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AMBIENTE

MENSILE - TECNOLOGIE AMBIENTALI PER L’INDUSTRIA E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE -

ANNO XXIX MAGGIO 2018

N5


SOMMARIO PANORAMA

LABORATORI

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L’Italia riparte in green In crescita le aziende che investono in ecotecnologie per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2

Un’analisi di qualità

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Tecnici esperti e preparati, strumentazione sofisticata, ampio ventaglio di offerte e un servizio di assistenza tagliato su misura

ALS Italia laboratori di analisi

DEPURAZIONE Il trattamento di acque di piazzale

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L’esempio di un impianto di depurazione per acqua di prima pioggia e lavaggio barche costituito da tre unità

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ECOTIME

Ricapitolando... l’ambiente

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Report ad opera di ISPRA-SNPA, strutturato per tematiche ambientali, per un totale di 140.000 dati aggiornati

Le soffianti a bassa pressione

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Tecnologie ad alta efficienza e basso impatto energetico per la compressione dell’aria nella depurazione dei reflui

ECOTECH

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ENTERPRISE EUROPE NETWORK

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Meno O2 liquido e bulking filamentoso 10

INSERZIONISTI

Sperimentati con successo formulazioni batterico-enzimatiche e biostimolatori nel sistema a fanghi attivi di un depuratore municipale

I nuovi trituratori XRipper

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Due le varianti presentate all’Ifat di Monaco: per canali stretti e per canali di grandi dimensioni grazie al design dei rotori One-Piece

RIFIUTI I rifiuti speciali in Italia

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In aumento soprattutto la produzione dei “non pericolosi”, che si concentra prevalentemente al Nord

La sfida dei rifiuti

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Una selezione delle novità in fatto di macchine, processi e soluzioni nei settori recupero, riciclo e tecnologia municipale

MACCHINE & STRUMENTAZIONE

VOGELSANG

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LABIO

5

WATSON MARLOW

7

SICK

9

PPE

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RAGAZZINI

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ECOCART

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GREEN METHANE

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CORRADI E GHISOLFI

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BOLOGNA FIERE

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ELCAM

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LEOCHIMICA

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GLI INDIRIZZI DELLE AZIENDE CITATE SONO A PAG. 32 Hi-Tech Ambiente

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panorama

L’Italia riparte in green Fattore di competitività

In crescita le aziende che investono in ecotecnologie per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2 La green economy è un formidabile fattore di competitività ed è stata in questi anni difficili la migliore risposta alla crisi. Una coraggiosa e vincente evoluzione di sistema avviata “dal basso”, che si basa su investimenti, produce lavoro e si intreccia con il territorio. Lo dimostrano i numeri di GreenItaly 2017, l’8° rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere, che misura e pesa la forza della green economy nazionale: più di un’impresa su quattro dall’inizio della crisi ha scommesso sulla green economy, che in Italia significa più ricerca, innovazione, design e qualità. Sono infatti 355.000 le aziende italiane, ossia il 27,1% del totale, dell’industria e dei servizi che dal 2011 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Una quota che sale al 33,8% nell’industria manifatturiera, dove l’orientamento green si conferma un driver strategico per il made in Italy, traducendosi in maggiore competitività, crescita delle esportazioni, dei fatturati e dell’occupazione. E quest'anno si registra una vera e propria accelerazione della propensione delle imprese a investire green: ben 209.000 aziende hanno investito, o lo faranno entro l'anno, su sostenibilità ed efficienza, con una quota sul totale (15,9%) che ha superato di 1,6% i livelli del 2011. Alla nostra green economy si devono già 2,972 milioni di green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Una cifra che corrisponde al 13,1% dell’occupazione complessiva nazionale, destinata a salire ancora entro dicembre. Dalla nostra economia ‘verde’ infatti arriveranno

le altre. Questo dato trova una conferma nelle informazioni sui green jobs (ingegneri energetici o agricoltori biologici, piuttosto che esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto, ecc.): nell’area aziendale della progettazione e della R&S i green jobs rappresentano il 60% delle assunzioni previste. Un tema che si collega a doppio filo con il Piano Nazionale Impresa 4.0, ovvero l’impegno pubblico del governo per sostenere la quarta rivoluzione industriale. Molte delle tecnologie abilitanti richiamate nel Piano rispondono infatti a necessità delle imprese di ridurre impatti di tipo energetico e/o ambientale, piuttosto che di rendere i processi più efficienti (ad esempio riducendo sprechi e riutilizzando materiali). Non è un caso che le medie imprese industriali che investono nel green siano molto più a conoscenza delle altre delle misure contenute nel Piano (due terzi contro neanche la metà delle non investitrici green). LE ECOIMPRESE PROTAGONISTE IN R&S ED EXPORT

quest’anno 320.000 green jobs e considerando anche le assunzioni per le quali sono richieste competenze green si aggiungono altri 863.000 occupati. Insieme all’occupazione la green economy crea anche ricchezza: i quasi 3 milioni di green jobs italiani contribuiscono infatti alla formazione di 195,8 miliardi di euro di valore aggiunto,

pari al 13,1% del totale complessivo. Il salto competitivo e innovativo che la green economy riesce a far compiere alle imprese trae forza anche dal forte connubio “greenR&S” perché, ad esempio, le medie imprese industriali che investiranno quest’anno in ricerca e sviluppo sono il 27% tra quelle che puntano sull’eco-efficienza e solo il 18% tra

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Le aziende della green Italy sono più propense più propense a investire in ricerca: nel 2017 la diffusione della divisione R&S tra le medie imprese manifatturiere che hanno investito in prodotti e tecnologie green nel triennio 2014-2016 è a quota 27%, contro il 18% delle non investitrici. R&S sostengono i risultati in termini di fatturato ed export. Nel 2016 le medie imprese manifatturiere che investono green hanno avuto un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore rispetto al resto delle imprese: han-


no incrementato l’export nel 49% dei casi, a fronte del 33% di quelle che non investono nel verde. Spinto da export e innovazione, il fatturato è aumentato, fra 2015 e 2016, nel 58% delle imprese che investono green, contro il 53% delle altre. E per quest’anno si aspettano di avere un incremento del fatturato il 57% delle imprese green contro il 53% delle altre.

ton. Nel settore degli imballaggi, infatti, sono oltre 50 mln le tonnellate di rifiuti avviate a riciclo negli ultimi 20 anni da Conai, contribuendo alla crescita di un settore che conta oggi 6.000 imprese e 155.000 addetti e che ha continuato il suo trend positivo anche in periodo di recessione. GEOGRAFIA DEGLI ECO-INVESTIMENTI E GREEN JOBS

LA GREEN ECONOMY FA BENE ALL’OCCUPAZIONE

Le assunzioni di green jobs programmate dalla imprese per il 2017 sono 318.010. I green jobs, pur così importanti e di crescente interesse per il nostro sistema produttivo, sono figure che per le imprese sono di più difficile reperimento, per le quali è richiesta più esperienza e un livello di qualificazione più elevato. Aspetti che richiamano importanti implicazioni sul versante della formazione. Queste figure si caratterizzano poi per una maggiore stabilità contrattuale: le assunzioni a tempo indeterminato sono oltre il 46% nel caso dei green jobs, quan-

economie comunitarie dopo le britanniche (223 ton), davanti a Francia (340), Spagna (357) e ben avanti alla Germania (424). Dalla materia prima all’energia, dove si registra una dinamica analoga: siamo secondi tra i big player europei, dietro al solo Regno Unito. Dalle 16,6 ton.eq. di petrolio per milione di euro del 2008 siamo passati a 13,7: la Gran Bretagna ne brucia 8,3, la Francia 14,4, la Spagna 15 e la Germania meno di 18. Piazzarsi secondi dopo la Gran Bretagna vale più di un semplice secondo posto: quella di Londra, infatti, è un’economia in cui finanza e servizi giocano un ruolo molto importante, mentre la nostra è un’economia più legata alla manifattura. L’Italia fa molto bene anche nella riduzione dei rifiuti. Con 41,7

ton per ogni milione di euro prodotto (3 in meno del 2008) siamo i più efficienti in Europa, di nuovo molto meglio della Germania (65,5 ton). E nelle emissioni in atmosfera: secondi tra le cinque grandi economie comunitarie (101 tonnellate CO2, ultimi dati disponibili 2014), dietro solo alla Francia (86,5 t, in questo caso favorita dal nucleare) e, ancora una volta, davanti alla Germania (143,2 ton). Stando agli ultimi dati Eurostat, l’Italia è, inoltre, il Paese europeo che dal 1998 al 2014 ha visto il maggior incremento di imballaggi avviati a riciclo (+4,4 mln di ton). Nel solo 2016 è stato avviato a riciclo il 67,1% degli imballaggi (in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro) immessi al consumo in tutta Italia, per un totale di 8,2 mln di

do nel resto delle altre figure tale quota scende a poco più del 30%. Ai green jobs in senso stretto vanno poi aggiunte le assunzioni per le quali sono richieste competenza green che sono altre 863.000. LEADERSHIP EUROPEA IN ECOPERFORMANCE

Queste imprese, incluse le PMI, hanno spinto l’intero sistema produttivo nazionale verso una leadership europea nelle performance ambientali. Leadership che fa il paio coi nostri primati internazionali nella competitività, e anzi che a questi primati contribuisce. Eurostat dice, infatti, che le imprese italiane, con 256 ton di materia prima per ogni milione di euro prodotto, non solo fanno molto meglio, impiegandone meno, della media UE (454 ton), ma si piazzano seconde tra quelle delle grandi Hi-Tech Ambiente

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Molte le imprese green nelle regioni del Nord, ma la loro presenza è diffusa in tutto il territorio nazionale. La Lombardia è la regione con il più alto numero di imprese ecoinvestitrici, ne conta 63.170. A livello provinciale, in termini assoluti, Milano e Roma guidano la graduatoria staccando nettamente le altre province italiane grazie alla presenza, rispettivamente, di 22.300 e 20.700 imprese che investono in tecnologie green. La prima regione per numerosità assoluta di assunzioni programmate di green jobs in senso stretto è la Lombardia, dove se ne contano 81.620, pari a poco più di un quarto del totale nazionale (25,7%). Avvicinandoci ancor di più ai territori, le prime province per numerosità assoluta di green jobs programmate sono le grandi realtà di Milano e Roma, con 42.910 e 29.480 assunzioni.


DEPURAZIONE A C Q U A

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A R I A

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S U O L O

Il trattamento di acque di piazzale Gramaglia

L’esempio di un impianto di depurazione per acqua di prima pioggia e lavaggio barche costituito da tre unità a pacchi lamellari è quella di far risalire in superficie tutte le particelle con peso specifico inferiore a quello dell’acqua, così da essere canalizate in un’apposita zona per poi essere filtrate e raccolte per lo smaltimento. Nella vasca in cui avviene la separazione di grassi/oli minerali e idrocarburi non emulsionati, è presente un dispositivo di chiusura automatica ad otturatore galleggiante dotato di filtro a coalescenza asportabile in poliuretano espanso a base di poliestere con struttura definita ed uniforme dei fori, completo di cestello in acciaio inox aisi 304.

