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Stampato in proprio Via S. Francesco 1 55045 Pietrasanta Tel. 0584.71169 Cell 328.5850190 ProgettoDemocratico @tiscali.it

In questo numero: • La regoletta burocratica della par condicio e i veri problemi dell’Italia.

•l’ambientalismo del fare.

•Per cambiare l’Italia.

•Ingrid Betancourt, una donna ostaggio per la democrazia.

•I treni e Pietrasanta.

•Differenziare perché.

•Siamo sicuri di averci guadagnato?

•La sospensione delle licenze edilizie.

•Vincere dipende anche da te.

•Per dare valore al lavoro.

La regoletta burocratica della par condicio e i veri problemi dell’Italia. di Nicola Lari Tempo di elezioni: è utile che ognuno di noi rifletta sulle speranze che coltiva per sé e per gli altri e sulle aspettative che ripone in questo paese. E per fare ciò occorre avere basi concrete da cui partire, in particolare un aggiornamento costante sulla realtà dei fatti. In sostanza necessitiamo, nessuno escluso, di un’informazione libera ed obiettiva, che sappia guardare il mondo con occhi critici, rilevando i difetti e i pregi anche dei soggetti politici, dei vari partiti e delle persone da essi candidate che, come accadrà fra qualche giorno, si sottoporranno al giudizio degli elettori. Nel 2006, dalla classifica sulla libertà di stampa e di informazione nei vari paesi del mondo stilata da “Freedomhouse”, l’Italia si collocava all’80° posto, con un indice di rating di 35, classificata come paese parzialmente libero. Nell’analizzare questi dati va tenuto presente che sono stati valutati 194 paesi, che il rating dei migliori (Islanda e Finlandia) è pari a 9, e che l’Italia è preceduta da Bulgaria, Mongolia e Botswana. Un risultato che la dice lunga sullo stato comatoso dell’informazione nel nostro paese, dove pochi eletti, è proprio il termine giusto, controllano l’intero panorama dei mezzi di comunicazione, dalle reti televisive alle emittenti radiofoniche fino alla stampa quotidiana e periodica. È incontestabile il fatto che Silvio Berlusconi, candi-

dato premier alle prossime elezioni politiche, possegga tre reti televisive in chiaro, due quotidiani (Il Giornale, Il Foglio) e una casa editrice di libri e periodici (Mondadori), così come è incontestabile che il servizio pubblico radio-televisivo (Rai), sia da sempre lottizzato dalle diverse forze politiche a partire dagli incarichi dirigenziali (presidenza, cda, direttori di rete ecc…) fino ai posti di minor livello. La legge 22 Febbraio 2000, n. 28 (“disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”) ha cercato di mettere una pezza a questa disastrosa situazione che si è sedimentata nel corso degli anni. Per dirla con il presidente della Rai Claudio Petruccioli “la par condicio è una regoletta burocratica con cui si tenta di fermare soltanto a valle le tante frane che la politica non riesce a bloccare a monte”. Ed è chiaro come con il termine “frane” si voglia alludere al conflitto d’interessi e alla liberalizzazione del mercato televisivo. Problemi ad oggi irrisolti ma non irrisolvibili: problemi che nei paesi con un’informazione libera non esistono, perchè non ci sono governantieditori che al contempo legiferano e gestiscono i propri affari, manipolando a proprio favore le notizie da mandare in video o da scrivere in prima pagina. (continua a pag.2)

Il blog del Partito Democratico di Pietrasanta pdpietrasanta.wordpress.com


(continua da pag.1) Ed è chiaro come con il termine “frane” si voglia alludere al conflitto d’interessi e alla liberalizzazione del mercato televisivo. Problemi ad oggi irrisolti ma non irrisolvibili: problemi che nei paesi con un’informazione libera non esistono, perchè non ci sono governanti-editori che al contempo legiferano e gestiscono i propri affari, manipolando a proprio favore le notizie da mandare in video o da scrivere in prima pagina. E la regoletta burocratica della par condicio, difatti, non risolve minimamente i problemi dell’informazione politica che ci sono in Italia: proprio oggi, nel bel mezzo della campagna elettorale per queste elezioni politiche ormai alle porte, vediamo come quella legge entra in conflitto con il dirittodovere di informare. In un paese che possa dirsi libero, ad esempio, non dovrebbe esserci una suddivisione fra trasmissioni di informazione e trasmissioni di varietà (con la televisione dei giorni nostri inoltre risulta sempre più arduo distinguere quando si informa e quando si intrattiene: basti pensare al fatto che un tg come Studio Aperto viene ricompreso fra i programmi d’informazione). Sempre per quanto riguarda la legge del 2000 si specifica che “dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto

in qualunque trasmissione radiotelevisiva è vietato fornire, anche in forma indiretta, indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto”. Inoltre “i registi ed i conduttori sono tenuti ad un comportamento corretto ed imparziale nella gestione del programma, così da non esercitare, anche in forma surrettizia, influenza sulle libere scelte degli elettori”. Una norma del genere potrebbe essere paragonata ad una censura illegittima alle idee politiche: in sostanza una violazione dell’art. 21 della Costituzione nella parte in cui stabilisce che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Riprendendo quanto detto in precedenza, come possiamo vedere tutti i giorni accendendo la televisione, oramai la frana è giunta a valle e non è certo questa regoletta burocratica a fermare i telegiornali di parte, i servizi pilotati, Emilio Fede e tutto il resto. Se il Partito Democratico risulterà premiato dagli elettori del 13 e 14 aprile mi auguro che Walter Veltroni e il suo governo porranno fra i loro primi obiettivi quello di sanare tutti i conflitti d’interessi presenti in Italia, per poter riprendere anche nel nostro paese la strada della libera informazione che da una ventina d’anni è rimasta interrotta.

