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BOTTICINO Foglio informativo e di dibattito politico culturale a cura del Partito Democratico di Botticino

Circolo “Angelo Vassallo”

P

aprile 2012

“il lavoro non si monetizza”

ierluigi Bersani non ha mollato di un centimetro: il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato deve rimanere nelle possibilità a disposizione del giudice. Perché questa insistenza? Solo perché lo chiede la CGIL? O altri sindacati? O per un puntiglio simbolico? I simboli sono importanti, ma qui si tratta di un problema di sostanza, vale a dire se come sta avvenendo in molte parti del mondo la crisi deve essere una occasione per ridurre i diritti dei lavoratori e la forza delle loro organizzazioni sindacali. E non c’è solo una questione di diritti astratti o tanto meno di conserva-

Venerdì 27 aprile ore 20.45 Sala Colonne del Municipio incontro pubblico

“Riforma del Lavoro: dubbi ed opportunità” intervengono:

Cristina Alessi

Prof.ssa Associata Diritto del Lavoro - Università Statale di Brescia

Massimo Reboldi

Responsabile Precariato e Formazione - Federazione PD Brescia

Paolo Saccomani

Segretario FILCAMS-CGIL Brescia

Roberto Zini Imprenditore

Moderatore:

Andrea Casali

Coordinatore PD Botticino – Circolo Angelo Vassallo

Invitiamo la cittadinanza a partecipare.

zione di poteri del sindacato che comunque non sarebbe poco. C’è una visione del mondo e della economia che vede due strade alternative. La prima, appunto, quella seguita dalle politiche delle destre europee ed americane che puntano solo alla austerità delle politiche pubbliche, alla riduzione dei debiti sovrani e quindi ai tagli dello stato sociale, ai bassi salari, alla compressione dei diritti mantenendo i grandi privilegi con la mancata tassazione dei patrimoni e continuando la consentire la creazione di grandi ricchezze in poche mani. Enormi ricchezze concentrate in poche persone e povertà crescente di grandi masse di cittadini. Da qui la riduzione dei consumi e per ricaduta dei commerci, delle produzioni e l’aumento della disoccupazione. La seconda che riconoscendo i diritti dei lavoratori e dei cittadini ne riconosce anche la capacità di difendere i salari, le condizioni di lavoro, la salute, l’ambiente. E per questa strada rende possibile la ripresa dei consumi, la crescita economica, la creazione di lavoro. Perché questo alla fine è il grande tema non risolto: dare lavoro, creare ricchezza e ridistribuirla equamente. Questa seconda strada vogliono seguire i partiti democratici e socialisti europei. Di fronte al fallimento delle politiche liberiste che ci hanno portato alla crisi e che rischiano di uccidere l’idea stessa di Europa, il centrosinistra europeo coglie la sfida e correggendo anche errori del passato invoca una nuova politica. Questo è il significato dell’incontro a Parigi fra Hollande, Gabriel e Bersani alla vigilia di appuntamenti elettorali decisivi per il futuro dell’Europa quali saranno le lezioni francesi, italiane e tedesche che si succederanno tra il 2012 ed il 2013. Se sapremo cogliere questa occasione storica di cambiamento, se i popoli europei sapranno fare questa scelta si potrà aprire una prospettiva di ripresa per l’Europa. Nella difesa dell’articolo 18 ci stanno anche questi valori.


