Issuu on Google+


PAUL ROTARY MAGAZINE

È giunto al 5°anno il magazine del Distretto 2080 R.I. “PAUL”;dal nome del fondatoredel Rotary International. Nel 1905 Paul Harris insieme a tre amici diede luogo al primo club. Azioni di servizio, collaborazioni con realtà istituzionali ed economiche per far emergere leadership, formazione, amicizia sono solo alcuni degli elementi della ruota, simbolo e motore dell’azione rotariana. Principi, contenuti ed obiettivi di cui “PAUL, ROTARY MAGAZINE” è interprete perché: “Nella comunicazione è importante raggiungere il maggior numero di persone, rotariani e non rotariani, e non è possibile farlo rivolgendosi a ciascuno singolarmente”. Paul Herris 1905

4 PAUL


PAUL ROTARY

SOMMARIO 7. Editoriali

Silvio Piccioni Ignazio Raimondo

10. Il Rotary per i giovani un impegno sempre più attuale

16. Intervista all’Arch. Lorenzo Sartorelli: Visione, motivazione ed educazione

22. Federico Capeci, esperto in comunicazione: Comprendere per vincere

26. Luca Leonori, direttore dell’Istituto Quasar:

7

Grinta e capacità di proporsi

10 26 16 22 PAUL 5


PAUL ROTARY MAGAZINE

Periodico del Distretto 2080 R.I.Registrato al Tribunale di Latina il 7/8/08 al n°903 del Registro della Stampa.Anno 4, numero 0 PROPRIETÀ Raimondo Editori. REDAZIONE Piazza Cola di Rienzo, 69 Roma e-mail: paulrotarymagazine@gmail.com EDIZIONE, IMPAGINAZIONE E DISTRIBUZIONE Raimondo EditoriVia Tiziano 15 - LatinaT. 0773.558803 - mob.335.7050100 DIREZIONE Ignazio Raimondoignazio@raimondoeditori.it ART DIRECTOR Claudio Raimondo COMITATO DI REDAZIONE Domenico Apolloni, Giorgia Cingolani, Romano Dalla Chiesa, Stefania Del Gaizo, Massimo della Pena, Carlo Noto La Diega. Hanno collaborato: Salvatore Trapani, Eugenio Sassaresi. FOTOGRAFIE Claudio Raimondo, fornite dagli uffici stampa, dalle persone intervistate. Foto di copertina: Luca Leonori PUBBLICITÀ E MARKETING Raimondo Editori. 335.7050100STAMPAMorconia Printing spa PROGETTO GRAFICO DI BASE Edoardo Pallante. Questo numero di Paul, Rotary Magazine è stato chiuso il 26/06/2012. Del contenuto degli articoli e degli annunci pubblicitari sono legalmente responsabili i singoli autori e committenti.

6 PAUL


PAUL EDITORIALE

Il futuro al centro Una scelta per il futuro

I

giovani di oggi che si applicano con qualità nella formazione scolastica prima, superiore e professionale poi, dovrebbero in teoria divenire la classe dirigente di domani. Saranno cioè quelle persone, che potendosi definire leader in quanto altamente rappresentative di categorie professionali, imprenditoriali e del mondo del lavoro in generale, potranno andare a ricoprire le categorie rotariane. In poche parole dal momento che la nostra associazione sceglie i propri soci tra uomini e donne che siano leader nelle diverse posizioni sociali è fondamentale che il Rotary guardi ai giovani ed alla loro formazione professionale con grande interesse. L’interesse non sta solo nel pensare ai giovani di oggi come a potenziali rotariani di domani ma soprattutto nell’essere convinti che dare un contributo positivo affinché la nostra società migliori non prescinda dall’impegno in favore della cultura, dei giovani e della loro formazione. E non a caso le linee guida del Rotary International puntano molto su tali argomenti. A questi temi abbiamo dedicato questo numero di Paul che con un taglio editoriale e contenutistico molto particolare e diverso da “Voce del Rotary” cercherà di far perdonare la lunga assenza. Buona lettura!

