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MAGGIO 2014

Polites ΠΟΛΙΤΗΣ

DISTRIBUZIONE GRATUITA

La palude e il torrente, a Casamassima. Periodico di informazione a cura del circolo del Partito Democratico di Casamassima. Contattaci su www.facebook.com/pd.casamassima

Anno 13 n. 1

Come la mancanza di onestà intellettuale e di senso di responsabilità blocca il nostro paese.

Vi siete mai chiesti di chi sia la responsabilità per ciò che non funziona nel nostro paese? Io sì, soprattutto da quando, pochi mesi fa, un gruppo di donne e di uomini casamassimesi ha scelto di affidare a me il compito di Segretario del Partito Democratico. Ma scommetto che anche voi vi siete posti la stessa domanda, tante volte, passando davanti a un cassonetto bruciato, a un’aiuola abbandonata, a un ex-ospedale chiuso o su un ponte con l’asfalto ancora macchiato di sangue. Le risposte possono essere le più variegate. Ad esempio c’è la risposta-tormentone, usata da chi momentaneamente amministra Casamassima, e ripete come un mantra che “la colpa è dell’amministrazione precedente”, così da scaricarsi di qualsiasi responsabilità personale. C’è la risposta-populista, quella di chi non ha voglia di studiare e approfondire le questioni, ma preferisce adottare l’efficace escamotage elettorale che consiste nel dire che “la colpa è di tutti, perchè sono tutti uguali”. C’è poi la terza risposta, quella del cittadino consapevole, quella di chi non si fa spaventare dai problemi, ma decide di affrontarli. E per affrontarli è necessario prima di tutto capirli, non certo banalizzarli o nasconderli. Quando ho sentito parlare Matteo Renzi di torrente e palude, ho pensato proprio a queste risposte. Ho pensato che in fondo in ogni comunità abbiamo a che fare con una palude. Un fenomeno di stagnazione delle volontà individuali, che non solo genera immobilismo, ma ne trae alimento; che diffonde rabbia e confusione, e che per questo ci ha fatto smarrire il senso di solidarietà che un paese come Casamassima meriterebbe. La palude non è il singolo, cattivo amministratore. La palude è un modo di vivere l’impegno civico

Gli articoli all’interno: Incontro con Elena Gentile a Casamassima di D. Acito Mimmo Birardi: due pesi e due misure di A. Palmieri Nuova IUC: quanto piangeranno le nostre tasche? di A. Spinelli

In Italia arriva la Garanzia Giovani di M. Angelillo

nell’ottica del disimpegno e della mortificazione delle eccellenze o delle idee. La palude è fatta di mediocrità che non ha alcun interesse a elevarsi ad eccellenza, e si fa garante a sua volta della mediocrità. La palude è accontentarsi di poco per tutti e arraffare il massimo per sè e per i propri compari. Ma per fortuna non c’è solo la palude qui a Casamassima. C’è anche il torrente, un piccolo corso d’acqua, persistente e tenace, che inesorabilmente scorre verso il mare. Donne e uomini, giovani e meno giovani, che con entusiasmo e passione in questi mesi si sono avvicinati a un progetto che intende incanalare le competenze e le energie individuali in un torrente di idee

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Elezioni Europee: al voto, al voto! di C. Langella Come si vota alle europee del 25 maggio? di C. Langella 25 aprile: il pericolo della non-riflessione di V. Cassano Primo Maggio: la grande “piccolezza” dello stare insieme di R. Astolfi

e di voglia di fare per Casamassima. Un progetto che parla del futuro e si confronta a viso aperto, senza paura e con un pizzico di spavalderia. Siamo gente curiosa, a cui piace studiare e qualche volta “indagare”; gente a cui piace confrontarsi, perchè abbiamo imparato che, come in qualsiasi ambito umano, anche in politica è la comunione di intenti a costruire, mentre l’egoismo distrugge. Nel torrente si riflette il cielo e l’acqua è trasparente: non nasconde i sassi e le difficoltà del suo percorso, ma li leviga e li supera, tenendo bene a mente da che parte si trovi il mare. Quella palude, invece, la luce

sembra inghiottirla. Non sai cosa ci sia là sotto, perchè l’acqua è torbida in alcuni tratti, mentre in altri ribolle, confondendoti la vista e le idee. Superare la palude, dunque, non significa semplicemente vincere una tornata elettorale o prendere un voto in più. Per noi superare la palude significa mettersi alle spalle un modo di essere, superare il pessimismo e l’autodistruttività di chi tifa contro Casamassima e contro l’Italia. Superare la palude per costruire un progetto. Quel progetto si chiama Casamassima, e quel torrente si chiama Partito Democratico. Adriano Bizzoco


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Incontro con Elena Gentile a Casamassima ΠΟΛΙΤΗΣ

Dal welfare alla sanità: chi è, e cosa ha fatto Elena Gentile, candidata alle europee del 25 maggio con il PD.

Venerdì 16 maggio, l'assessore regionale Elena Gentile ha incontrato i cittadini di Casamassima per parlare di welfare e di sanità. Donna dal profilo politico altamente qualificato, con passione, impegno, positività e concretezza, sta conducendo il settore regionale di sua competenza con ottimi risultati. Il suo obiettivo è investire i fondi europei emanando bandi regionali per progetti lavorativi e di inclusione sociale di ambito territoriale, di cui anche Casamassima sta fruendo. Questa sua politica ha offerto opportunità di lavoro nel momento di crisi finanziaria ed economica che si sta vivendo. L'attenzione alle persone nell'ambito del suo operato è da leggere in tutto il suo programma politico. In primis, l'impegno per creare servizi e supporto concreto a disabili ed anziani non autosufficienti: oltre 79 milioni di euro investiti in 91 nuove strutture residenziali e semiresidenziali dedicate alla disabilità e 44 Centri per la connettività, 22,6 milioni di euro per l'ADI (Assistenza Domiciliare Integrata), i nuovi assegni di cura per la Sla, i buoni servizio per sostenere l’accesso ai centri diurni, 10 milioni di euro di FNA (Fondo nazionale non autosuffcienza) per i progetti di vita indipendente per l’inclusione sociale, Progetto R.O.S.A. e Home Care Premium per recare contributi economici a famiglie con disabili o anziani non autosufficienti, tesi non solo a garantire la permanenza a casa del soggetto non autosufficiente, ma anche volti a

