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PREMESSA

che si presentano ma costruire altresì percorsi che guardino al futuro di questa forza lavoro, stimolando e sostenendo una formazione specifica per riconvertire le professionalità o per favorire nuova imprenditorialità. Occorre stimolare, anche attraverso azioni locali di sostegno, gli investimenti delle imprese in innovazione di prodotto o processo, necessari nei periodi di crisi come questi per consentirne il posizionamento sul mercato globale. L’aggregazione fra imprese, anche per affrontare questi investimenti, può rappresentare una reazione positiva a questa crisi. In tal senso si ritiene doveroso ed utile valorizzare l’entità e la qualità dei diversi Piani degli investimenti previsti per il 2009 dai bilanci dei Comuni anche nel nostro distretto, che prevedono interventi in diversi settori pubblici, ammontanti complessivamente a circa 7 milioni di euro per il solo 2009, e che rappresentano un intervento pubblico strategico e ‘strutturale’ per sostenere l’economia reale di questo territorio, per alcuni ambiti le sole risorse disponibili. Ci sono poi parecchie decine di milioni di euro congelati nelle casse dei Comuni che potrebbero ridare ossigeno all’economia e rilanciare l’occupazione. Sono soldi pagati dai cittadini modenesi ed è giusto che siano spesi subito per far ripartire l’economia del nostro territorio attraverso infrastrutture per l’ambiente, la mobilità, la scuola. Vanno allentati i lacci del patto di stabilità per i Comuni virtuosi e restituendo l’ICI a chi come noi, ha sempre usato queste risorse per i servizi all’infanzia o agli anziani, dicendo basta coi tagli generalizzati e i contributi straordinari ai Comuni dissestati del centrodestra, che hanno solo creato grosse difficoltà alle amministrazioni locali drenando risorse per i ‘buchi’ statali.

Le difficoltà che attraversa il nostro Paese, e più in generale l’economia europea ed internazionale, hanno fatto emergere le difficoltà del potere d’acquisto delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati, non solo di coloro che possono essere ricondotti a situazioni prossime alla povertà, ma anche di coloro che soffrono di condizioni sociali ed economiche caratterizzate da fragilità strutturali. Anche il nostro territorio risente di questa situazione, e la crisi economica che ha investito l’Europa e l’Italia, ha già iniziato a minacciare in particolare le fasce più deboli della società, e a colpire anche il tessuto economico modenese. Parallelamente lo Stato, il Governo nazionale, la maggioranza in parlamento, sono stati richiamati dalla Presidente di Confindustria a ‘tirare fuori i soldi veri’ per combattere la crisi, dopo avere evitato di farlo sotto la richiesta di misure urgenti bypartisan anche dall’opposizione, e senza volere avviare la riforma indispensabile degli ammortizzatori sociali in un momento come questo. Accanto, nonostante gli annunci entusiasti della Lega, la riforma del Federalismo Fiscale prevede tempi di attuazione di almeno 7 anni, le bozze discusse con le autonomie locali ad oggi non prevedono risorse certe, né tributi per incrementare autonomia finanziaria e politica degli Enti Locali, già oggi compromessa con le scelte di tagli e riduzioni operate con la Finanziaria 2009. La crisi economica in corso presenta quindi condizioni di assoluta straordinarietà, per la velocità con cui si manifesta, e per la sua estensione. Essa però ha caratteristiche che mettono in discussione in modo strutturale alcuni settori, per come coinvolge ed interessa le imprese di ogni tipologia e dimensione e tutte le tipologie dei lavoratori. Pertanto la gravità e i caratteri straordinari e strutturali della situazione economica richiedono uno sforzo altrettanto straordinario anche nei confronti delle famiglie, partendo dai disoccupati , dai precari senza ammortizzatori sociali , ai cassa integrati . A tale scopo importante è il ruolo svolto dalle istituzioni modenesi, che attraverso il Protocollo di azioni anticrisi hanno voluto coordinare assieme alle rappresentanze economiche e le parti sociali, una serie articolata di misure strutturali, di assistenza e sostegno sociale, rivolte a coloro che hanno già subito o stanno per subire la perdita del posto di lavoro, in conseguenza della crisi economica. Occorre infatti rispondere certo ai bisogni primari

Queste linee programmatiche La sintesi che segue si colloca pertanto in questo contesto di difficoltà, ed è l’elemento di congiunzione con il quale il PD di questo distretto indica gli assi programmatici strategici che caratterizzeranno in modo condiviso e unitario le proposte di governo che verranno sottoposte ai cittadini dai sei candidati a sindaco e dalle rispettive coalizioni o liste civiche a sostegno. Sarà infatti compito loro, dei candidati, sottoporre agli elettori un proprio autonomo programma, condiviso con le forze politiche che attorno alla propria candidatura e al Partito Democratico si raccoglieranno. 3


Occorre ridare centralità al nostro sistema educativo e formativo: merito personale e qualità di sistema devono diventare i criteri selettivi per spendere meglio, non per spendere meno. A Modena come in Emilia Romagna, occorre più istruzione, più formazione, più università, più ricerca: è l’investimento più forte che possiamo fare sul futuro dei nostri figli e della nostra comunità. Una comunità fatta di cittadini che aumentano e cambiano ogni anno, che hanno bisogno di ricostruire il senso di appartenenza verso le istituzioni, il territorio, a partire dalle risposte che trovano ai propri bisogni, nella qualità della vita, nel sentirsi sicuri dove vivono. La sicurezza è il primo diritto di ogni persona. Costruire una comunità sicura, fondata sulla certezza di diritti e doveri uguali per tutti attraverso regole condivise; contrastare i fenomeni di illegalità, organizzati e diffusi, attraverso investimenti adeguati in forze e strumenti. Costruire una comunità in cui tutti possano vivere serenamente è la precondizione per l’esercizio effettivo di ogni libertà e diritto. Le nostre proposte sono, nel contempo, un progetto di comunità sicura e una sfida al centrodestra – culturale e politica - per un’idea di società diversa. E’ a partire da quelle basi che i singoli circoli del Pd dei nostri comuni, in forme diverse e variegate, hanno avviato percorsi di ascolto e confronto con le rispettive realtà, con i propri iscritti ed elettori attraverso Forum tematici con le principali associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, per raccogliere stimoli, contributi, critiche, utili alla definizione delle linee programmatiche con le quali presentarsi alle altre forze politiche di centrosinistra e quindi agli elettori.

Il nostro contributo programmatico a sostegno di queste candidature, vuole indicare il filo conduttore di come pensiamo questo territorio, il suo sviluppo, la sua coesione sociale, la sua sicurezza, l’efficienza della pubblica amministrazione che lo governa, il progetto con cui ci rivolgiamo ai cittadini e alle forze politiche e sociali presenti sul territorio. Anche qui il Partito Democratico intende utilizzare proprio il programma come strumento utile e ineludibile per costruire alleanze: con le nostre proposte ci rivolgiamo dunque a tutti cittadini e a quelle forze che possono condividere con noi valori e obiettivi di governo. Nella conferenza programmatica provinciale tenutasi a Modena il 17 gennaio scorso il Partito Democratico ha indicato gli assi principali del proprio progetto programmatico per Modena e la sua provincia, in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera. Costruire una comunità forte, sicura e solidale. Attraverso una nuova Alleanza per Modena che punti sulle quattro C: competitività, conoscenza, concorrenza, coesione. Raccogliere le energie più vitali della nostra società. Generare nuova competitività di sistema, promuovendo una crescita responsabile, ambientalmente e socialmente sostenibile. Allargare le opportunità per tutti in ogni settore della vita pubblica e privata. In una parola, tornare a crescere: è questo il compito del Partito Democratico di Modena, questo il nostro progetto, questo il nostro impegno per il governo locale. Welfare e crescita non solo non sono in contrapposizione ma, come è avvenuto a Modena e in Emilia nel secondo dopoguerra, possono sostenersi a vicenda. Solo una comunità coesa, capace di includere e offrire opportunità a tutti – a partire da giovani e donne – può essere competitiva e in grado di crescere. E la spesa sociale – se opportunamente riorganizzata - soprattutto in un momento di crisi può rappresentare l’investimento più forte per una società della conoscenza e della piena attività. Conoscenza e sapere sono la chiave d’accesso al futuro. Assicurare ai nostri figli e alla nostra comunità un futuro di prosperità non inferiore a quello goduto dalle generazioni passate e presenti è il nostro compito. Solo il sapere può garantire competitività al nostro sistema produttivo, innovando costantemente prodotti e processi; solo la scienza e la ricerca possono rendere lo sviluppo sostenibile sul piano ambientale e migliorare la qualità della vita; solo la conoscenza può rendere i nostri figli capaci di misurarsi con quelli degli altri paesi più avanzati.