Di Ignazio Raimondo

E’

un “Paul” diverso quello che state per leggere. Poggia le sue fondamenta su un’idea di cui nei Club si parla spesso. L’idea è che sia sempre più urgente, importante e fondamentale applicare ed applicarsi affinché nella nostra società si creino le condizioni migliori possibili innanzitutto perché i giovani possano formarsi al meglio e poi affinché possano inserirsi nel mondo del lavoro in modo proficuo tanto da potersi fare strada e divenire successivamente dei leader. A chi non conosce a fondo il Rotary potrebbe sembrare un’idea strana. Eppure le linee guida, i principi ed i progetti del Rotary International con al centro i giovani stanno lì a dimostrare che questa non è solo un’idea ma un’azione portata avanti quotidianamente. Ed allora questo Paul presenta diversi punti di vista sull’argomento nuove generazioni (che certo non possono essere esaustivi), la formazione ed il lavoro. C’è innanzitutto un pezzo di contestualizzazione con dati, statistiche ed i progetti rotariani. Poi la voce autorevole del nostro Governatore. Ci sono poi tre interviste rispettivamente ad un cacciatore di teste, ad un esperto dei new media, ad un formatore. A chiudere, il progetto di un Club Rotary altamente paradigmatico dell’impegno della nostra associazione nei confronti delle nuove generazioni. PS a proposito di nuove generazioni..... il Direttore si scusa con i lettori per il ritardo di Paul dovuto tra le altre cose all’arrivo ed alla difficoltà di gestione di due figli.... gemelli.....

Di Silvio Piccioni

PAUL 7


PROGETTI ROTARY FORMAZIONE & LAVORO

IL ROTARY PER I GIOVANI: UN IMPEGNO SEMPRE PIÙ ATTUALE In una società che investe sempre meno sulla formazione, sulla cultura e sui giovani in genere e che per ciò appare sempre più in declino il Rotary si distingue per i progetti in favore delle nuove generazione.

Q

uello che ci deve assillare è come rilanciare lo sviluppo del nostro Paese: sviluppo produttivo, sviluppo dell’occupazione, e soprattutto, prospettiva di valorizzazione delle personalità e dei talenti dei giovani, delle giovani generazioni. Questo deve essere il nostro assillo. E dobbiamo sapere che la cultura può rappresentare un volano fondamentale per avviare una nuova prospettiva di sviluppo non solo in Italia ma anche, più in generale, in Europa.” Le parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano ben introducono al tema caro ai rotariani: i giovani, la loro formazione professionale, l’opportunità di metterli nelle condizioni migliori per emergere e per divenire il leader del futuro. Un tema cui il Rotary International dedica da sempre risorse, programmi ed energie. Un contesto nel quale i club operano sul territorio con sensibilità e praticità. Si tratta del tema cui questo numero di Paul è dedicato. Oggi l’emergenza legata alle giovani generazioni è sotto gli occhi di tutti, bastano pochi dati a ricordarne 10 PAUL

il fenomeno. A novembre scorso il tasso di disoccupazione giovanile è balzato al 37,1%, il top dal 1992. Il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 15 e i 24 anni, che misura l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è quindi in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto ad ottobre 2012 e di 5 punti percentuali nel confronto tendenziale (vale a dire rispetto

a novembre 2011).L’Istat che ha reso noti tali dati ha evidenziato come tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro siano 641mila e rappresentino il 10,6% della popolazione in questa fascia d’età. Il dato sull’occupazione giovanile in qualche modo è legato al fatto che l’Italia, a differenza di quanto avvenuto ad esempio in Germania, in questi anni non ha più investito nella formazione


professionale e nell’educazione in generale. Non a caso i settori più colpiti dalla riduzione di risorse sono stati proprio la cultura e la formazione. Eppure quando si chiede ad esperti di vari contesti cosa debbano fare i giovani per non trovarsi all’interno di quel brutto novero del 37,1% di disoccupati la risposta è sempre la stessa: formazione, formazione, formazione. Ed infatti i numeri

dimostrano come chi si sia dotato di una preparazione di alto livello più o meno specialistico trovi spesso lavoro e spessissimo anche a tempo indeterminato. Basti pensare che al numero uno tra i profili professionali meglio retribuiti (1.625,00 euro medi) ed assunti a tempo indeterminato (95,7%) ci siano i medici (o professioni sanitarie), 10,7% delle assunzioni annue nelle imprese.

