sopravvivere senza seguire delle leggi. Per questo io le ho sempre rispettate, anche quando non le ritenevo giuste. Ma prima viene il rispetto dei diritti umani. Molti detenuti sono ancora in prigione perché chiedevano giustizia, e so di essere una privilegiata. Ma questa giustizia non è solo per uno, è per tutti noi». Lei ritiene la sua liberazione un primo segno di cambiamento? «Forse cominciano a capire che non si può più tenere un intero Paese agli arresti. E che la riconciliazione parte dal fatto che sono esistite e esistono delle differenze, altrimenti non ci sarebbe nulla da riconciliare». Che cosa direbbe oggi al gene-

rale Than Shwe? «Direi sediamoci e parliamo». Quanto ha influito la sua autorità morale, la sua determinazione a non accettare compromessi?. «Spero che ciò che farò e otterrò non sarà solo basato sull’autorità morale, e non credo all’autorità di un individuo, non di uno solo. Non so neanche dove sia stata presa l’idea che noi non facciamo compromessi. Semplicemente dobbiamo basare le nostre azioni secondo le circostanze, lavorare per creare sviluppo e democrazia».

REPUBBLICA.IT Dalla Birmania gli aggiornamenti ora per ora di Raimondo Bultrini

ALBUM DI FAMIGLIA In alto San Suu Kyi con Michael Aris sposato nel 1973. Accanto la Nobel in abiti da sposa. Sopra, da giovane in vacanza

info@oysterfunds.com Soggetti incaricati dei pagamenti: RBC Dexia Investor Services Bank S.A., Milano, tel. 02-33 62 31 | State Street Bank SpA, Milano, tel. 02-879 671 53 | Société Générale Securities Services SpA, Milano, tel. 02-91 78 46 61 | Allfunds Bank S.A., con sede legale in Estafeta, 6 (La Moraleja) Complejo Plaza de la Fuente - Edificio 3 C.P. 28109 Alcobendas, Madrid, Spagna e che agisce tramite la propria succursale Italiana in via Santa Margherita 7, 20121 Milano – Italia.

Prima dell’adesione leggere il prospetto informativo pubblicato sul nostro sito internet e disponibile presso i soggetti collocatori.

Pensa di rivedere la sua posizione a favore delle sanzioni contro la giunta? «Se il popolo ritiene davvero che le sanzioni vadano alleggerite, lo prenderò in considerazione. In questo momento abbiamo bisogno di aiuto, e domandiamo a tutti di aiutarci, nazioni occidentali, orientali, del nord, del sud.. l’intero mondo, perché tutto inizia col dialogo». Quale sarà la sua prossima mossa? «Lo saprò quando avrò parlato

con la gente. Non posso decidere da sola. Per questo ho detto che avrò bisogno del sostegno di tutti, perché solo lavorando insieme possiamo sviluppare il paese e ottenere anche la libertà che vogliamo. Nemmeno nel partito credo al dominio di una persona sola». Che cosa cambierà nella politica birmana da adesso in poi? «Prima fatemi dare un’occhiata attorno. Di certo voglio lavorare con tutte le forze democratiche, che vogliono la democrazia nei fatti, non solo con le parole. Ci sono tante cose da fare, nell’istruzione tanto per cominciare, ma per tutti I problemi che abbiamo davanti, la nostra capacità di risolverli dipenderà soprattutto dal supporto della gente». Qual è il suo giudizio sul National democratic force che si è staccato dalla Lega e si è presentato alle elezioni? «Come quello su ogni altro partito». Pensa ancora che sia stato giusto non partecipare al voto? «Io penso di sì. Ci sono molti interrogativi sulla correttezza delle procedure elettorali, le stiamo già studiando e valutando. Un comitato formato dal partito si occuperà di questo». Cosa pensa del problema delle comunità etniche, delle tensioni anche di questi ultimi giorni sul confine thailandese? «I problemi delle minoranze etniche, come il resto, non si risolve dall’oggi al domani senza una vera riconciliazione. È molto triste vedere fino a che punto è stato diviso il Paese». Che cosa l’ha colpita più negativamente dello stato in cui ha trovato la sua Birmania? «La durezza della condizione di vita della gente, e il fatto che ci sono persone che pensano di combattere per la democrazia con il coraggio e la violenza. Ma non è questo il coraggio». © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica LUNEDI 15 NOVEMBRE 2010

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MONDO

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GABRIELE ISMAN ROMA — «Il bambino aveva pochi mesi e piangeva in braccio alla mamma. Uno di loro gli ha sparato, davanti a noi. E poi hanno sparato ancora. È durata cinque ore». La signora, 60 anni, seduta al Pronto soccorso del policlinico Gemelli, racconta con voce spezzata l’attacco del 31 ottobre alla chiesa sirocattolica Saiydat al Najat, Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, a Bagdad. Quel giorno gli uomini di Al Qaeda hanno ucciso 53 ostaggi. I feriti furono 75, cinque i guerriglieri morti. «Erano in quattro, armati di fucili, pistole, e bombe a mano — prosegue — Prima hanno fatto esplodere un’auto fuori dalla chiesa per distrarre l’attenzione poi hanno cominciato a sparare, puntando soprattutto gli uomini e gridando Allah akbar, Dio è grande». La donna comincia a piangere: «Hanno ucciso anche mio marito e ferito mia figlia a una mano». Gli occhi di questi 25 sopravvissuti, e

PER SAPERNE DI PIÙ http://news.assyrianchurch.com www.isaf.nato.int

“Noi, cinque ore con i kamikaze così Al Qaeda uccide i cristiani”

vano don Thair e don Vasseem. Quando il commando è entrato e sono partiti i primi colpi, i sacerdoti hanno cercato di portare più persone che potevano nella sacrestia, chiudendo la porta di legno e barricandola con armadietti di ferro. I terroristi se ne sono accorti e hanno sparato ai due sacerdoti più giovani». Don Thair aveva 32 anni, don Vasseem 27. Più tardi hanno sparato anche a Qutaimi, ferendolo gravemente. «Poi hanno lanciato delle bombe a mano contro la porta di legno. Nella sacrestia c’erano circa 50 persone. Chi era più vicino all’ingresso è morto così». Secondo i racconti di queste persone, le cinque ore tra l’irruzione dei terroristi nella chiesa e l’intervento delle forze di sicurezza sono passate tra le profanazioni e le esecuzioni degli uomini di Al Qaeda. «Hanno pregato all’interno della nostra chiesa, ci guardavano con odio. Le forze di sicurezza sono arrivate tardi e non sono riuscite a salvare mio marito. E quando sono entrate, due dei terroristi si sono fatti esplodere. Altri due forse sono scappati, approfittando di quei momenti di panico» racconta ancora la signora del Pronto soccorso prima di ri-

Parlano i sopravvissuti della strage nella cattedrale di Bagdad Le tappe L’ATTACCO Il 31 ottobre un commando è entrato nella chiesa di Nostra Signora del perpetuo Soccorso a Bagdad prendendo in ostaggio i fedeli

IL BLITZ Le forze di sicurezza irachene hanno fatto irruzione. Alla fine del blitz gli ostaggi morti sono 46, più 7 agenti di sicurezza e 5 guerriglieri

Un soldato iracheno nella strada della cattedrale di Bagdad dove il 31 ottobre è avvenuta la strage ti cristiani. Mercoledì 13 case di altri cristiani sono state attaccate: due di quelle famiglie vivono nel centro culturale della nostra parrocchia. Non sanno neanche cosa è rimasto delle

loro abitazioni. Hanno paura, come noi. Non ci sentiamo sicuri nelle nostre case e nelle nostre chiese». Sono spaventati del futuro e provano dolore per il passato:

«Eravamo in 200 a seguire la messa quel giorno. A celebrarla — racconta un’altra donna di circa 50 anni — era il vicario episcopale Rafael Qutaimi, un uomo mite di 75 anni. Lo assiste-

Israele dei loro 19 parenti che il C130 dell’aeronautica militare ha sbarcato a Pratica di Mare venerdì sera, sono stanchi e impauriti. Soltanto uno di loro è grave, ma le ferite dell’anima rischiano di non cicatrizzarsi mai più. «Ripetevano urlando che noi saremmo finiti all’inferno e loro in Paradiso, mostrando le cinture esplosive» dice un altro dei sopravvissuti: avrà 25 anni. «Abbiamo paura — racconta il giovane — a dire troppo di noi, e temiamo il ritorno nella nostra terra, dove siamo una minoranza. Sappiamo che tra non molto tempo Al Qaeda ci colpirà ancora, come a maggio, quando a Mossul finì sotto attacco un gruppo di 144 studen-

IL GRUPPO I sequestratori, militanti dell’Emirato islamico in Iraq (filiale di Al Qaeda), chiedevano il rilascio di terroristi detenuti in Iraq e in Egitto

LA COMUNITÀ Dal 2003 ad oggi la comunità cristiana, oggetto di 900 attacchi, è più che dimezzata, passando da 900 mila a meno di 400 mila fedeli

cominciare a piangere. A darle sollievo è don Aysar, nato 35 anni a Bagdad, che fino al 2005 prestava servizio nella chiesa del Perpetuo Soccorso. È lui che traduce i racconti di questi sopravvissuti: «Qui al Gemelli, tra gli altri, ci sono una bimba di pochi mesi, una di 6 anni, e due ragazzi di 12 e 14. Hanno tutti paura, perché noi cristiani sappiamo di essere una minoranza sotto attacco dal 2003. Tra gli studenti morti a maggio c’era anche la figlia di mio cugino: aveva appena 19 anni». Don Aysar tra una settimana tornerà a Bagdad: «È un momento molto difficile — dice — ma non possiamo lasciare i nostri fedeli soli. Io tornerò nel mio Paese e farò ciò che posso».

Stop agli insediamenti, ecco il piano Usa l’obiettivo è fare ripartire i colloqui di pace GERUSALEMME — Forniture militari “importanti” e il veto statunitense a nuove risoluzioni di condanna contro Israele all’Onu, in cambio di novanta giorni di moratoria sugli insediamenti israeliani in Cisgiordania: sono alcuni fra i cinque punti salienti della proposta americana per rilanciare il processo di pace, accettata dal premier israeliano Benjamin Netanhyau. Fra gli altri temi, anche l’impegno ad accrescere le pressioni su Iran e Siria in campo nucleare. Obama ha definito «promettente» la scelta del governo israeliano. Un eventuale accordo con l’Autorità nazionale palestinese permetterebbe la ripresa dei negoziati diretti, sospesi per il rifiuto israeliano di fermare le attività edilizie nelle colonie. Ma l’iniziativa non comprende Gerusalemme: una clausola che l’Autorità Nazionale Palestinese non sembra disponibile ad accettare: «Qualsiasi moratoria delle attività edilizie in Cisgiordania dev’essere globale», ha sottolineato il portavoce dell’Anp, Nabil Abu Rdeineh.

“Abbiamo paura e sappiamo che tra non molto tempo i terroristi ci colpiranno ancora”

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

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IL PROCESSO DI BRESCIA CHE L’ITALIA DIMENTICA BENEDETTA TOBAGI (segue dalla prima pagina) N EX militante missino legato agli ordinovisti, informatore del SID dal 1973 al 1977 col pittoresco nome in codice «Tritone», Maurizio Tramonte. I carabinieri, le spie, la politica, l’eversione neofascista, i depistaggi, tutto vero, tutto pubblico, agli atti del processo: meglio della serie tv Romanzo Criminale (le stazioni sono invase di cartelloni pubblicitari dei nuovi episodi), eppure nessuno ci bada. Fuori dalla provincia di Brescia quasi nessuno ha parlato di questo processo, il terzo celebrato (dopo 5 istruttorie e 8 gradi di giudizio precedenti) per dare un nome ai responsabili e ai mandanti di uno dei più orrendi eccidi della «strategia della tensione»: la bomba, collocata in un cestino dei rifiuti in piazza della Loggia, da sempre cuore della vita della ricca cittadina lombarda, esplose alle 10:12 del mattino nel mezzo di una pacifica manifestazione antifascista, organizzata per esprimere rifiuto e condanna della violenza eversiva dopo una sequela di episodi vio-

U

lenti di marca neofascista che da settimane turbavano la sicurezza della cittadinanza e della democrazia. Fatto unico, esiste una registrazione dell’esplosione della bomba: avvenne nel mezzo del discorso del sindacalista Franco Castrezzati. Andate ad ascoltarlo (www.28maggio74.brescia.it/index.php? pagina=73): supera la fantasia di qualunque sceneggiatore. Abbiamo la voce orrenda di quella bomba, ma poco altro: i periti si sono dati ancora una volta battaglia sui pochissimi reperti disponibili per determinare la natura dell’esplosivo impiegato, perché la piazza, e con essa i resti dell’esplosione, fu improvvidamente (o scientemente?) lavata a poche ore di distanza dalla strage, su ordine della locale Questura. Si disse: per non turbare la serenità dei cittadini con la vista dei resti di un massacro. Ma ciò che rischiava di turbare la quiete delle coscienze era il sangue in terra o piuttosto la possibilità che - se non si fossero distrutte le prove e dirottate le indagini - emergesse la verità, penale e politica, sull’ennesima strage? Proprio il gene-

rale dei Carabinieri Delfino, che condusse le prime indagini, è imputato in attesa di giudizio, oggi, per concorso in strage. Lontano dagli occhi, lontano al cuore e dalla mente: via il sangue dal selciato, via le cronache di un processo scomodo e perturbante dall’attenzione di un paese, che avrebbe invece tanto bisogno anche della

Per quegli otto morti oggi si giudicano solo imputati per concorso in strage. Tanti sono stati i depistaggi verità su Brescia per ricostruire un rapporto di fiducia tra gli italiani e le istituzioni. Perché i molti volti dell’eterno Principe italiano, come l’ha chiamato il giudice Scarpinato, certi meccanismi (servizi segreti che proteggono i criminali anziché i cittadini in nome di “interessi superiori” o inconfessabili finalità politiche; servitori

dello Stato infedeli) siano conosciuti, compresi e prima o poi, finalmente, disinnescati. Attendiamo il dispositivo della sentenza. E ancor più, le motivazioni, che – anche in caso di assoluzioni – aggiungeranno importanti tasselli alla conoscenza storica dello stragismo neofascista. Ma ricordiamo alcune cose che prescindono dal contenuto della sentenza. Per quegli otto morti, oggi si giudicano solo imputati per concorso in strage. I depistaggi sono stati tali e tanti che, dopo 36 anni, non si può neanche cercare di sapere chi mise la bomba nel cestino quella mattina. L’autenticità e attendibilità delle centinaia di note informative riconducibili a «Tritone» è stata confermata. Se fossero state disponibili anche agli inquirenti dei precedenti processi, forse avrebbero permesso di identificarle, le mani che deposero la bomba. Nel processo, si sono delineate le responsabilità politiche e morali di uomini dell’Arma e del Sid. Servizi di sicurezza, si chiamano: ma sicurezza di chi? se non collaborarono coi magistrati nemmeno

davanti a otto bare di cittadini innocenti uccisi nella pubblica piazza? In aula, c’era sempre Manlio Milani, in rappresentanza dei famigliari delle vittime. Dall’altra parte, nella gabbia, solo Tramonte (detenuto per altri reati). Tra gli imputati, nemmeno coloro che hanno ricoperto incarichi pubblici di alto livello e cariche rappresentative, come Delfino e Rauti, hanno ritenuto di mettere mai piede nell’aula dove, faticosamente, si celebrava il rito democratico del processo. Non sono venuti a raccontare la propria verità, a guardare negli occhi le parti civili. In compenso, queste avevano accanto una squadra di avvocati, molti dei quali andavano tutt’al più alle elementari al momento della strage. Hanno affrontato un processo-monstre ammessi al gratuito patrocinio, raccogliendo idealmente il testimone delle persone che erano in piazza della Loggia quella mattina, perché credevano che la democrazia va difesa ogni giorno, con gesti insieme simbolici e concreti. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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MONDO

PER SAPERNE DI PIÙ www.afp.com www.lemonde.fr

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Francia, Sarkozy “licenzia” Kouchner Varato il nuovo governo: sostituito il ministro degli Esteri, torna l’ex premier Juppé DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GIAMPIERO MARTINOTTI PARIGI — Un nuovo governo di cui i francesi stenteranno a capire le novità: Nicolas Sarkozy ha scelto ieri la nuova équipe in vista delle presidenziali 2012. Passata l’epoca dell’apertura (o sedicente tale) a sinistra, il capo dello Stato punta tutto sulla sua famiglia politica: François Fillon resta primo ministro di un governo rinnovato molto parzialmente. L’ingresso più eclatante è quello di Alain Juppé: barone della destra, capo di governo fra i più impopolari degli anni ‘90, il sindaco di Bordeaux diventa numero due e titolare della Difesa. La numero tre sarà Michèle Alliot-Marie, molto amata dai militanti della destra, che passa dalla Giustizia agli Esteri, dove rimpiazza Bernard Kouchner. Il “French Doctor”, socia-

IL CAMBIO

tutto per le esclusioni: se ne va Eric Woerth, che ha difeso la riforma delle pensioni ma che è stato soprattutto protagonista dello scandalo Bettencourt. Se ne va anche la giovane Rama Yade,

I ministri Jean-Louis Borloo e Bernard Kouchner sono stati sostituiti nel governo del premier Francois Fillon (nella foto a destra con Sarkozy)

Via anche Woerth, travolto dallo scandalo Bettencourt, e l’ex stella Rama Yade

lista entrato al servizio di Sarkozy, è stato licenziato senza tanti complimenti: il suo passaggio al quai d’Orsay non resterà nelle memorie. Al quarto posto, un’altra donna, anche lei promossa: Nathalie Kosciusko-Morizet diventa ministro dell’Ecologia e dello Sviluppo durevole. Poco conosciuta

fuori dei confini, è una grande specialista delle questioni ambientali e rimpiazza il centrista Jean-Louis Borloo, fino a quindici giorni fa dato come probabile primo ministro: i deputati della maggioranza volevano assolutamente Fillon, ancora molto popolare nei sondaggi, rispettoso

dei meccanismi parlamentari e soprattutto personaggio di spicco di quella destra neo-gollista che continua a dominare lo schieramento conservatore. Christine Lagarde resta alle Finanze, François Baroin al Bilancio. In fondo, il nuovo esecutivo si distingue dal precedente soprat-

molto amata da Sarkozy nei primi mesi di presidenza, ma poi considerata troppo capricciosa e poco ubbidiente; viene licenziata Fadela Amara, proveniente dal mondo associativo e inconcludente nel gestire le Aree urbane. Resta Frédéric Mitterand alla Cultura, arriva il centrista Michel

Mercier alla Giustizia, torna Xavier Bertrand in un grande ministero del Lavoro e della Sanità. Ma proprio quest’ultima nomina merita attenzione, perché nasconde forse il vero cambiamento: Bertrand lascia la guida dell’Ump, il partito moderato, a Jean-François Copé, stella nascente della destra e candidato già dichiarato all’Eliseo nel 2017. Una squadra per le presidenziali, ma un cambiamento ben poco visibile per il comune dei mortali. Martine Aubry, intervenuta subito dopo l’annuncio delle nomine, ha avuto buon gioco nel denunciare la continuità e dare appuntamento alle presidenziali: seguendo una strategia ancora poco chiara, Sarkozy ha dato ieri l’avvio alla sua campagna. In settimana, il presidente dovrebbe spiegare in tv le sue scelte.

Il caso

Il dramma a Digione: coinvolti anche bambini

Brucia la casa per immigrati sette morti e undici feriti DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI — «Una notte d’orrore», dicono i testimoni che hanno visto bruciare in un attimo la residenza per immigrati di Digione, capoluogo della Borgogna. Sono bastati pochi minuti per trasformare l’edificio di 10 piani in una trappola per le 141 persone (su 190) presenti al momento della tragedia. Il bilancio è pesante: 7 morti e 11 feriti gravissimi, fra cui 4 bambini, le cui vite sono in pericolo. Non è la prima volta che un pensionato per immigrati prende fuoco e questo nuovo dramma è destinato ad alimentare le ricorrenti polemiche sulle strutture che accolgono gli extra-comunitari, spesso fatiscenti. Eppure, secondo la prefettura di Digione, la residenza Fontaine d’Ouche era stata una delle prime a ricevere un miliardo di

Non è il primo episodio di questo genere: nel 2005 a Parigi ci furono 24 morti euro grazie a un piano governativo per il rinnovo dei pensionati. Lavori di ristrutturazione che non hanno impedito al palazzo, nella notte fra sabato e domenica, di essere preda delle fiamme in pochi istanti. L’incendio è partito dai locali dove si trovano le pattumiere, verso l’una del mattino. La causa non è stata ancora accertata, ma le fiamme si sono rapidamente estese ai piani superiori, bruciando il rivestimento esterno dell’edificio e sprigionando un denso fumo tossico, che avrebbe ucciso 6 persone, mentre la settima è morta dopo essersi gettata dal settimo piano. La residenza accoglie soprattutto uomini soli, per la maggior parte provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana. Tra le 7 vittime, di età compresa fra i 40 e i 60 anni, c’erano 3 francesi, 2 se-

IL LUOGO I danni provocati dall’incendio fra sabato e domenica

negalesi, un algerino e un vietnamita. I pensionati per immigrati sono molto utilizzati in Francia, paese che conosce una cronica mancanza di alloggi, nonostante i massicci finanziamenti pubblici per l’edilizia popolare. Le tragedie sono state numerose: nel 2005 nell’incendio di un miserabile albergo dietro le Gallerie Lafayette, a Parigi, persero la vita 13 adulti e 11 bambini. E le organizzazioni umanitarie non cessano di denunciare le condizioni in cui sono accolti gli immigrati più poveri. Forse anche per questo il ministro dell’Immigrazione, il cui dicastero sarà soppresso nel nuovo governo Fillon, ha subito reagito. Eric Besson ha parlato di «un dramma per tutta la comunità nazionale», un episodio che «tocca persone e famiglie che la Francia ha accolto e che apportavano al nostro paese il loro lavoro, ma anche la ricchezza delle loro culture e delle loro origini». Parole che si sono sentite raramente in bocca ai membri del governo quando si parla di immigrazione. (g. mart.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

IL CREATORE DEL TEMPO Ancora qualche gesto ed ecco che il movimento del cronografo LV277 prende finalmente vita con le sue 36.000 oscillazioni all’ora. Non lasciamoci sorprendere dalla loro straordinaria complessità. Queste piccole pulsazioni hanno un unico scopo: ricordarci che il tempo, quando porta il nome di Louis Vuitton, è ancora più prezioso.

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LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

SOCIETA’ INTERPORTO CERVIGNANO DEL FRIULI S.P.A.

COMANDO GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI Reparto Autonomo Servizio Amministrativo ESITO DI GARA Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 130 del 10.11.2010 - 5ª Serie Speciale “Contratti Pubblici”, è stato pubblicato l’esito della gara per la fornitura di n. 30 motocicli allestiti in versione radiomobile (RMB). L’esito di gara anzidetto può essere visionato, altresì, presso questo Comando Generale - Ufficio Relazioni con il Pubblico, Piazza Bligny, n. 2 Roma, ovvero sui siti internet www.carabinieri.it sez. “Le gare d’appalto” e www.serviziocontrattipubblici.it. d’ordine Il Capo del Servizio Amministrativo

SERVIZIO SANITARIO REGIONE TOSCANA

Viale Venezia, 22 33052 Cervignano del Friuli (UD) - ITALIA Telefono 0431-373334 - Fax 0431-370406

ESITO BANDO DI GARA A PROCEDURA APERTA PER ESTRATTO L’intestataria Società comunica che il Consiglio di Amministrazione in data 13.09.2010 ha affidato definitivamente alla CESI Cooperativa Edil-Strade Imolese di Imola la gara per la realizzazione di un piazzale per mezzi pesanti addossato alla palazzina uffici nell’area dell’Interporto di Cervignano del Friuli. Importo a base d’asta Euro 3.400.000,00. Codice identificativo dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici - CIG 04528041AE, CUP n. G41D09000040003. L’Esito di gara è stato pubblicato sulla GURI n. 130 V serie speciale del 10.11.2010. IL DIRETTORE dott. Aldo Scagnol

COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA VII REPARTO

Ente per i Servizi Tecnico-Amministrativi di Area Vasta (AOU Careggi – AOU Meyer – Ausl 11 Empoli – Ausl 10 Firenze – Ausl 4 Prato – Ausl 3 Pistoia)

BANDO DI GARA PER ESTRATTO ESTAV Centro, con sede legale in Viale Michelangiolo, 41 – 50125 Firenze, in esecuzione della deliberazione n° 319 del 04/11/2010 indice con procedura aperta, ai sensi del D.Lgs.163/2006 e s.m.i., mediante aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, la seguente gara: Procedura Aperta, per la fornitura in service di dispositivi sterili monouso per il campo operatorio (copertura paziente, camici chirurgici e accessori per il campo operatorio) occorrente alle Aziende Sanitarie ed Ospedaliero-Universitarie dell’Area Vasta Centro per un periodo di 60 mesi (n. 2 Lotti), per un valore stimato per 60 mesi di EURO 18.616.675,00 I.V.A. esclusa. Alla gara possono partecipare i soggetti in possesso del requisito relativo alla comprova di un fatturato complessivo per forniture eseguite nel settore oggetto di gara, nel triennio 2007-2008-2009, pari a: - per il lotto 1 - non inferiore a EURO 500.000,00; - per il lotto 2 non inferiore a EURO 330.000,00 (con le modalità indicate nell’All. C/2). In caso di partecipazione in Raggruppamento Temporaneo di Impresa: - i suddetti requisiti dovranno essere posseduti nell’ambito dell’R.T.I.; - l’impresa capogruppo o una delle Imprese consorziate o raggruppate dovrà possedere almeno il 70% del requisito, mentre le altre imprese dovranno possedere ciascuna almeno il 15%. (con le modalità indicate nell’All. C/2), oltre ai soggetti indicati agli artt. 34, 35, 36 e 37 del D. Lgs. 163/2006 e s.m.i. con le modalità ivi indicate. Le offerte economiche, redatte con le modalità previste dal Bando di Gara, inviato alla GUUE il giorno 05/11/2010 e alla GURI il giorno 10/11/2010, dovranno pervenire entro il termine perentorio delle ore 13,00 del giorno 14/02/2011 al seguente indirizzo: ESTAV CENTRO – S.S. Acquisizione Dispositivi Medici (c/o Comprensorio A.O.U Careggi), Pad. 69 A – piano 1°,Via delle Oblate, 1 - 50141 FIRENZE. Gli atti di gara possono essere visionati sul sito internet: http://negotia.datamanagement.it/estav-centro. Responsabile del Procedimento: Dr.ssa Donella Racheli. Il Direttore Generale DR. SSA MONICA PIOVI

ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELLA SARDEGNA “G. Pegreffi” Via Duca degli Abruzzi n. 8 Tel. 079.289200 - fax 079.272189 - 07100 SASSARI

ESTRATTO AVVISO DI GARA Si rende noto che questa Amministrazione aggiudicatrice ha bandito una gara d’appalto mediante procedura aperta per l’affidamento per un triennio del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti speciali sanitari e chimici prodotti dai Laboratori dell’Istituto dei sottoprodotti di origine animale e di apparecchiature fuori uso di vario genere. Importo presunto triennale del servizio: Euro 495.000,00. Il Bando di gara, il Disciplinare di gara e tecnico prestazionale, ed i relativi allegati, possono essere visionati e scaricati dal sito internet: www.izs-sardegna.it. Data di scadenza per la presentazione delle offerte alle ore 12,00 del giorno 10.01.2011. Il Responsabile del procedimento Dr. Bruno Nieddu

Questo Reparto ha in programma di procedere, mediante procedura negoziata, alla stipula di un contratto per la fornitura del servizio di collegamento a banche dati contenenti informazioni, ad alto valore aggiunto, complete ed aggiornate, su tutti gli operatori economici italiani. In particolare si tratta di informazioni sulle attività economiche italiane, indicazioni di mercato ottenute sulla base di dati provenienti da più fonti, una panoramica informativa sulle aziende, controlli sulle imprese e sugli amministratori in relazione ad eventi favorevoli/sfavorevoli con strumenti di valutazione dell’affidabilità aziendale, prospetti ordinari e storici, controllo dei protesti a carico dell’impresa e dei suoi amministratori, cariche degli amministratori in altre imprese, dati essenziali dell’ultimo bilancio di esercizio disponibile, soci dell’impresa ed informazioni sull’assetto proprietario, dati costitutivi delle imprese, attività svolta, unità locali, verifica dell’archivio protesti, dei pregiudizievoli di Conservatorie, procedure concorsuali sull’Impresa e su quelle ad essa connesse, dati anagrafici delle persone fisiche, cariche in aziende italiane, partecipazioni in società di capitali, controllo protesti ed eventi in Conservatoria, bilanci di esercizio, consolidati, straordinari e di liquidazione delle società di capitali, rilevazione di dati dalla nota integrativa (n. di dipendenti, dettaglio debiti e crediti per i bilanci abbreviati, natura dei crediti verso collegate, controllate e controllanti), distribuzione dell’utile di esercizio, controllo di congruità dei valori nel tempo, controllo di congruità dei valori patrimoniali con la forma giuridica, micro quadrature delle sezioni di bilancio per verifica quadratura con il totale di sezione, verifiche campionarie sulla correttezza delle rilevazioni effettuate, indicatori di bilancio, ricostruzione dei gruppi societari e connesse informazioni sulla struttura e sulle quote di partecipazione delle aziende, performance economico-finanziarie delle imprese, informazioni sui bilanci ad alto valore aggiunto, medie di settore ed altri servizi integrati in grado di soddisfare le esigenze di informazione specialistica. La procedura negoziata, relativa all’acquisizione del predetto servizio, avverrà soltanto ove non intervengano, nel termine sotto indicato, manifestazioni di interesse ad eseguire la fornitura da parte di terzi. In quest’ultimo caso si procederà a gara tra le imprese che avranno manifestato l’interesse. Eventuali informazioni di carattere tecnico possono essere richieste al Comando Generale della Guardia di Finanza - VII Reparto Ufficio Telematica - Servizio Informatica, a mezzo fax al n. 06-44223357. I soggetti interessati ad eseguire la fornitura e ad essere, quindi, invitati alla gara, dovranno far pervenire apposita istanza, entro gg. 10 dalla data di pubblicazione del presente avviso, esclusivamente mediante raccomandata, assicurata o posta celere del servizio postale, al Comando Generale della Guardia di Finanza - Ufficio Approvvigionamenti, viale XXI Aprile n. 51 - 00162 Roma. IL CAPO DEL REPARTO (Gen. B. Sebastiano Galdino)

FONDIRIGENTI G. TALIERCIO Direzione Produzione Approvvigionamenti e Logistica

AVVISO DI GARA RFI S.p.A. informa che ha indetto una gara a procedura negoziata relativa alla fornitura di n. 64 unità funzionali alimentatore di tipo prefabbricato in carpenteria metallica per reparti a 3KV in corrente continua. Il testo integrale del bando, pubblicato sulla G.U.U.E. 2010/S 214328928 del 04/11/2010, e l’avviso di rettifica pubblicato sulla G.U.U.E. 2010/S 218-333467 del 10/11/2010 sono visionabili sul sito www.gare.rfi.it canale Fornitura materiali infrastruttura. Il termine di presentazione delle domande di partecipazione è il 24 novembre 2010. Per chiarimenti e-mail: acquisti@rfi.it

Il Responsabile Lorenzo Bianchi

Divisione Passeggeri N/I Programmazione Materiali, Acquisti e Controllo Pulizie N/I ESTRATTO DI BANDO DI GARA TRENITALIA S.p.A. intende appaltare - a mezzo di gara a procedura negoziata da esperirsi ai sensi della D.L.vo 163/2006 e successive modifiche - l’esecuzione del Servizio di revisione, risanamento, repristino funzionalità e decoro degli arredi e delle superfici interne e della cassa esterna della flotta di vetture in asset alla Linea Servizi di Base di Divisione Passeggeri N/I. L’importo complessivo presunto di Euro 2.000.000,00 (euro duemilioni/00) di cui Euro 80.000,00 (euro ottantamila/00) per costi della sicurezza non soggetti a ribasso. I soggetti interessati, in possesso dei requisiti previsti dal bando integrale di gara, possono chiedere di essere invitati con domanda in carta libera, corredata di tutti i documenti richiesti in detto bando, da far pervenire entro le ore 13.00 del 10 dicemb re 2010 al seguente indirizzo: Trenitalia S.p.A. – Divisione Passeggeri N/I - Programmazione Materiali, Acquisti e Controllo Pulizie N/I – Via F.lli Bressan 43 - 20126 Milano. Sulla busta dovrà essere indicato: “Domanda di partecipazione – Procedura Negoziata n. D.P.I.-I./P.M.A./G079/2010”. Il bando integrale di gara è reperibile all’indirizzo internet: www.acquisti.trenitalia.it. Per eventuali informazioni telefonare ai numeri: 02/63715234 Telefax: 02/63715238. L’avviso di gara e l’eventuale lettera di invito non vincolano questa Società.

Il Responsabile Ing. Giuseppe Forino

ESTRATTO DI AVVISO PER IL FINANZIAMENTO DI PIANI FORMATIVI CONDIVISI TERRITORIALI E SETTORIALI Avviso 1/2011. Presentazione di Piani Formativi Condivisi territoriali e settoriali finalizzati allo sviluppo delle competenze dei dirigenti, per costruire assetti flessibili e saper cogliere le opportunità di sviluppo e innovazione. Fondirigenti, Fondo Interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti, promosso da Confindustria e Federmanager, invita a presentare Piani formativi condivisi territoriali e settoriali, finalizzati allo sviluppo delle competenze dei dirigenti occupati di aziende aderenti a Fondirigenti e di dirigenti disoccupati, già occupati presso aziende aderenti a Fondirigenti, nell’ottica di costruire assetti flessibili in grado di fronteggiare lo scenario e le derivanti situazioni di crisi, nonché di saper cogliere le opportunità di sviluppo e innovazione. Con riferimento alle risorse a tale scopo assegnate, Fondirigenti destina al finanziamento dei Piani un importo complessivo di Euro 5.000.000,00 (cinquemilioni/00). Saranno finanziabili i Piani Formativi territoriali e settoriali condivisi tra Confindustria e Federmanager che abbiano per oggetto azioni formative attinenti allo sviluppo delle competenze dei dirigenti occupati e dirigenti disoccupati, con particolare riferimento a: • Innovazione organizzativa nelle imprese di minori dimensioni; • Innovation management nelle imprese di minori dimensioni con particolare riferimento a risvolti nel campo della ricerca e innovazione; • Reti di Impresa, aggregazione e network con altre imprese e altri attori della business community; • Poli di eccellenza; progetti realizzati da network di strutture di ricerca e di formazione manageriale di eccellenza, pubbliche e private; • Sperimentazione del modello di retribuzione variabile in applicazione del ciclo di seminari promossi da Fondirigenti, Confindustria e Federmanager. Le attività dei Piani formativi, compresa la rendicontazione, dovranno essere realizzate entro il 30 novembre 2011. I Piani saranno valutati da una Commissione che, sulla base dei requisiti e dei criteri individuati nell’Avviso, redigerà una graduatoria dei meritevoli di finanziamento. Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro e non oltre le ore 13.00 del 31 gennaio 2011 in busta chiusa recante la dicitura: “Piano formativo condiviso Avviso 1/2011”. I Formulari sulla base dei quali redigere i Piani Formativi, le Linee guida per la gestione dei Piani, nonché lo statuto e il regolamento del Fondo sono disponibili sul sito www.fondirigenti.it.

COMUNE DI FORMELLO (PROV. DI ROMA) Dipartimento del Territorio Il giorno 12 novembre 2010 è stato pubblicato presso l’albo pretorio comunale il bando di asta pubblica per l’alienazione di un terreno di proprietà comunale ricadente in località Olmetti zona produttiva “D”. La volumetria realizzabile è di mc. 64.180 f.t. ed il prezzo a base d’asta è di Euro 5.950.936,00. Le offerte dovranno pervenire entro le ore 12,00 del giorno 02 dicembre 2010. L’avviso integrale e relativi allegati può essere consultato sul sito internet del Comune www.comunediformello.it/albo2.asp. Il Dirigente (Arch. Lucio Contardi)

CITTA' DI CASTROVILLARI

Provincia di Cosenza ESTRATTO BANDO DI GARA PROCEDURA APERTA Comune di Castrovillari - Piazza Vittorio Emanuele II - 87012 Castrovillari (CS) - Tel. 0981-2511 - Fax 0981-21007 - http://www.comune.castrovillari.cs.it Oggetto dellappalto: Servizi di riscossione volontaria e coattiva delle entrate tributarie, patrimoniali e di altre entrate del Comune di Castrovillari - Appalto n. 21/2010 Importo a base dasta : Limporto posto a base di gara è pari presuntivamente ad Euro 1.000.000,00 oltre I.V.A. per la durata di anni 5. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi dellart. 83 del D.Lgs n. 163/2006 e s.m.i.. Le offerte dovranno pervenire entro il giorno 28/12/2010 ore 12.00 allindirizzo sopra riportato corredate dalla documentazione e secondo le modalità previste nel bando integrale, nel disciplinare di gara e nel capitolato speciale dappalto visionabili sul sito internet del Comune. Lapertura delle offerte avverrà in data 29/12/2010 ore 10.00. Il bando di gara è stato inviato alla G.U.C.E. in data 4/11/2010. Lavviso di gara è stato pubblicato sulla G.U.R.I. n. 132 - 5^ Serie speciale - del 15/11/2010. Il Direttore Generale Dott. Elio Schettini

Procedura aperta indetta ai sensi del D. Lgs. n. 163 del 12/04/2006 con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa art. : Individuazione di un sog83 D. Lgs. 163/2006. getto gestore del Sistema Telematico Acquisti Regionale della Toscana : territorio regionale toscano. . 15/10/2010. Euro 1.600.000,00. 22/10/2010.

SERVIZIO SANITARIO REGIONE TOSCANA

Ente per i Servizi Tecnico-Amministrativi di Area Vasta (AOU Careggi – AOU Meyer – Ausl 11 Empoli – Ausl 10 Firenze – Ausl 4 Prato – Ausl 3 Pistoia)

BANDO DI GARA PER ESTRATTO ESTAV Centro, con sede legale in Viale Michelangiolo, 41 – 50125 Firenze, in esecuzione della deliberazione n° 311 del 26/10/2010 indice con procedura aperta, ai sensi del D.Lgs.163/2006 e s.m.i., mediante aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, la seguente gara: Sonde per ecografia intracoronarica e di apparecchi per l’ecografia intracoronarica in “Service” occorrenti alle Sale di Emodinamica dell’Area Vasta Centro per un periodo di 48 mesi (Lotto Unico), per un valore stimato di EURO 1.470.000,00 I.V.A. esclusa. Alla gara possono partecipare i soggetti indicati agli artt. 34, 35, 36 e 37 del D. Lgs. 163/2006 e s.m.i. con le modalità ivi indicate. Le offerte economiche, redatte con le modalità previste dal Bando di Gara, inviato alla GUUE il giorno 05/11/2010 e alla GURI il giorno 09/11/2010, dovranno pervenire entro il termine perentorio delle ore 13,00 del giorno 10/01/2011 al seguente indirizzo: ESTAV CENTRO – S.S. Acquisizione Dispositivi Medici (ex Sezione Az. Careggi) - Via delle Oblate n.1 (Pad. 69/A – Primo Piano Accesso torretta di vetro) c.a.p. 50141 Firenze. Gli atti di gara possono essere visionati sul sito internet: http://negotia.datamanagement.it/estav-centro. Responsabile del Procedimento: Dr.ssa Donella Racheli. Il Direttore Generale DR. SSA MONICA PIOVI

ICCREA BANCA SPA L'ISTITUTO DI CENTRALE DEL CREDITO COOPERATIVO Via Lucrezia Romana,41/47 Roma INFORMA che sono andati smarriti i seguenti assegni circolari Iccrea: taglio fino a euro 500,00 ME dal n. 4046521411 al n. 4046521571 quantità 17; dal n. 4046421401 al n. 4046421571 quantità 18; dal n. 4045043701 al n. 4045043711 quantità 2; n. 4048843611 quantità 1; n. 4048837651 quantità 1; taglio fino a euro 2.000,00 PE n. 4012887393 quantità 1; n. 4030258593 quantità 1; dal n. 4043333763 al n. 4043333863 quantità 11; dal n. 4044012403 al n. 4044012423 quantità 3; dal n. 4044397803 al n. 4044397993 quantità 20; dal n. 4041815503 al n. 4041815513 quantità 2; n. 4045301583 quantità 1; n. 4045798723 quantità 1; dal n. 4046034513 al n. 4046035003 quantità 50; n. 4046532473 quantità 1; n. 4040221543 quantità 1; n. 4047066353 quantità 1; taglio fino a euro 5.000,00 QE n. 4033276844 quantità 1; taglio fino a euro 20.000,00 RE dal n. 4031589365 al n. 4031589405 quantità 5; dal n. 4030929155 al n. 4030929235 quantità 9; dal n. 4031435525 al n. 4031435715 quantità 20; dal n. 4032123405 al n. 4032123415 quantità 2; dal n. 4032431575 al n. 4032431615 quantità 5; n. 4032431635 quantità 1; dal n. 4032687615 al n. 4032687905 quantità 30; n. 4032863455 quantità 1; n. 4033452795 quantità 1; taglio fino a euro 50.000,00 SE n. 4015250036 quantità 1; n. 4015311296 quantità 1; dal n. 4015422306 al n. 4015422316 quantità 2; n. 4015772756 quantità 1; dal n. 4015787956 al n. 4015787976 quantità 3; n. 4016161016 quantità 1; dal n. 4016848266 al n. 4016848286 quantità 3; taglio fino a euro 12.500,00 WE dal n. 4013515770 al n. 4013515860 quantità 10; n. 4010726080 quantità 1; dal n. 4011186460 al n. 4011186480 quantità 3; dal n. 4014000530 al n. 4014000620 quantità 10; dal n. 4013434180 al n. 4013434260 quantità 9; dal n. 4013570140 al n. 4013570230 quantità 10; dal n. 4014589080 al n. 4014589100 quantità 3; dal n. 4015017610 al n. 4015017760 quantità 16; n. 4015305310 quantità 1; n. 4015152900 quantità 1; n. 4006758130 quantità 1; n. 4010605080 quantità 1; n. 4014173590 quantità 1; taglio fino a euro 4.999,99 XE dal n. 5001002230 al n. 5001002350 quantità 13; dal n. 5001002360 al n. 5001002520 quantità 17; dal n. 5000891650 al n. 5000891710 quantità 7; n. 5000315685 quantità 1; taglio fino a euro 100.000,00 ZE dal n. 4002650159 al n. 4002650179 quantità 3. Si invitano tutti i possibili prenditori a non accettare tali titolo in pagamento dandone notizia alle Autorità di Polizia ed al nostro Istituto.