Chi e quanti siamo L’area di Castelfranco Emilia nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) è costituita dai comuni di Bastiglia, di Bomporto, di Castelfranco Emilia, di Nonantola, di Ravarino e di San Cesario sul Panaro, e la popolazione residente al 31 dicembre 2008 ammonta a 71.215 unità (il 10,3% della popolazione modenese). L’analisi di lungo periodo (1995 – 2006) evidenzia un incremento assoluto della popolazione residente superiore alle 15.000 unità (+29%): la crescita più intensa registrata fra le diverse aree PTCP. Tale peculiarità è confermata anche dall’analisi di breve periodo (2008/2007) che registra un incremento della consistenza numerica dei residenti pari a 2,9 punti percentuali (+ 1.988 4


unità rispetto al 31.12.2007). L’intensità attrattiva dell’area è mediamente sintetizzabile, per il quinquennio 2001 – 2005, in 22 iscrizioni anagrafiche nette annuali ogni mille residenti: valore significativamente superiore alla media provinciale (12 unità) e ai valori registrabili nelle altre aree sovracomunali di pianura. I movimenti migratori in ingresso, particolarmente intensi nell’area di Castelfranco Emilia, rappresentano il volano delle dinamiche demografiche provinciali e si vanno ad unire ad un saldo naturale che, per il contesto territoriale oggetto di analisi, risulta di segno positivo dall’anno 2000. Al termine dell’anno 2008, la popolazione straniera residente nell’area castelfranchese supera le 7.200 unità, corrispondenti al 10,1 % della popolazione residente (11,1% è la percentuale media provinciale). I movimenti migratori rappresentano un elemento fondamentale nella determinazione dell’incremento del numero dei nuclei familiari che, a fine 2005 (ultimo anno di disponibilità del dato), ammontano a 26.323 unità, con una crescita di oltre 37 punti percentuali rispetto al 1995 (l’incremento più intenso registrato nelle aree PTCP di suddivisione del territorio provinciale). Nel decennio analizzato, l’ampiezza familiare media passa dai 2,70 componenti (registrati nel 1995) alle 2,49 unità di fine 2005. Al 31 dicembre 2005 la popolazione residente nell’area PTCP di Castelfranco Emilia evidenzia, rispetto alla media provinciale, una minore incidenza della componente anziana (12.937 unità, pari al 18,9% dei residenti). Il contingente in età inferiore ai 15 anni ammonta a 9.520 unità e rappresenta il 14,5% della popolazione castelfranchese (13,5% il livello medio provinciale). La popolazione in età attiva (15 – 64 anni) è pari a 43.802 unità, corrispondenti al 66,7% della popolazione totale (65,6% nel complesso dei comuni modenesi).

Regionale. Le previsioni di sviluppo non possono prescindere da quello che sarà il ruolo che assume nei rapporti con Bologna l’area metropolitana centrale della provincia di cui va qualificata la funzione di “porta” per l’accesso del sistema regionale al globale, così come dal nuovo assetto del sistema autostradale con il casello previsto a Muffa di Crespellano, nonché dall’inserimento di Castelfranco nel Sistema Ferroviario Regionale, come una delle 13 stazioni principali della Regione. L’area di Castelfranco è perciò idonea ad assumere funzioni territoriali più avanzate relative: • al potenziamento dell’accessibilità ai sistemi infrastrutturali per la mobilità e le comunicazioni; • alla qualificazione e potenziamento dei servizi settoriali: - sanitari - scolastici superiori all’obbligo e di formazione professionale; - di offerta culturale; • alle politiche di decentramento degli uffici delle Amministrazioni Statali e Regionali; • agli interventi di riqualificazione della rete commerciale; • agli interventi che contribuiscono alla qualificazione dei tessuti urbani con politiche sociali per la casa, per la riqualificazione e infrastrutturazione urbana.

L’area di Castelfranco nel sistema insediativo modenese L’area di Castelfranco è compresa, nel PTCP vigente, nell’area metropolitana del comune di Modena, quadrante nord est; all’interno di tale area infatti non sono presenti tutte le funzioni proprie delle città regionali e dei centri ordinatori della provincia ad eccezione dell’Ospedale Civile, del Distretto Sanitario n. 6 e della fermata del previsto Sistema Ferroviario 5


1 ) PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE DEL TERRITORIO

realizzazione di edifici in bioedilizia, promuovendo progetti significativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili e il teleriscaldamento da parte di imprese e gestori di servizi energetici. Per ottenere importanti risultati occorre che le Amministrazioni comunali siano parte attiva relativamente alle strutture pubbliche, alla loro sostenibilità ambientale ed energetica, tale da costituire esempio per tutti i cittadini. Le dinamiche demografiche dell’area di Castelfranco evidenziano, nel contesto modenese, gli incrementi maggiori di popolazione. Tuttavia analizzando i dati relativi all’area metropolitana del capoluogo il territorio dei 6 comuni presenta la minore densità abitativa connotandosi come un territorio prevalentemente agricolo. L’evoluzione futura della consistenza numerica anche del contingente in età attiva, rappresenta un fattore di analisi fondamentale in termini di impatto sul mercato del lavoro locale e, più in generale, sulla tenuta dell’intero sistema socio – economico, per la quale il contenimento della crescita demografica non deve intaccare la base numerica delle forze di lavoro (necessarie per la tenuta dell’attuale tipologia del sistema occupazionale). Lo squilibrio del rapporto aree produttive/abitanti relativa al comune di Castelfranco è evidente e comunque non giustificabile da un numero di abitanti elevato in quanto la densità abitativa del comune risulta comunque nettamente inferiore rispetto alla media dei comuni dell’area metropolitana modenese (272 ab/kmq contro 419 ab/kmq escludendo il comune di Modena). Nel PSC adottato il comune di Castelfranco si candida alla realizzazione di un’area produttiva di rilievo sovracomunale costituita da nuove previsioni e dalle aree produttive consortili presenti presso la Graziosa in comune di San Cesario. L’area produttiva sovracomunale è subordinata alla sostenibilità delle infrastrutture viarie e quindi alla realizzazione del collegamento viario con il casello autostradale di Modena Sud già citato nel punto precedente. Questa così come quella in Comune di Nonantola presso il fondo Consolata alle porte del paese, saranno le prime due aree ecologicamente attrezzate che verranno attuate in provincia di Modena, caratterizzando questo territorio come contesto insediativo favorevole per una “green economy“, per uno sviluppo economico pianificato in modo sostenibile. Il progetto sull’area di Bomporto per una centrale a biogas, il teleriscaldamento, sono altri