Per obbligo di legge, le acque di piazzale devono essere raccolte, depurate e smaltite. La portata dell’impianto deputato a ciò è variabile in base alle dimensioni del piazzale interessato ed alle leggi regionali in vigore. Le unità di trattamento che compongono un tale impianto sono: sedimenazione, accumulo e rilancio; disoleatore statico a coalescenza; rilancio; filtrazione su quarzite a carbone attivo. Nello specifico viene preso in esame un impianto di depurazione per acqua di prima pioggia e lavaggio barche realizzato da Gramaglia: SEDIMENTAZIONE, ACCUMULO E RILANCIO

RILANCIO

Il refluo industriale arriva in una prima vasca interrata di adeguata sedimentazione dove sono presenti n.2 elettropompe (una di sicurezza), comandate da interruttori di livello che sollevano automaticamente lo scarico alimentando la seconda vasca di sedimentazione in calcestruzzo armato installata fuori terra. Nelle vasche avviene la sedimentazione o precipitazione per gravità, ovvero l’asportazione dall’acqua delle particelle sospese aventi un peso specifico maggiore di quello dell’acqua (sabbia e particelle di peso specifico simile a queste).

L’acqua limpida priva di oli confluisce per gravità in un apposito setto della vasca da cui viene inviata alla filtrazione tramite un’apposita elettropompa. La pompa verrà inoltre utilizzata per il controlavaggio del gruppo di filtrazione. FILTRAZIONE SU QUARZITE E CARBONE ATTIVO

In questa fase, tramite il passaggio su due filtri (di cui uno a quarzite e il secondo a carbone attivo), si tratterranno sia le minuscole particelle solide sfuggite alla decantazione sia gli eventuali inquinanti disciolti, così da poter conferire il tutto al corpo ricettore.

DISOLEATORE STATICO A COALESCENZA

La funzione del disoleatore statico Hi-Tech Ambiente

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PROGEttO SALtLESS

La dissalazione a più stadi Una tra le possibili soluzioni per migliorare la carenza idrica è quella di recuperarla dal mare. tra le varie soluzioni di dissalazione, una nuova tecnologia arriva Dip. Energia del Politecnico di torino L’idea del gruppo di ricerca è rendere potabile l’acqua di mare grazie a un processo di distillazione su più stadi, che permette di separare in modo efficiente il sale dall’acqua. Allo scopo è stato realizzato un prototipo a dimostrazione della bontà e sostenibilità dell’idea. Un po’ più nello specifico, questa tecnologia si basa su un processo di evaporazione e condensazione in serie. L'acqua di mare viene fatta evaporare e successivamente condensare a temperature differenti in più stadi, ottenendo così acqua perfettamente potabile. Questo processo di distillazione è reso possibile da una sorgente di calore: l'elemento innovativo della tecnologia è la possibilità di alimentare questo processo con una fonte di calore “di recupero”, anche di scarso pregio e relativamente bassa temperatura. I ricercatori, infatti, hanno studiato la possibilità di impiegare il calore normalmente dissipato in ambiente dal circuito di raffreddamento (il radiatore) o dai gas di scarico di un motore Diesel. Questa scelta non è casuale, in quanto tali motori sono già utilizzati nei gruppi elettrogeni presenti in molte località isolate in Paesi in via di sviluppo oppure in condizioni di emergenza. Grazie a questa soluzione, dunque, è possibile offrire contemporaneamente tre effetti utili: elettricità (dal gruppo elettrogeno), acqua potabile (dal distillatore) e acqua calda a uso sanitario (quanto rimasto dal processo termico di dissalazione). Questo triplice effetto, unito al funzionamento off-grid (cioè senza il bisogno di collegamento alla rete elettrica), risponde alle necessità base di piccoli insediamenti isolati e non raggiunti in modo continuativo da servizi centralizzati. Nella versione attuale, il dissala-

tore è in grado di fornire più di 100 litri di acqua al giorno, quantità sufficiente a soddisfare i bisogni primari di una cinquantina di persone, per esempio i pazienti di un ospedale da campo. Una successiva industrializzazione e ingegnerizzazione del dispositivo

potrà consentire di raggiungere volumi di acqua potabile ancora superiori, contribuendo a dare una risposta al bisogno crescente di acqua potabile nel mondo. Ad oggi i ricercatori sono in cerca di aziende interessate allo sviluppo di questa tecnologia.

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Le soffianti a bassa pressione Atlas Copco

tecnologie ad alta efficienza e basso impatto energetico per la compressione dell’aria nella depurazione dei reflui

In un depuratore di acque reflue il 70% del totale dei costi gestionali dell’impianto è dovuto alla compressione dell’aria necessaria per l’ossidazione biologica e per il “controlavaggio” dei filtri a sabbia. Cuore del processo di ossidazione è l’aerazione, ottenuta tramite soffianti, che richiede un elevato consumo energetico per la compressione dell’aria. Il trattamento (o depurazione) delle acque di scarico per la successiva immissione nell’ambiente, prevede il processo di rimozione dei contaminanti organici e/o inorganici di reflui di origine urbana e industriale. tramite il ciclo depurativo, costituito da processi di natura chimico-fisica e biologica, vengono rimosse le sostanze indesiderate e concentrate sotto forma di fanghi, successivamente trattati per consentirne un corretto smaltimento in di-

scariche speciali o per il loro riutilizzo in agricoltura. Nel processo ossidativo possono essere impiegate più tecniche: impianti tradizionali a fanghi attivi (alta efficienza per l’abbattimento del BOD) o impianti con bioreattori a membrana basati sulla tecnologia MBR (Membrane Biological Reactor). Per abbattere e ridurre al minimo i costi gestionali è fondamentale quindi una corretta scelta della tecnologia di compressione. Per questo Atlas Copco, oltre ad avere nel suo portafoglio prodotti le classiche soffianti a lobi, ha sviluppato una gamma completa di soffianti a bassa pressione compresa tra 0,3 e 1,2 bar (e) ad elevata efficienza e ridotta manutenzione. Le soffianti Atlas Copco serie “ZS”, “oil-free” a vite, e le centrifughe “ZB” a velocità variabile con motore a magneti permanenti e cuscinetHi-Tech Ambiente

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ti magnetici, garantiscono tempi di fermo macchina e di manutenzione estremamente ridotti e un risparmio energetico medio del 30% rispetto ad altri sistemi. Le soffianti possono essere fornite sia plug&play, ovvero già dotate a bordo di avviatore Y/D o inverter, o gestibili da quadro elettrico separato. Il controllo della portata della soffiante avviene tramite inverter gestibile in 4-20 mAmp o tramite Profibus o Modbus anche collegati ad una sonda ossigeno. tramite il sistema Smart Link è inoltre possibile monitorare da remoto il funzionamento delle soffianti ed avere sempre un controllo 24h/gg e 365gg/anno del proprio processo.

www.atlascopco.it


Meno O2 liquido e bulking filamentoso NCR Biochemical

Sperimentati con successo formulazioni batterico-enzimatiche e biostimolatori nel sistema a fanghi attivi di un depuratore municipale Nella riduzione dei costi effettivi sulla fornitura di ossigeno liquido e nella lotta contro il bulking significativi sono i risultati ottenuti da NCR Biochemical durante la sperimentazione su un depuratore a fanghi attivi municipale con particolari reflui provenienti da scarti di macellazione (ripartizione carico affluente: 60% civile, 40% industriale). La biodegradazione di tale refluo richiedeva all’impianto biologico una fornitura supplementare di ossigeno liquido in vasca di ossidazione in aggiunta all’utilizzo delle classiche turbine superficiali, nel caso specifico poco efficaci.

Sedimentatore prima del trattamento

TARGET

I target preventivati erano: diminuire il consumo di ossigeno liquido in vasca di ossidazione ottimizzando al contempo le performances depurative biologiche e riducendo il bulking filamentoso in atto. Come ultimo obbiettivo si puntava ad aumentare nuovamente le portate in ingresso precedentemente diminuite per deficit di rendimento dell’impianto. TRATTAMENTO

Durante la sperimentazione durata circa 4 mesi la fornitura di ossigeno liquido è stata diminuita manualmente del 30%. Al contempo, per ottenere le migliori performances depurative sono stati utilizzati i seguenti prodotti NCR per le specifiche applicazioni: - Ecosana SG, batteri fotosintetici

Sedimentatore post trattamento

non obbligati in grado di metabolizzare in condizioni di anaerobiosi gli inquinanti di origine organica complessa. Con scarsa presenza di ossigeno aumentano la secrezione enzimatica migliorando il rendimento di biodegradazione. Dosaggio prodotto liquido in vasca anaerobica e miscelata a monte ingresso biologico. - Probios 60, biostimolatore capace di migliorare la sedimentazione del fango e formare un substrato di crescita dei batteri fiocco formatori favorendone l’aggregazione e contrastando la proliferazione dei batteri filamentosi. tale formulato presen-

ta specifici effettori di membrana che aumentano il trasferimento di O2 in condizioni di anaerobiosi. Dosaggio prodotto in polvere direttamente in vasca di ossidazione. - Progen LN, un inoculo di batteri nitrificanti e anaerobi facoltativi in grado di ottimizzare la nitro e denitrificazione, completando il ciclo di degradazione dell’azoto, presente in alte concentrazioni nel refluo entrante e difficilmente degradabile. Dosaggio del prodotto liquido effettuato in vasca di denitrificazione. L’evoluzione dei rendimenti di processo è stata monitorata con campionamenti degli stadi biologici e

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con verifica delle performance secondo il seguente programma di massima: - valutazione del “bianco” in corrispondenza del primo giorno di applicazione del trattamento (coadiuvato anche dallo storico fornito dal cliente dei mesi ed anni precedenti nel periodo analizzato); - campionamenti e analisi effettuate settimanalmente per i primi due mesi e ogni 15 giorni nei due mesi successivi. Da sottolineare come il periodo di sperimentazione estivo (luglio-ottobre) preveda temperature solitamente poco favorevoli alla diffusione di O2 nel mixed liquor e dunque una maggiore richiesta in ossidazione. Durante la sperimentazione i dati e le analisi effettuate nei laboratori do NCR Biochemical sono stati confrontati e verificati con quelli del laboratorio del cliente. Il dato fornito dal cliente sul consumo di ossigeno liquido ha attestato una riduzione da 140 kg/h a 100 kg/h durante i mesi di trattamento, dunque una riduzione effettiva del 30% con i relativi risparmi economici. Inoltre il consumo nel mese di agosto, solitamente più caldo, risulta minore rispetto agli altri mesi dell’anno e minore rispetto allo stesso mese degli anni precedenti. Grazie all’azione dei batteri fotosintetici Ecosana SG e dei nitrificanti Progen LN durante tale periodo i rendimenti depurativi dei principali parametri chimici sono ulteriormente migliorati: COD (da 83% a 91%) e tKN (da 90% a 95%). La


sedimentazione del fango attivo è stata valutata visivamente e attraverso SVI (indice volumetrico del fango). A seguito dell’utilizzo del Probios 60 si è osservata una riduzione di SVI da 215 a 148 a fine trattamento oltre ad un miglioramento visivo del surnatante sul sedimentatore. L’evoluzione della biomassa è stata valutata invece secondo i parametri SBI (indice biotico del fango procedura Madoni), classe di abbondanza dei filamentosi (procedura Jenkins). L’effetto del Probios 60 come trattamento migliorativo della biomassa e come antagonista verso i filamentosi ha dato esiti indubbiamente positivi. La microfauna presente nei fanghi risulta maggiormente colonizzata e stabile; i batteri filamentosi hanno subito un brusco rallentamento del loro sviluppo passando da una classe di abbondanza, secondo scala Jenkins, da 5 a 2 dopo due settimane di trattamento e assestandosi su una classe 3 fino a fine trattamento. In ultima analisi, dai dati forniti dal cliente, le portate di alimentazione negli ultimi 2 mesi di trattamento sono state aumentate di circa 35% rispetto le portate dei periodi precedenti.