BILANCIO: UN PERCORSO AD OSTACOLI

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er i Comuni è sempre più arduo far quadrare conti. In questi anni la riduzione dei trasferimenti statali e regionali, il calo delle entrate dal settore marmifero a causa della crisi e della ridotta produzione, il blocco del settore della edilizia e quindi delle entrate relative hanno messo a dura prova le finanze di Botticino così come quelle degli altri comuni. Dobbiamo sapere che questi cambiamenti non sono momentanei, ma permanenti. L’unica voce che si spera possa risalire come in effetti è avvenuto nel 2011 è quella delle cave. Ma potrebbe anche scendere anche pesantemente se gli sbocchi commerciali del nostro prodotto si riducessero. In questi anni si è risposto alle diminuite disponibilità riducendo alcune voci delle spese correnti, altre sono aumentate, energia, personale, ma in particolare azzerando o quasi ogni spesa di investimento. Infatti chiuso il cantiere del palazzo comunale danneggiato dal terremoto e della ristrutturazione della biblioteca di P.zza IV Novembre, non è stato possibile dare luogo a nessuna nuova opera pubblica significativa ed anche le manutenzioni straordinarie sono state ridotte al lumicino. Quest’anno a fronte di ulteriori riduzioni di trasferimenti statali è stata riaperta la possibilità di applicare nuove tasse sui cittadini: IMU e addizionale IRPEF. Il Comune non potrà fare a meno di applicare queste imposte. Del resto buona parte dell’IMU va allo Stato e quindi il Comune fa solo l’esattore. Tuttavia per questo motivo è necessario fare ogni sforzo per ridurre ogni spesa inutile e ancor di più ogni spreco. E’ solo dopo questa attenta e profonda analisi si potranno decidere le aliquote delle nuove imposte. Nello stesso tempo bisogna cercare di

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garantire la continuità dei servizi ai cittadini a partire da quelli rivolti alle fasce più deboli, ai servizi formativi, alla cultura di base. Va tenuto presente inoltre che ridurre le manutenzioni può essere un risparmio per l’oggi che potrebbe rappresentare un maggior costo per domani. Se si fa questo diventa più facile e giustificato chiedere le tasse ai cittadini ed i cittadini risponderanno positivamente, non felici, ma comprensivi nel sapere che i loro soldi servono per far funzionare le scuole, gli asili, assistere i nostri anziani, tenere in ordine le strade, i giardini e gli altri beni pubblici. Alcuni punti sui quali ci sono margini si intervento: Consumi energetici: sono una voce dell’ordine di centinaia di migliaia di euro, oltre 300 solo per il calore. Occorre intervenire a partire dalle situazioni più critiche già denunciate in un monitoraggio effettuato su 4 edifici alcuni anni fa. Occorre estendere il monitoraggio sugli altri edifici comunali dove siamo di fronte a consumi elevatissimi. Su questo si deve inoltre responsabilizzare coloro che utilizzano le strutture comunali sul contenimento dei costi. Per far questo i contributi assegnati alle associazioni devono comprendere i consumi energetici al fine di stimolare l’attenzione e l’interesse al risparmio. Teatro e cultura: occorre analizzare costi sostenuti direttamente dal Comune e quelli sostenuti dalla società che gestisce il teatro per una valutazione complessiva. Anche questo settore deve dare il proprio contributo per contenere i costi in questo momento di difficoltà. Automezzi comunali: riteniamo che anche se di piccola cilindrata, 15 automobili sono troppe e quindi almeno la metà vanno messe all’asta senza perdere tempo così come i troppi telefoni cellulari.

Contributi ad associazioni: le associazioni svolgono un ruolo prezioso, il contributo del comune deve essere proporzionato alla reale efficacia di servizio pubblico da queste svolto. Tutto quanto in eccesso purtroppo va tagliato. Collaborazione quando possibile con altri Comuni: la possibilità di arrivare al nuovo appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani attraverso un forte sistema di porta a porta coinvolgendo i Comuni limitrofi, per un appalto che riguarda un bacino di circa 40.000 cittadini anziché i soli 10.000 di Botticino, è un esempio di positiva collaborazione che potrebbe portare a risparmi sorprendenti e all’ottimizzazione del servizio. Dopo questo lavoro indispensabile si può affrontare il tema delle nuove tasse. Queste devono ovviamente consentire di pareggiare il bilancio ma anche di dare qualche margine per intervenire per adeguare le manutenzioni straordinarie tese alla conservazione dei beni pubblici ed al miglioramento della loro efficienza energetica. Quest’ultima va considerata un investimento che può dare dei ritorni finanziari a breve-medio termine, molto interessanti visto anche l’inarrestabile aumento di costi dell’energia elettrica e del gas. Bisogna distribuire il peso fiscale su una massa ampia di cittadini, salvaguardando le fasce veramente più basse. Prestare attenzione a non colpire pesantemente oltre il minimo obbligatorio le attività produttive e commerciali che non attraversano certo un momento favorevole. Su queste basi sarà possibile dialogare con i cittadini anche nel momento meno favorevole, quando si debbono chiedere dei sacrifici. Francesco Rossi Giovanni Portesi