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LA TRATTATIVA STATO-MAFIA CRONACA

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PER SAPERNE DI PIÙ www.interno.it www.giustizia.it

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Stop al 41 bis, l’indagine punta sul Viminale La procura cerca il verbale della riunione del ’93: lì si parlò di revocare il carcere duro ai boss SALVO PALAZZOLO PALERMO — Le attenzioni dei magistrati che indagano sulla trattativa fra Stato e mafia sono adesso puntate sul comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica convocato al Viminale il 12 febbraio 1993: si discusse del carcere duro nei confronti dei capimafia, ma non per rafforzarlo. Tutt’altro, a leggere la nota dell’allora direttore dell’amministrazione penitenziaria Nicolò Amato che Repubblica ha rivelato sabato: «In quella sede, particolarmente da parte del capo della polizia, sono state espresse riserve sulla eccessiva durezza di siffatto regime penitenziario». E anche il ministero dell’Interno avrebbe chiesto delle attenuazioni. Per l’indagine sulla trattativa è una novità importante, perché proprio in quei mesi il vertice di Cosa nostra

vrebbe portata avanti durante le stragi del ’92 tramite Vito Ciancimino, che dialogava con il colonnello Mario Mori (oggi imputato per favoreggiamento, che continua a negare di aver mai visto il papello con le richieste dei boss). La seconda fase, dopo l’arresto di Riina (15 gennaio ’93), sarebbe stata condotta da Provenzano con un «terminale politico», co-

me sostiene Massimo Ciancimino, chiamando in causa Marcello Dell’Utri («Così seppi da mio padre»). Non ha ancora un nome la talpa che i mafiosi avrebbero avuto nei palazzi della politica, così da ottenere notizie di prima mano sulle possibili revoche del 41 bis. È la talpa che il pm Gabriele Chelazzi cercava già otto anni fa.

Occhi puntati su quel 12 febbraio quando si radunò il Comitato per l’ordine pubblico

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Il riferimento al capo della polizia A destra, Vincenzo Parisi, l’ex capo della polizia citato nel documento del Dap (in alto) in cui nel ’93 si consigliava la revoca del 41 bis ai capimafia

Il fratello del giudice morto in via D’Amelio: “L’ex ministro Mancino parli” rassicurava i boss in carcere che il 41 bis sarebbe stato revocato presto. Più collaboratori di giustizia non hanno avuto dubbi nel riferire i messaggi che arrivavano da Bernardo Provenzano. Dunque, adesso, il nodo attorno a cui ruota l’indagine dei pm Antonio Ingroia, Nino Di Matteo e Paolo Guido è questo: come facevano i capimafia a sapere che al vertice dello Stato (ufficialmente per la linea dura contro i boss) si discuteva di offrire delle aperture ai padrini detenuti (non è ancora chiaro perché)? La Procura di Palermo vuole acquisire al più presto il verbale del comitato tenuto al Viminale, di cui nessuno ha mai parlato ai magistrati nel corso delle diverse audizioni di esponenti istituzionali dell’epoca. Non ne fece cenno neanche il prefetto Vincenzo Parisi (deceduto nel 1995), quando si trovò di fronte alla commissione antimafia, l’11 giugno 1993. «Dopo anni di attesa, ci avviciniamo a verità importanti — dice Salvatore Borsellino, il fratello del giudice Paolo — ma temo che i magistrati possano essere fermati. Continuano ad essere attaccati e intimiditi in tutti i modi da parte di certe istituzioni». «Le intimidazioni sono anche nei confronti dei collaboratori di giustizia — prosegue Borsellino — non concedere il programma di protezione a Gaspare Spatuzza equivale a dare un segnale chiaro a tutti quelli che vorrebbe parlare». Il 20 novembre, Borsellino sarà davanti al palazzo di giustizia di Palermo: «Altri presidi — spiega — saranno a Milano, Roma e Firenze. Sarà un modo per dire: giù le mani dai nostri giudici». Il fratello del giudice ucciso nel ’92 torna a lanciare un appello: «Ci sono uomini delle istituzioni che sanno, ma tacciono. L’ex ministro Mancino parli». Resta il giallo del comitato al Viminale. Una traccia è nel lancio Ansa del 17 febbraio di quell’anno. L’allora ministro dell’Interno Mancino riferiva al consiglio dei ministri sulla situazione dell’ordine pubblico citando una «relazione» di Parisi al comitato del 12. Ma nessun cenno faceva Mancino al carcere duro. Per i pm di Palermo è il capitolo più difficile dell’inchiesta: quello della «seconda fase della trattativa». La prima, Riina l’a-

Le tappe

Il caso

LA RIUNIONE

L’APPUNTO

LA DECISIONE

Il 12 febbraio ’93 il comitato per l’ordine pubblico si riunì per parlare anche di 41 bis

Il 6 marzo il direttore del Dap Amato suggerisce di revocare il 41 bis

Il 6 novembre il Guardasigilli Conso revoca il 41 bis a 140 mafiosi

Antonio Ingroia, nel suo nuovo libro, racconta la delusione per il “tradimento” del suo collaboratore Ciuro

“La sera che Borsellino mi confidò i sospetti sul suo braccio destro” toaccusò del delitto senza averlo commesso. In quella caserma, proprio quando ci fu la confessione, c’era anche Carmelo Canale. Gli chiedeva Borsellino: «Carmelo, dimmi la verità... a me la puoi dire… tu la sai, tu eri lì». Racconta ancora Ingroia: «Sì, c’era qualcosa che non lo convinceva. Una volta, me lo disse in confidenza». Poi Canale fu coinvolto in un gorgo di mafia dal quale n’è uscito pulito, ma con Ingroia non si parlarono mai più.

ATTILIO BOLZONI RICORDA gli amici e i nemici, gli imputati sconosciuti o eccellenti, i mafiosi di rango, ricorda soprattutto gli eroi dimenticati. E intorno a loro rievoca paure, le diffidenze e i risentimenti che si sono inseguiti in una Sicilia che sembra lontana nel tempo ma che è ancora lì, cangiante nella forma ma nella sostanza immobile, mascherata. Ricorda anche i tradimenti. È una lunga confes-

Testimonianza finora inedita sulle perplessità espresse dal magistrato ucciso sione a se stesso e alla sua Palermo, pensieri su potenti e prepotenti che ha incontrato in ormai quasi un quarto di secolo in quella sacca dove ha trovato e perduto i compagni di una vita. E il suo racconto non poteva partire che da là, da Marsala, dove per lui è cominciato tutto. Dove ha conosciuto un uomo che avrebbe segnato il suo destino: Paolo Borsellino. Le emozioni del procuratore aggiunto Antonio Ingroia sono scivolate in un libro — “Nel labirinto degli dèi, storie di mafia e di antimafia” (Il Saggiatore, pagg. 224, euro 15), una «ricostruzione di fatti» che riporta al passato più

IL GIUDICE Antonio Ingroia, autore del saggio “Nel labirinto degli dèi”

drammatico dei siciliani e soprattutto a lui, a quel magistrato incrociato in un tribunale di provincia nella seconda metà degli anni ’80, un uomo piccolo con i baffetti ben curati e la sigaretta sempre in bocca. Uno ascoltava — Ingroia — e l’altro — Borsellino — a volte si confidava: «Accadeva la sera, Paolo usciva allo scoperto, capace di parlare di tutto, dai suoi antichi trascorsi sportivi fino a delicate vicende giudiziarie del passato, per concludere con la recita, a memoria e in tedesco, dedicati da Goethe a Palermo, la città più bella del mondo, diceva…». Sono passati quasi vent’anni e

Borsellino è morto, saltato in aria. Da quelle “conversazioni” n’è nato un capitolo che ha come titolo “Amicizie e tradimenti”. Scrive Ingroia: «Ero un “giudice ragazzino” quando iniziai a frequentare il palazzo di giustizia di Palermo... devo dire che mi è rimasta impressa l’atmosfera ostile nei confronti di Falcone...». Ma più del clima, il procuratore in quel capitolo parla di due suoi «stretti collaboratori» accusati di tradimento. Parla per la prima volta del tenente dei carabinieri Carmelo Canale e del maresciallo della Finanza Giuseppe Ciuro. Sono fra le pagine più doloro-

se del libro. Partono da una testimonianza inedita su Canale, quella di Borsellino, che del carabiniere si fidava anche se c’era un’ombra. Racconta Ingroia: «Dell’unica ragione di esitazione e perplessità espresse da Borsellino sono stato testimone. Riguardava una vicenda specifica: le indagini sull’omicidio del colonnello Giuseppe Russo, ucciso il 20 agosto del 1977 a due passi da Corleone...». L’omicidio fu voluto da Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella, ma per tanto tempo furono accusati tre pastori. Uno si chiamava Casimiro Russo: chiuso in una caserma dei carabinieri si au-

“A lungo ho atteso le scuse di quel finanziere che mi aveva spiato Ma inutilmente” Ancora più drammatica e ancora più forte la delusione e il dolore per il suo braccio destro, Ciuro, un finanziere che indagava al suo fianco e che è stato arrestato e condannato per mafia: «Ho dovuto prendere atto della sua infedeltà, godeva della mia massima fiducia, eravamo anche diventati amici... lui finì con il tradire entrambe, sia la fiducia che l’amicizia... rivelava i contenuti dei miei interrogatori e persino le date dei miei spostamenti». Giuseppe Ciuro non ha mai chiesto perdono per ciò che ha fatto. «L’ho aspettato inutilmente...», confessa Antonio Ingroia. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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CRONACA

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Alcol-test, la prima notte è un flop pochi etilometri in pub e ristoranti

PER SAPERNE DI PIÙ www.fipe.it www.salute.gov.it/stiliVita/stiliVita.jsp

I punti

I clienti protestano: “C’è chi lo fa pagare”. Ma a Napoli fioccano multe PAOLA COPPOLA ROMA — Niente test per il popolo della movida. Le tabelle sono esposte ma solo pochi locali che vendono alcolici dopo la mezzanotte hanno l’alcol-test, nonostante l’obbligo scattato due giorni fa. I clienti hanno accolto con freddezza lo strumento che svela se mettersi alla guida è un rischio: più un gioco che un servizio e, se costa, meglio non provare. A Roma 1.500 locali dovrebbero dotarsi dei kit: già attrezzati i pub di Trastereve e piazza Navona. «Abbiamo la macchinetta elettronica ma non ce l’ha chiesta nessuno — dicono al Perfect Bun. «Diamo un kit usa e getta che costa 3 euro — spiegano da Freni e Frizioni — Ma crediamo sia un’operazione di marketing perché chi beve più di due bicchieri sa di superare i limiti». Tra i ristoranti e bar del centro c’è chi non sa di essere fuorilegge e i vigili hanno scelto di partire, prima delle multe, con una campagna informativa. Milano è più attrezzata: l’associazione dei bar e ristoranti, Epam-Confcommercio, stima che il 70% dei 1.780 locali con chiusura oltre le 24 abbia acquistato o ordinato il dispositivo, anche se il vicepresidente Alfredo Zini ammette: «È possibile che

MILANO

La più virtuosa: il 70% dei locali si stima che abbia comprato o ordinato il test

NAPOLI

Nel quartiere Chiaia sabato su 11 locali controllati 9 erano sprovvisti del test: multati

LE SANZIONI

Da sabato i locali che somministrano alcolici dopo le 24 dovranno mettere a disposizione dei clienti i precursori e esporre le tabelle sui livelli di alcol nelle bevande

Il provvedimento interessa circa 100mila punti vendita: chi non si adegua alla nuova norma rischia una sanzione amministrativa da 300 a 1.200 euro

Molti gestori si giustificano: non abbiamo trovato il kit e la gente non ce lo chiede

ROMA

Circa 1.500 locali dovrebbero avere il kit, per ora c’è nei pub di Trastevere e piazza Navona

L’OBBLIGO

qualcuno impieghi più tempo ad adeguarsi». In regola una ventina di bar, pizzerie e locali controllati, come le 165 discoteche in città e provincia ma tanti gestori di locali a Brera e sui Navigli dicono: «Lo abbiamo, ora lo aspettiamo». Niente multe (da 300 a 1.200 euro) a Torino, dove i locali di piazza Vittorio sono in regola, e qualcuno espone il cartello “dotati di etilotest” ma non basta a convincere gli avventori. Tanti gestori poi dicono di non essere stati informati e hanno da ridire

sui costi: Mirko, proprietario di un locale del Quadrilatero, deve capire «se prenderlo a noleggio o comprarlo», Stefano, di “Basso30”: «Mi hanno detto che sono esauriti». Di precursori alcolemici ne esistono di monouso, i più semplici, fino a quelli a parete che funzionano a gettone. Quelli di design possono superare i 600 euro. Linea morbida a Bologna come a Firenze dove vigili e polizia non hanno fatto controlli specifici, anche se da agosto qui ce ne sono un centinaio, acquistati dalla

FINE CENA Il controllo del proprio tasso alcolico è appena diventato obbligatorio per chi esce da un locale o ristorante

municipalizzata Firenze Parcheggi e installati nelle sue strutture o ceduti a locali interessati. Da allora ogni giorno almeno venti persone lo hanno usato. A Parma, le tabelle alcolemiche ci sono ma i locali non hanno gli etilometri, a Genova non li ha chiesti nessun cliente nei 400 locali interessati dalla norma. Le multe ci sono state a Napoli, nel quartiere Chiaia ad alta densità di locali notturni. Sabato notte, su 11 locali controllati 9 ne erano sprovvisti. Sanzione da 400 eu-

ro per il noto ristorante “Umberto”, il proprietario si difende: «Non ne abbiamo trovati, le farmacie ne sono sprovviste». L’alcol-test non si trova a Bari dove rischia l’80%: nel centro storico ce l’hanno due su 10. I vigili non si sono fatti vedere, perché controlli a tappeto e sanzioni scatteranno tra qualche giorno. A Palermo tra circa 800 locali interessati, l’Unione pubblici esercizi di Confcommercio ha distribuiti una sessantina da 65 euro, una ventina di richieste sono ancora inevase. Pochi hanno quello elettronico, la maggior parte l’usa e getta. Gli avventori non lo prendono sul serio. Roberta Civiletti, cliente di un pub: «Ho visto un ragazzo chiedere il test per gioco. Due minuti dopo, nonostante fosse brillo, era già al volante della sua auto». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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CRONACA ■ 21

Orrore a Napoli, sgozza la nipotina di due mesi Fermato lo zio con problemi psichici. La piccola era stata appena portata a casa sua dai genitori Mucillo, di 35, che vivono a Baiano (Avellino), avevano deciso di trascorrere la domenica con la nonna materna della piccola, a Monte di Procida. L’avevano quindi raggiunta e, dopo aver pranzato a casa nel giorno di festa, avevano deciso di uscire dall’appartamento in Seconda traversa Filomarino, affidando la bimba alla nonna. In casa c’era anche lo zio, il ventinovenne Antonio Raffaele Spinelli. Secondo i carabinieri, durante la gita dei genitori la nonna aveva preso in braccio la nipotina e la cullava per farla addormentare. Lo zio — in cura per problemi psichici — osserva a lungo la scena. Poi si avvicina, vuole prendere in braccio Sofia e cullarla come ha visto fare alla madre. La nonna, conoscendo i problemi del figlio, decide comunque

IRENE DE ARCANGELIS NAPOLI — Escono per fare una passeggiata, quando tornano a casa trovano la loro figlioletta di meno di due mesi uccisa. Ammazzata da una coltellata alla gola. Omicidio raccapricciante, con ogni probabilità frutto di un raptus di follia, quello avvenuto ieri sera a Monte di Procida. A togliere la vita alla piccola, che si chiamava Sofia, sarebbe stato suo zio — fratello della madre — conosciuto in paese come persona con problemi psichici e di tossicodipendenza. L’uomo, poco dopo il delitto, è stato fermato dai carabinieri chiamati dagli stessi genitori della vittima appena rientrati a casa. Secondo una prima ricostruzione, Francesca Spinelli, 33 anni, e Fausto

Il caso

di accontentarlo e gli dà la bambina. Che però si sveglia, non è a suo agio. Quell’uomo la stringe troppo forte, oppure è brusco nel cullarla. Quindi co-

L’uomo voleva cullare la bimba ma lei piangeva. L’ha data alla nonna, poi ha preso un coltello e l’ha uccisa mincia a piangere. Non si ferma più. Diventa rossa per la congestione, fa preoccupare la nonna che si avvicina al figlio e gli chiede di restituirle la bambina una buona volta. L’uomo accetta, ubbidisce alla madre. Ma cova rancore.

Tace e si allontana dalla stanza dove intanto Sofia si addormenta di nuovo. Antonio Raffaele va in cucina, a prendere un grosso coltello. Senza dire una sola parola sferra una pugnalata alla gola della neonata, uccidendola sul colpo. Quindi si chiude in se stesso in un angolo della casa mentre le grida disperate della nonna attraggono l’attenzione del vicinato. Accorre una parente che davanti alla scena di morte riesce a trovare la forza di chiamare il 112. Sarà proprio la nonna a indicare con una mano, senza dire una parola, il figlio assassino. Che non cerca di difendersi né di spiegare. A Antonio Raffaele Spinelli è stato arrestato per omicidio volontario sotto gli occhi dei genitori appena rientrati dalla gita.

Romeno sotto accusa per aggressione. Il filmato svela un’altra storia

Genova

Video shock, pestato in strada “E i carabinieri guardavano” ANNA MARIA LIGUORI ROMA — «È stato pestato perché è romeno. E chi lo ha aggredito lo ha poi pure denunciato». È perentoria l’accusa di Giancarlo Germani, presidente del Partito Identità Romena e avvocato del manovale romeno Mihai M., 62 anni, che la sera del 10 ottobre scorso fu denunciato per lesioni personali da Luigi Crescenzi conducente di un carro attrezzi e dal figlio dell’uomo a Fabrica di Roma, un paesino in provincia di Viterbo ad una cinquantina di chilometri dalla Capitale. Crescenzi l’11 ottobre si recò dai carabinieri di Civita Castellana, fece verbalizzare l’accaduto e allegò un referto ospedaliero, 15 giorni di prognosi per ferite multiple. Ma ieri il colpo di scena: un video girato in parte da Mihai e in parte da suo figlio dimostra il contrario: l’autista del mezzo colpisce con un pugno il rumeno che, come si vede nelle immagine girate con il telefonino, esce dall’inquadratura della telecamera. «Il mio assistito era finito a terra — spiega l’avvocato — ha avuto 35 giorni di prognosi, fratture al volto che non sono ancora guarite. È lui la vittima». E rincara: «Oggi essere romeni in Italia è come essere stati ebrei durante il fascismo». La prima versione, quella ufficiale già depositata alla procura di Viterbo, non lasciava dubbi: una pattuglia dei carabinieri di Fabrica chiama un carro attrezzi per far rimuovere un’auto in sosta in un parcheggio riservato ad un disabile, in via Roma al centro del paese, il quale poco prima aveva allertato il 112. L’auto è parcheggiato sotto casa sotto casa di Mihai, non è sua ma di un amico, Iulian S., che è ospite a cena da lui assieme alla moglie, la sorella e il figlio di due mesi. Iulian si precipita in strada, con la moglie, la sorella e il neonato. Li fa salire in macchina. Il carro attrezzi, infatti, sta già agganciando l’auto, anche se ci sono delle persone a bordo. Nei primi secondi del video si sente Mihai gridare «Guarda, guarda! Questo è sequestro di persona dentro la macchina!». Poi viene inquadrato Luigi Crescenzi che si ribella: «Non mi devi riprendere» e gli molla un pugno. Ieri Mihai, a un mese dall’incidente, ha denunciato alla procura di Viterbo

Israeliano denuncia “Minacciato di morte da studenti arabi” tensione in facoltà

Le tappe

L’AGGRESSIONE

LA DENUNCIA

LA SEQUENZA

L’autista di un carro attrezzi viene aggredito da un romeno mentre gli porta via l’auto

L’autista denuncia l’accaduto ai carabinieri e ha un referto medico, prognosi 15 giorni

Nel video girato dallo stesso romeno la verità è ribaltata: è l’autista l’aggressore

per lesioni colpose e omissione di soccorso Luigi Crescenzi e chiede che vengano «identificati tutti i presenti» riferendosi ai carabinieri che non sarebbero adeguatamente intervenuti. A questo proposito il colonnello Gianluca Dell’Agnello, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo, ha le idee chiare: «Fino a ieri c’era solo una versione uffi-

ciale quella del denunciante. I miei uomini non hanno potuto accertare chi ha aggredito, perché c’è stato uno scambio di colpi fulmineo a cui non hanno assistito. Il cittadino romeno non ha denunciato l’italiano quindi noi ci siamo basati sulla versione depositata in procura. In questa storia la nazionalità non c’entra un bel niente».

Ciao

La moglie Roberta e il figlio Giovanni annunciano la morte di

Kiko Sei stato un amico prezioso e un fratello insostituibile. Sarai sempre con noi. A Daniela, Giulia e Silvia il nostro amore più profondo. Matto e Paola. Roma, 15 novembre 2010 16-08-2010 16-11-2010 Ricorderemo

Nicola Cabibbo Con una Messa nella Cappella della “Sapienza Università di Roma” martedì 16 novembre alle 12.15. Roma, 15 novembre 2010 Brunella, Valeria e Lorenzo con Giuseppina, Mariapina, Enrica e Luca ricordano con struggente nostalgia

Tony Di Cola nel 10° anniversario della scomparsa. Roma, 15 novembre 2010 La moglie Laura annuncia la scomparsa di

Fausto Curti ed esprime un particolare ringraziamento per le cure prestate con attenzione ed umanità dal Dott. Zecca, dalla Dott.ssa Ermolli e dal signor Claudio del Servizio Cure Palliative dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Milano, 15 novembre 2010 15 novembre 1999 15 novembre 2010

ANNIVERSARIO

Carlo Malferrari Quando ci incontriamo nei sogni è tutto come venticinque anni fa ed è un mondo più luminoso. Però non eravamo primi in B allora! Che peccato che tu non possa vederli vincere. Valeria e Meretta. Milano, 15 novembre 2010

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LE IMMAGINI Le immagini del pestaggio avvenuto a Fabrica di Roma, alle porte della capitale: sono state girate dal figlio del manovale rumeno aggredito

GENOVA — «Ho visto la morte negli occhi». Così Assaf, uno studente israeliano iscritto alla Facoltà di architettura di Genova, ha raccontato al quotidiano Yediot Ahronot l’aggressione subita in mensa da parte di un palestinese originario di Gaza. Durante il diverbio l’assalitore, di nome Ibrahim, lo ha minacciato con un coltello da cucina, incoraggiato a gran voce da decine di altri studenti islamici. L’israeliano è comunque riuscito a fuggire. Per Yediot Ahronot gli israeliani iscritti all’ateneo genovese, una quindicina, «vivono all’ombra di una minaccia permanente». La Digos sta indagando sull’episodio. Ma Ibrahim si è difeso: «La nostra lite non aveva un movente politico».

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L’inchiesta

Valerio Ducci Assistente Sociale Uomo giusto, testimone di speranza e di liberazione. Ha attraversato la vita trasmettendoci giustizia e pace e cercando di incidere sul suo tempo. Ricordano con tanto amore il loro nonno Giona, Luca e Pietro. Il funerale avrà luogo martedì 16 alle ore 9.30 nella Chiesa di San Pierino via di Badia. Non fiori aiutiamo Emergency. Firenze, 15 novembre 2010 Spagnoli Via Datini 25/a/b 055/6580824

Giallo anche su un versamento di quattromila euro il giorno del delitto

Sabrina, nuovi sospetti sulla madre “Falso il suo alibi, non era al lavoro” DAL NOSTRO INVIATO GIULIANO FOSCHINI TARANTO — Cosima Misseri, la mamma di Sabrina, ha mentito ai magistrati. La mattina dell’omicidio di Sarah, il 26 agosto, non è andata al lavoro come invece ha raccontato. È rimasta a casa, ha assistito alla lite tra Sabrina e Sarah, ha versato quattromila euro sul suo conto corrente in banca e il giorno dopo, insieme con il marito, è andata a fare pressioni sul suo datore di lavoro: «Devi dire che ieri ero al lavoro». Parte da questa bugia, apparentemente innocua, il sospetto degli investigatori su Cosima: sono convinti che abbia mentito per nascondere qualcosa, magari l’aver visto cosa fosse accaduto alle 14.30 del pomeriggio in casa sua. Su questo sono in corso una serie di verifiche (anche fiscali: la provenienza di quei quattromila euro, anche se al momento si esclude un movente economico dietro il delitto) e proprio sul ruolo di Cosima è incentrata una parte dell’interroga-

Sabrina Misseri, 22 anni

Campobasso

Doppio omicidio strage in famiglia CAMPOBASSO — Un uomo ha ucciso la madre e sua cugina e poi si è suicidato con la stessa arma. L’omicidio-suicidio è avvenuto nella serata di ieri in una casa di San Biase, ad una ventina di chilometri da Campobasso. A scoprire il dramma, una vicina di casa.

torio di Michele Misseri del 5 novembre scorso. «Perché Cosima ha necessità di dire questa bugia?» gli chiede il pm Mariano Buccoliero. «Perché tua moglie non va a lavorare che cosa è accaduto quella mattina?». Michele risponde a monosillabi e spiega soltanto che la mattina del 26 agosto Sabrina e Cosima litigavano. Nega però ogni coinvolgimento della donna, anche quando gli ricordano che la signora non è eventualmente imputabile per favoreggiamento, in quanto parente. Ed esclude anche che Sabrina possa essersi confidata con lei. L’accusa non è convinta, per questo sta continuando a indagare. Assolutamente estranea secondo i pm è Mariangela Spagnoletti, l’amica di Sabrina e testimone chiave. Nel verbale Misseri racconta che «anche Mariangela voleva Ivano» e per questo Sarah era messa ai margini e a un certo punto dice «forse anche Mariangela stava in mezzo», ma poi lui stesso spiega di essersi espresso male. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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a la nipotina di due mesi

ra stata appena portata a casa sua dai genitori

e vivono a Baiano o deciso di trascorren la nonna materna nte di Procida. L’aveiunta e, dopo aver giorno di festa, avere dall’appartamenrsa Filomarino, affia nonna. In casa c’entinovenne Antonio

nieri, durante la gita nna aveva preso in e la cullava per farla zio — in cura per — osserva a lungo la na, vuole prendere in arla come ha visto faonna, conoscendo i , decide comunque

di accontentarlo e gli dà la bambina. Che però si sveglia, non è a suo agio. Quell’uomo la stringe troppo forte, oppure è brusco nel cullarla. Quindi co-

L’uomo voleva cullare la bimba ma lei piangeva. L’ha data alla nonna, poi ha preso un coltello e l’ha uccisa mincia a piangere. Non si ferma più. Diventa rossa per la congestione, fa preoccupare la nonna che si avvicina al figlio e gli chiede di restituirle la bambina una buona volta. L’uomo accetta, ubbidisce alla madre. Ma cova rancore.

Tace e si allontana dalla stanza dove intanto Sofia si addormenta di nuovo. Antonio Raffaele va in cucina, a prendere un grosso coltello. Senza dire una sola parola sferra una pugnalata alla gola della neonata, uccidendola sul colpo. Quindi si chiude in se stesso in un angolo della casa mentre le grida disperate della nonna attraggono l’attenzione del vicinato. Accorre una parente che davanti alla scena di morte riesce a trovare la forza di chiamare il 112. Sarà proprio la nonna a indicare con una mano, senza dire una parola, il figlio assassino. Che non cerca di difendersi né di spiegare. A Antonio Raffaele Spinelli è stato arrestato per omicidio volontario sotto gli occhi dei genitori appena rientrati dalla gita. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Genova

Israeliano denuncia “Minacciato di morte da studenti arabi” tensione in facoltà

LE IMMAGINI Le immagini del pestaggio avvenuto a Fabrica di Roma, alle porte della capitale: sono state girate dal figlio del manovale rumeno aggredito

L’inchiesta

GENOVA — «Ho visto la morte negli occhi». Così Assaf, uno studente israeliano iscritto alla Facoltà di architettura di Genova, ha raccontato al quotidiano Yediot Ahronot l’aggressione subita in mensa da parte di un palestinese originario di Gaza. Durante il diverbio l’assalitore, di nome Ibrahim, lo ha minacciato con un coltello da cucina, incoraggiato a gran voce da decine di altri studenti islamici. L’israeliano è comunque riuscito a fuggire. Per Yediot Ahronot gli israeliani iscritti all’ateneo genovese, una quindicina, «vivono all’ombra di una minaccia permanente». La Digos sta indagando sull’episodio. Ma Ibrahim si è difeso: «La nostra lite non aveva un movente politico».

Giallo anche su un versamento di quattromila euro il giorno del delitto

Sabrina, nuovi sospetti sulla madre “Falso il suo alibi, non era al lavoro” DAL NOSTRO INVIATO GIULIANO FOSCHINI TARANTO — Cosima Misseri, la mamma di Sabrina, ha mentito ai magistrati. La mattina dell’omicidio di Sarah, il 26 agosto, non è andata al lavoro come invece ha raccontato. È rimasta a casa, ha assistito alla lite tra Sabrina e Sarah, ha versato quattromila euro sul suo conto corrente in banca e il giorno dopo, insieme con il marito, è andata a fare pressioni sul suo datore di lavoro: «Devi dire che ieri ero al lavoro». Parte da questa bugia, apparentemente innocua, il sospetto degli investigatori su Cosima: sono convinti che abbia mentito per nascondere qualcosa, magari l’aver visto cosa fosse accaduto alle 14.30 del pomeriggio in casa sua. Su questo sono in corso una serie di verifiche (anche fiscali: la provenienza di quei quattromila euro, anche se al momento si esclude un movente economico dietro il delitto) e proprio sul ruolo di Cosima è incentrata una parte dell’interroga-

Sabrina Misseri, 22 anni

Campobasso

Doppio omicidio strage in famiglia CAMPOBASSO — Un uomo ha ucciso la madre e sua cugina e poi si è suicidato con la stessa arma. L’omicidio-suicidio è avvenuto nella serata di ieri in una casa di San Biase, ad una ventina di chilometri da Campobasso. A scoprire il dramma, una vicina di casa.

torio di Michele Misseri del 5 novembre scorso. «Perché Cosima ha necessità di dire questa bugia?» gli chiede il pm Mariano Buccoliero. «Perché tua moglie non va a lavorare che cosa è accaduto quella mattina?». Michele risponde a monosillabi e spiega soltanto che la mattina del 26 agosto Sabrina e Cosima litigavano. Nega però ogni coinvolgimento della donna, anche quando gli ricordano che la signora non è eventualmente imputabile per favoreggiamento, in quanto parente. Ed esclude anche che Sabrina possa essersi confidata con lei. L’accusa non è convinta, per questo sta continuando a indagare. Assolutamente estranea secondo i pm è Mariangela Spagnoletti, l’amica di Sabrina e testimone chiave. Nel verbale Misseri racconta che «anche Mariangela voleva Ivano» e per questo Sarah era messa ai margini e a un certo punto dice «forse anche Mariangela stava in mezzo», ma poi lui stesso spiega di essersi espresso male. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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ATTUALITÀ

PER SAPERNE DI PIÙ www.aams.gov.it www.lotteriaitalia.net

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La fine delle lotterie l’unica che resiste è quella della Befana Incassi deludenti, stop ai giochi a premi per festival e carnevali JENNER MELETTI POVERA Lotteria Italia, dimenticata in autogrill. «Un caffè? Ma non lo vuole un Gratta e vinci? Ci sono anche il Magico Natale, il Tanti Auguri… Se prende Vivere alla grande, con 10 euro ne vince 500.000 subito e 10.000 al mese per vent’anni…». La commessa del Garda Ovest, sull’A22, recita ormai a memoria l’elenco dei tagliandi colorati che potrebbero cambiarti la vita. Nella lista della fortuna non c’è però il biglietto della Lotteria Italia e questo è un insulto a una “istituzione” che ha fatto sognare milioni di italiani. Un insulto aggravato, perché proprio l’autogrill era la cattedrale della Lotteria. «Vai a Firenze? Fermati al Cantagallo e comprami un biglietto. L’anno scorso hanno vinto lì. E se ci va bene, nessuno saprà chi siamo. Con tutti quelli che passano…». La commessa del Garda Ovest fa però il suo mestiere. Lei deve vendere, punta sulla merce che piace e la Lotteria non è più in questo paniere. Nella campagna 2009/2010 sono stati venduti 11.622.620 biglietti con un incasso di 58.113.100 euro. Nella campagna 1995/1996 erano stati venduti 32 milioni di tagliandi. È per questo che l’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ha deciso di tagliare le altre lotterie per permettere alla primogenita, la Lotteria Italia, di sopravvivere. Si fa così anche nei boschi: se le piante sono troppo fitte, se ne tagliano cinque per salvarne una. Dal prossimo anno, dunque, addio alle riffe nazionali con nomi di carnevali, maratone, festival… Ci sono Comuni che hanno sudato per anni, prima di avere il proprio nome legato a quello di una lotteria. Città non troppo conosciute, con l’annuncio della lotteria nei Tg nazionali, si sentivano come un parroco chiamato in Vaticano. Non ci saranno proteste, per questi tagli. L’anno scorso — fanno sapere i Monopoli — a causa «dell’incremento esponenziale delle offerte di gioco, le vendite realizzate dalle lotterie di Carnevale, Sanremo, la Casa dei So-

gni… si sono rivelate nettamente deludenti». I numeri parlano chiaro: sono stati venduti 576.480 biglietti in tutto, con un ricavo di 2.882.400 euro. I premi sono stati pari a 1.225.000 euro e, tolta la quota fisco, ai Comu-

ni e alle onlus sono stati distribuiti solo 38.000 euro: 18.000 all’onlus Sogni, 5.000 a Sanremo, 3.000 a Viareggio e Putignano, 2.500 a Fano e Arcireale. Quasi un’elemosina. In un’Italia passata dal ragù cotto

per ore al fast food, la Lotteria non poteva fare finta di nulla. Più che una scommessa, l’acquisto di un tagliando era un rito. Non a caso la vendita iniziava subito dopo le vacanze d’estate, con una promessa nascosta:

L’annuncio dei Monopoli: per salvare la Lotteria Italia dal 2011 si torna all’antico La fretta di sapere il risultato orienta l’acquisto verso Gratta e vinci e Superenalotto

l’anno prossimo potrai andare in Messico, non a Igea Marina. Nel 1957 il biglietto costava 500 lire e prometteva un premio di 100 milioni. Mille lire nel 1974, con 200 milioni. Il miliardo arriva nel 1986, con il tagliando a 3.000 lire. Il biglietto veniva messo nel primo cassetto del comò, sotto la biancheria. La speranza di una vincita veniva gustata per mesi e mesi. Bastava il pensiero, per essere felici. «Se vinco compro una villa, se vinco non vado più in fabbrica…». Come “rinforzino” alla speranza, c’era sempre la schedina del totocalcio. Il tagliando della Lotteria riappariva alla fine delle feste di Natale. La sera dell’Epifania, tutti davanti alla televisione. Anche se non c’era l’Auditel, si sapeva che quella – assieme alla finale di Sanremo – era una delle due serate dai grandi ascolti. Ad annunciare i numeri vincenti (prima a Canzonissima, poi a Gran Premio, la Prova del nove, Scala reale, Fantastico…) c’erano Mina, Walter Chiari, Raimondo Vianello, Corrado, Raffaella Carrà, Pippo Baudo… Delusione per (quasi) tutti, ovviamente. Ma il giorno dopo si comprava il giornale per conoscere i premi di consolazione. Mesi di attesa, nell’Italia fast food, non sono più accettati. Il Superenalotto si gioca tre volte la settimana, i numeri vincenti sono annunciati in diretta nei Tg. Il jackpot che va alle stelle (177,7 milioni vinti il 31 ottobre) cancella ogni altro tema dalle discussioni al bar. Se qualcuno non riesce ad attendere nemmeno due giorni, ecco il Win for Life, 4 mila euro per vent’anni, che si estrae 13 volte al giorno, ogni ora dalle 8 del mattino alle 20. Per chi non resiste nemmeno un’ora, una valanga di Gratta e vinci. Nei primi sei mesi di quest’anno hanno raccolto 4,8 miliardi di euro. E il Superenalotto, nei primi sette mesi, ha incassato 3.345.000.000 euro, con 1.245.620.371 schedine giocate. La Lotteria Italia, con i 58,1 milioni raccolti l’anno scorso, è ormai la Cenerentola delle riffe. Oggi i sogni non possono durare più di un minuto. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica

LETTERE,COMMENTI&IDEE

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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LINEA DI CONFINE MARIO PIRANI

La lotta di classe taglia paghe e lavoro erla prima volta da molto tempo la Cgil – gestione Camusso – è in contrasto aperto con la Fiom che vorrebbe impedire la partecipazione della Confederazione al tavolo in cui si discutono con la Fiat gli incrementi della produttività. Se non prevarrà il compromesso paralizzante degli ultimi anni vorrà dire che sta tornando a spirare nella storica Confederazione almeno un alito di vento innovativo. Al centro della discussione vi è la proposta di legare una parte degli aumenti salariali alla crescita dei rendimenti produttivi, un obbiettivo di stampo riformista, inviso al gruppo dirigente della Fiom che seguita ad immaginare un contratto collettivo, valido ed eguale per tutti. È presumibile che se lo scontro portasse alla affermazione di una nuova linea, anche il controverso accordo di Pomigliano potrebbe arricchirsi del contributo della Cgil. Dopo la pubblicazione della «linea di confine» del 1° novembre («Perché Prodi e Marchionne hanno le stesse idee»), il fondatore dell’Ulivo, nonché rinomato economista aziendale, manifestandomi il suo assenso su quanto avevo scritto, mi suggerì non solo di esaminare, come avevo fatto, i motivi che avevano portato i lavoratori di Detroit ad accettare sacrifici dolorosi pur di salvaguardare il posto di lavoro ma di approfondire il «miracolo tedesco» che vede, ad un tempo, una produttività raddoppiata, a cominciare dall’industria dell’auto, con i salari più alti d’Europa. Ho seguito il consiglio (per come posso fare da lontano) e mi sono rivolto con una serie di quesiti e richieste di documentazione al nostro Andrea Tarquini, un corrispondente davvero attento alle dinamiche sociali, come dimostra del resto la serie di interviste a lavoratori della Volkswagen e della Bmw già riportate dal nostro giornale. Ne esce un quadro che fa apparire il dibattito sulla produttività in Italia, aperto da Marchionne, qualcosa di un altro mondo. Quando scoppiò la crisi, anche in Germania le vendite crollarono e i piazzali furono

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PER SAPERNE DI PIÙ www.repubblica.it www.Quirinale.it

LE ELEZIONI AD PERSONAM STEFANO RODOTÀ (segue dalla prima pagina)

presto saturi di auto invendute. Di contro il sindacato accettò riduzioni dell’orario, persino rinunce alla tredicesima, spostamenti a rotazione dei lavoratori negli impianti di quattro città diverse (Monaco, Dingolfin, Lipsia e Ratisbona). In cambio ottenne la rinuncia al taglio degli esuberi e alle delocalizzazioni. Oggi non solo l’auto è in piena ripresa ma le esportazioni globali tedesche sono al secondo posto nel mondo, per valore e per volume, dopo la Cina (ma con contenuti tecnologici e di qualità assai più alti), gli impianti lavorano a pieno ritmo, straordinari a non finire. La moderazione ha pagato. L’operaio alla catena di montaggio ora guadagna 2.750 euro lordi al mese, l’addetto alla manutenzione tra i 3.300 e 3.500. Certo, il prelievo Irpef è pesante, però i premi per il lavoro notturno toccano il 45% del salario mensile e il supplemento domenicale un altro 30%. Inoltre per ogni figlio vi è un assegno di 184 euro. Il segreto di queste cifre non risiede, però, solo nella flessibilità sindacale o nella salvaguardia di una funzione nazionale dell’impresa da parte di un padronato accorto, ma in una filosofia collaborativa che anima la parte di gran lunga maggioritaria della nazione tedesca. La «Mitbestimmung» (la cogestione, con presenza dei sindacati nei consigli di sorveglianza delle aziende) rappresenta dal 1949 una icona fondante della Repubblica; la dialettica sindacale è stata a volte durissima ma sempre condotta non secondo il principio del conflitto di classe permanente, come da noi, ma in un quadro anzitutto di compatibilità economiche che non mettano in grave pericolo né i bilanci dell’impresa né quelli pubblici. Così, se alla fine per produrre una Golf ci vuole un terzo o un quarto del tempo necessario a produrre una Fiat Brava o una Renault Mégane, tutti sanno di guadagnarci. La disoccupazione, intanto, è scesa ai minimi dopo la riunificazione ed imprese e sindacati si sono riproposti – unici in Europa – l’obiettivo strategico del pieno impiego. © RIPRODUZIONE RISERVATA

FONDATORE EUGENIO SCALFARI DIREZIONE Ezio Mauro direttore responsabile vicedirettori Gregorio Botta, Dario Cresto-Dina, Massimo Giannini, Angelo Rinaldi (art director) caporedattore centrale Fabio Bogo, caporedattore vicario Massimo Vincenzi, caporedattore internet Giuseppe Smorto GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO Spa Consiglio di amministrazione Presidente: Carlo De Benedetti Amministratore delegato: Monica Mondardini Consiglieri Agar Brugiavini, Rodolfo De Benedetti, Giorgio Di Giorgio, Francesco Dini, Sergio Erede, Mario Greco, Maurizio Martinetti, Tiziano Onesti, Luca Paravicini Crespi Direttori centrali Alessandro Alacevich (Amministrazione e Finanza), Pierangelo Calegari (Produzione e Sistemi informativi), Stefano Mignanego (Relazioni esterne), Roberto Moro (Risorse umane) Divisione la Repubblica - Via Cristoforo Colombo, 149 - 00147 Roma Direttore generale: Carlo Ottino REDAZIONI Redazione centrale Roma 00147 - Via Cristoforo Colombo, 90 - tel. 06/49821 ● Redazione Milano 20139 - Via Nervesa, 21 - tel. 02/480981 ● Redazione Torino 10123 - Via Bruno Buozzi, 10 - tel. 011/5169611 ● Redazione Bologna 40125 - Via Santo Stefano, 57 - tel. 051/6580111 ● Redazione Firenze 50121 - Via Alfonso Lamarmora, 45 - tel. 055/506871 ● Redazione Napoli 80121 - Riviera di Chiaia, 215 - tel. 081/498111 ● Redazione Genova 16121 - Via XX Settembre, 41 - tel. 010/57421 ● Redazione Palermo 90139 - Via Principe di Belmonte, 103/c - tel. 091/7434911 ● Redazione Bari 70122 - Corso Vittorio Emanuele II, 52 - tel. 080/5279111. PUBBLICITÀ A. Manzoni & C. - Via Nervesa, 21 - 20139 Milano TIPOGRAFIA Rotocolor SpA - 00147 Roma, Via Cristoforo Colombo, 90 STAMPA - Edizioni teletrasmesse: ● Bari Dedalo Litostampa srl - Via Saverio Milella, 2 ● Catania ETIS 2000 Spa - Zona Industriale VIII strada ● Livorno Finegil Editoriale - Via dell’Artigianato ● Mantova Finegil Editoriale presso Citem Soc. Coop. arl - Via G. F. Lucchini ● Paderno Dugnano (MI) Rotocolor SpA - Via Nazario Sauro, 15 ● Padova Finegil Editoriale - Viale della Navigazione Interna, 40 ● Roma Rotocolor SpA - Via del Casal Cavallari, 186/192 ● Salerno Arti Grafiche Boccia SpA - Via Tiberio Claudio Felice, 7 ● Sassari “La Nuova Sardegna” SpA - Zona Industriale Predda Niedda Nord Strada n. 30 s.n.c. ● Gosselies (Belgio) Europrinter S.A. - Avenue Jean Mermoz ● Toronto (Canada) “Newsweb Printing Corporation”, 105 Wingold Av. ● Norwood (New Jersey) 07648-1318 Usa - “Gruppo Editoriale Oggi Inc.”, 475 Walnut Street. ● Malta Miller Newsprint Limited - Miller House, Airport Way - Tarxien Road - Luqa LQA 1814 ABBONAMENTI Italia (c.c.p. n. 11200003 - Roma): anno (cons. decen. posta) Euro 280,00 (sette numeri), Euro 245,00 (sei numeri), Euro 210,00 (cinque numeri). Tel. 06/4982.2982. Fax 06/4982.3217. E-mail: abbonamenti@repubblica.it Arretrati e servizio clienti: www.servizioclienti.repubblica.it, e-mail: servizioclienti@repubblica.it, tel. 199 744 744 (02.60732459 per chi chiama da telefoni pubblici o cellulari), il costo massimo della telefonata da rete fissa è di 14,26 cent. al minuto + 6,19 cent. di Euro alla risposta, IVA inclusa.