PER SURNAtANtI O GRASSI

Le coclee di estrazione

L’austriaca Probig, specializzata nella produzione di raschiatori a catena, in plastica, ha brevettato un sistema a coclea per l'evacuazione automatica di surnatanti o grassi da sedimentatori circolari o rettangolari con ponti va e vieni o con raschiatori a catena dei depuratori. IL sistema di estrazione meccanico e completamente automatico è composto da un sistema di coclee ad altezza regolabile

e da una tramoggia di raccolta galleggiante con una pompa sommersa per l'evacuazione dei surnatanti. Variazioni del livello dell'acqua da -125 mm a +125 mm vengono compensate direttamente senza bisogno di tarare le coclee. Le coclee con diametro di 800 mm e tubo centrale di 300 mm convogliano i galleggianti nel pozzetto di estrazione di 850 x 750 x 660 mm da cui vengono poi estratti con una pompa di primaria marca. Per i bacini molto grandi sono previste due coclea che convogliano i surnatanti in una tramoggia centrale, altrimenti si utilizza un’unica coclea e la tramoggia viene montata lateralmente. Nel caso che le sostanze galleggianti fossero poche al posto delle coclee si utilizzano speciali lame. tutto il sistema è costruito in aisi 304 o 316. Questo sistema lanciato con grande successo dalla Probig, distri-

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buito in Italia da Moreschini Rappresentanze, ha una grande flessibilità: la tramoggia di raccolta rimane sempre allo stesso livello, indipendentemente dalla condizione dell'acqua. La profondità di immersione regolata con una saracinesca rimane costante dopo la prima regolazione. Un sensore integrato rileva la presenza di galleggianti e solo se necessario, avvia le coclee e la pompa. Una speciale lama immersa montata dietro la coclea evita che nella vasca rimangano altri solidi sospesi. La costruzione è robusta ed affidabile collaudata in decine di impianti di ogni genere in tutto il mondo.


I nuovi trituratori XRipper Da Vogelsang

Due le varianti presentate all’Ifat di Monaco: per canali stretti e per canali di grandi dimensioni grazie al design dei rotori One-Piece Vogelsang, in occasione della fiera Ifat di Monaco, presenta i suoi nuovi trituratori per il settore della depurazione. Salviettine, corpi solidi e grandi quantità di fango possono intasare le pompe e anche interi canali. Questo crea sfide impegnative per gli operatori del settore. La nuova serie di trituratori XRipper Giant (XRG) è la soluzione di triturazione efficace, anche per canali di grandi dimensioni, dove sono richieste portate elevate. La novità è che i Rotori-Ripper dal nuovissimo design “One-Piece”, sono ricavati da un blocco unico di acciaio, per tutta la loro lunghezza

La Performance Control Unit

L’intera unità funzionale, composta da motore di azionamento, Rotori-Ripper e ingranaggi, viene estratta dal corpo centrale dell’XRipper dall’alto. In questo modo i singoli componenti vengono facilmente e rapidamente sostituiti in loco. Inoltre, grazie al nuovo design One-Piece, che aumenta la resistenza alla flessione dei RotoriRipper, non è più necessaria la presenza del cuscinetto intermedio per la stabilizzazione e la lubrificazione. IL TRITURATORE PER CANALI DI GRANDI DIMENSIONI E ALTE PORTATE

L’XRipper Giant (XRG) è stato progettato per lavorare con portate elevate in canali di grandi dimensioni. Elimina facilmente i detriti presenti nelle acque reflue, con portate fino a 3.000 mc/h.

massima che arriva a 1,4 m, senza necessità di un albero portante. La stessa tecnologia è utilizzata anche per l’altro nuovo modello di XRipper: XRC100, lungo ed extra-sottile, anch’esso presentato a Ifat. I NUOVI ROTORI-RIPPER MONOLITICI DAL DESIGN “ONE-PIECE”

L’assenza degli alberi portanti, grazie alla fusione in un unico blocco di albero e lame, rende particolarmente semplici gli interventi di manutenzione per la sostituzione dei rotori monoblocco.

Il nuovo XRipper Giant (XRG) Hi-Tech Ambiente

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Il nuovo XRipper XRC100 extra slim


Realizzato sulla base del collaudato XRipper Channel (XRC) è stato ampliato con unità laterali ad alta capacità. Ciascuna di queste è costituita da un setaccio e da raschiatori, che ruotano a bassa velocità con la massima efficienza, convogliando i detriti e le impurità trattenuti dal setaccio tra le lame del trituratore. UNA VERSIONE PER GLI SPAZI RISTRETTI

I nuovi modelli extra-sottili dei trituratori XRipper XRC100 sono ideati per canali stretti e profondi. Possono infatti essere utilizzati in canali con larghezza di soli 30 cm, alti fino ad un metro, con una portata fino a 690 mc/h.

TECNOLOGIA PER ACQUE REFLUE 4.0

Il nuovo pannello di controllo con dispositivo Performance Control Unit (PCU) consente il collegamento alla rete di ogni pompa o trituratore dell’impianto. In questo modo i dati possono essere raccolti ed elaborati per adottare le misura appropriate per ottenere la massima efficienza ed il risparmio energetico. La connessione ProfiNet e l’interfaccia OPC-UA consentono il trasferimento delle informazioni Machine to Machine (M2M) nonché la comunicazione tra uomo e macchina tramite la Human Machine Interface (HMI) andando incontro alle nuove esigenze dell’industria 4.0.

I rotori Ripper One-Piece

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RIFIUTI T R A T T A M E N T O

E

S M A L T I M E N T O

I rifiuti speciali in Italia Rapporto Ispra 2017

In aumento soprattutto la produzione dei “non pericolosi”, che si concentra prevalentemente al Nord Di recente Ispra ha pubblicato il “Rapporto rifiuti speciali 2017”, che espone i dati relativi all’anno 2015. In questo anno la produzione di rifiuti speciali è stata di circa 132,4 milioni di tonnellate (+2,4% rispetto al 2014). L’incremento ha riguardato soprattutto i rifiuti speciali non pericolosi, ma è aumentata anche la produzione di rifiuti pericolosi (+3,4%, pari a poco più di 300.000 ton) In particolare, l’aumento della produzione di rifiuti speciali pericolosi è imputabile: al settore manifatturiero, che produce il 39,2% del totale (pari a quasi 3,6 mln di ton), e di questo quantitativo il 26,5% (circa 944.000 ton) proviene dal settore metallurgico, seguito dal chimico (18%), farmaceutico (12,4%) e dalla fabbricazione di coke e raffinazione del petrolio (11,5%); alle attività di trattamento dei rifiuti e attività di risanamento, responsabili del 30,6% della produzione totale (quasi 2,8 mln di ton); al settore dei servizi, commercio e trasporti, che generano il 20,1% pari a oltre 1,8 mln di ton. Quanto alla tipologia dei rifiuti pericolosi, l’analisi dei dati mostra che il 27% della produzione nel 2015 proviene dal trattamento dei rifiuti e dei reflui, mentre il 20,9% è costituito da rifiuti che comprendono, tra gli altri: veicoli fuori uso, ape, batterie e accumulatori. Segue il comparto chimico, che

GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI

produce il 13,7% del totale, mentre oli esauriti e combustibili liquidi e rifiuti C&D si attestano, rispettivamente, all’8,8% e all’8,6%. SITUAZIONE TERRITORIALE

La maggior parte della produzione dei rifiuti speciali si concentra nel Nord Italia, con 76,2 mln di ton (pari a circa il 57,6% del totale nazionale). La Lombardia produce da sola 28,4 mln di ton, pari al 37,3% circa del totale dei rifiuti speciali generati nel Nord Italia, seguita da Veneto (13,9 mln di ton, pari 18,3%), Emilia-Romagna (quasi 13,1 mln di ton, pari al 17,1%) e Piemonte (circa 10,5

mln di ton, pari al 13,7%). Segue il Sud, con quasi 31,7 mln di ton (23,9% della produzione nazionale). La prima produttrice è la Puglia, con oltre 8,1 mln di ton di rifiuti speciali (pari al 25,7% della produzione totale del Mezzogiorno), seguita da Sicilia (7,4 mln di ton, pari al 23,4%) e Campania (7 mln di ton, pari al 22,2%). Il Centro Italia produce 24,5 mln di ton, pari al 18,5% del totale nazionale). La maggior produzione si concentra in toscana, con 10,1 mln di ton (pari al 41% della produzione dell’intero Centro Italia) e in Lazio, con una produzione di 9,3 mln di ton (pari al 37,8%).

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Nel 2015 sono stati gestiti in Italia 136 mln di ton di rifiuti speciali, di cui 127,7 mln di ton (93,8%) sono rifiuti non pericolosi e le restanti 8,4 mln di ton (6,2%) sono pericolosi. Nell’ambito dei rifiuti non pericolosi, la forma di gestione predominante è il recupero di materia, con 86,3 mln di ton (pari al 67,6% dei rifiuti non pericolosi); tra essi prevalgono, con 51,8 mln di ton, i rifiuti inorganici. Le quantità avviate ad “altre operazioni di smaltimento” sono pari a 14,8 mln di ton (pari all’11,6% del totale); il 7,8% dei rifiuti non pericolosi, pari a 9,9 mln di ton, viene invece smaltito in discarica. Riguardo ai rifiuti pericolosi, questi vengono smaltiti principalmente mediante trattamento chimicofisico (3,1 mln di ton, pari al 53% del totale dei rifiuti pericolosi smaltiti). Il recupero di materia riguarda 2,2 mln di ton (pari al 26,3%), con prevalenza di “riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici” (che copre il 39,4% del totale dei rifiuti pericolosi avviati a recupero). Infine, 1,3 mln di ton di rifiuti speciali pericolosi (pari al 15,3%) vengono smaltiti in discarica. RECUPERO ENERGETICO

Dei 406 impianti industriali in eContinua a pag. 16


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I rifiuti speciali in Italia sercizio nel 2015 che effettuano il recupero energetico dei rifiuti speciali, 312 ne recuperano oltre 100 ton/anno. Il quantitativo di rifiuti speciali destinati a recupero energetico nel 2015 è stato di circa 2,1 mln di ton, quasi tutte costituite da rifiuti non pericolosi; la maggior parte (78,5) è stata trattata in Lombardia (23,3%), Emilia Romagna (15,7%), Piemonte (10,7%), Veneto (8%), Umbria (7,2%), Puglia (7,1%) e Friuli Venezia Giulia. Le tipologie di rifiuti utilizzate come fonte di energia sono: biogas, con oltre 758.000 ton (36,4%); rifiuti della lavorazione del legno, carta e affini, con 754.000 ton (pari al 36,2%); rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, con 247.000 ton (11,9%); rifiuti prodotti da trattamento chimico-fisico di rifiuti industriali e delle acque reflue, con quasi 94.000 ton (4,5%); rifiuti dell’attività agroalimentare, con quasi 77.000 ton (3,7%); rifiuti combustibili, con quasi 55.000 ton (2,6%).

rifiuti inerti e per rifiuti non pericolosi. Nello stesso anno in Italia sono stati smaltiti in discarica complessivamente 11,2 mln di ton i rifiuti speciali: 9,9 mln di ton di rifiuti non pericolosi (88,5%) e 1,3 mln di ton di rifiuti pericolosi (11,5%), con una diminuzione rispetto al 2014 di 200.000 ton (-1,8%). ESPORTAZIONI E IMPORTAZIONI