PARI OPPORTUNITÀ. UN AIUTO DAL NUOVO ASILO NIDO BOTTICINO

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l Titolo III della nostra Carta Costituzionale, l’Art. 37 così cita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione”. I nostri Padri Costituenti nel lontano 1946-47 avevano voluto sottolineare da una parte il diritto e la dignità del lavoro femminile come importante fattore di cambiamento per la società, dall’altra l’ importanza insostituibile del ruolo delle donne- madri all’interno della famiglia. Dopo quasi 65 anni, in Italia abbiamo il tasso di occupazione femminile tra i più bassi in Europa (peggio di noi sta solo Malta). La carenza di servizi di supporto nell’attività di cura, per cui spesso la donna è costretta a scegliere tra lavoro e famiglia, è l’ostacolo principale per molte donne inoccupate che vorrebbero accedere al lavoro a tempo pieno. Siamo ben lontani dagli OBIETTIVI che il Consiglio Europeo riunito a Lisbona nel 2000 si prefisse di raggiungere nel 2010 sull’occupazione femminile ( il 60% in tutti i Paesi Europei). Tra le strategie da attuare per raggiungerli vi erano degli indicatori correlati agli ASILI NIDO. Nel 2010 tutti gli Stati dell’Unione Europea dovevano avere una copertura del 33% degli asili nido (1 bambino su tre doveva avere la possibilità di trovarvi posto) e ogni Stato doveva garantire stanziamenti di fondi per raggiungere l’obiettivo. In un accorato discorso, il nostro Presidente Napolitano, l’8

marzo 2012, sottolineava come la mancanza di asili nido influenzi negativamente il lavoro delle donne e auspicava in merito, la piena attuazione delle strategie di Lisbona. Una delle finalità nelle nostre politiche familiari di Welfare è quella “di assicurare servizi di cura, sostegno e promozione adeguati per le funzioni assistenziali-educative che gravano sulla famiglia”. Qui è esplicito il riferimento alla carenza di servizi di accudimento per bambini da 0 a 2 anni con particolare riguardo agli asili nido, poiché le fasce d’età successive godono di livelli soddisfacenti di copertura. Lo scopo della doverosa premessa serve a dare ulteriori e non così scontati punti di vista al dibattito che ruota attorno al nuovo asilo nido di Botticino per bambini da 0 a 3 anni con 60 posti a disposizione, del quale è prevista l’inaugurazione a settembre 2012. Il blocco degli investimenti dovuti al patto di stabilità, che limita l’autonomia delle amministrazioni locali anche virtuose com’è quella di Botticino, è stata superata affidando la costruzione e gestione alla Fondazione Carini, la stessa che gestisce con buoni risultati la scuola materna di Sera. Malgrado la concorrenza degli asili privati e pubblici del nostro Distretto, a tutt’oggi la Fondazione ha all’attivo 52 preiscrizioni,

