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AMBIENTE

MENSILE - TECNOLOGIE AMBIENTALI PER L’INDUSTRIA E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE -

ANNO XXVII GIUGNO 2016

SPECIALE CARBOGENESI ACCELERATA

Energy Service Company

La carbonizzazione idrotermale a pagina 45 a pagina 29

NEI SITI INDUSTRIALI

LA GESTIONE DI ACQUE METEORICHE

a pagina 9

SPECIALE

a pag. 21

SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI

N5


SOMMARIO 5

PANORAMA

ENERGIA

L’obbligo di diagnosi energetica

APPROFONDIMENTI

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L’uso agronomico del digestato Le diverse tipologie, le materie prime ammesse, adempimenti e criteri per il suo impiego, tecniche di distribuzione e dosi consigliate

SPECIALE “ENERGY SERVICE COMPANY”

Le società di servizi energetici

DEPURAZIONE La gestione di acque meteoriche

MACCHINE & STRUMENTAZIONE

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In ambito civile: pretrattamenti, filtrazione, predisinfezione, chiariflocculazione, sedimentazione secondaria e filtrazione finale

I flottatori per reflui

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Le diverse tecniche di trattamento, le possibili applicazioni, le portate ammesse, l'efficienza del processo

Il Robox Energy WS85

LABORATORI

Il “saggio ecotossicologico”

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Adatto per l’analisi di reflui, acque, fanghi, sedimenti o altri campioni solidi, tra cui anche terreno e rifiuti

Il nuovo biossido di titanio

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La catalisi ossidativa indotta da radiazione luminosa applicata ai trattamenti di rimozione degli inquinanti

29

Materiale di partenza: scarti vegetali e biologici di attività agro-forestali, industriali e commerciali, nonché rifiuti organici urbani

Il riciclo dei rifiuti C&D

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Grazie al nuovo compressore a vite con magneti permanenti di Robuschi un depuratore ha raffinato la produzione d’aria del suo comparto ossidativo

RIFIUTI La carbonizzazione idrotermale

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Queste realtà finanziano gli interventi migliorativi dell'efficienza degli impianti del cliente, sgravandolo da qualsiasi costo

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Cosa impone la legge, sia in ambito nazionale che regionale, e quali sono i trattamenti necessari

Per ogni acqua il suo metodo

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Uno strumento non solo di verifica, ma anche di pianificazione sistematica del miglioramento continuo dell’eco-efficienza

SICUREZZA

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Il controllo della legionella

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Riunire, aggiornare e integrare in un unico testo tutte le procedure vigenti in materia, in base anche alle nuove conoscenze scientifiche

Sperimentazioni in situ di nuove soluzioni per ottimizzare il recupero dei materiali da costruzione

MARKET DIRECTORY

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ECOTECH

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SPECIALE “SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI”

21

BIOMASSE & BIOGAS Probios 95 in aiuto al biogas

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Testato l’impiego di questo formulato in digestione anaerobica alimentata a matrici vegetali e reflui lattiero caseari

Il vantaggio del biogas

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GLI INDIRIZZI DELLE AZIENDE CITATE SONO A PAG. 66 Hi-Tech Ambiente

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panorama meno diScarica e piu’ recupero

Rifiuti: settore in crescita i rifiuti non sono solo emergenza: imprese in crescita, investimenti e risultati che migliorano; mentre la spazzatura aumenta nonostante la crisi. La raccolta differenziata è ferma a -20% rispetto all'obiettivo di legge del 65%. diminuisce il ricorso alla discarica, dove ci finisce un rifiuto su tre di quelli prodotti dalle famiglie italiane; mentre aumentano il recupero di materia e il compostaggio. Questa la fotografia scattata dall'annual report Was-waste strategy 2015 “trasformazione dell'industria italiana del waste management” di althesys. per esempio, dal report emerge che la raccolta dell'organico è e-

splosa, superando la media generale di raccolta differenziata nelle nostre città: si raccolgono in maniera differenziata il 55% dei ri-

fiuti organici (5,7 mln di ton) con l'80% che viene trasformato in compost. e se si riuscisse a raccogliere il 72,5% dei rifiuti bio pro-

dotti dalle famiglie italiane, da qui al 2020 potrebbe svilupparsi una vera filiera di produzione del biometano. il rapporto indica benefici economici pari a oltre 1,3 mld di euro. althesys prospetta scenari di consolidamento del settore: la proiezione parla di quasi il 50% del settore in mano ai primi 20 operatori. La gestione dei cosiddetti rifiuti speciali sembra funzionare meglio di quanto non si creda: tra il 2008 e il 2013 il settore ha visto un aumento del recupero di materia di oltre il 10%, passando dal 61,3% al 71,9%, incrementando la cosiddetta economia circolare (un comparto con un fatturato di oltre 14 mld e più di 1.300 aziende). un approfondimento del report sui settori energia e alimentazione mostra, su un campione delle prime 10 aziende di ciascun settore, percentuali di recupero dei rifiuti tra il 75% e il 91%.

L'itaLia e’ iL 4° produttore

SiStema di certificazione

La C02 nell'UE

Biomasseplus al via

con la pubblicazione dell'edizione 2015 del “energy, transport and environment indicators”, l'eurostat fotografa la situazione degli Stati europei: il risultato è nel complesso soddisfacente, ma non mancano alcune ombre. per quanto riguarda i “gas serra”, le maggiori riduzioni nelle emissioni sono state ottenute dagli Stati baltici, ed in testa a tutti la Lettonia (-57,1%); mentre la media ue è del -17,9%. un altro osservato speciale è il “trasporto”, responsabile al secondo posto di tutti i gas serra prodotti in ue, e oltre i 2/3 di queste emissioni sono prodotte dal trasporto su gomma. Lo stato che ha incrementato maggiormente il trasporto su rotaia è l'austria (+3,2%); mentre la media ue è di +0,9% e il dato per l'italia è +0,8%. Quanto al trasporto merci sono sempre gli stati dell'est europa a mettere a segno il calo più significativo, in primis l’estonia (-26,8%); mentre la media ue è di -0,5% e il dato italiano è +2,6%. in materia di “riduzione dei consumi energetici” è la Lituania che ha fatto registrare il calo maggiore (-27,9%). Sul fronte “energie rinnovabili”, invece, con il 52,1%

il neo nato sistema di certificazione per legna da ardere, cippato e bricchette, denominato Biomasseplus, permette di garantire continuità della qualità del prodotto e sostenibilità del processo produttivo, aiutando la crescita e il consolidamento della professionalità degli operatori. Si tratta di un sistema in grado di contribuire a rendere il mercato più trasparente e gli operatori più qualificati, in una logica di sviluppo sostenibile, sotto il profilo sia economico che ambientale, con l'obiettivo di rendere per la prima volta o-

è la Svezia la nazione con la percentuale più alta di ecoenergia consumata, mentre la media ue è del 15%. in generale l'italia è tra i paesi ue che hanno ridotto meno le emissioni di co2 e si conferma tra i maggiori inquinatori dell'ue a 28, ma è tra i virtuosi sulla riduzione del consumo energetico (14,1%) e sull’impiego di energie rinnovabili (16,7%). aumenta l'offerta di trasporto merci su rotaia ma comunque al di sotto della media ue. Hi-Tech Ambiente

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perativo in italia uno standard di qualità, identificato da un marchio facilmente riconoscibile anche dai consumatori. Sostenibilità, tracciabilità e qualità sono, infatti, i tre cardini della nuova certificazione, nata dal lavoro congiunto tra l'associazione italiana energie agroforestali (aieL) e l'ente nazionale meccanizzazione agricola (enama). Lo schema di certificazione Biomassplus è volontario e applicato a produttori o distributori di biocombustibili legnosi che ne fanno richiesta.


imBaLLaggi in aLLuminio

energia da BiomaSSe SoLide

Al: riciclo al 70%

L'associazione EBS

il 2015 è stato un anno positivo, in tendenza con gli ultimi anni. e’ quanto emerge dai risultati di raccolta, recupero e riciclo degli imballaggi in alluminio in italia dell’ultimo anno. Sono state riciclate 46.500 ton di imballaggi in alluminio, pari al 69,9% dell’immesso sul mercato (66.500 ton). un risultato reso possibile grazie alla collaborazione dei cittadini e agli accordi sti-

pulati fra cial e gli enti locali di riferimento. ad oggi, sono infatti 6.607 i comuni italiani nei quali è attiva la raccolta differenziata degli imballaggi in alluminio (l’82% del totale) con il coinvolgimento di circa 52,6 mln di abitanti (l’88,5% della popolazione italiana). i numeri 2015 di cial: 203 imprese consorziate, 455 soggetti convenzionati, 224 piattaforme e 11 fonderie su tutto il territorio nazionale garantiscono raccolta, trattamento, riciclo e recupero dell’alluminio. La totalità dell’alluminio prodotto in italia proviene infatti dal riciclo. i trend confermano l’italia al primo posto in europa con oltre 895.000 ton di rottami riciclati (considerando non soltanto gli imballaggi).

@AMBIENTE ON-LINE@

Il Geoportale di Ispra il geoportale di ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), recentemente aggiornato con il supporto di esri

italia, contiene i dati sullo stato dell'ambiente in italia consultabili attraverso metadati inSpire o direttamente utilizzando la cartografia tematica ispra. il nuovo sito permette di effettuare ricerche selezionando una delle parole chiave dei metadati presenti o una delle categorie tematiche nelle quali sono stati classificati i metadati o, più semplicemente, sfogliando le cartelle di contenuti presenti nel catalogo. i visualizzatori tematici sono i seguenti: visualizzatore generale, consumo di suolo, carta della natura, inventario dei fenomeni franosi, servizio geologico d’italia.

www.geoportale.isprambiente.it

a meno di un anno dalla sua nascita, il comitato energia da Biomasse Solide consolida il suo percorso e diventa associazione. Scopo dell'associazione eBS è rappresentare, in maniera ancora più incisiva, un vero e proprio settore industriale che genera molteplici benefici per il sistema italia e che non è in competizione con il settore food. non solo da un punto di vista ambientale, grazie a sofisticati sistemi di controllo delle emissioni, assicurando la regolare manutenzione del patrimonio boschivo ed evitando combustioni incontrollate, ma anche da un punto di vista economico, soprattutto per il comparto agricolo, attraverso le produzioni agroenergetiche, la valorizzazione dei terreni marginali, l'impiego dei sottoprodotti e per tutto il settore della logistica

della biomassa. Le imprese del settore rappresentano, poi, un punto di riferimento per lo sviluppo di una tecnologia nazionale per la costruzione e la manutenzione di impianti energetici. inoltre, l'associazione avrà il compito di vigilare sulla tutela e sullo sviluppo di tutte le imprese e associazioni operanti nell’ambito della produzione di energia da fonti rinnovabili, dello studio e della ricerca relativa alle biomasse solide legnose e, soprattutto, della filiera industriale a essa collegata.

Sgravi fiScaLi

Il giardino anti-smog il verde urbano è un aiuto prezioso contro l’inquinamento atmosferico ed il caldo, e dato che parchi e viali alberati sono cosa rara in città, sta prendendo sempre più piede il cosiddetto “verde pensile”, ossia piccoli giardini e aiuole sui tetti delle abitazioni. ad oggi, il “roof garden” in italia ha raggiunto la superficie di verde aereo fino a 10 milioni di mq. il risparmio energetico è del 30%, la diminuzione delle polveri sottili raggiunge il 20% (anche grazie al lavoro incessante delle piante che aiutano il drenaggio delle acque piovane), l’aumento dell’umidità nell’aria si pone tra il 10 e il 20%. inoltre, i giardini pensili, che trattengono fino al 70-90% dell’acqua piovana, possono prevenire allagamenti, con un alleggerimento del carico sulla rete di canalizzazione delle acque bianche, rendendo percorribile la strada del riutilizzo delle acque piovane per usi irrigui; infine,

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l’insonorizzazione delle coperture permette una migliore protezione dal rumore. e’ molto recente l’introduzione da parte del ministero dell’ambiente di sgravi fiscali fino al 65% per chi sceglie il verde pensile, rendendo il green roof un intervento di riqualificazione energetica a pieno titolo. peraltro i giardini pensili, oltre a combattere lo smog urbano, incrementano il valore dell’immobile e sono una soluzione ottimale per risparmiare energia, e tutto ciò a fronte di costi contenuti: un metro quadro di giardino verde con piccole piante costa tra 100120 euro.


approfondimenti

L’uso agronomico del digestato DM 5046/2016

Le diverse tipologie, le materie prime ammesse, adempimenti e criteri per il suo impiego, tecniche di distribuzione e dosi consigliate 2^ parte

il digestato, cioè il materiale residuo dopo digestione anaerobica, è un argomento che in passato è stato molto dibattuto, con le posizioni contrapposte di chi lo considerava come un rifiuto e di chi lo riteneva un ottimo fertilizzante. La mancanza di una normativa chiara ha spesso costituito un freno all'autorizzazione di nuovi impianti di digestione anaerobica; mentre questa tecnologia costituisce la soluzione migliore per la gestione dei residui organici, in quanto ne consente la valorizzazione energetica. oggi il tema del digestato è trattato nel d.m. n.5046/2016, decreto che, dopo l’approvazione della conferenza Stato-regioni, è stato pubblicato sul Suppl. ord. n.9 alla g.u. n.90 del 18/4/2016.

da terreni in cui non sono consentite le colture alimentari - materiali da colture agrarie, in quantità massima del 30% in peso della carica complessiva - effluenti di allevamento - acque reflue - residui agroalimentari non contenenti sostanze pericolose - acque di vegetazione dei frantoi oleari e sanse umide - sottoprodotti di origine animale - materiali agricoli e forestali non adatti al consumo umano altre condizioni sono (art.24): - la certezza che il digestato sarà utilizzato a fini agronomici da parte del produttore o di terzi, dimostrabile anche in base all’esistenza di rapporti contrattuali tra il produttore del digestato e l’utilizzatore - il digestato deve essere utilizzato direttamente, senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale (ad esempio, operazioni di disidratazione, sedimentazione, chiarificazione, centrifugazione e essiccatura, filtrazione, separazione, ecc., e quelle finalizzate a migliorare l’efficienza e le caratteristiche nutritive ed ammendanti del digestato) - la conformità del digestato ai requisiti indicati nell’all. iX al presente d.m. e alle norme igieContinua a pag. 8

MATERIE PRIME AMMESSE

ai sensi dell’art. 22 del d.m., il digestato viene considerato un sottoprodotto e non un rifiuto, e quindi può essere destinato ad utilizzazione agronomica, a condizione che esso sia prodotto con una serie di materie prime, indicate nello stesso articolo, e cioè: - paglia, sfalci, potature e altri materiali agricolo-forestali naturali non pericolosi. e’ previsto però (art.23) il divieto di utilizzare il digestato prodotto con l’aggiunta di sfalci o altro materiale vegetale utilizzato per operazioni di messa in sicurezza o bonifica di siti contaminati, o provenienti Hi-Tech Ambiente

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Continua da pag. 7

L’uso agronomico del digestato nico-sanitarie e di tutela ambientale comunque applicabili. TIPI DI DIGESTATO

Lo stesso art.22 istituisce la distinzione tra “digestato agrozootecnico” (prodotto a partire da paglia, sfalci, potature, materiale agricolo da colture, materiale agricolo-forestale non destinato al consumo alimentare, effluenti di allevamento) e “digestato agroindustriale”, che può essere prodotto anche utilizzando acque reflue, residui agroalimentari (sottoprodotti di trasformazione del pomodoro, dell'uva e della frutta in genere, degli ortaggi, delle barbabietole da zucchero, del risone e degli altri cereali, dei semi oleosi), acque di vegetazione, sanse umide e sottoprodotti di origine animale, e per il quale sono previsti limiti di concentrazione per i metalli pesanti (all. iX, parte B). il digestato agrozootecnico deve avere: 20% minimo di sostanza organica, 0,4% massimo di fosforo totale, 1,5% massimo di azoto totale, nessuna presenza di Salmonella. in aggiunta ai limiti di cui sopra, il digestato agroindustriale deve rispettare una serie di limiti massimi di concentrazione per i metalli pesanti, come 140 mg/kg per il piombo, 1,5 mg/kg per il mercurio e altri limiti per cadmio, nichel, zinco, rame, e cromo esavalente. ADEMPIMENTI E CRITERI PER L’UTILIZZO

ai sensi dell’art.25, le imprese che producono o utilizzano il di-

gestato sono tenute e presentare all’autorità competente, secondo modalità analoghe a quelle per l’utilizzazione dei reflui, una comunicazione che deve contenere anche l’indicazione del tipo di digestato e delle matrici di ingresso (ossia le materie prime utilizzate per la sua produzione). in secondo luogo (art.26), l’uso agronomico del digestato deve avvenire nel rispetto del limite di azoto al campo di 170 kg per ettaro per anno in zone vulnerabili, o 340 kg/ettaro l’anno per le zone non vulnerabili, al raggiungimento dei quali concorre per la sola quota che proviene dagli effluenti di allevamento. Sono poi previste (art.29) una serie di limitazioni per l’utilizzo del digestato agroindustriale, relative soprattutto all’origine dei materiali, che devono provenire dalle

attività della stessa azienda agricola che gestisce l’impianto di digestione (o da aziende ad essa consorziate), e devono originare da un processo di produzione agricola o agroalimentare di cui costituiscono parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tali sostanze o materiali. TECNICHE DI DISTRIBUZIONE E DOSI DI APPLICAZIONE

Quanto alle modalità di utilizzazione del digestato, il d.m. stabilisce (art.34) che la frazione liquida del digestato uscente dalle operazioni di separazione solidoliquida deve essere destinata preferibilmente alla fertirrigazione. inoltre, (art.40) l’uso agronomico del digestato è vietato nella stagione autunno-inverno per un pe-

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riodo variabile da 90 a 120 giorni (di norma nei mesi da novembre a febbraio); è però lasciata la possibilità alle regioni di derogare in tutto o parzialmente tali divieti, per determinati tipi di ammendanti con tenori di azoto non superiori a una certa soglia, e per i letami bovini, ovocaprini e equini se utilizzati su determinati tipi di terreni. inoltre i liquami, il digestato ed i materiali assimilati non possono essere applicati entro 10 m dai corsi d'acqua, su terreni con pendenza media superiora al 10%, nei boschi, su terreni gelati, innevati, con falda acquifera affiorante, con frane in atto, saturi di acqua, in prossimità di strade e centri abitati, in orticoltura, su colture foraggere nelle 3 settimane precedenti la raccolta del foraggio o il pascolo degli animali.


DEPURAZIONE A C Q U A   -   A R I A   -   S U O L O

nei primi anni di questo secolo ci si è resi conto che le acque meteoriche di dilavamento delle aree urbane e industriali sono tutt’altro che pulite; anzi, le cosiddette “acque di prima pioggia” sono spesso più inquinate di quelle di scarico urbane e, in alcuni casi, anche di quelle industriali. il carico inquinante delle acque è la somma degli inquinanti presenti nell’aria (ossidi di zolfo e di azoto, idrocarburi, pulviscolo sospeso delle più diverse origini), e degli inquinanti presenti sui tetti e sul terreno (deiezioni animali, polvere stradale contenente residui di pneumatici e particelle derivanti dall’usura dei freni, residui di oli lubrificanti, prodotti di corrosione dei tubi di gronda, rifiuti vari indebitamente abbandonati, ecc.). in caso di precipitazioni improvvise di una certa entità si deve inoltre considerare l’”effetto sciacquone”, cioè il distacco e il trasporto dei sedimenti che si erano accumulati nei pozzetti e nelle condutture durante il precedente periodo asciutto. in generale, le acque reflue meteoriche di dilavamento che interessano superfici ad uso industriale, sulla base della loro qualità potrebbero essere suddivise in: - acque meteoriche non inquinate, ossia le acque che dilavano tetti di edifici adibiti ad uso uffici e/o magazzini privi di camini dedicati all’espulsione dei reflui gassosi, o parcheggi interni ad uso del personale - acque meteoriche moderatamente inquinate, cioè le acque che dilavano tetti di reparti produttivi con presenza di camini dedicati all’espulsione dei reflui gassosi, o aree interne con intenso flusso di automezzi - acque meteoriche inquinate, ossia le acque che dilavano aree scoperte dedicate al travaso di sostanze chimiche, zone di carico/scarico di materie prime, piazzali di lavaggio, aree dedicate alla manutenzione di veicoli, aree di deposito di rifiuti o di rottami. a pari condizioni saranno maggiormente inquinate le prime acque meteoriche (cosiddette acque

La gestione di acque meteoriche Nei siti industriali

cosa impone la legge, sia in ambito nazionale che regionale, e quali sono i trattamenti necessari

di prima pioggia) rispetto a quelle che seguono (acque di seconda pioggia) per il fatto che i potenziali inquinanti presenti sulle superfici sono dilavati dalle prime acque che cadono su di esse. da tutto quanto sopra si rileva che le acque di prima pioggia richiedono qualche forma di separazione e di trattamento; il riconoscimento di questo problema ha portato ad emanare una nor-

mativa che, come accade quando si incrociano competenze di diversi enti, spesso non è di facile comprensione. NORME STATALI E NORME REGIONALI

il principale atto normativo in materia di gestione e smaltimento di acque reflue è, come per numerosi altri aspetti ambientali, il

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d.Lgs 152/2006 (testo unico ambientale). in particolare la disciplina delle acque è trattata alla Sezione ii della parte terza; all’art.74 sono definite le varie tipologie di acque reflue. nell’insieme delle definizioni di cui all’art.74 non vi è una precisa definizione delle acque meteoriche, che sono invece Continua a pag. 10


Continua da pag. 9

La gestione di acque meteoriche richiamate all’art.113, dedicato alle “acque meteoriche di dilavamento” e alle “acque di prima pioggia”, dove si specifica quanto segue: - ai fini della prevenzione di rischi idraulici e ambientali, le regioni, previo parere del ministero dell’ambiente, disciplinano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate, ed i casi in cui è richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione; - le regioni disciplinano altresì i casi in cui può essere richiesto che le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione per particolari casi nei quali, in relazione alle attività svolte, vi sia il rischio di dilavamento dalle superfici impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici È comunque vietato lo scarico di acque meteoriche nelle acque sotterranee ed inoltre, le acque meteoriche non disciplinate ai sensi del comma 1 (punto a) non sono soggette a vincoli o prescrizioni. L’art.113 restringe quindi il campo di interesse alle “acque meteoriche di dilavamento”, ossia acque meteoriche che dopo aver dilavato superfici (coperte o impermeabilizzate) si riversano in differenti corpi recettori (escluse le acque sotterranee). La normativa nazionale demanda alle singole regioni la regolamentazione specifica delle acque meteoriche di dilavamento, con specifico riferimento alla “regolamentazione delle forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate”, e la possibilità di sottoporle “a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione”. Lo stesso articolo 113 riporta poi la prescrizione a quanto precedentemente già visto. per l’analisi del concetto di “ac-

que di prima pioggia” si deve quindi fare riferimento alla normativa regionale e peraltro, la prima legge che aveva affrontato l’argomento delle acque meteoriche in modo esplicito fu la Legge regionale della Lombardia n.62/1985, relativa alla “normativa sugli insediamenti civili delle pubbliche fognature e tutela delle acque sotterranee dell’inquinamento”, dove per la prima volta comparve la definizione di “acque di prima pioggia”.

Questo provvedimento stabiliva che lo scarico di acque di dilavamento proveniente da una lista di attività considerate particolarmente inquinanti dovesse essere autorizzato, e che tale scarico dovesse di norma avvenire dopo un trattamento semplificato di depurazione, da studiare caso per caso. Le attività sulla “lista nera” sono le industrie chimiche e petrolifere, la produzione di carta e cartone, il trattamento dei metalli, la

LA NORMATIVA IN MATERIA in italia la normativa che riguarda il disinquinamento delle acque reflue è incentrata sul d.Lgl 152/2006, che all’art. 113, demanda alle regioni le forme di controllo, le prescrizioni, gli iter autorizzativi per lo scarico delle acque meteoriche, nonché il tipo di trattamento da effettuare su tali acque in relazione alle attività svolte ed al rischio “di dilavamento da superfici impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obbiettivi di qualità dei corpi idrici”. per l’intero territorio europeo il dimensionamento dei sistemi di depurazione delle acque di prima pioggia viene effettuato nel rispetto delle disposizioni dettate dalla normativa tedesca din 1999 e quindi del-

la traduzione in norma europea attraverso il cen. trattasi della normativa europea uni 858 suddivisa in parte 1:2002 e parte 2:2003. Sul territorio italiano, una regione che per motivi geologici e ragioni storiche è più di altre estremamente sensibile ed attenta al corretto utilizzo, conservazione e valorizzazione delle risorse idriche, è la puglia. a tutela delle proprie acque, infatti, nel dicembre 2013 l’ente regionale ha adottato un regolamento (26/2013) tra i più restrittivi e meticolosi d’italia.

concia delle pelli, i depositi di rifiuti, e tutte le attività legate all’automobile: produzione di pneumatici, autofficine, carrozzerie, autolavaggi, distributori di carburante, depositi di mezzi di trasporto pubblico. una lista analoga a quella della regione Lombardia è stata successivamente adottata dall’emilia romagna e dalla toscana. La normativa regionale più dettagliata è quella della regione toscana, che dapprima ha provveduto (con la Legge regionale n.20/2006) a stabilire una serie di definizioni, e con un successivo provvedimento del 2008, a regolamentare i singoli casi. per dare un’idea della complessità della materia, è opportuno richiamare le definizioni date dalla legge regionale toscana, la quale definisce anzitutto le acque meteoriche dilavanti (amd), che sono genericamente tutte quelle che derivano da precipitazione atmosferiche. a loro volta queste si distinguono in: - acque meteoriche dilavanti contaminate (amc), ossia quelle che derivano dalla pioggia che cade su aree industriali dove si svolgono attività inquinanti (la lista è sostanzialmente quella della regione Lombardia), più le acque meteoriche di prima pioggia (ampp); queste ultime sono definite come quelle corrispondenti ai primi 5 minuti di precipitazioni - acque meteoriche dilavanti non contaminate (amdnc), cioè le Continua a pag. 12

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La gestione di acque meteoriche acque che provengono da tetti, tettoie, strade e piazzali non interessati da attività produttive, più quelle provenienti da aree industriali non comprese nella lista sopra citata per quanto riguarda la disciplina degli scarichi, la regione toscana consente lo scarico in pubblica fognatura e senza autorizzazione delle acque di prima pioggia (ampp) derivanti da aree pubbliche; mentre lo scarico in fognatura di quelle che derivano da aree private (siano esse inquinanti o meno) deve essere autorizzato dalle aato. Lo scarico di acque meteoriche dilavanti contaminate (amc) deve sempre essere autorizzato; particolari disposizioni sono emanate per le acque provenienti da aree di cava, cantieri e impianti di lavorazione di inerti. alcune regioni (tra le quali Lombardia, puglia e veneto) hanno iniziato a regolamentare anche le acque di “seconda pioggia”, ma solo nel caso che queste provengano dalle aree dove si svolgono attività inquinanti. il volume di acqua da trattare viene definito caso per caso dall’autorità competente; mentre le acque di prima pioggia dovranno andare (dopo opportuno trattamento) in pubblica fognatura, la destinazione delle acque di seconda pioggia dovrebbe essere un corpo idrico superficiale, senza che sia necessario un trattamento (eccetto che provengano da attività considerate inquinanti). un’altra importante differenza si ha sul profilo autorizzativo: mentre lo scarico delle acque di prima pioggia provenienti da aree industriali deve normalmente essere autorizzato, quello delle acque di seconda pioggia è soggetto ad autorizzazione solo in casi particolari.