L’Ente Locale: partner per la crescita e lo sviluppo del territorio! La questione energetica costituisce un tema di prioritaria importanza a livello nazionale ed internazionale. Esso influisce profondamente sul contesto economico-produttivo, sulle dinamiche inflative, sulle condizioni di vita e sui bilanci delle famiglie. La questione energetica è quindi centrale per le nostre scelte politiche, che indicano un modello di sviluppo basato sulla stretta interdipendenza fra dimensione socio-economica e governo del territorio; modello che impegna, inevitabilmente e in modo non più rimandabile, al risparmio ed alla qualificazione della produzione da fonti rinnovabili. Attivare politiche energetiche finalizzate alla riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili comporta il contenimento della dipendenza dalle importazioni, dare più autonomia al Paese e limitare l’inquinamento. La decisione del Governo Prodi di prevedere sgravi fiscali consistenti per interventi destinati a ridurre il consumo energetico delle abitazioni e nelle aziende (prevista dalla Finanziaria per il 2007 e confermata dalla Finanziaria 2008 per il triennio 20082010) costituiva un importante aiuto a garantire un beneficio all’ambiente e al contempo risparmiare sulle bollette energetiche. Ora non è più cosi, e occorre raggiungere una maggiore efficienza energetica e ambientale, per contenere i consumi delle famiglie e i relativi costi. Nel settore civile e in quello produttivo la maggiore efficienza può portare ad una riduzione significativa dei fabbisogni. Il punto cardine a livello provinciale è la predisposizione di Piani energetici per i singoli comuni e per la Provincia, adeguando i piani locali per la mobilità sostenibile, moltiplicando le iniziative a favore dei servizi pubblici e delle modalità “zero emissioni”. In particolare, i Regolamenti sull’Energia allegati ai Regolamenti Urbanistici ed Edilizi costituiscono il primo importante elemento su cui lavorare, andando a definire i requisiti e le forme di incentivazione, promuovendo criteri di sostenibilità ambientale e di uso di tutte le energie alternative, contribuendo alla 6


progetti “green” fra quelli finanziabili dalla Regione, e che ci dicono come su questo territorio vocato alla meccanica avanzata, occorrerà puntare sulla capacità di innovare processi e prodotti in questa direzione, riqualificando in senso ampio le aree industriali, mettendo in campo azioni di sostegno allo sviluppo sostenibile attraverso una “politica industriale distrettuale”, in accordo con la Provincia e la Regione nell’ambito delle linee di indirizzo del piano territoriale. Il tema delle aree produttive non può non considerare anche il territorio bolognese che prevede aree produttive di carattere sovracomunale per i comuni di Crevalcore, San Giovanni in Persiceto e Anzola/Crespellano (quest’ultima “appesa” alla viabilità del previsto casello autostradale e prossima al territorio modenese). Peraltro le medesime aree produttive sovracomunali di San Giovanni e Anzola/ Crespellano prevedono la presenza di “poli funzionali per funzioni integrate ricreative, commerciali e del tempo libero” sulla base delle quali una verifica del Piano del Commercio potrebbe rendersi necessaria se non opportuna

e compensare le differenti prospettive evolutive assegnate dal Piano alle diverse parti del territorio, in relazione alle specifiche opportunità, alle differenti risorse e/o fragilità delle condizioni ambientali, socioeconomiche e culturali; • la costruzione di strumenti di gestione a scala provinciale per quelle funzioni e servizi che richiedono di essere programmati e governati sul territorio provinciale con particolare riferimento alla mobilità, alla logistica e alle attività produttive. In particolare per agevolare l’applicazione delle strategie di riordino territoriale e qualificazione funzionale delle aree per insediamenti produttivi, sarebbe opportuno istituire un fondo intercomunale per la gestione delle risorse della fiscalità immobiliare di competenza comunale e derivanti da altri enti allo scopo di limitare le sperequazioni nei processi di riassetto o nuova localizzazione di aree produttive in applicazioni delle strategie individuate dal Piano. Stante l’attuale situazione della fiscalità locale, con le entrate comunali legate all’attività edificatoria e alle imposte immobiliari, la perequazione territoriale dovrebbe mettere in atto quei meccanismi che nel tempo possano portare equilibrio nelle imposizioni fiscali locali e nell’erogazione di servizi. Tutto ciò con molta attenzione nel pesare gli assetti urbanistici che ogni territorio si è dato, allo scopo di mettere in comune vantaggi e svantaggi rispetto alle scelte di area vasta.

La perequazione territoriale In questo quadro la perequazione territoriale rappresenta l’azione da intraprendere allo scopo di sviluppare la cooperazione inter-istituzionale e la capacità di governo dell’area vasta. Questo obiettivo strategico interseca il tema della coesione del sistema locale con quello della sua competitività e può rafforzare il concetto della sostenibilità delle scelte di sviluppo territoriale. Infatti la perequazione territoriale risulta indispensabile al fine di perseguire obiettivi quali: • la tutela dell’integrità del territorio, il consolidamento della struttura policentrica della provincia. Il freno alla dispersione insediativa, la tutela delle aree a maggiore criticità ambientale, il riordino degli ambiti produttivi e lo sviluppo di ambiti produttivi di rilievo sovracomunale, La perequazione si può attivare con azioni strategiche che riguardano: • la promozione di una prassi di cooperazione intercomunale per sviluppare azioni concertate e gestioni associate di servizi di base; la messa in campo, attraverso Accordi Territoriali, di meccanismi di perequazione delle risorse fra i comuni per ridurre la competitività interna

Una nuova agricoltura di qualità Il Piano di Sviluppo Rurale è decisivo per azioni di sviluppo e promozione del sistema agricolo. Sarà fondamentale nei prossimi anni assicurare la migliore promozione dei nostri prodotti, incentivando la produzione di tipicità ed eccellenze come il parmigiano reggiano, il lambrusco e i progetti di “filiera” finanziati dal primo asse del PSR. In un contesto di progressiva apertura dei mercati e di liberalizzazione commerciale, la strategia del nostro sistema agroalimentare deve essere basata sulla competizione di qualità, valorizzando il nostro patrimonio enogastronomico, un paniere di prodotti di grande qualità. Punto di forza del nostro territorio è la diversificazione delle produzioni agricole, dovute principalmente ad una forte tradizione contadina legata 7


a capacità imprenditoriali e ottimi terreni fertili sui quali produrre. Tant’è che, nonostante a livello nazionale manchi un adeguato ricambio generazionale, vi sono parecchie aziende condotte da giovani agricoltori con capacità e voglia di investire; questo permette di mantenere posti di lavoro, una attenzione alta ai prodotti del territorio e alla cura del nostro ambiente. Fare sistema! Questa la parola chiave! Adozione quindi di una pianificazione distrettuale del settore agrario dove, attraverso il metodo della zonazione, in accordo con gli imprenditori agricoli, si individuino le eccellenze e si costruisca una pianificazione che veda nello sviluppo armonioso di agricoltura, insediamenti urbani e industriali la valorizzazione di un settore che, soprattutto in questo periodo di crisi può diventare una risorsa su cui investire e scommettere. Bisogna favorire le piccole aziende agricole nella commercializzazione dei loro prodotti, attraverso la creazione di percorsi enogastronomici di particolare rilievo e il potenziamento dei farmer’s market, per incentivare i consumi di prodotti a km 0. È necessario ricreare una cultura della agricoltura, dell’ambiente, cultura della campagna anche nei ragazzini che vanno a scuola sostenendo iniziative come le “Fattorie Didattiche” e il ruolo dell’Istituto Agrario “L. Spallanzani”. E’ necessario sostenere ed incentivare le grandi aziende agricole presenti sul territorio, cooperative e non, quali imprese generatrici di sviluppo, occupazione e ricchezza. Tali aziende vanno viste come un prolungamento di tante piccole imprese e, attraverso la trasformazione di materia prima e lo sviluppo di canali commerciali, anche con l’estero, svolgono un ruolo non percorribile dalle piccole aziende da sole. Ci concentreremo inoltre sulla riduzione dei costi produttivi,degli oneri sociali e sull’indennità compensativa fino ad arrivare a finanziamenti e interventi propulsivi per sostenere imprese moderne e multifunzionali, garantendo snellimenti e semplificazioni burocratiche, riducendo ‘la carta’ ed eliminando i ritardi.