tra cui alcune di bambini che ancora devono nascere. Questo conferma il reale bisogno delle famiglie di Botticino. La conclusione è che una politica per le famiglie non può prescindere dall’attivare, sostenere, implementare ai vari livelli di Governo (Stato, Regioni ed Enti Locali) nel rispetto delle indicazioni normative Italiane ed Europee, un SERVIZIO ESSENZIALE COME QUELLO DEGLI ASILI NIDO. L’attuale crisi economico-finanziaria pare aver invertito la tendenza a far crescere il sistema dei servizi di supporto alle famiglie, con obiettivi che si limitano alla sola difesa dell’esistente. Credo invece che una lungimirante politica che tenga conto della Famiglia come risorsa e dell’occupazione femminile come maggior fattore di cambiamento della Società, debba permettere al Sistema di crescere ancora, trovando il coraggio di investimenti e interventi anche in questo campo. Merito quindi all’Amministrazione comunale e alla Fondazione Carini che con impegno, coraggio e lungimiranza hanno permesso che si reallizzasse questa importante opera pubblica. Anna Maria Lonati

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QUELLA SOTTILE LINEA NERA...

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uglio 1971. Mi trovavo in una delle spiagge del trapanese (Sicilia) attorniata da signore in costumi da bagno all’apparenza costosissimi e, malgrado la calura estiva, ornate da bracciali e collane in puro oro massiccio, quando la sottoscritta senza gioielli e con costume targato Upim, ebbe l’infelice idea di leggere ad alta voce il titolo di un quotidiano che riportava notizie sulle indagini ancora in corso per l’uccisione di stampo mafioso del procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione. Una delle raffinatissime signore presenti commentò testualmente con queste parole: “Così s’imparò a non farsi i fatti suoi”. Ora, a parte l’italiano sgangherato della gentildonna, proviamo a riflettere sulla gravità dell’affermazione uscita con tanta naturalezza dalla sua bocca e sulla macroscopica “solidarietà” di cui Cosa Nostra abbia potuto e possa ancora godere nella cosiddetta società civile. Sono trascorsi circa quarant’anni da quella afosa mattina di luglio, la frase è rimasta impressa nella mia memoria a lettere di fuoco, la scia di barbarie e di morte provocata dagli omicidi commissionati e/o eseguiti dalla mafia, ha continuato la sua corsa attraversando in lungo e in largo questo Paese, disegnando, con una sottile linea nera che sembra non avere mai fine, la ragnatela gigantesca che ha imprigionato gradualmente una parte consistente di risorse umane, economiche, sociali, politiche. Dal 1860 ad oggi, le vittime ammazzate da Cosa Nostra, risultano essere oltre 5000: magistrati che si sono rifiutati di “farsi i fatti propri”, giornalisti che hanno fatto onore alla nostra carta stampata, imprenditori che hanno “osato” investire senza tener conto del “pizzo”, cittadini dal libero pensiero, operai che volevano solo lavorare onestamente, donne che hanno sfidato il potere criminale

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testimoniando contro di esso. Da oltre una decina di anni, la Mafia, la ‘Ndrangheta, la Camorra, la Sacra Corona Unita, hanno gradualmente cambiato stile di dominio, privilegiando il controllo dei mercati dell’economia nazionale e internazionale, rafforzando le collusioni con il mondo del potere economico/ politico, infiltrandosi nelle istituzioni e costruendo imprese sempre più solide in tutte quelle attività “pulite” che consentono il cosiddetto riciclaggio del denaro sporco. I morti ammazzati sono numericamente diminuiti, ma la sottile linea nera ramifica, si fa sempre più spessa, sottolinea, cancella, inventa concreti circuiti in cui esercitare bieca padronanza e corruzione. Nessun territorio, al sud come al nord dell’Italia, può considerarsi indenne dal pericolo di infiltrazioni criminali, nessun ex ministro poteva permettersi verosimilmente di gridare allo scandalo quando Roberto Saviano denunciò la presenza di infiltrazioni della ‘Ndrangheta in Lombardia, nessuno di noi può permettersi di abbassare la guardia relativamente alla vigilanza sul rispetto delle regole e dell’etica comportamentale individuale. Perché proprio di questo si tratta: di etica e di osservazione delle regole; non ci sono altri strumenti di cui una democrazia e i suoi rappresentanti eletti, possano disporre per mantenere intatta la propria credibilità istituzionale e la propria identità costituzionale. Corruzione e collusione, sono figlie di una cultura mafiosa da cui i tre poteri dello Stato e ogni cittadino devono sapersi difendere, poiché