Al secondo e terzo posto ci sono gli ingegneri ed i laureati in scienze economico statistiche. Eppure oggi in Italia tra i 25-34enni abbiamo solo il 20% dei laureati contro il 37% dei paesi Ocse. In più i diciannovenni che si iscrivono all’università rappresentano solo il 29% dei coetanei. Nella speciale classifica dei paesi al mondo che presenta la più alta percentuale di popolazione tra i 35 ed i 44 PAUL 11


PROGETTI ROTARY FORMAZIONE & LAVORO anni in possesso di almeno l’istruzione secondaria superiore l’Italia occupa il 29° con un magro 57,1% dietro a paesi come la Polonia, l’Estonia, il Cile o la Grecia. Ciò la dice lunga sulla difficoltà di reagire ad un declino che sembra legato a doppio filo con la preparazione della gioventù e l’incapacità di uno stato di mettere in rilievo il patrimonio umano di cui dispone. Un patrimonio quello dei giovani su cui il Rotary International punta da sempre tanto è vero che l’Azione Nuove Generazioni è la quinta via d’azione del Rotary. Una delle direttrici in cui si sviluppano i programmi dell’associazione fondata da Paul Harrys nel 1905. Ogni anno grazie a questa azione migliaia di giovani di età compresa tra i 12 ed 30 anni possono vivere un’esperienza incredibile nell’ambito di un programma studiato ed organizzato ad hoc per loro. Il Rotaract e l’Interact offrono ai giovani l’opportunità di prestare il loro

12 PAUL

servizio nell’ambito della comunità in cui vivono o all’estero. Con lo scambio giovani esplorano nuove culture, con i Ryla acquistano nuove doti che li aiuteranno ad avere successo come futuri leader della comunità. In più il Rotary ha una lunga tradizione di promozione della comprensione internazionale attraverso l’istruzione, grazie ai programmi educativi.

Il Rotaract E’ l’associazione di giovani tra i 18 ed i 30 anni dediti al volontariato e non solo. Ogni club è sponsorizzato dal club Rotary. Nato nel 1968 oggi il Rotaract conta oltre 8.400 club presenti in 170 paesi per un totale di circa 200.000 soci. I soci rotariani del Club padrino sono di pungolo e stimolo per la


formazione in ambito rotariano ma anche culturale e professionale per i giovani del Rotaract. Questi ragazzi hanno così la possibilità di iniziare ad entrare in contatto con un mondo adulto fatto di eccellenze rappresentative del mondo lavorativo e professionale. L’Interact Vi aderiscono i giovani tra i 12 ed 18 anni, ogni club è sponsorizzato da un Rotary che fornisce consulenza e supervisione, è autonomo anche dal punto di vista finanziario. I soci provengono spesso da un’unica scuola e più scuole vicine. Ogni anno il club deve portare a termine almeno due progetti di servizio. L’adesione al club interact come a quello rotarat favorisce lo sviluppo delle capacità di leadership, il valore del service, il senso della responsabilità personale ed il valore del lavoro. Nel mondo ci sono 10.700 club diffusi in 109 Paesi cui aderiscono circa 200.000 ragazzi.

PAUL 13


Lo scambio giovani E’ attivo da oltre 75 anni a dimostrazione di come sin dagli albori il Rotary creda nella formazione in ottica internazionale dei giovani. In tanti anni lo scambio giovani del Rotary ha toccato più di 80 Paesi coinvolgendo decine di migliaia di giovani. Quest’anno sono 8.000 i ragazzi che stanno usufruendo di questo meraviglioso programma che li mette in condizione di imparare una nuova lingua e soprattutto di entrare in contatto con nuove realtà arricchendo così il patrimonio culturale, umano e professionale base per divenire un’eccellenza.

Il Ryla L’acronimo sta per Youth Leadership Award. Il programma fornisce a ragazzi dai 14 ai 18 anni e a giovani tra i 19 ed i 30 anni la possibilità di sviluppare le qualità di leadership, il senso di responsabilità civica e la crescita personale dal momento che costituisce un momento di crescita professionale organizzato dai Rotary Club proprio in funzione delle esigenze dei più giovani. Si tratta di seminari di studio di durata variabile (1-3 giorni) in cui i giovani si trovano in una full immersion formativa nei più svariati settori professionali e/o imprenditoriali. Il Rotary International suggerisce ai Club di approfondire i seguenti temi: principi della leadership, l’etica della leadership, l’importanza della comunicazione, la risoluzione dei conflitti e la me14 PAUL

diazione, il Rotary ed il suo operato.

Le borse di studio Il programma di borse di studio degli ambasciatori è iniziato nel 1947 e terminerà proprio quest’anno per assumere una nuova veste. Da allora sono state assegnate borse di studio per un totale di 532 milioni di dollari che hanno messo nelle condizioni 41.000 uomini e donne di vivere per un anno all’estero un’esperienza di studio e di vita estremamente formativa. Durante la permanenza all’estero i borsisti fungono da Ambasciatori per la pace nel Paese in cui si sono recati, fanno presentazioni che riguardano la propria cultura presso il Rotary club “ospitante”. Al loro rientro i borsisti condividono con i rotariani l’esperienza vissuta che ha permesso loro di conoscere in modo approfondito la cultura del Paese che li ha ospitati.