tare ristagni - elementi di convogliamento, cioè le tubazioni in cui scaricano gli elementi di raccolta, e che devono avere la capacità adeguata a trasferire le acque verso gli elementi di recapito - elementi di recapito, ed in altre

parole vasche per l’accumulo delle acque di prima pioggia, di cui una deve essere obbligatoriamente presente, con capacità di 50 mc per ogni ettaro di area servita dall’impianto. L’ente che rilascia le autorizzazioni può richiedere la presenza di vasche supplemen-

QUALI TRATTAMENTI?

nella progettazione di un nuovo insediamento industriale devono essere individuate le modalità di raccolta, trasferimento e recapito delle acque meteoriche. in pratica, il sistema di drenaggio può essere suddiviso in: - elementi di raccolta, ossia gronde, caditoie e pozzetti, dimensionati e posizionati in modo da eviHi-Tech Ambiente

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tari, in caso si prevedano picchi di pioggia che eccedano la capacità della vasca di prima pioggia. Le vasche di prima pioggia devono essere costruite in modo tale che, una volta piene, le eventuali nuove acque meteoriche in arrivo siano dirottate su un altro percorso e non si miscelino con l’acqua in vasca. Le vasche di prima pioggia non possono essere svuotate in fognatura o nel depuratore prima che siano trascorse 24 ore dalla fine della pioggia. gli elementi di recapito svolgono di solito anche la funzione depuratrice, secondo diverse soluzioni tecnologiche. nei casi più semplici, quando non si prevede presenza di inquinanti, è sufficiente una vasca di accumulo, dotata di sfioratore e di elettropompa per il successivo svuotamento. Se si prevede il trascinamento di sabbie e materiali oleosi è necessario installare vasche a più camere, dotate di sistema di decantazione e camera di raccolta dei materiali oleosi; questi ultimi, se presenti in notevole quantità, possono essere rimossi in modo automatico. Sistemi più complessi, adatti al trattamento di acque di prima pioggia provenienti da aree industriali e da impianti di trattamento di rifiuti, prevedono l’aggiunta di flocculanti e polielettroliti, e la successiva decantazione. un problema particolare è posto dalle acque di prima pioggia provenienti da aree ad intensa frequentazione di pubblico, come piazzali di centri commerciali, fast food, stazioni di servizio autostradali e simili. in questi casi le acque di prima pioggia trascinano un rilevante quantitativo di solidi grossolani, come cartacce, pacchetti di sigarette, lattine vuote, sacchetti e altri rifiuti della più varia natura, che possono mettere in crisi i tradizionali sistemi di grigliatura. dal punto di vista costruttivo, una tipica vasca di prima pioggia è costituita da: - pozzetto selezionatore, destinato a raccogliere i contaminanti grossolani - vasca di accumulo, nella quale vengono inviate le acque che sfiorano dal pozzetto selezionatore, e peraltro questa sezione svolge anche la funzione di dissabbiatore, e deve quindi essere facilmente accessibile per effettuare la pulizia periodica - sistema di controllo, costituito


depureco

Dal DepOil al DepOfil

da: sonda di segnalazione pioggia, posta all’ingresso del pozzetto selezionatore, che segnala l’inizio della precipitazione, aprendo la valvola di ingresso, e la fine della precipitazione, dando il comando di svuotamento alla pompa; valvola antiriflusso, che blocca l’ingresso di nuove immissioni quando la vasca di accumulo è piena, in modo da evitare la miscelazione delle acque di seconda pioggia (meno inquinate) con quelle di prima pioggia; elettropompa sommersa, posta all’interno della vasca di accumulo, sopraelevata rispetto al fondo per evitare l’afflusso di sabbie nell’aspirazione (con conseguente usura della girante per abrasione); quadro elettrico di comando e controllo. in caso sia prevista la presenza di idrocarburi o sostanze oleose, sulla tubazione di uscita viene installato un disoleatore, generalmente del tipo a coalescenza. Se l'apporto di sostanze oleose è no-

tevole, la separazione di queste può essere realizzata per flottazione; in questi casi viene predisposto un sistema di recupero per gli idrocarburi separati, in modo da ridurre i costi di smaltimento. un particolare problema di trattamento è posto dalle strade molto trafficate e dalle aree di parcheggio, dove le acque di prima pioggia contengono inquinanti nocivi come idrocarburi policiclici aromatici (ipa) provenienti dagli scarichi delle auto, metalli pesanti (provenienti dalla corrosione delle auto e dal materiale di attrito dei freni), residui di sfregamento dei pneumatici. tutti questi inquinanti possono essere efficacemente degradati mediante speciali canalette filtranti, contenenti un materiale assorbente a base di matrici organiche (che favoriscono la crescita di microorganismi biodegradatori) e zeoliti, che trattengono i metalli pesanti mediante scambio ionico.

nell’ambito del trattamento delle acque meteoriche la depureco ha sviluppato prodotti semplici, affidabili e dai minimi costi di gestione e manutenzione, frutto di un’esperienza di oltre 40 anni sul campo e di una struttura organizzativa che dispone di tecnici e professionisti per la progettazione, ricerca, sviluppo e sperimentazione di prototipi, oltre che di chimici per il controllo e le analisi di laboratorio, squadre di addetti alla manutenzione degli impianti ed una rete di consulenti e collaboratori esterni per la soluzione di qualunque problematica tecnica o amministrativa. La linea principale di prodotti proposta da depureco per il trattamento delle acque meteoriche è depoil pc: un’unica vasca monoblocco in c.a. carrabile marcata ce ed a norma uni 858 nella quale, grazie ad una particolare geometria ed alle forze aggregatrici dovute al moto ciclonico innescato dal flusso tangenziale, è possibile trattare in continuo e depurare le acque ricadenti nella gran parte dei piazzali dove transitano automezzi che possono rilasciare sostanze inquinanti. i vantaggi di questa soluzione sono molteplici: unica vasca per dissabbiatura e disoleazione, minori costi e tempi di realizza-

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zione, minori scavi e opere edili, costi di gestione minimi per assenza di apparecchiature elettriche e di filtri o parti meccaniche da sostituire, costi energetici nulli e minimo impatto ambientale, prodotto certificato come impianto e non come semplice manufatto in calcestruzzo. nel caso in cui i regolamenti regionali locali o le particolari attività svolte dal cliente richiedano un trattamento cosiddetto “separato” delle prime piogge (normalmente i primi 5 mm di acqua più inquinata) dalle seconde piogge, depureco offre la soluzione compatta depoil tS, che prevede in un’unica vasca la separazione e successivo trattamento ritardato nelle 48 ore dei primi 5 mm di acque di prima pioggia mediante pacchi a coalescenza. nel caso di sostanze maggiormente aggressive, esistono sistemi più complessi come il depofil pc, una soluzione compatta che prevede il trattamento delle prime piogge mediante filtri a carboni attivi, o come il depureco Serie 1000, sistema di depurazione monoblocco a flocculazione elettrolitica (quindi senza utilizzo di prodotti chimici) che garantisce non solo la qualità dell’acqua trattata ma anche il riutilizzo ciclico della stessa.


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Il reattore esterno

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(EP patent)

innovativo sistema di ossigenazione/ossidazione avanzata ad aria/o2 puro/o3 per trattamenti biologici e/o chimici ormai da due anni la ciem impianti applica con successo il sistema eoX per ossigenare ed ossidare in modo avanzato (con aria, ossigeno puro, ozono), grazie agli effetti di cavitazione innescati nell’ eoX, acque reflue di diversa origine in trattamenti chimico-fisici e/o in vasche biologiche (associato od in alternativa ai sistemi convenzionali) riducendo i costi di manutenzione ed energetici, incrementando le performance di impianti civili, industriali e zootecnici. DETTAGLI TECNICI

il processo di trattamento BioLogico o cHimico si svolge all’interno della vasca/serbatoio Reattori EOX trattamento reflui industriali

Reattori EOX trattamento liquami zootecnici

di processo/reazione che viene mantenuta ossigenata/ossidata grazie al reattore modulare esterno eoX. una pompa centrifuga aspira il refluo dal fondo della vasca e lo distribuisce sotto pressione tramite un collettore di mandata, nel reattore di ossigenazione. all’interno del reattore eoX di ossigenazione, è installato un circuito idraulico di “iniezione” aria/acqua per un “completo” trasferimento dell’ossigeno nel refluo. il circuito può essere sovralimentato con una soffiante od alimentato indifferentemente e contemporaneamente con miscele di aria e/o o2 e/o o3 al fine di ottimizzare i consumi energetici o di aumentare le prestazioni di tratta-

mento. La miscela ossigenata nel reattore eoX viene immessa, tramite tubazione di impulsione, in uno o più punti sul fondo della vasca di trattamento dove è istantaneamente distribuita e miscelata nel volume liquido in essa contenuto. CARATTERISTICHE DELL’OSSIGENAZIONE

all’interno del reattore di ossigenazione, grazie alla strutturazione impiantistica ed alle particolari condizioni di lavoro basate sull’effetto venturi, il refluo da trattare si espande e si polverizza (dimensioni delle particelle da 6 a 20 μm), miscelandosi intimamente, in regime turbolento, con l'aria

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aspirata per effetto dell'espansione stessa. ne consegue che l'ossigeno, a contatto per lungo tempo (nel reattore e sul fondo della vasca) con le particelle di refluo in "polvere" ed in stato di forte agitazione cinetica, si discioglie nelle particelle stesse in maniera più intensa ed efficiente in quanto le superfici ed i film di interfaccia ossigeno-refluo sono notevolmente estese (dell'ordine da 3.000 a 10.000 cm2/gr d'acqua in funzione della pressione di lavoro) e di spessore molto ridotto, in continuo ricambio per l'agitazione cinetica (turbolenza) in essere. La forte turbolenza, oltre ad incrementare le efficienze di trasferimento, genera fenomeni di cavitazione con associati ultrasuoni in


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Realizziamo sedimentatori a pacchi lamellari, sia ortogonali che cilindrici, per tutti i processi di decantazione, flottazione e da oggi per sedimentazione e flottazione combinata per reflui che richiedono una separazione di entrambe le fasi. Di seguito le nostre ultime realizzazioni. PACCHI LAMELLARI CIRCOLARI PER IL POTENZIAMENTO DI DISSABBIATURA ESISTENTE PER ACQUE DI LAVAGGIO ORTAGGI.

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SEDIMENTATORE SECONDARIO CIRCOLARE CON RASCHIATORE PER ISPESSIMENTO FANGHI PER IMPIANTO DI TRATTAMENTO BIOLOGICO DA REFLUI DI TINTORIA

grado di aumentare le capacità ossidative e di craking molecolare del refluo (miglioramento rapporto cod/Bod) migliorando così le performance complessive di trattamento. L'ossigeno disciolto nel refluo in tali condizioni ossida completamente le sostanze inorganiche riducenti eventualmente presenti (solfiti, solfuri, ecc., con abbattimento della tossicità per la biomassa, misurata in equitox, fino al 99%) ed innesca un processo di bio-ossidazione dell’azoto e delle sostanze organiche, incluse, almeno in parte per effetto della cavitazione, quelle refrattarie ai trattamenti biologici tradizionali. VANTAGGI DEL REATTORE EOX

un impianto di trattamento strutturato con il sistema di ossigenazione esterna ciem impianti, offre i seguenti vantaggi: - Risparmio  energetico  per  vasche biologiche grazie all’elevata

efficienza del trasferimento dell’ossigeno fino al 50% rispetto ad aeratori meccanici superficiali, fino al 35% rispetto ad aeratori meccanici di fondo e fino al 25% con sistemi sommersi a bolle fini

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- NO  svuotamento vasche per manutenzione straordinaria - minima  manutenzione ordinaria (2-4 ore), programmabile ogni 3-6 mesi senza fermo impianto e perdita di efficienza del sistema

Diagramma di flusso del sistema di ossigenazione esterno EOX

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- nessun ricambio a medio/lungo termine (minimo 10 anni) della componentistica del reattore di ossigenazione - indipendenza delle funzioni di ossigenazione e miscelazione - riduzione della produzione dei fanghi di supero fino al 30% - elasticità e flessibilità del trattamento poiché il sistema può assorbire ampie variazioni del carico inquinante in ingresso ottimizzandone performance e consumi energetici - elevate  prestazioni di trattamento su reflui ad alto carico organico, azotato e sostanze biorefrattarie - nessuna  turbolenza superficiale con eliminazione di odori ed aerosol - rapidi e minimi interventi per revamping di impianti esistenti - il  sistema  EOX  è  utilizzabile anche con ossigeno puro o aria arricchita (o2, o3), ed anche in sistemi di ossigenazione chimicofisica avanzata aop (advanced oxidation process).


Per ogni acqua il suo metodo Trattamenti primari

in ambito civile: pretrattamenti, filtrazione, predisinfezione, chiariflocculazione, sedimentazione secondaria e filtrazione finale 2a parte

con la denominazione “trattamenti primari” si intendono di solito i trattamenti a cui l’acqua viene sottoposta all’inizio dei diversi processi che porteranno alla fine ad ottenere l’acqua potabile che viene immessa nella rete di distribuzione. Questi trattamenti si differenziano secondo la provenienza dell’acqua: da corpi idrici superficiali o da falde sotterranee. ACQUE SUPERFICIALI

Si definiscono “acque superficiali” quelle provenienti da laghi, bacini, fiumi e altri corsi d’acqua. Queste acque sono di solito più o meno contaminate, con presenza di solidi sospesi, sostanze organiche, microinquinanti di origine antropica e carica batterica spesso elevata. La normativa attuale (d.Lgs 152/06, art. 80 e all. 2 alla parte iii) distingue le acque superficiali desti-

nate alla potabilizzazione in 3 categorie: a1, a2, a3, in ordine di inquinamento crescente. per ognuna di queste categorie vengono stabiliti i trattamenti di potabilizzazione, secondo il seguente schema: cat. a1 - trattamento fisico semplice + disinfezione; cat. a2 - trattamento fisico chimico normale + disinfezione; cat. a3 - trattamento fisico-chimico spinto + affinamento + disinfezione. va rilevato, tuttavia, che gli schemi di trattamento possono essere molto diversi in dipendenza della qualità dell’acqua da potabilizzare. SISTEMI DI PRETRATTAMENTO

Sono costituiti di solito da uno stadio di equalizzazione, seguito da una combinazione di trattamenti fisici semplici, come grigliatura, stacciatura, sedimentazione primaria e filtrazione. La grigliatura ha lo scopo di trattenere i solidi grossolani, come rami,

foglie, stracci, frammenti di plastica, ghiaia fine; nel caso di acque molto pulite può costituire l’unico trattamento (oltre alla disinfezione, che è sempre necessaria). La stacciatura può precedere la sedimentazione primaria o essere usata in sostituzione di questa; consiste nel far passare l’acqua attraverso una maglia metallica molto fine, montata su un cilindro rotante parzialmente immerso. L’acqua passa dall’interno attraverso la rete e va ai successivi trattamenti, mentre i solidi trattenuti dalla rete vengono staccati per azione di getti d’acqua e allontanati. La sedimentazione primaria (o dissabbiatura) ha lo scopo di rimuovere le particelle solidi fini, con diametro superiore a 0,2 mm, prevalentemente di natura inorganica (sabbia, terriccio, limo). viene realizzata facendo fluire lentamente l’acqua entro apposite vasche, che possono essere rettangolari o circolari; il flusso deve essere di tipo

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laminare, cioè senza vortici e turbolenze, e il tempo di permanenza va di solito da 4 a 8 ore. FILTRAZIONE

La filtrazione ha lo scopo di eliminare i solidi sospesi non sedimentabili, e consiste nel far passare l’acqua attraverso un letto di materiale inerte a grana fine, come sabbia fine quarzosa, appoggiato su uno strato drenante di ghiaia. Se è necessaria la rimozione degli ossidi di ferro e di manganese, la sabbia può essere additivata con biossido di manganese. i filtri più perfezionati sono quelli ”dual media”, che contengono anche materiali a diverso peso specifico: lo strato superiore di granuli di antracite è formato da particelle più grossolane, ed ha la funzione di prefiltro, cioè di evitare il rapido intasamento dei primi strati di sabbia. dopo 36-48 ore i filtri cominciano a intasarsi e devono essere rigenerati mediante


controlavaggio, pompando acqua e aria dal basso verso l’alto in modo da far espandere il letto e rimuovere le impurità trattenute; dopo il controlavaggio i diversi strati decantano con velocità diversa secondo il loro peso, ricostituendo la struttura del filtro. Questi filtri sono efficaci contro le particelle fini, le microalghe, i parassiti e buona parte dei batteri, ma hanno scarsa efficacia contro le spore di microorganismi come giardia intestinalis e cryptosporidium parvum; per questi è necessaria la microfiltrazione su membrana, che consente di ridurre notevolmente il dosaggio di cloro o altri ossidanti nella fase finale di disinfezione. PRE-DISINFEZIONE

La presenza di uno stadio di disinfezione a monte della filtrazione riduce la carica batterica sui filtri e la crescita delle alghe, migliorando il sapore e l’odore. inoltre, consente di controllare meglio il successivo stadio di flocculazione, riducendo i consumi di reagenti. come disinfettanti si usano il cloro (ad alte concentrazioni e per tempi brevi), il biossido di cloro o l’ozono; que-

cessivamente formano particelle fioccose dei rispettivi idrossidi, che trattengono i colloidi entro di esse. Lo stadio di flocculazione consiste nell’ingrossamento delle particelle, fino ad ottenerle in forma sedimentabile; a questo scopo si aggiungono sostanze di sintesi, aventi grosse molecole elettricamente cariche (polielettroliti), e si mantiene l’acqua in lenta agitazione per circa 20 minuti. SEDIMENTAZIONE SECONDARIA E FILTRAZIONE FINALE

st’ultimo è più efficace nella distruzione di microinquinanti organici, come fitofarmaci, detersivi e derivati fenolici. per di più, l’ozono ossida gli ioni ferro e manganese, facilitando l’eliminazione di questi nel successivo stadio di filtrazione. CHIARIFLOCCULAZIONE

con questo trattamento si eliminano: i solidi sedimentabili finissmi (che richiederebbero tempi di decantazione molto lunghi o bacini di

grandi dimensioni), i solidi sospesi non sedimentabili di natura colloidale (ivi compresa la silice) ed in genere tutte le particelle che causano torbidità e riducono l’efficacia della disinfezione finale. il processo di chiariflocculazione avviene in due stadi: coagulazione e flocculazione. La coagulazione si compie aggiungendo all’acqua dei sali di ferro o di alluminio, che liberano ioni con elevata carica positiva; questi ioni attraggono le sostanze colloidali, che hanno carica negativa, e suc-

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al termine della flocculazione, l’acqua viene inviata alla sedimentazione secondaria, in apparecchiature del tutto analoghe a quelle già descritte per lo stadio di sedimentazione primaria della fase di pretrattamento. infine, la filtrazione finale su sabbia quarzosa o su antracite + sabbia completa l’eliminazione dei fiocchi e degli agenti patogeni che hanno superato la fase di sedimentazione secondaria. Continua a pag. 18


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Per ogni acqua il suo metodo ACQUE SOTTERRANEE

L’estrazione di acqua dal sottosuolo mediante pozzi è da sempre considerata una implicita garanzia di purezza e di idoneità al consumo, perché il passaggio attraverso il terreno riduce la carica batterica ed il materiale organico in sospensione. per questo motivo si tende a preferire come fonte di acqua potabile le acque di falda o di sorgente: in italia l’85% dell’acqua potabile proviene dal sottosuolo, e precisamente il 48% da falde sotterranee e il 37% da sorgenti. il restante 15% è invece ottenuto da acque superficiali. i trattamenti richiesti per la potabilizzazione delle acque sotterranee sono in genere più semplici rispetto a quelli occorrenti per le acque superficiali: un tempo si riteneva sufficiente una semplice vasca di decantazione, a valle della quale l’acqua veniva direttamente immessa nella rete. La sempre mag-

giore diffusione di sostanze inquinanti nel terreno, e l’emanazione di normative più restrittive circa la quantità delle acque da destinare al consumo umano, comportano ormai la necessità di trattare anche le acque sotterranee per renderle po-

tabili, ossia conformi ai requisiti fissati dal d.Lgs 31/2001 (di attuazione della direttiva 98/83/ce). attualmente, il 75% delle acque sotterranee destinate ad uso potabile subisce una qualche forma di trattamento: nel 60% dei casi ci si limita alla disinfezione, mentre il 15% viene sottoposto a trattamenti chimico-fisici più o meno complessi. SCHEMI DI TRATTAMENTO

nella maggior parte dei casi, quando le acque sotterranee sono già idonee al consumo umano per quanto riguarda i parametri chimici, ci si limita alla disinfezione. Lo scopo della disinfezione non è l’abbattimento della carica batterica dell’acqua in uscita dai pozzi (in genere la carica batterica è assente o minima); aggiungendo cloro, biossido di cloro od ozono si cerca piuttosto di prevenire la crescita batterica lungo la rete di distribuzione. per rimuovere microinquinanti, come tracce di idrocarburi, solventi clorurati e disturbatori endocrini, è abbastanza frequente il passaggio dell’acqua su carbone attivo granulare (gac). Questo trattamento, quando viene eseguito a monte della disinfezione con cloro, risulta inoltre efficace nel ridurre la formazione di trialometani, che vengono prodotti per reazione del cloro con sostanze organiche naturali di origine vegetale, quasi sempre presenti nelle acque. Quando sono presenti ferro e manganese in Hi-Tech Ambiente

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quantità superiori ai limiti, si utilizzano i trattamenti di ossidazione, che possono essere realizzati con aria, con ossigeno puro, con agenti chimici, o infine per via biologica. gli ioni ferro e del manganese vengono trasformati in composti insolubili, e possono essere rimossi per successivo passaggio attraverso filtri a sabbia. anche l’arsenico può essere rimosso con trattamenti di ossidazione, seguiti da precipitazione con sali di ferro e alluminio, e da filtrazione per rimuovere il precipitato. L’arsenico può essere anche eliminato per passaggio su materiali adsorbenti (allumina attiva o ossido ferrico granulare), oppure con resine a scambio ionico. L’ossidazione biologica su biofiltri è utile per eliminare l’ammoniaca ed il metano; questi contaminanti gassosi vengono però più efficacemente eliminati per strippaggio o aerazione sull’acqua in cascata. il trattamento di strippaggio è utile anche per la rimozione di tracce di idrogeno solforato. infine, la filiera di trattamento più complessa può arrivare a prevedere più stadi di ossidazione, intervallati da flocculazione e trattamento su filtri biologici. La flocculazione non è frequente, dal momento che difficilmente le acque sotterranee presentano significativi valori di torbidità; risulta però utile per rimuovere i microinquinanti e le sostanze organiche che darebbero poi origine a trialometani nel passaggio finale di disinfezione con cloro.


La flottazione è un sistema di separazione tra un solido e un liquido, o tra due liquidi non miscibili tra loro, che consiste nell’accelerare la risalita in superficie di sostanze estranee finemente disperse presenti nell’acqua, mediante piccolissime bolle d’aria. Le bollicine aderiscono alle sostanze estranee e le trascinano in superficie, da dove vengono aspirate o raccolte per sfioratura. originariamente la flottazione è stata applicata nell’industria mineraria, allo scopo di ottenere l’arricchimento di minerali metallici; successivamente, ha trovato applicazione per la separazione di altri minerali (zolfo, talco, fosfati, carbone, ecc.) dalle terre di scarto, per la disinchiostrazione della carta stampata destinata al riciclo e, soprattutto, nella separazione di oli e grassi dalle acque reflue sia domestiche che industriali. esistono diversi tipi di flottazione: flottazione naturale (mediante diffusori posti al fondo della vasca di flottazione), flottazione ad aria disciolta (spesso indicata con daf - dissolved air flotation) o a gas disciolto, flottazione indotta, flottazione con schiuma, elettroflottazione (nella quale i gas idrogeno e ossigeno vengono sviluppati per elettrolisi dell'acqua). nel settore della depurazione dei reflui, la tecnologia maggiormente utilizzata è la flottazione ad aria disciolta, che viene impiegata sia per la separazione di oli e grassi, che per la rimozione finale dei solidi sospesi a valle dei trattamenti chimici, in sostituzione del chiarificatore. infatti, in molti casi la sedimentazione per gravità non risulta efficace, o perché le sostanze da rimuovere sono più leggere dell’acqua, o perché nel refluo sono presenti tensioattivi che ostacolano l’aggregazione delle particelle.

I flottatori per reflui Nel settore della depurazione

Le diverse tecniche di trattamento, le possibili applicazioni, le portate ammesse, l'efficienza del processo nella parte alta della vasca è posto un sistema mobile dotato di raschiatore a nastro o di cucchiaio raccoglitore, che convoglia i fanghi flottati alla sezione di trattamento; i fanghi pesanti, che si raccolgono al fondo della vasca, vengono rimossi con un sistema di raschiatura di fondo. rispetto alla flottazione naturale, la flottazione ad aria disciolta risulta più efficiente perchè le bolle sono più piccole, cioè la superficie totale delle bolle è maggiore (a parità di volume d'aria). poichè l'adesione dei contaminanti alle bolle è un fenomeno superficiale, più la superficie è elevata, maggiore è l'efficienza del processo. di solito le unità di flottazione ad a-

FLOTTAZIONE AD ARIA DISCIOLTA

il refluo in arrivo viene opportunamente condizionato mediante trattamenti di regolazione del pH e di coagulazione/flocculazione, quindi pompato (in tutto o in parte) in un serbatoio di pressurizzazione, dove si satura con aria a pressione intorno a 5 bar. passando nella parte inferiore della vasca di flottazione, il refluo viene lasciato espandere attraverso una valvola flash, in modo che l’aria disciolta ritorni allo stato gassoso; le microbolle, muovendosi verso l’alto, trascinano i fiocchi di fango e le altre particelle disperse.

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I flottatori per reflui ria disciolta hanno forma circolare, con immissione dell’aria lungo l’asse centrale; la quantità di aria occorrente è circa 0,03 kg per ogni kg di solidi secchi rimossi. Le portate di liquido da trattare sono normalmente comprese tra 2 e 5 mc/ora per ogni mq di superficie della vasca, e le dimensioni possono raggiungere i 20 m di diametro. ELETTROFLOTTAZIONE

L'elettroflottazione crea i gas (idrogeno e ossigeno) mediante elettrolisi dell'acqua, compiuta mediante elettrodi di ferro e alluminio posti al fondo della vasca di flottazione. contemporaneamente, i fenomeni di dissoluzione degli elettrodi inviano in soluzione ioni di ferro e di alluminio, che agiscono da coagulanti; per cui il processo non richiede aggiunte di reattivi chimici.

inoltre, le bolle di idrogeno e ossigeno che si sviluppano sugli elettrodi sono molto piccole, per cui il processo risulta ancora più efficiente di quello ad aria disciolta. APPLICAZIONI

come sopra accennato, l’applicazione più importante si ha nel

trattamento di reflui delle industrie alimentari; ma non mancano applicazioni alle aziende produttrici di cosmetici, detergenti, acidi grassi idrogenati, glicerina, lubrificanti sintetici, additivi per materie plastiche, fibre artificiali, cabine di verniciatura e altro. Le rese di abbattimento variano in genere tra il 98 e il 99%.