…”l’ambientalismo del fare”… Ho letto il programma di governo del Partito Democratico e l’ho trovato molto interessante ed innovativo. La differenza che balza agli occhi, rispetto al programma di governo dell’Unione che è stato alla base del governo Prodi, è quella della nettezza delle proposte e delle scelte, che non sono evidentemente frutto di estenuanti mediazioni. Molto efficace è la parte sull’ambiente, pur nella sinteticità delle analisi e delle proposte. Il titolo del capitolo è in effetti molto azzeccato: “l’ambientalismo del fare”. C’è davvero molto da fare in questo settore, se di settore si può parlare, perchè ormai la questione ambientale è diventata quella più importante per il nostro futuro, e tutte le politiche di governo nazionale devono obbligatoriamente rapportarsi alle problematiche della limitatezza e della rinnovabilità delle risorse. . In maniera particolare, i governi futuri dovranno agire in maniera drastica per abbattere le emissioni di gas serra per rispettare il protocollo di Kyoto (che è vincolante) e per arrivare a bloccare il cambiamento climatico verso il riscaldamento globale che è già in atto. Sappiamo che con il Proto2

di Maurizio Picchi

collo di Kyoto l’Italia si è impegnata a ridurre le sue emissioni di gas serra nel periodo 2008 – 2012 del 6,5% rispetto al 1990. I dati ufficiali del 2005 indicano un aumento delle emissioni nel nostro paese del 12,1%. Le stime degli ultimi due anni indicano invece un trend di riduzione delle emissioni collocando il nostro paese alla fine del 2007 a valori sicuramente al di sotto del 10%. Negli ultimissimi anni la tendenza è cambiata, come confermano le normative e le misure presentate nell’ultima legge finanziaria. Ma, in assenza di interventi più incisivi, il forte ritardo accumulato difficilmente permetterà all’Italia di raggiungere il traguardo del 6,5%. A partire dal 2005 sono state messe in atto una serie di misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra. In particolare si fa riferimento alle misure di incentivazione del fotovoltaico, di promozione dell’efficienza energetica negli edifici, della cogenerazione e agli incentivi previsti dalla legge finanziaria 2007 ed alle misure di incentivazione a carattere più strutturale previste dalla legge finanziaria 2008 (dati rilevati dal sito di ENEA). (continua a pag.3)


(continua da pag.2) Al di là di quelli che saranno gli obiettivi e gli impegni del prossimo Governo (speriamo in Veltroni……), rimane il fatto che la scommessa per impedire che il nostro Pianeta si surriscaldi ulteriormente con conseguenze drammatiche per la vita vegetale, animale ed umana, riguarda tutti noi. Nessuno infatti può stare a guardare o a giudicare cosa faranno i governanti, perché questo non basterebbe. Senza un cambiamento delle abitudini e degli stili di vita di ognuno (moltiplicato per sette miliardi di abitanti di questo mondo), nessuna azione governativa potrà raggiungere da sola un risultato positivo. In questi ultimi mesi si è molto puntato, sulla stampa e sui mezzi di informazione in generale, sul ruolo dei cittadini nella difficile battaglia per la riduzione delle emissioni di gas serra. Voglio parlare del ruolo che i Comuni (che, ricordo, in Italia sono più di ottomila) possono e devono svolgere per permettere al nostro Paese di raggiungere e se possibile superare gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto per ridurre le sue emissioni di gas serra nel periodo 2008 – 2012 del 6,5% rispetto al 1990. L’impegno dei Comuni (e dei cittadini) potrebbe sembrare un qualcosa di aggiuntivo o di superfluo, ma non lo è assolutamente: se infatti non ci sarà a partire da questo anno un deciso balzo in avanti nella riduzione delle emissioni, l’Italia non ce la farà mai a raggiungere l’obiettivo per la quale si è impegnata davanti alla comunità internazionale, e le conseguenze saranno catastrofiche (in un futuro non troppo lontano) sia per il nostro ambiente, sia per la nostra economia. I costi dei cambiamenti climatici sono infatti incalcolabili e certo più alti degli interventi necessari per scongiurarli o per tenerli sotto controllo. A questi costi “naturali” andranno poi aggiunte tutte le penalizzazioni economiche previste dall’applicazione del protocollo di Kyoto per chi non raggiunge gli obiettivi liberamente sottoscritti. Considerato che i governi nazionali avranno sempre grandi difficoltà (e, nel caso di governi Berlusconi, scarsa volontà) nel perseguire iniziative conseguenti e drastiche per la riduzione delle emissioni, l’azione dei Comuni diventa allora decisiva, anche perchè può e deve orientare ed indirizzare le abitudini e i comportamenti di 57 milioni di cittadini. A Pietrasanta questo tema deve diventare uno dei più importanti nell’iniziativa del Partito Democratico, e decisivo nella campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative. Una delle prime cose da fare è quella di cercare di capire quali esperienze e “buone pratiche” si sono già avviate in questo settore, e da quelle partire per adattarle se possibile alla nostra realtà ed eventual3