Di Igniazio Raimondo


PAUL INTERVISTA

“HEADHUNTER” cacciatore di teste, selezionatore per conto delle aziende di uomini e donne cui offrire un posto di lavoro. E’ la specializzazione di LORENZO SARTORELLI partner dello studio Frezzaepartner...Il suo è un punto di vista privilegiato che getta una luce particolare su questo mondo utile soprattutto per i più giovani...

16 PAUL


[ Il mondo del lavoro ] VISIONE, MOTIVAZIONE ED EDUCAZIONE

Sono queste alcune delle componenti più importanti per avere chances nella ricerca di occupazione. Parola di cacciatore di teste.

I

l suo è un punto di vista privilegiato che getta una luce particolare su questo mondo utile soprattutto per i più giovani... In un mondo del lavoro che offre poche opportunità è un privilegio poter raccogliere da chi di mestiere fa il “cacciatore di teste” per le aziende tentare di capire in quale direzione va il mondo del lavoro. Nella Sua professione di Head Hunter nel mondo della sanità e farmaceutica (ma non solo) quali ritiene siano i profili oggi più richiesti dal mercato? Il mondo delle aziende farmaceutiche in Italia sta attraversando, in questi anni, una fase di profonda ristrutturazione. Diversi fenomeni hanno ridotto i margini delle industrie farmaceutiche in modo significativo e hanno portato al drastico ridimensionamento di una professione, quella dell’informatore scien-

tifico del farmaco dedicato ai medici di base (e delle relative strutture di capi area, sales mangers, ecc), che aveva dato lavoro a moltissimi laureati nelle discipline scientifiche. E’ rimasta in piedi la figura dell’informatore specialista, quello che si interfaccia con le specializzazioni ospedaliere con farmaci di origine biotecnologica, figura basata su una profonda conoscenza del farmaco associata ad una capacità di costruire relazioni efficaci con gli utilizzatori ( di solito i primari ospedalieri) fino a diventare per loro un riferimento e un anello di collegamento con le strutture aziendali che possono fornire consulenze specifiche. La regionalizzazione ha spinto molte aziende a creare la figura del “market access”, una professione nuova che deve facilitare l’incontro da domanda regionale, legata alle scelte locali in termini di prontuari terapeutici, alle politiche di acquisto, ecc all’offerta aziendale; è una professione che non esisteva sino a qualche anno fa e che si sta

costruendo sulla base di esperienze precedenti anche eterogenee, che includono l’area commerciale, quella del regolatorio (l’insieme di norme che regolano l’immissione di un farmaco sul mercato) o quella delle relazioni pubbliche ma che relegano la competenza scientifica su un secondo piano Oltre alle figure di vertice, in quest’area dell’organizzazione aziendale sono nate le posizioni, più operative, dei “regional area manager” o dei “key accounts”, comunque sostanzialmente diverse da quelle degli informatori. Al di fuori del farmaceutico, per rispondere alla sua domanda, la mia impressione è che ci si limiti a sostituire professionalità che lasciano l’azienda ma dopo aver ben guardato se non vi siano candidati interni disponibili per competenze ed esperienza maturata; molte delle nuove “professioni” che si sono create con l’avvento delle nuove tecnologie, penso a tutto ciò che ruota intorno al “web”, hanno finito per rappresentare un’offerta di “servizio ester-

PAUL 17


no” più che funzioni inserite nelle strutture aziendali e quindi oggetto di ricerche da parte di head hunters. Un caso interessante è invece quello dei “Responsabili della comunicazione interna”, figura affermatasi di recente nelle medie e grandi aziende, che si stanno un po’ inventando il loro lavoro. In questo caso le tecnologie mettono a disposizione canali di comunicazione rapidissimi, di fatto senza limiti alla quantità di informazione distribuibile, potenzialmente interattivi. Questi sistemi vanno a sostituire quello che in passato era un importante ruolo delegato ai capi a i vari livelli, con i vantaggi di cui dicevo sopra, rapidità, quantità, uniformità, ma anche con l’effetto di togliere loro la funzione di “portavoce” della società nei confronti dei propri collaboratori. Direi che sul bilanciamento di questi equilibri si gioca l’efficacia del “Responsabile della comunicazione interna”. Una volta che un candidato risponda per conoscenze ed esperienze, preparazione etc cos’è che fa la differenza, che fa vincere il posto ad un candidato piuttosto che ad un altro? Direi prima di tutto, che dipende dal tipo di azienda in cui si deve inserire la persona e distinguerei tra aziende imprenditoriali private con un “decision making” di solito verticistico, ad aziende multinazionali, più inclini alla managerialità e ad un decision making condiviso, ad aziende pubbliche dove sono presenti altri meccanismi operativi. wSe restiamo nell campo delle aziende multinazionali, senz’altro le sue “caratteristiche personali”, in particolare le sue capacità di leadership da un lato e di saper lavorare “in gruppo” da un altro. Tra le “ capacità di leadership” direi, con una frase che può apparire banale, il “sapere dove andare”. In mercati in continuo cambiamento è vitale guardare avanti, interpretare, dai segnali disponibili, come sarà il futuro e preparare l’organizzazione a farvi fronte. Occorre poi saper comunicare questa “visione” e saper “mobilitare le risorse” verso gli 18 PAUL