BoLdarino

La biofiltrazione dell’aria uno dei principali settori di intervento della divisione industria di Boldarino è il settore della biofiltrazione, grazie ad una proposta tecnica innovativa per la costruzione dei biofiltri. particolare attenzione è stata posta alla soluzione per la costruzione dei contenitori o vasche del materiale filtrante. per questa applicazione l’azienda propone i pannelli alveolari in materiale plastico, che presentano principalmente tre caratteristiche fondamentali: resistenza alla corrosione, in quanto sono realizzati in polipropilene e polietilene; leggerezza unita alla robustezza, date dalla particolare struttura a celle (50x50 o 50x100 mm); potere isolante “naturale” dei pannelli alveolari. i

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infine, la flottazione può essere utilizzata nell’ispessimento di fanghi attivi e altri fanghi biologici; in molte applicazioni il volume dei fanghi può essere ridotto fino al 90%. in questa applicazione il quantitativo di solidi raccolto va da 10 a 25 kg/ora per ogni mq di superficie della vasca. pannelli sono disponibili negli spessori 20, 35 e 51 mm, ma quello maggiormente utilizzato per i biofiltri è di spessore 51 mm, in pp, con celle 50x50 mm fornito nelle dimensioni 2,6x1 m. e’ possibile costruire pannelli di varie dimensioni internamente ed assemblarli sul posto del biofiltro. Boldarino, nell’ambito del trattamento e della depurazione dell’aria, propone anche lastre compatte in polipropilene, grigliati, elementi di riempimento ed oblò stampati per scrubbers; tubazioni, pompe e valvole per i circuiti idraulici di prelavaggio, spruzzaggio e ricircolo dell’acqua, pompe in materiale plastico e metallico nelle varie tipologie: doppia membrana, centrifughe orizzontali e verticali; strumenti di misura e controllo di tutte le entità presenti: livello, pressione, flusso, pH; canalizzazioni e strutture di staffaggio per le canalizzazioni dell’aria.


HI -TE CH

AMBIENTE

SPECIALE

SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI


SPECIALE SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI ACQUA SYSTEM I flottatori Idroflo sono concepiti per il trattamento dei reflui di natura industriale, per la chiarificazione di acque primarie contenenti sospesi o limo, per l'ispessimento dei fanghi biologici, per la separazione e concentrazione di oli dai reflui. Con la tecnologia DAF (flottazione ad aria disciolta), si ottengono prestazioni non raggiungibili con i sistemi chimico-fisici tradizionali: volumi di impianto ridotti in quanto la separazione acqua-fango è forzata per mezzo di aria; separazione di sospesi di piccola dimensione; alto potere di ispessimento

AQUADEPUR fanghi. Nella vasca di flottazione, realizzata interamente in acciaio aisi304, l'effluente chiarificato viene raccolto dal fondo della vasca, mentre il fango è rimosso dal pelo libero dell'acqua mediante un sistema a rasamento e inviato al successivo trattamento. La possibilità di regolare l'altezza del pelo libero di sfioro dell'acqua consente di regolare il grado d'ispessimento del fango asportato. L'apparecchiatura è dotata di flash mixer per il condizionamento del refluo in linea e di tre pompe dosatrici per il dosaggio dei reagenti. La gestione è completamente automatica ed è condotta per mezzo di un programmatore elettronico Siemens. I modelli più piccoli dei flottaori, tipo Idroflo 80110, possono essere corredati di un sistema drenante a sacchi per la raccolta dei fanghi. Nei i modelli più grandi, o comunque quando si prevede un’levata produzione di fanghi, è necessario prevedere a corredo un idoneo sistema di disidratazione/essiccamento (nastropressa, filtropressa o altro).

www.acquasystemsrl.it

AUSTEP Due le soluzioni proposte da Austep: flottatore con vasca a pianta rettangolare (Eagle-Daf) o circolare (A-Daf), entrambi con un dispositivo di rimozione superficiale dei solidi flottati ed ispessiti. A-Daf è un flottatore ad aria disciolta di nuova concezione, le cui elevate prestazioni di chiarificazione dell’effluente e l’efficienza nell’ispessimento sono ottenuti grazie al nuovo dissolutore ADR Turbo (oltre il 90%), e al nuovo sistema combinato Hydro-direct, con filtrazione a letto di microbolle d’aria. L’alimentazione e l’uscita fanghi avvengono attraverso la colonna centrale multifunzionale, mentre il chiarito viene raccolto in un collettore perimetrale. I fanghi flottati sono asportati in continuo, senza perturbazioni del manto, dall’apposito raccoglitore radiale a doppio cucchiaio. I solidi sospesi presenti nel mix in ingresso raggiungono immediatamente la superficie e si distribuiscono omogeneamente su tutta la superficie della vasca di flottazione (sistema Hydro-direct). Tale sistema permette un’efficienza di separazione superiore, con ridotti con-

Uno dei principali problemi nella depurazione delle acque è dato dalla presenza di solidi sospesi dal basso peso specifico (coloranti, cellulosa, fiocchi leggeri) e dalla presenza di oli e grassi sintetici vegetali o animali difficilmente degradabili per via biologica. La loro presenza nei sistemi di depurazione delle acque di scarico spesso crea problemi quali: innalzamento dei principali parametri (COD, BOD, solidi sospesi, ammoniaca, nitrati, ecc.), sprigionamento di maleodoranza, torbidità delle acque, indebolimento del fango attivo, affioramento dei fanghi nella vasca di sedimentazione. A questo riguardo Aquadepur ha realizzato il sistema di flottazione Aquaflot per il trattamento delle acque di scarico di salumifici, industrie conserviere, cartiere, industrie tessili, alimentari e chimiche. Il sistema Aquaflot agisce come chimico-fisico, il liquame da trattare viene coadiuvato con dei coagulanti poi pressurizzato con aria. Quando il liquame raggiunge la vasca di flottazione l'aria disciolta, sotto forma di microbolle, si libera

spingendo in superficie i fiocchi coagulati e le particelle sospese, infine mediante un raschiatore superficiale, viene separato il flottato concentrato e inviato alla linea fanghi. Aquaflot è così in grado di raggiungere risultati interessanti; infatti, la sua azione non si limita all'eliminazione degli oli, dei grassi, dei materiali sospesi e grossolani ma si estende anche sull'abbattimento dei principali parametri analitici come il COD fino a raggiungere in certi casi il 70% dell'abbattimento.

www.aquadepur.it

BIO MASS IMPIANTI sumi energetici e di eventuali chemicals. Eagle-Daf, anch’esso ad aria disciolta, è un flottatore rettangolare ad alta efficienza con le medesime prestazioni dei flottatori di 3° generazione. Il refluo viene alimentato dal lato corto della vasca, dove incontra il deflettore, studiato idraulicamente per ottimizzare la risalita del fango. Il sistema Hydrodirect (pressurizzazione diretta) crea un letto di microbolle al di sotto del fango e consente la separazione con rese spinte dei solidi sospesi (anche più fini). I solidi flottati raggiungono la superficie della vasca e si distribuiscono formando uno strato di circa 10 cm. La coclea raccoglie i fanghi e li scarica attraverso il tubo convogliatore, nel box di raccolta esterno. La pendenza è studiata per garantire l’assenza di intasamento anche per fanghi molto densi. Il chiarito viene captato nella zona finale della vasca e scaricato. La forma rettangolare lo vede idoneo a espansioni modulari e all’impiego in spazi ristretti.

www.austep.com

Le tecniche di flottazione sviluppate ed evolute nel tempo, sono una realtà moderna, efficiente e largamente adottata per la separazione del solido dal liquido. I materiali di costruzione delle unità di flottazione BMI sono attentamente selezionati. Le vasche di flottazione, per capacità di trattamento fino a 3.000 l/min, sono interamente prefabbricate in acciaio inox aisi 304 o 316 per specifica richiesta, mentre le tubazioni sono in polipropilene ad alta densità od anch’esse in acciaio inox. I convogliatori sono azionati da apposito motoriduttore a velocità calibrata, per consentire la massima rimozione del surnatante con il minimo spostamento della fase liquida, ed equipaggiati di limitatore di coppia per consentire gestione e manutenzione nella massima sicurezza. Anche le catene, gli alberi e le pale del

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convogliatore, del surnatante sono interamente realizzate in acciaio inox aisi con pattini guida in politene e pulegge in poliammide rinforzato. Tutte le unità BMI sono accuratamente rifinite e corredate di flussimetri per il controllo della quantità di aria immessa nei saturatori, della quantità di miscela acqua/aria dissolta introdotta in macchina, nonché di manometri per il controllo visivo, di pressostati di arresto automatico e protezione contro la marcia a secco delle pompe, oltre chè di valvole di sicurezza per sovrapressioni.

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Market Cladaf è il traguardo che Claber Ecologia ha raggiunto dopo decenni di esperienza; è il frutto di un lavoro attento, di miglioramenti costanti, di prove di laboratorio e sul campo. Le numerose installazioni di Cladaf in Europa ne hanno confermato la straordinaria resa e la grande affidabilità. Sono state raggiunte altissime percentuali di abbattimento del COD, degli oli e dei grassi e dei solidi sospesi. L’acqua chiarificata in scarico dal flottatore Cladaf può essere inviata agli impianti biologici di dimensioni ridotte o insufficienti, oppure direttamente in pubblica fognatura.

ZOOM Claber Ecologia

Il flottatore Cladaf

LA TECNOLOGIA CLADAF

L’acqua da depurare entra nel flottatore miscelata con acqua trattata satura d’aria. La rapida diffusione in vasca di finissime bollicine genera una rapida risalita dei grassi e dei sospesi, che sono raccolti da un raschiatore di superficie a più pale. Il materiale flottato viene quindi trasferito attraverso le pale alla tramoggia di raccolta e, mediante pompa, inviato alla vasca di accumulo per le successive fasi di trattamento. Grazie alle soluzioni tecniche adottate, il materiale flottato avrà una concentrazione del 6- 8% di SST. Il chiarificato trattato in uscita da valvole telescopiche viene raccolto in una tramoggia e deviato alle successive fasi. Per portare il rendimento ai più alti valori è spesso opportuno un dosaggio di flocculanti. Cladaf è dotato di un raffinato sistema di dosaggio e miscelazione. La cura per il fiocco: l’acqua da trattare viene flocculata lentamente per garantire lo sviluppo dei fiocchi. L’ingresso dell’acqua da trattare nella vasca di flottazione è distribuito su un’ampia sezione; per eliminare le turbolenze, la miscela di aria e acqua viene liberata direttamente nella vasca di flottazione per ottenere il miglior effetto ascensionale dei fiocchi. Dettagli importanti: Cladaf è costruito con cura assoluta, la scelta scrupolosa dei materiali, degli accessori, degli organi in movimento e la cura dei dettagli du-

Market

rante la fase di costruzione fanno di Cladaf una macchina di alta qualità. Perché flottare? Per rimuovere dalle acque grassi, oli e tensioattivi, difficilmente biodegradabili, che rallentano il processo di depurazione. Il flottatore Cladaf li elimina in modo efficace. Per la separazione acqua-fango, i tradizionali sedimentatori a gravità richiedono grandi spazi e spesso non raggiungono risultati soddisfacenti. Il flottatore Cladaf è compatto e consente di raggiungere parametri elevati di abbattimento e chiarificazione. Per l’ispessimento dei fanghi, Cladaf riduce sensibilmente il volume dei fanghi di supero, consentendo un enorme risparmio nei costi di smaltimento.

stallations confirm its extraordinary efficiency and great reliability. We have reached an incredibly high removal of COD, oil, fat and suspended solids. The cleared water discharged from Cladaf flotation unit can be conveyed in the small sized or insufficient biological plants or directly to public sewer. THE CLADAF TECHNOLOGY

The water to be treated enters into the flotation unit together

THE CLADAF FLOTATOR

Is the result of decades of engineering experience, careful work and constant improvement, on site and laboratory tests. Cladaf’s Europe-wide in-

Claber Ecologia Srl Viale Mentana, 148 - 43126 Parma Tel 0521.238572 - Fax 0521.533844 E-mail claber@claberecologia.com

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with cleared, air-saturated water. The rapid diffusion of thin bubbles generates a fast rising of fat and suspended solids which will be removed by a multi blades surface scraper. The blades transfer the floated material into the collection hopper from here it is pumped to the following treatment steps. Thanks to the installed systems, the floated material concentration is of 6-5% of SST. The clarified effluent coming out from the telescopic valves will be collected in a hopper and conveyed to the subsequent steps. To obtain the best results, a flocculants dosage is often necessary. Cladaf is equipped with an advanced flocculants preparation and dosing system. The care for the flocks. Water to be treated is slowly flocculated in order to guarantee that the flocks grow undisturbed. The water enters into the flotation tank and is distributed on a wide area to eliminate the turbulences. The mixture of air and water is introduced directly in the flotation tank to obtain the best lifting effect. Important details: Cladaf is built with absolute care, scrupulous choice of materials, accessories, moving parts and great attention is paid to the details during the construction. This makes Cladaf a high-end machine.Why flotation? To remove the fat, oils, surfactants from wastewater that are hardly biodegradable and slow down the water treatment process. Cladaf eliminates them drastically. To separate water from sludge. Traditional gravity sedimentators require a lot of space and often do not reach satisfying results. The Cladaf flotation unit is compact and releases clear water. For sludge thickening. Cladaf highly reduces the volume of sludge and guarantees great saving on draining costs.


SPECIALE SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI COSME Il flottatore dinamico serie FD è ideale per la separazione dei grassi presenti nell’acqua. Trova principale impiego per il trattamento di scarichi civili, scarichi industriali, agroalimentari, zootecnici, allevamenti, macelli, cartiere, concerie e altri settori similari. L’acqua entra dal basso e va nella camera di ossigenazione, questo permette ai grassi di andare in superficie mentre l’acqua esce da un sifone, posto sul lato destro del flottatore. I grassi una volta in superficie vengono raccolti dal raschiatore e incanalati nello scum-box. L’impianto è costituito da una vasca di forma cilindrica realizzata in lamiera di acciaio inox 304 con opportune flange d’ingresso e uscita; un telaio portante realizzato con profili in acciaio inox aisi 304; diffusori d’a-

DB IMPIANTI ria a disco con membrana in gomma e supporto in materiale plastico ed attacco maschio; un raschiatore in acciaio inox aisi 304 per le schiume di superficie accoppiato ad un motoriduttore a vite senza fine con motore elettrico 220/380 Volt 50 Hz trifase, protezione IP55 e classe di isolamento F. I principali vantaggi del flottatore FD di Cosme si possono riassumere come segue: costo contenuto, riduzione dei grassi del 4050%.

www.cosmeitalia.com

DEPURA La flottazione per mezzo di aria disciolta rappresenta la migliore soluzione per la separazione dalle acque, civili ed industriali, dei solidi sospesi e sedimentabili ed è molto indicato per le industrie cartarie e alimentari. Il processo di flottazione nell’industria alimentare è spesso in testa alla linea di trattamento e in particolare nella separazione dei grassi, come anche per la riduzione del carico organico presente. In altre occasioni può essere di pretrattamento o finalizzato ad asservire la linea di ricircolo e riutilizzo delle stesse acque nei processi di lavorazione. Gli impianti che impiegano questo principio, hanno numerosi vantaggi: il processo di flottazione è quasi istantaneo, non ha bisogno di vasche in c.a. e di contatto per la flocculazione. I flottatori producono una minore quantità di fanghi, in quanto i solidi sospesi non devono essere appesantiti con la soluzione di calce idrata per essere separati dall’acqua ma

La flottazione ad aria dissolta è un processo di separazione ad alto rendimento nel trattamento delle acque reflue. I flottatori di DB Impianti consentono questi vantaggi: maggiore carico superficiale, di conseguenza bacini e serbatoi di trattamento molto più piccoli; nessuna dipendenza del fango separato al variare delle condizioni climatiche; migliore qualità di chiarificazione in quanto con la flottazione si separano anche i sospesi, mentre con la sedimentazione solo i sedimentabili; basso costo del processo di addensamento fanghi, dovuto all’alta concentrazione dei surnatanti; attivo processo di separazione del fango mediante il solo controllo della velocità di risalita, e quindi grande flessibilità del processo al variare del parametro del ricircolo; alta efficienza nella separazione dei reflui digeriti anaerobicamen-

te, dovuto all’alto contenuto dei solidi nel fango, che può raggiungere facilmente la percentuale del 5-8% di secco, evitando ulteriori addensamenti altrimenti richiesti nel tradizionale. Le soluzioni proposte da DB Impianti trovano applicazione per il trattamento delle acque reflue civili e industriali (industrie alimentari, tessili, lavanderie industriali, fabbriche di materie plastiche, industria cosmetica, cantine vinicole) e nell’addensamento dei fanghi.

www.dbimpianti.it

DEPUR PADANA ACQUE solo pressurizzati con aria compressa a 5,5-6 bar. Inoltre, negli impianti di flottazione la portata può essere variata facilmente. I flottatori di Depura, sono di tipo circolare a basso battente idraulico con ponte rotante a trazione periferica. La caratteristica più importante presente nel flottatore è il sistema di alimentazione e distribuzione. Esso è costituito da uno scomparto per l’espansione e per la flocculazione, predisposto per ricevere nello stesso momento sia il refluo da trattare che l’acqua arricchita di aria disciolta in arrivo dal sistema di pressurizzazione. Comprende, inoltre, un sistema di distribuzione flusso in grado pressoché di annullare la velocità del refluo in arrivo e avvicinare le condizioni idrauliche a quelle ideali della legge di Stokes (bassa velocità del refluo, moto laminare, distribuzione uniforme).

www.depurazioneacque.it

Gli impianti di flottazione della gamma Ecoflot, funzionanti mediante saturazione con aria disciolta pressurizzata, sono stati appositamente concepiti per la depurazione di acque reflue industriali la cui matrice contaminante risulta naturalmente predisposta alla flottazione (galleggiamento) o come alternativa ai tradizionali impianti attrezzati con decantatore, per la chiarificazione delle acque e per tutti i processi di separazione solido–liquido (acqua). Ecoflot infatti, può essere impiegato come sezione di pretrattamento a monte di impianti biologici, per la separazione di oli e grassi e/o a valle di vasche di bio-ossidazione, per la separazione ottimale dei biofanghi attivi, al posto dei decantatori convenzionali, evitando così tutti i problemi legati alla sedimentabilità dei fanghi. Il flottatore di Depur Padana Ac-

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que, abbinato al dosaggio di opportuni prodotti chimici flocculanti e con separazione dei fanghi di processo per flottazione forzata con aria disciolta, rappresenta anche un’ottima alternativa ai tradizionali impianti di chiarificazione chimico/fisici attrezzati con decantatore statico o lamellare. Perchè Ecoflot?: impianto modulare con varie taglie di portata ad elevato rendimento; ideale per reflui contenti sostanze grasse ed oleose; utilizzabile con o senza prodotti chimici; impianto di flottazione ad aria pressurizzata con sistema automatico di asporto fanghi realizzato con materiali di alta qualità. I principali settori di impiego di Ecoflot sono: industria chimica, conciaria, alimentare della carni, latteo-casearia, enologica, industria oli e grassi, lavanderie industriali.

www.depurpadana.com


SPECIALE SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI DEPUR TECNICA L’ideazione e la realizzazione di questa macchina nasce da un pool di aziende specializzate in differenti rami della depurazione delle acque reflue del settore agroalimentare. Nasce quindi dall’unione di esperienze complementari e, in particolare, di costruzione di macchine di flottazione, della chimica applicata a impianti di chiari-flocculazione e di gestione elettro-meccanica e processo nelle piccole-medie aziende agroalimentari. L’esperienza acquisita presso società con volumi di scarico sino ai 100 mc/d, ha portato la Depur Tecnica a progettare una macchina che fosse allo stesso momento efficace, di facile gestione e flessibile per poter seguire l’andamento irregolare dei reflui di produzione, sia come carico organico sia come carico

EDILIMPIANTI idraulico. L’idea alla base del progetto è stata la presa d’atto che piccole aziende agroalimentari con difficoltà possono gestire con efficienza un impianto di depurazione biologica completo, soprattutto se con un refluo non adeguatamente degrassato. Ecco quindi una macchina ad alta efficienza per realizzare un pre-trattamento spinto che permetta almeno di dimezzare i principali valori inquinanti. Dalla considerazione di base della necessità di innovare il processo depurativo, è stato ideato un sistema di flottazione di particolare concezione e dimensionamento, basato sul sistema noto come DAF (dissolved air flotation), ossia un trattamento di chiarificazione delle acque per la rimozione dei solidi sospesi. L’innovazione di Depur Tecnica sta soprattutto nell’ottimizzazione del processo e nella compattazione della macchina, arrivando a concepire un flottatore in grado di trattare da 1 a 4 mc/h.

www.depurtecnica.com

HUBER Tradizionali separatori a gravità spesso sono limitati, e non riescono nè a garantire i limiti di scarico richiesti, nè a ridurre la frazione inquinante in modo soddisfacente, prima dei successivi processi depurativi. Per questo scopo di separazione, sono stati sviluppati diversi processi e varianti di flottazione, e si è dimostrato particolarmente positivo il processo a flottazione con l’espansione dell’aria pressurizzata nella versione a flusso in ricircolo. Tale processo è stato decisivamente migliorato con l’impianto di flottazione Huber HDF in

I flottatori ad aria disciolta trovano vasta applicazione per il trattamento delle acque di scarico industriali per il recupero di materiali come oli e grassi, e comunque in tutti quei casi dove il peso specifico delle sostanze in sospensione insolubili in acqua è uguale o inferiore a quello dell’acqua. Le sostanze vengono separate dal liquido sia sfruttando la loro bassa densità, sia provocandone il galleggiamento (flottazione), mediante preventiva iniezione di una corrente gassosa (pressurizzazione) dell’intera portata in trattamento, o meglio di una frazione dell’effluente già trattato. Quando la miscela pressurizzata “aria/liquido” è introdotta nell’unità di flottazione a pressione atmosferica, vengono rilasciate in soluzione piccolissime bolle d’aria. I solidi sospesi totali (SST) o i globuli d’olio o grassi presenti in soluzione sono quindi fatti flottare dalla spinta idrostatica di queste bollicine, che aderiscono e sono successivamente inglobate negli agglomerati delle particelle permettendone la risalita in superfi-

cie. Inoltre, per aumentare l’efficacia di flottazione vengono utilizzati anche adittivi chimici. Con i flottatori in acciaio inox proposti da Edilimpianti si possono avere i seguenti abbattimenti: COD fino all’85%; rimozione oli e grassi superiore al 95%; solidi sospesi fino al 98%. I valori di abbattimento sono variabili in funzione del grado d’inquinamento d’origine del refluo trattato e delle percentuali di colloidali presenti. I flottatori di Edilimpianti trovao principalmente impiego nei seguenti ambiti: macelli; industria ittica, delle carni, lattiero-casearie ed alimentare in genere; lavanderie industriali; potenziamento di impianti biologici con possibilità di trattamento o trattamento terziario.

www.edilimpianti.it

HYDROCHEM quanto, con un dispositivo speciale d’alimentazione, il flusso nella vasca di flottazione può essere tarato in modo ottimale. I principali vantaggi di un flottatore HDF si possono così riassumere: completamente in acciaio inox; con fase di trattamento chimico opzionale; dimensioni standard per varie applicazioni; esecuzione compatta e minimo ingombro; principio a decompressione, gestito da una singola valvola per la massima affidabilità di funzionamento; miscelazione efficiente e delicata dell'aria nel flusso delle acque da trattare; flusso predeterminato nella vasca a flottazione, grazie alla progettazione ottimale del sistema di alimentazione e miscelazione; superficie di separazione aumentata con pacco lamellare, minimo rischio di intasamento grazie all’ottimizzazione della distanza fra le lamelle incrociate; preparazione dell’acqua in pressione con pompa centrifuga a più stadi.

www.hubertec.it

I grassi, gli oli e i tensioattivi, difficilmente biodegradabili, rallentano il processo di depurazione. Il flottatore ClaDaf di Hydrochem li elimina in modo drastico. Stesso dicasi per la separazione acqua-fango I tradizionali sedimentatori a gravità richiedono grandi spazi e spesso non raggiungono risultati soddisfacenti; mentre ClaDaf è compatto e libera acque limpidissime. Anche per l’ispessimento dei fanghi di supero il flottatore di Hydrochem ne riduce sensibilmente il volume, consentendo un enorme risparmio nei costi di smaltimento. Questo particolare impianto è il traguardo che l’azienda ha raggiunto dopo decenni di esperienza; è il frutto di un lavoro attento, di miglioramenti costanti, di prove di laboratorio e sul campo; e le numerose installazioni di ClaDaf in Europa ne hanno confermato la straordinaria resa e la grande affidabilità. Sono state raggiunte altissime percentuali di abbattimento dei grassi e dei solidi sospesi, liberando un’acqua chiarificata facilmente depura-

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bile in impianti biologici di dimensioni drasticamente ridotte. Il flottatore ClaDaf è costruito con cura assoluta, con scelte scrupolose dei materiali, degli accessori e degli organi in movimento. L’acqua da trattare viene flocculata lentamente per garantire indisturbato lo sviluppo dei fiocchi, l’ingresso nella vasca di flottazione è distribuito su una’ampia sezione, per eliminare le turbolenze, l’aria di flottazione viene introdotta direttamente nella vasca di flottazione, per ottenere il miglior effetto ascensionale dei fiocchi La gamma ClaDaf di Hydrochem ha portate da 10 a 300 mc/ora, è costruita in acciaio inox aisi 304 (a richiesta 316), ha tutti i comandi a bordo macchina, ha spurgo automatico del sedimentato, estrazione automatica del flottato con pompe a vite, estrema semplicità di manutenzione, ridotto consumo di reagenti, controllo istantaneo dei risultati delle regolazioni, doppio sistema di regolazione livello in vasca.

www. hydrochem.it


SPECIALE SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI I.T.A.R. I.T.A.R. costruisce flottatori del tipo ad aria pressurizzata. Il concetto base della flottazione consiste nel raccogliere sulla superficie di un liquido le particelle di materiale in esso sospese, attraverso l’effetto trascinante di minuscole bollicine d’aria nel liquido stesso. Quest’aria disciolta viene inglobata nel materiale solido da separare il quale, per effetto della diminuzione del peso specifico, è trascinato in superficie e poi raccolto da una serie di lame raschianti. Il materiale solido flottato può essere aggregato in coaguli più grandi con l’aggiunta di polielettrolita.

