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AMBIENTE

MENSILE - TECNOLOGIE AMBIENTALI PER L’INDUSTRIA E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE -

ANNO XXVIII NOVEMBRE 2017

N8


SOMMARIO BIOMASSE & BIOGAS

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PANORAMA

Il metano da qualunque rifiuto

DEPURAZIONE La bonifica alternativa

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La combinazione di gassificazione e conversione catalitica per qualunque scarto contenente composti del carbonio

Il biometano dalla forsu

Un processo rapido, di facile esecuzione e di costo contenuto per la decontaminazione dei suoli da prodotti derivati dal petrolio

Un aiuto dai batteri

10 MACCHINE & STRUMENTAZIONE

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14

Quattro le opzioni di trattamento, ma la più efficace è l’impiego di carbone attivo granulare

Il decantatore Comby 10

Il controllo automatico dei depuratori

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Compatto, modulare e interamente in vetroresina, trova applicazione negli impianti chimico-fisici che devono trattare molti mc/h di reflui flocculati

Gli analizzatori di ossigeno Zirkor

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SPECIALE “PRONTO INTERVENTO AMBIENTALE”

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RETI IDRICHE

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2

Uno strumento misura in continuo l’idrogeno solforato gassoso, inviando un segnale all’unità di controllo

RIFIUTI 22

Acqua: un settore su cui investire

Come valorizzare i vecchi pneumatici in modo da rendere il loro riciclo economicamente conveniente

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ECOTECH

80

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Semplice, versatile, affidabile, prestazionale. Queste, in sintesi le peculiarità del separatore Mistral+

La separazione rivoluzionaria

MARKET DIRECTORY

26

Un processo per la produzione di gas naturale di sintesi (SNG) e biodiesel partendo dai rifiuti di potatura dell’olivo e dalle sanse

Una macchina al servizio delle 3R

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HITE CH

La valorizzazione di scarti oleari

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FOCUS “DRONI PER L’AMBIENTE”

L’H S in fognatura

Risorse utili dai PFU

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Un settore difficile in cui spesso gli obiettivi sono contrastanti e le dinamiche di processo sono non lineari e variabili nel tempo

Dai biofiltri di torba granulare ai biotrickling filter con gusci di conchiglie, fino alla tecnologia CrumRubber per trattare l’H2S

I perfluorati nell’acqua potabile

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In costruzione un impianto di upgrading del biogas con tecnologia Valopur, flessibile, affidabile e di semplice gestione

L’uso di Ecosana L è di enorme importanza per la gestione di un impianto di depurazione tradizionale con pre-denitro

Il controllo delle emissioni

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AMBIENTE

Vi aspetta a Rimini dal 7 all’10 Novembre 32

Padiglione D1 - Stand 090 (Pubblindustria Srl)

GLI INDIRIZZI DELLE AZIENDE CITATE SONO A PAG. 82 Hi-Tech Ambiente

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panorama SCENAri E tECNoLoGiE

La decarbonizzazione in Italia

Due interessanti pubblicazioni sono state di recente elaborate nell’ambito del tavolo tecnico sulla decarbonizzazione dell’economia, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con il coinvolgimento di oltre 70 rappresentanti di istituzioni pubbliche centrali e locali, università ed enti di ricerca impegnati sul fronte del cambiamento climatico e della pianificazione energetica. i due volumi sono: “il catalogo

delle tecnologie energetiche”, a cura di Enea e Cnr, e “Scenari di sviluppo del sistema energetico nazionale”, a cura di rSE e Politecnico di Milano. i due volumi, disponibili online, delineano gli strumenti per orientare politiche e investimenti nazionali verso tecnologie e sistemi di produzione low-carbon che permettano all’italia di centrare gli obiettivi fissati dal pacchetto UE Clima-Energia 2030.

“il catalogo delle tecnologie energetiche”, a cura di Enea e Cnr, raccoglie le più avanzate soluzioni per la decarbonizzazione sotto forma di un database open source suddiviso per macro-aree (fonti tradizionali, rinnovabili, efficienza energetica negli usi finali e sistemi cogenerativi e di accumulo). Fornisce informazioni puntuali sull’impatto economico e ambientale delle tecnologie (comprese quelle emergenti ma ad alta potenzialità a lungo termine), la loro applicazione per industria, trasporti e settore civile e le best practice sia a livello nazionale che internazionale. “Scenari di sviluppo del sistema energetico nazionale”, a cura di rSE e Politecnico di Milano, illustra i modelli di riferimento per la pianificazione delle politiche

su clima ed energia, valutandone il potenziale impatto sul sistema energetico, ambientale ed economico, con analisi di dettaglio sul settore elettrico. Gli stessi modelli sono stati utilizzati per elaborare lo Scenario energetico ed emissivo di riferimento preso in considerazione nella nuova Strategia Energetica Nazionale, che evidenzia che per raggiungere gli obiettivi Ue al 2030 è necessario integrare le attuali politiche con ulteriori misure di sostegno.

I CONTRIBUTI LIFE 2016 Sono stati resi noti dalla Commissione europea i risultati ufficiali della selezione delle proposte presentate per il programma Life per l’anno 2016. Su un totale di 139 progetti selezionati in Europa, 31 sono italiani, a cui andranno 50,1 milioni di euro di contributo comunitario a fronte di un investimento complessivo pari a 83 milioni di euro: Le proposte italiane che hanno ottenuto il finanziamento sono così ripartite: - Life Natura e Biodiversità con 5 progetti e 13,8 mln di euro di contributo EU, su 19,3 mln di euro di investimento complessivo; Life Ambiente ed uso effi-

ciente delle risorse con 18 progetti e 25,7 mln di euro di contributo EU, su 45,5 mln di euro di investimento complessivo; Life Governance ed informazione in materia di ambiente con 4 progetti e 3,5 mln di euro di contributo EU, su 6 mln di euro di investimento complessivo; Life Adattamento ai cambiamenti climatici con 3 progetti e 5,2 mln di euro di contributo EU, su 9,3 mln di euro di investimento complessivo; Life Mitigazione dei cambiamenti climatici con 1 progetto e 1,6 mln di euro di contributo EU, su 2,9 mln di euro di investimento complessivo.

Hi-Tech Ambiente

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NUovo ECoCoNtriBUto

WAStE viSUAL ELEMENtS

La carta a 10 euro/ton I cassonetti tutti uguali A partire dal 1 gennaio 2018 entrerà in vigore il nuovo contributo ambientale per gli imballaggi di carta e cartone, che passa da 4 a 10 euro a tonnellata, al fine di mantenere l’equilibrio tra ricavi e costi derivanti dall’adempimento dell’accordo Anci-Conai 2014-2019, che prevede un corrispettivo per la raccolta degli imballaggi da versare ai Comuni. Nonostante l’adeguamento, dopo una serie di rilevanti riduzioni nel decennio passato, il contributo ambientale per carta e cartone versato dagli utilizzatori a Comieco rimane attualmente il più basso in Europa. Questo aumento si è reso necessario per garantire ai 5.519 Comuni italiani in convenzione (con la copertura dell’80% della popolazione) le risorse utili a finanziare la raccolta differenziata di carta e cartone in modo costante ed entro i termini di pagamento previsti. il sistema funziona e i numeri ne sono la prova: in un ventennio sono oltre 1,4 i miliardi di

euro corrisposti ai Comuni in convenzione (102 milioni di euro solo nel 2016) per l’avvio a riciclo di oltre 28 milioni di tonnellate di carta e cartone. Dall'entrata in vigore del decreto ronchi (D. Lgs. 22/97), l’italia del riciclo di carta e cartone ha compiuto importanti passi avanti: in quasi 20 anni i volumi di carta e cartone raccolti sono più che triplicati, passando da 1 a oltre 3 milioni di tonnellate annue, riuscendo a sottrarre allo smaltimento in discarica più di 45 milioni di tonnellate di rifiuti cellulosici e raggiungendo pienamente gli obiettivi di recupero e riciclo previsti dalla normativa europea.

Prossimamente forme, colori, scritte e icone dei cassonetti per la raccolta differenziata saranno uguali in tutta italia, grazie alla nuova norma dell'Ente italiano di normazione (UNi 11686) sui Waste visual Elements, ossia gli elementi visivi identificativi dei contenitori dei rifiuti. L'italia è la prima in Europa a dotarsi di questa norma che renderà sicuramente più semplice per chiunque, in qualunque luogo del Paese si trovi, capire immediatamente dove gettare plastica, vetro, carta, metalli, organico oppure in-

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differenziato. Fino ad ora, al contrario, ogni Comune è stato libero di scegliere a propria discrezione: difatti, se il cassonetto verde accoglie a roma i rifiuti indifferenziati, a Milano e Napoli accoglie il vetro; se il multimateriale a roma viene conferito nei cassonetti blu, a Napoli col blu si identifica l’indifferenziato, mentre a Milano nessun contenitore ha colore blu. Grazie a questa riqualificazione, quindi, l’UE spinge a migliorare la purezza dei materiali conferiti, a tutto vantaggio del reale recupero di materia.


I 20 anni di Ricrea Dall’acciaio all’acciaio

Una perfetta storia di economia circolare, come dimostrano i numeri e i risultati raggiunti, ma anche le sfide del futuro Scatole, barattoli, bombolette aerosol, latte, fusti e secchielli, tappi e coperchi: gli imballaggi in acciaio sono da vent’anni protagonisti di un modello virtuoso in cui si riutilizzano continuamente senza creare rifiuti e risparmiando energia, con importanti benefici ambientali e socio-economici. Dal 1997 ad oggi l’italia ha avviato a riciclo complessivamente 5,6 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio, un quantitativo sufficiente per realizzare le carrozze di un treno lungo da roma a Parigi composto da 50.700 vagoni, o 56.300 km di binari ferroviari, pari ad oltre il doppio dell’intera linea ferroviaria italiana. Grazie all’acciaio recuperato dagli imballaggi dal 2005 nel nostro Paese si è ottenuto così un risparmio di 3 mln di ton di materia prima pari al peso di 8.000 Frecciarossa per un valore di 350 mln di euro, e si sono evitate inoltre 4 mln di ton di emissioni di gas serra, pari a quelle generate in un

anno da circa 1 mln di auto con percorrenza media annua di 20.000 km. <<in 20 anni di attività abbiamo fatto molta strada - spiega Domenico rinaldini, presidente ricrea - e con il Consorzio in italia è cresciuto il tasso di avvio a riciclo degli imballaggi in acciaio. Già dal 2002 abbiamo superato l’obiettivo del 50% dell’immesso al consumo fissato dalla direttiva europea per il 2008, e dal 2009 ci siamo attestati su valori superiori al 70%, fino a raggiungere lo scorso anno quota 77,5%. A livello europeo siamo un’eccellenza, e guardiamo al futuro ponendoci nuovi obiettivi, accettando fino in fondo la sfida della circular economy>>. ricrea, sotto la supervisione e l’indirizzo di Conai, ha l’obiettivo di favorire la raccolta, il riuso e l’avvio a riciclo di tutti i rifiuti di imballaggio in acciaio, collaborando con tutti gli attori della filiera: dai cittadini ai Comuni ai loro delegati, alle piattaforme di selezione, per arrivare agli opera-

tori del rottame ed infine alle acciaierie e fonderie. oggi il Consorzio conta 281 consorziati e un vasto numero di operatori distribuiti sull’intero territorio nazionale. <<Anche grazie all’attività di ricrea, siamo passati in 20 anni dall’avvio a riciclo di 190.000 tonnellate di rifiuti di imballaggio a oltre 4 mln, con un tasso di riciclo che ha toccato nel 2016 il 67,1% - commenta Giorgio Quagliuolo, presidente di Conai - si tratta di numeri particolarmente significativi, che hanno reso l’italia una vera e propria best practice europea, e che fungono da base importante di partenza per il conseguimento degli obiettivi europei al 2025 e 2030 oggi in discussione>>. in 20 anni di attività, il Consorzio ha dato vita ad una rete di convenzioni e accordi estesi in tutta italia. oggi sono attive 376 convenzioni per un totale di 5.621 Comuni coinvolti, il 70% dei Comuni italiani. È cresciuta anche la quota della popolazione servita,

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che nel 2016 supera l’80%, ed è migliorata in modo significativo la copertura territoriale, in particolare al Sud. <<La gestione dei rifiuti urbani in italia è profondamente cambiata da vent’anni a oggi - spiega Edo ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - con l'80% dei rifiuti urbani che prima del 1997 finivano in discarica, contro l'attuale 26%. il Consorzio ricrea è stato capace di fare tutto questo assicurando il riciclo di tutti i rifiuti di imballaggio in acciaio raccolti in acciaierie e fonderie in italia, ma per sviluppare ulteriormente l’economia circolare del settore e perseguire gli obiettivi europei di riciclo proposti al 2030, oltre ad aumentare la parte riutilizzabile e riutilizzata di tali imballaggi, occorrerà migliorare ancora di più la qualità delle raccolte ed anche dei pretrattamenti, per ridurre gli scarti e aumentare il riciclo effettivo nelle acciaierie>>.


DEPURAZIONE A C Q U A

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A R I A

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S U O L O

La bonifica alternativa Progetto SORBENT-DEMO

Un processo rapido, di facile esecuzione e di costo contenuto per la decontaminazione dei suoli da prodotti derivati dal petrolio in Europa esistono migliaia di siti contaminati a causa di precedenti attività umane, come basi militari, raffinerie, industrie chimiche, depositi di prodotti del petrolio, discariche più o meno autorizzate, ecc. La Commissione Europea considera la bonifica dei siti contaminati come una delle massime priorità della politica ambientale europea, e attualmente il mercato europeo delle bonifiche vale 5,4 miliardi di euro. Le tecnologie di bonifica oggi utilizzate sono spesso costose e lente nel conseguire i risultati desiderati, per cui rimane aperto il problema di trovare nuove tecnologie che siano rapide, efficaci e poco costose. Considerando che la maggior parte dei siti contaminati presenta una dispersione nel terreno di prodotti derivati dal petrolio, il progetto europeo SorBENt-DEMo si è proposto di mettere a punto un processo di bonifica applicabile a tutti i prodotti di questo tipo (compreso lo stesso petrolio grezzo), e che risulti rapido, di facile esecuzione e di costo contenuto. il processo collaudato nel corso del progetto si articola in 3 stadi indipendenti, ed ha già dimostrato di essere vantaggiosamente applicabile in diversi tipi di terreno, anche in aree difficili da raggiungere. COSA E’ E COME FUNZIONA

il progetto si basa su un materiale

costituiscono comunque un problema, in quanto oSF-s:s migliora la struttura del terreno e accelera l’attività dei microorganismi del suolo, ed è comunque completamente biodegradabile. IL CONCENTRATO BATTERICO OSF-S:BP

Il sistema Oil Spill Fix Sorbent

(denominato oil Spill Fix sorbent system, indicato con la sigla oSFs:s) costituito da fibre cellulosiche corte (che si ottengono come scarti dalle cartiere), alle quali vengono aggiunti biosurfattanti, microorganismi specializzati nella produzione di tensioattivi biologici, e sali di azoto e fosforo (per fornire nutrimento ai microorganismi stessi). Questo composto assorbe tutti i tipi di idrocarburi; è pronto per l’uso e deve essere disperso uniformemente sulla superficie del terreno, formando uno strato da 3 a 10 cm. il processo di assorbimento fisico inizia già alla temperatura di -10 °C, ma i microorganismi contenuti nel preparato hanno bisogno di una temperatura di almeno 4 °C per essere attivi e vitali. oSF-s:s agisce anche in condizioni di elevata umidità o su terreni bagnati, ma la sua efficacia si ri-

Oil Spill Fix preparazione batterica in forma di polvere o liquida

duce, e occorre quindi aumentare le dosi, fino a raddoppiarle. Se l’area contaminata è molto estesa, è opportuno spandere il prodotto uniformemente e successivamente interrarlo mediante aratura del terreno, ad una profondità da 10 a 30 cm. in linea generale, oSF-s:s può essere applicato per il trattamento di suoli con una concentrazione massima di petrolio o derivati di 350 grammi per kg di terreno, in quantità di circa 0,3 kg di prodotto per ogni litro di petrolio da assorbire. in normali condizioni di temperatura e umidità la concentrazione di petrolio viene ridotta a 170-220 g/kg dopo 7-10 giorni. Dopo questo percorso, il prodotto impregnato di petrolio deve essere rimosso e smaltito in modo appropriato; i residui che restano sul terreno non

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Per spingere la degradazione del petrolio oltre i limiti consentiti dal sorbente di base (oSF-s:s), è stata messa a punto una preparazione di batteri (non patogeni) surgelati o liofilizzati denominata oSF-s:bp. Prima dell’uso la preparazione deve essere portata a temperatura ambiente (nel caso di batteri surgelati) e successivamente miscelata con acqua e lasciata per 2-4 ore sotto agitazione, se possibile insufflando aria. Dopo questo periodo si aggiunge ancora acqua, in modo da ottenere un rapporto di diluizione finale di 1 a 9. L’applicazione del prodotto avviene a spruzzo; possono essere usate sia attrezzature manuali che meccaniche. È opportuna una lavorazione del terreno, per disperdere meglio la sospensione batterica e favorire l’accesso dell’aria, che è indispensabile per il metabolismo batterico; occorre inoltre verificare che il rapporto C/N/P sia almeno 100:1:0,1 e preferibilmente aumentare azoto e fosforo (usando Continua a pag. 8


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fine estate; il pH del terreno deve essere compreso tra 5 e 7,5; la confezione di oSF-sPh comprende sia i semi che il concentrato attivo. La quantità da applicare varia da 18 kg per ettaro (suoli argillosi con bassa contaminazione) a 33 kg/ettaro (suoli sabbiosi a levata contaminazione).

La bonifica alternativa fertilizzanti commerciali) fino ad avere 120:10:1. il concentrato batterico oSF-s:bp può essere applicato per il trattamento di suoli con una concentrazione di petrolio non superiore a 170 g/kg; richiede un tempo da 6 a 9 mesi, dopo i quali la concentrazione viene ridotta a 20-50 g/kg. il dosaggio da applicare dipende dalla natura del terreno (è più alto per i suoli sabbiosi e più basso per quelli argillosi) e dalla concentrazione di idrocarburi; gli estremi di variazione sono da 1,2 a 4,5 litri/mq. IL CONCENTRATO PER FITOBONIFICA

in base ai valori limite CSC (Concentrazione Soglia di Contaminazione) indicati nell’All. 4/14 (All. al titolo v - Parte iv) del D.Lgs 152/2006, il trattamento combinato con oSF-s:s e oSF-s:bp non è sufficiente per la bonifica, anche in caso di suoli destinati ad uso commerciale industriale. Per que-

E’ un impianto di recente creazione, situato in una delle più belle zone di italia, il trentino, un’area a sfondo prevalentemente turistico particolarmente attenta all’ambiente e alla sostenibilità. in questo impianto si “lavorano” rifiuti liquidi, di diverse tipologie di famiglie CEr, tra cui ad esempio: acidi e basi, emulsioni oleose, acque da svariati processi industriali inclusi quelli da lavorazioni agroalimentari. Le attività vengono svolte e coordinate da un gruppo di tecnici altamente specializzati e con esperienza pluriennale, che, in sintonia con un laboratorio all'avanguardia, controlla il processo e i prodotti in ingresso per poterli identificare e trattare al meglio. La visione strategica che crea valore per l’azienda è quella di “Non limitarsi al mero rispetto della normativa, ma tramutare, con idee, innovazione ed investimenti, quello che è un centro di costo in un centro di profitto”. Per sviluppare sempre più il concetto di economia circolare e

LE PROVE DIMOSTRATIVE Prodotti Oil Spill Fix

sta destinazione la CSC è di 0,25 g/kg per gli idrocarburi leggeri (con numero di atomi di carbonio < 12) e di 0,75 g/kg per gli idrocarburi pesanti (numero di atomi di carbonio > 12). Per raggiungere il valore di 1 g/kg, che risulta dalla somma dei due tipi di idrocarburi, sono necessari ulteriori trattamenti. il “sistema Sorbent” propone il prodotto “oil Spill Fix Phytoremediation” (oSF-sPh), con il quale è possibile, nell’arco di 3-6 mesi, ridurre la concentrazione di idrocarburi da 20-50 g/kg a 1-5 g/kg. il prodotto viene applicato insieme ai semi di due erbe (fleo o loglio), nel periodo da inizio primavera a

Nel corso del progetto sono state seguite prove dimostrative su nove diversi siti: sei siti di piccole dimensioni (meno di 1.000 mq), due siti di grandi dimensioni (una raffineria ed una discarica), ed un sito creato appositamente portandovi terreno contaminato da petrolio proveniente dal Kuwait. in tutte le aree si è raggiunto un

Il sistema Oil Spill Fix Sorbent

AL SErvizio DELL’iNDUStriA

La piattaforma di Aquaspace

contenere al minimo la propria impronta di Co2 utilizza le caratteristiche chimiche complementari dei singoli prodotti in via di trattamento, così da ridurre e ove possibile eliminare, l'utilizzo di correttivi (prodotti chimici di sintesi). Una nuova visione di impianto di trattamento rifiuti, che identifica

e qualifica i rifiuti come delle risorse, da cui estrarne le caratteristiche peculiari, per poterli recuperare/utilizzare (dando loro una nuova vita ed un nuovo scopo) nel processo depurativo, utilizzandoli come si fa con i prodotti chimici negli impianti di sintesi. Alla base di tutto quindi un cambio di visione da “depuratore in-

AQUASPACE Spa - www.aquaspace.it Hi-Tech Ambiente

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abbattimento del 75% nel contenuto di petrolio nei terreni, entro i primi 30 giorni di trattamento; e questo sia in terreni sabbiosi che in suoli eterogenei o a bassa permeabilità. tuttavia, l’efficacia della decontaminazione si arresta al di sotto di 30 cm dalla superficie, perché l’afflusso di ossigeno è insufficiente; se la contaminazione è più profonda, sono necessari trattamenti di escavazione o di bioventing. ANALISI ECONOMICA

il costo della decontaminazione con i Sorbent, valutato in base alle prove dimostrative, risulta inferiore di oltre il 30% rispetto alle tecnologie attualmente in uso. La redditività prevista per una attività di produzione dei Sorbent su scala industriale, con un investimento di 552.000 euro, corrisponde ad un roi di 8,4 e ad una redditività (nei primi 3 anni di produzione) di 1,58 euro per ogni euro investito, tenendo conto che in una produzione su larga scala il prezzo unitario del prodotto verrebbe almeno dimezzato.

dustriale” a “centrale di recupero di materia” trasformando i “rifiuti” in “risorse”. recuperando le caratteristiche utili degli stessi rifiuti e non vedendo solo gli inquinanti in essi contenuti, è possibile ridurre: l’uso di chimica di sintesi, la produzione di rifiuti, ed il consumo di energia. Ciò consente complessivamente di ridurre l’impatto verso l’ambiente, in pieno rispetto con le Best Available technologies. Un approccio proattivo alla sostenibilità deve andare oltre al semplice rispetto della normativa e deve provare a cambiare i processi e la vision, ricostruendo da zero le fondamenta su cui l’azienda poggia. Questo può essere possibile solo tramite la ricerca e l’innovazione continua, per riuscire ad integrare il profitto con una visione di sostenibilità, di circolarità e di impatto zero. in Aquaspace tutto avviene, con una ottica di attenzione particolare nei confronti del cliente, del servizio offerto, rispettando le norme e con la massima attenzione verso l'ambiente.


Un aiuto dai batteri NCR Biochemical

L’uso di Ecosana L è di enorme importanza per la gestione di un impianto di depurazione tradizionale con pre-denitro NCr Biochemical ha sviluppato nel suo nuovo dipartimento destinato alla depurazione biologica, la produzione di un nuovo formulato a base di batteri fotosintetici facoltativi, denominato Ecosana L. ottimi i risultati ottenuti durante le sperimentazioni pilota e le fasi di scale up industriale, come ad esempio il test industriale condotto in un depuratore a fanghi attivi di una primaria realtà nel campo lattiero caseario. LAYOUT IMPIANTISTICO

Per tale sperimentazione è stato scelto un impianto di depurazione di tipo tradizionale a fanghi attivi CMAS che vede una prima vasca di accumulo del volume utile di 2.500 mc, dove vengono convogliati tutti i reflui industriali e le acque di prima pioggia. il refluo viene poi inviato a 2 flottatori che possono lavorare fino a 3.600 mc/giorno di refluo ciascuno, per la rimozione delle sostanze grasse presenti e successivamente ad un comparto di pre-denitrificazione del volume di 750 mc. in serie a tale trattamento il refluo è convogliato ad una vasca di ossidazione biologica del volume di 3.400 mc per poi venire sedimentato in due sedimentatori circolari da 310 mq l’uno. L’effluente depurato viene conferito in un canale ricettore (con autorizzazione allo scarico ai sensi di legge). L’impianto lavora in modo continuo con portate influenti che variano da 100 a 140 mc/h, l’ossigeno disciolto viene garantito da 3 compressori ad aria, ognuno dei quali raggiunge 2300 NMC. il gestore dell’impianto segue quo-

dipendono strettamente dall’eccesso di azoto totale rispetto al metabolico. Complessivamente l’azoto totale abbattuto non scende mai al di sotto del 95%, con rendimenti di denitrificazione stabili. Nel periodo di sperimentazione è stata monitorata anche la nicchia biologica e i batteri filamentosi presenti nel mixed liquor. Durante la prima fase di inoculo si sono potuti apprezzare miglioramenti nella quantità dei taxa presenti nel fango, con la determinazione di una più elevata presenza di specie protozoali (vorticelle singole, coloniali, metazoi ed un incremento sensibile di mobili di fondo come le aspidisca cicada). La classe di abbondanza dei batteri filamentosi è, nello stesso periodo, diminuita passando da iv “very common” (filamenti da 5 a 20 in ogni fiocco) a iii “Common” (filamenti da 1 a 5 per fiocco). Lo Svi (Sludge volume index) si è assestato su un valore medio di 200 ml/g. Dalla colorazione di Gram effettuata sul mixed liquor, è verificabile come i batteri filamentosi presenti, della famiglia thiotrix i, una volta dosato l’Ecosana L, sono vittima di una competizione sullo zolfo presente che viene metabolizzato direttamente e più velocemente dal ceppo batterico introdotto OSSERVAZIONI

tidianamente l’andamento analitico dello stesso ed è stato quindi possibile seguire la prova industriale. TARGET

L’obiettivo di tale test è quello di verificare i maggiori benefici ottenibili grazie al dosaggio di tale formulato, in considerazione del fatto che l’impianto non viene trattato, dopo la sezione di flottazione, con nessun tipo di consorzio batterico, fungino o enzimatico. Gli inoculi sono stati previsti all’ingresso del comparto ossidativo per un tempo previsto di 15 giorni a 20 g/mc di refluo alimentato (fase di condizionamento), per poi arrivare ad un dosaggio di mantenimento di 2 g/mc per il successivo mantenimento della durata di un mese. Lavorando sulle portate di ricircolo della mi-

scela aerata è stato possibile colonizzare anche la vasca di predenitrificazione. in questo modo vengono esaltate le caratteristiche di microaerofilia del ceppo batterico inoculato; infatti in fase anossica è in grado di utilizzare l’azoto nitrico come metabolita. RISULTATI

i rendimenti depurativi assoluti sono stati parametrati sui valori di ingresso al comparto ossidativo (uscita ai flottatori) vs scarico finale. La prima fase di inoculo vede una stabilizzazione delle rese di abbattimento percentuali, soprattutto come CoD e fosforo totale che non sono mai scese rispettivamente al di sotto del 94% e 90%. Per quanto riguarda l’azoto totale, presente principalmente sottoforma di azoto ammoniacale nel refluo entrante, i rendimenti

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Dopo 10 giorni dal termine della sperimentazione il committente ha verificato difficoltà nella gestione del fango in vasca di ossidazione. Nello specifico:bulking da filamentosi, con aumento dello Svi fino a picchi di 370 ml/g; perdita di rendimento dell’abbattimento del P, spesso inferiori al 70%; perdita di stabilità nei rendimenti di denitirificazione e CoD. in seguito a queste difficoltà di gestione è stato ripreso il dosaggio di Ecosana L in vasca di ossidazione in maniera continuativa; l’impianto è ritornato all’equilibrio nell’arco di una settimana. CONCLUSIONI

in coerenza con quanto visto in scala di laboratorio, questa prova industriale ha dimostrato come Continua a pag. 13


ALLEGri ECoLoGiA

Il nuovo Chiariflus CI il sistema a pacchi lamellari si evolve per offrire l’eccellenza a condizioni vantaggiose Forte di un’esperienza maturata da più di trent’anni nel settore della depurazione delle acque reflue, con installazioni realizzate in ogni parte del mondo, e dopo un lungo iter di studio, ricerca e progettazione, Allegri Ecologia presenta l’evoluzione del già noto e collaudato sistema Chiariflus per la sedimentazione e la disoleazione di tipo lamellare. il nuovo pacco lamellare Chiariflus modello Ci, oggetto di specifico brevetto, rappresenta la migliore soluzione per la chiarificazione a pacchi lamellari, sotto il profilo strutturale, dei rendimenti, nonché economico: ottenuta una significativa riduzione dei costi di produzione, Allegri Ecologia può fornire i nuovi pacchi lamellari a prezzi estremamente

competitivi, offrendo al contempo un prodotto di massima qualità.il nuovo sistema è formato da condotti tubolari componibili ed autoportanti, che presentano caratteristiche esclusive e numerosi vantaggi: - la conformazione ottimale, data dai condotti uniformi e lisci, tutti di uguale lunghezza e con fondo tondeggiante. il che determina la maggior scorrevolezza dei fanghi nei condotti, quindi nessun intasamento del pacco lamellare. in questa situazione, una corretta estrazione dei fanghi sarà sufficiente per garantire il funzionamento del comparto a tempo illimitato - l’esclusiva tecnologia di assemblaggio “easy block” messa a punto da Allegri Ecologia, che consente di confezionare i pacchi lamellari senza l’ausilio di attrezzature specifiche. A ciò conseguono sia l’estrema rapidità di montaggio, e dunque tempi di approntamento drasticamente ridotti, sia l’estrema semplicità di montaggio, con possibilità di fornire il materiale anche Continua a pag. 13

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Il controllo delle emissioni Air Clean

Dai biofiltri di torba granulare ai biotrickling filter con gusci di conchiglie, fino alla tecnologia Crumrubber per trattare l’H2S Air Clean, azienda con esperienza ultra trentennale specifica nella progettazione, costruzione e installazione di impianti di trattamento e risanamento dell'aria, per applicazioni sia civili che industriali, propone tecnologie specifiche per la biofiltrazione e controllo delle emissioni in atmosfera: i biofiltri e i biotrickling. i biofiltri si basano principalmente sulla tecnologia MónaFil (letto filtrante a torba granulare), i biotrickling filter sulla tecnologia MónaShell (letto filtrante a gusci di conchiglie). Entrambi utilizzano materiale di origine organica e sono basati sul principio dell'ossidazione dei composti inquinanti grazie all'uso di batteri dedicati. La soluzione MónaShell, è maggiormente indicata per le applicazioni più complesse come il trattamento dell’aria in campo industriale o per le deodorizzazioni delle emissioni dei depuratori di acque reflue. Ultima aggiunta la tecnologia Crumrubber, che utilizza come supporto speciali gomme ricavate dai pneumatici usati, materiale che ha la capacità di rimuovere cataliticamente e convertire l’idrogeno solforato in solfato (impiegabile per trattare gas con-

Letto filtrante

CrumRubber

tenenti fino a 2.000 ppm). Crumrubber è particolarmente indicato per la depurazione del biogas e l’upgrading del biometano. La distribuzione in esclusiva dei sistemi biologici proprietari MónaFil, MónaShell e Crumrubber, sviluppati da Bord na Móna, e le esperienze accumulate nella realizzazione di oltre 900 impianti localizzati in tutto il mondo, garantiscono l’efficacia e l’efficienza delle soluzioni adottate. L'offerta Air Clean nell’ambito impiantistico, viene completata da soluzioni “tradizionali”, quale ad esempio scrubber chimici, carboni attivi, filtri a maniche e cicloni. La completa operatività e autonomia dell'intero iter progettuale e produttivo ne fanno un'azienda in grado di elaborare la migliore soluzione tecnologica ed impiantistica con un'attenzione alla realizzazione strettamente “su misura” per ogni singolo impianto. i propri reparti interni studiano, progettano e personalizzano il sistema selezionando la tecnologia o la combinazione di più tecnologie che

risultano idonee e risolutive per il trattamento dell’aria richiesto. La gestione dei progetti prevede che essi siano completati per tempo rispettando budget e specifiche. il progetto ingegneristico comprende: la stesura dei disegni esecutivi, la scelta delle apparecchiature, il collaudo e la finale stesura del manuale d’uso e manutenzione. Air Clean, inoltre, produce internamente gli accessori (canalizzazioni, cappe e linee di aspirazione aria), così da fornire impianti adatti alle specifiche esigenze della clientela. tutte queste caratteristiche portano a un’altissima personalizzazione dell’offerta, con alta qualità e con prezzi competitivi. Air Clean, oltre a effettuare i montaggi in opera degli impianti progettati e prodotti, garantisce anche un servizio post vendita che comprende: l’analisi e il monitoraggio delle emissioni, i ricambi dei diversi materiali filtranti, l’assistenza, la manutenzione, la riparazione e il revamping dei sistemi di trattamento aria. La continua e costante attività di ricerca nel campo della bio-

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filtrazione, mantengono la Air Clean da sempre in linea con la crescente importanza della “green economy”, ovvero l'attenzione per l'ambiente e al suo mantenimento. Da lungo periodo, anche in collaborazione con le principali Università, l’azienda realizza studi su specifiche applicazioni grazie all’uso di impianti di biofiltrazione pilota. Da sottolineare che Air Clean con gli anni è divenuta sempre di più un’azienda internazionale, grazie alle richieste dall’estero che la vedono protago¬nista ed esportatrice della propria vasta esperienza impiantistica made in italy: la rosa di Paesi in cui sono presenti impianti Air Clean, si fa sempre più ampia e la sfida sarà completare le aree e i paesi di esportazione.