Mobilità L’area del distretto di Castelfranco si presenta con caratteristiche territoriali complesse. • VIABILITA’ SOVRACOMUNALE - In primo luogo il rapporto con la pianificazione bolognese che prevede la realizzazione e il completa8

mento di un asse fondamentale di viabilità in senso nord-sud, tra la Cispadana e l’A1 (con la realizzazione del casello a Muffa di Crespellano), passando da San Giovanni in Persiceto dove si innesta con la trasversale di pianura e il futuro passante autostradale di Bologna. Questa scelta deve proporre una riflessione sulle possibili ripercussioni che si possono avere sui territori dei comuni di Bastiglia, Bomporto e Ravarino per le relazioni che si aprono tra il bolognese e l’area di Carpi (riqualificazione SP1 Sorbarese come asse est-ovest), sul comune di Nonantola al centro della direttrice San Giovanni - Modena, su San Cesario nella direttrice Castelfranco-Pedemontana, e nel collegamento fra Provincie di Modena e Bologna, attraverso l’asse Bazzano - Spilamberto già esistente. Vi è quindi la necessità di definire il ruolo alla SP1 Sorbarese che nel PRIT è rappresentata come “mediana di pianura” capace di rappresentare una alternativa al corridoio centrale della città (via Emilia/autostrada/tangenziale) ma anche all’autostrada CISPADANA. Altrettanto importante sarà la realizzazione della variante alla SP 255 sull’abitato di Nonantola oramai imminente, e in conseguenza l’attuazione dello spostamento della SP 14 al di fuori dell’abitato. Una particolare considerazione riguarda l’integrazione del Piano per le Attività Estrattive con il sistema della viabilità provinciale per l’abitato di Piumazzo e il comune di San Cesario, i territori sui quali sono concentrate le nuove previsioni estrattive. Per questi territori è indispensabile prevedere la riorganizzazione della viabilità provinciale in senso est-ovest per quello che riguarda le competenze della provincia, attraverso gli adeguamenti della rete stradale e la realizzazione della rete e dei collegamenti ciclabili extraurbani tra i centri abitati di Piumazzo, San Cesario e Spilamberto. La tangenziale di San Cesario prevista nell’ambito delle opere compensative nell’Accordo quadro per la realizzazione della quarta corsia autostradale, rappresenta un altro asse di qualificazione del sistema di comunicazione di questo territorio.


e ai centri ordinatori del territorio, richiedono maggiori finanziamenti e costi di gestione. • TRASPORTO PUBBLICO LOCALE - Il trasporto pubblico su gomma rimane il modo sostenibile di accessibilità dei territori dei comuni di Bastiglia, Bomporto, Ravarino, Nonantola e San Cesario (e Piumazzo) alla rete di comunicazione principale e alle polarità di rilevanza provinciale. In questo senso è necessario definire un complesso di strategie ed azioni finalizzate alla realizzazione di linee “trasversali forti” (cadenzate e preferenziate) considerando anche le opportunità del sistema ferroviario regionale e metropolitano e le proposte di riorganizzazione del trasporto pubblico elaborate dall’Agenzia per la Mobilità di Modena, che consentano a giovani, famiglie ed anziani di meglio utilizzare le strutture sanitarie di Castelfranco e gli altri servizi nel distretto. • PISTE CICLABILI - La mobilità dolce, non da ultima, grazie alla rete già esistente di piste ciclabili sia all’interno dei singoli ambiti comunali che di collegamento fra essi, può rappresentare la via sulla quale si caratterizza l’impegno per la prossima legislatura in termini di ulteriore qualificazione e potenziamento della rete. A questo proposito si propone un vero e proprio piano della mobilità dolce con l’obiettivo di “educare” e “abituare” i cittadini dell’unione a muoversi all’interno del distretto stesso, domani più di oggi, attraverso l’individuazione di una pista ciclabile di collegamento fra i 6 comuni, a partire dall’esistente, che consentirebbe di delineare anche un percorso di fruizione di importanti emergenze ambientali, naturalistiche, storiche e culturali presenti sul territorio, da vedere anche come “simbolo” della futura unione, nonché del “legame” di questo pezzo di provincia.

• VIA EMILIA - Rispetto all’asse della via Emilia è necessario considerare quanto verrà realizzato nel sistema di complanari di nuova previsione: una riguarda il progetto del comune di Modena, che prevede la realizzazione di un nuovo asse stradale in affiancamento alla attuale via Emilia tra il Ponte di S. Ambrogio e la tangenziale di Modena, una seconda riguarda un nuovo asse parallelo alla statale che parte da Anzola dell’Emilia, si collega con la viabilità da e per il casello della Muffa e arriva fino al territorio modenese. E’ fondamentale mettere a sistema queste previsioni con l’ipotesi di nuova viabilità tra la via Emilia e il Casello di Modena Sud, già avanzata nel PSC di Castelfranco, come collegamento alla complanare dell’A1, per l’accesso a Modena e al polo ospedaliero di Baggiovara. Tali collegamenti, destinati inevitabilmente ad intensificarsi, graverebbero, stante l’attuale assetto della viabilità, sul Canaletto e sulla Panaria Bassa. In assenza di forti politiche di adeguamento degli assi stradali sopra menzionati sarebbero da prevedere completamenti della viabilità di rilievo provinciale che, a partire dalla SP 1, conducano fino al casello autostradale di Modena Sud con diversi interventi sulla SP 14 e con la bretella Tangenziale di Castelfranco/ Casello Autostradale, anche attraverso l’uso di forme che coinvolgano il privato, come il project financing, che consentano comunque di raggiungere gli obiettivi di realizzare. • LA FERROVIA - Una grande opportunità è rappresentata dalla ferrovia: l’entrata in funzione dell’Alta Capacità, le prospettive del Trasporto Ferroviario Regionale e il potenziamento dei collegamenti metropolitani su Bologna aprono prospettive importanti per il territorio con al centro Castelfranco Emilia. In particolare è necessario investire maggiormente sull’asse ferroviario metropolitano tra Modena e Bologna, attraverso il trasferimento del terminale metropolitano da Castelfranco a Modena, per renderlo più efficiente e liberare maggiori risorse per il trasporto pubblico su gomma da destinare a quelle aree della provincia per le quali il potenziamento del servizio pubblico, il miglioramento dell’accessibilità al capoluogo

Le dotazioni scolastiche Lo scenario nuovo e inedito proposto dalle politiche dissennate del Governo, stravolgerà senza dubbio l’organizzazione scolastica e la qualità dell’offerta, rendendola assai diversa da quella che abbiamo conosciuto fino ad ora. Ciò apre problemi inediti e gravi per le famiglie e per gli enti locali, 9


2) PER UNA COMUNITA’ COESA E SOLIDALE

con i quali il distretto dovrà fare i conti sia in termini di dotazioni che di tenuta complessiva di un pezzo fondamentale del welfare locale. La decisione, contenuta nel nuovo PTCP, di non individuare una dotazione scolastica di livello superiore a Castelfranco si deve accompagnare ad un progetto di forte di riqualificazione del sistema del trasporto pubblico che coinvolga il sistema dei trasporti urbano ed extraurbano del bacino metropolitano della città di Modena al quale si dovranno attenere le singole amministrazioni coinvolte. Tuttavia, la popolazione studentesca, in rapida crescita anche in una prospettiva di medio lungo termine, potrebbe rendere possibile il potenziamento con altri corsi, di altri indirizzi, dell’istituto agrario esistente, finanche la realizzazione di altri plessi scolastici superiori anche in questo territorio. Infatti la dispersione degli istituti scolastici superiori di Modena, la difficile accessibilità di questi dovuta, da un lato, al pesante congestionamento della viabilità e, dall’altro, all’inadeguatezza del sistema del trasporto pubblico soprattutto per gli utenti esterni al capoluogo di provincia, vengono percepiti con forte disagio. Il bacino di utenza del trasporto pubblico, i piani di potenziamento del nodo ferroviario di Castelfranco, il piano di investimenti comunale volto al potenziamento del nodo di intermodalità del trasporto pubblico della stazione ferroviaria richiede maggiore integrazione anche con le reti di trasporto urbano del capoluogo di provincia.