IDEA TRATTAMENTO ACQUE I flottatori I.T.A.R. possono essere utilizzati come: trattamento chimico-fisico, degrassatori, separatori di fango biologico al posto dei sedimentatori primari e secondari. Le portate di trattamento, realizzati in acciaio inox aisi 304 o 316 (per reflui particolarmente aggressivi), vanno da 1 a 100 mc/h. I.T.A.R. realizza questi impianti di depurazione con personale specializzato ed assiste il cliente durante la fase di avviamento e istruzione tecnica degli addetti al controllo e manutenzione dei macchinari istallati. Per un migliore servizio di consulenza al cliente, l’azienda propone controlli regolari da parte del proprio personale, per la conduzione corretta degli impianti, con analisi chimiche dell’acqua depurata, compilazione registro di conduzione impianto, verifica del funzionamento corretto di tutti i macchinari.

www.itarsas.it

IDROENGINEERING Il trattamento delle acque di scarico industriali o civili, contenenti alte concentrazioni di grassi, oli, idrocarburi, fanghi e solidi sospesi o, in ogni caso, con elevati carichi organici o inorganici, ha da sempre presentato notevoli problemi. Infatti, tali sostanze risultano di difficile separazione sia con i tradizionali sistemi chimico-fisici, sia facendo ricorso a processi biologici, perchè sono di scarsa biodegradabilità. I tradizionali sistemi presentano diversi inconvenienti di gestione e manutenzione, con conseguenti alti costi e cattivi risultati di trattamento. Idroengineering, invece, forte di

Il flocculatore-flottatore monoblocco consiste in un chiariflocculatore chimico-fisico composto da un canale di flocculazione, miscelato con aria compressa, solidale e sovrastante una vasca di flottazione ad aria disciolta, a sua volta abbinata a un disidratatore del fango a sacchi drenanti. La macchina è adatta al trattamento di acque reflue industriali non o difficilmente biodegradabili, fra cui quelle scaricate da: aziende tessili, lavanderie, tintorie, cartiere, concerie; aziende chimiche, petrolchimiche, galvaniche, farmaceutiche; aziende ceramiche, cementifici, cave, vetrerie, mobilifici; stazioni di autolavaggio, officine meccaniche, cabine di verniciatura; caseifici, conservifici, salumifici, zuccherifici, cantine, distillerie; allevamenti zootecnici, mattatoi, frantoi oleari. La macchina può essere impiegata da sola (eventualmente abbinata ad una stazione finale di filtrazione a sabbia e a carboni attivi) oppure a monte o a valle di un depuratore biologico, come primo stadio di trattamento delle acque di scarico o come ispessitore del fango biologi-

co di supero. Per le sue innovative caratteristiche costruttive presenta una particolare compattezza che, unitamente ai vantaggi tipici della tecnica di chiarificazione adottata (flottazione) e all’elevato grado di automazione del sistema, comporta, rispetto ai depuratori tradizionali disponibili sul mercato, i seguenti vantaggi: funziona con elevata affidabilità e senza alcun vincolo nella scelta degli additivi chimici, anche in presenza di fanghi leggeri quali quelli risultanti dal trattamento di liquami inquinati da oli, grassi, tensioattivi, ecc; è molto più compatto di un depuratore chimico-fisico tradizionale, pertanto può essere alloggiato in ambienti angusti e disagevoli o allocato in un semovente per applicazioni itineranti; è completamente realizzato in acciaio inox, per cui ha una durata illimitata; è dotato di una sofisticata strumentazione di regolazione e controllo che ne rende ancora più affidabile il funzionamento ed al contempo riduce drasticamente l’impegno di manodopera.

www.ideatrattamentoacque.it

IN-EKO un’esperienza decennale nel trattamento delle acque reflue industriali e civili, propone la soluzione al problema: il flottatore ad aria satura Idrodaf. Si tratta di un impianto per la depurazione delle acque reflue mediante processo chimico-fisico in tre fasi: il dosaggio di appositi reattivi e la loro miscelazione con il fluido da trattare; la flocculazione dei reattivi con le sostanze sospese; la separazione dei fanghi ottenuti con processo DAF (dissolved air flottation) in un particolare ed innovativo flottatore ad aria satura ad effetto lamellare. Il sistema di separazione di tipo lamellare permette di adottare elevate velocità specifiche di flusso e consente quindi di realizzare un impianto con dimensioni d’ingombro ridotte. L’impianto Idrodaf permette una produzione di fango poco voluminoso, con valori di contenuto secco fino al 10%, dato non ottenibile con una normale sedimentazione.

Il flottatore circolare di In-Eko opera una flottazione fisica o fisico-chimica, con formazione di fanghi spessi e intrappolamento di materiale non disciolto con una densità simile a quella dell'acqua.

www.idro.net Hi-Tech Ambiente

I vantaggi derivanti dall’uso di questo impianto si possono così riassumere: alto risparmio di funzionamento, grande densità di fanghi rimossa, bassi costi di investimento, ottima forma idraulica del serbatoio di flottazione, alta affidabilità e lunga vita utile. Questo particolare flottattore viene proposto in diverse possibili dimensioni a seconda dei requisiti e delle caratteristiche delle acque reflue, e può essere ottimizzato a seconda del materiale rimosso e personalizzato a seconda delle specifiche condizioni. L’impianto di In-Eko, una struttura in acciaio inossidabile, consente l’intrappolamento fino al 95% del materiale non disciolto mediante precipitazione chimica, un'operazione che avviene in modo del tutto automatico.

www.in-eko.it

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SPECIALE SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI ISOTECH Il flottatore Ultra Lamell Float di Isotech, con portata di esercizio (max) 90 mc/h, assicura elevate performance: rendimenti nelle separazione dei solidi sospesi superiori alla flottazione classica; possibilità di trattare reflui con carichi inquinanti maggiori e/o portate superiori rispetto a flottazione classica e trattamenti chimico-fisici tradizionali; impiego di minori prodotti chimici ausiliari, con conseguente riduzione dei fanghi di resulta; costi di gestione ridotti; possibilità di riutilizzo delle acque trattate; spazi di ingombro contenuti. L’impianto è costituito da: vasca serbatoio rettangolare, per la ritenzione dell'acqua e la flottazione delle parti solide in sospensione, con pozzetto per raccolta/scarico del materiale sedimen-

M.GB. tato e tronchetti flangiati per alimentazione e scarico acqua, completa di supporto autoportante; vaschetta centrale, solidale con la vasca di ritenzione, per raccolta e scarico del materiale rimosso dal raccoglitore rotante; miscelatore statico, a celle multiple, per la distribuzione omogenea del flocculante nell'acqua da trattare; settore di distribuzione e raccolta, comprendente lo scomparto di espansione/flocculazione, il ripartitore di flusso anti intasamento ed il canale per la raccolta dell'acqua chiarificata da scaricare; controllo di livello, con grande capacità di tracimo e registrabile dall'esterno, per la regolazione della densità del materiale flottato da rimuovere e la fuoriuscita dell'acqua chiarificata; raccoglitore rotante a due o più elementi, per la rimozione del materiale separato, completo di carter per protezione con portella di servizio motovariatore con riduttore a vite senza fine, montato direttamente sull' albero, per il comando del raccoglitore.

www.isotechweb.com

MITA BIORULLI I flottatori MitaDaf MD di Mita Biorulli è un innovativo sistema di flottazione ad aria disciolta con: vasca circolare a basso battente, sistema di rimozione sedimenti sul fondo, sistema di pulizia in continuo della parete interna, finestra di ispezione per il controllo della flottazione, controllo automatico dell’aria immessa; inoltre, non necessita di valvola di sfogo dell’aria in eccesso. Il sistema è adattabile all’installazione in vasche circolari in cemento. La sua straordinaria efficienza di separazione solido/liquido e/o ispessimento fanghi è frutto del sistema combinato di idrodinamica uniforme e filtrazione a letto di microbolle d’aria. Fulcro del sistema è la colonna centrale multifunzionale, tramite cui avvengono l’immissione in vasca del refluo grezzo, il recupero del refluo chiarito e l’uscita dei fanghi. L’acqua grezza, saturata d’aria (> 90%), viene introdotta nella vasca di flottazione da una serie di fori posti nella parte

In alternativa o in aggiunta alla chiarifica per gravità, per rimuovere solidi sospesi si propone un flottatore ad aria insufflata. L’aria viene dapprima disciolta nell’acqua e in seguito a un abbassamento di pressione fatta tornare in fase gassosa sotto forma di microbolle. Queste ultime salendo verso l’alto trascinano con sé i fiocchi di fango, i quali vengono raccolti da raschie mobili. Il flottatore M.GB., costruito in acciaio inox, usa solo aria atmosferica garantendo un notevole risparmio energetico. Come gli altri macchinari proposti da M.GB., i flottatori vengono progettati e realizzati a seconda delle esigenze del cliente, tenendo conto dello spazio disponibile, il tipo d’acqua e le portate da trattare. Sei i modelli di flottatore con portate di 4,5 – 12 – 27 – 48 – 72 – 96 mc/h Il trattamento delle acque è da sempre oggetto di studio di M.GB., che nel corso degli anni ha maturato una considerevole esperienza sia nel caso di impianti ad uso civile che industriale. L'azienda ricopre un ruolo significativo nella proget-

tazione e nella realizzazione di impianti per la depurazione di acque reflue e primarie. Scopo della società è quindi proteggere efficacemente l'ambiente nel pieno rispetto delle normative vigenti, prestando attenzione all'evoluzione delle problematiche ecologiche. A tal proposito, sono state ottenute certificazioni come la UNI EN ISO 9001:2008 e la UNI EN ISO 3834:2006, il rispetto delle quali garantisce elevati standard qualitativi e un costante controllo sui prodotti e i servizi offerti. La continua ricerca di soluzioni innovative all'avanguardia tecnologica ha permesso di creare un ampio portfolio clienti sia in Italia che all'estero.

www.mgbsrl.com

PENTACQUE inferiore della colonna centrale. Il mix in ingresso, spinto dalle microbolle d’aria, raggiunge la superficie con una distribuzione omogenea su tutta l’area di flottazione (sistema a idrodinamica uniforme). La rapida ascesa favorisce l’accumulo in superficie dei fanghi, che vengono asportati in continuo, senza perturbazione del manto, da un apposito raccoglitore radiale. Il refluo chiarito, per poter raggiungere le fessure d’uscita poste nella parte più bassa della colonna centrale, attraversa un letto filtrante di microbolle d’aria, che trattiene fiocchi residui. In questo modo si ottiene un’efficienza di separazione molto superiore. MitaSat è il cuore del processo di flottazione ad aria disciolta, che genera le microbolle che fungono da veicolo motore nella separazione dei solidi sospesi. È un sistema esclusivo di nuova concezione, che non necessita di manutenzione.

www.mitabiorulli.it

Pentacque realizza flottatori di tipo cilindrico verticale con fondo conico. Il flottatore è equipaggiato da un sistema di insufflazione aria a microbolle e da un raschiatore circolare, il cui compito è quello di asportare la sospensione fluttuante; il fondo conico, inoltre, permette di asportare i fanghi di prima decantazione. La flottazione ad aria o gas viene utilizzata per separare olio, grasso e grandi quantitativi di particelle solide sottili quando la separazione per gravità non raggiunge la reazione desiderata e risulta difficoltosa per le alte concentrazioni di inquinanti presenti nelle acque. Il problema della separazione per gravità è dovuto dalla minuscola differenza tra il peso specifico dell'acqua e del riempimento che deve essere separato e dalle modeste dimensioni delle particelle solide che per precipitare possono richiedere diverso tempo. Le particelle solide o le gocce di olio ven-

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gono trascinate verso l'alto da bolle di gas e separate nella parte superiore del flottatore. La flottazione prevede che il flusso in ingresso accede dalla parte bassa dell'apparecchiatura ed esce dalla base sulla parte opposta, il materiale flottato è rimosso dalla zona superficiale del liquido e scaricato. Lo sviluppo delle bolle di gas che trasportano le particelle solide si verifica mediante aspirazione dei gas con eiettore alimentato con liquido ricircolato (flottazione a gas indotto) o forzando il gas nel liquido ad alta pressione (flottazione ad aria o gas disciolti). La tipologia dei reagenti chimici più idonea da utilizzare per il trattamento di flottazione viene testata con prove tecniche di laboratorio. Il dimensionamento dell'unità di flottazione viene eseguito da Pentacque in base alle portate e alla tipologia dell'acqua trattata.

www. pentacquesrl.it


SPECIALE SISTEMI DI FLOTTAZIONE PER REFLUI SICA Sica propone il flottatore ad aria disciolta Flotocar sia in versione circolare sia rettangolare. Viene usato, ormai da molti anni, nel trattamento delle acque di scarico per la separazione dei solidi sospesi, oli e grassi, fibre e altri materiali a bassa densità, così come per l’ispessimento di fanghi attivi e di fanghi prodotti da flocculazione chimica. I flottatori-separatori possono essere usati negli impianti di depurazione delle acque di scarico civili, per rimuovere i solidi flottabili e sedimentabili, migliorando l’efficienza dei sistemi di trattamento esistenti e favorendo una maggiore flessibilità dell’intero

TECNOCOM sistema. Negli impianti di trattamento chimici, un flottatore-separatore può sostituire il chiarificatore finale a valle della flocculazione, migliorando il rendimento. Negli impianti di trattamento delle acque di scarico industriali, il flottatore può essere impiegato per il recupero di prodotti persi nell’acqua di processo e per ridurre l’inquinamento. Possono essere recuperati materiali come fiocchi chimici leggeri, scarichi organici, solidi leggeri e delicati, grassi ed oli senza rotture od emulsionamenti. I flottatori-ispessitori sono invece utilizzati per ottenere delle alte concentrazioni in solidi, nell’ispessimento di fanghi attivi o di altri fanghi biologici. Con dei fanghi attivi è possibile ottenere concentrazioni del 4%, riducendo notevolmente i costi di trattamento. In molte applicazioni il volume dei fanghi può essere ridotto del 90%.

www.sicaitalia.com

La flottazione è un processo mediante il quale si ottiene la separazione di solidi sospesi o di emulsioni presenti dell'acqua. Vengono generalmente utilizzati come defangatori delle cabine di verniciatura a velo d'acqua, come degrassatori o disoleatori nell'industraia alimentare. Ultimamente, con la crescente richiesta di impianti di riciclo delle acque, vengono utilizzati sempre più spesso anche in applicazioni diverse. Il flottatore è un impianto di tipo idrodinamico diviso in più comparti: nel primo comparto, grazie alle particolari condizioni di quiete, il refluo ha la possibilità di spogliarsi dalle sostanze “flottanti” più grossolane per semplice stratificazione; nel secondo comparto il refluo viene miscelato intimamente con acqua satura d’aria, in modo tale che i fiocchi e le particelle vengano inglobate in una nuvola di microbolle di aria favorendone così la separazione per flottazione; nel terzo comparto il refluo viene fatto passare attraverso un apposito pacco di materiale plastico reticolare che, sia

VEOLIA WATER TECHNOLOGIES

WATER ENERGY

Grazie alla forma particolarmente compatta che crea minor ingombro, i flottatori Idraflot permettono il raggiungimento di un grado di addensamento e di una chiarificazione così spinta, da poter essere definita ultraflottazione, con elevatissimi abbattimenti di COD, solidi sospesi e grassi. Questi impianti, coperti da tre nuovi brevetti, riescono inoltre ad assicurare una perfetta miscelazione del refluo con una distribuzione del flusso d'acqua uniforme lungo tutta la superficie della macchina. Ciò è possibile grazie al fatto che la vasca di Idraflot è conce¬pita per blocchi: lo stesso modulo viene replicato lungo l’intera strut¬tura della macchina rendendo la tecno-

Nelle sue diverse attività Water Energy si propone di essere un partner tecnico per quelle aziende che in uno o più settori di attività hanno al proprio interno un ciclo di lavorazione che comporti l'uso di acqua che ne risulta inquinata. Spesso quest'ultima deve essere smaltita da strutture adeguate diventando per l'azienda un costo annuo di notevoli dimensioni. Water Energy offre la possibilità di effettuare una depurazione in loco, grazie alle sue molteplici soluzioni di impianti ed attrezzature, che permettono il riutilizzo

logia estremamente stabile a livello di processo. L’utilizzo di una vasca concepita per moduli per¬mette infatti di insufflare l’aria da più punti, uno per modulo, e non da un unico punto come nei sistemi tradizionali. La modularità quin¬di, fa sì che l’insufflazione di aria avvenga lungo l’intera superficie della struttura. La riduzione dei volumi di miscelazione, volta all'ottimizzazione sia del processo sia della gestione della macchina, consente di: diminuire il dosaggio di reattivi, ridurre la portata di acqua satura (fino al 50%), evitare cortocircuiti idraulici, ridurre i costi di gestione. A livello progettuale, inoltre, Veolia, prevede la possibilità di inserire moduli aggiuntivi alla struttura di partenza, e l'assoluta flessibilità che ne deriva si concretizza nel totale adattamento della macchina alle esigenze produttive. Il grado di efficacia raggiungibile dai flottatori Idraflot è pari al 98%, con conseguente abbattimento del COD del 70-80%.

www.veoliawatertechnologies.it Hi-Tech Ambiente

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per effetto di rallentamento del flusso che per effetto “coalescenza”, consente anche alle sostanze flottanti più piccole e leggere di separarsi dal refluo; nel quarto ed ultimo comparto abbiamo nuovamente un comparto di “quiete” con uscita sifonata come ulteriore sicurezza. I fanghi saranno raccolti in apposito contenitore e/o inviati ad un sistema di essiccamento fanghi (sacchi filtranti o filtropressa). L’impianto può essere completato con comparti di neutralizzazione, coagulazione, denaturazione e/o flocculazione a seconda delle esigenze impiantistiche.

www.tecnocomprato.com

dell'acqua trattata. Ad esempio, i flottatori progettati e realizzati da Water Energy sono impianti che consentono di separare in modo veloce gli inquinanti da lavorazioni industriali e di riutilizzare in modo diretto l’acqua trattata. Questi particolari flottatori, a seconda degli inquinanti da trattare, sfruttano le diverse tipologie di flottazione: flottazione naturale, flottazione ad aria o gas disciolti, flottazione indotta, flottazione con schiuma.

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RIFIUTI T R A T T A M E N T O

E

S M A L T I M E N T O

La carbonizzazione idrotermale Carbogenesi accelerata

Materiale di partenza: scarti vegetali e biologici di attività agro-forestali, industriali e commerciali, nonché rifiuti organici urbani La chiusura del ciclo dei rifiuti organici sta nella carbonizzazione idrotermale, secondo quanto sostiene il progetto europeo NewApp, nato proprio con l'obiettivo di far conoscere in Europa questa tecnologia. Si tratta di un processo facile, green, ecosostenibile, autosufficiente per energia e acqua, capace di recuperare e riutilizzare tutto ciò che produce, risparmiando materie prime e fonti primarie. Così viene definito il procedimento che sta alla base degli impianti di carbonizzazione idrotermale, un metodo innovativo che impiega solo 8 ore contro i consueti 30/40 giorni degli impianti di compostaggio e che, attraverso il recupero e il trattamento dell'umido organico e del verde, raggiunge un duplice obiettivo: da un lato, la produzione di biocarbone e dall'altro la chiusura in loco della filiera dei rifiuti. Il processo di carbonizzazione idrotermale è stato già sperimentando con un primo impianto a Valencia, ad opera della società di ingegneria spagnola Ingelia, che ha depositato ben quattro brevetti industriali. L’impianto, dopo aver superato tutte le rigide prescrizio-

ni della comunità europea, per la sua realizzazione ha ricevuto finanziamenti direttamente dall'UE. La portata del progetto è notevole: risparmio di risorse non rinnovabili, riduzione drastica nelle emissioni di CO2, impianti compatti e modulari, minor consumo di suolo, chiusura del ciclo di recupero fino a 120 volte più velocemente rispetto alle più avanzate tecnologie esistenti. In Italia non esistono ancora impianti di carbonizzazione idrotermale, sebbene già quest’anno potrebbero essere realizzati due stabilimenti gemelli in Toscana, a Salanetti (LU) ed a Piombino (LI), per i quali sono stati avviati i procedimenti amministrativi per le dovute autorizzazioni. Entrambi gli impianti tratteranno fino a 60.000 ton/anno di rifiuti organici, per soddisfare le esigenze locali, produrranno 15 kton di biocarbone e 1 kton di concentrato, e garantiranno anche un controllo molto efficace degli odori, un impatto acustico minimo, nessun consumo di acqua ed autosufficienza energetica. Ad oggi, oltre quello gemello a Continua a pag. 30 Hi-Tech Ambiente

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La carbonizzazione idrotermale Piombino, è in via di procedura amministrativa anche un terzo impianto a Perugia, ed altri impianti a Vicenza, Verona, Lecce e Potenza sono in corso di trattativa. LA TECNOLOGIA

La carbonizzazione idrotermale è un processo termo-chimico ecosostenibile che in poche ore riesce a trasformare i rifiuti umidi organici e le biomasse di scarto in un solido carbonioso, una forma di lignite. Il processo ha luogo in condizioni di pirolisi umida, infatti funziona con temperature di esercizio di 180-210 °C, in acqua alla stato liquido, dunque con pressioni tra 18

e 20 bar circa. In una prima fase la biomassa viene depolimerizzata: questa fase è chiamata anche fase di monomerizzazione in cui si formano monosaccaridi o zuccheri, come pentosi ed esosi. Le molecole formate durante la monomerizzazione sono disidratate e formano composti carbonilici nel gruppo delle aldeidi, come i composti furano, e più specificamente, per esempio, idrossimetilfurfurale e furfurolo. Successivamente, in una seconda fase, i composti aldeidici polimerizzano: adesso a reagire non sono solo i composti aldeidici ma anche composti aromatici (da lignina), composti insaturi e composti acidi (per esempio, prodotti di degradazione degli zuccheri). In aggiunta ai composti descritti, è possibile trovare acido levulinico copolimerizzato, così come anelli aromatici. Il risultato del processo di recupero è quindi rappresentato dal biocarbone e dall'acqua fertilizzante. Il biocarbone è, a tutti gli effetti, una materia prima rinnovabile, al contrario del suo corrispondente di origine fossile, e dunque è da immettere sul mercato in sua sostituzione per tutte le applicazioni commerciali ed industriali a cui la lignite è destinata. Il biocarbone ottenuto, che si presenta in forma di piccoli tocchetti scuri di circa 1 cm, può essere utilizzato come: combustibile rinnovabile, ammendante, in applicazioni industriali per i filtri a carboni attivi, vernici, coating per elettrodi, celle a combustibile, batterie e supercapacitori, catalizzatori, biocarburanti. L'acqua di processo, invece, contiene una piccola parte di carbonio

e bionutrienti contenuti in origine nei rifiuti, e questo le fornisce proprietà fertilizzanti e può essere utilizzata per alimentare impianti di biodigestione. L'acqua viene poi sottoposta a processi di filtrazione e scaricata nella rete fognaria industriale. Il concentrato viene recuperato e venduto nel settore della produzione di fertilizzanti. LA SITUAZIONE IN EUROPA E IN ITALIA

Attualmente, nell’Unione Europea c’è una disponibilità di biomasse umide proveniente dai residui agricolturali, forestali e municipali che è pari a circa 140 milioni di tonnellate all'anno di cui 80 milioni di tonnellate sono rifiuti organici umidi. Circa 2/3 di questo enorme quantitativo viene tuttora incenerito o avviato a discarica, o coHi-Tech Ambiente

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munque non valorizzato a dovere. In Italia la quantità totale di rifiuti organici da raccolta differenziata è pari a 5,7 milioni di tonnellate nel 2014. Secondo le previsioni di Legambiente questo valore crescerà a 6,5 milioni di tonnellate entro il 2020 e arriverà a 10,7 milioni di tonnellate entro il 2030 quando la raccolta differenziata sarà a regime ovunque nel paese. Dato che già oggi non ci sono abbastanza impianti per il recupero di tutto l'organico raccolto e considerando che la maggior parte degli impianti attualmente in uso sono vecchi e dovranno essere sottoposti a manutenzione e aggiornamento entro il 2030, si stima che nei prossimi 15 anni sarà necessario costruire in Italia almeno 600 impianti per il recupero dei rifiuti organici, con un investimento stimato di 5 miliardi di euro.


I rifiuti derivanti da attività edilizie di costruzione e demolizione (C&D) rappresentano uno dei maggiori flussi di rifiuti in Europa per peso e volume: ogni anno all’interno dell’UE vengono prodotti circa 380 milioni di tonnellate (pari al 31% della produzione europea totale di rifiuti). La Direttiva europea sui rifiuti (2008/89/CE) stabilisce che entro il 2020 la percentuale di materiale recuperato da C&D non pericolosi dovrà essere incrementata fino al 70% in peso; sebbene molti Paesi abbiano conseguito un forte incremento nel recupero e riutilizzo di questi rifiuti, esistono ancora consistenti margini di miglioramento nell’uso efficiente di queste risorse. Per questo motivo è nato il progetto europeo IRCOW (Innovative Strategies for High Grade Material Recovery from Construction and Demolition Waste), di durata triennale, che ha lo scopo di sviluppare e convalidare, mediante sperimentazioni “sul campo”, nuove soluzioni per ottimizzare il recupero dei rifiuti da C&D. Gli studi preliminari hanno rivelato che attualmente il recupero di questi rifiuti è limitato da alcuni fattori, e cioè: costi di recupero, poichè il materiale vergine è più economico; qualità, poichè non è sempre possibile assicurare i requisiti di qualità che il materiale recuperato deve necessariamente avere per poter essere riutilizzato in sicurezza; scarso sviluppo del mercato dei rifiuti da C&D, che al momento non è in grado di assicurare la fornitura continua di tutti i materiali necessari alle attività edilizie. Sono pertanto necessarie iniziative per stimolare ed incentivare il mercato del recupero, quali l’inclusione del materiale recuperato negli “acquisti verdi” delle pubbliche amministrazioni, oltre all’incremento della conoscenza e dell’informazione sulle possibili applicazioni dei materiali recuperati, allo scopo di superare l’attuale mancanza di fiducia sulle potenzialità insite nel recupero di questi materiali. Inoltre, nell’ambito del progetto Ircow è stata realizzata una piattaforma telematica dimostrativa per facilitare e promuovere il recupero dei materiali recuperati da C&D, diffondendo le conoscenze e costruendo una rete di comunicazione tra tutti i soggetti interes-

Il riciclo dei rifuti C&D Il progetto IRCOW

Sperimentazioni in situ di nuove soluzioni per ottimizzare il recupero dei materiali da costruzione sati; in questa piattaforma si trova anche un link in cui vengono descritte le buone pratiche già in uso presso alcuni Paesi. TECNOLOGIE INNOVATIVE

Nell’ambito del progetto Ircow sono state esaminate tecnologie innovative per il riciclaggio dei rifiuti da C&D. Tra esse le più interessanti sono: tecniche avanzate di smistamento automatico dei rifiuti, che separano con elevata efficienza i diversi materiali (plastica, gesso e frazioni pietrose); trattamento termico a microonde, in modo da ottenere l'inertizzazione delle fibre nocive eventualmente presenti nei rifiuti da C&D (asbesto, fibre minerali e vetrose e altri materiali fibrosi); estrusione di compositi multistrato, per il riContinua a pag. 32 Hi-Tech Ambiente

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Il riciclo dei rifuti C&D ciclaggio di lane minerali, pannelli in cartongesso, materiale legnoso misto e plastica; aggiunta di cemento cellulare riciclato nei nuovi prodotti da costruzione, nei casi in cui non ci sono requisiti stringenti di resistenza meccanica (ad esempio, per sostituire la sabbia naturale nella produzione di massetti di materiale isolante). Infine, nell’ambito del progetto Ircow sono stati sviluppati una serie di componenti e materiali da costruzione di alta qualità ricavati dai rifiuti da C&D: dal calcestruzzo viene ottenuto materiale grezzo per la pavimentazione, mentre il gesso è stato riciclato per la produzione di pannelli di cartongesso, e gli aggregati ceramici sono stati riutilizzati per la produzione di mattoni. CINQUE CASI CONCRETI

Essi sono: demolizione selettiva con riutilizzo in situ di aggregati per la produzione di cemento; demolizione finalizzata al recupero delle frazioni legnose; smantellamento selettivo e trattamento in situ di materiali fibrosi; riciclaggio avanzato nella costruzione di un carcere; impiego di nuovi prodotti cementizi. Nel primo caso, durante la demolizione di un edificio industriale costruito negli anni ’70 presso Bilbao (Spagna), è stata effettuata preliminarmente la separazione e la rimozione degli elementi non cementizi (plastica, carta, ecc.). Successivamente, è stata fatta la demolizione, generando materiale

pietroso (cemento, ceramica) riciclato poi sul posto mediante frantumatori e setacci. Gli aggregati così riciclati sono stati utilizzati sia in loco che presso impianti esterni per la produzione di materiali cementizi. Nella stessa Bilbao, la demolizione di un ex dormitorio universitario ha dato l’occasione per effettuare la separazione preliminare di tutti gli elementi di arredo riutilizzabili (radiatori, portasaponette, lavandini, wc, piatti per doccia, portasciugamani, arredi, letti, tavoli, sedie e porte). Tutti questi elementi sono stati reimmessi nel mercato dell’usato. Nel secondo caso (demolizione di un edificio scolastico del 1968 in Svezia) lo studio non ha riguardato la demolizione in sè, ma alcune fasi preliminari dirette al recupero dei materiali, e in particolare degli elementi in legno. E' stato effettuato un accurato inventario di tutti i componenti

dell’edificio con un potenziale valore commerciale, considerando il loro valore e i costi della demolizione selettiva. I benefici ambientali sono stati attentamente valutati, così come è stata esaminata una metodologia completa per il recupero dei materiali, che vengono reimmessi in commercio tramite il programma Stock-Exchange creato nell’ambito dello stesso progetto Ircow. Il terzo caso ha riguardato la validazione in situ di un trattamento termico a microonde, sviluppato dalla ditta polacca Aton-HT, per la disintegrazione dell’asbesto e altre fibre minerali (lana di roccia, lana di vetro, ecc.). Questa tecnologia è stata utilizzata per trattare pannelli di eternit, trasformandoli in un materiale completamente inerte (chiamato Antonit), che è stato successivamente frantumato e mescolato con il cemento come additivo. Gli esami effettuati su alcuni campioni di Antonit, sia al microscopio che ai raggiX, hanno confermato l’assenza di strutture fibrose nei campioni. Questa tecnica innovativa consente di convertire rifiuti anche pericolosi in materiale inerte, riducendo l’impatto ambientale e i pericoli per la salute pubblica, con costi solo leggermente superiori (dal 4,8 al 5,5%) rispetto alle pratiche tradizionali di smaltimento dei rifiuti pericolosi. Questi costi maggiori potrebbero essere bilanciati da risparmi nei costi di gestione dei rifiuti pericolosi da parte delle pubbliche autorità; sono comunque in corso studi per perfezionare e ottimizzare l’efficienza del processo Aton, in modo da

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ridurre i costi. Nel quarto caso, la demolizione di un vecchio carcere in Spagna e la sua sostituzione con una nuova struttura penitenziaria, ha dato l’occasione per validare sul campo le tecniche di riciclaggio avanzato per materiale pietroso e frazioni organiche sviluppate nell’ambito del progetto Ircow. La fase di demolizione è stata preceduta da un inventario degli elementi recuperabili; parte dell’edificio è stata sottoposta a demolizione intensiva al fine di ottenere C&D misto (cemento, ceramica, gesso, plastica, legno, ecc.); di questo, circa 25 ton sono state separate off-site impiegando un nuovo algoritmo di separazione avanzata sviluppato da Ircow, e la tecnologia di separazione a infrarossi (NIR). Gli aggregati così recuperati sono stati utilizzati per la costruzione di lastre di cemento destinate alle fondamenta del nuovo penitenziario, così come altri prodotti riciclati dalla demolizione della vecchia struttura (in particolare tavole composite multistrato per coperture e facciate). L’ultimo caso ha visto coinvolto il porto di Anversa (Belgio), dove è stato individuato un edificio da demolire per essere sostituito da un impianto per la raccolta e il trattamento dei rifiuti. I diversi materiali cementizi provenienti dalla demolizione sono stati trasformati in nuovi prodotti, utilizzati per la costruzione di fondamenta e coperture; tra i diversi materiali riutilizzati, vi è stato anche il cemento cellulare.