obiettivi. Questi tre macro aspetti (visione, comunicazione e mobilitazione) sottintendono capacità manageriali di diverso tipo che si affinano con l’esperienza, che è fatta di tempo ma anche di “contesti giusti”in cui maturarle (non tutte le aziende sono uguali). Alla leadership si aggiunge però anche la capacità di lavorare con gli altri in modo efficace, considerando gli obiettivi aziendali come qualcosa da costruire insieme come somma degli obiettivi delle singole funzioni. Quanto contano le esperienze pregresse, voglio dire ...le aziende oggi cercano maggiormente i giovani per la facilità loro riservata di inserirsi contrattualmente o ha ancora il suo peso l’esperienza? Dipende molto dalle posizioni. In un mondo che cambia, talvolta l’esperienza pregressa può essere di ostacolo più che di aiuto. L’evoluzione delle tecnologie favorisce certamente i giovani, che sono nati e cresciuti con esse, rispetto a generazioni che fanno fatica a ragionare con riferimento ad un mondo digitale e interattivo. E’ un po’ la situazione dei politici tradizionali che devono confrontarsi con un M5S che semplicemente attraverso il web sembra aver messo insieme in poco tempo una percentuale significativa di elettori…Tuttavia esistono ancora posizioni per le quali l’esperienza è imprescindibile: per tornare agli esempi del mondo farmaceutico, un informatore specialista deve aver accumulato nel tempo competenze e relazioni, chi si occupa di tecnology transfer deve averlo fatto varie volte in precedenza e aver imparato a risolvere i problemi connessi, un responsabile dell’amministrazione deve dimostrate di aver redatto bilanci, di conoscere gli aspetti fiscali, aver magari gestito ispezioni della “guardia di finanza”; chi è responsabile delle Risorse Umane deve aver gestito riorganizzazioni, negoziazioni, le funzioni di formazione e sviluppo, quelle di compensation ecc. Si parla spesso di internazionalizzazione e ne-


cessaria predisposizione alla dinamicità e flessibilità, quanto conta la conoscenza delle lingue straniere e magari le esperienze all’estero. Direi che la conoscenza della linguainglese è ormai un “must”, fatta forse eccezione per alcuni (non tutti) i mondi del settore pubblico. La ovvia ragione sta nella globalizzazione dei mercati. Anche in una fase di crisi profonda dei mercati “maturi” come quelli europei, sopravvivono ( e anche bene) quelli che hanno un mercato internazionale e che compensano i down turn di un’area con le crescite di un’altra. Per internazionalizzarsi occorre quella dinamicità e flessibilità di cui mi chiedeva. Flessibilità che credo sia prima di tutto “mentale”: occorre prendere atto che le culture non sono tutte uguali, occorre saperle capire e adattare ad esse il proprio ragionamento. Questo fatto segna il passaggio da “esportatore” di prodotto e cultura locale a “player internazionale” e poi “globale”. L’altro aspetto della dinamicità e flessibilità è legata allo spostamento fisico: l’accettare di andare a vivere lontano dal luogo di origine in funzione del lavoro e della crescita professionale. Su questo gli italiani (ma sono in buona compagnia) sono abbastanza restii e se accettano di spostarsi lo fanno su base di pendolarismo ma evitando di spostare la famiglia. E questo, alla lunga, si rivela difficilmente sostenibile. Da ipotetico ma probabile piazzatore/collocatore di uomini e donne nel mercato del lavoro, quali crede siano le armi migliori che un giovane deve esibire in sede di colloquio...... e cosa deve necessariamente essere presente nel suo C.V.