foto di nello de padova

ning for illness", tesa a prevenire alcune forme di cancro e accompagnata da lettere di invito per sottoporsi a controlli periodici e gratuiti, su cui compare la sua firma. Nel settore della sanità sta concretizzando un'organizzazione del servizio sanitario che riguarda, secondo gli indirizzi nazionali e regionali, a grandi ed efficienti presidi ospedalieri per la cura dei casi importanti e gravi ed alla medicina generale ben organizzata nei territori, con la presenza dei medici di famiglia h. 12, al fine di garantire le prestazioni sanitarie di base e per risolvere, in loco, i problemi di salute meno gravi. Proprio sulla nascita del CPT (Centro Polifunzionale Territoriale) a Casamassima si è soffermata Elena Gentile, venerdi 16 maggio scorso, presso le Officine Ufo; occasione utile a fornire risposte chiare alle domande dei cittadini e del "comitato per la Casa della Salute di Casamassima", che ha consegnato all'assessore una

combattere il lavoro nero di badanti. Interventi con i quali, come ha dichiarato Elena Gentile, la Regione Puglia ha contribuito alla creazione di una società più inclusiva e accessibile per tutti. Non solo, meritano nota d'attenzione anche gli investimenti promossi in favore di servizi per minori e politiche di conciliazione vita-lavoro delle famiglie. In merito, 78,5 milioni di euro sono stati investiti per l’apertura di 250 nuovi asili nido pubblici e privati, per un totale di nuovi 6.500 posti nido e oltre 200 Sezioni primavera; inoltre, 39,5 milioni di euro investiti per sostenere la domanda di servizi per l'infanzia e l'adolescenza, anche innovativi e sperimentali, attraverso la realizzazione e le regia regionale di un Catalogo on-line dei servizi per l'infanzia e l'adolescenza, (attivo da settembre 2011 e sempre aperto) rivolto ai gestori di strutture per minori. In merito al settore sanitario, importante è la politica di "scree-

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lettera e le duemila firme raccolte. Elena ha ribadito l'impegno della Regione e del dirigente Asl fino ad ora profuso, avendo più volte incontrato i medici di famiglia, i quali però non riescono a trovare ancora un accordo tra loro per realizzare questo importante progetto per il nostro paese. Ha aggiunto che l'amministrazione comunale locale non ha messo in atto strategie di mediazione e che lei, in giugno, tornerà a Casamassima ad incontrare i medici, il comitato, l'amministrazione e i cittadini, per un confronto pubblico, mirato alla soluzione positiva della questione, perchè sono stati investiti milioni di euro per la struttura e soprattutto per dare alla nostra cittadina un servizio di medicina generale di qualità. Siamo sicuri che la sua grinta politica e la sua massima attenzione per Casamassima daranno un buon esito. Ci auguriamo che siano i medici a guardare al bene della collettività e ad essere presenti al prossimo incontro. Lo spessore politico di Elena Gentile è nella sua capacità di saper realizzare i programmi rivolti al bene comune. Ha operato proficuamente nella nostra Regione e la sua elezione in Europa ci consentirà di avere una parlamentare europea pugliese determinata e combattiva, che sicuramente sarà attenta alla destinazione di fondi europei e di politiche per la progettualità dello stato sociale. Grazie, Elena! Domenica Acito


Mimmo Birardi, due pesi e due misure Polites ΠΟΛΙΤΗΣ

Il Sindaco e le convenzioni: quando la mancanza di serietà finisce col danneggiare i cittadini...

Quello che accade da un pezzo nella nostra Comunità farebbe impallidire e gridare allo scandalo in qualsiasi città del mondo. Chi non si indignerebbe di fronte a un immobile come l’ex-Miulli, perfettamente ristrutturato e ormai pronto da un anno, su cui la ASL e la Regione Puglia hanno investito più di 3 milioni di euro, ancora chiuso?Una struttura che doveva garantire ai cittadini, oltre ad ambienti moderni e accoglienti (davvero diversi da alcuni studi medici...), anche un miglioramento sensibile della qualità delle cure sanitarie, con una continuità assistenziale di 12 ore giornaliere, con la presenza di personale infermieristico, di segreteria e di medici di famiglia (con la possibilità in futuro di allargare ai pediatri). Una struttura in grado di integrare, con organizzazione e servizi idonei, il servizio della medicina di base e la diagnostica già presente sul nostro territorio, con il punto di Primo Intervento e con il 118. Quale cittadino al mondo non si vergognerebbe di avere amministratori che, di fronte alla morte di una persona e di fronte alle pressanti richieste delle opposizioni consiliari - che chiedono un formale impegno dell’Amministrazione a rendere sicuri, da subito, i due cavalcavia di Via Cellamare e Via Noicattaro - affermano che la realizzazione delle opere previste nella Convenzione di lottizzazione, sarebbero inutili? Quale reazione si dovrebbe avere al sentir pronunciare: “I cittadini andassero in auto o in autobus” (parole del consigliere Franco Pignataro)? E intanto ogni giorno decine e decine di persone continuano a percorrere a piedi o in bicicletta i due cavalcavia, per il piacere di una passeggiata o per esigenza personale. “Convenzione ponti” e “convenzione Casa della Salute”: impegni contrattuali diversi, ma anche situazioni speculari che vale la pena di mettere a confronto. Sulla questione “Casa della Salute” la latitanza è ormai nota da tempo. Per anni il Sindaco ha dormito sugli allori, contando sul fatto che altri avessero costruito con la ASL e la Regione il progetto, trovato i fondi e spinto per l’appalto, mentre i lavori procedevano durante la sua amministrazione. Mai interessato alla vicenda, sino a quando la ASL non ha convocato i medici per la prima volta... occasione in cui entra in