Nel 2015 l’Italia ha esportato all’estero 3,1 mln di ton di rifiuti speciali, di cui il 69,4% (2,2 mln di ton) sono rifiuti non pericolosi e il restante 30,6% (955.000 ton)

valentemente di rifiuti di ferro e acciaio (1,8 mln di ton) destinate al recupero nelle acciaierie del Nord Italia. MONITORAGGIO DI SPECIFICI FLUSSI DI RIFIUTI

Per quanto riguarda i rifiuti contenenti amianto, nel 2015 ne sono stati prodotti in Italia 369.000 ton, costituti perlopiù da materiali da costruzione; la maggior parte della produzione si concentra al Nord (71% del totale) con il record della Lombardia (111.000 ton, pari al 30% del totale nazionale), mentre al Centro e al Sud si producono, rispettivamente, il 18,4% e il

INCENERIMENTO

Nel 2015 erano in esercizio 85 impianti di incenerimento per rifiuti speciali, di cui 31 destinati principalmente al trattamento dei rifiuti urbani. Di essi, la maggior parte (48) sono localizzati al Nord, dove è stata trattata la maggior parte dei rifiuti speciali (oltre 811.000 ton, pari all’82% del totale); segue il Sud (29 impianti, che hanno trattato 147.000 ton di rifiuti, pari al 14,9%) e infine il Centro (8 impianti, che hanno trattato 31.000 ton, pari al 3,2%). Complessivamente, nel 2015 sono stati inceneriti 990.000 ton di rifiuti speciali, di cui 598.000 ton di rifiuti non pericolosi, e 392.000 ton di rifiuti pericolosi, con una diminuzione, rispetto al 2014, di 405.000 ton. SMALTIMENTO IN DISCARICA

Nel 2015 erano operanti 364 impianti che smaltiscono rifiuti speciali, la maggior parte situati al Nord (209), al Sud (103) e al Centro (52). Di esse, solo 11 discariche trattano rifiuti pericolosi, mentre le altre sono discariche per

Recupero batterie

rifiuti pericolosi. La destinazione principale è la Germania, che ha ricevuto 845.000 ton di rifiuti speciali (di cui 656.000 ton di rifiuti pericolosi). Nello stesso anno, l’Italia ha importato 5,7 mln di ton di rifiuti speciali (quasi esclusivamente rifiuti non pericolosi), con una diminuzione del 6,6% rispetto al 2014. Il maggior quantitativo (oltre 1 milione di ton) proviene dalla Germania ed è costituito quasi interamente da rifiuti di natura metallica). Quantità significative di rifiuti, di composizione pressochè analoga, provengono da Ungheria (830.000 ton), Francia (757.000 ton), Austria e Svizzera (rispettivamente, 725.000 tone 723.000 ton). Il 45,1% del totale dei rifiuti speciali non pericolosi importati è costituto da rifiuti provenienti da attività di costruzione e demolizione (2,5 mln di ton) e si tratta pre-

10,6%. Complessivamente, nel 2015 sono stati trattati 263.000 ton di tali rifiuti, prevalentemente mediante smaltimento in discarica (86,5% del totale gestito), trattamento chimico-fisico, ricondizionamento/ raggruppamento preliminare e deposito preliminare. Una quota rilevante (145.000 ton) è stata esportata in Germania, che li smaltisce in miniere dismesse. I veicoli fuori uso sono oggetto di specifica disciplina da parte della Dir. 2000/53/CE, che impone dal 1/1/2015 una percentuale di reimpiego e recupero di veicoli fuori uso pari al 95% del peso medio del veicolo e per anno, e una percentuale di reimpiego e riciclaggio pari all’85% del peso medio per veicolo e per anno. Attualmente, è stato quasi raggiunto il target dell’85% per il reimpiego e riciclo, ma si è ancora lontani dall’obiettivo del 95% per il recu-

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pero totale: i dati del 2015 mostrano infatti una percentuale dell’84,7%, principalmente a causa dell’assenza di forme di recupero energetico. Quanto ai pneumatici fuori uso, nel 2015 ne sono stati prodotti oltre 442.000 ton: di queste, oltre 387.000 ton sono state gestite in Italia, mentre oltre 114.000 ton sono state esportate all’estero, ove vengono sottoposte prevalentemente a recupero di materia e recupero energetico. Il 79,2% dei PFU gestiti in Italia (circa 307.000 ton) sono stati recuperati sotto forma di materia (ottenendo 41.000 ton di materia prima) e il 9,8% (circa 38.000 ton) sono stati avviati a recupero energetico. Piccole quantità sono state impiegate per ripristini ambientali, incenerimento, smaltimento in discarica, mentre oltre 41.000 ton (10,7% del totale gestito) sono state avviate a messa in riserva e deposito preliminare. Riguardo ai fanghi provenienti dal trattamento dei reflui urbani, nel 2015 ne sono stati prodotti 3 mln di ton. I maggiori produttori sono Lombardia (448.000 ton) e Emilia Romagna (409.000 ton), seguite da Veneto (361.000 ton.) e Lazio (312.000 ton). tra le operazioni di recupero, prevale il riciclo/recupero di altre sostanze organiche, con oltre 1 milione di ton (pari al 34,7% del totale), seguito da spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia (324.000 ton, pari all’11,2%) e al recupero energetico (22.000 ton, pari allo 0,8%). tra le forme di smaltimento prevale il trattamento biologico, con 828.000 ton (28,6% del totale gestito), smaltimento in discarica (387.000 ton, pari al 13,4%); quantitativi minori sono stati avviati a trattamento chimico-fisico (128.000 ton, pari al 4,4%) e incenerimento (oltre 66.000 ton, pari al 2,3%). Per quanto attiene, infine, ai rifiuti C&D, l’art.11 della Dir. 2008/98/CE impone uno specifico obiettivo di preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materiale, pari al 70% entro il 2020. Sulla base dei dati di produzione e gestione dei rifiuti da costruzioni e demolizioni, la percentuale di preparazione per riutilizzo, riciclo e altre forme di recupero per il 2015 si attesta al 76,1%, superando quindi gli obiettivi europei.


eSwingo 200+ di Schmidt

UniSort Film di SteinertFruitleather

La sfida dei rifiuti La necessità aguzza l’ingegno

Una selezione delle novità in fatto di macchine, processi e soluzioni nei settori recupero, riciclo e tecnologia municipale Sfide considerevoli avrà di fronte a sé il settore della gestione dei rifiuti, basti pensare alle annose problematiche interne o al cambiamento delle condizioni sui mercati internazionali, come le nuove disposizioni sulle importazioni di rifiuti in Cina. In ragione di ciò le aziende sono costantemente alla ricerca di nuove soluzioni, pensate proprio per risolvere tali problemi.

sportatore della selezionatrice è stato montato un tunnel stabilizzante che produce una corrente d’aria sufficientemente forte da spingere le pellicole di plastica sul nastro tenendole in posizione. Ciò consente alle aziende specializzate nel riciclaggio di lavorare con nastri che si muovono a una

velocità da 2 a 5 m/s e ottenere volumi di smistamento più elevati. Una fonte luminosa illumina il nastro trasportatore, mentre una telecamera a raggi infrarossi registra la luce riflessa. Un software ne analizza lo spettro riconoscendo così il tipo di plastica. Steinert afferma che in questo modo è

SMISTAMENTO AUTOMATIZZATO DELLE PLASTICHE

Finora smistare a macchina le pellicole di PVC, le pellicole a base biologica e quelle agricole era molto difficile. Le pellicole trasportate dai nastri degli impianti tradizionali non rimangono in posizione e si sollevano, impedendo alle telecamere di distinguere i materiali con sicurezza. Per risolvere il problema, l’azienda tedesca Steinert (rappresentata in Italia da Cesaro Mac Import) ha sviluppato la selezionatrice UniSort Film. Sopra il nastro tra-

possibile smistare in maniera completamente automatica diverse tonnellate di plastica all’ora, con un tasso di successo che raggiunge il 99%. Interessante anche la tecnologia per il riciclaggio della plastica proposta dalla tedesca APK che, secondo l’azienda, è in grado di ricavare rigranulati di qualità particolarmente elevata da pellicole di imballaggio post-consumo multistrato. La procedura si articola in diverse fasi: all’inizio viene applicato un solvente, quindi una centrifuga separa i tipi di plastica contenuti nel materiale, ad esempio il polietilene dal poliammide, e infine, durante l’operazione conclusiva di pulizia, il solvente viene nuovamente rimosso. Quello che rimane al termine della procedura sono materie plastiche pure. SEPARAZIONE E DEPOLVERAZIONE

Doppstadt, costruttore di macchiContinua a pag. 20

Granuli di plastica riciclata Hi-Tech Ambiente

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La sfida dei rifiuti ne per il riciclaggio (rappresentata in Italia da Cesaro Mac Import), propone la Inventhor type 9, la prima di una nuova generazione di frantumatrici specifiche per la preparazione e separazione di biomassa e materiali minerali. Questa trituratrice, tra l’altro, è anche la più potente tra quelle prodotte dall’azienda dell’azienda. In molti processi della gestione dei rifiuti e dell’industria del riciclaggio vengono a formarsi delle polveri. Per eliminare queste emissioni dall’aria in modo sicuro ed efficiente la Donaldson propone gli impianti di depolverazione della serie PowerCore CPC. Sono dotati di set di filtri che secondo l’azienda non solo puliscono in maniera efficace e durano a lungo, ma sono anche particolarmente leggeri e rapidi da sostituire. Un altro punto a favore di questi impianti sono gli aggregati molto compatti, fino al 50% più piccoli dei normali impianti di depolverazione. Questa nuova serie di macchine è stata progettata per portate d’aria da 1.200 a 56.000 mc/ora. MINIMIZZARE I PERICOLI PER GLI OPERATORI

La protezione degli operatori ecologici durante la raccolta dei rifiuti è un aspetto da non trascurare assolutamente. A questo proposito, la Zöller-Kipper propone Clean Option, da installare sui veicoli per la raccolta dei rifiuti con caricatore posteriore. tale sistema si compone di elementi filtranti per polveri grossolane e fini e di un elemento a carbone attivo per l'eliminazione degli odo-

Inventhor Type 9 di Doppstadt

ri. Un ventilatore radiale genera un leggero vuoto nell'area di carico del veicolo, ovvero direttamente nella zona di lavoro degli operatori. L'aria aspirata viene fatta passare attraverso un filtro a ciclone per separare la polvere grossolana e attraverso un elemento filtrante integrato. Il processo di aspirazione è supportato da guide soffianti integrate nella parte posteriore sinistra e destra, che creano una sorta di barriera d'aria. Il risultato? Secondo l'azienda l'aria nella parte posteriore del veicolo è più pulita dell'aria circostante. In questo modo si riducono notevolmente i pericoli per la salute dei dipendenti rappresentati da funghi della muffa, virus e polveri sottili. Un possibile campo d’impiego per i nuovi scarrabili leggeri e a-

gili del produttore di veicoli e macchine F.X. Meiller (rappresentato in Italia da Danese) è lo smaltimento in cantieri e aziende difficilmente raggiungibili. Grazie a un’altezza totale ridotta, i modelli AK7 e AK10 attraversano senza problemi transiti e sottopassaggi e il tonnellaggio complessivo basso consente loro di transitare in zone in cui il peso è un fattore critico. Su richiesta, gli scarrabili possono essere dotati di un sistema di ribaltamento triplo che permette di ribaltare sia i container attuali sia quelli obsoleti. L’innovazione si ritrova nel dettaglio: un nuovo fermo pneumatico nel gancio di ribaltamento aumenta la sicurezza grazie all’apertura e alla chiusura accurate e complete della ganascia del gancio.