STUDIO UTILITALIA

La differenziata funziona Cresce la raccolta differenziata, in particolare dei rifiuti organici, cambiano metodi e strumenti, crescono i costi di raccolta con il porta a porta, di trasporto e di trattamento ma meno del previsto. Sono questi, in estrema sintesi, i risultati più rilevanti dello studio di Utilitalia “Analisi dei costi della raccolta differenziata della frazione organica”. Lo studio è stato condotto su un campione d'imprese mono (71%) e multiutility (29%) aderenti alla federazione (che servono 13 milioni di cittadini, raccogliendo un quarto dei rifiuti organici prodotti in tutto il Paese) rappresentativo della realtà nazionale per tipologia, volumi di rifiuti raccolti, distribuzione geografica, dimensioni del bacino d'utenza, popolazione dei comuni serviti. I dati raccolti, messi a confronto con quelli dell’edizione 2007, mostrano che inanzitutto, per quanto riguarda le quantità, la raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Italia

Market <<Ancora una volta, IfAT ha confermato il suo ruolo di più importante fiera del settore - afferma Jan-Peter Krupczynski, Global Sales & Marketing Environmental Technology Director di HSM – e noi siamo molto soddisfatti del numero di visitatori, compresi quelli provenienti dall'estero. Oltre alle vendite di successo direttamente in fiera, stiamo prevedendo buoni affari post-fiera. Inoltre, stiamo già guardando avanti per essere nuovamente presenti a Ifat nel 2018>> Oltre che verso una delle più piccole presse imballatrici a canale completamente automatica, la HSM VK 1005, l’attenzione degli addetti ai lavori si è rivolta anche su una delle più grandi presse proposte da HSM, la VK 12018 R fU. Questa pressa imballatrice a canale completamente automatica ha un azionamento a controllo di frequenza che con-

è cresciuta del 64%, raggiungendo i 13,4 milioni di tonnellate, e che è la frazione organica quella che più ha contribuito a questo incremento (+132%). Per fare un paragone, nello stesso arco di tempo la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio è cresciuta solo del 35%. A contribuire a questo risultato è stata sicuramente l'evoluzione dei metodi di raccolta, con un forte ridimensionamento della classica raccolta stradale (passata dal 47% al 26%) e una speculare crescita del porta-a-porta, che dal 53% balza al

74%. In molte realtà (32% del campione), comunque, i due metodi di raccolta convivono. Il porta-a-porta consente d'intercettare percentuali sensibilmente più elevate di rifiuto differenziato, ma presenta costi di raccolta più elevati rispetto ai sistemi di tipo stradale. Il costo medio della raccolta, nel 2007 era pari a 105 euro/ton, mentre nel 2014 avrebbe raggiunto 144 euro/ton se non fosse stato per un incremento di efficienza industriale che ha permesso di risparmiare il 12%. Oggi il costo medio di raccolta (stradale + porta a porta) si attesta su 132 euro/ton. Aggiungendo 22 euro/ton per il trasporto e 88 euro/ton per il trattamento si arriva a 242 euro/ton per la filiera completa dei rifiuti organici. <<La raccolta differenziata dell'organico funziona – afferma filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia – e le aziende negli anni hanno fatto di più e con costi minori. Nel

ZOOM

nostro Paese, però, non c'è ancora una coerenza impiantistica e non riguarda la solita differenza NordSud. Gli impianti si sono sviluppati bene solo dove c’è stata una programmazione pubblica, cui sono seguiti interventi industriali, pubblici o privati. Potremmo essere un esempio a livello europeo, ma dobbiamo poter contare su un quadro di regole certe. In questo senso dobbiamo leggere in termini molto positivi quanto contenuto in uno decreti Madia, che prevede la nascita dell'Autorità di regolazione, che potrà così definire le regole di supporto al sistema industriale>>.

Market

AffARI D’ORO

HSM felice dopo IFAT sente di risparmiare fino al 40% di energia. Tale unità offre quindi un contributo significativo in materialì di efficienza energetica e tutela ambientale. Questo specifico azionamento è disponibile come opzione per molte tipologie di presse imballatrici HSM e sistemi di triturazione multi-fase. Con la HSM VK 12018 un carico di carta fino a un totale di 44 tonnellate può essere pressato in misura di circa 1 ton/ora utilizzando un'unità di

2 x 55 kW ed una forza di compattazione di 1.200 kN. Ne escono balle che raggiungono circa 700 kg. Tuttavia, non è solo il peso, ma anche la qualità della balla che è cruciale per chi poi ne effettua lo smaltimento. Più le balle vengono pressate, più risultano stabili per il successivo stoccaggio sia al chiuso sia all'aperto, e quindi maggiormente soddisfano i requisiti richiesti dalle cartiere. Un altro criterio determinante

HSM GMbH + CO. KG Austraße 1-9 - 88699 Frickingen - Germania Tel +49.7554.21000 - Fax +49.7554.2100160 E-mail info@hsm.eu - www.hsm.eu

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per lo smaltimento è la dimensione della balla: una dimensione di 1,1x1,1 m rappresenta il formato migliore per ottimizzarne il carico su camion e per risparmiare circa 1/3 del filo di imballo rispetto alle presse più piccole. La HSM VK 12018 R fU, che è stata esposta di recente a Ifat, è poi stata installata presso un cliente in Svizzera, ed un’altra analoga pressa è stata venduta direttamente presso lo stand alla società austriaca Ernst Derfeser.


DIFFERENZIAMOCI CON fRUTTA SCARTATA

UNA fILOSOfIA DA SPOSARE

1 snack = 1 act

“Ficcatelo in Tasca”

Sostenibile ed etica l’idea di due amici inglesi che, notando quanta frutta veniva scartata al mercato di Londra, hanno deciso di recuperarla e trasformarla in una gustosa merendina snack. Al mercato, infatti, i venditori spesso buttavano via la frutta che avevano all’arrivo di una consegna più fresca, o se trovavano un paio di lamponi marci in un contenitore gettavano tutto il contenuto. Ma ci sono anche cibi che non si possono vendere, come le banane troppo mature, oppure i frutti anche solo leggermente troppo piccoli per le richieste dei supermercati, o semplicemente la frutta lasciata sugli alberi per mancanza di domanda. Ebbene, con la frutta scartata ma sempre buona o coltivata in eccesso è nata Snact, una merendina di frutta gommosa, venduta in sacchetti da 20g, con tre gusti: mela e lampone, mela e mango; mela, mirtillo e banana. Un’alternativa salutare alle barrette di cioccolato e una soluzione allo spreco di milioni di tonnellate di frutta scartati ogni anno (secondo le stime Onu, ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, circa un terzo del volume prodotto, tra cui circa il 45% di tutta la frutta e la verdura). <<La frutta che si usa non è guasta – chiarisce Michael MinchDixon - ma semplicemente arriva da una “finestra” di produzione che non ne consente la vendita>>. L’utilizzo di cibi “non perfetti” è

una strada sostenuta da cuochi famosi. Addirittura, la catena di supermercati Asda ha iniziato quest’anno la vendita di una Wonky Veg Box, ossia scatole di verdure dalla forma strana, con crepe di crescita o troppo grandi o piccole

Da sempre le cose in natura si creano, si distruggono e si trasformano. Se nel mondo di oggi questo equilibrio è gravemente alterato è perché l'uomo continua a disobbedire a questa semplice legge naturale, introducendo nell’ambiente materiali e scarti che non si degradano. Ogni rifiuto gettato a terra, anche quello all'apparenza più insignificante come un chewing-gum o un mozzicone di sigaretta, ha il potere di inquinare suolo, aria e acqua,

1 CENT A LATTINA

Cash for trash I cittadini di Monselice, nella bassa padovana, riceveranno un centesimo di euro per ogni lattina o bottiglia di plastica inserita nel contenitore della raccolta differenziata, accreditato direttamente sullo smartphone e da spendere nelle attività convenzionate. Questa ricompensa per i rifiuti gestiti in modo sostenibile si deve al progetto "Monselice Evergreen", che ha previsto l'installazione nella cittadina di un riciclatore incentivante, ossia una macchina capace di riconoscere la tipologia di rifiuto, differenziarlo, ridurne fino al 90% il volume iniziale e trasformare il materiale conferito in una ecoballa pronta per essere inviata alla filiera del riciclo. Come avviene la ricompensa? Basta scaricare l'applicazione 2Pay realizzata da una startup padovana grazie all’iniziativa "Cash for trash". Tuttavia, gli utenti possono anche scegliere di trasformare il credito accumulato in buoni sconto utilizzabili nelle attività convenzionate.

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pregiudicando la salute nostra e dell'intero pianeta. Abbandonare i rifiuti nell'ambiente significa liberare su vasta scala grandi quantità di sostanze tossiche, significa contaminare l'intera catena alimentare e danneggiare tutti coloro che dei frutti della terra si cibano per sopravvivere: piante, animali e esseri umani. La campagna “ficcatelo in Tasca” (www.ficcatelo.blogspot.it) vuole far riflettere su tutto questo, sul danno che stiamo facendo a noi stessi e sulle terribili conseguenze racchiuse in un gesto semplice ma non banale, come quello di buttare a terra un qualsiasi rifiuto. E’ un gesto boomerang: il danno che procuriamo all'ambiente, prima o poi torna indietro al mittente. "ficcatelo in Tasca" è di più, è un movimento senza scopo di lucro contro i rifiuti lasciati per strada (ideato da Luca Batoni) a cui posso aderire tutti. Ad oggi sono già diversi i Comuni, le associazioni ed i privati che ne hanno sposato la filosofia, a cominciare dal Comune di Vicopisano (PI) in Toscana.


Biomasse & Biogas B i o m a s s a

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N.C.R. Biochemical ha voluto valutare l'influenza della somministrazione di Probios 95 all’interno un digestore anaerobico. Invece di usare un solo elemento, testato per monocoltura metanogena in scala di laboratorio, il prodotto è stato formulato ed integrato su impianti di biogas in piena scala, combinando diverse caratterisitche quali: capacità tampone verso i picchi di accumulazione di VFA (acidi grassi volatli), complessazione di ioni ridotti dello zolfo e apporto di oligoelmenti in miscela tra loro. I risultati hanno dimostrato che l’integrazione di Probios 95 ha aumentato le prestazioni sia degli impianti alimentati a insilato di mais che di quelli pilota alimentati a rifiuti. Risultati confermati da una maggiore produzione di biogas e, sorprendentemente, è risultato anche un più elevato contenuto di metano. Inoltre, l’integrazione di Probios 95ha portato ad un processo di degradazione più stabile e robusto, come sta a segnalarci una più bassa e più costante concentrazioni di acidi grassi volatili nel digestore. Di conseguenza, l’unità di cogenerazione dell’impianto di biogas può essere gestita in modo più stabile e genera più elettricità. L’impianto di biogas oggetto dello studio è situato in Francia nelle vicinanze di Bordeaux (diparti-

B i o g a s

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B i o m e ta N o

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C o g e N e R a z i o N e

Probios 95 in aiuto al biogas N.C.R. Biochemical

Testato l’impiego di questo formulato in digestione anaerobica alimentata a matrici vegetali e reflui lattiero caseari mento della Gironda) e gestito da un'azienda privata, è alimentato con insilato di mais (12,5 ton/giorno) e siero di latte (8,0 ton/giorno) da alimentatore meccanico una volta ogni ora. L'impianto consiste in un digestore ed uno post-digestore che operano in serie con un volume rispettivamente di 1.200 mc e 1.500 mc. I digestori sono stati dotati di un agitatore e di un sistema di riscaldamento per mantenere la temperatura costante a 37 °C. Il biogas viene poi raccolto in

Impianto di biogas vicino a Bordeaux, in Francia

contenitori da 1.000 mc e utilizzato per generare energia elettrica per mezzo combinato di calore ed energia (CHP) con capacità di 450 kWe. L'impianto funziona da quasi 7 anni con una produzione di elettricità media di 9,4 MWh/giorno. Il formulato Probios 95 è stato dosato in ragione di 20 kg/giorno nel primo mese e poi 2 kg/giorno come mantenimento continuativo. Le prestazioni di questo processo sono state valutate mediante il monitoraggio delle concentrazioni

Insilato di mais Hi-Tech Ambiente

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VFA e dell’energia elettrica generata dalla cogenerazione. La concentrazione dei singoli VFA, come acetico, propionico, butirrico, isobutirrico, valerico, acidi isovalerici, è stata determinata con un gascromatografo. Il biogas in uscita è stato analizzato per determinare la quantità di metano (CH4), anidride carbonica (CO2), idrogeno (H2), solfuro di idrogeno (H2S) e ossigeno (O2). Senza aggiunta di Probios 95, il sistema ha Continua a pag. 36


Continua da pag. 35

Probios 95 in aiuto al biogas avuto un crollo in seguito ad un accumulo di VFA dovuto ad un picco di carico di lavoro pari a 2,61 kg/mc al giorno. Oltre a questo, il contenuto di metano nel biogas è caduto drammaticamente dal 61% al 54% ed i solidi volatili accumulati nel digestore sono aumentati. Rapidamente, dopo l'integrazione del formulato, il VFA è diminuito drasticamente e il contenuto di metano del biogas è lentamente aumentato. Anche se la concentrazioni VFA è risalita a causa della minore efficienza in fase di acidificazione, l'intero processo è rimasto stabile, come indicato dalla produzione di biogas e dalla sua qualità. L'effetto di sostegno del Probios 95 è stato anche migliore dopo 6 settimane di inoculo, dove il VFA è diminuito in modo permanente. È anche apparso che la concentrazione ottimale di oligoelementi accumulati nel digestore è stata avvicinata. Inoltre, nonostante la fluttuazione delle concentrazioni di VFA nella carica, le pre-

Siero di latte

stazioni del sistema sono rimaste stabili. Questo ha permesso di aumentare il carico organico di lavoro senza alcun effetto negativo fino a 4,01 kg/mc al giorno in 18 settimane. La produzione di biogas nel sistema è aumentata di circa il 31% per ogni kg VS e il contenuto di metano nel biogas è stato il 2,8% in più. Di conseguenza, la produzione di metano specifico è aumentata fino al 37%. Il livello di VFA, che erano prin-

cipalmente acetico e propionico, sono diminuiti progressivamente ed entro due mesi da 3 g/l e 0,7 g/l ed al di sotto di 0,5 g/l e 0,1 g/l, rispettivamente. Anche se il livello di acetico è salito a 1,1 g/l, inconveniente che potrebbe essere causato da un’alterazione dei parametri di funzionamento, molto comune in impianti industriali di produzione di biogas, il livello di propionico è rimasto molto basso. Si sono ottenuti buoni segnali di stabilità e solidità nella digestione

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anaerobica che sono di vitale importanza in impianti industriali di produzione di biogas. Oltre a questo, la produzione di energia elettrica è aumentata in maniera significativa da una media di 9,4 MWh/giorno a 10,5 MWh/giorno indicando che SMP e GPR sono aumentati circa del 12%. Gli effetti positivi dell’integrazione di Probios 95 sono simili ai risultati di alcuni studi con impiego di un digestore in scala da laboratorio, o una monocultura di microrganismi metanogeni in cui viene dosato stechiometricamente ogni oligoelemento singolo. Il processo di degradazione del sistema anaerobico integrato con Probios 95 era più stabile e robusto. Oltre a questo, il digestore integrato con il formulato di N.C.R. Biochemical aveva una produzione di metano specifica superiore a quello di controllo del 37%. La concentrazione di VFA nell’impianto industriale ad insilato di mais è diminuita mentre la sua stabilità è aumentata. L'elettricità generata in uscita con il CHP è aumentata circa del 12% come risultato di un buon processo di degradazione anaerobica.


Ok ALLA NORMA

Le potature a fini energetici Con la modifica all’art.185 del Testo Unico Ambientale inserita nel collegato agricolo all'art.41 del D.Lgl. S 1328-B le potature del verde urbano potranno essere impiegate a fini energetici anziché essere classificate come rifiuti. La valorizzazione di questa tipologia di biomassa legnosa da impiega-

re nelle reti di teleriscaldamento, per i Comuni si trasforma da costo di smaltimento a vendita sul mercato con relativo ricavo. A livello nazionale, il quantitativo disponibile di potature del verde urbano si attesta intorno ai 3-4 milioni di tonnellate/anno con un costo di smaltimento di circa 180-240 milio-

ni di euro a fronte di un possibile ricavo, in caso di utilizzo energetico, di 80-120 milioni. Il beneficio economico complessivo per l’Amministrazione pubblica italiana potrebbe aggirarsi quindi tra 240-360 milioni di euro/anno. Fiper (Federazione italiana produttori di energia rinnovabile) e Airu

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(Associazione italiana riscaldamento urbano) chiariscono che la classificazione delle potature fuori dal regime di gestione dei rifiuti non vieta ai compostatori di impiegare questo materiale quale strutturante della fabbricazione del compost. <<Chiaramente ci si misurerà sul mercato per il loro acquisto – afferma Walter Righini, presidente Fiper - nella logica della concorrenza nei diversi usi; sicuramente i detentori, ovvero i Comuni, potranno beneficiare economicamente di questa competizione>>.


NeL CALUSIeSe (TO)

il vantaggio del biogas Nelle campagne della frazione Vallo di Caluso, in provincia di Torino, vi è uno dei tanti esempi virtuosi che vede come protagonista il biogas. Qui sta funzionando a pieno regime un impianto di digestione anaerobica gestito dalla Agrinord energie, l’azienda costituita appositamente allo scopo. L’impianto, che ha una potenza installata pari a 999 kWe, presenta

un’alimentazione mista: liquami provenienti dalle stalle di tre aziende agricole legate al progetto e insilati principalmente di mais, triticale e sorgo.Anche la gestione delle biomasse e lo spandimento del digestato sono interamente a carico della Agrinord energia, sulla base delle disponibilità dei soci conferitori. Il progetto iniziale dell’intera struttura, che oggi vende all’enel l’energia elettrica prodotta dal cogeneratore a biogas, prevedeva anche la realizzazione di due serre per la coltivazione e la vendita di piante e fiori e di un nuovo tipo di pomodoro. «Per le serre - spiega Luca Chiaro, imprenditore agricolo coinvolto nel progetto - stiamo aspettando i finanziamenti nell’ambito del nuovo piano di sviluppo rurale per il Piemonte; ma ci potrebbero essere degli sviluppi per il prossimo settembre». «Ci distinguiamo dalle altre società impegnate in questo tipo di

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progetti - chiarisce Vittorio Preve, amministratore della Agrinord energia - proprio perché siamo un'unione di aziende agricole, tra l'altro gestite da giovani coltivatori e allevatori che così avranno la possibilità non solo di contenere i costi delle loro aziende, ma anche di diversificare le loro attività con un’opera a basso impatto ambientale>>. L'impianto ha previsto un investimento di circa 4 milioni di euro, fatto senza beneficiare dei contributi, e che ad oggi genera un fatturato di circa 180.000 euro al mese.


GRAZIe ALLA COGeNeRAZIONe

L’ecoefficienza di galbani Le aziende agro-alimentari e lattiero-casearie industriali sono grandi “consumatrici” di energia termica ed elettrica all’interno della loro filiera con importanti ricadute sia sulla loro bolletta che sull’ambiente. La cogenerazione è la soluzione ideale per far fronte alle esigenze di queste realtà. Galbani, parte del Gruppo Lactalis Italia, attivo nel mercato dei prodotti lattiero-caseari, ha installato tre impianti di cogenerazione presso i siti produttivi di Corteolona (PV), Giussago (PV) e di Bozzolo (MN). Il Gruppo, infatti, pone grande attenzione, oltre che alla qualità ed all’eccellenza dei propri prodotti, anche all'efficienza energetica e alla salvaguardia ambientale. L’energia elettrica prodotta nei tre impianti viene integralmente utilizzata dai siti produttivi così come l’energia termica, con un risparmio notevole sia a livello economico sia a livello di emissioni di gas serra in atmosfera.

GLI IMPIANTI DI COGENERAZIONE

L’attività dello stabilimento Galbani di Corteolona (PV) è finalizzata alla produzione e confezionamento di mozzarelle, gorgonzola, prodotti dolciari da dessert, ricotta e siero concentrato. L'impianto di cogenerazione installato è alimentato a gas naturale ed è una soluzione modula-

re in container, di potenza nominale complessiva a pieno carico pari a 3.349 kWe e con potenza termica complessiva introdotta di 7.642 kW. Nello stabilimento di Giussago (PV), invece, l'impianto di cogenerazione, anch’esso modulare in container ed alimentato a metano, ha una potenza nominale complessiva a pieno carico pari a 1.489 kWe ed una potenza termica complessiva

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introdotta di 3.572 kW. entrambi questi nuovi impianti producono energia elettrica che, al netto dei consumi delle apparecchiature ausiliarie verrà integralmente consumata dal sito produttivo dell’azienda, mentre l’energia termica prodotta dal sistema di raffreddamento dei gas di scarico e del motore è utilizzata per usi tecnologici dell’azienda sotto forma rispettivamente di vapore e acqua calda. L’operatività del gruppo cogenerativo a Corteolona è pari a circa 6.000 h/anno, mentre a Giussago è pari a circa 5.500 h/anno. Da segnalare che nello stabilimento di Corteolona, il nuovo impianto di cogenerazione va ad affiancarsi ad altri meno recenti, e più precisamente due alimentati a metano ed uno a biogas. Nello stabilimento di Bozzolo (MN), dell’azienda Lacto Siero, sempre Gruppo Lactalis, l’impianto di cogenerazione installato, pur avendo le medesime caratteristiche tecniche dei precedenti, ha però potenza nominale complessiva a pieno carico pari a 2004 kWe, potenza termica complessiva introdotta di 4.447 kW e operatività pari a circa 8.200 h/anno.


IN ALTO ADIGe

Piccoli impianti vincono Uno studio dell’Università di Bolzano dal titolo “Gasification experiences in South Tyrol: energy and environmental assessment”, ovvero “esperienze di gassificazione in Alto Adige: valutazione energetica e ambientale”, indica che l’Alto Adige è la provincia italiana con la più alta densità di impianti di cogenerazione da biomassa. In provincia di Bolzano, sia aziende sia privati cittadini hanno dato fiducia a questa tecnologia decidendo di investirci. Dalla ricerca emerge chiaro che, quando l’obiettivo è raggiungere alta efficienza energetica e minimizzare l’impatto ambientale in termini di emissioni di gas serra, sono i piccoli impianti di gassificazione che potrebbero rappresentare la soluzione energetica alternativa cui ricorrere in ambito locale e soprattutto montano, per la disponibilità di biomassa legnosa.

I ricercatori altoatesini hanno misurato in scala reale, con gli impianti in condizione di esercizio,

le prestazioni di alcuni impianti di cogenerazione rappresentativi, distinti tra di loro per dimensioni e

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produzione. Secondo i risultati delle misurazioni, i vantaggi che tale tecnologia presenta in impianti di piccole dimensioni consistono in un rendimento elettrico molto più alto, che raggiunge, e spesso supera, il 20%, rispetto al 10% degli impianti tradizionali a combustione.


energia

L’obbligo di diagnosi energetica modalità tecniche per le imprese

Uno strumento non solo di verifica, ma anche di pianificazione sistematica del miglioramento continuo dell’eco-efficienza 3^ parte

In G.U. n.165/2014 è stato pubblicato il D.Lgs n.102/2014 “Attuazione della direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica”; questo decreto, entrato in vigore il 19 luglio dello scorso anno, detta specifici obblighi in materia di efficienza energetica per le grandi imprese, che entro il 5/12/2015 dovranno dotarsi di sistemi di gestione comprensivi di elementi sistematici di diagnosi energetica. Il decreto si inserisce in uno scenario comunitario in materia di efficienza energetica, che negli ultimi anni ha riguardato vari beni di consumo (per i quali sono definite caratteristiche prestazionali, classificazione ed etichettature di efficienza energetica); per le imprese, invece, la normativa comunitaria prevede obblighi di valutazione tecnica indipendente, attraverso audit energetici, nonché di

dimostrazione di capacità di attuazione degli interventi con sistemi di gestione ISO 50001, in ragione della grandezza delle aziende e dei loro consumi energetici. Gli audit energetici consentono calcoli dettagliati e convalidati per le misure proposte, in modo da fornire informazioni chiare sui potenziali risparmi. In relazione ai requisiti per gli audit energetici individuati dal D.Lgs 102/2014, anche alle diagnosi energetiche potrebbe attribuirsi l’acronimo “SMART”; infatti, la diagnosi energetica deve essere: - Specific (specifica): deve fare riferimento ad un esame dettagliato del profilo del consumo energetico di edifici o di gruppi di edifici, di attività o impianti industriali, compreso il trasporto - Measurable (misurabile): deve basarsi su dati di consumo misurabili e tracciabili - Achievable (raggiungibile): de-

ve basarsi sull’analisi del costo del ciclo di vita degli interventi proposti (e non su semplici periodi di ammortamento), in modo da tener conto dei risparmi a lungo termine, dei valori residuali degli investimenti a lungo termine e dei tassi di sconto - Realistic (realistica): deve essere proporzionata e sufficientemente rappresentativa per consentire di tracciare un quadro fedele della prestazione energetica globale e di individuare in modo affidabile le opportunità di miglioramento più significative - Time related (riferita ai tempi): deve essere riferibile all’andamento produttivo ed agli eventi occorsi nel periodo esaminato. Ciò significa che la diagnosi energetica non è un mero strumento di verifica, ma è da intendersi anche come uno strumento di pianificazione sistematica del miglioramento continuo dell’efficienza ambientale dell'impresa.