scena l’ormai ex-consigliere delegato alla Sanità, Francesco Laricchia (Movimento Schittulli), per nulla intenzionato all'apertura della Casa della Salute. Note sono le sue dichiarazioni pubblicate su Facebook (vedi la definizione “Casa del Diavolo”). Quando il segretario del PD, Bizzoco, solleva l’incompatibilità del consigliere delegato alla sanità per le sue posizioni rispetto al progetto, Birardi, nell’ultimo rimpasto (il terzo o quarto... ormai abbiamo perso il conto), gli toglie la delega. Forse il Sindaco si è anche reso conto del suo palese conflitto di interessi? Fatto sta che Birardi, oltre a esautorare il suo consigliere delegato, fa dell’altro. Nel corso di un dibattito pubblico organizzato dal Comitato cittadino, ha la brillante idea di fare le pulci alla ASL sul pieno rispetto della Convenzione sottoscritta nel 2006, dal Comune di Casamassima e dalla ASL Bari. A suo dire, tante le inadempienze rispetto ai servizi sanitari che la ASL doveva garantire. Ciliegina sulla torta l’attacco fron-

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tale alla Direttrice Sanitaria, Dott.ssa Melli, e alla Direttrice del Distretto, Dott.ssa Laddaga, minacciando di togliere l’immobile alla ASL per gravi inadempienze contrattuali previste nella Convenzione. In quell’occasione, il Sindaco rimedia un’altra brutta figura, perchè la Dott.ssa Laddaga dimostra, carte alla mano e con precisione chirurgica, la quasi totale presenza nella struttura territoriale di Casamassima dei servizi su cui la ASL si era impegnata. A tutto questo fa da contraltare, piuttosto, l’assenza dei medici di base di Casamassima, necessari a far aprire la struttura. Passando invece all’ormai famigerata convenzione che riguarda i ponti, e dopo la tragedia della signora Tamari, qual è la condotta del Sindaco e della sua amministrazione? Ricapitoliamo: le opere previste nella Convenzione sono: 1) allargamento della sede stradale dei due cavalcavia di Via Cellamare e Via Noicattaro; 2) illuminazione dei ponti; 3) realizzazione della pista ciclabile; 4) realizzazione

della corsia pedonale. Il lottizzante si era impegnato a realizzare le opere suddette, non a scomputo degli oneri di urbanizzazione, ma a sue spese, come opere di compensazione, in un termine di due anni dall’approvazione della lottizzazione (ormai da 3 anni scaduto). Birardi, prima ha creato subbuglio con chiacchiere senza senso e non veritiere sulla proprietà dei cavalcavia (smentite dalle carte prodotte da Provincia e ANAS), e poi addirittura disquisendo sulla fattibilità dell’opera. In realtà poi è venuto allo scoperto, supportato dal Consigliere Franco Pignataro, in risposta all’interpellanza del nostro Capogruppo PD Alessio Nitti, nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale. L’amministrazione Birardi non solo considera l’opera di messa in sicurezza dei ponti un progetto inutile (se non addirittura dannoso per l’economia locale... parole loro!), ma soprattutto perché ritiene il termine di due anni, già scaduto, non un termine perentorio, bensì ordinatorio e pertanto nulla intende fare, perché il lottizzante può, dal suo punto di vista, realizzare le opere in 10 anni, durata massima prevista per il completamento delle lottizzazioni. Dunque non ci si preoccupa di far rispettare la convenzione, nè di sollecitare il lottizzante, nè tantomeno di congelare le autorizzazioni per quelle parti della lottizzazione attualmente in via di completamento su Via Cellamare, come richiesto dal PD nell’interpellanza, vista l’inadempienza. Ed ecco emergere il principio dei due pesi e delle due misure. Da un lato sbraita per il pieno rispetto della convenzione con la ASL e minaccia addirittura di toglierle un immobile per inadempienza contrattuale. Dall’altro dichiara inutile la messa in sicurezza dei ponti di Via Noicattaro e Via Cellamare, a fronte di un impegno contrattuale (la convenzione appunto) che non prevede alcun onere per il nostro comune, lasciando così il tutto in una situazione di stallo e inadempienza, senza che la sicurezza dei cittadini venga messa in primo piano e tutelata. In conclusione, dalle due vicende emerge con tutta evidenza la tendenza di Birardi a schierarsi sistematicamente dal lato opposto agli interessi della nostra comunità. Andrea Palmieri


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Nuova IUC: quanto piangeranno le nostre tasche? ΠΟΛΙΤΗΣ

Ripercorriamo le tappe del finanziamento per la riqualificazione del centro storico, dal 2007.