Scrubber


Continua da pag. 11

sempio negli impianti di dissalazione delle acque - la modularità, poichè i pacchi lamellari sono dimensionati e realizzati a seconda delle specifiche esigenze di trattamento presentate dal cliente, dunque adattabili ad ogni singola situazione. Sono agevolmente movimentabili ed eventualmente estraibili dalla vasca di chiarificazione, anche quando privi di telaio di contenimento, grazie ad un particolare sistema di aggancio.

Il nuovo Chiariflus CI sfuso, da assemblare “in loco”, risparmiando sui costi di trasporto e di manodopera - il sistema autoportante, dato che l’insieme dei condotti assemblati con tecnologia esclusiva forma un corpo di assoluta robustezza, e ciò determina sia alta resistenza meccanica e indeformabilità nel tempo sia la possibilità di installare i moduli lamellari anche senza telaio di contenimento. Quest’ultima opzione porta ovviamente ad una riduzione del costo della fornitura, ed apre anche la possibilità di applicazioni del sistema a casi in cui la presenza dell’acciaio dei telai rappresenterebbe un problema, come ad eContinua da pag. 10

Un aiuto da batteri l’introduzione di un ceppo batterico fotosintetico che abbia la capacità di lavorare sia in un contesto ossico che anossico, diventa di fondamentale importanza per la gestione di un impianto di depurazione tradizionale con predenitro. relativamente ai rendimenti depurativi, si è verificata una stabilità nei principali parametri depurativi, in particolare relativa all’azoto che vede alti abbattimenti anche in condizioni di poco eccesso di azoto totale. Questo denota le capacità del ceppo batterico di funzionare da azoto fissatore. relativamente al bulking, invece, antagonismo e controllo della classe di abbondanza dei batteri filamentosi endemici per la tipologia di refluo esaminato. Aumento dei taxa e della densità di protozoi, con la presenza di Aspidisca Cicada, buon bioindicatore di stabilità. indice Svi ampiamente al di sotto di 200 ml/g. relativamente all’ossigeno disciolto, a parità di rese depurative, è possibile lavorare con un tenore di ossigeno disciolto in vasca inferiore ad 1 ppm. Normalmente l’impianto in esame lavorava con un ossigeno disciolto in vasca superiore a 1,2 ppm. Questo permette un risparmio energetico apprezzabile nel lungo termine. Hi-Tech Ambiente

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I perfluorati nell’acqua potabile Un problema sempre più frequente

Quattro le opzioni di trattamento, ma la più efficace è l’impiego di carbone attivo granulare Con il termine “composti perfluorati”, o più specificamente “sostanze perfluoroalchiliche” (PFAS), si indica una serie di sostanze antropogeniche costituite da uno scheletro perfluoroalchilico (tra i 4 e i 14 atomi di carbonio legati ad atomi di fluoro in una catena lineare), e da un gruppo funzionale terminale a carattere acido (solfonico o carbossilico). Queste sostanze vengono prodotte industrialmente mediante processi di telomerizzazione del tetrafluoroetilene o fluorazione elettrochimica di substrati organici. Dagli anni ’60, inizio della loro produzione, i PFAS hanno avuto ampie applicazioni in processi industriali e prodotti commerciali come produzione di tensioattivi e detergenti, applicazioni mediche, trattamenti superficiali, schiume antincendio. Per oltre 40 anni, i PFAS sono stati considerati sostanze innocue, la loro inerzia chimica e stabilità ha portato a credere che non potessero interagire con il metabolismo umano. Non vi sono ad oggi prove che questi composti siano nocivi, ma è certo che persistono a lungo sia nell’ambiente naturale che nel corpo umano. Per questo motivo, nella Dichiarazione di Madrid del 2015,

+ raggi Uv), scambio ionico su resine, osmosi inversa. Ad oggi si preferisce l’assorbimento su carbone attivo (in particolare, carbone attivo granulare o GAC), in quanto l’ossidazione avanzata risulta scarsamente efficace e lo scambio ionico su resine e l’osmosi inversa generano notevoli quantità di acque residue ad alta concentrazione di PFAS, che sono di smaltimento molto problematico. inoltre, l’osmosi inversa richiede molta energia elettrica per fornire la pressione necessaria al processo. L’ESPERIENZA DELLA REGIONE VENETO

circa 200 scienziati hanno sostenuto che l’impiego dei PFAS debba essere limitato, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo delle molecole a catena corta, che negli ultimi anni sono state impiegate per rimpiazzare quelle a catena lunga (come PFoA e PFoS), già da qualche anno sotto accusa per possibili effetti di alterazione endocrina e sviluppo di tumori. A seguito di questa situazione di incertezza, l’EPA americano ha consigliato di non superare la concentrazione di 70 ppt di PFAS nell’acqua potabile; si tratta di una concentrazione quasi infinitesimale, corrispondente a meno di 0,1 milligrammi per tonnellata di acqua. in Europa al momento è stato fissato un limite di concentrazione nelle acque superficiali di 0,65 ng/l, relativo però al solo PFoS (perfluoro-ottan-sulfonato). Un recente studio indica che in

molti fiumi europei le concentrazioni di PFAS superano tali limiti; considerando che molte città ricavano l’acqua potabile dai fiumi, è evidente l’esistenza di un problema di contaminazione dell’acqua potabile. in italia sono stati segnalati episodi di contaminazione di PFAS nelle falde acquifere in veneto, in un’area di circa 150 kmq tra le province di Padova, verona e vicenza. in quest’area sono state trovate concentrazioni tra 1,4 e 1,8 mg per tonnellata d’acqua, cioè circa 20 volte superiori al limite suggerito da EPA. LE OPZIONI DI TRATTAMENTO

Attualmente, le tecnologie disponibili per il trattamento delle acque contaminate da PFAS sono di quattro tipi: adsorbimento su carbone attivo, ossidazione avanzata (ozono

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Nel caso delle contaminazioni riscontrate in veneto, l’esperienza ricavata dal trattamento con GAC ha consentito di trarre le seguenti conclusioni: la durata dei letti di GAC non supera 2-3 mesi; tra i diversi tipi di GAC disponibili sul mercato il migliore è quello ricavato dalle noci di cocco; i composti più difficili da rimuovere sono i PFAS con gruppo funzionale solfonico, rispetto a quelli con gruppo funzionale carbossilico. È stato sperimentato anche l’utilizzo di carbone attivo in polvere (PAC), con inserimento di uno stadio di coagulazione con diversi reagenti (cloruro ferrico, policlorosolfato di alluminio, bentonite, poliacrilammide) e filtrazione finale. tuttavia, i risultati non hanno rivelato vantaggi rispetto al trattamento con GAC. Dal punto di vista economico, il costo incrementale del trattamento con GAC è risultato intorno a 0,02 euro/mc.


La filtrazione è probabilmente la più antica tecnologia di trattamento delle acque: il trattamento dell’acqua per filtrazione su carbone di legna è citato in testi risalenti al 2000 a.C. il primo filtro multiplo per potabilizzazione fu sviluppato dal fisico italiano Lucantonio Porzio nel 1865: era costituito da un’unità di sedimentazione e da un’unità di filtrazione su sabbia. i primi filtri per acqua furono applicati nelle abitazioni intorno al 1750: erano fatti di lana, spugna e carbone di legna, e riuscivano a trattenere solo solidi piuttosto grossolani. Un notevole progresso fu fatto con i filtri a sabbia, introdotti nei primi anni del 19° secolo negli impianti di distribuzione dell’acqua potabile a Glasgow e a Parigi; questi filtri costituirono un enorme progresso per la sanità pubblica. Attualmente, la filtrazione resta una tecnologia importante, ma il suo ruolo è prevalentemente di pretrattamento o di “finissaggio”, cioè di pulizia finale a valle di altri trattamenti e prima della disinfezione. La rimozione delle sostanze solide migliora, infatti, l’efficienza dei sistemi di disinfezione chimica (cloro e derivati, ozono, perossidi); ma risulta indispensabile se si usano sistemi a raggi Uv, perché i tubi di irraggiamento tendono a sporcarsi rapidamente, riducendo l’efficacia del trattamento. Un’evoluzione relativamente recente combina la filtrazione con il trattamento biologico, nei cosiddetti “filtri biologici sommersi”. Una prima distinzione tra i processi di filtrazione considera due categorie: - filtri superficiali, nei quali le particelle da separare hanno dimensioni superiori a quelle dei fori nel materiale filtrante - filtri volumetrici, nei quali le particelle trattenute hanno dimensioni inferiori a quelle dei fori nel filtro FILTRI SUPERFICIALI

Nella categoria dei filtri superficiali rientrano i filtri a rete, quelli a tamburo ed i filtri a cartuccia. i filtri superficiali hanno importanza soprattutto nell’ingegneria chimica, come mezzo per separare un solido sospeso in un liquido; secondo i diversi processi, il solido può essere il prodotto che interessa ottenere (come nella raffinazione dei minerali), oppure un’impurezza da eliminare (come nella chiarificazione dei liquidi alimentari). Nel trattamento delle acque sono soprattut-

Filtrare per depurare Tecnologia antica ma valida

Le diverse tipologie di filtri, anche in combinazione con altri trattamenti

Filtro a dischi

to utilizzati i filtri autopulenti, che trovano applicazione sia come stadio di pretrattamento in impianti di potabilizzazione o in impianti industriali, che come purificazione di acque di raffreddamento e di processo. i filtri autopulenti impiegano lamiere forate o reti filtranti in metallo, con maglie di apertura da 10 micron fino a 3 mm, generalmente sagomate a cestello. Le particelle solide vengono trattenute sulla faccia interna del cestello, ostacolando progressivamente il flusso dell’acqua e provocando un aumento della pressione differenziale; quando questo aumento supera un valore prestabilito (di solito intorno a 0,5 bar), un pressostato differenziale innesca un ciclo di pulizia in controcorrente, che può essere assistito da spazzole rotanti, raschiatori, sistemi a getto o ad aspirazione. Sono disponibili molti modelli di filtri autopulenti, con portate fino a oltre 4.000 mc/ora. Al contrario dei

filtri autopulenti, i filtri a dischi (detti anche “microstacci”) sono utilizzati come stadio finale del processo di depurazione e per la microseparazione dei solidi sospesi, prima dell’immissione nel corpo recettore. Sono costituiti da dischi a doppia parete, in rete molto fine (da 10 micron in su); l’acqua da filtrare entra al centro del disco ed esce attraverso le pareti, lasciando all’interno le particelle solide. i dischi ruotano lentamente, restando immersi per il circa il 60% della loro superficie; questo favorisce il distacco del materiale solido accumulato sulle pareti interne. Esistono moltissimi modelli, da quelli per trattenere le particelle solide in uscita dagli impianti di lavaggio dei materiali di riciclo a quelli che eliminano i fiocchi residui dopo la chiarificazione secondaria nei depuratori a fanghi attivi. La struttura modulare di questi impianti li rende adatti a trattare flussi

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di notevole entità: ad esempio, con 20 dischi in parallelo è possibile trattare 1.500 mc/ora. FILTRI VOLUMETRICI

i filtri volumetrici si distinguono in “filtri a strati” e “filtri a letti”. i filtri a strati sono costituiti da un supporto in tela o in fibra non tessuta di cellulosa, sul quale durante la filtrazione si accumula un “pannello” di materiale solido: l’azione filtrante viene svolta dal pannello, per cui è possibile trattenere anche particelle molto più piccole delle aperture presenti nel materiale di supporto. Le applicazioni vanno dagli strati filtranti usati per la filtrazione a freddo degli oli extravergini, degli sciroppi e dei liquori, fino ai grossi filtri-pressa utilizzati nell’industria chimica e per la disidratazione spinta dei fanghi di depurazione. i filtri a letti, detti anche comunemente “filtri a sabbia” sono, come accennato all’inizio, una delle più antiche e sperimentate tecnologie di depurazione delle acque. Nella configurazione più diffusa l’acqua da trattare, percolata dall’alto, viene fatta passare su un letto di sabbia quarzifera, che trattiene le particelle solide; quando, a causa dell’accumulo di solidi, la filtrazione risulta rallentata, viene attivato un ciclo di controlavaggio. È possibile compiere la filtrazione a pressione atmosferica, ma per accelerare la velocità si usa di solito la pressurizzazione con aria compressa. il letto filtrante può essere monostrato (solo sabbia o graniglia silicea) o più frequentemente una combinazione di due strati: 20% di antracite in alto e 80% di sabbia in basso. L’antracite funziona da “prefiltro” grazie alla forma irregolare dei suoi granuli, che costituiscono un sistema con presenza di spazi vuoti di diverse dimensioni; è così possibile trattenere le impurità più grossolane con basse perdite di carico. Dopo il controlavaggio, grazie al diverso peso specifico dei due materiali, i letti si riformano automaticamente nella corretta sequenza. L’azione dei filtri a sabbia non è soltanto di tipo meccanico, in quanto sulla superficie del letto filtrante si forma una pellicola biologica che intrappola le particelle di piccole dimensioni e opera una degradazione della materia organica, per cui si ottiene una notevole riduzione del contenuto di germi. Le applicazioni Continua a pag. 18


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Filtrare per depurare classiche sono la depurazione delle acque superficiali, delle acque di pozzo e delle acque di scarico industriali a valle dei trattamenti chimico-fisici; ma è frequente l’impiego di questi filtri come fase finale del processo di depurazione biologica a fanghi attivi. È inoltre possibile utilizzare i filtri a sabbia come reattori per la rimozione delle sostanze nutrienti: il fosforo può essere rimosso dosando reattivi precipitanti direttamente all’entrata del filtro, mentre i nitrati possono essere ridotti ad azoto gassoso formando una biomassa in condizioni anossiche. Utilizzando carbone attivo granulare (da solo o in combinazione con sabbia) è possibile estendere la capacità depurativa alla rimozione di tensioattivi, solventi organici e pesticidi, purchè il refluo in ingresso sia stato prevalentemente privato di oli e grassi. I FILTRI BIOLOGICI SOMMERSI

Come già detto, i filtri biologici

Filtri a cartuccia

sommersi (SAF-Submerged Aerated Filters) costituiscono una tecnologia che combina filtrazione e trattamento biologico aerobico, sviluppata a partire dagli anni ’80 del secolo scorso. Sostanzialmente questo tipo di trattamento parte dall’osservazione dei processi biologici che si sviluppano nei filtri a sabbia;

per quanto utili, questi processi hanno efficacia limitata perché nelle normali condizioni di funzionamento dei filtri non c’è ossigeno sufficiente. Nei filtri biologici sommersi l’ossigeno viene fornito per insufflazione di aria dal basso; la biomassa si sviluppa su materiali di supporto con pezzatura da 2 a 8

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mm, in argilla espansa o materiale plastico, disposti in modo da ottenere un’altezza del letto filtrante da 2 a 4 metri. Esistono alcuni processi in fase industriale, come il Biocarbone della società francese otv (a flusso discendente) ed il Biofor della Degremont (a flusso ascendente); i fanghi che si accumulano vengono periodicamente asportati mediante controlavaggio. i diversi processi di questa categoria si differenziano, oltre che per il verso del flusso, soprattutto per la natura del materiale di supporto, che deve essere inerte, non friabile, economico e durevole. i materiali più usati sono il polietilene (in granuli di diametro 3-4 mm) e l’argilla espansa (con diametro 4-8 mm). Le esperienze operative su questo tipo di impianti sono ancora piuttosto limitate; in italia è stato impiegato in 10 impianti, tra i quali è da citare la seconda linea dell’impianto di Peschiera Borromeo (Mi), dove ha consentito di ottenere una capacità di 250.000 ab.eq. con una superficie di soli 25.000 mq, grazie al fatto che non è necessario impiegare i grandi sedimentatori caratteristici degli impianti convenzionali a fanghi attivi.


Market

ZOOM

Market

Stop ai reflui con profitto Grazie agli evaporatori si può riutilizzare l’acqua nel ciclo produttivo, concentrando l'inquinante Se l’obiettivo è risolveimpianti modulari a multire in maniera efficace e plo effetto, in cui l’acqua definitiva il problema calda o il vapore vengono dello smaltimento delle utilizzati per far evaporare acque reflue di procesil liquido nella prima caso, la soluzione arriva mera di espansione. il vada Formeco. pore d’acqua prodotto vieil riciclaggio delle mane poi sfruttato, attraverso terie prime e la riduziouno scambiatore di calore, ne pressoché totale dei per far evaporare il liquido residui da trattare sono nella seconda camera di el’ultima conquista della vaporazione. Questo proricerca industriale per cedimento, che può essere la salvaguardia amEvaporatore a triplo effetto, ripetuto anche per un terzo riscaldato da fonte esterna effetto, è possibile poiché bientale. Evaporatore a pompa di calore Per raggiungere tale oil vuoto generato nella sebiettivo si può sfruttare la tec- leose con concentrazioni oltre il EVAPORI conda camera di evaporazione è nologia della distillazione sotto- 20% ed a reflui da pressofusio- CON RISCALDAMENTO più spinto di quello della prima AD ACQUA CALDA vuoto abbinata alla pompa di ne e sgrassaggio industriale. camera. Un diverso grado di calore, così come a una fonte di il serpentino esterno (bollitore O VAPORE vuoto presente in ogni singolo riscaldamento esterno (vapore o raschiato), invece, essendo imbollitore consente diverse temacqua calda, per esempio), otte- pianto versatile è idoneo per il prodotto viene portato a tem- perature di evaporazione. nendo il massimo rendimento qualsiasi tipo di refluo ed in peratura di ebollizione tramite con il minor dispendio di ener- particolar modo per liquidi in- un’intercapedine riscaldata da CONCLUSIONI crostanti; il raschiatore favori- acqua calda o vapore. La congia. sce lo scambio termico e la con- densazione dei vapori avviene L’installazione di un evaporatocentrazione del residuo, evitan- con batterie di condensazione re Formeco permette di risolveEVAPORATORI A POMPA DI CALORE do le incrostazioni sul corpo ri- ad aria o ad acqua. re il problema del trattamento scaldante; ha basso consumo e- Sfruttando l’acqua calda o il va- delle acque reflue con un inveil prodotto da distillare viene a- nergetico e dimensioni compat- pore già presenti in azienda, stimento di breve ammortamenspirato nell’evaporatore sfrut- te. consentono economie di scala in to ed a costi di gestione decisatando la depressione esistente Nel caso di impianti modulari a campo energetico a costi di in- mente contenuti. nel bollitore creata dal circuito circolazione forzata, questi han- vestimento sensibilmente ridot- La riutilizzazione del distillato del vuoto. no gruppi evaporatore – riscal- ti. Semplici nella realizzazione nel ciclo di lavaggio consente iil ciclo frigorifero a pompa di damento – condensazione in li- e nella gestione, garantiscono noltre un notevole risparmio, calore riscalda il liquido in trat- nea. Per una concentrazione più un’elevata produzione grazie che evita nel contempo all’utitamento portandolo in ebollizio- spinta dell’inquinante possono all’ottimo coefficiente di scam- lizzatore di dover affrontare il ne; successivamente raffredda i essere messi in linea con un im- bio termico acqua/vapore. problema del controllo degli vapori prodotti riportandolo allo pianto concentratore raschiato. Evaporatori di questo tipo sono scarichi, per verificare la durezstato liquido. za dell’acqua o la salsedine preNel caso di impianti monoblocsente. L’eliminazione della proFORMECO Srl co, il riscaldamento può essere duzione di grandi volumi di reVia Cellini, 33 - 35027 Noventa Padovana (PD) a serpentino immerso o esterno. flui evita inoltre tutti problemi Tel 049.8084811 - Fax 049.8084888 il serpentino immerso è più inlogistici inerenti al loro stoccagdicato al trattamento di liquidi gio e trasporto, nonché le relatiwww.formeco.it - www.formeco.com - formeco.srl@tin.it non incrostanti, ad emulsioni ove spese.

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Il decantatore Comby 10 Fantoni serbatoi

Compatto, modulare e interamente in vetroresina, trova applicazione negli impianti chimico-fisici che devono trattare molti mc/h di reflui flocculati Nata nel 1966, Fantoni & Luciani è specializzata nella fabbricazione dei serbatoi in poliestere rinforzato con fibra di vetro (vetroresina), decantatori modulari e tradizionali, per sedimentazione delle acque reflue, disoleatori, miscelatori statici, colonne filtro, torri per abbattimento fumi (scrubber, quench) oltre ai manufatti su specifica del cliente. E’ infatti una realtà che si contraddistingue per la sua versatilità e il produrre fuori standard su disegno è quotidianità. <<La professionalità applicata alla produzione è supportata da un'accurata scelta delle materie prime e da innovative tecniche produttive – spiega Cristina Fantoni, titolare dell’azienda - che consentono di ottenere un ottimo rapporto costo/qualità. Un efficiente organizzazione commerciale dotata di strumenti in continuo aggiornamento, fornisce una capillare assistenza, garantendo il pieno rispetto dei tempi di consegna ed una seria collaborazione anche post-vendita. Ci proponiamo come azienda-laboratorio e vantiamo un rapporto di collaborazione continuo tra il mondo della ricerca e gli utilizzatori dei nostri prodotti, che hanno ottenuto il consenso e l'ammirazione non solo della clientela, ma anche dei tecnici specializzati nel settore a livello Europeo>>. il decantatore Comby 10 è uno dei fiori all’occhiello dell’azienda. Progettato e realizzato per risolvere i problemi di sedimentazione di acque reflue in spazi ridotti, è di facile manutenzione ad alto rendimento e chimico-resistente. Questo decantatore modulare per la sua notevole compattezza e funzionalità trova la sua migliore collocazione negli impianti di tipo chimi-

co-fisico che necessitano di trattare molti mc/h di acqua reflua flocculata. Le applicazioni più comuni con maggior esperienza acquisita sono nel settore galvanico, nella lavorazione dei metalli, nelle cave di marmo, sabbia e graniti, inerti, tessili, verniciature, ma si presta alla sedimentazione di qualsiasi tipo di refluo con peso specifico superiore all'acqua. La serie Comby 10 è stata applicata con successo anche con l'applicazione del cono raccogli olio e schiuma (disoleatore). Per ottenere un corretto dimensionamento del decantatore il dato necessario è la

velocità di sedimentazione dell'acqua e la portata in metri cubi ora di refluo da trattare. Comby 10 è costruito interamente in vetroresina, sfrutta i sistemi di decantazione gravitazionale, piano inclinato e centrifugo, mettendo a disposizione una superficie utile fino a 10 volte superiore alla superficie occupata, senza organi meccanici in movimento e assemblato con elementi modulari facilmente smontabili per la manutenzione, o per l'eventuale modifica e ampliamento del pacco filtrante. E' costituito da un contenitore a fondo conico, appoggiato su piedi in ferro

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verniciato, da un piccolo ciclone all'ingresso che centrifuga il liquido in entrata separando le particelle più pesanti, nonchè da un pacco modulare di elementi tronco conici sovrapposti aventi una superficie di lavoro dieci volte maggiore della sezione del contenitore; il che significa, in buona sostanza, che il Comby racchiude in uno spazio dieci volte inferiore la capacità filtrante di un comune decantatore. il processo di sedimentazione inizia all'entrata con una centrifugazione del liquido effettuata dal ciclone per separare le parti più pesanti; il liquido, con le altre particelle ancora sospese, è costretto a scendere verso il fondo del contenitore, per risalire poi tra piani inclinati successivi distanti circa 5 cm uno dall'altro, subendo così una decantazione laminare. Quando le particelle depositate sulle superfici tronco coniche raggiungono un certo peso, scivolano verso il basso del serbatoio ove si accumulano i fanghi. vale quindi la pena di sottolineare che il principio di funzionamento della serie Comby 10 fa si che il decantatore sia utilizzabile, con modeste modifiche relative, anche come disoleatore, o come stadio intermedio tra grandi decantatori e filtri a sabbia o a carbone, per aumentare il rendimento. Sono previsti vari diametri di costruzione per avere delle capacità il più possibile vicine alle necessità di utilizzo. Di norma il decantatore è autopulente, è infatti sufficiente abbassare il livello del liquido sotto il livello del pacco modulare per rimuovere il fango depositato sui coni. La serie dei decantatori comprende una gamma di capacità da 1 mc/h a 70 mc/h e diametro da 750 mm a 3.000 mm


voGELSANG

Tritura tutto con XRipper Le acque degli scarichi fognari trasportano, per loro natura, ogni genere di detrito: salviettine in microfibra e prodotti sanitari vari, tappi di bagnoschiuma, cotton fioc. inoltre ai depuratori arrivano anche le acque di scolo, ricche di foglie, pezzi di legno, rami e qualche pietra oltre a plastica di varia origine, stracci e altro. Questo materiale, come noto, può facilmente ostruire le pompe e relative tubature, come pure i raccordi tra i diversi condotti. Per risolvere questo problema, che può portare a ripetuti fermo-macchina (anche più di uno al mese, in determinate realtà), vogelsang ha ideato e realizzato il trituratore Xripper, composto da due rotori monolitici in grado di distruggere ogni materiale estraneo, anche legnoso e fibroso. Collocato alla fine delle condutture fognarie o nei punti di scarico, Xripper preserva le pompe da ingolfamenti e danni e riduce fortemente il bisogno di

Installazione doppia di XRipper XRP in un impianto di depurazione

Hi-Tech Ambiente

manutenzione per gli impianti a valle. Grazie al funzionamento con basso numero di giri, inoltre, Xripper presenta un ridotto assorbimento di potenza. Per andare incontro a tutte le esigenze di installazione e funzionamento, Xripper è realizzato in diverse versioni. Xripper XrS. È la soluzione di base, da innestare sulle tubature di un condotto fognario o di altro tipo. È caratterizzato da efficienza funzionale e semplicità di manutenzione, per la quale non occorre smontare il corpo dalle tubature. Xripper XrP. Soluzione adatta ai casi in cui l'area di appoggio è ridotta. Avendo il motore sopra al trituratore, Xripper XrP riduce fortemente l'ingombro e si adatta a spazi mol-

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to piccoli. Per la manutenzione, è sufficiente sollevare gli organi funzionali, lasciando il corpo macchina innestato alle tubazioni. Xripper XrC con Sewer integration Kit (SiK). in questo caso il trituratore è montato su una doppia slitta che lo rende adatto a lavorare in canali di scolo. Per la manutenzione è sufficiente sollevare il corpo triturante facendolo scorrere sui binari del sistema SiK. i vantaggi di Xripper emergono concretamente presso il depuratore dei comuni tedeschi di Wonnegau, Heiko e Shuch, nei pressi di Francoforte. A causa della costante presenza di salviettine umidificate, i tecnici erano costretti ad aprire la pompa centrifuga della stazione di pompaggio di osthofen anche due volte alla settimana, impiegando in ogni occasione fino a 2 ore per la completa rimozione del materiale. L’adozione di un Xripper XrP ha azzerato gli interventi sulla pompa centrifuga e inoltre la maggior efficienza di quest’ultima unita al risparmio sulla manodopera compensa ampiamente il consumo di energia elettrica, minimo, dovuto al trituratore.