Tendenzialmente il nostro lavoro è concentrato su posizioni organizzative di livello elevato, dirigenti, direttori o Amministratori Delegati per intenderci, in ambito di aziende multinazionali. Tuttavia, se dovessi dare un suggerimento ai giovani, in relazione al mondo che conosciamo meglio, direi loro che occorre dimostrino di aver “guidato” la loro crescita, stabilendosi un percorso e realizzandolo, facendo bene in quello in cui ci si è “cimentati”: bene negli studi, tempi e votazioni; bene nello sport, o nelle attività sociali, o nella musica se ha dedicato una parte importante del suo tempo a questa attività. Buona conoscenza della lingua inglese. Iniziative per fare esperienze di lavoro durante gli studi attraverso gli stages. Capacità di risolvere problemi, di collaborare con altri, di avere iniziativa, di comprendere quello che sta accadendo nel mondo, di essere propositivi, flessibili, curiosi, in certi casi innovativi e predisposti ad accettare e gestire il cambiamento, sono tutti aspetti che aiutano a dare di sé una buona impressione. “Last but non least”, essere “educato”….In fase di colloquio è importante la capacità di comunicare, di “raccontarsi” in modo sintetico, rispondendo in modo onesto e trasparente (anche ammettendo alcune “incompetenze”: quello che conta è la capacità di imparare). Una cosa poi che molti giovani dimenticano è di mostrarsi interessato all’azienda e al possibile lavoro offerto. Troppo spesso si comportano come all’esame all’università per cui “vado bene se rispondo bene”. In sede di colloquio si possono (e si devono ) fare domande sul contenuto di lavoro e sull’azienda e per queste occorre prepararsi in anticipo e… la domanda sullo stipendio è l’ultima da fare!. Di Igniazio Raimondo PAUL 19


PAUL INTERVISTA Una lunga esperienza nel mondo delle ricerche di mercato poi il salto e la formazione continua nello specifico settore delle community sul web. Ciò nel costante tentativo di comprendere le esigenze dei consumatori ed anticiparne le tendenze; è il lavoro di FEDERICO CAPECI della 2 punto zero research. Ospite relatore ad una conviviale del Rotary Roma Est è l’interlocutore ideale per approfondire il mondo di internet, le sue professioni, i suoi segreti.

22 PAUL


[ Formazione e comunicazione ] COMPRENDERE PER VINCERE

Così come le aziende per vendere devono capire le esigenze del pubblico, allo stesso modo i giovani per emergere devono capire chi sono e perseguire l’obiettivo.

I

nternet, il suo mondo soprattutto le sue community non hanno segreti per Lei, può provare a spiegare (anche a chi sa poco del web) qual’è il suo mestiere e svelare il perché le community sul web rappresentino un’occasione per chi vuole conoscere e trarre beneficio da tale conoscenza? Potrei definirmi un market researcher di nuova generazione. Più nel concreto, mi occupo di ricerche di mercato per il marketing e la comunicazione di impresa, utilizzando nuove tecniche e soprattutto gli strumenti digitali. Quindi, in sostanza, se un’azienda  - o anche una persona – mi contatta è per comprendere come poter usare il web per capire il proprio consumatore, per comunicargli messaggi rilevanti, o per dialogare con esso, farlo partecipare ai processi aziendali

e, ovviamente, sviluppare il business. È un nuovo modo di pensare al marketing e un nuovo paradigma di agire, che crea nuove professioni come la mia. Nei social network, nei blog, nei forum, nelle community, infatti, i consumatori non solo sono presenti, lì pronti ad essere “colpiti” (come si diceva un tempo … e ahimè ancora oggi, spesso), ma sempre più spesso sono disponibili ad una nuova relazione con ibrand, che parte dal voler contribuire in prima persona al dialogo, fino a creare anche prodotti insieme all’aziende. Questo, come potete capire, cambia di molto le regole del gioco e i parametri di relazione tra azienda e consumatore.   Come si diventa esperti e professionisti di brand community...? Studiando molto, riferendosi ai contesti internazionali più evoluti, e con tanta pratica, poiché le cose

