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Le bugie di Gusmeroli sul Pronto intervento di Arona E’ di questi giorni il manifesto con cui l’amministrazione Gusmeroli cerca affannosamente di giustificare la scelta di chiudere il Punto di Pronto intervento notturno (PPI) del nostro ospedale. Lo fa raccontando ai cittadini una serie di falsità che intendiamo qui sottolineare in maniera puntuale. Cosa dice del PPI notturno Gusmeroli? Che sarebbe…

Queste strumentazioni non vi sono in nessun PPI perché vi si devono trattare codici bianchi o verdi, e stabilizzare i pazienti più gravi per indirizzarli verso i DEA di riferimento. Sono quindi pericolosi tutti i PPI italiani? Perché non chiuderli tutti? Ma di giorno queste strumentazioni ad Arona vi sono? Assolutamente no: allora anche il PPI diurno rappresenterebbe un grave pericolo per la popolazione. Eppure il Sindaco si vanta di essere riuscito a tenerlo aperto (mentendo: il mantenimento dell’apertura diurna era già previsto dal piano di rientro regionale, pag.29!) La contraddizione si spiega in un solo modo: la “pericolosità” è una scusa tirata in ballo per giustificare davanti ai cittadini una scelta che rischia di essere impopolare. E alle nostre obiezioni su questo tema né il commissario straordinario né la direttrice sanitaria, nell’incontro del 20 aprile a Lesa, hanno saputo dare risposta! I PPI servono proprio a trattare casi non urgenti, anche per decongestionare le strutture DEA o di primo soccorso (Borgomanero nel nostro caso) che devono gestire i casi più gravi Ha senso che per una colica renale, o per dei punti da ferita superficiale, un cittadino debba recarsi fino a Borgomanero (tenendo occupata magari un’ambulanza!) per aspettare poi ore ed ore per poter essere curato? Sempre secondo Gusmeroli il PPI sarebbe

Sapete cosa hanno detto i dirigenti Asl nell’incontro di Lesa? Che il PPI NON veniva assolutamente chiuso per ragioni economiche! Avevamo già dimostrato che i risparmi o saranno irrisori o penalizzeranno il servizio diurno, ed evidentemente le nostre argomentazioni hanno fatto breccia. Non solo: il piano di rientro varato da Cota dice a chiare lettere che per le strutture che accolgono almeno 6.000 casi annui è ragionevole il mantenimento del servizio per 24h. E’ quello che è accaduto ad Ovada perché, spiega l’assessore regionale Ferrero, gestiva ben 10.000 casi annui. Peccato Arona ne gestisca 11.000 (di cui oltre 2.000 notturni)! Come si spiega tutto ciò? Inoltre è dimostrato che solo il 40% dei casi è curabile o rinviabile al medico di base o alla guardia medica! Perché allora continuare a raccontare bugie? Chi crede realmente che una guardia medica notturna possa dare lo stesso servizio del presidio ospedaliero? Come farà sola, senza infermiere, essendo costretta a spostarsi su un territorio molto ampio per curare casi a domicilio? Eppure, dice Gusmeroli,

Non è vero: tutti i sindaci hanno preso atto di un piano già deciso, cercando di salvare il salvabile. Lo hanno dichiarato molti di loro a mezzo stampa. Hanno condiviso questo piano? I sindaci di Meina e Lesa, sicuramente non di area Pd, si sono astenuti e nella stessa riunione del 20 hanno espresso contrarietà per il metodo utilizzato e perplessità evidenti sulla decisione. Vediamo cosa avrebbero ottenuto in cambio:


Due servizi che non possono sostituire un PPI per quanto già spiegato e sul DEA non si sono forniti dati precisi. Il DEA di Borgomanero, è cosa nota a tutti, era spessissimo intasato già prima della chiusura del PPI: ora la situazione non può che peggiorare, dato che accoglierà 2.000 casi annui in più! Come verranno potenziate le strutture? E quando? Sarebbe stato ragionevole avere un piano pronto già al momento della chiusura, invece Gusmeroli si è accontentato di generiche promesse future. Per la serie: intanto tagliamo, poi vedremo che fare…

Conquista davvero sensazionale... nella società dei cellulari senza questa innovazione saremmo perduti! Evidentemente c’è un timore reale: gli aronesi, prima o poi (e a loro spese!) impareranno che il PPI notturno è chiuso, ma i turisti? Se dovessero avere un malore e decidessero di recarsi nell’ospedale cittadino? Come ci resteranno quando busseranno alla porta con sopra scritto “Punto di Pronto Intervento” e nessuno aprirà loro? Un’ottima immagine per una città che voglia considerarsi turistica! E un reale problema per la loro salute: in questo sì che si potrebbe rischiare una perdita di tempo prezioso.

L’edificio sull’area Bocchetta come contropartita della chiusura del PPI! Casa Bocchetta, intervento già previsto, ora diventa merce di scambio? Ma (parole del commissario Asl dott. Cosenza) i soldi stanziati continuano a non venire erogati e l’inizio dei lavori slitta di continuo… Forse i cittadini qualche domanda dovrebbero porsela. La risonanza magnetica non sarà lo strumento presente a Borgomanero, un apparecchio costosissimo e dagli alti costi di gestione che permette una diagnostica avanzata e completa. E’ stato mostrato all’incontro del 20 di cosa si tratta: un piccolo macchinario per le articolazioni, tutt’altra cosa ma che richiede personale tecnico specializzato che non si sa dove e come verrà reperito e con quali costi. Perché il Sindaco non ha l’onestà di scrivere sul manifesto le cose come stanno anziché, furbescamente, cercare di turlupinare i suoi cittadini?

Rimpallarsi le responsabilità è ozioso ma chiediamoci: davvero esiste il buco nella sanità regionale? Come mai Cota, in carica ormai da un anno, ne parla solo dopo aver presentato il piano di rientro? Come mai di giorno in giorno le cifre di questo buco ingigantiscono? Non sanno fare bene i conti oppure il deficit è assai ridotto e fisiologico? D’altronde chi ha quasi triplicato il numero dei primariati? La giunta Ghigo di cui la Lega era parte integrante! Le voci sulla riduzione dell’ospedale sono prive di fondamento? Ce lo auguriamo tutti, ma invitiamo i cittadini a leggere il piano di rientro con attenzione. Nella parte relativa all’edilizia ospedaliera Arona è uno dei sette ospedali indicati come a rischio: obsoleti, con interventi di adeguamento costosi e di nulla efficacia, privo dei requisiti per l’accreditamento. Cos’è previsto per questi ospedali? Dismissione, riconversione (ovvero diminuzione dei servizi erogati) ed eventuale chiusura. E’ SCRITTO NERO SU BIANCO! Le assicurazioni della regione valgono assai poco fino a che questo piano non verrà modificato. E infatti l’ospedale Maria Adelaide di Torino, tra i sette di cui sopra, è già caduto sotto la scure dei tagli.

IL PPI NOTTURNO NON CHIUDE PER RAGIONI SANITARIE MA PER L’INCAPACITÀ POLITICA DELL’AMMINISTRAZIONE DI CONTRAPPORSI AI TAGLI VOLUTI DAL GOVERNATORE COTA!


Documento Pd Arona_Le bugie di Gusmeroli sul Pronto intervento