RIFIUTI T R A T T A M E N T O

E

S M A L T I M E N T O

Risorse utili dai PFU Processo SulFree

Come valorizzare i vecchi pneumatici in modo da rendere il loro riciclo economicamente conveniente Ogni anno circa 1,5 miliardi di nuovi pneumatici vengono venduti in tutto il mondo e solo una parte di essi viene recuperata in qualche modo alla fine del ciclo vita. Nonostante i pneumatici oggi durino di più, questi volumi sono in costante aumento a causa del crescente numero di veicoli e del traffico in tutto il mondo. In Europa, nel 2011 sono stati generati 3,3 milioni di tonnellate di pneumatici usati; di questi, 173 ton sono state riutilizzate, 122 ton sono state esportate, 286 ton sono state inviate a rigenerazione e 2,7 milioni di ton sono rimaste all’interno del mercato europeo per il ricupero e riciclaggio, con un incremento del 2,2% rispetto al 2009. Il costo annuale per la ge-

stione dei pneumatici fuori uso è stimato in 600 milioni di euro. Esistono inoltre in Europa 5,7 milioni di ton di vecchi pneumatici che sono stati smaltiti illegalmente in discarica. La strada principale per il loro riciclo e il recupero è la legislazione comunitaria, a cui tutti gli Stati membri devono adeguarsi, che impone divieti e restrizioni allo smaltimento in discarica, spingendo le industrie del settore ad adottare strategie per il riciclo e il recupero. Il problema è che i prodotti derivanti dai PFU sono in genere di basso valore, sebbene i pneumatici siano costituiti da materiali con valore di partenza elevato (carbonio, petrolio, ferro, zolfo) e siano essi stessi un pro-

dotto ad elevato valore aggiunto. Per superare questa situazione è stato lanciato il progetto europeo SulFree, che si propone di valorizzare i vecchi pneumatici in modo da rendere economicamente conveniente il loro riciclo. IL PROCESSO SULFREE

I processi di valorizzazione pirolitica dei pneumatici non sono nuovi, ma finora hanno avuto applicazione limitata a causa della bassa qualità dei prodotti ottenuti. Questa bassa qualità è dovuta soprattutto all’elevato contenuto di zolfo nei pneumatici; d’altra parte lo zolfo è un reagente essenziale nel processo di vulcanizzazio-

Unità di lavaggio con soluzione di ammine Hi-Tech Ambiente

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ne della gomma. Il processo messo a punto nel quadro del progetto SulFree prevede di superare questa situazione mediante un trattamento innovativo di pirolisi a microonde e mediante la rimozione dello zolfo dai prodotti in uscita. Il processo si svolge in diverse fasi: - rimozione del ferro dal pneumatico prima di inviarlo alla triturazione, previa eventuale pulizia della gomma (ad esempio per rimuovere residui di cloro) - dopo la triturazione, il materiale viene alimentato nella camera di pirolisi attraverso un mixer e un alimentatore a vite, ad un ritmo di 125 kg/ora (pari a 1.000 pneumatici al giorno). La pirolisi avviene mediante riscaldamento a microonde a 450 °C, trasformando il pneumatico triturato in gas, olio combustibile e residuo carbonioso ad alto tenore di zolfo - questo residuo viene immesso in una camera di conversione a una temperatura di 400 °C, dove viene trasformato in carbone attivo mediante trattamento con vapore in un ambiente povero di ossigeno - i prodotti della pirolisi vengono quindi separati, infatti l’olio e il gas vengono raffreddati, vaporizzati e immessi in un reattore a letto fisso a 250 °C, dove l’olio vaporizzato viene sottoposto a idrodesolforazione impiegando speciali catalizzatori - successivamente, i vapori di o-


viene in buona parte (almeno 60%) generata all’interno del processo stesso. STRUTTURA DELL’IMPIANTO

L'olio di pirolisi condensato e raccolto in bottiglia

L’impianto in cui si svolge il processo SulFree è composto da cinque unità poste in serie: unità di pirolisi e di attivazione con vapore, unità di separazione dei gas, unità di idrodesolforazione, unità di rimozione dell’idrogeno solforato, unità di recupero dello zolfo

elementare. Ogni unità è controllata da un sistema basato su tecnologie PID, che mantiene i parametri operativi desiderati, in particolare per quanto riguarda il mantenimento dell’efficienza energetica. La progettazione dell’unità di pirolisi è stata condotta in base ai risultati dell’analisi termo gravimetrica dei residui di pneumatici, che ha indicato in 450 °C la temperatura ottimale. La pirolisi avviene in una camera a microonde,

lio desolforato vengono condensati, ottenendo olio in forma liquida, con un tenore di zolfo inferiore a 0,2%. - il gas residuo dalla idrodesolforazione, che è ora ricco di idrogeno solforato, viene raffreddato fino a 44 °C e sottoposto a strippaggio con monoetanolammina così da separare proprio l’H2S - il 95% dello zolfo elementare inizialmente presente viene recuperato mediante processo Claus, mentre il gas viene bruciato per coprire il fabbisogno energetico del processo. La maggiore novità dell’intero trattamento di valorizzazione è lo sviluppo di un completo processo di desolforazione, che riduce il contenuto di zolfo dell’olio di pirolisi e del gas di sintesi, con il recupero dello zolfo. Ciò consente di vendere l’olio di pirolisi come olio combustibile grezzo leggero a basso contenuto di zolfo (<0,2%), attualmente in commercio a 90 dollari al barile. Inoltre, si ottiene carbone attivo allo zolfo di alta qualità, che può essere utilizzato in applicazioni a elevato valore aggiunto (ad esempio per la riduzione delle emissioni di mercurio) ed ha un valore commerciale di 7-12 euro/kg; altri prodotti economicamente valorizzabili sono lo zolfo elementare ottenuto alla fine del processo Claus ed il ferro recuperato a monte della pirolisi. Un altro vantaggio è che la notevole energia necessaria per pirolisi, desolforazione e attivazione a vapore del residuo carbonioso Hi-Tech Ambiente

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concepita per generare un calore sufficiente per trattare 125 kg/ora di materiale a una temperatura di 450 °C. A causa delle elevate temperature e della natura corrosiva dei vapori che si generano nell’unità, la camera è costruita in acciaio inox 316. Sono stati adottati specifici accorgimenti per proteggere l’unità dall’usura e ottimizzare la resa energetica, basati sulla creaContinua a pag. 24


un catalizzatore commerciale che consente di ottenere un contenuto di zolfo in uscita dello 0,2% massimo. Quanto alla rimozione dell’H2S e successivo recupero di zolfo, questa fase viene ottenuta per lavaggio con soluzione di ammine; il gas desolforato viene compresso e inviato al reattore di idrodesolforazione, dove costituisce una preziosa fonte di idrogeno. Il gas acido ottenuto dalla rigenerazione della soluzione di ammine viene poi inviato ad una unità Claus, dove è trasformato in zolfo elementare.

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Risorse utili dai PFU zione di una atmosfera inerte mediante azoto. L’azoto, infatti, ottimizza la pirolisi della gomma e protegge i componenti dell’unità dal calore e dai residui carboniosi. Poichè il residuo carbonioso si raccoglie al fondo della camera di pirolisi, l’unità di attivazione con vapore è stata realizzata direttamente all’uscita di fondo della camera di pirolisi. Dato che il gas deve essere compresso per essere alimentato alla successiva unità di idrodesolforazione, è necessario ovviamente un compressore, la cui scelta è stata particolarmente difficile perché la maggior parte delle apparecchiature commerciali non erano in grado di lavorare alla temperatura di uscita dei gas dal reattore di pirolisi; è stato alla fine optato per un compressore a due stadi. Nell’unità di idrodesolforazione il reattore utilizzato lavora a 100 bar di pressione e 1.100 °C massimi di temperatura, utilizzando

CONCLUSIONI

La sperimentazione del processo SulFree ha dimostrato che esso è pronto per la fase commerciale. Il consorzio di PMI che ha gestito il progetto ha deciso di promuovere l’impiego del processo per il riciclo dei PFU all’interno del ciclo produttivo di pneumatici nuovi, dato che i prodotti in uscita (olio e zolfo) sono materie prime essenziali per la produzione dei pneumatici stessi, e il carbone attivo allo zolfo consente di ridurre le emissioni di mercurio.

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La valorizzazione di scarti oleari Progetto FFW

Un processo per la produzione di gas naturale di sintesi (SNG) e biodiesel partendo dai rifiuti di potatura dell’olivo e dalle sanse I combustibili fossili rappresentano attualmente più dell’85% delle fonti energetiche primarie utilizzate nel mondo. È ormai noto che questi combustibili pongono una serie di problemi, quali la loro disponibilità limitata e l’ubicazione dei giacimenti in Paesi politicamente instabili, le fluttuazioni dei prezzi, le emissioni di gas serra ed i correlati mutamenti climatici. Per questi motivi, da tempo sta crescendo l’attenzione verso la produzione di combustibili da fonti rinnovabili e pulite (“biocombustibili”), quali residui vegetali, rifiuti da lavorazioni alimentari, scarti di origine agricola, ecc.; ad esempio, nei Paesi mediterranei vi è una grande disponibilità di residui derivanti dalla coltivazione dell’olivo e della

produzione dell’olio, che attualmente devono essere smaltiti, con conseguenti costi per coltivatori e produttori. In questo contesto, il progetto “Liquid and gas FischerTropsch fuel production from olive industry waste: Fuel From Waste” (FFW) ha come obiettivo generale l’ottimizzazione dal punto di vista economico ed industriale di un processo per la produzione di gas naturale di sintesi (SNG) e biodiesel, partendo dai residui di coltivazione dell’olio (potature) e di produzione dell’olio di oliva (sanse), utilizzando il processo di sintesi “FischerTropsch”. Si tratta di un processo catalitico (ideato in Germania durate la II Guerra Mondiale per ottenere benzina dal carbone) mediante il quale una corrente di gas di sintesi

(syngas), costituita prevalentemente da ossido di carbonio e idrogeno, viene convertita in una miscela di idrocarburi gassosi, liquidi e solidi; particolarmente importante è la produzione di idrocarburi liquidi, utilizzabili come carburanti per motori Diesel. OBIETTIVI DEL PROGETTO

Il progetto FFW si propone di: studiare la disponibilità della biomassa di partenza (residui di potatura e residui del processo di estrazione dell’olio) nei maggiori Paesi produttori; definire i requisiti tecnici ottimali della biomassa di partenza; individuare le tecnologie più opportune per il trattamento fisico (miscelazione, essiccazione, macina-

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zione, pellettizzazione) e chimico (gassificazione e purificazione del syngas) della biomassa; definire l’impatto del processo dal punto di vista economico e ambientale; valutare la migliore combinazione per il sistema di produzione e le migliori condizioni di processo, incluse tipologia, composizione e condizioni operative del catalizzatore; testare la tecnologia a livello pilota; valutare la performance dell’intero sistema. L’obiettivo finale è la riduzione delle emissioni di gas serra e conseguentemente dell’impatto ambientale dell’industria olearia; oltre a diminuire i costi sostituendo il trattamento dei rifiuti con la produzione di combustibile. Il nuovo processo potrebbe inoltre portare alla creazione di nuovi posti di lavoro ed alla possibilità di esportare le tecnologie sviluppate. LE TECNOLOGIE UTILIZZATE

Pretrattamento. Sono state innanzitutto condotte prove di laboratorio per la produzione di pellets da sperimentare nel gassificatore, studiando diverse miscele di residui pellettizzati della sansa e della potatura degli olivi, allo scopo di trovare la combinazione più adatta all’impiego nel processo FFW. La sansa, una volta disidratata, è adatta ad essere impiegata nel processo, ma le sue caratteristiche oleaginose impediscono la densificazione durante il processo di pellettizzazione, e le concentrazioni di alcuni elementi sono eccessive: perciò è necessario miscelare la sansa con altre biomasse per rendere la miscela adatta per la gassificazione. Questa miscelazione si ottiene combinando ramaglie essiccate e triturate con sansa essiccata, e introducendo i due materiali in un miscelatore a tamburo. Successivamente, la miscela viene trasferita ad un estrusore provvisto di testa adatta alla produzione di pellets, operante a 80-90 °C. Gassificazione. L’elevato contenuto minerale della sansa e la sua composizione “povera” sono i principali limiti che impediscono di ottenere gas di alta qualità dal processo di gassificazione. Le prove di laboratorio hanno mostrato che con elevate proporzioni di sansa nella miscela si producono livelli molto elevati di residui carboniosi (> 50 g/Nmc), che causano difficoltà e aumento dei costi per le successive fasi del processo (purificazione, compressione, separazione e unità di sinte-


a 90 micron), per cui è stata scelta una configurazione dei reattori del tipo a letto fluidizzato bollente. Per la fase di metanazione, il catalizzatore in nickel-alluminio ha mostrato la migliore performance. I risultati delle prove e la valutazione dei Key Performance Indicators hanno mostrato che una linea completa per la produzione di idrocarburi liquidi da pellet da sottoprodotti dell’oliva può essere installata

si). Pertanto è necessario aggiungere nel processo di gassificazione materiale legnoso o altri materiali con temperature di sinterizzazione più elevate, in modo da minimizzare i problemi legati all’elevato tenore di carbone. Nel quadro del progetto è stato messo a punto un sistema “on line” per la misurazione del tenore di composti carboniosi nel gas di sintesi e per avere risultati immediati circa la qualità del gas di sintesi stesso; il sistema si è dimostrato in grado di produrre in tempo reale dati approssimativi sulla concentrazione dei vari componenti del syngas, e stabilire con efficienza quando il gassificatore produce gas “sporco”. Depurazione di syngas in reattore a sali fusi (MSR). Larga parte del progetto ha riguardato la sperimentazione in laboratorio di un reattore pilota MSR (“Molten Salt Reactor”). Durante le prove il reattore ha mostrato di funzionare in modo efficace, mostrando efficienze di rimozione promettenti per HCl, NH3 e, in misura minore, per H2S. La rimozione di alcuni composti del carbonio non è stata però soddisfacente: occorre quindi aggiungere una fase ulteriore di rimozione di questi composti, oltre a un’altra unità di rimozione dell’idrogeno solforato, a causa delle concentrazioni di zolfo estremamente basse richieste dai processi catalitici come la sintesi FischerTropsch. Nella configurazione finale, il sistema di depurazione del gas di sintesi dell’impianto FFW consiste in un ciclone per la rimozione delle particelle, uno scrubber alimentato con olio di soia per il carbone, una fase di compressione per la conversione catalitica, un lavaggio dei gas acidi con scrubber a acqua e una fase di idrodesolforazione, seguita da una unità Selexol per la rimozione totale dell’H2S e CO2 dal gas di sintesi. Sintesi Fischer-Tropsch. Sono stati preparati, caratterizzati e selezionati i catalizzatori per il processo Fischer-Tropsch e per la metanazione (che consiste nel far reagire una parte del gas di sintesi con idrogeno, in modo da aumentare il contenuto di metano ed ottenere una maggior resa di idrocarburi nella sintesi Fischer-Tropsch). E’ stato riscontrato che il catalizzatore più efficiente è costituto da cobalto supportato su allumina, con aggiunta di piccola quantità di platino. Questo catalizzatore si presenta in polvere (diametro di granuli da 53

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La serie QR di Untha, commercializzata in esclusiva in Italia da Ecotec Solution, rappresenta una nuova generazione di trituratori mono rotore, molto affidabili ed estremamente versatili. L'obiettivo è la semplice triturazione di materiali riciclabili. La serie QR dà la sicurezza di non dover mai affrontare tempi imprevisti di inattività e che la macchina svolga effettivamente ciò per cui è stata costruita: triturare in modo affidabile. La macchina è stata sviluppata e realizzata in collaborazione con partner dell'industria e del lavoro, nell'ambito di un progetto durato due anni. Tutto questo ha portato alla costruzione di una nuova classe di trituratori che esaudiscono qualsiasi esigenza di lavorazione. Oltre al solido sistema di taglio universale, al telaio indistruttibile e allo spintore che non richiede alcuna manutenzione, rientrano tra i punti tecnici

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La valorizzazione di scarti oleari ed operata. E’ stato concluso che è di vitale importanza progettare reattori Fischer-Tropsch dotati di un sistema di rimozione del calore molto efficiente. Le materie prime sono state gassificate con successo in un processo autotermico stabile a temperature accettabili. La composizione del syngas ottenuto è stata coerente con i limiti previsti. La produzione di cere e combustibili liquidi da gas di sintesi, la produzione di SNG dal gas di sintesi ed il processo di metanazione sono stati dimostrati con successo.

ECOTEC SOLUTION

salienti di questo prodotto anche il sistema di propulsione resistente a carichi molto pesanti e l'accoppiamento di sicurezza. A differenza delle macchine tradizionali, la serie QR non presenta alcuna sporgenza in quanto l'ingranaggio planetario è integrato nel rotore. Tutto questo riduce sensibilmente il rischio di riparazioni pesanti. Un'ulteriore particolarità tecnica è rappresentata dallo sportello multifunzione. Esso consente l'accesso semplice e rapido al gruppo di taglio e garanti-

sce uno svuotamento efficiente della tramoggia, oltre alla possibilità di rimuovere velocemente materiale intriturabile. Inoltre, la pulizia dello spintore può essere effettuata da una posizione sicura ed ergonomica. Il semplice utilizzo tramite un display touchscreen ad alta risoluzione, un controllo intelligente dello spintore, intervalli molto lunghi tra una manutenzione e l'altra nonché un accesso rapido e sicuro a tutti i componenti della macchina, riducono al minimo i costi di uso e

manutenzione. La gamma dei trituratori QR spazia da potenza installata da 22 a 180 kW e larghezza camera di taglio da 800 a 2.100 mm. Questa serie è adatta alla lavorazione di tutti i tipi di materiale, indipendentemente dalla forma, dallo stato e dalle proprietà del materiale: pellicole, blocchi, profili, fibre, nastri, tubi, rifiuti urbani e scarti di produzione, materiali compositi, carta e cartone, legname di scarto, pallet, ecc. Volendo riassumere i principali vantaggi: straordinaria affidabilità, massima disponibilità, alta produttività, versatilità d'impiego, manutenzione molto semplice, granulato di alto valore. A sottolineare l'affidabilità della classe QR il fatto che Untha estende su tutte le macchine un raggiungimento di garanzia a 2 anni o 4.000 ore di lavoro (dalla data di consegna), secondo quale valore viene raggiunto prima.

ANALISI DI IMPATTO AMBIENTALE

l’ambiente (sfruttamento di risorse rinnovabili e ecocompatibilità), l’analisi di mercato mostra chiaramente che la possibilità per la tecnologia FFW di penetrare nel mercato dell’energia dipenderà da due fattori determinanti: il prezzo dei combustibili fossili (che deve essere superiore a una certa soglia) e/o l’eventuale previsione legislativa di incentivi per l’uso dei combustibili rinnovabili. L’analisi ha inoltre mostrato che le aree più adatte per la costruzione di impianti FFW sono Sicilia, Puglia e Campania (in Italia) e Andalusia (in Spagna). Il settore più adatto allo sviluppo commerciale è quello dei carburanti alternativi, mentre gli ostacoli maggiori sono gli elevati costi di investimento e i costi di manutenzione

(che deve essere costante e intensiva). L’analisi costi/benefici mostra, infine, l’importanza dello sfruttamento delle economie di scala e dalla disponibilità della materia prima. Incrociando i risultati dell’analisi con i siti potenzialmente più idonei, risulta che le opzioni più promettenti per lo sviluppo della fase commerciale sono la costruzione di un impianto da 290 MWth in Andalusia, e uno da 100 MWth in Puglia, a condizione che il prezzo del petrolio non scenda al di sotto di 1,16 euro/litro (per l’impianto pugliese) e 0,86 euro/litro (per l’impianto andaluso). Se si considera la possibilità di sfruttamento commerciale dei sottoprodotti del processo, i prezzi scendono a 1,02 euro/litro (Puglia) e 0,72 euro/litro (Andalusia).

La nuova Untha QR Una macchina di ultima generazione per una triturazione molto efficace

I risultati dell’analisi LCA hanno mostrato che per migliorare le prestazioni ecologiche del sistema il consumo di elettricità deve essere ridotto il più possibile, e che l’ubicazione dell’impianto FFW deve essere scelta con attenzione. E’ stato anche constatato che il sistema è in grado di produrre una quantità sufficiente di gasolio per coprire il trasporto della biomassa olivicola dal campo di coltivazione all’impianto di trasformazione e che il processo può essere considerato autosufficiente in termini di energia. ANALISI ECONOMICA

Nonostante gli indubbi benefici per

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L’azienda francese Pellenc Selective Technologies, nel corso di due decenni di contatti con il mondo della raccolta, del riciclo e del riutilizzo dei materiali da post consumo, con la produzione di macchine sempre più attente alle dinamiche evolutive ed alle esigenze di garantire il maggior ritorno economico alle aziende del settore, è arrivata a produrre una macchina in grado di soddisfare le più sofisticate separazioni con l’utilizzo di tecnologie e di materiali di ultima generazione. L’aggregazione delle esperienze acquisite nei quattro continenti con 1.400 macchine installate in impianti di selezione in ogni genere di lavorazione, dalla più semplice alla più complessa, hanno permesso di riuscire a comporre un insieme unico nel suo genere. Il nome di tale macchinario è Mistral+, risultato di 4 anni di ricerca e sviluppo, condotto da oltre 30 ingegneri della Pellenc S.T. che hanno utilizzato le informazioni fornite dai clienti, dai teams di assistenza ai clienti, dai propri dipendenti e dai commerciali che contattano le realtà sparse in ogni

PELLENC SELECTIVE TECHNOLOGIES

Una macchina al servizio delle 3R Semplice, versatile, affidabile, prestazionale. Queste, in sintesi le peculiarità del separatore Mistral+

Mistral+ “all in one” con Turbosorter

dove. I componenti di tale macchina sono il completamento logico di tre elementi che uniti garantiscono il perfetto funziona-

mento dell’insieme: il nastro trasportatore veloce (>3 m/s), il selettore ottico con le diverse tecnologie applicate (NIR, vision, induzione, etc), il cassone di uscita dei materiali selezionati (con la possibilità di percorribilità fisica del suo interno). E’ semplice perchè con la Mistral+ è stato reinventato l’accesso alla macchina. Con una piattaforma superiore che permette l’agevole accesso alla pulizia delle lampade e dello scanner, senza interrompere il lavoro di selezione. Con la visione diretta del processo di espulsione per le ispezioni durante il funzionamento. Con l’accesso pedonabile del cassone di uscita per la più facile pulizia e manutenzione. Con la dotazione delle più performanti elettrovalvole di espulsione. Versatile, per essere stata progettata e costruita “all in one”, tutta in un pezzo. Con un'unica scatola di derivazione per alimentare e collegare la macchina (il selettore ottico) alle attrezzature ausiliarie (nastro trasportatore veloce e cassone di uscita). Con le pareti laterali del cassone di uscita fornite di adattatori orizzontali e verticali che consentono la regolazione nei due sensi delle barre separatrici interne. Con l’integrazione del pacchetto statistico di analisi del flusso pas-

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sante ed il suo monitoraggio in tempo reale. Con diagnosi e gestione degli errori, a macchina operativa. Affidabile, in ogni condizione di stress e di temperatura (da -15 a +55°). Con utilizzo dell’architettura 3G, integrata in un armadio robusto, a prova di polvere e di umidità. Con un PC industriale che allunga sostanzialmente il tempo medio tra due arresti. Con un nuovo sistema di raffreddamento, tramite un sistema tubolare Vortex (esente da manutenzione). Con il miglioramento generalizzato delle elettrovalvole, un nuovo blocco, crash test approvato, disegno impermeabile antipolvere e deumidificatore incluso. Con funzioni gravose ora standard IP65 per la migliore resa in condizioni di polvere ed umidità. Protezione dello scanner. Blocco valvole retraibili e deumidificatore dell’aria compressa. Prestazionale, per il migliore risultato di rilevamento ed espulsione. Risoluzione raddoppiata rispetto al modello Mistral precedente. La potenza illuminante è stata dimezzata con la stessa qualità del segnale di riconoscimento, per un maggiore risparmio energetico. Tempo di risposta delle elettrovalvole ridotto del 50%, con il 35% in più di potenza, per un’espulsione più rapida ed efficiente. Una gamma di modelli flessibile ed estremamente versatile, per soddisfare le esigenze più complesse di qualsiasi centro di selezione e di riciclaggio. Un elemento aggiuntivo che la distingue è un brevetto Pellenc S.T. denominato Turbosorter, che permette il migliore riconoscimento dei materiali leggeri in due dimensioni, quali le plastiche e la carta, attraverso un loro più stabilizzato accesso alla detezione, che consente una lettura più efficace da parte dello scanner e una migliore resa in qualità e quantità.


L’ultima nata in casa Macpresse è MAC 108/2, la pressa che imballa tutti i materiali, particolarmente indicata per le materie plastiche come PET e HDPE. Questa pressa è la naturale evoluzione della MAC 110/2, la capostipite di una serie che segna un punto di svolta per le presse MAC in termini di innovazione tecnologica e di progettazione. Efficienza nei consumi, robustezza e semplicità d’uso sono le caratteristiche che contraddistinguono tutta la gamma e che raggiungono l’apice nella serie /2. In fase di progettazione è stato tenuto conto dell'esigenza principale di ogni recuperatore: ottenere balle il più dense possibile, per sfruttare al massimo la cubatura dei mezzi di trasporto ed abbattere i relativi costi. Con un’idraulica tipica delle macchine di grande portata, la 108/2 prevede un formato balla ridotto (110x75 cm a lunghezza variabile), in modo da massimizzare la pressione specifica e quindi la densità delle balle. Con una spinta di 170 tonnellate, la nuova MAC è ideale per chi deve gestire produzioni medio-alte e desidera minimizzare i costi di tra-

MACPRESSE

E’ di scena MAC 108/2 La pressa multimateriale perfetta per le materie plastiche

sporto. Grazie alla sua idraulica evoluta permette di conferire all’imballato una densità costante per ogni singolo materiale mantenendo l’integrità ed il peso di ogni singola balla. Allo stesso tempo, la valvola

proporzionale permette di passare rapidamente da un materiale all’altro, settando in automatico i parametri di produzione ottimali. Non solo maggiore potenza di spinta: tutta la gamma “/2”, infatti, pre-

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vede una serie di miglioramenti anche dal punto di vista strutturale, meccanico, elettrico ed elettronico. Le linee guida sono quelle tipiche della produzione Macpresse: robustezza, affidabilità, facilità di manutenzione e riduzione nei consumi elettrici grazie all’impiego di motori di nuova generazione tipo IE3 e di pompe a portata variabile BoschRexroth. Anche l’elettronica vede notevoli sviluppi grazie all’estensione ed all’ampliamento delle funzioni del sistema di controllo elettronico. Ed anche se i prodotti Macpresse si distinguono da sempre per la semplicità e l’immediatezza d’uso, i nuovi sistemi di gestione con PLC si qualificano per gli incentivi Industria 4.0. Macpresse ha studiato la MAC 108/2 per rispondere alle richieste del mercato, soprattutto di quelle aziende che selezionano e recuperano grandi quantità di plastiche. L’obiettivo: presentare una macchina solida e affidabile per tutti gli impianti di selezione e cernita multimateriale. E non è un caso il fatto che sia stato proprio uno dei maggiori impianti di recupero plastica d’Italia a voler testare per prima la 108/2.


Clarity Multiway di Binder+Co è un sistema rivoluzionario di separazione ottica e offre all‘industria del riciclaggio una soluzione efficiente per trattare rifiuti urbani. Il sistema unico e brevettato è in grado di produrre fino a sei diverse frazioni selezionate e questo in maniera completamente automatica e con un‘unica macchina. Come funziona? Il materiale viene convogliato nel macchinario su un nastro trasportatore-separatore perforato. La sensoristica adattata allo specifico utilizzo della macchina individua il flusso isolato dei materiali nei diversi settori della linea di selezione. Sotto il tratto superiore del nastro trasportatore si trovano i getti, che nel punto e nel momento esatto soffiano i materiali da separare nella rispettiva camera di espulsione indirizzando un getto preciso di aria compressa su tali materiali. Grazie a un sistema di elaborazione dati altamente efficiente, in pratica vengono riconosciuti tutti i tipi di materiale plastico o composito, come ad esempio gli imballaggi per bevande. Clarity multiway è caratterizzato dalla massima flessibilità nella gestione e nella selezione delle ricette di trattamento. A seconda delle specifiche esigenze del cliente, la tipologia costruttiva del sistema può variare conformemente al numero delle frazioni da separare. In questo modo in un’unica fase di processo si possono realizzare fino a sei prodotti finiti. Dotazioni extra, come il sistema di aspirazione e di captazione delle polveri, possono essere predisposte in base alle richieste del cliente. La gamma delle macchine è disponibile con larghezze di lavoro comprese tra 1 m e 2,8 m, per un processo di trattamento tarato in maniera ottimale sulla capacità produttiva. Grazie a un sistema di montaggio flessibile, Clarity può essere installato in qualunque situazione e si adatta perfettamente alle più diverse esigenze di spazio, con riferimento alla direzione di scarico delle singole frazioni. I parametri di separazione e le valutazioni vengono immessi ed elaborati tramite un PC con touch screen, attraverso il quale è possibile attivare le più diverse ricette preimpostate per le combinazioni dei parametri di separazione. Mediante un quadro di controllo possono essere gestite più unità Clarity. Via modem e linea dati si possono realizzare interventi di telemanutenzione che tengono conto delle esigenze di risparmio di

BINDER+CO

La separazione rivoluzionaria Clarity Multiway è una macchina in grado di separare fino a cinque materiali finiti puri

Il separatore ottico Clarity Multiway

tempo del gestore dell’impianto. Il know-how di Binder+Co nella separazione ottica si manifesta nella selezione intelligente di materiali e nella straordinaria maturità della concezione tecnica di Clarity. La macchina è strutturata in un sistema modulare di provata efficacia cosicché l’integrazione negli impianti di trattamento già esistenti non presenta nessun tipo di problema. Il concept di design, moderno e innovativo, è orientato verso la massima facilità di impiego per l’utente. Questi i principali vantaggi: una sola unita sensoristica per fino a 6 frazioni, minimo impiego di nastri, macchinario compatto, elevata precisione di separazione, portata fino a 3 t/h,per materiali 2D e 3D, separazione di PET, PE, PP, HDPE, metalli, lattine, cartone, carta, etc.