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GLI OBBLIGHI PER LE IMPRESE

Le grandi imprese (ossia quelle che occupano più di 250 persone, il cui fatturato annuo supera i 50 milioni di euro o il cui totale di bilancio annuo supera i 43 milioni di euro) devono effettuare diagnosi energetiche quadriennali (la prima entro il 5/12/15), che devono essere eseguite da società di servizi energetici, esperti in gestione dell’energia o auditor energetici, e da Ispra relativamente allo schema volontario emas. Questi soggetti potranno, fino al 19/7/2016, effettuare le diagnosi energetiche anche se non in possesso delle certificazioni rilasciate sotto accreditamento; successivamente a tale data, le diagnosi devono essere eseguite da soggetti certificati da organismi accreditati, ai sensi del regolamento comunitario n.765/2008, o firmatari degli accordi internazionali di mu-


tuo riconoscimento. Tale obbligo non si applica alle grandi imprese che, entro il 5/12/15, hanno adottato sistemi di gestione conformi emas e alle norme ISO 50001 o eN ISO 14001, a condizione che il sistema di gestione includa un audit energetico realizzato in conformità ai criteri indicati all’All. II del D.Lgs 102/2014. Sono in ogni caso escluse dall’obbligo di diagnosi energetica le Pubbliche Amministrazioni. L'obbligo di effettuare la diagnosi energetica entro il 5/12/15 si applica anche alle imprese cosiddette "energivore", cioè quelle iscritte nell’elenco annuale istituito presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico, ai sensi del decreto interministeriale 5/4/2013. Oltre alle diagnosi quadriennali, le imprese a forte consumo di energia dovranno dare progressiva attuazione, in tempi ragionevoli, agli interventi di efficienza individuate dalle diagnosi stesse, o in alternativa, adottare sistemi di gestione dell’energia certificati secondo la norma ISO 50001. Anche queste imprese sono esonerate dall’obbligo di diagnosi energetica qualora adottino uno dei sistemi di gestione volontaria sopra menzionati. Laddove l’impresa

"EFFICIENZA ENERGETICA" IN ENCICLOPEDIA A testimonianza di quanto l’efficienza energetica sia ormai entrata nella quotidianità, l’inserimento all’interno dell’enciclopedia Treccani. Redatta da un ricercatore enea, la voce è inserita nella IX appendice della raccolta di Lettere, Scienza e Arti, ed è ripartita in quattro paragrafi analitici, “efficienza nel contesto della politica energetica”, “evoluzione normativa italiana”, Tecnologie per l’efficienza energetica”, “efficienza e sviluppo economico”, dove vengono esaminati il contesto normativo italiano, l’ampia gamma delle tecnologie disponibili, la loro influenza sull’innovazione di soluzioni e prodotti, il risparmio energetico e le ricadute economiche.

rifiche in situ, la conformità delle diagnosi alle prescrizioni del decreto, tramite una selezione annuale di una percentuale statisticamente significativa delle imprese soggette all’obbligo. La selezione deve includere almeno il 3% delle diagnosi effettuate da auditor esterni alle imprese, e si applica al 100% per le diagnosi effettuate da auditor interni. In esito ai controlli, potranno essere errogate sanzioni amministrative pecuniarie da 4.000 a 40.000 euro per mancata diagnosi, ridotte a 2.000-20.000 euro per diagnosi non conformi agli obblighi. Continua a pag. 44 sia situata in prossimità di reti di teleriscaldamento o impianti cogenerativi ad alto rendimento, la diagnosi deve contenere anche una valutazione circa fattibilità tecnica, convenienza economica e beneficio ambientale derivante dall’utilizzo del calore cogenerato o dal collegamento alla rete locale di teleriscaldamento. L’enea istituisce e gestisce una banca dati delle imprese soggette a diagnosi energetica; all’enea sono inoltre demandati i controlli che dovranno accertare, anche attraverso veI diversi temi sono corredati da grafici e tabelle, alcuni dei quali dedicati alle tecnologie di frontiera in grado di favorire una maggiore efficienza energetica nei settori industriale, civile e dei trasporti. <<L’inserimento di questa voce

AUDIT ENERGETICO PER LE PMI Ai sensi del D.Lgs 102/2014, le PMI sono per il momento esenti dall'obbligo di diagnosi energetica; tuttavia, il Ministero dello sviluppo economico è tenuto a pubblicare un bando per il cofinanziamento di programmi presentati dalle Regioni, finalizzati a sostenere la realizzazione di diagnosi energetiche nelle PMI o l’adozione nelle PMI di sistemi di gestione conformi alle norme ISO 50001. Il bando, pubblicato con decreto interministeriale 12/5/2015 con scadenza 30/6/2015, consente a Regioni e Province Autonome di presentare programmi finalizzati a sostenere la realizzazione di diagnosi energetiche per piccole e medie imprese; per le PMI saranno disponibili 30 milioni di euro, a copertura del 50% dei costi che sosterran-

all’interno dell’enciclopedia Italiana – afferma Nino Di Franco dell’enea - è fondamentale per diffondere verso il grande pubblico sviluppi e prospettive dello strumento attualmente più conveniente per ridurre i costi energetici di industrie e famiglie, per migliorare la qualità dell’ambiente e per limitare la dipendenza energetica nazionale dall’estero>>.

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no per la realizzazione delle diagnosi energetiche. Si stima che non meno di 15.000 PMI all’anno potranno essere coinvolte in questa iniziativa, e che altrettanti progetti di efficienza energetica scaturiranno dalle diagnosi energetiche. Questi programmi regionali devono essere elaborati nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato, e gli incentivi devono essere riservati alle imprese che hanno effettivamente realizzato misure di efficientamento energetico, identificate dalla diagnosi energetica o dall’ottenimento della certificazione ISO 50001. L’iniziativa verrà replicata annualmente, con analoghe risorse, fino al 2020. Anche se attualmente le PMI non sono obbligate ad eseguire l'audit energetico, non devono perdere questa opportunità di razionalizzazione e riduzione dei costi.


Continua da pag. 43

L’obbligo di diagnosi energetica MODALITA’ TECNICHE DELLA DIAGNOSI ENERGETICA

Le linee guida per l'esecuzione della diagnosi energetica sono disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo economico; il documento è stato predisposto con il supporto tecnico dell'Unità per l'efficienza energetica dell'enea, confrontandosi con le principali associazioni di categoria. La diagnosi energetica deve essere conforme al dettato dell’All. II del D.Lgs 102/2014, secondo cui la procedura per l’esecuzione prevede la messa a punto della “struttura energetica aziendale” che, attraverso un percorso strutturato a più livelli, consente di avere un quadro completo ed esaustivo della realtà dell’impresa. In primo luogo, l’impresa viene suddivisa in aree funzionali; si acquisiscono quindi i dati energetici dai contatori generali di stabilimento e/o da altri strumenti in grado di fornire misure quantitative (pinze amperometriche, telecamere a raggi IR, ecc.). Qualora non siano disponibili misure quantitative dirette, per la prima Un valido aiuto per ridurre i consumi delle PMI del settore agro-alimentare dell’area mediterranea arriva dal progetto europeo Sinergia, attraverso specifici strumenti basati su interventi di efficienza energetica e la diffusione di tecnologie rinnovabili. Allo scopo, l’enea, a capo del progetto, propone: - una piattaforma web, che permette alle imprese di verificare e valutare in maniera autonoma i propri consumi energetici ed identificare gli interventi per migliorare l’efficienza energetica; - un database europeo FeT Food energy Technology, con le tecnologie più innovative per l’efficienza energetica applicate ai diversi settori produttivi, ai diversi processi (cottura, pastorizzazione, essiccazione, refrigerazione) e ai diversi servizi (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento) nel comparto agroali-

IL PROGETTO #GREENPMI #GreenPMI selezionerà le 50 migliori PMI dal punto di vista tecnologico e di capacità di sviluppo e attuerà 50 progetti per renderle energeticamente più efficienti. Le imprese otterranno un risparmio immediato sui costi energetici attraverso l’efficientamento dei propri impianti e, quindi, una maggior capacità competitiva sul mercato. Verrano individuati e realizzati interventi per la produzione di energia e per l’efficienza energetica attraverso lo strumento dei Contratti di Rendimento ener-

getico (ePC) offerto da Gesco, senza alcun investimento economico da parte delle imprese selezionate. Candidarsi per partecipare al progetto #GreenPMI è semplice e completamente gratuito: basta compilare il form di adesione scaricabile su www.greenpmi.it ed inviarlo per email a partecipa@ greenpmi.it.

PROGeTTO SINeRGIA

Un taglio ai consumi

mentare; - un atlante, che consente di identificare geograficamente sia le aziende che hanno già introdotto innovazioni e costituiscono pertanto i migliori esempi,

sia i fornitori delle tecnologie. Questi tre strumenti saranno veicolati e promossi da “help desk” locali (camere di commercio, agenzie per l’energia, sportelli per l’innovazione, centri di

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diagnosi il calcolo dei dati energetici di ciascuna unità funzionale viene ricavato dai dati disponibili. Devono essere considerate tutte le componenti dei processi aziendali che consumano (o producono) almeno il 5% del totale del bilancio energetico aziendale Analogamente, il calcolo dei consumi di carburante per trazione verrà effettuato in base ai consumi totali ed a quelli dei singoli veicoli; qualora tali dati non siano disponibili, la prima diagnosi potrà essere effettuata in base ai consumi stimati. Si effettua poi la modellizzazione della realtà aziendale attraverso la costruzione degli inventari energetici; seguono il calcolo degli indici di prestazione energetica globali e per ciascuna area funzionale, ed il confronto degli stessi con quelli obiettivo, ossia rappresentativi della media di mercato, ove disponibili, oppure con quanto riportato in documenti assunti come riferimento (ad esempio le BAT di settore, o i BReF applicabili al tipo di lavorazione). La diagnosi si completa con l’individuazione di un percorso virtuoso tale da ridurre i fabbisogni energetici a parità di attività produttiva o servizio forniti dall'impresa, creando quindi i presupposti per una maggiore competitività. consulenza pubblici) in grado di fornire informazioni sul progetto e sull’accesso ai finanziamenti nazionali ed europei. Oltre all’enea sono coinvolti altri 7 tra istituti di ricerca, federazioni di categoria e centri di trasferimento tecnologico di Italia, Francia, Spagna, Slovenia, Croazia, Grecia. <<FeT – spiega Nicola Colonna, coordinatore del progetto – è il primo passo di un percorso che si concluderà con lo sviluppo del sistema di autodiagnosi energetica, per aumentare la consapevolezza su risparmi e benefici ottenibili dall’introduzione delle tecnologie oggi disponibili. Si tratta, appunto, della piattaforma web che servirà a identificare le tecnologie più idonee, in particolare, alle piccole imprese, spesso di natura familiare o con forti necessità di specifiche competenze ed abilità tecniche>>.


HI -TE CH

AMBIENTE

SPECIALE

ENERGY SERVICE COMPANY


SPECIALE E.S.CO.

Le società di servizi energetici

Le E.S.Co., (Energy Service Company, ovvero Società di Servizi Energetici), sono nate negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80. In quel periodo la crisi petrolifera del 1973 e successivamente la rivoluzione iraniana del 1979 portarono i prezzi dell'energia ai massimi storici, creando in questo modo le condizioni per un nuovo business: offrire servizi per il risparmio energetico e ridurre quindi la sempre più cara bolletta energetica degli utenti. Dopo 30 anni di crescente attività negli Usa, il mercato dei servizi energetici sta prendendo forma anche in Europa, soprattutto grazie al sostegno dell’Unione Europea che, attraverso vari programmi di supporto tecnologico (Thermie, Save, Altener, Energie, etc ), sta svolgendo un ruolo estremamente importante per la promozione di questo strumento di risparmio energetico.

pagano l'investimento, e il costo dei servizi erogati, con una quota del risparmio energetico effettivamente conseguito grazie all'intervento. La E.S.Co. si occupa di tutte le fasi: dalla diagnosi energetica, alla fattibilità tecnico-economica e finanziaria, alla progettazione, all'installazione e alla manutenzione dell'impianto, fino alla copertura finanziaria. I rischi, sia finanziari sia tecnici, dell'operazione, sono a carico della E.S.Co. Questa è una garanzia fondamentale per l'utente: se l'intervento risulta tecnicamente sbagliato, e quindi non remunerativo, è la E.S.Co. che ci rimette e non l'utente; se gli interventi effettuati non portano ad un effettivo risparmio, infatti, sarà la società di servizi a coprire la differenza di costi. La E.S.CO. gestisce l'impianto e incassa la differenza tra la bolletta energetica pre e post intervento migliorativo (in toto o pro-quota), fino alla fine del periodo di pay-back previsto. Allo scadere dei termini contrattuali, l'utente potrà beneficiare totalmente della maggiore efficienza del proprio impianto, ne diventerà proprietario e potrà, quindi, scegliere se mantenere la gestione affidata alla E.S.Co., (a condizioni da negoziare) o se assumerla in proprio. Il tutto naturalmente avverrà a fronte della stipula di un contratto pluriennale in cui siano prefissate tariffe e prestazioni. L'utente, che fruisce del servizio erogato e dell'energia, si impegna a corrispondere alla E.S.Co., per un numero di anni stabilito contrattualmente, un canone a titolo di compenso sia delle prestazioni, sia del risparmio energetico ottenuto utilizzando il nuovo impianto.

COSA FA UNA E.S.CO.?

I VANTAGGI PER IL CLIENTE

Le E.S.Co. sono società che effettuano interventi di miglioramento dell'efficienza energetica per conto della propria clientela. La caratteristica particolare della loro attività sta nel fatto che gli interventi tecnici necessari ad ottenere i risparmi energetici sono effettuati mediante investimenti sostenuti dalle stesse e non dal cliente: l'utente di energia rimane così sgravato da ogni forma di investimento, e non dovrà preoccuparsi di finanziare gli interventi migliorativi dell'efficienza dei propri impianti. Le E.S.Co. si ri-

Le E.S.Co. perseguono gli stessi obiettivi dei loro clienti, in quanto la loro fonte di guadagno risiede nel risparmio energetico conseguito; per questo motivo, danno la garanzia di operare nel modo più efficiente possibile. Essendo società che investono propri capitali puntando sulla possibilità di ottenere risparmi, sceglieranno le tecnologie più appropriate in una logica di minor costo e maggior efficienza. Attraverso le E.S.Co., è possibile favorire gli interventi di razionalizzazione energetica, sostenen-

Risparmiare senza investire

Queste realtà finanziano gli interventi migliorativi dell'efficienza degli impianti del cliente, sgravandolo da qualsiasi costo

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SPECIALE E.S.CO. doli non più con i contributi pubblici a fondo perduto (che richiedono spesso lunghe trafile burocratiche) o con il credito tradizionale (di solito diffidente nei confronti delle nuove tecnologie), ma con investimenti di capitale privato. Con questo strumento si ovvia alla riluttanza o impossibilità da parte della PA e degli imprenditori stessi di finanziare di propria tasca interventi strutturali di una certa consistenza. Schematizzando, i benefici per l'utente finale possono essere così riassunti: - non ci si espone finanziariamente; - si liberano risorse interne; - ci si solleva dalle responsabilità in tema di gestione e di sicurezza degli impianti; - si ottiene un miglioramento immediato a livello ambientale; - si realizza un risparmio economico, immediato o in prospettiva; - si viene a disporre di una tecnologia aggiornata in quanto, superato il periodo di pay-back, il risparmio conseguito sarà tutto a vantaggio dell'utente finale, che a quel punto diventa proprietario del nuovo impianto.

Il ricorso all'utilizzo delle E.S.Co. è particolarmente indicato per i soggetti, individuabili soprattutto nel settore pubblico, che sono titolari di strutture caratterizzate da elevati consumi energetici ma con impianti obsoleti, e che non dispongono delle strutture interne e dei capitali necessari ad effettuare interventi di riqualificazione energetica sulle stesse.

ALCUNI ESEMPI DI SUCCESSO

Una E.S.Co. con sede in Toscana ha gestito, dal 2006 a oggi, oltre 400 progetti, con un risparmio energetico complessivo di quasi 6.000 GWh, evitando l'emissione di circa 2 milioni di tonnellate di CO2.. Tra i progetti portati a termine con successo particolarmente in-

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teressanti da citare: - l'installazione di un sistema di cogenerazione presso un’azienda produttrice di formaggi freschi, il cui intervento ha consentito un risparmio di 246.000 euro/anno - la sostituzione, presso una fonderia di ghisa, di 2 forni fusori alimentati a frequenza di rete con altrettanti forni a media frequenza (150-250 Hz). La maggior produttività dei nuovi forni ha consentito di eliminare il turno notturno, mentre il consumo energetico si è ridotto di circa il 40% Un'altra E.S.Co., con sede in Romagna, ha effettuato con successo interventi di recupero di calore dai fumi di una macchina per il finissaggio dei tessuti, consentendo di ridurre il consumo di metano di 67.000 mc/anno. La stessa ha realizzato, presso un’industria di imbottigliamento di bevande, una nuova centrale termica a biomasse, in sostituzione di una precedente a olio combustibile; in questo modo l'azienda cliente ha ottenuto un miglioramento di efficienza e di immagine, usufruendo di incentivi per un importo pari a metà dell'investimento.


SPECIALE E.S.CO. ALBINI ENERGIA

E.S.A. HOLDING

Albini Energia, partner di riferimento per numerose aziende italiane ed internazionali, realizza e gestisce interventi di efficientamento per la riduzione dei consumi di energia. Con l’obiettivo di tutelare l’ecosistema, concretizzando il proprio impegno e la propria attenzione nei confronti della sostenibilità, Albini Energia offre consulenza e realizza impianti chiavi in mano (dalla progettazione architettonica ed impiantistica alla consulenza per la scelta delle macchine), progettando soluzioni industriali a basso impatto ambientale che consentono il risparmio di TEP. In qualità di società di servizi energetici, Albini Energia propone diagnosi energetiche con l’obiettivo di esaminare i consumi e proporre soluzioni ingegneristiche energeticamente efficienti. Inoltre, progetta e fornisce:

La E.S.A. Holding è una E.S.Co. certificata UNI CEI 11352:2014, è dotata di personale certificato UNI CEI 11339 ed è presente nel settore dell’efficienza energetica e dei Certificati Bianchi dal 2009. Offre servizi di energy management e di consulenza per un utilizzo razionale dell'energia a supporto di aziende nel settore industriale e commerciale di tipo farmaceutico, chimico, cartario, grande distribuzione, plastica, metalmeccanico e trasporti. Gli studi e le azioni di E.S.A. Holding sono improntate sulla riduzione dell'inquinamento, degli sprechi energetici ed il conseguente miglioramento dell'efficienza energetica ed economica

impianti per il recupero di energia termica dalle acque reflue, sistemi di illuminazione a led, addolcitori per il trattamento e l’emungimento di acque chiare, impianti di condizionamento, centrali termiche, stazioni di pompaggio, loom cooler, impianti per la depurazione delle acque. Albini Energia Srl Via Dr. Silvio Albini, 1 24021 Albino (BG) Tel 035.777111 Fax 035.777535 E-mail albinienergia@albinigroup.com www.albinienergia.com

FEDABO

GESCO

Secondo Fedabo, oggi una ESCO deve poter seguire il cliente a 360 gradi, in modo indipendente e senza legami con i fornitori di utilities e prodotti. Si parte dall’ottimizzazione dell’acquisto di energia e gas in tutte le sue forme, dalla semplice campagna commerciale al più complesso portfolio management scegliendo il metodo più adatto per il cliente e le sue esigenze; si passa poi all’efficienza energetica con l’obiettivo di riduzione dei consumi attraverso diagnosi energetiche approfondite, sistemi di gestione dell’energia, ma anche contratti EPC e gestione degli incentivi. L’evoluzione dei servizi ESCO

Gesco è una E.S.Co. certificata UNI CEI 11352, che promuove un utilizzo razionale e consapevole dell’energia. Da 10 anni affianca le aziende italiane incrementandone l’efficienza energetica con innovazioni tecnologiche, minimizzando i loro costi e migliorandone la competitività sui mercati. Sono ormai più di 400 i progetti che Gesco ha realizzato, evitando l’emissione in atmosfera di oltre 2.000.000 di tonnellate di CO2 e facendo risparmiare più di 6.000.000 MWh a clienti come Ikea, Trelleborg, Accor Hotels, Vaillant, SIR Plastics. Gesco, insieme a Federalimentare e Amici della Terra, ha dato vita al progetto #GreenPMI, con l’obiettivo di sostenere le piccole e medie imprese italiane, guidandole nella riduzione e razionalizzazione dell’uso di energia. #GreenPMI selezionerà le mi-

per Fedabo è rappresentata dalla sostenibilità, che aumenta la competitività delle aziende, e dalla formazione, che consente di accrescere le proprie competenze per cogliere appieno tutte le opportunità che mercato, legislazione e tecnologia possono proporre. Anche per questo, Fedabo è parte di un network europeo di ESCO che consente di seguire i clienti multinazionali con un approccio omogeneo. Fedabo Spa via Romolo Galassi, 22 25041 Darfo Boario Terme (BS) Tel 0364.538000 Fax 0364.538068 E-mail segreteria@fedabo.com www.fedabo.com

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dei propri clienti. La professionalità dell’azienda le permette di offrire servizi con garanzia di risultato, tanto che la retribuzione al servizio viene garantita solo con il raggiungimento degli obiettivi prefissati in fase preliminare. E.S.A. Holding crede che affidarsi ad un energy manager serio e competente sia l'unica soluzione per avere un’azienda energeticamente efficiente. E.S.A. Holding Srl Via Trento, 7 Ciriè (TO) Tel 011.2630904 Fax 011.0896462 E-mail info@esaholding.it www.esaholding.it

gliori PMI e realizzerà 50 progetti completamente finanziati per renderle energeticamente più efficienti. Partecipa e risparmia su http://greenpmi.it/progetto Gesco Spa Z.I. Belvedere 83, Ing.2 53034 Colle di Val d'Elsa (SI) Tel 0577.922828 Fax 0577.043366 E-mail info@gesco.energy www.gesco.energy


SPECIALE E.S.CO. KAIROS SOCIETA’ DI INGEGNERIA

SEA SERVIZI ENERGIA AMBIENTE

Kairos Società di Ingegneria è una E.S.Co (Energy Service Company) certificata UNI EN ISO 9001 ed UNI CEI 11352 dal 2013, con la presenza in organico di un EGE certificato UNI CEI 11339 dal 2011 con significativa esperienza nell’origination e trading dei TEE e di Bandi europei sull’energia. Offre servizi professionali nel campo dell’Energy Management: incarichi da EM ex art. 19 L.10/91, assistenza ai Comuni per la redazione dei SEAP e per i bandi inerenti interventi di efficienza energetica, Diagnosi energetiche ex art. 8 Decreto 102/2014, Sistemi di Gestione dell’Energia (SGE) conformi alla norma ISO 50001, sistemi di monitoraggio dei consumi, assistenza e

SEA è una ESCo certificata 11352 e 9001:2008, che dal 2005 si occupa di realizzare e finanziare progetti di efficienza energetica nel settore industriale, residenziale e terziario. Ha al suo interno un team qualificato che porta avanti progetti di ricerca nel campo dell’efficienza energetica industriale collaborando con università ed enti scientifici europei.

consulenza per la certificazione UNI CEI 11352, servizio di richiesta e gestione dei TEE, Energy Performance Contracts (EPC), impianti fotovoltaici in modalità SEU, cogenerazione (CHP) e microCHP, finanziamenti innovativi, incluso il crowdfunding tramite l’azienda partecipata My Share. Kairos Società di Ingegneria Srl Sede legale: Via Bisceglie, 21 66050 - Roccaspinalveti (CH) Sede operativa: Via Montemarcone, 136/b 66041 - Atessa (CH) Tel 0872.897475 E-mail info@kairosingegneria.eu www.kairosingegneria.eu

SEA investe direttamente nelle soluzioni di efficienza con contratti a rendimento energetico (EPC), garantendo elevati risparmi ai clienti. SEA Servizi Energia Ambiente S.r.l. Via di Civita n.2, Loc. Monticchio 67100 L’Aquila (AQ) Tel. +39 0862 635316 E-mail info@sea.aq.it www.sea.aq.it

TECNO Tecno opera da quasi 20 anni nel settore energia, offrendo soluzioni e servizi su tutto il territorio nazionale. E’ una E.S.Co. dal 2005 ed è stata tra le prime imprese italiane a certificarsi UNI CEI 11352, standard che permette di eseguire le diagnosi energetiche ed i progetti di efficienza energetica con l’ottenimento dei certificati bianchi. Il suo carattere innovativo, più volte premiato, unito all’affidabilità, le consentono di mantenere nel tempo i rapporti con le imprese che scelgono di avvalersi dei suoi servizi. E’ specializzata negli audit energetici, che esegue attraverso i suoi professionisti interni (EGE certificati secondo lo standard UNI

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CEI 11339) ed assolve agli obblighi previsti dal D.Lgs 102/2014 (diagnosi energetiche e comunicazione dei risparmi annuali). Le suddette attività sono svolte in maniera totalmente gratuita per i contratti di Energy Management attraverso i quali si possono raggiungere obiettivi prefissati di riduzione dei consumi energetici. Tecno Srl Largo Richini, 6 20122 Milano Tel 02.58215354 Fax 02.58215400 E-mail supportoems@tecnosrl.it www.tecnosrl.it


macchine & strumentazione L’impianto di depurazione di Rubiera (RE) - Gruppo Iren

Il Robox Energy WS85 A servizio della depurazione acque

Grazie al nuovo compressore a vite con magneti permanenti di Robuschi un depuratore ha raffinato la produzione d’aria del suo comparto ossidativo Un impianto di produzione aria sovradimensionato rispetto al carico trattato, quindi poco efficiente dal punto di vista dei costi e dei consumi energetici, implica il rivederne l'assetto. Nasce da qui il progetto che ha condotto il Gruppo Iren alla ristrutturazione di un proprio impianto di depurazione di acque reflue urbane. Si tratta per la precisione di un impianto da 45.000

ab.eq. che dal 1982 è posto a servizio dei comuni di Rubiera e di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Per il suo rifacimento la multiutility ha deciso si avvalersi della competenza e della tecnologia di Robuschi. EQUILIBRIO RITROVATO