soprattutto oggi, fase di forte crisi recessiva, la Piovra può risultare ancora più vincente nel mare tempestoso della fragilità economica. Crescita, sviluppo economico, stabilità lavorativa sono strettamente connessi alla possibilità d’investimenti imprenditoriali liberi e affrancati dal rischio di sopraffazione criminosa oltre che burocratica. Per un paese come il nostro, attanagliato dalle difficoltà di bilancio e di gestione finanziaria, potrebbe apparire fuori luogo riannodare, dopo vent’anni, i fili della memoria per ricordare almeno due date: 23 maggio 1992 e 19 luglio 1992. Qualcuno potrebbe ritenere inutile e anacronistico citare nuovamente i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ammazzati rispettivamente nei due giorni indicati in precedenza. In realtà non possiamo permetterci di dimenticare proprio un bel nulla, abbiamo bisogno e diritto di restituire speranza al futuro del nostro Paese tenendo ben presente che l’operato di questi due magistrati, ha consentito di rimettere in campo quella cultura di legalità indispensabile, ieri come oggi e domani, per la rinascita di una governance degna di questo nome e per un rilancio credibile delle politiche sociali, economiche e giudiziarie. L’auspicio è che la scintillante linea della memoria unitamente ad una intelligente consapevolezza delle scelte, siano in grado di far sbiadire e poi cancellare definitivamente quella sottile linea nera che... Amelia Pisante


PER NON DIMENTICARE

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ro un ragazzo di diciassette anni già con un enorme senso dello Stato. Ricordo come se fosse ieri la Fiat Croma di Giovanni Falcone distrutta all’altezza dell’uscita di Capaci. Lui gravemente ferito. Le ore seguenti passate nell’attesa di sapere se fosse sopravvissuto. Poi la tristezza. Era morto un simbolo dello stato di diritto, una speranza di rinascita su cui confidavamo per la sconfitta della mafia. Qualche mese dopo, la bomba di Via D’Amelio. Un magistrato meno conosciuto da me, che scopriremo grande protagonista con Falcone nel progetto di legalità dei giudici di Palermo. Poi gli approfondimenti per conoscere questi uomini dello Stato che dedicavano tutto il loro tempo alle indagini, che rinunciavano

ad avere famiglia perché poteva diventare bersaglio fragile. E che nel loro lavoro avevano incontrato grande ostilità anche da pezzi dello Stato. Erano i magistrati più amati e più odiati del Paese. Da vivi erano soli. Da morti esaltati e osannati, il più delle volte dagli stessi nemici che ne hanno voluto la sconfitta. Da allora la lotta alla mafia non è più stata così protagonista. Tante difficoltà, tanti silenzi, tanti segreti. E tanti dubbi: sugli investigatori, sui collaboratori e sulla politica. A distanza di venti anni dalle stragi del 1992, per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il Partito Democratico di Botticino ha deciso di ricordare in tutti gli incontri pubblici i morti per mafia. E nel corso della Festa Democratica della

BOTTICINO Valverde questo tema sarà approfondito con serate e dibattiti dedicati a questo triste anniversario. Sarà anche occasione per proseguire quel percorso che nel 2011 ci ha portato ad intitolare il nostro circolo del Partito Democratico di Botticino ad Angelo Vassallo, Sindaco del Cilento ucciso dalla camorra. Convinti che queste persone saranno per sempre grandi esempi. E che i loro valori quali legalità, lotta agli abusi, tutela ambientale e credibilità dello Stato debbano essere pilastri fondamentali su cui costruire l’alternativa democratica alla criminalità organizzata. Per non dimenticare. m.a.