BINDER+CO SCEGLIE ECOTEC SOLUTION

Da ottobre di quest’anno è Ecotec Solution a distribuire per il mercato italiano i prodotti della Binder+Co relativi al settore dei materiali riciclabili. Secondo l’azienda austriaca, infatti, nel comparto dei materiali secondari il mercato italiano nasconde ancora un notevole potenziale per il portafolio delle proprie tecnologie. Rispetto alla media europea, in Italia l'uso di discariche, la raccolta indifferenziata e la scarsa valorizzazione delle risorse è ancora largamente diffusa, e per soddisfare le direttive europee e italiane occorreranno nei prossimi anni grossi investimenti nel trattamento e riciclo dei rifiuti.

Il vaglio Flip Flow Bivitec Hi-Tech Ambiente

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<<Eravamo alla ricerca di un distributore che potesse trasferire la nostra leadership nel riciclo del vetro anche su nuove applicazioni riciclabili, come plastica, combustibili secondari, compost, rsu, raee, ferrosi, etc. Con Ecotec Solution siamo riusciti a trovare un partner professionale - spiega Werner Wiedenbauer, business development di Binder+Co - con una chiara visione del mercato italiano e un obiettivo di crescita ambizioso. Ci permetterà di incrementare la conoscenza delle nostre ottime tecnologie presso i potenziali clienti di riferimento, di garantire un perfetto orientamento al cliente durante la fase di vendita, ma anche nel post vendita>>. <<Negli ultimi siamo riusciti ad affermare la nostra azienda come fornitore di tecnologie per il riciclaggio, soprattutto nel comparto dei trituratori, dove oggi abbiamo una delle gamme più ampie tra monorotore, birotore e quadrialbero nelle varianti fisse e mobili. Già con l’inserimento dei vagli mobili della linea Pronar - spiega, Martin Mairhofer, uno dei due titolari di Ecotec Solution e responsabile per la parte operations e marketing - abbiamo fatto un primo passo nel comparto della separazione e oggi con l’inserimento della gamma Binder+Co siamo decisamente da prendere in considerazione per la separazione di ogni tipo di materiale>>. <<Binder+Co offre una gamma di macchine con altissimo potenziale afferma Alex Raich, l’altro titolare di Ecotec Solution e responsabile per la parte technology - ma ancora poco conosciute nel comparto del riciclo. Mi preme citare, ad esempio, il vaglio Flip Flow Bivitec che, tramite il suo azionamento e con l’aiuto di un effetto di risonanza, genera due movimenti di oscillazione e riesce così a risolvere compiti particolarmente esigenti. Questo vaglio tenditore provvede in maniera semplice ed efficiente a una precisa classificazione di materiali sfusi di difficile vagliatura>>.


COL SIERO ESAUSTO DI LATTE

DA SCARTI DI ACCIAIERIA

Stop all’amianto

Zero scorie... Zeroslag

Da start up universitaria a laboratorio di ricerca specializzato in analisi specifiche per le problematiche ambientali, Bio Eco Active, in stretta sinergia con Chemical Center e Lebsc, ha brevettato un processo chimico innovativo capace di “sciogliere” attraverso il siero di latte esausto, l'amianto, trasformandolo da rifiuto tossico e speciale in prodotti puliti e riutilizzabili industrialmente. Certificato Tüv e accreditato alla rete innovazione dell’Emilia Romagna, Chemical Center ha ricevuto anche il Premio “Ricerca e Innovazione 2011” dalla Cam.Com. di Bologna. Il processo di trasformazione di manufatti in cemento-amianto con siero di latte esausto prevede fondamentalmente due fasi: una prima fase utilizzando uno scarto alimentare, come il siero di latte esausto, avente un pH acido per decomporre la fase cementizia (85%) a temperatura ambiente, costituita principalmente da carbonato di calcio, la seconda fase per dena-

turare le fibre di amianto in essa inglobate. Queste fibre vengono denaturate e decomposte in ioni magnesio e silicato, mediante un processo idrotermico a 180 °C, che distrugge completamente la struttura cristallina dell’asbesto, producendo una soluzione ricca di ioni di magnesio, nichel e manganese, da cui i metalli possono essere facilmente estratti per via elettrolitica rendendo il processo fortemente conveniente anche dal punto di vista economico. Su queste basi, prossima la realizzazione del primo prototipo di impianto, in grado di trasformare i pallet di onduline di eternit in idropittura, calce nanometrica, concime e metalli come magnesio, nichel e manganese, utilizzando il siero di latte in un procedimento non inquinante perché totalmente in immersione e con un trattamento termico di soli 180 °C, evitando chiaramente ogni possibile emissione di fibre di amianto nell’ambiente. (Tessore, Petraroia, Roveri).

Immagini al microscopio elettronico a scansione del cemento-amianto prima del processo (a sinistra) e dopo il processo (a destra)

Le scorie di acciaieria sono uno scarto di lavorazione da cui è possibile ottenere una materia prima secondaria di alta qualità. Rappresentano un rifiuto prezioso, quindi, che la Zerocentro, dopo anni di prove e studi, ha trasformato in Zeroslag, un inerte artificiale ad elevate prestazioni adatto ad essere utilizzato nelle miscele bituminose cementizie e come sottofondo in pavimentazioni stradali. Questo prodotto, quindi, risolve il difficile problema dello smaltimento dei rifiuti industriali delle acciaierie e in più: offre un prodotto certificato che a pieno titolo può sostituire gli inerti naturali aumentando le prestazioni dell’aggregato finale a costi estremamente competitivi; concorre al minore uso di materiale naturale estratto da cava. Tutti questi vantaggi fanno di Zeroslag un prodotto estremamente conveniente e competitivo sul

Tecnofer: il sistema di sconfezionamento Arriva da Tecnofer una soluzione per il trattamento di prodotti alimentari scaduti e/o difettosi. Si tratta del sistema di sconfezionamento, personalizzabile sulla base delle esigenze del cliente, in grado di separare il prodotto alimentare dall’imballaggio, riducendo e azzerando i costi di trasporto e smaltimento di tali prodotti e ottenendo un vantaggio economico dal loro recupero. Il risultato del processo è la va-

lorizzazione sia del contenuto, che previe analisi può essere destinato alla produzione di mangimi o utilizzato in impianti di digestione anaerobica, sia degli imballaggi, che possono essere forniti alle aziende di riciclaggio. Grandi gruppi hanno già scelto la tecnologia Tecnofer ottenendo un’efficacie separazione del prodotto alimentare da imballaggi di varia natura: tetra pack, alluminio, plastica, banda stagnata, ecc.

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piano tecnico ed economico, in grado di fornire ottime garanzie di durata nel tempo. l ciclo produttivo parte dalla raccolta delle scorie industriali (prodotte dalla lavorazione di acciai comuni, speciali e a basso-carbonio fusi in forni elettrici) e passa attraverso varie fasi di lavorazione: stoccaggio di maturazione del materiale per due mesi in cumuli; frantumazione del materiale in tre diversi processi di vagliatura secondo le 3 pezzature (4, 8, 12 o 16 mm); eliminazione di residui ferrosi attraverso tre cicli di deferizzazione tramite magneti; maturazione umida con lavaggi periodici e programmati in comparti cementizi drenanti per stabilizzare il materiale; test di verifica con prelievi effettuati all’inizio e al termine dell’intero processo. Tutti questi passaggi avvengono in un impianto dedicato e tecnologicamente all’avanguardia, fornito dei seguenti macchinari: tramoggia sgrossatrice che accoglie il materiale scaricato dalle pale gommate a inizio lavorazione; grossi magneti che eliminano le particelle di ferro presenti nelle scorie; rilevatori di radioattività che assicurano la sicurezza dell’inerte; mulini ad urto e frantoi a mascella che consentono la raffinatura progressiva delle scorie fino a farle diventare Zeroslag. Dal punto di vista chimico le concentrazioni degli elementi che lo compongono rispettano ampliamente i parametri dettati dalla legge in materia ambientale (D.M. 186/2006). La riduzione dello sfruttamento delle risorse naturali e la mancata formazione di discariche di smaltimento, permette di considerare a pieno titolo Zeroslag un prodotto eco-compatibile.


BIomaSSe & BIoGaS B I o m a S S a

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B I o G a S

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B I o m e ta N o

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C o G e N e r a z I o N e

Il metano da qualunque rifiuto Progetto Bio-SNG

La combinazione di gassificazione e conversione catalitica per qualunque scarto contenente composti del carbonio Il riscaldamento ed i trasporti consumano quasi il 70% dell’energia utilizzata in Europa; e questa enorme domanda energetica è coperta quasi esclusivamente da combustibili fossili, con le ben note conseguenze ambientali. Da qualche anno si è cominciato ad utilizzare a fini energetici la frazione organica dei rifiuti, che può essere trasformata in biogas mediante le tecnologie di digestione anaerobica; il biogas, opportunamente purificato, diviene biometano, che può essere immesso nella rete europea di distribuzione del gas naturale di origine fossile, sostituendolo parzialmente. Il progetto BioSNG punta ad estendere la possibilità di ottenere metano dai rifiuti, utilizzando (oltre alla frazione organica) anche tutti gli altri tipi di rifiuti contenenti composti del carbonio: in pratica ogni tipo di rifiuti, con l’unica esclusione di vetro, ceramica e metalli. Questo obiettivo può essere raggiunto mediante la combinazione di tecniche di gassificazione e conversione catalitica; si stima che combinando queste tecnologie con quelle già consolidate di digestione anaerobica si potrebbe coprire circa 1/3 della domanda energetica europea.

I PASSAGGI DEL PROCESSO

La produzione di metano partendo dal carbone non è una novità: negli Stati Uniti e in Cina esistono da 30 anni impianti di grandi capacità (fino a 1.000 MWth). Più recentemente, il progetto svedese GoBiGas ha dimostrato la possibilità di produrre metano da biomasse forestali, con una tecnologia sviluppata dalla società tedesca Repotec. Questa tecnologia è stata successivamente applicata in diversi impianti sperimen-

tali per la gassificazione delle biomasse di rifiuto, costruiti a Gussing (Germania) e ad Heilingenkreutz (Austria); a Lione la GDF Suez ha coordinato un progetto, denominato Gaya, che includeva anche la trasformazione del gas di sintesi in metano. Sulla base di queste esperienze, nel corso del progetto BioSNG è stato messo a punto un processo comprendente 5 successivi passaggi: - preparazione del combustibile, che consiste nell’essiccamento,

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rimozione dei materiali riciclabili e macinazione, in modo da ottenere un materiala adatto al successivo trattamento termico - gassificazione termica, in modo da ottenere un gas di sintesi adatto alla successiva conversione in biometano - raffreddamento e purificazione del gas di sintesi, allo scopo di rimuovere complessi di zolfo e di cloro o metalli pesanti, che creerebbero problemi in fase di conversione. La purificazione deve essere molto spinta (a livello di ppm) e richiede una combinazione di diverse tecniche, come lavaggio a umido, filtrazione su carbone attivo e altri trattamenti - conversione in metano, mediante una combinazione di reazioni catalitiche comprendenti la “reazione del gas d’acqua” e la “reazione di metanazione”, che portano a ottenere il cosiddetto SNG (Synthetic Natural Gas) - raffinazione del SNG, in modo da ottenere un gas in linea con i requisiti per l’immissione nella rete dei metanodotti. Questo passaggio richiede la rimozione della CO2, il controllo delle percentuali di azoto e di idrogeno, e (spesso) l’additivazione con propano per ottenere l’appropriato valore del potere calorifico.


L’IMPIANTO DIMOSTRATIVO

L’applicazione pratica delle diverse tecnologie sviluppate nel corso del progetto BioSNG può essere illustrata seguendo la struttura dell’impianto dimostrativo, che è stato finito di montare nel dicembre 2015 ed ha completato la prevista serie di prove e collaudi. È in corso la sperimentazione di un impianto commerciale, della capacità di 10.000 ton/anno di materiale in ingresso, che produrrà gas per 22 GWh (sufficienti per riscaldare più di 1.500 appartamenti); questo impianto dovrebbe entrare in funzione nella prima metà del 2018, e servire da modello per successivi impianti di maggiori dimensioni, da 315 fino a 665 GWh/anno. L’impianto dimostrativo non comprende (per motivi economici) la sezione di separazione del combustibile; è stato utilizzato un RDF (Refuse Derived Fuel) ottenuto dall’impianto di trattamento rifiuti della contea inglese di Swindon. L’RDF si presentava in forma fioccosa, con una densità apparente di 150-250 kg/mc, un contenuto di umidità del 15% e

un potere calorifico (sul secco) di 22 MJ/kg. La sezione di gassificazione termica impiega un reattore a letto fluido bollente, nel quale vapor acqueo e ossigeno vengono utilizzati per decomporre l’RDF formando un “gas di sintesi”, composto da idrogeno (36% circa), ossido di carbonio (33%), CO 2 (23%) e 8% di metano, altri idro-

carburi e varie impurezze. Queste impurità devono essere rimosse, perché impedirebbero il corretto funzionamento dei processi a valle; la depurazione avviene con un processo al plasma, che sottopone il gas a temperature di circa 1.200 °C, in modo da decomporre le cosiddette “peci” (compositi con oltre 6 atomi di carbonio) ed i composti contenenti cloro e

zolfo. Dopo il reattore al plasma, il gas passa in uno scambiatore di calore, dove produce vapore e si raffredda a meno di 200 °C, e in una successione di filtri e assorbitori, che rimuovono ceneri e fuliggine, neutralizzano le sostanze acide ed eliminano in maniera quasi completa i contaminanti contenenti azoto, cloro, fluoro e zolfo. All’uscita di questa sezione il gas di sintesi contiene pochi microgrammi per metro cubo di peci, meno di 30 ppm di zolfo organico e meno di 50 ppm di compositi gassosi dello zolfo (idrogeno solforato + ossisolfuro di carbonio). Il gas di sintesi purificato viene compresso a 50 bar e accumulato in 4 serbatoi capaci complessivamente di contenere 1,2 ton di gas. Da questi serbatoi il gas passa (dopo riscaldamento a 400 °C) al “reattore del gas d’acqua” (water gas shift) dove viene a contatto con vapor acqueo in un reattore tubolare contenente sferette di catalizzatore al ferro-cromo. In questo reattore l’ossido di carbonio sottrae l’ossigeno all’acqua Continua a pag. 38

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Il metano da qualunque rifiuto formando idrogeno e CO 2; successivamente, il gas (che contiene ancora il 17% di ossido di carbonio) viene raffreddato, ulteriormente trattato per eliminare le ultime tracce di idrogeno solforato e inviato ai reattori di metanazione. Questi sono tre, disposti in serie, e contengono differenti tipi di catalizzatori a base di nichel, che promuovono la formazione di metano mediante reazione dell’idrogeno con la CO2 e l’ossido di carbonio, con formazione di acqua. All’uscita dei reattori di metanazione il gas contiene il 30% circa di metano e minime concentrazioni residue di idrogeno e ossido di carbonio, oltre ad acqua e CO2. L’acqua viene rimossa per raffreddamento e condensazione del vapore; successivamente il gas passa al sistema di assorbimento della CO 2 , che avviene mediante adsorbimento a cicli alternati di pressione (Pressure Swing Adsorption). Questo sistema elimina oltre il 99% della CO 2, e circa il 40% dell’azoto (presente comunque in piccole quantità); una piccola aggiunta di propano può essere necessaria per portare il potere calorifico ai livelli richiesti per l’immissione nella rete di distribuzione del gas. In alternativa, è possibile generare circa 10% di etano e propano inserendo un reattore contenente un catalizzatore a base di ferro e

rutenio a monte dei reattori di metanazione. CONCLUSIONI DI CARATTERE TECNICO

Il lavoro sull’impianto dimostrativo ha provato che le tecnologie utilizzate sono in grado di convertire la frazione organica dei rifiuti in metano adatto all’immissione in rete. I diversi passaggi di depurazione inseriti nel processo garantiscono un buon funzionamento della sezione di metanazione, senza fenomeni di disattivazione o avvelenamento del catalizzatore. Gli aspetti relativi alle perdite di calore si sono rivelati particolarmente critici, anche a causa delle limitate dimensioni dell’impianto dimostrativo. L’esperienza otte-

nuta è stata preziosa per la progettazione del primo impianto commerciale. I sistemi di sicurezza e di controllo integrato del processo hanno dimostrato di funzionare in maniera pienamente soddisfacente. CONSIDERAZIONI AMBIENTALI

L’impatto sull’effetto serra del metano prodotto con il processo BioSNG è senz’altro inferiore a quello del metano estratto dai giacimenti; tuttavia, il consumo di energia elettrica del processo e il contributo delle fasi di costruzione e manutenzione dell’impianto comportano emissioni di CO 2 intorno a 48 kg per ogni MWh di energia termica del gas prodotto. Rispetto ai 243 kg di CO2 del gas naturale si ha un ri-

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sparmio dell’80%; se poi si considera che si evita il conferimento dei rifiuti in discarica, il beneficio ambientale sale al 142%. Infine, è possibile catturare la CO 2 derivante come sottoprodotto del processo, utilizzandola a fini industriali o sequestrandola sottoterra; questo porterebbe il beneficio ambientale al 252%. Applicando la tecnologia ai rifiuti di un Paese con popolazione intorno a 60-65 milioni di abitanti (come Italia, Francia o Inghilterra) si potrebbe produrre una quantità di metano corrispondente a 100 TWh/anno di energia, evitando l’emissione in atmosfera di 20 milioni di ton/anno di CO2; che salirebbero a oltre 34 milioni tenendo conto dell’eliminazione dei conferimenti in discarica, e oltre 61 milioni se fosse possibile sequestrare la CO2. Questi rilevanti benefici ambientali verrebbero ottenuti senza bisogno di modifiche né alle apparecchiature che attualmente utilizzano il metano sia in ambito domestico SIA industriale, né alla rete di distribuzione del metano stesso. CONSIDERAZIONI ECONOMICHE

In base ai risultati finora ottenuti, la dimensione minima di un impianto commerciale dovrebbe corrispondere ad una produzione energetica di 315 GWh/anno, corrispondenti a una capacità di trattamento in ingresso di 18,3 ton/ora. Il metano prodotto (3 ton/ora) avrebbe un costo complessivo di 57 euro/MWh, che è circa 3 volte superiore a quello del metano estratto dai giacimenti. Inizialmente, quindi, sarebbero necessari incentivi di Stato, che tengano conto dei benefici ambientali; tuttavia, un impianto di maggiori dimensioni (665 GWh/anno, corrispondenti ad una produzione di 6 ton/ora di metano), avrebbe un costo di produzione solo del 40% superiore a quello attuale del metano. Considerando che i prezzi dei combustibili fossili sono inevitabilmente destinati ad aumentare in futuro, si ritiene che l’applicazione su larga scala della tecnologia BioSNG porterebbe a rilevanti benefici ambientali a costi molto bassi (o in prospettiva nulli) per la collettività.


Agatos, la holding del gruppo specializzato nella realizzazione chiavi in mano di impianti di energia rinnovabile, co-generazione ed efficientamento energetico, ha di recente annunciato l’imminente costruzione e successiva messa in esercizio in provincia di Milano del primo impianto di produzione di biometano da forsu mediante il processo Biosip, da lei stessa sviluppato, brevettato e ingegnerizzato. Biosip prevede l’impiego di tecnologie collaudate e con bassissimo impatto ambientale nella produzione di biometano, che è incentivato dal GSE come energia rinnovabile, e destinato a qualsiasi tipo di utilizzo, compreso quello di alimentare la rete di gas cittadino. Indipendentemente dalla composizione della forsu ricevuta, tale processo garantisce assenza di rifiuti, emissioni e odori. L’impianto autorizzato si estenderà su una superficie di circa 12.000 mq e trasformerà fino a 35.000 ton/anno di forsu in biometano per alimentare la rete gas urbana, acqua distillata e combustibile solido secondario. Ad Agatos Energia sarà affidato l’inca-

PROCESSO BIOSIP

milano andrà a biometano

rico esclusivo di implementazione del progetto: sarà cioè responsabile della realizzazione dell’impianto, della sua gestione e manutenzione. Il collaudo è previsto entro la fine del 2018 ma già oggi il è dotato di contratti di conferimento forsu. Solo guardando all’Italia, il mercato potenziale per Biosip è molto importante. L’Ispra stima che nel 2015 la produzione nazionale

dei rifiuti urbani è stata pari a circa 29,5 milioni di tonnellate, di cui 14 mln dalla raccolta differenziata. Delle 14 mln di ton/anno di forsu prodotte in tutto il territorio nazionale, il 25% viene smaltito in discarica e il 20% tramite incenerimento, soluzioni di smaltimento attualmente obsolete e dannose per il territorio; solo il 18% dei rifiuti organici viene oggi destinato ai vari trattamenti "biologici". Il processo Biosip, trattamento biologico a “impatto zero”, potrebbe rappresentare pertanto un’alternativa efficace per le oltre 6 mln di ton attualmente destinate alla discarica e all'incenerimento. La sola Provincia di Milano produce ogni anno 1.5 mln di ton di rifiuti, di questi 225.150 ton sono rifiuti organici. Ad oggi, le strutture esistenti riescono a gestirne solo meno della metà (43%). <<Ormai da anni le normative comunitarie sono orientate alla ri-

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duzione dei rifiuti destinati alla discarica e alla termovalorizzazione - commenta Michele Positano, amministratore delegato di Agatos - e in particolare quelli di origine organica. Il progetto autorizzato in provincia di Milano è immediatamente cantierabile ed è una risposta concreta e a bassissimo impatto al problema dello smaltimento dei rifiuti della zona. Stiamo già lavorando per autorizzare progetti simili sia in Italia che all’estero. Siamo fieri del traguardo raggiunto, in quanto l’autorizzazione è il frutto delle competenze di engineering e innovazione interne alla nostra azienda e del suo lungo impegno nello sviluppo di soluzioni tecnologicamente all’avanguardia nel campo delle energie rinnovabili. Auspico che questa autorizzazione possa rappresentare un primo importante passo verso la risoluzione del problema dei rifiuti urbani in Italia>>.


PER LA PRIMA vOLTA IN ITALIA

Il biometano in rete

A fine giugno, per la prima volta in Italia, è entrato in funzione il nuovo impianto di biometano della Montello con immissione del gas naturale rinnovabile direttamente nella rete di trasporto nazionale. L’impianto è anche il primo in grado di produrre biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana, settore in cui opera l’azienda, la quale recupera l’umido organico prodotto da circa 6 milioni di abitanti, per un totale di 369.000 ton/anno di biorifiuti. Inoltre, non solo non ha emissioni in atmosfera, ma è "carbon negative": esso, infatti, recupera dal biogas generato anche 38.000 ton/anno di anidride carbonica, destinata ad uso tecnico ed alimentare. La produzione di biometano prevista è di circa 32 mln di standard metri cubi all’anno (l’equivalente quantitativo di biocarburante per una percorrenza di circa 640 mln di km da parte di autoveicoli bio) e di 3.750 smc/ora. La soluzione impiantistica adottata prevede una prima fase di pretrattamento del rifiuto seguita da digestione anaerobica (finalizzata alla produzione di biogas utilizzato per la generazione di energia elettrica per 12,8 MWh e termica per 11,8 MWh), e una successiva fase di compostaggio aerobico del fango proveniente dalla disidratazione del digestato, finalizzata alla produzione di fertilizzante organico di qualità. La Montello ha iniziato sin dagli anni '90 a trattare rifiuti a matrice organica con l'obiettivo, in un primo tempo, di ottenere una semplice igienizza-

zione e stabilizzazione finalizzata allo smaltimento in discarica e poi, nel 1997, ha realizzato un trattamento di compostaggio aerobico per la produzione di ammendante compostato misto. La connotazione spiccatamente industriale dell’azienda, la potenzialità delle sue dotazioni impiantistiche e infrastrutturali, la ricerca continua di innovazioni tecnologiche e la disponibilità alla sperimentazione la hanno indotta a realizzare, negli anni, continui adeguamenti e migliorie degli impianti secondo una logica che supera l'orizzonte dei servizi ambientali di scala locale. L'esperienza vissuta nella gestione del processo di compostaggio totalmente aerobico ha permesso di individuare, come fasi cruciali della lavorazione, il pretrattamento della forsu (al fine di separare dalla stessa i materiali indesiderati, quali plastica, vetro, metalli, ecc, prima della biotrasformazione), e lo stadio definito come "ACT" e cioè il periodo con la massima attività fermentativa. I risultati ottenuti hanno portato la società a ricercare nuove tecnologie e, conseguentemente, a realizzare un investimento che migliorasse sostanzialmente l'esistente processo di trattamento aerobico intensivo mediante l'introduzione delle fasi di pretrattamento e di digestione anaerobica del rifiuto organico. Il processo adottato è di tipo WET, in reattore continuo completamente miscelato senza ricircolo CSTR (Continuous Stirred Tank Reactor), con l'utilizzo del biogas prodotto dal processo di digestione anaerobica in gruppi di cogenerazione elettro-termica.


Il biometano dalla forsu Presso Calabra maceri e Servizi

In costruzione un impianto di upgrading del biogas con tecnologia valopur, flessibile, affidabile e di semplice gestione Calabra Maceri e Servizi, azienda attiva nel settore della gestione integrata dei rifiuti nel sud Italia, ogni anno riceve, ricicla ed avvia a recupero migliaia di tonnellate di rifiuti di origine domestica, commerciale, industriale e artigianale. E dalle oltre 45.000 tonnellate all'anno di forsu raccolte, produce 1.000 Nmc/h di biogas mediante digestione anaerobica, che la società ha deciso di trasformare in biometano da immettere in rete. Allo scopo si è rivolta alla Provedal, che ha di recente avviato la costruzione dell'impianto di upgrading nel sito di Rende, in provincia di Cosenza, basato sul pro-

IL BIOMETHANE-BOX Provedal propone anche il processo Biomthane-Box, una soluzione economica di produzione e distribuzione di biometano destinato ai produttori di bogas (da metanizzazione agricola, industriale o civile). L'unità, compatta e di dimensioni estremamente ridotte, permette di valorizzare in sito una parte della produzione di biogas per alimentare i mezzi aziendali (automobili, mezzi agricoli, etc.) adattabili al biometano per autotrazione, in sostituzione ai carburanti fossili. Particolarmente adatto agli impianti che dispongono di minime eccedenze di biogas non valorizzato (cogeneratori, caldaie, etc.) e dunque avviato alla torcia o perso, Biomethane-Box è una soluzione dai molteplici vantaggi ambientali: sostituzione di un combustibile fossile (gasolio, benzina, gas naturale) a favore di uno di origine rinnovabile; riduzione delle emissioni gassose

cesso valopur, una tecnologia altamente flessibile, affidabile e di semplice gestione. Questo metodo di raffinazione consente di massimizzare le rese dell'impianto garantendo, attraverso un sofisticato software, l'ottimizzazione di tutti i parametri e arrivando a minimizzare gli autoconsumi elettrici. L'impianto è altresì già predisposto per facilitare gli aumenti di taglia futuri. <<Questo impianto sarà in grado di garantire più del 99,3% di efficienza per il più ampio range di portata – afferma Luca Barbato, responsabile commerciale di Provedal Italia - ossia da 5 Nmc/h sino alla portata massima di progetto>>. ad effetto serra per la valorizzazione del biogas eccedente, in favore della produzione di un biocarburante che emette meno di 5 g CO2eq per km; implementazione di un sistema virtuoso a filiera corta, per la produzione e distribuzione di biocarburanti asservita al territorio, che riduce l’impatto di carbonio nella filiera di approvvigionamento e distribuzione di biocarburanti in zone rurali. Biomethane-Box si inserisce perfettamente sulle unità di pro-

duzione di biogas esistenti senza alterare il ciclo di funzionamento. Inoltre, è dotato di avvio e arresto automatizzato in funzione delle esigenze di erogazione del biocarburante. E’ provvisto di sistema di monitoraggio in continuo delle caratteristiche del biometano, rispettando la normativa vigente in materia. Infine, si tratta di una soluzione economicamente e tecnicamente adattata a tutti gli impianti di produzione del biogas.

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IL PROCESSO VALOPUR

Si tratta di una tecnologia che si presenta molto robusta, con possibilità di trattare portate di biogas superiori a 2.000 Nmc/h. Si basa sull'uso di membrane polimeriche Sepuran ad alte prestazioni, prodotte della Evonik, che presentano un'efficienza di trattamento superiore al 99%. Dopo il pretrattamento, il biogas viene compresso alla pressione di lavoContinua a pag. 44


vOGELSANG

Premix, 4 vantaggi per il digestore L'alimentazione dei digestori è da sempre un punto nevralgico nel processo di produzione del biogas. Inoltre, l'opera di incentivazione realizzata dalle ultime normative e tesa a favorire l'impiego di co-fermenti di diversa provenienza (letame, scarti alimentari, frutta e verdura, frazione organica della raccolta differenziata) ha reso questa fase ancor più delicata. Immettere nel digestore una sospensione omogenea, ben miscelata e senza elementi con pezzatura eccessivamente grande diventa allora la chiave per un processo di metanizzazione rapido e uniforme. PreMix è un trituratore-miscelatore prodotto da vogelsang allo scopo di unificare in un solo modulo, compatto e affidabile, quattro operazioni fondamentali: miscelazione di diversi ingredienti, triturazione dei co-fermenti più grossolani e fibrosi, separazione dei corpi estranei e, infine, pompaggio del fluido al digestore.