mente costruirne di nuove. Voglio dunque parlare di due esperienze già a buon punto, una italiana ed una danese, la prima di interesse locale e la seconda di rilievo internazionale. 1) La Provincia di Bologna, assieme a ventotto Comuni della Provincia, ha predisposto e sottoscritto il Protocollo di MICROKYOTO. I Comuni firmatari e la Provincia si impegnano a realizzare gli interventi elencati in un apposito Allegato (“Interventi di riduzione dei gas climalteranti finalizzati al conseguimento degli obiettivi di Kyoto”), deliberando annualmente attraverso i propri organi esecutivi, per la parte di propria competenza, il finanziamento dei costi relativi. Il Protocollo (durata 2006/2012) è stato naturalmente preceduto da una fase di studio nella quale apposite Commissioni hanno definito e precisato gli interventi da realizzare, è aperto alla partecipazione di altri soggetti, è modificabile per il miglioramento degli obiettivi ed è assolutamente trasparente e verificabile negli obiettivi e nei risultati. Chiunque può farsi un’idea di cosa effettivamente sia questa iniziativa semplicehttp:// mente aprendo il sito www.provincia.bologna.it// ag.21. Ricordo solo i titoli di alcuni degli obiettivi che si sono posti i Comuni firmatari: installazione di impianti fotovoltaici in edifici pubblici: installazione di erogatori d’acqua a basso flusso in edifici pubblici; sostituzione di centrali termiche nelle scuole; telecontrollo, temporizzazione, installazione di lampade a risparmio energetico negli impianti di illuminazione pubblica; car sharing e sviluppo piste ciclabili; interventi di forestazione e di nuova piantumazione; potenziamento delle raccolte differenziate. Oltre a queste iniziative, molto concrete, ne sono state attivate molte altre che puntano ad informare ed orientare i cittadini all’utilizzo corretto delle fonti energetiche. I primi risultati di MICROKYOTO hanno già portato al risparmio di migliaia di tonnellate di CO2 equivalenti. E’ possibile che un’esperienza di questo tipo sia ripetuta, con i necessari adeguamenti, nella realtà della Provincia di Lucca? I nostri consiglieri comunali, e l’assessore all’ambiente provinciale, Maura Cavallaro, che è molto sensibile a queste tematiche, potrebbero lanciare questa iniziativa e cercare di coinvolgere su di essa il maggior numero possibile di amministrazioni comunali, al di là della diversità degli schieramenti. Vogliamo veramente dare anche a Pietrasanta un primo, forte segnale nella lotta al cambiamento climatico, senza aspettare che qualcun altro si muova al nostro posto? 2) La città di Copenhagen si è invece posta, da qui al 2015, un obiettivo un po’ più ambizioso: quello di essere la città del mondo con il miglior contesto ambientale. (continua a pag.4)


(continua da pag.3) Anche in questo caso, gli obiettivi sono ben definiti e verificabili (sito web http:// www.miljoemetropolen.kk.dk con testo in inglese), e vanno dal 50% degli spostamenti in bicicletta per lavoro e studio, alla riduzione del 20% delle emissioni di CO2; dalla raggiungibilità a piedi in un massimo di 15 minuti da ogni parte della città di un parco,una piscina o una spiaggia o un’area naturale,

alla raccolta dei rifiuti ogni otto ore (vi ricorda qualche altra città?); da una percentuale minima del 20% di consumo di cibi biologici in tutta la città, all’abbattimento dei rumori da traffico. E’ possibile che una grande città italiana, magari governata dal centrosinistra, si ponga per i prossimi anni non dico gli stessi obiettivi, ma perlomeno l’impegno di migliorare nettamente la situazione, considerandolo come un dovere verso i cittadini e non come un qualcosa che “non paga” in termini elettoralistici?

PER CAMBIARE L’ITALIA. 1. Lotta alla precarietà, più dignità al lavoro. Stipendi più alti diminuendo l’IRPEF. 1000 euro come compenso minimo al mese per i precari. Favorire la stabilizzazione dei contratti. Incentivi fiscali mirati per il lavoro delle donne. Più sicurezza sul lavoro. 2. Cittadini sicuri. Certezza della pena con processi in tempi più rapidi. Più fondi alle forze dell’ordine, più agenti per le strade. Attivare il piano contro la violenza sulle donne. 3. Pagare meno, pagare tutti. Ridurre le tasse ai contribuenti leali, che sono tanti e pagano troppo: aliquote ridotte di 1 punto all’anno per i prossimi 3 anni. Lotta all’evasione: restituiremo ai cittadini onesti ogni euro recuperato agli evasori. 4. Spendere meglio e meno. Diminuire di 2.5 punti del PIL la spesa pubblica entro i prossimi tre anni, senza ridurre la spesa sociale. Legare al merito la carriera degli impiegati e dei dirigenti pubblici. 5. Una politica utile e pulita. Diminuire il numero dei parlamentari: 470 deputati per una sola Camera legislativa e un Senato delle Autonomie con soli 100 senatori. Fuori dalle Istituzioni i condannati per reati gravi, come corruzione, criminalità organizzata, pedofilia. 6. Rottamare il petrolio. Più pannelli solari e almeno 20% di energia da sole e vento. Innovazione e ricerca per combattere i mutamenti climatici. Più infrastrutture che migliorano l’ambiente. Basta con i no. Proporre e valutare coinvolgendo tutti, ma quando si è deciso, fare: ferrovie, rigassificatori, termovalorizzatori. 7. Più case in affitto. 700.000 nuove case disponibili a un canone tra i 300 e i 500 euro mensili. Detrarre fino a 250 euro mensili dell’affitto pagato e tassare il reddito da affitto ad aliquota fissa. Riqualificare il patrimonio edilizio pubblico. 8. Il futuro dei pensionati. Fermare la stagione dell’incertezza e della paura. Rivalutare periodicamente il potere d’acquisto delle pensioni, a cominciare da quelle più basse e medie. Incrementare i rimborsi per le spese mediche, a partire da quelle dentistiche. Utilizzare le energie vitali dei pensionati nella società. 9. Far vincere le donne e i bambini. Aiutare le mamme che lavorano: raddoppiare i posti negli asili nido nei prossimi cinque anni. Per le famiglie una dote di 2.500 euro per il primo figlio, che cresce proporzionalmente col numero dei figli. 10. Investire sul sapere. 100 nuovi campus scolastici entro il 2010 e investimenti su insegnanti e ricerche. Fare della Scuola, dell’Università, della Ricerca sistemi all’altezza delle sfide della società della conoscenza. Difendere e valorizzare il nostro straordinario patrimonio culturale. 11. Scommettere sul sud. La crescita del Sud del paese è la crescita dell’Italia. Non dare tregua alla criminalità organizzata e dimezzare nei prossimi cinque anni il gap in infrastrutture sia materiali che immateriali, utilizzando meglio i fondi europei per ferrovie, servizi idrici e ambientali, scuola e università, giustizia. 12. Imprese più forti, un’impresa in un giorno. Meno burocrazia e levare a 30.000 euro di fatturato per il pagamento a forfait. Incentivi per chi investe sulla sicurezza. Aiutiamo le piccole e medie imprese, volano della crescita di qualità. Sostenere l’innovazione tecnologica e aiutare le nostre imprese che competono sui mercati esteri.