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È TROPPO SPERARE IN BUONI TECNICI ED IN BUONI PARTITI?

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osa è successo perché tecnici che avrebbero dovuto essere riservati, si sono lasciati andare a dichiarazioni contro i partiti, le forze sociali e, nella sostanza, contro il Parlamento e le regole della democrazia? La frase sul consenso dei tecnici rispetto ai partiti del premier Monti e le ripetute allusioni del Ministro Fornero sul lavoro sgradevole che sono chiamati a fare i tecnici in quanto i partiti non erano in grado di farlo, oltre a confondere il valore della concertazione con il consociativismo, appaiono errori troppo grossolani e risulta difficile credere involontari per ministri che si presumono preparati. Il vignettista Staino offre una interpretazione su questi comportamenti. C’è da dire che poi Monti ha corretto il tiro, ma rimane la sensazione che si sia cercato di cavalcare l‘onda attuale avversa ai partiti per fini ancora non del tutto comprensibili. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti – anche alle forze sociali - che le leggi le fanno i parlamenti e lasciare intendere che o si approvano così oppure i partiti sono degli irresponsabili, ci sembra una visione non propriamente rassicurante.

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Preoccupano le reazioni di importanti organi di stampa che di fronte ai rilievi del PD, condivisibili o meno, finiscono con il negare il diritto di modificare testi che non hanno saputo raccogliere l’unanimità delle posizioni delle forze in campo. All’inizio si è tentato di dare fiato alle solite insinuazioni sul rapporto tra forze sociali e PD, ricordando il precedente Ministro Sacconi noto più per avercela contro un sindacato che per i risultati conseguiti. Vediamo allora alcuni punti fermi che non bisogna dimenticare: • Si è arrivati al governo dei tecnici non perché tutti i partiti si sono dimostrati incapaci di governare, ma perché PDL e Lega, seppur dotati di una grandissima maggioranza acquisita anche sulla sensibilità degli elettori sul tema delle tasse – mitica la frase dell’incredibile Tremonti che non si mettevano le mani nelle tasche degli italiani senza indicare chi doveva pagare i nostri debiti - dapprima hanno negato le difficoltà e poi si sono dedicati alle improbabili nipotine di presidenti esteri ed ai guai giudiziari di vari esponenti, a partire da quelli del capo; • Invece di prendere atto dell’impossibilità a proseguire il mandato, confidando sulla benevolenza della stampa e delle gerarchie ecclesiastiche, si è preferito proseguire fino a sfiorare il punto di non ritorno; • Nasce da lì il governo Monti, per affrontare la situazione d’emergenza in cui ci hanno portato PDL, Lega e Scilipoti vari; • Il parlamento non è cambiato e la stessa maggioranza di allora gode tutt’ora di numeri in grado di condizionare le scelte sui temi per loro di maggiore interesse (si veda la vicenda della giustizia e quella della RAI e l’impostazione

di destra sugli aspetti sociali, fiscali ed economici); • Il governo Monti, nonostante alcune ricadute, sta operando in modo sicuramente migliore della corte berlusconiana; • Tuttavia il governo Monti non è quello del PD, che ha le sue proposte in materia di economia e stato sociale; • È vero che nella alleanza di centro sinistra emergono comportamenti non sempre lineari per forze che si candidano a governare; • È altrettanto vero che nel PD esistono personalità qualificate che hanno già dato dimostrazione di saper ricoprire incarichi di governo - basti pensare a Bersani - e non è mai mancata la capacità di coinvolgere anche tecnici preparati, come furono Ciampi e Padoa Schioppa. Marchionne ha recentemente dichiarato che i diritti oggi sono un lusso che non possiamo permetterci. Non vorremmo che in alcuni rappresentanti di questo governo - e nei media che lo sostengono a spada tratta - si stia facendo strada la convinzione che anche la democrazia sia ormai diventata un peso per il paese e che i partiti, cioè gli strumenti con i quali la democrazia si può compiutamente esprimere, sono diventati superflui. In passato altri ci hanno provato e la riconquista della democrazia è costata molto sangue, tanto dolore e sacrifici immani, che in nessun caso vorremmo ripetere. La democrazia può non essere efficienza, ma l’efficienza non è detto che sia democratica. In momenti così difficili i tecnici ed i partiti, quelli seri ovviamente, possono servire per fare bene l’uno e l’altro. F. B.