I nuovi scarrabili di F.X. Meiller

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SPAZZATRICI COMPLETAMENTE ELETTRICHE

Il gruppo ASH propone con il marchio Schmidt un’assoluta novità: la spazzatrice completamente elettrica eSwingo 200+, in cui sia il motore di traslazione sia l’unità della spazzola sono alimentati da energia elettrica. È dotata di una particolare batteria molto potente con una capacità superiore a 60 kWh che consente di lavorare fino a dieci ore di seguito senza ricaricare. La potenza di aspirazione corrisponde a quella di un modello con motore diesel, tuttavia il motore elettrico riduce praticamente a zero il rumore. ASH calcola che grazie al suo ciclo di vita più lungo, nella stima dei costi totali l’eSwingo 200+ non comporti spese più elevate rispetto al modello diesel.


macchine & strumentazione tHEAREN

Il controllo del soil gas thearen è una società nata dall'esperienza acquisita in più di 20 anni nel campo delle analisi ambientali, con la missione di sviluppare e fornire servizi innovativi per l’ambiente, mediante nuovi strumenti volti alla gestione della qualità e dell’integrità dei dati. Allo scopo, l’azienda dispone di strutture, metodologie, tecnologie brevettate e personale tecnico in grado di aiutare i clienti a migliorare l’efficacia e l'efficienza dei propri processi, fornendo supporto nella progettazione degli stessi con strumenti di witnessing in campo e da remoto e mediante le attività di data verification e validation per il mondo industriale, società di consulenza, di engineering ed Enti di controllo. Ad esempio, nell’ambito del monitoraggio dei vapori emessi dal sottosuolo, thearen, insieme al Politecnico di Milano, ha messo a punto e brevettato una flux chamber dinamica che consente di isolare e campionare per via diretta le sostanze volatili in emissione da suolo. Il principio di funzionamento di questa struttura a forma circolare e aperta alla base inferiore è semplice: dal fondo viene insuffla-

to all’interno azoto a portata controllata; una parte del gas in uscita al sistema, arricchito dei vapori in emissione, viene destinato alle misure analitiche. Rispetto alle tradizionali camere di flusso, quella sviluppata dall’azienda ha peculiarità tecniche ben precise: un apposito sistema frangivento, che garantisce l’imperturbabilità dentro il sistema e isola dall’ambiente esterno; l’utilizzo esclusivo di PtFE per la camera e per tutti gli accessori interni, che garantisce la totale inerzia chimica, fisica e termica; l’insufflaggio del gas carrier in un sistema a spirale, che garantisce totale riproducibilità e miscelazione; la forma a tetto piano, che evita la presenza di zone non miscelate. Per quanto invece attiene alla validazione di tecnologie di risanamento, thearen fornisce supporto per la progettazione e realizzazione di impianti pilota da 1-5 mc. tali impianti consentono il controllo dell’evoluzione dei processi di bonifica su scala pilota, con possibilità di campionamenti automatici e stratificati. Vi è inoltre la possibilità di operare su matrice diretta con reattori dedicati.

EtG RISORSE E tECNOLOGIA

L’analizzatore laser di HCl e NH3 EtG è un partner affidabile ed ideale per soluzioni standard e complesse nel monitoraggio di gas e sistemi in continuo di analisi. Propone, infatti, strumentazione on-line per l’analisi del monitoraggio ambientale, del controllo delle emissioni e della contaminazione aerea in applicazioni industriali. La gamma di analizzatori gas EtG permette di monitorare e identificare una vasta gamma di composti. La nuova linea di analizzatori portatili di gas a tecnoHi-Tech Ambiente

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logia laser è ad esempio disponibile per il monitoraggio della concentrazione di HCl e NH3. Il sistema portatile laser EtG 6900 P è compatto e pronto per essere utilizzato in impianto senza la necessità di trattamento del campione in quanto è un sistema estrattivo “a caldo” completo di sonda, linea riscaldata e filtro in testa. Basato su tecnologia laser il sistema è esente da interferenti e con una risposta di analisi velocissima. L’analisi del valore di NH3 a camino è molto importante in quanto precursore del particolato in aria ambiente, ed è ugualmente utile la misura del valore di HCl per quanto riguarda la ricaduta delle pioggie acide al suolo. Il software dell’analizzatore permette il log dei dati, trend grafico e altre funzioni utili per l’operatore. Il monitor è touch screen e il sistema è equipaggiato da doppio filtro per il blocco del particolato.


Pompe a lobo Bellin per impianti di filtrazione a membrana (MBR) La Bellin S.p.A di Orgiano (Vicon le pompe centrifughe è icenza) è uno dei maggiori conoltre necessario avere un sistruttori di pompe Monovite e stema di valvole in tutto il proPompe a Lobi. cesso. Con 2 stabilimenti coperti con Inoltre le pompe a lobi Bellin più di 8.000mq di area coperhanno il grosso vantaggio di ta. poter lavorare in entrambi i Le pompe Bellin vengono da sensi di marcia utilizzando lo anni utilizzate negli impianti di stesso circuito di tubazioni. depurazione (trasferimento di Essendo anche “autoadescanfanghi primari e secondari, dite” la pompa a lobi Bellin può geriti, disidratati ecc.), negli quindi essere installata anche impianti di Biogas ed Industrial sopra la vasca. Non ultima, la In particolare, gli impianti di nuova geometria di lobi elicoiPompa a lobi elicoidali reversibile Easy Maintenance filtrazione a membrana dali (serie N_PL) garantisce (MBR) richiedono l’utilizzo di una forte riduzione delle pulsaun sistema di pompaggio idoneo. Le pompe a lobi Bellin serie zioni e delle vibrazioni diminuendo di molto problematiche PL, in particolare la nuova versione con lobi elicoidali serie sull’impianto e sulle membrane di filtrazione. Dal punto di vista N_PL (profilo per basse pulsazioni), soddisfano perfettamen- costruttivo le pompe a lobi Bellin sono state concepite “easy te i requisiti richiesti. Appartenendo alla categoria delle pompe maintenance”: per smontare e sostituire i lobi gommati, le piavolumetriche, le pompe a lobi PL possono garantire una porta- stre antiusura e le tenute meccaniche è infatti sufficiente acceta proporzionale alla velocità di rotazione e quasi indipendente dere alla camera pompante smontando l’apposito coperchio dalla pressione di lavoro: questo consente di variare in modo frontale senza smontare le tubazioni di alimentazione-mandata veloce la portata nel ciclo di filtrazione e nel ciclo di controla- della pompa. vaggio. Il nostro Ufficio Commerciale è a vostra disposizione per ogni Le pompe centrifughe hanno grandi difficoltà a garantire ciò; altra eventuale delucidazione in merito.

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LSI LAStEM

Il monitoraggio della prima pioggia LSI Lastem propone la strumentazione necessaria per dividere la prima pioggia dalla pioggia successiva, a supporto della realizzazione degli impianti di "prima pioggia". La normativa infatti prevede che, per alcune tipologie di siti, vi sia una gestione delle acque di pioggia e di lavaggio delle aree esterne per le quali esiste, in relazione alle attività svolte, un rischio di dilavamento di sostanze inqui-

nanti. In particolare è previsto che una certa quantità di acqua utilizzata per la pulizia o la pioggia caduta sulle superfici potenzialmente inquinate, non debba essere rilasciata direttamente nella fognatura, ma debba prima essere accumulata nelle cosiddette vasche di "prima pioggia" e smaltita nel depuratore centralizzato oppure trattata preventivamente. Per acque di prima pioggia si con-

siderano i primi 5 mm di acqua uniformemente distribuiti su tutta la superficie scolante piovuta in un determinato periodo di tempo. Al raggiungimento dei 5 mm di pioggia si passa alla fase di “pioggia ulteriore”. Se la precipitazione si interrompe, prima di aver raggiunto i 5 mm, dopo un periodo programmato si passa alla condizione di “assenza pioggia”. Ebbene, LSI Lastem propone il

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“Kit 1.0 Sistema Prima Pioggia”, costituito da un pluviometro collegato ad regolatore/interventore chiuso all’interno di una scatola IP65. Il sistema può essere montato su un palo ed è collegato alle elettropompe che regolano l’apertura/ chiusura delle vasche di prima pioggia. Il funzionamento è semplice: l’inizio della precipitazione viene segnalato dallo strumento DGP020 che apre il contatto sino al raggiungimento dei 5 mm cumulati, o alla cessazione della precipitazione entro il periodo programmato, quando il contatto viene chiuso.


ZOOM

Market

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Un’analisi di qualità Greenlab Group

tecnici esperti e preparati, strumentazione sofisticata, ampio ventaglio di offerte e un servizio di assistenza tagliato su misura Greenlab Group è un laboratorio accreditato Accredia (UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005) per prove chimiche, fisiche e microbiologiche, in campo ambientale, alimentare ed igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro. Possiede inoltre la certificazione ISO 9001:2008 ed è iscritto nel registro regionale della Regione Abruzzo (valida sul territorio nazionale) dei laboratori che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo delle industrie alimentari (HACCP). Il laboratorio opera in diversi ambiti, a cominciare dal settore delle acque, dove effettua analisi su acque potabili e reflue, sia in ingresso che in uscita dagli impianti di depurazione per valutarne la funzionalità, la resa dei processi e il rispetto della normativa vigente. Inoltre, esegue il riconoscimento e conteggio della microfauna presente nei fanghi attivi di depurazione. Greenlab Group vanta una lunga esperienza nella gestione di depuratori di acque reflue industriali ed urbane, per cui è grande il supporto tecnico che può fornire in tale settore. Grazie all'esperienza dei propri tecnici e l'ausilio di una complessa strumentazione, è anche abilmente in grado di fornire un efficiente servizio di assistenza tecnica per la gestione delle emissioni in atmosfera, sia in fase di rilascio delle autorizzazioni regionali sia per i successivi controlli periodici. Campionamenti ed analisi degli effluenti gassosi convogliati in atmosfera per la determinazione delle sostanze inquinanti derivanti dalle attività industriali ed artigia-

nali sono tra le attività all’ordine del giorno. Nell’ambito dei monitoraggi degli ambienti di lavoro, dispone della strumentazione per la misura delle grandezze fisico-ambientali necessarie alla determinazione dei principali indici di comfort e stress termico per la valutazione del microclima nelle aree di lavo-

ro, oltre ad eseguire campagne di rilevamenti per la quantificazione degli agenti e delle sostanze e la valutazione dell’esposizione individuale dei lavoratori per il rischio chimico e biologico. Ed ancora, proprio grazie alla competenza dei propri tecnici ed alla possibilità di identificare e quantificare tutti gli inquinanti prescritti

Greenlab Group Srl Laboratorio: Tel 085.4972252 Via Livenza, 8 - 65010 Spoltore (PE) Sede Amm.: Viale Marche, 22 64026 Roseto degli Abruzzi (TE) E-mail info@greenlabgroup.it - www.greenlabgroup.it