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Ingrid Betancourt, una donna ostaggio per la democrazia. di Antonio Orsucci Il 29 febbraio scorso Walter Veltroni ha aperto il comizio elettorale tenuto ad Arezzo con un collegamento telefonico con Yolanda Pulecio, madre di Ingrid Betancourt, detenuta dalle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). La telefonata è succeduta all’incontro fra il candidato premier del PD e la madre della ex candidata alla presidenza della Colombia, avvenuto qualche settimana prima a Roma, ultima di una serie di iniziative realizzate nel corso degli anni dall' Amministrazione capitolina per la liberazione della donna (fra le altre ricordiamo il conferimento alla Betancourt della cittadinanza onoraria di Roma da parte del sindaco Veltroni). Ingrid Betancourt è nata a Bogotà nel 1961, dall’unione fra Gabriel Betancourt, ex ministro dell’educazione e a lungo ambasciatore a Parigi, dove Ingrid ha studiato, e Yolanda Pulecio, appartenente ad una facoltosa casata e con una breve carriera politica alle spalle. La Betancourt è laureata in scienze politiche, moglie di un diplomatico francese e madre di due bambini, ma nonostante queste fossero le premesse per una vita “normale”, decide di entrare in politica, poiché si sente in debito nei confronti del suo Paese e vuole fare qualcosa contro chi ha fatto della corruzione un sistema istituzionalizzato. Rimane colpita dall’assassinio di quello che era considerato l’uomo del rinnovamento colombiano, il candidato presidenziale Luis-Carlos Gàlan, e torna in Colombia, dove fonda il partito di centro-sinistra «Partido Verde Oxígeno», ed è eletta deputata prima e poi senatrice, nel 1994. Si impegna in molte battaglie per i diritti umani e l’emancipazione sociale, fino al 23 febbraio del 2002, giorno del rapimento suo e dell’amica e candidata alla vicepresidenza Clara Rojas, rilasciata negli ultimi mesi. Il sequestro è avvenuto nell’ambito della guerra civile che attanaglia la Colombia e della profonda corruzione contro cui la Betancourt conduceva una difficile battaglia, che le stava già facendo rischiare la vita: infatti, come testimonia la figlia di Ingrid, Mèlanie, in un’intervista rilasciata a Peace reporter il 25 ottobre 2005, le FARC sono solo arrivate prima dei sicarios ingaggiati dai paramilitari vicini al governo. La sua prigionia, a quanto pare, fa comodo anche a molti di quelli che si trovano al potere in Colombia e che un giorno si mostrano pronti a fare 5

qualcosa di concreto per liberarla ed il successivo dimenticano quanto detto. In questi anni molte volte è stata diffusa la notizia di un suo eventuale rilascio; l’ultima volta è accaduto il 7 agosto 2007, quando si pensava che la mediazione di Hugo Chavez, presidente del Venezuela, stesse portando alla liberazione della Betancourt e alla sua consegna alla ex moglie del presidente francese Sarkozy. Il 30 novembre scorso tre guerriglieri delle FARC sono arrestati: avevano con loro alcuni filmati di vari ostaggi, fra cui proprio la ex candidata presidente franco-colombiana, che appare smagrita, coi capelli lunghi e rassegnata al suo destino: pare che la Betancourt sia malata e l’impressione è confermata dalle parole degli ostaggi rilasciati mercoledì 27 febbraio, che dicono che la donna soffra di epatite cronica di tipo B e sia molto maltrattata dai guerriglieri. Un guerrigliero disertore delle FARC, Pablo Montoya, consegnatosi all’esercito giovedì 6 marzo, ha affermato che il gruppo rivoluzionario non avrebbe alcuna intenzione di liberare Ingrid, una donna diventata ormai un simbolo ingombrante di pace e democrazia. La battaglia per la sua liberazione deve essere portata avanti da tutte le forze democratiche, in Italia, Europa, America latina e mondo intero. Perché non è con la violenza che si ottengono dei risultati, e perché la democrazia non ha bisogno di altri martiri. Auspichiamo che Ingrid Betancourt venga liberata al più presto, ma gli sforzi che si stanno facendo per lei non devono farci dimenticare i milioni di persone che ancora oggi nel mondo sopravvivono, anziché vivere, privati dei più elementari diritti come l’istruzione, la salute, il diritto d’opinione, che insieme fanno la dignità di un uomo libero. Per avere maggiori informazioni sulla guerra in Colombia è utile consultare il sito http:// www.peacereporter.net, dal quale sono state tratte molte notizie per il presente articolo.