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La tiratura de “la Repubblica” di domenica 14 novembre 2010 è stata di 548.349 copie

na via che lo ponga al riparo dalle incognite di un voto, mettendo così a nudo il suo vero modo d’intendere democrazia e sovranità popolare. Ma ogni sorpresa è fuori luogo. Berlusconi dovrebbe averci abituati ad ogni genere di forzatura. Messo ormai alle corde dalla scomparsa della sua maggioranza politica, dall’incapacità di governare, dal discredito personale, intravvede uno spiraglio nella possibilità di andare alle elezioni rinnovando solo la Camera dei deputati. Una strategia per la sopravvivenza personale, che rischia di aggravare ancora di più la crisi che stiamo attraversando. Una conferma dell’irresistibile sua propensione ad un uso congiunturale delle istituzioni, piegate al soddisfacimento dei suoi immediati interessi. Analizziamo fatti e regole. Nell’articolo 88 della Costituzione è scritto che «il presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camera o anche una sola di esse». Non vi sono precedenti significativi in materia. Anzi, gli scioglimenti anticipati del solo Senato ebbero la semplice funzione «tecnica» di far coincidere la durata delle due Camere, tanto che alcuni conclusero che, parificata la durata nel 1963, veniva meno la ragione che aveva indotto i costituenti a prevedere lo scioglimento di uno soltanto dei rami del Parlamento. Ma, essendo comunque evidente che nel nostro sistema la decisione sullo scioglimento non può in nessun caso essere ricondotta alla volontà del presidente del Consiglio, bisogna chiedersi quali finalità ed effetti avrebbe oggi lo scioglimento della sola Camera. Berlusconi vuole far sopravvivere il governo anche dopo la fine della sua maggioranza politica e non vuol correre

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il rischio di trovarsi, all’indomani di eventuali elezioni anticipate, vincitore alla Camera e minoritario in Senato. Questa è una possibilità concreta, come hanno ripetutamente messo in evidenza gli studiosi della materia elettorale, ed è una conseguenza diretta della legge elettorale da lui voluta nel 2006 proprio per azzoppare al Senato Prodi, del quale si dava per certa la vittoria. Si confezionò così il «porcellum» calderoniano, una vera trappola, nella quale ora può cadere lo stesso Berlusconi. Se, infatti, dopo le elezioni anticipate, la sua coalizione non avesse la maggioranza al Senato, il presidente della Repubblica, non potendo certo procedere ad un altro immediato scioglimento, dovrebbe affidare l’incarico di trovare una maggioranza e di formare il governo ad una personalità diversa da Berlusconi. Esattamente ciò che il presidente del Consiglio non vuole. Pretende, allora, di blindare il Senato, congelarlo nella composizione attuale e votare solo per la Camera, sperando di avere anche qui una maggioranza sicura. E se avvenisse il contrario? Questa inedita modalità di voto renderebbe più acuta la crisi. L’inammissibilità della scioglimento della sola Camera discende proprio dal fatto che esso non garantisce il superamento delle difficoltà attuali, anzi può accrescerle, e comunque si configura come uno strumento per sfuggire alle conseguenze della legge elettorale in vigore e per sanzionare i comportamenti politici dei finiani. Finalità costituzionalmente inammissibile. Inoltre, per arrivare al risultato desiderato, Berlusconi ha bisogno di un’altra forzatura: la discussione sulla fiducia prima al Senato e solo dopo alla Camera. Se, infatti, si votasse prima alla Camera, con un prevedibile voto di sfiducia, Berlusconi dovrebbe subito dimet-

tersi senza avere la possibilità di giocare la carta, sia pure impropria, di una maggioranza al Senato a lui favorevole, derubricando il successivo voto della Camera come semplice «incidente di percorso»: conclusione politicamente e istituzionalmente inammissibile. Lo scioglimento della sola Camera, dunque, accrescerebbe pericolosamente la deriva personalistica del sistema istituzionale, ne aumenterebbe l’instabilità, e soprattutto confermerebbe nell’opinione pubblica la distruttiva versione di istituzioni che hanno la sola funzione di cucire un vestito sulla misura dei potenti. In tutto questo vi è un elemento di violenza che va denunciato e impedito. Con le sue ripetute dichiarazioni, Berlusconi usurpa le funzioni del presidente della Repubblica. Lo minaccia, anzi, qualora si discosti dalla linea da lui enunciata, parlando di “guerra civile” (dichiarazione ai limiti del codice penale) e pretendendo di dettare tempi e modi di gestione della crisi. È una grande fortuna per questo sfortunato paese che la difesa della Costituzione sia oggi affidata ad una persona come Giorgio Napolitano. Ma questa fiduciosa consapevolezza deve essere accompagnata da altrettanta consapevolezza di tutte le forze politiche di opposizione della forza distruttiva dell’attuale legge elettorale, ben al di là dell’espropriazione dei cittadini della possibilità di scegliere i loro rappresentanti. Qui deve soccorrere la politica. O eliminando prima del voto il «porcellum». O realizzando un sistema di alleanze che risponda all’emergenza democratica che stiamo vivendo, con una intesa comune che ci liberi non da un uomo, ma da un modo d’intendere e esercitare il potere che sembra non esitare di fronte al rischio di trascinare tutti nella sua caduta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

È FINITA LA COLLA DEL CAVALIERE ILVO DIAMANTI (segue dalla prima pagina) er la base sociale che, per tanti anni, si è identificata in lui. La sua maggioranza. È a pezzi. Ormai da tempo. Da quando si è rotta l’intesa – fragile – con Gianfranco Fini. Che non ha mai accettato l’annessione di An. L’ha subìta, facendo buon viso a cattivo gioco. Ma il patto si è spezzato, ormai da mesi. Per ragioni politiche e personali – ormai impossibili da scindere in questa democrazia dell’opinione. Così oggi la maggioranza non ha più una maggioranza. La nascita di Fli, prima come gruppo parlamentare e poi come partito vero e proprio, ha ridotto il Pdl a un ex-partito. Spezzato. La maggioranza di governo: non c’è più. La regge solo la Lega. Finché le conviene. Pochi mesi, poche settimane, pochi giorni. Finché non riterrà la crisi di governo più costosa, politicamente, della mancata riforma federalista. Cioè, ancora per poco, immaginiamo. Ma già ora la Lega agisce come un partito esterno alla maggioranza di Silvio Berlusconi. Non risponde a lui. Non l’ha mai fatto, d’altronde. Ma ora ne prende apertamente le distanze. E non accetta – ci mancherebbe – di vedersi ridimensionata dall’ingresso nel governo dell’Udc. La sua vera antagonista. È a pezzi anche il Pdl, diviso all’interno. Dove Tremonti è percepito, ormai, come il vero premier. Riferimento per possibili maggioranze alternative. Gradito alla Lega, accettato dai centristi e da una parte del Pd. Ma il Pdl è diviso

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anche alla base. Nel Nord: soppiantato dalla Lega. Nel Mezzogiorno: incalzato da Fli. E dalle nuove leghe meridionali, soprattutto in Sicilia. Le stime elettorali più recenti (da ultime, quelle dell’Ipsos di Pagnoncelli e dell’Ispo di Mannheimer) sottolineano il declino del Pdl: ormai ben al di sotto del 30%. E suggeriscono che la maggioranza di centrodestra rischierebbe di non essere tale neppure alla prova del voto. Pdl e Lega, infatti, non raggiungerebbero il 40%. Mentre i partiti di centro – Udc, Fli, Api, con il rinforzo di Montezemolo – otterrebbero intorno al 18%. Il Pd – per quanto in affanno – e l’Idv, alleati alle sinistre, potrebbero perfino prevalere. Alla Camera. Mentre al Senato nessuna maggioranza appare possibile. Motivo che ha spinto Berlusconi ad avanzare la singolare idea, in un sistema a bicameralismo perfetto, di votare solo per la Camera. Tanto per dividere ancora di più le rappresentanze e le istituzioni. Il fatto è che Berlusconi non è solo il leader di Fi, del Pdl e dell’attuale maggioranza di centrodestra. Ne è l’inventore. E l’unica colla. Senza di lui, questo progetto e questo soggetto politico non stanno insieme. Come non sta insieme l’Italia a cui egli ha dato rappresentanza ed evidenza. Perché Berlusconi, va ribadito, non ha vinto «solo» per merito delle televisioni e della sua capacità di usare – prima e meglio degli altri - il marketing in politica. Ma anche perché ha interpretato il cambiamento sociale – profondo – avvenuto in Italia negli anni Ottanta e Novanta.

L’irruzione dei piccoli imprenditori del Nord, veicolata dalla Lega. A cui Berlusconi ha garantito cittadinanza politica e accesso al governo, ancora nel 1994. L’affermazione del capitalismo di «produzione dei beni immateriali» (per citare Arnaldo Bagnasco): finanza, comunicazione, assicurazioni. Queste tendenze che hanno imposto la logica del «mercato» negli stili di vita e nei modelli culturali, promuovendo l’avvento di una società di individui, orientati dai consumi e dai media. Berlusconi, a questa realtà sociale ed economica, ha offerto linguaggio, immagine, ideologia. Luoghi e canali di espressione e di comunicazione. In altri termini: rappresentanza e rappresentazione. Oggi questa Italia non si riconosce più in lui. Né Berlusconi è in grado di offrirle identità comune. D’altra parte, la crisi globale ha tolto credibilità al sistema del credito e della finanza. Non solo, ne ha acuito il contrasto con i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori. E poi la paura: generale e generalizzata, generata dalla crisi economica e dall’incombere della disoccupazione. La domanda di Stato sociale, di sostegno pubblico. Tutto ciò ha indebolito il ruolo di Berlusconi. La sua offerta di rappresentanza. La sua «ideologia del fare» – peraltro, puntualmente smentita dai fatti. Ha reso impopolare la sua interpretazione festosa e fastosa dell’uomo-che-si-è-fatto-da-sé. Così, si è assistito alla presa di distanza, nei suoi confronti, da parte degli ambienti che lo avevano, fin dall’inizio, guar-

dato con favore. Le associazioni imprenditoriali, alcune organizzazioni di categoria e parte del mondo cattolico. Mentre si è allargato il disincanto sociale, sottolineato dal grado di fiducia verso di lui, sceso – oggi – ai minimi storici. Anche per questo assistiamo a un Paese che si sbriciola. Dove prevalgono i risentimenti sociali. Contro gli statali fannulloni, gli insegnanti impreparati, i baroni senza morale, i medici incapaci (e criminali). Mentre si è logorato il mito dell’italiano in grado di reagire a tutto, maestro dell’arte di arrangiarsi. A cui piace vivere bene, in un ambiente estetizzato da secoli di arte e di cultura. Più che a vivere, oggi, gli italiani - molti italiani - sono impegnati a sopravvivere. Alla crisi economica. I giovani: alla precarietà. In un ambiente che cade a pezzi. Peraltro, mentre si celebrano i 150 anni dell’unità d’Italia, le tensioni territoriali crescono. Tra Nord, Roma, il Sud. Nel Nord e nel Sud. A tutto ciò Berlusconi non sa e non riesce più a dare risposte unificanti. Non solo per ragioni “politiche” congiunturali. Anche perché sono in crisi la struttura sociale e il sistema di valori che egli ha interpretato per oltre 15 anni. Il problema è che le alternative – sociali, ma anche politiche – faticano ad emergere. Per cui ci scopriamo spaesati, in un paese sbriciolato. Affollato di individui soli e vulnerabili. L’uscita dal berlusconismo - anche senza Berlusconi – si annuncia lunga e faticosa. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

La cultura

Gli spettacoli

Ecco perché i numeri influenzano la nostra vita

Giorgio Tirabassi “Amo teatro e tv ma oggi scelgo il cinema”

DANIEL GILBERT

SILVIA FUMAROLA

■ 29

Il crollo alla Casa dei Gladiatori, poi centinaia di foto dei lettori a Repubblica.it: una galleria degli sfregi al patrimonio culturale

GIOVANNI VALENTINI

LePompei L

CARLO PETRINI

C’

è lo storico e scenografico carcere di Ventotene, costruito dai Borboni alla fine del Settecento, dove il fascismo rinchiuse il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, insieme a Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Lelio Basso e dove Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero nel 1941 quel “Manifesto” che avrebbe dato vita all’Unione europea : rimasto in uso fino al 1965, il penitenziario è stato evacuato e mai ristrutturato (segnalazione di Arturo Bandini da Roma). C’è il primo castello del Mediterraneo, a Casaluce (Caserta), edificato nel 1024 da Rainulfo Drengot e diventato poi convento dei frati Celestini, “abbandonato all’incuria del tempo” (segnalazione di Michele Fedele). In Molise, provincia di Campobasso, c’è l’antica città romana di Saepinum che risale al II-III secolo a.C. e versa “in stato di disinteresse e di abbandono”, minacciataperdipiùdall’installazionediunimponenteparcoeolico nelle vicinanze (segnalazione di Francesco Palladino: “Stanno per distruggere uno dei siti archeologici più suggestivi della regione”). SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE

d’Italia

a metafora di un’Italia che cade a pezzi in molti luoghi del Paese si è tramutata in realtà concreta: l’alluvione in Veneto, il crollo a Pompei, in queste ore esondazioni e smottamenti al Sud. Non è stata la prima volta e, malauguratamente, non sarà l’ultima. Vedere un pezzo del Nord Est sott’acqua per giorni, quasi nel silenzio generale, ha fatto male a chi ama l’Italia. Essere all’estero mentre la Domus dei Gladiatori si sbriciolava è stata una doppia ferita: l’eco della notizia fuori dai nostri confini è stata degna della gravità del fatto, sovrastando il resto, perché il mondo ama la nostra terra soprattutto per la straordinaria bellezza che ospita. Per la nostra cultura. La politica ci ha messo un po’ a distrarsi da se stessa: giusto per dire che su Pompei non ha responsabilità, per fare tardiva presenza nei luoghi colpiti dall’alluvione o per non perdere un’altra occasione di visibilità mediatica. Sembra che molta parte del mondo politico non ami più l’Italia. SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE

OGGI SU REPUBBLICA.IT

LUNEDÌ

Viaggi

Tecnologia

NOTTE D’AMORE CONTRO IL NUCLEARE

L’ultima evasione del Giappone: il museo manga

Gadgetmania gli accessori “imperdibili”

Giochi

Videogame online i ladri fanno affari d’oro Scuola

Immagini iPad

Boom Erasmus partecipano in duecentomila

E le ginnaste sfidarono la gravità

Calcio I COMMENTI DEI LETTORI DOPO IL CAMPIONATO

ANDREA TARQUINI

V

on Clausewitz descrisse la guerra come prosecuzione della politica con altri mezzi, oggi il sesso può assumersi tale ruolo. Così pensa Charlotte Roche, scrittrice erotica e conduttrice tedesca, nonché militante antinucleare. Ha offerto una notte d’amore al capo dello Stato Christian Wulff, se egli boicotterà la legge che prolunga il ciclo operativo delle centrali atomiche civili e quindi sancisce il ritorno all’atomo. “Se non firmerà la legge, gli offrirò di andare a letto con me”, ha detto Charlotte Roche a Der Spiegel. Proposta immorale in nome di una presunta nobile causa? “Mio marito è d’accordo”, spiega la Roche, “manca solo l’assenso della first lady, e anch’io ho tatuaggi”. Allusione precisa. Christian Wulff, cristianoconservatore come la cancelliera Merkel, è felicemente sposato in seconde nozze con la giovane, bella Bettina. E la first lady porta un tatuaggio sul braccio. Dopo il successo letterario del suo “zone umide”, Charlotte Roche cerca insomma nuove luci della ribalta rivisitando un vecchio slogan: fate l’amore, non il nucleare. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica LUNEDI 15 NOVEMBRE 2010

L’INCHIESTA R2CRONACA

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Il degrado, dal carcere di Ventotene alla Domus romana di Pesaro. Dopo il crollo di Pompei, il nostro sito Repubblica.it ha lanciato una campagna fra i lettori: segnalate il vostro monumento da salvare. Centinaia le fotografie: una galleria degli orrori per denunciare l’incuria, l’inefficienza e l’incompetenza delle istituzioni In un’ Italia dell’arte che spesso spera solo nel miracolo MONCALIERI (TO), MANIFATTURA TESSILE Andrea Mariotti: edificio razionalista distrutto

PADOVA, LE MURA RINASCIMENTALI Fabio Bordignon: senza manutenzione

L’atlante del Malpaese

PESARO, DOMUS ROMANA Roberto Malini: infiltrazioni e teli di plastica

ANCONA, LA CITTADELLA (FORTEZZA BASTIONATA) Di A. da Sangallo il giovane è abbandonata

TAVERNELLE EMILIA (BO), VILLA SPALLETTI

COLTANO (PI), STAZIONE RADIO DI MARCONI

CARMIGNANO (PRATO), ABBAZIA S. GIUSTO

TERNI, CAPPELLA PRIVATA DI VILLA PALMA

Antonello Saiz: il degrado della villa del ‘600

Grave stato di degrado della palazzina

A.Formichella: gioiello del XII secolo chiuso

Matteo Brancali: XVI secolo, molte infiltrazioni

(segue dalla copertina)

GIOVANNI VALENTINI

Su Repubblica.it Il nostro sito dai giorni del crollo della Casa dei Gladiatori ha avviato una campagna fra i lettori per segnalare “le altre Pompei”: centinaia le foto da tutta Italia. Dalle chiese agli edifici di archeologia industriale, dagli affreschi ai castelli. L’incuria e l’abbandono sono totali

C’è una dissipazione di beni e risorse che fondano l’identità nazionale A farne le spese è l’industria del turismo che potrebbe attingere a un tesoro unico

LA COPERTINA In copertina la foto del carcere di Ventotene, costruito dai Borboni alla fine del Settecento

è anche l’edificio razionalista della Manifattura Tessile di Moncalieri, a Torino, costruito nel 1951 dagli architetti Mario Passanti e Paolo Perona, “in totale abbandono da anni” (segnalazione di Andrea Mariotti). E ci sono, insieme a questi, altre centinaia di monumenti, palazzi,castelli,chiese,piazze,fontaneinrovinaoinpericoloche,daun giorno all’altro, possono fare la stessa fine ingloriosa della Domus dei Gladiatori di Pompei: come le mura rinascimentali di Padova, lunghe 11 chilometri, ricoperte di erbacce e di costruzioni (Fabio Bordignon); il castello di Cusago, alle porte di Milano, fatto costruire da Bernabò Visconti tra il 1360 e il 1369 per sfuggire alle epidemie,assediato dall’incuria (GianniPoliti);l’Acquedottoalessandrino di Roma, trasformato in parcheggio per auto (Ivan) o l’antico porto di Traiano, a Fiumicino, già crollato più volte e ora aperto al pubblico soltanto due giorni al mese (Gaetano Palumbo); la CittadelladiAncona,unodegliesempi di fortezza bastionata più pregevoli dell’Italia centro-meridionale, “destinata al completo degrado” (Fabio Barigelletti); la Domus romana di piazza Matteotti a Pesaro, “condannata alla sepoltura” (Roberto Malini) . È un Atlante del Malpaese, per molti aspetti inedito e inquietante, quello che centinaia di lettori di Repubblica e cittadini della Re-

C’

pubblica – armati semplicemente di macchina fotografica o anche solo di telefonino – hanno compilato in questi giorni, rispondendo all’ appello del giornale per cercare di salvare i mo-

numenti a rischio. Il nostro sito è stato bombardato di foto e segnalazioni da tutt’Italia, per effetto di una mobilitazione popolare che supera le aspettative e dimostra una sensibilità assai diffusa per la

tutela del nostro patrimonio storico, artistico e culturale. Da un capo all’altro della Penisola, se ne ricava un impressionante inventario di opere preziose costruite dall’uomo nel corso

dei secoli e poi dimenticate, dismesse, vilipese. Un catasto del degrado monumentale, da Nord a Sud, regione per regione. Una sorta di grande “Museo degli orrori” che fa rabbia e vergogna a tutti noi: tanto più che il turismo è tuttora la nostra principale industria nazionale e questo si fonda, oltre che sulle bellezze naturali, sull’attrattiva di un “giacimento” unico al mondo. Sono immagini sconcertanti e avvilenti. Un insulto alla storia, all’arte e alla cultura. E quindi, anche all’identità nazionale, al nostro codice genetico, all’anima stessa dell’Italia. E sono proprio queste, insieme e oltre la Domus dei Gladiatori, le vere colpe del ministro Biondi e di tutti coloro che l’hanno preceduto.Lostatogeneralediabbandono e di degrado in cui versa gran parte del nostro patrimonio storico e artistico è di per sé un atto d’accusa contro i responsabili politici e amministrativi che avrebbero dovuto provvedere alla sua conservazione, alla sua tutela e magari alla sua valorizzazione. Siamo di fronte, invece, a una dissipazione di beni e risorse che abbiamo ricevuto in eredità dalle generazioni precedenti e che, di questo passo, non riusciremo a riconsegnare intatti a quelle future. Eppure, questo è il nostro “oro nero”. Queste sono le “materie prime” di cui lamentiamo a piè sospinto la mancanza. In un Paese dove bisogna arrivare al limite dell’insurrezione popolare per impedire le trivellazioni petrolifere in Val di Noto, scrigno inestimabile del barocco siciliano, lasciamo andare in rovina monumenti e


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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AMIAMO QUESTA TERRA È LA NOSTRA CULTURA CARLO PETRINI (segue dalla copertina)

E

ROMA, ACQUEDOTTO ALESSANDRINO

BACOLI (NA), LE GROTTE DELL’ACQUA

MARSALA, S.MARIA DELLA GROTTA

Ivan: è usato come parcheggio

Complesso termale romano come discarica

N.Sciacca: affreschi bizantini in degrado

AVERSA, EX OSPEDALE PSICHIATRICO

MATERA, IL COMPLESSO DI S. AGOSTINO

SANTA PANAGIA (SR), LA TONNARA

N.Mottola: creato da Murat (1813)

M.Camardo: distruzione nonostante i vincoli

Del ’700, da anni se ne aspetta il restauro

ROSCIGNO VECCHIA (SA) (XI SEC.)

COSENZA, CASTELLO DI ALTOMONTE

OLBIA, IL FARO DI MARCONI (PONTE RADIO1928)

Negli’80 il recupero, ma a rilento

Michele Santoro: il costruendo parcheggio

Silvia Mulliri: la struttura sta crollando

opere d’arte che potrebbero essere fonte di lavoro e di ricchezza. Spesso, come ha ammesso lo stesso Bondi nel caso della Domus, non è neppure questione di fondi: Pompei è la prima méta turistica italiana e in pratica si autofinanzia con il ricavato dei biglietti. Si tratta piuttosto di incuria, di inefficienza, di incompetenza. Nel cortocircuito burocratico tra ministero, Regioni, Province, Comuni e Sovrintendenze, il potere si esercita più che altro attraverso il veto e così si disperdono anche le responsabilità. Alla fine, non si capisce neppure più di chi sia la colpa. Nonostante l’impegno e la militanza delle associazioni ambientaliste, tra cui in prima linea il Fondo per l’ambiente italiano, Legambiente e Italia Nostra, a volte tende a prevalere un atteggiamento d’impotenza o di rassegnazione. Ma i soldi non sono tutto. E lo dimostrano i miracolosi salvataggi di tanti beni artistici a opera del Fai che dal 2003 promuove in collaborazione con Banca Intesa San Paolo un censimento nazionale intitolato “I luoghi del cuore” o la campagna “Salvalarte” che Legambiente porta avanti con encomiabile costanza da oltre dieci anni a questa parte: dal 1996 l’associazione presieduta da Vittorio Cogliati Dezza ha segnalato al Ministero dei beni culturali 980 opere da salvare tra monumenti, chiese, siti archeologici, ma anche sculture e affreschi. E sono più di una ventina quelle che, su intervento di Legambiente, sono state già recuperate e restaurate per essere restituite alla collettività.

Anche in questo campo, evidentemente, è necessario coniugare i nobili ideali con il pragmatismo. E dove lo Stato o gli enti pubblici non sono in grado di intervenire, per mancanza di fondi o per

esigenzeditagli,sidevericorrereal volontariato, all’iniziativa privata, a forme di partnership o di sponsorizzazione con imprese italiane e straniere che magari possano anche “adottare” un monu-

Freelancer raymond-weil.com | italia@raymond-weil.ch

mento o un palazzo. Meglio affiggere una targa con il marchio o il logo di un’impresa piuttosto che un cartello con la scritta “chiuso a tempo indeterminato”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

siamo proprio sicuri che anche il popolo che esso rappresenta non abbia smesso di farlo da tempo? Perché chi ama qualcosa ne ha cura, lo custodisce, lo alimenta, ne immagina il futuro e cerca di prevenire ogni danno all’oggetto del proprio affetto. La cura non può essere un rimedio, come ci stanno dimostrando accorrendo affannati sui luoghi dei disastri. Essa deve partire prima, da più lontano, e raccogliere frutti dopo, lontanissimo. Di fronte agli avvenimenti degli ultimi giorni, e anche ai drammi personali che molte persone stanno affrontando con grande dignità, è forse giunto il momento di rinunciare a cercare responsabilità dirette: senza cura sono tante e così concatenate che non se ne uscirebbe. Bisogna intervenire, certo, ma è inutile puntare il dito perché in fondo siamo tutti responsabili. Se è vero che il territorio è un bene comune, allora è colpa di tutti. Da decenni lo stiamo violentando senza ritegno: chi nel suo piccolo, chi alla grande. E spesso i più prodighi nel farlo sono quelli che ne fanno bandiera, che confondono l’amore per i propri luoghi con una possessività invasiva, degna del peggior amante. Il nostro territorio, bene comune, appartiene a noi come al mondo intero, assumiamocene la responsabilità, e torniamo a prendercene cura. Iniziando a conoscerlo, a studiarlo a scuola: la conoscenza prepara all’amore e solo l’amore garantisce la cura. La galleria di fotografie che Repubblica.it sta raccogliendo tra i lettori, che immortalano beni culturali in stato di abbandono o di sfacelo, sfregiati da vandali comuni o amministrazioni pubbliche non meno vandaliche è davvero una galleria degli orrori. La cosa più sconvolgente è la capillarità di questi casi: sono ovunque. Immensi o minimi: fa lo stesso. Perché è la stessa cosa lasciare che un monumento che ha duemila anni crolli o che una spianata di cemento occupi un campo da coltivare. Una villetta abusiva SLOW FOOD Carlo Petrini sfregia il territorio come un graffito su un è il fondatore reperto archeologico. La distruzione di di Slow Food un antico terrazzamento per far posto a nuove vigne che trasformano le colline in scivoli è come la facciata decrepita di un vecchio palazzo che ha fatto la storia di una città. Dimentichiamo che l’unica ricchezza di cui non potrà mai fare a meno questo Paese è il nostro territorio, perché è lui in primis che esprime la grandezza della nostra cultura, tutto ciò che ci piace identificare come “Italia”. E se un’industria, com’è stato detto, potrà anche «fare a meno dell’Italia», gli italiani invece non possono permetterselo. Non possono permetterselo gli agricoltori che poi sono sempre i primi a subire le conseguenze dei dissesti idrogeologici, ma non possono permetterselo nemmeno i nostri concittadini più urbanizzati. Ci vuole cura del territorio, amore sincero. Un amore che parte dal locale, da quel campo dove con passione si fa piccola agricoltura, dal quel rio che lo irriga con acque pulite e sicure, dai bordi delle strade statali disseminate di rotonde (che però fanno tanto “politica del fare”), dalla piazzetta anche più insignificante. Amore che puntualmente poi arriva al globale: al “Made in Italy” che gira per il mondo, ai luoghi turistici che entrano nelle classifiche dei posti più affascinanti del Pianeta, ai nostri monumenti simbolo. Con la prospettiva della cura, succede che una piccola parte contribuisce a preservare il tutto. Da questo punto di vista l’agricoltura di piccola scala è più che virtuosa. Perché con essa si difende diversità, restano integri pezzi di terra, ambienti e paesaggi, circolano i saperi collegati, si fa cultura. Eppure da più parti si sostiene che essa sia “di nicchia”, che non sia competitiva, non economicamente rilevante, difficile da esportare, terribile da distribuire con i grandi canali che si sono creati. Invece la realtà è che è diffusa in tutte le regioni e presidia il territorio con azioni minime ma indispensabili. Per esempio la manutenzione degli argini, la pulizia dei boschi o dei fossi. Sia chiaro: se si difendono queste pratiche si sta difendendo il Colosseo. Se si evita una colata di cemento inutile si difende un bene culturale. A pelle sembrerebbe condivisibile la preoccupazione del Governatore Zaia che dice: «Prima i soldi al Veneto e poi a Pompei». Ma se si ragiona in termini di cura e relazioni, di cause ed effetti, di educazione e futuro, si vede bene che non siamo di fronte a due opzioni alternative. La cosa che più tristemente ha sorpreso della sciagura che ha colpito il Veneto è stata la relativa indifferenza del resto del Paese, per quasi una settimana mentre l’acqua laggiù non defluiva. Pompei invece ha subito invaso i giornali di tutto il mondo. Ma pur con due trattamenti mediatici così diversi quegli eventi sono stati causati dalla stessa storia di sciatteria e avidità. E possono essere rimediati solo se, da subito, si mettono entrambe queste voci a pari merito, in cima alla lista delle priorità di ognuno. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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LA STORIA R2MONDO

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PER SAPERNE DI PIÙ www.cia.gov www.nytimes.com

Il governo americano ha protetto per anni i vertici delle SS La verità in un documento del Dipartimento di giustizia La scheda IL RAPPORTO

I CRIMINALI

L’INTELLIGENCE

Il Dipartimento di Stato ha tenuto segreto per 4 anni un rapporto di 600 pagine sull’aiuto dato dagli Usa ad alcuni nazisti nel dopoguerra

Nel rapporto ci sono notizie su Josef Mengele, “L’angelo della morte” di Auschwitz, e la tremenda guardia di Treblinka “Ivan il terribile”

Il rapporto chiarisce meglio anche il già noto uso di nazisti, fatto dalla Cia, in operazioni di intelligence subito dopo la fine della guerra

LO SCANDALO La Cia (sopra la sede di Langley) avrebbe coperto il criminale nazista Mengele (a destra)

DAL NOSTRO INVIATO ANGELO AQUARO NEW YORK o scalpo del dottor Mengele nel cassetto del Dipartimento di Giustizia sembra il particolare di un film di Tarantino: e invece è la prova di uno scandalo tenuto nascosto per anni. Il governo degli Stati Uniti ha taciuto la verità nella caccia ai nazisti. Non solo ha fatto niente o poco per assicurarsi la cattura dell’Angelo della Morte di Auschwitz. Addirittura ha coperto per decenni i criminali di Hitler offrendo sicuro riparo da questa parte dell’Atlantico. Di più. Tributando ad alcuni tutti gli onori del caso: come dimostra la vicenda di uno scienziato tedesco che contribuì alla conquista dello spazio e fu insignito dalla Nasa con la più alta delle sue onorificenze. La storia segreta e parallela della vera caccia ai nazisti è stata scoperta e denunciata in un rapporto dello stesso Dipartimento di Giustizia che però è rimasto incompleto e — anche questo — nascosto per quattro anni. Il principale imputato è —

L

Così la Cia ha coperto i criminali nazisti zione dei documenti dopo la promessa di trasparenza fatta in campagna elettorale. Soltanto il New York Times è riuscito però ad avere una copia completa del

documento: senza gli omissis che coprivano comunque le informazioni più scandalose. E compromettenti: come la “prova” raccolta e tenuta nascosta

dagli americani che davvero la Svizzera si era impossessata dell’oro sporco dei nazisti. Gli investigatori dell’Office of Special Investigation, svela ora il documento, scoprirono anche che a tanti nazisti «era stato garantito l’ingresso» negli Stati Uniti. «L’America che orgogliosamente si dipingeva come un porto sicuro per i perseguitati divenne, in misura minore, anche un porto sicuro per i persecutori». Un porto trafficatissimo. Tra i primi a imbarcarsi c’è quell’Arthur L. Rudolph che nella sua Germania aveva comandato la fabbrica di munizioni di Mittelwerk. Rudolph viene spedito nel 1945 negli Usa grazie all’Operazione Paperclip che recluta gli scienziati nazisti che sarebbero potuti essere utili all’America. Peccato che Rudolph non fosse un pesce piccolo come in un primo tempo avevano creduto gli yankee: i rapporti parlano di crudeltà nella gestione di quella fabbrica di munizioni che impiegava gli schiavi ebrei di Hitler. Un particolare che non impedì allo scienziato di sviluppare quel razzo Saturno V che divenne una delle armi della con-

Uno scienziato tedesco fu insignito dalla Nasa. In realtà aveva guidato la fabbrica di munizioni di Mittelwerk

Il ruolo di Otto Von Bolschwing, braccio destro di Adolf Eichmann nella caccia agli ebrei e sul libro paga dei Servizi

per la verità senza grandi sorprese — la Cia. Da sempre si è parlato della connivenza del servizio segreto americano con i vecchi nazisti che in molti casi furono utilizzati durante la Guerra Fredda. Ma un conto è la ricostruzione romanzata di tanti gialli e film. Un altro mettere per iscritto «la collaborazione del governo con i persecutori» nazisti come fa il rapporto della commissione. Il documento nasce da un’idea di Richard Clarke. L’avvocato del Dipartimento persuase nel 1999 l’allora ministro della giustizia di Bill Clinton, Janet Reno, a indagare sull’attività dell’Office of Special Investigations, che era stato creato vent’anni prima sotto la spinta di Simon Wiesenthal per dare la caccia ai nazisti. Ma l’avvocato è morto senza vedere realizzato il suo sogno di pubblicare le carte. Solo sotto la minaccia di una causa, intentata dai suoi amici, nel nome di quel Freedom of Information Act che prevede negli Usa la pubblicazione dei documenti segreti, il mega-rapporto è stato finalmente svelato. Barack Obama ha scelto di delegare al Dipartimento la divulga-

quista spaziale: un traguardo per cui fu onorato dalla Nasa. Ancora più imbarazzante il ruolo di Otto Von Bolschwing. Questo signore a libro paga della Cia era stato il braccio destro di Adolf Eichmann nella pianificazione della caccia agli ebrei. C’è un memo degli 007 che negli anni 70 lanciano l’allarme: che facciamo se salta fuori il suo passato? Il signorino muore nel 1981 quando, a 72 anni, gli americani stanno segretamente cercando di deportarlo. Più avventurosa e angosciante la vera storia del dottor Josef Mengele. Per anni si è favoleggiato del suo ingresso negli Usa (ricordate “I ragazzi venuti dal Brasile”?) ma solo dopo un’analisi del suo Dna gli americani poterono accertare che era davvero morto nel 1979 in Sudamerica. Nel cassetto di un funzionario rimase nascosta una ciocca di capelli che doveva servire per accertare se fosse ancora vivo o morto. E pensare che Quentin Tarantino era stato accusato di aver esagerato immaginando nel suo “Inglourious Basterds” quei cacciatori di nazisti che raccoglievano i loro scalpi. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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IL REPORTAGE R2MONDO

PER SAPERNE DI PIÙ www.dream.santegidio.com www.unaids.org

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È stato uno dei Paesi più duramente colpiti dal virus: intere generazioni falcidiate, l’agricoltura in ginocchio Ma oggi riparte grazie a un progetto firmato Italia, che mette insieme salute, economia e sviluppo

DAL NOSTRO INVIATO PIETRO VERONESE BALAKA (MALAWI) UESTA è una storia di amore, di sesso, di avidità, di morte. Ma è soprattutto una storia di vita: di come una nazione africana, incastonata nel profondo del continente che ha pagato all’Aids il più alto tributo di vittime — un’ecatombe di milioni di umani in trent’anni — , ha imparato a rinascere, sopravvivere, sperare e fare di nuovo progetti per l’avvenire. Fino a intravedere, come dice il dottor Darlington Thole nel suo ambulatorio a Balaka, l’avvento di una «Hiv-free generation», una nuova generazione liberata dal virus. Zacharia Lija è una iena. Veramente di giorno è commerciante, tiene bottega in una traversa dell’affollato mercato di Lunzu. Ma nottetempo, a richiesta, si trasforma. Perché “iena”? Perché «è un animale che si muove sempre in modo obliquo, subdolo. Non attacca mai frontalmente». E lo fa di notte. «Tra i Chewa quello della iena è un ruolo tradizionale, c’è sempre stato, un tempo anche il capo-villaggio ne era informato, magari era proprio lui a venirti a cercare. Oggi non è più così». Sono le coppie che non riescono ad avere figli ad avvicinare discretamente Zacharia. Il suo compito è fare le veci del marito, fecondare la donna, consentirle la maternità. Questo è una “iena”: un donatore, secondo i modi e i costumi di una società contadina africana. «Se la cosa va a buon fine, per me sono 5mila kwacha», circa 25 euro, conclude il nostro uomo con un bagliore nelle pupille. Zacharia lo ha fatto dodici volte. In quattro casi è nato un bambino. «So che con l’Aids adesso c’è un rischio, ma finora lo ho fatto lo stesso. Alla donna chiedo di sottoporsi al test, di dimostrare che non è sieropositiva. E naturalmente pretendo una tariffa più alta». Non c’è società al mondo che più di quella africana metta al proprio centro la vita, nel suo

Q

Metà degli abitanti vive con un dollaro di reddito al giorno: 9 su 10 sono contadini senso più biologico: la fecondità, la riproduzione, la meraviglia della nascita e dello stare al mondo. Una società tanto pudica quanto sessualmente disinibita; tanto rispettosa dello spirito quanto carnale. Per questo l’Aids l’ha colpita così crudelmente: difendersi dalla malattia, apprezzarne il pericolo, affrontarla quando non si è riusciti a prevenirla, comporta uno sforzo radicale, una complessa operazione culturale, quasi una messa in discussione identitaria. E per combattere la pandemia non basta sommergere l’Africa di pillole, ammesso che ci siano abbastanza farmaci antiretrovirali per i 25 milioni e passa di sieropositivi. Oltre alla dimensione sanitaria, che ovviamente è fondamentale, c’è bisogno di formazione: diffondere il messaggio fin dentro alle capanne della gente più povera. E dare speranza agli am-

Malawi

Nell’Africa che rinasce dopo il dramma Aids malati, indicando concretamente che la vita continua. Aiutare i sopravvissuti ad avviare una piccola attività economica. Specializzare il personale sanitario. Allevare le decine di migliaia di bambini rimasti senza genitori. Educare i ragazzi, affinché crescano consapevoli della minaccia e non ripetano gli errori dei padri. Soltanto così si può sperarle di averla vinta. Nel piccolo e povero Malawi, 14 milioni di persone di cui oltre 900mila sieropositivi, 70mila morti all’anno per la pandemia, un medico ogni 94mila abitanti (record mondiale), nove contadini ogni dieci, un dollaro al giorno di reddito per oltre la metà della popolazione, un progetto si sforza da cinque anni di

combattere su tutti questi fronti. Legando la salute e lo sviluppo, i farmaci antiretrovirali e il microcredito tra le capanne; laboratori d’eccellenza per le analisi cliniche e porcilaie modello che fruttano insperati guadagni alle cooperative di villaggio; medici in camice bianco e boy scout che vanno di scuola in scuola predicando con teatrini e danze alle teenager: «Meglio studiare che sposarsi ragazzine». “Project Malawi” è un’alleanza che sembra dare ottimi frutti, portata in palmo di mano dal governo locale e premiata due anni fa a New York alla presenza del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon. I donatori sono un grande istituto di credito e una fondazione bancaria: Intesa

Sanpaolo e Fondazione Cariplo, al ritmo di tre milioni di euro all’anno. Il grosso di questo impegno va alla parte sanitaria, affidata alla Comunità di Sant’Egi-

La speranza parte dalle donne incinte: ricevono farmaci che fermano la trasmissione al feto dio, che è stata chiamata a ripetere in Malawi le meraviglie ottenute dal suo programma Dream in altri Paesi africani, a cominciare dal Mozambico. La fascia di popolazione presa in cura sono le mamme incinte: il

L’appello STOP ALLE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI Premi Nobel, capi di stato, First Ladies e attivisti di tutto il mondo chiedono all’Onu di mettere al bando le MFG: per l’Italia Clio Napolitano ed Emma Bonino

Malawi

TANZANIA

Superficie 118.480 kmq Popolazione 11.906.855 Ordinamento Repubblica presidenziale 3/4 della popolazione vive con Lingue ufficiali Capitale

1,25 dollari al giorno inglese chichewa Lilongwe

ZAMBIA

Lago Nyasa

protocollo Dream riesce a inibire la trasmissione del virus dalla madre al nascituro, abbattendo in maniera sensazionale i tassi di sieropositività e contribuendo alla crescita della «Hiv-free generation» di cui parla con orgoglio il dottor Thole. Gli interventi sull’infanzia a rischio sono affidati alla ong Save the Children; i progetti di microsviluppo all’italiana Cisp; la formazione del personale medico alle Società italiane di pediatria e neonatologia. E gli scout chiudono il corteo con l’attività di sensibilizzazione e propaganda tra i ragazzi della loro età. La formula malawiana funziona, anche se si tratta di «uno dei Paesi più disastrati al mondo, dove secondo molti esperti ci eravamo dati

un compito impossibile», ha detto a Repubblica il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera. E «quando nasce un bambino sano è una gran bella emozione». Alice Becknadi ha quattro figli, è vedova e sieropositiva. È in cura con il protocollo Dream, non dimentica mai una compressa e nella sua capanna conduce una vita normale. Per la gente del villaggio è un testimonial della convivenza possibile con l’Hiv: il solo vederla in giro dimostra che il virus non significa morte sicura. Con il microcredito del villaggio Alice ha comprato fagioli rivendendoli in città e restituendo prestito e interessi, in tutto 13mila kwacha, nel giro di due mesi. Con l’utile che le è rimasto ha comprato un radiotelefono e un tavolino di plastica: «Qui l’elettricità non arriva ma la batteria dura una settimana. Telefonare costerà 20 kwacha al minuto, conto su una media di otto clienti al giorno». Intorno ad Alice, lentamente, il verbo si diffonde. Nei riti d’iniziazione si insegna alle ragazze puberi come rispondere alle carezze degli uomini, ma anche l’importanza della monogamia.

Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo hanno investito 18 milioni in questa iniziativa

MALAWI Lilongwe

MOZAMBICO 100 km

FRA LA GENTE Medici e beneficiari di “Project Malawi”: fra loro, a destra, Alice Becknadi (foto di Francesco Zizola/NOOR)

Lo stregone Seven Days, «esperto in rapide guarigioni», non pretende più di curare l’Aids con l’aloe vera (o almeno così giura). Fatima, Eznat, Violet, Mtisunge, Patricia, prostitute per i sabati allegri di periferia, tutte sieropositive, hanno sempre a portata di mano i condom insieme al cellulare. Peter e Miriam, 34 e 25 anni, contabile lui e volontaria di Dream lei, entrambi sieropositivi e pazzi d’amore, si sono sposati in agosto e fanno luminosi progetti di vita. E Grace, 19 anni, orfana sopravvissuta solo perché è una forza della natura, adesso in cura, mette da parte i soldi che guadagna con l’allevamento di polli e sogna di diventare infermiera. Loro sanno che l’Africa non morirà. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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IL CASO R2CRONACA

PER SAPERNE DI PIÙ www.figliunici.it/librofigliu.htm http:// genitoricrescono.com › Disciplina

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Lo rivela una ricerca inglese su 40mila famiglie: meno liti e rivalità in casa, più sicurezza di sé e successo nella vita Una volta si credeva che crescessero troppo timidi e introversi, oggi si scopre al contrario che socializzano di più

Figli unici Ecco perché sono più felici

(segue dalla prima pagina)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ENRICO FRANCESCHINI

E

i più felici di tutti sono per l’appunto i figli unici. Litigi, bullismo, rivalità, competizione per le attenzioni che si ricevono da papà e mamma, sono le cause principali che rendono infelice o perlomeno difficile la vita di molti fratelli e sorelle, afferma lo studio. Uno stato di tensione che può ripercuotersi sullo sviluppo dei bambini, facendoli diventare adulti con problemi comportamentali e depressione, ma che ha conseguenze negative anche per i genitori, creando uno stato di stress e contribuendo a mettere in crisi l’armonia della coppia. La tesi è il risultato di un’indagine sulle vite di 100mila persone, suddivise in 40mila famiglie, condotta da un’agenzia governativa britannica, l’Economic and

fendere la propria privacy. In generale, conclude la ricerca, il livello di felicità declina in proporzione a quanto è più alto il numero di fratelli e sorelle in famiglia. Lo studio in questione e altre ricerche sullo stesso argomento, commenta Dieter

«aumentano lo stress per i genitori, alcuni dei quali finiscono per rinunciare a intervenire o intervengono in maniera inconsistente». Conferma Siobhan Freegard, fondatrice di Netmums, uno dei più popolari siti di discussione fra madri: «Molti genitori fi-

O R U T C’È FU I HA H C R E P O N G E ING ROMA-EUR

PALAZZO DEI CONGRESSI, SPAZIO NOVECENTO e SALONE DELLE FONTANE

17/21 NOVEMBRE

Molti bimbi si lamentano per i giocattoli contesi, le parolacce e i dispetti subiti Social Research Council, per un rapporto che verrà pubblicato nei prossimi giorni, anticipato ieri dall’Observer di Londra. I dati relativi ai figli, in particolare, sono frutto di approfonditi questionari completati da oltre 2.500 giovani e analizzati dall’Istituto Ricerche Sociali ed Economiche dell’università dell’Essex. Queste le cifre. Il 54 per cento dei figli si lamenta per forme di costante bullismo, fisico o verbale, da parte di fratelli e sorelle. Quasi il 30 per cento dice che i fratelli o le sorelle li “chiamano con brutti nomi” e li trattano a male parole. Il 17,6 per cento soffre perché fratelli e sorelle portano via i loro giocattoli, usano le loro cose o gliele rovinano. Altri fattori di insoddisfazione sono la competizione per le cure dei genitori, per lo spazio da dividere all’interno della casa, per di-

Wolke, docente di psicologia dell’infanzia alla Warwick University, illustrano anche gli aspetti positivi di avere fratelli e sorelle: come il sostegno reciproco che ci si può dare, specie in momenti difficili. Ma i continui diverbi tra fratelli, aggiunge l’esperto,

niscono per fare gli arbitri per riportare la pace in famiglia ed è un ruolo faticoso, snervante. Con il figlio unico questo non succede». In passato erano i figli unici a essere considerati come portatori di un handicap: più timidi, impacciati, chiusi, rispetto ai bambini con fratelli e sorelle. Ma questo non è più vero, sostiene la Freegard citando i dati della Essex University: «Molti figli unici oggi sono aperti, estroversi, sicuri di sé, i più svelti a fare amicizia con estranei a scuola, nei parchi-giochi o in vacanza. Sembrano davvero bambini felici». Un ultimo dato illuminante in proposito: secondo la ricerca, i figli di minoranze etniche — unici o con fratelli — sono mediamente più felici dei figli di famiglie britanniche bianche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’intervista

Maurizio Costanzo “minacciava” i genitori: niente intrusi stiamo bene così

“Un fratello, sai che rottura io da sempre solitario e contento” CARLO MORETTI

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ROMA iglio unico e molto felice di esserlo stato». Maurizio Costanzo, 72 anni, ricorda ancora perfettamente la frase che diceva da bimbo ai suoi genitori per evitare l’arrivo di fratelli o sorelle guastafeste: «Mi raccomando, non fate figli che stiamo bene così». Dunque lei è la conferma della ricerca che indica nei figli unici i bambini più felici. «Io dico sempre che figli unici si nasce. Personalmente non ho mai sentito il bisogno di fratelli o sorelle, neanche crescendo. Credo che la mia condizione abbia poi rinforzato e favorito la mia natura solitaria. I miei erano già grandini quando mi hanno avuto e ho perso mio padre che avevo 19 anni, ma neanche allora ho sofferto di solitudine, e guardi che quando perdi i genitori da figlio unico è terribile. Ho sempre sentito invece il bisogno di avere amici intorno a me, credo più nell’amicizia che nella parentela di sangue». E cosa pensa delle maggiori chance di successo nella vita per i figli unici? «Questo è eccessivo. Credo che la ricerca sia stata fatta da un figlio unico. L’avere o meno successo nella vita dipende da tanti fattori: fortuna, circostanze, condizioni sociali, caratteristiche personali. Non sarei così categorico. Io però mi sono trovato bene. E poi, fossi nato gemello, sai che rottura».

«F CONVINTO Per Maurizio Costanzo, nella foto, figli unici “si nasce”

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R2AUTOMOTORI

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Al via l’offensiva della casa francese, pronta a scendere in campo con una intera gamma di modelli, dalla berlina al multispazio fino alla piccola Zoe e alla biposto Twizy. Ecco la strategia, le caratteristiche tecniche e i prezzi “Stiamo lavorando sull’autonomia delle batterie che entro i prossimi dieci anni potrebbe arrivare a 250 chilometri”. Ma per la diffusione tutto dipenderà dagli incentivi

Fluence Z.E. La berlina cinque posti con trazione elettrica della Regie arriverà nel 2012 e costerà 27.200 euro, a cui bisognerà aggiungere un canone di 79 euro mensili per l’affitto delle batterie

Zero MA L’ITALIA È IN RITARDO VALERIO BERRUTI omincia in salita e con una discreta confusione il percorso dell’auto elettrica. Ci vorranno almeno due, tre anni per vedere circolare un certo numero di modelli sulle strade europee ma è ora che si gioca la partita più importante. Ovvero quella delle infrastrutture, degli incentivi e dei costi in generale. E qui il caos è totale. Se, infatti, lo sviluppo tecnologico delle auto elettriche procede molto velocemente e nuovi modelli vengono annunciati a getto continuo, il loro successo commerciale dipenderà, almeno all’inizio, dall’aiuto che i vari governi decideranno di mettere in campo. Ed è proprio su questo punto che per l’Italia la strada appare impervia, molto più stretta che altrove, Europa e resto del mondo, dove tanti paesi si sono già impegnati a sostegno della nuova frontiera dell’auto a emissioni zero. Giusto per fare qualche esempio, in Francia c’è già un incentivo di 5 mila euro, in Cina quasi 7 mila e in Usa 7.500 dollari. Risultato? Quasi ovunque gli ordini per queste vetture cominciano a decollare (27 mila sono quelli finora raccolti dalla Nissan Leaf) mentre in Italia tutto tace. Scettici sono i concessionari, disinteressati gli automobilisti, inesistente la politica energetica così come, purtroppo, ancora assente un programma di incentivi. E così, sempre per fare un altro impietoso confronto, mentre a Roma stanno per introdurre il pedaggio a pagamento anche per il Raccordo anulare, il sindaco di Londra, Boris Johnson, ha annunciato un pacchetto di incentivi per l’auto elettrica davvero formidabile. I cittadini britannici che desidereranno passare a questo tipo di trazione potranno, infatti, ricaricare a forfait la propria vettura con una spesa di 100 sterline l’anno, circa dieci euro al mese e non dovranno nemmeno più pagare il ticket d’ingresso per la City, la famosa “Congestion Tax” che da sola vale un altro risparmio di 2 mila euro l’anno.

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emissioni AGNESE ANANASSO auto elettrica? È una vettura normale che però non inquina. Quello che vuole fare Renault è farla diventare, prima di tutti, accessibile e conveniente rispetto alle vetture ad alimentazione tradizionale dello stesso segmento. Come? Proponendo una gamma completa di veicoli elettrici a un prezzo adeguato e facendoli circolare per le città in modo da abituare le persone a vedere per le strade vetture silenziose, belle (non più simili a macchinette giocattolo) e da ricaricare nel garage di casa o alle colonnine in strada. Ma è proprio il problema del rifornimento il più difficile da risolvere. La casa francese lo sta affrontando in partnership con la multiutility A2A a Milano e Brescia con il progetto pilota Emoving: 60 veicoli tra Kangoo Express e Fluence nelle versioni Z. E.(zero emission), a disposizione di aziende pubbliche e private da ricaricare utilizzando le 270 colonnine sparse per la città. Anche a Roma la Renault

L’

Ecologia

L’auto elettrica per tutti la Renault ci prova così ha siglato un accordo con Enel per lavorare insieme alla diffusione dell’auto elettrica. E altre città come Pisa e Parma si stanno preparando per progetti simili. Renault e Nissan sono le prime ad aver creduto nell’elettrico unendo le forze in un’alleanza strategica. Renault nell’ambito di questa collaborazione ha investito 4 miliardi di euro. Una cifra enorme che ha reso l’auto elettrica una realtà con un’offerta di ben quattro modelli: «La Kangoo Express e la Fluence sono state adattate per funzionare con le batterie agli ioni di litio, mentre gli altri due modelli sono stati sviluppati esclusivamente per l’elettrico: la biposto Twizy per la mobilità urbana da guidare anche senza patente, e la ber-

lina compatta Zoe», dice Jacques Bousquet, direttore generale di Renault Italia. «La Kangoo sarà sul mercato già dal 2011, le altre dal 2012. Ognuno troverà una risposta per le proprie esi-

Secondo le previsioni nel 2020 il 10 per cento del parco circolante mondiale sarà composto da vetture con la spina genze senza doversi preoccupare di nulla: le batterie sono a noleggio a un costo inferiore agli 80 euro al mese. Della gestione delle batterie, praticamente a manutenzione zero, e della vettura si occupano i concessionari; per

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E al salone del futuro vince la tecnologia MARCO SCAFATI inquemila persone tra cui un migliaio di studenti, 1.800 test drive (uno ogni venti minuti per tre giorni) per un totale di duemila chilometri percorsi da 23 modelli a prova di futuro, che poi tanto lontano non sembra essere. È tempo di bilanci per H2Roma, la manifestazione sulla mobilità sostenibile che ha chiuso i battenti la scorsa settimana dopo un’intensa tre giorni vissuta nella Capitale. A giudicare almeno da come sono state prese d’assalto dal pubblico le varie ibride come Porsche Cayenne, Volkswagen Touareg, Bmw X6 e Toyota Prius plug-in, per la cui prova la gente è rimasta in fila anche oltre l’orario di chiusura della manifestazione, l’auto del futuro comincia sedurre. Tantissima la curiosità suscita-

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Il cruscotto della Renault Twizy

la ricarica basta la presa elettrica del garage a 220 Volt». Per ciò che riguarda invece la ricarica veloce, che richiede una presa di 400 volt è in corso di approvazione in sede Eu il provvedimento che definisca uno standard unico per tutti produttori, onde evitare problemi di compatibilità da Paese a Paese. Anche sul fronte prezzi Renault parte in modo aggressivo con 27.200 euro per la Fluence Z. E. e 20 mila (esclusa Iva) per la Kangoo Express ZE, più il noleggio delle batterie. Due modelli, già prenotabili sul sito www.renault-ze.com, con un’autonomia di 160 chilometri, facili da guidare, semplici nella strumentazione di bordo e con un sistema di sicurezza che analizza lo stato della vettura prima della

messa in marcia e che la “resetta” qualora ci fosse qualche anomalia. «Ora dobbiamo lavorare sull’autonomia delle batterie, che entro dieci anni potrebbe arrivare a 250 chilometri, e sulla riduzione progressiva della spesa d’utilizzo per compensare i costi di acquisto superiori rispetto ai veicoli tradizionali, un traguardo che potremmo raggiungere entro cinque anni», aggiunge Bousquet. «Molto dipenderà dagli incentivi statali che in Spagna per esempio arrivano fino a seimila euro e in Francia a cinquemila. Il fatto è che se c’è una grande azienda nazionale che crede e investe, come avviene in Francia o in Germania, è più facile creare un sistema Paese che favorisca la diffusione dell’elettrico. In Italia non è così. Pensiamo che entro il 2020 il 10 per cento del parco auto mondiale sarà elettrico, entro il 2013 circoleranno due milioni di vetture elettriche, di cui 500mila Renault-Nissan». Come a dire: c’è posto per tutti, è la concorrenza bellezza.

ta dalle elettriche, dalla Nissan Leaf alle gemelle Peugeot I-On e Citroen C-Zero fino alla Smart EV, che è stata anche consegnata ai primi sei clienti del programma e-Mobility, messo a punto insieme all’Enel. La commissione scientifica ha poi assegnato due premi: alla Peugeot per l’innovativo sistema Start and Stop con supercondensatori denominato e-HDI, ed alla Fiat per il Twinair due cilindri messo a punto dalla divisione Powertrain, un sistema aperto all’opzione multi combustibile e predisposto per l’ibridizzazione. I convegni in programma sono poi stata l’occasione per novità e conferme, come l’arrivo tra un paio d’anni delle Toyota Yaris ibrida ed iQ elettrica, o delle Volkswagen Golf e Up sempre a batteria. E, ultima ma non meno importante, la notizia che la variante europea della

Chevrolet Volt, anch’essa in esposizione, avrà la possibilità di commutare dalla modalità elettrica pura a quella che prevede l’ausilio del motore termico, opzione non prevista sulla versione a stelle e strisce. Ma le nuove tecnologie, si sa, sono figlie della ricerca, così come H2Roma è nata e cresciuta a braccetto con essa. È per questo che la kermesse romana è stato il palcoscenico ideale anche per presentare progetti come quello del Cirps Università la Sapienza denominato Host 2.0, prototipo con batterie agli ioni di litio e movimentazione elettrica delle ruote. In prima fila anche il Cnr, con il progetto di un trattore a idrogeno prodotto direttamente nelle aziende agricole, e l’Enea, che ha presentato un bus elettrico ricaricabile ad ogni fermata. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica

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LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

PER SAPERNE DI PIÙ www.renault-ze.com www.teslamotors.com

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Kangoo Z.E. Questo veicolo inaugurerà la stagione dei modelli elettrici Renault. Sarà in vendita dal prossimo anno al prezzo di 20 mila euro, più 72 mensili per l’affitto delle batterie. Trattandosi di un veicolo commerciale, l’Iva è esclusa

In arrivo

La curiosità

SMART EV La versione a batteria della popolare citycar è stata consegnata la scorsa settimana ai primi sei clienti del programma e-Mobility

Tesla, “pulita” da brivido l’altra faccia della supercar I segreti dell’incredibile bolide californiano

DANIELE P. M. PELLEGRINI

LEAF L’elettrica della Nissan arriverà all’inizio del 2011 in Gran Bretagna, Irlanda, Olanda e Portogallo. In Italia alla fine del prossimo anno

C-ZERO La citycar elettrica firmata Citroen, parente stretta di Peugeot i-On e Mitsubishi I-Miev, è già in listino. Al prezzo di 35.960 euro

Affari & Finanza LOW COST Non solo più viaggi e compagnie aeree ma ora anche automobili Su Affari & Finanza il fenomeno low cost raccontato attraverso il boom delle quattro ruote Numeri e protagonisti

e è vero che in tutte le famiglie esiste una pecora nera, la Tesla è la pecora nera delle auto elettriche. Un modello in aperta contraddizione con tutto quanto si dice e si fa nel settore della cosiddetta mobilità alternativa ed evidentemente in contraddizione con il modo nel quale tutti i grandi costruttori hanno affrontato l’argomento. Si comincia dal tipo di auto: non una citycar ma una politicamente scorrettissima supercar, fatta per andare forte (0-100 km/h in meno di 4 secondi, roba da Ferrari) e divertirsi. Nessun altro si era avventurato nella progettazione di un veicolo elettrico con l’obiettivo di mettere d’accordo la sportività e le emissioni zero. A chi poteva interessare un prodotto del genere? Sicuramente a un gruppo di persone della Silicon Valley che nel 2003 ha fondato la Tesla con l’obiettivo principale di sviluppare una nuova tecnologia per la con-

S

servazione e la gestione dell’energia delle batterie prima ancora di sognare un ipotetico mercato di massa delle elettriche. Questa ricerca ha portato a realizzare la sorprendente Roadster e ha consentito alla azienda di diventare fornitore del pacchetto batterie alla Smart e alla Toyota per la Rav4 elettrica. La Tesla Roadster incuriosisce per quella sua aria da oggetto sperimentale, derivato da un’auto anche lei fuori dagli schemi come la Lotus Elise. Guidarla è un’esperienza sorprendente, fatta di grinta e agilità senza compromessi. Un modo non convenzionale di divertirsi che,

assicurano in Tesla, dura anche a lungo grazie all’autonomia dichiarata di 340 km. Il dato sembra contraddire il problema dei problemi delle auto elettriche, ossia la scarsa autonomia, e i costruttori attribuiscono questo successo all’esclusivo sistema di controllo che gestisce in modo intelligente le 6.831 piccole batterie al litio-ioni che costituiscono il serbatoio della Roadster. A conforto vantano l’esperienza di quasi 10 milioni di chilometri percorsi dai 1.400 esemplari, venduti fino ad oggi. Il prezzo medio di circa 130.000 euro (il listino base di 89.000 è solo un punto di parten-

DA 0 A 100 IN 4 SECONDI La Tesla Roadster (qui sotto) ha numeri da sportiva di razza. Accelera da 0 a 100 orari in meno di 4 secondi grazie ai 288 Cv del suo motore elettrico, mentre le batterie agli ioni di litio garantiscono un’autonomia di 340 chilometri. Il suo prezzo medio è di 130 mila euro

za) può essere un risultato scandalizzante agli occhi di chi invoca gli incentivi per promuovere le elettriche, ma dà ragione all’approccio Tesla: «l’elettrico oggi è una tecnologia molto costosa», spiega il vice presidente di Tesla Europa (ed ex Marchionne-boy) Cristiano Carlutti, «e non ha senso cercare di renderla alla portata di tutti; per questo motivo la nostra strategia punta a prodotti premium, per una clientela necessariamente selezionata». Selezionata ma interessante quanto basta a giustificare una specifica rete commerciale europea con sede a Londra e filiali a Monaco, Montecarlo, Copenhagen, Parigi e prossimamente Milano; nella prospettiva di occupare una nicchia consistente della mobilità a emissioni zero con una vera e propria gamma di prodotti ecologici di lusso. Nel 2012 sarà la volta della berlina S, e quindi un SUV, una cabriolet e un multivan, per cavalcare l’avanguardia ricca dell’ambientalismo. © RIPRODUZIONE RISERVATA


Francesco Renga presenta in 3D il suo nuovo album

16 Novembre 2010 ore 20.45 in diretta

3D

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nei cinema The Space


la Repubblica

CULTURA

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

DANIEL GILBERT lcuni giorni fa sono finito al pronto soccorso. Non preoccupatevi: quasi certamente non avevo nulla. In ogni caso (anche se quasi certamente non avevo nulla), mi è stata prescritta una cura di antibiotici di una settimana, accompagnata dal consueto inflessibile monito sull’importanza di portare a termine, fino in fondo, l’intero ciclo di antibiotici previsto. Ho capito perfettamente l’esigenza di dover completare la cura, naturalmente. Ciò che non ho capito, però, è per quale motivo una cura completa debba durare esattamente sette giorni. Perché

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Le influenze sulle nostre azioni di tutti i giorni, come prescrizioni mediche quotazioni di borsa, scelte di consumo

LA MAGIA dei NUMERI I SIMBOLI MISTERIOSI

non sei? Otto giorni oppure nove e mezzo? Il numero sette corrisponde forse a un motivo biologico particolarmente significativo per il tratto digerente umano, o del ciclo vitale dei batteri? La dottoressa che mi ha visitato mi è parsa esperta. Sicuramente ha frequentato una delle migliori facoltà di medicina della nazione e a prescindere da dove abbia completato il tirocinio, di sicuro ne sa più di me in fatto di farmaci. Malgrado ciò, mentre mi allontanavo dal pronto soccorso, con le pillole prescritte in tasca, non ho potuto fare a meno di subodorare di essere stato curato a colpi di magia. Alcuni numeri hanno proprietà magiche. Mi sono immediatamente venuti in mente il pi greco e la serie di Fibonacci, cosa del tutto normale se si è un matematico. Per tutti gli altri, i numeri magici sono quelli che ci sono familiari, quelli che hanno qualcosa a che vedere con il nostro modo di tenere il tempo (sette, per esempio, o ventiquattro), o con ciò per mezzo di cui contiamo (per la precisione dieci dita). I “numeri riguardanti il tempo” e i “numeri decimali” hanno un’influenza considerevole sulle nostre vite. Noi pensiamo in rapporto a questi numeri: se chiedete a qualcuno di dirvi un numero compreso tra uno e cento molto probabilmente la sua scelta ricadrà su quella serie di numeri che terminano con zero o cinque. Noi ci esprimiamo con questi numeri: per esempio diciamo che arriveremo in un dato posto tra “cinque o dieci minuti”, mai sei o undici. Questi numeri magici, tuttavia, non predominano soltanto nei nostri pensieri e influenzano le nostre esternazioni: guidano anche le nostre decisioni più importanti. In un recente studio medico sulle cure con antibiotici pubblicato su una delle più prestigiose riviste mediche si legge che “la consueta abitudine di prescrivere antibiotici per sette-dieci giorni per una polmonite senza complicazioni non si basa su alcuna prova scientifica”. La mia dottoressa mi ha racco-

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CHE ENTRANO NELLA NOSTRA VITA Gli esempi

IL “SETTE” DI COSTANTINO È un numero “magico” da quando l’imperatore Costantino portò la settimana a sette giorni

mandato di seguire la cura per sette giorni. Da dove è mai saltato fuori il numero sette? Dall’Italia! Sette è un numero magico perché soltanto esso può formare una settimana, e gli fu dato questo potere particolare nell’Anno del Signore 321, dall’imperatore romano Costantino, che accorciò ufficialmente la settimana, portandola da otto giorni a sette. Il problema non è tanto che la settimana di Costantino fosse arbitraria – le unità di tempo lo sono spesso, del resto, e ciò spiega perché in Unione Sovietica si adottò la settimana di cinque giorni prima di passare a quella di sei, o perché in Francia si scelse la settimana di dieci giorni prima di passare a 60

giorni di ferie. Il problema, piuttosto, è che Costantino non ne sapeva nulla di batteri, e ciò nonostante i medici odierni continuano a tener conto del suo editto. Nel 1962 un fisico di nome M.F.M. Osborne notò che i prezzi delle azioni tendevano a concentrarsi in genere intorno a numeri che finivano per zero o per cinque. Perché? Beh, da un canto la maggior parte delle persone ha cinque dita per mano. D’altro canto, sempre la maggior parte delle persone ha altre cinque dita a disposizione. Non è difficile, di conseguenza, capire per quale motivo un animale dotato di dieci dita faccia ricorso a un sistema di calcolo a base decimale. Secon-

do la teoria economica, però, si presume che il prezzo delle azioni debba essere determinato da un efficiente funzionamento del libero mercato e non dalle falangi sulle quali le persone possono – letteralmente – contare. Nondimeno, le ricerche dimostrano che il numero delle dita influisce veramente sulla finanza. Per esempio, un’azione che il giorno prima abbia chiuso con un valore di 10,01 dollari avrà un andamento buono quanto un’azione che abbia chiuso a 10,03 dollari, ma andrà significativamente molto meglio di una che abbia chiuso a 9,99 dollari. Se la differenza tra il valore di queste due azioni è di soli due centesimi in

Il caso

LE “CINQUE” DITA La Borsa premia le azioni che finiscono con il 5 quelle che si contano sulle dita di una mano

IL SUONO DEL “SEI” Il suono di un numero influenza le nostre decisioni: il 6 piace di più grazie alla “s” sibilante

GIACOMETTI E LO SCANDALO PROFUMO LONDRA – La modella dello “scandalo Profumo” fu la musa di Giacometti. L’Observer rivela che Christine Keeler, la donna che fece dimettere il ministro britannico John Profumo, sarebbe stata fonte di ispirazione per alcuni disegni dell’artista. Secondo lo storico dell’arte Michael Peppiatt, autore della scoperta, Giacometti avrebbe preso a modello una foto della Keeler del 1963, apparsa su France Soir, per una serie di studi di nudo a cui stava lavorando.

entrambi i casi, perché mai è importante di quali centesimi si tratta? Poiché per gli animali che contano dal pollice al mignolo in quattro semplici passaggi, il dieci è un numero magico e di conseguenza non possiamo fare a meno di utilizzarlo come un numero di riferimento, e 10,01 dollari lo eccede, mentre 9,99 dollari no. I commercianti conoscono questo principio da secoli, e ciò spiega per quale motivo così tanti prezzi degli articoli che vediamo in vendita ovunque terminino con il numero nove e così pochi con l’uno. La mano non è l’unica parte dell’anatomia umana a conferire questa sorta di potere magico ad alcuni numeri. Anche la lingua fa la sua parte. Anche il suono di un dato numero può dunque influenzare le nostre decisioni e le nostre scelte al riguardo. In uno studio condotto di recente, a un gruppo di soggetti è stata mostrata la pubblicità di una porzione di gelato che costava 7,66 dollari, e a un altro gruppo una che ne costava 7,22. Naturalmente, l’offerta più vantaggiosa era la seconda, quella con il prezzo più basso, ma poiché la prima dal prezzo più alto conteneva consonanti sibilanti (le “s” di sixty-six, sessantasei), il prezzo indicato dal numero produceva un suono più gradevole e corto rispetto a quello prodotto dal prezzo più alto pieno di occlusive (le “t” di twenty-two, ventidue in inglese). La magia che esercitano i numeri magici è troppo spesso una magia nera. I numeri hanno un significato speciale e specifico per i mammiferi terrestri muniti di mani e orologi, mentre non significano assolutamente niente per uno streptococco o per Google. E proprio per questo dovremmo essere diffidenti e sospettosi quando gli eterni comandamenti divini coincidono con l’anatomia delle nostre mani e quando le abitudini di persone assai efficienti – e di medici molto preparati – combaciano con i capricci di un imperatore morto e sepolto. Traduzione di Anna Bissanti © 2010 The New York Times Distributed by The New York Times Syndicate © RIPRODUZIONE RISERVATA


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R2CULTURA

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La nuova Fondazione culturale del patron di Eataly

Alcune delle più importanti mostre della stagione fra “tic culturali di massa” novità fuori moda e autentici capolavori

SE LA LETTURA SI DIFFONDE CON IL BUON CIBO LANGHE La tenuta di Fontanafredda nelle Langhe

MASSIMO NOVELLI SERRALUNGA D’ALBA i potrebbe chiamare la «gastro-Resistenza» di Oscar Farinetti. Nei vecchi magazzini dell’azienda vinicola di Fontanafredda, che appartenne a Rosa Vercellana, moglie morganatica di Vittorio Emanuele II, il creatore della catena di Eataly, i supermercati del cibo di qualità, ha deciso di dare vita, a partire dal 27 novembre, a una fondazione culturale. La lettura in pubblico ad alta voce di libri, e una serie di presidi dedicati a valori «in via di estinzione» (manifestazioni rigorosamente gratuite), si coniugheranno con la «buona agricoltura» e, soprattutto, con i frutti di questa (che saranno a pagamento, sia pure a prezzi popolari). È intitolata ad Emanuele di Mirafiore, il figlio che la Bela Rosin ebbe dal sovrano del Risorgimenlezioni tenute da Gian Carlo Cato. Lo scopo dichiarato è attua- selli, Mario Calabresi, don Luigi lizzare il significato della lotta Ciotti, Gianni Vattimo, Carlo partigiana, innervandone i Petrini, Antonio Scurati, Alescontenuti democratici nell’im- sandro Baricco, Sergio Chiammemore realtà odierna. Fari- parino, Catia Bastioli, Francenetti, del resto, è figlio di uno dei sco Enrichens e dallo stesso Faragazzi che tra la fine del 1943 e rinetti. Il ciclo si chiuderà il 23 il ’45 salirono in montagna e in aprile del 2011 con una celebracollina per fare la guerra ai fasci- zione non convenzionale della sti e ai tedeschi. Seppure molto Liberazione, che avverrà nel codeterminato nell’accrescere il siddetto «Bosco dei Pensieri». É business di Eataly, ed interessa- un bel polmone verde, tra i bricto, adesso, a rilevare il Teatro chi delle Langhe, attiguo agli ex Valle di Roma con la collabora- poderi reali e usato per letture, zione artistica di Alessandro concerti, passeggiate letterarie. Baricco, non ha mai rinnegato Riuscirà mister Eataly a vinle idee del padre combattente cere la sua scommessa nel camdella libertà. Insieme a Franco po della cultura, che per lui deVaccaneo, che guida la Fonda- ve essere «popolare», non elitazione Cesare Pavese, ha così la- ria, tesa a far nascere addirittuvorato al suo «laboratorio di Re- ra «un nuovo umanesimo»? Un sistenza permanente», che ha conto, naturalmente, è vendere come scenario un angolo della salami e vini pregiati; un altro è tenuta di cui è azionista. fare amare Flaubert o Beppe FeOltre «a leggere i libri a chi noglio a persone che, di solito, non ha tempo per farlo», sul non leggono niente. Farinetti, modello dei presidi di Slow tuttavia, è riuscito nel giro di poFood, nonché dei Presidi del Li- chi anni ad esportare i suoi bro, la «gastro-Resistenza» cer- market del cibo persino a New cherà di tutelare quelli minac- York. Pertanto le difficoltà non ciati della legalità e della Costi- lo spaventano. E se gli piace estuzione, dell’informazione, sere paragonato alla figura deldell’integrazione, della bellez- l’imprenditore sociale alla za, della terra, della memoria, Adriano Olivetti, vorrebbe pure del futuro, della polis, del lavoro che, almeno in questo caso, i e della ricerca, della salute, del- carmina diano panem. l’armonia. Saranno affidati alle © RIPRODUZIONE RISERVATA

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ALBERTO ARBASINO edere «La Tempesta» di Giorgione soli soli e a tu per tu già sembra un privilegio inaudito, pensando alle folle turistiche dentro l’Accademia. Però, soli soli con «La Tempesta», due volte in due mesi, può impressionare per la rarità, oltre che suscitare paradossi. A Venezia, nel magnifico Palazzo Grimani finalmente restaurato - e già popolato di classiche statue, ora all’Archeologico - eccoci a una seduta di riflessione solitaria davanti alla «Vecchia» giorgionesca. Clinicamente depressa, col medesimo look sintomatico di certe vecchie bergamasche sette-ottocentesche. Ivi, poi, ci si riaccomodava su un panchetto di fronte alla «Tempesta». Magari almanaccando sulle enigmatiche sindromi che lì abbondano. Ma non basta. Nuovamente a Padova (agli Eremitani), riecco sua madre signorina. «Già. Papà l’ormai familiare Giorgione in am- aveva sentito dire che Boldini si bienti ancora deserti. Ma senza se- comportava male con le damigelle. dili. E rompicapi non più misterici, Così ha preferito questo, e intanto sulle arcane o ambigue figure, ma- non abbiamo un bel Boldini in casa». Ma qui, accanto alle squisite migari esoteriche. Bensì elucubrazioni logistiche: induzioni sulla corri- niature di Giambattista Gigola, tra spondenza padovana o no delle Beauharnais e Trivulzio, ecco crollanti costruzioni medioevali quattro incantevoli piccini che sullo sfondo. Per rivendicare la ter- giuocano nel paradisiaco parco del ritorialità dell’artista da Castel- Catajo. Il castello fiabesco tuttora esiste, presso Monselice, con vari franco. Torna allora un ricordo di Mimi- passaggi di proprietà. Intorno a se Guttuso. Nata Dotti, e ragazzina quel 1830, apparteneva per eredità negli anni Venti, andava a trovare le a Francesco IV duca di Modena. coetanee Giovanelli, nel loro palaz- Babbo dei bimbi, e allora impegnazo veneziano. E prima della vendi- to a tradire e impiccare Ciro Meta delle collezioni, «La Tempesta» notti, come ben sapevano Antonio di Giorgione era appesa sopra il suo Delfini e Stendhal. letto, in una camera per ospiti o *** bambini. Mimise l’ammirava priUn delizioso tesoretto da Fort ma di dormire. Si è fatta, in pochi giorni, un’e- Worth, Texas. Uno studentello seduto a disegnare, visto di spalle. Col sperienza analoga? suo tricornino in testa, invece di un *** berrettino d’oggidì. Un capolavoro Apparentemente, un titolo come di Chardin, guardato anche a Stoc«da Canova a Modigliani» può mo- colma, fra i suoi tanti “multipli” di nature morte poi molto imitate da Morandi. E molto “rastremate”, rispetto ai pesci e lepri e verdure dei Ritratti individuali, gruppi modelli olandesi e fiamminghi. familiari agghindati e in posa Quante pernici morte e aringhe Immagini volutamente appese, chez Chardin, tra innumeesemplari di una società revoli brocche e pentolini. Incutono forse «tristezza e noia», per Leoprovinciale e colta pardi. Mentre per Gadda, la Madre «vagava, sola, nella casa. Ed erano strarsi analogo a tante raffazzonate quei muri, quel rame, tutto ciò che rassegne tipo «da Cimabue a Picas- le era rimasto? di una vita». Una quieta uggia, ma di alta quaso» o «da Giotto a Van Gogh». E invece, questa esposizione padovana lità, quando nell’introduzione del«sul volto dell’Ottocento» risulta la figura umana i “multipli” semmagnifica per l’impeccabilità delle brano ancora moltiplicarsi. Con scelte e degli allestimenti. Oltre tut- più roba in giro, fra governanti e to, sono ritratti in gran parte di pro- bimbi sempre più analoghi. Come prietà privata, mai più visitabili in riproduzioni o poster, da riverire un solo contesto. Dunque, poco im- con compunzione per la celebrata porta se la qualità italiana ottocen- scarsità di soggetti e oggetti. Uso Morandi, appunto. E ancora a Fertesca non è super. Neoclassici o romantici, in mar- rara, Palazzo dei Diamanti. Tra queste fantesche e maestre e mo o su tela, di celebri artisti o di pittori ormai ignoti, questi ritratti indi- scenette di genere così omologhe, viduali in atteggiamenti spesso in- tornano in mente le incalcolabili terrogativi, tra gruppi familiari ag- Madonne dell’estate scorsa, al ghindati in posa con tanti affetti e «Primo Rinascimento Senese». Solindori, consegnano immagini vo- prattutto un diligente alunno del lutamente esemplari di una società classico Giovanni Morelli avrebbe provinciale e alta, una civiltà vissuta saputo apprezzare le raffinate affiin comune. E qui poco importa se i nità o differenze tra quelle centimilanesi appaiono più che perfetti, naia di unghie e orecchie e labbra appena seguiti dai fiorentini. In am- nelle Annunciazioni o nei Gesù bienti sempre più romantici, o sca- Bambini? Ma con Chardin si apprezza anpigliati, o veristi, e avviandosi al Novecento di Boldini e poi Balla e Boc- che la pulizia e nettezza negli amcioni, volentieri può ritornare alla bientini. Come del resto nei veneti memoria l’interessantissima espo- esposti dalla bergamasca Accadesizione varesina, intitolata «Accop- mia Carrara nello sventurato Chiopiamenti giudiziosi», pochi anni fa, stro del Bramante, romano, con e dedicata alla ritrattistica nelle fa- l’architettura illustre non «ritrovamiglie industriali lombarde otto- ta» come si celebra al Palazzo Barcentesche: i Ponti, Crespi, Tosi, Am- berini, bensì sconciata dall’orrida man, Zambeletti, Bassetti, Cantoni, copertura metallica e vitrea o plaPuricelli, Poretti, Panza di Biumo... stica. Appunto alla Carrara il Mofra coetanei, potrebbero trovarsi relli donò la sua importante colleanche qui, al Palazzo Zabarella. Sul- zione, a partire dal Pisanello qui la copertina di questo catalogo, una nella prima sala. ...E così intanto sono passati più fanciulla di Vittorio Corcos sognante su alcuni romanzi francesi. La fi- di trent’anni da quella ricchissima glia di Corcos, Memmi Strozzi, ave- esposizione di Chardin al Grand va a Castiglioncello una famosa vil- Palais parigino. Anche quella curala sul mare che vendette poi ad Al- ta da Pierre Rosenberg. Prosit! berto Sordi. *** Può tornare anche il ricordo di Uno sporchissimo disordine, inuna vecchia dama internazionale che in un corridoio indicava un ri- vece, nelle vaste cucine contadine tratto parigino piuttosto brutto di raffigurate di fronte ai campi di bat-

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I dipinti

“LA TEMPESTA” DI GIORGIONE Esposta a Venezia, nel Palazzo Grimani

“BERSAGLIERI ALLA PRESA DI PORTA PIA” Il Cammarano è alle Scuderie del Quirinale

“SAN SEBASTIANO” DEL BRONZINO Il ritratto è a Firenze, a Palazzo Strozzi


la Repubblica

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PER SAPERNE DI PIÙ www.palazzogrimani.org www.scuderiequirinale.it

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FRAGOLE “Il paniere di fragole di bosco” (1761) di Jean Siméon Chardin in mostra a Ferrara

TUTTI

ALL’

EVENTO CON LO ZAINETTO

taglia nella pittura del Risorgimento, alle Scuderie del Quirinale. Baraonda e bailamme, infatti, ovviamente nei sanguinosi fatti d’arme in luoghi come Solferino e Magenta e Cernaja e Palestro, che i più o meno giovani potranno eventualmente recepire come indirizzi stradali per posta e taxi, colori violacei da tintorie della nonna, magari affluenti minori del Po. Alla battaglia di Magenta, secondo Gerolamo Induno, addirittura truppe francesi inturbantate e africane pugnavano contro le caratteristiche giubbe bianche» (vedi Senso) degli austriaci. Avranno poi “marocchinato” le magentine, come nella Ciociara? Chiunque abbia avuto uno zio comandante di bersaglieri avrà presente questi «Bersaglieri alla presa di Porta Pia» di Michele Cammarano in copia di immense dimensioni dietro una scrivania nera e a fianco di una torchère bronzea alta due metri. Lì da piccini si commentava l’Amleto. Ma secondo tutta questa pittura risorgimentale, verso il 1861 lordume e sozzeria dilagano nelle abitazioni rurali e villerecce. Per questi pittori di vastissimi formati, quelle dimore per ampie famiglie sono soltanto porcai e cessi. E non solo per le bestie e galline in casa, non sull’aia, fra bimbi lerci e massaie ripugnanti. Verdure marce e stracci sudici su pavimenti che non hanno mai conosciuto una scopa. Padellini bisunti gettati qua o là, o appesi storti fra cenci sordidi. Altro che il nitore igienico di Chardin. Ora, senza stare a invocare tanti olandesi o il Biedermeier, e senza arrivare al neorealismo, è davvero possibile che le mamme e nonne e figlie e cugine e cognate italiane rustiche fossero davvero così laide e caotiche, mentre gli uomini combattevano e si attendevano i dispacci? I «telefoni bianchi» e «la quadriglia si balla in famiglia» saranno allora stati così esemplari e didattici, per la pulizia almeno dei pavimenti e impiantiti e pianciti, fra le ciabatte di Titina e Totò? *** A Firenze - per Caravaggio e i Ca-

ravaggeschi - folle di gruppi disumani in fila agli Uffizi e a Pitti. Ma le file e code piacciono molto, fra gli zainetti e le zainette. Come a qualunque “must” e “cult”, si fanno e scambiano conoscenze e tendenze e rapporti e indirizzi. Aumentano «geometricamente» anche i bacet-