Tarsu, Tares, Tari sono le denominazioni della tassa sui rifiuti che si sono avvicendate nel corso degli ultimi anni, le quali incombono inesorabili sulle tasche dei cittadini, sempre più confusi dagli innumerevoli cambiamenti verificatisi, ma vessati da un carico fiscale sempre maggiore. Da ultimo, la Legge di Stabilità 2014 ha dato i natali alla IUC, Imposta Unica Comunale, che comprende l'imposta IMU sul possesso di immobili (escluse le prime abitazioni), la tariffa TARI sulla produzione di rifiuti e quella TASI, che copre i servizi comunali indivisibili con una quota anche a carico dei locatari. In merito i Comuni avrebbero dovuto già provvedere alla redazione ed approvazione di regolamenti e aliquote, ma tutto è in alto mare e si prevede già uno slittamento. La redazione del regolamento che disciplini l'applicazione delle tre imposte è basilare ed assume una connotazione politica rilevante sia in quanto inerente un tema delicatissimo, ossia l'entità del carico fiscale sul cittadino, sia poichè influisce su un'equa distribuzione di tale imposizione. In merito, ferme restando le linee guida ministeriali sulla disciplina della IUC, i Comuni hanno facoltà di inserire nei regolamenti clausole riguardanti esclusioni, esenzioni e riduzioni dalle quali emerga la reale volontà politica di perseguire obiettivi di giustizia sociale e di comprensione delle esigenze del cittadino, soprattutto in questo particolare periodo di crisi. Per ciò che riguarda l'IMU sarebbe auspicabile prevedere, in linea col potere discrezionale che il Ministero accorda ai Comuni, un'equiparazione alle abitazioni principali, ai fini dell'esenzione dall'imposta, di immobili posseduti a titolo di proprietà o di usufrutto da soggetti anziani o disabili con residenza in istituto di ricovero o sanitari. Il Comune ha inoltre facoltà di prevedere riduzioni dell'imposta per: - immobili di edilizia residenziale pubblica, ossia alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica comunque denominati, con stessa finalità degli IACP; - fabbricati non produttivi di reddito fondiario, così come disciplinato dal-

l’art. 43 D.P.R. 917/1986 (TUIR); - immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società (IRES), che non potrà tuttavia incidere – in caso di immobili di Cat. D – sulla quota di imposta di competenza erariale, pari al 7,6 per mille; - immobili concessi in locazione, con contratto regolarmente registrato, o in uso gratuito a terzi. In relazione a tale ultima categoria di immobili, nella deliberazione di definizione delle aliquote potranno essere previste aliquote differenziate a seconda del tipo di contratto di locazione stipulato, proporzionalmente più favorevoli ai contribuenti a fronte della rinuncia da parte del locatore soggetto passivo d’imposta a percepire canoni di locazione più elevati. Nota ancor più dolente per le tasche dei cittadini è, tuttavia, la TARI, imposta sui rifiuti, che necessita, soprattutto nel nostro Comune, di essere adeguatamente regolamentata per non rischiare di causare iniquità non tollerabili dai cittadini. In primis, avendo riguardo ai casi di esenzione, si fa presente che il vecchio regolamento TARSU presentava il caso di esenzione totale per il nucleo familiare superiore a tre unità, il cui reddito annuale complessivo non superasse l'importo di € 5.164,57, senza però prevedere lo strumento con cui provare il mancato superamento di tale soglia reddituale, non documentabile, secondo l'Ufficio Tributi, con il modello ISEE. Una assurdità, che rendeva inutile quell'articolo, poichè, come è ben noto, i soggetti che hanno un reddito così basso non presentano dichiarazione dei redditi (730/modello Unico) ed hanno come unica certificazione reddituale proprio il modello ISEE, la cui validità è stata attestata a livello ministeriale. Ci si aspettava una regolamentazione più precisa della questione nel regolamento TARES ancora vigente, ma non più valido: nulla di fatto, perchè l'esenzione per le persone bisognose era stata eliminata. Più volte è stata sollevata tale questione, da ultimo nella conferenza cittadina sulla TARES organizzata presso la sala consiliare del municipio, allorquando l'amministrazione Birardi si è impegnata a reintrodurre la clausola. Ebbene, il Ministero ha concesso alla discrezionalità comunale la pos-

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sibilità di esentare dalla tassa sui rifiuti le abitazioni occupate da nucleo familiare assegnatario degli interventi di natura economica previsti dal Comune e quindi indicato dal Servizio sociale o il cui ISEE non sia superiore al minimo vitale ai fini dell’integrazione del minimo pensionistico, stabilito annualmente dall’INPS: attendiamo fiduciosi. Non solo, l'esenzione totale può essere prevista anche per le abitazioni occupate da persone anziane o non autosufficienti che acquisiscono la residenza presso istituti di ricovero permanente o di lungodegenza, fermo restando che nell’immobile non devono avere la residenza altri componenti oltre alla persona ricoverata; che la persona non deve avere titolarità d diritti reali su altre unità immobiliari; che le risorse economiche, calcolate in base all'Indicatore della Situazione economica Equivalente (I.S.E.E.) non devono essere superiori ad una soglia stabilità dall'Ente. Secondo cruccio dei cittadini, la tassazione di locali vuoti. Data la genericità dell'attuale art. 7 del regolamento TARES, l'amministrazione e l'ufficio tributi, sempre nella conferenza su citata, si impegnavanoi a disciplinare con precisione la casistica rientrante nella disposizione in questione, onde garantire un'equa tassazione in capo al cittadino. Non sono soggetti al tributo i locali e le aree che non possono produrre rifiuti per la loro natura, come luoghi impraticabili, interclusi o in abbandono, non soggetti a manutenzione o stabilmente muniti di attrezzature che impediscono la produzione di rifiuti. In particolare, si evidenzia che il ministero, già in tema di applicazione della vecchia TARSU ha chiarito l'ambito di applicazione della norma, stabilendo rientranti nell'esenzione immobili con: - sussistenza di condizioni oggettive che impediscono la produzione di rifiuti riguardanti la natura o l'assetto delle superfici (luoghi impraticabili o in stato di abbandono); - particolare uso delle superfici (locali vuoti non presidiati, locali con presenza sporadica dell'uomo, superfici destinate o attrezzate esclusivamente per attività competitive o ginniche, depositi di materiali in disuso o di uso straordinario, o di cumuli di materiali alla rinfusa);