La linea acque dell'impianto di Ru-

biera è formata da quattro linee parallele, ognuna inizialmente alimentata da un proprio compressore per la generazione dell'aria di processo sul comparto di ossidazione/nitrificazione. La rivisitazione puntuale di questa parte dell'impianto aveva posto in luce alcune discrepanze. <<La condizione originaria dell'assetto - spiega Loris Canovi, respon-

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sabile depurazione dell'area Emilia di Ireti, società del Gruppo Iren - si era rivelata, infatti, sovrabbondante rispetto alle richieste reali dell'ossigeno in vasca, necessario ad alimentare il processo di respirazione della biomassa e di ossidazione delle componenti organiche e dell'azoto ammoniacale>>. Durante i controlli era emerso come nel corso della giornata si verificassero variazioni molto ampie nell’utilizzo di aria rispetto alla produzione. Questa condizione determinava la presenza di un residuo elevato e uno spreco di energia. L'assetto delle linee, in sostanza, non permetteva alle macchine di poter abbassare la propria produzione sotto una certa soglia e, di conseguenza, l'ossigeno fornito con l'aria prodotta risultava in eccesso rispetto a quanto le linee stesse richiedessero per lunghi periodi della giornata. Il Gruppo Iren ha progettato e realizzato un sistema di controllo della produzione dell'aria affiancato alla tecnologia di Robuschi che, con un innovativo compressore mai installato prima, ha permesso di migliorare le prestazioni dell'impianto. <<Per prima cosa si scelse di modificarne l'assetto – chiarisce Canovi - collegando tra loro tutte le macchine. Si era notato, infatti, che nel periodo di minore richiesta sarebbe stato sufficiente affidarsi a un solo compressore per la generazione dell'aria di processo, che tuttavia doveva essere molto versatile e con un ampio ventaglio di variazioni di portata>>. Condizione fondamentale, in quanto nell'impianto di Rubiera le variazioni possono riguardare un ampio range, che va da 600 mc/h fino ai 3.000 mc/h nel periodo di massima richiesta. È qui che è intervenuto il nuovo Robox Energy WS85 a vite con magneti permanenti. IL PLUS DELLA FLESSIBILITA’

Il progetto di ammodernamento dell'impianto di depurazione emiliano ha visto lavorare fianco a fianco i tecnici di Iren e di Robuschi. <<In principio era stato realizzato un prototipo, il WS65 – continua Canovi - da cui poi si è passati a una soluzione con dimensioni più indicate per le esigenze dell'impianto, che ha portato alla scelta della taglia WS 85. Durante le fasi di test il sistema è stato allineato alla logica di funzionamento realiz-


zata dal Gruppo Iren e successivamente la macchina è stata calibrata al fine di adattarla alle condizioni di lavoro richieste>>. La tecnologia Robuschi ha dimostrato da subito di possedere una flessibilità di funzionamento essenziale alle esigenze del depuratore, in quanto consente di accendere il compressore se necessario e di spegnerlo quando non serve, senza che si verifichi alcun tipo di problema legato all'avviamento; caratteristica che invece altre tecnologie non posseggono. La flessibilità e versatilità del nuovo Robox Energy è stata dimostrata anche nei confronti del PLC di Iren installato, in quanto quest'ultimo dialoga senza nessun problema con Robox Energy trasformandolo, all'occorrenza, in un mero esecutore per quanto riguarda i parametri di processo. In alternativa, elabora e applica i dati di ossigeno che arrivano direttamente dal processo. <<Questa flessibilità, che affianca e non invade il perimetro del processo e il nostro know-how, risulta essere un grosso vantaggio per il nostro impianto e una caratteristica unica, non riscontrabile in altre tecnologie evolute dal punto di vista

del risparmio energetico>>. Si è trattato, dunque, di giungere alla soluzione ideale che consentisse all'impianto di non sprecare energia elettrica e l'obiettivo è stato raggiunto con l'implementazione di un sistema di controllo con logica implementata dai tecnici Iren e grazie a Robuschi, che ha affinato la propria soluzione per adattarla allo specifico contesto. <<Il prossimo step - aggiunge Canovi - consisterà nell'affiancare alla nuova logica anche un frazionamento della produzione dell'aria. Probabilmente per rifornire il sistema nei momenti di maggiore domanda occorrerà un'altra unità di potenza differente, inferiore rispetto al WS 85, in modo da assicurare e soddisfare la richiesta con la massima flessibilità e in tutte le situazioni di carico dell'impianto>>. ENERGIA DIMEZZATA

L'impianto di Rubiera lavora con il layout definitivo, che prevede la nuova conformazione abbinata a Robox Energy WS85, da circa 6 mesi e, sebbene sia ancora troppo Continua a pag. 52

Robox Energy WS85

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Il Robox Energy WS85 presto per verificare gli effettivi vantaggi che la nuova conformazione consentirà, già si possono valutare i primi dati. <<Grazie ai gruppi di misura dell'energia elettrica, installati per misurare il dispendio energetico del comparto quando ancora avevamo la configurazione originaria dell'impianto afferma Canovi - abbiamo monitorato i consumi elettrici via via che il progetto procedeva. Si è così potuto verificare che se già con la nuova logica dovuta all'applicazione del sistema di controllo realizzato da Iren, che permette lo spegnimento delle macchine se non utilizzate, avevamo risparmiato un 30% sui consumi elettrici dei comparti rispetto alla configurazione originaria, con l'installazione della taglia WS 85 abbiamo ottenuto una riduzione ulteriore del 20% nella sola generazione dell'aria, per un totale di risparmio energetico di ben il 50% sul comparto>>. Un tale grado di riduzione dei consumi legati a una voce di costo così influente come quella energetica rappresenta già di per sé un traguardo stimabile, che tuttavia potrebbe essere ulteriormente migliorato. <<L'ottimo livello raggiunto potrà essere aumentato di qualche punto ancora – dice Canovi - raffinando alcuni componenti dell'impianto, come la misura e l'efficienza del tappeto poroso per la fornitura dell'aria. Si tratta più semplicemente di interventi gestionali, però in grado di andare oltre il livello già molto elevato che abbiamo raggiunto con l'ammodernamento>>. EFFICIENZA SUPERIORE

La tecnologia del compressore a vite Robox, dunque, assicura una maggiore efficienza rispetto ad altre soluzioni disponibili sul mercato, proprio grazie al particolare motore a magneti permanenti. Questo, infatti, garantisce alla macchina di raggiungere un livello di efficienza superiore a IE4, in quanto riesce a mantenere la stessa capacità operativa anche lavorando a bassi giri. tale caratteristica fondamentale concorre a fare rientrare a pieno titolo le soluzioni applicate a Rubiera nel più ampio progetto di efficientamento energetico e di costi o-

CaRattERIStIChE tECNIChE

Robox Energy WS65

Robox Energy WS65 aperto

L’ultimo nato in casa Robuschi è Robox Energy WS65, la risposta ideale per il trattamento delle acque reflue. Questo compressore racchiude tutti i requisiti primari più ricercati nella depurazione dei reflui: efficienza, compattezza, semplicità di manutenzione e flessibilità di adattamento alle condizioni di impianto. al suo interno, fonde le peculiarità uniche del “cuore” RSW (brevetto Robuschi), compressore a vite oil free di ultima generazione, con l’innovativo motore a magneti permanenti con quadro elettrico ed inverter integrato, con le consolidate caratteristiche di semplicità ed affidabilità dei gruppi soffianti Robox Evolution. La nuova macchina è in grado di raggiungere 1.000 mbar(g) di pressione e portate da 200 a 4.200 mc/h. Grazie all’incredibile efficienza del motore a magneti permanenti, direttamente calettato sull’albero conduttore, Robox Energy evita ogni possibile perdita di potenza derivante dalla trasmissione a cinghia, assicurando un risparmio energetico elevato. Inoltre, il binomio compressore e motore a magneti permanenti consente un ampio campo di regolazione della velocità e quindi della portata, in base alle effettive richieste del cliente, mantenendo la sua elevata efficienza su tutto il campo di funzio-

namento, evitando anche ogni possibile perdita di efficienza a bassi regimi, come accade con i motori a sincrono. Il design della nuova macchina è innovativo ed estremamente compatto e, quindi, diventa la migliore risposta alle sempre maggiori esigenze di spazi ridotti a disposizione per la sala compressori. Il gruppo completo è dotato di quadro di alimentazione del motore elettrico con variatore di frequenza integrato, consentendo una facile installazione, limitata alle so-

Robox Energy WS65 chiuso

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le operazioni essenziali di posizionamento: collegamento alle tubazioni dell’impianto, allacciamento alla linea elettrica e al sistema di controllo. La flessibilità e versatilità di Robox Energy è dimostrata anche nei confronti dell’eventuale PLC installato presso l’impianto, in quanto quest'ultimo dialoga senza nessun problema con il compressore, trasformandolo, all’occorrenza, in un mero esecutore per quanto riguarda i parametri di processo; in alternativa, elabora e applica i dati di ossigeno che arrivano direttamente dal processo. Questa flessibilità, che affianca e non invade il perimetro del processo e il know-how del cliente, risulta essere un grosso vantaggio dal punto di vista del risparmio energetico. L’estrema flessibilità e semplicità d’installazione di Robox Energy WS65 permette anche di posizionare il quadro di alimentazione con inverter, separato dal gruppo stesso, per soddisfare al meglio le varie esigenze di impianto. Il sistema è equipaggiato di un nuovo pannello di controllo touch screen di ultima generazione (hMI), in grado di monitorare il funzionamento dell’intero gruppo e di permettere la connessione remota tramite cavo ethernet o via web. Il “pacchetto” Robox Energy è dunque estremamente versatile, adatto a soddisfare ogni reale esigenza del cliente. I costi di manutenzione sono al minimo grazie ai componenti ridotti e la loro costruzione semplice e robusta, garantendo una lunga durata.


perativi che il Gruppo Iren sta portando avanti. anche la mancanza, nella tecnologia Robuschi, di cinghie ed elementi di trasmissione soggetti ad usura costituisce un vantaggio eccezionale, perché permette di non avere componenti che si degradano in movimento, garantendo minori interventi di manutenzione e consentendo una sicurezza intrinseca dei compressori. Questo aspetto è particolarmente importante per la gestione di impianti che necessitano di tecnologie in grado di funzionare in condizioni così particolari come quelle della depurazione delle acque reflue e con un grado di affidabilità elevato.

<<Un valore non da poco - commenta Canovi - perché spesso tecnologie molto innovative prestano il fianco a carenze di lunga durata>>. UNO SCHEMA REPLICABILE

Quanto realizzato in provincia di Reggio Emilia rappresenta per Iren anche una sorta di prova per verificare se la soluzione adottata sia installabile su altre strutture del gruppo. <<abbiamo diversi impianti che hanno lo stesso schema di impostazione del depuratore di Rubiera – conferma Canovi - ovvero linee pa-

Loris Canovi, responsabile depurazione area Emilia di Ireti (Gruppo Iren).

rallele asservite ognuna da una propria macchina. Stiamo valutando, quindi, la possibilità di replicare questa configurazione anche su altre nostre realtà, riproducendo lo stesso schema funzionale adattato però alle differenti dimensioni e taglie d’impianto>>.

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Non bisogna dimenticare, infine, che questi interventi di efficientamento permetteranno di richiedere il riconoscimento di tEE –titoli di efficienza energetica, meglio conosciuti come Certificati bianchi, sia per la logica introdotta sia per le macchine sostituite.


laboratori

Il “saggio ecotossicologico” Tra routine e ricerca

adatto per l’analisi di reflui, acque, fanghi, sedimenti o altri campioni solidi, tra cui anche terreno e rifiuti di Soldovieri e Carrafiello

Da febbraio 2015 Neotes ha accreditato con accredia, secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005, la prova relativa alla “Valutazione della tossicità con batteri bioluminescenti Vibrio fischeri” secondo il metodo apat Cnr Irsa 8030 Man 29 2003 su matrici quali acque di scarico, acque superficiali e sotterranee, acque destinate al consumo umano, eluati di fanghi, sedimenti o altri campioni solidi, estratti di sedimenti e fanghi. Il saggio di tossicità è diventato obbligatorio secondo il D.Lgs. 152/1999 sulla tutela delle acque. L’analisi chimica, da sola, è in grado di determinare la concentrazione di alcune sostanze presenti nelle diverse matrici, ma non di dare un’indicazione reale del loro impatto sul corpo ricettore. L’ecotossicologia valuta gli effetti tossici degli agenti chimici e fisici sugli organismi viventi, riuniti in comunità all’interno di definiti ecosistemi; essa comprende anche lo studio delle modalità di diffusione di questi agenti e le loro interazioni con l’ambiente. In concreto, è la scienza che coniuga la tossicologia con l’ecologia e la chimica ambientale per prevedere gli effetti potenzialmente tossici degli agenti chimici e fisici sugli ecosistemi naturali (ecotossicologia predittiva), ma è altresì la scienza che studia gli effetti degli inquinanti sull’ambiente (ecotossicologia consuntiva). Con l’ecotossicologia l’obiettivo diviene non più la semplice protezione dello stato di salute dell’individuo secondo i criteri igienicosanitari (tossicologia classica) ma, piuttosto, la conservazione dell’integrità funzionale degli ecosistemi. I compiti dell’ecotossicologia sono

quelli di: misurare l’ecotossicità di campioni ambientali, tramite batterie di test che utilizzano una serie di organismi bersaglio, con lo scopo di verificare eventuali superamenti dei limiti imposti dalle norme di legge; prevedere l’eventuale impatto del campione ambientale sull’ecosistema; ricercare e rimuovere le eventuali cause di tossicità.

Il saggio ecotossicologico è un esperimento biologico atto a verificare se un composto potenzialmente tossico, o un campione ambientale, causa una risposta biologica rilevante negli organismi utilizzati per il test. Solitamente, gli organismi vengono esposti a differenti concentrazioni o dosi di una sostanza di pro-

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va o di un campione (acqua di scarico, fango di depurazione, suolo, sedimento fluviale o marino, ecc.) diluiti in un mezzo opportuno. tipicamente, almeno un gruppo di organismi (gruppo di controllo) non è sottoposto alla sostanza di prova o al campione, ma è trattato esattamente nello stesso modo degli organismi esposti. Il parametro osservato e misurato (endpoint) nei differenti gruppi di organismi può essere la mobilità, la sopravvivenza, la dimensione o crescita, il numero di uova o figli, oppure qualsiasi variabile biochimica o fisiologica che può essere attendibilmente quantificata. Le osservazioni possono essere effettuate dopo uno o più periodi di esposizione prefissata. Lo scopo è quello di stabilire quale tipo di relazione esista tra endpoint e concentrazione della sostanza di prova o del campione. I test di ecotossicità utilizzati nelle indagini ecotossicologiche si distinguono in acuti, subletali e cronici: il test di ecotossicità acuta stima gli effetti avversi che si manifestano in un breve tempo (non superiore ad un terzo del tempo medio tra nascita e raggiungimento della maturità sessuale e durante il quale l’organismo può essere mantenuto in buone condizioni in assenza di alimentazione) dopo la somministrazione di una singola dose di una sostanza; il test di ecotossicità subacuta (subletale) stima gli effetti avversi che si manifestano dopo l’esposizione ad una sostanza per un periodo <=10% vita dell’organismo (e durante il quale gli organismi vengono alimentati); il test di ecotossicità cronica stima gli effetti avversi che si manifestano dopo l’esposizione ad una sostanza per un periodo >50% vita dell’organismo. I test ecotossicologici hanno diver-


si vantaggi: permettono valutazioni globali dell’impatto di tutti gli agenti inquinanti sull’ambiente naturale; accertano e quantificano gli effetti tossici sugli organismi viventi, utilizzando specie indicatrici sensibili; sono semplici, poco costosi e danno risposte facilmente comprensibili; sono condotti in laboratorio in condizioni controllate e standardizzate. I test di tossicità sono di solito effettuati con organismi diversi, ma di solito, i controlli sono complessi, lunghi e richiedono strutture e personale altamente specializzato. Neotes utilizza per l’analisi di tossicità il Vibrio fischeri (batterio bioluminescente), test semplice, rapido e attendibile. Si tratta di un organismo unicellulare decompositore, con cui si valuta l’inibizione della bioluminescenza, rappresenta un test acuto (15 minuti). Il saggio con batteri bioluminescenti sfrutta la naturale capacità di questi batteri marini di emettere luce se si trovano nelle condizioni ottimali. attraverso uno specifico strumento, il luminometro, vengono effettuate delle misure di luminescenza ad un tempo definito. La presenza di sostanze inibenti si manifesta mediante una riduzione della bioluminescenza proporzionale alla tossicità del campione in esame. La tossicità del campione viene misurata in termini di EC50, che rappresenta la concentrazione per la quale si ha la diminuzione del 50% della luce emessa dai batteri. Nel laboratorio Neotes il test è effettuato con il LUMIStox. a contatto con sostanze tossiche la bioluminescenza viene inibita. La di-

minuzione di luminosità è proporzionale alla concentrazione di sostanza tossica ed è misurata in modo veloce, accurato e semplice. Il LUMIStox esprime la tossicità in EC50 (concentrazione effettiva a cui si ha il 50% di inibizione) e EC20 (concentrazione effettiva a cui si ha il 20% di inibizione) I saggi ecotossicologici sono applicati sulle seguenti matrici: acque superficiali, acque sotterranee, scarichi civili, scarichi industriali, suoli di siti contaminati, sedimenti fluviali, rifiuti ed eluati di rifiuti. I risultati dei saggi ecotossicologici possono essere espressi come: inibizione percentuale (I %), concentrazione efficace (EC 50 = concentrazione che produce un effetto nel 50% degli organismi esposti). I <20% indica assenza di tossicità, I compresa tra 20% e 50% indica tossicità debole, I >50% e EC50 tra 100 e 10 indica tossicità, I >50% e EC50 <10-1 indica tossicità alta, I >50% e EC50 <1 indica tossicità altissima. Neotes utilizza il test di tossicità acuta con Vibrio fisheri anche per valutare la pericolosità di rifiuti urbani ed industriali secondo i criteri previsti dal Regolamento.1357/2014/UE. tale approccio appare il più coerente per la classificazione dei rifiuti, atteso che l’analisi chimica dei rifiuti è un processo lungo, complesso e dispendioso in termini economici. Questo perché per i rifiuti raramente è possibile conoscere esattamente la composizione, premessa invece indispensabile per applicare i criteri imposti dal regolamento 1357/2014/UE e dalla decisione 2014/955/UE. ancora me-

no praticabile, inoltre, è utilizzare solo i criteri di analisi chimica per i rifiuti costituiti da oggetti (ad esempio i raee). I metodi di prova chimici previsti (regolamento 440/2008/CE) per le analisi sono d’altronde relativi a matrici ben diverse da quelle che spesso costituiscono i rifiuti. Il test ecotossicologico, valutando in maniera indiretta la qualità del

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rifiuto, permette di arrivare a risultati veloci, attendibili e comparabili, fornendo un valido supporto ai tecnici per la classificazione dei rifiuti. tale supporto costituisce un importante volano alla promozione e realizzazione dell’“economia circolare”, scopo primario della nuova direttiva rifiuti, senza la quale si incoraggiano pratiche sbrigative se non del tutto illegali.


Da 30 anni il centro ricerche privato e accreditato Contento trade produce innovazione e offre soluzioni concrete per la gestione sostenibile delle risorse e lo sviluppo di un’economia circolare. Ricerca, sviluppa e produce processi e impianti per l'innovazione tecnologica di vari comparti industriali ed il miglioramento della loro compatibilità e sostenibilità ambientale. In particolare, ha sviluppato una serie di tecnologie che permettono di chiudere il ciclo produttivo senza creare rifiuti solidi o liquidi, generando invece nuovi prodotti dotati di proprio valore aggiunto. Contento trade opera in: commesse di ricerca, brevetti, prototipazione, impianti dimostrativi e progetto di impianti industriali per le imprese con assistenza tecnica; consulenza ambientale strategica, LCa ed ecobilancio; laboratorio di riferimento/supporto e laboratorio di analisi e prove. L’azienda ha partecipato in passato a numerosi progetti europei come Eurostars, Life, Brite Euram, Craft ed ha depositato una ventina di domande di brevetto relative a nuovi materiali e nuovi

CONtENtO tRaDE

Lo sviluppo di aerogel

processi per il settore edile, agroindustriale e ambientale in genere. Da oltre 10 anni reinveste oltre il 10% dei propri ricavi in ricerca ed è particolarmente attenta alla riduzione dei consumi energetici in edilizia, sia attraver-

so lo sviluppo di nuovi materiali, sia attraverso l’ottimizzazione dei processi produttivi e costruttivi. Negli ultimi anni l’azienda si è occupata di refrigerazione, attraverso una serie di commesse di ricerca, ed ha avviato degli studi e sperimentazioni interne per sviluppare nuovi tipi di aerogel da utilizzare in questo settore. Il know-how maturato dall’azienda sull’argomento, ha permesso di ampliare i vari campi di applicazione relativi all’utilizzo dell’aerogel soprattutto nell’ambito dell’efficentamento energetico. In Europa circa il 40% dei consumi di energia e circa il 23% delle emissioni di CO 2 sono direttamente collegati alle emissioni provenienti dagli edifici abitativi; emissioni dovute principalmente all’inefficienza dei sistemi e dei materiali utilizzati per l’isolamento. a tal proposito, la Commissione Europea intende ottenere, per l’anno 2020, un abbassamento del 20% delle emissioni di gas da edifici abitativi. Le sezioni vetrate sono tra i principali punti critici dal punto di vista energetico per un edificio tradizionale e le migliori soluzioni attualmente disponibili sul mercato sono costose. Contento trade ha sviluppato autonomamente a livello di laboratorio il processo di produzione di lastre di aerogel di silice trasparente con lato 20 mm utilizzando

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un sistema discontinuo (batch). L'aerogel è la sostanza solida meno densa conosciuta, ovvero la più leggera per metro cubo; è composta dal 98% di aria e dal 2% di diossido di silicio (silice), il principale componente del vetro. L'aerogel è mille volte meno denso del vetro, tre volte più pesante dell'aria, sopporta altissime temperature e, grazie alla sua struttura nanoporosa, è un ottimo isolante termico. Sono dei buoni inibitori convettivi perché l'aria non può circolare all'interno del reticolo e, quindi, oppongono una straordinaria resistenza al passaggio del flusso termico. Il processo prevede l’utilizzo di solventi non tossici ad alta pressione e temperatura, non è ancora brevettato ma potrebbe esserlo in presenza di interessi da parte di partner industriali. La soluzione proposta è basata sull’impiego di una tecnologia di produzione di aerogel di silice che consente di ottenere delle lastre in materiale monolitico otticamente molto puro, con una conducibilità termica pari a circa 0,006 W/(m K) alla pressione di 100 mbar, circa sei volte inferiore a quella del polistirene espanso. I materiali sviluppati in questa ricerca si prestano ad essere impiegati e valorizzati nelle politiche comunitarie per la realizzazione di smart buildings and cities; inoltre, si presta ad essere utilizzata come pannello riscaldante per case passive. Le applicazioni di questa tecnologia sono piuttosto ampie anche al di fuori dell’edilizia. In particolare appaiono interessanti le sue potenzialità come componente negli impianti solari termodinamici o per l’utilizzo nel settore delle serre, ad esempio per garantire un minor fabbisogno di combustibile nei mesi invernali.


I processi naturali che permettono la lenta degradazione di contaminanti gassosi nell’aria sono alimentati dalla luce solare, o meglio da quella porzione di radiazione luminosa caratterizzata da corte lunghezze d’onda ed alte energie, che viene quasi totalmente assorbita dagli strati più alti dell’atmosfera e scarsamente filtra fino alla superficie terrestre. ad alta quota l’energia portata da queste radiazioni viene utilizzata per produrre specie chimiche (quali l’ozono) ad elevato potere ossidante, che entrando in contatto con le molecole inquinanti ne provocano una degradazione a composti inorganici non pericolosi. È possibile oggi replicare tali fenomeni naturali al fine di utilizzarli in tecnologie di abbattimento e depurazione efficienti e ambientalmente importanti. Gli studi condotti da Lebsc, Bio Eco active e Chemical Center, in particolare, si sono concentrati sull’uso di un materiale semiconduttore, il biossido di titanio, già ampiamente utilizzato in molteplici ambiti industriali, data la sua stabilità, atossicità e bassi costi.

Il nuovo biossido di titanio Strutturalmente modificato

La catalisi ossidativa indotta da radiazione luminosa applicata ai trattamenti di rimozione degli inquinanti Nei laboratori del gruppo di ricerca è stata messa a punto e brevettata una sintesi di questo materiale, condotta in condizioni estremamente blande valorizzando i principi della “green chemistry“, capace di produrre biossido di titanio nella sua forma fotoca-

taliticamente attiva e caratterizzato da elevati valori di reattività. Il prodotto ottenuto nella forma di una sospensione stabilizzata di nano cristalli con dimensione media di 110 nm, dimostra da misurazioni BEt aree superficiali imponenti, dell’ordine di 200-220

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mq per gr di materiale solido. attivando la superficie del semiconduttore con semplice illuminazione di opportuna lunghezza d’onda, questo genera sia superficialmente che per diffusione di Continua a pag. 58


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picchi di concentrazione di inquinanti di varia natura. I sistemi si sono dimostrati efficaci verso una vasta gamma di analiti (NOx, SOx, h2S, VOC, ecc.) producendo abbattimenti rilevanti con costi di gestione della tecnologia limitati alla manutenzione del sistema di illuminazione ultravioletta, con la necessità, fra l’altro, di non richiedere intensità di lavoro e consumi superiori a quelli di illuminazione di ambienti domestici.

Il nuovo biossido di titanio radicali a cascata, un potenziale ossidante capace di aggredire e “smontare” un’ampia gamma di agenti inquinanti, sia organici che inorganici, sia in aria che in soluzione. applicando e ottimizzando questa generosa nanotecnologia in diversi ambiti, i laboratori del team di ricerca hanno sviluppato efficienti soluzioni tecniche innovative: trattamenti autopulenti per impianti fotovoltaici, batteriostaticità superficiale, abbattimento spinto di inquinanti.

CONCLUSIONI

TRATTAMENTI AUTOPULENTI PER FV

applicato a spruzzo in un’apposita formulazione su pannelli fotovoltaici silicei, il prodotto garantisce, tramite processi fotocatalitici alimentati direttamente dalla luce solare, una costante pulizia del pannello, assicurando un aumento di efficienza di quest’ultimo che perdura nel tempo. L’effetto di aggressione a inquinamento organico è combinato ad un costante dilavamento ottenuto per variazioni di idrofilicità/idrofobicità superficiale nell’alternarsi di luce e buio, che determina un carico di umidità ambientale durante il giorno che viene poi eliminata per scivolamento durante la notte. Nonostante la semplicità di applicazione del trattamento, è stato dimostrato un incremento di produttività del pannello superiore a 5%, anche a distanza di un anno di esposizione ambientale.