Nella pittura del Risorgimento vediamo uno sporchissimo disordine, vaste cucine contadine di fronte ai campi delle battaglie storiche ti e baciozzi fra coppie anziane e magari orribili. Soprattutto nelle file davanti ai WC. Analogamente, ci si può chiedere, davanti alle folle che si sono agghindate per le inaugurazioni e gli eventi, o si schierano con pupi e passeggini alle notti bianche: come mai, la domenica mattina, nessuno poi si mette in fila davanti al Palazzo Barberini o al Maxxi o ai Caravaggio di Santa Maria del Popolo? Così pure ci si domanda, non vedendo mai letterati monosettoriali ai concerti, se almeno ogni tanto vanno a vedere qualche mostra, e in quali ore, tra le attività al computer, le presentazioni, le varie prestazioni gratuite, le partecipazioni di favore, gli interventi «come ospite», le collaborazioni «perché ci tengono tanto», i contributi fra il boom dell’industria del lusso e i dolorosi tagli di bilanci, i tre o quattro bestseller annunciati che arrivano a pacchi ogni giorno con oltre mille pagine quotidiane da leggere, e i vari giornali da scorrere, e magari le esigenze amministrative del mercato... E fuori, per qualsiasi “evento”, le masse omologate dai media, con le bottigliette dell’acqua... Però, quanti intellettuali fuori moda avranno verificato il tasso di intellettualità più o meno anacronistica nelle novità musicali stagionali, oppure nei poco fre-

quentati Adolph Gottlieb e Philip Guston, al Guggenheim veneziano e al Bilotti romano? Eppure non sono più abituali, ora da noi, le mostre di americani del Novecento. A Palazzo Barberini, intanto, le sale restaurate al pianterreno ospitano pitture non eccezionali del Tre e Quattrocento, mica tanto visitate. Mentre il gran salone con la gigantesca volta di Pietro da Cortona, affollatissima di figure emblematiche intorno alle api barberiniane pingui come le «vacche grasse» nel sogno del Faraone - può forse invogliare alle opere fiorentine del Cortona medesimo. E anche a una sua mostrina di minuscole squisitezze ammirabili alla Casa Buonarroti. Magnifiche pose in splendidi manti. *** Soprattutto il sabato, file e folle nel cortile di Palazzo Strozzi, per il Bronzino. Mentre nel primo sabato d’apertura i visitatori era-

no pochi: si vede che non era ancora percepito come “evento”. Quale garbo. Quanto stile. E che forbitezza fiorentina azzimata, nelle vesti come nel look facciale dei Medici e dei giovinetti e delle dame o delle attonite piccine. Ricami e carnagioni di rose e perle e tuberose estremamente signorili. E caratterizzazioni assai squisite: la doppia barba rossastra del severo Bartolomeo Panciatichi; il naso dantesco della poetessa Battiferri, giustamente di profilo, accanto ad altri nasi adunchi o camusi ducali e papali. Tutti austeri «di circostanza», tranne un giovane San Sebastiano che sorride malgrado una grossa freccia sprofondata nel fianco. Anche piuttosto grassocci da giovani, quando i Medici si spogliano. Già adiposi, per Bronzino. Più doverosi, Guidobaldo delle Rovere o Lucrezia Panciatichi o Stefano Colonna, in posa come in un vecchio studio Alinari. Ma fra questi angoli torna in mente Federico Zeri. Qui, a una famosa mostra sul Seicento fiorentino, voleva sfuggire agli adepti barocchi di Piero Bigongiari e Gigi Baldacci che chiedevano i suoi giudizi sul Coccapani e Cecco Bravo. Così mi trascinò di fronte a sé: «E adesso, facciamo finta di chiacchierare». Qui accanto, presso il caffè delle Giubbe Rosse, ove negli anni Trenta e primi Quaranta si riuniva il meglio della letteratura italiana, con i rinomati Ermetici, chiesi invece ad Alessandro Bonsanti se in quel loro tempo gli intellettuali si recassero talvolta al Maggio Fiorentino, dove Casorati e Sironi e De Chirico e Aschieri e Salvini sensazionalmente riformarono la messinscena operistica italiana, sotto la guida di G. M. Gatti e Vittorio Gui. Sì, sì, si andava, mi rispose Bonsanti. Però non rimangono purtroppo tracce memoriali di quelle andate ermetiche dalle Giubbe al Maggio. O dall’Antico Fattore al Teatro Comunale. *** Alla mostra di Cranach nella Galleria Borghese, già dalla prima spettacolosa e sensazionale sala torna piuttosto in mente una storia di parecchi anni fa. Si era a Weimar, nel frugale albergo tradizionale Elephant (celebrato anche da Thomas Mann in Carlotta a Weimar), per un soggiorno invariabile giacché vidimato

L’iniziativa

LA CULTURA È ECONOMIA A “FLORENS 2010” FIRENZE — Il patrimonio culturale come motore economico. È il senso di «Florens 2010», la settimana internazionale dei beni culturali e ambientali ideata da Confindustria Firenze e aperta giovedì scorso. Un calendari di eventi fitto di seminari e approfondimenti ma anche di provocazioni «en plein air» come la copia del David di Michelangelo issata prima sul Duomo e posta poi sul sagrato. E come il prato verde apparso improvvisamente sabato in piazza Duomo. Una citazione della pisana Piazza dei Miracoli ma anche un ricordo del miracolo di San Zanobi, la cui bara fece fiorire un alberello spoglio. Secondo Confindustria e il Comitato promotore di Florens 2010 di cui fa parte anche la Cna, Firenze e la Toscana rappresentano la sede ideale per la nascita di «un laboratorio globale di arte, cultura ed economia esportabile a livello internazionale». Oggi la manifestazione si trasferisce a Scandicci per una sessione dedicata alla città come bene contemporaneo. M.V . © RIPRODUZIONE RISERVATA

dall’allora DDR. E non includeva la domenica: unico giorno (allora) con visita dalle 11 alle 12 nella cattedrale, per il celebrato Trittico del vecchio Cranach sull’altar maggiore. Si fece così col portinaio un po’ di Alberto Sordi, maneggiando qualche dollaro, e si entrò facilmente, in settimana. Poco dopo, in una dimora toscana, un vecchio gentiluomo francese (che sapeva) mi domandò una gita a Pratolino, dove era stato negli anni Trenta, «ai tempi di Prince Paul». Tutto chiuso. E lui: «Faites l’Italien ici». Funzionò. Qui alla Borghese, fra la molteplicità seriale delle Veneri e Lucrezie di sensualità morbida e frigida, forse soprattutto sorprende l’analogia fra il Cranach e il Lotto nel trattamento delle autoflagellazioni senili di San Gerolamo. Un tema già stucchevole nei vecchi filmini artigianali presso i più antichi porno-shops. L’imbarazzante auto-erotismo sadomaso dello sventurato vegliardo qui risulta distratto, nei due casi, fra montagne inverosimili e bestioline volutamente fantastiche, forse volutamente “fetish”. Così tutto torna? Tutto talmente intrigante che il Crocifisso boschereccio risulta analogo a quello che appare tra le corna del cervo a un noto santo cacciatore sulle etichette degli amari digestivi. Che mancanza di sorrisi, però.

In molti quadri con sovrani e cacciatori, e anche in certi nudi danzanti delle tante mitiche “età dell’oro”, spicca una totale mancanza di sorrisi Non solo nei ritratti di sovrani e cacciatori, ma perfino in ogni mitica «età dell’oro» coi nudi seriosamente danzanti fra gli agrumi entro un perimetro murario curvo e stretto. Un cortile? Nessuna «pioggia dorata», tuttavia: quella voluptas diuretica divina o feriale così diffusa nei tradizionali territori della buona birra. Che gradita sorpresa, però, rivedere qui un ritratto già ammirato nella remota Schwerin raccomandata da certi vecchi romani come culla di antiche dinastie feudali tra le più illustri. «Ach, Schwerin» sospiravano, ai tempi della DDR. @Alberto Arbasino © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica

SPETTACOLI

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&TELEVISIONE

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L’attore romano torna al cinema con “Figli delle stelle”, una commedia con risvolti sociali E tra breve sarà nuovamente a teatro al fianco di Ascanio Celestini per “Lotta di classe”

Giorgio Tirabassi “Amo il teatro, lavoro in tv, ma oggi scelgo il cinema” SILVIA FUMAROLA

Far ridere

L’ideale è far ridere e commuovere. Una cosa non esclude l’altra, dalla più grande tragedia può nascere la risata

ROMA trano il destino, no? Nella storia l’unico a rimetterci è il politico onesto: di questi tempi, fa tenerezza». Sorride Giorgio Tirabassi parlando del sottosegretario che interpreta nella commedia “Figli delle stelle” di Lucio Pellegrini, un uomo perbene, idealista, scambiato per il ministro del Lavoro, sequestrato da un

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qui c’è un gruppo di persone che deve sbarcare il lunario, convinta che serva un gesto per aiutare se stessi e gli altri. E’ un film corale. Il gruppo- Claudia Pandolfi, Fabio Volo, Paolo Sassanelli, Giuseppe Battiston, Pierfrancesco Favino – è molto affiatato. Con interpreti sensibili tutto è possibile, se in una storia così ci metti mezza intenzione diventa retorica». Ha scelto il cinema con Pellegrini e Celestini. Si era stancato della tv? «Da tempo cercavo di allon-

tanarmi, con tutto il rispetto, dalla televisione. Perché c’è anche il problema che se sei in tv diventi “meno bravo e importante”, mentre in America è il contrario. Oggi la fiction viene fatta sulle tragedie fresche di giornata, il cinema ha meno condizionamenti, dà più spazio alla creatività. Pensi a Celestini, che ha fatto un film poetico sul manicomio. “La pecora nera” è nato per il teatro e Ascanio ha portato quel mondo al cinema. Sono felice di tornare a fare teatro con lui».

Che farà? «A marzo debutto con “Lotta di classe”, tratto dal suo romanzo che è una fotografia della società in cui viviamo, appunto precaria. Una fotografia dei precari. Ascanio è lucido nella sua analisi». E’ ottimista sull’Italia? «Più di questo che deve succedere? Ci siamo cappottati, quello che era un disvalore è diventato un valore, Corona fa la pubblicità, se hai un po’ di pelo sullo stomaco ti prendi l’Italia». Che pensa della polemica sul

Il film di Pellegrini “Figli delle stelle”, di Lucio Pellegrini, ha come protagonisti Giorgio Tirabassi, Giuseppe Battiston, Claudia Pandolfi, Pierfrancesco Favino, Fabio Volo

Cinema e tv

Oggi la fiction viene fatta sulle tragedie di giornata, il cinema ha meno condizionamenti, ha più creatività L’Italia

Più di questo che deve succedere? Ci siamo cappottati, quello che era un disvalore è diventato un valore

gruppo di rapitori pasticcioni a fin di bene. «Sono idealisti anche loro, esattamente come lui», racconta l’attore, «questo film parla della realtà italiana, dei precari, con un tono grottesco». Cinquant’anni, innamorato del teatro, adottato dalla tv (“Distretto di polizia”, “Ultimo”, “I liceali”, la grande interpretazione di Borsellino), Tirabassi, cresciuto alla Scuola di Gigi Proietti, è uno degli attori che ama di più la commedia. «“Figli delle stelle” ironizza sull’ideologia, fare la commedia sui riferimenti seri è la cosa più difficile». Tirabassi, è un salto negli anni 80. «Sì, inciampa in quegli anni. Ma qui non ci sono terroristi organizzati, ma un gruppo di cialtroni che vogliono aiutare la vedova di un collega che è morto. Mi piace pensarlo come una specie di “Full monty”. Anche

REPUBBLICA.IT Sono online i Podcast di Bandettini, Lastella e Assante

cinema italiano? «Parliamoci chiaro: in Italia la distribuzione dei film se non è della Rai, è di Mediaset o di qualcuno che fa i salti mortali. Invece si dovrebbe fare fronte comune. Non condivido quello che ha detto Salvatores alla fine della Mostra di Venezia ma una cosa la so: Sofia Coppola mi deve ridare i 15 euro dei biglietti. E li rivoglio». “Somewhere” l’ha annoiata? «Non mi ha annoiato, mi ha indispettito, l’ho trovato un “Lost in translation” senza Bill Murray. Un esercizio di stile fatto con una certa superbia». Ha tradito la tv ma a Natale torna su Canale 5 con la commedia “Un cane per due” in coppia con Carolina Crescentini. «E’ un film prodotto da Pietro Valsecchi diretto da Giulio Base, di una serata, stile Disney: interpreto un ex pubblicitario di successo che entra in crisi. L’agenzia ha i conti in rosso, ritrova se stesso quando incontra un cane e una ragazza deliziosa, Carolina. Intendiamoci, non sono diventato nemico della tv, ho girato “Boris”, che è geniale. Ma mi piace cambiare». Le piace far ridere? «Molto, ma l’ideale – ed è la cosa più difficile - è far ridere e commuovere. Una cosa non esclude l’altra, dalla più grande tragedia può nascere la risata, la vita è fatta così. Ma per ottenere il pianto devi essere bravo a schivare la retorica. Per me Nino Manfredi rimane il più bravo di tutti. Insieme ad Aldo Fabrizi, che è così moderno. De Niro è arrivato dopo. Per non palare di quelli che oggi perdono il senno, li devi chiamare col nome del personaggio... L’attore deve stare sempre coi piedi per terra. Mica scherzo, se in teatro uno si distrae gli tirano le scarpe». © RIPRODUZIONE RISERVATA


La famiglia De Laurentiis

La protagonista Miley Cyrus

Con 90 milioni di dollari

“Ai funerali per Dino vestitevi di rosso”

“Il divorzio dei miei è colpa di Hannah Montana”

“Megamind” campione di incassi in Usa

«Vestite di rosso, Dino non avrebbe voluto un mare di nero al suo funerale»: così la famiglia De Laurentiis. La cerimonia oggi a Los Angeles

Miley Cyrus si sente in colpa per il divorzio dei genitori. «Si sono concentrati sul successo di “Hannah Montana” e nulla li tiene più assieme»

La commedia animata “Megamind” guida il box office Usa per la seconda settimana. È a quota 90 milioni di dollari

Nasce il canale Rai5 il digitale terrestre che piace alla Lega

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I protagonisti IL CONDUTTORE Carlo Massarini tra web e musica: sarà uno dei personaggi chiave per costruire un “cantiere di idee” con i telespettatori

LA REPORTER Benedetta Mazzini, figlia di Mina, prepara per Rai5 una serie di dieci reportage che ha girato nel continente africano

Arte e musica, con Daverio e Arbore

LO SHOWMAN Renzo Arbore torna in tv e dopo il debutto su Rai International arriverà su Rai5 con “Oggi qui, domani... là”

IL CRITICO Philippe Daverio, animatore di “Passepartout”, su Rai5 parlerà di arte e architettura

LEANDRO PALESTINI ROMA L 26 novembre, il servizio pubblico sfornerà un nuovo canale digitale. Si chiama Rai5 e nasce sotto l’egida della Lega. «Un canale più local per diventare più global» è lo slogan scelto dal vicedirettore generale Antonio Marano, leghista, per anticipare l’identikit di Rai5, «rete

I

locali, a partire dalla cultura». Negli studi Rai di Corso Sempione, il battesimo di Rai5 avverrà il 26 novembre, in perfetta sincronia con lo switch-off più atteso, quello dell’apertura del digitale

per il web, intorno al sito Rai5.rai.it si dovrebbe coagulare una sorta di «cantiere di idee» in cui i telespettatori avranno un ruolo attivo. Per questo è stato chiamato un esperto di musica e

web come Carlo Massarini. Qualcosa trapela su alcuni nomi chiamati per costruire Rai5. Philippe Daverio, già animatore di Passepartout su RaiTre (e in passato consigliere leghista al comune di

La curiosità

Battesimo il 26 novembre negli studi di Corso Sempione a Milano per lo switch off semigeneralista, innovativa, con ampia offerta di intrattenimento culturale. Si parlerà di arte, moda e musica senza essere mai seriosi. Con un occhio alla promozione del made in Italy: ci sarà attenzione per il turismo, l’artigianato e l’industria». Così, si spiega l’annunciata sinergia con l’Expo di Milano 2015. «La trattativa con l’Expo la porta avanti il direttore generale Masi. Io posso dirvi che Rai5 risponde a un preciso progetto culturale. Si dice che sarà un canale della Lega solo perché si fa a Milano. Ma il Nord è cosa ben più ampia...», taglia corto Marano, mentre Massimo Ferrario, direttore del centro di produzione milanese, nei giorni scorsi ha confermato che Rai5 rappresenta «una straordinaria opportunità per sviluppare il rapporto fra tv e territorio nell’ottica di una valorizzazione di tutte le eccellenze

terrestre a Milano e dintorni. A pochi giorni dalla messa in onda, i vertici Rai tengono ancora le carte scoperte sull’offerta, sul palinsesto. Ma si sa che il nuovo canale avrà una speciale attenzione

Folla in delirio a Roma per l’arrivo del dj francese, diventato un richiestissimo “cover boy”

Bob Sinclar, il dj divo della consolle “La creatività oggi è solo nei dance club” FEDERICO CAPITONI

Bob Sinclar

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Il dj è anche un musicista nella misura in cui prende musica già realizzata, riciclandola per creare un suono nuovo

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ROMA — E’ da un po’ di tempo ormai che non si fa più fatica a inserire di diritto nel novero dei musicisti anche i “suonatori di dischi” come i Dj. Nonostante non suonino uno strumento tradizionale, hanno un pubblico sempre più vasto che li idolatra come rockstar. Bob Sinclar, francese di 41 anni, sulla scena da almeno venti, è un divo in tutto il pianeta che è riuscito a volare oltre l’ambito delle discoteche. Oggi si può anche concedere di mettersi in mutande, diventando così il testimonial della nuova collezione di intimo maschile Yamamay. E in effetti sabato Via del Corso a Roma (dove è stato inaugurato il primo di una nuova serie di punti vendita) era intasata da adulti e adolescenti indistintamente che volevano vedere, fotografare l’autore di tormentoni mondiali come Lala Song o Love Generation. Mr Sinclar, che cosa significa essere un Disc jockey? «La musica per me è l’insieme di tutte le emo-

zioni della vita. Con la musica voglio far viaggiare le persone in tutti i campi emotivi. Credo che il dance club sia l’unico posto ormai dove si è liberi di fare ciò che si vuole. Quando ero giovane vedevo come il Dj riusciva a farsi amare da tutti. Io amo la musica, mi piace comunicare la mia gioia e vedere come mi ritorna da chi balla in pista. Bisogna conoscere la gente per capire come farla viaggiare per tre ore di fila, non basta mettere a segno una hit dopo l’altra». Il Dj può considerarsi un musicista? «Bisogna distinguere il Dj che mixa soltanto dal record producer. Il Dj è anche un musicista nella misura in cui prende musica già realizzata, riciclandola per creare un suono nuovo. Posso dire che il suono è importante quanto la melodia e le parole. Come Dj lavoro con i musicisti nel senso classico del termine, però io sento la musica in maniera diversa, non come note che stanno bene insieme ma attraverso un personale sentimento interno». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Milano) sta lavorando a trasmissioni su alcuni dei temi a lui cari, dall’arte all’architettura. Gregorio Paolini, autore creativo, starebbe lavorando a nuovi format per l’intrattenimento culturale. Largo spazio sarà dedicato alla documentaristica, con l’acquisto di documentari di pregio ma non solo: Benedetta Mazzini, figlia di Mina, starebbe lavorando a dieci reportage sull’Africa; il cantante pop Omar Pedrini dovrebbe presentare dei documentari musicali. Renzo Arbore, dopo il debutto su Rai International, approderà con “Oggi qui, domani... là” con la sua band. Ci sarà un grande chef, Gualtiero Marchesi, che parlerà di cucina e cultura. Il teatro sarà ben rappresentato, con il meglio della programmazione teatrale italiana e una serie di introduzioni affidate a nomi eccellenti. Ma ci sono già le critiche. Sarebbero troppe le caratterizzazioni di Rai5, una rete che parte con un piccolo budget. Qualcuno dice che, per costruire il nuovo canale si sta rovistando nella bottega (ormai chiusa) di RaiSat. Antonio Marano dice che sarà Pasquale D’Alessandro, attuale direttore di Innovazione e Prodotto Rai (ma anche creatore di programmi celebri di Rai3 come La grande storia e Che tempo che fa di Fazio) il responsabile del progetto Rai5. Ma il diretto interessato è ancora senza delega. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica

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R2PROGRAMMI

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

PER SAPERNE DI PIÙ tv.repubblica.it www.sky.it

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IL RITRATTO IN MUSICA DI FIORELLA MANNOIA

REVOLVER l’appuntamento settimanale con la musica curato da Assante e Castaldo, propone i Negramaro, The National, un intervista a Brian Eno, Menomena, Bryan Ferry e i Clash di “Sandinista” RAI 1

F

SKY

6.00 Extra Factor 6.20 Girlfriends - Tf 6.40 La peggiore settimana della nostra vita - Tf 7.00 Carton Flakes 9.30 Sorgente di vita Meteo2 10.00 Tg 2punto.it 11.00 I Fatti Vostri - Conducono G. Magalli, A. Volpe, M. Cirillo 13.00 Tg2 Giorno 13.30 Tg 2 Costume e Società 13.50 Medicina 33 14.00 Pomeriggio sul 2 - conducono C. Balivo, M. Infante 16.10 La signora in giallo - Tf 17.00 Numb3rs - Tf 17.45 Tg2 Flash L.I.S. / Meteo2 17.50 Rai Tg Sport 18.15 Tg2 18.45 Extra Factor 19.35 Squadra Speciale Cobra 11 - Tf 20.30 Tg2 20.30 21.05 Raidue Rewind Senza traccia - Tf 23.25 Tg2 23.40 Tvm: Vivere con il nemico - di P. Gagnon, con S. Lancaster, M. Humphrey 1.00 Tg Parlamento 1.10 Protestantesimo 1.40 Extra Factor 2.10 Almanacco 2.20 Meteo 2 2.25 Appuntamento al cinema 2.35 Film: La Répétition L’altro amore - di C. Corsini, con E. Béart 4.10 Stracult pillole

CANALE 5

6.30 7.00 7.30 8.00 9.00 9.10 9.15 10.00 11.00 11.10 12.00 12.25 12.45 13.10 14.00 14.20 14.50 15.00 15.05 15.50 16.00 17.40 19.00 19.30 20.00 20.10 20.35 21.05 23.15 0.00 0.10 1.00

Il caffè di Corradino Mineo TgrBuongiorno Italia Tgr Buongiorno Regione Rai 150 anni. Shoah: morte nel ghetto Dieci minuti di... programmi dell’accesso Figu Album di persone notevoli Agorà. Conduce A. Vianello Agorà Brontolo. Conduce O. Beha Apprescindere Tg3 Minuti Tg3-Rai Sport Notizie Meteo3 Tg3 Fuori Tg Le storie - Diario Italiano Julia - Tf Tg Regione Tg Regione Meteo Tg3 / Meteo3 Tgr Leonardo Tg3 Flash L.I.S. La strada per Avonlea - Tf Tg3 Gt Ragazzi Cose dell’altro Geo Geo & Geo. All’interno: 18.10 Meteo3 Tg3 Tg Regione Tg Regione Meteo Blob Seconde chance - Tf Un posto al sole Vieni via con me. Conducono F. Fazio e R. Saviano Correva l’anno Tg 3 Linea notte Tg Regione/Metero 3 Appuntamento al cinema

CANTANTE Fiorella Mannoia, una delle interpreti più amate

ITALIA 1

6.00 Prima pagina 7.55 Traffico / Meteo5 /Borse e Monete 8.00 Tg5 Mattina 8.40 Mattino Cinque. Conducono F. Panicucci, P. Del Debbio. All’interno. 9.55 Grande Fratello pillole / Tg5 Ore 10 11.00 Forum 13.00 Tg5 / Meteo5 13.40 Beautiful 14.05 Grande fratello pillole 14.10 Centovetrine 14.45 Uomini e donne 16.15 Amici 16.55 Pomeriggio Cinque. Conduce B. D’Urso. All’interno: 18.05 Tg5 -5 Minuti 18.50 Chi vuol essere milionario. Condotto da Gerry Scotti 20.00 Tg5 / Meteo5 20.30 Striscia la notizia - La voce dell’improvvidenza. Conducono Ezio Greggio e Enzo Iacchetti 21.10 Grande Fratello - conduce Alessia Marcuzzi 0.15 Mai dire Grande Fratello con la Gialappa’s Band 1.00 Tg5 - Notte / Meteo5 1.30 Striscia la notizia (r) 2.10 Uomini e donne (r) 3.40 Amici (r) 4.20 Grande Fratello 4.35 Nati ieri - Tf 5.30 Tg5 - Notte (r) / Meteo 5 Notte (r)

6.40 8.40 10.30 11.25 12.25 13.05 13.40 13.50 14.20 14.50 15.30 15.40 16.40 17.35 18.30 19.00 19.30 20.05 20.30 21.10

23.05

1.25 1.55 2.20 2.35 2.50 3.35 3.50 5.20 5.35

9.20 Verdetto finale - di R. Mulcahy Sky Cinema Max HD 9.40 Se mi guardi mi sciolgo - di S. Herek Sky Cinema Family HD 10.05 Il maledetto United - di T. Hooper Sky Cinema 1 HD 10.35 The Message - di M. Akkad Sky Cinema Classics 11.15 Una notte per decidere - di P. Haas Sky Cinema Family HD 11.45 Cado dalle nubi - di G. Nunziante Sky Cinema 1 HD 12.35 Talk Radio - di O. Stone Sky Cinema Mania 13.15 Traitor - Sospetto tradimento di J. Nachmanoff Sky Cinema Max HD

cinema pomeriggio

cinema sera

cinema notte

14.25 Incinta o...quasi - di L. Shapiro Sky Cinema Hits HD 14.30 Lezioni d'amore - di I. Coixet Sky Cinema Mania 15.05 Un'estate ai Caraibi - di C. Vanzina Sky Cinema Family HD 15.55 Twilight - di C. Hardwicke Sky Cinema Hits HD 16.25 The Reader - A voce alta di S. Daldry Sky Cinema Mania 17.20 The International - di T. Tykwer Sky Cinema Max HD 18.00 Final Destination 2 - di D. Ellis Sky Cinema Hits HD 18.30 I diari della motocicletta -di W. Salles Sky Cinema Mania

21.00 La prima cosa bella - di P. Virzì Sky Cinema 1 HD 21.00 Il giorno della locusta di J. Schlesinger Sky Cinema Classics 21.00 Vincere insieme - di S. Herek Sky Cinema Family HD 21.00 La caduta degli dei - di L. Visconti Sky Cinema Italia 21.00 Houdini - L'ultimo mago di G. Armstrong Sky Cinema Mania 21.00 Il collezionista di ossa - di P. Noyce Sky Cinema Max HD 21.15 Viaggio al centro della Terra di E. Brevig Sky Cinema Hits HD

22.35 Il padre della sposa 2 - di C. Shyer Sky Cinema Family HD 22.45 Ghost Town - di D. Koepp Sky Cinema Mania 22.55 Martian Child - Un bambino da salvare - di M. Meyjes Sky Cinema Hits HD 23.05 Il respiro del diavolo - di S. Hendler Sky Cinema Max HD 23.10 La ragazza che giocava con il fuoco di D. Alfredson Sky Cinema 1 HD 23.35 E' simpatico, ma gli romperei il muso di C. Sautet Sky Cinema Classics 23.35 Marpiccolo - di A. Di Robilant Sky Cinema Italia

20.00 Calcio: Juventus - Roma Serie A Sintesi Sky Supercalcio HD 20.15 Bollettino Sportivo Eurosport 2 20.30 Champions Club (r) Eurosport 2 20.30 SKY Calcio prepartita Sky Sport 1 HD 20.30 Adrenaline stories (r) Sky Sport 3 HD 20.30 SKY Calcio prepartita Sky Supercalcio HD 20.45 1a parte. Ep. 13 Nissan The Quest Sky Sport 2 HD 21.00 Wrestling: This Week on WWE Pro Wrestling EuroSport HD 21.00 Calcio: Siena - Grosseto Serie B Sky

Sport 1 HD 21.00 Wrestling: Ep. 20 WWE Experience Sky Sport 2 HD 21.00 Tennis: ATP World Tour Masters 1000 Parigi (r) Sky Sport 3 HD 21.00 Calcio: Siena - Grosseto Serie B Sky Supercalcio HD 21.30 Wrestling: Vintage Collection: R. Ramon - Triple H - B. Hart Pro Wrestling Differita EuroSport HD 21.45 Free Ride Spirit (r) Eurosport 2 22.00 Watts (r) Eurosport 2 22.00 Basket: Oklahoma City - Portland Trail Blazers NBA (r) Sky Sport 2 HD

22.00 Rugby: Italia - Argentina Test Match (r) Sky Sport Extra 22.15 Basket: Olympiakos - Icarus Campionato Greco Differita Eurosport 2 22.30 Total KO Fight Sport (r) EuroSport HD 23.00 Speciale (E' sempre) Calciomercato Sky Sport 1 HD 23.00 Calcio: Siena - Grosseto Serie B (r) Sky Sport 3 HD 23.00 Calcio: Juventus - Roma Serie A (r) Sky Supercalcio HD

sport

19.00 Ep. 12 Serie A Remix Sky Sport 1 HD 19.00 Wrestling: Ep. 20 WWE Domestic Smackdown! (r) Sky Sport 2 HD 19.00 Golf: JBWere Masters (r) Sky Sport Extra 19.30 Free Ride Spirit (r) Eurosport 2 19.30 Mondo Gol Sky Sport 1 HD 19.30 Calcio: Inter - Milan Serie A (r) Sky Supercalcio HD 19.45 All Access Euro 2012 (r)EuroSport HD 19.45 Bollettino Sportivo Eurosport 2 20.00 Motorsports Weekend (r) Eurosport 2

FOX 10.35 10.35 10.45 11.00 11.00 11.15 11.35 11.35 11.40 11.55 11.55 12.00 12.10 12.30 12.35 12.45 12.45 13.00 13.05 13.25

S.O.S. Tata Fox Life Love Boat Fox Retro I Simpson Fox HD Shark - Giustizia a tutti i costi Fox Crime HD N.Y.P.D. - New York Police Department FX Futurama Fox HD Dharma e Greg Fox Life Il Tenente Colombo (1968-1978) Fox Retro American Dad Fox HD N.C.I.S. - Unità anticrimine Fox Crime HD The Dead Zone FX La Tata Fox Life I Simpson Fox HD Ally McBeal Fox Life 'Til Death Fox HD Law & Order - I due volti della giustizia Fox Crime HD X-Files FX Il mio amico Arnold Fox Retro The Cleveland Show Fox HD The Dr. Oz Show Fox Life

RETE 4

Cartoni animati Smallville - Tf Terminator - Tf Heroes - Tf Studio aperto / Meteo Studio Sport Cotto e mangiato - Il menù del giorno I Simpson My Name is Earl - Tf Camera Café Camera Café ristretto Cartoni Il mondo di Patty Ugly Betty - Tf Studio Aperto / Meteo Studio Sport Big Bang Theory - Sitcom I Simpson - Tf Trasformat - Quiz Film: Un’impresa da Diodi T. Shadyac, con S. Carell, M. Freeman Film: Hellboy - di G. Del Toro, con R. Perlman, D. Jones, S. Blair American Dad - Tf I Griffin- Tf Studio Aperto - La giornata Media Shopping Cinque in famiglia - Tf Media Shopping Film: Prima dell’Apocalisse 3 - di C. R. Baxley Media Shopping Willy, il principe di Bel-AirSitcom (3 episodi)

[servizio a pagamento]

cinema mattina

intimi come il suo rapporto con gli uomini. Allo speciale seguirà un singolare appuntamento “live”. Nel concerto Fiorella Mannoia ripropone i suoi più grandi successi discografici in una nuova chiave acustica oltre a presentare il nuovo singolo scritto dagli Avion Travel, “Se veramente Dio esisti”. Sarà un’occasione imperdibile per riascoltare in una nuova chiave grandi successi come “Quello che le donne non dicono”, “I treni a vapore”, “Oh che sarà”, “Il cielo d’Irlanda” e molti altri.

RAI 3

RAI 2

6.10 Quark Atlante - Immagini dal pianeta 6.30 Tg1 Previsioni sulla viabilità 6.45 Unomattina: All’interno: Che tempo fa / 7.00-8.009.00 Tg1 / 7.30 Tg 1 L.I.S. / 7.35 Tg Parlamento / Che tempo fa / Tg1 Focus / 9.05 I Tg della Storia / 9.30 Tg 1 Flash/Che tempo fa 10.00 Verdetto finale 10.50 Appuntamento al cinema 11.00 Tg1 11.05 Occhio alla spesa 12.00 La prova del cuoco 13.30 Telegiornale - Tg1 Focus 14.00 Tg1 Economia Tg1 Focus 14.10 Bontà loro 14.40 Se... a casa di Paola 16.10 La vita in diretta. All’interno 16.50 Tg Parlamento; 17.00 Tg1; 17.10 Che tempo fa 18.50 L’Eredità 20.00 Telegiornale 20.30 Soliti ignoti 21.10 Il commissario Montalbano “Gli arancini di Montalbano” - Serie tv Tg1 60 secondi 23.35 Porta a Porta 0.35 Tg1- Notte / Tg1 Focus 1.05 Che tempo fa 1.10 Appuntamento al cinema 1.15 Sottovoce 1.45 Rewind-Visioni private 2.15 Film: La collera di Dio - di R. Nelson, con R. Mitchum

SATELLITE

iorella Mannoia si racconta nello “Speciale Fiorella Mannoia”, in onda stasera alle 21 in esclusiva su Sky Uno (canale 109), seguito alle 22 da un concerto nel quale la cantante ripropone i suoi brani più famosi rivisitati in chiave acustica, intitolato “Il tempo e l’armonia”. Fiorella Mannoia si racconta alle telecamere di Sky Uno attraverso un’intervista nella quale ripercorre le tappe essenziali della sua carriera e della sua vita, senza tralasciare argomenti più

DIGITALE TERRESTRE

Oggi

LA SETTE

5.15 Tg4 Night News 5.35 Peste e corna 5.40 Agente speciale Sue Thomas - Tf 6.25 Media Shopping 6.55 Charlies’ Angels - Tf 7.55 Starsky e Hutch - Tf 8.50 Hunter - Tf 10.15 Carabinieri - Tf 11.30 Tg4. All’interno: Meteo 4 12.00 Vie d’Italia notizie sul traffico 12.05 Wolff un poliziotto a Berlino - Tf 12.55 Detective in corsia - Tf 13.50 Il tribunale Forum Anteprima 14.05 Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum - Con R. Dalla Chiesa 15.10 Hamburg Distretto 21 - Tf 16.15 Sentieri - Soap 16.45 Film: Due amiche esplosive - di B. Dolman, con G. Hawn, S. Sarandon 18.55 Tg4. All’interno: Meteo 19.35 Tempesta d’amore 20.30 Walker Texas Ranger - Tf 21.10 Film: Nico - di A. Davis, con S. Seagal, S. Stone 23.10 I Bellissimi di R4 23.15 Film: La vendetta di Carter - di S. Kay, con S. Stallone, M. Richardson 1.15 Tg4 Night News 1.40 Pianeta Mare 2.05 Pianeta Mare - Sulle rottedei gabbiani 2.25 Vivere meglio 3.30 Media Shopping

DEEJAY TV

6.00 Tg La7 Meteo Oroscopo Traffico 7.00 Omnibus. All'interno alle ore 7.30 Tg La7 9.55 (ah)iPiroso. Conduce Antonello Piroso 10.50 Movie Flash 10.55 Otto e mezzo" conduce Lilli Gruber (r) 11.25 Movie Flash 11.30 Ultime dal cielo - Tf 12.15 Movie Flash 12.30 Life. Conducono Tiziana Panella e Armando Sommajuolo 13.30 Tg La7 13.55 Film: Torna, piccola Sheba - di Daniel Mann con Burt Lancaster, Shirley Booth 15.55 Movie Flash 16.00 Atlantide - Storie di uomini e di mondi. Conduce Natascha Lusenti 18.00 Adventure Inc - Tf 19.00 The District - Tf 20.00 Tg La7 20.30 Otto e mezzo. Conduce Lilli Gruber 21.10 L'infedele. con Gad Lerner 23.40 Tg La7 23.50 Effetto domino - Tutto fa economia 0.55 Prossima fermata 1.10 Movie Flash 1.15 Otto e mezzo (r) 1.55 Star Trek - Tf 5.55 CNN News

14.00 15.00 15.55 16.00 17.00 18.00 18.30 19.30 19.35 19.50 20.30 21.00 22.00 23.30

Deejay News Beat Best Of The Flow Deejay Tg Dvj Pop Rock Deejay Rock Deejay - Before & After Deejay News Beat Deejay Tg Shuffolato Pop-App Nientology Best Of Dj Stories Deejay Chiama Italia - Edizione Serale Odd Job Jack

MTV 12.00 13.00 13.05 13.30 14.00 14.05 15.00 15.05 16.00 17.00 18.00 19.00 19.05 19.30 20.00 21.00 22.00 22.30 23.00 0.00 0.30 1.30

Love Test Mtv News The Hills Celebrity Bites Mtv News Inuyasha The Final Act Mtv News Greek My Trl Video 10 Of the Best Storytellers Mtv News Sex with... Mom and Dad Speciale Mtv News The City Jersey Shore Pranked Mtv Special at Hitweek Lovelina Speciale Mtv News Dead Set Scream Queens

RAI

RAI 4

■ 6.30 6.40 7.05 7.50 8.40 9.20 9.50 10.10 10.55 11.40

13.30 14.15 15.00 15.45 16.30 17.10 15.55 18.40 19.35 20.20 21.10 22.40 23.30 0.20 1.50 2.35

La situazione comica Lo sfondamento dei cieli Beverly Hills 90210 - Tf Melrose Place - Tf High School Team - Tf Angel - Tf Streghe - Tf Primeval - Serie Tv Eureka - Serie Tv Film: Ong-Bak - Nato per combattere - di P. Pinkaew, con T. Jaa, P. Wongkamlao Roswell - Tf Streghe Lost - Tf Alias - Tf High School Team - Tf Streghe - Tf Eureka - Serie Tv Primeval - Serie Tv Alias - Tf Lost - Tf Film: The Way of War - di J.Carter, con C. Gooding Jr., J. K. Simmons Breaking Bad - Serie Tv Weeds - Serie Tv Film: Gossip - di D. Guggenheim, con J. Marsden, K. Hudson Alias - Tf Star Trek - Tf

■ 7.25 8.15 8.45 9.35 10.30 12.25 13.20 14.10 15.10 16.10 17.15 18.15 19.10 20.05 21.05 22.45 0.25 2.10

PREMIUM Capri 2 - Tf Baldini e Simoni Un medico in famiglia Vento di Ponente - Tf Una donna per amico 3 - Tf Incantesimo 8 - Soap Un medico in famiglia Capri 2 - Tf La Squadra 2- Tf Baldini e Simoni Vento di Ponente - Tf Capri 2 - Tf Incantesimo 8 - Soap Un medico in famiglia Il Capitano - Tf I Promessi Sposi - Miniserie Il Capitano - Tf I Promessi Sposi - Miniserie

MOVIE

07.50 Film: I motorizzati - di C. Mastrocinque, con W. Chiari, N. Manfredi 09.30 Film: Io Chiara e lo Scuro - di M. Ponzi, con F. Nuti, G. De Sio 11.15 Film: Travaux- di B. Rouan, con C. Bouquet, D. Flamand 12.50 Film: Pappa e ciccia - di N. Parenti, con L. Banfi, P. Villaggio 14.30 Film: Saxofone - di e con R. Pozzetto, M. Melato, C. Ponzoni 16.10 Film: The jungle di M. Delaporte, con P.