- obiettive condizioni di non utilizzabilità e di fatto non utilizzati: es. alloggi non arredati e non allacciati ai servizi a rete, ovvero superfici di cui comunque si dimostri il permanente stato di non utilizzo. La tassa è invece dovuta anche se il locale e le aree non vengono utilizzati purché risultino predisposti all'uso. Si badi bene, i locali di abitazione si considerano predisposti all'uso se vi è presenza di arredi o altri materiali. I locali e le aree a destinazione diversa da abitazione si considerano predisposti all'uso se dotati di arredi, di impianti, attrezzature e, comunque, quando risulti rilasciata licenza o autorizzazione per l'esercizio di attività nei locali ed aree medesimi. In molti comuni sono stati esentati anche locali di altezza non superiore ai 2 metri, poichè per natura inidonei alla produzione di rifiuti. In tutti gli altri casi, il cittadino non può essere vessato ed è compito dell'ufficio di polizia municipale vigilare sul comportamento del cittadino, il quale autocertifica la condizione dell'immobiloe ai fini dell'esenzione dal tributo. Ultimo nodo, la nuova TASI, tassa sui servizi indivisibili (illuminazione, verde pubblico, scuole, ospedali, uffici comunali...), dovuta sui medesimi presupposti IMU, ma che deve essere puntualmente regolamentata. Come disposto dal Ministero, infatti, saranno determinati annualmente, in maniera analitica, i servizi indivisibili comunali, e per ciascuno di tali servizi, saranno indicati i relativi costi alla cui copertura la TASI è diretta. Inoltre, nell’ambito della deliberazione di definizione delle aliquote della TASI, devono essere specificati i costi di ogni singolo servizio, che vengono considerati rilevanti ai fini della quantificazione del tributo da riscuotere da parte del Comune e della eventuale differenziazione delle aliquote del tributo con riferimento alle diverse tipologie di immobili ed alla loro ubicazione sul territorio comunale. Non operare, a livello di volontà politica, tali distinzioni, significherebbe non garantire l'interesse pubblico ad un'equa tassazione, ma vessare i contribuenti già sfiniti da un periodo di ristrettezza economica.

Antonietta Spinelli


In Italia arriva la Garanzia Giovani Polites ΠΟΛΙΤΗΣ

Piano da un miliardo e mezzo di euro per la lotta alla disoccupazione tra gli under30.

A tutti i giovani cervelli che stanno progettando una fuga, ai malpensanti, a chi adotta il pensiero ormai standardizzato “tanto non si farà mai nulla”, a chi parla senza documentarsi, a tutti i ragazzi senza occupazione e non avviati nemmeno in un percorso di studi... A loro qui ci rivolgiamo dicendo a chiare lettere e quasi urlando: “É arrivata la Youth Guarentee!”. In queste due parole è racchiuso il senso di questo straordinario e mirato piano economico che l'Italia, in conformità a una raccomandazione europea, ha recepito e lanciato proprio all'indomani della festa del lavoro. Mentre si paventava l'ipotesi che ormai si fosse ridotta a festa della disoccupazione, partiva la Garanzia Giovani. Ma di cosa si tratta? Intanto la stessa nasce da una raccomandazione europea del 2013, forte è stato l'impulso in tal senso del PSE, che prevede un piano per la lotta alla piaga della disoccupazione giovanile. Nel merito, sono stati previsti finanziamenti per i Paesi membri con tassi di disoccupazione giovanile superiori al 25%, che saranno investiti in politiche attive di orientamento, istruzione, formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impiegati in un'attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo, ossia i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training). E l'Italia come ha recepito? Per prima cosa ha derogato ai limiti d'età fissati nella raccomandazione, innalzando la soglia di accesso alla Garanzia Giovani da 25 a 29 anni. Soprattutto ha ottenuto un finanziamento di 1,5 miliardi di euro sul biennio 2014-'15, che dovrà destinare alle singole Regioni. Questo perché il Piano nazionale individua le azioni comuni su tutto il territorio italiano, ma ciascuna Regione ha l'impegno di adottare un proprio piano attuativo nel quale definire le misure del Programma che verranno attivate, coerentemente con la strategia nazionale. Per ordine, le prime, ovvero le azioni comuni, riguardano l'accoglienza, la formazione, l'accompagnamento al lavoro, l'apprendistato, i tirocini, il servizio civile, il sostegno all'autoimprenditorialità, la mobilità professionale all'interno del territorio nazionale o in Paesi UE, i bonus occupazionale per le imprese e la forma-

zione a distanza. Le Regioni sono la vera anima e motore della Garanzia Giovani. Organismi "intermedi", si posizionano tra il Ministero del Lavoro, che ha definito il Piano nazionale, e la rete dei Servizi per l'Impiego. Hanno il dovere di indirizzare i giovani ai diversi servizi per l'impiego presso cui dovranno effettuare il primo colloquio di orientamento, dopo essersi iscritti. Non solo, dovranno svolgere un'attività di monitoraggio degli interventi, per meglio osservare il processo di attuazione delle misure, i servizi erogati, il numero dei beneficiari, l'avanzamento della spesa... E la nostra Regione? Sulla scorta lungimirante di quanto già avviato in passato dagli assessorati interessati e dalla collaudata coniugazione tra opportunità lavorative e creatività (citiamo Microcredito, Bollenti Spiriti, NIDI), la Regione Puglia, con delibera del 5 maggio, ha messo sul piatto della Garanzia Giovani ben 120 milioni di euro, tutti spesi in funzione delle nove misure previste dalla delibera pugliese. Ad una sola condizione: per evitare che i capitali investiti si disperdano senza aver portato a casa il lavoro o la crescita formativa degli under 29, le risorse verranno erogate alle agenzie nel momento in cui il giovane avrà un contratto a tempo indeterminato. A tal fine, verrà effettuato, in sinergia con i Centri per l'impiego, la Rete dei Nodi (rete di servizi per la gestione del Piano dei Lavoro) e Enti di formazione privati accreditati, un censimento del profilo dei giovani che si registrano per partecipare al programma, cui seguirà una valutazione del background culturale e delle competenze. Un'altra luce in fondo al famoso tunnel del disagio derivante dalla mancanza del lavoro e delle opportunità si apre sull'orizzonte delle aspettative dei giovani. Alla data di lancio della Youth Guarentee, il Primo Maggio, le adesioni sono state più di 7500, per arrivare alle circa 46 mila attuali. Per partecipare i giovani devono innanzitutto aderire all'iniziativa entro il 31 dicembre 2015 attraverso il sito nazionale www.garanzia-giovani.gov.it o i portali attivati dalle Regioni, collegati in rete tra loro (per la Puglia il sito è www.sistema.puglia.it). Marica Angelillo

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Elezioni europee: al voto, al voto! Polites ΠΟΛΙΤΗΣ

L’importanza dell’appuntamento di domenica 25 maggio per la costruzione dell’Europa del futuro.