Il welfare, secondo il nostro punto di vista, non è solo compatibile con la crescita, ma è un elemento indispensabile per garantire la sostenibilità del sistema locale anche sotto il profilo strettamente economico. Il mondo di domani ha bisogno di implementare i servizi alla persona e, per perseguire tale obiettivo, è necessario che il settore pubblico apporti un incisivo contributo alla creazione di figure professionali adeguate in un contesto di ‘welfare mix’ in cui le forme di lavoro irregolare devono essere bandite. Le imprese devono essere aiutate nel comprendere che nei servizi sociali, e in generale del welfare, si presentano importanti occasioni di profitto anche investendo sul progresso tecnico e organizzativo. La necessità di un’ulteriore riflessione, strettamente collegata alla precedente, è motivata dalla crisi finanziaria in atto. Davanti ad un possibile assestamento dei mercati finanziari, si dovrà comunque registrare una perdita significativa dei valori patrimoniali investiti dalle famiglie e ciò presenterà inevitabili ripercussioni sulla domanda di consumo e quindi di investimenti privati. In ogni caso è fatale che la crisi finanziaria possa essere usata per sacrificare il welfare, come sta già facendo il centro destra . La spesa per un nido in più (come quella per investimenti di riduzione della produzione di CO2) non deve essere percepita solo come un costo per l’ente e, comunque, presenta un potenziale di stimolo della domanda, sostanzialmente identico all’incentivo alla rottamazione di un’auto. L’unica differenza è che nel primo caso si ha un asilo in più, nel secondo un’auto in più. La realizzazione di questa opportunità richiede naturalmente un ridisegno delle forme di finanziamento e un ruolo pubblico più ampio. In questo modo si depotenziano gli argomenti tipici della destra che giustificano i tagli indiscriminati alla spesa con l’esistenza di spazi di miglioramento dell’efficienza. Pertanto, l’opportunità di ragionare “ex ante” legislatura sulle strategie che le prossime amministrazioni dovranno mettere in campo per i cittadini, è una cosa importante per le politiche che riguardano i servizi alla persona. La dimensione distrettuale, stante anche la nuova legge regionale, diventa condizione imprescindibile per poter erogare al meglio servizi alle persone o alle imprese. 10


La proposta politica che indichiamo vuole coniugare più fattori: l’opportunità offerta dal “fare squadra” come Distretto per avere un ruolo di interlocuzione più strutturata con gli enti sovra ordinati o con le parti sociali e le categorie economiche; la necessità di mettere in rete le risorse umane e strutturali dei Comuni; il bisogno di offrire servizi di qualità; la volontà di fornire servizi efficienti ad un costo sostenibile per i più; l’idea unitaria che abbiamo di confrontarci e discutere con tutte le rappresentanze della società ma poi la responsabilità di decidere ed agire sui punti di equilibrio maggiormente condivisi.

I servizi sociali Sui servizi sociali e sanitari proponiamo innanzitutto alcuni obiettivi di fondo: - l’universalità dei diritti di ogni cittadino ad avere servizi in base al bisogno e alle proprie disponibilità economiche. Servizi per tutti ma in modo equo e giusto - Un sistema di servizi socio-sanitari integrati. La Regione Emilia Romagna e quindi anche i comuni, hanno cominciato dal 2008 a scrivere il Piano del benessere. Benessere dei cittadini in senso lato quindi non solo nella specificità di un problema. - servizi efficienti ed efficaci, che permettano di dare una risposta sempre pubblica, in relazione alle risorse, ai cittadini. È importante evitare gli sprechi e sostenere servizi vicini alle esigenze vere dei cittadini. - Introdurre meccanismi di parziale concorrenza tra i servizi per aumentarne l’efficienza; - Il livello distrettuale diventa fondamentale nella strutturazione dei servizi. La nostra proposta è quella di strutturare meglio il modello distrettuale di gestione dei servizi alla persona che preveda, in linea con le indicazioni regionali e all’interno della futura unione a 6 comuni, da un alto un livello di governance politica affidato agli amministratori dei comuni coinvolti, e dall’altro un livello di governance tecnica attraverso un Ufficio di Piano più strutturato, che individui i bisogni dei cittadini da un punto di vista tecnico ed elabori proposte progettuali sul Distretto o in via sperimentale in un Comune per bisogni specifici. Riteniamo poi necessario arrivare all’individuazione di un Responsabile e uno staff di riferimento per singoli temi.

L’Ufficio di Piano deve gestire le funzioni dei servizi e collaborare con i Comuni e la Direzione distrettuale della Azienda USL. Sarà fondamentale mantenere la struttura degli Sportelli Sociali dei comuni per la prima la lettura del bisogno, ed avere in campo sull’Unione due servizi specifici che si occupino delle questioni relative ai minori ed handicap, cercando di dotare gli stessi di personale stabile. In questo quadro strategico sarà il rapporto con l’Azienda per i Servizi alla Persona, costituita nel 2007 quale strumento di gestione ed erogatore di servizi per gli anziani dei 6 comuni. A partire dalla definizione di un nuovo piano industriale che indichi con chiarezza nell’ASP quell’interlocutore privilegiato per i problemi degli anziani del territorio, andranno implementati tutti i servizi per gli anziani, per mettere in rete ed in efficienza le risorse disponibili, e valutando l’opportunità di inserire servizi di prestazione diverse.

I servizi sanitari Il Distretto di Castelfranco è di fatto la periferia del comune di Modena e non a caso la prima organizzazione dell’azienda sanitaria ha visto questo territorio fortemente legato a quella di Modena. Consapevoli della progressiva riduzione di risorse a disposizione degli enti locali, e che il 50% delle risorse sono spese per prestazioni distrettuali e non per patologie acute, è bene pensare a quali siano i servizi sanitari che devono e possono rimanere legati al territorio distrettuale e quali più propriamente essere reperiti nella città di Modena. L’Ospedale offre l’opportunità ai cittadini di Castelfranco e del Distretto, di avere tanti servizi della rete ospedaliera affiancati a servizi ambulatoriali di supporto: riabilitazione cardiologica, terapia del dolore, radiologia, cardiologia, reparto di medicina generale con i 4 letti di terapia intensiva coronaria collegato alla RSA ed ai servizi di Day hospital e di Day service, chirurgia vascolare, chirurgia oculistica, interventi di tipo ginecologico ed urologico, prelievi e analisi e tutte le specialistica ambulatoriale, nella logica di un utilizzo appropriato dell’esame specialistico. L’offerta sanitaria deve però avvicinarsi maggiormente ai Comuni del Distretto e coinvolgerli, oltre al comune di Castelfranco, nella definizione di un progetto sui servizi sanitari offerti complessivamente in chiave distrettuale. 11


Le case della salute, intese come centri polifunzionali in grado di raccogliere in un unico luogo più servizi sanitari e sociali (dal servizio per le Dipendenze Patologiche a quello di neuropsichiatria infantile; dal Centro di salute mentale, all’Igiene, alla pediatria di comunità, al Consultorio, all’Assistenza farmaceutica, all’assistenza domiciliare integrata, la riabilitazione domiciliare, servizi per la sicurezza sul posto di lavoro, finanche i pediatri di libera scelta e medici associati di medicina generale), potrebbero essere la soluzione per mettere in maggiore luce e risalto anche i progressi della medicina e garantire una adeguata offerta di servizi anche ai cittadini dei nostri Comuni. Una casa della salute esiste già a Nonantola e Bomporto, ed è in progetto a San Cesario. Pensarne una per ogni comune, che offra i servizi del Distretto e possa rispondere oltre ai vecchi anche ai nuovi bisogni della cittadinanza, è una scelta che punta ad aumentare la qualità della vita delle persone. La direzione sanitaria delle Case della salute, ora direzione del distretto, diventerebbe l’interlocutore unico per la costruzione dei Piani del Benessere sociale e sanitario dei nostri territori assieme all’Ufficio di Piano per il sociale.