I treni e Pietrasanta... In questi ultimi tempi, per i problemi legati all’inquinamento atmosferico, l’aumento del prezzo del gasolio e il traffico ormai insostenibile, si parla a gran voce di una miglior politica dei trasporti pubblici, specialmente su ferro. Le cose sembrano andare però in altra direzione: treni sporchi, sovraffollamento, ritardi, mancanza dei servizi essenziali alle stazioni ferroviarie, sembrano tesi a far allontanare la gente dal trasporto pubblico locale e nazionale, contrariamente a quanto succede in certi altri paesi europei, dove il trasporto pubblico funziona in maniera ineccepibile. Eppure c’è stato lo stesso un incremento dei viaggiatori che usufruiscono della strada ferrata. La stazione ferroviaria di Pietrasanta, poi, ha una biglietteria chiusa per gran parte della giornata e settimana, e così, il malcapitato fruitore del servizio ferroviario, si vede costretto a ritirare i titoli di viaggio presso il distributore automatico uno dei quali versa in condizioni pietose (spesso s’inceppa!). Ma non è finita lì. Andiamo a prendere il treno. Il marciapiedi è ancora antiquato e questo non è un problema estetico o di piccolo conto, visto che crea difficoltà di salita/ discesa ai passeggeri. Altro problema concreto lo incontrano i diversamente abili, impossibilitati ad usufruire del servizio, specialmente se manca qualcuno che dia una mano, sulle carrozze tipo “Medie Distanze” e “Piano Ribassato”. Inoltre, se il treno non arriva durante la fascia oraria che va dalle 8 alle 20, i diversamente abili, non possono utilizzare nemmeno gli ascensori installati nel sottopassaggio, e quindi vengono impossibilitati a raggiungere anche il terminal bus nelle ore serali e notturne. E che dire del sovraffollamento della mattina? Nei 6

di Matteo Tartarelli giorni lavorativi, è facile trovarlo specialmente sui regionali in servizio La Spezia/Carrara – Pisa o viceversa, dedicati al trasporto dei pendolari diretti al lavoro o a scuola. Critici, in direzione sud, sono i Regionali 3129 delle 6:56, 11857 delle 7:16, 11861 delle 7:37, 11831 delle 7:55, mentre in direzione nord troviamo potenzialmente a rischio i treni 11854 delle 7:34 e 11706 delle 7:38. I viaggiatori si trovano non solo in piedi, ma costretti ad occupare spazi vietati alla sosta o essere letteralmente schiacciati alle porte della carrozza. Una certa confusione si trova poi, anche su certi treni festivi Pari, ovvero diretti verso le Cinque Terre, dove al mattino ce ne sono solo due: il primo, il regionale 11854 delle 7:35, composto da elettromotrici in servizio Pisa - La Spezia, quattro carrozze, con cambio a La Spezia Centrale con il regionale 24452, e un regionale, il 1810 Arezzo - Sestri Levante, normalmente con sei carrozze e locomotore alle 9:22. Ora ci chiediamo, che cosa è stato fatto da questa Amministrazione Comunale per risolvere queste gravi difficoltà? Sicuramente un interessamento del Comune di Pietrasanta avrebbe potuto porre magari una pezza ai disagi che i cittadini hanno quando devono utilizzare il treno salendo alla stazione di

Pietrasanta. Magari anche solo rendere dignitoso una discesa/salita ad un soggetto anziano o in difficoltà motoria. E che dire della continua declassazione che porterà progressivamente la nostra stazione come punto di arrivo e di partenza solo per locali? I pendolari di Pietrasanta, costretti a viaggi impossibili ringraziano anticipatamente per un interessamento concreto che questa Amministrazione Comunale voglia fare a loro nome verso Trenitalia. Fino ad allora continueremo a lottare per un posto sul treno…schiacciati come sardine!


I Ragazzi di Progetto Democratico hanno incontrato l’Assessore Provinciale allo Sviluppo Sostenibile Maura Cavallaro. L’Assessore ha commentato l’intervista posta a Marco Marchi, Presidente dell’ERSU, sulla Raccolta Differenziata, pubblicato nei numeri precedenti. Ne è nato un ulteriore approfondimento sulla tematica dei Rifiuti nella nostra provincia ed in particolare nel nostro Comune.

Differenziare perché. Oggi, ormai, dopo che la vicenda della Campania, anche con l’impatto visivo delle immagini ci ha fatto aprire gli occhi, tutti parlano di “raccolta differenziata spinta”, di porta a porta. Nella puntata dei Anno Zero, dedicata all’emergenza Campania tutti gli interventi che si susseguivano avevano sempre lo stesso incipit: “Partiamo dalla raccolta differenziata”. Il fatto che il tema sia all’attenzione di molte trasmissioni, di molte cronache e approfondimenti costituisce, a mio parere, un’occasione civile per cambiare il nostro modo di vedere il problema dei rifiuti, per analizzarlo in maniera più matura e lungimirante, evitando di porcelo soltanto quando arrivano a casa le tasse da pagare. Ci chiediamo mai dove vanno le tonnellate di rifiuti che portiamo nel cassonetto? Nella provincia di Lucca si producono circa 300.000 tonnellate annue di rifiuti che equivalgono a 784 kg a persona. L’ammontare dei rifiuti è rimasto stabile nel 20062007 e questo è sicuramente un dato positivo; ma non basta. Dobbiamo cambiare mentalità sia nell’acquisto sia quando ci troviamo di fronte al problema dell’eliminazione dei rifiuti. Il rifiuto deve essere visto come una risorsa; per questo motivo la provincia ha investito 500.000 € nella raccolta differenziata. Sono convinta che scrivere su un piano provinciale o regionale delle percentuali del 55% o 65% come obiettivo raccolta differenziata non basti; occorre nel contempo mettere in moto dei meccanismi virtuosi volti alla crescita di una nuova cultura dell’imballaggio e del consumo. Bisogna partire dalle scuole, perché i ragazzi sono sensibili a questi concetti fin dall’infanzia. Ho partecipato ad alcuni incontri nelle scuole e si percepiva la voglia di fare, di mettere in atto con progetti quanto veniva loro comunicato. L’anno 2008 sarà un banco di prova per la Provincia perché, oltre ai 500.000 €, abbiamo un bando di 276.000 € per la riduzione dei rifiuti e in più altri 7