Il prossimo 25 maggio andremo a votare per il rinnovo del Parlamento Europeo. Lungi dall’essere una delle tante competizioni elettorali, questa volta la elezione del Parlamento Europeo ha una rilevante importanza per i riflessi che produrrà sulle dinamiche politiche europee e quindi su quelle dei Paesi membri, e dunque sui cittadini. L’ondata populista che si è diffusa in Europa ha le proprie cause in molte scelte non condivisibili compiute dalla tecnocrazia europea e dallo stesso sistema finanziario, per la verità non solo europeo, e costituisce la dimostrazione della insofferenza dei cittadini dell’Unione verso questo tipo di politica economica. Anche in Italia, ovviamente, questa spinta populista fa sentire la sua voce, ma con argomenti che non danno alcun contributo costruttivo a risolvere i problemi del nostro Paese, ma solo ed esclusivamente per fini di propaganda elettorale. A parte questi aspetti solo strumentali e di basso profilo politico, se per termine politico si deve intendere la ricerca di soluzioni per il bene comune, non vi è dubbio che la politica del rigore, pure necessaria in termini di opportunità per ristrutturare il bilancio dello Stato e soprattutto per sconfiggere tutti quei fenomeni di corruzione e malaffare, ha prodotto innegabili ricadute negative nella società sia rispetto al welfare che nel mondo del lavoro. É bene dire, con grande fermezza e convinzione, che questi indirizzi politici sono da ricondurre alle politiche della destra o del centro destra europeo. Gli anni del rigore e della caduta economica europea sono stati quelli che hanno visto in Spagna, in Francia, in Italia, in Germania, in Belgio, ecc., governi di destra o di centro destra al potere con conseguenti effetti sulle istituzioni dell’Unione. Quindi, posto che le scelte di politica economica europea sono riconducibili alla destra europea ed a quelle opzioni specificamente liberiste che hanno trovato ampio spazio nei governi più conservatori e meno inclini al rinnovamento ed

Il programma del Partito Democratico per le elezioni europee.

allo sviluppo dei popoli, le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo quindi devono essere improntate ad invertire questa linea politica e a ridare spazio alle politiche dello sviluppo economico, e quindi al lavoro ed ai diritti. Nei prossimi anni, attraverso l’Unione, l’Italia dovrà gestire 42 miliardi di euro di fondi strutturali che potranno senz’altro costituire un volano per la nostra economia e per far fronte alle esigenze di sviluppo del Paese, in determinati ambiti di attività. Bersani prima ed ora Renzi continuano a scandire il senso e la l’esigenza di una discontinuità della linea politica rispetto agli anni scorsi. Il tedesco Schultz si muove in sintonia con la sinistra italiana e con quella francese, tutti ad insistere per un radicale cambiamento di rotta rispetto ai danni provocati dalle politiche della destra. Sotto questo punto di vista, l’opzione Euro sì / Euro no, Europa sì / Europa no, è solo strumentale ed anche superficiale ed approssimativa. Non esiste un problema Germania contro Italia. Queste sono visioni storiche distorte e semplicistiche. Il problema non è l’Euro o l’Europa, il problema sono le politiche economiche e sociali dell’Europa. E queste politiche non sono una imposizione dall’alto come si vuol far credere, ma sono il risultato delle scelte dei cittadini, prima nei propri Paese di origine e poi in Europa. Queste votazioni tra l’altro hanno

un importante elemento di novità: infatti i cittadini potranno esprimere la propria preferenza nella indicazione del presidente della Commissione Europea. Una scelta non secondaria ai fini di un determinato indirizzo politico rispetto ad un altro. Ovviamente ci auguriamo che l’eletto sia il socialista Martin Schultz per tornare a far vincere il socialismo europeo. Nel Manifesto del PSE sono indicati i punti attraverso cui credere fermamente che la Ue debba cambiare: 1) è ora di mettere l’occupazione al primo posto; 2) è ora di far ripartire l’economia; 3) porre il settore finanziario al servizio dei cittadini e dell’economia reale; 4) verso un’Europa sociale; 5) una Unione di uguaglianza e di diritti delle donne; 6) una Unione delle diversità; 7) una vita sicura e sana per tutti; 8) maggiore democrazia e partecipazione; 9) un’Europa verde; 10) promuovere il ruolo dell’Europa nel mondo. Nei decenni passati l’Europa e tutti Paesi europei hanno vissuto un periodo di pace e di benessere economico e sociale come mai nella storia si era visto e questo grazie alla esistenza della Unione europea, e quindi alle politiche dei partiti che si richiamavano e si richiamano alle idee socialiste. Il Partito Democratico ed il PSE sono fortemente impegnati per ridare non solo la speranza, ma la volontà di realizzare un sogno, quello di realizzare gli Stati Uniti d’Europa e l’Europa dei cittadini. Claudio Langella