risulta tendenzialmente sempre più scarsa la capacità delle famiglie di far fronte agli oneri richiesti, che risultano comunque sempre molto bassi rispetto ai costi effettivi. Vanno quindi individuate forme integrate di sostegno al welfare per la prima infanzia individuabili in una batteria ampia di strumenti da mettere in campo: contenimento dei costi della gestione diretta, incremento delle forme di gestione convenzionate e aziendali, che vedano il Comune svolgere una funzione di governo del sistema elaborazione di un vero e proprio patto cittadino per l’infanzia, in cui le imprese partecipino alla definizione dell’offerta, comunque guidata dalla regolamentazione pubblica attivazione di interventi tesi a ridurre ogni residua differenza nella definizione degli standard dei servizi a gestione pubblica e convenzionata. Questa, assieme alle altre risposte che abbiano come obiettivo il potenziamento dei servizi dedicati alle donne, al sostegno della genitorialità e della cura dei figli, alle politiche degli orari delle città, per favorire la loro permanenza/entrata nel modo del lavoro e delle professioni, è la scommessa che già altri Paesi europei hanno fatto sulla quale cimentarci. Il mondo dell’istruzione è uno dei settori più interessati dal fenomeno migratorio: si è passati infatti dal 2% di alunni stranieri nell’anno scolastico 1997/1998 ad un 10,7% nell’anno scolastico 2006/2007. E’ quindi fondamentale favorire l’inserimento scolastico, formare e sostenere insegnanti che valorizzino in classe le possibilità di confronto culturale di cui sono portatori i ragazzi. Le cosiddette seconde generazioni rappresentano una grande opportunità di integrazione e, agendo con politiche culturali e sportive, si può operare in ambiti fortemente integrativi. Oltre ad avere un ruolo fondamentale come agente di sviluppo economico, il migrante deve rappresentare un’opportunità a livello socio-culturale per la nostra città e provincia, per evitare che gli immigrati siano visti solamente come portatori endogeni di insicurezza.

Le politiche per l’infanzia Nel settore dell’infanzia la politica locale ha raggiunto risultati significativi per qualità e quantità degli interventi. Per i bambini fino a tre anni e per quelli da tre a cinque anni d’età il potenziamento dell’offerta ha reso possibile raggiungere e superare gli obiettivi fissati dalla U.E. per il 2010. Questo ha consentito di creare condizioni protettive rispetto all’insuccesso scolastico, creare condizioni favorevoli all’integrazione socio-culturale, facilitare la partecipazione delle madri al mercato del lavoro. Questi risultati tuttavia non devono indurre a ritenere che il sistema locale di welfare per l’infanzia sia immune da criticità, né che possa continuare ad ampliarsi per far fronte alle sempre maggiori richieste di servizi rimanendo a condizioni invariate. Le esigenze di affidamento e cura dei bambini da zero a sei anni e la sempre maggiore consapevolezza delle opportunità formative che i servizi offrono, fanno aumentare di anno in anno le domande di accesso, ben più di quanto non avvenga per l’incremento demografico. Il costo del servizio, soprattutto quello dei nidi d’infanzia, è molto elevato e

Le politiche per l’integrazione e la convivenza civile Un paese culturalmente competente non può permettersi di escludere dalla partecipazione politica attiva una sempre più larga parte di cittadini. Per questo è importante, anche a livello locale, promuovere il voto amministrativo agli immigrati (almeno come attestato, anche simbolico di 12


partecipazione cittadina) per favorire l’inclusione sociale. Nondimeno, nel quadro di iniziative volte alla promozione di una maggiore integrazione e partecipazione, occorre valorizzare e sostenere - a livello locale - l’auto organizzazione (democratica) delle rappresentanze delle comunità degli stranieri. Solo il coinvolgimento attivo delle persone e delle comunità nelle politiche di integrazione e responsabilizzazione può concorrere all’inclusione attiva nella Comunità. Così come investire su progetti ed idee per accrescere una positiva cultura alla sicurezza e alla convivenza civile fra i cittadini e fra le comunità diverse di cittadini nel medesimo territorio; favorire ed incentivare tutte le sedi e i momenti che possono allargare la partecipazione ed il senso di appartenenza (in alternativa alle ronde, alle iniziative spontanee, ecc.): consulte comunali e/o di quartiere; punti di ascolto/sportelli per “filtrare” suggerimenti, preoccupazioni, denunce, ecc. Si tratta di strumenti attivi e positivi di legalità in assenza dei quali subentrano modalità più pericolose e di scontro. In questa direzione si possono ipotizzare percorso di coinvolgimento delle associazioni di studenti stranieri e non, favorire la reciproca conoscenza tra diverse culture attraverso conferenze, seminari, incontri nelle scuole, la socializzazione delle collaboratrici domestiche attraverso le strutture esistenti sul territorio, sostenendo i corsi di insegnamento della lingua italiana.

Le politiche per lo sport, il benessere, i giovani Lo sport, l’attività motoria e la promozione del movimento, sono tra gli strumenti primari per la salvaguardia della salute, la prevenzione dell’invecchiamento e di talune patologie cardiovascolari, dell’obesità infantile, importanti per favorire la socializzazione e l’inclusione sociale, soprattutto delle giovani generazioni e dei migranti. Queste scelte trovano spazio già da qualche anno spazio all’interno dei Piani di zona e per la salute provinciali e con il progetto “Sani stili di vita” che coinvolge i vari attori del nostro territorio (Comuni, Scuole, ASL, Associazioni sportive, etc). Per queste ragioni il distretto, la futura Unione, deve essere il punto di riferimento per la progettazione e la programmazione del fabbisogno di sport, attività motoria e del benessere nel nostro territorio, un vero e proprio Piano regolatore dello sport a partire dalla conoscenza del sistema sportivo, dell’impiantistica, della domanda

di sport in continua evoluzione, elaborata a livello provinciale per tutti i territori. I giovani rappresentano la ricchezza e il futuro del territorio non solo distrettuale ma dell’intero paese Italia. Ecco perché occorre lavorare per la promozione e la diffusione di sani stili di vita che permettano ai giovani di mettersi in gioco e acquisire tutti gli strumenti per essere pronti alle sfide della vita e del mercato del lavoro. L’intervento sui giovani deve essere rivolto alla prevenzione e al potenziamento delle loro capacità. Il giovane come risorsa e non come problema sociale fatto di droga, alcool, disagio sociale, abbandono scolastico. In questa direzione occorre dare continuità e potenziare gli interventi di Educativa di Strada, centri di aggregazione giovanile e tutte quelle forme capaci di avvicinare le giovani generazioni negli spazi e nei luoghi ad essi comuni. Un Ente Locale vicino che sa ascoltare ma sa anche promuovere e stimolare azioni positive volte alla crescita dei ragazzi stessi in collaborazione e in rete con tutte le altre agenzie formative e di prevenzione. Fondamentale nella prevenzione il coinvolgimento dell’USL attraverso il SERT di Castelfranco e del terzo settore. La partecipazione attiva dei giovani alle decisioni e alla vita socio/politica del territorio è un punto fondamentale delle politiche giovanili distrettuali. A questo scopo diventa importante la creazione di un Forum Giovani distrettuale che rappresenti tutte le realtà giovanili del distretto, sia quelle strutturate all’interno di associazioni e partiti, che singoli giovani indipendenti. Gli interventi delle politiche giovanili devono rivolgersi alla totalità della popolazione giovanile attraverso azioni diversificate in base alle differenti esigenze delle diverse fasce di età. Importante risulta l’azione verso quei giovani che alla fine del percorso scolastico sono alle prese con scelte professionali e famigliari. L’Indipendenza dei giovani deve essere un obiettivo verso il quale indirizzare le azioni del distretto. La precarietà, l’imprenditorialità e la voglia di costruirsi una propria identità staccata dalla famiglia di origine devono vedere azioni di sostegno che non ostacolino queste scelte ma che le supportino e le sostengano, creando interventi in collaborazione con Istituti di Credito, associazioni di categoria e tutti quei soggetti pubblico/privati interessati a questo periodo fondamentale della vita di un giovane spesse volte impossibilitato a fare “il salto” dell’indipendenza dalla famiglia per mancanza di supporti e opportunità. 13