Grafico relativo all’abbattimento di H2S in fumi di emissione continua di impianto operato da prototipo lavorante a due esercizi di potenza

BATTERIOSTATICITA’ SUPERFICIALE

Superfici additivate di nanocristalli del nuovo biossido di titanio strutturalmente modificato manifestano, oltre alle sopra citate proprietà di auto pulizia, abbattimenti consistenti della carica batterica quando illuminate da raggi solari o lampade ultraviolette. Recenti test condotti su piastrelle ceramiche ad uso edilizio sottoposti a test normati dalla metodica ISO 27447:2009, hanno dimostrato dopo 8 ore di esposizione luminosa riduzioni del 79,3% contro ceppi di batteri Gram- ( E.coli) e del 85,8% contro ceppi Gram+ (S.aureus) contro un campione di

riferimento non trattato. ABBATTIMENTO SPINTO DI INQUINANTI

Ottimizzando le condizioni di attivazione superficiale del fotocatalizzatore, e non limitandosi quindi al suo funzionamento tramite illuminazione solare, è stato possibile spingere le capacità anti inquinanti del biossido di titanio a lavorare su matrici molto complesse e cariche di contaminanti pericolosi. Sono stati progettati e realizzati sistemi catalitici capaci di lavorare su flussi gassosi, quali ad esempio fumi di emissione di impianti industriali caratterizzati da

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La possibilità di applicazione di queste tecnologie a sistemi a flusso anche in soluzione acquosa, permette di accoppiare la generazione di potenziale ossidante a bassi costi alle capacità di depurazione acque dimostrate dalla tecnologia a nanocristalli di idrossiapatite, permettendo di agire con un solo step di additivazione di questi principi attivi, in maniera incisiva su molti parametri di acque contaminate, dalla rimozione di metalli pesanti e inquinanti organici complessi, all’abbattimento dei valori di COD e di carica batterica. L’utilizzo sinergico di queste innovazioni promette di intervenire anche su matrici difficili contenenti, ad esempio, molecole cromofore e pigmenti organici, che renderebbero altrimenti inutilizzabili convenzionali trattamenti che utilizzano radiazione ultravioletta ionizzante. al termine del processo, la rimozione di questi nanocristalli attivi risulta particolarmente facile con processi tradizionali di sedimentazione e filtrazione, non lasciando traccia di se nelle acque di post trattamento.


Il laboratorio di analisi argo Group, attivo dal gennaio 2006, è specializzato in analisi chimiche, chimico-fisiche e microbiologiche. E' accreditato accredia (con n.0556) ed ha ottenuto il riconoscimento da parte della Regione Marche per i controlli microbiologici su alimenti e su strutture che manipolano e/o producono alimenti. In tali contesti produttivi, infatti, vengono eseguite anche analisi su superfici ed ambienti di lavoro per verificare il livello di igiene e salubrità degli stessi attraverso tamponi di superficie e campionamenti di aria. Un settore importante del laboratorio è dedicato all╒analisi delle acque destinate al consumo umano. tali determinazioni sono eseguite conformemente alle ISO di riferimento e sono volte alla verifica della corrispondenza delle acque a quanto previsto dal D.Lgs 31/01 che ne definisce i criteri microbiologici. In questo ambito preventivo si col-

aRGO GROUP

SOS legionella loca l'analisi delle acque per la ricerca di Legionella pneumofila. La Legionella è un microrganismo generalmente idrofilo che predilige ambienti acquatici caldi (range tra 25 e 42 °C) anche se è in grado di sopravvivere a range che vanno da 6 a 63 °C; di norma colonizza ambienti acquatici sia naturali (superfici lacustri e fluviali, sorgenti termali, ambienti umidi in genere) nei quali si ritrova in genere a basse concentrazioni tali da non costituire pericolo, che artificiali quali reti idriche di strutture pubbliche e private, piscine, fontane, ecc. Per questo, la legionellosi pone un serio problema di salute pubblica, perchè costituisce un elemento di rischio in tutte le situazioni in cui le persone sono riunite in uno stesso ambiente, come ospedali, case di cura, residenze per anziani, piscine, terme e altri luoghi pubblici, nei quali è in funzione un sistema di umidificazione, di trattamento dell’aria, di condizionamento (anche se i nuovi condizionatori sono progettati affinchè non vi sia un contatto tra aria e acqua di condensa come avveniva nei modelli di vecchia generazione) o di ricircolarizzazione delle acque. La Legionellosi è una grave forma di polmonite causata da batteri appartenenti al genere Legionella, un microrganismo ubiquitario, ampiamente diffuso in natura dove si trova principalmente associato alla presenza di acqua; si contrae generalmente per via respiratoria mediante inalazione o microaspira-

zione di aerosol in cui è contenuto il batterio. L'arereosol si forma attraverso le minuscole gocce generate dallo spruzzo dell'acqua o dall'impatto dell'acqua su superfici solide. Più le goccioline sono piccole più so-

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no pericolose; l'aereosol può essere generato dall'apertura di un rubinetto o di una doccia, dalle vasche idromassaggio e piscine, da bagni turchi o saune, fontane decorative, impianti di irrigazione, ecc. E' pertanto fondamentale adottare misure di prevenzione e controllo attraverso un’attenta valutazione del rischio ed analisi mirate secondo quanto riportato nella normativa nazionale.


sicurezza che possono provocare la dispersione nell’ambiente dell’agente biologico - adottare misure idonee affinchè i lavoratori e/o i loro rappresentanti ricevano una formazione adeguata. Oltre alle misure generali sopra indicate, le Linee Guida prendono espressamente in considerazione alcune tipologie specifiche di attività professionali (e di lavoratori), per i quali devono essere adottate particolari cautele. IL RISCHIO PER GLI OPERATORI SANITARI

Il controllo della legionella Le nuove Linee Guida

Riunire, aggiornare e integrare in un unico testo tutte le procedure vigenti in materia, in base anche alle nuove conoscenze scientifiche Il 7/7/2015 la Conferenza StatoRegioni ha approvato le nuove Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi negli ambienti di lavoro. Queste Linee Guida, realizzate con l’ausilio tecnico-scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, sono state elaborate allo scopo di riunire, aggiornare e integrare in un unico testo tutte le precedenti Linee Guida nazionali e normative, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche. ai sensi del D.Lgs 81/2008, il rischio di esposizione a Legionella in qualsiasi ambiente di lavoro deve essere valutato e, se presente, richiede l’attuazione di tutte le misure di sicurezza appropriate per esercitare la più completa attività di prevenzione e protezione nei confronti di tutti i soggetti presenti,

dato che al tit. X del suddetto decreto (Esposizione ad agenti biologici) la Legionella è classificata al gruppo 2 degli agenti patogeni. RISCHIO E ATTIVITA’ PROFESSIONALE

ai sensi dell’art. 271 del D.Lgs 81/2008, il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare il rischio legionellosi presso ciascun sito di sua responsabilità; ciò significa, in concreto: - effettuare la valutazione del rischio legionellosi, tenendo conto di tutte le informazioni disponibili sulle caratteristiche dell’agente biologico e sulle modalità lavorative che possono determinarne l’esposizione - adottare le necessarie misure pro-

tettive e preventive in relazione al rischio valutato - revisionare la valutazione in occasione di modifiche significative dell’attività lavorativa o degli impianti, o qualora siano passati 3 anni dall’ultima redazione (a meno che la legge non richieda una revisione più frequente, come nel caso di strutture sanitarie e termali) - se la valutazione mette in evidenza un rischio per la salute o la sicurezza dei lavoratori, adottare tutte le misure tecniche, organizzative, procedurali ed igieniche idonee, al fine di minimizzare il rischio - adottare misure specifiche per le strutture sanitarie e veterinarie, per i laboratori e per i processi industriali - adottare specifiche misure per l’emergenza, in caso di incidenti

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Negli ultimi anni, in molti Paesi sono stati riscontrati, in ospedali e altre strutture sanitarie e assistenziali, casi singoli ed epidemie di Legionella. Il rischio di contrarre la Legionella in queste strutture, sia per gli operatori che per i pazienti, dipende da moltissimi fattori (tra cui anche le precarie condizioni di salute dei pazienti). In effetti, la trasmissione della malattia da persona a persona non è mai stata dimostrata; quindi il rischio di contagio si riduce ai casi in cui avvenga l’inalazione di aerosol contaminato (ad esempio durante le operazioni riguardanti l’igiene personale del paziente con utilizzo di acqua). tale evento si configura come poco probabile se la struttura sanitaria si è dotata di un programma di controllo del rischio legionellosi per il personale addetto all’assistenza, in quanto gli individui con il sistema immunitario integro (in assenza di fattori predisponenti) presentano ridotto grado di suscettibilità all’infezione. Sono invece da considerarsi a maggior rischio i tecnici della prevenzione addetti agli interventi di ispezione, controllo e campionamento, e più in generale, gli addetti alla manutenzione degli impianti idrici e aeraulici, capaci di generare aerosol potenzialmente contaminanti. Quindi le asl, in relazione alla valutazione del rischio (che deve essere effettuata con cadenza annuale), individueranno tutte le misure di sicurezza di tipo collettivo necessarie da realizzare ed i dispositivi di protezione individuale (DPI) appropriati. Inoltre, i reparti che ospitano pazienti profondamente immunocompromessi devono avere impianti privi di Legionella: in questi reparti occorre quindi effettuare un campionamento ambientale con cadenza (almeno) trimestrale.


SETTORE ODONTOIATRICO

In questo settore sia i pazienti che gli operatori sono regolarmente esposti all’acqua e all’aerosol generato dagli strumenti rotanti. attualmente, pur essendo stato dimostrato il nesso di causalità tra infezione da Legionella e contaminazione del circuito del laboratorio odontoiatrico, non esiste evidenza di un larga diffusione di casi di legionellosi attraverso l’esposizione all’acqua di tali circuiti. tuttavia è ampiamente dimostrata la presenza di Legionella al loro interno: per questo motivo, è importante attuare sempre tutte le misure di sicurezza necessarie. a questo proposito, le Linee Guida forniscono l’indicazione di buone pratiche volte a ridurre la contaminazione microbica e/o la formazione di biofilm all’interno dei circuiti idrici, quali: eliminazione dal circuito dei tratti esclusi dalle correnti di flusso; installazione di dispositivi antiristagno in grado di far circolare l’acqua in continuo, in particolare durante le pause lavorative; alimentare il circuito con soluzioni sterili dopo averlo isolato dalla rete elettrica; disinfettare l’acqua con trattamenti in continuo o discontinuo. È inoltre raccomandata la ricerca dei microorganismi almeno una volta all’anno, ed ogni studio odontoiatrico deve tenere un registro degli interventi effettuati. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE E COLLETTIVA

I DPI previsti dalle Linee Guida sono: facciali filtranti per la protezione delle vie respiratorie, occhiali di protezione, guanti di protezione e tute di protezione, tutti certificati CE. I sistemi di protezione collettiva sono invece: sistemi filtranti da posizionare ai punti terminali, o in alternativa agli snodi degli impianti per la produzione di acqua decontaminata da Legionella; sistemi di disinfezione dell’acqua di comprovata efficacia e dotati di certificazione CE. LA CONTAMINAZIONE NEI SISTEMI IDRICI

Dato che la Legionella prolifera negli ambienti acquatici, e dal momento che gli interventi di disinfezione massiva non sono sufficienti ad eliminare definitivamente la presenza di Legionella dalle reti di distribuzione di acqua calda, è ne-

cessaria l’adozione di misure a breve termine, quali: decalcificazione degli elementi meno usurati mediante immissione in soluzione acida e successiva disinfezione, per un tempo non inferiore a 30 min, in acqua fredda contenente almeno 50 mg/l di cloro libero; sostituzione di giunti, filtri ai rubinetti, soffioni e tubi flessibili usurati (maggiore è la durezza dell’acqua, più frequente sarà la formazione di calcare e quindi l’usura degli elementi idraulici). Esistono poi misure a lungo termine, tra le quali Le Linee Guida citano: microfiltrazione, trattamento termico, irraggiamento UV, clorazione, disinfezione con biossido di cloro, disinfezione con monoclorammina, disinfezione con perossido di cloro e argento.

co qualora la temperatura dell’acqua circolante scenda al di sotto dei 50°C. Infine, lo shock termico potrebbe danneggiare l’impianto (soprattutto in presenza di tubazioni in materiale plastico) - Disinfezione termica. Dato che la Legionella non può svilupparsi nei bollitori, ma solo nelle reti di distribuzione e ricircolo, questa tecnica prevede l’innalzamento della temperatura all’interno dei bollitori a 65°C, dopodichè si inibisce la miscelazione con acqua fredda mediante un by-pass e infine si effettua il ricircolo dell’acqua a 55-60 °C in tutto l’impianto di distribuzione per almeno 30 min/giorno. Si tratta di una procedura efficace, ma richiede un elevato consumo energetico e può essere causa di incidenti (ustioni) per gli utenti.

La microfiltrazione consente la rimozione di Legionella dall’acqua in uscita al punto di utilizzo mediante l’impiego di una barriera meccanica (0,2 nm) Negli impianti in cui l’acqua viene mantenuta a una temperatura costante compresa tra 50 e 55°C, la Legionella non può proliferare. Quanto al trattamento termico, a tale scopo possono essere impiegati: - Shock termico, che consiste nel portare la temperatura dell’acqua a 70-80°C per tre giorni consecutivi, assicurando il suo deflusso da tutti i punti di erogazione per almeno 30 min/giorno. Questa procedura, pur essendo di indubbia efficacia, comporta una serie di svantaggi, a cominciare dagli elevati consumi energetici, ed è di difficile attuazione in quanto spesso gli impianti non consentono il raggiungimento delle temperature necessarie; inoltre, richiede l’impiego di tempo e di personale, e non impedisce la ricolonizzazione dell’impianto idri-

Relativamente all’irraggiamento con luce ultravioletta, che inattiva i batteri della Legionella, deve essere effettuato in prossimità del punto di utilizzo. Questo sistema è efficace solo se lo spessore del letto fluido è limitato (in genere fino a 3 cm) e se l’acqua è scarsamente torbida; inoltre, non è adeguato, da solo, al trattamento del sistema di distribuzione di un intero edificio. Veniamo ora alla clorazione che, ad una concentrazione costante di cloro compresa tra 1 e 3 mg/l, può inattivare e sopprimere la Legionella. La clorazione può essere condotta in due modi: - iperclorazione shock, che viene effettuata con una singola immissione di disinfettante, fino ad ottenere una concentrazione di cloro residuo libero di 20-50 mg/l in tutta la rete. Si tratta di una misura ad efficacia temporanea, e può corrodere i materiali costitutivi della rete idrica; inoltre, durante il trattamento è necessario interdire l’uso dell’acqua calda da parte degli u-

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tenti, al fine di evitare l’esposizione ad elevate concentrazioni di disinfettante - iperclorazione continua, che si effettua aggiungendo cloro fino a ottenere una concentrazione compresa tra 1 e 3 mg/l. Il principale svantaggio è che la concentrazione necessaria al trattamento non è compatibile con gli standard attuali sull’acqua potabile; inoltre, è necessario interdire l’uso potabile dell’acqua calda sanitaria durante il trattamento. Per la disinfezione con biossido di cloro, questo viene prodotto in loco utilizzando un apposito generatore; la concentrazione efficace varia tra 0,1 e 1 mg/l. tale trattamento ha lo svantaggio di dar luogo alla formazione di sottoprodotti (clorito e clorato) della disinfezione, che a concentrazioni elevate possono avere effetti corrosivi e influiscono negativamente sulla qualità dell’acqua La disinfezione con monoclorammina è un trattamento impiegato da oltre 20 anni negli Usa: la monoclorammina ha la stessa modalità di azione del cloro e viene introdotta in acqua alla concentrazione di 2-3 mg/l. Presenta il vantaggio di non formare trialometani ed è in grado di diffondersi con maggiore efficacia nelle zone stagnanti; per contro, alcuni studi hanno evidenziato la formazione di sottoprodotti nocivi (N-nitrosodimetilammina) e un incremento della concentrazione dello ione nitrito. Nella ionizzazione con rame-argento (noti agenti battericidi), gli ioni Cu e ag vengono generati elettrolicamente e immessi in acqua fino ad ottenere una concentrazione variabile tra 0,02 e 0,08 mg/l (ione argento) e tra 0,2 e 0,8 mg/l (ione rame). L’effetto battericida persiste per alcune settimane; d’altro canto, questo trattamento non è adatto al per reti idriche in acciaio inox, acciaio zincato e rame. Nella disinfezione con perossido di cloro e argento, la soluzione di acqua ossigenata e ioni argento viene immessa in rete mediante una pompa dosatrice, fino ad ottenere una concentrazione di 10 mg/l per il perossido e 10 ng/l per lo ione ag. Sebbene si tratti di una tecnica meno aggressiva, che non produce sottoprodotti nè carichi inquinanti, essa ha mostrato scarsa efficacia nei confronti di alcuni ceppi di Legionella; inoltre, tale tecnica non è adatta al trattamento di reti idriche in acciaio zincato.


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ECOTECH

a cura di ASSITA Nuovi metodi di cattura della CO2

La cattura della CO2 emessa dai grandi impianti di combustione costituisce lo stadio a maggior rilevanza economica nei processi di stoccaggio o riutilizzo di questo gas, per cui la ricerca di nuovi metodi di cattura è in corso in molte Università e Centri di ricerca, particolarmente negli Stati Uniti. In California, il Lawrence Livermore National Laboratory, insieme alle Università di Harvard e di Urbana, sta lavorando su un progetto che prevede l’impiego di microcapsule costituite all’esterno da polimeri permeabili a base di silicone, contenenti all’interno una soluzione di carbonato sodico potenziata da un catalizzatore. La struttura delle microcapsule consente di disporre di una grande superficie di assorbimento della CO2, che attraversa l’involucro di silicone e viene trattenuta all’interno, dove forma bicarbonato. Le microcapsule sono poco costose, facili da trasportare e consentono di evitare gli inconvenienti connessi alle soluzioni di etanolammina, che sono corrosive. La texana Rice University è invece partita dall’osservazione che l’asfalto contenuto nel petrolio grezzo assorbe la CO 2 rilasciata alla bocca del pozzo; le proprietà dell’asfalto sono state potenziate creando un materiale denominato A-PC (Asphalt-Porous Carbon), ottenuto miscelando asfalto e idrossido di potassio

ad alta temperatura, e sottoponendo la miscela a carbonizzazione. Il carbone ottenuto ha una struttura porosa con elevata area superficiale (2,78 mq/g); un ulteriore trattamento con ammoniaca e idrogeno ne potenzia le proprietà di assorbimento sotto pressione della CO2, che raggiungono il 114% (contro appena il 13% dei liquidi a base di ammine). L’assorbente a base di A-PC è poco costoso e può essere facilmente rigenerato semplicemente riducendo la pressione a quella ambiente.

ti, ottenendo il 20% di benzina leggera ed il 40% di jet fuel e gasolio. La Red Rock Biofuels ha ricevuto finanziamenti dal Governo Usa e dalla Marina Militare, ed è in contatto con la Southwestern Airlines e con altre importanti compagnie aeree per l’utilizzazione del jet-fuel che verrà prodotto.

Acido levulinico dalla cellulosa

Carburanti dai residui forestali La società americana Red Rock Biofuels ha iniziato la costruzione di uno stabilimento che trasformerà 140.000 ton/anno di scarti legnosi in 50.000 ton/anno di carburanti liquidi, utilizzando un processo che combina la gassificazione con la sintesi FischerTropsch ed il reforming con vapore. Il gas di sintesi ottenuto per pirolisi viene arricchito in idrogeno mediante steam reforming e purificato mediante lavaggio con acqua; successivamente, il gas viene inviato al reattore FischerTropsch, prodotto dalla statunitense Velocys, che impiega una struttura a microcanali riempiti di catalizzatore super-attivo a base di cobalto, raffreddati esternamente mediante circolazione d’acqua. Questa tecnologia consente la costruzione di impianti F-T modulari e su piccola scala. Gli idrocarburi in uscita dal reattore F-T vengono infine raffinati e separa-

La società italiana GF Biochemicals ha iniziato la produzione di acido levulinico a partire dall’amido. Il processo sarà presto esteso all’uso di materie prime cellulosiche, utilizzando un processo continuo che produce come sottoprodotto acido formico ed un residuo carbonioso (“char”). L’acido levulinico è un importante intermedio chimico, dal quale si possono ottenere prodotti per l’agricoltura, materie prime farmaceutiche, aromi, profumi, additivi per alimenti, plastificanti, resine, solventi, additivi per carburanti e altro. Ad esempio, un derivato dell’acido levulinico, l’acido delta-ammino-levulinico (DALA) trova impiego come erbicida in sostituzione di composti di accertata nocività per uomini e l’ambiente; gli esteri chetalici dell’acido levulinico sono ottimi plastificanti per il PVC in sostituzione degli ftalati, che sono sempre più sospettati di nocività; il metiltetraidrofurano, altro derivato dell’acido levulinico, può essere utilizzato come solvente e additivo per la benzina, dove riduce le emissioni nocive; alcuni oligomeri derivati dall’acido levulinico possono essere utilizzati per la

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produzione di biodiesel e jet fuel, mediante processi di idrogenazione. Lo stabilimento della BGF ha attualmente una capacità produttiva di 2.000 ton/anno, che verranno raddoppiate nel 2016 e portate a 8.000 ton/anno nel 2017.

Depurare con membrane selettive L’impiego delle membrane per i trattamenti di potabilizzazione delle acque superficiali potrebbe essere notevolmente esteso grazie allo sviluppo di un nuovo tipo di membrane selettive, capaci di bloccare in un solo stadio molte sostanze inquinanti, tra le quali anche i cosiddetti microinquinanti (residui di principi attivi farmaceutici, ormoni e pesticidi). Queste nuove membrane sono state messe a punto dall’università olandese di Twente (MESA+Research Institute), in collaborazione con il produttore olandese di membrane Pentair. Le nuove membrane sono del tipo a fibra cava, e vengono realizzate depositando su un sottilissimo tubo (del diametro di 5 mm) degli strati successivi di rivestimenti polimerici contenenti speciali sostanze chimiche ad azione depurativa. Il numero e la composizione degli strati polimerici depositati può essere variato in funzione delle applicazioni e degli specifici inquinanti da rimuovere. Per le applicazioni in piena scala, si usano fibre lunghe fino a 1 m, assemblate in moduli contenenti più di 10.000 fibre ciascuno

Produzione di vapore con il grafene Tra le molte caratteristiche peculiari del grafene, c’è anche quella di convertire l’energia della luce solare in calore, adatto a generare vapore con 80% di efficienza di conversione.


Finora questa proprietà era stata osservata solo per la polvere di grafite, che però mostra una efficienza di conversione molto più bassa (56%). Anche la velocità di evaporazione indotta dal grafene (che per questa applicazione è in forma nanoporosa, con drogaggio “n”) è molto superiore a quella della grafite, essendo 1,5 kg/ora per cm. Dal punto di vista ambientale, mentre grafene e grafite si equivalgono (essendo entrambi costituiti da atomi di carbonio), il grafene risulta nettamente avvantaggiato rispetto ai metalli, che in molti casi hanno un rilevante impatto dovuto alle fasi di estrazione mineraria e preparazione a partire dai minerali.

Nuovo processo per gassificare la lignite La società giapponese Ihi ha iniziato la costruzione del primo prototipo del suo gassificatore Tigar (Twin Ihi GAsifieR), destinato ad un grosso produttore indonesiano di fertilizzanti. L’impianto lavorerà 50 ton/giorno di lignite, trasformandola in un flusso di gas di sintesi di 1.800 Nmc/ora; il gas verrà utilizzato per produrre idrogeno, ammoniaca e altri prodotti chimici di base. Il prossimo passo dovrebbe essere la costruzione di un impianto in piena scala, con capacità da 500 a 1.000 ton/giorno di lignite. Il processo Tigar prevede la gassificazione della lignite in un reattore verticale contenente un letto fluidizzato di sabbia bollente, con vapore come fonte di ossigeno, a 800-900 °C. Il gas che esce dall’alto del reattore viene separato dai trascinamenti di particelle solide mediante un ciclone; i solidi vengono inviati in un forno dove le frazioni combustibili vengono completamente bruciate, mentre la sabbia viene riscaldata e reinviata al reattore di gassificazione.

I vantaggi del processo sono la temperatura di gassificazione relativamente bassa (rispetto a 1.400-1.500 °C usati dai gassificatori convenzionali), e l’uso di vapore al posto dell’ossigeno; questo consente di accrescere il contenuto in idrogeno del gas di sintesi. Inoltre, il processo richiede un minor livello di preparazione della carica, in quanto è sufficiente una macinazione grossolana della lignite invece della polverizzazione fine richiesta da altri tipi di gassificatori. L’alimentazione della lignite al gassificatore richiede un essiccamento preliminare, che la Ihi sta cercando di mettere a punto utilizzando l’esperienza della ditta tedesca Steinmuller Engineering, di proprietà della stessa Ihi.

ne con nanofogli di ossido di grafene ridotto, il nanocomposito ha dimostrato promettenti caratteristiche come catodo ad alta capacità per le batterie al litioione, consentendo una carica iniziale di 335 mAh/g. Il procedimento usato per produrre le “nanoscatole” potrebbe essere utile anche per preparare altri tipi di materiali elettrodici cavi nanostrutturati, aventi composizione complessa e proprietà elettrochimiche particolarmente interessanti.

Nanocatalizzatori per la produzione di ammoniaca

Bruciatori più efficienti con meno NOX

Catodi nanoporosi per le batterie al litio Un programma di ricerca congiunto tra l’Istituto di Bioingegneria e Nanotecnologie di Singapore, e l’Istituto Canadese di Ricerche sull’Idrogeno, ha portato alla sintesi di “nanoscatole” a base di silicati, che promettono di aumentare grandemente la capacità di stoccaggio energetico delle batterie al litio-ione. La particolarità delle “nanoscatole” è che l’esterno è composto da nanocristalli di silicato al litio e manganese altamente puri, che presentano tuttavia una struttura porosa; in combinazio-

di sicurezza: infatti il ferro puro, finemente suddiviso, si infiamma spontaneamente a contatto dell’aria. Il nanocatalizzatore può essere utilizzato per la sintesi dell’ammoniaca senza bisogno di modifiche ai reattori esistenti, e consente notevoli vantaggi economici e ambientali, in quanto la reazione di sintesi avviene a temperature e pressioni più basse e con migliori rese. Il processo della QSI può essere adattato alla produzione di altri nanocatalizzatori a base metallica, come rame, argento, nichel, cobalto, palladio e altri. La QSI sta attualmente lavorando con diversi partner per mettere a fuoco le possibili applicazioni.

L’uso dei catalizzatori a base di ferro per la sintesi dell’ammoniaca a partire da azoto e idrogeno è noto da tempo, e viene attribuito alla capacità di questi catalizzatori di facilitare la scissione delle molecola biatomica dell’azoto nei due atomi costituenti. Ricercatori della società californiana Quantum Sphere (QSI) hanno trovato un metodo per produrre questi catalizzatori in forma di nanoparticelle, mediante un sistema automatico di evaporazione del metallo e successiva condensazione dei vapori in forma di nano-goccioline, a seguito di contatto con un flusso laminare di elio a bassa temperatura. Successivamente, le nanoparticelle di ferro vengono sottoposte ad un processo di passivazione parziale, che crea un sottile strato superficiale di ossido, consentendo di maneggiare e trasportare il catalizzatore in condizioni

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La società americana ClearSign Combustion ha recentemente eseguito prove su scala industriale dei suoi nuovi bruciatori “Duplex”, progettati per ridurre le emissioni di ossidi di azoto (NOx) a livelli inferiori a 5 ppm. I risultati sono stati altamente positivi non solo per quanto riguarda gli NOx, ma anche per l’efficienza energetica, che risulta aumentata del 3-4% rispetto al sistema tradizionale di ricircolazione dei gas di combustione. In un tipico impianto di produzione di vapore utilizzato per il recupero spinto di petrolio grezzo da un vecchio pozzo petrolifero, il miglior rendimento si è tradotto in un risparmio di 100.000 $/ton.


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