di Maura Cavallaro fondi dalla Regione Toscana. Occorre una volontà politica forte nell’introdurre un “porta a porta” serio che permetta, con un lavoro a monte, di non giungere mai all’emergenza e di creare nel contempo una cultura opposta a quella dell’usa e getta. Nella nostra provincia abbiamo un comune, quello di Capannori, all’avanguardia nella raccolta differenziata (ha, infatti, raggiunto il 52%), un esempio vicino per tutti i comuni interessati ad un’incentivazione della raccolta. Per il 2007 si è, infatti, giunti nella provincia di Lucca al 40%, un buon risultato, ma non bisogna fermarsi, occorre migliorare questa percentuale. Per quanto concerne le affermazioni del Presidente ERSU nel precedente numero trovo che esse siano condivisibili: l’analisi sull’andamento della raccolta differenziata è puntuale e corretta. Ma occorre che dalle parole si passi ai fatti e si proceda ad una nuova campagna di informazione rivolta ai cittadini che comprenda, ad esempio, incontri con realtà più virtuose che facciano capire quanto ancora si può fare suddividendo il territorio in frazioni ben definite e quindi controllabili dal punto di vista quantitativo. Condivisibile e giusta anche l’osservazione di Marchi sulla base imponibile che non può più essere solo in mq. Penso, però, che intanto si potrebbe incentivare la raccolta già esistente nel centro storico di Pietrasanta, da alcuni anni prevedendo misure di sgravio estendibile anche ai cittadini che hanno il compost, valorizzando così il loro operato. In questo momento è in vigore una nuova Legge Regionale sullo smaltimento dei rifiuti e pertanto si è dovuto rivedere il lavoro già svolto. La nuova legge, infatti, prevede un piano interprovinciale che coinvolge le province di Massa Carrara, Lucca, Pisa, Livorno. Al posto di 4 ATO provinciali si prevede un unico ATO ( chiamato “ATO - costa”) che deve fare una gara per l’affidamento del servizio ad un gestore unico e procedere alla determinazione di una tariffa unica per tutto l’ambito interessato. (continua a pag. 8)


(continua da pag.7) Quella dei rifiuti è una questione da affrontare con serietà. Tenendo presente che la raccolta differenziata in Toscana si è attestata al 33,4% , che la provincia di Lucca si attesta sul 40% grazie ad alcune eccellenze (Capannori, Porcari, Lucca, Fabbriche di Vallico, Viareggio, Forte dei Marmi). È chiaro che occorrono nuove strategie di intervento. La regione Toscana ha stanziato per il suddetto ATO - costa circa 9.000.000 di euro per la raccolta differenziata che verranno assegnati anche in base ai progetti ed alle volontà politiche di raggiungere gli obiettivi di legge.

C’è tanto da fare perché il recupero ed il riuso diventino sempre più, metodi consolidati fra i cittadini, i quali dovrebbero essere più consapevoli di stare svolgendo un ruolo importante per la salvaguardia dell’ambiente futuro. Le discariche non sono infinite: si calcola che i volumi si esauriranno entro il 2011 e pertanto occorre che tutti i comuni mettano in campo le loro energie migliori. L’obiettivo anche per la nostra città dovrebbe essere quello di diventare un punto di eccellenza all’interno della Provincia. Ce la possiamo fare, basta crederci e riportare al centro del ragionamento il rifiuto come risorsa.

Il 18 marzo scorso si è svolto a Pietrasanta, c/o La Rosa Banca nel quartiere Africa, il primo incontro della campagna elettorale 2008. Relatore della serata PAOLO FONTANELLI, già sindaco di Pisa e commissario straordinario per la ricostruzione nei mesi successivi alla tragica alluvione del 19 giugno 1996, oggi candidato nella lista toscana del Partito Democratico per la Camera dei Deputati. Argomento della serata l’analisi del programma di governo di Walter Veltroni e dei “famosi” 12 punti. Diverse le domande che sono state poste, su argomenti altrettanto vasti: dalla sicurezza alle tasse, dalla giustizia alla situazione internazionale, con particolare riferimento alla Cina. Videoclip sulla serata sul blog del Partito Democratico di Pietrasanta: pdpietrasanta.wordpress.com.

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Siamo sicuri di averci guadagnato? Prerogativa della attuale Amministrazione Comunale, è stato, in tutti questi anni, la cura dell’apparenza. Ci si è preoccupati di dare un’immagine “commerciale” ad una città che ciò che aveva di meraviglioso era l’unicità delle sue strade, dei personaggi conosciuti per soprannome, delle botteghe artigiane e dei laboratori di marmo che attiravano turisti stranieri e non, sia per la professionalità dei maestri, sia per la particolarità del luogo. Abbiamo permesso che divenisse una città stereotipata, identica a molte altre, quando la bellezza di questo luogo era il non essere comune. Ciò che occorreva, in realtà, era renderla più vivibile ai cittadini, a tutti i cittadini, fornendo servizi e migliorandone la qualità della vita. Adesso, invece, se ci giriamo a 360 gradi vediamo ovunque case, ma non di quelle che occorrono al centinaio di sfrattati del comune di Pietrasanta (che purtroppo restano ancora senza una sistemazione stabile), ma abitazioni per “residenti un mese l’anno” che possono permettersi cifre da capogiro. 8

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di Patrizia Viviani

Un paese povero di verde pubblico, con i pochi parchi gioco presenti poco curati dal punto di vista igienico e di sicurezza. Un accumulo di problematiche “non estetiche” e un impoverimento della qualità della vita dei suoi abitanti. E che dire dell’interessamento eccessivo per alcune frazioni, che probabilmente riscuotevano l’interesse della giunta, mentre altre, passato il periodo elettorale, sono state dimenticate? Od ancora, di quartieri ritenuti “meno importanti”, che hanno creduto alle promesse fatte da alcuni assessori o candidati, e che presentano attualmente grossi problemi di viabilità, parcheggio, cura e sicurezza? Non tutti i cittadini sono uguali? L’Amministrazione attuale non si è occupata dell’interesse della città. Ci viene il dubbio che abbia fatto il proprio. Pietrasanta non aveva la necessità di vedere stravolto l’aspetto del proprio territorio comunale, ma, sicuramente, richiedeva un buon amministratore per le gravi e importanti urgenze economiche, sociali ed organizzative. A volte occorre decidere di fare le persone serie.