3) LA SFIDA DELL’UNIONE A 6

Le politiche giovanili a livello distrettuale devono continuare la sinergia e il coordinamento con il tavolo provinciale in quanto le azioni rivolte ai giovani devono vedere un territorio di intervento molto più ampio. All’interno delle diverse azioni provinciali sostenute in questi anni pensiamo alla creazione di una Carta Giovani che permetta l’accesso agevolato a molti servizi presenti sul territorio dell’intera provincia, da quelli per fare sport e muoversi, all’utilizzo di autobus e treno, all’acquisto di testi scolastici o materiale scolastico, all’accesso dell’offerta culturale e ricreativa dei nostri comuni e della città di Modena, prevedendo di potenziare i trasporti pubblici anche serali per i giovani, sia nella tratta Castelfranco- Modena, che in quella CastelfrancoNonantola-Bomporto. Un’attenzione particolare riteniamo debba essere rivolta nei confronti del Servizio civile nazionale e nell’impegno verso i progetti di cooperazione internazionale, per offrire la possibilità ai giovani di dedicare parte del loro tempo in un progetto sociale al servizio della comunità, per costruire una nuova cultura civica e per una convivenza tra le generazioni e le diverse etnie.

I nostri comuni stanno crescendo come numero di abitanti in modo significativo come fotografato anche dal nuovo PTCP della Provincia, per effetto di un lieve aumento della natalità, all’aumento dei cittadini stranieri, e ad una mobilità interna ai comuni della Provincia. Accanto cresce la domanda di servizi e di risposte da parte dei cittadini non solo in termini quantitativi ma soprattutto qualitativi: l’aumento dell’età media, il maggior numero di bambini soprattutto stranieri, la crescita dei bisogni primari per una fascia di popolazione sempre più ampia che, a fronte della stagnazione economica e l’aumento del costo della vita, scivola progressivamente verso sotto la soglia di povertà e autosufficienza. Se si aggiunge che la recessione economica in vari settori sta già portando a registrare significativi cali delle entrate proprie degli enti, appare molto chiaro come sia sempre più decisiva e vitale la DIMENSIONE attraverso la quale gli enti pensano di continuare ad erogare servizi ai propri cittadini, e quanto sia richiesta una visione di area vasta e meno localistica per poter meglio affrontare le sfide complesse che attendono i Comuni. La stessa legge regionale n°10 del 30.06.2008 si è fatta carico di stimolare e incentivare i comuni su questo fronte, e nell’ambito di un riordino ed razionalizzazione più complessiva della Pubblica Amministrazione regionale (sanità compresa), invita a rafforzare il percorso associativo mettendo i piccoli Comuni di fronte a due strade: fusione o gestione associata ma con Unioni più forti e più larghe. La prospettiva per i Comuni, soprattutto per quelli più piccoli, è pertanto proiettata inevitabilmente e velocemente, verso una loro aggregazione che sia però fortemente orientata alla gestione associata del territorio ed alla riorganizzazione/efficientamento dei servizi, pena la non ammissibilità ai futuri contributi regionali. Considerato che il nostro è l’unico distretto in Provincia di Modena che da un lato ha avviato per primo un’esperienza di Unione dei Comuni con il Sorbara, e dall’altro non ha ancora operato una scelta unitaria in termini di gestione associata, appare chiaro quale sia la strada da percorrere. La scelta operata nei mesi scorsi di allargamento dell’Unione del Sorbara al comune di Nonantola è stata condivisa, stimolata e sostenuta 14


con convinzione dal PD di quei comuni e di Zona, come scelta qualificante e strategica, per un forte ed irrinunciabile rilancio politico/istituzionale del progetto dell’Unione del Sorbara, perché può significare maggiore stabilità politica e continuità al progetto dell’Unione, costruendo con migliore efficacia la risposta al cittadino, specializzando le strutture tecniche mediante la creazione di uffici unici (personale, gare e acquisti, informatica), anche attraverso l’investimento su alcuni servizi associati (sociale, polizia municipale). Tutto ciò è stato altresì concepito come primo passo verso un processo di “distrettualizzazione” nella gestione associata dei servizi pubblici, vedendo l’allargamento dell’Unione del Sorbara a Nonantola come prima tappa propedeutica ad una scelta che possa coinvolgere nella prossima legislatura anche i Comuni di Castelfranco Emilia e San Cesario. Riteniamo che questo obiettivo sia il miglior modo di presentarsi ai cittadini con un’idea chiara e moderna sugli strumenti di governo dello sviluppo del territorio, che consentano anche di far ‘pesare’ di più questo territorio nel rapporto con gli altri livelli isituzionali (Provincia e Regione) nella determinazione delle scelte. L’intento è comunque quello di governare con gradualità, nei tempi e nei modi, questo processo a partire dall’individuazione dei servizi prioritari da trasferire in Unione, e in quest’ottica occorrerà valutare già l’opportunità di condurre uno studio di fattibilità sui servizi e sulla tempistica di unione in tempi brevi. In questo quadro dovrà svilupparsi il confronto sul tema della rappresentanza che dovrà essere oggetto di una soluzione condivisa ed equa tra tutti, così per quello di un riequilibrio finanziario tra i comuni, necessario sul fronte della compartecipazione alle spese di funzionamento, e per definire una miglior partecipazione e coinvolgimento attivo dei componenti gli organi politici (Consiglio e gruppi consiliari) in ogni Comune e tra i Comuni. Decisivo sarà ripensare anche le politiche di sviluppo della democrazia e della partecipazione dal basso, con l’intento di avvicinare il cittadino alla formazione delle decisioni, al coinvolgimento diretto alla vita collettiva, alla funzione attiva nell’attuazione di progetti civici, nelle frazioni e nei quartieri, per evitare che, con l’avvento dell’Unione le istituzioni siano percepite ancor più lontane. Importante sarà per noi la condivisione innanzitutto nei programmi elettorali di questa scelta con

anche le altre forze politiche, le parti sociali, le rappresentanze sociali ed economiche, impegnandoci in prima persona a condividere i contenuti e l’importanza della scelta con i cittadini, nei successivi passaggi di attuazione, per far comprendere come l’Unione a Sei possa essere la strada per recuperare laddove possibile, margini di efficienza ed efficacia nell’erogazione dei servizi e nella gestione delle funzioni trasversali, come l’esperienza in corso nel Sorbara e su altri servizi ha testimoniato.