PAUL 23


cambiano in fretta e molto è ancora da scrivere: modelli interpretativi e frames con cui muoversi non sono ancora tutti totalmente condivisi e “cristallizzati”. Per questo occorre provare e far tesoro delle esperienze, cercando di teorizzare ed astrarre i concetti di base per definire le regole di agire.   Come e quanto è cambiato il mercato dei consumatori e quindi del marketing/advertising negli ultimi 20 anni? A dire il vero, secondo me, i consumatori e i mercati non sono cambiati più di tanto. Hanno le loro necessità, i bisogni da scoprire, le opportunità da scovare come tanti anni fa… si è vero, hanno più devices in mano, sono più informati, più istruiti, etc ma non mi dite che fare marketing nel Novecento era molto più semplice. E’ vero, comunque, che le modalità con cui ci si deve relazionare con loro sono cambiate: le attività di marketing sono diventate più frenetiche, veloci, complesse per la moltitudine di canali e strumenti che oggi abbiamo in mano. Forse, quindi, è diventato più difficile sapersi destreggiare tra le diverse possibilità di contatto e mktg offerte dal digitale. E’ diventato più difficile conoscere di volta in volta uno strumento nuovo, diverso, evolutivo rispetto a pochissimo tempo prima. Questo si. Per questo occorre studiare, approfondire, a volte sbagliare… ma capire, innanzitutto, ruoli e plus degli strumenti.   Perchè ha deciso di entrare in questo settore, c’è anche un motivo “passionale”? Non saprei dirlo, sinceramente. Lavoravo per una grande azienda multinazionale e ad un certo punto il mio capo diede le dimissioni, pensando a me come sostituto. Purtroppo i vertici invece ritennero che fossi troppo giovane per quel ruolo. Allora decisi di lasciare l’azienda e di cercare altre

24 PAUL

strade, forse più idonee a me e alla mia voglia di fare, al di là dell’età anagrafica di quel momento… qui incontrai il web e iniziai la mia carriera in questo ambito, di certo molto poco formale e molto più aperto all’innovazione di altri. Una volta dentro, e superate le prime difficoltà di dover inventare tutto da zero e di dover capire il glossario tecnico che mi mancava, ho trovato le soddisfazioni che cercavo, appassionandomi sì ogni giorno di più. La passione, per me, è sinonimo di creatività, innovazione, scoperta… a volte anche un po’ di rischio.    L’ascesa del pubblico fruitore della rete è data per inarrestabile ? ..., un pubblico giovane ed in quanto tale dinamico e quindi interessante per chi?........è ricco?...   Ovviamente si, anche se in Italia ci scontriamo con problemi molto gravi di diffusione strutturale della banda larga. Ancora metà della popolazione italiana non è connessa ad Internet: tra questi ci sono le generazioni più senior, è vero, ma anche le persone che non sono raggiunte dal segnale. Questo è per me non accettabile e anche, ammetto, poco comprensibile. Anche il profilo sta cambiando molto ed è vero che tutti i giovani sono oramai online, ma la fascia di età più rappresentata nel web è quella che ha tra i 35 e i 45 anni. Sono tante oggi le persone che si trovano in rete, non più solo giovani, anche se sono loro a tirare le innovazioni, spesso. Hanno un profilo più alto dell’altra metà della popolazione off-line, sono molto interessanti per le aziende, anche se spesso difficili da soddisfare e poco fedeli. Cosa è cambiato nel suo lavoro rispetto a dieci anni fa.... Tutto. Se prima dovevamo chiamare e chiedere alle persone di partecipare alle interviste, oggi molte

delle informazioni utili per capire i consumatori e le opportunità di comunicazione le troviamo in rete, disponibili nei forum, blog, social network. Le persone parlano di sé online, raccontando chi sono, cosa amano, cosa odiano, perché scelgono un prodotto o di cosa sono insoddisfatti. Non dico che sia facile capire tutto questo, poiché un conto è leggere un post e riportarlo alle aziende, un altro conto è capirne le motivazioni e darne una lettura approfondita e mirata. Però questo è il vero grande cambiamento nel nostro lavoro: la ricerca si fa bottom-up. Ma c’è di più: non solo


osservazione, ma anche coinvolgimento: oggi si possono coinvolgere i consumatori e dare loro un ruolo attivo nei processi di costruzione di marca e comunicazione. Non sono più tutti solo soggetti passivi delle nostre comunicazioni e dei nostri prodotti, ma possono intervenire attivamente e aiutarci a creare cose insieme. Questa è la vera rivoluzione del mio lavoro: avere a disposizione la voglia del consumatore di scrivere insieme i propri prodotti e comunicazioni, in modo che siano davvero attinenti ai suoi bisogni e desideri.

Quale consiglio darebbe ad un giovane perchè possa al più presto trovare un’occupazione?