Per le sue caratteristiche, PreMix è particolarmente indicato per tutti quegli impianti che impiegano prodotti di origine e consistenza diversa, specie se in forma solida. Questi ultimi si miscelano infatti nel trituratore RotaCut Rcx con una frazione liquida costituita da

liquami oppure dal digestato liquido ricircolato dall'impianto, trasformandosi così in un fluido di facile movimentazione. Contemporaneamente, il trituratore frammenta frutta, imballi, verdure e altri materiali, aumentando la superficie di esposizione ai batteri anae-

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robi. Il digestore riceve pertanto un materiale molto più omogeneo e l'azione digestiva dei batteri ne risulta semplificata e accelerata. Fondamentale è poi la funzione di separazione dei corpi estranei, come pietre, pezzi di metallo o simili. Materiali che potrebbero sia provocare gravi danni alle pompe sia, con il tempo, accumularsi sul fondo del digestore, obbligando a una manutenzione straordinaria, con interruzione del funzionamento per lo svuotamento e pulizia del digestore. PreMix è composto da due elementi: a fianco del trituratore RotaCut con separatore di corpi estranei abbiamo infatti una pompa monovite della serie Cc. Quest'ultima, grazie anche a un ampio diametro per passaggio corpi solidi a partire da 88 mm, permette di inviare in modo rapido e sicuro i materiali triturati al digestore, senza rischio di intasamenti e con un ridotto bisogno di manutenzione. La quale, peraltro, grazie all'ingegnoso meccanismo girevole, può essere eseguita in loco e senza smontare la pompa dalle tubazioni, così da poter riprendere rapidamente il lavoro.


senza nessun consumo di acqua o sostanze chimiche; modulabile, grazie alla capacità di aumento della portata con la semplice aggiunta di membrane e modifica dei parametri operativi; redditi-

Continua da pag. 42

Il biometano dalla forsu ro tra 10 e 16 barg, prima di essere introdotto nei moduli di filtrazione a membrana. La differenza di dimensione delle molecole conferisce differenti velocità di diffusione attraverso le pareti della membrana, separando così il metano (bassa velocità di diffu-

sione) dagli altri composti (anidride carbonica, acqua, ossigeno, ecc.). Il numero di moduli, le condizioni di configurazione e di pressione multilivello applicate, permettono di raggiungere e garantire elevate prestazioni di separazione, conformi alle norme di iniezione del biometano nella rete del gas naturale. Ulteriori vantaggi di questa tecnologia sono: pulita ed ecologica,

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zia, poiché mantiene elevate performance sull’intera gamma di portata. Gamma prodotti: da valopur 100 con portate da 50-110 Nmc/h a valopur 800 da 700-880 Nmc/h


macchine & strumentazione

Il controllo automatico dei depuratori Benefici economici e ambientali

Un settore difficile in cui spesso gli obiettivi sono contrastanti e le dinamiche di processo sono non lineari e variabili nel tempo GLI OBIETTIVI DEL CONTROLLO AUTOMATICO

In molti processi industriali l’adozione di sistemi di controllo automatico ha portato consistenti benefici, sia in termini di qualità dei prodotti che di bilancio economico. Nel settore della depurazione, i controlli automatici sono particolarmente utili; infatti, il processo non opera mai in stato stazionario, perché: il refluo in entrata cambia continuamente, sia in portata che in composizione; le condizioni ambientali cambiano con ritmo giornaliero e stagionale; le prestazioni richieste cambiano con la situazione dell’ambiente in genere e del corpo recettore in particolare. È pertanto necessario un controllo in tempo reale, per garantire che l’effluente sia entro i limiti di legge, oltre che salvaguardare l’integrità dell’impianto e l’economicità della gestione. D’altra parte il settore della depurazione presenta particolari difficoltà, in quanto spesso si devono armonizzare obiettivi contrastanti e le dinamiche di processo sono non lineari e variabili nel tempo. Alla crescente domanda di automazione si può dare un’efficace risposta solo combinando le conoscenze in tre settori tecnologici complementari: - tecniche avanzate di automazione, basate su modelli di processo evoluti e metodi di intelligenza artificiale - strumentazione analitica di processo, per un’approfondita conoscenza in tempo reale delle variabili critiche - sistemi di comunicazione digitale (bus di campo) ed elaborazione di processo.

L’automazione dei processi di depurazione si pone i seguenti obiettivi di carattere generale: ottimizzazione del rendimento depurativo in ogni condizione di funzionamento, in modo da ridurre i costi (in primo luogo energetici) e minimizzare l’impatto ambientale delle acque trattate e dei fanghi; incremento dell’affidabilità impiantistica e rispetto costante dei Continua a pag. 46

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Il controllo automatico dei depuratori limiti di legge, attraverso il monitoraggio e il controllo coordinato delle varie unità di processo. Si deve inoltre considerare che i processi di più moderna concezione forniscono il rendimento atteso solamente se opportunamente automatizzati. In maggior dettaglio, gli obiettivi generali di controllo dei processi biologici sono: - controllo idraulico, poichè occorre garantire il tempo di ritenzione idraulico di progetto ed evitare sovraccarichi, specialmente sul sedimentatore secondario - controllo della biomassa (posizionamento), perchè è necessario assicurare una efficace ripartizione della biomassa tra sedimentazione (accumulo) e vasche di reazione (attività) - controllo della biomassa (inventario), nel senso che occorre evitare lo sviluppo di microorganismi dannosi (filamentosi) ed eccessivi tempi di ritenzione dei solidi - controllo della rimozione dei nu-

ALCUNI ESEMPI DI SUCCESSO Tre casi significativi di monitoraggio al fine di ottimizzare il processo si possono sintetizzare in: risparmio energetico in denitrificazione/ossidazione, controllo della commutazione del ciclo SBR, controllo di reattori a membrana. Nel primo caso, la realizzazione di telecontrollo presso un impianto situato in Toscana e gestito da Acque Ingegneria ha consentito di ottenere il coordinamento dei processi di nitrificazione (svolto in un unico stadio) e denitrificazione ossidativa (ripartita in 3 linee parallele, ciascuna alimentata da 2 turbine superficiali). Nelle vicinanze di ciascuna turbina è posto un misuratore di ossigeno disciolto, che ne comanda il funzionamento attraverso un controllo PID. Il risparmio energetico ottenuto grazie a questo sistema è stato di 1.000 kWh su 7 giorni, corrispondenti a oltre il 14%.

Nel secondo caso, invece, una ricerca in collaborazione tra il Dipartimento di dell’Università di Firenze ed Enea Prot-Idr (Bologna) si propone di realizzare un sistema di controllo intelligente per l’ottimizzazione del funzionamento di un impianto SBR, oltre che di definire le modalità di telecontrollo per la gestione “da remoto” dell’impianto, ed anche di elaborare un software per la gestione in linea del processo. Sono state condotte prove di depurazione su percolato da discarica avente un COD di oltre 1.600 mg/l; rispetto alla normale

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modalità di conduzione del processo (controllo temporizzato), il processo condotto con il “controllo intelligente” ha ottenuto una riduzione del tempo di trattamento di circa il 42% (10 ore su 24). Nel terzo caso, infine, nel 2005 è stato presentato uno schema di processo pilota MBR, nel quale veniva utilizzato come parametro fondamentale la pressione di TransMembrana (TMP). Controllando la TMP con un doppio sistema di regolazione è stato possibile ottenere una riduzione del 25% della loro durata. Altri studi hanno riguardato l’elaborazione di un modello di resistenza della membrana, di tipo ASM 1 modificata. Grazie a questo modello è possibile prevedere il tempo di intasamento della membrana, che risulta dovuto in buona parte alla formazione di prodotti extracellulari solubili (SMP); la formazione di questi prodotti può essere correlata con il rapporto F/M e con il tempo di ritenzione dei solidi (SRT).


trienti e dei costi operativi, dato che occorre assicurare le condizioni che producono la migliore qualità dell’effluente, sia in termini di rimozione dei nutrienti che di economicità di gestione. Per quanto riguarda poi i processi a membrana, gli obiettivi sono il miglioramento della resistenza alla filtrazione e la prevenzione di fenomeni di fouling e clogging. L’impiego delle tecniche di automazione può incrementare fino al 30% la capacità di rimozione dei nutrienti; sfruttando le relazioni tra i diversi parametri operativi ed il rendimento, che possono essere rivelate grazie al controllo statistico di qualità, dovrebbe essere possibile migliorare i rendimenti depurativi di circa il 30-50% nei prossimi 20 anni. Inoltre, le moderne tecniche di analisi statistica dei dati consentono di diagnosticare rapidamente i guasti e, insieme alla modellistica in tempo reale, permettono di individuare precocemente i malfunzionamenti.

zione si è già affermata da tempo; contemporaneamente, si sono resi disponibili modelli dinamici avanzati (ASM), con la disponibilità di implementazioni software. In questo contesto risulta di particolare importanza il ricorso ai codici di calcolo, in grado di rappresentare tutti i processi di tipo fisico, biologico e chimico che caratterizzano i diversi stadi dell’impianto. L’utilizzo di modelli numerici aContinua a pag. 48

I PIU’ RECENTI SVILUPPI

L’ottenimento di misure affidabili in continuo è essenziale per un efficace controllo del processo. Sono ormai di uso generale le misure in situ, con strumenti installati a bordo vasca, e si è allargata la gamma di grandezze che possono essere misurate in linea. I parametri essenziali che oggi possono essere monitorati con continuità, in modo affidabile e relativamente economico, sono i seguenti: portata (sia di processo che dei vari ricircoli interni); pH e potenziale redox; ossigeno disciolto; azoto ammoniacale, azoto nitrico e fosforo inorganico (sia nella vasca di ossidazione che in uscita); altezza del letto di fanghi del sedimentatore e densità dei fanghi in ricircolo. Una volta ottenute le informazioni dagli strumenti, grazie agli azionamenti di pompe e compressori tramite inverter, che consentono di variare facilmente il numero di giri, è diventato relativamente semplice intervenire sui parametri di processo. Interessanti sviluppi anche sul fronte dell’acquisizione dei dati e dei modelli dinamici avanzati. C’è stato un notevole incremento dell’adozione dei sistemi SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition) provenienti da settori di processo dove l’automatizzaHi-Tech Ambiente

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Continua da pag. 47

Il controllo automatico dei depuratori vanzati consente di confrontare in condizioni dinamiche diversi scenari, in termini di layout di impianto, condizioni di carico e modalità di gestione; permette inoltre di identificare gli eventuali punti critici del sistema e, quindi, di individuare le azioni da intraprendere per un’ottimizzazione dei processi. L’uso dei modelli numerici risulta pertanto efficace non solo in supporto alla progettazione di nuovi impianti o nuovi moduli, ma anche e soprattutto in fase di gestione degli impianti esistenti. Mentre per i controlli di basso livello sono ancora adeguati i principi classici dell’automazione industriale, come i sistemi di controllo PID (Proporzionale-Integrale-Derivativo), i controlli di alto livello (come ad esempio quelli necessari per coordinare tra loro la fase anossica e quella ossidativa dell’impianto di rimozione dell’azoto) richiedono spesso l’impiego dei principi dell’intelligenza artificiale, come la “logica fuzzy” o i

Sistemi Esperti. I DIVERSI PARAMETRI

Il contenuto in carbonio organico è il parametro più importante nella gestione di un depuratore biologico, in quanto rappresenta il nutrimento per la popolazione batterica. Il metodo tradizionale (BOD5) non è utilizzabile per i controlli di processo, in quanto richiede oltre 5 giorni per la sua esecuzione; per questo motivo ci si affida tradizionalmente al COD (domanda chimica di ossigeno), che può essere posto in correlazione statistica con

il BOD5, e che richiede 2 ore per la sua esecuzione. Tuttavia, anche la misura del COD non è priva di inconvenienti, in quanto sono necessari reagenti tossici; inoltre, 2 ore di tempo sono ancora troppe quando si devono fronteggiare situazioni critiche (come un improvviso afflusso di acque meteoriche a seguito di piogge torrenziali). La disponibilità di strumenti automatici per la misura rapida del TOC (Total Organic Carbon) ha migliorato enormemente la situazione, offrendo ai gestori degli impianti di depurazione un poten-

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te strumento per prevenire o fronteggiare situazioni critiche, o gestire alcune fasi del processo (come la preossidazione chimica, eseguita per ridurre il carico organico in situazioni “di punta”) in modo razionale ed economicamente efficiente. Inoltre, il monitoraggio del TOC può consentire la gestione ottimale degli stadi di flocculazione e chiarificazione, dal momento che i solidi sospesi sono soprattutto di natura organica. E che dire del ossigeno disciolto? Il consumo di energia elettrica delle soffianti che forniscono l’aria ai diffusori a bolle costituisce la voce più rilevante nella bolletta energetica degli impianti di depurazione. Il controllo della portata di aria in funzione del carico organico evita di avere inquinanti organici residui in uscita (se l’afflusso di aria è insufficiente) o, al contrario, di eccedere nell’afflusso d’aria con conseguenti inutili spese e possibili effetti negativi sul rendimento depurativo a causa della rottura dei fiocchi di biomassa da parte delle bolle d’aria. I moderni strumenti per la misura in continuo dell’ossigeno disciolto, opportunamente posizio-


SEEPEX: IL DOSAGGIO ACCURATO Tra le novità nel settore trattamento fanghi vi è il modulo SDP per il dosaggio accurato con pompa a cavità progressive di Seepex. Si tratta di un sistema ottimizzato che può lavorare sia in modo continuo sia per lotti/campagne (batch). La particolarità del modulo SDP è di avere integrata una logica di controllo della pompa: il modulo contiene infatti un sensore di pressione, il dispositivo (brevettato) TSE di Seepex contro la marcia a secco, un misuratore di portata. Il sistema SDP può essere controllato e gestito sia da remoto (PLC) sia in campo tramite un potenziometro o un control box che

permette anche di regolare i parametri di funzionamento. Al momento sono possibili moduli SDP per capacità di dosaggio da 0.06 l/h fino a 2.000 l/h, e pressioni di mandata fino a 48 bar. Le pompe sono azionate da motori Nord muniti di inverter integrato SK200; il

software di controllo è invece stato realizzato direttamente da Seepex. L’accuratezza del sistema può variare dal 98 al 99,5 percento. Si parte dalla versione Basic che utilizza un encoder con basso costo ma bassa accuratezza dovuta ad un controllo in open loop. Per aumentare l’accuratezza del SDP, Seepex fornische due possibili controlli in versione closed loop. La versione Standard utilizza un flowmeter IF che porta il sistema ad un’accuratezza pari o su-

nati nelle zone più critiche delle vasche di ossidazione, consentono di ottimizzare il sistema di aerazione, specialmente in abbinamento con i sensori di TOC in ingresso. E veniamo ora al rapporto carico organico/biomassa. Questo parametro è particolarmente critico, soprattutto nella depurazione dei reflui industriali, perché un eccessivo carico organico porta ad un refluo fuori norma in uscita, mentre un carico insufficiente può “affamare” la popolazione batterica alterandone la composizione e, in casi estremi, provocando la sua morte. Il rapporto si determina misurando il carico organico in entrata mediante il TOC e calcolando la biomassa in base a misure di solidi sospesi sul liquido della vasca di ossidazione, tenendo conto anche della densità del fango. Quanto, infine, al contenuto in nutrienti, bisogna dire che per un rendimento ottimale di depurazione biologica a fanghi attivi è opportuno che il rapporto BOD5/azoto/fosforo sia in proporzioni 100/10/1. Il BOD5 può essere calcolato a partire dal TOC; azoto e fosforo possono essere determinati con test di laboratorio rapidi o con apparecchiature automatiche in continuo. L’aggiustamento delle proporzioni di azoto e fosforo può essere ottenuto per aggiunta diretta di reagenti, tenendo conto del pH: ad esempio, l’aggiunta di azoto può avvenire con acido nitrico se è necessario correggere un pH basso, con ammoniaca se il pH è eccessivamente acido, o con urea se non si vuole alterare significativamente il pH. Hi-Tech Ambiente

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periore al 2 percento, mentre la versione Premium può raggiungere accuratezze minori o uguali al 0.5 percento grazie ad un flowmeter Khrone. Le applicazioni più interessanti di questo sistema, limitatamente (ma non solo) al settore trattamento acque reflue, sono l’aggiunta di polielettroliti nei fanghi a monte della filtrazione, oppure il dosaggio di latte di calce, fino al cloruro ferrico, ricorrendo per questo caso ad opportuna metallurgia.


SICK

Gli analizzatori di ossigeno zirkor Combustioni ottimali grazie al controllo dei livelli di ossigeno mediante questa nuova serie di strumenti I nuovi analizzatori di ossigeno della serie Zirkor sono estremamente robusti e combinano un'elevata qualità con prestazioni innovative. Questi dispositivi per l'ottimizzazione della combustione sono facili da utilizzare ed estremamente affidabili. Inoltre, effettuano le misure direttamente dopo la combustione controllando che la quantità di ossigeno si possa adattare perfettamente alla quantità di carburante. Nel controllo di un processo di combustione ottimizzato, così come nel monitoraggio delle emissioni, una misurazione affidabile della quantità di ossigeno è molto importante. In quella che è una delle applicazioni più difficili dell'automazione industriale di processo, l'analizzatore deve essere facile da integrare ed estremamente resistente.

po poco ossigeno causa una combustione incompleta e, quindi, maggiori emissioni di CO; al contrario, una quantità eccessiva di ossigeno porta ad un’elevata perdita di calore attraverso i gas di scarico. Con tre diverse versioni (Z100 per impianti più piccoli, Z200 per impianti di combustione più grandi e Z302 per regolazioni senza necessità di gas di proGli analzzatori di ossigeno della serie Zirkor garantiscono misure affidabili va), la serie Zirkor fornisce un valore di La combustione ottimale si basa riferimento di ossigeno necessario sulla perfezione del dosaggio: trop- per ottenere risultati affidabili an-

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che nel monitoraggio delle emissioni. Robusto, preciso e facile da usare. Grazie alla sua innovativa tecnologia a celle, Zirkor100 è estremamente robusto. La funzione integrata di diagnostica delle celle mantiene al minimo le attività di manutenzione e tutte le informazioni importanti sono accessibili tramite Zirkor Remote. Zirkor200, invece, si distingue per la tecnologia avanzata e la facilità di collegamento. Può funzionare senza alcun problema a temperature ambientali fino a 1.600 °C e si calibra automaticamente. Grazie alla lunghezza variabile delle sonde e ad un maggior numero di interfacce, può essere installato in tutti i tipi di impianti e sistemi. Alcune versioni sono conformi alla norma EN 15267. La caratteristica principale di Zirkor302 è la sua capacità di taratura automatica tramite l'aria ambiente. Non richiede, infatti, alcun gas di prova per questo tipo di calibrazione e garantisce una misurazione continua ed eccezionalmente precisa anche a temperature elevate. L'analizzatore è dotato di una pompa di misura a gas opzionale integrata o di un eiettore alimentato ad aria compressa.


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Le soffianti zS atlas Copco

L’evoluzione dell’efficienza energetica nella compressione dell’aria a bassa pressione

ZS: soffianti volumetriche a vite oil-free, con portate da 300 a 10.000 mc/h e pressioni da 0,3 a 1,2 barg

L’aria compressa a bassa pressione è alla base di numerosi processi di produzione. Le soffianti ZS, nate sulla base di un lungo percorso di ricerca avviato un secolo fa da Atlas Copco, sono realizzate secondo standard elevatissimi di qualità, affidabilità e sicurezza. Garantiscono una continua fornitura d’aria, altamente affidabile, efficiente dal punto di vista del risparmio energetico e tecnicamente “oil-free”. Le soffianti vengono utilizzate nel trattamento delle acque, nel trasporto pneumatico, per la desulfurizzazione dei gas di combustione e in diverse applicazioni industriali. La tecnologia di compressione a vite con trasmissione diretta, espressamente sviluppata per le soffianti a bassa pressione ed introdotta da Atlas Copco nel 2007, con derivazione dai classici compressori oil-free sviluppati a partire dal 1966, rappresenta un’alternativa più efficiente in termini energetici fino al 40% (certificazione TÜv ET 333 2009 C2) rispetto

ad una soffiante a lobi di tipo tradizionale (Roots) che non è stata interessata da significativi miglioramenti tecnologici dalla sua introduzione nel secolo scorso. Le classiche soffianti a lobi consumano di fatto molta più energia rispetto alle soffianti a vite ZS, già a partire da pressioni di esercizio superiori a 0,4 bar(e). Tutto ciò offre notevoli benefici nel trattamento delle acque di scarico civili e industriali (industria agro-alimentare, carta, chimica e farmaceutica, conciaria, metallurgica, plastica, semiconduttori, tessile, vernici) dove l’attività delle soffianti incide nella misura del 70% dei costi energetici che gravano sull’intero processo di depurazione. Il consumo di energia rappresenta

in genere l’80% dei costi di esercizio di un compressore e di una soffiante. Le soffianti a vite ZS riducono in media del 30% questi valori. Ulteriori vantaggi legati all’adozione di questa tecnologia: ridotta rumorosità, zero pulsazioni, diminuzione della temperatura in mandata, semplicità di installazione, continuità, sicurezza e tranquillità nella produzione. Sempre nell’ottica di riduzione dei costi per rendere più sostenibile l’attività dei suoi clienti, dal 1994 Atlas Copco ha cominciato ad utilizzare la tecnologia vSD (variable Speed Drive - Inverter) che è sinonimo di maggiori risparmi energetici e salvaguardia dell’ambiente, a beneficio delle generazioni future. Grazie all’uso dell’inver-

atlas Copco Italia Spa - Div. Compressori Via G. Galilei, 40 - 20092 Cinisello Balsamo (mI) tel 02.617991 - Fax 02.6171949 e-mail info.ct@it.atlascopco.com

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Differenti curve di compressione: per passare dalla pressione P1 alla pressione P2, la soffiante a lobi lo fa seguendo la retta 1-2 (isocora), la soffiante a vite ZS lo fa seguendo la curva 1-4 (adiabatica). Si veda quanto l’adiabatica si avvicini (in termini di lavoro di compressione) alla curva ideale (1-3 Isoterma - area verde) e quale sia invece lo spreco in termini di maggior lavoro della compressione isocora rispetto alla compressione isoterma (area verde).

ter già montato a bordo soffiante, viene prodotto l’esatto quantitativo di aria richiesto dal processo, senza comportare extra costi sia elettrici sia di manutenzione relativi ad un eccessivo utilizzo non legato alle reali necessità della produzione. Grazie alla sua costante ricerca, oggi la multinazionale svedese offre la più ampia gamma di compressori e soffianti con tecnologia vSD integrata disponibile sul mercato. In quasi ogni settore di produzione la richiesta di aria varia in base a diversi fattori: ora del giorno, settimana o persino mese. Misure e studi approfonditi del profilo della domanda di aria compressa mostrano che il 92% di tutti i compressori e delle soffianti hanno variazioni significative nella domanda di aria. Soltanto l’8% delle installazioni ha domande di aria più stabili. Dai test emerge che, anche in questo caso, i compressori e le soffianti con tecnologia vSD consentono di risparmiare energia e presentano costi di esercizio inferiori, in media, del 22%. Il raggiungimento di risparmi energetici fino al 35% permette all’impresa di aumentare i profitti e di ottenere vantaggi in termini di competitività di prodotto.


Focus “Droni per l’Ambiente”

Droni: sentinelle dell’ambiente applicazioni interessanti

Monitoraggio del territorio mediante i velivoli a pilotaggio remoto, che possono spingersi dove l’uomo fatica ad arrivare

Secondo le stime della società di ricerche BI Intelligence, entro la fine del 2017 si venderanno nel mondo 10 milioni di droni (contro 3 milioni del 2014), per un giro d’affari di circa 12 miliardi di dollari. Tra le innumerevoli applicazioni di questi dispositivi, ve ne sono molte che sono legate più o meno direttamente alla salvaguardia dell’ambiente. I DRONI E LE ENERGIE RINNOVABILI

La sempre maggiore diffusione degli impianti per la produzione di energia mediante pannelli fotovoltaici e turbine eoliche implica che questi impianti sono spesso situati in località distanti dalle grandi vie di comunicazione, e quindi gli interventi di sorveglianza e di manutenzione mediante invio di squadre di operai sul posto sono estremamente costosi. Questo vale soprattutto per gli impianti eolici offshore, raggiungibili solo dal mare; ma anche molti impianti fotovoltaici

verranno in un prossimo futuro situati in aree desertiche, dove è possibile sfruttare l’elevato livello di insolazione, ma dove non esistono strade. Utilizzando i droni è possibile intervenire con rapidità, senza rischi per gli esseri umani, trasmettendo in tempo reale le immagini e le altre informazioni raccolte dall’alto. Particolarmente utili sono le telecamere a raggi infrarossi, con le quali è possibile identificare e visualizzare a colpo d’occhio le differenze di temperatura tra le diverse giunzioni dei pannelli fotovoltaici, oppure i possibili surriscaldamenti nei cuscinetti delle turbine eoliche. ALTRE APPLICAZIONI NEL SETTORE ENERGETICO

L’ispezione degli elettrodotti risulta grandemente facilitata dall’uso dei droni, con applicazioni singolari come quella condotta nella città cinese di Xiangyang, dove per pulire i cavi dai sacchetti di plastica che vi si erano impigliati a causa

del vento è stata utilizzata una squadriglia di droni dotati di piccoli lanciafiamme. Un altro tipo di intervento, sempre nel settore energetico, è l’ispezione mediante termocamere IR delle reti di teleriscaldamento. Queste reti sono molto diffuse nel Nord Europa, dove il calore prodotto da inceneritori o grandi impianti di combustione viene distribuito nei distretti urbani mediante tubazioni interrate. Uno dei principiali problemi nelle reti di teleriscaldamento sono le infiltrazioni di acqua, sia dalla rete di raccolta delle acque meteoriche che dalle condotte fognarie; l’acqua danneggia l’isolamento delle tubazioni e innesca fenomeni di corrosione e possibili perdite. La società francese Dalkia (gruppo EDF), che gestisce reti di teleriscaldamento a Lione e in altre località dell’Est della Francia, ha recentemente utilizzato un drone dotato di termocamera per ispezionare 20 km della rete del venissieux. L’intervento ha consentito di identificare una decina di punti critici, dove erano

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in atto infiltrazioni di acqua, e due punti dove era necessario un intervento a breve termine. MONITORAGGIO DI IMPIANTI INDUSTRIALI

La capacità di mantenere una posizione predeterminata per tempi lunghi, a costi molto minori rispetto a quelli di un elicottero, permette di utilizzare i droni per il monitoraggio dello stato di macchinari e attrezzature in complessi industriali. Nel caso di apparati industriali pericolosi è possibile identificare eventuali situazioni anomale mediante il monitoraggio dello stato degli impianti; per il monitoraggio delle emissioni inquinanti è possibile usare droni provvisti di sensori idonei al rilevamento a distanza di diversi tipi di inquinanti. MONITORAGGIO DELLE COPERTURE IN AMIANTO

Già nel 2015 la Regione Lombar-


Focus dia aveva indetto una procedura di gara per l’acquisto di droni da destinare ad attività di monitoraggio ambientale. La disponibilità di queste apparecchiature ha ora consentito di applicare, in collaborazione con il Comune di Bergamo, un programma di ispezione e monitoraggio delle coperture in amianto degli edifici pubblici, senza bisogno di inviare personale sui tetti degli edifici stessi. Le immagini raccolte mediante i droni consentono di programmare gli interventi attribuendo la priorità in base al grado di deterioramento; in un prossimo futuro i tecnici pensano di estendere il monitoraggio anche ai tetti di capannoni industriali ed edifici privati, allo scopo di tutelare la salute di chi vive in prossimità degli immobili che tuttora hanno questo tipo di coperture. LA GESTIONE DELLE RISORSE FORESTALI

Il 35% del territorio europeo è montuoso e la gestione delle risorse forestali è di estrema importanza per mantenere la popolazione legata ai territori montani, evitando fenomeni di spopolamento che hanno gravi ripercussioni negative sulla salvaguardia dell’ambiente, sia in montagna che nei territori a valle. Per migliorare la redditività economica e la sostenibilità ambientale delle foreste europee è attualmente in corso il progetto europeo SLOPE, coordinato dalla Fondazione italiana Graphitech; il progetto si avvale di immagini ottenute mediante satelliti e droni, grazie alle quali vengono costruiti modelli tridimensionali delle aree forestali, individuando gli alberi più significativi mediante “etichette” a radiofrequenza (RFID). Un’altra applicazione dei droni per la protezione degli ecosistemi forestali è stata realizzata nelle Hawaii, dove un’area forestale di 75.000 acri era minacciata da una malattia di origine fungina. Grazie all’impiego di un drone, i ricercatori dell’Università di Hilo hanno potuto delimitare esattamente le aree infette e definire le strategie più opportune per contenere la diffusione del fungo. INTERVENTI DI SOCCORSO E SALVATAGGIO

Gli interventi di soccorso sono le applicazioni più “classiche” dei

droni, e possono svolgersi sia nelle località turistiche (in mare o in montagna), sia in occasione di emergenze come alluvioni o terremoti. L’estate di quest’anno 2017 è stata la prima a vedere un impiego “istituzionale” dei droni sulle spiagge: in veneto è stato presentato il progetto “Apollo 4: il drone salvavita”, che prevede la presenza di droni (e di piloti abilitati alla loro conduzione) sulla spiaggia di Caorle e di altre località del veneto Orientale. I droni saranno dotati di defibrillatore e altre tecnologie utili a soccorrere persone colpite da infarto o altri malori improvvisi. Nel Lazio, la Capitaneria di Porto di Roma raccomanda ai Comuni costieri di utilizzare “droni bagnino”, dotati di telecamera e salvagente, per interventi di pronto soccorso in mare. Passando alla montagna, il Soccorso Alpino ha recentemente coordinato un meeting di tre giorni, svoltosi presso il Rifugio Monte Marca, sulle montagne di Biella. Durante il meeting si sono svolte dimostrazioni sul campo di due droni mesi a punto dall’Università di Firenze, provvisti sia di sensori IR (in grado di rilevare il calore del corpo di sopravvissuti dispersi nei boschi o nella neve), sia di celle capaci di “agganciare” i telefoni cellulari. Nel settore della protezione civile, è da segnalare il progetto “Safety Air Drone”, nato nel 2013 in Piemonte e concretizzatosi nell’acquisizione di 5 droni, a cui i si sono recentemente aggiunti due esemplari di un modello appositamente allestito dalla ditta Mesodrone e denominato “Sparvier”, che è stato progettato per le esigenze della

“Droni per l’Ambiente”

protezione civile: può operare anche in caso di pioggia ed è provvisto di videocamera, termocamera e geolocalizzatore satellitare, che permette di rilevare esattamente la posizione al suolo degli oggetti visualizzati dall’alto. VIGILANZA CONTRO GLI INCENDI

Grazie alle telecamere ed a sensori

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sia elettro-ottici che infrarossi, i droni possono monitorare giorno e notte l’evoluzione degli incendi, fornendo informazioni utili alle squadre dei vigili del fuoco: infatti la tecnologia termica e ad infrarossi delle telecamere consente di vedere attraverso il fumo, sia di giorno che di notte, inviando in tempo reale informazioni circa le aree dove il fuoco si sta spegnendo oppure si sta spostando.