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dalla normativa di riferimento, Greenlab Group offre un efficiente servizio di supporto tecnico agli operatori del settore della gestione dei rifiuti. In tale contesto effettua campionamenti ed analisi di rifiuti solidi e liquidi per la classificazione e l'individuazione delle migliori forme di smaltimento e/o recupero. Sul fronte delle bonifiche di siti inquinati assicura invece un supporto tecnico valido per la pianificazione e la valutazione delle operazioni di disinquinamento, effettuando campionamenti e analisi di terreni e di acque sotterranee per la determinazione di tutti gli inquinanti previsti dalla normativa vigente. Altri settori importanti del lavoro della Greenlab Group sono quelli rivolti alla verifica della presenza di amianto in diverse matrici ed alla valutazione del potenziale rilascio di fibre aerodisperse; ed anche analisi di terreni, di compost ed ammendanti che permettono di stabilire la composizione chimica per verificarne l'idoneità all'uso in agricoltura. E poi ancora analisi di CDR, CSS, oli dielettrici ed isolanti, ecc. Qualunque sia la tipologia di lavoro svolto, Greenlab Group persegue una severa politica di qualità tesa ad ottenere la piena soddisfazione del cliente. Per garantire ciò, si adopera costantemente per ottimizzare i processi aziendali e la loro gestione.


laboratori ALS Global è tra le più grandi realtà mondiali di testing ed è presente in 65 paesi con 350 sedi e 13.000 collaboratori (di cui 3.000 in Europa) e oltre 270 laboratori di analisi in tutto il mondo (58 in Europa). Fornisce servizi tecnici professionali per il settore “life sciences” (ambientale, alimentare e farmaceutico), energetico e minerario (esplorazione, estrazione, lavorazione e commercio) e per i settori industriali. ALS Life Sciences Europe è costituita da moderni laboratori accreditati ISO 17025, sia centri analitici che punti di assistenza nazionali. I laboratori principali si trovano in Italia (Leochimica), Repubblica Ceca, Svezia, Portogallo, Regno Unito, Irlanda, turchia e Danimarca. I Centri di servizio nazionali ed altri laboratori si trovano in Norvegia, Finlandia, Polonia, Slovacchia, Romania e Spagna. Ciascuno è in grado di svolgere un'ampia gamma di analisi chimiche, microbiologiche, biologiche, radiologiche ed eco-tossicologiche, per soddisfare le diverse esigenze dei clienti di tutto il mondo. La rete di laboratori europea comprende alcuni “centri di eccellen-

ESPERIENZA, PRECISIONE, QUALItA’

ALS Italia laboratori di analisi

za” dedicati a servizi specializzati e alle applicazioni industriali. Questi laboratori utilizzano l'ultima tecnologia ad alta risoluzione per soddisfare le richieste più diversificate. Il gruppo, inoltre, dispone del laboratorio meglio attrezzato a livello globale per la de-

terminazione dei metalli, che, tra le varie analisi che esegue, meritevole di essere segnalata la composizione chimica, le impurità e gli isotopi stabili nonché radiogeni. Ma i laboratori svolgono anche analisi di composti organici a livello ultra-traccia (diossine, PCB, PBDE e altri ritardanti di fiamma) e test per l’attività radiochimica. Nello specifico, ALS Italia (Leochimica) offre servizi di: campionamento/ritiro, consulenza e formazione. La squadra che si occupa dei campionamenti viene aggiornata costantemente nel rispetto delle ultime normative in materia, garantendo con l’esperienza acquisita un elevato standard di qualità conforme alla UNI EN ISO IEC 17025. Nell’ambito delle analisi microbiologiche vengono offerti, tra l’altro: determinazione dei parametri di routine; verifica dei parametri tossicologici; controllo dell’efficienza degli impianti di depurazione biologici; controllo degli impianti di condizionamento e condotte d’acqua per la ricerca della Legionella; valutazione della qualità ecologica sui corsi d’acqua (IBE, StAR_ICMi, ICMi, IBMR). Per quanto riguarda le analisi chimico/fisiche, vengono eseguite: determinazioni di analisi chimiche di base, dei componenti organici e inorganici; determinazioni gas–cromatiche (COV, IPA, PCB e PCt, idrocarburi); determinazione di fenoli, aldeidi, isocianati, pe-

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sticidi; determinazione di amianto, silice, fibre di vetro e ceramica; PCDD/PCDF, PCB in HR; POPs; PFAS e PFOAS. In particolare vengono eseguite analisi sulle seguenti matrici: acque (superficiali, sotterranee, reflue, di piscina, di processo e destinate al consumo umano), suoli e sedimenti (terre e rocce da scavo, sedimenti marini, suoli agricoli), rifiuti e ammendanti, emissioni, aria e ambiente esterno. L’area dedicata ai servizi di consulenza alle imprese prevede: gestione tecnico-analitica di discariche e impianti di recupero/trattamento rifiuti; implementazione della documentazione per la domanda di A.U.A. e A.I.A., per la previsione dell’impatto acustico ambientale, per l’autorizzazione all’attività di recupero rifiuti, per l’autorizzazione all’installazione o modifica degli impianti che generano emissioni in atmosfera; per le domande di concessione alla derivazione di acque da falda o autorizzazioni allo scarico di acque reflue ed assimilate alle domestiche, assistenza generale nella predisposizione delle documentazioni e nelle audit, consulenza per l’implementazione dei Sistemi di Gestione e Sistemi di Gestione Integrati. ALS Italia dispone anche di un Centro di Formazione per l’erogazione dei servizi formativi finalizzati all’acquisizione delle conoscenze e competenze obbligatorie in tema di sicurezza e gestione delle emergenze. Da segnalare che, a tutela dell’analisi eseguita, vengono utilizzate metodiche ufficiali e/o accreditate, realizzate ad opera di una squadra di campionatori e di analisti altamente specializzata, per garantire al cliente la massima correttezza dei dati in tempi brevi. I Laboratori di Prova Leochimica sono stati tra i primi a livello nazionale ad ottenere l'accreditamento Accredia per centinaia di prove. Inoltre, gli standard lavorativi sono sottoposti alla certificazione ISO 9001 per la progettazione ed erogazione di servizi di campionamento con esecuzione di prove di laboratorio chimiche, fisiche e microbiologiche.


ECOTIME A T T U A L I T A ’

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C R O N A C A

E C O L O G I C A

Ricapitolando…l’ambiente Lo stato dell’arte in Italia

Report ad opera di ISPRA-SNPA, strutturato per tematiche ambientali, per un totale di 140.000 dati aggiornati Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA-SNPA) ha di recente pubblicato l’Annuario dei dati ambientali e il Rapporto Ambiente, che rappresentano le fonti ufficiali più complete e attendibili per quanto riguarda l’informazione ambientale in Italia. Un totale di 140.000 dati aggiornati relativi ad aria, acqua, suolo, inquinamento acustico, nucleare ed elettromagnetico, rifiuti e cambiamenti climatici. QUALITA’ DELL’ARIA

L’inquinamento atmosferico derivante dalle attività antropiche è notoriamente un fattore di rischio per la salute umana e gli ecosistemi. Dal 1990 al 2015 sono stati compiuti notevoli progressi: si è registrata una diminuzione dei livelli di atmosferici di particolato primario (PM10, PM2,5) e dei principali precursori del particolato secondario (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca). Ciononostante, i limiti previsti dalla legislazione nazionale sono ancora superati su buona parte del territorio italiano e il raggiungimento dei livelli raccomandati dall’OMS appare ancora lontano. Si ritiene che il conseguimento di tali obiettivi sarà inevitabilmente legato all’efficacia delle politiche energetiche, agricole e sulla mobilità adottate a livello europeo e nazionale, e alla sinergia con le

misure previste nei Piani per la qualità dell’aria di regioni e province autonome. EMISSIONI INQUINANTI NELLE ACQUE

Relativamente alle acque interne, in Italia sono stati identificati 7.841 corpi idrici superficiali (7.4944 fiumi e 347 laghi) e 1.052 corpi idrici sotterranei, distribuiti in 8 distretti idrografici. Il 43% dei fiumi italiani raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico (che considera la qualità della struttura e del funzionamento dell’ecosistema), con il 5% che ha ottenuto la classe

“elevato” e il 38% la classe “buono”. Il 41% si trova in classe “inferiore” (con il 16% dei fiumi non classificato). Quanto allo stato chimico (ossia il grado di soddisfazione degli standard di qualità ambientale da parte dei corpi idrici), il 75% raggiunge l’obiettivo di qualità, con 6 distretti su 8 in stato “buono” (dal 65% della Sardegna al 94% dell’Appennino Centrale). Sono 347 i laghi (pari al 20% dei laghi italiani) che raggiungono l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico, dei quali 3% in classe elevato, 17% in classe buono. Il 39% si trova in classe inferiore e il 41% non è classificato. Quanto

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allo stato chimico, il 48% dei laghi raggiunge l’obiettivo di qualità, con 4 Distretti su 8 in stato “buono” (dal 56% del distretto Padano all’86% dell’Appennino Centrale). Quanto, invece, alle acque sotterranee, sono 2 i parametri considerati: stato chimico (SCAS), con il 58% delle acque in classe “buono”, il 25% in classe “scarso”, e il 17% non è classificato; stato quantitativo (SQUAs: misura la capacità di sostenere gli emungimenti nel lungo periodo), con il 61% in classe “buono”, 14% in classe “scarso”, 25% non classificato. Sono ancora numerosi i corpi idrici identificati ma non ancora classificati, soprattutto nei distretti Appennino Meridionale e Sicilia: in questa Regione l’83% dei corpi idrici superficiali risulta non classificato. Circa, infine, le acque marino-costiere, più del 90% delle acque costiere di balneazione ha ottenuto la classificazione di “eccellente” nel quinquennio 2012-2016 (percentuale che è superiore alla media europea, che si attesta all’87%). Considerando la qualità ecologica, si rileva che tutte le acque marino-costiere del Distretto Padano si trovano in stato ecologico “sufficiente”, e percentuali da 80 a 88% si riscontrano nei distretti Continua a pag. 28


RIFIUTI

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Ricapitolando…l’ambiente delle Alpi Orientali e Appennino Centrale. Meno buona è la situazione del Distretto Appennino Settentrionale (49% buono), mentre la Sardegna si distingue con il 92% in stato “buono” e 1% in stato “elevato”. Considerando la qualità chimica, si ha una situazione positiva nei distretti Sardegna, Appennino Centrale e Alpi Orientali (stato “buono” da 57 a 90%), mentre la situazione è peggiore nei distretti Padano, Appennino Settentrionale e Alpi Orientali (condizioni “non buone” in oltre il 40%). La situazione non è buona per le “acque di transizione” (acque salmastre originate dal mescolamento tra le acque costiere e le acque dolci dei fiumi), dove in quasi tutti i distretti si riscontra un’alta percentuale che non raggiunge la sufficienza per lo stato ecologico. Relativamente allo stato chimico, il 100% delle acque di transizione del Distretto Appennino Cen-

trale presenta uno stato chimico “buono”, così come il 90% delle acque marino costiere della Sardegna; mentre si ha uno stato chimico “non buono” nel 76% dei corpi idrici dell’Appennino Meridionale e nel 40% di quelli della Sardegna. Si deve rilevare che molti corpi idrici marino-costieri sono ancora “non classificati”, specialmente nelle isole (48% in Sardegna, 67% in Sicila). Il primo passo verso la tutela delle acque è la funzionalità dei sistemi di collettamento e depurazione. Sotto questo aspetto, in 12 Regioni e nelle Province autonome di trento e Bolzano la conformità dei sistemi di collettamento ai requisiti previsti dalla normativa ha raggiunto il 100%, mentre è compreso tra il 92 e il 99,6% nelle restanti Regioni. Il carico organico prodotto delle acque presenti nel territorio nazionale è pari a 78.622.951 ab.eq.,

mentre la frazione del carico organico depurato corrisponde a 70.709.008 ab.eq. (pari all’89,9%). L’indice di conformità dei sistemi di depurazione è risultato superiore al 90% in 8 Regioni e nelle Province autonome di trento e Bolzano, in 8 Regioni compreso tra il 70 e il 90%, mentre in 3 Regioni risulta inferiore al 70%.

normativa per la protezione del suolo: a livello europeo è in via di definizione una normativa per la protezione dei suoli, mentre a livello nazionale è in discussione un disegno di legge che riconosce il suolo come bene comune e risorsa non rinnovabile, fondamentale per i servizi ecosistemici e per la prevenzione del dissesto idrogeologico.