Luca Mori, fotografo di eccezione, per la manifestazione che si è svolta Venerdi 28 marzo 2008 alle ore 21:15, presso il Salone dell' Annunziata - Chiostro di Sant' Agostino. Organizzata dal Circolo del Partito Democratico di Pietrasanta e dai Ragazzi di Progetto Democratico il tema della serata era:

"SPAZIO AI GIOVANI: SI PUO'FARE. Esperienze di ragazzi nell' amministrazione pubblica".

All' incontro hanno partecipato come ospiti, Sara Valtriani (consigliere Comune di Calcinaia), Luca Pighini (consigliere Comune di Lucca) entrambi di 24 anni e Michele Tosi (capogruppo in consiglio comunale a Calcinaia) di 31 anni. Moderatori Sabrina Mattei e Nicola Lari. L’incontro ha interessato non solo i giovani presenti in sala, appartenenti anche ad altri schieramenti politici (UDC, PDCI, etc…), ma anche i più “cresciutelli” che hanno partecipato attivamente alla discussione. Oltre ad avere presentato la loro esperienza, gli ospiti si sono messi a disposizione per domande e in una sorta di dialogo collegiale hanno posto l‘attenzione sulla diversità generazionale di far politica, su come i ragazzi della loro età affrontano l’impegno politico e sull’importanza della collaborazione e del sostegno di figure del partito di esperienza. L’importanza della condivisione, più facile in chi proviene da realtà di volontariato.

In questa pagina alcuni momenti della serata, con foto di gruppo finale. GRAZIE RAGAZZI!

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Queste invece le foto fatte alla Cena del Partito Democratico di Pietrasanta in una nota “focacceria” di Marina di Pietrasanta il 27 Marzo alle 20.30. Ospiti della serata la candidata alla Camera Paola Gifuni (nella foto sotto con Luca Mori) e la candidata al Senato della Repubblica Manuela Granaiola (foto a destra con Paola e I Ragazzi di Progetto Democratico).

Il gazebo del

Partito Democratico

La sospensione delle concessioni edilizie “VA DISCUSSA IN CONSIGLIO COMUNALE” Segreteria del Partito Democratico di Pietrasanta Il Comune di Pietrasanta avrebbe deciso (in via ufficiosa?) il trattamento da riservare alle 12 concessioni edilizie rilasciate per trasformazione di volumi non residenziali a residenziali e viziate da illegittimità secondo il parere pro veritate richiesto dal Comune stesso ed espresso da uno studio legale di Firenze. Come è noto, l’Amministrazione Comunale successivamente al parere ha sospeso le concessioni ed i cittadini interessati hanno presentato memoria difensiva. La sospensione delle concessioni, secondo quanto comunicato ai proprietari, era motivata da tre elementi, che per alcune delle concessioni erano coincidenti: 1- mancanza di previsione dell’intervento nel Piano Attuativo; 2- conce;ssione di unità immobiliari eccedenti (oltre alle tre massime per edificio previste) 3- fabbricato originario non in muratura. Motivazioni di non poco conto a sostegno della sospensione, e che ci fanno chiedere quali interpretazioni della normativa e soprattutto quali controlli 10

avessero effettivamente messo in atto gli uffici tecnici del Comune prima di rilasciare le concessioni. Ma c’è in questa vicenda anche un altro aspetto che non va passato sotto silenzio, e che riguarda i titolari delle concessioni illegittimamente rilasciate, alcuni dei quali sono parenti del Sindaco Massimo Mallegni. Dunque, vista la delicatezza dell’argomento; considerato che vi sono interessati cittadini che potrebbero essere in completa buonafede nell’aver richiesto le concessioni e che potrebbero anche chiedere risarcimento danni al Comune; considerato anche che non vi dovrebbe essere neanche un sospetto sulla gestione amministrativa di tutta la vicenda, visti i soggetti coinvolti, il Partito Democratico di Pietrasanta chiede che la discussione sulle decisioni da prendere venga immediatamente portata alla luce del sole in Commissione Urbanistica e successivamente in Consiglio Comunale Pietrasanta, 27.03.2008


“Vincere dipende anche da te”

La lettera di Walter Veltroni al Popolo delle Primarie Ci siamo. Siamo arrivati al momento decisivo. Con la sua nascita, il Partito Democratico ha cominciato a cambiare la politica italiana, lo ha fatto grazie alla tua partecipazione, alla tua passione, che insieme a quella di altri milioni di persone, in una bellissima giornata di ottobre, ha permesso di realizzare il progetto, il sogno, che avevamo nel cuore. Ora abbiamo, fra poche settimane, l’occasione per dare corpo, per tradurre in atti concreti, quella che è la ragione, la missione, il senso stesso del Partito Democratico: cambiare l’Italia, unirla, liberare le sue energie e farla crescere, restituire agli italiani e soprattutto ai giovani, alle nuove generazioni, speranza, fiducia nel futuro, serenità, sicurezza. È stata la tua presenza, quel 14 ottobre, ad avviare il tempo del coraggio e del cambiamento, a darci la forza di candidarci da soli alla guida del Paese, finalmente liberi di presentare le nostre idee, le nostre proposte, il nostro programma di governo. Dopo la nostra scelta tutto si è messo in movimento. È diventato chiaro, evidente, che da una parte c’è il passato, dall’altra c’è il futuro. Da una parte c’è la riproposizione di un film già visto, con gli stessi interpreti, con lo stesso copione, tutto esattamente come prima. Dall’altra la possibilità di uscire dal clima di odio e dalle divisioni di questi ultimi quindici anni, di voltare pagina,di cambiare non semplicemente un governo, ma il Paese. È per questo che io mi sono candidato. Non per ricoprire una carica, ma per contribuire al