OPINIONI CORSARE Troppo facile E’ troppo facile, adesso, sparare sul Trota che risulta essere nient’altro che il figlio viziato di un leader (non un ladèr, crediamo) di partito che voleva assicurare al rampollo la carica di Consigliere Regionale, che poteva esser un non disprezzabile posto fisso in tempi di crisi. Un posto in Regione a oltre 12.000 euro mensili per un ventenne che aveva a fatica superato l’ennesimo esame di maturità … maturità si fa per dire, neh? La giusta domanda E’ chiedersi come mai è stato referenziato da oltre dodicimila bresciani … e non solo; infatti il 24 marzo 2010 Maroni dichiarava: “Purtroppo non voto a Brescia, altrimenti voterei certamente Renzo Bossi, un nome una garanzia”. L’entusiasta dichiarante è proprio quel “Che” Maroni, che oggi è l’esponente della Lega che più degli altri chiede pulizia e che è in predicato di divenire il nuovo

leader (non ladèr, ci si augura) del movimento verde pisello. Quello duro come sosteneva Bossi. Abbagli e problemi Va ricordato, ed è un problema, che il Bossi senior è stato definito, per oltre due decenni, da un gran numero di commentatori della stampa e radiotelevisione come un leader (non ladèr, ribadiamo) carismatico, un vero e proprio “animale politico”; ne hanno esaltato le pernacchie, il dito medio e i rutti di cui condiva la sua espressione politica, hanno sorriso divertiti alle sparate sulle camicie verdi, sui fucili della Val Brembana, sulla secessione e sul tricolore nel cesso. E’ un problema della democrazia che per venti anni si sia accettata ed esaltata una comunicazione politica che meritava tutt’altro atteggiamento, magari già allora in forma giudiziaria.

Come dimenticare? Come dimenticare le pagliacciate celtiche, le invenzioni padane, i riti sul Po, i finti ministeNAPOLITANO: “CITTADINANZA ri del nord, la costante campagna denigratoria AI FIGLI DEGLI IMMIGRATI contro l’Italia da cui, ora NATI IN ITALIA!” si scopre, erano abbonCALDEROLI: “FAREMO LE dantemente foraggiati. BARRICATE!” “Pecunia non olet” dicevano i latini, anzi ora è motto perfettamente Padano. Come dimenticare le scuole padane, la Bosina della real consorte o quella di Adro, i proclami contro gli insegnanti meridionali, l’ostracismo ai bimbi figli di migranti, la violenza predicata (e talvolta praticata) contro i disperati che si spingevano, rischiando la pelle, verso le nostre coste. Ricordiamo gli inviti a sparare contro quei barconi?