IL SUOLO

INQUINAMENTO ACUSTICO, ELETTROMAGNETICO E RADIOATTIVO

Si stima che ormai in Italia siano irreversibilmente persi circa 23.000 kmq di suolo; inoltre, ogni anno il nostro Paese subisce una erosione idrica dei suoli superiore a 8,5 ton/ettaro (contro una media europea di circa 2,46 ton/ettaro/anno). La perdita dei suoli utilizzabili avviene anche a causa delle attività umane, con la formazione di siti contaminati: in Italia ce ne sono 40 classificati “di interesse nazionale” (SIN) e circa 22.000 censiti dalle Regioni. Di questi, il procedimento di bonifica è concluso per circa 10.000. Nell’ambito delle procedure di bonifica dei SIN, è stata ultimata la fase di caratterizzazione per il 65% della superficie totale dei siti, mentre il procedimento completo di bonifica risulta concluso solo per una piccola parte dei SIN. Per quanto riguarda le attività estrattive, nel 2014 erano in vigore 143 concessioni minerarie, di cui solo 86 in produzione; nello stesso anno, su 4.489 cave con autorizzazione in vigore, ne risultavano produttive solo 2.652. Restano aperte le problematiche ambientali relative alle centinaia di siti minerari abbandonati, 321 dei quali presentano un grado di rischio ecologico-sanitario alto e medio-alto. Il problema fondamentale è che ancora non esiste una specifica

L’inquinamento acustico rappresenta un serio problema ambientale, soprattutto negli agglomerati urbani: prova ne sia che nel 2016 il 93% dei controlli effettuati dalle Arpa/Appa sono stati svolti a seguito di esposti della cittadinanza e nel 40,6% dei casi sono stati riscontrati superamenti dei limiti normativi. Va rilevato che solo il 59% dei Comuni ha approvato un “Piano di classificazione acustica” per la pianificazione e gestione sul territorio dell’inquinamento acustico; in questo caso il D.Lgs 42/2017 rappresenta un importante avanzamento e l’avvio di un riesame più generale della materia Numerosi controlli hanno riguardato l’inquinamento da capi elettromagnetici: 595 controlli su impianti radiotelevisivi, 109 su stazioni radio base per telefonia mobile e 64 su elettrodotti. Nel 2017, il numero dei casi di superamento dei limiti di legge è risultato sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Quanto all’esposizione alle radiazioni ionizzanti, essa deriva principalmente dalla radioattività naturale (radon). Si stima che l’esposizione al radon causi 3.400 tumori polmonari ogni anno (la seconda causa di tumori al polmone dopo il fumo di sigarette).

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Nel 2016 la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani è salita al 52,5%; nonostante la crescita degli ultimi anni, non si è raggiunto l’obiettivo del 60% fissato per il 2011, e ovviamente neppure quello del 65% fissato per il 2012. La situazione è particolarmente critica nelle regioni meridionali: Puglia e Calabria non arrivano al 35%, il Molise è intorno a 28% e la Sicilia addirittura al 15%. CAMBIAMENTI CLIMATICI

Il recente aumento della concentrazione media globale della CO2 atmosferica (oltre 400 ppm nel giugno 2017) è stato senza precedenti negli ultimi 800.000 anni, e la temperatura media annuale globale ha segnato nel 2016 un nuovo record per il terzo anno consecutivo. L’aspetto principale dei cambiamenti climatici in Italia nel 201617 è stata la siccità, alternata ad eventi improvvisi di precipitazio-

ni di forte intensità; nel nostro Paese si è riscontrato un andamento decrescente delle emissioni di gas serra (-25,4% nel periodo 2004-2015; -16,7% nel periodo 1990-2015), ma dal 2014 al 2015 si è registrato un incremento (+2,3%), come probabile effetto della ripresa economica. Nell’ambito della Strategia energetica nazionale 2017, sono in corso di definizione Regolamenti per la riduzione dei gas serra: l’obiettivo relativo alle industrie energetiche e alle grandi industrie (-43%) sembra raggiungibile grazie all’incremento delle energie rinnovabili e ad un cambiamento del mix delle fonti fossili utilizzati, mentre quello riguardante gli altri settori emissivi (-33%) potrebbe richiedere interventi più impegnativi. Il Ministero dell’Ambiente sta inoltre predisponendo il Piano Nazione di adattamento ai cambiamenti climatici.


Opportunità di partnership commerciali e tecnologiche da Enterprise Europe Network Enterprise Europe Network è la più importante rete finanziata dalla Commissione Europea per dare sostegno alle aziende in attività di internazionalizzazione, trasferimento tecnologico, ricerca e sviluppo

TOUK20180425001 A UK company which works in the area of thermochemical conversion technology (“TCCT”) to convert asbestos contaminated waste into non-hazardous aggregate in a cost-effective way, is looking for partners to purchase the technology under a licensing agreement or commercial agreement with technical assistance. BORS20160918005 A Serbian SME offers services on chemical and biotechnological measurements, in particular sample analysis and tests. The SME's knowhow and expertise can be used to help engineering teams to monitor processes and support projects during the planing phase. Some examples of offered services are sugar content measurement, characterization of pollutant breakdown by micro-organism, and development of pollutant detection methods. The SME is looking for services agreement with small SMEs. BONL20170317001 A company from the Netherlands, active in the field of power electronics and specialized in energy conversion technology, offers its products and services. The company manufactures both digital and analog softwarefree systems which are fault tolerant and consist of rectifier chargers, inverters, converters and industrial Un-interruptable Power Supply (UPS) and Static Transfer Switch (STS) systems. They are looking for distribution services agreements.

TOKR20170427001 A Korean SME has developed anti-microbial nanocomposite that can be utilized to keep drinking water distribution network clean. The technology can be applied to plastic and steel water pipes to reduce possibility of biofilm formation, and thus increase the biological stability of tap water. It is cost saving and can be applied to many kinds of fluidtransporting pipes. The company is expecting to cooperate with a partner who is interested in a commercial, financial or joint venture agreement. BORU20170719004 A Russian company manufactures innovative equipment, based on patented technology, for environmental friendly recycling of a big range of wastes with generation of energy, is looking for partners for cooperation under distribution services agreement. The company is interested in finding partners from trade, which can be distributors of equipment for waste disposal, to enter into the distribution services agreement. Under the agreement, the partner will perform the following functions: to search for a buyer of equipment for processing waste, order the company equipment according to specifications of the buyer, on their own to deliver the equipment to the territory of the buyer. The role of the company: to manufacture the equipment according to the specifications of buyer and as necessary to produce, commissioning and training of personnel.

BOCZ20171124001 A Czech SME is focused on manufacturing, development and other services in t h e e n v i ro n m e n t a l a re a , where the company concentrates on technology supply and processing of biologically degradable waste and its further use. The Czech company is looking mainly for a partner that is able to sell its product on a foreign market using distribution agreement or a partner for realization specific parts of the project via subcontracting. BRIL20160314001 An Israeli company is involved in the waste and water treatment industry. Generally, the company has been active in the industrial sector for 30 years and is well known as a specialist in the fields like municipal waste treatment, paper manufact u r i n g , a c i d p ro d u c t i o n , pharmaceutical waste treatment etc . They market their chemicals and service to the leading companies in the local market. The company wishes to distribute the products as flocculants, coagulants, polymers and other water and waste treatment chemicals. They are looking for leading foreign manufacturers, highly specialized and well positioned in the industrial fields, which materials they offer. They might be manufacturers of flocculants, coagulants, activated carbon and many other related products for use in local / foreign industries such as paper manufacturing, municipal waste treatment, drinking water treatment etc. The com-

pany is offering to distribute the products of these manufacturers in local market, since they know to do it professionally. The company is greatly motivated to enlarge their product & service portfolio. Looking for commercial agency & distribution services agreement. TODE20170426001 A German SME with more than 90 years of experience i n t h e a re a o f e l e c t r i c a l power engineering offers wide range of customized consulting and engineering services for grid integration of renewable energy systems to grid operators, plant manufacturers and project developers. Depending on demand, technical cooperation agreements or services agreements can be negotiated. New food processing technology transforming sea products (product and waste) into a ready-to-eat loaf bread TOFR20160323001 An innovative French company has developed a new food processing technology allowing to transform sea products, fruit, vegetables (and waste) and convenience food into a ready-to-eat product base under a form close to an alveolate loaf bread. The company is ready to explore industrial and technical cooperation opportunities with manufacturing and technical agreements under a license agreement with Vietnamese companies of fish and sea food.

Per dettagli: Tel 02/77790309 - angela.pulvirenti@fast.mi.it. - www.enterprise-europe-network.ec.europa.eu Hi-Tech Ambiente

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ECOTECH

a cura di ASSITA

Idrogeno dagli imballaggi accoppiati in alluminio

Il recupero dell’alluminio dagli imballaggi che contengono questo metallo accoppiato con plastica o carta è tuttora complicato e antieconomico. Ricercatori giapponesi della Alhytec propongono una via diversa, basata sulla produzione di idrogeno. Ad aprile 2016 è stato inaugurato un impianto dimostrativo, che separa l’alluminio dagli altri materiali e produce idrogeno che può essere impiegato per alimentare le fuel cells. L’impianto ha una capacità di 2 kg/ora ma la società prevede che la produzione di idrogeno potrà arrivare a 5 kg/ora. Il sistema si compone di tre fasi: un separatore a pale rotanti ad alta velocità, per separare la plastica e l’alluminio; una fornace pirolitica per la decomposizione delle plastiche e la rimozione dell’alluminio; il generatore di idrogeno, in cui il gas viene prodotto dalla reazione dell’alluminio con una soluzione alcalina. Si prevede che questa tecnologia potrà trovare applicazioni nei processi di stampa, nella produzione di imballaggi e nella fabbricazione di metalli.

Metanolo dal metano con un reattore in 3D La trasformazione del metano in metanolo è stata proposta come un metodo per consentire l’utilizzo del metano associato all’estrazione del petrolio, oppure dei piccoli giacimenti non con-

nessi alla rete dei metanodotti. Il processo finora utilizzato passa attraverso la trasformazione del metano in gas di sintes e richiede temperature di 850 °C e pressioni intorno a 20 atm. Un’alternativa biologica è stata invece proposta dal Lawrence Livermore National Laboratory e si basa su enzimi ricavati da batteri metanotrofici. Questi enzimi sono stati mescolati con i polimeri utilizzati per lo stampaggio tridimensionale, creando il primo reattore continuo, capace di trasformare il metano in metanolo, operando a temperatura e pressione ambiente.