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“Droni per l’Ambiente”

La mappatura della biomassa tecnologia GNSS

Il progetto Coregal, associa la tradizionale tecnica di posizionamento ai segnali riflessi del sistema satellitare di navigazione globale Non solo il Brasile è un paese grande, la maggior parte del suo territorio è coperta dalla fitta foresta amazzonica. Cercare di gestire una zona così accidentata e isolata usando tradizionali strumenti di mappatura, misurazione e gestione del territorio è semplicemente impossibile. C’è bisogno di una nuova tecnologia di gestione, e questa tecnologia si chiama Coregal. Il progetto Coregal si propone di sfruttare il potere combinato della tecnologia di posizionamento e della riflettometria per creare una piattaforma aerea a basso costo e senza equipaggio per la mappatura della biomassa delle foreste amazzoniche brasiliane. Questa innovativa piattaforma è la prima nel suo genere e associa la tecnologia GNSS a sistemi di droni o UAv (veicoli aerei senza equipaggio). Tradizionalmente questo tipo di lavoro era svolto usando varie tecnologie di sensori e fonti di informazione. Coregal cambia questo approccio portando sul mercato un nuovo sensore in grado di fornire dati aggiuntivi per migliorare ulteriormente i prodotti esistenti. Da una parte quindi, gli UAv di Coregal sono provvisti di un ricevitore GNSS che usa Galileo e funge da sensore principale per posizionare informazioni e stime della biomassa. Poiché però i segnali di Galileo non sono sempre in grado di attraversare la fitta volta della giungla brasiliana, la piattaforma Coregal associa

questo ricevitore tradizionale a segnali GNSS riflessi (GNSS-R) che possono farsi strada attraverso questo tipo di ambiente. In questo modo, la piattaforma dà all’utente finale una soluzione molto precisa e a costi più bassi per la gestione della terra e la mappatura della biomassa. COME FUNZIONA IL SISTEMA?

Nel sistema Coregal, il satellite GNSS nello spazio funge da trasmettitore e l’UAv svolge il ruolo di ricevitore. Il segnale trasmesso dal satellite è riflesso dal terreno e acquisisce informazioni sulle caratteristiche della superficie, tra cui gli ostacoli, lungo il percorso. Questo segnale riflesso viene poi ricevuto dal sensore di biomassa dell’UAv, che estrae i dati sulla superficie riflessa (per es. il terreno) dai segnali riflessi. In particolare per la sua applicazione

nella mappatura della biomassa, poiché il segnale è riflesso attraverso la volta formata da alberi, rami e foglie, si raccolgono importanti dati sulla biomassa che in seguito vengono estratti dal ricevitore UAv. <<L’integrazione di posizionamento e riflettometria in un unico dispositivo dentro un UAv offre molti vantaggi - spiega il coordinatore del progetto Pedro Freire da Silva – inoltre, le proprietà del segnale GNSS-R permettono un livello di saturazione più basso rispetto ai tradizionali sistemi radar, dando all’utente finale una maggiore sensibilità a un livello più alto di densità di biomassa>>. BENEFICI E PROSSIMI PASSI

Conoscere la biomassa di una zona è essenziale per essere in grado di valutare il potenziale economico, di salvaguardia e di biocarburante di una data superficie.

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Questi dati sulla biomassa, inoltre, si possono usare per stimare la quantità di carbonio immagazzinata in una foresta, e il che è importante per capire le potenziali conseguenze ambientali e climatiche quando si pianifica uno specifico uso della terra. Con queste informazioni a disposizione, i governi locali possono prendere provvedimenti per ridurre le attività di deforestazione e degradazione della foresta che potrebbero produrre gas nocivi. Attualmente sono in corso campagne di prova per verificare la piattaforma Coregal. Anche se il primo volo di prova recentemente effettuato è stato un successo, Silva fa presente che ci sono state difficoltà lungo il percorso. Per esempio, durante diverse campagne di prova, sono state notate varie fonti di interferenza, che rendono più difficile la ricezione del segnale di Galileo, che si basa sulla banda di radio-frequenza E5. <<Pensiamo che questi test dimostreranno la fattibilità commerciale del concetto di Coregal per la misurazione della biomassa dice Silva - il vantaggio fondamentale della piattaforma è la sostanziale riduzione dei costi e la maggiore precisione nella mappatura della biomassa. Questo progetto potrà aiutare a rendere più veloce l’adozione della tecnologia basata su Galileo, con potenziali benefici per progetti e iniziative imprenditoriali europee in questo settore>>.


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L’ispezione subacquea Interventi accurati con robot in tubazioni idriche e fognarie, cisterne, vasche d’accumulo di depuratori, fiumi e laghi Subsea Fenix è una società che fornisce servizi di ispezione ed intervento con robot subacquei a controllo remoto ed ingegneria per lavori subacquei. L’azienda è gestita da un pool di professionisti esperti e qualificati, dinamici ed entusiasti. La cultura d'impresa è incernierata attorno alla brillantezza professionale e al miglioramento continuo dei servizi a controllo remoto nella qualità, varietà ed affidabilità. Particolare cura e attenzione sono rivolti alla salute e sicurezza in tutte le attività e alla ricerca e studio di soluzioni innovative e più efficaci per i progetti ed i lavori subacquei. l core business di Subsea Fenix sono i controlli non distruttivi subacquei su strutture in acciaio di piattaforme petrolifere con veicoli a controllo remoto pilotati in superficie da operatori qualificati e certificati in base alle norme internazionali. Negli ultimi anni, però, l’azienda ha sviluppato una notevole esperienza anche nei lavori subacquei in acque interne, disponendo di attrezzature e mezzi di supporto galleggianti modulari specifici per interventi in fiumi, gallerie subacquee, tubazioni d’acqua dolce, tubazioni di reti fognarie, cisterne antincendio, vasche d’accumulo di impianti di depurazione, nei laghi di acqua dolce in altitudine, in particolare nei bacini idroelettrici. Grazie a robot telecontrollati dalla superficie e ad attrezzature specifiche sviluppate internamente, l’azienda è in grado di effettuare ispezioni molto dettagliate sulle condizioni di mantenimento di opere civili subacquee quali, banchine, pilastri dei

ponti, scarichi, opere di presa e condotte forzate di dighe. Grazie l’ausilio di un ROv-Remotely Operated vehicle è possibile eseguire, oltre che ispezioni visive, anche rilievi strumentali in campo ambientale e interventi localizzati in aree e in condizioni non praticabili dall’uomo. Le ispezioni sono eseguite visivamente tramite le telecamere montate sul veicolo, ma anche in caso di scarsissima visibilità (acque molto torbide o assenza di luce) viene impiegato un sonar multibeam bidimensionale con restituzione real time del segnale (telecamera sonora).

Tali macchine sono collegate alla consolle di controllo ed alimentazione in superficie da ombelicali a fibra ottica rinforzati in fibra di Kevlar e possono spingersi fino a 3.000 m dal punto di lancio in condotte orizzontali e sopportare pressioni idrostatiche fino a 300 m di profondità. La flotta comprende veicoli subacquei propulsi ad elica e veicoli anfibi con trazione su ruota e su cingolo. Le macchine sono adattate di volta in volta alle necessità e peculiarità del lavoro (ad esempio per diversi diametri delle tubazioni o per situazioni critiche di lancio e recupero) e possono es-

Subsea Fenix Srl Via Bonvicini 8 - 48123 mezzano (ra) tel 0544.523280 - Fax 0544.410439 info@subseafenix.com - www.subseafenix.com

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sere interfacciate con diversi sensori e strumenti di misura quali, fonometri per l’individuazione di perdite, CTD probe per la misurazione di pressione, conduttività e temperatura dell’acqua, correntometri, misuratori di torbidità e rilevatori specifici di sostanze inquinanti. I veicoli possono essere inoltre dotati di speciali manipolatori subacquei con cui eseguire interventi meccanici sui target ispezionati. E’ in pratica possibile: recupero e/o rilascio di oggetti in posizione, taglio di funi, azionamento di valvole, pulizia di particolari meccanici e superfici metalliche o in cemento. Subsea Fenix ha sviluppato una metodologia rapida, a basso costo e molto precisa per rilevare morfologicamente e dimensionalmente l’eventuale presenza di corpi estrani e/o anomalie di target subacquei. Unito a ciò, l’azienda può fornire servizi di rilievo bati-morfologico e modellazione 3D per determinare volumetrie, livelli di interramento e stato di fondali e condotte. E’ inoltre possibile mappare la traiettoria di una condotta sotterranea e restituirne la sezione e il profilo in pianta. Di successo anche i recenti lavori eseguiti di dragaggio e pulizia dello scarico a fondo diga in un bacino idroelettrico e all’interno di una tubazione di adduzione in un impianto di raffinazione per rimuovere il sedimento che ne occludeva il flusso. Le operazioni non hanno coinvolto personale subacqueo e sono state interamente gestite e monitorate grazie a robot subacquei.


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“Droni per l’Ambiente”

ARCHEOROV: IL DRONE SOTTOMARINO

IL NUOVO DJI MATRICE 100

Dopo il boom dei droni volanti arriva il drone sottomarino ArcheoRov, comandato da remoto, a basso costo e made in Italy, per esplorare fondali marini e lacustri. Realizzato da WitLab, ArcheoRov è un drone per scoprire l’ambiente sommerso e quanto nasconde. Altamente sofisticato, customizzabile e open source, risulta ideale per il monitoraggio dell’inquinamento delle coste. Ma il drone ha anche un’altra importante vocazione amica dell’ambiente: svolge un lavoro importante per la pulizia di fondali, in quanto depositi di rifiuti, smaltimento illegale, sversamenti, pos-

DJI ha scelto un nome italiano per il suo nuovo drone quadricottero modulare caratterizzato da un’estrema flessibilità, pensato per chi vuole adattare un mezzo a pilotaggio remoto alle proprie esigenze, qualunque esse siano. Il nuovo DJI Matrice 100 è un grosso quadricottero di 65 cm di diagonale, del peso di 2,355 kg, con la batteria di serie TB47D a 6S da 4.500 mAh, e di 2.431 g con la batteria opzionale TB48D da 5700 mAh. Con la LiPo standard e senza payload l’autonomia di volo è di 22 minuti, mahe scende a 13 minuti con payload di 1 kg. La stessa prova con la TB48D fa salire a 28 minuti l’autonomia senza payload ed a 16 minuti con 1 kg. La propulsione è affidata al kit E800 composto da eliche da 13’’ e motori 3510 abbinati agli esc della serie

sono così essere facilmente individuati. Il drone raggiunge una profondità di 100 metri, controllato comodamente da terra da computer o tablet attraverso una boa wifi opzionale. Grazie al sistema open, basato su due protocolli di hardware open OpenROv e BlueROv, gli addetti ai lavori potranno aggiungere strumenti come pH tester, termometro, scanner 3D, fotocamera ad alta definizione, sonar, ecc. Insomma, ognuno può trovare la sua configurazione ideale per questo drone, che ha dimensioni ridotte ed è facilmente trasportabile in un bagaglio dedicato.

IL DRONE SOLARE Grazie alla tecnologia che avanza incessante, sono stati realizzati anche i droni solari, in grado di alzarsi verticalmente da terra e di volare fino a 12 ore usando esclusivamente la luce del sole. In questo modo si supera il problema della scarsa autonomia di volo, che tradizionalmente non supera i 20 minuti nel caso dei droni a pale rotanti come i quadricot-

620D con freno attivo. Matrice 100 viene fornito di serie con il nuovo autopilota N1, il GPS Pro Plus e il radiocomando abbinato al DJI LIghtBridge, come già avviene per il Phantom 3. Può essere dotato di due batterie, in tal caso la DJI afferma che l’autonomia di volo sale a 40 minuti con due LiPo TB48D senza payload. Esiste anche la possibilità di installare supporti di estensione per ospitare sensori, elettronica proprietaria e altri dispositivi. Per collegarli si possono sfruttare le due porte CAN BUS e le due porte UART.

I DRONI “END-TO-END” PER PMI teri, e 3 ore per quelli ad ala fissa, ossia veri e propri aerei in miniatura comandati a distanza. I droni solari, invece, sono veicoli ad ala fissa dotati di celle fotovoltaiche efficienti, economiche e leggere. I primi modelli sono rappresentati da quadricotteri della Neutech Air vision, capaci di decollare in verticale e volare senza energia accumulata a bordo.

Parrot offre una gamma di soluzioni avanzate per la raccolta di dati ad alto valore e modelli in grado di rispondere alle esigenze dei professionisti operanti nei servizi ambientali. I propri droni, proposti in una soluzione completa, assicurano efficienza e risparmio di tempo, performare al meglio e maggiori ricavi. Parrot, che copre l'intero “ecosistema drone” (dai droni ai sensori, passando per software di pilotaggio e di elaborazione dati, consigli e servizi) ha deciso di espandere la propria offerta commerciale con la creazione della gam-

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ma Parrot Professional dedicata alle piccole e medie imprese. Si tratta di strumenti "end-toend", affidabili e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Realizzati partendo dai droni consumer, che hanno già dimostrato la propria manovrabilità, robustezza e facilità di pilotaggio, le nuove soluzioni incorporano sensori di precisione e software a servizio di piccole e medie imprese e professionisti indipendenti e garantiscono un’immediata possibilità di utilizzo in autonomia, per poter subito iniziare a beneficiare di funzionalità avanzate sviluppate per le grandi aziende.


Focus

“Droni per l’Ambiente”

DRONI MARINI NEI MARI GLACIALI A fine giugno scorso si è conclusa la spedizione artica organizzata dall’Istituto di studio sui sistemi intelligenti e l'automazione (Issia) del CNR, relativa al progetto ‘UvASS (Unmanned vehicles for Autnomous Sensing and Sampling), volta a testare l’impiego di robot marini per il campionamento di aria e acqua in ambienti estremi. Diverse le tipologie di veicoli sviluppati dai ricercatori nel corso degli anni, alcuni dei quali già impiegati con successo in aree polari. La campagna 2017 si è orientata in particolare a testare Proteus, ultimo nato tra i veicoli robotici marini, che è stato impiegato per attività di campionamento di aria, acqua e ghiaccio in zone particolarmente difficili e pericolose da raggiungere. Obiettivo ultimo è stato

raccogliere dati utili a migliorare la comprensione dei cambiamenti climatici che avvengono nelle zone polari, soprattutto in riferimento al problema del progressivo scioglimento dei ghiacci: monitorare costantemente i processi cimatici della regione Artica è, infatti, un aspetto cruciale per individuare le migliori strategie di contenimento del fenomeno anche su scala globale. Proteus è stato coadiuvato da due droni utilizzati per scopi differenti: Otto, un drone octocopter che permette simultaneamente di acquisire materiale foto/video delle aree sorvolate e di rilevare parametri ambientali come l’umidità, la temperatura, la qualità dell’aria, e Splash, impiegato per acquisire materiale fotografico e video di documentazione della spedizione.

I ‘VIGILANTES’ DELL’ACQUA

CREARE IL PROPRIO DRONE Grazie al progetto europeo SOMA (Soft Manipulation), è stato ideato il primo sistema in assoluto che permette all’utente di costruire e personalizzare un drone a seconda delle proprie esigenze. L’interfaccia permette di inserire esigenze specifiche per cose come carico utile, costo, uso della batteria, ecc., e il sistema crea poi per il drone dimensioni, forma e struttura che garantiscono che sia funzionale e fabbricabile. Poiché tutto il processo è automatizzato, gli utenti possono fare affidamento sul fatto che il sistema prenda in considerazione le conseguenze di ogni decisione e che adatti di conseguenza tutti i componenti del drone. Più rotori per assicurare una maggiore capacità di trasporto potrebbero, per esempio,

portare il drone a inclinarsi, ma il sistema è in grado di trovare soluzioni per evitarlo e, alla fine del processo, l’utente può sempre essere sicuro che il drone sarà in grado di decollare, volare e atterrare correttamente. Per renderlo possibile, il team di ricerca di Soma ha dovuto ridurre il numero di variabili che chi progetta deve tenere in considerazione quando crea un drone. Questo è stato fatto stabilendo una base di presupposti di ottimizzazione al fine di permettere agli utenti di saltare i passaggi più tecnici del processo per concentrarsi sulle esigenze del proprio progetto. Questo nuovo sistema di progettazione intelligente è una vera rivoluzione per il mercato dei droni ed offrirà incredibili opportunità.

Un maxi-drone dall’occhio di falco che sorveglia i fondali marini, tiene sotto controllo le rotte navali e monitora le piattaforme petrolifere. E un battello elettrico sempre pronto a rilevare il livello di inquinamento e radioattività delle acque dei mari. Si tratta di due innovativi progetti che hanno portato alla realizzazione di veri e propri vigilanti tecnologici che controllano e tutelano le nostre acque. Il drone ‘satellite del mare’ porta la firma di Francesco Maria Raimondi, docente universitario esperto di Automazione Industriale e fondatore della startup palermitana EngCoSys. Il velivolo a controllo remoto pesa 300 kg e ha una strumentazione di bordo con doppio Gps. Tra le possibili applicazioni rientrano le ricerche di biologia marina, poichè il dro-

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ne è in grado di trasmettere dati sulla situazione dei fondali, e la sorveglianza sulle attività di approvvigionamento del carburante sulle piattaforme petrolifere, per monitorare eventuali sversamenti. E’ invece opera del Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli, su commissione della Idroambiente (Gruppo Marnavi), la creazione di uno speciale battello elettrico per monitorare il livello delle sostanze inquinanti nel mare. Il mezzo è in grado di effettuare analisi precise e puntuali delle acque raggiungendo anche la fascia costiera, quella più delicata. Questo speciale battello riesce anche a fornire risultati in tempo reale sugli interventi di mitigazione dell’inquinamento e sulle condizioni delle acque balneabili.


Speciale “Pronto Intervento Ambientale”

La messa in sicurezza in stato di emergenza Pronto intervento ecologico

I principali scenari, le procedure di intervento, le autorità competenti, le indicazioni operative e alcuni casi concreti e più significativi

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In caso di eventi imprevisti, che possono avere conseguenze negative per l’ambiente, il primo intervento consiste nella “Messa In Sicurezza di Emergenza” (MISE). Con questa sigla si intende ogni intervento atto a contenere le sorgenti primarie di contaminazione, a impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito, e a rimuovere i contaminanti in attesa che si compiano altri interventi di bonifica e/o messa in sicurezza temporanea o permanente. Affinchè le attività di MISE siano efficaci, devono essere attuate immediatamente. Occorre quindi creare un sistema di Pronto Intervento Ecologico (PIE), che preveda le procedure idonee per affrontare le situazioni più diverse, in modo da assicurare una soluzione istantanea al rilascio (o alla minaccia di rilascio) di sostanze tossiche nell’ambiente ed eliminare quindi il pericolo per l’uomo e l’ambiente. I PRINCIPALI SCENARI E LE PROCEDURE DI INTERVENTO

Le dispersioni di sostanze pericolose possono verificarsi per strada, in caso di incidenti che coinvolgono mezzi pesanti che le trasportano, in seguito alla rottura di cisterne, o anche per cattivo stivaggio o utilizzo di imballaggi non idonei. Altre situazioni di emergenza possono verificarsi all’interno delle aziende, in seguito al malfunzionamento di impianti, rotture di tubazioni o serbatoi, fughe di gas tossici, polimerizzazione non prevista di sostanze, reazioni dovute a miscelazione di prodotti chimici, oppure a eventi quali incendi, alluvioni, terremoti, ecc. Se l’emergenza è di entità tale da creare un pericolo per la salute pubblica, occorre attivare l’intervento delle autorità competenti, quali i Vigili del Fuoco o le Arpa: in particolare, nell’ambito del sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, le Arpa regionali sono state individuate come centri di competenza esclusiva nel proprio territorio. Per una MISE corretta, occorre innanzitutto circoscrivere l’area coinvolta e rimuovere la fonte di


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contaminazione primaria, realizzando presidi di contenimento e opere di scavo e copertura delle aree contaminate. È essenziale la predisposizione di unità speciali di primo intervento dotate delle attrezzature idonee a fronteggiare l’emergenza; in particolare, poiché la contaminazione può riguardare diverse matrici ambientali (acqua, aria, suolo e sottosuolo) occorrerà adottare, di volta in volta, interventi atti a garantire il recupero dell’acqua inquinata, la rimozione del terreno e, in caso di contaminazione in ambienti chiusi, l’aspirazione dell’aria contaminata. Inoltre, il personale addetto al MISE deve essere specificamente formato rispetto alle diverse possibili sostanze inquinanti, alle metodologie di intervento, ai potenziali rischi e all’uso corretto dei DPI. Infine, il completamento della messa in sicurezza andrà stabilita in accordo con gli Enti e le autorità competenti, in funzione dell’effettivo controllo sulla migrazione e diffusione del contaminante.

ni/anno), durante la quale un tecnico specializzato fornisce al chiamante le prime indicazioni su come affrontare la situazione. Successivamente avviene il sopralluogo, durante il quale il tecnico esperto raccoglie tutte le informazioni necessarie per condurre l’intervento in modo rapido ed efficace; infine, il responsabile tecnico stabilisce le azioni da intraprendere con la squadra operativa. In caso di contaminazioni ambientali, è prioritario bloccare la fonte primaria dell’inquinamento e di tutte le vie di migrazione; successivamente si procede alla decontaminazione e bonifica del sito, con tipologie di intervento differenziate a seconda che sia necessario intervenire su terreni superficiali o profondi, acque superficiali o di falda, o sull’aria. ALCUNI CASI CONCRETI

Il caso Lambro: il 23 febbraio 2010 si è verificata la contaminazione da idrocarburi dei fiumi Lambro e Po, a causa di uno sversamento accidentale da un deposito, che ne ha immesso nella rete fognaria circa 2.600 tonnellate. La tempestività dell’intervento ha consentito di limitare notevolmente i danni all’ambiente e superare la fase di emergenza in tempi bre-

QUANDO COINVOLGERE L’ARPA?

In genere, le situazioni di emergenza in cui Arpa interviene sono: contaminazione di corpi idrici superficiali; contaminazione da condotte fognarie; scarico o sversamento abusivo di sostanze, materiali e rifiuti inquinanti (o potenzialmente tali); inquinamento atmosferico, che si manifesta con episodi acuti e/o particolarmente gravi di disagi irritativi/olfattivi; incidenti presso impianti industriali (ad esempio fuoriuscita di sostanze pericolose, incendi e esplosioni); incidenti durante il trasporto con rilascio di sostanze inquinanti; rinvenimento di sorgenti radioattive o materiali contaminati. Altre situazioni in cui Arpa interviene a titolo non emergenziale, bensì nel corso della sua attività ordinaria, riguardano molestie olfattive e acustiche derivanti da eventi e attività (sia sporadiche che costanti), ed altri eventi il cui accadimento è riscontrabile continuativamente o con frequenze stabili.

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INDICAZIONI OPERATIVE

L’intervento inizia in seguito alla chiamata di emergenza a un numero verde (attivo H24 per 365 giorHi-Tech Ambiente

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Il pronto intervento ambientale vi (una settimana) e costi sostenibili, recuperando circa l’80% dei prodotti sversati. Sversamento accidentale di idrocarburi: nel 2015 si è verificato un incidente stradale in cui un’autocisterna ha disperso su una strada provinciale circa 11.000 litri di gasolio da autotrazione. La tempestività dell’intervento (entro 2 ore dall’incidente) ha permesso di limitare la propagazione dell’inquinamento, nonostante la sera stessa siano intervenute forti precipitazioni nella zona interessata. Le realtà intervenute hanno provveduto a coprire l’intera area con teli impermeabili, per evitare che la pioggia trasferisse la materia inquinante dal terreno alle acque. In maggior dettaglio, nelle ore immediatamente successive all’evento sono state adottate le seguenti operazioni: chiusura della sede stradale, con posa di transenne e idonea cartellonistica; aspirazione mediante autobotte del prodotto sversato; spandimento sulla sede stradale di materiale granulare oleoassorbente e, per aumentarne il potere assorbente, è stato frizionato sul manto stradale e sostituito man mano fino a completo esaurimento del liquido; raccolta del materiale assorbente esausto in sacconi a doppia camicia, e successivo stoccaggio in area appositamente adibita; posa di barriere oleoassorbenti nella condotta e nelle camerette di ispezione della rete fognaria presenti sulla carreggiata; posizionamento di un pallone otturato-

re a valle della rete fognaria al fine di contenere il prodotto petrolifero infilatosi nella condotta; lavaggio delle tubazioni fognarie con canal jet ad alta pressione; scarificazione del terreno delle banchine stradali, palesemente contaminato, che è stato accumulato in un’area di stoccaggio temporaneo realizzata su un terreno privato adiacente la sede stradale. Successivamente è stata effettuata un’indagine preliminare mediante campionamenti del terreno superficiale e monitoraggio delle acque sotterranee, inviando campioni di terreno e di acqua in laboratorio per le necessarie analisi. E’ stata infine ripristinata la sede stradale. Contaminazione radioattiva: presso Spilimbergo (Pordenone) è ubicato un impianto di termodistruzione, che riceve il 40% di tutti i rifiuti solidi industriali prodotti nel

Nord Italia. I residui della filtrazione e del trattamento dei fumi, definiti “Prodotti Sodici Residui” (PSR) vengono riciclati dall’impianto Solvay Chimica Italia di Rosignano (LI) per la produzione di carbonato di sodio. Nell’ottobre 2009, Arpa Friuli Venezia Giulia segnalò l’invio dall’inceneritore di un carico di PSR contaminato con Ge-68; in seguito a ciò, Arpa Toscana intervenne presso l’impianto Solvay, constatando che dei quattro lotti contaminati tre erano già stati processati e solo uno era ancora custodito in un silos. Furono quindi eseguiti campionamenti sul lotto non ancora utilizzato e su porzioni (accantonate dall’azienda) dei lotti già processati; i campioni furono sottoposti ad analisi mediante spettrometria gamma ad alta risoluzione. Il tavolo tecnico istituito

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allo scopo decise di procedere nel modo seguente: processare anche il quarto lotto, poiché l’estrazione delle polveri dal silos non fu ritenuta opportuna in termini di costi/benefici per la salute e l’ambiente (infatti i livelli di attività riscontrati in sede di analisi non erano tali da destare preoccupazioni circa l’esposizione dei lavoratori e dei residenti in prossimità dell’impianto di stoccaggio delle polveri); procedere ad una valutazione dell’impatto radiologico sulla popolazione e sui lavoratori interessati, che dimostrasse il rispetto delle condizioni di non rilevanza radiologica stabilite dal D.Lgs 230/1995; presentare da parte dell’azienda una valutazione di impatto radiologico su lavoratori, popolazione e ambiente per i tre lotti già processati. La Solvay si attivò per mantenere segregato il lotto non ancora processato, fino all’esecuzione di uno studio di fattibilità delle operazioni di estrazione dei rifiuti dal silos in vista dell’eventuale destinazione a smaltimento all’esterno dello stabilimento; l’azienda, inoltre, organizzò le modalità di ricevimento di ulteriori lotti di rifiuti da parte dell’inceneritore friulano ed eseguì le valutazione di impatto richieste.