Mille, G. Gallienne 17.45 Film: Patroclooo! e il soldato Camillone - di M. Laurenti, con P. Franco, P. Vida 19.20 Film: Totò a Parigi - di C. Mastrocinque, con Totò, S. Koscina 21.05 Film: Assassinio sul Tevere- di B. Corbucci, con Tomas Milian 22.40 Film: La settimana bianca - di M. Laurenti, con G. D’Angelo 0.10 Film: Strada per la morte - di L. Cohen, con F. Balk, W. Kole 1.05 Film: L’arte del sogno - di M. Gondry, con G. Garcia Bernal 2.50 Film: Uno contro l’altro praticamente amici - di B. Corbucci

■ 09.50 10.00 11.45 12.10 13.05 14.00 15.10 15.45 18.25 18.50 19.35 20.35 20.50 21.05 22.50 23.25 0.25

EXTRA Blob Report Piloti La Superstoria Sfide L’almanacco del Gene Gnocco In 1/2 ora I migliori anni Backstage - I Promessi Sposi Memorie dal bianco e nero Che tempo fa della domenica Primi passi Blob Report La Superstoria L’almanacco del Gene Gnocco Che tempo fa del sabato

MEDIASET PREMIUM 13.30 I Simpson Fox HD 13.30 I Jefferson Fox Retro 13.40 N.C.I.S. - Unità anticrimine Fox Crime HD 13.40 Frasier FX 14.00 I Simpson Fox HD 14.00 Happy Days Fox Retro 14.05 Jarod - Il camaleonte FX 14.15 Grey's Anatomy Fox Life 14.25 I Simpson Fox HD 14.30 Starsky & Hutch Fox Retro 14.35 N.C.I.S. - Unità anticrimine Fox Crime HD 14.50 La vita secondo Jim Fox HD 15.00 The Dead Zone FX 15.10 Rosamunde Pilcher - Il giorno della tempesta Fox Life 15.15 Tutto in famiglia Fox HD 15.30 L'ispettore Barnaby Fox Crime HD 15.30 Hazzard Fox Retro 15.45 90210 Fox HD 15.50 The Unit FX 16.30 Love Boat Fox Retro 16.40 The O.C. Fox HD 16.40 Duro a morire FX

16.50 17.20 17.30 17.30 17.35 17.40 18.00 18.15 18.20 18.30 18.30 18.40 19.00 19.05 19.10 19.15 19.20 19.45 19.55 20.00 20.05

S.O.S. Tata Fox Life The Guardian Fox Crime HD T.J. Hooker Fox Retro Jarod - Il camaleonte FX I Simpson Fox HD Desperate Housewives - I segreti di Wisteria Lane Fox Life Modern Family Fox HD Shark - Giustizia a tutti i costi Fox Crime HD X-Files FX Scrubs Fox HD Il Tenente Colombo (1968-1978) Fox Retro Dharma e Greg Fox Life Tutto in famiglia Fox HD Grey's Anatomy Fox Life N.C.I.S. - Unità anticrimine Fox Crime HD The Unit FX La vita secondo Jim Fox HD I Simpson Fox HD Happy Days Fox Retro Cold Case - Delitti irrisolti Fox Life Law & Order - I due volti della

20.05 20.10 20.25 20.40 21.00 21.00 21.00 21.00 21.00 21.50 21.55 21.55 21.55 22.45 22.45 22.50 22.50 23.00 23.15 23.30 23.45

giustizia Fox Crime HD Duro a morire FX The Cleveland Show Fox HD I Jefferson Fox Retro I Simpson Fox HD The Gates Fox HD C.S.I. Miami Fox Crime HD Medium Fox Life Il Tenente Colombo (1968-1978) Fox Retro Prison Break FX The Gates Fox HD C.S.I. Miami Fox Crime HD Medium Fox Life Prison Break FX The Walking Dead Fox HD Diario di una squillo perbene Fox Life Profiling Fox Crime HD Sons of Anarchy FX I Jefferson Fox Retro Satisfaction Fox Life Happy Days Fox Retro N.C.I.S. - Unità anticrimine Fox Crime HD

cinema

09.25 Basic Instinct - di P. Verhoeven Premium Cinema Energy 09.30 Blackmail - di A. Hitchcock Studio Universal 10.55 Eyes Wide Shut - di S. Kubrick Premium Cinema Emotion 11.40 Terminator - di J. Cameron Premium Cinema Energy 13.30 Lo spazio bianco - di F. Comencini Premium Cinema 13.40 Beetlejuice- spiritello porcello - di T. Burton Studio Universal 15.15 L’uomo nero - di S. Rubini Premium Cinema 15.30 Alex & Emma - di R. Reiner Premium Cinema Emotion 15.50 Omicidi di classe - di D. Rosen Premium Cinema Energy 17.10 Certamente, forse - di A. Brooks Premium Cinema Emotion 17.25 Galantuomini - di E. Winspeare Premium Cinema

18.05 Il commediante - di P. Chelsom Studio Universal 19.20 Viaggio al centro della Terra - di E. Brevig Premium Cinema Energy 21.00 Tutti gli uomini del re - di S. Zaillian Premium Cinema Emotion 21.00 Cado dalle nubi - di G. Nunziante Premium Cinema 21.00 Troy - di W. Petersen Premium Cinema Energy 21.10 San Francisco - di W. Van Dyke Studio Universal 22.45 Whiteout - Incubo bianco - di D. Sena Premium Cinema 23.15 She’s So Lovely - di N. Cassavetes Premium Cinema Emotion 23.35 The Doors - di O. Stone Studio Universal 23.50 S. Darko - di C. Fisher Premium Cinema Energy

IRIS 15.30 Film: Quelle strane occasioni - di L. Comencini, N. Loy, L. Magni, con N. Manfredi, A. Sordi, P. Villaggio 17.10 Note di cinema/Media Shopping 17.30 Film: Hollywood brucia - di A. Hiller, con R. O’Neil, S. Stallone 18.55 Ti racconto un libro 19.20 Anica Flash 19.25 Shark- Tf 20.15 Law & Order: Unità Speciale - Tf 21.00 Tgcom 21.05 Film: La Terra - di S. Rubini, con F. Bentivoglio, P. Briguglia 23.05 Film: Sella d’argento - di L. Fulci, con G. Gemma, E. manni 0.50 Anica flash 0.55 Film: Spasmo - di U. Lenzi, con R. Hoffman, I. Rassimov

intrattenimento

08.05 09.00 09.10 10.05 11.35 11.55 12.55 13.30 14.05 15.45 16.35 16.50 17.20 18.20 18.30 19.20 20.10 21.00 21.00 21.00 22.40 23.25 23.50

Questo piccolo grande amore -Film Mya Packed to the Rafters - Tf Joi Warterworld - Film Steel Una mamma per amica V - Tf Mya Rush Hour - Film Steel Law & Order - Tf Joi Due viste segnate - Tvm Mya Vincere - Film Joi Chuck - Tf Steel The Nine - Tf Joi Fringe - Tf Steel Un principe tutto mio - Tvm Mya Leverage- Tf Joi Intelligence -Tf Steel Clem - Tvm Mya Packed to the Rafters- Tf Joi Fringe - Tf Steel United States of Tara II - Tf Mya Haven - Tf Steel I Love Radio Rock - Film Joi Darkness - Film Steel Chocolat - Film Mya Radiofreccia - Film Joi

CIELO 13.00 13.30 14.30 15.00 16.00 16.30 17.30 18.00 18.30 19.00 20.00 21.00 22.00 23.00 00.00

Io, me e Simone Hell's Kitchen USA Strega per amore Boston Public La mia vita con Derek Project Runway - Taglia, cuci... sfila! Italia's Next Top Model 3 - Daily Cash Taxi Sei più bravo di un ragazzino di 5a? Cielo TG24 sera Hell's Kitchen USA Dexter Nurse Jackie - Terapia d'urto Dexter Cielo TG24 notte Cielo


la Repubblica

SPORT

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

■ 46

A San Siro decide un rigore dello svedese dopo appena 5’ L’Inter adesso è a -6 dalla capolista, che mantiene il punto di vantaggio sulla Lazio vittoriosa sul Napoli. Dalla giornata degli scontri diretti Allegri esce come favorito per lo scudetto

IL FALLO DECISIVO L’intervento di Materazzi su Ibrahimovic che ha provocato il rigore decisivo: lo svedese non sbaglierà dal dischetto

Potere

Milan

Sul derby la firma di Ibra i rossoneri scappano via IL DERBY vinto dal Milan con un rigore di Ibrahimovic scava un solco fra la squadra di Allegri e le altre favorite: +6 su Inter e Juventus, +7 sulla Roma. Nella scia dei rossoneri rimane solo la Lazio, che nella giornata degli scontri diretti fra le prime sei batte 2-0 il Napoli e supera il momento-no. A ridosso della zona-Europa si affaccia l’Udinese, ultima senza punti dopo 4 giornate: Guidolin, alla quinta vittoria in 7 turni, ritrova Di Natale, che segna 3 gol nel 4-0 al Lecce. L’altra tripletta di giornata è dello straordinario Pastore, recuperato in extremis dal Palermo per la sfida col Catania (3-1). Seconda vittoria per Ballardini al Genoa (01 a Cagliari). Di Vaio regala 3 punti pesanti al Bologna (1-0 al Brescia), Bari alla deriva dopo lo 0-1 col Parma. Mercoledì Italia-Romania: col ritorno di Balotelli e la novità dell’oriundo Ledesma.

All’interno

La notte di Zlatan Le pagelle tra fischi, gol Milito sparito colpi a Materazzi Nesta super CROSETTI IN IV DI SPORT

SORRENTINO IN IV DI SPORT

I risultati FIORENTINA-CESENA JUVENTUS-ROMA LAZIO-NAPOLI BARI-PARMA BOLOGNA-BRESCIA CAGLIARI-GENOA PALERMO-CATANIA SAMPDORIA-CHIEVO UDINESE-LECCE INTER-MILAN

1-0 1-1 2-0 0-1 1-0 0-1 3-1 0-0 4-0 0-1

La classifica MILAN LAZIO NAPOLI JUVENTUS INTER ROMA PALERMO UDINESE GENOA SAMPDORIA

26 25 21 20 20 19 17 17 17 16

CHIEVO FIORENTINA CATANIA PARMA BOLOGNA LECCE CAGLIARI BRESCIA CESENA BARI

16 15 14 14 14 12 11 11 11 9

Prossimo turno ROMA-UDINESE MILAN-FIORENTINA GENOA-JUVENTUS BRESCIA-CAGLIARI CATANIA-BARI CESENA-PALERMO CHIEVO-INTER LECCE-SAMPDORIA PARMA-LAZIO NAPOLI-BOLOGNA

sabato ore 18 ore 20.45 domenica ore 12.30 ore 15

ore 20.45

Il punto

C

hi ha Ibrahimovic può giocare in un certo modo, e fa festa. Chi non ce l’ha lo patisce e mastica amaro. In sintesi estrema il derby di Milano è tutto qui. Riporta in testa il Milan, con la Lazio a un punto, lascia a -5 il Napoli, a -6 la coppia Inter-Juve. Sono già numeri interessanti, anche se mancano 26 partite. Allegri, visto che rende, sceglie ancora la formula dei tre mediani, tiene occasionalmente in panchina Pirlo e forse definitivamente Ronaldinho. Il trequartista è Seedorf e sa quel che deve fare: lanciare Ibra in contropiede. Lo fa al 4’ ed è subito rigore, ingenuo ma innegabile, del ripescato Materazzi. Lo fanno, lui e i compagni, altre volte, e nei primi 20’ il Milan ha altre quattro occasioni. Le due

squadre mostrano uno speculare 4-3-1-2, ma uno funziona, uno no. L’Inter è penalizzata dalla scarsa condizione di Milito (sostituito nell’intervallo) e Materazzi, dall’involuzione di Snejider, dalla persa dimestichezza di Cordoba come esterno destro (anche se la mette tutta). Ma è, l’Inter, una squadra in crisi di gioco non certo da ieri. Fatica a far gol, si sapeva. Né può soccorrerla, come altre volte, Eto’o, ben marcato. L’Inter riesce a farsi vedere quando il Milan rimane in 10 (espulso Abate, già ammonito, dopo un battibecco con Pandev), ma in quella mezzora abbondante Abbiati deve parare solo una punizione di Sneijder. Il rischio dell’Inter, a questo punto, è lasciarsi andare, ma pro-

GIANNI MURA

L’INTER IN CRISI DI GIOCO E FIDUCIA prio ora deve dimostrare di saper andare controvento. Di certo non la salveranno i ragazzini. Il nuovo Milan, più corsa e meno fronzoli, sembra aver trovato la sua fisionomia vincente, pur coi guai di Pato e di Inzaghi (auguri). Ibra si procura il rigore, lo segna, esulta, non gliene importa nulla se i suoi ex tifosi lo fischiano, li ha pure invitati a farlo, dispensa assist, lotta su ogni pallone, spedisce fuori in barella Materazzi, sarebbe da rosso ma Tagliavento non se la sente, era già stato comprensivo con

Gattuso. Il Milan ha giocato meglio dell’Inter, ma con un Ibrahimovic così si può vincere anche giocando male. Come sanno bene all’Inter. La Lazio ha superato con una certa disinvoltura l’ostacolo del Napoli. Se, tra un bastone e una carota, Reja riesce a far capire a Zarate che a calcio si gioca in 11, avrà un’arma in più, qualcosa di simile a Lavezzi e a Sanchez, per citare due dribblomani che però rispetto a Zarate sono più sensibili alle esigenze del collettivo. La chia-

mata in azzurro di Ledesma può portare altra allegria. Già che si accenna alle convocazioni di Prandelli, era ora che si accorgesse di Balzaretti, forse il terzino più in forma, quella di Diamanti pare una caramella momentanea, quella di Santon è forse prematura e quella di Balotelli totalmente sbagliata. A cosa serve varare un codice etico, di comportamenti, che prevede la non convocazione dei giocatori squalificati, se alla prima occasioni ci si cammina sopra? Peggio, è proprio il ct che ha voluto il codice etico a non rispettarlo. Né convince la spiegazione di Prandelli, che era presente alla gara in cui fu espulso Balotelli: non era un fallo cattivo. Sarà, ma tre turni son sempre tre turni e diventa scivoloso giudicare le squa-

lifiche in base alla visione indiretta o diretta del ct. Nemmeno vale la ragion di Stato, si gioca in amichevole con la Romania e nessuno dovrebbe essere indispensabile. Poco comprensibili (a meno che non si tratti di una precisa strategia) le lamentele della dirigenza juventina sull’operato di Rizzoli. Anche un tipo quieto come Marotta s’è unito al coro del “vogliamo rispetto”. A parte che un arbitro rispetta ogni squadra quando rispetta il regolamento, il rigore di Pepe c’era (come ce n’era uno prima su Mexès). Come c’era il rigore di Boateng mercoledì a San Siro, ma non è colpa di Rizzoli se un suo collega (Banti) non l’ha fischiato. Chiedere uniformità di giudizio è giusto, il rispetto è un’altra cosa. © RIPRODUZIONE RISERVATA


Repubblica.it

La nazionale

I marcatori

Poco più di un mese dopo la sospensione di Italia-Serbia a Genova, mercoledì 17 torna la nazionale di Prandelli in un’amichevole contro la Romania in Austria, a Klagenfurt. La partita è in programma alle 20.30.

8 reti: Eto’o (Inter), Cavani (Napoli). 7 reti: Di Vaio (Bologna), Pato (Milan), Pastore (Palermo). 6 reti: Quagliarella (Juventus), Ibrahimovic (Milan). 5 reti: Matri (Cagliari), Gilardino (Fiorentina), Borriello (Roma), Di Natale (Udinese).

Fantacalcio

SUL WEB

I VOTI

Risultati, classifiche interviste, servizi dagli inviati, approfondimenti sulla 12ª giornata

Sul sito di Repubblica, risultati, classifiche, premi e vincitori di giornata del Fantacalcio

■ 47

Amaro epilogo ad Abu Dhabi: la strategia sbagliata costa alla Rossa il titolo

FORMULA UNO

Alonso solo settimo, trionfa il tedesco della Red Bull, il più giovane campione di sempre

La Ferrari si butta via, mondiale a Vettel

(segue dalla prima pagina)

EMANUELA AUDISIO

D

i uno sport che sapeva comandare e giocare in modo aggressivo e vincente, e prendersi il mondo. Di un made in Italy che al contrario della società era dinamico, veloce, spiazzante. Perde la Ferrari, perde Alonso, perde l’Italia. Niente titolo mondiale, nonostante i punti di vantaggio alla vigilia, nessuna rincorsa. Oggi perde un sistema, un modo culturale: quello di non avere fiducia in se stessi, quello di non fare passi avanti se non lo fa l’altro, quello di marcare stretto il nemico. Convinti che più che avere un respiro occorra incollarsi all’avversario, pure se si potrebbe dare gas e fregarsene dell’altro e degli altri. L’Italia affonda nella sua piccola mentalità,

L’ITALIA CHE NON SA PIÙ VINCERE non è più capace di essere prima, di affermare la sua diversità sportiva. La Ferrari spreca, sbaglia, butta via un mondiale. Da vinta, da passiva, da vittima. Con una strategia avara, ma soprattutto cieca. Facendo la gara sull’avversario sbagliato (Webber), come sempre quando si ha paura, e si torna all’infantile rubabandiera: non mi muovo se prima non ti muovi tu. Lo sport azzurro capace negli anni passati di avere qualità e supremazia, e soprattutto dopo la lezione di Sacchi e Velasco, di essere finalmente protagonista dal primo minuto, senza false umiltà, ora affonda. Incapace, insicuro, timoroso. Invece di piazzarsi in testa, insegue. Invece di correre, rallenta. Invece di andare, si ferma. Senza nessuna necessità. Non a caso vince il te-

Dopo il flop del calcio, perde anche la Nazionale rossa Ma il declino dello sport non è un caso desco Vettel, 23 anni, il più giovane campione di F1, e la cancelliera Merkel fa i complimenti. La Germania vince con un ragazzo al volante e vince anche con la sua economia, in crescita. L’Italia è dietro, lontana, in affanno. Non ristagna solo la sua società, ma anche il suo sport. Alonso finisce settimo, nell’ultima gara che gli doveva dare il trionfo, e dopo un recupero, durante l’anno, di 47 punti. L’Italia perde dove ha radici antiche e tradizione: calcio e motori. Ai mondiali in

Sudafrica la nazionale di Lippi è preda degli altri, ai mondiali di volley in Italia la squadra di Anastasi è sbattuta prima dal Brasile e poi dalla Serbia, ai mondiali di scherma a Parigi la nazionale maschile di scherma non riesce a vincere un oro, ai mondiali di basket l’Italia fallisce la qualificazione. Valentino Rossi nel motomondiale è bravo, ma niente titolo. L’Italia nel 2010 non comanda più, il suo miracolo sportivo è finito. Come se lo sport non riuscisse più ad essere leggero, convinto di sé, né ironico, né eroico. Ma solo irrilevante. Come se non gli importasse più di mettersi il paese sulle spalle e di portarlo in alto. Certo, capita che gli altri siano più bravi. E che non ci siano colpe da scontare, se non applaudire l’avversario. Ma è stata la Fer-

rari a perdere il mondiale, a ordinare lucidamente uno stop che ha costretto Alonso a guidare in un traffico da ferragosto, su una pista dove poi sorpassare è difficile, soprattutto se ci si deve districare tra macchine più lente. La Ferrari resta un’industria privata, un pezzo importante della via Emilia dei motori. Un’azienda brillante e molto desiderata sul mercato della velocità. Ma la Red Bull, a sei anni dal suo ingresso in Formula Uno, ha vinto non facendo calcoli. Come fanno tutti quelli che amano giocare. La Ferrari ha perso per averne fatti troppi, in cerca di un trionfo con poca fatica. Come tutti quelli che soffrono la libertà del gioco. © RIPRODUZIONE RISERVATA

I SERVIZI DEGLI INVIATI MENSURATI E ZAINO DA PAGINA IX A PAGINA XII DELLO SPORT


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

CALCIO R2SPORT

■ 48

Ai rossoneri basta il rigore di Ibra, nerazzurri ko e staccati di sei punti. Sotto accusa anche le scelte del tecnico 46 PARTITE INTERNE SENZA KO Ibrahimovic realizza il rigore e fa vincere il Milan. L’Inter, in serie A, non perdeva in casa da 46 partite consecutive, dal 22 marzo 2008

derby della

Il

svolta

Il Milan di ferro vola via l’Inter è un pallido ricordo ENRICO CURRO’

INTER MILAN

MILANO l derby ha detto che la gerarchia del dopo Mourinho è davvero capovolta: ora il Milan sta 6 punti sopra e l’Inter non è più il suo incubo, avendo smarrito nel frattempo l’anima. La partita, non proprio un modello di calcio spettacolare, l’ha decisa prestissimo un rigore di Ibrahimovic, l’ex più ex che ci sia e che si vuole confermare il re Mida degli scudetti: ha buone probabilità di riuscirci, perché gioca nella squadra più compatta e pratica. L’altra aspetta di ritrovare i suoi campioni stanchi, ma intanto non è riuscita quasi a tirare in porta, nonostante più di mezz’ora in superiorità numerica per l’espulsione di Abate. Non sono mancate le classiche risse e Tagliavento ha perdonato il focoso Ibra. Dopo nemmeno 5’ è andata

0-1

I

INTER (4-3-1-2) Castellazzi 5.5 — Cordoba 6, Lucio 6.5, Materazzi 5 (22’ st Biabiany 5), Chivu 5 — Zanetti 5, Stankovic 5.5, Obi 5 (36’ pt Coutinho 5) — Sneijder 5 — Eto’o 6, Milito 4 (1’ st Pandev 4). MILAN (4-3-1-2) Abbiati 6 — Abate 5, Nesta 7, Thiago Silva 7, Zambrotta 6.5 — Gattuso 6.5 (1’ st Pirlo 6), Ambrosini 6.5, Flamini 6.5 — Seedorf 6.5 (28’ st Boateng 6) — Robinho 5 (17’ st Antonini 6), Ibrahimovic 7. Arbitro: Tagliavento 5.5. Rete: 5’ pt Ibrahimovic (rig.). Note: espulso Abate. Ammoniti, Gattuso, Pandev, Ibrahimovic, Ambrosini. Spettatori 80.000.

I NUMERI INTER

Espulso Abate, Allegri per più di mezz’ora con dieci uomini. Eto’o troppo solo rumorosamente in frantumi la strategia di Benitez, fondata appunto sulla marcatura Materazzi-Ibra. Il primo vero contropiede, avviato da un recupero di Gattuso e proseguito col lancio di Seedorf per lo scatto dello svedese, è stato interrotto dal fallo da rigore di Materazzi sull’avversario, che si è scaltramente fermato di colpo, provocando l’incauto tackle in area. Lo stesso Ibra ha spiazzato Castellazzi dal dischet-

0 3 1 7 0 11 11 3 63 56 20 4 32 1 0

MILAN Reti Tiri nello specchio Tiri respinti Tiri fuori Pali-Traverse Totale tiri Falli commessi Fuorigioco Palle perse Palle recuperate Cross Corner Possesso palla (minuti) Ammonizioni Espulsioni Minuti totali: 96’ (47’ + 49’) Minuti gioco effettivi: 56’ (29’ + 27’)

elaborazione statistica a cura di Alberto Feola

1 0 4 5 0 10 20 3 59 54 5 4 24 5 1

Il film della partita

15°

IL VANTAGGIO

IL ROSSO

Materazzi interviene in scivolata sul piede di Ibrahimovic, rigore netto che lo svedese non fallisce

Scintille tra Abate e Pandev. Il difensore prende la 2ª ammonizione e lascia il Milan in 10

p.t.

to, sotto la Curva Nord: beffa sportiva notevole e inizio dei grattacapi per l’allenatore dell’Inter, che aveva cercato di ovviare soprattutto alla falcidie difensiva (le assenze di Maicon e Samuel) e si è ritrovato a fare i conti col problema dell’attacco. L’anemia anche metaforica di Sneijder e la scarsa propulsione sulle fasce appaltavano ogni azione offensiva all’estro di Eto’o,

Il dopopartita MILANO — Il mea culpa di Rafa Benitez arriva con qualche minuto di ritardo, dopo un confronto non breve negli spogliatoi con la sua squadra. Eppure si tratta di un’autocritica parziale. «Non ci è mancato il carattere, perché la squadra ha provato e riprovato. Il rigore ha cambiato il match, il Milan ha lavorato con in-

che costringeva Abate ad affannosi contrasti e l’eccellente pressatore Gattuso a raddoppi continui e rischiosi lungo 40 metri di campo: entrambi sono finiti presto ammoniti. Il precoce vantaggio ha permesso al Milan l’amato contropiede, tattica perfetta per a Allegri, che in forza del mezzo infortunio di Pirlo ha volentieri esibito per la terza volta di seguito la

s.t.

squadra coi tre mediani (Gattuso-Ambrosini-Flamini): il derby, d’altronde, si presta per definizione alla sciabola. Al regista della Nazionale ha fatto compagnia il principe dei fiorettisti Ronaldinho: alla terza esclusione consecutiva malgrado i guai di Pato e Inzaghi, la sua maschera di eterno sorridente comincia a tradire il dispetto. Due fughe di Robinho e Ibra,

Benitez, bandiera bianca “Ho gli uomini contati” tensità, ha fatto tanti falli — avete visto Gattuso — ed è stato tutto difficile perché loro hanno qualità». Qualche rimorso c’è. Spiega Benitez: «Premesso che nel primo tempo hanno giocato meglio loro, noi — in undici contro

dieci — siamo migliorati nel secondo tempo. Però è mancata un po’ di tranquillità, soprattutto nell’ultimo passaggio. Ma non abbiamo giocato male, anzi». Le critiche non mancheranno, anzi già spuntano con-

con Flamini e Seedorf preceduti al momento del tiro, e un calligrafico destro al volo di Ibra hanno traghettato la partita verso la metamorfosi, dovuta all’ennesimo infortunio muscolare di un interista (Obi), più che al fervore della rimonta. Coutinho ha disegnato una squadra più intraprendente, ma i soli tiri sono arrivati da fuori (il primo su punizione) col sonnecchiante Sneijder. La

siderando il distacco dei sei punti. «La scelta di Materazzi? È un giocatore d’esperienza, e noi siamo con gli uomini contati. L’entrata di Ibrahimovic è difficile da valutare, ma ormai è inutile parlarne». Per Benitez la priorità è un’altra: «Lavorare di squadra, tutti uniti». (s. sc.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica

@

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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In tribuna

SCHERMAGLIE

Balotelli tifoso a San Siro si vede anche Usain Bolt

ANTONIO DIPOLLINA

Il triangolino innominabile e la salsa per i bolliti

MILANO — Mario Balotelli era in tribuna per il derby di Milano. L’ex dell’Inter, ora al City, squalificato per tre giornate in Premier, ha approfittato della pausa forzata per non perdere la partita. Il giocatore italiano è tra i 23 convocati da Prandelli per la gara con la Romania. Lasciando lo stadio a chi gli chiedeva per chi avesse fatto il tifo ha risposto: «Ibra, Ibra». A San Siro anche il primatista mondiale dei 100 e 200 metri, Usain Bolt, tifoso dell’Inter.

Provoca il rigore poi il difensore esce in barella MILANO ll’età di trentasette anni, tre mesi e quattro minuti, Marco Materazzi si fa prendere a testate dal tempo. Contano più i quattro minuti del resto: in quello spazio in fondo piccolo, con il derby ancora in fasce, il leggendario e già bionico Matrix si lascia scappare Ibrahimovic e prova a rincorrerlo dondolando le spalle, come un cammello triste. Tuttavia ci riesce, e quando gli è accanto lo uncina nell’unico modo che gli resta, ormai, per fermare non il tempo ma almeno la sua incarnazione fisica, ovvero lo svedese. Il rigore, semplicemente, accade. E Materazzi non si oppone. Prende atto. E’ così che si fa, quando una storia finisce. Senza mai lasciarsi scalfire da nulla – non dall’ululato nemico, non dai colori delle maglie che per lui sono uno spettro bianco dove ogni tinta è mescolata – Zlatan Ibrahimovic raccoglie il suo gol come una margherita. Il tiro è teso. Lui, per niente. Si limita ad allarga-

A

crescere l’autostima. Ma ancora ci sono molte partite davanti». È finalmente questa la squadra di Allegri? «Le formazioni si discutono insieme, questo è il Milan di tutti, cambiato rispetto alle prime partite, con un’aggressività che porta all’equilibrio» risponde senza però negare che «quando fai l’allenatore devi fare scelte, e le scelte sono impopolari almeno al 50 per cento. A Coverciano al corso per allenatore mi hanno insegnato che siamo uomini soli con la valigia in mano». Ronaldinho? «Troverà il suo spazio». Infine una dedica speciale: «A quelli che non ci sono, a Pato e Inzaghi che ci hanno dato tanto». (s. sca.)

vecchio e stropicciato ciclope con la maglia dell’Inter gira al largo dal crudele traditore, da Ibra che lasciò Milano per non vincere la Champions a Barcellona e che a Milano torna, contromano, al cospetto di chi quella Coppa la vinse, eccome, però svuotandosi: l’Inter, ormai un guscio d’uovo. Per essere più pronto all’appuntamento, forse più scenografico e tosto, Marco Materazzi si era fatto tagliare i capelli alla mohicana. L’ultimo di quella tribù, come da copione. E la trama asseconderà questa solitudine, questo difficile addio a se stesso. Mentre Ibrahimovic è sempre lui, è solo lui, apolide senza ricordi, senza nostalgie, senza un prato da possedere (il prato è una casa, ma Ibra gioca ovunque in campo neutro), Materazzi non si assomiglia più. Non gli è rimasta nemmeno la cattiveria: si è sfarinata, ormai, in timida stanchezza. Ed è così che lo stopper d’altri tempi dondola sempre altrove, mentre è Lucio ad occuparsi all’occorrenza di Ibra che lo scherza al 17’: palleggio e “sombrero” sulla testa del brasiliano. Tre minuti dopo, lo svedese tenta un destro al volo angolatissimo che se finisse in porta, beh, lui sarebbe la reincarnazione di Van Basten. Ci manca poco. Lo stadio interista ringhia parolacce e paroloni addosso a Zlatan, che è fatto di lattice e non assorbe niente, non l’odio, non l’amore né il rimpianto. Solo l’omino che governa il tabellone luminoso, si presume un interista dal momento che il Milan gioca questo derby in trasferta, dapprima scrive “Ibra” nella riga del marcatore, e l’abbreviazione resiste e lampeggia per una buona mezz’ora; finché la scritta diventa estesa, un più asettico e non confidenziale “Ibrahimovic”. Però il dettaglio rivela un travaglio. Il povero Matrix non è più protagonista neppure nelle risse da saloon, che infatti coinvolgono l’imberbe Abate e Pandev, sono loro a far sbattere le porte e i cartellini. Finché il destino, e di nuovo Ibra, non abbattono definitivamente l’uomo di Berlino. Lo svedese gli si fa incontro con la gamba alta e tesa, roba da arti marziali, poi lo centra con la scarpa e con il gomito, proprio in faccia. E’ un colpo terribile, nello stile di un bisonte che troppo stile non ha. «Non l’ho fatto apposta, sono cose che capitano, io cercavo la palla, mi spiace», dirà lo svedese. Per Matrix, ultimo mohicano, sono pronte una barella arancione e una coperta di lana. Per Ibra, è pronta la rabbia di chi non sarà mai feroce e spietato quanto lui.

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Zlatan si scusa con l’ex compagno: “Non l’ho fatto apposta, sono cose che capitano” re le braccia sotto la curva dell’Inter, perché è lì che il fatto ha luogo. Statuario, immobile e sfrontato, Ibra sbatte il presente in faccia alla sua ex squadra con un minimo gesto. Poi sputa per terra, e si rimette a posto il cerchietto dei capelli. «Era un duello, abbiamo vinto noi ma per lo scudetto è presto. Certo, siamo una grande squadra: che cuore, in dieci contro undici, e che splendido lavoro», dice Ibra. Fino a quel momento, Materazzi e Ibrahimovic erano sembrati un’unica creatura d’altri mondi, un ammasso alto e spesso e mostruoso, un essere mitologico con un solo corpo e un paio di teste, invero assai singolari. Ma dal rigore in avanti, l’Ibramatrix si scinde fino all’istante dell’estremo colpo che stenderà l’eroe di Berlino: il

21°

26°

49°

LO SCONTRO

LA PUNIZIONE

LA FESTA

Scontro durissimo tra Ibrahimovic e Materazzi, ha la peggio il difensore nerazzurro che esce in barella

Sneijder prova a rimettere a posto le cose con una punizione di sinistro, ma Abbiati è attento

Rossoneri in festa. Il Milan fa suo il derby dopo che l’Inter aveva vinto le ultime tre sfide consecutive

s.t.

s.t.

vera virata tattica l’hanno imposta ancora gli eventi. Dopo l’intervallo Allegri ha inserito Pirlo per Gattuso – graziato poco prima del secondo cartellino giallo – e Benitez ha dovuto rimpiazzare Milito (altro guaio muscolare) con Pandev. Il botta e risposta olandese tra Seedorf (sinistro alto) e Sneijder (punizione respinta da Abbiati) ha preceduto l’ingenuità di Abate, che ha obbligato il Milan a 30’ di pura difesa, meritando il secondo cartellino giallo per una plateale litigata con Pandev. Allegri ha tolto Robinho (dentro Antonini), ha eretto un muro e si è affidato a Ibra contro tutti. L’ex interista si è fin troppo calato nella parte, con un balzo da taekwondo su Materazzi. Tagliavento gli ha risparmiato il cartellino rosso. Ma forse neanche in 11 contro 9 l’Inter di ieri, passata nel frattempo a un confuso e inoffensivo 4-2-4, avrebbe ritrovato l’anima. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il dopopartita

MILANO — «Squadra che ha trovato un equilibrio dentro il gruppo: è stata aggressiva e si è difesa in modo ordinato quando è rimasta in dieci». Massimiliano Allegri, uscendo vittorioso dal derby di Milano con una squadra dalle molte assenze e diversa da quella di inizio campionato, sente di aver trovato la chiave giusta per proseguire: «Abbiamo fatto buon calcio sotto l’aspetto dell’intensità e del gioco. Siamo partiti bene, aggressivi, creando diversi problemi all’Inter. Siamo stati bravi, abbiamo riconquistato molte palle e quando questo riesce puoi tentare il gol: c’è stato un momento in cui avremmo potuto andare sul 2-0, poi abbiamo rallentato. Una vittoria merita-

s.t.

Allegri: “È con gare così che si crede allo scudetto”

Festa rossonera dopo l’1-0 ta». E poi «è un successo importante che arriva fuori casa: mi è piaciuto l’atteggiamento dei ragazzi, vittorie di questo tipo, anche in chiave scudetto, fanno

n Rai la consegna di non parlare degli episodi da moviola è ferrea. Il tutto diventa però surreale quando i protagonisti delle partite parlano solo di quelli, come per esempio Marotta nel dopo Juve-Roma. Per cui i protagonisti parlano, le immagini si sono viste di sfuggita nella cronaca della gara, ma è vietatissimo approfondire e l’imbarazzo dilaga in studio. *** Mediaset Premium, Mikaela Calcagno a Ranieri: «Ha visto Blanc? Vi siete parlati? Le ha risposto?». Ranieri diventa nerissimo: «Non l’ho visto, e posso rispondergli anche senza vederlo». Lei: «E allora risponda». Ranieri: «No». Lei: «Quando vuole rispondere noi siamo qui». *** «Chi lo conosce bene sa che è sicuro: José Mourinho, nel trasloco da Milano a Madrid, ha portato non solo oggetti e mobili, ma anche televisione e decoder….» (Inizio di un comunicato estatico dell’Ansa che relaziona sul trasloco di Mourinho). *** «Le chiacchiere se le porta il vento. E le biciclette i livornesi» (Delio Rossi, Sky). E’ un campionato di F1 tiratissimo allo spalmo, no allo spasimo» (Gianfranco Mazzoni, Raiuno). «Boateng ha rinvigorito il centrocampo: più che Boateng, Ginseng» (Giampiero Galeazzi, Raidue). «Ed ecco la perla di Diamanti». Trenta secondi dopo: «Un Diamanti è per sempre» (Franco Lauro, Raidue). *** «E adesso va in onda una lunga intervista, un confronto cuore a cuore tra Ibrahimovic e Alessandro Alciato» (Ilaria D’Amico, Sky). «Lei corre così forte perché il secondo che la rincorre è sempre Gay?» (Andrea Pucci a Usain Bolt, Quelli che il calcio). Ilaria D’Amico: «Lei l’anno scorso andò a Torino e fece il colpo…». Ranieri: «Sono inquadrato a mezzobusto, vero?» (Sky). «Ballardini si copre, ora il Genoa gioca con un 4-4-1-2» (Luca Boschetto, Sky). *** «Prendo spunto dai tartufi che avete lì per chiedere al presidente del Senato: che aria tira?» (Simona Ventura, Raidue). «Imponzo c’è» (Striscione a Udinese-Lecce. Imponzo, 370 abitanti, è una frazione di Tolmezzo). «Rugby e pearà-ricetta della felicità» (Striscione al Bentegodi per Italia-Argentina. La pearà è una salsa adatta ai bolliti, e alla circostanza). *** Radiouno, Francesco Repice ammicca in maniera pesante con l’allenatore del Milan: «Allegri, è iniziata la corsa verso il triangolino che non si può nominare…».

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Ibra non si ferma sui ricordi Materazzi, è la sera della resa MAURIZIO CROSETTI

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Le pagelle Milito pessimo, poi esce Sneijder ha perso lo spunto INTER 5.5 Impietrito sul rigore di Ibrahimovic. Non deve compiere alcuna parata. Molto insicuro nei rinvii di piede. CORDOBA 6 Pochi avversari da controllare, solo a tratti Robinho passa dalle sue parti. Il terzino fluidificante non è certo il suo mestiere però si disimpegna con disinvoltura, piazza pure una discesa di 50 metri con cross che ricorda Maicon. Metà ripresa da centrale, bene. LUCIO 6.5 Chiude a dovere su Ibra al 4’ pt, ma Materazzi commette il fallo da rigore. Interventi sempre efficaci, di potenza e di tecnica. Cerca di dare la sveglia alla truppa addormentata con qualche incursione palla al piede delle sue, e un po’ ci riesce. MATERAZZI 5 La ruggine di sei mesi senza partite vere si vede tutta nel goffo intervento su Ibra in avvio: non c’è bisogno di scalciarlo eppure gli frana addosso. Duro contrappasso: doveva aggiungere grinta a una squadra esangue. Però non si affligge e continua a giocare, contenendosi negli interventi anche se il danno è fatto. Esce per un brutto colpo subito proprio da Ibra. Dal 22’ st Biabiany 5: tentativi a vuoto partendo da destra, ma entra quando il Milan si barrica. CHIVU 5 Anche lui ha spazio per avanzare perché il Milan non attacca per vie esterne, così prova a sfruttare i metri di campo che gli si parano davanti. Ma appoggi spesso imprecisi. ZANETTI 5 Prestazione al solito oscura ma sostanziosa, anche se persino lui, nelle ultime settimane, sembra vivere un periodo di appannamento atletico o comunque di flessione. Ha meno irruenza, meno forza nelle gambe, meno presenza scenica. STANKOVIC 5.5 Seedorf gli passeggia intorno, non impedendogli peraltro di muovere il pallone con buona continuità. Però il centrocampo milanista gli rompe parecchie linee di passaggio e la sua regia risulta prevedibile. OBI 5 Pochi mesi fa il suo derby era quello Primavera, ora eccolo catapultato fra i maggiorenni con altra intensità agonistica. Lui vivacchia provando a dare ordine ma lo si sente poco, infine si arrende a un infortunio muscolare. Dal 36’ pt Coutinho 5: con lui il modulo cambia in 4-2-3-1. Non salta mai l’uomo. SNEIJDER 5 Ecco un altro che trotterella ormai senza forza. Gli manca lo spunto bruciante sul breve e la rapidità assassina nel tocco verticale. Si esibisce solo su punizione: fuori di un alito al 40’ pt e su Abbiati all’11 st. Ma ci vuole ben altro. ETO’O 6 La presenza di Milito lo obbliga a battezzare solo la fascia sinistra. E’ grazie a lui, ai suoi dribbling e alla ricerca a tratti eccessiva della giocata personale, che l’Inter riesce a muovere qualche pallone interessante. Ripresa da centravanti, ma lo imprigionano. MILITO 4 Cerca il quinto gol consecutivo al Milan ma è troppo pesante, lento, prevedibile in modo disperante. Non è più in grado neanche di difendere il pallone come un tempo, e sì che quella era una delle chiavi del succeso suo e dell’Inter. Infine cade vittima del diciannovesimo infortunio muscolare stagionale, suo terzo personale, trentasettesimo dell’Inter. Ma che bei record. Dal 1’ st Pandev 4: provoca l’espulsione di Abate e nient’altro: spaventa ormai la sua scarsa forza nelle gambe.

ANDREA SORRENTINO

Nesta e Thiago, una diga Seedorf direttore d’orchestra

Benitez

Allegri

MILAN

CASTELLAZZI

6 Chiunque sognerebbe un primo tempo di derby così, a godersi il frescolino e l’umidità di San Siro: non gli arriva un pallone che sia uno. Nella ripresa si oppone facilmente a Sneijder due volte. ABATE 5 Azzecca subito un bel cross sul secondo palo ma il suo destino è fronteggiare Eto’o, e subirlo un po’, e provare a rammendare con umiltà gli sbreghi che il camerunense gli impone. Stringe i denti e resiste. Ma commette un errore assurdo quando, già ammonito, litiga con Pandev a gioco fermo. E va fuori. NESTA 7 Assoluto signore e padrone dell’area, anche se nel primo tempo non è che debba triplicare gli sforzi: con questo Milito si va sul sicuro. Contro Eto’o ci vuole ben altra attenzione ma il risultato non cambia: da lì non si passa. THIAGO SILVA 7 Ben accostato a Nesta non vacilla mai, né si ha l’impressione che qualcuno possa sorprenderlo. Gli attacchi interisti non sono certo travolgenti ma lui non permette a nessuno di cogliere gloria immeritata. ZAMBROTTA 6.5 Consegna un compito ordinatissimo e in bella calligrafia, magari senza squilli o ghirigori, ma stavolta serve una prestazione così, che blindi la fascia e dissuada chiunque dall’avvicinarsi. Nella ripresa Coutinho e Pandev gli fanno il solletico. GATTUSO 6.5 E’ nel cuore degli attacchi interisti, che nascono tutti dalla sua parte ma tutti lì muoiono, perché con Rino non si passa mai. Da un suo recupero nasce il contropiede del rigore. Affonda tackle con un gusto che diventa eccessivo nella seconda metà del tempo: Tagliavento gli evita un secondo giallo che ci starebbe. Così Allegri lo lascia negli spogliatoi. Dal 1’ st Pirlo 6: non in perfette condizioni ma muove la palla per dare respiro sul forcing interista e lo fa con la consueta perizia. AMBROSINI 6.5 Chiusure su Sneijder e anche un pizzico di regia ordinata, con tocchi elementari ma efficaci. Ripresa da mediano, il suo vero ruolo: difende la zona con grinta, non lesinando alcune rudezze che però nella corrida del derby sono quasi necessarie. FLAMINI 6.5 Il meno attrezzato fisicamente tra i centrocampisti della contesa, però non paga dazio all’altrui muscolatura. Intuisce i movimenti avversari un attimo prima e non si fa trovare impreparato. Non lo scavalcano mai. SEEDORF 6.5 La qualità che serve nei primi minuti, quando molto si decide. E’ suo il lancio che manda in area Ibra per l’azione del rigore. Gioca altri palloni intelligenti, poi procede sempre più a sprazzi e infine esce. Ma la sua personalità è un fattore nella partita. Dal 28’ st Boateng 6: in trincea. ROBINHO 5 Ha un bel faccino simpatico e sbarazzino ma disegna giocate leziose e sostanzialmente inutili, oltre a non offrire adeguato appoggio a Ibrahimovic nei contrattacchi. Dal 17’ st Antonini 6: a sinistra sulle tracce di Biabiany: duello tra scattisti in cui non si fa sorprendere. IBRAHIMOVIC 7 Poteva essere il suo derby e lo è stato: 1-0 gol di Ibra, come nei sogni. Si guadagna il rigore e lo scaraventa in rete con una sassata impressionante, poi si toglie lo sfizio di esultare in faccia alla sua ex curva. Non combina molto altro, ma è sufficiente così. Però che brutta entrata, quella che fa fuori Materazzi. ABBIATI

5

7

TROPPI ERRORI

TUTTO EQUILIBRIO

Il rombo non funziona ma neppure il resto. Squadra ancora senza energie psichiche, e forse non è colpa sua, ma neanche atletiche e tattiche: e qui le sue responsabilità ci sono

Vince il primo derby da allenatore. Il centrocampo tutta sostanza offre l’equilibrio giusto e non si vede mai uno sbilanciamento, un tremore. E’ un Milan d’acciaio e tranquillo.

Tagliavento BENE MA FORSE IBRA ANDAVA ESPULSO

5.5

Vede bene sul rigore e su quasi tutto. Ma risparmia una seconda ammonizione a Gattuso al 39’ pt e forse ci stava anche l’espulsione di Ibrahimovic.