Paraffina dai rifiuti plastici La canadese Green Mantra Technologies, specializzata nella produzione di cere sintetiche da rifiuti plastici, ha recentemente iniziato la fase commerciale di un nuovo processo produttivo da lei creato e brevettato. Il primo impianto su scala industriale è entrato in funzione lo scorso maggio ed è in grado di lavorare fino a 5.000 ton/anno di rifiuti plastici, trasformandoli in prodotti paraffinici. Il processo si basa su una serie di catalizzatori che consentono di ottenere reazioni di depolimerizzazione catalitica estremamente selettive, con elevate rese in termini di conversione del materiale in ingresso nel prodotto finale (97%). I catalizzatori consentono di controllare il peso molecolare e le proprietà strutturali e termiche dei prodotti ottenuti dalla depolimerizzazione; essi sono concepiti per essere utilizzati per tempi lunghi, accettan-

do anche materiali di riciclo contaminati. Infine, possono essere rigenerati e reimpregnati con metalli attivi, riutilizzandoli successivamente nel processo. Paragonato con altri metodi di riciclo chimico, il processo della Green Mantra non solo opera a temperature più basse (inferiori alla temperatura di degradazione termica della plastica), ma consente anche di ottenere prodotti con caratteristiche “su misura” per le diverse applicazioni, in quanto la reazione di depolimerizzazione non ha le caratteristiche di casualità statistica tipiche dei sistemi pirolitici. Attualmente, il processo si svolge in modo semi-continuo, in cui la materia prima poliolefinica viene fusa e alimentata in una serie di reattori discontinui, nei quali i tempi di permanenza, la temperatura e la pressione vengono variati in base al tipo di materiale che si vuole ottenere. Successivamente, il prodotto in uscita viene raffreddato, purificato e solidificato in granuli. La Green Mantra Technologies intende portare presto il processo ad operare in modo continuo, impiegando reattori a letto fisso, raddoppiando così la capacità di trattamento dell’impianto (fino a 10.000 ton/anno) entro il 2017.

Membrane dal polistirene di scarto Un team di ricercatori della National Chung Hsing University (Taiwan) hanno sviluppato con successo un modo alternativo per il riciclo dei rifiuti plastici solidi, economicamente e ambientalmente sostenibile, basato

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sul recupero del polistirene. Questo materiale, attualmente usato per imballaggi a basso costo, viene trasformato in membrane idonee per alcuni processi industriali, come la cattura della CO 2, l’arricchimento dell’ossigeno e la purificazione dell’idrogeno. I ricercatori taiwanesi sono partiti da tre tipi di rifiuti: polistirene orientato, polistirene espandibile e polistirene antiurto. I primi due utilizzano come monomero esclusivamente lo stirene, mentre nel polistirene antiurto è presente anche il butadiene, che incrementa la sua resistenza. Campioni di rifiuti in polistirene sono stati frantumati, puliti impiegando ultrasuoni in combinazione con acqua e etanolo, ed essiccati per alcune ore a 75 °C. Il polistirene viene poi dissolto nel toluene, dopodichè la soluzione viene fatta solidificare su lastre di vetro, fatte poi essiccare per una notte a 75 °C per evaporare i solventi, lavate in acqua deionizzata e nuovamente essiccate. La temperatura di decomposizione delle membrane varia da 400 a 440 °C e non è inficiata dalla presenza di composti inorganici. I test sulla permeabilità ai gas hanno dimostrato che le membrane ottenute dal polistirene antiurto sono più stabili e mostrano una migliore capacità di separazione rispetto alle membrane ottenute dagli altri due tipi di polistirene, grazie alla presenza delle molecole di butadiene.


Abbattimento dell’H2S senza scarichi nocivi

tense Events APC lo sfruttamento commerciale.

Da CO2 a metano grazie agli UV

L’idrogeno solforato è un gas maleodorante e nocivo, che si trova come impurità nel gas naturale, nel biogas e nel gas di sintesi; inoltre, si forma nei processi di purificazione e desolforazione di benzina, gasolio e altre frazioni petrolifere. I processi di rimozione dell’idrogeno solforato sono molti, ma spesso si basano sul lavaggio con soluzioni alcaline o ossidanti, che una volta esaurite presentano notevoli problemi di smaltimento; anche i processi di ossidazione a base di complessi di ferro non sono una soluzione soddisfacente, perché la parte organica di questi complessi si degrada nel tempo e non è priva di problemi tossicologici e ambientali. Un processo recentemente sviluppato dalla società canadese Macrotek promette di migliorare decisamente i metodi di abbattimento dell’idrogeno solforato nelle correnti gassose. L’idrogeno solforato viene dapprima assorbito in una speciale torre di lavaggio, dove viene a contatto con un reagente, denominato Sulfcat, composto da particelle submicroniche a base di ferro. Il Sulfcat assorbe l’idrogeno solforato con efficienza di oltre il 99%, per cui il gas in uscita ne contiene meno di 1 ppm. Questo reagente viene successivamente rigenerato con aria in un reattore separato di ossidazione, dove l’idrogeno solforato si trasforma in zolfo elementare, che viene recuperato per filtrazione. La Macrotek sta ottimizzando il processo dal punto di vista economico; nel frattempo ha affidato alla società statuni-

Un team di ricerca della Duke University ha individuato come convertire la CO2 in CH4 utilizzando come fonte energetica la luce. Al momento hanno fatto uso dei raggi ultravioletti, ma lo step successivo prevede l’impiego della luce del sole. Questa trasformazione ha un duplice vantaggio, ossia contribuire a ridurre il livello di CO2 in atmosfera e produrre un vero e proprio biocombustibile, il metano. Alla base di tutto ci sono le nanoparticelle di rodio, le quali se riscaldate a 300 °C nnescano la produzione di CH4 e CO in parti uguali, ma se vengono solo illuminate con lampade Led a UV ad alta potenza, innescano la reazione a temperatura ambiente con produzione quasi esclusivamente di metano. Anche in questo caso il vantaggio è duplice, perché portare la produzione di metano dal 50% a quasi il 100% da un lato dimezza i costi e dall'altro fa risparmiare tempo ed energia che sarebbero necessari a purificare il metano dal monossido di carbonio.

Idrolisi con membrane della canna da zucchero L’Istituto giapponese per le nuove energie e lo sviluppo industriale (NEDO) e l’Agenzia thailandese per l’innovazione (NIA) stanno sviluppando insieme un nuovo processo per riutilizzare i residui fibrosi della canna da zucchero (bagasse), trasformandoli in zuccheri fermentabili e altri prodotti utili, con un processo a membrana che consuma il 50% di energia rispetto ai processi idrolitici

convenzionali. Il processo inizia con un pretrattamento alcalino, che consente di estrarre i polifenoli (utilizzati come antiossidanti in preparati farmaceutici e cosmetici); le bagasse vengono poi idrolizzate con enzimi e sottoposte a stadi successivi di filtrazione convenzionale (per separare i residui di lignina), microfiltrazione, ultrafiltrazione e osmosi inversa. È in costruzione un impianto pilota, che lavorerà 5.000 ton/anno di bagasse, ottenendo 1.400 ton/anno di zuccheri (glucosio e xilosio); da queste si potranno ricavare 700.000 litri di bioetanolo.

Biofiltri per la separazione delle terre rare Le cosiddette “terre rare” sono un gruppo di 15 elementi metallici, chimicamente molto simili tra loro, che negli ultimi anni sono diventate molto ricercate nei settori ad alta tecnologia. Alla difficoltà di trovare giacimenti di terre rare in natura, si somma la difficoltà di separare i 15 elementi tra loro: i processi attualmente in uso impiegano una serie di estrazioni liquido/liquido, che in alcuni casi richiedono fino a 50 diversi passaggi per ottenere materiali di purezza accettabile. Un gruppo di ricercatori statunitensi dell’Università di Harvard propone un metodo per estrarre selettivamente le diverse terre rare sfruttando i batteri, o meglio il biofilm batterico depositato su un comune materiale filtrante. I batteri devono essere attivati mediante una soluzione moderatamente acida (pH 2,5), che deposita ioni H+ sulla loro membrana cellulare; dopo questo trattamento si comportano come resine scambiatrici, che catturano selettivamente alcuni ioni di terre rare, sostituendoli con ioni idrogeno. Gli ioni catturati possono essere estratti per lavaggio con una

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soluzione fortemente acida (pH 1,5); scegliendo opportunamente le specie batteriche e il livello di acidità delle soluzioni, è possibile ottenere la separazione delle diverse terre rare, che poi possono essere estratte dalle soluzioni con i normali processi metallurgici. La separazione batterica può essere vantaggiosamente applicata anche al recupero delle terre rare contenute nei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Nuovi impieghi della CO2

Ricercatori giapponesi propongono di impiegare la CO2 emessa dai grandi impianti di combustione trasformandola in ossido di carbonio, mediante gorgogliamento in bagno di sali fusi a base di ossido e cloruro di calcio. L’energia necessaria per la trasformazione viene fornita da un processo elettrolitico, dove l’anodo è costituito da ossidi di ittrio e zirconio; alla temperatura di 8001.000 °C, gli ioni carbonato formati nel bagno di sali fusi si decompongono formando ossido di carbonio, con una efficienza di oltre 88%. L’ossido di carbonio è un buon combustibile, che può produrre energia termica o elettrica, grazie al suo potere calorifico di 10,05 MJ/Kg. Un altro metodo per utilizzare la CO2 consiste nel pretrattamento dei materiali cellulosici, al fine di trasformarli in biocarburanti. Questo pretrattamento viene spesso condotto con liquidi ionici, che però sono tossici per i batteri che devono svolgere i successivi stadi di fermentazione; l’aggiunta di CO 2 alla fine del pretrattamento neutralizza l’alcalinità dei liquidi ionici, eliminando la necessità di stadi separati di purificazione della biomassa e dimezzando così i costi del pretrattamento.


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AMBIENTE LE AZIENDE CITATE

Aebi Schmidt Italia Srl Tel 0434.951711 E-mail asi@aebi-schmidt.com

Gramaglia Srl Tel 071.7108700 E-mail info@gramaglia.it

Politecnico di Torino - Dip. Energia Tel 011.0904557 E-mail eliodoro.chiavazzo@polito.it

ALS Italia Leochimica Srl Tel 0434.638200 E-mail info.zpp@alsglobal.com

Green Mantra Technologies Tel +1.519.5122015 E-mail info@greenmantra.com

Thearen Srl Tel 011.0655171 E-mail sales@thearen.com

APK - Aluminium und Kunststoffe Ag Tel +49.3461.794570 E-mail info@apk-ag.de

ISPRA Tel 06.50071 E-mail cn-rif@isprambiente.it

Vogelsang Italia Srl Tel 0373.970699 E-mail info@vogelsang-srl.it

Atlas Copco Italia Spa Tel 02.617991 E-mail info.ct@it.atlascopco.com

LSI Lastem Srl Tel 02.954141 E-mail info@lsi-lastem.it

Zöller-Kipper Gmbh Tel +49.6131.887240 E-mail h.barwig@zoeller-kipper.de

Cesaro Mac Import Srl Tel 0421.231101 E-mail cesaro@cesaromacimport.com

Macrotek Inc. Tel +1.905.4151799 E-mail info@macrotek.com

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HI-TECH AMBIENTE n.5 - Maggio 2018

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