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4) SICUREZZE E LEGALITA

con la vita delle città. Per sopperire a questo deficit è inevitabile potenziare il controllo formale, che nella sua espressione più evidente coincide con il rafforzamento delle strutture di polizia, sia nazionale che locale. Che debbono essere efficientate e snellite per non incidere negativamente sui diritti e le libertà delle persone stesse. Lavoreremo in tal senso anche a partire da nostri comuni, attraverso la costituzione di un Corpo unico di Polizia Municipale trai i 6 comuni, in grado di specializzarsi sempre più sulle varie esigenze maturate dal territorio in materia di controlli e sicurezza. E’ infatti per noi necessario rafforzare il sistema dei controlli, a 360 gradi, dotando le Polizie locali di strumenti innovativi. Non solo di quelli per la sicurezza stradale, pure essenziali. La Polizia Municipale deve poter integrare le forme di controllo proprie dell’amministrazione comunale con quelle dello Stato. Due esempi concreti: occorre attrezzare anche le strutture di polizia locale di postazioni di foto-segnalamento, affinché l’identificazione delle persone possa essere fatta anche dalla polizia di prossimità, e occorre interfacciare i sistemi di videosorveglianza affinché tutte le forze dell’ordine possano avvalersi costantemente e congiuntamente di questi strumenti. Si tratta di sperimentazioni già in atto che vanno estese a tutto il territorio. Abbiamo contrastato le “ronde”, definendole una risposta sbagliata ad un problema giusto: il bisogno dei cittadini di avere più sicurezza ed essere coinvolti nella costruzione della legalità diffusa. Per questa ragione, in forza di una legge regionale, oggi abbiamo centinaia di volontari che collaborano con la polizia locale in attività civiche importantissime (sicurezza stradale davanti alle scuole, presidio delle regole nei parchi, informazione e supporto alla cittadinanza, ecc.), sgravandola di compiti fungibili perché possa maggiormente dedicarsi ad attività specifiche e professionali in materia di sicurezza. Si tratta di una risposta civica improntata a legalità e responsabilità che può e deve essere valorizzata ed estesa quanto più possibile ad ogni realtà. Evitare gli addensamenti di situazioni problematiche è un’altra priorità, volta a rendere compatibile la convivenza civile e la graduale integrazione. Diluire i problemi non significa allontanarli, né rimuoverli, ma migliorare la sicurezza e la sua percezione dove questa entra in crisi, attraverso progetti specifici e risorse finalizzate. In questo quadro particolare rilevanza meritano la cura e la (ri-)qualificazione dello spazio pubblico. Il disordine o il semplice “non riconoscersi” negli spazi pubblici è per ciascuno di noi

Nel 1995, in Emilia-Romagna, solo una persona su dieci pensava che la criminalità nella propria zona fosse un problema abbastanza serio; nel 2007, tredici anni dopo, le persone che la pensano così sono più che raddoppiate. Quanto alla preoccupazione “sociale” per la criminalità comune, questa passa dal 10% del ‘95 al 35% del 2007: aumenta cioè tre volte e mezzo. Nella nostra Regione, e in particolar modo nella provincia di Modena, però, la politica non è rimasta a guardare e il Partito Democratico non ha alcun imbarazzo a misurarsi fino in fondo sui temi della sicurezza. Nel nostro territorio si è sviluppata infatti una profonda attenzione e una ricca iniziativa da parte delle istituzioni locali, del sindacato, delle associazioni del volontariato ed economiche, che ha prodotto novità ed azioni positive. E’ maturata la consapevolezza che maggiore sicurezza non si produce solamente destinando maggiori risorse alle forze dell’ordine (uomini, mezzi e strutture) ma anche lavorando efficacemente per il controllo e lo sviluppo ordinato del territorio; investendo costantemente su coesione ed integrazione sociale; contrastando le vecchie e le nuove povertà, le emarginazioni e i fenomeni di solitudine (soprattutto fra gli anziani); opponendosi ai moderni fenomeni di sfruttamento dell’imigrazione clandestina (lavoro nero, caporalato, ecc.). Le amministrazioni locali e il governo regionale si occupano attivamente di questi problemi già da quindici anni. Ma siamo consapevoli che ciò non basta più e che occorre pertanto agire con una iniziativa tesa ad incidere positivamente sulla cosiddetta “percezione di insicurezza”. Anzitutto va ristabilito e realizzato il diritto ad una informazione corretta ed oggettiva sui dati reali: sia quelli sociali (presenza, accesso ai servizi e alle graduatorie, ecc.) che quelli correlati alla violazione della legge (che il Comitato Provinciale per la Sicurezza dovrebbe rendere noti). Occorrono poi più controlli, anche sotto il profilo formale, da parte delle pubbliche amministrazioni. Nelle situazioni di cambiamento i legami sociali tendono ad allentarsi e con essi il controllo informale ovvero quelle strutture e relazioni sociali che inducono comportamenti compatibili con la vita sociale di una città. Oltre un certo livello questo stato di “disordine dei comportamenti” non è più compatibile 16


la conferma “materiale” della legittimità della nostra insicurezza o semplice insofferenza verso il cambiamento. Appropriarsi degli spazi collettivi, qualificare i luoghi degradati con appositi progetti urbanistici e architettonici, riempire di funzioni e contenuti positivi gli spazi, i luoghi, gli edifici deve essere una cifra e una preoccupazione costante del nostro progettare la città. Di qui anche la proposta che ci sia in ogni comune un unico soggetto (politico e tecnico) per la gestione dello spazio pubblico (polizia locale, commercio al dettaglio, pulizia, animazione dello spazio pubblico, interventi sociali in strada, manutenzione ecc.). E’ indispensabile, d’altro canto, porre in essere azioni di prevenzione e repressione dei reati commessi nei confronti dei cittadini più deboli, quali anziani, minori, donne, specializzando la Polizia Municipale anche su questo fronte. Occorre infatti tenere conto che la questione sicurezza è anche una questione di genere. Gli autori di reato sono per il 90% maschi: questo significa che tutti i reati con contatto, quando la vittima è donna, si caratterizzano anche come potenziale aggressione sessuale. Che la maggior preoccupazione delle donne non ha niente di irrazionale. Che la presenza delle donne nello spazio pubblico produce sicurezza, mentre una presenza unicamente maschile, insicurezza (pensiamo ad una strada o a un autobus di sera). Sicurezza, però, non significa solamente avere a che fare con l’immigrazione illegale. Recenti rilevazioni ed esplicite affermazioni dell’Autorità giudiziaria ed investigativa, hanno confermato una presenza ancora fortemente radicata in provincia di una criminalità organizzata di matrice camorristica e mafiosa, che si annida prevalentemente nei settori dei grandi lavori e dei cantieri in edilizia, ma anche infiltrando ingenti flussi di risorse nei settori dei servizi. Attività come il caporalato o la “fornitura” di mano d’opera tramite cooperative fittizie nell’edilizia, nell’agricoltura, nella lavorazioni delle carni, ecc. e la richiesta del “pizzo” in attività come la ristorazione, lavanderie e sub-appalti in edilizia, sono sempre più all’ordine del giorno. Con la firma del Protocollo Appalti nel 1999 e la creazione dell’Osservatorio Appalti presso Promo, a cui vogliamo che i comuni del distretto aderiscano, si è negli anni strutturato un percorso che ha permesso di tenere monitorato il settore degli appalti pubblici. Questo ha creato cultura e prevenzione, permettendo di raggiungere l’obiettivo principale: far capire che chi voleva lavorare a Modena nel

pubblico o era serio o non trovava terreno fertile. Occorre, su questa strada, che tutti i comuni contribuiscano alla formazione di nuclei specializzati di agenti di PM in materia di sicurezza dei cantieri. Considerata poi la legislazione attuale, occorre potenziare i controlli congiunti tra PM, AUSL, DPL. E’ necessario fare sistema, unire le competenze per affrontare questi temi sotto una pluralità di profili: la sicurezza dei lavoratori, la regolarità del lavoro, il rispetto delle normative contributive ed assicurative,ecc. Altro strumento per mettere sotto “osservazione” il settore edilizio privato e delle cosiddette cooperative spurie nei servizi, potrebbe essere l’incrocio dei dati a conoscenza dei Comuni (DIA, Permessi di costruzione, DURC, ecc.) con quelli degli altri enti (istituti di previdenza, ispettivi e della prevenzione) per costruire, come si è fatto per il pubblico, una banca dati del settore e un Osservatorio sulla Edilizia Privata. L’ideale sarebbe posizionare l’Osservatorio presso le Casse Edili che sono direttamente in grado di fornire elementi di conoscenza sulle ditte e di permettere di verificare le reali situazioni delle stesse.

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Idee per il futuro - Proposte per la conferenza programmatica distrettuale del PD  

Coordinamento di zona Circoli PD di Bastiglia - Bomporto - Castelfranco Emilia - Nonantola - Ravarino - San Cesario