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ABONECO Aboneco è presente sul mercato nazionale sin dal 1985, distinguendosi in delicati e importanti lavori di bonifica ambientale e di risanamento di aree inquinate. Tra i servizi offerti anche un efficiente servizio di pronto intervento ambientale, operativo 24/24h, festivi compresi, per vari settori: falde, terreni, acque superficiali, discariche, calamità naturali, disoleazione. Il Pronto intervento è uno dei mezzi più efficaci per ridurre i rischi di contaminazione di sostanze inquinanti e un tempestivo intervento è in grado di bloccare la dispersione dell'inquinante stesso mediante opera di messa in sicurezza di emergenza. La competenza dimostrata dall'azienda le ha consentito di ottenere importanti certificazioni conformi alla norma ISO 9001:2000 nei campi di attività di sviluppo ed esecuzione di indagini del sottosuolo ai fini ambientali con metodi speciali anche per il settore del pronto intervento ambientale. Questo fondamentale servizio viene realizzato da Aboneco con l'impiego di tecniche, apparecchiature e sistemi specialistici finalizzati alla

CARRARE SPURGHI minimizzazione del danno ambientale grazie alla tempestiva rimozione delle cause di pericolosità o alla predisposizione di azioni per il contenimento dell'inquinamento e la messa in sicurezza dell'area. Dal 1985 l’azienda interviene in occasione di sversamenti accidentali di idrocarburi (aromatici e alogenati) sul terreno o nelle acque superficiali con frequente interessamento delle acque sotterranee. Generalmente le fasi operative consistono in: caratterizzazione di terreni, Soil Gas Survey e indagine MIP mediante apparecchiatura Geoprobe e di acque; installazione mediante Geoprobe di pozzi per la perimetrazione e l'accertamento della profondità di infiltrazione dei contaminanti e della capacità auto depurativa del sottosuolo (respiration test); bonifica del terreno interessato dalla contaminazione mediante le metodologie del Soil Vapor Extraction e del Bioventing qualora i test ne comprovino l'applicabilità utilizzando gli stessi pozzi e sistemi già installati nella fase precedente.

bientale e messa in sicurezza del luogo dell’incidente o dispersione di liquidi potenzialmente inquinati, è Carrare Spurghi, che offre un servizio completo per la pulizia di liquidi fuoriusciti a causa di incidenti di trasporto, errori di stoccaggio o di produzione, con interventi 24 ore su 24 nell’arco di tutta la settimana.

www.carrarespurghi.it

www.aboneco.it

CMG Il servizio di pronto intervento ambientale fornito da CGM affronta e risolve le conseguenze di danni ambientali dovuti ad incidenti, sversamenti, fuoriuscite accidentali di fluidi inquinanti e ritrovamenti di materiali pericolosi. Una volta ricevuta la chiamata, una squadra di soccorso giunge sul luogo nei tempi più brevi. I tecnici constatano il tipo di danno in atto e la sostanza o il materiale

Spesso nelle realtà industriali, in quelle agricole o di trasporto (oli, carburi, chimici), avvengono incidenti anche di piccola o di media entità che portano alla dispersione di liquidi inquinanti che, se non trattati tempestivamente e con criterio, possono recare gravi danni anche persistenti all’ambiente, inquinando falde idriche e il terreno circostante. Esperta in pronto intervento am-

CSA DISTRIBUZIONE oggetto dell’incidente. In seguito procedono alla messa in sicurezza del sito isolando la zona e alla raccolta dei materiali sversati. CGM fornisce anche assistenza al cliente nell’adempimento delle procedure burocratiche previste dalla legge e conseguenti all’incidente. Allo scopo ha previsto un abbonamento gratuito al servizio di pronto intervento, grazie al quale il cliente potrà ottenere: un servizio personalizzato (l’essere già un cliente vuol dire che CMG conosce esattamente di quali interventi il cliente stesso può avere bisogno, che quindi guadagna in velocità e preparazione); prezzi convenzionati (in fase di accordo viene stabilito un tariffario vantaggioso che premia la fedeltà e la continuità del rapporto); un’assistenza continua (un cliente abituale ha i propri dati già registrati, per cui l’intervento è immediato senza perdere tempo in controlli e verifiche).

www.cgmgenova.it

Il percorso storico aziendale è quello di un marchio nato in una dimensione locale che, nel corso degli anni si è sviluppato a livello nazionale pur mantenendo forte il suo legame con il territorio. La società, che si pone come partner per affiancare le aziende di tutti i settori nell’importante compito della salvaguardia ambientale, fa dell’assorbimento, contenimento e stoccaggio di liquidi pericolosi la propria attività principale ricevendo quotidianamente problematiche e consegnando soluzioni mirate e personalizzate mettendo sempre al centro del proprio impegno la salute delle persone. Tra i punti di forza di CSA Distribuzione vi è il servizio di Pronto Intervento Antinquinamento 24/24h che garantisce, sul territorio nazionale, la consegna di: prodotti assorbenti stradali e marittimi (diponibili a magazzino in vari formati: polvere, granuli, panni, cuscini, rotoli, salsicciotti e barriere, per assorbire differenti tipologie di liquidi inquinanti sversati su suolo o in acqua a seguito di incidenti o imperizie); detergenti battero-enzimatici per la

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rimozione di morchie oleose su varie tipologie di pavimentazioni, a seguito di incidenti stradali o all'interno di aree aziendali; liquidi inertizzanti e disperdenti per idrocarburi sversati in acqua. L’azienda è in grado di rispondere alle diverse situazioni di allarme attivando a qualsiasi ora del giorno e della notte, entro 1 ora dalla chiamata, la partenza di un automezzo dalla centrale operativa. Inoltre, risponde alle eventuali domande, ed emergenze, pronta a risolvere differenti problematiche di sversamento anche gravoso.

www.csadistribuzione.it


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CR.E.A. Nata nel 1993 dall'esperienza nel settore degli spurghi e dello smaltimento di fanghi in agricoltura, CR.E.A. (Cremona Ecologia Ambiente) si è negli anni diversificata in settori dell'ecologia strettamente correlati ed è oggi una efficiente realtà attenta alle esigenze dell’ecosistema. Sfruttando il proprio know-how, si è specializzata nel settore delle bonifiche ed in particolare: bonifiche da sversamento su terreno e corsi d'acqua, bonifiche di aree industriali dismesse con l'utilizzo delle più moderne tecniche e dei materiali più innovativi, recepimento e condotta in linea con le norma-

ECOFLASH tive nazionali e le disposizioni locali, valutazione del reale grado di inquinamento e conseguente progettazione degli interventi ritenuti più idonei, consentendo al committente di ottenere una bonifica sicura, di elevato livello qualitativo ed a costi sicuramente concorrenziali. In tale ambito di attività e forte della grande sperienza ha dato vita a un servizio di pronto intervento ambientale, attivo 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno, che le consente di gestire interventi di bonifica anche in situazioni di estrema emergenza.

www.cremonaecologia.it

ECOFLUMEN Per affrontare con sicurezza le emergenze è a disposizione il servizio di pronto intervento ambientale su tutto il territorio nazionale. Chiamando un apposito numero verde, attivo 24/24h, è possibile segnalare qualunque situazione anomala di carattere ambientale che possa mettere in pericolo la salubrità dell'ecosistema e delle persone. L’azienda è in grado di trasferire tutta la propria competenza e professionalità, ovunque sia necessario, intervenendo con la massima tempestività sul luogo dell'intervento. Ecoflumen Pronto Intervento

Ecoflash può garantire il pronto intervento ambientale 24/24h per qualsiasi tipo di operazione di bonifica, decontaminazione e sanificazione. Un interlocutore unico per le eco-emergenze in terra, mare e acque interne. In breve tempo dalla chiamata, infatti, Ecoflash consiglia il cliente e interviene sul luogo dell’evento che siano specchi e/o corsi d’acqua, sversamenti su terreni, autostrade, aree industriali, etc. Le squadre di Ecoflash intervengono in ogni situazione, anche quelle molto pericolose. Tutto il personale impiegato è munito di patentino A.D.R. che abilita al trasporto e alla manipolazione di merci pericolose, nonché alla conoscenza di tutte le prescrizioni, anche di intervento urgente e straordinario, relative a sostanze come gas tossici, esplosivi, carburanti, ecc. La tutela e il ripristino dell’ambiente è sempre l’obiettivo primario di Ecoflash che fa uso di macchinari moderni e veloci in modo da ottenere meno rifiuto e non sprecare acqua. E tutto ciò grazie anche all’espe-

rienza dei suoi fondatori, che sono specialisti di settori diversi nel campo ambientale e dall’esigenza di risolvere con urgenza piccoli e grandi problemi che necessitano di un ripristino delle condizioni ecologiche. Questa stessa esperienza permette all’azienda di assicurare il successo degli interventi di emergenza ambientale potendo scegliere la tecnologia e la metodica più appropriata; ma anche garantendo il rapporto diretto con gli organismi di controllo e assicurando il migliore risultato in termini di costi e benefici. Ecoflash interviene tempestivamente con squadre specializzate mediante un servizio di bonifica discreto, igienico e sempre all’altezza delle aspettative del cliente , riportando l’ambiente allo stato originario, cancellando ogni traccia del danno occorso, e dando al cliente la certezza di un intervento professionale, coordinato, ben fatto e certificato, nel pieno rispetto delle normative vigenti.

www.ecoflash.it

ECOLSIA Ambientale si occuperà della messa in sicurezza di emergenza (MISE) con l'asportazione di rifiuti liquidi e solidi inquinanti. Ai Comuni o alle ditte che operano nel settore petrolifero e chimico viene offerta la possibilità di stipulare un contratto gratuito di assistenza per il pronto intervento ambientale. Dove necessario, l'azienda esegue analisi di laboratorio atte a definire eventuali interventi successivi (bonifica del sito inquinato, piano di caratterizzazione, analisi di rischio).

www.ecoflumen.it

Ecolsia offre un servizio di pronto intervento con veicoli speciali di proprietà, appositamente progettati e allestiti. Allo scopo è attivo un numero verde sempre attivo. Nessun onere è addebitato all’Ente proprietario o concessionario della strada, dal momento che il costo degli interventi di ripristino viene interamente sostenuto dalle assicurazioni che coprono la responsabilità civile auto (RCA) per danni dovuti alla circolazione dei veicoli. Tuttavia, nell’ottica di una collaborazione efficace, trasparente e continuativa, Ecolsia

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ha stipulato accordi con i principali gruppi assicurativi e ha fissato un tariffario di riferimento comune. L’azienda è in grado di gestire gravi sversamenti o dispersioni di merci, materie pericolose o tossiche trasportate, richiedenti o meno la bonifica del territorio. Detti interventi sono eseguiti in sinergia con aziende partner operanti nel settore a livello nazionale, e in possesso di tutte le certificazioni e i requisiti di Legge.

www.ecolsia.it


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EDAM Eventi come incendi, allagamenti o sversamenti comportano spesso un blocco delle linee produttive e il dover far fronte a costi imprevisti. Edam Soluzione Sinistri interviene per contenere il danno e far ripartire le attività nel minor tempo possibile. Allo scopo si è dotata di attrezzature specifiche, di personale qualificato e di mezzi d’opera necessari ad intervenire anche in situazioni ad alto rischio, in presenza di contaminazioni o sostanze pericolose. Gli stessi standard qualitativi impiegati nelle manutenzioni speciali effettuate quotidianamente nelle aziende chimiche vengono applicati anche nei casi di emergenza, e consentono a Edam Soluzioni di fornire un servizio altamente qualificato, sicuro e veloce. In caso di sinistro per prima cosa è necessario verificare le strutture portanti per accertarne l’agibilità e quindi decidere se consolidarle o demolirle. Edam Soluzioni si occupa dell’intero processo, anche in presenza di amianto o fibre artificiali vetrose (lane minerali), sino

EVERGREEN allo smaltimento dei rifiuti. Un intervento tempestivo è fondamentale anche per salvaguardare le componenti meccaniche, elettriche ed elettroniche, e Edam effettua attività di salvataggio volte al congelamento del danno, per poi procedere alla successiva bonifica. In caso di ribaltamento di mezzi pesanti con sversamento di prodotti chimici, l’azienda interviene tempestivamente con una squadra di emergenza per la gestione della contaminazione ambientale e della rimozione del mezzo dalla strada. Qualsiasi incidente fonte di inquinamento, sia su strada che in un’industria, richiede un intervento tempestivo, con la presa in carico di tutta una serie di attività sia a livello amministrativo sia pratico, che richiedono competenze specifiche e professionalità. Peraltro, Edam ha contatti diretti con tutte le principali assicurazioni, con cui può concordare la cessione del credito.

ogni aspetto tecnico e burocratico. Evergreen prende l’ambiente sul serio e è convinta che i propri servizi possano portare un vantaggio concreto ai clienti e al mondo in cui viviamo. Tra questi, sicuramente il servizio di Pronto Intervento Ecologico per la messa in sicurezza di emergenza al fine di fronteggiare gli incidenti di varia natura che provano un rapido cambiamento degli equilibri ambientali. Tale servizio assicura interventi efficaci, grazie a procedure idonee per affrontare gli scenari più svariati.

www.evergreenecologia.it

www.edam.it

GE.CO La gestione degli interventi d’emergenza in caso di inquinamento accidentale di acque e terreno può essere difficoltosa o poco efficace se non viene eseguita tempestivamente. Tipicamente gli eventi dannosi sono dovuti ad incidenti o comportamenti negligenti di soggetti privati, che disperdono nei corsi d’acqua o nel suolo e sottosuolo, sostanze potenzialmente inquinanti. Per affrontare correttamente questa problematica è stata istituita la Ge.Co., nata dall’incontro delle varie conoscenze nei campi dell’ecologia e della sicurezza, la quale offre soluzioni ecologiche integrate per una migliore qualità dell’ambiente avendo a disposizione una squadra di lavoro completa di mezzi ed attrezzature

Evergreen è una società di intermediazione e consulenze ambientali in grado di seguire l cliente in ogni fase di gestione della problematica dei rifiuti. Crede nella continua evoluzione delle tecnologie al servizio dell’ambiente e nella necessità di consolidare rapporti con le aziende leader del settore, cui affidare i propri clienti. Pretende dai propri partner servizi altamente qualificati e specializzati per venire incontro ad ogni possibile esigenza. Affianca il cliente in ogni aspetto della gestione dei problemi ambientali, esponendogli le possibili soluzioni in modo diretto e semplice e occupandosi di

PALMA SERVICES specializzata in interventi d’emergenza. L’azienda opera in ogni situazione di contaminazione da liquidi pericolosi del suolo, sottosuolo, acque superficiali e falde acquifere. In particolare è specializzata in bonifiche e pronto intervento ambientale. Garantisce la disponibilità 24 ore su 24 per 365 giorni, certa di rispondere alle esigenze degli Enti locali impegnati nella salvaguardia del territorio. Inoltre, fornisce un supporto tecnico-amministrativo completo ai soggetti interessati, con relazioni dettagliate sugli interventi eseguiti, corredate da foto ed eventuali certificati analitici a comprova della corretta attività svolta.

www.gecoambiente.eu

Palma Services, grazie ad un’esperienza acquisita nel tempo e alla presenza di un vasto parco mezzi, attrezzature e operatori specializzati, è attiva con successo nel settore del pronto intervento e messa in sicurezza in seguito ad incidenti che provocano inquinamento ambientale (idrocarburi, sostanze chimiche, liquidi, solidi, ecc.) con conseguente bonifica e ripristino del sito contaminato. Gli interventi in emergenza, notturna, festiva, h24 sono resi possibili da un’ampia copertura del territorio che permette di gestire una qualsiasi emergenza come se fosse un servizio di routine. Inoltre l’azienda offre servizi legati alla rimozione e smaltimento dei rifiuti conseguenti all’intervento, compresa la redazione del piano di lavoro dettagliato da presentare agli Enti competenti. La capacità di intervento dell’azienda è assicurata grazie a un servizio di grande innovazione tecnologica ed esecutiva e sull’ adozione delle più avanzate soluzioni organizzative. Lo staff tecnico (costituito da tecnici laureati iscritti all’ albo di

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competenza e personale che opera direttamente sul campo) è in grado di seguire le varie pratiche con gli enti preposti al controllo (ai sensi del D.Lgs 152/2006) relative sia ad episodi accidentali di inquinamento (incidenti stradali) sia in casi più complessi (siti industriali). Palma Services. Infatti, effettua servizi in emergenza sia per Enti Pubblici che per aziende private.

www.palmaservices.it


Speciale

“Pronto Intervento Ambientale”

PERNA ECOLOGIA Presente da oltre 30 anni nel campo ecologico-ambientale, è sempre al passo con le innovazioni tecnologiche e in regola con le normative vigenti in materia di sicurezza sul lavoro ed igiene ambientale. Dispone di un parco macchine tra i più completi nel ramo, potendo vantare le più sofisticate attrezzature e tutte le tipologie di automezzi più moderni per la risoluzione di qualunque problematica in materia ecologica. La società si avvale di personale al-

PETROLTECNICA tamente qualificato che può fornire, in qualsiasi momento un prezioso ed insostituibile servizio di consulenza ambientale. Perna Ecologia dispone di una vasta tipologia di automezzi e di personale altamente specializzato, dai trasporti ai servizi, ed è organizzata per richieste di Pronto Intervento. Il servizio è attivo nei giorni festivi 24h su 24h, chiamando un numero dedicato.

www.pernaecologia.it

POOL ECOLOGIA Grazie alla stretta collaborazione con partner specializzati Pool Ecologia offre un servizio di pronto intervento in caso di emergenza ambientale, particolarmente per lo sversamento di liquidi, il travaso di sostanze pericolose, il posizionamento di barriere di contenimento in acqua. L’azienda provvede ad istruire le pratiche di messa in sicurezza d’emergenza presso gli enti preposti e con propri mezzi e operatori, a ripristinare lo stato originario dei luoghi. La direzione, gli impiegati e gli operatori della Pool Ecologia sono tutti coinvolti in prima persona nel raggiungimento e nel continuo mi-

Una rapida ma attenta valutazione del contesto ambientale e dei contaminanti in relazione all’evento inquinante in atto, sono le prime azioni che il team di Pronto Intervento Ambientale Petroltecnica esegue. La rapidità d’intervento ha lo scopo di evitare l’aggravarsi del danno ambientale, in modo che sia meno oneroso ripristinare la situazione d’origine. Il team è composto da tecnici specializzati che valutano il contesto ambientale danneggiato, analizzano il potenziale inquinante e progettano le misure da intraprendere. Un network di partner specializzati, coordinati dalla centrale operativa Petroltecnica, opera capillarmente sul territorio nazionale assicurando l’inizio delle operazioni di sicurezza in tempi rapidissimi. Petroltecnica qualifica, forma e aggiorna le squadre operative, che sono sempre provviste di equipaggiamenti e dotazioni specifiche per il P.I.A. Fra i più frequenti scenari incidentali vi sono: spill da serbatoi interrati e fuori terra, incidenti stradali, danneggiamento d’infrastrutture e oleodotti, spandimenti superficiali, contaminazione di acque su-

perficiali lentiche e lotiche, sotterranee e costiere. Petroltecnica è dotata di moderne attrezzature e dispositivi di contenimento, recupero e stoccaggio dei contaminanti come: skimmer attivi e passivi, scavenger e pompe antideflagranti, esplosivimetri, sonde multifunzione, fotoionizzatori e interface, serbatoi smontabili, barriere di contenimento e galleggianti, natanti, materiali oleassorbenti di varia natura. Lo scopo del servizio è molteplice: individuare ed eliminare la sorgente di contaminazione; contenere in tempi celeri le conseguenze dell’inquinamento ambientale; tutelare il cliente in tutti gli aspetti tecnici, giuridici ed economici e supportarlo nei rapporti con le Pubbliche Autorità.

www.petroltecnica.it

PRAGMA CHIMICA glioramento della qualità del servizio offerto in tutte le aree operative. L’obiettivo primario dell’azienda è avere clienti soddisfatti grazie ad un servizio flessibile ed efficiente. L’applicazione delle metodologie della qualità per il raggiungimento di questo obiettivo è un’esigenza sentita e ritenuta necessaria da tutte le funzioni aziendali e, in primo luogo, dalla direzione. A questo scopo la direzione è impegnata a dedicare risorse nella pianificazione, realizzazione, costante valutazione e miglioramento di un Sistema di Gestione per la Qualità.

www.poolecologia.it

La particolarità del distretto industriale in cui Pragma Chimica ha sede, costituito in grossa parte da aziende conciarie con lavorazioni a forte impatto ambientale, ha portato l’azienda a dotarsi di una struttura di pronto intervento che agisce sul piano operativo e su quello legislativo. Il personale specializzato di cui dispone non solo consente interventi rapidi ed efficaci, ma riesce anche a gestire al meglio i rapporti di tipo burocratico con gli enti di controllo. Pragma Chimica nasce nel 1996 per operare nel settore dell’ecologia ambientale e del trattamento delle acque. “Ambiente” e “Acqua” sono

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infatti i due campi di intervento nei quali l’azienda è strutturata. L’ubicazione della sede principale ad Arzignano, nel cuore del distretto conciario più importante d’Europa, le ha permesso una rapida crescita e di confrontarsi con le più svariate problematiche ambientali e di accumulare un know-how che la situa tra le più importanti realtà del settore. Il servizio offerto dai suoi tecnici specializzati e dal personale esperto garantisce professionalità, velocità di intervento, sicurezza e completezza di tutte le fasi di intervento.

www.pragmachimica.it


ZOOM

Market

Market

L’importanza del pronto intervento BELFOR: il partner nelle emergenze ambientali

Una struttura ben collaudata, dotata di mezzi e personale specializzato, permette di contenere tempi e costi di bonifica di un sito contaminato da un evento accidentale La messa in sicurezza d'emergenza permette di isolare un sito contaminato così da eliminare o ridurre i suoi effetti sull’ambiente circostante. In caso di eventi di contaminazione improvvisi, la tempestività dell'intervento è fondamentale. Il D.Lgs n. 152/2006 “Testo Unico Ambientale” riporta la definizione della MISE “messa in sicurezza d’emergenza” come “…ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nelle condizioni di emergenza di cui alla lettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atto a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente…” (art.240 comma m). Diventano fondamentali gli interventi di MISE nell’approccio ad eventi accidentali che provocano un veloce cambiamento degli equilibri ambientali. Affinché le attività di MISE risultino efficaci, devono essere messe in atto nell’immediatezza delle situazioni di potenziale contaminazione; per affrontare con idonee procedure e metodiche i diversi scenari, è necessario attivare un sistema di pronto intervento, che assicuri una soluzione immediata e veloce al rilascio, o alla minaccia di rilascio, di sostanze tossiche nell’ambiente.

merose: tipologia di sostanze e matrici ambientali coinvolte, situazioni morfologiche e meteorologiche, ecc. L’APPROCCIO SUGGERITO

L’utilizzo di materiali assorbenti

La rimozione della fonte primaria di contaminazione

Barriere sifonate ed aspirazione prodotto

La zona della rottura oleodotto al termine della MISE

Il Legislatore ha previsto tempi molto ristretti per porre in opera le necessarie azioni di contenimento, dimostrando l’importanza della tempestività nell’esecuzione di tali opere. La fase di MISE può protrarsi per svariati giorni o addirittura mesi (ad esempio, nel caso di azioni periodiche che garantiscano un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente); tuttavia è bene che già dal primo giorno, ossia dal verificarsi dell’evento, si abbia il completo controllo della situazione. Nella gestione dell’emergenza è

importante poter attivare tempestivamente una struttura con una buona organizzazione, risorse necessarie a coordinare le forze in campo per affrontare qualsiasi situazione e con una completa conoscenza delle tecniche di intervento. Tutto questo garantisce un intervento rapido e mirato a prevenire eventi di contaminazione che porterebbero altrimenti ad un aumento dei rischi per l’ambiente e la salute pubblica, con conseguente incremento dei tempi di bonifica e dei relativi costi. Le quantità di variabili da affrontare durante l’emergenza sono nu-

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Arrivare impreparati di fronte ad un’emergenza può trasformare un incidente in un potenziale disastro, sia ambientale che economico. Attività legate al ciclo produttivo specifico di ogni azienda richiedono l’adozione di protocolli d’intervento diversificati in funzione delle sostanze coinvolte e dei potenziali ricettori della contaminazione. Per questo è importante avere un piano di risposta all’incidente studiato e testato in fase preventiva che permetta di affrontare al meglio l’evento potenzialmente contaminante già durante le prime fasi della MISE. Nella maggior parte dei casi la richiesta d’intervento viene comunicata per via telefonica da chi ha cagionato il danno ambientale (autista, tecnico di impianto, sorvegliante) o dalle Autorità intervenute sul posto (polizia, VV.F., ecc.). Le informazioni fornite devono essere il più possibile dettagliate e prive di enfatizzazioni e/o omissioni (chi riceve la chiamata deve disporre di una serie di domande codificate da rivolgere all’interlocutore); in questo modo, il gestore dell’emergenza attiva in modo razionale la struttura in grado di trattare al meglio lo specifico evento.


Market Un eccessivo e spesso confuso dispiegamento di uomini e mezzi non è necessario ed anzi può risultare controproducente. Così come l’utilizzo di mezzi ed attrezzature inadeguate e di un numero insufficiente di operatori può provocare un peggioramento della contaminazione (più tempo necessario a controllarne la diffusione e conseguenti pesanti aggravi dei costi di intervento). Chi affronta un inquinamento, di qualsiasi entità o complessità, deve essere cosciente che è chiamato a confrontarsi con una situazione in continua evoluzione e pertanto deve saper prendere tempestivamente le decisioni più appropriate per fronteggiarla. Preventivamente all’invio della squadra d’intervento, sulla base delle informazioni ricevute (schede tecniche e di sicurezza delle sostanze coinvolte), è di fondamentale importanza valutare i rischi a cui potrebbero essere sottoposti gli operatori, ed è importante avere a disposizione gli opportuni Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC). Una volta in campo, prima di qualsiasi attività, dovranno essere effettuate i monitoraggi ambientale e di sicurezza, da parte del tecnico responsabile (misurazione del livello di esplosività, ossigeno, concentrazione del contaminante ecc.). Sarà inoltre necessario raccogliere il maggior numero possibile di informazioni e poter effettuare un sopralluogo puntuale, per l’individuazione di tutte le possibili fonti di contaminazione e le vie di migrazione del contaminante. Per la corretta MISE bisogna circoscrivere l’area coinvolta e successivamente rimuovere la fonte primaria di contaminazione. Si predisporranno quindi i presidi di contenimento e si realizzeranno le opere di rimozione delle matrici ambientali contaminate (scavo superfici solide, aspirazione sostanze liquide) e di impermeabilizzazione delle aree contaminate. Il personale addetto deve avere una formazione specifica relativamente a: la conoscenza delle diverse possibili sostanze contaminanti, le metodiche di intervento, i potenziali rischi e l’uso corretto dei DPI/DPC. Il completamento della messa in sicurezza d’emergenza andrà stabilita in accordo con gli Enti.

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UN ESEMPIO CONCRETO DI MISE

Il caso IPLOM a Genova La sera del 17 aprile 2016, a seguito della rottura di un oleodotto, l’azienda Iplom ha registrato la fuoriuscita di 580 mila litri di greggio. Attraverso i torrenti Pianego e Fegino, passando in mezzo a case e campi, il petrolio si riversava nel Polcevera, e veniva intercettato prima dell’arrivo al mare, compiendo un percorso lungo circa 5 km. La mattina successiva, i tecnici di BELFOR Italia si sono recati sul posto per definire insieme ai tecnici Iplom le attività da intraprendere per eseguire la Messa in Sicurezza d’Emergenza con l’obiettivo di MATERIALI E MEZZI DI PRONTO INTERVENTO

In commercio esiste una notevole varietà di prodotti e materiali per assorbire, contenere, detergere e confinare sostanze pericolose. È comunque fondamentale che il prodotto scelto sia adatto alla sostanza da trattare e sia idoneo allo scopo. Un esempio classico è la segatura di legno che, pur essendo un buon materiale assorbente, non è utilizzabile per assorbire prodotti infiammabili (perchè è essa stessa infiammabile e con il suo impiego favorisce il rischio d’incendio). I mezzi utilizzati per fronteggiare una emergenza possono sembrare simili ai mezzi utilizzati quotidianamente in lavori di routine. La vera differenza consiste in una serie di particolari accorgimenti utili ad evitare l’aggravamento del danno ambientale, durante il loro impiego. Le componenti ambientali coinvolte durante un’emergenza ambientale sono l’acqua, l’aria, il suolo e il sottosuolo. È abbastan-

contenere e raccogliere il prodotto fuoriuscito. Raggiungere tale obiettivo è stato possibile grazie alla grande cooperazione tra realtà aziendali, diverse per ambito di attività. L’altissimo livello di collaborazione ha consentito di poter operare in un’area così vasta e su più fronti contemporaneamente. L’intervento, costantemente condiviso con Iplom e con la Prefettura di Genova, il Sindaco di Genova e della Città Metropolitana, il Comandante della Capitaneria di Porto di Genova, l’Assessore comunale alla Protezione civile, ed i rappresen-

tanti della Regione Liguria, dei Vigili del Fuoco, di Arpal, Asl 3 Genovese e Ispra, ha permesso di raggiungere l’obiettivo prefissato di recuperare entro la giornata di sabato 23 aprile oltre il 90% del greggio in fase libera fuoriuscito a causa dell’incidente. Nei 2 mesi seguenti è stata rimossa tutta la contaminazione visibile attraverso una decontaminazione di dettaglio lungo tutto il tratto accidentalmente contaminato. L’evento, tra i più importanti disastri ambientali del comune di Genova, è stato tempestivamente risolto.

za semplice comprendere che i mezzi dovranno garantire il recupero dell’acqua inquinata, la rimozione del terreno e, nel caso si tratti di ambienti chiusi, l’aspirazione dell’aria contaminata. Ad esempio, uno degli aspetti più importanti da considerare nell’utilizzo di macchine per il movimento terra, è la scelta della giusta dimensione e la tipologia della benna di escavazione, che deve essere priva di denti per evitare l’approfondimento della contaminazione. Per il recupero invece di prodotti in fase liquida che hanno proprietà di infiammabilità o esplosione, è obbligatorio utilizzare attrezzature e autobotti a depressione conformi alla normativa ATEX. Inoltre è fondamentale avere a disposizione unità speciali di primo intervento dotate di attrezzature specialistiche per affrontare l’emergenza.

tervento per questa specifica tipologia di emergenza: - contenimento del contaminante in acqua. Per inquinante con peso specifico <1 kg/dmc, posizionamento di barriere assorbenti o galleggianti e barriere a sifone; per inquinante con peso specifico >1 kg/dmc, barriere sul fondo, dette a “sfioro” (sbarramento fisico sul fondo del canale); per inquinante solubile in acqua, sbarramento totale del corso d’acqua - rimozione del contaminante disciolto in acqua. Per inquinante con peso specifico <1 kg/dmc, aspirazione superficiale e/o posa di materiale assorbente; per inquinante con peso specifico >1 kg/dmc, aspirazione profonda; per inquinante solubile in acqua, aspirazione totale - rimozione del contaminante su matrici solide. Utilizzo di materiali assorbenti per la rimozione di prodotto libero; escavazione con utilizzo di benna dotata di lama e non di denti; posizionamento del mezzo sulle aree man mano escavate (i cingoli posizionati su aree non contaminate). Fra diverse soluzioni per la messa in atto della MISE, è opportuno tenere sempre presente che la sicurezza delle persone è prioritaria rispetto a qualunque altra esigenza, compresa quella della salvaguardia dell’ambiente e della gestione economica degli interventi.