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Le pagelle GIANNI MURA IL GOL CANDREVA, POTENZA E PRECISIONE

Biava perfetto Maggio in crisi

elli, sabato, i gol di Gilardino e Iaquinta e, ieri, il primo di Di Natale e Pastore e quello di Di Vaio. Il più bello per me è quello segnato a Bari da Candreva. L’azione nasce da un’iniziativa sulla sinistra dello spagnolo Marques, che quasi dal fondo crossa verso il centro dell’area, dove c’è Crespo ben appostato per colpire di testa e alle spalle, sulla destra, ha Candreva libero da marcatura. O perché lo vede con la coda dell’occhio o perché il compagno chiama la palla, Crespo fa velo. Il pallone arriva a Candreva, che ha tutto il tempo per caricare il destro e, praticamente da fermo, colpire di pieno collo, molto forte. La potenza del tiro, che finisce nell’angolo alto più vicino, annichilisce Gillet, che non abbozza nemmeno un tentativo di parata.

B

PRIMA RETE Candreva, ieri col Bari la prima rete

LAZIO

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Zarate, gol e spettacolo il Napoli non reagisce Dopo due ko di fila, la Lazio si rilancia MARCO AZZI ROMA uota tutto intorno al talento di Mauro Zarate: Reja l’ha avanzato nel ruolo di punta centrale e il discusso argentino ha messo ko il Napoli (2-0) quasi da solo, un gol e l’assist per Floccari. L’attaccante è stato il braccio, il tecnico la mente. Successo da dividere in parti uguali, insomma. Ma il feeling tra i due ancora non decolla. «È la prima volta che Zarate mi fa vincere una partita…», ha lesinato sui complimenti Reja, che s’è invece sciolto nel lungo abbraccio con il suo ex pupillo: Lavezzi. Amarcord al 90’, quando l’allenatore goriziano è andato a salutare con le lacrime agli occhi gli 800 tifosi ospiti. «Cinque anni insieme non si possono dimenticare». Il presente, però, è il volo in classifica della Lazio, che ieri ha ritrovato in un colpo solo la sua aquila (dopo il pit-stop nel derby) e soprattutto i tre punti, cancellando le due sconfitte consecutive. Vittoria meritata, contro il Napoli. Zarate ha messo in discesa la partita quasi subito (15’), con un gol molto contestato dagli avversari, in particolare da De Sanctis. Stop a seguire ai limiti del regolamento, tra spalla e braccio: neppure la tv ha fatto chiarezza. Ma la Lazio, episodio a parte, stava già

R

LAZIO NAPOLI

2-0 LAZIO (4-2-3-1) Muslera 6 — Lichtsteiner 6.5, Biava 7, Dias 6.5, Radu 6 — Brocchi 6 (39’ pt Matuzalem 6), Ledesma 6.5 — Floccari 7 (41’ st Garrido sv), Hernanes 6, Mauri 7 (29’ st Bresciano 6) — Zarate 7.5. NAPOLI (3-4-2-1) De Sanctis 6 — Grava 5 (18’ st Sosa 6), Cannavaro 4.5, Campagnaro 5 — Maggio 4.5 (10’ st Zuniga 6), Pazienza 6, Yebda 6.5, Vitale 5.5 — Hamsik 5 (33’ st Dumitru sv), Lavezzi 7 — Cavani 5.5. Arbitro: Bergonzi 5. Reti: 15’ pt Zarate, 16’ st Floccari. Note: ammoniti Dias, Grava, Campagnaro, Sosa. Spettatori 25.000 circa.

La nazionale ROMA — La prima volta di Ledesma, il ritorno di Balotelli. Queste le principali novità di Prandelli per l’amichevole di mercoledì contro la Romania a Klagenfurt. Ci sono poi anche Diamanti e Balzaretti, come volti nuovi. Ma la curiosità maggiore sarà tutta per Christian Ledesma: il centrocampista della Lazio è infatti un oriundo, il secondo convocato dopo Amauri. Lo è, Ledesma, perché sua moglie Marta è

Prandelli chiama Ledesma un altro oriundo dopo Amauri italiana, originaria di Lecce (la coppia ha due bambini). «Una grandissima gioia» ha detto il laziale, più o meno lo stesso concetto di Diamanti («il coronamento di un sogno»). Non c’è Antonio Cassano, ma non è una sorpresa: il commissario tecnico aveva già largamente annunciato l’esclusione («risolva prima i suoi problemi con la società»). I

convocati si ritroveranno stamattina a Coverciano: alle 15 il primo allenamento, domani pomeriggio il trasferimento in Austria. Questi la lista dei convocati: Portieri: Mirante (Parma), Sirigu (Palermo), Viviano (Bologna). Difensori: Astori (Cagliari), Balzaretti (Palermo), Bonucci (Juventus), Cassani (Palermo),

Ma il Napoli, che ieri ha perso l’imbattibilità stagionale in trasferta (dopo quattro vittorie e due pareggi), si è quasi rassegnato nel corso della ripresa, in cui la Lazio ha legittimato ancora di più il suo successo. Il bis di Floccari l’ha messo in cassaforte, complice la giornata storta di Hamsik e Cavani. L’attacco azzurro, sempre a segno nelle precedenti undici partite di campionato, è rimasto per la prima volta a secco all’Olimpico. Merito della difesa di Reja, praticamente perfetta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Criscito (Genoa), Gastaldello (Sampdoria), Ranocchia (Genoa), Santon (Inter). Centrocampisti: Aquilani (Juventus), De Rossi (Roma), Diamanti (Brescia), Ledesma (Lazio), Marchisio (Juventus), Mauri (Lazio), Pirlo (Milan). Attaccanti: Balotelli (Manchester City), Gilardino (Fiorentina), Pazzini (Sampdoria), Quagliarella (Juventus), Rossi (Villarreal).

NAPOLI

SAMPDORIA (4-4-2) Curci 6.5 – Cacciatore 6, Gastaldello 6, Lucchini 5.5, Ziegler 6 - Koman 5 (18’ st Padalino 6), Dessena 5.5, Tissone 5.5 (28’ Poli 5.5), Guberti 6.5 Pozzi 5 (24’ st Marilungo 5.5), Pazzini 6. CHIEVO (4-3-1-2) Sorrentino 6.5 – Frey 5.5, Andreolli 6, Mandelli 6.5, Jokic 6 – Fernandes 6.5, Rigoni 6, Marcolini 6 - Bogliacino 6.5 (18’ st Bentivoglio 5.5) - Moscardelli 6 (23’ st De Paula 5.5 ), Thereau 6 (32’ st Granoche sv). Arbitro: Pinzani 6. Note: ammoniti Moscardelli, Marcolini, Marilungo, Frey; spettatori 20.526; abbonati 18.543. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Senza Cassano non c’è Samp Contestato anche Garrone GENOVA — Finisce tra i fischi e le prime contestazioni dei ventimila tifosi blucerchiati, esasperati da un’altra partita senza reti. La Sampdoria orfana di Cassano è un’altra cosa. Quando poi le viene a mancare per infortunio uno come Palombo, allora la luce si spegne del tutto. Incapaci di costruire gioco, timidi, con una coppia d’attacco ancora alla ricerca di una vera intesa (Pazzini stanco, Pozzi fumoso), i genovesi non vincono da quattro partite. Un solo tiro in porta negli ultimi novanta minuti la dice lunga. Il Chievo sceso a Marassi può addirittura rammaricarsi, perché nonostante le gravi assenze (Luciano, Pellissier) e l’impossibilità di innescare il solito micidiale contropiede, avrebbe comunque potuto e dovuto osare di più. «I fischi del pubblico ci stanno, ma non contro uno come il presidente Garrone, che in questo mondo del calcio è una

velocità, è stata più di una volta sull’orlo del ko. Rischi limitati per Muslera, invece. Cavani, stretto nella morsa tra Biava e Dias, è stato quasi neutralizzato. Molto più incisivo Lavezzi, che ha guidato la riscossa dei suoi alla fine del primo tempo e ha colpito in pieno la traversa dopo una stupenda azione personale. «Abbiamo pagato la stanchezza per l’ottava gara in 29 giorni, ma questa volta gli episodi non ci hanno favorito», si è giustificato per il ko Mazzarri, alludendo anche al gol contestato di Zarate.

6 Nega il tris a Zarate e non ha colpe sul primo gol subito. Fermo sul secondo. GRAVA 5 Quasi sempre in affanno, rischia il fallo da rigore nel primo tempo su Floccari. Dal 18’ st Sosa 6: intraprendente e pericoloso al tiro, per poco non sorprende Muslera. Trascurato da Mazzarri. CANNAVARO 4.5 Giornata pessima. La velocità di Zarate lo manda in tilt, naufraga con tutto il reparto arretrato. CAMPAGNARO 5 Limita un po' i danni, soffre in marcatura, impreciso nei disimpegni. MAGGIO 4.5 Non si è ripreso dalla bocciatura in Nazionale. Mai uno spunto dei suoi, fallisce una chance favorevole. Dal 10' st Zuniga 6: niente di trascendentale, ma è più tonico; avrebbe meritato un posto dall'inizio. PAZIENZA 6 Fa quello che può, dopo una settimana in infermeria. Recuperato in extremis, cala alla distanza. YEBDA 6.5 Tra i pochi a salvarsi. Recupera e smista, arrivando anche al tiro. VITALE 5.5 Ha il coraggio per proporsi in fase offensiva, ma perde il duello con Lichtsteiner e si scopre le spalle. HAMSIK 5 Offre il suo contributo alla fiammata del Napoli, nel finale del primo tempo. Poi resta a guardare. Dal 33’ st Dumitru sv. LAVEZZI 7 Fa tremare la traversa dell'Olimpico e non smette mai di lottare, da vero leader. Non è colpa sua se i compagni lo lasciano da solo. CAVANI 5.5 Ci prova, stretto nella morsa di Biava e Dias. Ma spreca una facile occasione sulla respinta di Muslera. ARBITRO BERGONZI 5 Scontenta tutti e non sembra sicuro, dubbi sul gol di Zarate. (m. a.)

Deludente pareggio a Marassi contro il Chievo. Tifosi in agitazione

MASSIMO CALANDRI

OTTAVA VITTORIA La squadra di Reja (nella foto Zarate festeggiato da Hernanes dopo l’1-0) ha ottenuto ieri la vittoria n.8

dando una sensazione di superiorità: atletica e tattica. Ha pagato il turnover di Reja, che aveva fatto riposare i suoi big nella trasferta di metà settimana a Cesena, prendendosi però sconfitta e critiche. «Speravo almeno di pareggiarla, invece mercoledì ho sbagliato i calcoli», ha ammesso ieri il tecnico, dopo essersi rifatto con gli interessi contro la sua ex squadra. Mossa decisiva lo scambio di posizione tra Zarate e Floccari, che ha disorientato Mazzarri. La difesa azzurra, senza punti di riferimento e presa in

6 L'incrocio dei pali lo salva sul destro di Lavezzi e nel finale Cavani non sfrutta una presa sbagliata. LICHTSTEINER 6.5 Quando parte sulla destra è difficile fermarlo: si esibisce perfino in un numero da brasiliano sulla linea di fondo. BIAVA 7 Non sbaglia una partita dall'inizio del campionato: sempre più autoritario, blocca Cavani e contiene Lavezzi. DIAS 6.5 Magari Reja esagera (“Lui e Biava formano la coppia centrale migliore del campionato”), ma il brasiliano ormai è una garanzia. RADU 6 Si preoccupa soprattutto di dare una mano ai due centrali, così limita le incursioni offensive. BROCCHI 6 Inizia con la consueta verve, una lombalgia lo blocca. Dal 39' pt Matuzalem 6: sempre elegante, regia ordinata ma senza guizzi. LEDESMA 6.5 Solo un'ingenuità su Lavezzi, poi il solito lavoro prezioso davanti alla difesa: meritata la convocazione in nazionale. HERNANES 6 Reja lo sposta sulla destra, lui copre più del solito ma esagera con i dribbling. Bravo nell'uno-due con Zarate che produce il secondo gol. FLOCCARI 7 Si sacrifica alle spalle di Zarate, perde qualche pallone di troppo ma è suo il tocco letale che chiude la partita. Dal 41' st Garrido sv. MAURI 7 E' l'assist-man del campionato: ben 7. Stavolta manda in gol Zarate con un lancio perfetto. Dal 29' st Bresciano 6: diligente. ZARATE 7.5 Reja gli permette finalmente di giocare da punta pura, lui lo ringrazia con una prestazione spettacolare. (giulio cardone) MUSLERA

figura esemplare», taglia corto il dg Sergio Gasparin. Nessuno, in campo o sugli spalti, evoca Antonio Cassano. Però il suo fantasma non se ne va, anzi. Dicono che nel futuro prossimo del barese ci sia il Palermo, i tifosi stanno con Garrone ma vorrebbero presto voltare pagina. Prima con qualche gol. E poi con un nuovo campione, che torni ad infiammare i cuori e li riporti in Europa. SAMPDORIA-CHIEVO 0-0

DE SANCTIS


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Pastore, un pomeriggio da fenomeno segna tre gol e travolge il Catania MASSIMO NORRITO

3-1

S

Di Natale sorride dopo la terza rete segnata al Lecce

PALERMO (4-3-2-1) Sirigu 6 — Cassani 6.5, Munoz 7, Bovo 6.5, Balzaretti 6.5 — Migliaccio 6.5, Bacinovic 7, Nocerino 6.5 — Ilicic 7.5 (46’ st Kasami sv), Pastore 8.5 (42’ st Goian sv) — Miccoli 7 (18’ st Maccarone 6). CATANIA (4-1-4-1) Andujar 5.5 — Potenza 6, Silvestre 6, Terlizzi 6.5, Marchese 5 — Biagianti 6.5 — Gomez 6.5 (14’ st Ricchiuti 6), Martinho 5.5 (38’ st Antenucci sv), Delvecchio 5.5 (1’ st Izco 6.5), Mascara 6 — Maxi Lopez 6.5. Arbitro: Valeri 7. Reti: 34’ pt, 2’ st, 40’ st Pastore, 1’ st Terlizzi. Note: ammoniti Mascara, Munoz. Spettatori 25.532.

L’azione del 3-1 realizzato da Pastore

Risultati e Classifica BARI-PARMA

Serie A

Reti: 33’ pt Candreva

BOLOGNA-BRESCIA

1-0

Reti: 13’ st Di Vaio

CAGLIARI-GENOA

0-1

Reti: 39’ st Ranocchia

FIORENTINA-CESENA

1-0

Reti: 14’ st Gilardino

INTER-MILAN

PUNTI

0-1

0-1

Andujar pronto alla deviazione. Poi al 34’ quando, sull’ennesimo cross di Balzaretti, Pastore al centro dell’area manda in gol di testa. L’inizio della ripresa è adrenalina pura. Pronti via e il Catania pareggia con Terlizzi bravo dal limite dell’area a girare in porta sul corner da destra di Gomez. Il tempo di mettere la palla al centro e il Palermo torna avanti. Miccoli serve Pastore che fa un passo in area e di destro batte Andujar. È lo spot pubblicitario di un DIFF. ANNO PRECEDENTE

prattutto un bel derby per quello che si è visto in campo. Una squadra, il Catania, partita a mille. Rossazzurri vicini al gol al 22’ con Gomez la cui conclusione è respinta da Sirigu con Maxi Lopez che poi spara alto. Nella prima fase del derby meglio il Catania che al 27’ va ancora vicino alla rete con Martinho che calcia sopra la traversa. Il Palermo si sveglia dopo mezzora. Prima Miccoli, al rientro da titolare dopo l’infortunio, gira al volo di sinistro trovando

Di Natale tris, Lecce ko Parma vince, Bari disperato

IN CASA

secondo tempo bellissimo con occasioni da una parte e dall’altra. Quella più importante del Catania è sul destro di Izco che colpisce la traversa. Il bis è di Ricchiuti che impegna Sirigu in angolo. Quelle del Palermo portano il timbro di Miccoli, Ilicic, Munoz, Maccarone. Il gol che chiude la gara arriva al 40’. Maccarone dal fondo mette in mezzo per Pastore che di sinistro segna in gol che lo incorona re del derby di Sicilia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

IN TRASFERTA

TOTALE

G V N P F S V N P F S V N P F S

MILAN

26 +4 12

4

1

1 13

5

4

1

1

8

6

8

2

2 21 11

+2

LAZIO

25 +14 12

4

1

1

9

5

4

0

2

6

4

8

1

3 15

9

+1

NAPOLI

21 +3 12

2

1

2

8

7

4

2

1 10

6

6

3

3 18 13

-1

JUVENTUS

20

-4 12

3

2

1 16 10

2

3

1

7

3

5

5

2 23 13

-4

INTER

20

-9 12

2

3

1

8

4

3

2

1

5

3

5

5

2 13

7

-4

ROMA

19 +4 12

4

2

0 10

5

1

2

3

5 10

5

4

3 15 15

-5

PALERMO

17 +1 12

3

2

2 11

7

2

0

3

9 10

5

2

5 20 17

-9

UDINESE

17 +2 12

3

1

2

8

7

2

1

3

5

5

5

2

5 13 12

-7

GENOA

-7

17

-3 12

3

1

2

6

6

2

1

3

4

5

5

2

5 10 11

Reti: 5’ pt Ibrahimovic (rig.)

SAMPDORIA 16

-5 12

2

3

1

5

3

1

4

1

6

6

3

7

2 11

9

-8

JUVENTUS-ROMA

CHIEVO

16 +1 12

2

2

2

4

4

2

2

2

7

6

4

4

4 11 10

-8

1-1

FIORENTINA 15

Reti: 35’ pt Iaquinta, 49’ pt Totti (rig.)

LAZIO-NAPOLI

2-0

Reti: 15’ st Zarate, 16’ st Floccari

PALERMO-CATANIA

3-1

Reti: 34’ pt, 2’st, 40’ st Pastore, 1’st Terlizzi

-6 12

4

1

2

9

6

0

2

3

4

7

4

3

5 13 13 -11

CATANIA

14 +6 12

3

3

0

7

3

0

2

4

3

8

3

5

4 10 11 -10

PARMA

14

-6 12

2

3

1

4

2

1

2

3

4

8

3

5

4

BOLOGNA

14 +2 12

3

3

0

6

2

0

2

4

5 13

3

5

4 11 15 -10

LECCE

12

B 12

3

2

0

6

3

0

1

6

2 19

3

3

6

8 10 -10 8 22 -10

CAGLIARI

11

-8 12

2

1

3

7

4

0

4

2

4

7

2

5

5 11 11 -13

SAMPDORIA-CHIEVO

0-0

BRESCIA

11

B 12

2

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6

6

1

1

5

4

9

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7 10 15 -11

UDINESE-LECCE

4-0

CESENA

11

B 12

3

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6

0

1

5

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3

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7

8 15 -13

9

-9 12

2

1

4

5

9

0

2

3

4 10

2

3

7

9 19 -17

Reti: 10’pt , 24’pt e 40’ pt Di Natale, 11’ st Floro

BARI

Flores

MEDIA INGLESE - IN CASA - VITTORIA: 0 - PAREGGIO: -2 - SCONFITTA: -3. IN TRASFERTA - VITTORIA: +2 - PAREGGIO: 0 - SCONFITTA: -1

RRIVO’ il giorno del capocannoniere. Il giorno di Totò Di Natale. A digiuno fino a ieri, s’è sbloccato con una tripletta che ha definitivamente rilanciato l’Udinese (tanto da consentire una battuta a Guidolin: «siamo più forti dell’Inter») e consacrato l’attaccante come il miglior bomber della storia friulana: 89 reti. Va ringraziato anche il Lecce che, come ha ammesso l’ex Di Canio, ha completamente «sbagliato l’approccio» e incassato una dura quaterna (a segno anche Floro Flores, mentre Di Michele ha fallito un rigore). Ma in Puglia le cose vanno peggio per il Bari: la squadra di Ventura, dopo il buon inizio di campionato, sembra aver esaurito la spinta propulsiva ed è ultimo in classifica. Ieri ha perso ancora, in casa, una sorta di scontro diretto contro il Parma, nel peggiore dei modi: un rigore sbagliato da Parisi, l’infortunio di Barreto, le espulsioni di Andrea Ma-

A

MEDIA INGLESE

PALERMO egnare tre gol al Catania indossando la maglia del Palermo, sotto Monte Pellegrino equivale a una sorta di beatificazione calcistica. Tre gol in un derby non li aveva segnati mai nessuno. Ci è riuscito Javier Pastore che con la sua tripletta ha messo il sigillo sul 3-1 con il quale il Palermo ha battuto il Catania nel primo derby con i tifosi etnei sulle tribune del “Barbera” a quattro anni di distanza dall’omicidio dell’ispettore Raciti. Il “Flaco” ha segnato in tutti i modi possibili: di testa, di destro e di sinistro. La consacrazione di un talento che fa gola a tutti i top club d’Europa. «Ma io — dice l’argentino che a fine gara ha conservato il pallone del derby — sicuramente giocherò a Palermo anche l’anno prossimo». Il derby di Pastore è stato un derby spettacolare iniziato con il gesto distensivo del presidente Zamparini che prima ha stretto la mano a tutti i giocatori del Catania appena scesi dal pullman e poi, accompagnato dal collega catanese Pulvirenti, è andato a rendere omaggio sotto lo spicchio di curva occupato dai tifosi ospiti. Ma è stato so-

PALERMO CATANIA

siello e di Donati. «Faccio ancora fatica a riprendermi. Aver perso questa partita ha davvero dell’incredibile» ha detto a fine match Ventura, ora alle prese con il nervosismo dello spogliatoio. Due buoni colpi, infine, li hanno messi a segno Bologna e Genoa: quest’ultimo a 7’ dal termine, a Cagliari, grazie a un tocco di testa sotto porta di Ranocchia (ma l’errore di Agazzi, in uscita, è stato evidente). Bisoli non ha fatto drammi: «In questo momento va tutto storto. Abbiamo avuto tante occasioni ma la palla non è mai entrata, mentre il Genoa nell’ultima occasione ha fatto gol». Il Bologna infine ha avuto ragione di un Brescia coriaceo solo grazie ad un’invenzione di Di Vaio, bravissimo nel girarsi e trovare un angolo impossibile. Ma la squadra di Iachini ha reagito, pressato e costretto in difesa gli emiliani, rimasti anche in inferiorità numerica nel finale di gara per il doppio giallo a Mudyngayi.

UDINESE-LECCE 4-0

BOLOGNA-BRESCIA 1-0

UDINESE (3-4-1-2) Handanovic 7 — Benatia 6, Coda 6.5, Domizzi 6 (24’ st Angella 6.5) — Isla 6.5, Inler 7, Asamoah 6.5, Armero 7 — Sanchez 7.5 — Di Natale 9 (41’ st Badu sv), Floro Flores 7 (34’ st Abdi sv). LECCE (4-3-3) Rosati 6 — Rispoli 4.5, Gustavo 5, Giuliatto 5, Brivio 4.5 (29’ pt Piatti 5) — Mesbah 5, Giacomazzi 5 (1’ st Munari 5.5) Vives 5.5 — Olivera 5.5 (28’ st Donati sv), Di Michele 5, Jeda 5. Arbitro: Mazzoleni 5. Reti: 10’ pt, 24’ pt e 40’ pt Di Natale, 11’ st Floro Flores. Note:ammonito Olivera. Spettatori 13.500.

BOLOGNA (4-3-3) Viviano 6.5 — Garics 5.5, Portanova 6, Britos 6, Rubin 6.5 — Perez 5.5 (29’ st Krhin 6), Mudingayi 5.5, Ekdal 6 (24’ st Casarini 6.5) — Ramirez 5.5 (19’ st Buscè 6), Di Vaio 7, Gimenez 6. BRESCIA (4-3-2-1) Arcari 6 — Berardi 6 (22’ st Zambelli 6), Zebina 6, Martinez 6, Dallamano 6 — Hetemaj 6.5, Budel 6.5 (8’ st Cordova 5.5), Vass 6 (8’ st Baiocco 5.5) — Diamanti 6.5, Eder 5.5 — Caracciolo 6. Arbitro: Pierpaoli 6.5. Rete: 13’ st Di Vaio. Note: espulso al 38’ st Mudingayi. Ammoniti Garics, Martinez e Hetemaj.

BARI-PARMA 0-1

CAGLIARI-GENOA 0-1

BARI (4-4-2) Gillet 6 — Belmonte 6.5, A. Masiello 4.5, Rossi 6, Parisi 5 (26’ st Raggi 6) — Pulzetti 5 (14’ st D’Alessandro 5), Donati 4.5, Gazzi 6, Alvarez 5.5 — Barreto 6.5 (14’ st Almiron 5), Caputo 5. PARMA (4-2-3-1) Mirante 6.5 — Zaccardo 6, Paci 6, Paletta 6.5, Gobbi 6 — Morrone 6, Dzemaili 6 — Valiani 5.5, Candreva 7, Marques 6 (34’ st Angelo sv) — Crespo 5 (25’ st Bojinov 5.5). Arbitro: Brighi 6.5. Rete: 33’ pt Candreva. Note: espulsi Masiello e Donati. Ammoniti Paletta, Morrone, Almiron e Mirante. Spettatori 16mila circa.

CAGLIARI (4-3-1-2) Agazzi 6 — Perico 6, Ariaudo 6.5, Astori 6.5, Agostini 6 — Nainggolan 5 (23’ st Biondini 6), Conti 5, Pinardi 5 (12’ st Nenè 5.5) — Cossu 7 — Acquafresca 5.5, Matri 5.5 (36’ st Laner sv). GENOA (4-3-3) Eduardo 7 — Rafinha 6, Ranocchia 7, Kaladze 7, Criscito 6 — Rossi 6.5, Milanetto 5.5, Veloso 5.5 (45’ st Moretti sv) — Mesto 5 (22’ st Kharja 6), Toni 5.5, Rudolf 5 (1’ st Dainelli 6). Arbitro: Romeo 6.5. Rete: 39’ st Ranocchia. Note: ammonito Agostini. Spettatori 10.000 circa.


la Repubblica

@

R2CALCIO

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

ALESSANDRO DI MARIA entre i suoi giocatori festeggiano levandosi e roteando la maglietta, che vuoi che siano 3 gradi sopra lo zero da queste parti, lui per l’entusiasmo sbatte contro una protezione della panchina, si fa male appena sopra l’occhio. E sanguina, sorridendo felice. Luciano Spalletti ha conquistato il primo scudetto della sua carriera, con il suo Zenit che ha battuto 5-0 il Rostov. Il Cska Mosca, rimasto ormai l’ultimo avversario, deve arrendersi con due giornate di anticipo: gli otto punti di distacco rendono impossibile la rimonta anche per la matematica. «Il nostro obiettivo principale è quello di vincere tutto» le prime parole di Spalletti a San Pietrobur-

M

Battuto 5-0 il Rostov il tecnico esulta e si ferisce alla testa. In panchina la scuola italiana è vincente go. Finora, almeno in Russia, è stato di parola: a maggio la coppa nazionale, adesso ecco anche il campionato, il terzo nella storia dello Zenit. Peccato solo per quella qualificazione alla Champions League, sfuggita con l’Auxerre. Spalletti arriva in Russia lo scorso dicembre, con un contratto triennale da quattro milioni a stagione: poche settimane prima aveva dato le dimissioni dalla Roma dopo quattro anni vissuti intensamente, tra gioco spettacolare, vittorie in coppa Italia (due) e Supercoppa (una) e scudetti sfug-

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La Russia applaude Spalletti finalmente arriva uno scudetto Festa con lo Zenit: è il primo titolo della sua carriera

■ 53

zionale - alla fine sceglie sempre la Roma. Fino a quelle dimissioni, che lo portano a ripartire dall’estero. È il secondo tecnico italiano in Russia, dopo l’esperienza di Nevio Scala allo Spartak Mosca. E l’obiettivo è imitare Ancelotti, Capello, Trapattoni e Bigon, tutti protagonisti di scudetti conquistati fuori dall’Italia. L’inizio non è facile, ma alla no-

I SUCCESSI Spalletti, 51 anni, è allo Zenit dal 2009. Primo scudetto per lui, 3° per la squadra russa con cui ha vinto anche la Coppa di Russia

Lippi

Progetto Ucraina vuole l’ex ct azzurro in vista degli Europei MILANO — Dopo Spalletti, il fascino del calcio dell'ex Urss potrebbe sedurre addirittura Lippi. L'ex ct campione del mondo è infatti stato contattato dal presidente della federazione ucraina, Grygory Surkis, per guidare la nazionale di Shevchenko all'Europeo del 2012, che si svolgerà appunto in Ucraina e in Polonia. Serve un nome di grande prestigio e la scelta è caduta sull'ex commissario tecnico azzurro, che ha smaltito la delusione per il Mondiale sudafricano e il mese scorso, alla conferenza Uefa dei ct, si è detto pronto a tornare su una panchina. La notizia non è stata smentita e la trattativa è avviata.

Premier League CHELSEA TRAVOLTO IN CASA Fino a ieri Ancelotti non aveva non solo mai perso in casa, ma neppure subito gol. Ieri il Chelsea ne ha presi 3 dal Sunderland senza quasi opporre resistenza. Squadra decimata (Lampard, Terry, Essien, Alex) e con Drogba convalescente dalla malaria, ma ancora in testa alla classifica. L’Arsenal (ieri 1-2 in casa dell’Everton) è a soli 2 punti

giti per poco. Il suo 4-2-3-1 è apprezzato ovunque. Soprattutto si inventa Totti centravanti. Che gli fa subito i complimenti: «A Roma non dimentichiamo chi è passato e ha lasciato qualcosa di impor-

tante e positivo. È una meraviglia quando gli italiani di valore riescono a mostrare il loro talento all’estero». Non mancano i momenti indimenticabili, come le 11 vittorie

consecutive. Ma nemmeno le umiliazioni, come il 7-1 di Manchester contro lo United in Champions. Nonostante la Juventus lo voglia, il Milan lo cerchi e l’Inter lo corteggi - per lui si parla pure di na-

na giornata lo Zenit prende il comando della classifica e non lo molla più, perdendo solo due partite (contro Cska e Spartak Mosca) e mettendo in mostra il solito gioco spettacolare, che porta la squadra a segnare 59 gol e a subirne 19. In Russia si accorgono presto del suo senso dell’umorismo, un po’ meno del suo essere molto permaloso. Così alla domanda «non la disturba il fatto che in Russia nessun allenatore senza capelli abbia mai vinto il campionato?» lui risponde: «Ho dei bei capelli, perfetti per indossare qualsiasi cappello. Mi preoccupa un po’ il vostro freddo, ma per questo potrebbero anche venirmi in mente nuove idee». Tabù caduto. Ma d’altra parte da queste parti i calvi sono andati molto di moda. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

FORMULA 1 R2SPORT

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1° giro

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L’INCIDENTE DI SCHUMI

WEBBER IN DIFFICOLTA’

Subito dopo il via Schumacher si tocca con Rosberg, va in testacoda, Liuzzi non può evitarlo e gli finisce addosso. Gara interrotta, entra la safety car.

L’australiano della Red Bull è in difficoltà, sempre alle spalle di Alonso. Tocca le barriere, ha problemi con le gomme, entra al box per il pit stop, ne esce 16° e sfiora pure il muretto.

Il film della gara

Nella gara decisiva la Rossa fallisce la strategia: dopo il pit stop lo spagnolo resta ingolfato, non sorpassa nessuno, chiude solo 7° Il tedesco domina e si prende il titolo DAL NOSTRO INVIATO STEFANO ZAINO ABU DHABI l colpo al cuore arriva alla fine del quindicesimo giro. Non si sa ancora che si tramuterà nel Grande Disastro, nel clamoroso autogol che strappa il titolo mondiale ad Alonso e lo regala a Vettel, 23 anni, il più giovane iridato nella storia della Formula 1. Lo spagnolo entra ai box, abbandona la quarta posizione e quando rientra in pista è dodicesimo, ma davanti al nemico Webber. Non si sa che da quel momento le cose si mettono male, ma ci si rende conto subito che la situazione si è complicata, che Alonso non ha più il campionato in pugno, dopo averlo afferrato con un superbo giro al sabato in qualifica. Lo ha mollato e per riprenderlo ora servirà un’impresa. La Ferrari sa, come spiegherà a fine gara il suo capo Domenicali, che Webber è dietro, che il rivale più pericoloso è alle spalle, che il marcamento a uomo sta funzionando, «un grave errore però — ammetterà con onestà nella sua analisi post disfatta Domenicali — marcarlo con due macchine, quella di Alonso e quella di Massa, trascurando Vettel». Non sa, la Ferrari, che le gomme non sono così friabili, che possono arrivare sino alla fine anche se le hai cambiate subito, come hanno fatto Rosberg e Petrov, non immagina che su questo circuito sorpassare è impossibile, anche se di fronte ti trovi un russo come il pilota della Renault che mai finora ha dato esempio di resistenza e aggressività, ma che ha in mano un’arma letale, una maggiore velocità di punta rispetto alla Ferrari. La Ferrari ignora, fino all’autoflagellazione, che da quel momento assisterà ad uno spettacolo assurdo, Alonso che resta dietro a Petrov per 40 giri, che prova persino a

I

Il capo Domenicali: “Siamo usciti dai box davanti a Webber, credevamo che fosse fatta” sfruttare le vie di fuga, ad inventarsi le scorciatoie, ma che l’unica volta in cui riesce ad affiancarlo è dopo il traguardo, quando gli mostra un pugno e potesse glielo tirerebbe in faccia. Simbolo di frustrazione, ancorché gesto sportivamente sbagliato, perché Petrov il suo sesto posto se lo è guadagnato, ad Alonso non doveva niente, e poco importa che lo spagnolo con il settimo abbia buttato nel cestino la sua gloria. La Ferrari nell’attimo fatale

Il

disastro

La Ferrari lascia il mondiale a Vettel Alonso ai box troppo presto: è la scelta che costa tutto

sbaglia e percepisce il male solo dopo, quando ormai non si possono più fermare i processi, quando ci si rende conto che l’inverno sarà lunghissimo, perché, altro impeto di onestà intellettuale di Domenicali, «per la Ferrari il secondo posto è una grave sconfitta, noi siamo condannati a vincere. Abbiamo sbagliato alcune valutazioni e pur-

Il presidente

DAL NOSTRO INVIATO ABU DHABI arla tutto d’un fiato. La gara è appena finita, un groviglio di telecamere e taccuini lo hanno stretto d’assedio, Montezemolo sa che le sue parole sono rivolte al distruttto popolo Ferrari, incredulo per l’assurda sconfitta. E’ arrabbiato, ma un presidente deve riuscire ad andare oltre il particolare. Subito lo slogan: «Una stagione entusiasmante con un finale amaro». Già, perché l’epilogo è da depressione cosmica. Quando la Ferrari pensava di avercela fatta, ha deciso di autoflagellarsi con uno sbaglio strategico. Montezemolo lo confessa a Placido Domingo, il tenore spa-

P

troppo paghiamo caro. Accettiamo le critiche, ponendo una sola condizione: il nostro è un lavoro duro, onesto e trasparente. Se qualche politico si diverte a lanciare accuse, pensi ai suoi problemi e lasci in pace lo sport». Si ammettono le colpe, ma si fa quadrato. Il capo della strategia è Chris Dyer, ex ingegnere di mac-

china di Schumacher e Raikkonen con cui ha vinto Mondiali, è il tattico da un anno e mezzo, sicuramente ha responsabilità ma nessuno fa il suo nome. Anzi, ad un tratto spunta un giallo che la Ferrari si affretta a smentire. Su Twitter compare un suo sfogo accurato contro i tifosi che si lamentano, difende se stesso e Stella, l’inge-

gnere di macchina di Alonso, un altro che certamente ha partecipato alla scelta, «venite voi al nostro posto e vediamo se siete capaci di vincere», ma non è lui ad aver scritto queste cose, è un altro che si firma con il suo nome, Dyer non c’entra nulla, non comunica via internet dopo la gara. La squadra ci mette la faccia in maniera com-

patta e per tutti spiega Domenicali: «Avevamo paura che Webber potesse avvantaggiarsi, che avrebbe scavalcato facilmente Alonso se Fernando fosse rimasto a lungo in pista. Non contavamo Petrov, Kubica, Rosberg. Dicevamo: con Vettel primo, le due McLaren davanti, se Webber diventa quarto siamo fregati. Poteva accadere, ecco per-

Montezemolo: “Abbiamo sbagliato noi Ma ci riproveremo, siamo nati per vincere” gnolo, grande tifoso di Alonso: «Abbiamo perso per un nostro errore». Tutto qui. Poche parole, pesanti però come macigni. Un pacco dono per la Red Bull. «Che non può però — precisa Montezemolo — far dimenticare tutto il resto. Ora siamo distrutti, giù di morale, è dura accettare un verdetto simile. Bastava tenere la posizione di partenza, andava bene anche un quarto posto e avremmo vinto il Mondiale. Per tutta la stagione la loro macchina è stata migliore della nostra, spesso ci hanno aiutato, qui abbiamo regalato noi. Non tut-

NUMERO UNO DA 20 ANNI Luca Cordero di Montezemolo. E’ presidente della Ferrari dal 1991. Con lui gli ultimi sei titoli piloti to ha funzionato alla perfezione, ma chi a metà stagione avrebbe pensato che ci saremmo giocati il titolo all’ultima gara? La squadra

merita i complimenti, hanno lavorato benissimo. Alonso è stato straordinario, non solo in qualifica, anche in gara, se non è campio-

ne non è certo per colpa sua. Usciamo da questa stagione a testa alta, finire secondi è una sconfitta, ma siamo dietro per soli quattro punti. Su Alonso non ho nulla da dire, il suo appoggio alla squadra è stato enorme, il suo feeling con tutti è stato decisivo nella rincorsa. Ci aspettavamo di più da Massa, ma sono convinto che l’anno prossimo saprà riscattarsi. L’importante ora è ripartire subito, reagire, ricominciare. L’anno prossimo vogliamo vincere e con questo magnifico Alonso ce la possiamo fare». Verrà il tempo per i processi,


la Repubblica

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LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

PER SAPERNE DI PIÙ twitter.com/NandoAlonso www.formula1.com

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15° giro

24° giro

IL PIT STOP DI ALONSO

BUTTON LEADER

L’episodio che decide il Mondiale della Ferrari. Massa si è fermato nel giro precedente (13°), anche Alonso entra ai box, ne esce davanti a Webber ma ormai è bloccato nel «traffico».

Nella girandola di pit stop si trova al comando per 16 giri Button, che poi si ferma ai box al giro numero 40: in testa va Vettel, che conquisterà il Gp ed il Mondiale.

Lo sconfitto

L’OSTACOLO RUSSO Fernando Alonso dietro la Renault del russo Vitaly Petrov: lo spagnolo della Ferrari non è riuscito ad avere la possibilità di sorpassarlo: «Aveva un’aggressività mai vista in tutta la stagione» ha confessato il bicampione del mondo a fine gran premio

LE LACRIME Un bimbo piange tra le braccia della madre: molti i tifosi della Ferrari delusi ad Abu Dhabi. A sinistra, i box della Rossa

Tutta la rabbia di Fernando “Marcare Webber, che errore” La giornata più nera: “Non riesco a crederci” DAL NOSTRO INVIATO ABU DHABI istrutto. Frustrato e furioso. Deluso per l’incredibile occasione persa, per aver aperto il pugno e fatto scivolare via il Mondiale, per aver regalato a Vettel la possibilità di entrare nella storia, per aver azzerato in pochi giri il lavoro di un anno, la grande rimonta, i cinque trionfi, l’energia positiva che ha riempito di adrenalina il box Ferrari e lo ha portato a credere nel miracolo, la possibilità di beffare la più veloce Red Bull. Alonso, pochi secondi dopo la fine della gara, è tutto e niente, un’immagine piegata nel morale, con gli amici più fidati che cercano di consolarlo, il fisioterapista, il personal trainer, gli uomini della sua macchina, un pilota che fatica a rialzarsi, anche se non è da lui arrendersi e difatti quasi a notte, quando lascerà il circuito di Abu Dhabi, non potrà che giurare agli affranti meccanici quello che tutti i tifosi vogliono sentire, «l’anno prossimo ci riproveremo e questa volta non falliremo, saremo campioni». Adesso però è dura, lo dice in tutte le lingue che conosce, spagnolo, italiano, inglese. «Sono deluso, non riesco a crederci, avevamo la situazione in mano, ha gira-

D

ché abbiamo richiamato Alonso ai box. È rientrato in pista davanti, immaginavamo fosse fatta». Invece lì è nato l’atroce calvario. Vettel che fila al traguardo, Hamilton e Button sul podio, poi la giaculatoria di comprimari, Rosberg. Kubica, Petrov che mettono in ginocchio Alonso. Tattica fallita, sogni al macero. Un errore che manda al diavolo un’intera stagione. Dice Alonso: «Fino all’ultimo metro ho sperato che il motore di Vettel scoppiasse». Si deridevano gli autogol della Red Bull, la Ferrari ha infilato la propria porta in rovesciata. Palla nel sette e tutti i tifosi in rosso a piangere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

G.P. Abu Dhabi Sebastian Vettel (Ger) 1h39’36”837 Red Bull alla media di 183,923 km/h

Lewis Hamilton (Gbr) McLaren Jenson Button (Gbr) McLaren

10”162 11”047

Nico Rosberg (Ger) Mercedes

30”747

Robert Kubica (Pol) Renault

39”026

Vitaly Petrov (Rus) Renault

43”520

7° F. Alonso (Ferrari), 8° M. Webber (Red Bull), 9° J. Alguersuari (Toro Rosso), 10° F. Massa (Ferrari)

Sebastian Vettel (Red Bull) 256 Fernando Alonso (Ferrari) 252 Montezemolo chiederà spiegazioni e magari qualcuno passerà minuti difficili, ma ora il presidente cerca soprattutto di fare gruppo. «In un circuito in cui era impossibile superare, avremmo potuto prendere decisioni diverse, ma parlare dopo è facile. Questo è uno sport da frazione di secondi e se sbagli a cogliere l’attimo è finita». Dura di più invece il suo abbraccio ad Alonso, che scatena l’applauso dell’intero box. Come lungo è il discorso alla squadra. Parole di stima, i meccanici escono rinfrancati dal lungo sermone. Qualcuno ha sbagliato e forse pagherà, ma per il presidente il messaggio è chiaro: «Ci riproveremo: siamo nati per vincere». (s.z.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mark Webber (Red Bull)

242

Lewis Hamilton (McLaren) Jenson Button (McLaren)

240 214

Felipe Massa (Ferrari)

144

7°Nome pilota (squadra), 8°Nome pilota (squadra), 9°Nome pilota (squadra), 10°Nome pilota (squadra)

Red Bull

498

McLaren

454

Ferrari

396

Mercedes

214

Renault

163

Williams

69

La prossima stagione comincerà il 13 marzo 2011 in Bahrain: 20 i Gp, con la novità India (30 ottobre).