  La cosa più importante che un giovane deve, a mio avviso, avere per fare qualsiasi cosa è la consapevolezza. Sapere chi si è, quali i propri valori e quali i punti di debolezza, in modo serio e sereno, è cruciale per poter progettare il proprio futuro. E una volta capito se stesso, il consiglio migliore che posso dare è: provaci! Anzi, non solo provaci, perché si può sbagliare e si può non racco-

gliere subito: provaci, riprovaci, credici. La strada per il successo oggi passa dall’imprenditorialità, nello spirito, nella voglia di fare e di mettersi in gioco, anche se si è dipendenti a tempo indeterminato, anche se il proprio capo è più anziano di due generazioni e farà fatica a capire.

Di Ignazio Raimondo Foto di Claudio Raimondo

PAUL 25


PAUL INTERVISTA

E’ il direttore didattico dell’istituto Quasar di Roma, una struttura di ricerca e di formazione orientata allo studio ed alla progettazione dell’ambiente, degli oggetti e delle nuove forme comunicative.

26 PAUL


[ Il mondo del lavoro ] GRINTA E CAPACITÁ DI PROPORSI

Sono queste le componenti che non devono mancare nei giovani che vogliono emergere nel mondo del lavoro.

I

n poche parole l’Architetto Luca Leonori, docente universitario, è tra gli interlocutori più validi per capire in che direzione va la formazione professionale se vuole offrire ai giovani più possibilità d’inserimento nel mondo del lavoro. E ciò soprattutto perché l’istituto che dirige forma quelli che in teoria sono i professionisti più ricercati oggi dal mercato: grafici, designer, web designer, habitat designer, interior designer, esperti in ipergrafica etc. Professore, dopo tanti anni di insegnamento sia all’Università che nella struttura privata che dirige come ha visto cambiare i giovani ed è cambiato il modo di insegnare? “I giovani oggi sono chiamati a reagire in modo molto pronto ed energico perché a differenza di quanto avveniva solo qualche anno fa la

nostra società è in crisi e non mi riferisco solo ai problemi epocali di tipo economico. Credo che si stia vivendo quasi un livello di oscurantismo del sapere, è come fossimo tornati al medioevo. In tale contesto diventa fondamentale per i giovani ricercare, con tenacia e con forza, la migliore preparazione possibile per affrontare con più armi possibile un mondo così difficile e così chiuso all’inserimento professionale. Per quanto riguarda le modalità di insegnamento devo dire che almeno personalmente non ho apportato, in quasi trent’anni di insegnamento, grandi cambiamenti. Forse questa è una mia lacuna ma il verificare quotidianamente l’interessamento dei discenti alle lezioni svolte a braccio dimostra quanto sia importante arrivare ad intrigare e quasi a divertire , voglio dire che può non cambiare l’approccio, l’importante è raggiungere l’obiettivo di ottenere riscontro e feedback. Certo devo constatare come in questi ultimi anni i giova-

PAUL 27


ni mostrino una curiosità culturale minore rispetto a prima, credo però che questo vada attribuito ad una formazione scolastica sempre meno più lacunosa. Qual’è la qualità del materiale umano su cui vi trovate a lavorare e quali i limiti maggiori che i giovani professionisti del

28 PAUL

futuro presentano? “Dipende molto dai diversi corsi cui i ragazzi si iscrivono. Quelli triennali presentano degli studenti molto interessati e motivati, quelli annuali un po’ meno, ma naturalmente questa come tutte le semplificazione presenta molti limiti. Quanto alle criticità credo che il

problema maggiore legato alla possibilità di trovare un’occupazione sia dovuto a problemi di linguaggio, di vocabolario, di capacità espressive, di errori di ortografia, tutto ciò si nota molto, troppo direi.” Per citare un successo di Gianni Morandi, ed in tempi di festival di San Remo ci sta bene,


“Uno su mille ce la fa”, cos’ha in più degli altri quello che ce la fa? “Sicuramente la grinta, la tenacia, la volontà di emergere che spesso spinge molti studenti, bravi e talentuosi, cui certo non manca la preparazione ad inventarsi nuovi modi di proporsi per emergere. A tal propo-

sito potrei citare molti casi di nostri studenti che hanno trovato presto la loro strada in autonomia magari associandosi con altri giovani e proponendosi con successo in questo duro mondo del lavoro. Ecco credo proprio che faccia la differenza la capacità di proporsi, di presentarsi con abilità ed educazione, una capacità che comunque non può superare il

limite invalicabile della mancanza di talento e di preparazione che quindi devono essere superate con attenzione e pervicacia grazie a scuole serie ed a percorsi formativi confacenti alle proprie caratteristiche ed alle possibilità di apprendimento. Di Giorgia Cingolani

PAUL 29



Paul_Rotary_Magazine