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Lavoro: Garanzia Giovani (www.garanziagiovani.gov.it) estesa ai disoccupati sotto i 30 anni, con finanziamento che passa da 6 mld a 21 preso dal Fondo Sociale Europeo. Salario minimo garantito nazionale entro il 2025. Austerità: Più margine di manovra negli investimenti effettuati attraverso i bilanci nazionali (Golden Rule), riforma Bce (per conduzione politiche monetarie espansive), progressi sugli Eurobond, Creazione Fondo Europeo per gli investimenti. Finanza: Creazione agenzia di rating pubblica e indipendente, commissione contro l’evasione fiscale in Europa. Europa: Difesa cittadinanza europea, rafforzare principio sussidiarietà, favorire l’uguaglianza di genere ad esempio con garanzia dell’accesso universale alle cure mediche, ridurre del 2% il gap tra gli stipendi di uomini e donne, ius soli europeo. Impresa: Sostegno del lavoro e delle imprese agricole, sostegno ai giovani che vogliono puntare all’agricoltura come impresa,rafforzamento competitività delle aziende sui mercati esteri. Completamento del mercato unico digitale. Ambiente: Obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni di CO2, aumento consumo di fonti rinnovabili. Fonte: www.valigiablu.it/oltre-i-bikinihitler-e-i-gufi-guida-alle-elezioni-europee/ Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it

Il programma completo del Partito Democratico per le elezioni europee è consultabile all’indirizzo: www.partitodemocratico.it/eu ropee2014


Polites Come si vota alle europee del 25 maggio? ΠΟΛΙΤΗΣ

Tutte le informazioni e i numeri di queste elezioni europee: un vademecum per il 25 maggio.

Domenica 25 maggio si voterà per le elezioni europee, dalle 07:00 alle 23:00.

Come si vota? Sulla scheda si traccia una X sul simbolo della lista che si vuole sostenere e, a fianco, sarà possibile esprimere la propria preferenza nei confronti di massimo 3 candidati. Sarà presente l’alternanza di genere, quindi si potranno votare 2 uomini, così come 2 donne, ma, nel caso in cui si volesse esprimere una terza preferenza, quest’ultima dovrà necessariamente andare al candidato/a di sesso opposto rispetto agli altri due.

In Europa saranno coinvolti oltre mezzo miliardo di cittadini europei. Il voto delle europee porterà all’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, ma sarà importante perché porterà alla designazione del nuovo Presidente della Commissione europea, dell’esecutivo comunitario, del presidente del Consiglio UE e del capo della diplomazia. In ben 28 Paesi si voterà, dunque, per eleggere il nuovo Europarlamento che resterà in carica per la legislatura 2014-2019.

L’Italia eleggerà 73 eurodeputati in cinque circoscrizioni, così suddivisi: • Italia nord occidentale (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia): 20 seggi; • Italia nord orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna): 14 seggi; • Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio): 14 seggi; • Italia meridionale (Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria): 17 seggi; • Italia insulare (Sicilia, Sardegna): 8 seggi.

affermazione è la conseguenza dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009, all’interno del quale si sancisce che il presidente della Commissione e l’esecutivo devono essere nominati dai governi “tenendo in conto dei risultati delle elezioni” e “dopo aver consultato” il Parlamento europeo. Insomma, la grande novità consiste nella scelta diretta da parte dei popoli europei della guida del governo dell’Europa (ruolo ricoperto, oggi, da José Manuel Barroso).

Tutti i candidati del PD al parlamento europeo nella circoscrizione Sud Italia. PICIERNO Pina, nata a Santa Maria Capua Vetere il 10/05/1981 PITTELLA Gianni, nato a Lauria il 19/11/1958 PETRONE Anna, nata a Salerno il 12/09/1975 GENTILE Elena, nata a Cerignola il 02/11/1953 COZZOLINO Andrea, nato a Napoli il 03/08/1962 ARLACCHI Giuseppe detto “Pino”, nato a Gioia Tauro il 21/02/1951 PAOLUCCI Massimo, nato a Napoli il 13/12/1959 PIRILLO Mario, nato a Amantea il 11/09/1945 FERRANDINO Giuseppe detto “Giosi”, nato a Ischia il 21/03/1963 SERPILLO Mario, nato a Torpè il 01/11/1953 MINERVA Stefano, nato a Nardò il 04/04/1986 CAPONE Roberta, nata a Napoli il 07/08/1983 SALADINO Maria, nata a Castrovillari il 17/09/1982 MAIOLO Mario, nato a Cosenza il 25/05/1963 MIRANDA Filolena detta “Milena”, nata a Napoli il 01/05/1961 LESERRI Rosaria, nata a Taranto il 17/06/1958 CAPUTO Nicola, nato a Teverola il 04/03/1966

I candidati sono sei: 1. Martin Schulz (PSE – Partito Socialista Europeo); 2. Alexis Tsipras (Sinistra, Gue); 3. Jean Claude Junker (PPE – Partito Popolare Europeo); 4. Guy Verhofstadt (ALDE - Alleanza Democratici e Liberali); 5. José Bové e 6. Ska Keller (Green - Verdi).

Insomma, stavolta le elezioni europee saranno decisive, pertanto il voto espresso dai cittadini sarà maggiormente determinante rispetto al passato. Chi sarà a capo dell’Esecutivo europeo non sarà più Chi sono i candidati alla Presi- “l’uomo calato dall’alto”, ma vedenza della Commissione euro- rificato dal basso tramite elepea? zioni democratiche. Claudio Langella Quest’anno per la prima volta si eleggerà il Presidente della Commissione europea. Questa

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Periodico di informazione a cura del circolo del Partito Democratico di Casamassima. Editore: Associazione Culturale Polis Sede: Via Francavilla, 3 - Acquaviva delle Fonti (BA)

Registrazione del Tribunale di Bari n. 1535 del 3/10/2001 Direttore Responsabile: Emy Sportelli

Redazione: Marica Angelillo, Andrea Palmieri, Domenica Acito, Vito Cassano, Roberta Astolfi, Claudio Langella, Antonietta Spinelli, Adriano Bizzoco.