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cambiamento che serve all’Italia. Gli italiani si stanno accorgendo di quanto sia netta, e decisiva, la scelta che faranno il 13 e il 14 aprile. Me ne rendo conto sempre di più ogni giorno, in ogni tappa del viaggio appassionante che mi sta portando in tutte le province italiane. C’è un’Italia viva, c’è un’Italia che è in piedi, ci sono italiani che faticano e lavorano, che studiano, che hanno idee e investono su se stessi per realizzarle, che si occupano degli altri, che fanno sacrifici per mantenere con onestà la loro famiglia. È a tutti loro, è a questa Italia vera, che noi vogliamo parlare. La campagna elettorale è difficile, ma è aperta. Molto più di quanto non si pensasse all’inizio. In poche settimane abbiamo recuperato terreno,e moltissime sono le persone ancora indecise. L’esito non è affatto scritto, e dipenderà da quello che ognuno di noi riuscirà a fare da qui al 13 aprile. Il tuo impegno è fondamentale. Ti chiedo, per questo, di tornare domenica 30 marzo nel circolo, nell’associazione, nella sede dove hai votato alle primarie di ottobre. Lì troverai materiale, opuscoli, vademecum e “istruzioni per l’uso” che ti aiuteranno a partecipare in modo ancora più attivo alle ultime due settimane di campagna elettorale. Il risultato dipende anche da te. Da te dipende quello che insieme potremo fare. Quello che insieme faremo per l’Italia. Roma, 10 marzo 2008. Walter Veltroni


Per dare valore al lavoro. Manifesto PD sul lavoro

Impegnati nel mondo del lavoro come rappresentanti dei lavoratori o degli imprenditori, o come studiosi, abbiamo accettato la candidatura nelle liste del Partito Democratico perché siamo convinti che la realizzazione del suo programma può migliorare incisivamente la competitività del nostro sistema economico, la qualità del nostro tessuto produttivo e le condizioni di sicurezza e benessere di tutti, a cominciare da chi è più a rischio di precarietà e povertà. Siamo ben consapevoli che tra lavoratori e imprenditori è fisiologico il contrasto di interessi sulla spartizione del frutto del loro comune lavoro nell’impresa: comporre questo contrasto, anche attraverso nuove forme di democrazia economica e partecipazione, spetta esclusivamente al sistema di relazioni sindacali, in piena autonomia dalla politica. Compito della politica, del Governo del Paese, su di un piano diverso e autonomo da quello delle relazioni sindacali, è invece di interpretare e tradurre in misure efficaci un interesse comune di lavoratori e imprenditori: quello al migliore possibile funzionamento complessivo del sistema economico nazionale, in particolare del mercato del lavoro, per consentire la massima crescita dell’occupazione e della ricchezza prodotta. E garantire che nessuno ne sia escluso. Per questo ci impegniamo a: - far sì che aumentino almeno del 10% le persone che lavorano; il problema è soprattutto quello di incrementare il lavoro delle donne, con i servizi alle famiglie e gli sgravi fiscali; - aprire l’Italia agli investimenti stranieri, che portano maggiore domanda di lavoro e innovazione, entrambe indispensabili per far aumentare stabilmente le retribuzioni; - sostenere le imprese che scelgono l’innovazione e la qualità come strumenti essenziali per competere nell’economia globale; - combattere la precarietà del lavoro in tutte le sue forme, contrastare l’ingiustizia dell’esclusione di milioni di lavoratori dalla protezione della sicurezza del lavoro e del reddito, assumendo come modello quello della migliore flexicurity europea; questo significa coniugare il 12

massimo possibile di flessibilità e adattabilità delle strutture produttive con la libertà delle scelte di vita e con il massimo possibile di eguaglianza di opportunità, di sicurezza e benessere per tutti i lavoratori, nessuno escluso; - favorire lo sviluppo della contrattazione collettiva nelle aziende che dà valore al lavoro, aumenta la produttività e la partecipazione dei lavoratori ai suoi frutti; - ridare orgoglio e prestigio al lavoro pubblico, anche voltando pagina rispetto alle inefficienze del settore; per questo occorre introdurre un sistema di trasparenza totale delle amministra-zioni; promuovere, incominciando dai vertici, la cultura della valutazione e della misurazione; applicare incentivi efficaci per premiare il merito e costringere al riallineamento le strutture più inefficienti; - migliorare incisivamente il sistema scolastico e della formazione permanente, grande leva strategica per costruire l’uguaglianza di opportunità, combattere la disuguaglianza crescente tra le persone, consentire una risposta positiva agli shock tecnologici; - promuovere con ogni mezzo e in ogni luogo la cultura della sicurezza e igiene del lavoro e della prevenzione degli infortuni, con la formazione, il potenziamento dei controlli ispettivi contro il lavoro irregolare; e il sostegno alle imprese che investono nella sicurezza - promuovere gli investimenti nell’innovazione che salvaguardano e valorizzano l’ambiente e il territorio. Nella scelta delle misure specifiche da adottare per il perseguimento di questi obiettivi ci impegniamo a prestare pragmaticamente la massima attenzione alle esperienze che ci si offrono nel panorama internazionale, a tutte le idee e proposte coerenti con i principi di civiltà e progresso che ci accomunano. Pierpaolo Baretta, Franca Biondelli, Antonio Boccuzzi, Massimo Calearo, Matteo Colaninno, Luigi Cocilovo, Cesare Damiano, Sergio D' Antoni, Franca Donaggio, Pietro Ichino, Loredana Ilardi, Maria Paola Merloni, Alessia Mosca, Adriano Musi, Paolo Nerozzi, Achille Passoni, Giancarlo Sangalli, Tiziano Treu


Progetto Democratico Aprile 2008