TECNICHE DI PRONTO INTERVENTO

Vi sono numerose modalità di in-

Belfor Italia Srl Via Giovanni XXIII, 181 21010 Cardano al Campo (VA) Tel 800.820189 - www.belfor.com

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Speciale

“Pronto Intervento Ambientale”

RE.AL SERVICE La Re.Al. Service P.I.E. è una azienda di servizi altamente specializzata nel campo ambientale, in linea con tutte le normative internazionali che regolano qualsiasi tipo di alterazione degli equilibri ambientali esistenti. Si avvale di professionisti che da anni forniscono in Italia il proprio contributo nel pronto intervento ecologico, un servizio da attivare in caso di emergenze con contaminazione o potenziale contaminazione di matrici ambientali (suolo superficiale e profondo, acque superficiali e sotterranee). Mediante la sottoscrizione di una convenzione viene garantito l’intervento tecnico operativo in qualsiasi parte d’Italia, H24 e 365 gg/anno. Il servizio può interessare: stabilimenti, trasporto di merci pericolose, enti pubblici, ex siti industriali, discariche. I tempestivi lavori di messa in sicurezza di emergenza garantiscono la riduzione della contaminazione e impediscono il contatto tra la zona contaminata e

REM quelle limitrofe, con evidente limitazione dell’aggravamento del danno. Allo scopo Re.Al. Service è dotata di attrezzatura specializzata per travaso sostanze pericolose (autocarri appositamente allestiti; pompe travaso antideflagranti; tubazioni idonee al trasferimento delle varie sostanze; bombole azoto per inertizzazione serbatoi e cisterne; indumenti per l’avvicinamento al fuoco e scafandri antigas; utensileria antiscintilla; autoprotettori; esplosimetri) e contenimento e recupero sostanze inquinanti (autocarro dedicato alle emergenze allestito con materiale assorbente, barriere assorbenti e galleggianti per contenimento inquinanti in acqua, teli impermeabilizzanti, sacconi per il contenimento di sostanze solide inquinate, fusti e cisternette per il contenimento di sostanze liquide inquinate, cartellonistica stradale, semafori, elettrogeneratori; officina mobile; autobotti da spurgo; mezzi movimento terra).

www.realservicepie.it

ROMANA AMBIENTE Romana Ambiente è membro ufficiale della Croce Verde Ambiente, una rete di aziende attive H24 in grado di fornire servizi di Pronto Intervento Ambientale, con consegna immediata di prodotti assorbenti in polvere, granuli, panni, cuscini, rotoli, salsicciotti, barriere per oli, idrocarburi e prodotti chimici; oltre che di messa in sicurezza aree stradali, industriali, private e pubbliche, specchi d’acqua, aree portuali ed aeroportuali in seguito a sversamenti di idrocarburi e prodot-

Rem dal 2008 opera in ambienti costieri, marini e terrestri. Per affrontare le emergenze ha istituito un servizio di Pronto Intervento Ambientale al quale è possibile segnalare qualunque situazione anomala di carattere ambientale che possa mettere in pericolo la salubrità dell'ecosistema e delle persone. Il team di reperibilità del servizio raccoglie le informazioni necessarie e attiva immediatamente le azioni d’emergenza. Una rapida ma attenta valutazione del contesto ambientale e dei contaminanti in relazione all’evento inquinante in atto o pregresso, sono le prime azioni messe in atto dal nostro staff. Misure operative che vanno dal confinamento con eventuale recinzione dell’area da trattare, alla sua messa in sicurezza mediante attrezzature specifiche. A tal fine vengono utilizzati, ad esempio, barriere di contenimento e oleoassorbenti, materiali in polipropilene, materiale di assorbimento naturale, attrezza-

tura di contenimento e di recupero passivo ed attivo; si realizzano soluzioni di cutting oil spill, barriere drenanti, trincee, metodi di contenimento del plume di contaminazione. Rem è specializzata nell’affrontare le emergenze dovute ad eventi inquinanti in ambienti marini sia offshore che in bacini delimitati. Lo staff ha infatti maturato una esperienza pluriennali nel contenimento dei contaminanti con barriere antinquinamento galleggianti di tipo oceanico e per acque calme.

www.remsicilia.it

SETRA ti chimici o pericolosi. Il servizio nazionale convenzionato dispone di un magazzino centrale di supporto per la consegna rapida dei prodotti assorbenti e del pronto intervento sia con mezzi stradali che con elicottero. Tecnici esperti in disinquinamento e bonifiche del suolo e delle acque sono disponibili 24 ore su 24 telefonicamente o, su richiesta, in loco. Sono attivi allo scopo, 9 aziende per un totale di 40 esperti di settore.

Setra dal 1988 offre servizi inerenti la gestione dei rifiuti, qualunque essi siano. In base all’esperienza pluriennale in pronto intervento ambientale è in grado di gestire interventi in stretto contatto con le forze dell'ordine, vigili del fuoco e funzionari preposti al controllo dell’ambiente. L'ampia disponibilità dei mezzi, dotati di tutte le caratteristiche necessarie per operare con efficienza e

www.romanambiente.it

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sicurezza e l'elevata preparazione dei propri operatori, permettono all’azienda di effettuare qualsiasi tipo di intervento in contesto ambientale per contenere la contaminazione e recuperare gli elementi contaminanti. Reperibilità e operatività immediata sono i principi sui quali si basano le attività di pronto intervento di Setra.

www.palmaservices.it


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“Pronto Intervento Ambientale”

S.G.M. GEOLOGIA E AMBIENTE

VALLORTIGARA

La messa in sicurezza d'emergenza permette di isolare un sito contaminato in modo tale da eliminare o ridurre i suoi effetti sull’ambiente circostante. In caso di eventi di contaminazione improvvisi, la tempestività dell'intervento è fondamentale. S.G.M. Geologia e Ambiente garantisce ai propri clienti un servizio di messa in sicurezza d’emergenza, organizzato con unità mobili e tecnici altamente specializzati per le varie tipologie di inquinanti. Grazie all'elevata flessibilità aziendale di attrezzature e personale, l’azienda è in grado di affrontare qualsiasi problematica si presenti nell'ambito della bonifica ambientale. Tali interventi di mes-

Grazie ad una solida esperienza nelle tecnologie di bonifica finalizzate alla decontaminazione del suolo e delle acque sotterranee, Vallortigara è in grado di supportare il cliente pubblico o privato in un'ottimale gestione delle diverse emergenze ambientali. Gli interventi mirati alla messa in sicurezza o alla immediata bonifica del sito oggetto dell’inquinamento o della contaminazione, sono operati da tecnici professionali e qualificati, coadiuvati da mezzi ed attrezzature tecno-

sa in sicurezza ambientale, immediati o a breve termine, vengono svolti nelle condizioni di emergenza in caso di eventi di contaminazione repentini di qualsiasi natura, atti a contenere la diffusione delle sorgenti primarie di contaminazione, oppure a impedirne il contatto con altre matrici presenti nel sito e a rimuoverle, in attesa di eventuali ulteriori interventi di bonifica ambientale o di messa in sicurezza. Le operazioni di messa in sicurezza d'emergenza svolte da SGM Geologia e Ambiente coprono tutte le matrici ambientali quali: acque sotterranee e superficiali, suolo, sottosuolo.

www.vallortigara.it

www.sgm-ambiente.it

VISENTIN Nell’ambito della bonifica ambientale in pronto intervento, Visentin dispone di attrezzature costantemente aggiornate e capaci di alte prestazioni, potendo fornire diversi servizi contemporaneamente. Essendo l’azienda autorizzata anche nelle bonifiche ambientali, mette a disposizione salsicciotti assor-

logicamente all'avanguardia. Vallortigara offre un servizio di pronto intervento inquinamento capace di intervenire 24 ore su 24 al fine di far fronte con efficienza e massima tempestività ad ogni situazione di emergenza, in modo da limitare il rischio di danni all'ambiente circostante. L’aziende mette quindi a disposizione del cliente competenza tecnica, esperienza e alta capacità di successo.

WRS benti per creare barriere antiinquinamento, disponibili in varie misure e tipologie, e sempre a magazzino per un pronto intervento in caso di inquinamenti ambientali come, tra i più frequenti, lo sversamento in strada o torrenti di idrocarburi.

www.visentinriccardo.it

Water & Soil Remediation (WSR) opera dal 1993 nel settore delle bonifiche dei siti contaminati. È politica aziendale perseguire il miglioramento continuo per offrire sistemi e tecnologie altamente innovative, in costante sviluppo, pienamente compatibili con le attività produttive dei siti in cui si applicano. Grazie a sistemi, tecnologie e know-how innovativi, la società ha operato diverse centinaia di interventi frutto di progetti originali WSR e portati a termine in piena autonomia. Questa grande esperienza sul campo le consente di fornire un servizio di pronto intervento ambientale 24/24h di efficacia garantita, che risponde alle emergenze per il contenimento del danno ambientale. Allo scopo le squadre WRS sono in grado di intervenire tempe-

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stivamente con i dispositivi e le attrezzature di emergenza per la massimizzazione degli impatti ambientali e la messa in sicurezza del sito. Ad oggi WSR collabora infatti con le maggiori compagnie petrolifere e petrolchimiche nazionali ed internazionali oltre alle società multinazionali del settore industriale, chimico e farmaceutico.

www.wsr.it


reti idriche

L’H2S in fognatura Soluzione Grundfos

Uno strumento misura in continuo l’idrogeno solforato gassoso, inviando un segnale all’unità di controllo Le moderne reti di raccolta dei liquami prevedono in molti casi il trasporto a lunga distanza entro tubazioni sotto pressione. In queste condizioni è molto frequente la formazione di un biofilm sulla superficie interna delle tubazioni, nei pozzetti e in altre superfici sommerse. Nella parte iniziale delle condutture è di solito presente ossigen, e questo impedisce la crescita dei batteri anaerobici; proseguendo lungo il percorso, l’ossigeno e gli ioni che lo contengono (come i nitrati) vengono consumati dai batteri aerobici e si creano le condizioni per lo sviluppo anaerobico. In particolare, i batteri anaerobici sono favoriti quando le tubazioni sono di diametro limitato e quando si ha ristagno o condizioni di flusso lento. L’idrogeno solforato si forma a partire da composti di zolfo presenti in molte proteine (come la cheratina, che è un costituente delle unghie e dei capelli); la sua formazione è quindi spesso riscontrata nelle ac-

que reflue delle industrie agroalimentari. Indipendentemente dalla presenza di residui proteici, l’idrogeno solforato si forma anche ma anche per riduzione dei solfati normalmente presenti nell’acqua, a opera del batterio Desulfovibrio. L’idrogeno solforato è molto solubile in acqua, specialmente sotto pressione; quando però la pressione viene riportata a quella atmosferica, l’idrogeno solforato si libera (come quando si apre una bottiglia di acqua gassata) e si manifesta con il suo caratteristico odore di uova marce. L’effetto è esaltato da condizioni di pH acido (< 6), da condi-

zioni di flusso turbolento e dall’aumento della temperatura. La temperatura, infatti, agisce sia riducendo la solubilità dell’idrogeno solforato nella fase liquida, che favorendo la proliferazione dei batteri solfo riduttori. L’idrogeno solforato è velenoso, ma fortunatamente il cattivo odore rappresenta un efficace allarme, in quanto è avvertibile molto prima della soglia di nocività; tuttavia, la sua formazione crea anche problemi di corrosione. Difatti, la trasformazione dei solfati a idrogeno solforato è reversibile, qualora si creino condizioni aerobiche: in condizioni

di pH acido (come si verificano spesso, anche per dissoluzione della CO2 atmosferica nell’acqua), i solfati formano acido solforico, che è notoriamente corrosivo, sia sui manufatti in ferro, che sulle tubazioni di cemento. L’effetto può essere molto rapido: in Danimarca la corrosione da acido solforico ha reso inservibili le tubazioni e pozzetti di cemento di una rete fognaria municipale in appena 18 mesi! COME PREVENIRE IL PROBLEMA

La formazione di idrogeno solforato gassoso può essere prevenuta aggiungendo sostanze che cedono ossigeno (come i nitrati), oppure che reagiscono con l’idrogeno solforato ossidandolo a zolfo (come i sali ferrici), o ancora precipitandolo come solfuro insolubile (ad esempio, con i sali ferrosi). È anche possibile Continua a pag. 74

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L’H2S in fognatura bloccare l’idrogeno solforato in forma di ioni solfuro, portando il pH dell’acqua in circolazione nel campo alcalino (oltre 8,5); tuttavia, questo non fa che spostare il problema più a valle, perché un pH superiore a 8,5 non è compatibile con il buon esercizio dei depuratori biologici e quindi è necessario uno stadio di neutralizzazione, nel quale l’idrogeno solforato viene liberato in atmosfera. Si può ottenere l’ossidazione dell’idrogeno solforato anche con acqua ossigenata, ipoclorito o insufflando aria compressa nelle tubazioni; quest’ultimo metodo ha però lo svantaggio di formare sacche d’aria, che disturbano il funzionamento delle pompe. Altre possibili soluzioni sono la frequente pulizia delle tubazioni, in modo da rimuovere il biofilm mediante l’azione meccanica dei “pigs”, il posizionamento di biofiltri o filtri a carbone attivo, e l’uso di “tubazioni sacrificali”, cioè tratti di tubo in cemento dove si creano volutamente le condizioni per l’ossidazione dell’idrogeno solforato ad acido solforico.

LA PROPOSTA GRUNDFOS

Grundfos propone un sistema integrato per risolvere i problemi connessi alla formazione dell’idrogeno solforato. Il punto di partenza è l’installazione di uno strumento, che viene posizionato appendendolo entro il pozzetto più critico, ad una altezza superiore a quella del massimo livello del liquido. Lo strumento

misura in continuo la concentrazione di idrogeno solforato gassoso, inviando ogni 15 secondi un segnale all’unità di controllo. Questa unità contemporaneamente acquisisce le informazioni relative alla portata e basandosi su uno speciale algoritmo di controllo, calcola il dosaggio di reattivo precipitante (di solito solfato ferroso), che viene dosato mediante apposita pompa digitale nel

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tratto in pressione immediatamente successivo alla stazione di pompaggio. La distanza del punto di dosaggio dalla pompa deve essere circa il doppio del diametro della tubazione e il dosaggio viene eseguito quando la pompa è in funzione, in modo da assicurare la completa miscelazione del reattivo. Il funzionamento del sistema è completamente automatico; in caso di problemi, l’unità di controllo provvede a inviare un messaggio di errore. Lo stato del sistema è accessibile in ogni momento mediante connessione internet. La società pubblica danese Mariagefjord Vand ha sperimentato con successo il sistema Grundfos, che ha risolto i notevoli problemi di odore e di corrosione causati dallo sviluppo di idrogeno solforato nelle tubazioni sotto pressione. Il sistema è stato installato nel 2015; da allora i problemi sono completamente scomparsi e il sensore installato nella stazione di pompaggio oggi segna una concentrazione di idrogeno solforato pari a zero. Grazie al minor impegno di manodopera per la risposta ai reclami e per le opere di manutenzione, il costo di trattamento è sceso a 0,05 euro/mc.


RIVOLUzIONe DIGItALe

Il progetto Safo di CAP Si chiama SAFO (Service Assurance & Front-Office transformation) il progetto che rivoluziona il servizio clienti del Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico sull’area della città metropolitana di Milano, grazie alla partnership con Deloitte Digital e Salesforce Service Cloud. Garantirà un servizio sempre più efficiente e vicino al cittadino, con risposte più rapide e precise, in un’ottica di continuo miglioramento. Grazie a Safo, infatti, l’azienda idrica può monitorare in tempo reale i bisogni e le richieste dei clienti (cittadini, aziende e amministratori del territorio), mantenendo uno scambio costante fra i tanti canali attraverso i quali i cittadini possono accedere ai servizi: dal servizio clienti telefonico agli sportelli online o a quelli fisici, fino al nuovo sportello itinerante con i tecnici che operano in mobilità. <<Puntare all’eccellenza nel ser-

vizio idrico significa oggi saper rispondere velocemente e in modo puntuale alle esigenze dei clienti – afferma Michele tessera, direttore It del Gruppo CAP - siamo però solo all’inizio del nostro percorso: la costante analisi dei dati e dei bisogni dei nostri clienti ci consentirà di migliorare i processi interni, progettare nuovi servizi ed essere al fianco dei cittadini, con l’obiettivo di garantire al meglio il servizio idrico per lo sviluppo sostenibile del territorio>>. Ad esempio, a ogni richiesta di nuovo allacciamento idrico o fognario, l’operatore di Gruppo CAP è in grado di proporre in tempo reale al cliente almeno 6 date (più altre a richiesta) per l’appuntamento di sopralluogo. In più, può monitorare e informare costantemente il cliente sull’evolversi della richiesta sino alla buona conclusione dell’esecuzione dei lavori e all’attivazione della fornitura e dei pagamenti.

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LA VeRA SFIDA e’ LA DePURAzIONe

Acqua: un settore su cui investire Per le aziende che gestiscono l’acqua, l’energia e i rifiuti, pensare in modo integrato è normale. L’acqua e i rifiuti, quindi gli acquedotti e la depurazione, le sorgenti e gli scarichi, vengono pensati in modo da essere utili gli uni agli altri. Il viaggio dell’acqua continua anche dopo i rubinetti e non è un caso se le maggiori novità, scientifiche tecniche e tecnologiche degli ultimi anni, riguardano i processi di depurazione e gli usi dei prodotti di depurazione. Con quello che nelle generazioni precedenti veniva buttato nei fiumi, oggi si producono prodotti per l’agricoltura, plastiche e anche combustibile per le auto. <<Anche se è ormai arrivato il tempo di investimenti di manutenzione – afferma Giovanni Valotti, presidente di Utilitalia, la federazione che riunisce 500 imprese di servizi pubblici - almeno

per l’acqua potabile e la costruzione degli acquedotti c’è stata una stagione d’oro a metà del novecento. Nella depurazione questo deve ancora avvenire.

Le multe che l’Italia sta pagando all’Ue per i ritardi sono un buon motivo per cominciare subito, con investimenti che devono portarci dagli attuali 32 euro per abitante che vengono spesi oggi ad

almeno 80 euro per abitante all’anno. Resteremo lontani dagli oltre 100 che si spendono in europa, ma almeno avremo intrapreso il percorso necessario ad evitare che i soldi vengano spesi in multe anziché in opere>>. Utilitalia ricorda (dati blue book 2017) che il gap infrastrutturale del settore idrico rispetto al contesto europeo vede: acquedotti vecchi, il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa e il 25% di queste supera i 50 anni; depurazione assente per l’11% dei cittadini, che significa danni per l’ambiente, per i fiumi e per i laghi, e sanzioni europee comminate all’Italia (tre contenziosi che la Commissione Ue ha avviato nei confronti dell’Italia per mancati adempimenti alla direttiva 91/271/Ue); due condanne da parte della Corte di Giustizia europea (la C565-10 e la C8513) e l’avvio di una nuova procedura di infrazione (Procedura 2014-2059). Seppure con gravità diverse e sanzioni differenziate, sono colpiti 931 agglomerati urbani, concentrati nel Mezzogiorno e nelle isole.

ReGIONe LOMbARDIA e WAteR ALLIANCe

Un’intesa per il SII Regione Lombardia e Water Alliance hanno di recente siglato un protocollo d'intesa per l'avvio di un percorso comune di scambio informativo e promozione dell'innovazione nella gestione del servizio idrico integrato. Il protocollo, della durata di tre anni ed eventualmente rinnovabile, si prefigge come finalità la razionalizzazione e ottimizzazione del servizio idrico integrato, nonché la tutela e la valorizzazione della risorse idriche. “Water Alliance - Acque di Lombardia” è una rete di otto imprese lombarde che gestiscono il servizio idrico integrato attraverso il modello in house providing, possedute direttamente o indirettamente dagli enti locali, che complessivamente forniscono il servizio idrico a circa 5,5 milioni di cittadini lombardi, pari a oltre il 50% della popolazione residente in Lombardia. Le società coinvolte sono le seguenti: Gruppo CAP (area metropolitana di Milano), brianzAcque (Monza e brian-

za), Lario Reti Holding (Lecco), Padania Acque (Cremona), Pavia Acque (Provincia di Pavia), Sal (Lodi), Secam (Sondrio), Uniacque (berga-

mo). <<In un momento in cui l'acqua è più che mai al centro del dibattito politico e ambientale - afferma A-

lessandro Russo, portavoce della rete - Water Alliance rappresenta un cambio di marcia verso l'innovazione del settore idrico integrato, che passa dalla condivisione delle idee, delle esperienze e delle best practice. La collaborazione con Regione Lombardia e con tutte le principali realtà che si occupano, nella nostra regione, della gestione delle acque significa crescita e miglioramento per tutto il nostro territorio>>. Le attività previste dal Protocollo hanno lo scopo di avviare un percorso comune tra Regione Lombardia e Water Alliance di scambio informativo e promozione dell'innovazione nella gestione del servizio idrico integrato. Hi-Tech Ambiente

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AMBIENTE Gestione Redazionale BINEDI

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ECOTECH

a cura di ASSITA

Catalizzatori ecologici per l’industria

Gli enantiomeri rappresentano composti chirali che condividono lo stesso nome chimico e sono caratterizzati dallo stesso tipo di atomi, aventi differenti strutture 3D. Poiché le differenze strutturali influiscono sulle funzioni, enantiomeri dello stesso composto possono avere diverse attività. I biocatalizzatori (enzimi) offrono un’importante alternativa ai catalizzatori chimici che consente di ridurre l’uso di solventi organici, metalli tossici ed energia. Gli scienziati hanno avviato il progetto europeo Kyrobio (The discovery, development and demonstration of biocatalysts for use in the industrial synthesis of chiral chemicals) allo scopo di aumentare la disponibilità attualmente limitata di enzimi per la produzione di prodotti chimici chirali con singolo enantiomero, su scala industriale. I composti chirali a singolo enantiomero sono una classe di sostanze chimiche importanti dal punto di vista industriale spesso utilizzati nella catalisi. Kyrobio ha sviluppato un toolbox di tecnologie che riducono notevolmente lo screening sperimentale dei mutanti e dei materiali utilizzati, consentendo allo stesso tempo una più efficace realizzazione di proprietà mirate. Per facilitare l’ottenimento di piattaforme di produzione degli enzimi su scala industriale, i ricercatori hanno prodotto una metodologia di immobilizzazione degli stessi adattabile all’applicazione dei processi. L’obiettivo è stato quello di migliorare

la stabilità e consentire il riutilizzo dei biocatalizzatori. Alcuni sviluppi importanti sono dati dal nuovo enzima idrossinitrile liasi ottenuto da un approccio di genetica inversa sul trascrittoma della felce, immobilizzato con successo. Le liasi sono importanti nella fabbricazione di prodotti farmaceutici e altri prodotti chimici di elevato valore. Infine, la sintesi di molecole commercialmente rilevanti come le ammine chirali, i terpenoidi e le cianidrine chirali è ora possibile. Le attività del progetto Kyrobio potrebbero spingere l’UE in prima linea in fatto di produzione chimica efficiente ed eco-sostenibile. Un brevetto è già stato depositato e sono in atto dei piani per la commercializzazione. A beneficiare di questi risultati sono i settori agrochimico, della chimica fine e farmaceutico.

incrinature di dimensioni nanometriche, che vengono prodotte sul rivestimento idrofobico della membrana; queste incrinature funzionano come nano-valvole, regolando la velocità di desorbimento dell’acqua e mantenendo l’umidità a livelli ottimali per la conducibilità ionica. Gli esperimenti fatti finora indicano che le nuove membrane, usate nelle fuel cells a idrocarburi, mostrano migliori prestazioni elettrochimiche; nella versione per elettrodialisi inversa si osserva una migliore selettività ionica ed una minor resistenza del corpo membrana.

Da CO2 a bicarbonato in modo sostenibile

Le membrane si ispirano ai cactus

Le piante di cactus regolano l’umidità al loro interno aprendo o chiudendo, secondo le condizioni ambientali, una serie di micro-aperture: chiuse di giorno e aperte di notte. I ricercatori dell’Ente di ricerca australiano CSIRO, insieme a quelli dell’Università sudcoreana di Hanyang, si sono ispirati ai cactus per sviluppare un nuovo sistema di regolazione del contenuto di acqua nelle membrane polimeriche. Questo parametro ha notevole importanza in molte applicazioni e, in particolare, nelle membrane a scambio protonico utilizzate nelle fuel cells. Il nuovo metodo si basa su

La centrale elettrica a carbone di Tuticorin, sul golfo del Bengala, in India, è riuscita a catturare le proprie emissioni e trasformarle in bicarbonato di sodio mediante un nuovo agente chimico che rende il procedimento economicamente sostenibile. Questo particolare reagente, sviluppato dalla società Carbonclean, ha permesso all’impianto di operare essenzialmente a zero emissioni, sia in aria sia in acqua. Il nuovo composto è particolarmente efficiente, richiede poca energia, è poco corrosivo e ha bisogno di limitate infrastrutture, il che riduce il costo iniziale di adozione del sistema di cattura. Ed è proprio l’abbattimento dei costi la ragione che potrebbe portare ad un’ampia diffusione la tecnologia di cattura del carbonio, fino ad ora limitata proprio a causa degli alti costi, che necessariamente implicano il ricorso a finanziamenti pubblici.

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Si tratta di una tecnologia “carbon capture and utilisation” (CCU), ossia le emissioni catturate vengono riutilizzate per creare altri prodotti chimici, in particolare viene prodotto bicarbonato di sodio. Secondo la Carbonclean, la centrale indiana grazie al nuovo agente chimico potrebbe intercettare fino a 60.000 ton/anno di anidride carbonica.

Depurazione con elettrodi al diamante Nella depurazione delle acque con trattamenti elettrochimici, uno dei problemi principali è la corrosione degli elettrodi. Il diamante è completamente resistente alla corrosione, ma non è adatto alla realizzazione di elettrodi, in quanto non conduce la corrente; tuttavia, l’americana Element Six ha realizzato un processo che, mediante deposizione chimica sottovuoto, produce uno strato di diamante sintetico “drogato” con atomi di boro; è sufficiente sostituire un atomo di boro ogni 500 atomi di carbonio per ottenere una conducibilità elettrica analoga a quella dei metalli. La cella al diamante funziona decomponendo l’acqua in radicali idrossili, che ossidano gli inquinanti organici. La capacità depurativa del sistema, denominato Diamox, corrisponde attualmente a 2 kg COD/ora, ma si stanno studiando configurazioni modulari in modo da ottenere maggiore capacità. Le applicazioni previste comprendono le acqua industriali contenenti composti fenolici, mercaptani, sostanze coloranti, aldeidi e, in genere, le acque reflue delle industrie farmaceutiche.


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AMBIENTE LE AZIENDE CITATE

Agatos Spa Tel 02.48376601 E-mail info@agatos.it

Fantoni & Luciani Srl Tel 030.674057 E-mail info@fantoniserbatoi.it

Salesforce.com Italy Srl Tel 800.782619

Air Clean Srl Tel 02.9311989 E-mail info@aircleansrl.com

FFW project Tel 075.5014538 E-mail marina.bufacchi@cnr.it

Seepex Italia Srl Tel 02.36569360 E-mail info.it@seepex.com

Allegri Geom. Primo Srl Tel 0521.618579 E-mail info@allegriecologia.it

Formeco Srl Tel 049.8084811 E-mail formeco.srl@tin.it

Sick Spa Tel 02.274341 E-mail marketing@sick.it

Aquaspace Spa Tel 0464.433858 E-mail commerciale.aquaspace@aquafil.com

Grundfos Pompe Italia Srl Tel 02.95838112 E-mail rdo@sales.grundfos.com

SOMA project Tel +49.30.31473110 E-mail robotics@robotics.tu-berlin.de

Atlas Copco Italia Spa Tel 02.617991 E-mail info.ct@it.atlascopco.com

Gruppo CAP Tel 02.82502359 E-mail matteo.colle@capholding.gruppocap.it

SULFREE project Tel 02.516041 E-mail migliavacca@ssc.it

Bio Eco Active Srl Tel 051.916667 E-mail info@bioecoactive.it

KYROBIO project Tel 0371.4662452 E-mail info@bict.it

Tecnofer Srl Tel 0425.849090 E-mail info@tecnofer.biz

BioSNG project Tel +44.7867.537360 E-mail david.c.pickering@nationalgrid.com

Macpresse Europa Srl Tel 02.9052420 E-mail info@macpresse.com

Utilitalia Tel 06.94528271 E-mail stampa@utilitalia.it

Calabra Maceri e Servizi Spa Tel 0984.448018 E-mail calabramaceri@pec-pmi.it

Montello Spa Tel 035.689111 E-mail info@montello-spa.it

Versalis Spa Tel 02.5201 E-mail info@versalis.eni.com

Conai Tel 02.54044202 E-mail gorani@conai.org

MrIdeas Tel 340.9706009 E-mail support@mrideas.it

Vogelsang Italia Srl Tel 0373.970699 E-mail info@vogelsang-srl.it

COREGAL project Tel +351.21.8933010 E-mail info@coregalproject.com

NCR Biochemical Spa Tel 051.6869611 E-mail info@ncr-biochemical.it

WitLab Srl Tel 335.1010868 E-mail hello@witlab.io

Deloitte Italy Tel 02.83326028 E-mail mimigliora@deloitte.it

Neutech Air Vision Srl Tel 040.228664 E-mail info@airvision.it

Zerocentro Srl Tel 049.8961817 E-mail info@zerocento.eu

Ecotec Solution Srl Tel 0473.562437 E-mail martin.mairhofer@ecotecsolution.com

Pellenc Selective Technologies E-mail contact.italy@pellencst.com

ENEA Tel 06.36272609 Fax 06.36272591 E-mail ufficiostampa@enea.it

Provedal Italia Tel 347.8140933 E-mail l.barbato@prodeval.eu Ricrea Tel 02.39800826 E-mail iascone@consorzioricrea.org

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