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25 Aprile: il pericolo della non-riflessione ΠΟΛΙΤΗΣ

Quando dalla democrazia potrebbe nascere un fascismo mascherato.

La recente iniziativa, organizzata dalla sezione UIL locale per festeggiare il 25 Aprile, ha offerto molti elementi di riflessione su quanto sia necessaria la costante memoria storica per scongiurare il ripetersi di eventi che tante sofferenze e morte hanno prodotto. Grazie alla rievocazione dei fatti che portarono al delitto dell'Onorevole Giacomo Matteotti contenuti nei libri "Delitto Matteotti, il mandante" e "Le elezioni politiche del 1924 e i riflessi del delitto Matteotti in Puglia" e che i rispettivi autori – lo storico Mario Grianfrate e il Prof. Nicola Colonna – hanno illustrato, è stato chiaro a quali pericoli la nostra democrazia è oggi esposta. Il clima anti istituzionale che Mussolini seppe usare a proprio vantaggio lo portò, nel suo primo discorso quale presidente del Consiglio inca-

ricato, a definire il Parlamento "un bivacco" da svuotare nelle sue prerogative democratiche. Con le elezioni del '24 caratterizzate da violenza e brogli (basti pensare che a Casamassima i fascisti ottennero quasi il 100% dei voti!) denunciati dall'epico discorso di Matteotti nel Parlamento, il fascismo si insediò in Italia e per un ventennio operò tutte le sue nefaste politiche. Appare chiaro, quindi, quanto fondamentale sia oggi difendere, nonostante tutti i limiti, gli errori, i guasti che politici e politiche hanno commesso, l'assetto istituzionale e le regole Costituzionali. E come si difendono le Istituzioni? Certamente riorganizzandole per rispondere meglio ai bisogni attuali e investendo su una nuova generazione capace di concretizzare politiche economiche e sociali che

rendano concreti i principi previsti dalla Costituzione; si aggiunga, magari, la necessità di rendere più attuale la rappresentanza istituzionale, purché sia ben presente a tutti che solo difendendo l'equilibrio tra i poteri è possibile il permanere della democrazia ed impedire il ritorno dei tempi grami e bui del fascismo. La XII disposizione transitoria della Costituzione recita il divieto di ricostruire il partito fascista, ma tanto basta? Semplicemente no, perché non sarà certo un dettato costituzionale ad impedire il formarsi di una "cultura" fascista molto più difficile da identificare in quanto "garantita" dalla democrazia. Dopo circa 30 anni di guerra quasi ininterrotta (dal '14 al '44) motivata dall'idea imperialistica del dominio di un popolo sugli altri, i popoli europei si sono liberati di questa sciagurata

pretesa per sostituirla con una più produttiva idea di pace e cooperazione, per lo sviluppo ed il benessere sociale. Sono oramai 70 anni che quella idea, grazie a governanti e politici lungimiranti, convinti sostenitori dei valori di pace, libertà e democrazia, pur tra alterne vicende, si va concretizzando attraverso la costruzione di una entità territoriale in grado di impedire nuove e disastrose guerre (esempio più vicino i rischi che si stanno correndo per quello gli accadimenti in Ucraina). Quindi ricordare il 25 Aprile del '45, quando ci siamo liberati dal nazifascismo, significa oggi essere in grado di identificare quel fascismo che, paradossalmente, si avvale della libertà e delle garanzie offerte da una repubblica democratica per riconquistare il potere. Vito Cassano

Primo Maggio: la grande “piccolezza” dello stare insieme Il Primo Maggio dalle origini ai giorni nostri: come una festa si trasforma per effetto della crisi.

Perchè si festeggia il Primo Maggio? Mai come quest'anno, che per me è stata una giornata lavorativa, mi sono posta questa domanda. La storia mi insegna che il primo maggio viene celebrata la "festa del lavoro” in molti Paesi del mondo per ricordare l'impegno dei primi movimenti operai e i traguardi raggiunti dai lavoratori in campo economico e sociale alla fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Il modo di onorare questa festività è cambiato nel tempo. Non si svolgono più movimenti di lotte e manifestazioni, spesso repressi col sangue, ma, grazie al miglioramento delle condizioni economiche e sociali, dal secondo dopoguerra a oggi, hanno luogo solo eventi pacifici di celebrazione di una giornata di unione e conquiste dei nostri nonni. Sì, i nostri avi, che, non solo ci hanno trasmesso e dato un senso a questa giornata, ma ci hanno tramandato un Valore importante quale quello della famiglia. Il Primo Maggio, infatti, è una giornata di scampagnata all'aria aperta, di momenti trascorsi in spensieratezza con i nostri cari, di festeggiamenti con i “compagni”. Da un po' di anni a questa parte lo

spirito è diverso: la morsa della crisi economica, il lavoro che sta mancando, il disagio sociale. Tutti fattori che stanno portando alla perdita di quei diritti e di quell'etica morale, civile e sociale per cui è stato combattuto e versato sangue umano. La società sta cambiando: combattere per un diritto, quando si parla di lavoro, può sembrare anacronistico, proprio laddove il lavoro non c'è! Ma non dobbiamo scoraggiarci, dobbiamo adeguarci al momento storico, alla società e al mercato del lavoro che sta cambiando senza però far sì che una festa nazionale diventi un qualunque giorno lavorativo, offendendo i nostri nonni e ancor più la nostra storia. Il Primo Maggio è e deve restare una festività, per la rilevante importanza storica e sociale, in cui si deve festeggiare il lavoro come strumento di dignità e libertà dell'uomo, anche lavorando. Eventuali visioni futuristiche devono comunque trovare un punto d'incontro con i lavoratori e con il mondo del lavoro onde evitare contrapposizioni tra i diversi settori. Roberta Astolfi

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Polites, maggio 2014