BOTTICINO E’ Italia E’ Italia anche la Lega, anche se ha contribuito a incattivirla e a renderla peggiore. Con il suo metodo ossessivo nella conquista degli spazi di governo e sottogoverno, nel premiare i fedeli al posto dei meritevoli e ora nella scoperta delle magagne dell’entourage bossiano. E’ Italia come lo siamo tutti e allora, ancor di più, come è potuto succedere? Non va scordata l’assuefazione che ci ha fatto ingoiare quella egemonia, che ha imbozzolato istituzioni e informazione, che ha consentito la vittoria di un intreccio corruttivo politico finanziario mafioso, l’assuefazione che ha invischiato milioni di cittadini rendendoli incapaci di indignazione e di rivolta e a volte strabici verso il loro stesso campo. Libertà E’ indispensabile liberarci di tutto questo (e siamo già sulla strada buona) per arrivare ad una politica magari ingenua, ma onesta e capace di lavorare con trasparenza, democrazia e capacità di ascolto dei cittadini. Tutti, a cominciare da noi stessi senza farci ingabbiare da formule autoassolutorie, guardando in casa nostra: dalla selezione del personale politico all’uso dei fondi pubblici e di quelli che i nostri militanti raccolgono con impegno nelle feste e nelle sottoscrizioni, alla costruzione di un sistema decisionale realmente partecipato. Libertà è liberarci anche dalle nostre incrostazioni. Che ci sono. Altrimenti il Trota sarà un bersaglio troppo facile e, purtroppo, vanamente assolutorio. Giulio Branciforte

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NON SOLO SPETTATORI

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a ormai due anni sono il coordinatore del Circolo PD di Botticino. Non credevo che mi aspettasse tanto lavoro e nemmeno tante soddisfazioni. Il nostro circolo ha una fitta attività che spazia dai temi locali a quelli sociali in generale. Negli ultimi due anni ricordo il lancio della campagna per i rifiuti porta a porta, la raccolta firme per l’abolizione del nucleare e per la cancellazione della legge elettorale cosiddetta “porcellum”, il sostegno al comitato per i diritti di cittadinanza. Senza dimenticare il percorso che ci ha portato all’intitolazione del nostro circolo ad Angelo Vassallo. E quest’anno la volontà di ricordare nei nostri incontri pubblici e durante la Festa Democratica della Valverde i morti per mafia. Un percorso che ha riscosso molto successo. Con tanti complimenti. Che ha richiesto molto impegno mio e dei miei tanti preziosi collaboratori. Che mi inorgoglisce parecchio. E solitamente faccio fatica a riconoscermi dei meriti.

Rimane purtroppo l’amaro in bocca per non essere riuscito a coinvolgere nuovi giovani. Che trovo così pieni di risorse e idee nuove. Importanti e geniali. Ma che scappano dalla politica. Come dargli torto. Sono convinto però che per restituire onore alla politica ci sia bisogno di gente nuova. Che sappia essere riformatrice, innovatrice, ambientalista, moderna. Altrimenti il nostro futuro e quello dei miei e vostri (anche futuri) figli lo lascerete in mano ad altri. Bisogna essere protagonisti del proprio futuro. Nei Partiti, nelle Associazioni, nelle Comunità, nel Volontariato. Non può essere sufficiente la protesta. Bisogna fare delle proposte. E noi abbiamo bisogno di nuove proposte su cui ragionare e discutere. Il mio invito quindi è alla partecipazione. E naturalmente le porte del Partito Democratico di Botticino e dei Giovani Democratici della Valverde sono aperte. Andrea Casali Coordinatore PD Botticino Circolo Angelo Vassallo

BOTTICINO

“Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno li a guardare” Albert Einstein

Apertura tesseramento Domenica 22 aprile ore15:00 Lascito Balduzzi - via cave - Botticino

Il riscatto della politica. Il nostro impegno per un futuro migliore.

intervengono: Nadia Pedersoli - Sindaco di Flero Pietro Bisinella - Segretario Provinciale PD pag. 8

PD BOTTICINO A cura di: Cristina Quecchia, Amelia Pisante, Annamaria Lonati, Giovanni Portesi Stampato da Grafica DP - Rezzato

Circolo PD Botticino, via Marconi 1 Email: pdbotticino@alice.it www.pdbotticino.it Ci trovi anche su Facebook: cerca PD Botticino Coordinatore del Circolo: Andrea Casali

notiziario aprile 2012  

notiziario politico pd botticino - brescia-

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