Ha agitato il pugno verso Petrov: “Ero teso. Superarlo era impossibile, mai visto così veloce” to tutto storto. Siamo stati sconfitti da una marea di dettagli, la partenza, credevamo che Hamilton potesse scavalcare Vettel e invece è stato Button a scattare bene e a superare me, la safety car subito al primo giro che ci ha impedito di fare il vuoto, di mettere distanza fra noi e i comprimari, e poi quel Petrov, che mai quest’anno ha mostato una simile aggressività. Tutta la gara dietro di lui, senza riuscire a superarlo, è incredibile».

Albo d'oro piloti

Quella decisione

Il vero rivale

Rientrare ai box sembrava la cosa giusta Non è vero che ero contrario: abbiamo deciso insieme, siamo un gruppo compatto

Il titolo non lo abbiamo perso ad Abu Dhabi, ma certo bisognava seguire Sebastian, il più pericoloso su questa pista

A fine gara pareva volesse menarlo. Lo ha affiancato e gli ha mostrato i pugni. «Dovete capirmi, la tensione era enorme. Ci ho provato in tutti i modi, ma scavalcarlo era impossibile, la sua velocità di punta era troppo elevata». Ha descritto tante cose, ma ha omesso la più grave. Perché l’hanno fatta rientrare ai box, scaraventandola in un ingorgo da cui non è più uscito? «Sono decisioni istantanee, a

volte le azzecchi, altre le sbagli. Parlare dopo è facile ed è giusto dire che è stato un errore, ma in quel momento sembrava la cosa giusta». Lei però non era d’accordo. «Non è vero. Il nostro è un gruppo solido, decidiamo sempre assieme, la forza della Ferrari è la compattezza. Se sbagliamo, siamo pronti a ripartire. Pensavamo che le gomme si deteriorassero maggiormente, non credevamo che qualche pilota come Rosberg o Petrov potesse fare tutta la gara con un solo tipo di pneumatici. È andata male, con un po’ più di fortuna avrei vinto, ma ora cercare dei colpevoli è inutile. E poi semmai lo sbaglio è stato un altro». Quale? «Marcare solo Webber e dimenticarsi di Vettel. È vero che con lui mi bastava il quarto posto, ma qui si era dimostrato il rivale più pericoloso. Comunque non abbiamo perso il Mondiale ad Abu Dhabi, non si può ridurre tutto ad una sola gara. E poi anche loro hanno regalato qualcosa a noi, non possiamo dimenticarcelo. Se noi abbiamo sprecato 25 punti, loro ne hanno buttati 100». Negli occhi tanta tristezza. Con che forza ora tornerà in macchina? «Quella è l’unica certezza che ho in questo momento. All’inizio dell’anno manco conoscevo i meccanici, ora siamo un collettivo formidabile. Io con la Ferrari voglio vincere. E ci riuscirò». (s.z.)

I numeri 4 PUNTI DI DISTACCO

Alonso ha perso il Mondiale con un distacco di 4 punti: 252 contro i 256 di Vettel.

5 I GRAN PREMI VINTI

Cinque i Gp vinti (Bahrain, Germania, Italia, Singapore, Corea), come Vettel.

0 POLE POSITION

Alonso non ha mai ottenuto una pole position, contro le 10 conquistate da Vettel.

26 SUCCESSI

In questa stagione Alonso con 26 vittorie ha superato Lauda, Clark e Fangio.

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1950 1951 1952 1953 1954 1955 1956 1957 1958 1959 1960 1961 1962 1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970 1971 1972 1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010

Farina Fangio Ascari Ascari Fangio Fangio Fangio Fangio Hawthorn Brabham Brabham P. Hill G. Hill Clark Surtees Clark Brabham Hulme G. Hill Stewart Rindt Stewart Fittipaldi Stewart Fittipaldi Lauda Hunt Lauda Andretti Scheckter Jones Piquet Rosberg Piquet Lauda Prost Prost Piquet Senna Prost Senna Senna Mansell Prost Schumacher Schumacher D. Hill J.Villeneuve Hakkinen Hakkinen Schumacher Schumacher Schumacher Schumacher Schumacher Alonso Alonso Raikkonen Hamilton Button Vettel

Italia Argentina Italia Italia Argentina Argentina Argentina Argentina GB Australia Australia USA GB GB GB GB Australia N. Zelanda GB GB Austria GB Brasile GB Brasile Austria GB Austria USA Sud Africa Australia Brasile Finlandia Brasile Austria Francia Francia Brasile Brasile Francia Brasile Brasile GB Francia Germania Germania G.B. Canada Finlandia Finlandia Germania Germania Germania Germania Germania Spagna Spagna Finlandia GB GB Germania

Alfa Romeo Alfa Romeo Ferrari Ferrari Maserati Mercedes Ferrari Maserati Ferrari Cooper Cooper Ferrari Brm Lotus Ferrari Lotus Brabham Brabham Lotus Matra Lotus Tyrrell Lotus Tyrrell McLaren Ferrari McLaren Ferrari Lotus Ferrari Williams Brabham Williams Brabham McLaren McLaren McLaren Williams McLaren McLaren McLaren McLaren Williams Williams Benetton Benetton Williams Williams McLaren McLaren Ferrari Ferrari Ferrari Ferrari Ferrari Renault Renault Ferrari McLaren BrawnGp Red Bull


la Repubblica LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

FORMULA UNO R2SPORT

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1974

1976

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1998

1999

LE SOSPENSIONI DI CLAY

IL RIFIUTO DI NIKI

IL CRASH DI SCHUMI

LA FRIZIONE DI MICHAEL

L’INCIDENTE DI IRVINE

Gp Usa. Clay Regazzoni si gioca il mondiale allo sprint con la McLaren di Fittipaldi. Ha un punto di ritardo. In griglia è una fila dietro. Ma in gara gli cedono le sospensioni: arriva 11°. Mondiale a Fittipaldi

Gp Giappone. Lauda parte con 3 punti su Hunt. Piove, c’è nebbia: Niki si ritira al 2° giro. Ad Hunt serve il 4° posto, fora a 4 giri dalla fine, diventa 5°. Sorpassa e inveisce: non sa di essere arrivato 3°. Ferrari sconfitta

Gp a Jerez. Schumacher ha un punto su Villeneuve, che fa la pole. Parte meglio Schumi e resta in testa dopo i pit-stop. Jacques lo attacca al 47° giro, Michael prova a chiuderlo e si auto elimina. Sarà anche punito

Gp Giappone. Schumacher a 4 punti da Hakkinen, ma in pole. Al via non parte per problemi alla frizione: retrocesso in fondo alla griglia. Rimonta fino al 3° posto, poi scoppia una ruota. Hakkinen mondiale

Gp Giappone. Irvine è 4 punti avanti la McLaren di Hakkinen. Un incidente in prova lo fa partire dalla terza fila. Schumacher in pole non chiude Hakkinen, che si invola. Irvine arriva 3°. Mondiale ad Hakkinen

I mondiali decisi all’ultimo Gp

Il vincitore DAL NOSTRO INVIATO MARCO MENSURATI ABU DHABI denti bianchissimi risplendono sotto i riflettori e sembrano illuminare la sala. È la conferenza stampa di Sebastian Vettel, il campione del mondo più giovane nella storia della Formula 1, e lui seduto in mezzo ai due pilo-

I

Vettel, il campione bambino “Visto? Esiste una giustizia” Sebastian, talento record: “Io, il più giovane della storia”

«Sono andato a letto, e continuavo a pensare alla gara e quello che poteva accadere in pista. E continuavo ad avere proiezioni mentali e mi venivano sensazioni positive. Ma a un certo punto ho pensato: “Devi dormire, dimentica tutto e dormi”. Ci ho messo un po’ ma alla fine ha funzionato: quando mi sono svegliato stavo benissimo». Come festeggerà?

I festeggiamenti: “Non ho un’idea Button fece l’alba, ma l’anno scorso eravamo in Brasile”

ti della McLaren sorride e piange insieme. Prende la parola e non sa che dire. Comincia a parlare di quanto graining facesse la pista, di quanto la macchina fosse guidabile, di quanto fosse faticoso all’inizio far funzionare le morbide. Per fortuna lo fermano. Come sta? Pausa. Sorriso. «Vuoto, mi sento vuoto». Come vuoto? «Sì. Mi viene da dire vuoto. Senza parole, se preferite. Ma vuoto è più preciso». Provi a raccontare qualcosa. Stamattina, l’attesa della gara. «Mi sono svegliato e ho provato a non pensare a niente, a evitare il contatto con la gente. Ho provato a fare solo le mie cose. Poi una volta in griglia mi sono detto: “Quanta gente è venuta qui a vedere la gara”, e mi sono sentito fiero di me, di es-

La notte insonne: “Pensavo alla gara. Avevo sensazioni positive. Ma ora mi sento vuoto” sere pilota, di essere in F1 e di essere tra i quattro che potevano vincere». Quando ha capito che aveva vinto? «Solo alla fine. Il team non mi diceva le posizioni per non farmi distrarre. Gli ultimi dieci giri sentivo solo il mio ingegnere di pista che mi dava consigli su come portare a casa la macchina senza incidenti. Mi chiedevo: “Mmmh. Questo è nervoso… Mi sa che siamo in buona posizione”. Poi ho tagliato il traguardo e lui tutto calmo mi fa: “Sembra tutto bene, solo aspettiamo che arrivino anche gli altri”. Allora ho pensato: “Che vuol dire?”. A

Le reazioni

Schumi esulta col suo pupillo Webber a terra “Ci riproverò” ABU DHABI — Una festa per soli tedeschi. C’era anche Michael Schumacher a festeggiare il connazionale: «Sebastian è stato grandioso». Il vecchio consacra il giovane: «Ha disputato una stagione fantastica. Sì, è vero che ha avuto alcuni passaggi a vuoto e che in alcuni frangenti non si è espresso al top, ma la sua seconda metà della stagione è stata grandiosa, bisogna solo fargli i complimenti». Chi invece è uscito con le ossa rotta è Mark Webber: l’australiano a tre gran premi dalla fine era ancora il leader ma, dalla Corea, non ci ha capito più nulla: «So solo che ho dato tutto ma non è bastato». Webber cerca di restare misurato: «C’è il tempo per riflettere, per valutare gli alti e i bassi che fanno parte dello sport. Quando si arriva così vicino al traguardo e poi si manca il bersaglio, si provano tante emozioni. Mi congratulo con Seb, ma ci proverò l’anno prossimo».

Il meccanico

Il casco

Ce n’è uno nel team che conosce l’albo d’oro dal ’50 a oggi Ecco, fa effetto sapere d’essere nella sua testa

Sotto c’è scritto Monza Il mio ingegnere mi chiese quale parola mi facesse sentire felice. E l’abbiamo messa lì

23 A 23 anni è il campione del mondo più giovane nella storia della F1. Non si separa mai dall’IPod

2007 L’anno in cui trova il centesimo Usa, il suo portafortuna. Teme i topi, ama i Beatles e Forrest Gump. L’amico è Raikkonen

10 Ha vinto 10 Gp, il primo con una Toro Rosso che ha chiamato Julia. Le sue auto personali sono Bmw X3 e Ktmx Bow.

quel punto è venuto di nuovo alla radio e ha cominciato a urlare: “Abbiamo vinto il mondiale”». Davvero durante la gara non sapeva nulla? «Ogni tanto guardavo i monitor, vedevo Hamilton che faticava die-

tro Kubica. E pensavo che anche Fernando doveva essere lì dietro alla Renault. Ma ho cercato di non pensarci». E ora come si sente? «Ancora vuoto. C’è un meccanico nel team che conosce tutti i cam-

pioni dal 1950 ad oggi. Tu gli dici l’anno e lui ti dice il campione. Ecco, sapere di essere su quella lista, nella sua testa, insieme a Senna e Michael… Ecco, non so…». Continui a raccontare. La notte?

«Non ne ho idea. Qui c’è Jenson (Button, ndr) l’anno scorso fece l’alba, ma stavamo in Brasile. Qui non lo so. Starò col team, credo. E comunque non andrò a letto presto». Due parole su Petrov… «E sulla Renault… Il loro F-Duct (il dispositivo aerodinamico che dà velocità in rettilineo e che ha fatto impazzire Hamilton e Alonso, ndr) è straordinario. Grazie mille anche a loro». Oggi in pista sembrava più rilassato, cosa è successo? «Avevo iniziato questa stagione con un obbiettivo preciso. Lavorare duro per diventare il campione. A metà stagione le cose cominciavano ad andare male, ho visto altri piloti che si avvicinavano in classifica e mi superavano. Mi sono innervosito. Poi ho capito, anzi ho accettato, una cosa semplice: qualche volta le cose non vanno come vorresti. Esiste una giustizia, o qualcosa del genere, per carità: oggi secondo me si è dimostrato. Ma non è detto che arrivi sempre». Perché aveva scritto Monza sul sottocasco? «Un giorno a metà stagione il mio ingegnere di pista mi fa: dimmi una parola che ti fa sentire bene, felice. Due giorni dopo gli ho detto: “Monza. Sì, Monza. La Toro Rosso, l’inno italiano in Italia. Monza”. E lui l’ha scritto». Ora è il campione più giovane di sempre, 167 giorni prima di Lewis Hamilton. «Il record era suo. Non è la cosa più importante…». Interviene Hamilton: «È un bel record, se lo goda, tanto nel giro di due anni apparterrà a qualcun altro». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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2003

2006

2007

2008

2010

LA RIVINCITA DI SCHUMI

LA ROTTURA DI MICHAEL

LA RIMONTA DI RAIKKONEN

LA CURVA DI GLOCK

LA TRAPPOLA DI WEBBER

Gp Giappone. Con 9 punti di vantaggio sulla McLaren di Raikkonen, Schumacher parte dalla 7ª fila. Il rivale arriva 2°, lui rimonta fino all’ottavo dopo una sosta ai box (danni a un alettone). È il 6° titolo del tedesco

Gp Brasile. Alla Renault di Alonso basta andare a punti. Schumacher ne ha 10 di ritardo: rompe in prova, parte dalla 5ª fila, fora in gara, rimonta e chiude 4°. Lo spagnolo è 2° Mondiale ad Alonso

Gp Brasile. Raikkonen deve recuperare 7 punti alla McLaren di Hamilton, che sbaglia al via e poi ha problemi al cambio. Massa fa passare Raikkonen, che vince gp e mondiale. Poi le polemiche e i ricorsi

Gp Brasile. Massa è a -7 dalla McLaren di Hamilton, al quale basta il 5° posto. Massa vince. Ma il titolo va a Hamilton, che sorpassa Glock (gomme lisce sotto la pioggia) alla terzultima curva dell’ultimo giro

Gp Abu Dhabi. Alonso alla vigilia ha il mondiale in tasca, 3° tempo in prova, +8 su Webber e +15 su Vettel in classifica. Webber cambia subito pneumatici, Alonso lo segue, Vettel si invola. Mondiale al tedesco

La stagione DAL NOSTRO INVIATO ABU DHABI adesso che tutto è finito, adesso che ai piedi del podio vuoto c’è un tappeto di petali calpestati e qualche bottiglia vuota, non resta che guardare e riguardare il film di una stagione storta scorrere negli occhi tristi degli uomini in rosso. «Negli ultimi 14 anni la Ferrari si è giocata il mondiale all’ultima gara per dodici volte», continua a ripetere Luca Montezemolo. Ma il tono di quelle parole non è più pieno d’orgoglio come sabato, adesso è diverso, ha un che di consolatorio. Forse perché in cuor suo, il presidente sa che la verità è un’altra. E cioè che la Ferrari il mondiale all’ultima gara stavolta avrebbe solo potuto vincerlo. Perché a perderlo ci aveva già pensato prima. Quando aveva sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare in un filotto di gare una più sciagurata dell’altra, tra maggio e luglio, da Monaco a Silverstone, passando per Istanbul, Montreal e Valencia. La Ferrari, che aveva vinto anche se con un po’ di fortuna al debutto in Bahrein, si era presentata a Monaco dopo la campagna asiatica con Alonso secondo in classifica a soli tre punti da Button. Dopo i primi giri nel Principato era chiaro che la macchina si adattava alla grande a quel circuito e che c’erano ottime chance per la gara. Ma il sabato mattina, prima delle qualifiche un clamoroso errore di Alonso compromette tutto: lo spagnolo esce di pista e distrugge la macchina contro il muro di recinzione. Salta le qualifiche ed è costretto a una gara disperata, di rimonta, in un circuito in cui è difficilissimo sorpassare. Grazie alla strategia di Domenicali, pit

E

A luglio erano 47 i punti di ritardo Hockenheim tappa del famigerato ordine di scuderia stop al primo giro e poi recupero rabbioso, i danni vengono limitati: Alonso arriva sesto e scivola al terzo posto nella classifica mondiale, Massa è quarto. Ma i rimpianti sono molti. Al gp successivo va ancora peggio. La macchina stavolta non va. Le qualifiche sono un inferno, la gara peggio. Alla fine, in due (Massa settimo, Alonso ottavo) portano a casa la miseria di 10 punti, e Alonso scende in quarta posizione, dietro Webber, Button e Hamilton, seguito ad un punto da Vettel. Si va in Canada e proprio come a Monaco, si capisce che la Ferrari è tornata competitiva. Ma la gara non va per il verso giusto, diversi episodi giocano contro e né Alonso né il muretto riescono a dominare gli eventi: alla fine lo spagnolo dovrà accontentarsi di un terzo posto mentre Massa finisce 15°. La classifica piloti non è ancora compromessa, ma Fernando — ancora quarto — vede gli altri allontanarsi.

Da Valencia a Silverstone la sconfitta è nata in estate Ferrari, errori e incidenti: una rincorsa finita male Le pagelle

MARCO MENSURATI

Massa

Massa, 8 mesi inconcludenti Rosberg e Button da prendere 2 E’ antipatico ma qualcuno dovrà dirlo: dopo l’incidente non è più lui. La sua annata è meno che inutile, è dannosa: non combina niente di niente, non un sorpasso, non una manovra ardita, neppure un’intuizione. Passa buona parte della stagione a contemplare gli scarichi della Toro Rosso e della Force India. E ad Hockenheim tocca il fondo costringendo il suo muretto a uno degli ordini di scuderia più indecorosi della storia. Non è né un numero 1 né un numero 2. Forse un numero 3. Chissà. BRUNO SENNA 2,5 Noi continueremo per sempre a chiamarlo Bruno Lalli, con il cognome del padre e non quello della madre con cui si è imprudentemente voluto iscrivere al campionato. MICHAEL SCHUMACHER 3 Comincia la stagione negando l’autografo a un bambino, la finisce inseguendo i fan di Alonso e Vettel con la speranza di firmare una foto ricordo o un cappellino (la Mercedes è andata talmente male che li vendono al 50% di sconto). In una sola stagione devasta la propria statua, costruita sui meriti Ferrari e sui demeriti degli altri piloti della sua generazione. In Mercedes, nonostante la protezione del padrino Ross Brawn, prende schiaffi dalla mattina alla sera dal docile Rosberg. MARK WEBBER 5,5 Noi lo abbiamo sempre amato, perché è un uomo vero, e perché è anche bravo. Ma non è un campione. Quando stava per vincere si è fatto travolgere dal braccino. NICO ROSBERG 7 “Britney” come lo chiamavano i meccanici Williams l’anno scorso, per quella sua fisicità non proprio alla Banderas, ha dato una bella lezione a tutti: ha fatto il doppio dei punti di Schumi e una manciata in meno di “Felipe zero sorpassi” che però aveva ben altra macchina rispetto al triciclo prodotto da Ross Brawn & C. Ci permettiamo di segnalarlo ai capi della Ferrari: è veloce, intelligente, simpatico, bellino, parla italiano, e soprattutto non avrebbe bisogno di una fucilata dal muretto per capire quando è il momento di lasciar passare il proprio compagno di squadra, se del caso. Né di uno psicanalista dopo averlo fatto. CHRISTIAN HORNER 7 Ha ragione Domenicali quando dice che con la macchina che gli ha messo in mano Newey (voto, 10) avrebbe dovuto vincere il mondiale a giugno. E invece riuesce nell’impresa di arrivare all’ultima gara. Oltre al Costruttori vince anche il mondiale Piloti e quello del Ciapanò. JENSON BUTTON 7,5 E’ bello, simpatico, intelligente, rilassato, e ha una fidanzata stellare (Jessica, 9+). Dopodiché ha dimostrato di essere anche un grande pilota, magari non un fuoriclasse ma un grande pilota sì. Briatore ha detto che era un paracarro. Non aveva capito niente: se la Ferrari avesse avuto un pilota del genere al posto di Massa i 25 milioni di premio per il mondiale Costruttori non sarebbero finiti, insieme al mondiale piloti, nelle tasche già piene di Mateschitz. LEWIS HAMILTON 8,5 Con Alonso è l’unico fuoriclasse in giro. E’ pazzo come un cavallo, inventa manovre spericolate e quando gli si accende la scimmia dell’agonismo ricorda Pippo Inzaghi. FERNANDO ALONSO 9 Stava per fare il miracolo. Vincere un mondiale con una macchina più lenta e senza il compagno di squadra. Ma la F1 non è posto per santi né per miracoli. Tiene vivo un mondiale che non si sarebbe nemmeno dovuto disputare. SEBASTIAN VETTEL 10 La “giovane promessa” della F1 stava per diventare un “solito stronzo”, bersellianamente parlando. E invece il gigantesco errore tattico della Ferrari gli regala un sogno e lo spinge verso l’appuntamento con il suo destino. La Formula 1 ha trovato una nuova stella.

2

FELIPE MASSA

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Valencia e Silverstone più che gran premi sembrano le stazioni di una via crucis sportiva. In Spagna la Ferrari arriva motivatissima: ha ripreso la naturale evoluzione della propria vettura e sembra tornata su buoni ritmi. Ma la gara è ancora una volta un disastro. Alonso arriva 8°, Massa 14°. La Ferrari recrimina per una evidente irregolarità di Hamilton che sorpassa la safety car,

ma non serve a niente. I punti sono quelli che sono e la classifica si fa imbarazzante (Alonso quinto dietro alle due McLaren e le due Red Bull). A Silverstone va più o meno allo stesso modo, la macchina c’è eppure i risultati non arrivano. In gara Alonso taglia una curva e sorpassa Kubica. Dovrebbe restituirgli la posizione e non lo fa. Nasce un equivoco con

la direzione di corse che non si risolve se non con una penalizzazione del pilota spagnolo che ancora una volta arriva dietro (14°, Massa 15°). La classifica è amarissima: Alonso è quinto a 23 punti dal resto del gruppo. La Ferrari tocca il fondo. Non all’ultima gara, ma qui si decide la stagione 2010. Di qui in avanti, a parte Spa, le rosse andranno sempre meglio, a partire da Hockenheim (la gara del famigerato ordine di scuderia) ma sarà una rincorsa a perdere, contro un avversario più forte, dotato di un vantaggio ormai incolmabile, e che, a ben guardare, ha impiegato anche troppo tempo a dare scacco. (ma. me.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

La banana Una buccia di banana prima del via davanti alla Ferrari di Alonso. L’ha piazzata un giornalista tedesco: gesto propiziatorio per la vittoria di Vettel. Ha funzionato

Schumacher COMUNE DI ANCONA AVVISO

3 Alonso

Si comunica che con determinazione dirigenziale del 22/07/2010 n. 1778 è stata annullata la procedura aperta per l’affidamento in concessione del servizio di rimozione, custodia e blocco dei veicoli sul territorio comunale di Ancona (C.I.G. 0396241C67). Il presente avviso verrà pubblicato su: Albo Pretorio, due quotidiani nazionali e due regionali, e sul profilo di committente http://www.comune.ancona.it/ankonline/it /uffici/avvisiconcorsi/index.html. Ancona, lì 08/10/2010 Il Dirigente Comando Polizia Municipale Col. Tiziano Fulgi

9 Vettel

10

INTERPORTO DELLA TOSCANA CENTRALE S.P.A. Sede: Via di Gonfienti, 4//4 –59100 PRATO (PO) Tel:0574/594362; Fax:0574/511822; e-mail: segreteria@interportoprato.it

AVVISO DI GARA CON PROCEDURA RISTRETTA Si rende noto che questa Società ha la necessità di individuare un soggetto con il quale sviluppare, in proprio o mediante la propria controllata Interporto Services Prato S.r.l., una partnership per la gestione dei servizi di movimentazione nel terminale ferroviario dell’Interporto della Toscana Centrale – Prato. La gara, con procedura ristretta, sarà effettuata secondo quanto previsto dall’art. 238 del D.Lvo 163/2006 (Codice dei Contratti) e sarà aggiudicata con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Codice CPV: 63711000-6 – Codice CPC: 74300. La costituenda Società di gestione del terminale si avvarrà, per un periodo iniziale di quattro anni, di un canone di locazione dell’infrastruttura ridotto. Inoltre, avrà la esclusiva delle movimentazioni ferroviarie e dei servizi di piazzale connessi. Il partner che si intende ricercare, dovrà rispettare i seguenti requisiti: - essere un’impresa che svolge già servizi di manovra ferroviaria all’interno di più scali raccordati; - essere già proprietaria di un adeguato parco di mezzi di manovra e di essere disponibile a metterne parte a disposizione dell’attività oggetto di gara; - essere in possesso delle opportune certificazioni e abilitazioni per svolgere i servizi oggetto della presente procedura. I soggetti in possesso dei requisiti richiesti, possono far pervenire, con qualunque mezzo, tassativamente entro 9 Dicembre p.v. – ore 12:00, a questa Società, una domanda, redatta in lingua italiana, di partecipazione con allegata dichiarazione, autenticata ai sensi di Legge ( copia del documento di identità ), sul possesso dei predetti requisiti. La Società si riserva la facoltà, a suo insindacabile giudizio, di non procedere agli ulteriori adempimenti di gara. IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO Geom. Elio Piccini

L’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PALERMO RENDE NOTO È stata esperita la procedura aperta, per l’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori di ristrutturazione funzionale e adeguamento di alcuni edifici della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Palermo – Policlinico Paolo Giaccone – via del Vespro n. 129 Palermo. Aggiudicataria dei lavori è il R.T. Ing. Pavesi & C. S.p.A./Notarimpresa S.p.A./ Tecnis S.p.A./Cogip s.r.l./Gemmo S.p.A./Solesi s.r.l./Ferrara Ascensori di Francesco Ferrara, con il ribasso offerto del 19,595%. Ulteriori informazioni sono contenute nell’esito di gara integrale affisso all’Albo dell’Università, all’Albo Pretorio del Comune di Palermo, pubblicato nella GURI e nella GUCE, nonché inserito nel sito Internet http://portale.unipa. it/amministrazione/areapatrimonialenegoziale/ appalti/home/index.html. IL RETTORE Prof. Roberto Lagalla


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SPORT R2SPORT

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Rossi, Ducati in ansia “La lesione era grave”

Sci

Razzoli, rientro no cade su un dosso Lo slalom a Grange

Intervento alla spalla: “Torno il prima possibile” ENRICO SISTI ROMA a spalla era cotta. Guardando dalla sonda artroscopica i professori Porcellini e Castagna ammettevano: «Valentino è stato davvero tenace a correre con una lesione di questo tipo». I problemi erano più seri del previsto. L’intervento è durato due ore ed è perfettamente riuscito. Sistemati, perché quasi lacerati, il tendine sovraspinoso e il capolungo, che condizionano fortemente il movimento della spalla, soprattutto l’abduzione (è quando si stringono i gomiti ai fianchi col braccio piegato a 90°) e la rotazione verso l’esterno del braccio. Trattato il cercine glenoide, il menisco della spalla, danneggiato. Prima dell’operazione Valentino aveva fatto il vuoto mediatico intorno a sé disseminando informa-

L

Valentino operato ieri a Cattolica. L’obiettivo è il recupero per i test di Sepang a febbraio zioni trappola (per chi?): «L’intervento lunedì all’Humanitas di Rozzano», spiegava a Valencia il suo “braccio destro” (non quello operato) Carlo Alberto Tebaldi. Non era vero. Si è operato al Cervesi di Cattolica. Sorpresa anche alla Ducati. Di sicuro la sua voglia di continuare a correre ha peggiorato le condizioni della spalla. Si era fatto male il 15 aprile. Cade mentre si allena in motocross vicino allo Stabilimento Merloni di Pesaro. Ha appena vinto in Qatar la prima gara del 2010. La cancellazione del Gp di Motegi sembra giocare a suo

Le tappe KO IL 15 APRILE

PROVE A RISCHIO

Cade in allenamento (motocross): a caldo nessun fastidio. Poi la corsa all’ospedale per i dolori. 1ª diagnosi: stiramento al sovraspinoso e lesione del cercine della spalla destra. Fisioterapia. Corre a Jerez e Le Mans. Ma peggiorerà

I danni alla spalla sono più seri del previsto. Bisogna ricostruire i tendini sovraspinoso e capolungo e trattare il cercine. Prognosi di 90 giorni. A rischio la doppia seduta test di Sepang con la Ducati a inizio e fine febbraio

Valentino Rossi, 31 anni, 9 titoli mondiali vinti

favore. Ma a Jerez e a Le Mans soffre come un cane (a parte la vittoria dell’Inter in Champions). Al Mugello si spezza la gamba: «Costretto a letto, la spalla si è irrigidita». Quando torna (Sachsenring), alterna sconforto e ottimismo, gamba bene, spalla male. Le sollecitazioni in curva sono tremende.

Danni e infiammazioni gli impediscono di fare potenziamento: «Mi manca la forza», si lamenta. E’ anche convinto di aver ricevuto «cure sbagliate all’inizio». Qualcuno, si chiede, ha sottovalutato il problema? Ad Aragon capitola: «Mi opero». Invece resiste. Per sé, per la Yamaha e per la Ducati. A

Sepang torna a vincere. Ma con le sue 5 articolazioni coinvolte la spalla peggiora. «Test con la Ducati poi basta». Porcellini: «Prognosi di 90 giorni». Vorrebbe dire saltare i primi test di Sepang. Forse anche i secondi. «Ma faremo il possibile per venire incontro alle sue esigenze». Dopo questa chi-

rurgia i normali tornano normali dopo 5/6 mesi. Ma per i piloti la normalità sono i miracoli (riabilitativi). Vale già dice: «Voglio guarire prima possibile». Magari anche meglio possibile. Tradotto: essere al top sulla Ducati il 1 febbraio 2011 a Sepang. Scommettiamo? © RIPRODUZIONE RISERVATA

LEVI — L’unica asperità del lungo piano della pista dello slalom di Levi in Finlandia, un dosso «che in ricognizione non mi sembrava così minaccioso», ha tradito Giuliano Razzoli al suo ritorno in pista dopo l’operazione al polso: «Però la strada è quella giusta: questa gara era più che altro un test sulle mie condizioni fisiche». Lo stesso dosso ha ingannato, sempre nella 1ª manche, Reinfried Herbst (detentore della coppa di specialità 2009/10) e Benjamin Raich. La gara è stata vinta dal francese Grange. Per lui grande ritorno, da talento qual è, dopo la sosta di dieci mesi per infortunio e operazione (si fece male al ginocchio a Beaver Creek nel dicembre 2009). Secondo lo svedese Myhrer, terzo il croato Ivica Kostelic. Ottimo 4° posto di Cristian Deville (eguaglia la sua miglior prestazione ottenuta a Garmisch nel 2008). Cristian era addirittura 2° dopo la 1ª frazione. Ora la Coppa del Mondo si sposta in America, ma non gli slalomisti, che torneranno in pista in Val d’Isère domenica 12 dicembre. Prossime gare di Cdm: discesa e superG maschile a Lake Louise (Canada) e gigante e slalom femminile ad Aspen (Colorado). Tutto nel weekend del 27/28 novembre.

Basket

Roma si rialza la Benetton va ko Milano sale ancora

Dedovic, autore di 16 punti

In breve

Mondiali volley

Russia campione Italia quinta TOKYO — L’Italvolley ha battuto 3-0 la Turchia e ha conquistato il quinto posto ai mondiali femminili in Giappone. La Russia si è confermata campione battendo in finale il Brasile 3-2. TENNIS — Lo svedese Robin Soderling ha vinto il torneo Bnp Paribas a Parigi-Bercy battendo il francese Gael Monfils 6-1 7-6 (71). RUGBY — Il ct della nazionale italiana di rugby Nick Mallett ha convocato 24 giocatori per il test match di sabato 20 novembre (ore 15.00, diretta La7/Sky Sport 2) all’Artemio Franchi di Firenze contro l’Australia. Due novità: il mediano di mischia della Benetton Treviso Edoardo Gori E il mediano d’apertura degli Aironi Rugby Riccardo Bocchino. VELA — Mascalzone latino vince la prima regatanel Louis Vuitton Trophy di Dubai sui neozelandesi; ritiro forzato nella seconda. Oggi contro i russi di Synergy.

TANTE conferme dalla quinta giornata della A1 di basket. La prima: per Siena questa sarà una stagione più faticosa. La seconda: la favola di Caserta, semifinalista lo scorso anno, sembra finita. La terza: tra Roma e Treviso, al momento, sta peggio Treviso. Ovvio che gli equilibri attuali sono assolutamente ‘in progress’, e dunque suscettibili di più d’un cambiamento. Però sembra difficile immaginare la marcia trionfale delle ultime stagioni da parte del Siena che, sabato, l’ha spuntata solo nel finale a Cantù, un copione già visto nei precedenti match. Tanto è vero che Milano resta in testa e, proprio domenica prossima, dirà quanto i presunti progressi di Roma siano credibili, in un match che si preannuncia quanto mai interessante. Resta la crisi di Caserta, ancora all’asciutto insieme a Teramo. Anche per i campani, a Brindisi, il prossimo sarà un match verità. Risultati: Cantù-Siena 7275, Caserta-Bologna 63-71, Sassari-Milano 54-69, Montegranaro-Avellino 93-98, Roma-Benetton 84-73, TeramoPesaro 67-77, Varese-Brindisi 73-60, Biella-Cremona 100-95. Classifica: Milano 10; Siena, Bologna e Varese 8; Cantù, Sassari, Avellino, Pesaro, Biella 6; Montegranaro, Cremona e Roma 4; Treviso e Brindisi 2; Teramo e Caserta 0.


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METEO

LUNEDÌ 15 NOVEMBRE 2010

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Mattino Maltempo al Nord e sulle Tirreniche con piogge, rovesci e qualche temporale in sconfinamento su Marche, interne abruzzesi, alta Calabria e Sicilia, neve su centro-ovest Alpi dai 1200-1500m. Nubi in aumento altrove. Minime in calo. Venti tesi tra NO e SO.

Perugia

Vento km/h Prov. 9 SE

Ancona Anzio

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Bari

9

SSE

Cagliari

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SSE

Civitavecchia

29

SSE

Genova

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La Spezia

34

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Livorno

32

SSE

Messina

18

S

Napoli

9

S

Olbia

2

VAR

Palermo

11

SSE

Pescara

9

ENE

Taranto

11

S

Trieste

18

S

Venezia

11

ENE

Mercoledì

L’Aquila

Fenomeni sparsi sul Triveneto, nevosi dai 1800m, nonché sul medio-basso Tirreno, in parziale assorbimento dalla sera. Nuvoloso al Nordovest, ma con tendenza a peggioramento serale, ampi spazi soleggiati altrove. Temperature in calo. Venti tesi tra NO e SSE.

ROMA Bari

Campobasso Napoli

Olbia

Potenza

Catanzaro Cagliari

Palermo Reggio Calabria Catania

Pomeriggio

Giovedì

Instabile su gran parte d'Italia con piogge, rovesci e temporali, neve sulle Alpi oltre i 1300-1600m. Cessano i fenomeni dalla sera-notte su Nordovest, Adriatiche ed Ioniche, si attenuano altrove. Massime in generale calo. Venti fino a forti tra NO e SO.

Mattino: Una nuova perturbazione raggiunge l'Italia dall'Europa occidentale, portando piogge e primi rovesci tra Nordovest e Toscana centro-occidentale. Molte nubi, ma asciutto, anche su Triveneto, medio versante tirrenico, ovest Sicilia e, più rarefatte, sulla Sardegna. Nebbie o nubi basse tra Polesine ed alte Marche, soleggiato sul resto d'Italia, pur con locali foschie nelle prime ore del giorno. Minime in lieve aumento. Venti deboli o moderati meridionali.

Ieri

Oggi

min max min

21 NOV 28 NOV

5 DIC

13 DIC

Alghero Ancona Aosta Bari Bologna Bolzano Brindisi Cagliari Campobasso Catania Catanzaro

9 8 9 9 9 8 9 9 9 9 9

21 19 13 21 16 15 17 21 17 23 19

12 11 8 13 10 10 13 13 9 10 11

Domani

max percep. UV

min

max

21 18 11 20 17 14 21 20 17 21 21

8 11 7 12 9 8 14 11 7 12 10

14 14 9 19 14 11 19 15 14 19 20

25 18 11 24 17 14 25 25 17 25 25

Ieri 8 16 16 2 14 14 12 10 12 10 6

Firenze Genova Imperia L'Aquila Messina Milano Napoli Olbia Palermo Perugia Pescara

INDICE UV

Oggi

min max min

UV

Basso

0-2

3-5

Pomeriggio: Coperto al Nord, salvo locali schiarite in Romagna, con piogge e rovesci sul comparto centro-occidentale, in estensione nel corso della serata al Triveneto, neve in calo sin verso i 1400-1800m a fine giornata su centro-ovest Alpi. Nubi in aumento su Tirreniche e Sardegna con piogge sull'alta Toscana, in locale espansione serale a Lazio, Umbria ed alta Campania. Bello altrove, salvo variabilità in Sicilia. Massime in locale ascesa. Venti moderati da Sud.

19 18 18 18 20 12 21 20 20 17 18

12 14 14 5 15 11 15 12 15 8 10

Moderato

18 17 16 17 21 14 19 21 21 15 18 6-7

Ieri

Domani

max percep. UV

min

Alto

Oggi

min max min

UV

13 15 14 11 18 13 17 15 17 11 17

9 12 12 4 14 10 11 9 12 7 7

18 17 16 17 26 14 19 25 25 15 18

max

12 6 12 9 15 13 10 10 13 9 9

Pisa Potenza Reggio C. Rimini Roma Fium. Roma Urbe Torino Trento Trieste Venezia Verona

8-10 Molto alto

18 18 20 17 20 20 11 15 15 15 15

13 6 15 11 14 13 9 10 14 12 10

Domani

max percep. UV

19 18 21 18 21 20 11 14 16 16 16

19 18 25 18 26 25 10 14 16 16 16

Fronte caldo 8 13 15 9 9 4 7 6 4 8 11 6 0 -2 11 4 10 9 18 9 -1 8 8 2 17 7 5 -2 7 7 0 10 4 3 8 6 4 5 13 18 6 7 6 10 6

12 20 18 18 12 10 15 10 19 17 20 9 9 8 12 7 21 16 26 17 10 17 10 13 24 11 10 2 12 10 3 13 11 19 19 21 5 10 21 23 15 11 13 20 11

Domani

Reykjavik

Fronte freddo Helsinki Oslo

Stoccolma

Tallinn

Göteborg Riga Edimburgo

Copenaghen

Vilnius

Belfast Kaliningrad

Dublino

Amsterdam Birmingham Londra

Minsk

Amburgo Berlino

Colonia Francoforte Praga Lussemburgo Monaco

Varsavia

Bruxelles Nantes

Parigi

Tours Bordeaux Gijon Porto

A

Bilbao Madrid

Tolosa

B

Kiev Bratislava

Vienna Berna Lione Marsiglia

Barcellona

B

Tirana

Bucarest

Sofia Skopje Istanbul

Salonicco Atene

Malaga Tunisi

Come si gioca: Completare il diagramma in modo che ciascuna riga, colonna e riquadro 3x3 contenga una sola volta tutti i numeri da 1 a 9.

3 2

Smirne Iraklion

Valletta

1 4 5 9 7 4 6 8 1 2 2 1 6 8 5 3 4 7 8 3 1 9 3 4 8 6 2 6 7 5 9 2 3

A

Chisinau

Budapest

Lubiana Zagabria Milano Belgrado Sarajevo Roma

Valencia

Lisbona

Algeri

© 2010 nonzero

Min Max

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Oggi

B

max

11 4 13 12 12 11 6 9 14 12 10

14 14 18 15 16 13 9 11 16 15 13

SOLE

UV

Sorge 6.39 6.48 6.47 6.57 7.09 7.08 7.20 7.18 7.26

Tramonta Bari Napoli Palermo Roma Bologna Firenze Milano Genova Torino

16.35 16.46 16.56 16.50 16.49 16.51 16.45 16.59 17.02

>11 Estremo

IN EUROPA Amsterdam Atene Barcellona Belgrado Berlino Berna Bratislava Bruxelles Bucarest Budapest Chisinau Copenhagen Dublino Edimburgo Francoforte Helsinki Istanbul Kiev Larnaca Lisbona Londra Lubiana Lussemburgo Madrid Malaga Minsk Mosca Oslo Parigi Praga Reykjavik Riga S. Pietroburgo Sarajevo Skopje Sofia Stoccolma Tallinn Tirana Valletta Varsavia Vienna Vilnius Zagabria Zurigo

min

Peggiora con piogge frequenti sulle Tirreniche, in transito anche su Nordovest, Val Padana centro-orientale e medio Adriatico. Neve sulle Alpi dai 1100m, sull'Appennino dai 12001400m. Discreto sull'estremo Sud. Temperature in calo. Venti tesi tra NO e SO.

Larnaca

NEL MONDO Oggi

Min Max

Algeri Ankara Auckland Baghdad Bangkok Beirut Bombay Buenos Aires Calgary Caracas Casablanca Chicago Città del Capo Città del Messico Dakar Dubai Filadelfia Gerusalemme Hong Kong Il Cairo Johannesburg Kinshasa L'Avana Lima Los Angeles Manila Melbourne Miami Montreal Nairobi New Delhi New York Pechino Perth Rio de Janeiro San Paolo Santiago Santo Domingo Seoul Shanghai Singapore Sydney Tokyo Toronto Washington

13 8 15 13 26 22 27 16 -1 18 16 4 14 7 22 22 7 18 19 20 17 24 18 13 12 24 10 19 6 16 19 9 -3 18 23 15 20 20 -1 9 26 21 9 4 6

16 20 19 23 33 28 30 19 4 22 21 11 29 20 31 31 13 23 27 28 25 29 28 21 20 26 16 25 10 24 25 14 7 30 27 18 26 30 5 12 29 23 13 10 15

Domani



La Repubblica